• strict warning: Non-static method view::load() should not be called statically in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/views.module on line 907.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_validate() should be compatible with views_handler::options_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_submit() should be compatible with views_handler::options_submit($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter_boolean_operator::value_validate() should be compatible with views_handler_filter::value_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter_boolean_operator.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_style_default::options() should be compatible with views_object::options() in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_style_default.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_validate() should be compatible with views_plugin::options_validate(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_submit() should be compatible with views_plugin::options_submit(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.
  • strict warning: Non-static method view::load() should not be called statically in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/views.module on line 907.

GIOCHI DI POTERE

Inviato da Franco Olearo il Sab, 05/25/2019 - 13:44
 
Titolo Originale: Backstabbing for Beginners
Paese: Usa/ Danimarca/ Canada
Anno: 2018
Regia: Per Fly
Sceneggiatura: Daniel Pyne e Per Fly
Produzione: CREATIVE ALLIANCE, EYEWORKS SCANDI FICTION, HOYLAKE CAPITAL, PARTS AND LABOR, SCYTHIA FILMS, WATERSTONE ENTERTAINMENT
Durata: 108
Interpreti: Theo James, Ben Kingsley, Belçim Bilgim, Jacqueline Bisset

New York, 2002. Cresciuto con il mito del padre diplomatico, ucciso nell’attentato all’ambasciata americana di Beirut del 1986, il figlio d’arte Michael Sullivan abbandona la pur promettente carriera di investitore finanziario e corona il sogno di farsi assumere alle Nazioni Unite. Ottenuto l’incarico di primo assistente del sottosegretario Pasha, si trova a bordo del programma Oil for Food, operazione dell’ONU volta a reinvestire in aiuti umanitari i profitti derivanti dalla vendita del petrolio iracheno. Sin dal primo giorno di lavoro Michael intuisce di dover abbandonare le sue idealistiche aspirazioni per imparare alla svelta, invece, le amare regole non scritte della diplomazia internazionale. A fargli da mentore è l’ambiguo Pasha, che lo vuole al suo fianco nell’incandescente Bagdad, dove Michael si trova al centro di una rete di ricatti, omicidi e manipolazioni in cui non saprà più di chi fidarsi.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Che si possa diventare adulti e perdere l’innocenza senza per questo compromettere la propria etica ma anzi rinforzandola, è il bel messaggio che comunica questo film.
Pubblico 
Adolescenti
Scene di tensione psicologica e di violenza; una breve scena a contenuto sessuale, non esplicita
Giudizio Artistico 
 
Nonostante un paio di debolezze narrative, il film resta un documento interessantissimo di eventi realmente accaduti
Testo Breve:

Nel 2002, un giovane diplomatico delle Nazioni Unite è ingaggiato nel programma Oil for Food, volta a reinvestire in aiuti umanitari i profitti derivanti dalla vendita del petrolio iracheno. In realtà si troverà al centro di una rete di ricatti e omicidi. Tratto da fatti realmente accaduti

Si aspettava Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda e si trova invece Il principe di Machiavelli. Potrebbe riassumersi così il cupo film del regista danese Per Fly, tratto dall’autobiografia di Michael Soussan Backstabbing for Beginners. My Crash Course in International Diplomacy, dove “Backstabbing for Beginners” si può tradurre con “pugnalate alla schiena per principianti”. La trama si serve degli ingredienti del film di spionaggio per raccontare lo scandalo di Oil for Food, operazione dalla complicata gestione che sotto l’egida delle Nazioni Unite permise agli speculatori di mezzo mondo di dividersi una gigantesca torta miliardaria a base di greggio e in cui a farne le spese furono – oltre che la stessa ONU per la figuraccia internazionale – soprattutto il popolo dell’Iraq, privato dei mezzi di sostentamento che il programma avrebbe dovuto garantire.

C’è tutto quello che serve per costruire un buon film: il ventiquattrenne idealista che lascia il mondo della finanza per costruire qualcosa di buono a questo mondo. Il vecchio e scafatissimo diplomatico, teorico del relativismo morale, secondo cui “la verità non si basa sui fatti ma sul consenso generale”. Il Palazzo di vetro che dall’esterno sembra Camelot e dall’interno il castello di Macbeth. Una Bagdad “centro dell’universo” dove tutti ti guardano in cagnesco e i bambini muoiono di fame, ma anche “nuova Casablanca”, dove innamorarsi di una interprete kurda indifesa e seducente. E poi i sicari cattivi che ti circondano e minacciano in pieno deserto, una chiavetta contenente un file criptato con una lista di pezzi grossi coinvolti nell’affaire, l’agente della CIA che ti spinge a tradire l’unico di cui ti fidi ancora. Jacqueline Bisset nel ruolo di una funzionaria destinata a pagare la sua integrità. La stampa libera come ultimo baluardo della democrazia. Lo sguardo sgomento di Kofi Annan (“un bambolotto”, secondo la caustica definizione di Francesco Cossiga) che a fine corsa è costretto a vuotare il sacco. Infine, la forza del singolo e delle sue scelte che naviga controvento perché sicuro della direzione.

Da un punto di vista cinematografico, due grosse pecche: nella prima parte la voce narrante del protagonista è troppo invadente. Nell’ultima parte il climax arriva troppo presto e il terzo atto non fa che ripetere scene e concetti già precedentemente esposti.

Nonostante queste debolezze narrative, resta il documento interessantissimo di un insider che non solo ha attraversato tutto il labirinto della politica imparandone a sue spese le regole, ma è stato anche capace di uscirne vivo senza rimetterci l’onore. Che si possa diventare adulti e perdere l’innocenza senza per questo compromettere la propria etica ma anzi rinforzandola, è un bel messaggio da comunicare alle tribù dei cinici che affollano le arene del dibattito pubblico.

Inoltre, sia pur non intenzionalmente detta, emerge tra le righe la verità che la pace “come la dà il mondo”, i cui trattati sono stipulati sempre sul sangue dei vinti, non è mai un buon affare con effetti duraturi. Nessun sistema politico, neanche il più democratico e rispettabile, sarà mai ultimamente salvifico. Con “buona pace” delle risoluzioni ONU, per salvare l’uomo ci vuole una fede.

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

IL TRADITORE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 05/24/2019 - 19:46
Titolo Originale: Il traditore
Paese: ITALIA, FRANCIA, BRASILE, GERMANIA
Anno: 2019
Regia: Marco Bellocchio
Sceneggiatura: Marco Bellocchio, Valia Santella, Ludovica Rampoldi, Francesco Piccolo
Produzione: RAI CINEMA; IN COPRODUZIONE CON AD VITAM PRODUCTION, MATCH FACTORY PRODUCTIONS
Durata: 135
Interpreti: Pierfrancesco Favino, Luigi Lo Cascio, Fausto Russo Alesi, Maria Fernanda Cândido

Alla festa di Santa Rosalia del 1980 ci sono tutti i grandi capi di Cosa Nostra, per sancire un accordo di facciata tra i palermitani e i corleonesi. C’è anche Tommaso Buscetta ma lui non partecipa alla riunione a porte chiuse: è solo “un soldato”. Riparte subito dopo per il Brasile (la patria della sua terza moglie) dove gestisce alcuni suoi “affari” ma le notizie che riceve dall’Italia sono tragiche: è iniziata la guerra di mafia per il commercio della droga e due dei suoi figli sono stati uccisi. Arrestato dalla polizia brasiliana, viene instradato in Italia dove conosce il giudice Falcone, che lo invita a parlare, in cambio dell’immunità. Buscetta non si riconosce più nella nuova violenza di Cosa Nostra e inizia a parlare…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ancora un film dove il giudice Falcone si mostra un puntiglioso servitore dello Stato, cosciente dei rischi che sta correndo.
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di torture senza evidenza di sangue. Scene di intimità amorosa con nudità
Giudizio Artistico 
 
Marco Bellocchio si conferma un grande regista, questa volta nella sua capacità di ricostruire con rigore situazioni realmente avvenute. Eccezionale prestazione di Pierfrancesco Favino nella parte di Buscetta e di Luigi Lo Cascio nella parte di Totuccio Contorno
Testo Breve:

Venti anni di cronaca di mafia italiana, dalle dichiarazioni del pentito Buscetta, al maxi processo, fino alla sua morte a Miami nel 2000. Marco Bellocchio cerca di scoprire chi è stato l’uomo Buscetta in un’opera che lo conferma come grande regista

Tommaso Buscetta è stato, nel 1984, il primo pentito, un pentito d’eccellenza che ha portato a 366 mandati di cattura. Dopo l’arresto di Riina, nel ’93, i due uomini sono messi a confronto in un’aula di tribunale ma il corleonese decide di non parlare. E’ Tommaso che allora che prende la parola e lo incalza dicendo che solo lui, Totò, deve esser considerato un vero traditore perché aveva stravolto lo spirito di Cosa Nostra iniziando a uccidere indiscriminatamente anche donne e bambini.

E’ questa la chiave di lettura migliore che ha dato Bellocchio di questa biografia di un delinquente pentito. Si è sottratto al rischio di farlo diventare un eroe, non ha ipotizzato nessuna forma di conversione all’ordine dello Stato (che sarebbe stato ben poco credibile), non ha nascosto che già a sedici anni era un affiliato a cui era stato dato l’incarico di uccidere. Alla fine il ritratto che ne ha fatto è quello di un uomo incolto (non aveva completato la scuola dell’obbligo), senza particolari ambizioni per il potere (è rimasto sempre un “soldato”) ma che aveva la passione per le belle donne, il sesso ma anche per la famiglia (in tutto ebbe otto figli da tre mogli). L’ipotesi che avesse deciso di parlare perché disilluso dall’organizzazione alla quale si era legato (ma anche perché aveva avuto due figli uccisi) appare quindi verosimile. Ma l‘uomo è sempre qualcosa di molto complesso e Marco Bellocchio ce lo ricorda: se da una parte Buscetta non aveva paura di morire (fu sottoposto in Brasile a feroci torture) dall’altra ci teneva a morire nel proprio letto. La morte era sempre dietro l’angolo e lui lo sapeva: “dott. Falcone, noi dobbiamo decidere solo una cosa: chi deve morire prima, lei o io”, disse una volta al giudice. Solo indirettamente percepiamo le angosce di un uomo che aveva preso una strada dalla quale non si può tornare indietro: il regista a più riprese, ci fa partecipare ai suoi incubi notturni e più volte lo vediamo passare una notte insonne sul terrazzo di casa imbracciando un fucile. Lo stesso Falcone, anche se si trova di fronte a un “pentito” che ha rivelato molti dettagli di Cosa Nostra per ben 45 giorni, lo redarguisce, perché aveva compreso che Buscetta aveva finito di raccontare solo ciò a cui faceva più comodo, tenendo per se i suoi intrallazzi personali.

Non bisogna però pensare che il film sia solo una biografia di Buscetta; lo sviluppo del racconto è chiaro e lineare, c’è la precisa voglia del regista di raccontare i fatti come sono realmente avvenuti, senza aggiungere nulla in più. Ma Bellocchio non rinuncia alla sua vena più genuina, quella di tratteggiare un quadro sociale della Sicilia e dell’Italia degli ultimi vent’anni del secolo scorso e di adottare la sferza su certi vizi nazionali. Ecco che vediamo Buscetta giovane che impunemente può incontrare in carcere una donna per soddisfare i suoi piaceri, un sacerdote imbracciare il mitra perché affiliato a una cosca sotto attacco, un flemmatico Andreotti che si misura un vestito nuovo restando senza pantaloni. Il giorno dopo la strage di Capaci, il regista si attarda in una sequenza dove i tanti mafiosi irrompono in grida di gioia alla notizia.

Nella sequenza del maxi processo, fra mafiosi urlanti, flash dei fotografi, avvocati che cercano di prendere la parola, un giudice incapace di gestire tutto quel tumulto, Bellocchio ci ha regalato sequenze di vero cinema e si conferma un grande maestro.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

THE SOCIETY (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Ven, 05/17/2019 - 11:04
Titolo Originale: The Society
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Marc Webb
Sceneggiatura: Christopher Keyser
Produzione: Netflix
Durata: dieci puntate
Interpreti: Kathryn Newton, Gideon Adlon, Sean Berdy, Natasha Liu Bordizzo, Jacques Colimon

In West Ham, una cittadina del Connecticut, l’aria emana un odore pestilente di origine sconosciuta e il sindaco decide di mandare tutti i ragazzi dell’ High School fuori dalla città, in un campeggio attrezzato nei boschi limitrofi. I pullman scolastici debbono però tornare indietro a causa di un ponte che ha ceduto per il maltempo. E’ ormai sera e quando i ragazzi tornano a casa si accorgono che qualcosa di misterioso è avvenuto: non c’è più nessuno a West Ham e loro sono gli unici abitanti. Le strade verso l’uscita della città sono boccate. Questi 240ragazzi e ragazze sono ora gli unici componenti di una minisocietà isolata dal resto del mondo e dovranno cercare di organizzarsi, altrimenti si troveranno nel caos....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ci sono ragazzi buoni e altri cattivi in questo serial ma di fronte a una sfida che li costringe a maturare prima del tempo, non si stabiliscono valori in comune, ognuno resta se stesso agendo secondo il suo temperamento, non ci sono riflessioni che trasformano
Pubblico 
Adolescenti
Uso di droga, violenze domestiche, rapporti di convivenza senza nudità. Netflix: VM14
Giudizio Artistico 
 
La fiction risulta stimolante come metafora di una umanità che deve riuscire a organizzarsi come società. Buona la caratterizzazione dei personaggi ma solo quelli femminili
Testo Breve:

Duecento ragazzi dell’ high school tornano da una gita nei boschi ma nella loro cittadina non c’è più nessuno. Una storia interessante sul conflitto fra l’inclinazione all’individualismo e la necessità di organizzarsi in una società ordinata

E’ ormai chiaro: Netflix vuole diventare leader indiscussa dei teen drama e di racconti destinati agli young adult, a giudicare dal ritmo con cui sforna fiction TV e film destinati a questa fascia di utenza. Originale questa volta è il tema di fondo: per questi ragazzi agli ultimi anni della high school, non si tratta di trovare il partner per il prom (il ballo di fine anno), i soldi necessari per andare all’università, organizzare la vacanza più spensierata della loro vita; ora non debbono più andare a scuola, giustificare i loro comportamenti ribelli con le incomprensioni dei genitori ma sono pienamente in balia di loro stessi. Si trovano in una sorta di nuovo mondo, un tema tipico della letteratura americana, dalle caratteristiche particolari: possono entrare in qualsiasi negozio e prendere ciò che vogliono senza pagare ma sono anche coscienti che alla fine tutto si esaurirà.

Sono molti i protagonisti di questa storia, tutti giovani che non hanno perso la voglia di ballare, di ubriacarsi, cercare la/il proprio partner, sul fare gruppo facendo pettegolezzi sulla ex compagna di classe che sta troppo sulle sue ma al contempo sono due le nuove sfide, più grandi di loro che si trovano ad  affrontare: decidere se organizzare una minisocietà civile o lasciare che prevalgano i più prepotenti e trovare un nuovo senso da dare alla propria vita, con l’aiuto della fede cristiana o con altri credo.
Il primo tema è ben sviluppato, una metafora di come la società umana ha cercato nel tempo di organizzarsi, con successi ma anche tante sconfitte. Il primo esperimento che i ragazzi applicano è il socialismo: per quei ragazzi che possono contare solo sulle scorte presenti nei supermercati, non si intravede altra soluzione che raccogliere e distribuire equamente le derrate alimentari e per far questo non resta che assegnare il monopolio della forza a delle guardie che hanno il compito di sequestrare tutte le armi ed esercitare metodi coercitivi su chi trasgredisce. Nessuno sente la necessità di seguire le tradizioni che loro, bene o male hanno ereditato dai genitori: ci si trova piuttosto di fronte a una costruzione rivoluzionaria e, come in tutte le rivoluzioni della storia, la radicalizzazione e la repressione è dietro l’angolo fomentata dai più prepotenti. “Non dobbiamo chiedere il potere, dobbiamo prendercelo” dice uno dei ragazzi. Né manca il terrorismo indiscriminato. “Il terrorismo serve per generare insicurezza”: conclude un altro. Il secondo aspetto, il senso sovrannaturale di tutto ciò che sta accadendo, è meno sviluppato e diventa la riflessione privata di qualche ragazza che si chiede perché Dio abbia voluto tutto questo, se c’è un Dio, oppure si sia piuttosto vittima di un destino senza senso. Alla fine non c’è nessuna intesa collettiva su questo punto e ognuno finisce  per comportarsi in base alla propria natura: chi è buono si comporta da buono, chi è malvagio si comporta come tale. Non ci sono “conversioni” in questo serial.

I personaggi sono ben caratterizzati ma la preferenza va chiaramente a favore di quelli femminili: sono loro che fanno proposte, riflettono saggiamente sul da farsi, hanno momenti di malinconia ma poi sono capaci di affrontare la realtà a testa alta (I co-sceneggiatori sono tutte donne). I maschi vengono ritratti soprattutto come espressione di energie naturali: energie che esprimono pulsioni sessuali, forza atletica come quella dei “ragazzi-guardie” e anche, in un caso, il gusto per la violenza.

L’ossequio al genere teen ha inevitabilmente spinto gli sceneggiatori ad inserire alcuni subplot prevedibili come l’adolescente che resta incinta e la presenza di un ragazzo gay. Originale invece la presenza di una ragazza che si sente cristiana e vuole arrivare vergine al matrimonio, anche se si tratta di un personaggio descritto con una certa ironia, visto che, si mostra molto fantasiosa nei modi con cui esprime affettuosità nei confronti del suo fidanzato

Il serial ha il chiaro obiettivo di raggiungere un vasto pubblico: non ci sono nudità ne violenze esplicite ma gli incontri amorosi appaiono chiari nelle loro intenzioni e alla fine queste coppie, senza che ci siano più i genitori a controllare, finiscono tutti per convivere. Netflix lo ha classificato come VM14 anche per l’abuso di droga e la presenza di violenza domestica.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

SOLO COSE BELLE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 05/13/2019 - 16:24
 
Titolo Originale: Solo cose belle
Paese: ITALIA
Anno: 2019
Regia: Kristian Gianfreda
Sceneggiatura: Andrea Valagussa
Produzione: Coffeetime Film, Sunset Produzioni
Durata: 84
Interpreti: Idamaria Recati, Luigi Navarra, Giorgio Borghetti, Barbara Abbondanza

In un paesino vicino Rimini la vita scorre serena grazie anche alla buona amministrazione del sindaco Corradini. Benedetta, di sedici anni, si sente un po’ stretta nel suo ruolo di figlia del sindaco, costretta a dimostrare di essere la prima in tutto. Un giorno sono in molti ad accorgersi che qualcosa di significativo ha disturbato la quiete del paese: il vetusto palazzo Corbucci è stato donato dalla defunta proprietaria all’Associacione Papa Giovanni XXIII che lo ha adibito ad alloggio di una casa famiglia. Una coppia di sposi si prende cura di ragazzi e adulti con handicap, di un immigrato congolese, di una ragazza madre e di Kevin, una ragazzo condannato per furto, che presta assistenza a questa insolita famiglia come pena alternativa. Il sindaco Corradini si trova presto di fronte a due grossi problemi: il partito all'opposizione lo invita a ripristinare il decoro della cittadina espellendo i nuovi arrivati mentre sua figlia Benedetta si è addirittura innamorata di Kevin...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film racconta come l’accoglienza, il calore di tante case famiglia presenti nel mondo riescano a porre le basi per una “seconda volta” per chi ha sbagliato. Il gesto generoso di una coppia di sposi che dedicano la loro vita a prendersi cura di ragazzi difficili o con handicap
Pubblico 
Pre-adolescenti
Turpiloquio
Giudizio Artistico 
 
Un film con un buon taglio professionale e una buona caratterizzazione dei personaggi, ad eccezione dei due giovani protagonisti
Testo Breve:

Un tranquillo paesino romagnolo viene turbato dall’insediamento di una casa famiglia abitata da persone ai margini della società. Un film ben realizzato sull’importanza della “seconda possibilità”  

Il sindaco Corradini è angosciato. Sua figlia non si trova più. Forse è andata da qualche parte con il ragazzo Kevin. Non gli resta che andare direttamente nelle “tana del lupo”: la casa-famiglia che tanti problemi sta arrecando al paese ma sopratutto a lui, come padre. Lo vediamo quindi nella cucina di palazzo Corbucci in un colloquio a tu per tu con Roberto, il padre adottivo di tutti quei ragazzi “complicati”. “Io sono qui per mia figlia – esordisce il sindaco – che ha deciso di fare la ribelle nel momento sbagliato”. “Quando uno si ribella cerca qualcosa”: gli risponde Roberto. Il discorso si sposta inevitabilmente su Kevin, il ragazzo condannato per furto  e che “sta avendo una pessima influenza su mia figlia”: incalza il sindaco. “Dipende dalle possibilità che gli diamo” ribatte Roberto, aprendo così il tema di quanto sia importante concedere una seconda possibilità a chi ha sbagliato. Il sindaco non ci crede e a questo punto Roberto gli confida la sua esperienza personale: “io ho rubato a tutti e quando tutti mi hanno abbandonato, mi ha trovato un prete, don Oreste [don Oreste Benzi]. Io pensavo di fregare lui e lui ha fregato me. Le persone cambiano quando meno te lo aspetti”. Il sindaco riflette un poco ma poi risponde: “si, ma per uno che cambia mille rimangono fuori”.

Questo dialogo costituisce il “nocciolo duro” del film.  Certamente il tono di tutto il racconto è scherzoso, ricco di personaggi divertenti, uno stile necessario per non trasformare un messaggio positivo in una predica; c’è inoltre l’intesa romantica fra Benedetta e Kevin per far emozionare gli spettatori più giovani ma l’interrogativo morale che scuote i protagonisti del film e quindi gli stessi spettatori è proprio questo: val la pena concedere una seconda volta a chi ha sbagliato oppure ognuno di noi è come condannato ad essere quello che è, senza speranza di un cambiamento?

Naturalmente non riveliamo nulla del finale ma lo sceneggiatore Andrea Valagussa (Don Matteo, Un medico in famiglia, A un passo dal cielo, che Dio ci aiuti,) è stato abile nel non trasformare questo film  in una favola edificante e se da una parte non nasconde le reali  difficoltà di chi si impegna verso coloro che hanno sbagliato, dall’altra tiene alta la speranza che ogni persona possa  venir convertita al bene.

Diciamo la verità: sono non pochi i film o serial TV che si impegnano a trasmettere il messaggio cristiano (in Italia storie di santi, in U.S.A. i Christian film) ma riguardo alla qualità, spesso bisogna sorvolare con un sorriso bonario, verso alcune loro debolezze strutturali. Non è il caso di questo film che si pone molto dignitosammente all’interno del ricco filone della commedia italiana e il tema è stato trattato con competenza e professionalità. Merito del regista Kristian Gianfreda, che vanta una lunga esperienza, raccontata con il mezzo audiovisivo,  sulle case famiglia delle Comunità Papa Guovanni XXIII ma sopratutto dello sceneggiatore Andrea Valagussa, che ha fatto un lavoro accurato di colorazione dei personaggi secondari (divertente la coppia costituita dal poliziotto grasso e della macellaia, così come il sacerdote burbero ma pratico) e a ricostruire  il piccolo ambiente sospettoso e pettegolo di una cittadina di provincia.  

Peccato che sia mancata una  adeguata costruzione della liason amorosa fra Benendetta e Kevin:  i momenti in cui li vediamo assieme e gli scarni dialoghi non riescono a farci percepire le motivazioni di una possibile  “chimica” fra di loro

L’associazione Giovanni XXIII è stata fondata nel 1968 da don Oreste Benzi e e oggi è diffusa in 42 nazioni, con 300 case famiglia solo in Italia e con tanti giovani (e non giovani), volontari.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

THE PERFECT DATE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 05/08/2019 - 21:15
 
Titolo Originale: the perfect date
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Chris Nelson
Sceneggiatura: Steve Bloom, Randall Green
Produzione: Ace Entertainment
Durata: 90 su Netflix
Interpreti: Noah Centineo, Laura Marano, Matt Walsh, • Odiseas Gerorgiadis

Brooks Rattigan è all’ultimo anno dell’high school, ha buoni voti e desidera il meglio per se: essere accettato all’università di Yale pur non disponendo dei soldi necessari (suo padre, un tempo uno scrittore famoso, è in attesa di un rilancio) e avere come ragazza Shelby, la più carina e ricca della classe. Per raggiungere i suoi obiettivi si inventa un nuovo lavoro: essere l’accompagnatore a pagamento di ragazze che non vogliono presentarsi sole alle feste. In una delle prime uscite incontra Celia, una ragazza ribelle e anticonformista e la serata si prospetta molto difficile...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Bisogna sempre essere onesti e sinceri con se stessi e con gli altri. Si scopre il vero amore solo quando si e capaci di parlarsi e comprendersi in profondità
Pubblico 
Adolescenti
Giudizio Artistico 
 
La sceneggiatura, troppo impegnata a costruire una storia positiva, finisce per risultare didascalica ma c’è un’ ottima intesa fra i due protagonisti
Testo Breve:

Brooks vuole essere ammesso all’università di Yale e conquistare la ragazza più interessante e ricca della classe. Per raggiungere i suoi obiettivi  finge di essere ciò che non è. Ma poi incontra la selvaggia Celia e qualcosa succede...

Già dalle prime scene si comprende che lo spettatore si può rilassare: in questo teen-movie non ci sono scene di bullismo, uso di droga o alcool, prostituzione giovanile, festini dove ci si apparta ai piani superiori, convivenze  (Tredici, Elite, Baby, After, ...) ma si parla “banalmente” di ragazzi e ragazze dell’ultimo anno  di liceo che debbono scegliere a quale università iscriversi  ma sopratutto affrontano il problema centrale dell’adolescenza : cercar di capire chi siano e cosa vogliano realmente.

E’ il problema centrale che assilla Brooks e cerca di risolverlo in modo pragmatico: prova a essere varie persone (ciò che gli riesce molto bene, nel mestiere che si è inventato, di accompagnatore a pagamento) sperando, con lo stesso metodo di raggiungere quelli che appaiono essere i suoi due principali obiettivi: venir accettato a Yale (finge di avere l’hobby dell’apicultura, la stessa del preside che lo sta intervistando) e conquistare la bella Shelby (fingendosi un ragazzo di origini altolocate).
Il tema, in sè  interessante, è trattato in modo un po’ didascalico: “In questo modo la tua felicità dipende solo da fattori esterni e che gli altri ti accettino, piuttosto che accettarti da solo”: lo rimprovera Celia.  Una volta accettata l’evidenza che il film si muove programmaticamente verso un lieto fine, bisogna riconoscere che si rivela gradevole sopratutto grazie ai due protagonisti: Noah Centineo e Laura Marano. Entrambi riescono a rivelarci quello che non ci avevano mostrato i tanti tee-movie o teen-serial più recenti: come si fa a scoprire il vero amore. Non si tratta di un grande mistero ma è semplicemente l’accorgersi che solo con l’altro/a si riesce a parlare di tutto e spontaneamente, riuscendo ad essere realmente se stessi.   Il film evidenzia bene questa verità, mostrandoci i dibattiti vivaci e sinceri fra Brooks e Celia, che contrastano con quelli, più distaccati, che intrattengono con quella lei e quel lui verso i quali  avevano percepito una prima, iniziale,  attrazione.
Ma anche questa volta la sceneggiatura scivola nel didascalico: “Sai come capisci quando hai trovato l’anima gemella? - domanda una saggia signora a Brooks -  basta solo sedersi a chiacchierare e quando ti  sembrerà di ascoltare una sinfonia di Beethoven...”.
Alla fine il film risulta troppo programmaticamente edificante ma si salva proprio per la chimica che si stabilisce  fra i due protagonisti.
Il film non riesce ad evitare l’obbligo del politically correct e mentre assistiamo allo sviluppo dell’intesa fra Brooks e Celia, il suo miglior amico afroamericano ha inclinazioni omosessuali, una sottotrama parallela che non incide sul plot principale se non per ribadire il valore dell'amicizia

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

STANLIO E OLLIO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/07/2019 - 08:30
Titolo Originale: Stan & Ollie
Paese: GRAN BRETAGNA, CANADA, USA
Anno: 2018
Regia: Jon S. Baird
Sceneggiatura: Jeff Pope
Produzione: BRITISH BROADCASTING CORPORATION (BBC), ENTERTAINMENT ONE, FABLE PICTURES
Durata: 94
Interpreti: John C. Reilly, Steve Coogan, Nina Arianda, Shirley Henderson, Rufus Jones, Danny Huston

1953. Dopo più di 100 film Stanlio e Ollio sembrano non attrarre più il pubblico. Ma a Londra qualcosa accade.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La volontà di rinsaldare una amicizia che ha resistito al logorio degli anni, Il sostegno di due mogli
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
John C. Reilly e Steve Coogan evidenziano ancora una volta quanto una prova attoriale possa regalare emozione e verità se la scrittura è alta e non mira solamente a conquistare il pubblico, a cedere ai ricatti del marketing e del box office.
Testo Breve:

1953. Dopo più di 100 film Stanlio e Ollio sembrano non attrarre più il pubblico. Ma a Londra qualcosa accade. Un omaggio alla grande coppia di comici con un po’ di nostalgia ma tanta amicizia

The show must go on. Lo sostiene Ida Laurel, la moglie di Stanlio (Stan Lauren) in un elegante bar inglese, e lo ripete, subito dopo, Ollio (Oliver Hardy), alla moglie Lucille. Sono passati sedici anni da quel lontano 1937, quando i due grandi attori comici riempivano le sale cinematografiche con i loro sketch. Il set hollywoodiano non li vuole più, li aspetta un palcoscenico europeo per ammiratori agè: hanno lasciato gli Stati Uniti per una tournée teatrale in Inghilterra e, forse, un possibile film. Al loro arrivo il giovane produttore (Rufus Jones) li ha accolti con fretta, i fattorini non sono disponibili nell’hotel che in realtà è una pensione e l’arredamento è decisamente diverso da quello a cui erano abituati. Stanlio e Ollio sono sempre loro, ma il loro successo sembra tramontato. Eppure Ollio non ha abbandonato la sua programmatica astuzia e la sua finta ruvidità, Stanlio è maldestro e fintamente inopportuno. I loro visi non hanno perso il vigore comico, anche se i loro corpi sono diventati più deboli, appesantiti dall’alcool. Al loro fianco ci sono due donne, due mogli, così opposte tra loro: Ida (Nina Arianda) è giovane, decisa, ha modi spicci e ha uno spiccato accento dell’Europa dell’Est quando parla in inglese; mentre Lucille (Shirley Henderson, amata dai più piccoli per il ruolo di Mirtilla Malcontenta nella saga filmica di Harry Potter) è premurosa, preoccupata, attenta.
Il duo non guarda alla fatica, continua a studiare e a provare e le loro date si moltiplicano. Dallo sketch del martello a quello delle due porte, la loro comicità conquista il pubblico. Ma c’è qualcosa che si inceppa. Ci sono problemi resi pietre dagli anni e che sono diventati ossessioni per Stanlio, e poi per Ollio. La spensieratezza dei due (che ancora oggi non stanca mai), la logica di ferro di Stanlio e la creatività di Ollio (che scrive e riscrive battute e inventa sketch di notte), lascia il posto alla nostalgia di un’amicizia che rischia di frantumarsi. E non per un semplice diverbio professionale. Dettagli mai superati, decisioni unilaterali, separazioni apparentemente forzate. Quello che sembrava un inossidabile legame, un sodalizio professionale consolidato, forse non è proprio così.
La risata lascia subito spazio alla nostalgia in Stanlio e Ollio, il biopic di Jon S. Baird, scritto da Jeff Pope, lo sceneggiatore di Philomena. Una nostalgia che si deposita pian piano nella mente e nel cuore dello spettatore perché sta assistendo, come se fosse veramente presente, alla vita di due giganti del cinema. I biopic al cinema sono difficilmente riproducibili e quello di Stanlio e Ollio, forse, lo era più di tutti. Escluso dai riconoscimenti ufficiali, Oscar e Bafta (i premi inglesi) il film, in realtà, dimostra che non esiste storia che il cinema non possa raccontare. È un’arte collettiva, dove le parole e la regia contano, ma dove contano, soprattutto in questo caso, due grandi attori. E John C. Reilly (l’attore amato da grandi registi come Martin Scorsese e Paul Thomas Anderson che si è sottoposto a ore di trucco per poter avere la rotondità di Oliver Hardy) e Steve Coogan (che nella vita ama anche scrivere, come dimostra la nomination agli Oscar per Philomena) evidenziano ancora una volta quanto una prova attoriale possa regalare emozione e verità se la scrittura è alta e non mira solamente a conquistare il pubblico, a cedere ai ricatti del marketing e del box office.

 

Autore: Emanuela Genovese
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

FRANCESCA CABRINI

Inviato da Franco Olearo il Dom, 05/05/2019 - 19:05
 
Titolo Originale: Mother Cabrini
Paese: ITALIA
Anno: 2019
Regia: Daniela Gurrieri
Sceneggiatura: Daniela Gurrieri
Produzione: Cristiana Video
Durata: 99
Interpreti: Cristina Odasso, Enrico Cttaneo, Chiara Catalano, Renato Ansaldi

Francesca Saverio Cabrini aveva da poco fondato, nel 1888 la congregazione delle missionarie del Sacro Cuore di Gesù con l’obiettivo di recarsi in Estremo Oriente. Mons Giovanni Battista Scalabrini, con il pieno appoggio di papa Leone XIII, la convince a recarsi negli Sati Uniti, dove c’erano tanti italiani che vivevano una situazione difficile, senza il conforto della fede. Madre Cabrini e sei suore sbarcano a New York e iniziano ad aprire una scuola femminile usando un appartamento offerto dalla contessa de Cesnola, una ricca benefattrice di origine italiana ma ben presto il loro impegno si estende anche alla gestione di un grande ospedale che rischia di andare in fallimento…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
“Iniziamo con quello che c’è; il Sacro Cuore penserà al resto” Francesca Cabrini esprime la tranquilla forza di chi sa che non sta agendo per se stessa ma per realizzare ciò che è gradito al Cuore di Gesù
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Molto brava la protagonista Cristina Odasso nel presentarci una donna minuta ma forte nella fede e nella speranza, con la quale riesce ad affrontare qualsiasi difficoltà
Testo Breve:

I primi, difficili, anni della missione di santa Madre Cabrini negli Stati Uniti alla fine dell’’800, impegnata nel sostegno materiale e spirituale degli immigrati italiani, con pochi mezzi ma con una fede salda.

Quando si visita il museo dell’immigrazione a Ellis Island un cartello ricorda, senza reticenze, che gli immigrati da paesi a maggioranza cattolica (italiani, irlandesi) avevano una vita particolarmente difficile perché molti ritenevano che gli Stati Uniti dovesse restare una nazione rigorosamente protestante.

Questo film, correttamente, non inizia da subito a presentarci madre Cabrini ma cerca, attraverso immagini e dialoghi, di riportarci a quel fine ottocento dove migliaia di italiani partirono da un paese in profonda crisi economica (furono nove milioni fra i 1880 e il 1915) e una volta sbarcati, oltre alle difficoltà che dovevano affrontare per trovare un lavoro, si aggiungeva l’ostilità di molti verso chi era cattolico. La cultura positivista allora dominante, l’influenza che i massoni esercitavano sugli immigrati, rendeva ancora più drammatica la condizione degli italiani sbarcati nel Nuovo Mondo, che non avevano chi potesse confortarli nella fede.  Forse la scena più efficace, nella sua capacità di sintesi, è quella in cui si vede madre Cabrini percorrere un povero cortile pieno di bambine italiane che cercano qualcosa con cui giocare non avendo nulla da fare. Con i genitori impegnati in lavori precari, senza una scuola che le accogliesse, erano abbandonate a loro stesse, come animaletti selvaggi.

Per una santa così vicina ai nostri tempi, non c’è nessun tono apologetico nella narrazione ma la cruda realtà delle tante difficoltà che madre Cabrini dovette affrontare appena arrivata a New York e come le seppe superare con la forza della fede. Lo stesso arcivescovo Corrigan, nel vedere queste suore appena sbarcate, disse loro che era meglio per loro tornare indietro, perché non c’erano i soldi necessari per la scuola e l’orfanatrofio che volevano avviare. Anche quando finalmente, la contessa Cesnola offrì loro un appartamento in affitto per un anno per alloggiare le orfanelle, si scoprì che si trattava di un’iniziativa interessata, per dotarsi di domestiche a buon mercato. Ancora dopo, quando ogni problema materiale sembrò risolto, fu difficile convincere i genitori italiani a mandare a scuola i loro figli, perché più utili in casa o a svolgere lavori manuali. Difficoltà dopo difficoltà, emerge bene la personalità della santa. Quando il vescovo la invita a fermarsi per la mancanza di mezzi, lei è pronta a rispondere che “la nostra arma più potente non è il denaro ma la fiducia illimitata nel Cuore di Gesù”.  Nei momenti più difficili, la vediamo spesso in preghiera e poi invitare le sue consorelle ad avere fiducia in Dio, perché sicuramente avrebbe fornito loro tutti i mezzi necessari per la loro missione.  Una fede che incanalava nella giusta direzione le sue innumerevoli doti umane: fu una donna imprenditrice, in grado di risollevare le sorti di un intero ospedale che stava andando in fallimento; una suora obbediente sempre ai suoi superiori (sono belli gli incontri con Leone XIII che la incoraggiò nella sua missione) ed anche influente, in questa giovane nazione che stava consolidandosi con una sua propria cultura.

Cristina Odasso impersona molto bene questa donna fragile nell’aspetto ma di indomito coraggio, grazie alla sua fede incrollabile. Particolarmente curate sono anche le ambientazioni d’epoca.

Madre Francesca  è stata la prima a fondare una organizzazione religiosa esclusivamente femminile (Missionarie del Sacro Cuore di Gesù) non dipendente da un ramo maschile,  la prima santa americana (prese la cittadinanza americana nel 1909) , e i frutti del suo impegno si vedono ancora oggi nelle missioni presenti in 17 paesi di tutto il mondo. Un bell’esempio del potere trasformante della fede. 

Il film viene trasmesso dalla rete televisiva EWTN, la più grande rete cattolica del mondo
In Italia, la programmazione del film nelle varie città può essere consultata sul sito:

http://mothercabrini.cristianavideo.com/cinema/

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

IL MOLO ROSSO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 05/02/2019 - 10:28
Titolo Originale: El embarcadero
Paese: Spagna
Anno: 2019
Regia: Jesús Colmenar, Álex Rodrigo, Jorge Dorado, Eduardo Chapero-Jackson
Sceneggiatura: Álex Pina, Esther Martínez Lobato
Produzione: Movistar+, Atresmedia Studios, Vancouver Media, Beta Film
Interpreti: Alvaro Morte, Verónica Sánchez, Irene Arcos

Alejandra è una donna architetto di Valencia che ha ricevuto una bellissima notizia: il progetto per un grattacielo, disegnato da lei assieme alla sua collega e amica Katia, ha trovato un importante acquirente. Mentre torna a casa, riceve dal marito Oscar, che si trova in Germania, una calorosa telefonata di congratulazioni. Ma quella stessa sera stessa viene informata dalla polizia che suo marito è stato trovato morto, probabilmente suicida, dentro una macchina nel parco naturale di Albufera, non lontano da Valencia. Alejandra inizia a capire che il marito ha condotto per anni una doppia vita. Raggiunge Albufera e scopre che lì viveva con un’altra donna, Verònica, che ha avuto da lui una bambina ....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film cerca di teorizzare la validità di un amore libero privo di alcun impegno definitivo. La sessualità vista come strumento per esprimere la propra simpatia anche a persone dello stesso sesso
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di nudo e riprese di incontri amorosi senza molti dettagli ma le tematiche sessuali sembrano costituire il tema prevalente
Giudizio Artistico 
 
I numerosi personaggi risultano tutti ben delineati, ad eccezione del protagonista Oscar. Le otto puntate hanno comportato una eccessiva diluizione del racconto
Testo Breve:

La morte improvvisa del marito, probabilmente un suicidio, fanno scoprire alla moglie la sua doppia vita con un’altra donna. Un thriller psicologico riuscito parzialmente di Alex Pina, già autore del famoso La casa di carta.

Verònica si trova di fronte a un Oscar sconcertato: ha scoperto, proprio ora che la loro relazione si è consolidata, che lei continua ad avere rapporti sessuali con altri ragazzi di Albufera che lei conosce dall’infanzia. Per rasserenarlo, traccia su un foglio due cerchi che si sovrappongono parzialemente.   In quell’area in comune fra i due cerchi – spiega Veranica – vive la loro relazione: lì c’è dedizione completa, l’uno per l’altra. Ma fuori da quella zona, c’è piena libertà, anche di avere incontri con altre persone.  Oscar non può che acconsentire a quello schema, perché anche lui non ha mai abbandonato sua moglie nè le ha mai rivelato la sua relazione con Verònica.

Da quando è iniziata la fase del post-matrimonio, da quando cioè il cinema e la fiction TV hanno perso ogni interesse verso il diamante a quattro punte (amore fra un uomo e una donna, che genera un impegno per la vita, che sviluppa una unione sessuale esclusiva, che genera fecondità) hanno avviato da tempo, una fase di “ricerca sperimetale” senza che se ne intraveda una conclusione in breve tempo, alla scoperta di nuove forme di unione e di impiego della sessualità. Se sono  preponderanti, in questa tendenza,  film e fiction TV che parlano di unioni fra persone dello stesso sesso (ad es: Modern Family, Carol,... ), non vengono trascurati i  L.A.T. (Leave apart together, ad es: Tra le nuvole),  ma anche espressioni di affettuosità sessuata fra persone dello stesso sesso che non hanno alcuna inclinazione omosessuale. E’ il caso di  Chiamami col tuo nome, che sviluppava la storia di un rapporto pederastico fra un alunno e il suo insegnante, oppure Croce e delizia, dove due uomini già sposati e con figli, desiderano convivere secondo le usanze dell’antica Grecia. Ora, con questo Il molo rosso, si teorizza la sessualità come espressione di simpatia naturale che può esser rivolta contemporaneamente a più persone, dell’altro o dello stesso sesso.

L’autore del serial è Alex Pina che, cavalcando il successo, meritato, di La casa di Carta, si è ora riproposto con questo thriller psicologico dove una donna cerca di comprendere la doppia vita che ha vissuto suo marito prima del supposto suicidio. Vengono riproposte le formule narrative che hanno decretato il successo del precedente serial: ogni puntata si chiude con un mistero che resta ancora irrisolto e i tanti personaggi, quelli principali come quelli secondari, sono delineati con cura. Il più riuscito è quello di Verònica, una moderna maga Circe, in grado di attirare a sé, nell’incanto nella sua isola-riserva naturale, gli uomini e di trattenerli con le sue grazie e con la piacevolezza di una vita immersa nella natura.  Più complesso ma comunque interessante è quello di Alejandra: la razionalità e l’armonia con cui progetta le sue forme architettoniche sono espressione di un’attitudine mentale che finisce per respingere a priori, se non per motivi etici, almeno per linearità di comportamento, il tradimento del marito. La sua evoluzione, frutto della sua tensione nel cercare di comprendere come sia potuto accadere, finiranno per avvicinarla alla sensibilità di Verònica e a disegnare nuove forme architettoniche in continua tensione dinamica. Il meno riuscito è proprio il personaggio di Oscar (interpretato da quell’ Álvaro Morte che era stato così determinante per il successo di La casa di carta): sembra una persona senza coerenza interna, che insegue ciò che nell’immediato risulta per lui più piacevole.

Altri serial hanno trattato di recente il tema del tradimento, come The Affair. Questo mostrava in modo molto realistico come il tradimeto danneggi non solo il coniuge tradito e i figli, ma anche il coniuge colpevole: la sua vita diventa fragile, i due amanti vengono squassati da continue incertezze, colti da repentini pentimenti e altrettanti, mai definitivi, recuperi di speranza per un futuro più stabile. Al contrario, In questo Il molo rosso, il tema viene sviluppato come un mito: da una parte c’è Alejandra, espressione della modernità: è una donna emancipata, che si realizza con il suo lavoro di architetto, che risolve sempre a proprio vantaggio eventuali problemi (quando resta incinta proprio quando sta completando un importante progetto, abortisce senza tentennamenti, nonostante le perplessità del marito). Dall’altra c’è una Dea della Natura (Verònica) che vive di agricoltura e pesca, si offre generosamente agli uomini che la desiderano e se resta incinta, accoglie serena il frutto della sua fecondità. Anche i colori contribuiscono a sottolineare questo cotrasto: se l’acqua e le terre della riserva di Albufera vengono riprese con le luci calde dell’alba o del tramonto, la figura di Alejandra si staglia spesso sullo sfondo delle opere di Calatrava a Valencia

Se il baricentro del racconto è costituito sulla contrapposizione fra le due donne, poste a simbolo di due diverse forme di amore e di impiego della sessualità, l’interesse dello spettatore viene disturbato dal fatto che il tema della sessualità finisce per venire abusato (episodio dopo episodio, abbiamo  amore fra persone di diverso o dello stesso sesso, amore a tre, masturbazioni, una giovane ragazza che vende su Internet le proprie nudità,..). Il risultato netto è che l’autore non sembra volerci proporre seriamente nuove forme di vita libertina ma più prosaicamente, tenere desto l’interesse dello spettatore, con continui risvolti pruriginosi.

Resta piacevole la forte intesa fra quattro donne (Alejandra, sua madre, l’amica Katia e sua figlia): spesso litigano fra loro ma le tiene unite una forte solidarietà, pronte ad aiutarsi a vicenda. Spetta proprio a Katia la decisione più saggia di tutta la fiction: divenuta l’amante del suo capo, decide di lasciarlo per non arrecare sofferenza alla moglie di lui.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

CYRANO, MON AMOUR

Inviato da Franco Olearo il Gio, 05/02/2019 - 09:33
 
Titolo Originale: Edmond
Paese: FRANCIA
Anno: 2018
Regia: Alexis Michalik
Sceneggiatura: Alexis Michalik
Durata: 109
Interpreti: Thomas Solivérès, Olivier Gourmet, Mathilde Seigner, Alice de Lencquesaing

Parigi: sul finire dell’Ottocento, Edmond Rostand, giovane drammaturgo e talentuoso poeta, è reduce dall’insuccesso della sua ultima pièce e si trova praticamente sul lastrico. Quando ottiene un incontro con il divo Constan Couquelin, in declino e in difficoltà economiche, gli viene offerta una possibilità: l’attore gli commissiona una commedia eroica in versi per rilanciare la sua popolarità. Edmond non ha nulla in mano e ha solo tre settimane per scrivere quello che diverrà un capolavoro: il “Cyrano de Bergerac”.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Le potenza della rappresentazione teatrale, fatta di valori umani che trascendono i creatori per dare qualcosa al pubblico, alla realtà degli spettatori, ieri come oggi
Pubblico 
Adolescenti
Una breve scena di nudo
Giudizio Artistico 
 
La costruzione del noto capolavoro è raccontata attraverso una commedia divertente, con un buon ritmo e una cura dello stile linguistico, capace di far assaporare l’abilità del protagonista con la poesia. Ottima la cura nell’ambientazione
Testo Breve:

Il giovane drammaturgo Edmond Rostand ha solo tre settimane per scrivere il “Cyrano de Bergerac”. Una divertente ricostruzione della nascita di questo capolavoro e della capacità del teatro di sublimare la realtà.

Adattamento di una pièce di successo del 2016, scritta dallo stesso Alexis Michalik, regista del film, Cyrano, Mon Amour (in originale semplicemente Edmond), mette in scena la genesi di una delle opere più conosciute e di successo della storia del teatro francese.

Il giovane Rostand, poeta di talento ma poco fortunato, con una famiglia da mantenere nella città più costosa del mondo, ha l’occasione di scrivere una commedia per uno degli attori più conosciuti di Parigi. Ha solo tre settimane e nessuna idea, tranne un titolo: Cyrano de Bergerac. A salvarlo dal “terrore della pagina bianca” è ciò che gli accade intorno, a partire dall’innamoramento del suo amico Léo, attore bello ma poco eloquente, per una costumista, Jeanne, appassionata di poesia e ammiratrice dei versi di Rostand. Per aiutarlo a conquistarla, Edmond si improvvisa per lui suggeritore di poesie e da qui prende l’avvio la famosa storia di Cyrano. È infatti grazie al segreto scambio epistolare con la bella costumista, che diviene la musa di Edmond, che si dipana pian piano la trama della commedia, scritta e provata contemporaneamente dalla sgangherata compagnia teatrale messa in piedi da Coquelin.

E mentre la storia della finzione prende vita, la realtà di Edmond si complica, tra la crisi con la moglie, che si sente tradita dal non essere lei la musa, l’amicizia con Léo, a cui Edmond nasconde il carteggio con Jeanne, e l’ammirazione di Jeanne per Edmond, che viene scambiata ambiguamente per altro. Il tutto però si chiarisce quando Edmond comprende la natura di quel che sta scrivendo: Cyrano trascende e sublima la realtà di partenza, è tutto quello che Edmond non sarà mai: il coraggio, l’ironia, l’eroismo, l’amore. Ma sarà poi proprio attraverso il racconto dell’eroe che ognuno dei personaggi tornerà alla propria realtà con una nuova consapevolezza, e tutto quello che era in crisi ritrova il proprio ordine.

La costruzione del noto capolavoro è raccontata attraverso una commedia divertente, con un buon ritmo e una cura dello stile linguistico, capace di far assaporare l’abilità del protagonista con la poesia. La vita di Edmond, preso dai capricci di eccentrici produttori e attori, dalle difficoltà con la moglie, dal carteggio romantico con Jeanne e dai momenti di “blocco dello scrittore”, si alterna con lo svolgimento delle prove, fino alla messa in scena della prima, il 28 dicembre 1897, dove teatro e vita si fondono a tal punto che nella nota scena finale del Cyrano il palco sparisce per lasciare spazio ad un vero convento e ad una piena immedesimazione, come fosse la scena di un film.

Sorprende poi la cura nell’ambientazione, la Parigi di fine Ottocento, dove tra l’altro il teatro popolare si trova davanti alla neonata invenzione del cinema, con i primi spettacoli dei fratelli Lumière. E se quell’invenzione già era vista come preludio della fine per il teatro, il Cyrano de Bergerac, come suggerisce la voce narrante, ha travalicato l’istante di quella rappresentazione del 1897 per giungere fino a noi, attraverso innumerevoli rappresentazioni, con una storia universale, fatta di valori umani che trascendono i creatori per dare qualcosa al pubblico, alla realtà degli spettatori, ieri come oggi.

 

Autore: Jessica Quacquarelli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

AVENGERS: ENDGAME

Inviato da Franco Olearo il Lun, 04/29/2019 - 10:26
 
Titolo Originale: Avengers: Endgame
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Anthony Russo, Joe Russo
Sceneggiatura: Christopher Markus, Stephen McFeely
Produzione: KEVIN FEIGE PER MARVEL STUDIOS
Interpreti: Karen Gillan, Brie Larson, Scarlett Johansson, Robert Downey jr, Chris Hemsworth,Mark Ruffalo, Chris Evans

Dopo lo schiocco di dita di Thanos e la sparizione di metà degli esseri viventi dell’universo, gli Avengers devono fare i conti con le conseguenze del loro fallimento. L’arrivo in loro aiuto di Captain Marvel li spinge a tentare una nuova mossa contro Thanos, ma riportare le cose come erano prima sarà molto più complicato del previsto e richiederà dolorosi sacrifici…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film esprime bene la tensione esistente tra dovere per il bene comune e la dimensione privata e sottolinea l’importanza della famiglia, sia essa quella biologica o quella che le avventure comuni hanno cementato.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Non si può non negare al film la sua natura epocale, che unisce il gusto per l’epica a un autentico amore per personaggi che nel tempo ci sono diventati familiari come vecchi amici e a cui regala un finale davvero all’altezza.
Testo Breve:

Gli Avengers devono fare i conti con le conseguenze del loro fallimento ma l’arrivo in loro aiuto di Captain Marvel li spinge a tentare una nuova mossa contro Thanos. Un film che parla coraggiosamente di  reazione al fallimento e di elaborazione del lutto e come questo cambia i vari supereroi.

Inizia con toni assai poco usuali per un cinecomic, c’è lutto e senso di impotenza, questo film che nelle ambizioni (e in grandissima parte anche nella realtà) vuole essere la summa di un decennio di Universo Marvel e più in generale di cinema (le citazioni cinefile, soprattutto ad opera di Antman, sono moltissime, la più importante, ovviamente, quella di Ritorno al futuro).

Endgame  è di fatto una sorta di film-mondo (come lo sono certi romanzi dell’Ottocento) nella sua volontà di riassumere e dare un senso anche a tanti momenti del passato cinematografico della saga e fa riconoscere anche allo spettatore meno avveduto come il fumetto sia riuscito in così poco tempo a diventare per gli spettatori giovani e vecchi del terzo millennio un genere cardine, come solo forse il western era stato per gli usa degli anni Cinquanta

Endgame, forse uno dei film più attesi della storia del cinema e più a rischio di spoiler, parla innanzitutto, e coraggiosamente, di  reazione al fallimento e di elaborazione del lutto e come questo cambia i vari supereroi.

E lo fa in maniera coerente a come li abbiamo conosciuti nei loro difetti e nelle loro virtù: Steve Rogers/Captain America non abbandona il suo ruolo di mentore, Tony Stark si riprende il privato a lungo sacrificato, Vedova Nera lotta per non perdere il gruppo, Occhio di Falco si trasforma in un giustiziere, Bruce Banner/Hulk prova finalmente a trovare un equilibrio, Thor… ecco questo è qualcosa che è bene non anticipare, ma anche qui il percorso si rivela più interessante del previsto

La scomparsa di tanti personaggi permette di concentrarsi soprattutto sul nucleo originale degli Avenger, in particolare Iron Man e Captain American, che da sempre rappresentano due poli opposti del modo di intendere il ruolo di supereroi, ma che rappresentano entrambi quella tensione tra dovere per il bene comune e dimensione privata che diventa fondamentale in questa storia dalle dimensioni cosmiche.

I temi del significato dell’eroismo e del sacrificio in nome di un bene più grande, ma soprattutto di persone a cui si vuole bene, non è nuovo per la Marvel, ma qui assume le sue dimensioni più assolute, come pure la sottolineatura dell’importanza della famiglia, sia essa quella biologica o quella che le avventure comuni hanno cementato.

Se almeno nella prima parte la pellicola favorisce le relazioni sul’azione pura e semplice, con la partenza del grande “piano”  di rivincita il ritmo si fa più movimentato, senza perdere di significato, fino al grande scontro finale, che regalerà ai fan più di un momento di autentica esaltazione.

Dopo aver tanto anticipato il ruolo di Captain Marvel, la supereroina femminista nuova di zecca non svolge poi un gran ruolo (ma sinceramente non se ne sente poi tanto la mancanza, nel tripudio di ritorni e reunion più emotivamente rilevanti), mentre al centro del gruppo dei sopravvissuti giganteggia Vedova Nera, che si fa carico di tenere unito il gruppo dopo la tragedia e a cui toccano alcuni dei momenti e delle scelte più commoventi della storia.

Se, nonostante le dimensioni eccezionali anche in termini di durata (oltre tre ore, come i grandi colossal dei bei tempi andati), qualcuno avrà da trovare difetti on Endgame (ma c’è anche chi ha criticato i sette finali di un capolavoro come Il signore degli anelli- Il ritorno del re, con cui per certi versi questo film ha qualcosa in comune), non si può non riconoscerne la natura epocale, che unisce il gusto per l’epica a un autentico amore per personaggi che nel tempo ci sono diventati familiari come vecchi amici e a cui regala un finale davvero all’altezza.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |