PATERSON

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Titolo Originale: Paterson
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Jim Jarmusch
Sceneggiatura: Jim Jarmusch
Produzione: AMAZON STUDIOS, K5 FILM
Durata: 115
Interpreti: Adam Driver, Golshifteh Farahani

Paterson è un giovane che abita nell’omonima città del New Jersey, dove guida l’autobus, scrive versi e vive con la bella moglie Laura un’esistenza tranquilla e monotona. Il film racconta 7 giorni dei due protagonisti, i loro incontri e le loro piccole esperienze quotidiane. Nella storia ha grande spazio la passione di Paterson per la poesia, vista da lui come un mezzo di compensazione e di riscatto dalla sua esistenza non infelice ma limitata e incolore (nonostante l’affetto e le tenerezze prodigategli dalla sua compagna). Fino alla sorprendente conclusione, drammatica per certi versi ma anche positiva.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Messaggi valoriali vengono dal quadro coniugale-familiare, dall’integrità morale del protagonista e di altri personaggi, da una trama di rapporti umano-sociali all’insegna dell’amicizia, del rispetto e della gentilezza. Il finale esalta l’esigenza di reagire ai rovesci e ritrovare la speranza.
Pubblico 
Adolescenti
Per via del linguaggio
Giudizio Artistico 
 
Un film tipicamente “indipendente” ma al di sopra della media, anche perché diretto da uno dei maestri di questo cinema. Domina quindi il realismo, sia nell’esteriorità e nella vita dei personaggi, sia negli scenari urbani dove tutto è ordinario, dimesso e al limite dello squallore.

Non siamo nemici di Hollywood, anzi, come cinefili non sarebbe proprio il caso di pensare solo ai difetti della “Mecca del cinema” scordandone i pregi innegabili e storici. Però per quanto ci riguarda non finiamo mai di ringraziare Dio per il fatto che in USA ci sia pure il cinema indipendente. Ci conferma puntualmente in questa convinzione la bellezza, la qualità e l’intelligenza dell’ultimo film di Jim Jarmusch, uno dei massimi registi dell’”altra faccia del cinema americano” (più newyorkese che losangelino, come si sa), ormai non più giovanissimo coi suoi 64 anni e autore di pellicole apprezzate da critica e pubblico come Taxisti di notte (1991), Dead man con Johnny Depp (1995) e Broken flowers con Bill Murray (2005). Questo Paterson, del 2016, rivela già nel titolo l’ironia (garbata) e la levità di Jarmusch. Difatti Paterson si chiama sia il paesino del New Jersey dove il film è ambientato sia il protagonista maschile del film, un giovanotto 30enne che fa l’autista del bus comunale percorrendo ogni giorno le solite strade e fermando il veicolo alle stesse bus-stop. Partiamo da questa location. Il film si fa ammirare anzitutto per questo, perché ci mostra un’America che non è solo tecnologica, extralusso, “dollarosa”, patinata ecc. ecc. ma è anche afflitta da degrado e sporcizia, con insegne mezzo cancellate e quasi illeggibili, clochard per terra agli angoli delle strade, intonaci corrosi e scoloriti, aiuole incolte e via decadendo. Paterson città è così, a misura europea e specialmente (ahimè) italiana, come un borgo qualsiasi del centro-sud: il che, diciamolo, si vede di rado in un film americano, almeno con questa autenticità e verità da docu-film. Passiamo al protagonista, interpretato benissimo da Adam Driver. Il film registra la sua vita quotidiana e il suo lavoro ripetitivo al volante del bus: una monotonia interrotta e smossa solo dal taccuino che il giovane tira fuori ogni poco dalla tasca per scrivere all’impronta pensieri e riflessioni, a cui tiene molto e che gli riempiono l’esistenza e la giornata. Questi appunti e sfoghi su carta lui li chiama poesie, e altrettanto fa (esortando il marito a pubblicarle) la moglie Laura, interpretata con brio ed efficacia dalla deliziosa Golshifteh Farahani, attrice iraniana di Teheran. Pure lei ha i suoi hobby e interessi, cucina dolci (apparentemente) squisiti che vende alle fiere e ai mercati, e acquista on line una chitarra per imparare a suonarla con l’ausilio di un CD (!). Tra loro il cane, un bulldog eccezionale, irresistibile, “manovrato” alla perfezione da Jarmusch, che grazie ai miracoli del montaggio lo fa letteralmente recitare, ora annoiato, ora protestatario, ora ironico (gli manca solo la parola, è il caso di dirlo) ma sempre in un rapporto indecifrabile coi padroni: sorvoliamo su quello che gli combinerà! Intorno a questo ménage c’è la vita cittadina coi suoi riti e le sue figure: l’assistente indiano di Adam che gli racconta tutti i suoi guai casalinghi, la bimba che scrive pure lei poesie, i passeggeri del bus, il nero anziano e maltrattato dalla moglie che gestisce il pub dove va il protagonista quando stacca. Personaggi realistici, appena crepuscolari, attori di un dramma quotidiano in pillole che dimostra una cosa, pure stavolta. Il minimalismo, sia pur affettuoso e partecipe, sembra essere la cifra propria del cinema indipendente americano. O, almeno, di Jarmusch

Autore: Mario Spinelli


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