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IL DISERTORE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 04/21/2021 - 22:19
Titolo Originale: Der Überläufer
Paese: Polonia, Germania
Anno: 2020
Regia: Florian Gallenberger
Sceneggiatura: Bernd Lange, Florian Gallenberger
Durata: 2h,53'
Interpreti: Jannis Niewöhner, Małgorzata Mikołajczak

Nell’estate del 1944, in Pomerania, il giovane Walter Proska lascia la tenuta agricola dove è vissuto fino a quel momento con la sorella e il genero per arruolarsi nella Wehrmacht. La sorella cerca di dissuaderlo in ogni modo ma lui ritiene sia suo dovere arruolarsi. In viaggio sul vagone di un treno merci, lascia salire una donna, che sta cercando un passaggio. Si chiama Wanda ed è polacca. Fra loro due nasce subito una simpatia ma poi Wanda si allontana precipitosamente perché il treno sta per essere ispezionato. Walter guarda incuriosito un barattolo che lei ha lasciato, contenente, secondo quanto le ha detto la ragazza, le ceneri di suo fratello. Al passaggio su di un ponte, lancia il contenitore nel fiume sottostante ma ciò scatena una poderosa esplosine. Quindi lei era una terrorista polacca che aveva intenzione di far saltare quel treno tedesco…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
E’ ben descritto il desiderio dei due protagonisti innamorati di vivere insieme una vita pacifica, ma il trasformismo di Walter non appare come mosso da nobili ideali, quanto una diretta ricerca della sopravvivenza
Pubblico 
Maggiorenni
Presenza di nudi statici. Accenni indiretti a comportamenti violenti e a torture
Giudizio Artistico 
 
Buona performance dei protagonisti. L’ampio arco narrativo appare a volte troppo ambizioso per raccontare pienamente i drammi del popolo tedesco prima e dopo la guerra
Testo Breve:

Il contadino Walter è stato arruolato nella Wehrmacht  a luglio del ’44, quando ormai la sconfitta risulta inevitabile. L’amore per una donna, le violenze compiute dai suoi comandanti mettono a repentaglio la fedeltà al suo paese. Un altro ethical drama destinato a far discutere. Su Raiplay

Questo film è ricavato da un libro che ha una storia insolita. Der Überläufer  è stato scritto da Siegfried Lenz, considerato uno fra gli scrittori più importanti della letteratura tedesca, ma non trovò mai un editore finchè Lenz fu in vita. Fu pubblicato solo nel 2016, due anni dopo la sua morte. Nonostante il trascorrere del tempo costituisca la cura migliore per lenire certe ferite del passato, raccontare la storia di un disertore che per di più si unisce alle truppe russe in Polonia, era, ai tempi della guerra fredda,  da considerarsi un pugno nello stomaco. In altri romanzi Lenz aveva affrontato il tema dell’identità della Germania dopo la seconda guerra mondiale e l’eredità del nazionalsocialismo e in effetti parlare della crisi di coscienza di un giovane che si convince dell’inutile crudeltà della guerra fino a disertare è sicuramente un tema delicato che Lenz conosce bene, visto che lui stesso aveva disertato dalla Kriegsmarine per 1943 per rifugiarsi in Danimarca.

Il film ha un arco narrativo molto lungo (300’ è la durata del film e in orgine era una miniserie in due puntate) perché dopo le vicende di Walter come soldato tedesco, la storia prosegue nella Berlino dell’Est dove il giovane è costretto dai russi a contribuire alla socializzazione forzata del paese e infine, anni più tardi, lo ritroviano nelle Berlino Ovest come tranquillo borgese con prole che beneficia del boom economico. Si tratta quindi di un progetto ambizioso che cerca di cogliere, seguendo le vicende di Walter, le trasformazioni della Germania alla fine della guerra e nel primo dopoguerra. Per fortuna il regista Florian Gallenberger e lo sceneggiatore Bernd Lange non hanno voluto strafare e lo spettatore riesce ad appassionarsi alle vicende del protagonista, senza sentirsi coinvolto in un trattato di sociologia e storia. Procediamo anche noi con ordine, analizzando prima l’amore fra Walter e Wanda e poi il tema, squisitamente etico, della leicità della diserzione in situazioni particolari.

“Cosa faresti adesso se la guerra non fosse mai cominciata?” - domanda Wanda mentre entrambi sono sdraiati, in perfetto, intimo abbandono, su di un vasto prato. Walter ci riflette un po’: “Starei in un ufficio seduto alla scrivania a disegnare la planimetria di una casa e i fine settimana li passerei da mia sorella e andrei a cavallo. “E tu cosa faresti?” chiede a suo volta Walter; “Io canterei” è la risposta. La storia d’amore dei due protagonisti è molo bella; in mezzo a una guerra che impone solo odio, sangue e morte, due giovani che militano su fronti opposti sentono la grande voglia di vivere e di essere felici, sperando solo di poter godere di quelle piccole abitudini che si formano in una vita trascorsa assieme. La fisicità dei loro incontri amorosi, espressa con la nudità dei loro corpi, esprime bene la forza di una natura che reclama con imperio l’osservanza alle sue leggi, in particolare quella legge del desiderio, fonte di felicità e di nuova vita. Un amore molto più concreto di quelllo della coppia di Cold War, anche loro in movimento continuo fra Europa dell’Est e dell’Ovest, che aveva alimentato un amore sublimato, incapace di calarsi nella banalità del quotidiano.

Il tema della diserzione è invece molto più delicato. Il nostro Walter non è certo un eroe, è portato istintivamente alla non violenza e al rispetto degli altri ma sembra quasi attendere da qualcuno più saggio di lui il suggerimento su come comportarsi. Si lascia convincere dal compagno di plotone a disertare in nome di un pacifismo un po’ generico, per poi trovarsi ad aiutare prima le truppe russe che in fatto di crudeltà non sono da meno della Wehrmacht e poi, durante la costruzione della Germania socialista, nell’odioso mestiere di delatore di chi non abbraccia le nuove idee.  Non ci troviamo di fronte a Franz Jägerstätter, ricordato in La vita nascosta, umile contadino austriaco che rifiuta la chiamata alle armi in nome della sua fede cattolica o al pacifismo, profondamente sentito, del protagonista di La battaglia di Hacksaw Ridge. Possiamo parlare piuttosto di ricerca della sopravivenza, di un desiderio di fuga dal non senso di popoli che si combattono fra loro per ideali che prevedono l’annullamento di tutto ciò che è umano per la costruzione di società che nulla hanno di umano.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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YOUR HONOR

Inviato da Franco Olearo il Sab, 04/17/2021 - 11:51
Titolo Originale: Your Honor
Paese: U.S.A.
Anno: 2020
Sceneggiatura: Peter Moffat
Produzione: King Size Productions, Moonshot Entertainment, CBS Studios
Durata: 10 puntate di 50'
Interpreti: Bryan Cranston, Hunter Doohan, Hunter Doohan, Hope Davis,

Adam, un ragazzo di New Orleans di 17 anni, conduce una vita serena e agiata con suo padre, Michael Desiato, un giudice integerrimo (sua madre è morta quando era ancora piccolo). Una mattina presto si reca in macchina a Lower Ninth Ward, il sobborgo black della città per depositare un fiore sulla strada dove è stata uccisa sua madre. Spaventato da una gang che lo sta minacciando, gli scivola di mano l’inalatore (soffre d’asma) e nel chinarsi per raccoglierlo, finisce per investire un motociclista, un ragazzo della sua stessa età. Vorrebbe chiamare il numero per le emergenze ma non riesce a parlare, soffocato dall’emozione. Il ragazzo investito è ormai morto e a questo punto Adam risale in macchina per tornare a casa. Affranto, racconta tutto al padre che decide di accompagnarlo al distretto di polizia. Stanno per entrare quando Michael si accorge che prima di lui è arrivato Jimmy Baxter, un noto capomafia e comprende che è lui il padre del ragazzo ucciso. Padre e figlio tornano indietro. Una autodenuncia sarebbe la morte certa per Adam e il padre decide quindi di affossare ogni indizio che possa incriminare suo figlio…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial propone una concezione disunita del bene : salvaguardare la vita di chi ci è caro (il proprio figlio) vale più di qualsiasi norma etica universale. Per fortuna il racconto stesso manifesta la fragilità di questa limitata prospettiva e mostra come nel mentire, nell’ingannare si finisce per causare danni al prossimo, perfino la morte di persone innocenti. Manca il coraggio di un padre che, proprio perché ama, deve deve dare il buon esempio di un comportamento onesto e generoso.
Pubblico 
Adolescenti
Per alcune scene “forti” la visione è consigliata a partire dagli adolescenti
Giudizio Artistico 
 
Prestazione superba del protagonista Bryan Cranston; la sceneggiatura imbastisce ottimi dialoghi e la regia realizza alcune sequenze di grande effetto anche se, la continua introduzione di nuovi fatti e di nuovi personaggi, rende lo sviluppo della storia troppo meccanica
Testo Breve:

Un giudice, per occultare il reato di omissione di soccorso compiuto dal figlio, sfrutta la sua posizione mentendo, occultando prove, influenzando testimoni. Un thriller che è anche un ethical drama destinato a far discutere. Su Sky

Questo serial è un crime drama e le caratteristiche ci sono tutte (omicidi, processi, violenze nelle carceri, boss mafiosi, poliziotti corrotti,..) ma si potrebbe anche acrivere a un nuovo filone che potremmo chiamare Ethical drama. Quando eventi tragici e imprevisti irrompono nella vita tranquilla di una onesta persona, interviene il dilemma delle priorità da seguire e il giudice Michael non ha dubbi: non ci sono principi assoluti che possano anteporsi al salvataggio di una vita umana che ci sta a cuore: deve salvare suo figlio a ogni costo e per farlo mente, sottrae e falsifica prove, manipola un processo a lui affidato per portarlo nella direzione per lui più conveniente. Il capostipite e il più famoso di questo filone è indubbiamente Breaking Bad  (e il suo spin-off: Better call Saul); non a caso entrambi hanno come protagonista lo stesso, bravissimo, Bryan Cranston. Anche in quel caso, un onesto professore, buon marito e padre, di fronte alla sua malattia incurabile e l’impossibilità di lasciare un sussidio adeguato per il figlio handicappato, inizia a produrre droga e a scalare la gerarchia della malavita. Possono rientrare in questa categoria anche Million Dollar Baby, dove l’eutanasia diventa un’opzione possibile, non perché la si riconosca accettabile ma perché il soggetto malato lo desidera e anche The Undoing può essere ascritto a questa categoria, visto che sono tante le bugie dette e le verità celate allo scopo di nascondere ciò che è realmente accaduto. Rispetto ai precedenti, questo Your Honor si compiace di teorizzare, nei dialoghi, questa etica nomade, come è stata etichettata  dalla filosofa Rosi Braidotti (in altre recensioni ho parlato di religione dell'umano). La vita del proprio figlio è superiore a qualsiasi legge umana o divina, è il senso che viene dato al comportamento di Michael Desiato.  Una sua amica avvocato  ha scoperto finalmente che è suo figlio il vero colpevole e lo apostrofa brutalmente: “Chi sei tu? Credi che giustizia e principi possano avere la precedenza sulla vita di un figlio?, Michael risponde in modo netto: “Se non vuoi avere una macchia sull’anima puliscila subito con una telefonata (alla polizia). L’equazione è: uccidi Adam e  ti pulisci l’anima”.

Anche Jimmy, il padre del ragazzo investito e ucciso, è l’altra faccia dello stesso sentire: dopo la morte del figlio ha smesso di provare emozioni: ucciderà chi ha ucciso suo figlio senza alcuna esitazione. E’ un tema che si ripropone in modo simile in altri protagonisti. L’amico afroamericano di Michael, che si è proposto per la canditatura a sindaco ed è stato coinvolto nell’occultamento della verità, ora non vuole più che venga a galla: “tu vuoi prendere la tua coscienza e portarla a pagare il conto alla prima stazione di polizia?  Va bene. Ma mi trascinerai nel baratro insieme a ogni povera famiglia di questa città”.

Anche la fede ebraico-cristiana è messa alla berlina in questo Your Honor, a sottolineare che non è certo la fede una soluzione. Chi è ipocritamente cristiana è prorio la famiglia mafiosa dei  Baxter, che vuole imporre con la forza pratiche religiose ai figli e la stessa adolescente Fia, ridicolizza l’episodio di Abramo invitato a sacrificare il figlio Isacco, come esempio di massima assurdità che proviene da questo presunto Dio.

Se questo è il motivo che percorre tutta la serie, non mancano le emozioni di un thriller. Noi sappiamo fin dall’inizio cosa è realmente accaduto e seguiamo Michael, continuamente insidiato da qualcuno che sta per scoprire cos è realmente accaduto, in tutte le sue mistificazioni e azioni orribili che compie per celare la verità. Assistiamo a un graduale rilascio, puntata per puntata, con grande perizia, di nuove sorprese e di nuovi personaggi,  anche se alla fine viene allo scoperto una certa “meccanica degli eventi”; un eccesso di sottotrame, che hanno la funzione strumentale  di tener alta l’attenzione dello spettatore.  Ottima la sceneggiatura, soprattutto nei dialoghi: assistiamo a un confronto serrato fra gangster e poliziotti, come esibizione della loro potenza ma anche il delicato rivelarsi di due adolescenti, di Adam e Fia Baxter, che scoprono giorno per giorno, di innamorarsi l’uno dell’altra.

Anche la regia contribuisce a mantenere alta la tensione: l’incidente che accade nel primo episodio, l’agonia del ragazzo investito, l’angoscia impotente di Adam, sono una di quelle scene che non si possono dimenticare facilmente e alza il tasso di drammaticità di tutta la serie.

Alla fine dobbiamo concludere che questo tipo di etica soggettiva, che si costruisce di volta in vlta in base alle situazioni,  giustificata dalla complessità dell’essere umano, si stia consolidando e verrà riproposto in altre opere mediali, fino a diventar parte del senso comune? Siamo lontani mille miglia dai film western degli anni ‘50 e ‘60, dove l’eroe duro e puro andava dritto a compiere ciò che era giusto, incurante dei pericoli che stava correndo.  In verità è lo stesso serial che contraddice i principi che ha esposto: com’era già accaduto in Breaking Bad, il protagonista perde la libertà, diventa automaticamente schiavo di una spirale di comportamenti a cui non può più rinunciare e deve sottostare anche ai ricatti che ora possono venirgli imposti da chi ha scoperto che lui si muove in base a tornaconti personali e non in base a principi assoluti.  Lo stesso finale, alquanto deludente, sembra voler sottolineare che la giustizia e la verità non trionfano e che noi continuiamo a restar vittime di un caso imprevedibile a cui reagiamo condizionati dalla nostra visione parziale e soggettiva. Ci sono almeno due persone giuste e incorrotte in questo serial: l’agente Nancy Costello e l’avvovcato Lee Delamere che esercitano con scupolo il loro mestiere. Ciò che manca assolutamente in questo serial è un gesto generoso, espressione di un amore oblativo (a un certo punto Michael pensa di costituirsi al posto del figlio), l’unico che avrebbe potuto rompere la catena degli egoismi, riportando la situazione al bene. Questa volta un bene per tutti

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GENITORI VS INFLUENCER

Inviato da Franco Olearo il Dom, 04/11/2021 - 20:45
Titolo Originale: Genitori vs influencer
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Michela Andreozzi
Sceneggiatura: Michela Andreozzi, Fabio Bonifacci
Produzione: Paco Cinematografica, Neo Art Producciones
Durata: 94
Interpreti: Fabio Volo, Ginevra Francesconi, Giulia De Lellis

Paolo è un professore di filosofia che si prende cura da solo (è vedovo) della figlia Simon. La ragazza è brava a scuola, è sempre stata ubbidiente ma ora ha raggiunto l’età dell’adolescenza e passa tutto il tempo incollata al cellulare. Paolo ce la mette tutta per ricostruire un rapporto armonioso con la figlia ma la distanza generazionale sembra incolmabile, soprattutto quando lei dichiara di voler diventare un’influencer. Paolo sbotta in una sfuriata che ripresa dalla figlia con il telefonino, diventa presto virale. Così senza volerlo, anche Paolo diventa un influencer e la figlia si offre di diventare il suo social media manager…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un padre e una figlia adolescente riescono a superare il salto generazionale che li separa e trovano il modo di impegnarsi nello stesso progetto
Pubblico 
Adolescenti
Qualche atteggiamento disinvolto e l’inserimento di un personaggio con inclinazioni omosessuali al solo scopo di ricavarne qualche battuta
Giudizio Artistico 
 
Qualche battuta va a segno ma il racconto avanza solo sotto la spinta di continui cambiamenti di prospettiva: un gioco che non sempre riesce e si determinano momenti di stallo
Testo Breve:

Simon è una ragazza adolescente che aspira a diventare una influencer famosa. Il padre è un austero professore di filosofia. Un continuo cambiamento di ruoli ci fa conoscere, divertendo, nuove frontiere e rischi nel mondo dei social

Social media manager, shitstorm, blastare, friendzonato, boomer, hater: per chi non è molto avvezzo al linguaggio dei social media, questo film potrebbe diventare l’occasione attesa per non restare indietro, tanto più che una delle protagoniste, Giulia de Lellis, è realmente un’influencer affermata che di fatto recita se stessa. Per chi invece conosca questo mondo, non può aspettarsi molte emozioni; la vicenda di come Paolo, da anti-influenzer riesca facilmente a trovare anche lui un pubblico che lo segua (con tutti i vantaggi commerciali che ne conseguono) è sviluppata in modo quasi didattico ad uso dei novizi.

Il film si espone su un tema così scottante e attuale, in modo bilanciato. Da una parte viene sottolineata la libertà di poter esprimere in rete tutto ciò che si desidera, dall’altra la grande volubilità dei simpatizzanti che possono presto compattarsi in una shitstorm, senza contare l’impiego di un’arma tipica per la vendetta che è il revenge porn.

Il film avanza ponendosi l’obiettivo di inanellare una serie di colpi di scena ma se all’inizio il meccanismo funziona (il compassato professore di filosofia che diventa un influencer, la figlia-antagonista che diventa la sua affiatata social media manager, l’influencer antagonista Ele-O-Nora che si trasforma in alleata e qualcosa di più, ..) alla fine perviene a un punto di stallo e a poco serve il recupero di una sottotrama che periodicamente viene ripresentata: il gruppo dei vicini di casa che conoscono il professore e Simon da quando era piccola. Essi rappresentano per contrasto, cosa sono i veri rapporti umani, quelli non virtuali,  che si sviluppano guardandosi in faccia.  Tra questi vicini troviamo, fra gli altri,  Paola Minaccioni e un impagabile Nino Frassica, che rappresentano persone che sono quello che sono, con i loro pregi e i loro difetti, diversamente dai personaggi monodimensionali che vengono costruiti per la rete. La ricerca di colpi di scena a tutti i costi ha fatto sì che venisse introdotto anche uno studente con inclinazioni omosessuali (o presunte tali) che ha un  interesse verso il professore di filosofia. Le battute che ne scaturiscono sono estremamente infelici e la sottotrama che si sviluppa è fuori contesto.

Alla fine il film, visto come commedia famigliare, fornisce un messaggio positivo: un padre e una figlia riescono a comprendere il punto di vista dell’altro e si impegnano insieme per raggiungere gli   stessi obiettivi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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I NOSTRI CUORI CHIMICI - CHEMICAL HEARTS

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/08/2021 - 11:09
Titolo Originale: Chemical Hearts
Paese: U.S.A.
Anno: 2020
Regia: Richard Tanne
Durata: 94
Interpreti: Lili Reinhart, Austin Abrams:

Henry Page è uno studente dell’ultimo anno delle superiori, carattere introverso, appassionato di scrittura. Nella sua scuola arriva Grace Town: ragazza misteriosa, lettrice di poesie, zoppicante, cammina con il sostegno di una stampella e con la paura di guidare. Insieme si trovano a co-dirigere il giornalino della scuola. Insieme fanno lunghe camminate e chiacchierate. Lui se ne innamora, lei corrisponde in qualche modo, ma a volte è schiva e silenziosa. Per lui è la prima storia d’amore seria; lei, invece, ha una bellissima storia pregressa finita in modo tragico. Henry vivrà il suo ingresso nell’età adulta, per Grace sarà l’occasione di elaborare il suo lutto.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film racconta la genesi di un amore fra due adolescenti ma la vita è affrontata con sofferenza, incupita dall’ipotesi che ciò che sentiamo è frutto di pure reazioni chimiche
Pubblico 
Maggiorenni
Presenza di un rapporto sessuale fra due giovani senza nudità, ma con dettagli sul preservativo impiegato, un bacio lesbico, linguaggio scurrile, uso di stupefacenti, viene affronta verbalmente la tematica del suicidio. Secondo Prime Video: 16+
Giudizio Artistico 
 
Ottima interpretazione dei due protagonisti Lili Reinhart e Austin Abrams: grazie all’aiuto di ottimi dialoghi riescono a farci partecipi di una tormentata storia d’amore
Testo Breve:

fra Henry e Grace, che partecipano alla redazione del giornalino scolastico, l’amore sboccia inesorabilmente ma lei deve cacciare i fantasmi del suo passato. Un film che sottolinea come l’adolescenza possa trasformarsi in una stagione vissuta con sofferenza. Su Prime Video  

Un accostamento forse inconsueto quello operato dal film fin dal suo incipit e che spiega perché abbiamo dei “cuori chimici”: secondo la sorella di Henry, l’amore attiva una serie di meccanismi fisici e psicologici molto simili a quelli che scatena una qualsiasi dipendenza. Sostanze come dopamina, adrenalina invadono il nostro cervello e attraggono il nostro corpo verso un altro.  Il risultato è che essere adolescenti è doloroso perché si provano dei sentimenti difficili da sopportare. Le conclusioni sono tragiche, secondo le parole di Grace: “Gli anni dell’adolescenza sono un limbo dove ti trovi a metà strada fra essere un bambino è un adulto. Gli adulti sono soltanto dei bambini con le cicatrici, sopravvissuti a quel limbo”. Si tratta di una posizione scientista e tragicamente romantica allo stesso tempo, che apparentemente sembra dare risposta a tutto: innamoramento, sbalzi d’umore, senso di vuoto quando si perde l’affetto di qualcuno… ma che viene poi smentita dal film stesso. La chimica dei fenomeni della maturazione umana, infatti, non rende sufficientemente merito alla ricchezza del mondo emotivo con cui ogni persona deve fare i conti durante la sua vita.

Questo teen drama, tratto dall’omonimo libro del 2016 scritto da Krystal Sutherland, racconta la storia di due ragazzi che “terminano” la loro adolescenza per entrare nel mondo adulto: un passaggio necessario, pur restando complesso, articolato, che chiede anche lo sforzo uscire da un passato doloroso.

Amici, famiglia e amori: le componenti che non possono mancare in un teen movie.

Cominciando dai primi. Per Henry sono un punto di riferimento imprescindibile, non lo stesso per Grace che, essendo arrivata da poco in città, non si è ancora costruita una cerchia di confidenti e, dal suo atteggiamento un po’ riservato e un po’ scontroso, sembra non cercarne. L’interpretazione dei giovani protagonisti è davvero ottima: la sintonia tra i vari personaggi, la resa dei diversi sbalzi d’umore, la complicità e l’intesa… ogni elemento viene messo in risalto.  

Le due famiglie principali, quella di Henry e quella di Page, sono molto diverse. La prima è una famiglia solida: due genitori che si sono conosciuti al tempo del liceo, che come allora si amano ancora. Hanno una figlia, oltre al protagonista. Il ragazzo percepisce la loro storia come perfetta e senza problemi, Una situazione che contrasta con la tempesta che il ragazzo sta vivendo. Se Henry si sente incompreso da loro, fa eccezione la sorella maggiore, a sua volta delusa da una storia d’amore, con la quale riesce a confidare le sue pene d’amore. La famiglia di Grace, invece, non sa bene come gestire il trauma della figlia e si trova impotente davanti a tanto dolore.

Nell’ambito dell’amore, infine, numerose sono le sfaccettature presentate. L’amore stabile e solido dei genitori dei ragazzi; l’innamoramento di Henry per Grace, fatto di trasporto, di dialogo, di attrazione fisica (viene portato sullo schermo anche un rapporto sessuale, senza però indugiare su nudità). Infine l’amore segnato dal lutto improvviso, con tutti i suoi rimorsi e sensi di colpa in chi resta.

Se numerosi, recentemente, sono stati i film teen sulla malattia e sulla morte, particolarmente interessante è questa pellicola perché mostra in modo molto realistico la fase dell’elaborazione del lutto. Nella maggior parte dei sick-lit movie, dopo la morte di uno degli innamorati compare spesso la scritta: qualche tempo dopo / alcuni mesi dopo / alcuni anni dopo… apprezzabile qui la scelta del regista di raccontare proprio quel tempo in cui è necessario imparare a convivere con l’assenza della persona amata per cercare di andare avanti.

Scelta che fornisce l’opportunità anche di approfondire i caratteri e le relazioni dei personaggi: non si sta parlando certamente del cinema verità, ma di una pellicola che restituisce al pubblico dei personaggi con uno spessore umano davvero significativo e verisimile.

Il giudizio +16 attribuito al lungometraggio è coerente con i suoi contenuti, non adatti ai più piccoli sia per quanto detto finora che per il linguaggio in alcuni tratti scurrile.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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FLORA & ULISSE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 04/07/2021 - 07:51
 
Titolo Originale: Flora & Ulysses
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Lena Kahn
Sceneggiatura: Brad Copeland
Produzione: Walt Disney Pictures, Netter Productions
Durata: 95
Interpreti: Matilda Lawler, Alyson Hannigan, Ben Schwartz

Flora ha dieci anni e ha, anzi aveva, una grande passione per i fumetti, in particolare per i supereroi creati da suo padre. Ora però, tante cose sono cambiate: i genitori si sono separati, suo padre è stato costretto a impiegarsi come magazziniere di un supermercato perché i suoi fumetti non trovano un editore e sua madre, scrittrice di romanzi d‘amore, ha smarrito la sua vena creativa.

Per tutte queste ragioni Flora si autodefinisce una cinica: sa che i supereroi esistono solo nella fantasia e si sforza di guardare la realtà così com’è, senza sognare o sperare nulla. Un giorno, salva uno scoiattolo che è stato aspirato da un robot da giardino. Lo porta con sé in casa e con sua grande meraviglia l’animaletto, chiamato Ulisse, riesce a comunicare con lei e ha dei superpoteri. Forse si può tornare a credere nei supereroi…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Viene chiaramente espressa la tristezza di una famiglia separata, a cui fa da contrasto la gioia di una famiglia che resta unita
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il regista è molto efficace nelle divertenti sequenze slapstick ma tende troppo a filosofeggiare sui casi della vita
Testo Breve:

Flora, di 10 anni, è triste perché i suoi genitori si sono separati ma la scoperta di uno scoiattolo dotato di superpoteri avrà una benefica influenza su tutta la famiglia. Un sereno family-film per tutti con il difetto di voler filosofeggiare su tutto ciò che accade. Su Disney+

“C’è chi pensa che la vita sia come un fumetto, piena di meraviglie, di eventi miracolosi e di famiglie che restano unite. Ma io sono cinica: i supereroi esistono solo nella fantasia. Però non è facile smettere di sperare”. E’ quanto pensa Flora all’inizio del film e questa sua riflessione caratterizza bene il tipo di racconto che si sta sviluppando. Da una parte stiamo partecipando a un family- film a cui non mancherà un inevitabile lieto fine, arricchito di molti richiami ai supereroi Marvel (con l’uso di affascinanti disegni, formato cartoon) ma dall’altra quella frase: “io sono cinica” rivela il taglio un po’ intellettuale che viene dato allo sviluppo (avete mai sentito dire, da una bambina di 10 anni; “io sono una cinica”?).

Il racconto dà ampio spazio alle avventure dello scoiattolo Ulisse e le parti più divertenti sono proprio le sequenze slapstick causate dai guai che l’animaletto finisce per creare ma in parallelo continuano le riflessioni un po’ filosofiche dei protagonisti: “Le nostre vite prima –commenta Flora ricordando i bei tempi, quando la loro era una famiglia unita – erano piene di magia” e anche il padre osserva malinconico che: “Anch’io credevo che la vita fosse un fumetto, pieno di magia e di meraviglie ma non è così; la magia non esiste. Ci illudiamo che esista perché il mondo non sembri privo di speranza”.

Per fortuna è proprio questo scoiattolo dotato di superpoteri che funge da grimaldello per i cuori dei protagonisti e che consente loro di scoprire dove si trova la vera magia. La stessa mamma, sconfortata per non trovare più la giusta ispirazione per scrivere, scopre che è sua figlia “il mio vero successo: il mondo è pieno di magia se ci sei tu qui davanti a me”. Si arriva alla fine a un messaggio di valore universale. “Invece di sperare devi osservare, perché quando lo farai vedrai quanta meraviglia c’è nel mondo e non sarai più cinico”: commenta Flora

Il film ha una struttura semplice e può esser seguito anche dai più piccoli che possono divertirsi con le peripezie acrobatiche dell’animaletto e con i disastri che riesce a combinare (per animare il racconto c’è anche una guardia forestale che cerca di catturarlo). Anche per i più grandi, il messaggio positivo sul valore dell’unità familiare emerge con chiarezza. Lo spettatore deve solo esser comprensivo quando troppo spesso viene violata la regola del “show, don’t tel”) e l’autore ha il vizietto di enunciare, con parole, la sua filosofia di vita.

A un certo punto un coetaneo di Flora le fa leggere un brano preso da una poesia di Rainer Maria Rilke. Avete mai sentito un ragazzo/a di dieci anni che legge con passione questo poeta austriaco?

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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QUELLO CHE TU NON VEDI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/01/2021 - 09:44
 
Titolo Originale: Words On Bathroom Walls
Paese: U.S.A.
Anno: 2020
Regia: Thor Freudenthal
Sceneggiatura: Nick Naveda
Produzione: Leone Film Group, LD Entertainment, Kick he Habit Productions
Durata: 111
Interpreti: Charlie Plummer, Andy Garcia, Taylor Russell

Adam è un ragazzo introverso, coltiva la passione della cucina e vuole diventare chef. A metà dell’ultimo anno viene espulso dalla sua scuola per un incidente causato durane un esperimento di chimica: incidente causato da alcune visioni e voci che lo accompagnano nei momenti meno opportuni della sua vita. Il protagonista, infatti, è schizofrenico. La madre decide di iscriverlo ad una scuola privata cattolica per permettergli di conseguire il diploma e quindi realizzare il suo sogno. Unitamente al cambio della scuola, Adam viene preso in cura da uno psichiatra che attraverso i medicinali gli permette di condurre una vita migliore. Nella nuova scuola si innamora di Maya, la ragazza più intelligente dell’istituto. Si trova, però, costretto a decidere se continuare a tenere segreta la sua malattia oppure rivelarla e farsi aiutare anche da lei per affrontarla…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un ragazzo riesce a convivere con le allucinazioni della sua mente schizofrenica grazie a una calda amicizia (che diventerà poi amore), il sostegno dei genitori e saggi e comprensivi insegnanti. Un accenno discreto al valore della fede e della preghiera
Pubblico 
Adolescenti
Il linguaggio abbastanza volgare e alcune scene dai toni un po’ troppo paurosi, rendono il film adatto a partire dagli adolescenti.
Giudizio Artistico 
 
Il film si avvantaggia dell’ottima interpretazione di Charlie Plummer nelle vesti del protagonista Adam e la regia riesce, con alcune originali soluzioni, a far coinvolgere lo spettatore nelle allucinazioni di una mente schizofrenica
Testo Breve:

In una high school privata cattolica, si incontrano Adam, un adolescente che soffre di schizofrenia e Maya una ragazza intelligente ma di famiglia povera. L’accettazione e il controllo del suo stato, passano per Adam, attraverso l’affetto dei genitori, un amore che sboccia e un insegnante-sacerdote comprensivo. Un film ben sviluppato su Prime Video.

“Se sei un ragazzo col tumore, le persone non vedono l’ora di venirti in soccorso, sono tutti ansiosi di esaudire qualsiasi desiderio tu abbia, ma quando sei schizofrenico non vedono l’ora di farti diventare il problema di qualcun altro ed è per questo che poi finiamo per strada urlando al niente, aspettando la morte: nessuno vuole esaudire i nostri desideri”. Questo breve monologo riesce ad esprimere molto bene la differenza che c’è tra questo film e tra le tante pellicole apparentemente omologhe del genere sick-lit (ovvero lungometraggi dove il plot è dettato dal decorso di una malattia): Colpa delle stelle, A un metro da te, I passi dell’amore, …

Diversa malattia e diverso modo di trattarla (cinematograficamente parlando). La sceneggiatura, infatti, riesce ad equilibrare molto bene diverse componenti: alcuni tratti umoristici, altri seri, alcuni momenti romantici e altri drammatici. Il tutto con grande delicatezza.

Numerosi messaggi positivi vengono lanciati al pubblico.

In primo luogo, mostra come il curare qualcuno non sia solamente somministrare dei medicinali. Anche gli affetti sono un elemento essenziale, l’amore può essere terapeutico soprattutto con patologie di questo tipo. Più volte, inoltre, viene ripetuto che le persone non sono le loro malattie. Quanto Adam arriverà a dire di sé stesso (“Adam è Adam, non è la sua schizofrenia”) è una verità valida non solo per lui, ma per chiunque si trovi in una situazione di sofferenza fisica e mentale. Infine, Adam capisce che da solo e con i soli medicinali non può farcela, ha bisogno della sua famiglia e di chi gli vuole bene. L’isolamento, il tenere nascoste le cose, la vergogna di fronte alla sofferenza rendono solo più grande il dolore e più drammatica da affrontare la situazione.

L’interpretazione dei protagonisti è particolarmente convincente: primo fra tutti Charlie Plummer (Adam), capace di servirsi di registri di humor nero, romantico, drammatico… senza mai essere sopra le righe e senza mai cercare la commozione o la pietà del pubblico. Anche la co-protagonista, Taylor Russell racconta bene la sua battaglia: ragazza intelligente ma di famiglia povera, deve inventarsi mille lavoretti (leciti o illeciti) per mantenere la sua iscrizione in una high school privata.

Una menzione significativa, tra i personaggi, la merita Andy Garcia che interpreta padre Patrick, il prete della scuola cattolica dove Adam e Maya sono iscritti.  Adam ama accostarsi al confessionale, non perché sia credente ma perché riesce in questo modo a chiedere consigli su come comportarsi, in modo discreto. Don Patrick è molto bravo in questo: non forza il ragazzo ad ascoltare un indottrinamento religioso che risulterebbe fuori luogo ma cerca di avvicinarsi a lui e ai suoi problemi con comprensione e calda umanità. Meno bene vengono presentate le suore che gestiscono la strutta educativa: nel consueto cliché di anziane rigide e intransigenti.

Per far partecipare anche il pubblico della malattia mentale di Adam, alcune scelte registiche e di effetti speciali colgono il segno: la voce molto grave e la nebbia nera che avvolge ogni cosa, trasmettono l’angoscia vissuta dal protagonista in alcuni momenti. Anche la personificazione dei tre stati d’animo (la rabbia, le pulsioni sessuali, la riflessività), senza mai scadere nella banalità, rende partecipe il pubblico del mondo interiore di Adam e del modo in cui questo influenza o disturba la sua vita. La scelta, infine, degli sguardi diretti in camera da parte del protagonista quando va alle sedute dello psicologo, rafforzano il coinvolgimento di chi guarda, senza però metterlo a disagio.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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YES DAY

Inviato da Franco Olearo il Dom, 03/28/2021 - 18:31
 
Titolo Originale: Yes Day
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Miguel Arteta
Sceneggiatura: Justin Malen
Produzione: Grey Matter Productions, Entertainment 360
Durata: 86
Interpreti: Jennifer Garner, Édgar Ramírez, Jenna Ortega

Allison e Carlos sono una coppia affiatata con tre figli scatenati: Katie ha ormai 14 anni e scalpita per andare quella sera a un evento musicale con le sue amiche; Nando si diletta a preparare waffle vulcanici con abbondanti dosi di carbonato e infine la piccola Ellie, che quando si mette in testa di fare una cosa…Le giornate scorrono in una normalità apparente: Carlos va in ufficio (è il legale di un’azienda), Allison porta i figli a scuola e ogni tanto cerca, senza successo finora, di trovare un posto di lavoro, ora che i figli sono abbastanza grandi. L’incontro con gli insegnanti della scuola, gettano Allison e Carlos in un grande imbarazzo: vengono a sapere che Katie e Nando hanno equiparato la loro mamma a Hitler o Mussolini, perché sa dire solo “no”. Allison alla fine trova una soluzione: propone, per tutta la famiglia uno “Yes day” dove papà e mamma non potranno dire di no alle richieste dei figli. I tre ragazzi e Carlos accettano con entusiasmo….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un padre una madre e tre figli, compiono esperimenti di affiatamento e di sostegno reciproco e ci riescono
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Jennifer Garner nella parte della madre, fornisce la giusta energia per un film che ha l’obiettivo di mettersi all’altezza dell’entusiasmo di ragazzi scatenati. Più opaca la figura del padre
Testo Breve:

Una mamma, accusata di dire sempre no dai suoi tre figli, accetta le regole dello  Yes Day: per un giorno  dovrà dire sempre si alle loro richieste.  Un film divertente che si trasforma in elogio dell’unità familiare.Su Netflix

Diciamo subito che questo family-film è molto divertente. Al di là dei messaggi di saggezza familiare che cerca di trasmettere, si susseguono alcune gags, situazioni particolarmente spassose che fanno sì che il film valga anche solo per questo: offre un momento di intrattenimento fruibile da tutta la famiglia insieme. Né bisogna pensare che questo Yes Day sia stata la trovata di qualche sceneggiatore: ci risulta che realmente, negli Stati Uniti, si stia diffondendo la consuetudine, da parte dei genitori, di concedere un giorno durante il quale i figli possono chiedere e ottenere tutto quello che vogliono. Resta solo da augurarsi che non chiedano, come accade nel film, di passare sotto un tunnel di lavaggio macchine con i finestrini aperti, partecipare a una gara di Gut Buster (schiantafegato) dove in mezz’ora bisogna ingurgitare una quantità assurda di gelato oppure partecipare in squadra a una specie di rubabandiera, dove gli avversari sono colpiti da palloncini ripieni di acqua colorata.

Qual è, per i genitori il senso da dare alla loro partecipazione a questa estenuante maratona? Indubbiamente è quello di ridurre le distanze rispetto ai figli per mostrare che anche loro sanno ancora divertirsi assieme ai propri figli. Se poi questo accade solo una volta all’anno, ciò è dovuto al fatto che i genitori debbo riprendersi la loro funzione autoritaria per educarli progressivamente a una autonomia responsabile. Ovviamente non tutto avanza in modo così rigorosamente razionale. Se ne accorge soprattutto Allison, che vorrebbe che il mondo si fermasse in quel momento di spensierata allegria, soprattutto nei confronti di Katie, perché non vorrebbe trovarsi di fronte un’adolescente ormai ribelle, ma ancora per un poco la piccolina che riusciva a far contenta con orsacchiotto di peluche.

Ma anche per i figli non tutto funziona secondo i piani: quella libertà assoluta tanto desiderata comporta responsabilità inaspettate e ora anche Katie e Nando comprendono che restare ancora un poco sotto l’ombrello protettivo dei genitori può essere vantaggioso.

Il lieto fine è scontato e l’affiatamento familiare ormai ritrovato è il frutto del più classico dei metodi: mettersi, per un momento, ognuno nei panni dell’altro.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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COSA MI LASCI DI TE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 03/25/2021 - 16:52
 
Titolo Originale: I Still Believe
Paese: U.S.A.
Anno: 2020
Regia: Andrew e Jon Erwin
Sceneggiatura: Jon Erwin, Jon Gunn
Produzione: Kingdom Studios
Durata: 115
Interpreti: KJ Apa, Britt Robertson

Jeremy Camp, giovane studente e musicista dell’Indiana, si trasferisce in California per il College. Lì, tra i tanti studenti, conosce Jean-Luc (con cui condivide la passione per la musica) e Melissa, giovane del primo anno come lui. Se ne innamora fin da subito ed inizia a frequentarla. Dopo qualche tempo, lei scopre di avere un tumore in stadio abbastanza avanzato. Si fa operare e, dopo l’operazione, visto che le cose sembrano andare meglio, i due decidono di sposarsi. Durante il viaggio di nozze, però la malattia riappare in tutta la sua gravità. Nel giro di qualche mese la giovanissima Melissa muore. Jeremy passerà un periodo molto difficile che riuscirà a superare grazie alla sua fede cristiana e racconterà la sua storia attraverso le sue canzoni.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’amore fra un uomo e una donna, la fede in un Dio misericordioso sostengono la coppia nel dramma che debbono affrontare
Pubblico 
Adolescenti
Il racconto di una grave malattia potrebbe impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
La buona interpretazione dei due protagonisti attenua i problemi che scaturiscono dall’impostazione del racconto che finisce per affrontare troppe tematiche senza portarle al loro pieno sviluppo
Testo Breve:

Lui e lei si incontrano al college, si innamorano, si sposano ma poi lei muore. La storia vera di un giovane che ha usato le sue doti musicali per raccontare a tutti la sua esperienza di amore e di fede. Una storia commovente un po’ soffocata da un eccesso di filoni narrativi aperti. Su PrimeVideo

Un’altra storia di adolescenti dove la malattia fa capolino e trasforma la vita, dove la fede aiuta a superare il dolore e il buio della morte. Omologo al recente Nuvole (anche se, in quest’ultimo, è il protagonista maschile che si ammala e muore), questo film fa conoscere un tratto della vita di un cantautore di rock cristiano molto affermato negli Stati Uniti (Jeremy Camp ha pubblicato undici album, ha vinto cinque GMA Dove Awards, tre nomination all’American Music Awards e un Grammy Award come “miglior album Pop/Contemporary Gospel” nel 2010).

Numerosi i valori positivi che la pellicola propone al pubblico: l’innamoramento e il fidanzamento vissuti nel rispetto reciproco e nella capacità di attendere. L’amicizia come valore portante per la nostra vita. La famiglia come sostegno e supporto, soprattutto nei momenti più difficili. La musica come strumento per trasmettere messaggi positivi. La fede come aiuto, anche nel dolore e nello sconforto di fronte alla morte.

Dopo il primissimo e strappalacrime Love Story, sono ormai numerose le opere che appartengono al cosiddetto filone Sick Lit: dai serial Tv (Braccialetti rossi) ai lungometraggi (I passi dell’amore, A un metro da te, Il sole a mezzanotte, il già citato Clouds-Nuvole) solo per elencare i più recenti. Il valore aggiunto in questo Christian film, rispetto agli altri, è proprio la fede: fede non come rifugio o vana consolazione di fronte all’esito ineluttabile degli eventi, ma sguardo capace di dare speranza e forza per affrontare con consapevolezza le dure esperienze della vita. La lettera che Melissa scrive a Jeremy invita a riflettere proprio in questa direzione: la serenità e la pace con cui sono stati affrontati tutti i momenti difficili sono state un dono dall’Alto per non lasciarsi andare alla disperazione, ma per affrontare con forza i momenti più difficili.

Sfortunatamente è proprio la grande, troppa ricchezza di contenuti, a danneggiare il film. La fede e la musica sono poco più che accennati, i rapporti familiari vengono presentati ma non approfonditi, il rapporto tra Jeremy e Melissa conosce uno sviluppo ma solo nel finale si comprende la portata del loro amore. Alcuni personaggi praticamente “spariscono” durante lo svolgersi della narrazione.

 

Il lungometraggio ha un’apertura che sembra preludere ad un biopic: la storia di un giovane e promettente cantautore che parte per il College per studiare e per sviluppare la sua passione per la musica. Arrivato a destinazione, si apre una storia d’amore: inizia come un triangolo amoroso (per l’interesse che Melissa mostra per l’amico Jean-Luc), ma poi approda felicemente al fidanzamento. All’interno di questa storia d’amore fa capolino la malattia, che occupa la parte centrale del film. Il ricovero, l’intervento, le terapie, il matrimonio in un momento di apparente quiete del cancro, la ricomparsa del tumore fino alla morte di Melissa.

Per correttezza occore precisare che il film è stato pesantemente danneggiato nell doppiaggio in italiano, sopratutto negli aspetti di fede, come ci precisa un nostro cortese lettore che ha visto la versione originale. Ecco qualche esempio: il titolo originale è "I still believe". "Dio" diventa, di volta in volta, "il destino", o "me stessa". "Ho promesso a Dio" diventa "ho promesso a me stessa", "pregare" diventa "pensare". "Scrivo canzoni per Dio" si trasforma in "scrivo canzoni sulla vita", "Dio vuol dirmi che" sparisce. In una chiesa si è dovuto per forza mantenere il riferimento religioso, ma quasi mostrando l'inutilità della preghiera. Un'operazione incredibile.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MANK

Inviato da Franco Olearo il Mer, 03/24/2021 - 11:33
Titolo Originale: Mank
Paese: U.S.A.
Anno: 2020
Regia: David Fincher
Sceneggiatura: Jack Fincher
Produzione: NETFLIX
Durata: 131
Interpreti: Gary Oldman, Amanda Seyfried, Arliss Howard

Nel 1940 una RKO ormai in crisi, decide di puntare tutto sul 24enne Orson Welles dandogli carta bianca per girare un film, libero di scegliere il soggetto e i collaboratori che vuole, senza il controllo finale della produzione. Per la sceneggiatura Orson sceglie Herman (Mank) Mankiewicz che ha a disposizione solo 60 giorni per finire il lavoro, rinchiuso in una casa in campagna, bloccato a letto con una gamba ingessata per un incidente, tenuto a distanza dalle sue amate bottiglie a causa dell’alcoolismo che gli ha ormai minato la salute. In un flashback sugli anni 30’, scopriamo che Mank era benvenuto nell’alta società che conta di Hollywood per via del suo parlare colto e arguto e non nascondeva le sue idee di sinistra ritenendo giusto aiutare chi era rimasto disoccupato dopo la crisi del ‘29. Per questo motivo finisce per scontrarsi con Mayer, direttore della MGM e con William Randolph Hearst, il magnate dell’editoria di quel tempo. E’ proprio dalla personalità di quest’ultimo che Mank prende spunto per disegnare il protagonista di Citizen Kane….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Non ci sono eroi in questo film ma il faticoso vivere in un mondo altamente competitivo che riesce nonostante tutto, a portare alla ribalda persone di talento.
Pubblico 
Adolescenti
La dipendenza dall’alcool del protagonista, la presenza di un suicidio, rendono il film non adatto ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Questo film si presenta con ben 10 candidature all’Oscar 2021
Testo Breve:

Herman (Mank) Mankiewicz è lo sceneggiatore principale del primo e più famoso film di Orson Wells: Quarto potere. La fase della scrittura della sceneggiatura diventa l’occasione per conoscere lo studio-system degli anni ’30 e il personaggio Mank, un genio della scrittura, triste e rassegnato. Su Netflix

Quando si ritorna alla Hollywood degli Studios e a Quarto Potere (Citizen Kane) si sa già che ci si sta confrontando con un mito da maneggiare con cura. Considerato dai più come il miglior film di tutti i tempi, non fu, in realtà un film che fece fare un passo avanti nelle tecniche narrative su pellicola, come lo furono i lavori di David Wark Griffith ma si trattò di una incontenibile soggettività individuale, opera di un genio che aveva avuto carta libera per esprimersi, anche se gli incassi non superarono le spese e delle nove candidature all’Oscar che ricevette (fra la disapprovazione del pubblico ogni volta che il suo titolo veniva nominato durante la cerimonia) ne vinse solo una, per la sceneggiatura.

Anche RKO 291 – La vera storia di Quarto Potere aveva ricostruito la genesi di questo film ma si era concentrato sul conflitto fra Welles e Hearst, perché quest’ultimo aveva impiegato tutto il suo potere mediatico per evitare che il film venisse distribuito. Ora, con Mank, l’attenzione si sposta sulla fase precedente, quella della stesura della sceneggiatura (il film lascia intendere che il merito fu soprattutto di Herman, con ritocchi minori di Welles) e sul dipingere quell’epoca, dove la disoccupazione era ancora alta, coda lunga della crisi del ’29, l’avvento del sonoro aveva portato alla ribalta una nuova generazione di sceneggiatori  esperti nell’arte della parola e dove quei Tycoon che detenevano il potere sugli studios e sulla carta stampata avevano la capacità di portare l’opinione pubblica dove era loro maggiormente conveniente. E’ l’amara constatazione che fa  Mank a Irving Thalberg, della MGM, quando si accorge che lo studio  sta preparando falsi telegiornali  per denigrare il candidato democristiano, in aria di socialismo, alla carica di governatore della California: “Lei può convincere il mondo intero che King Kong è alto dieci piani e che Mary Pickford è vergine a 40 anni; figuriamoci se non può convincere gli elettori che sono alla fame, che un candidato socialista costituisca una minaccia per la California”. Si tratta di riflessioni sul Soft Power che hanno validità anche adesso.

Il film si dedica molto alla definizione del personaggio Mank, grazie anche alla bravura di Gary Oldman che sembra si sia specializzato, dopo aver impersonato Winston Churchill in L’ora più buia, in personaggi che hanno il dono della parola. Mank affronta ogni problema con una certa melanconica ironia ma a volte sferzante satira quando è necessario, sfoggiando una cultura che i suoi interlocutori, ricchi imprenditori o belle attrici, non hanno. Ne viene fuori un ritratto non certo ideale (la sua dipendenza dall’alcool lo porterà a una morte precoce, a 56 anni), abituato a non compromettersi troppo fra i potenti del tempo, per continuare a galleggiare anche quando la sua stella è ormai in fase calante. La sua umanità emerge con discrezione, nei rapporti con la moglie alla quale chiede più volte: “come fai a sopportarmi?” ma soprattutto con l’intesa platonica che stabilisce con Marion Davies, attrice e amante di Hearst. I dialoghi che i due hanno a tu per tu, distanti da occhi e orecchie indiscrete, sono i più belli del film e quell’uomo e quella donna (Amanda Seyfried è candidata all’Oscar come attrice non protagonista) riescono a essere pienamente se stessi, senza quella maschera che lo studio-system aveva loro imposto.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DEUTSCHLAND 89

Inviato da Franco Olearo il Dom, 03/21/2021 - 15:34
Titolo Originale: Deutschland 89
Paese: Germania, Stati Uniti d'America
Anno: 2020
Regia: Florian Cossen
Sceneggiatura: Anna Winger e Jörg Winger
Produzione: UFA Fiction
Durata: 8 puntate di 50'
Interpreti: Jonas Nay, Maria Schrader, Lavinia Wilson, Sylvester Groth

Berlino Est, 8 novembre 1989, 36 ore prima della caduta del muro. Egon Rudi Ernst Krenz, segretario generale del SED (il Partito di Unità Socialista della DDR), sta promettendo sostanziali riforme. Quanto basta per mettere in allarme l’HVA (i servizi segreti della Germania dell’Est) che richiama in servizio Martin Rauch, a cui viene affidato il compito di uccidere Krenz, qualora portasse avanti le sue idee troppo liberali. Martin è costretto ad accettare l’incarico perché diversamente suo figlio verrebbe spedito dal KGB a Mosca da sua madre, anche lei una spia, con il rischio di non poterlo più rivedere. Martin finge di accettare ma si presenta a Günter Schabowski, responsabile dell'informazione della SED che sta per presenziare una conferenza stampa con i giornalisti della stampa tedesca e internazionale  passandogli l’ultima bozza sulla legge degli spostamenti, dichiarando che è stata già approvata da Mosca. Si arriva quindi alla famosa conferenza stampa, ripresa in tempo reale dalla televisione nazionale, dove il portavoce della DDR afferma che la nuova legge sui permessi per passare all’altra Germania è operativa “da subito”. Ciò scatena il tumultuoso, incontrollato, passaggio di migliaia di berlinesi dell’Est oltre il muro. Martin sa che ora verrà ricercato dalla HVA e teme soprattutto per suo figlio ma trova una inaspettata alleata nella maestra Nicole….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
I protagonisti sono tutte delle spie con licenza di uccidere e di organizzare interrogatori-tortura e lo fanno veramente. Solo il protagonista Martin esce dal coro, preoccupato soprattutto per suo figlio.
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene violente di uccisioni e di torture (senza dettagli) consigliano la visione a partire dagli adolescenti
Giudizio Artistico 
 
Con un’abile caratterizzione dei personaggi e dialoghi ben costruiti, si sviluppa un’avvincente spy-story e una interessante ricostruzione di fatti che hanno segnato la storia recente della Germania, riuscendo a gestire un intreccio di storie e personaggi forse un po’ eccessivo
Testo Breve:

Il muro di Berlino è ormai caduto e le spie che un tempo prosperavano si trovano senza lavoro. Un serial ben realizzato che unisce al rigore storico la tensione tipica di una spy-story. Su Sky

L’apertura del muro di Belino nella notte del 9 novembre 1989 ha gettato tutte le istituzioni della DDR nel panico. Fuchs, il capo dell HVA (controspionaggio della Germani dell’Est) vede già le truppe della Nato invadere la DDR; bisogna salvare il salvabile. Bisogna evitare che gli occidentali si impossessino dell’oro della Banca Centrale. Occorre inviare un agente esperto che si infiltri nella struttura della Deutsche Bank per controllare le loro prossime mosse. La persona ideale è Walter, pensa Fucks e gli organizza una falsa identità che gli consentirà di venire ingaggiato come consulente della banca.  Walter è quindi convocato nella sede della HVA e informato della missione ma lui rifiuta impacciato. “Perché mai?” – gli domanda sorpreso Fucks. “Perché oggi è venerdì e ho la consueudine di andare a cinema con mio nipote”. Questo serial tedesco è fatto proprio così: segue, attraverso personaggi di fantasia, le vicende che hanno portato alla riunificazione delle due Germanie e in effetti molti risvolti della storia sono drammatici ma gli autori hanno aggiunto anche un po’ di ironia paradossale, per alleggerire il tutto. Uno stile già usato nel precedente Good Bye Lenin!, un racconto divertente e paradossale sugli stessi eventi storici.

Bisogna riconoscere che per ricostruire determinati momenti storici, la realizzazione di un serial TV è probabilmente la soluzione migliore. Non si tratta solo di riassumere, come farebbe un libro di saggistica, gli eventi pubblici che hanno determinato certe trasformazioni storiche ma piuttosto ricostruire le atmosfere, gli umori, le apprensioni della gente comune rispetto a quegli eventi. E’ quanto fa egregiamente questo Deutschland 89 che ricostruisce i momenti decisivi della caduta del muro di Berlino, dopo che nelle due stagioni precedenti aveva ricreato i momenti più acuti della guerra fredda (Deutschland 83) e il terrorismo internazionale del tempo con Deutschland 86.

La formula è collaudata: i fatti pubblici descritti sono quelli realmente accaduti (ci sono anche spezzoni TV originali di quel tempo) che in questo caso sono la caduta del muro di Berlino, l’omicidio, di matrice terroristica di Alfred Herrhausen, CEO di Deutsche Bank e infine l’iniziativa di Helmut Kohl di prospettare un’audace e immediata unificazione delle due Germanie. E’ intorno a questi fatti che si sviluppano le storie private dei protagonisti. Si dà spazio a una spy story dove abbondano il doppio gioco, sparatorie e colpi di scena in modo che l’entertainment sia garantito.  Ma non è questo l’aspetto caratterizzante di questo serial che si trova invece nei momenti in cui racconta cosa accade quando un intero stato si dissolve, come struttura e come cultura e non si sa cosa accadrà dopo.  Tutte le spie, che prosperavano grazie al conflitto Est-Ovest, si debbono riciclare: Walter si offre come mediatore per allenze fra le banche dei due paesi; Fuchs cerca il proprio tornaconto appropriandosi dei capitali segreti della HVA; Fritz Hartmann, un collega di Martin, si trasforma in imprenditore per prodotti di consumo sperando di riuscire ancora a impostare un’azienda che si ispiri agli ideali socialisti (i guadagni equamente ripartiti far imprenditori, impiegati e operai).
C’è anche chi non si arrende a vedere la caduta del comunismo e si avvia sulla strada del terrorismo.  C’è infine Nicole, la giovane maestra fidanzata di Martin che ha timore del nuovo.  Il regime socialista le dava molte sicurezze (il lavoro, l'educazione dei figli, l’assistenza sanitaria) che le consentivano di vivere una vita tranquilla mentre ora tutto è stato trasferito alla responsabilità personale. Emblema di questa situazione è proprio il protagonista, Martin (Jonas Nay): come uno dei tanti personaggi dei film di Hitchcock, ha tutta l’aria di essere un uomo tranquillo, preoccupato solo di far crescere bene suo figlio e stare con la donna che ama ma le varie oorganizzazioni spionistiche sanno che lui è molto bravo nel suo mestiere e lo tirano ora da una parte ora dall’altra. A Walter Schweppenstette (Sylvester Groth) spetta il compito di alleggerire il racconto. Esilarante è la sequenza dove presenta al consiglio di amministrazione di una banca occidentale, fingendosi un illustre sociologo: mostra di esser  capace di riconoscere da una semplice fotografia il carattere e le doti dei potenziali candidati per la banca, guadagnandosi  l’ammirazione dei presenti (in realtà sta inventando tutto).

In una delle sequenze finali, Martin e Nicole si guardano in faccia: “La guerra fredda è finita; capitalismo e democrazia hanno vinto. Non c’è più un’alternativa. Chi ha più bisogno delle spie?” dice Martin e a Nicole non resta che annuire.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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