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UNPLANNED

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/10/2019 - 11:49
Titolo Originale: Inplanned
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Cary Solomon, Chuck Konzelman
Sceneggiatura: Cary Solomon, Chuck Konzelman
Produzione: Soli Deo gloria
Durata: 106
Interpreti: Ashley Bratcher, Brooks Ryan, Robia Scott

La giovinezza di Abby Johnson è stata alquanto movimentata. Si è trovata incinta dopo una relazione con un ragazzo che non ha mostrato alcun interesse a sposarla e così Abby si è sottoposta a un primo aborto. Si è poi sposata con un uomo con il quale ha vissuto per pochi anni. Subito dopo il divorzio si è accorta di essere rimasta incinta e ancora una volta ha deciso di abortire. Nel 2001 si convince che è giusto far parte dell’organizzazione Planned Perenthood come clinic escort per le donne che desiderano interrompere la gravidanza, anche se il lavoro in clinica viene continuamente disturbato dai movimenti pro-life che, fuori dei cancelli, esortano le pazienti a desistere dal loro proposito. Abby si sposa, ha una figlia e intanto viene apprezzata per il suo lavoro tanto da venir nominata direttrice della clinica. Poi qualcosa cambia: iniziano i contrasti con i manager di Planned Parenthood e lo sconcerto che prova nel vedere, mentre si trova in sala operatoria, l’ecografia di un feto che si agita nel momento in cui viene soppresso, finiscono per convincerla definitivamente a dimettersi e a passare dalla parte dei pro-life.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una donna, dopo aver a lungo lavorato in una clinica per aborti, scopre l’orrore di quella pratica. Purtroppo la tematica pro-life è stata sviluppata in odio a chi la pensa diversamente
Pubblico 
Maggiorenni
Molte scene impressionanti con abbondanza di sangue
Giudizio Artistico 
 
Il film cerca di riprodurre in modo rigoroso i fatti che sono stati narrati nel libro omonimo. Ma ci sono troppe ellissi nel presentare l’evoluzione intima dei personaggi
Testo Breve:

Un film di chiara impostazione anti abortista, basato su fatti realmente accaduti, cerca di mostrare la validità delle proprie tesi puntando sull’orrore delle pratiche abortiste  e considerando dei nemici coloro che la pensano diversamente

 

Il film, tratto dal libro omonimo scritto dalla stessa Abby Johnson, fin dalle prime sequenze, mostra subito come intende sviluppare il controverso tema dell’aborto.

Vediamo Abby assistere in sala operatoria, tramite uno schermo ecografico a una pratica di aborto per aspirazione.  Il feto si agita mentre inizia a venir risucchiato all’interno del tubo e subito dopo ci appare in primo piano un contenitore trasparente che si riempie velocemente di sangue e di tessuti del feto ormai smembrato. Una sequenza successiva, dove c’è la stessa Abby che ha ingerito la pillola del giorno dopo, non è meno sconvolgente: passa una notte con forti dolori, perdendo copiosamente sangue e alla fine si preoccupa di raccogliere per terra, per buttarli nel water, i brandelli di quello che è stato il suo bambino.

L’obiettivo del film è quindi chiaro fin dall’inizio: picchia duro per mostrare l’atrocità di questa pratica e per affermare che chi è a favore dell’aborto è un essere disumano (durante un colloquio, un manifestante pro-life stabilisce una somiglianza con l’olocausto ebraico e la pratica della schiavitù in America). La stessa manager della clinica Planned Parenthood è tratteggiata come una donna cinica, che vede nell’aumento degli aborti l’unico modo per incrementare i profitti (alla fine del film una nota, per cercare di evitare cause legali, chiarisce che il film è stato realizzato senza il consenso di Planned Parenthood). La società di distribuzione Pure Flix (la stessa che ha distribuito God’s not dead) si è lamentata dell’attribuzione di Restricted (vietato ai minori di 17 anni non accompagnati) data al film in U.S.A., giudicandola motivata da ragioni politiche. In realtà il divieto è pienamente giustificato.

Possono essere utili film impostati in questo modo? Servono a mio avviso per rinforzare le convinzioni di chi ha già un atteggiamento pro-life (negli U.S.A. durante i mesi di programmazione del film, intere comunità appartenenti a chiese di varie fedi cristiane sono andate compatte a vederlo) ma non certo a convincere chi ha idee diverse. Chi è considerato come nemico reagirà  come nemico.  Il pensiero dell’aborto nasce a causa di una disarmonia fra il bambino che sta crescendo fisicamente in grembo e quello che si sta sviluppando nella mente della donna, dove non riesce a trovare una collocazione adeguata.  Armando Fumagalli nel suo La comunicazione di una chiesa in uscita, ha messo in evidenza le iniziative di altre associazioni come Vitae Foundation che cercano, con centri di ascolto e con filmati promozionali, di entrare nella mente e nel cuore della donna che ha intenzione di interrompere la gravidanza, temendo un cambiamento radicale della propria esistenza. L’obiettivo è quello di cercare di rassicurare la donna e ripristinare la fiducia in se stessa; un “posso farcela” anche nella situazione che si è creata.

La stessa motivazione che è stata addotta da Abby, come causa della sua conversione, appare fragile. Il fatto che lei sia rimasta sconvolta dalla visione del feto che sembrava soffrire al momento del risucchio, ha scatenato le critiche dei fautori del pro-choice. Sono stati intervistati illustri ginecologi che hanno negato che il feto possa avere una sensibilità prima della ventiquattresima settimana; sono state fatte addirittura delle indagini giornalistiche facendo dei controlli fra gli archivi di Planned Parenthood, dai quali risulta che nel giorno della “conversione” indicato da Abby non era stato fatto nessun aborto che avesse avuto necessità di una ecografia. La sua uscita dall’organizzazione sarebbe quindi stata motivata soprattutto da contrasti con il management.  Sono tutte reazioni inevitabili quando il presupposto è fragile. Se il feto, in un momento del suo sviluppo, acquista sensibilità, vuol dire che se l’aborto è praticato prima, diventa eticamente lecito? In realtà le motivazioni pro-life dovrebbero essere più profonde e riguardare tutto il tempo dello sviluppo del feto, che costituisce un continuo non divisibile. 

Il film si basa molto sulla narrazione dei fatti accaduti e poco sulla psicologia dei personaggi e la loro evoluzione. Perché Abbey ha avuto due relazioni infelici (che la hanno portata ad abortire), perché la terza relazione risulta molto solida? Sono domande senza risposta, com’è facile che accada quando è l’autore stesso che racconta la sua vita. Però questo aspetto indebolisce la narrazione: l’evento della “conversione” appare isolato e non pienamente giustificato, dopo che abbiamo visto Abby, per due terzi del film, fare carriera fino a diventare la direttrice della clinica texana.

Possiamo concludere con due dati positivi: la clinica dove ha lavorato Abby è stata definitivamente chiusa per mancanza di “clienti” e, come abbiamo appreso dalle cronache, in U.S.A. sei stati hanno modificato la loro legge sull’aborto, restringendo l’autorizzazione a casi particolari come il rischio per la salute della donna o in caso di violenza subita.

La versione italiana del film è prevista per gennaio 2010, distribuito dalla Dominus Production

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MARTIN EDEN

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/06/2019 - 17:26
Titolo Originale: Martin Eden
Paese: ITALIA
Anno: 2019
Regia: Pietro Marcello
Sceneggiatura: Maurizio Braucci, Pietro Marcello
Produzione: Avventurosa, IBC Movie, Rai Cinema Shellac Sud, Match Factory Productions
Durata: 120
Interpreti: Luca Marinelli, Carlo Cecchi, Jessica Cressy, Carmen Pommella,

Martin Eden, un marinaio napoletano, salva da una rissa Arturo, giovane rampollo di una ricca famiglia. In segno di riconoscenza, il ragazzo lo invita a pranzo  e qui Martin conosce sua sorella Elena, innamorandosene perdutamente. Per riuscire a conquistarla nasce in lui un forte desiderio di riscatto dalla sua condizione sociale. Inizia a leggere libri e poi a scrivere, sperando di diventare uno scrittore, ricevendo sempre il premuroso aiuto di Elena. Alla fine i due si dichiarano e lui chiede due anni di tempo per diventare famoso: poi la sposerà…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il protagonista si fa amare prima e odiare dopo, per la sua ricerca di riscatto sociale determinato dall’amore per una donna, per la sua passione per la cultura ma poi per aver sviluppato un egocentrismo smisurato e aver fatto prevalere solo le sue ambizioni
Pubblico 
Adolescenti
Non ci solo scene disturbanti ma la desolazione di due persone che si suicidano
Giudizio Artistico 
 
Il regista padroneggia il materiale filmico, in grado di trasmettere pienamente la sua poetica visiva in un continuo rimando alle suggestioni fornite da documentari d’epoca. Ottima performance di Luca Marinelli. Una menzione speciale merita Carmen Pommella nella parte della vedova che accoglie Martin nella sua casa
Testo Breve:

Come nel libro omonimo di Jack London, un giovane sperimenta il potere trasformante della cultura ma si perde nel suo stesso successo. Un film d’autore, ben realizzato ma che mette troppa carne al fuoco

Martin Eden di Pietro Marcello rientra a pieno titolo nella categoria dei film d’autore. Come ha dichiarato il regista stesso in un’intervista, il suo metodo “è figlio della lezione rosselliniana, che ti pone nella condizione di non credere nella scrittura ma nell’imprevisto e nell’imprevedibile del cinema”. Si crea quindi, inevitabilmente, uno spartiacque fra gli spettatori: chi ama una solida sceneggiatura, definizioni di contesto precise, psicologie di personaggi approfondite, non potrà che restare deluso. Chi invece è affascinato da un cinema di immagini (in effetti l’autore mescola con disinvoltura riprese con attori con documentari d’epoca), suggestioni visive che costruiscono un racconto più per analogia che per aderenza alla realtà (più volte ci appare un veliero che sta affondando lentamente), non potrà che apprezzarlo. Eppure il film è ispirato all’omonimo romanzo di Jack London (trasferito da San Francisco a Napoli) e in effetti la sceneggiatura c’è e si sviluppa molto bene ma solo nella prima parte, quando il rozzo marinaio dalla volontà di ferro incontra la sensibile e composta Elena e per lei è pronto a sopportare pesanti lavori manuali e i continui rifiuti degli editori, sostenuto solo dalle sue lettere di incoraggiamento. La seconda parte, quella del successo, è più incerta: non conosciamo l’evoluzione dell’uomo ma semplicemente si apre un secondo atto, che ha per sfondo una sontuosa villa settecentesca, dove una segretaria e un editore si affannano intorno a un Martin annoiato con una lunga, bionda capigliatura. Cos’è che ha determinato il successo e la trasformazione di Martin? Eppure la sua simpatia per il socialismo gli aveva procurato non pochi problemi. Come mai ora gli editori lo cercano? Non c’è una risposta ma il Martin che esterna le sue riflessioni in pubblico, durante una cena ufficiale oppure in un’aula universitaria, si è trasformato in un abile sofista dove parole come socialismo, liberalismo, individualismo, democrazia, potere, schiavitù, hanno perso il loro significato e vengono abilmente trasformate una nell’altra, a sottolineare che ormai nulla ha un senso compiuto.

Un altro aspetto che soffre di indeterminatezza è il tempo e il contesto dove trovano espressione gli ideali socialisti. Un altro film, Capri Revolution, ci aveva riportato in un tempo preciso, all’inizio del secolo, per presentarci un marxismo utopistico e rivoluzionario. In questo Martin Eden, dove volutamente il tempo è stato reso incerto (le riprese dal vivo e le sequenze documentarie oscillano fra inizio secolo, il tempo della nascita del fascismo e gli anni ’60) sembrano mostrarci a volte  un socialismo ancora utopico, a volte un socialismo già organizzato e sindacalizzato.

“La vita mi disgusta, ho vissuto tutto intensamente, non ho più bisogno di niente” afferma un Martin ormai al successo. Tutte le esperienze sono state bruciate per sviluppare un super–io (sono presenti riferimenti a Nietzsche) che non ha più bisogno di nulla e di nessuno, che invece di abbracciare il mondo e le persone ha voluto dominare tutto e tutti  ma proprio per questo è condannato a un  vuoto desolante.

Non ci fanno una bella figura le due figure femminili che ruotano intorno a Martin, che restano passive e succubi della personalità di lui. Si può dire che Martin le abbia amate? Verso Elena (Jessica Cressy) si stabilisce una vera e propria ossessione perché quel suo essere così educata, così colta, diventa il parametro di riferimento per i suoi obiettivi e quindi tutto ritorna al'interno del suo io. La cameriera Margherita (Denise Sardico) diventa invece una sua compagna di vita per pura comodità: una donna che da subito si è innamorata di lui e lo riempie di affettuose attenzioni. "Tu mi soffochi con il tuo amore": è il modo con cui Martin reagisce. 

Molto bravo Luca Marinelli, ma anche tutti gli altri coprotagonisti sono ben tratteggiati; bravissima Carmen Pommella nella parte della vedova che lo accoglie nella sua casa; grande cura è stata posta nella composizione delle immagini (dai colori saturi, effetto di riprese in 16 millimetri). Si tratta di un film forse troppo ambizioso, che si muove in forma sperimentale su più fronti

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL RE LEONE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 08/26/2019 - 16:48
 
Titolo Originale: The Lion King
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Jon Favreau
Sceneggiatura: Jeff Nathanson
Produzione: Walt Disney Pictures, Fairview Entertainment
Durata: 118

Il cucciolo Simba viene unto come principe erede da Rafiki, il babbuino sciamano. Suo padre Mufasa, il re delle Terre del Branco e la regina madre Sarabi si occupano di educarlo alle sue future responsabilità ma Simba interpreta male il suo ruolo, ritenendo il coraggio e l’audacia più importanti della saggezza. Istigato da Scar, il fratello di Mufasa che ha perso il diritto al trono dopo la sua nascita, si avventura, assieme alla sua amica Nala nel Cimitero degli elefanti, nonostante l’esplicito divieto del padre. I due cuccioli si trovano così in un altro mondo, dominato dalle iene, che non rispettano l’autorità di suo padre. Simba e Nala vengono salvati solo in extremis da Mufasa. Si è trattato di un trabocchetto escogitato da Scar, che si è alleato con le iene per uccidere l’erede al trono. Dopo questo primo insuccesso Scar non si dà per vinto e mette in atto un tranello ancora più insidioso…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un figlio si riscatta aderendo ai valori che il padre gli ha insegnato; il potere di governo visto come un servizio agli altri; l’amicizia e la solidarietà per superare uniti le difficoltà.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Poco adatto ai più piccoli per alcune scene ad alta tensione
Giudizio Artistico 
 
Il film recupera la bella sceneggiatura e le musiche dell’edizione del 1994; La tecnica dell’animazione fotonaturalista mostra la sua piena maturità ma presenta anche dei limiti espressivi
Testo Breve:

Con la stessa sceneggiatura e le stesse musiche dell’edizione animata del 1994, ritroviamo il piccolo leone che riconquista il suo regno facendo tesoro dei valori e dei saggi principi che gli ha trasmesso suo padre

Quando a capo della Walt Disney c’era  il suo fondatore e non era ancora nato il mercato dei VHS né dei DVD, ogni 5-7 anni i suoi capolavori tornavano nelle sale (Biancaneve, Cenerentola, Peter Pan,..) per allietare le nuove generazioni di bambini-spettatori. Oggi, nell’epoca dei DVD e dello streaming non ha più senso un’iniziativa di questo genere e assistiamo invece a dei veri e propri rifacimenti com’è già accaduto in Il ritorno di Mary Poppins, Il libro della Jungla,  e ora questo Il Re Leone.  Si può dire che la Walt Disney production stia provando tutte le strade: Con  Il ritorno di Mary Poppins ha cercato di costruire un sequel del premio Oscar ma il risultato è stato modesto, soprattutto perché si è sentita la mancanza di belle musiche orecchiabili; con Il libro della Jungla e con questo nuovo Re leone, abbandonata la classica (e poetica) animazione 2D, si sta puntando su di un’animazione iperrealista degli animali protagonisti. A noi appaiono come veri animali (in realtà sono generati con il computer) che però parlano come degli esseri umani. La terza direzione nella quale si sta muovendo la Disney è quella di riproporre i suoi cartoni con l'impiego di attori in carne ed ossa (Aladdin, prossimamente Mulan). Si potrebbe obiettare che non ha senso confrontare la precedente con la nuova edizione del film, visto che nella grande maggioranza dei casi le sale vengono riempite da nuovi giovani spettatori; il problema riguarda al più i genitori che li accompagnano, ma c’è comunque qualcosa di importante da segnalare: queste nuove edizioni, così realistiche, risultano poco adatte ai più piccoli. La scena più drammatica del film, la mandria degli gnu che travolge prima Simba e poi il padre Mufasa spinto verso la morte dalla mano di Scar, risulta particolarmente impressionante. L’animazione 2D aveva un altro vantaggio per i più piccoli: le espressioni del volto (rabbia, commozione, tenerezza) erano codificate in modo semplice (stupore: sopracciglia alzate, occhi sgranati, bocca aperta) mentre ora, cercare di comunicare una simile reazione attraverso il volto simil-vero di un leone, è impresa veramente ardua; occorre affidarsi solo al tono della voce e ho visto in sala i bambini più piccoli chiedere al genitore cosa stesse accadendo, visto che non riuscivano a decifrare la situazione.

Per il resto il film ricalca con precisione il capolavoro del 1994, nelle musiche (con la sola aggiunta di Spirit di Beyoncé) e nella sceneggiatura con poche varianti che hanno avuto l’obiettivo di dare più spazio ai personaggi femminili (Nala, l’amica di Simba e sua madre Sarabi) e aggiungere profondità al cattivo Scar, (mellifluo, scivoloso, ipocrita, livoroso) che finisce proprio per questo, per dominare la scena.

Per il resto il nocciolo del racconto è rimasto intatto, in parte ispirato all’Amleto di Shakespeare: il fratello cattivo che uccide e spodesta il re, il giovane leone che vive con il senso di colpa finché non scopre,  sentendo nella notte la voce di suo padre, che il suo riscatto passa proprio nel continuare la sua missione; l’amicizia con i due simpaticoni Timon e Pumbaa (un suricate e un facocero) e la solidarietà che diventa amore con Nala.

In questa versione risulta marcato il contrasto fra i tre approcci alla vita che si contrappongono: quello del re Mufasa, che presenta al figlio l’armonia di un mondo (il “cerchio della vita”) dove ogni essere e ogni cosa ha una sua funzione predefinita e chi lo governa ha l’obbligo di rispettarne le leggi (“mentre gli altri cercano ciò che possono prendere, un vero re cerca ciò che può dare”; “un vero re deve saper comprendere”). Al polo opposto c’è Scar coadiuvato dalle iene, che ubbidisce solo alla legge della rapina, fino a devastare tutto ciò che riesce a raggiungere.  Come terza soluzione esistenziale c’è quella proposta da Timon e Pumbaa e riassunta nella canzone Hakuna Matata: nessuna regola, nessuna responsabilità, si nasce e si muore senza alcun senso (“la vita è una retta”) ma in compenso si vive tutti in amicizia (anche perché gli animali carnivori si nutrono esclusivamente di larve).

Questa riedizione ha conservato intatto il valore di questa potente storia e la qualità tecnica impiegata è eccezionale, pur con i limiti espressivi che abbiamo indicato. Il successo al botteghino (in USA come nel resto del mondo) lo sta a dimostrare.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MEN IN BLACK: INTERNATIONAL

Inviato da Franco Olearo il Lun, 08/26/2019 - 15:54
 
Titolo Originale: Men in Black: International
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: F. Gary Gray
Sceneggiatura: Art Marcum, Matt Holloway
Produzione: Sony Pictures Entertainment
Durata: 115
Interpreti: Chris Hemsworth, Emma Thompson, Liam Neeson, Rebecca Ferguson

Nell’epoca in cui regnano prequel, sequel e spin off era atteso ormai da tempo un nuovo Men in black che ci fa sentire un po' nostalgia dei capitoli precedenti.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’amicizia, il coraggio e l’onestà sono gli elementi da salvare seppur in un contesto un po’ banale
Pubblico 
Pre-adolescenti
La scena di un omicidio, anche se non eccessivamente violento, non rende il film visibile ai bambini.
Giudizio Artistico 
 
Se gli effetti speciali rendono comunque piacevole la visione, dal punto di vista registico non c’è nessuna scena particolarmente spettacolare o che metta in risalto le ottime doti attoriale di due bravi professionisti come Chris Hemsworth e Tessa Thompson.
Testo Breve:

Ritornano gli agenti in abito nero che combattono strani alieni ma al posto di Will Smith e Tommy Lee Jones abbiamo gli ugualmente bravi Chris Hemsworth e Tessa Thompson. La regia non riesca a mescolare nel modo giusto azione e comicità

Men in Black: International è lo spin off della trilogia fine anni Novanta, inizio anni duemila che vide come protagonista Will Smith. La saga precedente si contraddistinse per una serie di elementi originali: gli alieni più buffi che spaventosi, il modo in cui venivano raccontati gli aneddoti, il duo vincente (MIB alle prime armi spiritoso e combina guai affiancato dal più serio ed anziano). 

Purtroppo MIB International non regge il confronto. 

La protagonista Molly si presenta come una giovane donna fuori dagli schemi, carismatica ed intelligente ma anche nerd e un pó maschiaccio cresciuta con la “fissa” per gli alieni  perché  da piccola ha incontrato una creatura bizzarra che ha aiutato a fuggire salvandole la vita. Mentre i suoi genitori, sconvolti dall’evento,  venivano sparafleshati da due uomini vestiti di nero dimenticando ogni cosa, lei nascondendosi dai due agenti, conserva ogni ricordo, cresce determinata nel suo sogno di trovare la base segreta dei MIB a New York. Quando finalmente ci riesce per le sue abilità informatiche, viene inviata immediatamente a Londra, casualmente a collaborare con l’agente H, il più sexy e in gamba di tutti anche se, conoscendolo meglio si renderà conto che qualcosa non quadra. Nell’affrontare insieme una nuova minaccia, conoscere persone, alieni e realtà diverse nascerà un’amicizia  che profuma d’amore. 

Se gli effetti speciali rendono comunque piacevole la visione (le armi in dotazione agli agenti sono più numerose e tecnologiche di uno 007) dal punto di vista registico non c’è nessuna scena particolarmente spettacolare o che metta in risalto le ottime doti attoriale di due bravi professionisti come Chris Hemsworth e Tessa Thompson. 

Di internazionale resta solo il viaggio intrapreso dai due protagonisti in diverse città del mondo tra cui una Napoli solo di nome e non di fatto visto che la scena si svolge su un’ isola. 

Autore: Sabrina Guarino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE GREAT HACK - PRIVACY VIOLATA

Inviato da Franco Olearo il Mar, 08/20/2019 - 15:28
 
Titolo Originale: The Great Hack
Paese: UK
Regia: Karim Amer, Jehane Noujaim
Sceneggiatura: Karim Amer, Jehane Noujaim
Produzione: Netflix
Durata: 113

Il documentario percorre le vicende che hanno visto coinvolta la società anglo-americana di analisi dati e comunicazione elettorale Cambridge Analytica (CA), la quale aveva acquisito tramite Facebook dati personali di circa 50 milioni di utenti utilizzandoli senza alcuna autorizzazione in occasione della campagna elettorale di Donald Trump del 2016 e a sostegno della Brexit e del partito di Nicolas Farage in Gran Bretagna. Il documentario si concentra su alcune personaggi chiave della vicenda: David Carroll, professore della Parsons School of Design di New York che aveva chiesto per vie legali che CA gli restituisse i suoi dati personali; le testimonianze di Brittany Kaiser e di Christofer Wylie ex dipendenti della Cambridge Analytica; Carole Cadwalladr giornalista investigativa che ha pubblicato i risultati delle sue indagini su The Guardian.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
I due registi realizzano un onesto lavoro di evidenziazione dei fatti, così come essi sono accaduti. La storia risalta l’importanza del giornalismo libero e va ad onore di testate storiche come The Guardiam The Observer, the New York Times, per l’accuratezza delle indagini svolte
Pubblico 
Pre-adolescenti
I temi trattati risulteranno poco comprensibili ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il lavoro di ricostruzione di fatti risulta accurato ma lo sviluppo appare piatto, senza che vengano evidenziati i passaggi più significativi del racconto
Testo Breve:

La Società Cambridge Analytica è fallita dopo esser stata accusata di aver influenzato le lezioni presidenziali americane e il referendum sulla Brexit con dati riservati ottenuti da Facebook. Una ricostruzione accurata ma un po’ piatta

Che attività svolgeva Cambridge Analytica? Lo spiega bene il documentario raccontandoci il coinvolgimento della società nelle elezioni avvenute nel piccolo paese di Trinidad e Tobago qualche anno fa. Erano in gara due partiti, uno legato all’etnia indiana (per la quale CA lavorava) e l’altra all’etnia indigena di colore. CA ha costruito una massiccia campagna promozionale puntando su giovani e sollecitando il loro spirito di contestazione.  E’ stato creato allo scopo un movimento mediatico con tanto di slogan, inno, pubblicità alla televisione e su Internet dove si invitavano i giovani a non seguire le alchimie politiche dei padri. Alla fine i giovani di origine indiana, più rispettosi dell’autorità familiare, sono andati a votare, mentre gli altri hanno disertato le urne. Si calcola che la campagna orchestrata da CA abbia spostato il 6% dei voti, percentuale sufficiente per far vincere il partito indiano. Non occorre affatto pensare che il caso Trinidad sia un’eccezione e che le democrazie occidentali siano molto più “robuste” nei confronti dei condizionamenti pilotati. Se tante persone vanno a votare perché hanno ponderato tutti gli aspetti politici, culturali economico della loro decisione, tanti seguono quegli impulsi istintivi e caratteriali che la rete Internet è così brava a sollecitare.

Eccoci quindi arrivati al cuore del caso Cambridge Analytics (CA): per influenzare gli elettori diventa determinante conoscerne la loro personalità, le loro preferenze e mostrare di volerli accontentare esattamente in ciò che più loro piace.  Aziende come Google, Facebook, vendono, fin dalla loro nascita, dati sulle tendenze dei consumatori ma si tratta di dati statistici e anonimi. La rivoluzione si è avuta proprio quando CA ha avuto la possibilità di accedere ai dati raccolti da Facebook relativamente a 50 milioni di utenti completi di cognome e nome ponendo quindi CA in condizione  di realizzare quello che viene chiamato microtargeting comportamentale (pubblicità altamente personalizzata su ogni singola persona). Una manna per chi, con moderni strumenti di psicometria, riesce, analizzando i like e i siti consultati, a delineare la personalità dell’internauta. Com’è stato possibile tutto questo? Lo spiega bene il documentario con l’aiuto del testimone Christofer Wylie: fu lui a contattare il prof Aleksandr Kogan, dell’università di Cambridge che aveva realizzato, con l’accordo di Facebook, una app che prometteva di produrre profili psicologici e di previsione del proprio comportamento, basandosi sulle attività online svolte. Per utilizzarla, gli utenti dovevano collegarsi specificando cognome, nome e il loro profilo personale. Il professore aveva il permesso di collegarsi anche alla lista degli amici, moltiplicando enormemente i dati accessibili. I problemi sono nati dopo, quando Kogan ha condiviso tutte queste informazioni con Cambridge Analytica, violando i termini d’uso di Facebook.

I due registi egiziani Noujaim e Amer sono riusciti a realizzare una ricostruzione accurata dei fatti, beneficiando della testimonianza diretta dei due ex dipendenti della CA e della giornalista Carole Cadwalladr e mostrandoci gli interventi, durante le sessioni della commissione d’inchiesta inglese, dei principali protagonisti: Alexander Nix, amministratore delegato di  CA e Mark Zuckerberg di Facebook. Bisogna riconoscere che la principale testimone, Brittany Kaiser non risulta particolarmente simpatica (c’è il sospetto che il suo “tradimento” nei confronti di CA, come hanno riportato alcuni giornali, sia stata dettata dalla necessità di coprire alcuni suoi coinvolgimenti più gravi in altre azioni poco pulite della società) ma questo non è certo colpa dei due registi, così come quel certo senso di incompiutezza che dà il finale del documentario. In effetti sono ancora molti gli elementi non chiariti della vicenda e la dichiarazione di bancarotta della Cambridge Anallytica ha fatto uscire di scena il maggiore imputato. Evitando di condividere gli scenari apocalittici di alcuni protagonisti del documentario (“una nuova era è iniziata”), è certo che il caso CA spingerà molti paesi democratici a emettere nuove leggi per meglio proteggere la libertà decisionale degli elettori ma è altrettanto certo che nuove tecniche persuasive verranno adottate subito dopo, in una rincorsa che appare senza fine.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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QUANDO CHIAMA IL CUORE - WHEN CALLS THE HEART (Prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Dom, 08/11/2019 - 15:45
 
Titolo Originale: When Calls The Heart
Paese: Canada, Stati Uniti
Anno: 2014
Regia: Neill Fearnley
Produzione: Believe Pictures, Brad Krevoy Television, Jordan Films
Durata: 6 stagioni, ora su Netflix, in precedenza sui canali HallMark, Rai1 e Rai2
Interpreti: Erin Krakow, Daniel Lissing, Lori Loughlin

1910. Canada orientale. Elizabeth Thatcher, giovane rampolla di una ricca famiglia di Hamilton, vuole dimostrare le sue qualità senza l’aiuto della famiglia e accetta l’incarico di insegnante a Coal Valley, una città nata intorno a una miniera di carbone. Appena arrivata apprende che un terribile incidente ha causato la morte di quaranta minatori, lasciando vedove e mamme sconsolate. E’ proprio Abigail Stanton, una signora che ha perso il marito e il figlio, che l’accoglie nella sua casa, rendendole più agevole ‘ingresso in quella piccola comunità. Arriva a Coal Valley anche il nuovo conestabile, Jack Thornton, delle giubbe rosse. La presenza di Elisabeth rivela a Jack il vero motivo per cui è stato trasferito in quella cittadina sperduta fra le montagne: è stato il padre di Elisabeth che ha mosso le sue pedine per fare in modo che qualcuno si preoccupasse dell’incolumità di sua figlia. Una scoperta che rende subito burrascosi i loro primi incontri….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In un ambiente di minatori, fra povertà e molte difficoltà, uomini e donne trovano un modo civile di vivere e sviluppano fra loro una forte solidarietà
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Buona la costruzione del contesto, la vita dura di uomini e donne totalmente dipendente dal lavoro in miniera ma il racconto sembra perdere mordente proprio nello sviluppo del rapporto romantico fra i due protagonisti
Testo Breve:

Una ragazza di una ricca famiglia, un giovane ambizioso ufficiale delle giubbe rosse, si ritrovano a vivere in uno sperduto paese di minatori dell’Ovest canadese. Impareranno a conoscersi ma soprattutto scopriranno  la calda umanità di quelle persone buone e semplici

Un pregio significativo di questo serial di produzione Canada-USA, ricavato dal romanzo della canadese Janette Oke, è la sua compattezza. Tutto avviene fra il saloon, le case ben allineate dei minatori costruite e date in affitto dallo stesso padrone della miniera, secondo la formula industriale del tempo e la chiesa (che dalla prima puntata risulta bruciata da un malintenzionato) con il suo parroco. Una compattezza che consente di concentrare l’attenzione sui rapporti fra i protagonisti e i coprotagonisti che  conosciamo sempre meglio puntata dopo puntata. Un altro aspetto originale del racconto è l’attenzione verso i bambini e gli adolescenti che spesso costituiscono il baricentro della puntata, rivelando  una grande sensibilità alla psicologia dei ragazzi. Fin dalla prima puntata vediamo Elisabeth impegnata a catturare l’interesse dei suoi alunni, ancora sconvolti dalla recente tragedia e già rassegnati a non vedere altro nel proprio destino se non  diventare anche loro minatori. Nella terza puntata cerca di aiutare una sua alunna a scoprire le vere ragioni del mutismo che l’ha colta  dopo che ha perso il padre; nel quinto episodio, l’interessamento  di un uomo, nuova recluta della miniera, nei confronti della madre, crea la rabbiosa reazione del figlio ancora troppo legato all’immagine del padre; nel settimo  ci troviamo agli albori della psicologia infantile: di fronte a un alunno che appare a tutti gli effetti normale ma ha difficoltà a leggere, Elisabeth si fa spedire gli ultimi studi sulla materia, riuscendo a risolvere il problema.

Sopra queste solide basi si sviluppa il racconto con micro storie che si completano all’interno di ogni singola puntata e che hanno chiari riferimenti ad alcuni valori fondamentali: non ci sono protagonisti cattivi che si contrappongono a quelli buoni ma persone che si trovano ad affrontare delle difficoltà che vengono risolte con attenzione da parte di tutti per i problemi degli altri e gli episodi si concludono con gesti di solidarietà collettiva e solidi affetti familiari. Si tratta in effetti di un prodotto del canale Hallamark che trasmette serie e film adatti per tutta la famiglia, in questo particolare caso disponibile anche su Netflix. Ciò può indurre un certo sospetto di “buonismo”, sempre sgradito ai critici perché inteso come qualcosa di falso e di precostituito.

Possiamo dire che questo rischio viene evitato perché i personaggi sono tratteggiati con una calda umanità e la miglior prova della simpatia che hanno riscosso è il fatto che si è già completata la quinta stagione. Se è  vero che i cattivi sono, di volta in volta  dei ladri, o persone animate da spirito di vendetta (tutti uomini comunque, mai donne), non è presente nessuna irregolarità familiare (separazioni, convivenze), tipiche dei serial ambientati al giorno di oggi).

Vi sono comunque alcuni aspetti che non sono stati messi ben a fuoco o che semplicemente non hanno funzionato.

Il fatto che Elisabeth venga da una famiglia benestante e che accetti di fare la maestrina in uno sperduto paese di minatori, viene risolto con alcune situazioni comiche (lei che non sa cucinare, cucire, che sporca nel fango le belle scarpine) ma non si riflette nella sua psicologia. Già dopo il primo episodio si mostra perfettamente integrata nell’ambiente, semplice come le altre e non percepiamo nessuno ostentazione, sia pur indiretta, per la vita immersa nel lusso e piena di eventi mondani che deve sicuramente aver vissuto in precedenza (siamo lontani dalla caratterizzazione di Kitty, la giovane donna del romanzo Il Velo Dipinto di William Somerset Maugham). Ciò che diventa difficile da interpretare è proprio lo sviluppo del progressivo avvicinamento fra lei e il bel conestabile Jack.  I palpiti di lei al loro primo ballo, il suo confidarsi sotto le sollecitazioni della sorella che l’aveva attesa ansiosa al suo ritorno, il confessare che per lei è stato il più bel giorno della sua vita, appaiono atteggiamenti recuperati da qualche romanzo d’appendice che mal si prestano al contesto da Far West di Coal Walley e rendono poco credibile la personalità di Elisabeth,, sicuramente abituata ai balli e alle feste vissute nella casa paterna.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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FIRE SQUAD - INCUBO DI FUOCO

Inviato da Franco Olearo il Sab, 07/13/2019 - 20:54
 
Titolo Originale: Only the Brave
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Joseph Kosinski
Sceneggiatura: Ken Nolan, Eric Warren Singer
Produzione: Black Label Media, Conde Nast Entertainment, Di Bonaventura Pictures
Durata: 133 su PRIMEVIDEO
Interpreti: Josh Brolin, Miles Teller, Jennifer Connelly, Jeff Bridges

La squadra antincendio del municipio di Preston, Arizona, guidata da Eric Marsh, era determinata da anni a farsi certificare come unità “hotshot”, unità speciale dei Servizi Forestali incaricata di spegnere gli incendi delle foreste. Eric ha una vera passione per il suo mestiere ma il suo stare per lungo tempo fuori casa ha finito per creare non pochi atriti con la moglie Amanda. Entrambi si amano profondamente ma lei ha preferito non avere figli, perché sa che la vita del marito è legata a un filo. Sarà anche per questo che Eric finisce per accettare come recluta, contro ogni logica, il giovane Brendan, tossicodipendente, arrestato in passato per furto, che ora è deciso a cambiar vita perché ha avuto una bambina dalla sua ex ragazza e finalmente sente di avere uno scopo nella vita....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un forte cameratismo pervade i componenti della la squadra, sempre pronti ad aiutarsi l’uno con l’altro, sia al lavoro che nella vita privata. L’amore coniugale e la famiglia sono i veri valori, insieme allo spirito di squadra, che danno un senso alla propria vita
Pubblico 
Adolescenti
Linguaggio scurrile, una situazione (superata) di dipendenza dalla droga.
Giudizio Artistico 
 
Molto vera la coppia costituita da Josh Brolin e Jennifer Connelly; particolarmente efficaci le sequenze del fuoco che divampa nei boschi; un po’ di retorica nell’esaltare il valori del cameratismo e della famiglia
Testo Breve:

Eric è un appassionato capo squadra compiere impegnato a spegnere il fuoco nei boschi. Dirige un’ottima squadra che ha accumulato molti meriti ma i rapporti con la moglie, che lo vede troppo poco, sono molto tesi. Una storia di eroismo e di affetti familiari

Il telefono squilla. C’è un incendio sulle montagne vicine. Tutta la squadra si raduna in poco tempo, indossa la pesante attrezzatura e con le jeep raggiunge il punto di raccolta. Il comandante dell’operazione, di fronte a una mappa, fa un breve breafing della situazione, assegna a ogni squadra un compito preciso e subito dopo tutti si incamminano verso i punti assegnati. Questo modo di procedere rimanda inevitabilmente ai tanti film di guerra americani che avevano invaso le nostre sale negli anni ‘50-’60, come quelli sui piloti delle portaerei impegnate nella guerra del Pacifico: appena il comandante, nella sala strategica, aveva finito di illustrare su di una mappa gli obiettivi della missione, gli eroici piloti scattavano verso i loro aerei e in pochi minuti, con l’aiuto di potenti catapulte, venivano lanciati nel blu del cielo e del mare. Scene in zona di guerra si alternavano a parentesi private: chi andava a trovare la moglie e i figli, chi la fidanzata. Se poi qualcuno tornava sulla portaerei raggiante perché la sua ragazza aveva accettato di sposarlo, allora lo spettatore iniziava a tremare: sicuramente sarebbe morto nella missione successiva.
Non si può negare che un po’ di enfasi ci sia anche in questo film ora disponibile su PRIMEVIDEO ma è ben poca cosa rispetto ai tanti suoi pregi: innanzitutto la storia è assolutamente vera e ogni commozione che suscitano le gesta di questi veri eroi è pienamente giustificata; il contesto in cui vivono, Il modo in cui parlano, risulta molto realistico, frutto della consulenza dei testimoni dei fatti narrati. I dialoghi sono spesso scurrili, da caserma, tipici di chi vive a lungo fianco a fianco e qualche battuta divertente serve ad allentare la tensione di fronte a un pericolo sempre in agguato. Il nonnismo che viene esercitato sulle reclute ancora incerte, ha la funzione di forgiarli per un mestiere dove ogni disattenzione può risultare fatale. Quando poi si trovano di fronte al fuoco affiora il valore del loro cameratismo; nessuno è lasciato, solo nessuno è lasciato indietro.
Il fuoco è il vero, silenzioso, onnipresente, protagonista della storia,: imprevedibile nella direzione che prende, avanza minaccioso (magnifiche le sequenze sulle montagne) a una velocità elevatissima e distrugge tutto quello che trova. L’immagine-simbolo dell’orso diventato una torcia vivente che corre all’impazzata, è impressionante.
La famiglia è l’altro valore esaltato dal film. Lo riconosce lo stesso Eric che ha organizzato una festa in casa sua con tutti i compagni di squadra e le loro famiglie per festeggiare la nomina a Hotspot: “sono grato a tutti voi; la squadra, le famiglie: e’ importante che tutti noi restiamo uniti e che ci si aiuti a vicenda. Senza il vostro aiuto (lo dice rivolto ai familiari) non possiamo farcela”. Le scene che ci mostrano la forte intesa fra Eric e Amanda, nonostante le continue incertezze che debbono affrontare, sono forse fra le migliori sequenze di amore coniugale che sono apparse al cinema degli ultimi anni. Non riveliamo certo il finale ma la commozione che inevitabilmente ci colpirà sarà pienamente giustificata. Ci resta solo  un po’ l’amaro in bocca di fronte a quel senso di impotenza che ci trasmette il film, di fronte all’imperscrutabilità del fato, come quando il vento  cambia improvvisamente la direzione del fuoco.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL RAGAZZO CHE CATTURO' IL VENTO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 07/12/2019 - 20:51
 
Titolo Originale: The boy who harnessed the wind
Paese: Regno Unito
Anno: 2019
Regia: Chiwetel Ejiofor
Sceneggiatura: Chiwetel Ejiofor, William Kamkwamba
Produzione: Netrflix
Durata: 113
Interpreti: Chiwetel Ejiofor, Maxwell Simba, Felix Lemburo

Malawi, 2001. In un villaggio di questo paese fra i più poveri dell’Africa vive William, un quindicenne che ha un’ottima propensione agli studi e il padre Trywell gli paga volentieri la retta scolastica, anche se ciò incide pesantemente sulle loro modeste entrate, legate alla cultura del tabacco. In quello stesso anno si abbatte sul paese una pesante carestia: il governo non riesce a fornire sufficienti aiuti e Trywell non è più in grado di pagare la retta scolastica del figlio. William non si dà per vinto e riesce ad ottenere il permesso di frequentare la biblioteca scolastica: la sua ambizione è costruire un mulino a vento che fornisca l’energia elettrica necessaria per estrarre l’acqua dei pozzi, indispensabile per non perdere i raccolti...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film è un ottimo spunto di riflessione per l’educazione dei figli ricordando loro quanto sia importante studiare e avere i mezzi per potenziare le proprie capacità. Un modello di famiglia esemplare dove ognuno, con sensibilità diverse e nell’ambito del proprio ruolo, contribuisce al bene di tutti. Il padre di famiglia, profondamente buono e onesto, non si lamenta per le calamità che colpiscono la famiglia ma ripone la sua fiducia nella provvidenza divina.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Una scena dove due donne rischiano di subire un atto di violenza, potrebbe impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Straordinaria e commovente l’interpretazione di Chiwetel Ejiofor e del giovane Maxwell Simba. Al su primo lungometraggio, il regista e sceneggiatore Ejiofor mostra di essersi attenuto alla solida, classica, scuola di Hollywood: ogni scena ha una sua precisa funzione, momenti intimi si alternano a concitate scene di massa e i personaggi si trasformano progressivamente in seguito alle esperienze che debbono affrontare
Testo Breve:

La storia vera di un ragazzo di quindici anni del Malawi, che riesce a progettare un mulino a vento, indispensabile per superare la carestia che affligge il suo villaggio, diventa un bellissimo racconto di solidarietà, di intraprendenza e del potere di riscatto dell’istruzione

Il film è tratto dal libro The boy who harnessed the wind di William Kamkwamba. È stato proiettato per la prima volta durante il Sundance Film Festival ed è disponibile su Netflix. Dopo 12 anni schiavo (Oscar e Golden Globe per miglior film), Chiwetel Ejiofor (candidato agli Academy Award come miglior attore protagonista per il medesimo film) fa il suo esordio alla regia e alla sceneggiatura con questo film che costituisce una felicissima sorpresa sotto molti aspetti. Innanzitutto fa molto bene a noi occidentali, abituati a sprecare e a scartare, perché con il suo elevato realismo, ci fa ricordare che ancora oggi, non troppo lontani da noi, esistono paesi dove è sufficiente che non piova nella stagione giusta per portare un’intera popolazione alla fame; dove bisogna pagare una pesante retta per mandare i figli alle elementari, dove la bicicletta è un mezzo di locomozione prezioso e rovistare nelle discariche diventa un’attività essenziale per la propria sopravvivenza. Anche le democrazie sono fragili e di pura facciata: è sufficiente fare quanche commento non positivo nei confronti del presidente in carica per venire picchiati a sangue dalle sue guardie del corpo.

Inoltre il film, come se ne vedono ben pochi ormai, soprattutto sul grande schermo, racconta dell’enorme potere dell’istruzione, e del sistema scolastico, ma soprattutto dell’importanza in alcuni contesti dell’educazione alla cultura. Il maschilismo che persiste in troppe realtà e della necessità, non solo come possibilità ma come diritto, che spetta a ogni essere umano,  al desiderio di affermarsi. Un’avventura che insegna e ricorda come le comunità solidali siano importanti ancora oggi per il progresso in una società dove si lavora insieme per le pari opportunità e per guardare al futuro.

La famiglia è al centro di questa storia, come unica ancora di salvezza nei momenti difficili; il nido dove rifugiarsi e sentirsi protetti ma nello stesso tempo il punto di partenza da cui spiccare il volo. Molto bella è la sequenza in cui, Trywell, un uomo molto onesto che, ha ben vivo il senso del dovere e dell’autorità paterna, si fa convincere dalla dolcezza di sua moglie, che conosce il suo cuore, a tentare l’impensabile: edificare quel mulino a vento che suo figlio ha concepito solo leggendo dei libri in biblioteca.

A una prima lettura, il racconto potrebbe apparire come uno scontro fra scienza e fede. Un buon numero di critici ha interpretato in questo modo il senso del film. La vittoria di William, che riesce a risolvere il problema del suo villaggio grazie a un’appassionata messa in opera di nozioni tecniche, sembra contrastare con le credenze tribali che ancora persistono nel villaggio e con la fede cristiana praticata dalla famiglia del ragazzo.

E’ una conclusione che non appare giustificata: al contrario è molto bella la preghiera che Trywell recita prima che la famiglia inizi il suo pranzo, che esprime bene la loro fiducia nella Provvidenza: sanno che Dio non li abbandonerà anche nei frangenti difficili. Se in un’altra sequenza marito e moglie riconoscono che da tempo hanno smesso di pregare perché la pioggia arrivi, la frase sembra piuttosto riferirsi alle danze propiziatorie ancora in uso nel villaggio. Tutti i personaggi sembrano mossi da virtù umane che risaltano il valore dell’uomo e il primato della solidarietà, in linea con la visione cristiana. La storia di William serve a mostrare il grande potenziale di crescita che è racchiuso in ogni persona; il padre ha l’umiltà di ascoltare  opinioni diverse dalle sue e pone, alla fine, piena fiducia nel figlio; la madre sa leggere nei cuori di tutti e costruire la conciliazione e la pace in famiglia. Alla fine è determinante la frase detta dal vero  William che si legge nei titoli di coda: “Dio è come il vento che tocca ogni cosa”

Autore: Sabrina Guarino, Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SPIDER MAN: FAR FROM HOME

Inviato da Franco Olearo il Mer, 07/10/2019 - 15:40
 
Titolo Originale: Spider Man: Far From Home
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Jon Watts
Sceneggiatura: Chris McKenna e Erik Sommers
Produzione: SONY PICTURES RELEASING, COLUMBIA PICTURES CORPORATION, MARVEL STUDIOS, WALT DISNEY PICTURE
Durata: 129
Interpreti: Tom Holland, Samuel L. Jackson, Jake Gyllenhaal, Marisa Tomei, Jon Favreau, Zendaya, Cobie Smulders

Peter Parker, reduce come il resto del mondo della grande battaglia degli Avengers contro Thanos, cerca di ritrovare una vita normale mentre piange la perdita del suo mentore Tony Stark. Nick Fury vorrebbe reclutarlo subito per una nuova missione, ma Peter preferisce partire per una gita scolastica in Europa, dove spera finalmente di farsi avanti con la sua compagnia bella e geniale MJ. Ma i supereroi non vanno mai davvero in vacanza e di fronte a una nuova emergenza Peter si troverà affiancato anche da un nuovo eroe, Mysterio…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una storia di ragazzi che vorrebbero restare tali ma la strada giusta è quella di mettersi alla prova, magari sbagliando, perché anche gli adulti, sono in realtà, capaci di errori e incoerenze a volte pure peggiori.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film può contare su spettacolari animazioni 3D di ultima generazione e ha successo nel mantenere il giusto equilibrio fra un racconto adolescenziale e l’innesco della storia nel Marvel Cinematic Universe
Testo Breve:

Spiderman, dopo l’epica battaglia degli Avengers, vorrebbe andarsene in vacanza e dichiarare finalmente il suo amore a Mj. Ma ancora una volta c’è il mondo da salvare. Un film divertente adatto a pre-adolescenti

La nuova avventura di Spiderman arriva a qualche mese da quello che per molti è stato il vertice non solo della cosiddetta Fase 3 dell’Universo Marvel, ma di un decennio abbondante in cui i cinecomic si sono affermati come il genere di riferimento, in termini di incassi, ma anche di immaginario del cinema mondiale.

Spiderman Far from Home intelligentemente non schiva questa pesante eredità, ma la sfrutta per creare un racconto che mescola con successo commedia adolescenziale e dramma e riesce anche a dire qualcosa di interessante sul mondo di oggi, ossessionato dai supereroi e così affamato di verità da accettarne anche di false, purché presentate in un modo narrativamente accattivante.

Il giovane Peter Parker è un solitario sopravvissuto ad una lotta che ha messo in campo tanti eroi adulti e li ha visti dare un addio al campo di battaglia, chi per nuove avventure nello spazio, chi per riconquistare un amore del passato, chi compiendo un sacrificio doloroso ma necessario, come Tony Stark (tecnicamente questo sarebbe uno spoiler, ma inevitabile per comprendere la pellicola).

Nella tradizione fumettistica, infatti, Spiderman/Peter Parker è stato definito dal rapporto con lo zio Ben, la cui morte, involontariamente causata dalla mancata azione del nipote, costituisce il punto di origine della sua missione (“Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”). Anche se lo zio Ben non scompare dalla “mitologia” (è sua la valigia vecchiotta con cui Peter parte in vacanza) il suo ruolo qui è assunto da Tony Stark, con la cui pesante eredità, morale e concreta (Peter riceve un paio di occhiali speciali che gli danno la possibilità di controllare tutti gli armamentari delle industrie Stark, anche quelli militari) il giovane si dovrà confrontare per capire davvero chi è.

Far from Home è la storia della ricerca di un mentore, di qualcuno capace di insegnare a un ragazzo a diventare uomo, qualcuno che Peter aveva trovato (anzi da cui era stato trovato) e di cui sente terribilmente la mancanza.

Ma è anche una storia di ragazzi che vorrebbero rimanere tali (e concedersi tutte le imbarazzanti sciocchezze della propria età, compreso la prima storia d’amore) e che invece sono chiamati a diventare adulti e caricarsi di responsabilità. La tentazione sarebbe quella di cedere almeno momentaneamente il “mantello” da supereroe a qualcuno di più adulto e qualificato e invece la strada giusta è quella di mettersi alla prova, magari sbagliando, perché anche gli adulti, sono in realtà, capaci di errori e incoerenze a volte pure peggiori.

È qui che Spiderman riesce, seppure nel modo leggero a cui la Marvel ci ha abituato, a dire qualcosa di interessante anche sulle contraddizioni del mondo di oggi, connesso in modo ossessivo, invaso da social network in cerca di eroi a cui dare un nome e una missione (Mysterio non fa a tempo a compiere la sua prima missione che si ritrova già con un nome e un posto pronto tra i nuovi Avengers), ma altrettanto disposto a scartarli alla prima occasione.

Un mondo difficile da navigare, dove a scegliere la strada giusta non basta la tecnologia e nemmeno il sesto senso del ragno, ma serve una bussola morale che si può trovare solo nel cuore e nella memoria (autentica) di quello che si sa essere giusto.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE KISSING BOOTH

Inviato da Franco Olearo il Dom, 07/07/2019 - 22:29
Titolo Originale: The Kissing Booth
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Vince Marcello
Sceneggiatura: Vince Marcello
Produzione: Komixx Entertainment
Durata: 105
Interpreti: Joey King, Jacob Elordi, Joel Courtney

Elle e Lee sono nati nello stesso giorno a Los Angeles e hanno come madri due amiche carissime fin dai tempi del college. Sono quindi cresciuti come due gemelli, sempre assieme anche ora che frequentano il penultimo anno dell’high school. Sono abituati a confidarsi tutto e hanno stabilito delle regole di comportamento, una delle quali stabilisce che nessuno dei due si deve innamorare di un parente stretto dell’altro. A sedici anni, Elle non è mai stata baciata e non può negare che nei confronti di Noah, il fratello maggiore di Lee, un super atleta di mestiere rubacuori, percepisca una certa attrazione...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’amore sbocciato fra lui e lei sembra alquanto epidermico, non molto di più di un’intesa fisica Pubblico
Pubblico 
Adolescenti
Uso abbondante di alcoolici durante i festini. Rapporti prematrimoniali senza nudità
Giudizio Artistico 
 
Brava e spontanea Joey King nella parte di Elle; molto ingessato il protagonista maschile Jacob Courtney
Testo Breve:

La sedicenne Elle è amica d’infanzia di Lee che ha come fratello il bel fusto Noah. Un triangolo trattato con molta allegria e qualche momento di malinconia. Un successo per un pubblico di adolescenti

Questo originale Netflix è stato trattato duramente dai critici ma al contempo è, fino ad ora, quello che ha riscosso il maggior successo fra i tanti film o fiction Tv che Netflix ha mandato in streaming nel settore delle teen comedies. E’ quindi interessante scoprire, non tanto le sue non-qualità artistiche, quanto il motivo che ha indotto il 30% delle persone che lo hanno visto a rivederlo una seconda volta, che corrisponde alla percentuale più alta mai riscontrata in questa piattaforma.

 Che il racconto abbia dei difetti ideologici è indubbio: se il personaggio di Elle (Joey King) è molto espressivo e divertente, Noah (Jacob Courtney) resta ingessato nello stereotipo del giovane macho (sono tante le sequenze in cui appare a torso nudo) e non resta, dal punto di vista dello spettatore, che stare molto attento a cosa dice, perchè quando deve esprimere i suoi sentimenti a Elle oppure, arrabbiato, sta per sferrare un pugno a qualcuno, ha esattamente la stessa espressione.

Lungo tutto il racconto si muove, sottotraccia, una corrente di sensualità, che punta tutto sull’ingenuità di Elle, che pur disponendo ormai delle forme da donna, si comporta ancora con molta spontanea ingenuità. Riguardo poi all’amore che sboccia fra Elle e Noah, non c’è da sperare in un dialogo-rivelazione, nella loro scoperta di essere fatti l’uno per l’altra ma semplicemente, a un certo punto, si piacciono e...basta.

Perché allora il film ha attirato così tanto il pubblico degli adolescenti? Penso che il motivo principale risieda nel fatto che il racconto esprime la vita che scorre con gioia, semplicemente. Esprime quell’energia vitale, tipica di quell’età, dove c’è tanta voglia di divertirsi, di fare stupidaggini, senza stare a riflettere molto e si affrontano i problemi per istinto, in base a ciò che si sente.
Certo, l’adolescenza è anche il tempo della malinconia, ma nessun personaggio in The Kissing Booth ha questa percezione se non quella, molto forte, del tempo che sta passando. Lo percepisce bene Elle, quando all’inizio del film, distesa su di una sdraio ai bordi della piscina della casa di Lee, mentre Noah e suo fratello scherzano fra loro buttandosi in acqua, commenta: “spero che le cose possano restare così per sempre”. Verso la fine invece, Elle di colpo prende coscienza del fatto che al termine dell’anno scolastico, Noah non sarà più vicino a lei perché lui dovrà partire per il college.

Interessante anche notare come la genesi di questo film sia identico a quello che ha portato nelle sale cinematografiche il molto deludente After. Beth Reekles, l’autrice di The Kissing Booth, aveva quindici anni (e l’anno era il 2011) quando iniziò a postare le prime pagine del suo libro su Wattpad. I lettori iniziarono subito a commentare con entusiasmo i capitoli che man mano lei scriveva, fino al successo del romanzo e poi del film. E’ probabile che i romanzi per adolescenti debbano venir scritti, da ora in poi, proprio così: in modo partecipato con altri coetanei.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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