• strict warning: Non-static method view::load() should not be called statically in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/views.module on line 907.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_validate() should be compatible with views_handler::options_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_submit() should be compatible with views_handler::options_submit($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter_boolean_operator::value_validate() should be compatible with views_handler_filter::value_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter_boolean_operator.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_style_default::options() should be compatible with views_object::options() in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_style_default.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_validate() should be compatible with views_plugin::options_validate(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_submit() should be compatible with views_plugin::options_submit(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.
  • strict warning: Non-static method view::load() should not be called statically in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/views.module on line 907.

LA FELICITA' DEGLI ALTRI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/01/2021 - 10:07
Titolo Originale: LE BONHEUR DES UNS...
Paese: Francia
Anno: 2020
Regia: Daniel Cohen
Sceneggiatura: Daniel Cohen, Olivier Dazat
Durata: 100
Interpreti: Vincent Cassel, Bérénice Bejo, Florence Foresti

Léa e Marc, Karine e Francis, sono due coppie che si conoscono da molto tempo. Hanno la consuetudine di cenare insieme nel fine settimana e anche questa volta sono riuniti intorno al tavolo di un ristorante. Discutono del più e del meno, cercano di decidere se prendere il dessert; Léa si rifiuta di prendere il suo amato Ile Flottante se anche gli altri non ordinano qualcosa. Il marito Marc la sgrida bonariamente perché incapace, come sempre, di prendere una decisione in autonomia. A questo punto Léa informa gli altri che ha scritto il libro, sollecitato da un famoso scrittore che aveva letto un suo testo. I presenti sorridono simpaticamente: può mai, la commessa di un negozio, diventare una scrittrice?

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In questa moderna favola moraleggiante, l’invidia rende infelici mentre l’attenzione, la cura verso l’altro è il segreto di una vita serena che può portare alla realizzazione di cose grandi
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per la maturità necessaria per cogliere l'ironia e la satira impiegata
Giudizio Artistico 
 
Dialoghi vivaci e spiritosi, caratteri ben definiti ma bloccati all’interno di uno sviluppo a tesi
Testo Breve:

All’interno di quattro amici di lunga data, Léa, commessa di negozio, ha un successo strepitoso con il suo primo libro. Racconto morale sugli effetti deleteri dell’invidia che scatena il successo degli altri. In SALA

Ci troviamo di fronte a un film squisitamente francese. Innanzitutto, nel piacere per l’affabulazione, qui particolarmente evidente perché la sceneggiatura si ispira a un testo teatrale; nell’impiego di riferimenti colti (presi dalla letteratura, dall’arte), nella vivacità e nelle battute cariche di ironia, tipiche della commedia francese.

 Ma soprattutto nell’impostazione a tesi: c’è qualcosa riguardo alla realtà dell’uomo, che l’autore vuole dimostrare: una sorta di moderna favola morale, impiegando, diversamente da Jean de La Fontaine, gli uomini invece degli animali,

L’argomento della tesi è chiaro fin dall’inizio e lo sviluppo si mantiene coerente all’assunto fino alla fine: il successo imprevisto di un’amica, di una moglie, destabilizza i rapporti, genera gelosie, fa soffrire chi è corroso dall’invidia.

Le parti divertenti del film stanno tutte nel modo disinvolto con cui Karine e Francis reagiscono al successo dell’amica: se c’è riuscita lei, anche Karine non avrà problemi a scrivere un romanzo (salvo copiare pedissequamente Flaubert) e Francis non ha dubbi di poter raggiungere il successo, prima come cantante hard rock, poi come scultore,   coltivatore di Bonsai e infine come cuoco.

Lo sconvolgimento di Karine è profondo perché di quell’amica semplice e gentile, si è sempre considerata una sorta di confidente e guida e ora non riesce ad accettare lo svuotamento di questo suo ruolo. Per il marito di Léa, Marc, la situazione è diversa: uomo pratico, esperto solo del business dell’alluminio, riesce a stento a leggere la bozza del romanzo di Léa e considera quel racconto un’interferenza nella loro vita privata. Lui, il maschio di casa, sente che la moglie gli sta sfuggendo di mano, orientata verso nuovi sentieri a lui totalmente ignoti.

Gli attori sono tutti bravi, perfettamente nella parte, ma non poche recensioni sono state negative, probabilmente perché hanno visto questi personaggi ingabbiati nello sviluppo di una tesi da dimostrare.

In realtà, a mio avviso, il film è più profondo di quanto non appaia a un  primo sguardo. Perché Léa ha un successo così imprevisto (ogni riferimento a J.K. Rowling, l’autrice di Harry Potter, che quando ha scritto il primo libro era una donna sola, senza soldi, con un figlio a carico, non è puramente casuale)?

Non si tratta di doti fino a quel momento inespresse ma qualcosa di più. Non si tratta del caso, di una natura benevola con alcuni e arida con altri.

Fin dalle prime sequenze, quando vediamo Léa svolgere il suo mestiere di commessa in un negozio di abiti, impegnata a dare suggerimenti alle clienti, cogliamo la sua attenzione alle persone: lei comprende lo stato d’animo, le aspettative della persona che le sta davanti, e le dà  quel consiglio che lei ritiene sia il più giusto, anche se in quel momento può voler dire non comperare nulla.

Léa ha successo perché osserva le persone e le comprende. Non si cura di se stessa e quando riceve i primi introiti come frutto del suo libro, pensa innanzitutto a regalare al marito ciò che ha sempre sognato: una moto rombante. E’ proprio la sua generosità e l’attenzione agli altri che la rende superiore rispetto a coloro che pensano prima di tutto a se stessi. Solo chi gode della felicità altrui, anzi, contribuisce alla gioia e alla gloria dell'altro beneficia di libertà e felicità interiore, allora si è veramente persone grandi, «libere dall'egoismo, dalla viltà e dall'avidità», come amava dire Adam Ferguson.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

SWEET TOOTH

Inviato da Franco Olearo il Gio, 06/24/2021 - 21:47
 
Titolo Originale: Sweet Tooth
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Sceneggiatura: Jim Mickle
Produzione: Team Downey Warner Bros. Television Nightshade
Durata: 8 episodi
Interpreti: Nonso Anozie, Christian Convery, Adeel Akhtar

In un futuro post apocalittico, l’umanità è stata in gran parte sterminata da un virus (chiamato l’Afflizione) che provoca febbre, tremolio alle mani e quindi la morte. Con la comparsa del virus, iniziano a nascere anche bambini in parte umani e in parte animali: gli ibridi. La paura e la superstizione hanno portato a sterminarli perché considerati colpevoli del morbo. Alcuni, nascosti dai genitori, sono sopravvissuti alla caccia. Gus, un ragazzo con le orecchie e le corna da cervo, vive con il padre in un bosco. Quando vengono scoperti, il padre viene ucciso e Gus parte alla ricerca della madre. Lo fa accompagnato da Jeppered, un uomo grande e grosso incontrato per sbaglio lungo il cammino.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’amicizia e la solidarietà diventano il valore condiviso che serve per fronteggiare una società diventata crudele, che elimina il malato e il diverso
Pubblico 
Adolescenti
Per i toni un po’ cupi e alcune scene di violenza ma viene evitato ogni dettaglio cruento. Per i più piccoli solo se accompagnati da un adulto
Giudizio Artistico 
 
Ottima recitazione e suggestiva fotografia che riesce a ricostruire un mondo fiabesco a cui non mancano toni cupi e paurosi
Testo Breve:

In un mondo colpito da un virus muoiono in tanti ma nascono dei ragazzi ibridi, in parte uomini e in parte animali. Un tema distopico (e attuale) che si trasforma in fiaba e in racconto di formazione. Su Netflix

Prodotto da Robert Downey Jr. e dalla moglie Susan, sceneggiato a partire dal fumetto della DC Comics disegnato da Jeff Lemire, Sweet Tooth è un serial che smarcandosi dalla matrice distopica del fumetto da cui è tratto, diventa un delicato racconto di formazione.

Il primo elemento che si impone allo spettatore è la fotografia. Le città vuote e desolate, gli spazi verdi (in particolare i boschi) floridi e in espansione. Portate sullo schermo con grande maestria, riescono a suggestionare e coinvolgere.

Il racconto beneficia anche di ottime interpretazioni: Christian Covery nei panni di Gus, il giovane protagonista di dieci anni, vissuto sempre e soltanto con il padre, isolato dal mondo, che ha conservato un’innocenza e uno sguardo sulle persone senza malizia; il padre (Will Forte) che diventa anche suo precettore e  addestratore per garantire a suo figlio la sopravvivenza in un mondo che, fuori da quel bosco, è a lui ostile; Jeppered (Nonso Anozie), il grosso uomo che, segnato da una dolorosa storia personale, si trova a prendere le difese del piccolo ragazzo ibrido. Disposto anche a grandi sacrifici per lui, non gli fa mai mancare la protezione durante il viaggio alla ricerca della madre.

Nella costruzione del racconto trovano ampio spazio alcuni flashback: com’è avvenuta la diffusione iniziale del morbo, la storia di Gus e dei suoi genitori, la vita di Jeppered prima dell’Afflizione. Brevemente anche la storia di alcuni personaggi minori presenti nel plot  (un medico sposato che cerca di salvare sua moglie che ha contratto il virus, una psicologa che ha trovato rifugio in uno zoo,..): si tratta di storie che espandono il racconto per raggiungere sensibilità più adulte. Se, come digressioni, risultano funzionali ai fini della comprensione dei personaggi, la loro lunghezza (in alcuni casi) le rende un po’ ridondanti senza conferire loro un maggiore spessore psicologico.

Numerosi i contenuti positivi.

Il tema dell’amicizia percorre tutto il serial. Quella che Gus riesce ad instaurare con diversi personaggi: non solo con il già citato Jeppered, ma anche con Bear (una ragazza che ha unito attorno a sé una banda di coetanei per difendere gli ibridi). Amicizia che si esprime nel sostegno reciproco, nella disponibilità anche al sacrificio per gli altri, nel supporto quando le cattive notizie fanno capolino.

È tratteggiata una critica ad una società che elimina il malato e il diverso. Tutti coloro che hanno i sintomi del virus vengono eliminati. Lo stesso vale per gli ibridi. Non resta nascosta la brutalità di queste uccisioni: non tanto per la violenza rappresentata (che peraltro è minima in tutto il serial: si assiste solo a qualche lotta tra i personaggi), quanto piuttosto per il fatto che quella agli ibridi è una vera caccia, un desiderio di eliminazione lucido e pianificato. Così come per i malati: una violenza irrazionale e dettata dalla paura, porta anche le persone normali a fare da giustizieri come forma di “autodifesa”.

Un aspetto forse un po’ ambiguo è il rapporto con la natura. La scelta di mostrare foreste in rigogliosa crescita potrebbe indurre a pensare che, il vero virus, sia l’umanità che con la cementificazione ha distrutto tutto, costringendo la natura a “vendicarsi” dell’uomo attraverso l’Afflizione.

Una seconda sottolineatura critica. Nel serial sembra ripresentarsi rediviva il mito del buon selvaggio. Gli ibridi sarebbero buoni a prescindere e la loro bontà viene riconosciuta e coltivata dai genitori. È la società a “rovinare” le persone. Un’antropologia superata e poco aderente alla realtà, perché sottovaluta (o meglio, non considera per niente) il libero arbitrio e la capacità dell’uomo di compiere anche il male a prescindere dalla formazione ricevuta.

Ne risulta, comunque, un serial molto gradevole e, a tratti, quasi poetico. Per alcune scende di violenza, sarebbe bene i più piccoli lo vedessero accompagnati dai loro genitori.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

LUCA

Inviato da Franco Olearo il Mar, 06/22/2021 - 17:34
 
Titolo Originale: Luca
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Enrico Casarosa
Sceneggiatura: Jesse Andrews, Mike Jones
Produzione: Pixar Animation Studios, Walt Disney Pictures
Durata: 95

Luca, un “mostro marino”, come lo definiscono quei bipedi che vivono sulla terra, è un pastore di pesci, cioè porta al pascolo sui fondali del mar Ligure alcuni pesciolini che costituiscono il suo gregge. I genitori lo hanno cresciuto con il divieto di non superare la superficie del mare perché entrerebbe in un ambiente per lui troppo pericoloso. Luca invece, invitato da Alberto, un altro “mostro marino” che vive su di un isolotto di fronte alla costa, si accorge che, come approda sulla terraferma, assume sembianze umane e che il mondo di “sopra” non è poi così male. I due ragazzi, diventati presto amici, coltivano un sogno: girare il mondo in Vespa. Per questo si iscrivono a una gara di abilità del paese di Portorosso, spalleggiati da Giulia, una ragazza che hanno conosciuto al porto. I due ragazzi sanno che basterebbe un loro semplice contatto con l’acqua per far scoprire agli altri la loro identità di pesci ma decidono di correre comunque il rischio….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’amicizia generosa fra ragazzi, l’importanza del rispetto e della comprensione verso chi ci appare diverso, sono ben sviluppati ma i rapporti familiari sono assenti o complessi
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Eccezionale resa grafica delle sequenze acquatiche e dei vicoli di un paese di pescatori ligure. Complessa la costruzione della sceneggiatura
Testo Breve:

Luca e Alberto sono due pesci ma quando sono fuori dell’acqua, assumono l’aspetto di ragazzi. Una favola per sottolineare l’importanza del rispetto verso colui che è diverso da noi  con qualche ambiguità in tempi di monocultura politically correct. Su Disney+

Nella prima parte del film si rischia di rimanere un po’ disorientati: prendiamo atto della componente favolistica del racconto (ai pesci basta uscire in superficie per diventare umani) ma non comprendiamo il senso recondito di questa trasformazione (niente desideri da Sirenetta, niente magie alla Ponyo sulla scogliera); arrivati a Portorosso, scopriamo che i locali stravedono per la competizione annuale, una sorta di triathlon costituito da una gara di nuoto, un’abbuffata di spaghetti e poi una corsa in bici per i vicoli della città ma non ci vengono rivelate le ragioni storiche di questa insolita combinazione. Alla fine però, completata la presentazione dei protagonisti (il solitario Alberto, coetaneo di Luca, la “sfigata” Giulia con suo padre Massino, Ercole, il “cattivo del paese”) il racconto decolla. Partecipiamo alla nascita dell’amicizia fra Luca e Alberto, il primo più timoroso, il secondo decisamente temerario, capaci quindi di influenzarsi positivamente a vicenda. Anche Giulia, che trascorre, un po’ isolata l’estate a Portorosso  con il padre (per il periodo scolastico si trasferisce a Genova, con la madre)  è contenta di solidarizzare con i ragazzi e in particolare con Luca, con il quale condivide la passione per lo studio  e la lettura di quei libri che consentono loro di scoprire com’è fatto il mondo.  Il tema dell’amicizia fra ragazzi (possiamo ipotizzare 12-13 anni) è molto ben sviluppato ma diciamo subito che pur essendo un prodotto Pixar, non c’è più il “tocco” di John Lasseter, come produttore o come regista (ha lasciato la società nel 2017). Per “tocco” intendiamo i primi silenziosi, cinque minuti di inizio di Up, la cronaca di un amore coniugale bellissimo e struggente; il lungo viaggio di un padre per l’oceano Pacifico  alla ricerca di un figlio (Alla ricerca di Nemo); l’insolito Toy Story 3 dove, attraverso le vicissitudini di un  gruppo dei giocattoli, costruisce una metafora della fede in un Dio Creatore.

In questo Luca il racconto è più triste e i tre ragazzi sono caratterizzati da un senso di solitudine, proprio per le difficili relazioni con i familiari. Alberto dice chiaramente di esser solo, dopo esser stato abbandonato dal padre (e la madre? Nessuna traccia); su  Giulianon abbiamo molti dettagli ma possiamo ipotizzare che i genitori si siano separati. Per lo stesso Luca la famiglia non costituisce un contesto sereno: il ragazzo  è costretto a fuggire per l’ atteggiamento eccessivamente punitivo dei genitori. La famiglia non è quindi al centro del racconto: si tratta di un grosso vuoto in termini di affetto e di sicurezza (i tre si autodefiniscono “gli sfigati”) che i ragazzi suppliscono costruendo fra loro (anche litigando) una forte solidarietà.

Veniamo quindi al tema “caldo” del film, quello dell’accettazione del “diverso” che nella metafora portata avanti dal film, è espresso con la diversità uomo/pesce. Nulla di più è specificato nel film ed è bene che sia così. Il “diverso” può essere l’immigrato, il portatore di handicap, ma, neanche a dirlo, i recensori anglosassoni lo hanno interpretato soprattutto in riferimento alle problematiche LGBT.  Il New York Time è arrivato a stabilire un parallelo fra Luca  e Chiamami col tuo nome (l’odioso film di Guadagnino che sviluppa l’elogio alla pederastia: affettuosità sessuate  fra lo studente e l’insegnante) parafrasando il titolo del film della Pixar con un gioco di parole: Calamari by your name. Questo accostamento è stato determinato dalla gelosia che mostra Alberto nei confronti di Luca quando si accorge che quest’ultimo ha sviluppato una particolare simpatia per Giulia. Chi è genitore o chi ha a che fare con pre-adolescenti, quindi prima del loro sviluppo sessuale, sa bene che l’amicizia costituisce un grosso legame a quell’età e possono anche nascere forme di gelosia quando la pretesa amica del cuore (o amico del cuore) mostra di confidarsi meglio con qualcun’altra/o. Niente da fare: la monocultura dominante introduce tematiche LGBT anche quando sono totalmente fuori luogo.

Il film ha alcune caratteristiche esclusive: è il primo film Pixar diretto da un regista italiano, Enrico Casarosa, ambientato in Italia e la pubblicità indiretta che è fatta alla Vespa è tutta meritata. La ricostruzione di un paese di pescatori in Liguria intorno agli anni ’70 (gli stretti vicoli, i colori vivaci delle case) è semplicemente perfetta.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

BUONGIORNO MAMMA

Inviato da Franco Olearo il Dom, 06/20/2021 - 09:33
 
Titolo Originale: Buongiorno mamma
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Giulio Manfredonia, Matteo Mandelli, Giovanni Paolucci
Sceneggiatura: Giacomo Centola, Leonardo Valenti
Durata: 6 puntate di 115'
Interpreti: Raoul Bova, Beatrice Arnera, Stella Egitto, Matteo Oscar Giuggioli, Ginevra Francesconi

La famiglia Borghi era ed è una famiglia felice: Guido è sposato con Anna e hanno quattro figli: Francesca, la più grande, Jacopo all’ultimo anno di liceo, Sole, di 16 anni e infine il piccolo Michele. Vivono in un’ampia villa che guarda il lago di Bracciano (la madre di lei, Lucrezia, è benestante) ma la loro vita ha qualcosa di speciale: Anna è sul suo letto, in coma profondo, da ormai 17 anni. Tutti a turno si prendono cura di lei, passano a salutarla quando escono o ritornano a casa, festeggiano i suoi compleanni. Si presenta alla loro casa loro Agata, un’operatrice sanitaria, per aiutarli. In realtà Agata è un’orfana che volutamente ha deciso di introdursi in casa Borghi perché deve far luce sulla misteriosa morte di sua madre, grande amica di Anna…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial trasmette un forte messaggio sul valore della vita in qualsiasi stato si trovi e lo dimostra nella “banalità” di una vita quotidiana. L’amore coniugale (quello per sempre) e gli affetti familiari ne sono il giusto corollario. Peccato che la definizione dell’amore coniugale non vada oltre un romantico sentimentalismo.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per tutti salvo per i più piccoli, nel vedere una mamma inerme nel letto e certe persone sotto gli effetti della droga
Giudizio Artistico 
 
La regia tiene bene il ritmo della suspense anche se lo stile soap-opera porta ad abbondare con frasi solenni sul senso da dare alla vita e con i tanti abbracci
Testo Breve:

Una famiglia con quattro figli, deve affrontare il dramma di una mamma che entrata in coma.. La felice soluzione adottata èquella di continuare a considerarla parte della famiglia, perché “si può essere motori anche restando fermi”. Un serial coraggioso sull’amore alla vita e alla famiglia naturale nel format una di soap-opera. Su MediasetPlay

Il film esprime un no netto all’eutanasia, alla morte procurata per chi sta in coma da vari anni, senza se e senza ma, senza appigli a ipotesi contrarie. In modo del tutto nuovo, non si limita a dire un no ma ci mostra come vivere quando si è detto sì alla vita che continua. Lei è sempre la moglie di Guido, la madre dei suoi quattro figli, funzione che continua ancora a esercitare: “Anna è al centro della nostra famiglia e i nostri figli hanno bisogno di lei”: dice Guido, contrastando la madre di Anna che vuol porre fine a quello che ritiene solo una sofferenza per Anna e per tutta la famiglia. Il marito, i figli e le figlie, vanno da lei quando hanno delle gravi decisioni da prendere, come facevano quando lei poteva rispondere ma lo fanno anche ora perché stando lì, al capezzale del suo letto, come in un confessionale, ne colgono ancora lo spirito. E’ sufficiente la sua presenza per far loro ricordare ancora quei in momenti nei quali ha potuto dare una giusta risposta affettuosa a tutti. L’amore alla vita, in qualunque condizione, diventa tutt’uno con l’amore che circola all’interno della famiglia Borghi. Di fronte alle figlie e ai figli che crescono, a volte papà Guido si sente impreparato e così si confessa: “temo di non farcela senza vostra madre ma se restiamo uniti, se ci diciamo la verità, allora ce la faremo tutti insieme perché si fanno in sacco di cavolate quando si dicono le bugie”. In effetti durante le sei puntate di 115 minuti a episodio, si sviluppano spesso contrasti, incomprensioni ma poi un abbraccio suggella l’unità ritrovata. Il sì alla vita si rende manifesto anche in riferimento alla vita nascente. La sedicenne Sole ha commesso una leggerezza durante un festino dove ha bevuto troppo ed è rimasta incinta. L’incertezza è tanta ma poi, ancora una volta, abbracciare la mamma per chiederle consiglio, diventa risolutivo: “Quando ho poggiato la testa sul petto della mamma, l’ho sentito battere e ho capito che batteva per me. Anche se piccolo piccolo, il suo cuore ha incominciato a battere dentro di me”.

Ovviamente le leggi dell’entertainment vanno rispettate e quanto detto finora costituisce solo lo sfondo emotivo del racconto. Puntata dopo puntata, dobbiamo capire se Agata riesce a scoprire il mistero della morte della madre, se l’ispettore che sta indagando sullo stesso delitto abbia in realtà un secondo fine, su come mai tutti i risparmi della famiglia Borghi siano stati prelevati dalla stessa Anna prima della sua malattia per un fine misterioso e infine: i quattro ragazzi Borghi sono in realtà tutti figli di Anna? Un meccanismo di sospetti e di relative rivelazioni, forse un po’ troppi ma che garantiscono l’attenzione del pubblico.

A nostro avviso ci sono tre osservazioni da fare su questo serial che resta comunque unico per il suo modo schietto e senza tentennamenti, di essere pro-vita e pro-famiglia naturale.

La prima riguarda la relazione che sussiste fra il forte amore espresso verso la vita, in qualunque forma si trovi, e l’amore coniugale. Seguiamo la storia di varie coppie in formazione (di Guido verso Anna avvenuta anni prima, della figlia Francesca verso un simpatico ragazzo). E’ lecito ritenere che un atteggiamento così convinto a favore della vita sia originato da forti personalità che hanno maturato con la mente e con il cuore, una convinta filosofia di vita che fa loro affrontare serenamente le non poche difficoltà che una tale scelta comporta. Il serial invece, in termini di amore coniugale è iper-sentimentale. Una scena risulta significativa: Anna e Guido giovani sono seduti su un prato e Guido si esprime in modo diretto: “sposami!”. Lei ha una risposta molto logica: “ma tu neanche mi conosci!”. Guido ribatte: “Non è che ci si deve conoscere per sposarsi; non basteranno cent' anni per conoscerti bene ma ci si sposa per momenti come questo:  per il sole, per l'acqua, per l' aranciata che stiamo bevendo..”. Si tratta di una risposta che fa tremare i polsi perché in questo modo si rischierebbe di cambiare partner ogni volta che ci si trova a contemplare insieme un romantico tramonto. Lo sviluppo della storia contraddirà in seguito le premesse perché il loro amore si mostrerà solido, pronto ad affrontare qualsiasi difficoltà ma stranamente tutto fa perno su di un iper-romantico sentimentalismo.

La seconda perplessità nasce dal fatto che noi conosciamo la storia vera a cui la fiction si è ispirata: quella di Nazzareno e Angela Moroni, genitori felici di cinque figlie. Quando, nel 1988, Angela, viene colta da un sonno profondo, Nazzareno, d’accordo con le figlie, decide di accudirla in casa, circondata dall’amore della sua famiglia, per 29 anni. Nazzareno, un diacono neocatecumenale, ha commentato in un’intervista, riguardo al tema dell’eutanasia: “non l’ho mai pensato un minuto in vita mia. Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Il funerale di Angela è stata una festa perché Angela non è sparita nel nulla, ha iniziato una nuova vita, una vita senza fine, una vita eterna”.

E’ sicuramente molto bello che il serial abbia espresso un forte collegamento fra l’amore per la vita e l’amore per la famiglia naturale: valori che sono naturali ancor prima che soprannaturali ma dispiace un poco che in nessun momento delle sei puntare si faccia cenno al fatto che quei valori naturali sono perfettamente in sintonia con la fede nel Dio dei cristiani.

Infine bisogna riconoscere che il gentil sesso, in questa fiction, non ci fa una bella figura (ad eccezione della generosa Anna) soprattutto in termini di capacità di badare a sé stesse e gestire la loro vita, temi su cui c’è oggi, giustamente, molta sensibilità. La sedicenne Sole, alla sua prima festa importante, dove si beve un po’ troppo, resa incinta; Anna da giovane e in seguito la figlia Francesca, non hanno le idee molto chiare su quale possa essere l’uomo della loro vita: arrivano al punto di indossare (Anna) o di comperare (Francesca) l’abito nuziale salvo poi decidere all’ultimo minuto che a loro piace un altro uomo. Il serial sorvola (meno male) su cosa abbiano provato i fidanzati traditi ma si tratta di situazioni dove viene ancora confermato che l’amore è la sensazione irrazionale di un attimo, il cuore che batte in un momento molto particolare ma non si sa bene perché.

Tutti gli attori sono nella parte ma una menzione speciale va data a Matteo Oscar Giuggioli nella parte di un Jacopo sensibile e ribelle e a Stella Egitto in quella della fidanzata tradita da Guido, metà maliarda e metà strega. Raoul Bova appare un po’ troppo melanconico e meditativo.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

SOUND OF METAL

Inviato da Franco Olearo il Gio, 06/17/2021 - 07:26
 
Titolo Originale: Sound of Metal
Paese: U.S.A.
Anno: 2019
Regia: Darius Marder
Sceneggiatura: Darius Marder, Abraham Marder
Produzione: Caviar, Flat 7
Durata: 120
Interpreti: Riz Ahmed, Olivia Cooke, Paul Raci

Ruben è un batterista e la sua ragazza Lou è una cantante. Vivono in un camper e si spostano da una città all’altra degli U.S.A. per partecipare a concerti heavy-metal.  E’ una vita nomade, spesso sniffano qualcosa ma i due si amano e vivono la vita che a loro piace. Un giorno Ruben si accorge di aver perso l’udito. Si rifiuta di credere che quella vita che aveva costruito con tanta passione, sia finita. Scopre che forse un’operazione chirurgica potrebbe fargli recuperare parte dell’udito. Lou sa che lui spera l’insperabile e rischia di ricadere nella tossicodipendenza. Gli organizza un incontro con una comunità di non udenti e per evitare che non abbia ripensamenti lo lascia per tornare da suo padre in Francia. Ruben dapprima riluttante, entra in comunità, impara il linguaggio dei segni, si fa benvolere ma non ha mai perso la speranza di poter tornare a suonare e decide quindi di rischiare il tutto per tutto…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Due innamorati sanno affrontare i loro problemi ponendo avanti tutto il bene dell’altro; un uomo scopre la sua vocazione: quella di aiutare i non udenti come lui, a comprendere che non si tratta di una menomazione ma di una diversità.
Pubblico 
Adolescenti con riserva
Scene intime senza nudità, riferimenti alla tossicodipendenza e all’alcolismo senza dettagli.
Giudizio Artistico 
 
Una sceneggiatura che costruisce magnifici dialoghi, una sapiente regia che ci fa immedesimare nelle ansie di Ruben. Due premi Oscar 2021
Testo Breve:

Ruben e Lou formano un complesso heavy-metal e girano gli USA con un camper. Un giorno, Ruben diviene completamente sordo. C’è ancora speranza di guarire con interventi molto costosi che non si può permettere? Occorre rassegnarsi e unirsi a una comunità di non udenti? Un dramma su importanti scelte esistenziali magnificamente scritto, realizzato e interpretato. Su Prime Video

Joe guida la comunità dei non udenti dove si è rifugiato Ruben. Anche lui aveva perso l’udito durante la guerra del Vietnam ma poi era riuscito ad accettare la sua nuova condizione e a comprendere che la sua missione sarebbe stata quella di  insegnare anche agli altri a vivere serenamente quella loro particolarità.   Ruben entra nel suo ufficio: Joe aveva avuto modo, nei mesi precedenti, di apprezzare la sua progressiva integrazione nel gruppo e gli aveva anche proposto di diventare un suo collaboratore ma sa anche che Ruben si è assentato per qualche giorno e capisce che qualcosa è cambiato. Ruben gli mostra le fasciature dell’intervento preliminare che ha subito (ha venduto il suo camper per questo), è in attesa di quello definitivo ma non ha più soldi. Ruben usa toni manipolativi, sdrammatizza la situazione, chiede in prestito la cifra che gli manca promettendo di restituirla al più presto.  Joe è profondamente deluso: Ruben si è fatto nuovamente travolgere da speranze che non esistono, non riesce a staccarsi da ciò che lui è stato e che ora non è più. Il volto di Joe è serio ma tranquillo, dice ciò che deve dire con molta calma, in modo da non essere frainteso.

E’ questo uno dei momenti culminanti del racconto, ben costruito dopo che abbiamo imparato a conoscere i due personaggi  e diciamo subito che ci troviamo di fronte a un film di alta qualità. Non a caso ha avuto sei candidature all’Oscar 2021 (due vinti: miglior montaggio e miglior sonoro), più altri premi in altri festival per le interpretazioni di Riz Ahmed e Paul Raci. Premi meritati non solo per la bravura dei protagonisti e per le capacità tecniche del regista Darius Mander (capace di farci immergere nelle condizioni di Ruben, facendoci percepire, fisicamente, lo stesso silenzio in cui vive Ruben) ma per l’intensa ricostruzione di realtà umane nelle quali ognuno di noi si può immedesimare. Il disadattamento di Ruben è sicuramente il tema portante: il suo oscillare fra la scelta di adattarsi con docilità alla nuova condizione in cui si trova e quella di ritenere invece giusto ribellarsi contro il destino. Ma anche la relazione fra lui e Lou è raccontata con grande intensità: hanno vissuto a lungo insieme, ma proprio perché si amano veramente, debbono cercar di comprendere quale sia il vero bene per l’altro e soffrono pensando che la giusta conclusione possa essere il separarsi. Si tratta di relazioni interpersonali sviluppate attraverso colloqui molto ben costruiti che non scivolano mai nel melò ma si mantengono a un alto livello di realismo.

Siamo molto lontani dal terribile film ucraino The tribe, dove un gruppo di ragazze e ragazzi adolescenti sordomuti copriva la propria diversità con la prostituzione e le rapine agli anziani; qui molto spazio è lasciato alle iniziative di recupero che si attuano nella comunità di Joe e non da ultimo, anche se in modo discreto, affiora il tema della fede. Lo ritroviamo nella preghiera che viene detta ad ogni inizio di seduta collettiva,  in quel “riposo” che prova Joe nel continuare nel riflettere ogni giorno in silenzio sul significato della sua missione e nello sguardo  di Ruben rivolto al campanile della chiesa che ha di fronte, quando si accorge che non può gestire la vita a suo totale arbitrio ma ha bisogno di aiuto.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

CRUDELIA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/09/2021 - 09:47
Titolo Originale: Cruella
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Craig Gillespie
Sceneggiatura: Dana Fox, Tony McNamara, Aline Brosh McKenna, Kelly Marcel, Steve Zissis
Produzione: Walt Disney Pictures, Gunn Films, Marc Platt Productions
Durata: 134
Interpreti: Emma Stone, Emma Thompson, Paul Walter Hauser

Estella è una bambina con i capelli per metà bianchi e per metà neri. Ha un carattere molto vivace (la madre chiama Crudelia questo suo lato del carattere), desidera diventare una stilista famosa. Vive con la madre Catherine, in più occasioni viene espulsa da diverse scuole. Una sera, mentre è con la madre, si intrufola ad una festa organizzata dalla proprietaria di una grande casa di moda: Baronessa. Per un incidente di cui si sente responsabile, Catherine muore ed Estella resta orfana. Conosce due ragazzi della sua età, Jasper e Horace, e cresce con loro sbarcando il lunario con piccoli furti. Diventata grande, continua a coltivare il sogno di diventare stilista, proprio nella casa di moda di Baronessa.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Gli amici Jasper e Orazio accusano giustamente Crudelia di cedere all'egoismo e all'ingratitudine. Eppure, per tutto il tempo, c'è la sensazione che il pubblico sia destinato a vedere un crescendo di malvagità. Il film contiene valori distorti, tra cui una visione benevola del travestimento, un tema di vendetta, un po' di violenza stilizzata e un paio di blandi giuramenti (riferimento: recensione dell’ US Bishop Movie Review)
Pubblico 
Adolescenti
Per alcune scene violente e alcune tematiche trattate. In U.S.A.: PG13. Associazione dei Vescovi cattolici U.S.A. : Adulti
Giudizio Artistico 
 
L’interpretazione delle protagoniste Emma Stone ed Emma Thompson è magistrale. I costumi fantasiosi sono da Oscar. La regia sostiene una incontrollabile esplosione di fantasia. Il racconto al contrario riesce ad appassionare poco perché risulta un collage di storie Disney e non Disney già viste
Testo Breve:

Un film sfavillante per i costumi e per le superbe interpretazioni di Emma Stone e Emma Thompson ma il gusto per la crudeltà può divertire i grandi ma non risultare adatto per i più piccoli. In sala e poi su Disney+

Finalmente arrivato in sala il tanto atteso spin off firmato Disney, dedicato alla storia di uno dei villain per antonomasia dei racconti d’animazione: Crudelia De Mon de La carica dei 101.

Un altro film di grande qualità artistica.

L’interpretazione delle protagoniste (ambedue premi oscar) Emma Stone (nei panni di Crudelia) ed Emma Thompson (nei panni di Baronessa) è magistrale. Prima una complice collaborazione nella realizzazione di capi di alta moda, poi uno scontro senza esclusione di colpi: il cambio di atteggiamento vicendevole tra le due emerge in maniera a dir poco prorompente

I costumi di fine bellezza (realizzati dalla due volte Premio Oscar Jenny Beavan) diventano il mezzo per esprimere il carattere e lo stato d’animo dei personaggi.

Una regia che riesce a far risaltare tanto le attrici quanto i loro vestiti.

La musica (quasi onnipresente) va a riarrangiare anche alcuni brani degli anni ’70 per contestualizzare il film in quel periodo e per dare un’ambientazione che spazia, in qualche modo, tra il rock e il punk.

Una confezione che, però, sembra (o forse cerca di) nascondere alcuni punti deboli.

Nello scorrere del tempo ci si sente quasi in preda ad alcuni dejavu cinematografici.

Baronessa e Crudelia che sembrano essere la versione Disney di Andrea Sachs e Miranda Priestly nel famoso film del 2006 Il diavolo veste Prada.

La protagonista che, vittima delle scelte di altri, si trova a percorrere la strada del male quasi alla stregua di un riscatto sociale quasi come Joaquin Phoenix nel pluripremiato film del 2019 Joker.

Uno scontro molto duro tra due donne, segnato da invidie e rancori, proprio come ne La favorita (che condivide con Crudelia il regista, Craig Gillespie).

Emma Thompson che, perfettamente a suo agio nel ruolo di Baronessa, mostra di essere la vera cattiva della storia: egoista, narcisista, disposta davvero a tutto pur di raggiungere il proprio scopo. Emma Stone che, invece, è una cattiva solo a metà: sembra più desiderosa di riscatto e di giustizia che spinta a compiere il male agli altri per trarne vantaggio.

Un intreccio che è incentrato sulla moda, incapace però di rendere ragione fino in fondo della malvagità del personaggio Disney che desidera farsi una pelliccia con il pelo dei Dalmata.

Non da ultimo, le figure maschili presenti (ad eccezione di John, il valletto di Baronessa) praticamente inconsistenti e, per la maggior parte, effeminate: sembrano quasi vittime dello stereotipo per cui un uomo nell’ambito della moda ha tendenze omosessuali.

Questa pellicola conferma una perplessità sorta nei due precedenti Maleficent e Maleficent: signora del male, spin off dedicati alla strega cattiva de La bella addormentata nel bosco: perché il desiderio da parte di Disney di riscattare i cattivi dei loro film di animazione? O meglio, perché ci dovrebbe essere la necessità di giustificarli, mostrandoli come vittime del sistema e quindi non responsabili delle loro scelte malvage?

Complessivamente, comunque, davvero molto godibile (almeno per gli adulti). Non adatto ai più piccoli per alcune scene un po’ violente, ma sicuramente potrebbe essere apprezzato dai 12 anni in su.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

L'AMICO DEL CUORE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 06/07/2021 - 11:42
Titolo Originale: Our Friend
Paese: U.S.A.
Anno: 2019
Regia: Gabriela Cowperthwaite
Sceneggiatura: Brad Ingelsby
Produzione: Black Bear Pictures, STX International, Scott Free Productions
Durata: 124
Interpreti: Casey Affleck, Dakota Johnson, Jason Segel, Isabella Kai,

A Fairhope in Alabama, Matt ha un posto come articolista per il giornale locale mentre la moglie Nicole è un’attrice di teatro. Nel 2013 lei è a letto davanti a Matt che l’ascolta. Dopo un anno da quando a lei è stato diagnosticato il cancro, sono stati informati che la malattia è terminale e forse le restano sei mesi di vita. I coniugi discutono su come dare la notizia alle loro due figlie, Mollie ed Evie. Decidono, per il momento, di costruire una pietosa bugia. Dane è amico di lunga data di entrambi ed è quasi un zio per le bambine. Ha qualche settimana libera e si offre restare da loro per aiutarli; Matt finisce per accettare ma Dave non ci resterà solo qualche settimana…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un forte affetto familiare, una calda amicizia, consentono di sostenere l’impatto di una tragedia che non trova spiegazione ma che viene gestita al meglio
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per alcune scene cariche di tensione
Giudizio Artistico 
 
Ottima interpretazione dei tre protagonisti, nessuno dei quali prevale sugli altri; una regia sensibie ai risvolti umani anche se la storia appare un po’ complessa nei suoi continui flash back/forward
Testo Breve:

Matt e Nicole sono sposati con due figlie ma vengono informati che lei ha un cancro terminale. Un loro grande amico decide di dedicarsi interamente al loro sostegno. Un storia vera molto umana e ben raccontata , che non  eccede nel patetico. Su Prime Video

La storia è assoluamente vera, basata sull’articolo scritto da Matthew Teague nel 2015 su Esquire. E’ accaduto proprio quanto viene descritto: di fronte a una famiglia che deve affrontare un lungo, doloroso periodo, l’amico comune Dave si offre di supportarli vivendo con loro fino a quando sarebbe stato necessario. Nella sequenza iniziale, quando Nicole e Matt si trovano a discutere come gestire al meglio gli ultimi sei mesi di vita di lei, c’è il rischio che si arrivi troppo rapidamente a una conclusione sbagliata: che si stia assistendo a un altro film strappalacrime sugli ultimi mesi di una persona malata di cancro. In realtà il tema della malattia non è quello portante ma è l’amicizia. Significativamente il titolo originale è Our friend, l’amico di entrambi. Sempre allo scopo di allentare la tensione, il film avanza con continui flashback, per evitare che il dramma si concentri tutto alla fine, in modo di aver tempo di raccontare come l’amicizia si sia progressivamente formata, non solo di Dave con Matt ma anche con Nicole. 

Il tema di come l’amicizia possa essere un potente lenitivo di fronte alla morte imminente, è stato già esplorato in opere recenti.  Nel francese Il meglio deve ancora venire (2019) due amici dai tempi del college fanno cose pazze, sempre desiderate ma mai portate a compimento, perché è probabile che uno dei due sia un malato terminale; una situazione molto simile si trova nell’americano Non è mai troppo tardi (2008). Anche in quest’ultimo film, Nicole porta a compimento una serie di desideri non ancora realizzzati ma le motivazioni dell’amico che compie un gesto così generoso sono più complesse.  Molte recensioni scritte su giornali americani hanno tenuto a sottolineare che non ci si trova davanti a un santo, non si tratta di un Cristian Film. Dave aspira a diventare un comico ma poi fallisce e si adatta a fare il commesso di un negozio; anche la ragazza con cui stava avviando una relazione finisce per lasciarlo perché non comprende come lui “perda tempo” ad aiutare un amico invece di pensare a costruire il suo futuro. Sono per Dave momenti di grande depressione e lo vediamo vagare solitario per il grand canyon con lo zaino in spalla (notevoli le affinità con il recente Nomadland: sembra che in U.S.A. quando si attraversano momenti di incertezza e sbandamento, una soluzione sia quella di vagare solitari per il deserto). E’ proprio partendo da un vuoto di vita assoluto che Dave trova un appiglio nel sentirsi utile nei confronti di chi si fida di lui, ha per lui affetto). Le motivazioni sarebbero state quindi soprattutto psicologiche, niente religione, niente ideologia umanitaria. Tuttavia, possiamo parlare lo stesso di religione anche se un po’ particolare: possiamo definirla religione del’umano.  Cioè il credere che l’uomo sia al centro di tutto e che trovi le giuste risposte in se stesso, nel momento in cui si trova intimamente appagato. Un appagamento che può anche voler dire desiderare di sentirsi utile verso gli altri. Nel caso narrato non si è trattato di adesione a principi assoluti di solidarietà umana ma di una positiva coincidenza fra una famiglia che aveva biogno di aiuto e di una persona che aveva in se’ un vuoto da riempire. Il racconto, proprio per evitare che il film sottintendesse motivazioni ideologiche, ci tiene a sottolineare le imperfezioni dei tre protagoniti (Matt troppo concentrato a fare carriera a discapito della famiglia, Nicole che si concede un’avventura amorosa) proprio per porci davanti a persone qualunque, come noi, ma colpite da una terribile malasorte, che comunque cercano di affrontare con il meglio della loro umanità.

La regista Gabriela Cowperthwaite è brava proprio in questo: nel caratterizzare i tre protagonisti, nei loro momenti di abbracci, di rabbia, di pianto, nei momenti allegri. Molto bravi i tre protagonisti, in particolare, Casey Affleck, che dopo il Manchester by the sea si è come specializzato nel trattare, con sensibilità, crisi familiari.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

BLUE MIRACLE - A PESCA PER UN SOGNO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 06/07/2021 - 10:15
 
Titolo Originale: Blue Miracle
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Julio Quintana
Sceneggiatura: Chris Dowling Julio Quintana
Produzione: Third Coast Content, Endeavor Content, Mucho Mas Media
Durata: 95
Interpreti: Dennis Quaid Jimmy Gonzales Anthony Gonzalez Dana Wheeler-Nicholson Fernanda Urrejola

Cabo San Lucas, in Messico, anno 2014. Omar gestisce, assieme a Becca, sua moglie, Casa Hogar, un centro di accoglienza per ragazzi senza famiglia. Anche Omar ha vissuto da ragazzo per strada vivendo di lavoretti che gli dava la malavita locale ma poi era riuscito a uscire da quell’ambiente e aveva deciso di aiutare, con sua moglie, ragazzi che si trovano in quella sua stessa situazione. Dopo un furioso uragano, Casa Hogar non riesce a far fronte ai lavori necessari e ai suoi debiti. Le donazioni private non sono sufficienti ma un amico gli suggerisce di partecipare con alcuni dei suoi ragazzi al Torneo annuale di Bisbee Black & Blue, la competizione di pesca sportiva più importante del paese. Se vincesse il premio avrebbe abbastanza soldi per risolvere tutti i suoi problemi. Omar non ha mai pescato professionalmente ma decide ugualmente di salire con i suoi ragazzi sulla barca del capitano Wade, che ha già vinto due volte il trofeo; peccato che ora sia un vecchio che non ha più fiducia in se stesso..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Giovani e adulti, pur tentati di prendere strade sbagliate per risolvere i loro problemi, comprendono che la soluzione giusta è quella di compiere il bene, anche perché c’è lassù Qualcuno che non ci abbandona
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Belle riprese marine, nella parte tutti i personaggi, lo sviluppo della storia è un po’ didascalico ma è proprio la soluzione che può andar bene per un pubblico di piccoli e di grandi
Testo Breve:

Omar gestisce una casa di accoglienza per ragazzi raccolti dalla strada. Cercheranno di trovare i soldi di cui hanno bisogno in una gara internazionale di pesca. Un film particolarmente adatto  ai ragazzi che piacerà anche agli adulti, dove tante sfide etiche vengono felicemente risolte. Su Netflix

Omar, pur avendo accettato di partecipare alla gara di pesca, sa che le possibilità di vincere sono minime. Per questo ascolta con attenzione una sua vecchia conoscenza dei tempi in cui viveva nei quartieri pericolosi della città, che gli sta offrendo un lavoretto che gli consentirebbe di risolvere i suoi problemi finanziari. Il capitano Wade ha trovato una soluzione per vincere barando: comperare un marlin blu già pescato e far credere che sia stato lui a catturarlo. Moco, un ragazzo arrestato dalla polizia per aver rubato un orologio, non sa se continuare la sua vita da vagabondo o accettare la proposta di papà Omar di unirsi agli altri ragazzi della sua casa. Il film è disseminato di dilemmi etici di questo tipo. Si può dire sia il tema dominante. Il percorso che i personaggi compiono, tortuoso e incerto all’inizio, approda alla giusta soluzione non solo per il bene di loro stessi ma per la palese conclusione che noi non siamo mai soli, abbiamo bisogno dell’aiuto degli altri e dare il buon esempio è il metodo più convincente per convertire al bene chi è ancora incerto. Non è esente, tutto il racconto, di un richiamo a una speranza soprannaturale, il pensare che anche nelle peggiori situazioni, ci sia Qualcuno che ascolta le nostre sofferte indecisioni e che ci vuole aiutare.

Un film troppo buonista? Probabilmente si, ma allora come mai, sicuramente ai ragazzi ma anche ai genitori, di fronte a un finale così felice ma anche così noiosamente prevedibile, ci scappa un po’ di commozione? Si tratta di un film a tesi, che ha una filosofia di vita da dimostrare e costruisce gli avvenimenti al solo scopo di arrivare a una conclusione voluta? Probabilmente si ma allora come mai le linee essenziali della storia sono rigorosamente vere? Nel 2014 un gruppo di ragazzi di casa Hogar vinse il trofeo senza aver mai pescato in vita loro e i soldi guadagnati furono impiegati non solo per riparare la casa di accoglienza ma  di aumentarne la capacità, consentendo di aprire anche un settore femminile.

Intense e vere sono le sequenze iniziali, che ci mostrano una qualunque convulsa giornata di Omar e Becca. Omar che corre nei bassifondi della città per ritrovare un ragazzo che è ritornato nel suo quartiere, Becca che prepara il pranzo per tutti quei ragazzi e ha parole di conforto per chi si sente melanconico, la polizia che consegna a Omar un giovane ladruncolo a cui spetterebbe andare in prigione: il tutto va avanti grazie alla serena follia dei due coniugi che sanno di fare ciò che è giusto e bello. E’ una premessa essenziale per comprendere che si sta trattando un tema molto serio che però non diventa mai angoscioso: tutti i ragazzi sono ritratti nella loro curiosa e divertente originalità e il racconto devia presto su un bellissimo mare blu, quello davanti alle coste della Bassa California, dove si svolge la gara di pesca. La storia di questi ragazzi e degli adulti si intreccia non a caso con l’antichissima arte della pesca. Un’arte dove non bisogna aver fretta ma pazienza e fiducia, quella stessa  che consente a Omar, giorno dopo giorno, di trasformare quei ragazzi che lo chiamano papà e al capitano Wade di accorgersi che è tempo di rimettere in ordine la propria vita. Qui interviene l’attore più conosciuto, Dennis Quaid, nei panni di un burbero vecchio dalla barba incolta;  si comprende subito che non è cattivo ma che si porta dentro la tristezza di una vita spesa male per coltivare sogni che non si sono realizzati e a trascurare affetti che lo avrebbero salvato.

Una storia incantevole e felicemente vera: per chi è interessato può conoscere la storia vera a questo link

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

CHIAMAMI ANCORA AMORE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 06/03/2021 - 14:35
Titolo Originale: Chiamami ancora amore
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Gianluca Maria Tavarelli
Sceneggiatura: Giacomo Bendotti, Sofia Assirelli
Produzione: Indigo Film, Rai Fiction
Durata: 6 puntate di 50'
Interpreti: Greta Scarano, Simone Liberati, Claudia Pandolfi

Enrico e Anna, una coppia sposata da undici anni, sembra essere arrivata al capolinea. Hanno un figlio, Pietro. Anna è stufa della routine familiare, si sente irrealizzata per non aver potuto seguire il suo sogno di diventare un medico. Enrico, invece, è contento della situazione perché può seguire le sue due passioni: il lavoro, ovvero il bar di famiglia ereditato, e l’attività calcistica del figlio che mostra un certo talento. Una separazione che sembra facile, ma che si rivela travagliata e all’insegna di vendette e rancori. A farne le spese, ancora una volta, è Pietro: il suo disagio, infatti, richiama l’attenzione dell’assistente sociale Rosa, che segue il caso.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Sono presenti non pochi comportamenti antropologicamente sbagliati. Vengono violati i diritti fondamentali dei bambini e dei nascituri, non solo per l’indifferenza con cui viene affrontato il tema dell’aborto ma per il ritenere che la decisione di una donna di avere un figlio tramite fecondazione eterologa possa essere superiore al diritto di un bambino di avere un padre e una madre che lo generano e lo educano
Pubblico 
Sconsigliato
Trattazione superficiale e sbagliata di tematiche eticamente sensibili. Numerose scene di incontri sessuali. Violenza verbale
Giudizio Artistico 
 
Ottima interpretazione dei tre protagonisti e la sceneggiatura lascia lo spazio necessario per approfondirne i caratteri e i loro risvolti interiori. Un certo sovraffollamento di eventi, incluso un colpo di scena finale
Testo Breve:

Lui e lei sposati con un figlio, meditano la separazione. Un dramma familiare ben recitato che però sembra trasmormarsi in un bignamino frettoloso  di importanti temi eticamente sensibili. Su Raiplay

Una fiction RAI con ottimi protagonisti, ma complessa e sovraffollata di risvolti e colpi di scena, pur essendo di sole 6 puntate di 50 minuti l’una.

Innanzitutto la costruzione della storia. Fin dai primi minuti ci si trova in medias res: Anna ha già le valigie pronte e sta per uscire di casa abbandonando marito e figlio. Però numerosi sono i flashback che mettono lo spettatore nelle condizioni di vedere come e perché si è arrivati a quel punto: il fidanzamento, il matrimonio, il rapporto con gli amici, le bevute eccessive di Enrico, i tradimenti vicendevoli. Soprattutto nelle ultime puntate, diventa necessario il ricorso a sovrimpressioni che esplicitino i tempi degli accadimenti. Lo sguardo dell’assistente sociale, poi, fornisce un’interessante chiave di lettura di ciò che sta accadendo: la sua indagine approfondita diventa l’espediente narrativo per scandagliare in profondità gli eventi e i caratteri dei personaggi.

In secondo luogo, i tre protagonisti. Non solo l’ottima interpretazione è da porre in rilievo, ma anche lo spazio dato loro per approfondirne i caratteri e i risvolti interiori più profondi. I numerosi dialoghi con amici, familiari e colleghi; le discussioni a volte anche molto accese e violente (verbalmente, non fisicamente); il grande affetto che diventa desiderio di rivalsa e rancore… numerosi elementi che forniscono un ritratto poliedrico di Enrico (Simone Liberati), Anna (Greta Scarano) e Rosa (Claudia Pandolfi). Non profili stereotipati ma realistici e in continua evoluzione. Anche Pietro (Federico Lelapi), nonostante la giovanissima età, bene mostra il disagio e l’impotenza di un figlio di fronte alla separazione dei genitori.

Elemento che si fa molto notare è la colonna sonora. Consapevoli del fatto che la fiction non è una commedia, forse il commento musicale pone troppo in risalto i toni drammatici: in alcuni tratti la sensazione è quella di assistere ad un thriller o ad un giallo, nonostante non  vengano compiuti omicidi.

Alcuni tasti dolenti, purtroppo, non sfuggono allo spettatore.

Le scene di rapporti sessuali che, pur non mostrando nudità, sono molto esplicite. Che siano rapporti coniugali oppure scene di tradimento, in più di qualche occasione vengono portate sullo schermo.

La violenza verbale, data non soltanto dal linguaggio volgare, ma proprio dalla cattiveria con cui le parole vengono dette così come i numerosi litigi esasperati nei toni. Ritratto di una situazione di crisi che la coppia sta vivendo, ma così accentuato da risultare quasi urtante.

La trattazione abbastanza superficiale che viene fatta di tematiche eticamente sensibili.

L’aborto, ricercato spasmodicamente dai protagonisti, rivendicato come diritto sia nei tempi che nelle modalità. Motivato superficialmente e poco discusso, occupa però diverso spazio sulla scena.

La fecondazione assistita eterologa. Nella fattispecie: il desiderio di maternità diventa diritto ad essere madre single, ricorrendo all’inseminazione artificiale. Il tutto presentato come cosa buona: la volontà di donare affetto ad un figlio, diventa diritto di poter avere quel figlio ricorrendo ad una tecnica che lo permette. Con il forte contrasto posto dalla storia: due genitori che hanno avuto un figlio “normalmente” non sono buoni genitori perché vivono questa separazione. Una donna che decide di diventare madre single compie qualcosa di buono a prescindere perché desidera solamente donare affetto a qualcuno.

La depressione post-parto che, nella sua drammaticità, viene appena accennata.

Sicuramente non adatta a ragazzi o adolescenti, ma capace di far riflettere i più grandi anche su argomenti delicati.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

CRESCENDO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 05/26/2021 - 15:27
 
Titolo Originale: Crescendo
Paese: GERMANIA
Anno: 2019
Regia: Dror Zahavi
Sceneggiatura: Stephen Glantz, Volker Kellner, Marcus O. Rosenmüller, Johannes Rotter, Dror Zahavi
Produzione: CCC FILMKUNST
Durata: 109
Interpreti: Peter Simonischek, Bibiana Beglau, Sabrina Amali, Daniel Donskoy

Eduard Spork è un bravissimo direttore d’orchestra tedesco. Riceve un ingaggio per formare e dirigere un ensamble di giovani musicisti israeliani e palestinesi. Le audizioni vengono organizzate a Tel Aviv: se gli israeliani accorrono con facilità, i palestinesi devono affrontare lunghi viaggi, superare i check-point per raggiungere il luogo della selezione. Obiettivo del gruppo è preparare un concerto a conclusione del nuovo tentativo di accordo per la fine dello scontro israelo-palestinese.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
“Un nemico è solo qualcuno di cui ancora non conosci la storia”, afferma il maestro d’orchestra. Un impegno concreto per avvicinare giovani di due popoli in conflitto con il fascino condiviso della musica
Pubblico 
Pre-adolescenti
Nudità senza dettagli
Giudizio Artistico 
 
I giovani attori (realmente palestinesi e israeliani) si distinguono per la loro capacità di portare sullo schermo tanto la passione per la musica quanto la durezza del conflitto in corso. La regia riesce a far emozionare senza facili buonismi
Testo Breve:

Per festeggiare un prossimo, sperato, trattato di pace, un maestro d’orchestra viene ingaggiato per dirigere un ensamble di giovani musicisti israeliani e palestinesi. Una riflessione non banale, abbellita dalla musica, su cosa possa indurre giovani di popoli in conflitto, a comprendersi e a vivere in pace . Nelle Sale della Comunità

Un film drammatico al termine del quale si desidererebbe trovare scritto: basato su una storia vera. Non perché ci sia una storia avventurosa e a lieto fine, ma perché riesce a dare speranza allo spettatore, la speranza e il sogno di veder collaborare, anche solo per un momento, palestinesi e israeliani.

Quella dei pregiudizi è la prima tematica preponderante. Spork, tedesco, chiamato a fare il direttore di un’orchestra per metà composta da musicisti per metà israeliani e per metà palestinesi. Si crea un clima di sospetto vicendevole, che mette in seria difficoltà l’impresa fin da subito. Pregiudizi che, inizialmente, portano nel microcosmo dell’ensemble le stesse dinamiche che caratterizzano la realtà politica della regione. La rivalità che vede in concorrenza Ron (interpretato da Daniel Donskoy) e Layla (interpretata da Sabrina Amali) per il ruolo di primo violino mostra come la bravura deve fare comunque i conti con il conflitto esistente tra i loro popoli e la storia d’amore che prende il via tra Omar (interpretato da Mehdi Meskar) e Shira (interpretata da Eyan Pinkovitch) non potrà mai ricevere il suo coronamento con delle nozze, perché non riceverebbe mai l’approvazione delle famiglie.

Spork comprende che solo nella condivisione e nella conoscenza reciproca, quel gruppo di ragazzi può diventare un’orchestra. Così, di pari passo con le prove della musica, il direttore cerca di far avvicinare i ragazzi per aiutarli a mettere da parte i loro pregiudizi etnici. Mettersi nei panni degli altri, dirsi in faccia il perché di tanto odio… attività che sembrano più pertinenti a gruppi di auto-mutuo aiuto per la gestione dell’odio che non parte di prove di musica. Eppure, tutto questo funziona. L’equilibrio, pur restando delicato e molto fragile, sembra costruirsi.

Secondo argomento di rilievo, naturalmente, è quello della musica. Musica che diventa il terreno comune, il linguaggio condiviso tanto dai palestinesi quanto dagli israeliani. Potrebbe diventare il ponte per creare quella riconciliazione tanto ricercata e desiderata.

Di grande bravura il cast. I giovani attori (che nella vita reale appartengono al medesimo popolo dei personaggi che incarnano) si distinguono per la loro capacità di portare sullo schermo tanto la passione per la musica quanto la durezza del conflitto in corso.

La capacità di coinvolgimento emotivo della pellicola è notevole. Le occasioni di confronto e di scontro create dal direttore d’orchestra per far sfogare i giovani e poter poi costruire (successivamente) un clima di concordia portano in scena una carica d’odio che non lascia indifferente lo spettatore

Un film che non propone soluzioni concrete al conflitto che da più tempo dilania il Medio Oriente, ma che fa sognare e desiderare questa pace.

Una nota in calce. La scelta di un sottotitolo con un hashtag che strizza l’occhio al più famoso motto sessantottino make love not war rischia di banalizzare un po’ il messaggio della pellicola. In nessun momento, infatti, emergono dai personaggi spinte rivoluzionarie o sovversive, ma sempre con grande delicatezza e realismo vengono ricercate le soluzioni per la costruzione di una concordia e collaborazione capaci di unire le differenze a partire dal terreno comune della musica.

Il film, del 2019, è ora riproposto nelle sale dopo il periodo di chiusura Covid.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |