TI RICORDI DI ME?

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Titolo Originale: Ti ricordi di me?
Paese: ITALIA
Anno: 2014
Regia: Rolando Ravello
Sceneggiatura: Paolo Genovese Edoardo Falcone
Produzione: MARCO BELARDI PER LOTUS PRODUCTION CON RAI CINEMA
Durata: 91
Interpreti: Ambra Angiolini, Edoardo Leo, Paolo Calabresi, Susy Laude

Beatrice è una maestra elementare affetta da narcolettica mentre Roberto è un cleptomane, commesso di un selfservice con aspirazioni letterarie. Entrambi sono in cura alla stessa psicologa e attraversano sulle strisce pedonali calpestando solo le zone bianche. Entrambi sono vicini alla quarantina ed non sono sposati: lui per una incapacità cronica di portare qualcosa a termine, lei fidanzata da anni con un uomo che non si decide mai. Forse Beatrice e Roberto sono fatti per intendersi ma c’è un problema: Bea ogni tanto perde la memoria e Roberto deve riconquistarla ogni volta…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
E’ importante aiutarsi a vicenda per superare le proprie debolezze. Stranamente tutte le coppie presenti nella storia convivono senza sposarsi
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Ben diretti gli attori e la sceneggiatura è gradevole ma leggerissima, una costruzione un po’ letteraria come le favole che racconta Roberto

“C’era una volta una principessa..”: inizia come una favola questo film e termina (forse) nella prospettiva del “vissero felici e contenti”.  La principessa in questione è vestita realmente da principessa, ma è una bambina dell’asilo, molto ammirata da un bambino con il costume da principe che è troppo timido per andare a parlare con lei.

Come nelle favole c’è un destino provvidenziale, anzi magico, che fa sì che accada ciò che deve accadere: eccoli di nuovo insieme inconsapevolmente, entrambi over 35,  convocati non da una fata turchina ma da una psicoterapeuta dai capelli bianchi: lui infatti è cleptomane, lei narcolettica che porta sempre con se, come Linux,  un grosso diario dalla copertina rossa, al quale affida i suoi pensieri più segreti.

Alla leggerezza del tono favolistico si aggiunge ora la fragilità umana dei due protagonisti: per entrambi si tratta una forma di difesa, una difficoltà cronica nel vivere le proprie emozioni, nell’esprimere i propri sentimenti. Per fortuna, come nelle favole, la storia ha uno sviluppo lineare: Roberto capisce fin dal primo momento che Bea è la donna della sua vita e non tentennerà mai, anche quando, per due volte, lei perderà la memoria e Roberto dovrà riconquistarla di nuovo.

Ricavato da una pièce teatrale di Massimiliano Bruno con gli stessi attori, la storia avanza come il fluttuare di una piuma portata dal vento (in effetti le perdite di memoria di Bea fanno oscillare il racconto avanti e indietro) ma si mantiene gradevole grazie al puro gusto del racconto per il racconto e all’empatia che sprigionano i due protagonisti, che sembrano fatti apposta l’uno per l’altra. A tenerli uniti non c’è un filtro magico ma la pura felicità dello stare assieme. In quei momenti, lui smette di rubare e lei riesce a lasciare a casa il suo diario.

Un diverso tipo di disadattamento è quello di Francesco e di Valeria, la coppia che ha affittato a Roberto una stanza. Questa volta l’insicurezza del vivere sta in Francesco, che ha timore di diventare padre. In questo caso  il rimedio è quello classico: Valeria lascia la casa e Francesco dovrà finalmente accorgersi di quanto ha bisogno di lei.

Il racconto rischia a volte di spegnersi ma viene adottato l’espediente di aggiungere nuovi elementi (quanti disturbi ha Bea? All’inizio è narcolettica e legata al suo diario rosso; poi diventa smemorata e infine inizia a parlare con un linguaggio forbito d’altri tempi) ma alla fine risulta gradevole nella sua atipicità: sembra una storia raccontata sottovoce, quasi timorosa di disturbare o di dire qualcosa di sconveniente.

Autore: Franco Olearo


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