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30 gennaio 2011 - n. 4

Inviato da Franco Olearo il Dom, 01/30/2011 - 20:30

23 gennaio 2011 - n. 3

Inviato da Franco Olearo il Dom, 01/23/2011 - 12:17

!6 gennaio 2011 - 2. 3

Inviato da Franco Olearo il Dom, 01/23/2011 - 12:16

Settimana del 9 gennaio 2011

Inviato da Franco Olearo il Dom, 01/09/2011 - 18:34

Auguri a tutti per un felice 2011!.

Anno nuovo, vita nuova.

Familycinematv riprende le sue attività con un look sostanzialmente rinnovato, sperando che risulti di vostro gradimento.

Tutti i servizi (fim nelle sale, in Home video, in televisione, cataloghi tematici,.. restano confermati).

“Hereafter” è il nuovo film di Clint Eastwood (diversamente dai suoi ultimi lavori, non lo abbiamo qualificato come FilmOro).

E’ un’opera che conferma la capacità dell’autore di raccontare storie con grande sensibilità umana ed i primi 10 minuiti (la ricostruzione dello Tsunami in Indonesia) sono da antologia.

Questa volta Clint vuole proporci (quasi imporci) la sua visione dell'aldilà e con la pretesa di una certa validità scientifica ci prospetta una specie di limbo asettico uguale tutti, senza nessun riferimento al bene o al male che si è compiuto.

“We want sex” FilmVerde: contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare dal titolo, è un film che racconta con serietà lo sciopero delle operaie della principale fabbrica europea di autolobili Ford. Nel 1970 la Gran Bretagna fu tra i primi paesi a proclamare, dopo non pochi contrasti, la parità salariale fra uomini e donne per legge: un bell’esempio per tutta l’Europa di democrazia matura.

“I due presidenti” : un’intesa particolare quella fra il presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton e il Primo Ministro Inglese, Tony Blair. Vicini fra loro politicamente si considerano progressisti, sanno aiutarsi a vicenda nei momenti difficili ma poi è Blair che forza la mano all’alleato, sollecitando il suo intervento diretto nella vicenda del Kosovo. Nasce il concetto di guerra umanitaria. Un’interessante visitazione del nostro recente passato.

Buona lettura dalla Redazione di

www.familycinematv.it

I DUE PRESIDENTI

Inviato da Franco Olearo il Sab, 01/08/2011 - 15:28
Titolo Originale: The Special relationship
Paese: Gran Bretagna/USA
Anno: 2010
Regia: Richard Loncraine
Sceneggiatura: Peter Morgan
Produzione: Andy Harries, Kathleen Kennedy e Christine Langan per Bbc Films
Durata: 89'
Interpreti: Dennis Quaid, Michael Sheen, Hope Davis

Quello che si stabilisce tra Tony Blair, che grazie al suo New Labour è stato appena eletto Primo Ministro in Gran Bretagna dopo decenni di dominio Tory, e Bill Clinton, democratico Usa che ha battuto i Repubblicani convincendo un elettorato indeciso, è una “relazione speciale” almeno quanto quella che lega tradizionalmente Regno Unito e Stati Uniti. La simpatia umana, oltre alla vicinanza politica (anche se Clinton intuisce nel brillante inglese qualcosa di estraneo dall’orizzonte del progressismo di centro-sinistra a cui entrambi dovrebbero appartenere), fa dei due uomini politici veri e propri leader mondiali in anni di grandi sfide. Quando lo scandalo Lewinsky rischia di portare Clinton all’impeachment Blair impegna il suo capitale politico per sostenerlo. Qualche tempo dopo, però, chiede in cambio il suo sostegno per la campagna in Kossovo e di fronte alle esitazioni dell’americano non esita a forzare la mano…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una sfida quasi “documentaristica” che merita di essere valorizzata nel suo tentativo di far apprezzare il peso di dilemmi morali e politici di grande rilievo
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche espressione sessuale esplicita
Giudizio Artistico 
 
Pochi come Morgan sono capaci di dipingere affreschi come questo che appassioneranno gli amanti del racconto storico politico
Testo Breve:

Un’intesa particolare quella fra il presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton e il Primo Ministro Inglese, Tony Blair. Vicini fra loro politicamente si considerano progressisti, sanno aiutarsi a vicenda nei momenti difficili ma poi è Blair che forza la mano all’alleato, sollecitando il suo intervento diretto nella vicenda del Kosovo. Nasce il concetto di guerra umanitaria. Un’interessante visitazione del nostro recente passato.

Terza pellicola della trilogia che lo sceneggiatore Peter Morgan ha dedicato alla politica inglese degli ultimi due decenni (primo capitolo The Deal, sulla nascita del New Labour e la rivalità tra Tony Blair e Gordon Brown, inedito in Italia, secondo The Queen, dove lo statista divide la scena con la Regina) questo film è dedicato ad un pubblico dai gusti forse un po’ difficili.

Il racconto della politica (salvo quando è dedicato al racconto di eventi particolari, come era The Queen, o, qualche anno fa Thirteen days) è una pietanza non certo adatta a tutti gli spettatori, e in questo caso a rendere il tutto più complesso è la scelta di raccontare una manciata di anni (dall’elezione di Blair all’avvicendamento Clinton-Bush Jr.) attraverso un dietro le quinte dettagliato, ma non sempre affascinante nel senso più ovvio del termine.

La profondità con cui le personalità sono tratteggiate, le sottigliezze nel costruire i dialoghi nelle pieghe di ciò che non si è visto in televisione o letto sui giornali, giocando con “il senno di poi” che spinge a mettere parole e gesti in una diversa prospettiva, sono tutti elementi della narrazione che richiedono un certo sforzo da parte dello spettatore, ma anche una discreta conoscenza degli eventi che spesso sono semplicemente allusi lasciando al pubblico di colmare le lacune.

Il punto di vista, si potrebbe dire addirittura il “giudizio della Storia” in un certo senso (vista l’ossessione di Blair circa un’eredità da lasciare al mondo con la sua politica), che la pellicola implica non è didascalicamente espresso, ma chiaramente leggibile nelle pieghe del racconto, nella misura con cui Bill Clinton, ottimamente interpretato da Dennis Quaid (ormai persino inutile sottolineare la totale immedesimazione tra Michael Sheen e il suo personaggio…), è presentato come mentore nonostante i suoi molti difetti, paradossalmente più fedele al verbo del progressismo transcontinentale di quanto non lo sia Blair.

Che, come già in parte da The Deal, esce dalla storia con le stimmate del leader carismatico in cui idealismo e ambizione non sono mai del tutto separabili (e tanto più evidenti perché riconosciuti sia dalla compagna di una vita, la moglie Cherie, che da consiglieri e alleati).

La politica, con tutto il suo carico di compromessi, le sue miserie, ma anche, fortunatamente, i momenti di slancio ideale (come quando Blair sostiene l’intervento in Kossovo rischiando tutto il suo capitale politico), l’intrecciarsi di rapporti umani complessi e non sempre limpidi (molto efficace il ritratto della coppia Clinton, con Hilary che emerge come donna di grande spessore); pochi come Morgan sono capaci di dipingere affreschi come questo che appassioneranno gli amanti del racconto storico politico (anche quelli che non condividono pienamente la prospettiva interpretativa dell’autore), ma rischia però di risultare faticoso per il grande pubblico, che non troverà qui né scene d’azione né  intrighi internazionali.

Una sfida quasi “documentaristica” che merita di essere valorizzata nella sua sincerità e nel suo tentativo di far apprezzare il peso di dilemmi morali e politici di grande rilievo specie in questo periodo in cui la politica sembra coniugarsi solo con l’interesse personale. 

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TRE ALL' IMPROVVISO

Inviato da Anonymous il Dom, 12/12/2010 - 21:54
Titolo Originale: Life as We Know It
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Greg Berlanti
Sceneggiatura: Ian Deichman, Kristin Rusk Robinson
Produzione: Josephson Entertainment, Gold Circle Films, Village Roadshow Pictures
Durata: 112
Interpreti: Katherine Heigl, Josh Duhamel

Holly Berenson, proprietaria di una pasticceria ed Eric Messer, operatore televisivo di un canale sportivo non si possono sopportare ma hanno in comune una coppia di amici sposati che da poco ha avuto una figlia di nome Sophie e non mancano di invitarli ad ogni festa della bimba. Grande quindi è la loro sorpresa quando scoprono che alla morte per un incidente d'auto dei due genitori sono stati nominati tutori della figlia. Non resta loro che fare buon viso a cattivo gioco, trasferirsi nella casa di Sophie e cercare di sopportarsi a vicenda per amore della piccola...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
  Il film valorizza "il far famiglia" come caposaldo dell'unione fra un uomo e una donna
Pubblico 
Adolescenti
Uso saltuario di spinelli. Linguaggio con frequenti allusioni sessuali
Giudizio Artistico 
 
Il film tiene desta l'attenzione, nonostante la prevedibilità del finale, grazie a un'abile alternanza di momenti comici e drammatici
Testo Breve:

Tre all'improvviso
con un'abile alternanza di momenti comici e drammatici il film  valorizza "il far famiglia" come caposaldo dell'unione fra un uomo e una donna

 

 Katherine Heigl è ormai una veterana della commedia: a volte l'inevitabile lieto fine è stato infarcito di grossolane volgarità e doppi sensi come in  Molto incinta o in La dura verità,   a volte il tocco è stato più leggero come in  27 volte in bianco .

Più lineare la formazione del bello e dinoccolato Josh Duhamel: eroe senza macchia in  Trasformers e nel suo seguito Trasformers -  la vendetta del caduto ha fatto un bagno nel romanticismo allo stato puro (a dire il vero alquanto zuccheroso) di  La fontana dell'amore.

Entrambi quindi disponevano delle credenziali giuste per presentarci un nuovo episodio dell'eterna battaglia dei sessi che secondo i canoni di oggi, si svolge intorno ai 35 anni o su di lì.
Eric è fisicamente e psicologicamente libero e disimpegnato e  tratta con gentilezza annoiata le donne che senza sforzi gli scivolano sotto le lenzuola mentre Holly, molto impegnata ad esprimere i propri talenti culinari nella sua pasticceria, stenta a trovare un uomo che si interessi a lei.
E' inutile dire che tanto più è disastroso il loro primo incontro  tanto più sappiamo dove il racconto andrà a parare.

Niente di nuovo quindi:  ancora una commedia sulle difficoltà di un incontro stabile fra un uomo e una donna  in quell' "età difficile" quando nessuno vuole più rinunciare a realizzare se stesso nel lavoro nè a coccolarsi con una vita da scapolo.

Eppure Tre all'improvviso è una  storia  profondamente innovativa, dal momento che inverte la sequenza innamoramento/amore.

Qualsiasi commedia moderna passa attraverso le fasi di una prima simpatia, poi l'innamoramento, l'intesa sessuale e infine il matrimonio.  Il film termina a questo punto   va in dissolvenza sulla coppia che  si coccola un bel bebè ma è come se ascoltassimo quel terribile "e vissero felici e contenti" che va tradotto nel  ben peggiore  "non c'è più niente di interessante da dire su di loro".

Eric e Holly si trovano al contrario forzatamente impegnati fin dall'inizio ad accudire una bambina che non è la loro, si domandano quale parte stiano recitando (forse ritengono giusto impersonare i loro amici che ora non ci sono più)  e pesa su di loro l'impossibilità di avere uno spazio di  libertà tutto per loro.

Il film è molto abile nell'alternare intorno alla bambina che cresce e inizia a camminare situazioni comiche ma anche momenti di sfiducia e grande tensione ma poi, a poco a poco, i due si accorgono di aver "fatto famiglia" e che non c'è niente che possa riempire il cuore come questa realtà.
"Alleviamo un figlia in comune: vorrà pur dire qualcosa" inizia a domandarsi lei.

Le ultime parole di Eric che aveva tentato lo strappo andando a lavorare in un'altra città, esemplificano tutta la storia: "stando lontano non mi manca lei o te, mi manca il noi, la nostra famiglia. E' andato tutto alla rovescia. Dovevamo prima innamorarci e poi avere un bambino. Ma non fa niente, non conta come è successo perchè mi sono innamorato di te e della nostra famiglia"

Il film finisce per rivelare una verità fondamentale: il vero amore si sviluppa proprio nel noioso "E vissero felici e contenti" quando si costruisce assieme il progetto della propria famiglia; la fase precedente, l'innamoramento è un "tendere a", non è una realtà  sussistente.

 Tre all'improvviso, per cercare di strappare qualche risata, cede a certe "convenzioni" come l'impiego  di spinelli  quando occorre festeggiare qualche evento e non rinuncia a un approccio  "politically correct" quando presenta fra il variegato gruppo dei vicini di Eric e Holly, anche una coppia di gay maschi che allevano un  bambino.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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In un mondo migliore

Inviato da Franco Olearo il Dom, 12/12/2010 - 15:17
Titolo Originale: Haevnen
Paese: DANIMARCA/SVEZIA
Anno: 2010
Regia: Susanne Bier
Sceneggiatura: Susanne Bier e Anders Thomas Jensen
Produzione: Danmarks Radio/ Det Danske Filminstitut/ Film Fyn/ Film i Väst/ Media/ Memfis Film/ Nordik Fim- und Tv Fond/ Sveriges Television/ Swedish Film Institut/ Trollhättan Film AB/ Zentropa International/ Zentropa Productions
Durata: 100'
Interpreti: Mikael Piersbrandt, Trine Dyrholm, Ulrich Thompsen, William Jøhnk Juels Nielsen, Markus Rygaard

Anton è un medico senza frontiere svedese coraggioso e idealista, che passa molto del suo tempo in Africa, lontano dalla sua famiglia, che invece vive in Danimarca. Questo ha messo in crisi il suo rapporto con la moglie Marianne ed è forse anche la ragione dell’insicurezza del figlioletto Elias, vittima dei bulli della sua scuola. Almeno finché Elias non trova un alleato in Christian, un coetaneo rimasto orfano della madre e appena tornato dall’Inghilterra. L’insolita alleanza tra i due ragazzini, complice la rabbia accumulata da Christian per la perdita della mamma e contro un padre con cui non riesce a comunicare, rischia di trasformarsi in qualcosa di molto pericoloso…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film lascia intravedere una speranza che appare autentica e sincera proprio perché purificata dal dolore e dall’errore.
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di violenza anche efferata, alcune scene sensuali
Giudizio Artistico 
 
L’abilità con cui la Bier e il suo sceneggiatore di fiducia Anders Thomas Jensen intrecciano i percorsi dei protagonisti, la profonda compassione con cui li raccontano e fanno sì che questa rimanga prima di tutto una storia molto umana di uomini e di donne
Testo Breve:

Un medico i impegnato in aiuti umanitari in Africa si accorge che sta trascurando il figlio e la moglie. Una storia che appare autentica e sincera proprio perché purificata dal dolore e dall’errore

Nella sua nuova pellicola (premiata al festival di Roma sia dal Gran Premio della Giuria che da quello del pubblico), la danese Susanne Bier intreccia le vicende di due famiglie, diversamente in crisi, in un racconto “morale” e profondamente umano che racconta il contrasto tra spinta ideale dell’uomo e violenza inevitabile del mondo, ma anche (e questa è una costante della sua filmografia già da Dopo il matrimonio) il dilemma di uomini divisi tra il dovere nei confronti dei “figli degli uomini” e quello verso la propria famiglia.

È quello che vive Anton, medico senza frontiere animato da un idealismo autentico e da un profondo senso morale (a chi gli chiede perché curi un violento rais africano responsabile di ignobili violenze nei confronti delle donne del luogo risponde semplicemente “perché devo”), che però lo ha portato lontano dalla sua famiglia. Geograficamente, certo, tanto che le comunicazioni con il proprio figlio Elias avvengono normalmente via Skype, ma anche più profondamente a livello del cuore, visto che in un passato (intelligentemente solo accennato dalla sceneggiatura) ha tradito sua moglie e ora il rapporto tra i due appare assai precario nonostante l’evidente affetto che li lega.

Una lontananza non molto diversa è quella che separa il piccolo Christian da suo padre Claus, almeno da quando la madre di uno e moglie dell’altro è morta di un male incurabile. In questo caso si sarebbe tentati di ricondurre il tutto alla solita “incomunicabilità” istituzionale delle famiglie moderne, ma si capirà poco a poco che le cose stanno diversamente…

Quale che ne sia la ragione, le due solitudini così diverse e così simili di Elias e Christian si incontrano e si riconoscono, pur tra iniziali incertezze. L’amicizia tra i due sembra inizialmente la chiave di una possibile “salvezza” per Elias (Christian trasforma il suo perenne rancore in violenza e non si vergogna di difendersi usando tutte le armi a sua disposizione), ma si avvia ben presto verso una china pericolosa.

Di fronte all’ingiustizia e alla violenza lo sguardo dei bambini, ma anche degli adulti, non riesce ad accontentarsi di un imperativo morale o anche di un pur nobile esempio (un padre così certo dei propri principi da lasciarsi schiaffeggiare di fronte al proprio figlio senza reagire) e a prevalere sono lo scandalo e la reazione irrazionale.

Christian si trasforma così in un “terrorista fai da te” per vendicare una prepotenza e fa rischiare la vita al suo amico, mentre Anton finisce per lasciar massacrare l’uomo cui coraggiosamente pochi giorni prima aveva salvato la vita.

L’unica possibilità di redenzione per loro (ma anche per Claus, che è tentato di cedere disperato di fronte al rifiuto del figlio) non arriva attraverso un discorso, ma in un abbraccio che è nello stesso tempo una disperata richiesta e un’offerta incondizionata di perdono.

L’abilità con cui la Bier e il suo sceneggiatore di fiducia Anders Thomas Jensen intrecciano i percorsi di Anton, di sua moglie Marianne, di Claus e dei loro figli, così difficili da capire ma sempre così amati, la profonda compassione (nel senso etimologico del termine) con cui li raccontano e ci inducono a guardarli fanno sì che questa rimanga prima di tutto una storia di uomini e di donne, anziché -come  avrebbe potuto diventare in mano ad autori meno capaci e appassionati- un apologo ideologico sull’occidente e i suoi sensi di colpa, sulla crisi della famiglia o sulla violenza nella società.

Qui, invece, si riesce a dire qualcosa di molto importante sull’uomo e sulla società senza essere predicatori mentre il finale apre a una speranza che appare autentica e sincera proprio perché purificata dal dolore e dall’errore.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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12 dicembre 2010, n. 44

Inviato da pixelfabrica il Dom, 12/12/2010 - 13:55

La donna della mia vita

Inviato da Franco Olearo il Sab, 12/04/2010 - 11:58
Titolo Originale: La donna della mia vita
Paese: Italia
Anno: 2010
Regia: Lucia Lucini
Sceneggiatura: Giulia Calenda, Teresa Ciabatti
Produzione: Cattleya, Universal Pictures International
Durata: 96
Interpreti: Alessandro Gassman, Luca Argentero, Stefania Sandrelli, Valentina Lodovini, Sonia Bergamasco

Alba (Stefania Sandrelli) ha due figli, non dello stesso padre: Giorgio (Alessandro Gassman) è un medico che nonostante sia sposato passa il suo tempo ad accumulare conquiste femminili; Leonardo (Luca Argentero), più sensibile ed introverso, ha recentemente avuto una delusione amorosa ed è arrivato a tentare il suicidio. Ora Leonardo ha conosciuto Sara (Valentina Lodovini) anch' essa reduce da un amore senza speranza con un uomo sposato: si sono piaciuti e Leonardo ha deciso di presentarla alla sua famiglia. Non sa quale sorpresa l'aspetta...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Uomini e donne sono incapaci di rapporti duraturi, ciò che conta è solo una libertà sessuale disimpegnata
Pubblico 
Sconsigliato
 Una scena di rapporto sessuale con nudità. Il film è sconsigliato per l'assenza assoluta di valori familiari
Giudizio Artistico 
 
Sceneggiatura svogliata che riesce a far ridere solo in rarissime occasioni. Bravi attori come Alessandro Gassman risultano mal diretti e ridotti a caricature di se stessi
Testo Breve:

La donna della mia vita Da un soggetto di Cristina Comencini: uomini e donne sono incapaci di rapporti duraturi e ciò che conta è solo assecondare il proprio desiderio, non importa quante volte possa mutare

"Niente nella vita è come sembra " esordisce la nonna Stefania Sandrelli rivolta a una persona che non vediamo, guardando frontalmente lo spettatore. E' un incipit che vorrebbe predisporre lo spettatore ad accogliere l'eleganza e  la levità tipiche di una  commedia degli equivoci,  ma le attese risultano presto deluse.
La sceneggiatura è modesta, la regia  non riesce a dare brio all'ambiguità delle situazioni e quando nel finale, come ogni buona commedia che si rispetti, si raggiunge l'apice con la rivelazione di tutti i segreti familiari e i due fratelli, non riuscendo più a sopportarsi finiscono per picchiarsi,  lo spettatore si domanda perché dopo tanta calma si stiano agitando in quel modo.

In effetti il film è disseminato di situazioni incerte e di sentimenti disordinati: Alba è madre di due figli avuti uno dall'attuale marito e l'altro (forse) da un un giornalista televisivo conosciuto in giovinezza e gioca con le date di nascita per far in modo che il marito non sappia esattamente quale dei due è realmente suo figlio: espediente già impiegato dalla più famosa Filumena Marturano.
Anche il marito di Alba non è certo integerrimo: rivendica con orgoglio la sua libertà di avere un'amante e la trova nella segretaria della fabbrica di cui è direttore, ovviamente proponendo, a lei che forse sperava qualcosa di più, una storia  senza alcun impegno reciproco.
Con tali genitori, non c'è molto da aspettarsi dai figli: se all'inizio la sceneggiatura sembrava voler contrapporre l'irresponsabile Giorgio al più sensibile Leonardo, dobbiamo ben presto ricrederci: anche di fronte al nuovo amore per Sara, quest'ultimo non se la sente di rinunciare a incontri occasionali negli spogliatoi della palestra di fitness.  Alla fine scopriremo la ragioni della  sequenza iniziale: Alba sta parlando con il suo nipotino di pochi mesi,  già figlio di genitori separati.

Tutta la storia è appesantita dalla cupa ideologia di Cristina Comencini, autrice del soggetto: la figlia del grande Luigi continua a proporre nei suoi film (basti ricordare  Il più bel giorno della mia vita, bianco e nero) come in questo soggetto, la sua visione  dell'uomo: un lui e un lei  che realizzano pienamente se stessi solo quando possono esprimersi  attraverso  un amore libero; la responsabilità mortifica, la responsabilità spegne quell'impulso vitale che è dentro di loro, ciò che conta è esseri perennemente protesi verso nuove e più fresche sensazioni.
Anche Gabriele Muccino a cui va il merito di esser stato il primo ad aver  denunciato al cinema il fenomeno dei trentenni adolescenti con L'ultimo bacio -  2001, recentemente ci aveva mostrato il ritratto, con Baciami ancora-2009,  dei quarantenni pendolari dei sentimenti, incapaci di prendere una decisione definitiva su dove mettere sotto sigillo il proprio cuore. Ma se Muccino mantiene un atteggiamento critico su questo fenomeno e intravede una speranza per il futuro, nel film di Lucini, che segue l'ideologia della Comencini, non c'è nessuna ansia di cambiamento: così è ed è meglio così.

"In fin dei conti così è la vita", sentenzia ancora nonna Alba al suo nipotino. Ma noi non possiamo essere d'accordo.
.  

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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Unstoppable - Fuori controllo

Inviato da Franco Olearo il Sab, 12/04/2010 - 11:45
 
Titolo Originale: Unstoppable
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Tony Scott
Sceneggiatura: Mark Bomback
Produzione: 20th Century Fox
Durata: 99
Interpreti: Denzel Washington, Chris Pine, Rosario Dawson, Ethan Supple, Kevin Dunne

A causa di una negligenza sul posto di lavoro, il 777, un enorme treno con 39 vagoni, viene accidentalmente lanciato a folle velocità senza conducente lungo le rotaie della Pennsylvania, diventando un pericoloso missile senza controllo che minaccia l’incolumità di centinaia di cittadini americani.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Solidarietà fra i due "eroi borghesi" di questo film. Anche i loro familiari, di fronte al pericolo corso dai loro amati, si rendono conto che non possono vivere senza di loro.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Turpiloquio e scene di tensione nei limiti del genere.
Giudizio Artistico 
 
Tony Scott, esperto di action movie, ci sorprende perché, a dispetto di ogni accelerazione e montaggio frenetico, rimette al centro l’uomo
Testo Breve:

Unstoppable - Fuori controllo FilmVerde Un film d'azione ad alta drenalina che non manca di trasmettere buoni sentimenti come la solidarietà fra due amici e i loro familiari

È il 12 ottobre, una giornata di lavoro qualunque per Frank Barnes, se non fosse che gli è appena stato affidato come capotreno un giovane privo di esperienza, Will Colsen che, come sottolinea uno dei colleghi di Frank, “ha il cognome giusto e il contratto da pivello”: gli zii di Will, infatti, sono personaggi importanti all’interno delle ferrovie e il fratello è capo saldatore. Una vera e propria scocciatura per Frank, che lavora come macchinista da 28 anni ed è vicino al pre-pensionamento forzato.
Tra i due non nasce un’immediata simpatia, ma quando si ritroveranno a  dover prendere decisioni difficili e vitali non solo per loro, non esiteranno a farlo insieme, in piena armonia di intenti.
Un lungo treno carico di materiale tossico altamente infiammabile si ritrova contromano, senza conducente e a velocità crescente, diretto verso i centri abitati, lungo lo stesso binario sul quale viaggia il treno 1206. La causa è un errore umano: un addetto ferroviario ha commesso una leggerezza, lasciando la cabina del treno senza prima aver inserito i freni ad aria. Frank e Will, al momento dell’incidente, si trovano proprio sul 1206, a 300 km di distanza da Fuller Yard, da dove è partito il 777. Saranno proprio loro, guidati a distanza da una giovane e determinata capostazione e contravvenendo alle indicazioni di una dirigenza incompetente e che non ha fiducia nei propri uomini, a riuscire a fermare la folle corsa del treno: il piano è pericoloso e gli ostacoli innumerevoli.

Tony Scott porta in scena due personaggi molto diversi e al contempo molto simili. Nonostante la differenza di età e di esperienza li porti inizialmente ad uno scontro generazionale, entrambi i personaggi hanno alle spalle una storia umana di sofferenza che li accomuna e li unirà durante il viaggio. Frank è vedovo e ha due figlie ormai grandi che ama molto, ma non vede mai; Will è sposato da poco, ma già separato e con un’ordinanza restrittiva nei confronti del figlio piccolo.
 Tra i due nasce un’alleanza inaspettata: Will lascerà perdere il proprio orgoglio e i modi a volte un po’ bruschi del collega per fidarsi di lui e lo stesso farà Frank nei suoi confronti. Entrambi saranno decisivi nel portare a buon fine un’impresa che sembrava impossibile: servirà infatti tanto l’esperienza di uno (Frank), quanto la prestanza fisica e l’agilità dell’altro (Will).
Ispirato ad un fatto realmente accaduto, Unstoppable ha tutte le caratteristiche di un classico action movie americano, con qualche cliché tipico del genere: persone normali che si ritrovano in circostanze straordinarie e diventano così eroi, posta in gioco molto alta (quel giorno, tra l’altro, una scolaresca è in gita a Fuller Yard proprio per un programma nazionale di educazione alla sicurezza ferroviaria), corsa contro il tempo, scarica di adrenalina.
A fare aumentare agli spettatori il battito cardiaco non è solo il ritmo del film e la velocità del treno, ma anche l’espediente delle living news del telegiornale, che irrompono sugli schermi generando tensione e aprendo una finestra sul punto di vista di chi segue da casa con apprensione le sorti di due eroi nazionali e con loro di migliaia di cittadini americani.
Mentre i due eroi affrontano il rischio per salvare altre vite umane, ritrovano il senso della propria e così i loro familiari, di fronte al pericolo corso dai loro amati, si rendono conto che non possono vivere senza di loro. Le fratture si ricompongono “e tutti vissero sani e salvi e felici e contenti”.
È il trionfo dei buoni sentimenti: tenere alto l’orgoglio nazionale e “farsi paladini” della salvezza del mondo, in pieno stile americano. È forse proprio questo, però, che distingue piacevolmente Unstoppable da altri film d’azione.
Tony Scott ci sorprende perché, a dispetto di ogni accelerazione e montaggio frenetico, rimette al centro l’uomo. Mentre si lanciano all’inseguimento disperato del 777, Frank e Will recuperano, paradossalmente, il tempo della condivisione, parlando delle loro storie e delle loro ansie.
Alla fine ciò che rimane non è solo un’impresa ben riuscita ed eroica, ma una trasformazione interiore che che li riguarda personalmente. 

Autore: Eleonora Fornasari
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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