• strict warning: Non-static method view::load() should not be called statically in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/views.module on line 907.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_validate() should be compatible with views_handler::options_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_submit() should be compatible with views_handler::options_submit($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter_boolean_operator::value_validate() should be compatible with views_handler_filter::value_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter_boolean_operator.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_style_default::options() should be compatible with views_object::options() in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_style_default.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_validate() should be compatible with views_plugin::options_validate(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_submit() should be compatible with views_plugin::options_submit(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.
  • strict warning: Non-static method view::load() should not be called statically in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/views.module on line 907.

HE'S ALL THAT

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/07/2021 - 14:12
 
Titolo Originale: He's all that
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Mark Waters
Sceneggiatura: R. Lee Fleming Jr.
Produzione: Miramax Ethea Entertainment
Durata: 91
Interpreti: Addison Rae, Tanner Buchanan, Madison Pettis, Rachael Leigh Cook

Padgett è una influencer di successo che promuove prodotti cosmetici. Anche se la sua famiglia non è benestante (vive con la madre, divorziata, che è un’infermiera) grazie ai suoi introiti studia in una high school d’elite a Los Angeles e frequenta amiche altolocate. Il suo prestigio crolla quando viene ripresa mentre entra nella roulotte di Jordan, il suo boy-friend (ma anche la sua creatura artistica, visto che è stata lei a trasformarlo in divo dell’hip hop). Padgett scopre che Jordan ha una tresca con un’altra ragazza e le reazioni rabbiose di Padgett diventano virali in rete. Come immediata conseguenza, perde il contratto di sponsorizzazione ma non si perde d’animo e medita una rivalsa: vuole dimostrare di essere in grado di trasformare il più insignifiante dei suoi compagni di scuola in una star delle prossime feste e del ballo di fine anno a scuola. A rinforzare la sua decisione stabilisce una scommessa con le sue amiche. La sua scelta cade su Cameron...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film racconta la nascita di un amore adolescenziale con il giusto garbo e attenzione anche ai sentimenti familiari
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un film fresco e semplice che raggiunge l’obiettivo di raccontare una storia romantica, con alcune incompiutezze nelle definizione dei protagonisti
Testo Breve:

Lei è una influencer di successo, concentrata sulle apparenze; lui un ragazzo serio con una ferita nel cuore. Le differenze si attraggono romanticamente, giusto in tempo per il prom, il ballo di fine anno scolastico. Su Netflix

Il film inizia subito mostrando Padgett al “lavoro” di prima mattina: davanti al suo cellulare acceso, mostra a tutte le fans come truccarsi prima di andare a scuola nel modo più attraente. E’ una sequenza che riesce molto bene perché Padgett è interpretata da Addison Rae, una vera tiktokker con migliaia di followers (è una tendenza che sta prendendo piede: anche nel nostro Genitori vs influencer la protagonista era una nostra affermata influencer: Giulia de Lellis). Si è trattato di un modo netto per distaccarsi, puntando su un contesto attuale, con il suo precedente film quasi omonimo (ma a sesso invertito: She’s all that ) del 1999 (titolo in italiano: Kiss me). Sarebbe però inutile impegnarsi in un confronto fra due film distanti fra loro di vent’anni; è importante piuttosto ricordare che l’onore di aver riesumato sul palco il mito di Pigmalione  nel 1913 è tutto di George Bernard Show, poi ripreso dal bellisssimo My Fair Lady di George Cukor del 1964 e riesumato ora, con questi due film, in un contesto adolescenziale.

Il desiderio di Padgett di scegliere un ragazzo qualunque e farlo diventare una stella delle feste mondane e del solito prom (la festa della fine dell’anno scolastico, il tormentone di tanti film americani) rispecchia quindi bene il contesto attualissimo di pura apparenza, di luccichio e abiti scintillanti, vita allegra e perfetta che traspare dalle esibizioni delle tante influencer che vivono in quel mondo virtuale che è la rete. Un’attualità marcata anche dalla presenza, quasi inevitabile, di due protagoniste lesbiche. Il contrasto rispetto a Padgett diventa prevedibile: è impersonato da Cameron, un ragazzo che ama la natura e i cavalli, ha la passione della fotografia di strada per cogliere il reale anche nei suoi momenti infelici e che nasconde nel cuore una vecchia ferita (vive con sua sorella dalla nonna, perché la madre è morta e il padre vive in Svezia). Nella prima parte del film lo svolgimento è prevedibile (le manovre di Padgett per attirare Cameron nelle feste delle sue amiche facoltose, con immancabile ballo intorno alla piscina) ma poi, quando scoppia la crisi (Cameron scopre di esser stato solo l’oggetto di una scommessa) il racconto acquista profondità perché la nascita dell’amore fra i due è raccontata con toni sinceramente appassionati. Padgett non si preoccupa dei problemi che sono sorti durante una festa (quindi a detrimento della sua immagine) per aver invitato Cameron ma è in pensiero sopratutto per lui e di come sia rimasto male per ciò che è accaduto: il primo segno di un amore che sta proiettando Padgett fuori dal suo egocentrismo. Molto bello anche il colloquio fra Cameron e la sorellina Brin. Lei può solo sperare in una rappacificazione fra Cameron e il fratello, perché non lo aveva più visto così felice dai tempi in cui la madre era ancora viva.

Si tratta quindi di una teen comedy forse senza pretese ma adatto al suo pubblico targhet, anche perché abbellito dalle movimentate coreografie dei ragazzi e delle ragazze, vestiti con i fascinosi abiti che si indossano per il  prom. Se bisogna fare un appunto, occorre dire che Addison Rae, nella parte di Padgett, indossa inevitabilmente bene gli abiti della influencer ma poi non riesce a cambiare tono nei momenti più gravi del racconto. Analogamente Cameron, serio e contenuto, è meno convincente nella sua versione di bravo ballerino.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

THE CHOSEN (seconda stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/01/2021 - 10:57
 
Titolo Originale: The Chosen
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Sceneggiatura: Dallas Jenkins
Produzione: Loaves & Fishes Productions, Angel Studios
Durata: 8 episodi di 50 min
Interpreti: Jonathan Roumie, Shahar Isaac, Elizabeth Tabish, Paras Patel

1 Melech, un tempo un ladro, ora con una gamba immobilizzata per una caduta, confessa la sua vita di peccatore davanti a Gesù che lo perdona e lo guarisce. Invitato a parlare in una sinagoga, Gesù porta con se’ Giovanni chiedendo a lui a quale brano del Pentateuco fare riferimento. Scelgono il racconto della creazione, che ispirerà poi Giovanni per l’incipit del suo Vangelo. 2 “O Signore, ascolta la mia preghiera e il mio grido giunga a te”: Nataele recita il salmo 102 ai piedi di un albero meditando i suoi fallimenti. Ma l’amico Filippo lo presenta a Gesù che gli dice: “Non ho mai distolto il Mio volto da te e ho ascoltato la tua preghiera quand’eri sotto il fico”. Nataele lo riconosce come Messia 3 Maria raggiunge il gruppo degli apostoli e racconta loro di quando Gesù era bambino. Arrivata la sera, Gesù li raggiunge, molto stanco per una giornata passata a predicare e a guarire. Maria gli lava i piedi e Gesù commenta: “Cosa farei senza di te”. 4 Jesse è caduto da fanciullo da un albero e per 38 anni ha cercato di buttarsi nella piscina di Betsaida ma ormai ha perso ogni speranza. Gesù lo raggiunge, ha compassione di lui e lo guarisce. 5 Gesù incontra Giovanni l’evangelista e si siedono a parlare. Giovanni rivela la sua intenzione di andare da Erode Antipa e di accusarlo per aver sposato Erodiade. Gesù lo prega di essere prudente ma comprende che la sua sete di giustizia non può essere fermata. 6 Maria Maddalena, già seguace di Gesù, ha perso la fiducia nelle sue capacità di condurre una vita migliore e riprende i suoi comportamenti viziosi. Ritrovata da Matteo e riportata da Gesù, ottiene il Suo completo perdono. 7 Gesù viene arrestato dai Romani. I discepoli sono incerti su come reagire. I romani rilasciano Gesù perché non lo ritengono pericoloso. Al suo ritorno, i discepoli gli chiedono  di insegnar loro a pregare, come fa sempre Lui. Gesù insegna loro il Pater Noster. 8 Gesù sta preparando il Discorso della Montagna e si fa consigliare da Matteo. Alla fine, dopo un’attenta riflessione, ecco l’incipit: “"Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli...”. Una grande folla si è radunata: Gesù è pronto a parlare...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un Gesù molto umano, pronto ad ascoltare tutti, a dare conforto a chi è sconsolato, a guarire i malati, a perdonare chi si è pentito
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il punto di forza di questo serial sta nella sceneggiatura, nel costruire personaggi molto umani ma sopratutto nella forza dei dialoghi
Testo Breve:

Arrivato alla sua seonda stagione, The Chosen è l’opera cristiana mediatica più rilevante di questi ultimi tempi. Puntata dopo puntata, conosciamo Maria, madre di Gesù, Maria Maddalena, gli apostoli e un Gesù molto umano e misericordioso che sta per pronunciare il discorso delle beatiudini. Altre stagioni seguiranno

Dopo il successo clamoroso della prima stagione, sia in termini di crowdfunding che di pubblico, è arrivata la seconda stagione di questo serial su Gesù, i suoi apostoli, Maria sua madre e le donne a lui vicine. Come ha dichiarato il suo ideatore, Dallas Jenkins, si tratta di un progetto interreligioso e sono stati consultati, per la sua realizzazione,  il rabbino messianico Jason Sobel, il sacerdote cattolico David Guffey e il docente di Vangelo dottor Doug Huffman. Nella seconda stagione continuiamo a seguire la storia di Gesù e dei suoi discepoli senza troppa fretta (sono previste, se sostenute dal crowdfunding, sette stagioni) e il successo è attualmente imponente: il lavoro è stato sottotitolato in 50 lingue e, sempre secondo Jenkins, almeno un miliardo di persone si sono avvicinate a The Chosen.  E’ inutile dire cose ovvie: la figura di Gesù, vero Dio e vero uomo, non potrà mai essere adeguadamente rappresentata in un’opera mediale. Certo,  si potranno avere alcune intuizioni ma  risulteranno sempre visioni parziali. Il Gesù di Nazareth di Franco Zeffrelli, se da una parte approfondiva la personalità di alcuni apostoli, dall’altra propendeva per Gesù tutto spirituale, con lo sguardo rivolto al cielo. La Passione di Cristo di Mel Gibson si sviluppava fra terra e cielo ma l’umanità di Cristo si mostrava sopratutto nella carne lacerata e sottoposta a supplizio. La miniserie Jesus di Roger Young tentò l’esperimento di proporre un Gesù molto umano, giovanile e anche allegro, un tentativo di renderlo accettabile a un pubblico odierno (in una sequenza finale ci appare vestito in pantaloni e camicia, contornato da ragazzi) ma, si può dire, senza molto successo.

Questo The Chosen, cerca anch’esso di approfondire i personaggi che ruotano intorno a Gesù, di rendere Lui stesso molto umano, ma i riferimenti restano rigorosamente ancorati a quei tempi storici e gli avvenimenti principlali, le frasi dette rispecchiano   quel che sappiamo dai Vangeli. Fa indubbiamente impressione vedere Maria che racconta agli apostoli come si comportava Gesù quand’era bambino, Pietro che chiede a Gesù quando deciderà di nominarlo ufficialmente il primo fra gli apostoli,  Giovanni Battista  parlare con Gesù a cuore aperto di ciò che intende fare riguardo a Erode Antipa, Gesù meditare su cosa dire nel prossiono incontro con la folla (il discorso della montagna) chiedendo suggerimenti a Matteo. Forse un Gesù troppo umano? Può sembrare eccessivo che non sappia da subito cosa dire ma deve preparare con scrupolo il suo prossimo discorso? Eppure era vero uomo, oltre che vero Dio. Traspare, nel serial, sopratutto la Sua misericordia. Il perdono e il conforto che dà a Maria Maddalena pentita e al ladrone dell’episodio del buon samaritano; il miracolo che compie nei confronti  di quello storpio incontrato alla  piscina di Betsaida, ormai privo di speranza; l’accoglienza che fa a Nataele, un israelita in cui non c’è falsità ma che aveva perso fiducia in se stesso.

Fino a questa seconda stagione ci appare un Gesù molto comprensivo, pronto ad ascolare tutti, che si proclama il messia atteso dagli israeliti   ma che forse fa più miracoli che predicare l’avvento del regno di Dio e che non abbiamo ancora visto pregare il Padre. Ma sono previste ancora quattro stagioni...

E’ indubbio che se il serial sta avendo il successo che ha , ciò è attribuibile non solo alla formula narrativa originale adottata, nè solo alla ricostruzione rigorosa dei tempi e del modo di agire e di parlare degli israeliti del tempo, ma sta sopratutto nella qualità della sceneggiatura, in particolare nella capacità di costruire dialoghi  convincenti e appassionanti

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

PENGUIN BLOOM

Inviato da Franco Olearo il Sab, 08/28/2021 - 20:18
 
Titolo Originale: Penguin Bloom
Paese: U.S.A., Australia
Anno: 2020
Regia: Glendyn Ivin
Sceneggiatura: Harry Cripps, Shaun Grant
Produzione: Made Up Stories, Broadtalk
Durata: 95
Interpreti: Naomi Watts, Andrew Lincoln, Griffin Murray-Johnston

I Bloom sono una famiglia felice: papà Cameron, mamma Samantha, i tre figli Noah, Reuben e Oli. Durante una vacanza in Thailandia, un incidente costringe Samantha (chiamata Sam) su una sedia a rotelle senza nessuna possibilità di recupero. Infermiera, surfista, donna di casa molto attiva, improvvisamente si trova costretta ad essere aiutata per svolgere le faccende di casa più ordinarie. La depressione che la accompagna, di conseguenza, pesa su tutta la famiglia che fa di tutto per aiutarla. Un giorno Noah, il primogenito, trova una piccola gazza ladra caduta dal nido e ormai incapace di volare. Persuasi i genitori, la gazza resta nella famiglia Bloom e viene chiamata Penguin (perché bianca e nera). Sarà proprio il prendersi cura di questo animaletto che permetterà a Sam e a tutta la famiglia di trovare un nuovo equilibrio.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Dopo un grave incidente che costringe una moglie/madre su una sedia a rotelle, tutti i componenti della famiglia comprendono che bisogna cessare di autocommiserarsi per le proprie infermità o colpe e “lasciar lavorare” l’amore che li lega e l’aiuto reciproco che genera
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un prestazione straordinaria ma sempre misurata di Naomi Watt sorregge tutto il film che risente, nella sceneggiatura, di alcuni risvolti non pienamente sviluppati
Testo Breve:

Una famiglia, colpita, nella figura della madre, da una grave infermità, sa tornare a “volare” con il sostegno reciproco e l’impegno comune verso una gazza ladra ferita e caduta dal nido. In sala

Il film  racconta la storia vera della rinascita di una donna, una moglie e una madre e, con lei, di tutta la sua famiglia. La sceneggiatura, tratta dal libro di Cameron Bloom Penguin Bloom. l’uccellino che salvò la nostra famiglia, sa evitare di scivolare sul lacrimoso e affronta un tema delicato con  ammirevole delicatezza.
Sono vari gli aspetti interessanti di questo film.

Innanzitutto, non viene presentata la storia di un gruppo di supereroi. Con grande verità vengono messe in scena le fatiche di questa famiglia: la gioia iniziale, il grave incidente che ribalta completamente gli equilibri e toglie la pace, la difficoltà di una madre depressa perché si vede apparentemente inutile per le persone a lei care, le fatiche di un padre che cerca di crescere i figli prendendosi cura di una moglie non solo per le necessità primarie, ma anche per tenere alto il suo umore. Il senso di colpa del primogenito, che si sente responsabile dell’incidente avvenuto alla madre.

In tutto ciò, ed ecco il secondo motivo che rende apprezzabile il lungometraggio dell’australiano Glendyn Ivin, l’amore familiare che, pur non togliendo le difficoltà e gli ostacoli di tutti i giorni, aiuta ad affrontare gli avvenimenti con lo spirito giusto. Forse proprio questo amore è il grande protagonista. Samantha, segnata dalla depressione, è troppo concentrata su se stessa e su quello che non riesce a fare, per accorgersi del grande amore che Cameron e i suoi figli nutrono per lei (e non per quello che lei è capace o non è capace di fare). Noah, che è troppo richiuso in sé stesso per esternare il suo dolore e il suo senso di colpa, restando così incastrato in un loop interiore che lo rende impenetrabile anche alle persone a lui più vicine.

Penguin, anche se inconsapevolmente, opererà una rivoluzione nella vita di queste persone: lei ha più bisogno di aiuto e protezione di tutti gli esseri umani che la accolgono. Un aiuto e una protezione che anche Samantha e Noah sono in grado di dare. Con tutte le proporzioni del caso,  l’animaletto mostra come nella sofferenza, per ritrovare la speranza, la via maestra sia quella di donare attenzioni e amore e non di richiederle per sé in modo autoreferenziale.

Bella anche la soluzione del regista e dello sceneggiatore di costruire una sorta di parallelo tra la vita della gazza e la vita della famiglia che la ospita. Il ritrovamento del volatile piccolo e malconcio (come i Bloom dopo il rientro dalla Thailandia), il prendersi cura del piccolo pennuto che gli ridà vita (la famiglia cerca di trovare un nuovo equilibrio perché la vita possa proseguire), tempo e attenzioni dedicate perché possa imparare a volare (la condivisione, anche della sofferenza interiore, che restituisce ai Bloom la serenità e la gioia di cui l’incidente li aveva privati per lungo tempo).

Il racconto, attraverso i flashback e alcuni commenti affidati alla voce fuori campo di Noah (che dà voce ad alcuni passaggi del libro del padre), accompagna con delicatezza lo spettatore nella storia di questa famiglia, aiuta ad entrare in empatia con quanto vissuto dai diversi componenti, non nasconde la drammaticità dei fatti senza mai forzare la mano per strappare una lacrima o, peggio ancora, per far compatire i Bloom.

Non può mancare, infine, una menzione per Penguin, o meglio, dell’addestratore Paul Mander che con ben otto esemplari di gazza è riuscito a mostrare le diverse fasi dell’inserimento del volatile nella famiglia Bloom. La presenza della gazza, infatti, regala in diverse occasioni motivi per sorridere.

Insomma, una buona ed equilibrata alchimia tra pathos e buon umore che rendono il lungometraggio molto godibile.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

BLACK WIDOW

Inviato da Franco Olearo il Mer, 07/28/2021 - 22:10
Titolo Originale: Black Widow
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Cate Shortland
Sceneggiatura: Eric Pearson
Produzione: Marvel Studios
Durata: 133
Interpreti: Scarlett Johansson, Florence Pugh, Rachel Weisz, David Harbour

Natasha Romanoff, la vedova nera, sta scappando dopo la violazione degli Accordi di Sokovia. Questa fuga la costringe a fare i conti con il suo passato e una famiglia alquanto particolare. La sorella Yelena, anche lei vedova nera; il padre Alexei (in battaglia Red Guardian, il contraltare russo di Captain America). Sottoposta ad un programma di rieducazione (comprensivo di sterilizzazione) per donne atto a renderle abili alla battaglia chiamato Stanza rossa, si trova a fronteggiare il suo ideatore e creatore: Dreykov. Uomo cattivo e senza scrupoli che ha il controllo assoluto su tutte le vedove nere sparse per il mondo e le utilizza per esercitare il suo dominio.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un film dai toni cupi incentrato sulla violenza e l'abuso nei confronti dei minori. La dimensione dei rapporti familiari è quella che più di ogni altra trova spazio nel film ma pur essendo presente una minima dimensione di affetto tra i suoi membri, quello che tiene unite le persone è un mero tornaconto personale fra adulti che condividono lo stesso compito speciale
Pubblico 
Adolescenti con riserva
Turpiloquio, numerose scene di violenza, contrassegnate anche da spietata crudeltà. Impressionante, per i minori, la sequenza dove delle bambine vengono sottratte con la forza dai loro genitori. Una madre viene uccisa in presenza dei suoi figli. Una donna che rimane storpiata alle gambe dopo una caduta, viene invitata a uccidersi
Giudizio Artistico 
 
Un lungometraggio sicuramente godibile (in particolare per i cultori del genere) con sfoggio (se non ostentazione vera e propria) di effetti speciali e di duelli concitati ma non sicuramente tra i migliori prodotti dagli Studios del compianto Stan Lee. Il cast è ottimo ma non c’è approfondimento psicologico per i protagonisti
Testo Breve:

Fra gli Avengers, era tempo di conoscere meglio Natasha Romanoff, la vedova nera. La sua infanzia privata dei  veri genitori, sua sorella Yelena, il padre adottivo Red Guardian. Spettacolari scene di azione arricchiscono un film che segna l’uscita dalla saga della brava Scarlett Johansson. In sala

Un altro film al femminile (regista e protagoniste, infatti, sono donne) prodotto dalla casa Disney (che ha acquisito Marvel Studios nel 2009). Una pellicola attesa per far conoscere agli spettatori la storia della vedova nera, Natasha Romanoff, “quota rosa” del gruppo degli Avengers. Uno spin off che, nella cronologia del Marvel Cinematic Universe, si situa tra Captain America: Civil War e Avengers: Endgame.

Sembra un prodotto realizzato per due motivi: il primo, far conoscere al grande pubblico Yelena Belova, “sorella” di Natasha, anche lei cresciuta come vedova nera, probabile sostituta della Romanoff nei prossimi film sui vendicatori. E, in secondo luogo, per mostrare (anche se a volte sembra un’ostentazione un po’ forzata) effetti speciali e inseguimenti rocamboleschi, alcuni dei quali a dir poco esagerati anche per un film di fantascienza.

Un lungometraggio sicuramente godibile (in particolare per i cultori del genere), ma non sicuramente tra i migliori prodotti dagli Studios del compianto Stan Lee.

Tutta la narrazione si regge su numerosi flashback, creati per mettere lo spettatore a conoscenza della storia passata del personaggio interpretato da Scarlett Johansson. Poteva essere un’occasione per dare uno spessore psicologico alla Vedova Nera in questa sua ultima comparsa nella saga Marvel (visto che muore in Avengers: Endgame), diventano invece uno spazio ulteriore per fare sfoggio (se non ostentazione vera e propria) di effetti speciali e di duelli concitati. Insomma, alla possibilità di scandagliare la psicologia della donna, si è preferito optare per l’adrenalina.

Un altro dato rilevante è quello della violenza. Le lotte, infatti, non passano inosservate in particolare per la violenza che viene mutuata dai combattimenti. Impressionante, per i minori, la sequenza dove delle bambine vengono sottratte con la forza dai loro genitori.

Forse la dimensione dei rapporti familiari è quella che più di ogni altra trova spazio nelle due ore di proiezione. Apparentemente, quella in cui vivono Natasha e Yelena, è una famiglia. Nella realtà, però, si tratta di un gruppo di persone messe insieme dal governo comunista russo nell’ambito dei progetti sperimentali legati alla guerra fredda per fronteggiare, nella finzione cinematografica, gli esperimenti di super soldati messi in atto dagli americani (il cui risultato migliore è Captain America). Su questo dato si possono fare diverse considerazioni. Pur essendo presente una minima dimensione di affetto tra i suoi membri, quello che tiene unite le persone è un mero tornaconto personale fra adulti che condividono un compito speciale da parte dei servizi segreti. Diventa logico, di conseguenza, che la ribellione tipica dell’adolescenza diventi una ribellione totale ai “genitori”, un disaccordo che si protrae per tutta la vita delle due ragazze. Essendo state trattate da oggetti (e non da persone) durante tutta la loro infanzia, diventa chiaro che non riescono più a fidarsi di loro.

Per contro, nel momento in cui Natasha fa esperienza di un luogo dove si sente accolta e ben voluta (nel gruppo degli Avengers) non ne fa più a meno: sarà, anzi, disposta a sacrificarsi per loro (come accadrà in Avengers: Endgame). Nel confronto con Yelena, tra l’altro, emerge in modo forte questa contrapposizione: la sorella più piccola non ha mai conosciuto qualcosa di meglio della sua famiglia e la difende in ogni circostanza, Natasha invece si scontra con la sorella perché possa aprire gli occhi e accorgersi che ci può essere qualcosa di meglio.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

DIARIO DI UNA NERD SUPERSTAR (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/27/2021 - 17:19
Titolo Originale: Awkward
Paese: U.S.A.
Anno: 2011
Sceneggiatura: Lauren Iungerich
Produzione: Mosquito Productions
Durata: 12 puntate di 20'
Interpreti: Ashley Rickards, Beau Mirchoff, Nikki DeLoach, Jillian Rose Reed, Brett Davern

Jenna ha15 anni e ha iniziato le scuole superiori non certo nel modo che avrebbe voluto. Invece di presentarsi come ragazza simpatica è carina, ha dovuto fare il suo primo ingresso a scuola con il braccio ingessato a causa di una sfortunata caduta in casa a cui nessuno dei nuovi compagni crede, pensando che si sia trattato di un tentativo di suicidio andato a male. Pesa anche una lettera anonima che ha ricevuto a casa e che la giudica una “ragazza invisibile”; come se non bastasse, Matty il bel ragazzo che ha conosciuto l’estate precedente e con il quale ha avuto il suo primo rapporto sessuale, non vuole farsi vedere con lei come coppia fissa, perché, a suo dire, non si sente pronto. Per fortuna riceve l’appoggio da due care amiche di vecchia data, Tamara e la cinese Ming: tutte e tre non hanno segreti fra loro

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ragazze liceali aspirano a trovare un ragazzo con il quale poter saziare il loro desiderio di amore ma scendono spesso a compromessi nell’esercizio della sessualità e sono prive di riferimenti adulti che possano esser loro di esempio
Pubblico 
Adolescenti
Per un linguaggio eccessivamente disinvolto su tematiche sessuali
Giudizio Artistico 
 
Il serial ha avuto significativi riconoscimenti che hanno sottolineato l’apprezzamento ricevuto presso un pubblico giovane: 2013 People's Choice Awards Favorite Cable TV Comedy, Teen Choice Awards TV Breakout Star per Beau Mirchoff
Testo Breve:

Una quindicenne inizia il suo primo anno alle superiori sognando un amore appassionante e la conquista della stima dei propri compagni ma nulla avviene come sperato. Una teencomedy che rivela, con molta ironia, alcune verità sulle ansie  di un cuore adolescente. Su Tim Vision e Sky

 

I filoni  teendrama e  teencomedy  sono ormai ricchissimi di opere (film e serial TV) che hanno cercato di esplorare quell’universo finito (tre soli anni) e chiuso (il contesto delle scuole superiori) dove tutto sembra accadere a somiglianza del mondo degli adulti e tuttavia non è che un’ombra di quello che accadrà quando, senza più reti di protezione, quei ragazzi si troveranno ad affrontare il mondo reale.

In questa prospettiva non si può evitare di vedere questo Diario di una Nerd Superstar (titolo originale: Awkward) arrivato alla sua quinta stagione (su Tim Vision; su Sky   la prima stagione) e che ha riscosso l’apprezzamento proprio di quel pubblico che ha cercato di descrivere.

Quale formula narrativa è stata adottata per avvicinarsi al mondo degli adolescenti? Innanzitutto, un ossequio alle tante regole mai scritte da nessuno ma applicate di fatto in tutte le opere teen realizzate nell’emisfero occidentale: la “prima volta” accade fra i 14 e i 15 anni, in modo che durante il periodo dell’high school questo “problema” sia ormai alle spalle e il tema dominante diventi il riuscire a far coppia fissa con un lui/un lei in forma di proto-convivenza. E’ quanto accade fin dal primo episodio di questo serial, dove apprendiamo che  Jenna, nell’estate che precede l’ingresso alle superiori, scopre, ora che si è potuta togliere il ferretto dai denti, di non essere più invisibile, soprattutto agli occhi di Matty, il più affascinante di tutti. Con arguzia, l'autrice Lauren Lungerich sottolinea quanto quella "prima volta" si sia ormai trasformato in un atto convenzionale: c'è attrazione fisica fra Jenna e Matty  ma lei non si abbandona con spontaneità  a quel momento così significativo; cerca invece di  nascondere il suo stato di vergine, perché “ciò avrebbe rovinato tutto”.

L’autrice presta il necessario tributo al mondo degli adolescenti anche usando un linguaggio diretto, privo di tabù  soprattutto in riferimento al sesso, né manca di esercitare la sua ironia nei confronti di quell'unica ragazza che vuole arrivare vergine al matrimonio, che finisce per adottare metodi insoliti per non disilludere il suo ragazzo. Bisogna però sottolineare che, nonostante quanto detto fino a questo punto, siamo lontani da altri serial a contenuto scandalistico, come Euphoria, Elite, Sex Education, perché dietro questo necessario contributo alle tendenze di fatto, agli obblighi sociali da high school (incluso quello di ubriacarsi a ogni festa e il revenge porn) emerge in Jenna e nelle sue amiche, un animo sensibile e ancora in formazione.

Nel blog a cui confida i suoi più intimi pensieri, Jenna si domanda quando  quell’ io e tu che  scambia con Matty  potrà finalmente diventare un noi.  Jenna annota: “fin dalla tenera età, tutte le ragazze sognano incondizionatamente una vita romantica; forse io non sono una di quelle ragazze che riesce a realizzare il suo sogno alle superiori, forse dovrei aspettare” E così, pagato il necessario tributo alla modernità, il serial mostra il suo cuore delicato, le aspirazioni di Jenna a poter essere apprezzata per quello che è e di poter manifestare liberamente, la sua “ubriacatura di amore appiccicoso” verso un  ragazzo che abbia  finalmente pronunciato la parola “ti amo”.

Ma in questa età di passaggio c’è anche molta incompiutezza, provvisorietà. Lo si vede nei ragazzi che non sanno decidersi a impegnarsi in un amore vero (Matty) o a decidersi verso chi voler veramente bene (Matty, incerto fra Lissa e Jenny). Anche la “cattiva” Sadie, che non perde occasione per gettare discredito su Jenna, ha un cuore debole, perché soffre per la sua pinguedine e per non riuscire ad essere come le altre.

Un’altra significativa adesione allo standard presente in queste teencomedy si trova nell’insignificanza dei genitori quando si tratta di prendere alcune decisioni chiave: la madre di Jenna (che era rimasta incinta quando si trovava ancora al liceo) è ancora troppo concentrata sulla realizzazione di se stessa; Valerie, la psicologa della scuola, a cui Jenna dovrebbe confidare le sue ansie, è una curiosa donna eccentrica e poco affidabile. Solo il padre riesce a scambiare con Jenna qualche parola piena di buon senso.

La storia avanza con un tono sempre ironico ma brutalmente sincero che in fondo è il modo migliore per non prender troppo sul serio quei drammi o gioie che avranno inesorabilmente una fine.

Nelle stagioni successive la storia segue il ritmo degli anni passano fino ad arrivare al famoso ballo di fine corso ma resta un rammarico: corrisponde forse alla verità il vivere in modo così disgiunto le proprie esperienze sessuali rispetto alla progressiva molto, graduale conoscenza dell’altro/a  e il lasciar maturare, nel proprio cuore, un amore che possa durare tutta una vita?

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

AMONG THE BELIEVERS

Inviato da Franco Olearo il Dom, 07/18/2021 - 10:50
Titolo Originale: Among the Believers
Paese: Pakistan, United States
Anno: 2017
Regia: Hemal Trivedi, Mohammed Ali Naqvi
Sceneggiatura: Jonathan Goodman Levitt
Produzione: Changeworx Films LLC Manjusha Films LLC
Durata: 84'

Maulana Abdul Aziz Ghazi dirige la Moschea Rossa, una rete di migliaia di masada (convitti per lo studio del Corano) disseminati nel territorio Pakistano. La Moschea Rossa ha un grande seguito nel paese e i genitori mandano i loro figli e le figlie alla masada perché lì ricevono vitto, alloggio e una istruzione religiosa che punta a instaurare la sharia, a costruire cioè una società rispettosa, nella condotta morale, religiosa e giuridica, della legge del corano. Il progetto di Aziz è contrastato da Pervez Hoodbhoy, un fisico nucleare che propone un islamismo moderato e aperto all’Occidente. Questo documentario intervista e segue nei loro impegni quotidiani i due personaggi che propongono sviluppi diversi per il Pakistan; in parallelo segue anche il ragazzo Talha di 12 anni, che viene indottrinato in una masada e Zarina, una ragazza di 12 anni che è riuscita a fuggire da una masada femminile, è tornata in famiglia e ora frequenta la scuola del suo paese. Il documentario ricorda alcuni riferimenti alla storia recente di un Pakistan senza pace: l’assedio alla Moschea Rossa del 2007 ordinato dal Musharraf, l’allora capo di governo filo-occidentale che causò 150 morti e il massacro di 132 studenti in Peshawar nel 2014 operato dai talebani

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il documentario ha il pregio di farci conoscere la realtà di un paese a noi poco conosciuto e di quanto siano devastanti gli effetti del fanatismo religioso
Pubblico 
Adolescenti
Le tematiche affrontate sono sicuramente istruttive a partire da ragazzi adolescenti
Giudizio Artistico 
 
I registi Hemal Trivedi e Mohammed Ali Naqvi riescono a raccontarci, con sensibilità ed efficacia, la realtà del loro paese senza pace
Testo Breve:

Il documentario ci racconta di un Pakistan dilaniato da due forze avverse: gli estremisti islamici che vogliono instaurare la sharia e un islamismo più moderato che punta alla ragione e alla comprensione.  Un documentario utilissimo per noi occidentali. Su I Wonderfull

Aziz incontra un ragazzo di circa 8-9 anni al quale ha offerto rifugio dopo che il padre ha abbandonato la famiglia. Rivolgendosi alle persone presenti, commenta con un sorriso: “abbiamo già 5000 allievi ma c’è sempre spazio per un numero maggiore; cosa vuoi fare da grande?”. “Il mujahid”.(combattente per la Jihad) risponde il ragazzo. Poi si alza e inizia a declamare, alzando e abbassando il braccio come se dovesse colpire qualcuno: “Io cerco la protezione di Allah contro Satana. Io mi rivolgo ad Allah il più misericordioso: guarda il sacrificio dei martiri della Moschea Rossa. Noi vi distruggeremo se ci attaccherete! Voi non potete entrare qui! Se oserete entrare qui noi vi distruggeremo nel nome della Jihad!”

Le riprese all’interno della Moschea Rossa proseguono: un gruppo di ragazzi leggono brani del corano per impararli a memoria mandando continuamente su e già la testa. Aziz lo aveva detto: “Una volta che li abbiamo addestrati, non cambieranno idea finché moriranno”. L’ideale per quei ragazzi è il martirio per Allah: a loro spetterà il paradiso con la corona degli eroi.  Bisogna sottolineare che le riprese all’interno della Moschea Rossa non sono ricostruite né fatte di nascosto. Tutto avviene con il permesso di Aziz, che è sicuro del seguito che ha in Pakistan e non teme i mezzi mediatici moderni. Nel documentario vediamo che si presta tranquillamente a un confronto televisivo con il suo “antagonista” politico: il fisico Pervez Hoodbhoy. Si tratta ovviamente di un dialogo fra sordi: Pervez vuole essere cittadino di un paese islamico “normale” come tanti altri paesi del mondo e accusa Aziz perché “i vostri allievi hanno armi da fuoco, sono stati addestrati a essere pieni di odio, intolleranti e miopi”.  Ma Aziz non sente ragioni: “L’Islam ci dà il diritto di combattere gli infedeli che ci invadono: noi vogliamo la legge islamica: la Sharia”.

Il documentario alleggerisce, umanizza questa tensione raccontandoci la storia di una ragazza e un ragazzo, entrambi di 12 anni. Zarina, una simpatica e vivace ragazza che è riuscita a fuggire da una masada femminile, è tornata dai genitori ed è felice di frequentare una scuola dove apprende materie che le piacciono come la matematica, la fisica, la chimica. Una felicità che durerà poco: i genitori hanno deciso quando e con chi si dovrà sposare. Anche Talha studia in una masada ma quando il padre cerca di riprenderselo per fargli frequentare una scuola normale, lui rifiuta. Ritiene che nelle altre scuole si insegni solo il male. Quando gli viene chiesto come fa ad avere questo sospetto,  lui risponde laconicamente: “lo so e basta”. E’ terribilmente istruttivo scoprire, per noi Occidentali, i problemi di un paese pur sempre evoluto come il Pakistan che detiene armi nucleari. E’ impressionante toccare con mano la diffusione di un fanatismo religioso che propugna la violenza contro gli infedeli e di come si cerchi di indottrinare in modo massiccio le nuove generazioni facendo leva sulla povertà di tante famiglie.

Il documentario non manca di inquadrare storicamente le origini di questa situazione. E’ Aziz stesso a raccontare come fin dagli anni ’80, quando i sovietici minacciavano di prendere il controllo  sull’Afghanistan e sul Pakistan, a fornire aiuti perché la Moschea Rossa reclutasse e addestrasse giovani atti a combattere gli “infedeli” russi. Sconfitti i russi, abbandonati dagli americani, i militanti della Moschea Rossa guidati, dal padre di Aziz, hanno trovato un nuovo formidabile alleato: Osama Bin Laden. Il padre di Aziz fu ucciso subito dopo, Aziz  prese il suo posto e la guerra fra i due fronti è continuata sempre più sanguinosa, coinvolgendo anche i minori (la strage alla Mosche Rossa nel 2007 e poi, per rappresaglia, la strage di Peshawar nel 2014). Non c’è niente che possa fermare il radicalismo di questa guerra fratricida. Aziz ha avuto il suo unico figlio di 20 anni ucciso nella strage del 2014 (oltre a suo fratello e a sua madre). Lui stesso racconta che uno dei poliziotti assalitori, suo amico, si era offerto di salvare il figlio. La risposta fu negativa: “sono disposto a sacrificarlo per Allah; io stesso rimpiango di non esser morto per Allah. Ho risposto a quel poliziotto che avrei sacrificato 100 figli per Allah”.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

MAI RARAMENTE A VOLTE SEMPRE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/13/2021 - 15:12
Titolo Originale: Never Rarely Sometimes Always
Paese: U.S.A.
Anno: 2020
Regia: Eliza Hittman
Sceneggiatura: Eliza Hittman
Produzione: Pastel Productions
Durata: 101
Interpreti: Sidney Flanigan, Talia Ryder, Théodore Pellerin

Autumn è una ragazza di 17 anni che vive in una cittadina rurale della Pennsylvania. Sospettando qualcosa, si reca da un consultorio familiare e lì si accorge di essere incinta. La ragazza esprime con chiarezza la sua volontà di abortire, scartando soluzioni alternative come dare il bambino in adozione. Consultando Internet, scopre che nel suo stato l’aborto per le minorenni è consentito solo con il permesso dei genitori mentre lei desidera che sua madre non sappia nulla (la donna è divorziata e ora convive con un altro uomo). Decide quindi di recarsi a New York dove c’è una legislazione più liberale. L’accompagnarla Skylar, sua cugina. Entrambe lavorano come cassiere in un supermercato e riescono a recuperare i soldi necessari per il viaggio sottraendo contanti dall’incasso della giornata…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’autrice si pone dalla parte di tante adolescenti che sono rimaste incinte e che non riescono ad accettare un loro destino di ragazza-madre. Di fronte a questa pesante situazione il film prospetta l'aborto come unica soluzione da parte di una ragazza che cresce priva di affetti familiari e prospetta un femminismo radicale in perenne lotta contro i soprusi dell'uomo
Pubblico 
Sconsigliato
Per una visione del mondo senza speranza, senza sensibilità umana, in un vuoto di affetti e di perenne conflitto fra i sessi, dove quell'essere umano che sta crescendo è un "coso" da eliminare
Giudizio Artistico 
 
Orso d’argento al festival di Berlino 2020, premio speciale della giuria al Sundance Film Festival 2020 migliore sceneggiatura al National Society of Film Critics Awards
Testo Breve:

Autumn ha 17 anni, è rimasta incinta e desidera assolutamente abortire. La cronaca  dei suoi tre giorni a New York per trovare una soluzione. Un racconto desolato senza affetti, senza umanità, senza futuro. Su Youtube/Prime Video  a pagamento

Diceva (ricordo a memoria) il compianto cardinale  Carlo Caffarra durante una conferenza: “Del concetto di matrimonio, di famiglia, è stato fatto uno spezzatino. L’amore è stato separato dal matrimonio, il sesso è stato separato dal suo potere generativo”. Da questo spezzatino sono scaturiti tanti “diritti civili” individuali e tra questi quello del diritto all’aborto. E’ questo il tema del film: l’autrice Eliza Hittman si pone dalla parte di tante adolescenti che sono rimaste incinte e che non riescono ad accettare un loro destino di ragazza-madre, sottolineando quanti ostacoli occorre ancora oggi superare perché una donna, soprattutto se minorenne, sia pienamente padrona del suo corpo (e di colui che sta crescendo nel suo grembo). Si tratta quindi di un film a tesi e tutti i personaggi descritti, tutti gli eventi che accadono, sono orientati a questo obiettivo.

Non conosciamo chi è il ragazzo, l’uomo che l’ha messa incinta (nascono nello spettatore solo dei sospetti), né perché Autumn non  voglia confidarsi con la madre.

Ciò  è stato ritenuto non rilevante dall’autrice, proprio perché lo spettatore non venisse sviato da eventuali risvolti romantici della storia ma si concentrasse sulla decisione della ragazza che deve esser considerata insindacabile. Nel primo consultorio familiare che visita, lei dichiara di non sentirsi pronta a essere madre e rifiuta comunque l’idea di dare il bimbo in adozione, senza che ci sia data, anche di fronte a questa prospettiva che almeno avrebbe salvato il bimbo, alcuna motivazione. Subito dopo aver ricevuto la notizia, Autumn, insolitamente, si concentra su qualcosa di diverso: con una sequenza alquanto impressionante, si buca il naso con una spilla da balia in modo da poterci infilare una piccola perla. Si tratta di una scena simbolica, che serve ad evidenziare come la ragazza si consideri piena amministratrice del suo corpo.

Le sequenze dove Autumn visita i due consultori (il primo, orientato pro-life, nella sua città,  il secondo a New York presso Planned Parentood, una clinica per aborti) sono organizzate per mostrare due realtà opposte: il consultorio pro-life risulta manipolatorio ( aumenta, falsificando la verità, i mesi di gravidanza della ragazza, per convincerla a non abortire) e intimidatorio (mostra ad Autumn alcuni filmati sulla brutalità delle pratiche abortive); in Planned Parenthood la ragazza trova tutto il sostegno psicologico e materiale possibile (l’aiutano, con dei donativi ricevuti, a sostenere le spese dell’intervento), mentre fuori dei battenti della clinica loschi figuri pregano, tenendo alte delle immagini della Madonna (siano a 180 gradi rispetto a Unplanned). Il diritto all’aborto conclamato dalla ragazza risulta parallelo a una libertà sessuale già conquistata: lei stessa dichiara, nella clinica, di aver avuto il primo rapporto a 15 anni, di aver avuto due ragazzi nell’ultimo anno e quando lei e Skylar sono invitate a una festa a New York, la cugina le allunga un preservativo, nel caso lei non se lo fosse portato.

Nel femminismo radicale che l’autrice vuole esprimere con questo film, tutti i maschi adulti sono delle figure odiose: il compagno della madre  tratta Autumn con fastidiosa sopportazione; il proprietario del supermercato dove lei e sua cugina lavorano, allunga continuamente e mani; perfino in una brevissima sequenza (e quindi totalmente inutile) dove le due ragazze si trovano da sole in metropolitana, si imbattono in un maniaco sessuale e debbono scendere alla prima fermata. Anche il simpatico ragazzo che hanno incontrato a New York di fronte a una richiesta di soldi delle due, chiede di esser ricambiato con un “affettuoso strofinamento” con Skylar.

L’autrice è molto brava a mettersi nei panni di queste due ragazze che cercano di perseguire testardamente il loro obiettivo, rifiutando qualsiasi aiuto da parenti o da adulti, facendoci immedesimare nelle loro ansie mentre  cercano di vivere alla giornata come possono, senza sapere dove dormire,  come trovare i soldi per tornare a casa. Intensa l’empatia fra Autumn e la cugina Skylar: si percepisce che hanno un’intesa di lunga data anche se è difficile considerarla una vera amicizia: in nessun momento Autumn si confida per spiegarle le vere motivazioni della sua decisione; è piuttosto Skylar che si limita, passivamente e acriticamente, ad assecondare e facilitare in tutto Autumn. Da una vera amicizia ci si aspetterebbe molto di più.

In una sequenza finale, quando tutto è compiuto, Skylar chiede a Autumn: “Cos’hai provato?”-  la risposta: “Niente di particolare”. Skylar insiste, “Ora come ti senti?”. Spera che finalmente Autumn apra il suo cuore all'amica e cugina,  dopo tutto quello che ha fatto per lei, ma la risposta è:   “Sono stanca”.

Così, fra la massima indifferenza emotiva, il problema è risolto, Quel “coso” è stato eliminato. Tutto può tornare com’era prima.

E’ comprensibile che l’autrice si sia impegnata a promuovere una causa in cui lei crede fermamente ma se il prezzo da pagare è l’annullamento di ogni sentire umano, una vita vissuta in conflitto perenne fra donne e uomini, come può pensare di convincerci che sia questo un mondo migliore?

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

GENERAZIONE 56K

Inviato da Franco Olearo il Lun, 07/12/2021 - 21:56
Titolo Originale: Generazione 56k
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Sceneggiatura: Francesco Ebbasta
Produzione: Cattleya
Durata: 8 puntate di 25'
Interpreti: Angelo Spagnoletti, Cristina Cappelli, Gianluca Fru, Fabio Balsamo

Daniel e Matilda visti in momenti diversi della loro vita: nel 1998 quando avevano 12 anni e vivevano a Procida e ora, a Napoli dove si sono nuovamente incontrati. Sono passati i tempi nei quali facevano assieme i compiti davanti al grande monitor del computer e il modem 56k cinguettava allegro appena stabiliva il collegamento; ora Daniel è la mente creativa di una società che sviluppa applicazioni per cellulari, assieme ai suoi amici d’infanzia Luca e Sandro mentre Matilda fa la restauratrice, vive con Enea in attesa del giorno delle nozze, già programmato. Eppure, confida Matilda a Ines, la sua inseparabile amica fin dall’infanzia, vorrebbe rivedere Daniel ancora una volta….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il tempo passa, si cresce, ma resta un certo pudore nell’esternare i propri sentimenti anche perché il passo verso il matrimonio viene visto in tutta la sua serietà
Pubblico 
Adolescenti
Il racconto di alcuni aspetti coniugali intimi, un comportamento truffaldino di alcuni adolescenti
Giudizio Artistico 
 
Il serial riesce pienamente nel suo obiettivo di raccontare una storia romantica e gentile, anche se un po’ diluita nelle 8 puntate
Testo Breve:

Daniel e Matilda si conoscono dai tempi delle medie e ora si sono ritrovati dopo vent’anni. Un racconto romantico e gradevole intorno alla generazione dei millennials, rimasti degli eterni adolescenti. Su Netflix

Nel vedere su Netflix un serial con i Jackal come protagonisti e da loro stessi ideato (un meritatissimo traguardo per questo gruppo di attori napolitani che si sono fatti conoscere con i loro irresistibili sketch su Youtube) ci si aspetta due cose: sicuramente di divertirsi ma anche di scoprire gli umori, il sentire della generazione (forse sono inquadrabili come millennials ma non ne sono sicuro) che essi rappresentano. Quella che ha visto i primi balbettii di Internet (il modem 56k appunto) e che ora condiziona pesantemente tutta la loro vita.

Sul fondale della storia d’amore dei due protagonisti, l’ideatore Francesco Ebbasta colloca con una certa ironia paradossale certi “segni dei tempi”: in una delle prime sequenze Daniel sta parlando in un bar con una ragazza che ha agganciato tramite uno dei tanti siti di incontri. Lei a un certo punto ritiene che quel ragazzo che gli sta di fronte non sia il suo tipo ma poi si fa prendere da scrupoli e pensa: “sembrerebbe scortese non passare la notte a casa sua”. In un’altra un gruppo di amiche stanno festeggiando la separazione di una di loro da suo marito: la coreografia è quella tipica dell’addio allo scapolato: brindisi, coriandoli mentre “la festeggiata” sfoggia una coroncina da regina della serata: tutto secondo le regole della woman Independence. Un’allegria “costruita” che si infrange subito quando lei scoppia in pianto perché vorrebbe tornare con suo marito.  Anche il racconto del tempo dell’adolescenza, intorno al 1998 non è esente da certe crudezze e che i tempi passati non sono stati addolciti dal ricordo: il santarellino Daniel, dal volto così pulito, riesce a organizzare a scuola la vendita di foto osé, catturate da videocassette porno e che ciò scatena l’ira del bullo della scuola che chiede per quel commercio una cospicua percentuale.

Se questo è lo sfondo, la caratterizzazione dei personaggi svela un altro “segno dei tempi” : stiamo assistendo a un racconto sulla generazione degli eterni adolescenti. Non sono avvenute in loro profonde trasformazioni dal 1998 al 2021: sono per lo più single anche se magari hanno avuto più di una relazione, gestiscono ancora con impaccio i loro sentimenti; tutto fluisce velocemente e ben poco si consolida. C’è come una voglia romantica di “fermare l’ascensore”, come racconta Daniel, perché l’ascensore ti fa passare velocemente da un piano all’altro e non c’è modo di godersi il singolo momento. E’ particolarmente significativo la storia dell’amico Sandro (Fabio Balsamo), l’unico sposato del gruppo. Lui ritiene che probabilmente sia tempo di “fare i grandi”, di metter su famiglia, ma la moglie non si “sente pronta” e propone piuttosto di comprarsi un cane. Surreale, secondo lo stile Jackal, è invece l’altro amico, Luca (Gianluca Fru) che vede nel continuo, moderno, parlarsi a distanza (con il telefonino, con whatsapp) una fuga nell’indeterminatezza, una protezione dal rischio di un serio impegno sentimentale.

Complessivamente la storia fra Daniel (Angelo Spagnoletti) e Matilda (Cristina Cappelli) fa molta simpatia e tenerezza, in questo lungo arco di tempo che va dal pudore di rilevare i propri sentimenti, all’incertezza del primo bacio fino al dunque finale quando, ormai grandi, debbono decidersi a tracciare il solco definitivo della loro vita.

Un racconto che non è romantico ma iper-romantico, in quel non guardare avanti per definire come costruire il proprio destino ma guardare indietro, felici della preziosità di aver colto l’altro nella verità del suo incerto sbocciare ai sentimenti, ma lo abbiamo già detto: questa è una storia di eterni adolescenti.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

RAYA E L'ULTIMO DRAGO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/08/2021 - 12:39
 
Titolo Originale: Raya and the Last Dragon
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Don Hall, Carlos López Estrada
Sceneggiatura: Qui Nguyen, Adele Lim
Produzione: Walt Disney Animation Studios, Walt Disney Pictures
Durata: 107

Kumandra (un paese composto di cinque regni: Coda, Artiglio, Dorso, Zanna e Cuore) è un regno pacifico e unito, che deve la sua prosperità alla presenza dei draghi che lo preservano da ogni pericolo. I Druun, sono invece creature malvagie in grado di trasformare in pietra tutti quelli con cui entrano in contatto seminando morte e distruzione. I draghi, allora, decidono di sacrificarsi per contenere i Druun e mettono tutto il loro potere in una pietra che viene data in custodia agli abitanti del regno di Cuore. La pietra viene rotta e ogni regno ne prende un frammento per proteggersi dai Druun. Raya decide, quindi, di andare alla ricerca dell’ultimo drago che si dice sia ancora vivente e di recuperare i 5 pezzi della pietra magica per ricomporla.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una favola moderna capace di raccontarci il valore della lealtà e della fiducia, della difficoltà di riconquistarle dopo averle tradite
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Ottima fattura di questo film d’animazione, con alcune particolarità: una storia molto movimentata, un ritmo concitato, quasi un videogioco dove bisogna affrontare sfide di difficoltà crescente
Testo Breve:

Raya decide di mettersi alla ricerca dell’ultimo drago buono che possa aiutarla a rintracciare la pietra che riporterà pace fra i 5 regni della sua terra. Una favola moderna per raccontarci la difficoltà per riconquistarle la lealtà e la fiducia dopo che sono state tradite. Su Disney+

Siamo ormai giunti al film d’animazione n° 59 realizzato dalla Disney. Un’altra piacevole pellicola, quasi una favola moderna capace di raccontarci il valore della lealtà e della fiducia, della difficoltà di riconquistarle dopo averle tradite.

Una storia molto movimentata, un ritmo concitato, i numerosi duelli e scontri rendono questo film qualcosa di meno ovattato delle tradizionali pellicole del periodo natalizio. Sicuramente da gustare in sala, anche se già disponibile sulla piattaforma Disney+.

Come nei recedenti Frozen, The Brave, Pocahonts o Mulan (ma non solo), protagoniste sono le donne: Raya, personaggio principale, la sua nemesi Naamari, Sisu il drago. Donne che portano avanti la storia, donne che non hanno bisogno di uomini: le figure maschili presenti sono abbastanza inconsistenti o quasi macchiette, senza principi azzurri o spasimanti di vario genere.

Scelta diversa dal solito è stata anche quella delle musiche: non ci sono testi cantati (ad eccezione dell’inizio dei titoli di testa), ma unicamente brani da orchestra. Una scelta nuova rispetto ai precedenti titoli della casa d’animazione statunitense.

Allusioni, almeno in parte, ad altre pellicole: Mad Max: Fury Road, per i suoi paesaggi desertici e desolati. Rey, protagonista dell’ultima trilogia della saga di Star Wars, per alcuni tratti caratteriali della protagonista. Il genio della lampada di Aladdin, per la simpatia e l’innocenza dell’ultimo drago esistente. Pur strizzando l’occhio a questi titoli, non ne è una brutta copia in versione animazione.

Naamari che, a differenza dei cattivi di tutte le storie d’animazione precedenti della Disney, non è malvagia per il gusto di fare del male, ma sembra quasi spinta e convinta dal machievellico il fine giustifica i mezzi, quindi intenzionata a fare il bene della sua famiglia e del suo regno anche se questo va a scapito di altre persone o di altri regni.

Il valore che più di ogni altro trova risonanza è quello della fiducia: con due grandi limiti, purtroppo. Il sottolineare ripetutamente, in diversi momenti, il valore della fiducia, rischia di trasformare il racconto in una favola moraleggiante.  Solo nel finale trova la sua espressione positiva, perché sempre delusa e tradita durante il resto della pellicola.

Dei numerosi personaggi che fanno la loro comparsa sulla scena, si riescono a conoscere le storie più o meno travagliate, ma poco altro. Solo delle tre protagoniste vengono approfonditi un po’ di più i caratteri e le personalità.

A volte sembra un po’ una forzatura la struttura che somiglia più ad un videogioco che ad un film: il viaggio dell’eroina alla ricerca dei pezzi mancanti della pietra magica nei diversi regni è di difficoltà crescente, con delle scritte che definendo il regno in cui si stanno per svolgere le vicende, sembrano dire i diversi livelli di difficoltà del gioco.

Al di là di tutto, però, il risultato finale è davvero molto buono. I più piccoli vi troveranno una storia edificante e divertente. Per i più grandi, invece, non mancheranno gli spunti per riflettere.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

IL GIORNO E LA NOTTE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 07/02/2021 - 09:18
Titolo Originale: Il giorno e la notte
Paese: ITALIA
Anno: 2020
Regia: Daniele Vicari
Sceneggiatura: Andrea Cedrola, Daniele Vicari
Produzione: Kon-Tiki Film
Durata: 98
Interpreti: Isabella Ragonese e Francesco Acquaroli, Vinicio Marchioni, Elena Gigliotti,

A Roma, la radio e la televisione informano che è in atto un attacco chimico-batteriologico e tutti i romani hanno l‘obbligo di restare in casa. Ida riporta indietro la valigia che aveva preparato per raggiungere Luca, un ricercatore universitario che si trova in un agriturismo nel Veneto, con il quale ha avviato da poco una relazione. Marco sta lavorando nel suo laboratorio di falegnameria quando viene raggiunto da Marcella che ha deciso di lasciare Sergio, suo marito infedele per rifugiarsi da lui. La situazione che si crea è carica di ambiguità perché Marco è da tanto tempo innamorato di lei. Anna fa l’attrice e vive con il fidanzato Manfredi, anche lui attore ma già affermato e ciò crea in Anna un’ansiosa ricerca di affermazione. Andrea e Beatrice vivono separati in casa perché dopo la morte del figlio non hanno più trovato la serenità e l’affiatamento di un tempo….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Cinque personaggi hanno problemi sentimentali da risolvere e il dovere affrontare, tutti insieme una situazione di pericolo non sviluppa nessuna solidarietà fra loro ma rende solo più difficile la situazione che stanno affrontando
Pubblico 
Adolescenti
Presenza di un nudo integrale femminile
Giudizio Artistico 
 
Tutti bravi gli attori coinvolti in problemi/conflitti di coppia, un tema che finisce per diventare predominante, venendo meno l’obiettivo di ricostruire le trasformazione che tutti abbiamo subito durante la pandemia
Testo Breve:

Quattro coppie si trovano relegate in casa, a causa di un attacco terroristico. Il film cerca di ricostruire la claustrofobia dei momenti più cupi della pandemia. Un tema interessante ma sviluppato a metà. Su RaiPlay

Il cinema non può cessare di essere un osservatorio, un momento di riflessione su ciò che è accaduto e su ciò che sta accadendo anche quando, come in questo lungo tempo di Covid 19, la sala cinematografica è stata così pesantemente penalizzata. Ecco che il regista Daniele Vicari, che si è sempre mostrato pronto a cercare di interpretare   l’attualità italiana, come aveva fatto in Diaz – Non pulire questo sanguenon si è spaventato delle difficoltà che doveva superare per girare un film in piena pandemia e ha realizzato questo Il giorno e la notte,  dove si intrecciano quattro storie che si svolgono, inevitabilmente, solo all’interno di quattro case. Cosa accade ai nostri sentimenti, se viviamo in cattività? Come ci comportiamo se non ci troviamo di fronte a chi amiamo o a chi odiamo? Daniele Vicari ha messo in piedi una sorta di laboratorio umano (ogni attore, chiuso nella sua stanza con un cellulare trasformato in telecamera, veniva diretto a distanza dal regista) che finisce per toccarci molto da vicino. Il film risulta essere soprattutto una prova attoriale perché i protagonisti sono sicuramente bravi ma anche perché, nel chiuso di una stanza, non ci sono moltealtre meraviglie della settima arte da mettere in campo. Molto brava innanzitutto Isabella Ragonese, nella sofferta situazione di vivere un amore appena nato e che adesso si può alimentare solo comunicando con un telefonino, un mezzo ben poco adatto per dire ciò che è molto difficile da dire. Marco, al contrario, si trova troppo vicino a chi non avrebbe voluto esserci, visto che Marcella è la moglie del suo migliore amico e ha deciso di passare con lui i giorni di isolamento forzato. Andrea, in piena depressione (da due mesi non va a lavorare) e sua moglie Beatrice si trovano ora a dover affrontare ciò che hanno rinviato da troppo tempo, a causa della sofferenza che creava: avere la forza di accettare ciò che è accaduto e il coraggio di dare un senso al loro futuro. I giovani Anna e Manfredi sviluppano il racconto più debole: il loro rapporto è già fragile fin dall’inizio, quasi una vicinanza conveniente solo per affinità lavorative e inevitabilmente  il loro rapporto finisce per esplodere in modi fin troppo teatrali.

E’ riuscito, Daniele Vicari,  a riprodurre l’atmosfera della pandemia, che tutti abbiamo vissuto? Naturalmente non si parla di Covid 19; non si voleva, come ha commentato il regista, che ci fossero riferimenti troppo diretti a una realtà che faceva ancora soffrire tanta gente, proprio in quei momenti ancora insicuri nei quali si realizzavano le riprese. Sono state indubbiamente ben sviluppate le relazioni di coppia, pronte a esplodere o a confermarsi di fronte a una prova così claustrofobica ma indubbiamente, rispetto al clima che abbiamo vissuto, mancano tante altre realtà che avrebbero potuto venir esplorate: mi riferisco soprattutto alla prova che hanno affrontato i  ragazzi e le ragazze, per i quali restare in casa, senza interagire con i propri compagni e compagne è stata una vera tortura. Ma anche l’alienazione del lavoro a distanza, che ha pesantemente trasformato il modo di vivere in famiglia. Alla fine, l’ipotizzare una forma di attacco terroristico è risultata una soluzione posticcia, che non fa giustizia delle trasformazioni psicologiche che tanta gente ha subito. Qualcuno ha parlato di “sindrome della grotta”: il timore di uscire dal proprio rifugio dopo tanto tempo, che si è manifestato anche nel modo con cui ancora tanti indossano ancora adesso la mascherina all’aperto nonostante  non sia più vietato.

Tutti bravi gli attori ma forse il fatto di aver insistito soprattutto sui rapporti di coppia ha fatto ricordare qualcosa di antico, come i racconti a episodi della classica commedia italiana

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |