• strict warning: Non-static method view::load() should not be called statically in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/views.module on line 907.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_validate() should be compatible with views_handler::options_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_submit() should be compatible with views_handler::options_submit($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter_boolean_operator::value_validate() should be compatible with views_handler_filter::value_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter_boolean_operator.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_style_default::options() should be compatible with views_object::options() in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_style_default.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_validate() should be compatible with views_plugin::options_validate(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_submit() should be compatible with views_plugin::options_submit(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.
  • strict warning: Non-static method view::load() should not be called statically in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/views.module on line 907.

IL CATTIVO POETA

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/25/2021 - 08:18
Titolo Originale: Il cattivo poeta
Paese: ITALIA
Anno: 2020
Regia: Gianluca Jodice
Sceneggiatura: Gianluca Jodice
Produzione: Ascent Film, Bathysphere Productions, Rai Cinema
Durata: 106
Interpreti: Sergio Castellitto, Francesco Patanè, Tommaso Ragno, Clotilde Courau, Fausto Russo Alesi

1936. Giovanni Comini, da poco promosso federale di Brescia è stato convocato d’urgenza a Roma da Achille Starace, segretario del Partito Fascista. Giovanni ha soggiornato a lungo all’estero, in Francia, ha mostrato anche velleità letterarie e sembra la persona giusta per un incarico molto speciale. Presentarsi al Vittoriale, sul lago di Garda, dove Gabriele D’Annunzio è in ritiro forzato da ormai 15 anni, nelle vesti di rappresentante del partito, pronto a soddisfare qualsiasi suo desiderio ma in realtà con l’intento di controllarlo: il Vate ha ancora un largo seguito ma ci sono troppi sospetti riguardo a un suo dissenso nei confronti della prossima alleanza fra Mussolini e Hitler. Giovanni lascia la sua sede di Brescia e la sua ragazza Lina e arriva al Vittoriale facendo conoscenza con il vasto staff che circonda il Vate. Non può ancora vederlo perché da tre giorni è rimasto rinchiuso nella sua camera...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
D’Annunzio è rappresentato per quello che sappiamo: libertino, dedito a un sesso senza freni, cocainomane ma nei confronti con il giovane federale mostra intatta la sua libertà di pensiero e un po’ di istinto paterno
Pubblico 
Maggiorenni
Alcuni nudi femminili integrali ma statici. Uso di cocaina. Scene di tortura senza dettagli
Giudizio Artistico 
 
Rigorosa ricostruzione degli ambienti e dei costumi degli anni trenta. Prestazione eccezionale di Sergio Castellitto nelle parte di D’Annunzio. Il personaggio del giovane federale risulta più sfumato e contraddittorio
Testo Breve:

Un giovane federale viene mandato al Vittoriale per spiare le intenzioni di Gabriele D’annunzio, ormai vicino alla fine. Una impeccabile ricostruzione della personalità del Vate, più incerta quella del giovane. In Sala

Questo film è stato preparato con molta cura. Molte riprese sono state fatte direttamente al Vittoriale così come a Piazza Venezia e altri ambienti “anni trenta” sono stati ricostruiti ispirandosi fedelmente agli originali. Le persone che hanno formato lo staff del Vate sono esattamente esistite e lo stesso federale Giovanni Comini fu realmente mandato al Vittoriale per controllare D’Annunzio. L’incontro a Verona fra Mussolini e l’eroe di Fiume si è svolto realmente e la frase attribuita a Mussolini: “D’Annunzio è come un dente guasto: o lo si ricopre d’oro o lo si estirpa” fu pronunciata realmente. Il modo di parlare del poeta, le sue frasi sono frutto di un’accurata indagine fatta su i suoi diari e i suoi scritti. 

Questo rigore è risultato fondamentale per riportarci quasi fisicamente al 1936 e raccontarci l’incontro fra due uomini: un grande poeta al  crepuscolo che però ha ancora la capacità di cogliere i segni dei tempi e un giovane federale, convinto del valore del suo impegno politico ma che inizerà, a contatto con il vate,  a veder  vacillate le sue convinzioni.

Il regista e sceneggiatore Ganluca Jodice evita facili cortocircuiti storici, anche se forse sarebbero stati utili per conquistarsi il pubblico; di disegnare cioè un D’Annunzio antifascista. Una lunga sequesta è dedicata, attraverso il racconto di una delle protagoniste, a ricordare i 500 giorni magici della presa di Fiume nel 1919, “l’unica città al mondo governata da un poeta, dove non esistevano divieti nè gerarchie, si poteva divorziare e votavano persino le donne”.  Era quella l’epoca della Vittoria mutilata e indubbiamente D’Annunzio e Mussolini condividevano le stesse idee rivoluzionarie. Il contrasto nacque in seguito come correttamente riporta il film, sul tema dei rapporti con Hitler: con intuito da poeta e non da politico, il vate non vedeva nulla di buono dall’alleanza con quel “ridicolo nibelungo con il ciuffo calato alla Charlot”.

Il ricordo dell’impresa di Fiume ritorna in un incontro del Vate con i reduci di quel glorioso 1919: D’Annunzio, coerente con se stesso, non riesce a vivere in tempi mediocri e trasferisce il suo sgomento a quel gruppo sparuto di seguaci:  “Sono tempi dal cielo chiuso senza nessun indizio di certezza; la tristezza è così densa che non sappiamo più sollevarci a combattere contro l’oppressione”.

Analoghe melanconiche riflessioni vengono da lui espresse su quella che è l’essenza del suo vivere: lo scrivere: “Quando ti nasce un sentimento per qualcosa e una voglia insopprimibile di esprimerla, prendi la penna, scrivi,  poi ti accorgi che quello che avevi immaginato lì sulla carta sembra banale, stupido; il linguaggio rende estraneo ciò che è intimo. Così è per la politica; è il tradimento degli ideali, la buona fede e la passione autentica”.

Se la figura del vate è stato approfondito in tutte le sue sfaccettature e portato sullo schermo dalla “mostruosa” interpretazione di Sergio Castellitto, non possiamo dire lo stesso del federale Giovanni Comini, interpretato da Francesco Patanè. Appare in alcune situazioni contraddittorio e ambiguo, indefinito. Giovanni si accorge con sdegno che nella sede del fascio di Brescia venivano svolti interrogatori-tortura ai sospettati ma è difficile pensare che lui, il capo del fascio locale, ignorasse cosa facevano i suoi gregari; la sua storia d’amore ha risvolti dolorosi ma dopo poche sequenze sembra che tutto sia stato assorbito e può così riprendere le sue normali mansioni. E’ il personaggio che è stato più liberamente “creato” ma risulta troppo profonda la differenza di spessore fra i due protagonisti. E’ indubbio che alcune sequenze siano state inserire per ricordare al pubblico che il fascismo fu pur sempre una dittatura ma le soluzioni adottare risultano un po’ forzate nel contesto.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

IN MANI SICURE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 05/21/2021 - 19:41
 
Titolo Originale: Pupille
Paese: FRANCIA, bELGIO
Anno: 2018
Regia: Jeanne Herry
Sceneggiatura: Jeanne Herry
Produzione: Trésor Films, Chi-Fou-Mi Productions, StudioCanal
Durata: 110
Interpreti: Gilles Lellouche, Sandrine Kiberlain, Élodie Bouchez

Clara, una giovane studentessa di Brest, arriva trafelata all’ospedale perché è al termine del periodo di gravidanza. Al personale sanitario fa sapere che non intende allevare il bambino. Nasce Theo, un neonato bello e sano; Matilde, un’assistente sociale informa Clara che ha diritto all’anonimato e che ha due mesi di tempo per ritornare sulla sua decisione. Se deciderà definitivamente di non allevarlo, il bimbo sarà considerato un pupillo dello stato e il comune procederà ad avviare la pratica di adozione. Nei due mesi di attesa, il neonato viene affidato a Jean, un operatore familiare molto bravo. Intanto Alice, che non ha potuto avere un bambino dal suo compagno, ha fatto da otto anni domanda di adozione senza ancora aver potuto soddisfare il suo desiderio. La situazione è ulteriormente peggiorata perché nel frattempo si è separata ma le resta un filo di speranza perché la legge sulle adozioni in Francia è stata modificata e vengono accettate anche famiglie monoparentali….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film esalta il valore assoluto di persona che spetta a un bambino appena nato e che merita la massima cura
Pubblico 
Adolescenti
Una rapida scena di incontro sessuale
Giudizio Artistico 
 
Tutti i protagonisti sono perfettamente nella parte; il regista e sceneggiatore Jeanne Herry usa uno stile molto personale, quasi documentaristico per trasmetterci le emozioni che si provano alla nascita di un bambino. Premiato con il Bayard d'Or per la miglior sceneggiatura e la miglior attrice (Élodie Bouchez) al Festival di Namur
Testo Breve:

Theo è nato ma la madre dichiara di   non volere né potere tenerlo; entra in scena lo staff del comune che con cura e professionalità avvia la scelta di chi potrà adottarlo. Il film fatto di tanti, piccoli ma emozionanti passaggi. Su Raiplay

Theo è nato: sta sempre con gli occhi aperti e guarda in silenzio il mondo intorno a sé. E’ lui il protagonista assoluto del film. Le infermiere prima, l’operatore sociale dopo, la mamma adottiva che ancora inesperta cerca di tenerlo in braccio, lo guardano tutti con infinita dolcezza e premura. Le operatrici familiari ricordano alle mamme inesperte che bisogna parlargli continuamente, non certo perché possa capire ma perché lui è in grado di cogliere le emozioni, l’affetto che esprimono le loro parole. Forse è troppo ma quando gli adulti si pongono in stupefatta ammirazione intorno a lui, è inevitabile ricordare la scena dei re Magi intorno al bambino Gesù.

Qualcuno ha detto che è la storia di un incontro fra una donna che desiderava essere madre e un bambino in cerca di una mamma oppure si pone in evidenza il dramma di una ragazza che ha deciso che non vuole e non può allevare il figlio che le è nato (decisione comunque saggia perché almeno non ha abortito). In realtà il perno della storia è solo lui, perché lui è da subito una persona che merita la massima attenzione. Si tratta di una priorità che traspare anche nel lungo processo di selezione alla ricerca della migliore famiglia adottiva: i selezionatori ci possono apparire anche crudeli quando scartano una coppia ma lo dicono chiaramente: il loro compito non è soddisfare una coppia che sente un vuoto nella propria vita ma trovare i genitori più adatti per Theo.   Adottare un figlio non è la stessa cosa che allevare il proprio: quando crescerà essi dovranno sostenere anche discussioni dove lui forse  griderà: “tu non sei mia madre!”. Il secondo protagonista non è una persona ma uno staff, quello dell’organizzazione comunale che si occupa di adozioni. C’è chi deve parlare con la madre che non vuole tenersi il figlio, chi si occupa di selezionare la coppia adottiva, chi si prede in cura il bimbo nei due mesi previsti per un eventuale ripensamento. Lo stile è lo stesso: con calma professionale la loro missione  non è influenzare le decisioni di nessuno ma accompagnarli in quei momenti così cruciali per la loro vita, sia per chi abbandona che per chi adotta. Ci vengono presentati anche spezzoni di vita privata (scorci della vita coniugale di Jean; l’amore non corrisposto di una delle operatrici; il lavoro a teatro di Alice) ma hanno ben poco peso nel complesso della storia. Il regista ha scelto un approccio quasi documentaristico ed evita perfino le tecniche più classiche della sceneggiatura: costruire un antagonista per aumentare la drammaticità della storia, sviluppare un crescendo che porti a un emozionante punto di svolta verso la fine: l’approccio è soprattutto contemplativo, cura nei dettagli concreti che proprio per il tema trattato, diventano tutti emozionanti.

Bisogna riconoscere che i film francesi attribuiscono sempre un grande valore a servizi pubblici di tipo umanitario: in Lo scafandro e la farfalla, il personale sanitario eccelle nella cura di un paziente paralizzato; nel Medico di campagna viene sottolineato il valore, professionale e umano, di un lavoro ben fatto; in Essere e avere viene evidenziato  il prezioso lavoro di un coraggioso insegnante multiclasse in uno sperduto paese di montagna;  si potrebbe continuare. A quando anche in Italia un bel film sul tema delle adozioni?

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

POV - I PRIMI ANNI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/18/2021 - 21:48
Titolo Originale: Pov - I primi anni
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Davide Tosco
Sceneggiatura: Francesco Bigi, Nicola Conversa e Erica Gallesi
Produzione: Showlab, Rai Ragazzi
Durata: 52 episodi di 12'
Interpreti: Ludmilla Ciobaniuc, Christian Carere, ZAckari Delmas. AmieMadih, Stefano marseglia

La vita di una classe del primo anno di liceo a Torino. Katia si sente impegnata ad arricchire le sue pagine sui social intervistando le nuove compagne e i nuovi compagni, sempre alla ricerca di qualcosa di malizioso da dire; Bea ha la testa fra le nuvole e non sa decidersi fra il corteggiamento di Manu (sempre molto impacciato) e il biondo Leo. Come se non bastasse, a scuola è arrivata sua sorella Sabrina nelle vesti di insegnante supplente di italiano e questa è una situazione imbarazzante che nessuno deve sapere. Anna si deve scrollare di dosso un po’ di complessi a causa delle sue rotondità e si angustia perché non è stata ancora baciata. Per fortuna il bidello è un tipo strano ma simpatico e i professori sanno prenderla con un po’ d’ironia quando i ragazzi si arrampicano sugli specchi per giustificare la loro impreparazione….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
A scuola si sviluppano amicizie, nascono i primi amori (quindi anche le prime gelosie) ma i ragazzi e le ragazze vivono in un mondo chiuso, senza prospettive che trascendano la micro-realtà quotidiana
Pubblico 
Pre-adolescenti
Le problematiche trattate non possono interessare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il serial ha saputo trovare una formula indubbiamente originale per calarsi in una tipica realtà adolescenziale riuscendo, grazie anche alla bravura di attori e attrici in erba, a restituirci il microcosmo di una classe di prima liceo
Testo Breve:

In una classe di primo liceo a Torino si evita di venir interrogati, ci si confida in gabinetto, si tessono i primi amori mentre l’onnipresente cellulare annulla ogni riservatezza e ogni segreto. Su Raiplay

POV è l’acronimo di Point of View, video realizzati con il proprio cellulare per esprimere opinioni personali su ciò che sta accadendo. E’ una componente del format, sicuramente originale, che ha scelto il regista Davide Tosco alla ricerca di autenticità per questo serial dedicato ad alunni del primo liceo. Se due ragazzi o ragazze parlano fra loro, il montaggio ci mostra una rapida sequenza di primi piani classici, di selfie e di POV in tempo reale per scoprire magari che in quello che stanno dicendo nessuno dei due ci crede veramente. L’autenticità è stata ricercata anche nella scelta del cast: si tratta di 25 ragazzi di età fra i 13 e i 16 anni, scelti dopo un’accurata selezione e bisogna riconoscere che se la sono cavata benissimo. In questo microcosmo si intrecciano vari tipi di rapporti interpersonali. Dalla semplice richiesta di poter copiare il compito, ai primi timidi approcci di un ragazzo nei confronti di una ragazza ma anche tanti incontri in gabinetto, il posto per eccellenza scelto dalle ragazze per poter confidare alle amiche le proprie pene d’amore o le proprie incertezze. Gelosie o al contrario liete sorprese si sviluppano nell’unico evento fuori scuola: la festa in casa di Ciccio dove immancabilmente si organizza il gioco della bottiglia nella speranza che quel bacio dato per penitenza non sia affatto tale. Qualche siparietto comico è dedicato al ragazzo che vuole assolutamente diventare un prestigiatore ma fallisce nelle sue magie o all’ambizioso Silvio che vuole acquistare popolarità candidandosi come rappresentante di scuola ma poi si sente male per la paura ogni volta che deve parlare in pubblico.

Il serial si sviluppa in ben 52 episodi ma molto corti, di 10-12 minuti. Si è trattato sicuramente di un altro metodo per agganciare l’interesse dei più giovani, predisposti per un consumo veloce ma questa soluzione finisce per diventare un vincolo per la narrazione. E’ indubbio che la giornata di un liceale trascorra proprio nel modo in cui è stato rappresentato: micro-eventi, incontri veloci per confrontarsi fra una lezione e l’altra, come se ogni giorno bastasse a se stesso. Bisogna però riconoscere che nella realtà,  nei  ragazzi e nelle ragazze c’è sicuramente dell’altro: esperienze anche piccole, stati d’animo che debbono venir superati per riconquistare la serenità, si accumulano, fanno esperienza, trasformano. Si tratta di un aspetto è poco rappresentato in questo serial, che si concentra su una giornata scoppiettante di micro-episodi che si chiudono in se stessi e un nuovo giorno serve per iniziare tutto da capo come in quei film dove il protagonista si sveglia ogni mattina nello stesso giorno (La mappa delle piccole cose perfette, Ogni giorno, Prima di domani, 50 volte il primo bacio).

Il serial non sfugge alla regola del tre: quando si sviluppa una storia con più protagonisti e iniziano a formarsi coppie eterosessuali, almeno uno dei personaggi deve essere omosessuale. E’ il caso di Rami che a dire il vero è un indeciso. E’ Katia a fargli sospettare un motivo diverso dalla sfortuna per le sue difficoltà a mettersi con una ragazza ma lo fa in un modo terribile, indubbiamente indottrinata dalla propaganda LGBT. Lo invita a non vergognarsi, a gridare con sicurezza a tutto il mondo che ha inclinazioni omosessuali. In realtà Rami è incerto, una situazione comprensibile a quell’età. Come ha così ben raccontato il film Tutto sua madre: non bisogna sbrigativamente attribuire delle etichette a un ragazzo solo perché è più timido o sensibile degli altri: bisogna lasciargli il tempo e la calma necessari per scoprire se stesso.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

MARTA & EVA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 05/17/2021 - 09:34
 
Titolo Originale: Marta & Eva
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Claudio Norza
Sceneggiatura: Nicola Alvau, Sergio Basso, Mara Perbellini e Dario Rodino
Produzione: 3xero2 e Rai ragazzi
Durata: 20 episodi si 20'
Interpreti: Giulia Fazzini, Audrey Mballa, Ludovica Longhini, Giulia D'Aloia

Due ragazze quattordicenni, Marta ed Eva sono molto diverse come carattere e come origine ma diventano presto amiche. Marta, che fa parte della Milano bene, è una pattinatrice di ghiaccio titolata grazie anche ai rigorosi allenamenti a cui la sottopone la madre, che gestisce il palazzetto dello sport dove si esercita. Eva, di origini africane, è figlia di Ben, il custode del palazzetto del giaccio. Padre e figlia hanno una comune passione: cantare e il padre ha messo in piedi una scuola serale di canto, dove anche Eva si esibisce. Marta ed Eva, che frequentano la stessa scuola, stabiliscono un’alleanza: Marta insegnerà Eva a pattinare mentre Eva aiuterà Marta nei suoi esercizi di canto. In questo modo entrambe potranno seguire la loro vera passione. Questa loro decisione finisce per indispettire i rispettivi genitori e, come se non bastasse, la madre di Marta non gradisce che la figlia sia interessata a Andrea, il ragazzo che fa da deejay al palazzetto del ghiaccio…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ragazze e ragazzi di sanno impegnarsi a fondo per seguire la propria passione, sono rispettosi della volontà dei genitori, coltivano l’amicizia e sanno perdonare senza rancore
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Buona caratterizzazione di tutti i personaggi, belle canzoni e sequenze di pattinaggio artistico; alcune sequenze (il coach che stimola sena tregua le pattinatrici a migliorare ) sono ripetute troppe volte ma il racconto si sviluppa lungo un percorso molto lineare, comprensibile a tutti. I protagonisti sono poco realisticamente indicati come quattordicenni (ne hanno sicuramente di più) e il personaggio di Andrea è quello meno convincente
Testo Breve:

Due ragazze di 14 anni, di diversa estrazione sociale, sanno aiutarsi nelle loro rispettive passioni: il pattinaggio artistico e il canto. Un racconto lineare, semplice da seguire dove viene risaltata l’amicizia e il saper perdonare senza rancore. Su Raiplay

 

La prima impressione che lascia questo serial è di bellezza. La bellezza delle armoniose evoluzioni di chi esercita il pattinaggio sul ghiaccio, la bellezza di tante canzoni originali cantate con passione dai ragazzi e dalle ragazze. Si tratta di una solida piattaforma su cui è stata poggiata questa storia di prima adolescenza, dove lo scoprire quale sia la propria vera vocazione costituisce il tema dominante. E’ questo forse un modo con cui possiamo dividere i tanti racconti teen che abbiamo visto negli ultimi tempi: se in questo, (ma anche La compagnia del Cigno, High School Musical,..) gli adolescenti appaiono più veri perché è proprio quella la stagione  nella quale  si interrogano su chi siano  e quale sia la loro vocazione, in altri (Summertime, Skam,  Euphoria,..) i ragazzi e le ragazze, verso la fine dell’epoca teen  e quasi young adult, sembrano impegnati solo a cogliere il piacere del presente, dove la componente sessuale diventa preponderante.

La bellezza si estende anche alle loro anime: hanno a volte opinioni contrastanti con i loro genitori ma finiscono per obbedire. Non c’è mai grande tensione in famiglia, perché   i genitori, quando comprendono ciò che rende veramente felice la propria figlia, sono pronti ad assecondarla. Ma ciò che colpisce maggiormente è il modo con cui ragazze e ragazzi, in diverse circostanze, sanno perdonare e non serbano rancore quando chi ha compiuto una scorrettezza, per invidia o per gelosia, è pronta a chiedere scusa.

Troppo ideale? Troppo bello? In realtà il serial appare più aderente alla realtà di tanti altri. E’ realistico il modo con cui questi ragazzi interrogano continuamente se stessi per cogliere ciò che costituisce la loro vocazione; non si tratta solo di scegliere la professione che eserciteranno da grandi: stanno cercando qualcosa che appaghi pienamente la loro personalità, dove possono dare il meglio di loro stessi per la loro felicità ma anche per quella degli altri. Le vocazioni che sono state poste in primo piano (il pattinaggio artistico, il cantare) comportano un impegno e una esercitazione continua, che è il modo migliore, per queste ragazze, di esercitarsi a cercar di raggiungere, con determinazione, i loro obiettivi. In parallelo nascono i primi amori, mai passionali ma per loro è un modo di sentirsi vicini (i protagonisti hanno 14 anni), provare il piacere esser compresi da qualcuno per quello che si è. Sono anche amori che nascono ma che si possono sciogliere senza troppi drammi (sono simpatie, non si tratta ancora di donazione totale e al massimo queste unioni vengono suggellate con un bacio). Molto forte è anche l’amicizia fra le ragazze del trio Marta, Eva, Sofia (appassionata di ecologia). Si confidano su tutto: le pene d’amore come le ansie da prestazione prima di una gara e cercano di incoraggiarsi a vicenda e dare saggi consigli.

Le difficoltà, i contrasti sono molti durante le dieci puntate: raggiungere i propri traguardi professionali (Marta per il canto, Eva per il pattinaggio) non è mai facile per loro due non solo per l’impegno necessario (i doveri scolastici sono solo sottintesi, non vengono mai rappresentati) ma perché il successo raccolto solleva l’invidia delle colleghe o dello stesso ragazzo che con molto affetto l’aveva aiutata a crescere. Anche la mamma di Marta (che fine ha fatto il marito? Non è chiaro) avrà i suoi momenti difficili perché si è esposta troppo finanziariamente per continuare a gestire il palazzetto dello sport ma le difficoltà più interessanti sono quelle relative ai flirt che nascono e che a volte si sciolgono. Il ragazzo e la ragazza si interrogano su quell’affetto che è appena nato ma per entrambi le priorità sono chiare: è giusto dare la priorità, proprio per la loro età, a perseguire quella passione che fa essere realmente se stessi; non si possono fare delle rinunce per dare priorità all’amore che è nato, semplicemente perché non si sarebbe più se stessi. In tutte le situazioni, anche difficili,  i ragazzi e le ragazze mostrano sempre buone doti di autocontrollo: cercano   di ragionare su ciò che è accaduto e non scivolano mai in gesti incontrollati. E se qualcuno lo fa, è poi in grado di chiedere perdono.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

MINARI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/11/2021 - 20:28
 
Titolo Originale: Minari
Paese: U.S.A.
Anno: 2020
Regia: Lee Isaac Chung
Sceneggiatura: Lee Isaac Chung
Produzione: Plan B Entertainment
Durata: 115
Interpreti: Steven Yeun, Han Ye-ri, Alan Kim, Yoon Yeo-jeong

Negli anni ’80, la famiglia di origine coreana Yi si trasferisce dalla California all’Arkansas, vivendo in una casa su ruote in mezzo a un grande prato che andrà coltivato. E’ stato Jacob, il capofamiglia, a programmare questo trasferimento. Con i soldi che ha messo da parte dopo anni passati, con sua moglie, a fare il sessatore di pulcini, vuole intraprendere il mestiere di agricoltore. Il suo obiettivo è chiaro: ogni anno emigrano negli Stati Uniti almeno 30.000 coreani e lui vuole fornire prodotti tipici della loro cucina. La moglie Monica non è convinta: si trovano troppo lontani dal primo centro abitato e ciò costituisce un rischio perchè il loro piccolo David soffre di cuore e dovrebbero aver bisogno di correre all’ospedale. Dopo lunghe discussioni fra marito e moglie, il compromesso: decidono di far venire dalla Corea del sud Soon-ja, la madre di Monica, in modo che possa accudire i bambini mentre loro sono al lavoro. Ma David non vuole passare la giornata con la nonna e Jacob sta investendo tutti i suoi risparmi senza ancora poter vedere alcun premio alle sue fatiche…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In famiglia ogni decisione ha effetti che si riversano su tutti i componenti, non si può mai decidere per se stessi ma per il bene complessivo di tutti. Una lezione universale ben spiegata da questo film
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La regista e sceneggiatrice Lee Isaac Chung alterna con abilità commedia a tragedia scolpendo i personaggi uno a uno, senza che alcuno prevalga sugli altri. Golden Globe 2021 come miglior film in lingua straniera; Oscar 2021 a Youn Yuh-jung come miglior attrice non protagonista
Testo Breve:

Jacob si sente pronto a investire in agricoltura ma i risultati tardano a venire e la moglie non ama vivere in mezzo alla campagna.  Il film ci mostra le piccole grandi cose che possono accadere in ogni famiglia

Se si desidera gustare un film/Serial TV dove vengano risaltati i valori familiari, dove la solidarietà in famiglia resta l’unica vera soluzione per affrontare qualsiasi frangente negativo, non resta che rivolgersi alla produzione orientale (Giappone, Corea, Cina) o a film realizzati in USA ma da sceneggiatori e registi di origine orientale (Father and Son, Ritratto di famiglia con tempesta, The farewell- una bugia buona, Un affare di famiglia, tutti i capolavori di Yasujiro Ozu..) . Non c’è scampo: le produzioni occidentali, quando trattano il tema della famiglia, molto spesso ci raccontano di una coppia in crisi, vicina al divorzio. Nella nostra impostazione ci sono sempre due individui, un lui e una lei che cercano si, di individuare ciò che li può tenere uniti, ma prima di tutto c’è la realizzazione di loro stessi. Nei lavori orientali c’è la famiglia: ogni componente sa di appartenere a una realtà vivente che li ingloba e che ha la priorità.

Solo così si può spiegare come sia stato possibile realizzare un film come Munari dove molte sequenze sono state spese a raccontare come il piccolo David non gradisca l’arrivo della nonna (dormono nella stessa camera) e come la nonna compia molti tentativi per rendersi simpatica. Si tratta di un tema assoutamente banale ma nel contesto di Munari è importante perché l’armonia in famiglia costituisce l’obiettivo primario. Ciò è tanto più vero se a discutere sono marito e moglie quando non riescono ad avere la stessa visione del futuro della famiglia; in realtà il film saprà dimostrare, in una escalation di tensione, come non ci sia niente che valga di più, sempre e comunque, dell’unione familiare.  Il profilo del confronto fra Jacob e Monica ha un valore universale ed è quello che si può trovare nella realtà di ogni famiglia di ogni latitudine: è giusto aspirare a un maggiore benessere per la famiglia, rischiando un po’oppure è meglio restare sul sicuro in un ambiente conosciuto, facendo le modeste cose che si sanno fare? Una decisione tanto più pesante in quanto non si sta decidendo del proprio destino, ma anche degli altri componenti della famiglia. Il film, che alterna momenti sereni ad altri di grande tensione, ci mostra un Jacob un po’ velleitario che si muove impacciato in una realtà che non conosce affatto.

Il film allarga l’orizzonte agli sforzi che compie la famiglia Yi per socializzare con i vicini ma in questo caso non c’è nessuna ombra di discriminazione e a parte la battuta di un ragazzino del luogo che domanda al piccolo David: “Perché hai la faccia piatta?” , ricevono una calorosa accoglienza nella  locale comunità cristiano-evangelica, la stessa fede professata da Jacob e la sua famiglia.

E’ proprio sul tema religioso che l’autrice si permette di fare un po’ d’ironia, tramite il personaggio del bracciante Paul che benedice qualsiasi attività, piccola o grande che debba venir intrapresa e vede il diavolo dappertutto e provvede subito a esorcizzare. Jacob crede invece che solo con l’uso della ragione potrà risolvere i suoi problemi ma poi finisce per restare disilluso e neanche con il suo metodo riesce a trovare l’acqua necessaria all’irrigazione.

Il film scorre così fra commedia e tragedia e se non è mai prevedibile quello che domani, di buono o di brutto, ci può accadere, l’importante che ogni evento venga affrontato tutti insieme

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

NOMADLAND

Inviato da Franco Olearo il Dom, 05/09/2021 - 08:24
Titolo Originale: NOMADLAND
Paese: U.S.A.
Anno: 2020
Regia: Chloé Zhao
Sceneggiatura: Chloé Zhao
Produzione: Highwayman Films, Hear/Say Productions, Cor Cordium Productions
Durata: 107
Interpreti: Frances McDormand, David Strathairn, Linda May

Fern, dopo la chiusura della fabbrica in cui lavorava e dopo la perdita del marito a seguito di una lunga malattia, parte con il suo van (che chiama Avangard) per vivere da nomade fra le pianure e i deserti più sperduti d’America. Per qualche breve periodo lavora, poi riparte per esplorare nuovi luoghi e conoscere nuove persone, le loro storie, i loro sogni.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Persone ferite negli affetti o colpiti da una sorte avversa cercano di aiutarsi a vicenda e fare comunità
Pubblico 
Pre-adolescenti
Una storia un po’ triste non adatta ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Un poderosa Frances McDormand (al suo terzo Oscar) guida la storia ma la regista e sceneggiatrice Chloé Zhao ha saputo costruire panorami, incontri, eventi in perfetta assonanza con i suoi gesti discreti, con la sua trattenuta maliconia, uno spleen che pervade tutta la narrazione
Testo Breve:

La crisi del 2008 ha portato tante persone a vivere di nomadismo cercando lavoro dove capita. Fra loro c’è anche Stern, una donna che ha perso il marito. Un viaggio alla ricerca di ciò che è essenziale per vivere, nella materia come nello spirito. In Sala e su Disney+

“I’m not homeless, I’m houseless” (si potrebbe tradurre “non sono una senza tetto, sono senza casa”): una battuta che in italiano perde la sottile sfumatura che la lingua inglese riesce a dare nel distinguere home (la casa intesa come luogo degli affetti e delle relazioni familiari) da house (la casa come edificio in muratura), ma che nel film è di fondamentale importanza. Il lungo viaggio della protagonista, infatti, è segnato proprio di incontri con numerose persone e con le loro storie. Un viaggio su strada che diventa metafora della vita: non esistono addii per sempre… ci vediamo lungo la strada si sente dire Fern da Bob, un uomo che come lei ha fatto del nomadismo la sua vita e ha radunato attorno a sé molte persone che hanno fatto la sua stessa scelta.

Un film meritatamente pluripremiato: tre Oscar (miglior film, miglio regia, miglior attrice protagonista), Leone d’Oro al Festival di Venezia (miglior film), due Golden Globe (miglior regia e miglior film drammatico) solo per citare i più famosi.

Basato sul libro reportage della giornalista Jessica Bruder, lo stile di regia è quasi documentaristico. Se la protagonista, la bravissima Frances McDormand (che con questo film si aggiudica il suo terzo premio Oscar), è un’attrice professionista, molte delle persone da lei incontrate invece sono dei veri “nomadi” statunitensi. Non è stata una scelta la loro, ma le circostanze della grande recessione del 2008 li ha costretti a questa vita: qualche sporadico lavoretto per mettere da parte qualcosa, un van che diventa una casa con poche cose essenziali, le intemperie che possono essere un serio problema di sopravvivenza, i guasti tecnici che mettono seriamente in crisi l’esito degli spostamenti.

Una vita dura che porta a dissimulare i propri sentimenti: significativo come in pochissime situazioni venga mostrata la commozione di un saluto o l’emozione nel raccontare la propria storia. Un’apparente serenità campeggia sempre sui volti dei personaggi, quasi a non voler mostrare la tanta sofferenza del cuore.

I numerosi primi (o primissimi) piani e i dialoghi commossi danno allo spettatore un grande senso di partecipazione alle storie che si sentono raccontare: vite di persone che hanno visto infrangersi il loro sogno americano e che hanno fatto dei van le loro case e delle vaste pianure i loro luoghi d’incontro e di condivisione.

Non solo la regista e la protagonista, ma anche la maggior parte delle persone di cui conosciamo la storia sono donne: sole, con esistenze complesse e cariche di sofferenza, ma resilienti, belle non perché particolarmente attraenti ma perché ricche di una femminilità e di un’interiorità che emergono in ogni loro azione e in ogni loro dialogo.

Anche il tema della morte trova ampio spazio nel racconto: trattato sempre con grandissima delicatezza, pur nella sua drammaticità. Persone care morte nel passato: Bo (il marito di Fern), il figlio di Bob Wells, la moglie di Dave… ma anche il pensiero che la propria morte sarà l’occasione per continuare il proprio viaggio e incontrare di nuovo le persone salutate lungo la strada.

Fotografia e colonna sonora elevano ulteriormente la qualità pellicola. I paesaggi e un commento musicale sempre discreto permettono di apprezzare ancora di più le vicende narrate: numerose le panoramiche delle pianure statunitensi in momenti particolari della giornata, con colori vivaci e luminosi. Interessante la scelta di mettere orizzonti sempre interrotti: catene montuose, foreste, … “ostacoli” che chiudono la visuale. Uno sguardo che è sempre limitato, che non può abbracciare tutto. Forse, un po’ come le decisioni della protagonista: il desiderio di mantenere la propria indipendenza e libertà, l’abbracciare come stile di vita quella che inizialmente è stata una scelta obbligata, la portano presto a fare i conti con i limiti stessi di questo stile di vita. Per poter restare quello che è, paradossalmente, deve rinunciare a tutto, anche a degli affetti (la proposta che la sorella le fa di vivere in casa sua, la proposta di Dave, un altro nomade che desidera tornare a piantare radici e rifarsi una vita insieme con lei).

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

NUDES

Inviato da Franco Olearo il Gio, 05/06/2021 - 15:33
Titolo Originale: Nudes
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Laura Luchetti
Sceneggiatura: Emanuela Canonico
Produzione: NRK, Barbosa Film
Durata: 10 puntate di 20'
Interpreti: Fotin Peluso, Anna Agio,

Vittorio, di diciotto anni, è un ragazzo vincente. Di famiglia agiata, aspirante architetto, è stato nominato direttore di un progetto scolastico e guida con grande carisma i suoi compagni di scuola e ha un ottimo rapporto con la fidanzata. Un giorno viene convocato dal commissariato di polizia: è accusato di aver registrato e diffuso in rete, un rapporto sessuale dove era implicata una minorenne… Sofia ha sedici anni e a una festa incontra Tommaso, il ragazzo che da tempo le piace. In un casolare isolato nel giardino della villa dove si svolge la festa, hanno un rapporto amoroso ma il giorno dopo la loro intima relazione è sui cellulari di tutti i compagni di classe…. Ada ha quattordici anni: soffre per non essere spigliata e disinvolta come le sue compagne e accetta di iniziare una chat con un ragazzo conosciuto in un sito di appuntamenti. Sedotta dalle lusinghe del ragazzo, finisce per aderire alla richiesta di fotografarsi senza vestiti ma il giorno dopo quella foto fa il giro della rete…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial svolge molto bene il compito di evidenziare le deleterie conseguenze del revenge porn anche se si pone in modo acritico verso altri comportamenti leggeri
Pubblico 
Adolescenti con riserva
Una scena di unione sessuale con nudità. Abuso di alcool, turpiloquio.
Giudizio Artistico 
 
Alla sceneggiatrice e alla regista va il merito di aver ricostruito personaggi che ci appaiono veri nella loro sensibilità ferita in diverse realtà adolescenziali e aver ben sviluppato le conseguenze psicologiche che debbono sostenere le vittime ma anche i carnefici
Testo Breve:

Tre storie dove le riprese di incontri intimi o di nudità portano alla distruzione del rispetto verso la vittima. Un ottimo strumento per approfondire gli effetti deleteri del revenge porn. Su Raiplay

Tre storie fra loro non collegate, dieci puntate di venti minuti su Raiplay per parlare di Revenge Porn e mostrare le sue devastanti conseguenze.

Anche se nel primo racconto c’è la convocazione in questura di Vittorio perché maggiorenne, utile per ricordare che ci sono anche conseguenze penali,  in tutte e tre le storie l’attenzione è posta sugli effetti devastanti che subisce la vittima, nella perdita della stima dei compagni, nella perdita di stima in se stessa, ma anche la presa di coscienza del male compiuto da parte di chi ha commesso quel gesto.  Un gesto facile da compiere: in fondo tutti hanno sempre un cellulare a portata di mano e basta un impulso di invidia, di ripicca, di incosciente esibizione per trasformare una persona in un corpo da guardare.

Nelle tre storie vengono ricostruiti con molto realismo tre ambienti di adolescenti che vivono nella periferia bolognese: c’è il giro di amici, compagni di progetto, intorno al carismatico Vittorio e alla sua ragazza; quattro amiche un po’ pazzerelle, fra cui Sofia, che cercano solo di trovare motivi di divertimento; infine Ada e Claudia, più piccole, ancora in bilico fra il dare valore prioritario all’amicizia fra compagne e l’interesse crescente verso i ragazzi. Per tutti, la tragedia è progressiva: Vittorio di fronte allo sgretolarsi del piedistallo che si è costruito sopra gli altri, cerca all’inizio di difendersi mentendo e forse accettando, come gli propone il padre e l’avvocato, di gettare discredito sulla ragazza di cui ha violato l’intimità ma poco a poco, man mano che le persone a lui più care si allontanano, riesce ad abbattere le mura difensive che si è ricostruito. Comprende quello che è realmente: un bambino viziato che vuole tutto e si dispiace quando non l’ottiene. Cos’ spogliato di ogni sovrastruttura, riesce a mettere a nudo la propria coscienza: riesce così a dire la verità e chiedere perdono ma il male che ha compiuto è ormai entrato troppo in profondità.

Il racconto di Sofia è più privato, si muove all’interno del circuito delle amiche e dei compagni di scuola e mentre per lei, fra battute e sguardi maliziosi, entrare ogni mattina in aula è diventato un inferno, la sua vicenda (in effetti è la meno interessante) si colora di giallo e si concentra sulle indagini che lei svolge per comprendere chi sia stato e quale sia il movente.

Infine c’è l’episodio di Ada, molto ben interpretata da Anna Agio, forse il meglio riuscito, dove cogliamo le incertezze di una ragazza naturalmente schiva e onesta ma che al contempo non vuole restare indietro alle sue amiche più disinvolte. Dopo che il fatto è accaduto, partecipiamo al suo discendere lungo una spirale negativa pur di  evitare di rilevare la sua debolezza: sembrano non aver fine le bugie che deve continuamente dire, il suo abbassarsi a rubare soldi  per rispondere a un ricatto, fino a trasfigurare la sua originale identità.

C’è un aspetto che unifica questi racconti: il rapporto dei ragazzi e delle ragazze con i loro genitori, gli insegnanti e il modo con cui vogliono divertirsi. Siamo abituati, dopo tanti teen drama d’oltreoceano, a vedere nei genitori-tappezzeria, marginali alla storia, sempre troppo distratti o disinteressati. In questi racconti al contrario i genitori e gli insegnanti sono presenti, intuiscono che i figli stanno attraversando momenti difficili ma il risultato è sempre lo stesso: questa volta sono i ragazzi che non vogliono confidarsi e le due generazioni restano, anche in questi racconti italiani, in spazi non comunicanti. Nei primi due episodi, dove i ragazzi e le ragazze sono più grandi, sono descritte feste serali caratterizzate da grandi bevute di alcolici, facendo passare le bottiglie di mano in mano e, come nel caso di Sofia, è sufficiente un primo bacio avuto in un precedente incontro per poi appartarsi e avere un rapporto sessuale. Questo tipo di comportamento non viene approfondito nei suoi coinvolgimenti emotivi  ma resta appiattito sul fondale del racconto, assunto come un dato di fatto.

E’ questo forse l’aspetto più spiacevole di questa serie: non viene stabilita una correlazione fra la facilità con cui si decide di offrire il proprio corpo allo sguardo o a un incontro sessuale e il livello di profondità con cui si è stabilita una relazione con l’altro o l’altra. Se manca questa profondità, questo rispetto della persona nella sua totalità, può essere facile che il rapporto, l’intimità concessa, si riduca a un un piacevole intrattenimento che a questo punto può anche essere ripreso con un cellulare. Anche se le cause posso essere diverse (invidia, vendetta, desiderio di emancipazione) il comportamento è simile: si pensa soprattutto a come vendicarsi ed è così facile usare uno strumento come il cellulare, che sembra costruito apposta per essere un velocissimo convertitore da realtà privata a spettacolo  pubblico. Il serial può dire con orgoglio di aver evitato ogni atteggiamento moraleggiante ma in realtà descrivere vuol dire di fatto giudicare e come è stato severamente giudicato, mostrandone gli effetti, il revenge porn, altri comportamenti disinvolti sembrano rientrare nelle consuetudini acquisite. Suona in modo sinistro il colloquio fra Sofia e una sua amica: Sofia si dispera perché è cosciente di aver compiuto una leggerezza, ma la risposta dell’amica è immediata: “l’unico sesso che si rimpiange è quello che non si fa. Te la sei goduta e non c’è nessuna colpa”.

In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

ANNA

Inviato da Franco Olearo il Sab, 05/01/2021 - 18:40
Titolo Originale: Anna
Paese: ITALIA, FRANCIA
Anno: 2021
Regia: Niccolò Ammaniti
Sceneggiatura: Niccolò Ammaniti, Francesca Manieri
Produzione: Sky Studios, Wildside, Arte France, Fremantle, Kwaï, The New Life Company
Durata: 6 puntate di 40'
Interpreti: Giulia Dragotto, Alessandro Pecorella, Giovanni Mavilla, Elena Lietti, Roberta Mattei

Anche in Sicilia è arrivata La rossa, un’epidemia letale, che colpisce solo gli adulti e risparmia i piccoli e gli adolescenti, finché anch’essi non diventano grandi. Anna ha tredici anni, vive da sola con il fratellino Astor di nove nella casa di campagna di quella che è stata la sua famiglia. Sua madre, prima di morire, quattro anni prima, (il padre, divorziato, aveva lasciato la casa da tempo) ha lasciato alla figlia un quaderno: il Libro delle cose importanti, una sorta di manuale di sopravvivenza, con il solenne impegno, da parte di Anna, di prendersi cura di Astor. Un giorno Anna esce di casa per procurarsi del cibo ma tornando si accorge che Astor è stato rapito dai Blu, una banda di bambini selvaggi che vivono al seguito di Angelica, una sorta di regina malefica, che li trattiene con la promessa che con lei non si ammaleranno mai ma anche con terribili punizioni…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una quattordicenne si impegna, fino al rischio della vita, per salvare il suo fratellino. Su tutta la serie prevale una visione pessimistica dell’umano, soprattutto nella sua possibilità di esprimere solidarietà e aiuto di fronte a un male comune
Pubblico 
Maggiorenni
Scene multiple di eutanasia tramite soffocamento anche in presenza di bambini. Messa in schiavitù, amputazioni senza dettagli. Decomposizione di cadaveri
Giudizio Artistico 
 
Niccolò Ammaniti ha successo nel creare un mondo fiabesco ma tragico con paesaggi e palazzi suggestivi, moderni orchi e streghe e una eroina che supera con coraggio tutte le prove. Personaggi ben caratterizzati
Testo Breve:

Il serial riproduce un mondo desolato e fiabesco al contempo, con orchi, streghe ed eroine ma prevale una visione cupa non solo per il futuro del nostro mondo  ma per l’incapacità dell’uomo di solidarizzare nel bene. Su Sky

Negli anni ’50 ’60 molti film rappresentavano le paure di quel tempo: un disastro nucleare o alieni venuti dallo spazio a distruggere la terra. Oggi i timori si orientano verso una terra divenuta inabitabile a causa di un disastro ecologico o di una epidemia che lascia pochi sopravvissuti. Solo per citare gli ultimi: Rised by wolves, Midnight Sky, Interstellar. In questi film/serial TV, fra i vecchi e i nuovi timori, c’è una differenza di fondo: nei primi c’era una società compatta, un governo organizzato con un’organizzazione militare pronta ad agire.  Nelle opere di oggi il dramma viene affrontato a livello personale o di piccoli gruppi: si è sfaldata ogni sovrastruttura sociale e il mondo o è vuoto o è in balia di bande violente. Si tratta di un aspetto che appare evidente in questo serial dove singole persone come Anna, finiscono vittime di violenza da parte o di singoli o di bande a cui piace torturare o ridurre in schiavitù chiunque passi per il loro territorio.  E’ inutile sorvolare sulla particolare coincidenza fra l’uscita del film e la pandemia che stiamo affrontando; i paralleli appaiono evidenti ma c’è una profonda differenza; noi, che siamo immersi nella realtà, possiamo apprezzare l’abnegazione del personale sanitario e, tranne inevitabili eccezioni, tutti noi ricaviamo conforto dal sentirci un popolo compatto che sta affrontando un problema comune. Questo racconto di Ammanniti si posiziona invece agli antipodi: in una tavolozza bianco/nero vediamo pochi buoni (Anna, sua madre, Pietro) contrastare dei cattivi sadici che non hanno altra soddisfazione che far soffrire gli altri. Le conseguenze della epidemia vengono risolte in modo sbrigativo con la pratica dell’eutanasia per soffocamento, soluzione che si presenta come procedura standard da parte dei cattivi come dei buoni.

In questo contesto doloroso Anna è una eroina senza macchia e senza paura, che assolve risoluta il suo impegno: prendersi cura del fratellastro Astor. Come per Pinocchio, il suo peregrinare è suddiviso in stazioni, durante le quali incontra nuovi e strani personaggi. Fra questi però c’è anche Pietro, il bel ragazzo verso il quale non si può escludere una certa attrazione ma con il quale è in conflitto caratteriale: è tanto resoluta lei quanto lui cerca di evitare ogni situazione di pericolo.  E’ l’aspetto più piacevole della storia per la felice caratterizzazione dei personaggi,  per la tenerezza che contrasta con il resto del contesto per ci parla continuamente di morte e di soprusi dei più forti verso i più deboli. L’aspetto peculiare della presenza largamente prevalente di bambini e di adolescenti fa si che la loro cattiveria non si esprima attraverso uccisioni ma mediante punizioni che possono comportare la messa in schiavitù fino ad arrivare alle amputazioni. Fra i tanti personaggi a umanità deformata c’è anche un adulto prossimo ad ammalarsi che sviluppa una parodia della religione, perché giustifica il suo insolito stato di salute con la convinzione di esser pervaso dalla grazia.

Il racconto, com’è caratteristico quando Ammanniti è anche regista, è di avanzare con pause di contemplazione ammirata per la natura e se in Io non ho paura ci si perdeva nel biondo di sterminati campi di grano, qui sono i boschi della valle del Belice, le pendici dell’Etna, le antiche dimore della Sicilia, fra cui spicca villa Valguarneri; una esplorazione del bello della Sicilia ma anche gli interni hanno le loro suggestioni pittoriche, grazie a un’abile gestione delle luci.  Sono aspetti  che invitano a interpretare la serie come una favola un po’ cupa, dove ci sono orchi e streghe ma alla fine l’innocenza dei fanciulli trionferà. Si tratta di un approccio ben diverso da quello asssunto da The Society dove, in un mondo dove solo gli adolesenti erano sopravvissuti, questi cercavano di strutturare una società organizzata che puniva ogni forma dii violenza. 

Quella della favola triste è sicuramente l’interpretazione più corretta e i riferimenti ad avvenimenti contemporanei sono puramente casuali. Resta il dispiacere di constatare come  il racconto risulti troppo sbilanciato e prevalga il gusto estetico della crudeltà gratuita. E se il finale apre alla speranza, si tratta di una speranza di salvezza dalla malattia ma non è ancora speranza umana.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

ZERO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 04/28/2021 - 09:49
Titolo Originale: Zero
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Paola Randi, Ivan Silvestrini, Margherita Ferri, Mohamed Hossameldin
Sceneggiatura: Antonio Dikele Distefano
Produzione: Fabula Pictures, Red Joint Film
Durata: 8 episodi di 20'
Interpreti: Giuseppe Dave Seke, Haroun Fall, Beatrice Grannò

Omar è un giovane di colore che vive in un sobborgo popolare di Milano, il Barrio. Si guadagna da vivere portando con la sua bicicletta le pizze a domicilio ma la sua passione è disegnare fumetti e per questo sogna di raggranellare abbastanza soldi per trasferirsi in Belgio. Una sera, in uno dei suoi giri, fa conoscenza con Anna. Anche lei ha un sogno: andare a Parigi per fare l’architetto e fra i due si stabilisce presto un’intesa che sfocia in amore. Il quartiere in cui Omar vive ha dei problemi: incendi dolosi, boicottaggio della centrale elettrica: lui e i suoi amici del quartiere (Sharif, Sara, Momo, Inno) scoprono che dietro queste azioni c’è una squadra di delinquenti al soldo di una società immobiliare che vuole riqualificare il quartiere, facendo sloggiare gli abitanti. Come riusciranno i ragazzi a salvare le loro case? Omar ha una soluzione: rivela agli amici che è dotato di un potere: può diventare invisibile; in questo modo potrà pedinare e prevenire i malfattori…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Amicizia e sostegno reciproco fra i componenti della squadra salva-Barrio
Pubblico 
Adolescenti
Pesante turpiloquio continuo, pestaggi, accoltellamenti
Giudizio Artistico 
 
Una sceneggiatura essenziale tipizza molto i personaggi puntando soprattutto alla dinamica dei conflitti
Testo Breve:

In un quartiere di periferia, un gruppo di ragazzi fa squadra per difendere le proprie case da un avido imprenditore edilizio con un’arma speciale: uno di loro può rendersi invisibile. Un semplice schema narrativo adatto a chi è appassionato di fumetti. Su Netflix

Le aspettative nei confronti di questo serial erano e sono tante. Un serial interamente realizzato in Italia, che si inserisce nel circuito internazionale Netflix; per la prima volta il protagonista è di colore, un italiano di seconda generazione; la giovinezza dei protagonisti lo colloca nel ricco filone del teen/young adult drama, un punto di forza della piattaforma. Ciò che si è ottenuto è un lavoro fresco, sicuramente sintonizzato su un pubblico giovanile, ma imperfetto nella realizzazione e confuso negli obiettivi.

Iniziamo con l’aspettativa di saper gettare lo sguardo su una realtà ormai consolidata in Italia, quella degli immigrati di seconda generazione.  A dire il vero non c’è niente che caratterizzi i protagonisti come terzomondisti, a parte il colore della pelle e il chiamarsi continuamente “bro” (forse hanno visto troppi film americani): si tratta di ragazzi di periferia perfettamente integrati e per nulla distinguibili nel  modo di essere, nei desideri, nelle aspirazioni,  da tanti altri, giovani milanesi bianchi. Di ben altro spessore è stato il film Bangla, scritto e diretto da un ragazzo del Bangladesh realmente di seconda generazione, che con molta ironia ha evidenziato le distanze culturali fra le tradizioni del suo paese e quelle dell’Italia (senza trascurare una frecciata ai disinvolti costumi sessuali nostrani). Anche il profondo attaccamento che i ragazzi del Barrio dichiarano di avere per il loro quartiere (ma Oscar non voleva scappare al più presto in Belgio?) appare presupposto a parole e non mostrato, mentre in Bangla, venivamo portati a fare con il protagonista un giro per il quartiere (di Roma in quel caso) e scoprivamo che si era costituita una little Bangladesh, dove la comunità del suo paese aveva posto le sue radici proprio in quelle strade, con i suoi negozi.

Occorre aggiungere che Omar, Il protagonista (Giuseppe Dave Seke) non eccelle in espressività (è comunque molto bravo a sgranare gli occhi per la meraviglia) e la sceneggiatura appare debole: una combinazione che crea spesso problemi. In una sequenza-chiave a metà serial, Omar deve confessare ad Anna che è convinto della responsabilità di suo padre dei vandalismi che sono stati attuati nel quartiere, allo scopo di far scendere le quotazioni degli immobili.  Ci si aspetterebbe quindi da lui un comportamento sincero ma pieno di tatto perché sa che sta per far soffrire la ragazza che ama.  Di fronte all’accusa di Omar, Anna si mostra incredula anche se riconosce che il mestiere di imprenditore è difficile e a volte non si riesce ad accontentare tutti. Omar ribatte negando questa interpretazione: “se hai i soldi te ne sbatti degli altri e tuo padre ha pagato dei vandali per degradare il quartiere”. Evidentemente Omar in quello che doveva pur sempre essere un dialogo fra due innamorati, ritiene opportuno sfoderare qualche frase appresa da qualche libro sulle lotte di classe e molto sbrigativamente sta ponendo padre e figlia nel novero dei capitalisti sfruttatori.  Anna è ancora incredula e fa una giustissima domanda: “Che prove hai per dire questo?”. Omar non risponde a tono, la sollecita a credere alle sue parole e poi con molta delicatezza conclude: “Tuo padre è uno str…; tu fai finta di essere una diversa ma sei come lui”.  E’ paradossale ma con un protagonista così rozzo, proprio un serial che sulla carta avrebbe dovuto far conoscere la realtà e il valore delle minoranze etniche, finisce per fare un pessimo servizio alla causa.

Si potrebbe continuare evidenziando che nella rapida sequenza degli episodi di soli venti minuti, nascono continuamente nuovi eventi senza che i precedenti vengano risolti; a violente litigate nel gruppo degli amici seguono altrettanto rapide riappacificazioni. Ma su questi aspetti possiamo dare una diversa interpretazione: la volontà degli autori, a tutto vantaggio dei giovani spettatori, è stata quella di rifarsi ai comics, quindi a una struttura divisa in quadri, una narrazione che avanza a scatti, con clamorosi scontri fra forze avversarie e dialoghi essenziali. In questa prospettiva si interpreterebbe anche la violenza di certe sequenze (pestaggi, uso di coltelli) che mal si adattano a un serial definito per tutti. Il tema Marvel-like del ragazzo invisibile non risulta portante ma viene introdotto solo quando è conveniente per lo sviluppo degli eventi. Molto giovanile è la colonna sonora, che annovera hit all’ultimo grido ed è  ben sviluppato il tema dell’amicizia e della solidarietà  del gruppo;  complicati invece  i rapporti con i genitori, complicazioni che nascondono enigmi non risolti, presupposto per una prossima stagione.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

GLI IRREGOLARI DI BAKER STREET (The Irregulars)

Inviato da Franco Olearo il Ven, 04/23/2021 - 18:49
Titolo Originale: The Irregulars
Paese: UK
Anno: 2021
Regia: Joss Agnew, Johnny Allan, Weronika Tofilska
Sceneggiatura: Tom Bidwell
Produzione: Drama Republic
Durata: 8 episodi di 60'
Interpreti: Thaddea Graham, Darci Shaw, Jojo Macari, Harrison Osterfield, Henry Lloyd-Hughes, Royce Pierreson

Bea, Jessie, Billy e Spike sono quattro orfani che vivono lungo le strade della Londra, durante l’età vittoriana. Vengono ingaggiati dal dott. John Watson per indagare su alcuni misteri di natura soprannaturale. Le indagini saranno l’occasione per conoscere Leo, il principe della casa reale che sta con loro sotto mentite spoglie, e Sherlock Holmes. I misteri che devono risolvere conducono ad un grande enigma che mette in pericolo tutta intera la capitale inglese.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial si presenta a due facce: se fra i ragazzi prevale l’amicizia e la solidarietà, gli adulti sono guidati solo da interessi egoistici
Pubblico 
Adolescenti
Numerose le scene di violenza, mutilazioni, omicidi efferati
Giudizio Artistico 
 
Grandi idoli come Schelock Holmes e John H. Watson sono strati pesantemente deformati (tossicodipendenza, egocentrismo, cinismo, Watson perdutamente innamorato di Holmes) senza che il serial ne ricavi alcun vantaggio e le investigazioni risultano spesso prevedibili
Testo Breve:

Gli irregolari di Baker Street, i quattro orfani già presenti nelle pagine di Conan Doyle,  vengono ingaggiati dal dott. Watson per indagare su alcuni misteri di natura soprannaturale. Sherlock Holmes e Watson sono ridotti a caricature surreali e le investigazioni risultano spesso prevedibili. Buone le ambientazioni. Su Netflix .

Se poteva essere una buona idea quella di dedicare un serial TV agli irregolari di Baker Street, costruendo su di loro una storia per sviluppare i brevi accenni fatti da Sir Arthur Conan Doyle nei suoi racconti su Sherlock Holmes, si può dire che il risultato finale non sia proprio dei migliori.

Alcuni rilievi di pregio si possono fare e riguarda in particolare gli aspetti scenografici. Tanto le strade dei bassifondi, quanto il palazzo del principe Leopold sono davvero molto belli e particolareggiati. Anche i costumi (siano quelli dei normali cittadini lungo le strade siano quelli delle feste nobiliari) sono particolarmente curati. Buona anche la scelta del cast attoriale dei giovani: l’ottima recitazione permette di cogliere la complementarietà dei caratteri al fine della storia. Le relazioni non vanno molto al di là di quelle amicali o di innamoramenti travolgenti (con una concezione della sessualità improntata più sul trasporto emotivo che non all’interno di un progetto di coppia più ampio). Gli effetti speciali (in particolare i mostri) sono realizzati molto bene.

Per altri aspetti, invece, sorge spontanea la domanda sul perché Netflix si sia dedicata ad un’altra produzione in cui la figura di Sherlock Holmes (basti pensare ad Enola Holmes, prima di questo serial TV) viene a dir poco “maltrattata”: tossicodipendente, istrionico, egocentrico… il dottor Watson cinico e calcolatore, perdutamente innamorato dell’investigatore di cui è assistente. Il tutto in mezzo ad indagini dove la logica può fare ben poco, visto che c’è sempre il soprannaturale di mezzo. Si può dire che solo i nomi e la città sono rimasti quelli dello scrittore inglese, per il resto nulla ha a che fare con i celebri racconti gialli. Anche le trame delle otto puntate sono ripetitive e prevedibili, così come il grande enigma che va risolvendosi di puntata in puntata, in realtà lascia ben poco spazio alla fantasia già a metà del serial.

Pur essendo un racconto giallo con protagonisti poco più che adolescenti, non è molto indicato per ragazzi al di sotto dei 16 anni.

I toni dark sono molto accentuati: numerose le scene di violenza, le mutilazioni, gli omicidi efferati… Non mancano momenti di spavento o di vera paura: per tanti aspetti più vicino al genere thriller, che giallo.

Se nei ragazzi la dimensione dell’amicizia e della solidarietà è molto forte, il mondo adulto sembra essere guidato unicamente da interessi egoistici di varia natura, mai pienamente messi a fuoco.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |