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IO RESTO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/23/2021 - 11:30
 
Titolo Originale: Io resto
Paese: Italia
Anno: 2021
Regia: Michele Aiello
Produzione: ZALAB FILM
Durata: 81

Ospedali Civili di Brescia, anno 2020. Un picco di contagio riempie le corsie del nosocomio. Un virus non ancora ben conosciuto, un decorso lungo delle degenze, rigida necessità di isolamento: le relazioni all’interno della struttura sono radicalmente ridisegnate, sia tra colleghi del personale medico e paramedico, sia con i pazienti, sia con in familiari. Un documentario che, con delicatezza e senza ostentazione, riprende alcuni momenti lieti e meno lieti nei reparti dell’ospedale bresciano nei momenti più acuti della pandemia .

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il documentario parla con i fatti. L'empatia che cercano di stabilire infermiere e medici con i pazienti, i colloqui a distanza dei malati con i familiari. Costruzioni molto umane di fronte alla cruda realtà : qualcuno potrebbe non farcela
Pubblico 
Tutti
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Problemi per le riprese in tempo reale in contesti difficili sono stati felicemente risolti. La discrezione e l'umiltà sono stati le chiavi per realizzare questa indispensabile testimonianza. Premi; Best Film Award Biografilm Italia, premio “Sebastiano Gesù” per il Miglior Documentario all'Ortigia Film Festival 2021
Testo Breve:

Brescia, anno 2020, in piena pandemia. Un documentario realizzato nei corsie e nelle stanze di un ospedale dove In un contesto senza precedentiognuno sa cosa deve fare, professionalmente e umanamente, Tanti piccoli gesti di attenzione, di cura verso  il malato. edificano senza retorica un omaggio  all'impegno degli operatori sanitari in questi momenti difficili. In sala (secondo un programma indicato nella recensione)

In giorni particolarmente caldi per le discussioni su pass verde e diritti negati, vaccinazioni ed effetti avversi, altalene di contagi, l’uscita in sala di questo film è quanto mai opportuna. Innanzitutto, perché non entra in questa polemica (le riprese sono state fatte nel 2020), e in secondo luogo perché vengono presentate storie di vita concrete, scevre da posizioni ideologiche.

Tra tanti, due gli elementi particolarmente belli di questa pellicola.

La dimensione empatica creata. Pazienti, familiari, medici, infermieri e operatori socio-sanitari sono tutti coinvolti: diverse storie che si incrociano tra quelle corsie. I progressi o gli aggravamenti di alcuni pazienti, la difficoltà interiore vissuta dal personale medico e paramedico nel comunicare le cattive notizie alle famiglie, la difficoltà di vedersi impotenti davanti a questo virus ancora poco conosciuto, la gioia di poter dimettere le persone guarite, il dolore nel salutare le vittime che dopo lunghe cure comunque non ce l’hanno fatta. Un’empatia, però, che non travolge colui che guarda: non forza la mano con musica e immagini per portare lo spettatore alle lacrime, non vuole generare un’ammirazione particolare o fomentare la retorica dell’eroismo, semplicemente vuole ricordare che quella del Covid-19 è una vicenda che coinvolge tutti: sicuramente in modo diverso, ma non lascia nessuno indifferente o esterno ai fatti. Le immagini mettono in evidenza come, al di là di ruoli o di idee, le persone sono state costrette a cambiare il loro modo di vivere le relazioni: familiari o professionali che fossero. Non si esprime un giudizio di valore sulla cosa, si constata la grande difficoltà vissuta da tutti nel fronteggiare questo radicale cambiamento.

In secondo luogo, la delicatezza nel raccontare le storie delle persone coinvolte. Ben lungi da desideri voyeuristici, il regista introduce lo spettatore con passo felpato all’interno di queste vite. Telefonate, racconti di vita, lutti e gioie per la guarigione anche se lenta e faticosa: tutto raccontato senza essere invadenti o inopportuni, senza cercare a tutti i costi un certo sensazionalismo irrispettoso.

Trattandosi di un documentario, alcune scelte registiche sono decisive rispetto a quanto fin qui detto.

La fotografia, innanzitutto. Non potendo gestire l’illuminazione degli ambienti, ma servendosi della luce presente nelle diverse situazioni, riuscire a catturare alcuni particolari non è compito facile: eppure il risultato finale è molto gradevole. Così come le inquadrature iniziali di alcuni luoghi della grande città di Brescia, drammaticamente deserti sono di grande efficacia e impatto.

Il commento musicale, nei brevi momenti in cui è presente, è registrato anch’esso dal vivo (in una chiesa, non in studio di registrazione): questa scelta, pur mantenendo elevata la qualità del risultato finale, riesce ad evitare al film di assumente una ieraticità distaccata, un’eleganza troppo ricercata che sarebbe stata in dissonanza le immagini e il messaggio trasmesso fotogramma dopo fotogramma.

In conclusione, un documentario che non desidera essere un monumento a eroi o un memoriale di vittime, ma il racconto di un cambiamento radicale dei rapporti umani reso necessario dagli sconvolgimenti sanitari degli ultimi anni. Cambiamento che, nonostante la sbandierata retorica del “niente sarà più come prima!”, richiederà un grande sforzo per ricostruire quanto è stato distrutto, soprattutto in termini di fratellanza umana.

Alleghiamo il programma delle presenze in sala del documentario: 

  • dal 23/09 al 27/09 Brescia, Cinema Nuovo Eden, il 25/09 alla presenza del regista e del Primario di Malattie Infettive Spedali Civili di Brescia Prof. Francesco Castelli

  • 23/09 Bergamo, Cinema Conca Verde, 21.00, alla presenza del regista e del Primario di Malattie Infettive Papa Giovanni XXIII di Bergamo Prof. Marco Rizzi

  • 25/09 Milano, Cinema Beltrade, ore 17.40, alla presenza del regista
  • 27/09 Treviglio (BG), Anteo Spazio Cinema, ore 21.25, alla presenza del regista
  • 28/09 Bologna, Cinema Teatro Galliera, 21.30, alla presenza del regista
  • 29/09 Torino, Cinema Massimo, 21.00, alla presenza del regista
  • 30/09, Roma, Cinema Farnese, 19.30, alla presenza del regista

 

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA CASA DI CARTA (quinta stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/22/2021 - 07:40
Titolo Originale: La casa del papel
Paese: Spagna
Anno: 2021
Sceneggiatura: Álex Pina
Produzione: Netflix
Durata: 5 episodi di 40-50 '
Interpreti: Úrsula Corberó, Álvaro Morte, Itziar Ituño, Miguel Herrán, Esther Acebo, Najwa Nimri

La banda del professore, asserragliata nella Banca di Spagna, protetta dagli ostaggi catturati, deve attuare il piano Roma, cioè fondere l’oro per trasportarlo fuori dall’edificio. Ma il loro capo, il professore, è stato catturato dalla ex ispettrice Alice Sierra e tenuto prigioniero nel suo rifugio, ormai non più segreto, centro operativo dell’operazione, mentre il comandante Tamayo ha deciso di ricorrere ai metodi forti e ha chiamato un contingente di truppe scelte dell’Esercito per fare irruzione nello storico edificio. La situazione peggiora ulteriormente quando un gruppo di ostaggi riesce a impossessarsi delle armi e inizia a sparare contro i loro rapitori, creando così un doppio fronte…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
I protagonisti della storia manifestano la loro scelta esistenziale di vivere momenti esaltanti, costruiti intorno ad amori appassionati oppure, con i loro comportamenti fuorilegge, carichi di pericolo, con la morte sempre dietro l’angolo
Pubblico 
Adolescenti
Viene confermato il VM14 per un linguaggio crudo e scene di battaglia e ferite impressionanti anche se non ci sono scene raccapriccianti
Giudizio Artistico 
 
Nonostante una certa inevitabile ripetizione del già visto, questa quinta stagione conferma l’alta qualità di questa serie, sia per il ritmo sostenuto con il quale sono condotti i singoli episodi, sia per il grande impatto indotto dai personaggi più noti, ormai cari al pubblico
Testo Breve:

Nella quinta stagione le tute rosse,  asserragliate nella Banca di Spagna, vivono momenti di alta tensione, circondati da un contingente  di truppe speciali dell’esercito, pronte a  fare irruzione nell’edificio. La morte sempre dietro l'angolo, sembra il sale della loro esistenza. Su Netflix

Adrenalina e amori appassionati sono gli ingredienti forti di questa serie. Un aspetto che ci viene ricordato da subito, all’inizio della quinta stagione, quando Tokyo ci racconta la sua vita prima dell’incontro con il professore. L’amore della sua vita era René: realizzavano insieme furti a mano armata in locali di lusso e a lei piaceva, in mezzo a tutta quella confusione: “Guardarlo negli occhi e capire che sei terribilmente felice”. Anche dopo la fuga: “Ti fermi dove capita perché non riesci più a trattenere la voglia di lui”. “Ogni momento era magico”: conclude Tokyo. Subito dopo assistiamo a un colloquio altrettanto significativo, meno passionale, ma egualmente espressione di un puro esistenzialismo. In una sequenza di  flash back Berlino, il fratello maggiore del “professore”, ha invitato in un bar suo figlio Rafael, che ha da poco completato gli studi di informatica negli Stati Uniti. Berlino rivela subito le sue intenzioni: vuole che il figlio applichi le sue conoscenze per aiutarlo in furti clamorosi. Alla reazione disgustata del figlio, Berlino esprime la sua filosofia di vita: “Ti sto offrendo il tuo salvacondotto per la tua libertà; Noi ladri siamo i veri combattenti per la libertà anche se a volte dobbiamo pagare un prezzo per questo”.

Arrivato alla sua quinta stazione, questo serial ideato da Alex Pina rinnova i suoi meccanismi di suspence ben collaudati: le tute rosse asserragliate all’interno della Banca di Spagna, debbono ora fronteggiare le squadre speciali dell’esercito che riescono a fare irruzione nel palazzo.  Tra mosse e contro-mosse la tensione è sempre alta perché, anche quando la situazione sembra disperata, che c’è sempre chi ha una trovata geniale per superare l’impasse e far ripartire un confronto alla pari. Le due forze in contrasto sono decisamente disomogenee: la banda dei ladri e delle ladre si muove compatta, unita dal prestigio del professore e nessuno si sottrae da un conflitto che sembra ormai disperato perché tutti abbracciano l’approccio esistenzialista prima detto: vogliono vivere la loro vita fino in fondo, in modo tanto più intenso in quanto sanno che la morte violenta arriverà presto. Al contrario, sul fronte opposto le squadre di polizia e dell’esercito, coordinate da Luis Tamayo, sono viste dall’autore con ironia corrosiva: litigano spesso fra loro, Tamayo è un uomo corrotto e facilmente influenzabile, molti di loro sono solo assetati di sangue.

Non sarebbe sufficiente una buona regia nelle sequenze di action se il film non fosse costellato di personaggi difficili da dimenticare: prima fra tutte Tokio: Úrsula Corberó è pienamente nella parte di una donna piena di vitalità, pronta a iniziare ogni volta daccapo ma pienamente cosciente, da quando il suo uomo è morto e lei ha ucciso un poliziotto, che il suo destino è segnato e la morte non tarderà ad arrivare. L’altro personaggio che spicca, è la “cattiva”, l’ispettrice Alice Sierra, che ha avuto la capacità di catturare il professore ma è priva di qualsiasi giusto riconoscimento.  In una delle scene più intense di questa stagione, per Alice inizia il tempo del parto e dovrà chiedere aiuto proprio a chi è riuscita a catturare. Ancora una volta questo serial mostra grande rispetto per la vita nascente.

In questo momento sono disponibili su Netflix le prime cinque puntate della quinta stagione, che verrà completata a dicembre 2021. Anche quest’ultima stagione conferma l’alta qualità di questa serie ma è bene sottolineare che si tratta di un prodotto di pura letteratura, non può, in qualche modo, rimandare o farci riflettere su situazioni del mondo reale.

I nostri eroi, belli, appassionati e dannati, sono pur sempre dei fuorilegge, in ottemperanza alla moda corrente, iniziata con il serial Breaking Back, di rendere protagonista chi delinque, secondo motivazioni più o meno giustificate di rivalsa nei confronti della società. In questo La casa di carta, per la maggior parte dei protagonisti, non c’è nessuna rivalsa da portare in atto ma il puro piacere del brivido e il gusto di un furto compiuto con destrezza. Loro però sono dei cattivi generosi, pronti a portare in salvo chiunque di loro sia rimasto ferito e a battersi per il loro amato (o amata) mentre le forze dell’ordine sono iraconde e vendicative. Anche le molte scene di combattimento con mitra e bombe a mano sono molto edulcorate e i morti sono molto rari.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LUCIFER (quinta stagione)

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2021 - 17:41
Titolo Originale: Lucifer
Paese: USA
Anno: 2016
Sceneggiatura: Tom Kapinos
Produzione: Aggressive Mediocrity, DC Entertainment, Jerry Bruckheimer Television, Warner Bros. Television
Durata: 6 stagioni, 93 episodi di 40-60'
Interpreti: Tom Ellis, Lauren German, Kevin Alejandro, D. B. Woodside, Lesley-Ann Brandt

Lucifer, nella sua permanenza terrena, inizia ad “umanizzarsi”: la sua vicinanza con Chloe Decker diventa ben presto amore. Ma l’amore lo rende un angelo buono e vulnerabile. Di questo, ne approfitta Michael, gemello del protagonista, che arriva sulla terra per compiere le sue scorribande. Per cercare di porre fine a questo litigio tra fratelli, Dio in persona scende sulla terra: conoscerà meglio Lucifer, la sua amata, i suoi amici e colleghi. Dopo una breve permanenza annuncia il suo desiderio di pensionamento, scatenando così una guerra tra fratelli per contendersi la successione sul trono di Dio stesso.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Alla quinta stagione questo serial continua a beffeggiare il Dio cristiano che ora assomiglia di più a una divinità greca, con tanto di moglie e di figli-angeli
Pubblico 
Adolescenti
Occorre una buona maturità per interpretare l'ironia corrosiva e dissacrante della storia
Giudizio Artistico 
 
Qualche spunto originale (la decima puntata trasformata in un musical) ma di fatto la storia si trasforma da crime drama a family drama
Testo Breve:

Dio è ormai stanco e si diverte a far gareggiare i suoi figli, gli angeli Lucifer e Micheal nel contendersi il suo posto. Il serial insiste su la sua unica originalità: beffeggiare il credo cristiano Su NETFLIX

L’arrivo della quinta e sesta stagione dicono la fortuna che questo serial ha conosciuto tra il pubblico. Rispetto a quanto già scritto nella recensione delle prime quattro stagioni, sono doverose alcune integrazioni.

Continua lo stravolgimento dell’insegnamento cristiano. Da una parte l’inversione dei ruoli: Michael è l’arcangelo cattivo e dispettoso, assetato di potere, senza scrupoli e senza rimorsi. Lucifer quello buono, capace di innamorarsi, davvero comprensivo nei confronti degli esseri umani.

Angeli e arcangeli sono figli di Dio, anche nel senso naturale del termine. Parlano di lui e si rivolgono a lui come padre e lui li chiama figli. Somigliano più ad un pantheon greco/romano che ad altro: sia per i “servizi” angelici (l’angelo combattente, l’angelo messaggero, etc…) sia per l’abbigliamento coi cui entrano sulla scena.

Dio, come già nel film Una settimana da Dio, è un afroamericano (anche se l’interpretazione di Dennis Haysbert non può neanche lontanamente competere con quella di Morgan Freeman). Era felicemente sposato, ma ora separato dalla moglie, anche se ne è ancora molto innamorato. Lei, poiché ha un po’ troppe smanie di potere e di comando, esercita la sua divinità in un universo parallelo (un esilio edulcorato). Dio, siccome è stanco e inizia a perdere colpi, decide di ritirarsi in pensione e lasciare che gli angeli suoi figli decidano chi è degno della successione. Il suo essere onnisciente, ma misterioso per non influenzare l’esito degli eventi, risulta non poche volte cinico. Nei suoi numerosi dialoghi con Lucifer, Amenadiel e gli altri angeli vengono alla luce le divergenze di vedute, le fatiche di un padre nell’educazione dei propri figli (anche se lui è divino e loro sono creature angeliche). Sulla terra ha modo di conoscere anche il suo nipotino Charlie, figlio di Amenadiel e della psicoterapeuta Linda, coinvolti in una relazione amorosa.

Se nelle precedenti quattro stagioni c’era stato modo di vedere l’inferno (e i loop infernali delle anime dannate), in questa stagione non poteva mancare una brevissima escursione in paradiso (una sorta di prolungamento felice della vita terrena).

Come in quasi ogni serie Netflix, non mancano personaggi con tendenze omosessuali: pur confermando la scelta (come nelle precedenti quattro stagioni) di non mostrare scene di nudo, numerosi sono i baci saffici.

Puntata dopo puntata, i casi di assassinio perdono di importanza: sono sempre presenti (per rispondere ai cliché del genere filmico), ma diventano lo sfondo davanti al quale si svolgono le vicende familiari, amicali e amorose dei personaggi. In pratica, una stagione che comincia come crime e finisce come family drama.

L’esito finale della stagione è abbastanza scontato nel contenuto, la curiosità dello spettatore è solo nel sapere come avverrà tutto quello che ci si attende dall’ultimo episodio.

Degna di nota, per numerosi motivi, la decima puntata: strutturata come un musical, è particolarmente originale, bella per la colonna sonora e le coreografie. Un notevole guizzo artistico capace di portare avanti la trama, uscendo però dallo schema ripetitivo delle puntate precedenti.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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AFTERLIFE OF THE PARTY

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/14/2021 - 12:04
 
Titolo Originale: Afterlife og the Party
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Stephen Herek
Sceneggiatura: Carrie Freedle
Produzione: Front Row Films, DAE Light Media
Durata: 109
Interpreti: Victoria Justice, Midori Francis, • Timothy Renouf

Cassie e Lisa sono amiche da quando erano ragazze e ora, da grandi, condividono lo stesso appartamento. Cassie è organizzatrice di eventi e lei stessa, carica di energia vitale, ama l’allegria delle feste, i vestiti sgargianti. Lisa è più riflessiva, si concentra sul proprio lavoro di paleontologa ed è in cerca di rapporti di amicizia seri e duraturi. La sera della festa del suo 25mo compleanno, Cassie vuole trascorrere la notte passando da un locale all’altro e ciò la mette in urto con l’amica, che si allontana rattristata. La mattina dopo, Cassie, ancora oppressa dalla sbornia della sera precedente, cade in bagno e muore. Al suo risveglio si ritrova davanti a Val, il suo “angelo custode provvisorio”: la informa che è passato ormai un anno dalla sua morte e che se vuole andare in Paradiso, ha solo cinque giorni per rappacificarsi con l’amica Lisa, con la madre Sofia, che l’ha abbandonata da piccola e con suo padre, che non ha più visto da tempo e che è rimasto angosciato per sua morte…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’amicizia, l’amore genitori-figli sono visti come fondanti non solo per una piena felicità ma anche per “guadagnarsi” il Paradiso
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un film che si può definire leggero, con non pochi sviluppi incompiuti ma molto gradevole da vedere, grazie anche alla bravura di Victoria Justice, molto nella parte
Testo Breve:

Una ragazza molto amante della vita, muore prematuramente. Le viene concesso il Paradiso se saprà riconciliarsi con chi ha trascurato. Un film leggero ma molto gradevole. Su Netflix

Questo Afterlife of the Party è un fenomeno singolare che merita di venir analizzato. Lo sviluppo della storia è semplice e l’ironia impiegata dimostra che gli stessi autori non hanno avuto la pretesa di realizzare alcunché di impegnativo per lo spettatore. Però, dall’inizio di settembre, da quando è stato reso disponibile sulla piattaforma Netflix, si è posizionato saldamente ai primi posti (ora non più, perché è arrivato La casa di carta 5).

Cos’è che ha reso così gradevole questo film? Una risposta immediata può essere: mostra buoni sentimenti, tratta dell’importanza del perdono; temi ai quali, a dispetto di tutte previsioni, noi siamo ancora attaccati.

L’amicizia fra Cassie e Lisa viene analizzata nella felicità di comporre un puzzle assieme, dello scatenarsi in un  ballo sfrenato  ma anche nel litigare, perché mosse da interessi diversi anche se  pronte a rappacificarsi perché è troppo doloroso stare lontane. Sono oscillazioni inevitabili causate proprio da quei momenti nei quali Cassie si rinchiude in se stessa a cui seguono altri, dove ritrova pienamente il suo essere generoso e si preoccupa di aiutare l’amica nelle sfide più importanti della sua vita.

Qualcosa di analogo deve essere accaduto a Sofia, sua madre, quando ha desiderato scappare per provare nuove esperienze e vedere il mondo, trascurando gli affetti familiari.

Meno a fuoco la figura del padre, che non si è più ripreso dopo la morte della figlia. E’ maturato, come dice, quando ha dovuto accudire la figlia dopo la partenza della madre ma lo sviluppo del racconto non rende tangibile la sua affermazione. Alla fine sia che si  tratti di persone sempre attente al bene altrui, come Lisa oppure come Cassie e sua madre, che non possono esser definite egoiste ma piuttosto desiderose di affrontare la vita con un tocco leggero senza troppi pensieri, sono tutte persone che riconoscono che c’è sempre qualcosa di giusto da fare e di sbagliato da evitare.

Ovviamente nulla di nuovo nel gioco fra il prima e il dopo la morte ma più che far riferimento a Il paradiso può attendere (1978) dove il tema dello sport prende il sopravvento, è meglio tornare a Il cielo può attendere del 1943 del grande Ernst Lubitsch. Anche in quel caso un uomo si trovava in bilico, fra andare all’inferno o in paradiso, perché aveva avuto la leggerezza di pensare troppo al gentil sesso quando era in vita ma aveva anche provato un profondo amore per sua moglie che lo aveva trasformato. Anche in questo Afterlife c’è un chiaro problema etico da risolvere e forse, in modo più evidente degli altri, c’è l’impegno di comprendere e perdonare.

Un’altra caratteristica conferisce una leggerezza tutta particolare al film: quella voglia di Cassie di divertirsi e ballare (bravissima Victoria Justice), quella timidezza della “secchiona” Lisa così maldestra di fronte a un ragazzo che le piace, sembra far riferimento a delle adolescenti più che a delle Young adult, a cui occorre aggiungere la presenza di un ormai quasi dimenticato pudore riguardo a tematiche sessuali.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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JUNGLE CRUISE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2021 - 21:12
 
Titolo Originale: Jungle Cruise
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Jaume Collet-Serra
Sceneggiatura: Michael Green, Glenn Ficarra, John Requa, J.D. Payne, Patrick McKay
Produzione: Walt Disney Pictures,
Durata: 127
Interpreti: Emily Blunt, Dwayne Johnson

1916. Lily Houghton è una botanica, vive a Londra. Sta cercando un albero capace di guarire qualsiasi malattia. Con la collaborazione del fratello Mc Gregor, riesce a rubare un’antichissima punta di freccia indispensabile per il ritrovamento della pianta curativa. Partono così per la foresta amazzonica per risalire il Rio delle Amazzoni, guidati da Frank, marinaio assai coraggioso ma poco convenzionale. Come loro, altri sono alla ricerca dei petali del leggendario fiore: il cattivo principe tedesco Joachim e alcuni Conquistadores su cui pende un’antichissima maledizione. In Sala

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Nessun particolare valore evidenziato se non il sostegno reciproco in un contesto avventuroso
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche sequenza potrebbe spaventare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
L’intrattenimento è garantito, sia per le sequenze emozionanti che per i tanti, spassosi, siparietti comici
Testo Breve:

Nella foresta amazzonica una botanica e un avventuriero alla ricerca di un albero guaritori. Un’avventura secondo lo spirito di un parco tematico e comicità surreale come neI pirati dei caraibi

Un film ispirato ad una delle attrazioni dei parchi giochi tematici della Disney, Jungle Cruise è una pellicola leggera e divertente, adatta a tutta la famiglia.

La storia ricalca il classico copione del viaggio dell’eroe (dell’eroina, in questo caso) alla ricerca di un oggetto dai poteri speciali, che viene ostacolato dalle più diverse avversità naturali, così come da nemici che vogliono lo stesso oggetto per scopi maligni.

I siparietti comici, numerosi all’interno delle due ore di film, riescono a mantenere alto il livello di ilarità: dalle freddure di Frank agli inconvenienti durante il percorso, allo spettatore vengono date numerose occasioni per farsi una risata.

I personaggi principali, anche se un po’ stereotipati, conferiscono alla storia un po’ di brio capace di tenere l’attenzione per tutta la durata del lungometraggio.

La protagonista Lily Houghton (bene interpretata da Emily Blunt), confermando l’attuale trend disneyano di affidare parti principali a personaggi femminili, è una donna bionda che, coerentemente con l’orientamento al women power della produzione corrente, è molto furba e intelligente. Mc Gregor, fratello della protagonista, è molto più impacciato, dichiaratamente omosessuale, la sua goffaggine crea non poche situazioni comiche. Frank, interpretato da Dwayne Johnson, se inizialmente sembra un truffatore po’ tontolone, tutto muscoli e niente cervello, durante il dispiegarsi della storia riserva numerose e belle sorprese che lo rivalutano. Il principe Joachim, interpretato da Jesse Plemons, è un tedesco senza scrupoli e disposto a tutto pur di ottenere, per il proprio tornaconto personale, il fiore dai poteri curativi.

Il ritmo narrativo è sostenuto, ma non frenetico: elemento che facilita la visione ad un pubblico di bambini.

Possono suscitare un po’ di paura i Conquistadores redivivi: essendo i mostri cattivi all’interno della storia, la loro resa grafica può fare un po’ paura, unitamente al fatto che si scontrano in battaglia con i buoni e mietono alcune vittime.

Anche i numerosi effetti speciali, realizzati in maniera magistrale, non risultano ostentati o ridondanti.

Un aspetto critico che sicuramente non passa inosservato è la non originalità. Il plot sembra un riadattamento in “Versione Amazzonia” del fortunato serial cinematografico (sempre firmato Disney) I Pirati dei Caraibi: personaggi un po’ strani e divertenti (Dwayne Johnson quasi omologo di Johnny Depp), un oggetto magico cercato da tutti, i cattivi resi alla stregua di zombie a causa di una maledizione. L’impressione di essere in preda di un deja vu, però, non toglie assolutamente godibilità al film.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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HE'S ALL THAT

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/07/2021 - 14:12
 
Titolo Originale: He's all that
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Mark Waters
Sceneggiatura: R. Lee Fleming Jr.
Produzione: Miramax Ethea Entertainment
Durata: 91
Interpreti: Addison Rae, Tanner Buchanan, Madison Pettis, Rachael Leigh Cook

Padgett è una influencer di successo che promuove prodotti cosmetici. Anche se la sua famiglia non è benestante (vive con la madre, divorziata, che è un’infermiera) grazie ai suoi introiti studia in una high school d’elite a Los Angeles e frequenta amiche altolocate. Il suo prestigio crolla quando viene ripresa mentre entra nella roulotte di Jordan, il suo boy-friend (ma anche la sua creatura artistica, visto che è stata lei a trasformarlo in divo dell’hip hop). Padgett scopre che Jordan ha una tresca con un’altra ragazza e le reazioni rabbiose di Padgett diventano virali in rete. Come immediata conseguenza, perde il contratto di sponsorizzazione ma non si perde d’animo e medita una rivalsa: vuole dimostrare di essere in grado di trasformare il più insignifiante dei suoi compagni di scuola in una star delle prossime feste e del ballo di fine anno a scuola. A rinforzare la sua decisione stabilisce una scommessa con le sue amiche. La sua scelta cade su Cameron...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film racconta la nascita di un amore adolescenziale con il giusto garbo e attenzione anche ai sentimenti familiari
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un film fresco e semplice che raggiunge l’obiettivo di raccontare una storia romantica, con alcune incompiutezze nelle definizione dei protagonisti
Testo Breve:

Lei è una influencer di successo, concentrata sulle apparenze; lui un ragazzo serio con una ferita nel cuore. Le differenze si attraggono romanticamente, giusto in tempo per il prom, il ballo di fine anno scolastico. Su Netflix

Il film inizia subito mostrando Padgett al “lavoro” di prima mattina: davanti al suo cellulare acceso, mostra a tutte le fans come truccarsi prima di andare a scuola nel modo più attraente. E’ una sequenza che riesce molto bene perché Padgett è interpretata da Addison Rae, una vera tiktokker con migliaia di followers (è una tendenza che sta prendendo piede: anche nel nostro Genitori vs influencer la protagonista era una nostra affermata influencer: Giulia de Lellis). Si è trattato di un modo netto per distaccarsi, puntando su un contesto attuale, con il suo precedente film quasi omonimo (ma a sesso invertito: She’s all that ) del 1999 (titolo in italiano: Kiss me). Sarebbe però inutile impegnarsi in un confronto fra due film distanti fra loro di vent’anni; è importante piuttosto ricordare che l’onore di aver riesumato sul palco il mito di Pigmalione  nel 1913 è tutto di George Bernard Show, poi ripreso dal bellisssimo My Fair Lady di George Cukor del 1964 e riesumato ora, con questi due film, in un contesto adolescenziale.

Il desiderio di Padgett di scegliere un ragazzo qualunque e farlo diventare una stella delle feste mondane e del solito prom (la festa della fine dell’anno scolastico, il tormentone di tanti film americani) rispecchia quindi bene il contesto attualissimo di pura apparenza, di luccichio e abiti scintillanti, vita allegra e perfetta che traspare dalle esibizioni delle tante influencer che vivono in quel mondo virtuale che è la rete. Un’attualità marcata anche dalla presenza, quasi inevitabile, di due protagoniste lesbiche. Il contrasto rispetto a Padgett diventa prevedibile: è impersonato da Cameron, un ragazzo che ama la natura e i cavalli, ha la passione della fotografia di strada per cogliere il reale anche nei suoi momenti infelici e che nasconde nel cuore una vecchia ferita (vive con sua sorella dalla nonna, perché la madre è morta e il padre vive in Svezia). Nella prima parte del film lo svolgimento è prevedibile (le manovre di Padgett per attirare Cameron nelle feste delle sue amiche facoltose, con immancabile ballo intorno alla piscina) ma poi, quando scoppia la crisi (Cameron scopre di esser stato solo l’oggetto di una scommessa) il racconto acquista profondità perché la nascita dell’amore fra i due è raccontata con toni sinceramente appassionati. Padgett non si preoccupa dei problemi che sono sorti durante una festa (quindi a detrimento della sua immagine) per aver invitato Cameron ma è in pensiero sopratutto per lui e di come sia rimasto male per ciò che è accaduto: il primo segno di un amore che sta proiettando Padgett fuori dal suo egocentrismo. Molto bello anche il colloquio fra Cameron e la sorellina Brin. Lei può solo sperare in una rappacificazione fra Cameron e il fratello, perché non lo aveva più visto così felice dai tempi in cui la madre era ancora viva.

Si tratta quindi di una teen comedy forse senza pretese ma adatto al suo pubblico targhet, anche perché abbellito dalle movimentate coreografie dei ragazzi e delle ragazze, vestiti con i fascinosi abiti che si indossano per il  prom. Se bisogna fare un appunto, occorre dire che Addison Rae, nella parte di Padgett, indossa inevitabilmente bene gli abiti della influencer ma poi non riesce a cambiare tono nei momenti più gravi del racconto. Analogamente Cameron, serio e contenuto, è meno convincente nella sua versione di bravo ballerino.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE CHOSEN (seconda stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/01/2021 - 10:57
 
Titolo Originale: The Chosen
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Sceneggiatura: Dallas Jenkins
Produzione: Loaves & Fishes Productions, Angel Studios
Durata: 8 episodi di 50 min
Interpreti: Jonathan Roumie, Shahar Isaac, Elizabeth Tabish, Paras Patel

1 Melech, un tempo un ladro, ora con una gamba immobilizzata per una caduta, confessa la sua vita di peccatore davanti a Gesù che lo perdona e lo guarisce. Invitato a parlare in una sinagoga, Gesù porta con se’ Giovanni chiedendo a lui a quale brano del Pentateuco fare riferimento. Scelgono il racconto della creazione, che ispirerà poi Giovanni per l’incipit del suo Vangelo. 2 “O Signore, ascolta la mia preghiera e il mio grido giunga a te”: Nataele recita il salmo 102 ai piedi di un albero meditando i suoi fallimenti. Ma l’amico Filippo lo presenta a Gesù che gli dice: “Non ho mai distolto il Mio volto da te e ho ascoltato la tua preghiera quand’eri sotto il fico”. Nataele lo riconosce come Messia 3 Maria raggiunge il gruppo degli apostoli e racconta loro di quando Gesù era bambino. Arrivata la sera, Gesù li raggiunge, molto stanco per una giornata passata a predicare e a guarire. Maria gli lava i piedi e Gesù commenta: “Cosa farei senza di te”. 4 Jesse è caduto da fanciullo da un albero e per 38 anni ha cercato di buttarsi nella piscina di Betsaida ma ormai ha perso ogni speranza. Gesù lo raggiunge, ha compassione di lui e lo guarisce. 5 Gesù incontra Giovanni l’evangelista e si siedono a parlare. Giovanni rivela la sua intenzione di andare da Erode Antipa e di accusarlo per aver sposato Erodiade. Gesù lo prega di essere prudente ma comprende che la sua sete di giustizia non può essere fermata. 6 Maria Maddalena, già seguace di Gesù, ha perso la fiducia nelle sue capacità di condurre una vita migliore e riprende i suoi comportamenti viziosi. Ritrovata da Matteo e riportata da Gesù, ottiene il Suo completo perdono. 7 Gesù viene arrestato dai Romani. I discepoli sono incerti su come reagire. I romani rilasciano Gesù perché non lo ritengono pericoloso. Al suo ritorno, i discepoli gli chiedono  di insegnar loro a pregare, come fa sempre Lui. Gesù insegna loro il Pater Noster. 8 Gesù sta preparando il Discorso della Montagna e si fa consigliare da Matteo. Alla fine, dopo un’attenta riflessione, ecco l’incipit: “"Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli...”. Una grande folla si è radunata: Gesù è pronto a parlare...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un Gesù molto umano, pronto ad ascoltare tutti, a dare conforto a chi è sconsolato, a guarire i malati, a perdonare chi si è pentito
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il punto di forza di questo serial sta nella sceneggiatura, nel costruire personaggi molto umani ma sopratutto nella forza dei dialoghi
Testo Breve:

Arrivato alla sua seonda stagione, The Chosen è l’opera cristiana mediatica più rilevante di questi ultimi tempi. Puntata dopo puntata, conosciamo Maria, madre di Gesù, Maria Maddalena, gli apostoli e un Gesù molto umano e misericordioso che sta per pronunciare il discorso delle beatiudini. Altre stagioni seguiranno

Dopo il successo clamoroso della prima stagione, sia in termini di crowdfunding che di pubblico, è arrivata la seconda stagione di questo serial su Gesù, i suoi apostoli, Maria sua madre e le donne a lui vicine. Come ha dichiarato il suo ideatore, Dallas Jenkins, si tratta di un progetto interreligioso e sono stati consultati, per la sua realizzazione,  il rabbino messianico Jason Sobel, il sacerdote cattolico David Guffey e il docente di Vangelo dottor Doug Huffman. Nella seconda stagione continuiamo a seguire la storia di Gesù e dei suoi discepoli senza troppa fretta (sono previste, se sostenute dal crowdfunding, sette stagioni) e il successo è attualmente imponente: il lavoro è stato sottotitolato in 50 lingue e, sempre secondo Jenkins, almeno un miliardo di persone si sono avvicinate a The Chosen.  E’ inutile dire cose ovvie: la figura di Gesù, vero Dio e vero uomo, non potrà mai essere adeguadamente rappresentata in un’opera mediale. Certo,  si potranno avere alcune intuizioni ma  risulteranno sempre visioni parziali. Il Gesù di Nazareth di Franco Zeffrelli, se da una parte approfondiva la personalità di alcuni apostoli, dall’altra propendeva per Gesù tutto spirituale, con lo sguardo rivolto al cielo. La Passione di Cristo di Mel Gibson si sviluppava fra terra e cielo ma l’umanità di Cristo si mostrava sopratutto nella carne lacerata e sottoposta a supplizio. La miniserie Jesus di Roger Young tentò l’esperimento di proporre un Gesù molto umano, giovanile e anche allegro, un tentativo di renderlo accettabile a un pubblico odierno (in una sequenza finale ci appare vestito in pantaloni e camicia, contornato da ragazzi) ma, si può dire, senza molto successo.

Questo The Chosen, cerca anch’esso di approfondire i personaggi che ruotano intorno a Gesù, di rendere Lui stesso molto umano, ma i riferimenti restano rigorosamente ancorati a quei tempi storici e gli avvenimenti principlali, le frasi dette rispecchiano   quel che sappiamo dai Vangeli. Fa indubbiamente impressione vedere Maria che racconta agli apostoli come si comportava Gesù quand’era bambino, Pietro che chiede a Gesù quando deciderà di nominarlo ufficialmente il primo fra gli apostoli,  Giovanni Battista  parlare con Gesù a cuore aperto di ciò che intende fare riguardo a Erode Antipa, Gesù meditare su cosa dire nel prossiono incontro con la folla (il discorso della montagna) chiedendo suggerimenti a Matteo. Forse un Gesù troppo umano? Può sembrare eccessivo che non sappia da subito cosa dire ma deve preparare con scrupolo il suo prossimo discorso? Eppure era vero uomo, oltre che vero Dio. Traspare, nel serial, sopratutto la Sua misericordia. Il perdono e il conforto che dà a Maria Maddalena pentita e al ladrone dell’episodio del buon samaritano; il miracolo che compie nei confronti  di quello storpio incontrato alla  piscina di Betsaida, ormai privo di speranza; l’accoglienza che fa a Nataele, un israelita in cui non c’è falsità ma che aveva perso fiducia in se stesso.

Fino a questa seconda stagione ci appare un Gesù molto comprensivo, pronto ad ascolare tutti, che si proclama il messia atteso dagli israeliti   ma che forse fa più miracoli che predicare l’avvento del regno di Dio e che non abbiamo ancora visto pregare il Padre. Ma sono previste ancora quattro stagioni...

E’ indubbio che se il serial sta avendo il successo che ha , ciò è attribuibile non solo alla formula narrativa originale adottata, nè solo alla ricostruzione rigorosa dei tempi e del modo di agire e di parlare degli israeliti del tempo, ma sta sopratutto nella qualità della sceneggiatura, in particolare nella capacità di costruire dialoghi  convincenti e appassionanti

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PENGUIN BLOOM

Inviato da Franco Olearo il Sab, 08/28/2021 - 20:18
 
Titolo Originale: Penguin Bloom
Paese: U.S.A., Australia
Anno: 2020
Regia: Glendyn Ivin
Sceneggiatura: Harry Cripps, Shaun Grant
Produzione: Made Up Stories, Broadtalk
Durata: 95
Interpreti: Naomi Watts, Andrew Lincoln, Griffin Murray-Johnston

I Bloom sono una famiglia felice: papà Cameron, mamma Samantha, i tre figli Noah, Reuben e Oli. Durante una vacanza in Thailandia, un incidente costringe Samantha (chiamata Sam) su una sedia a rotelle senza nessuna possibilità di recupero. Infermiera, surfista, donna di casa molto attiva, improvvisamente si trova costretta ad essere aiutata per svolgere le faccende di casa più ordinarie. La depressione che la accompagna, di conseguenza, pesa su tutta la famiglia che fa di tutto per aiutarla. Un giorno Noah, il primogenito, trova una piccola gazza ladra caduta dal nido e ormai incapace di volare. Persuasi i genitori, la gazza resta nella famiglia Bloom e viene chiamata Penguin (perché bianca e nera). Sarà proprio il prendersi cura di questo animaletto che permetterà a Sam e a tutta la famiglia di trovare un nuovo equilibrio.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Dopo un grave incidente che costringe una moglie/madre su una sedia a rotelle, tutti i componenti della famiglia comprendono che bisogna cessare di autocommiserarsi per le proprie infermità o colpe e “lasciar lavorare” l’amore che li lega e l’aiuto reciproco che genera
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un prestazione straordinaria ma sempre misurata di Naomi Watt sorregge tutto il film che risente, nella sceneggiatura, di alcuni risvolti non pienamente sviluppati
Testo Breve:

Una famiglia, colpita, nella figura della madre, da una grave infermità, sa tornare a “volare” con il sostegno reciproco e l’impegno comune verso una gazza ladra ferita e caduta dal nido. In sala

Il film  racconta la storia vera della rinascita di una donna, una moglie e una madre e, con lei, di tutta la sua famiglia. La sceneggiatura, tratta dal libro di Cameron Bloom Penguin Bloom. l’uccellino che salvò la nostra famiglia, sa evitare di scivolare sul lacrimoso e affronta un tema delicato con  ammirevole delicatezza.
Sono vari gli aspetti interessanti di questo film.

Innanzitutto, non viene presentata la storia di un gruppo di supereroi. Con grande verità vengono messe in scena le fatiche di questa famiglia: la gioia iniziale, il grave incidente che ribalta completamente gli equilibri e toglie la pace, la difficoltà di una madre depressa perché si vede apparentemente inutile per le persone a lei care, le fatiche di un padre che cerca di crescere i figli prendendosi cura di una moglie non solo per le necessità primarie, ma anche per tenere alto il suo umore. Il senso di colpa del primogenito, che si sente responsabile dell’incidente avvenuto alla madre.

In tutto ciò, ed ecco il secondo motivo che rende apprezzabile il lungometraggio dell’australiano Glendyn Ivin, l’amore familiare che, pur non togliendo le difficoltà e gli ostacoli di tutti i giorni, aiuta ad affrontare gli avvenimenti con lo spirito giusto. Forse proprio questo amore è il grande protagonista. Samantha, segnata dalla depressione, è troppo concentrata su se stessa e su quello che non riesce a fare, per accorgersi del grande amore che Cameron e i suoi figli nutrono per lei (e non per quello che lei è capace o non è capace di fare). Noah, che è troppo richiuso in sé stesso per esternare il suo dolore e il suo senso di colpa, restando così incastrato in un loop interiore che lo rende impenetrabile anche alle persone a lui più vicine.

Penguin, anche se inconsapevolmente, opererà una rivoluzione nella vita di queste persone: lei ha più bisogno di aiuto e protezione di tutti gli esseri umani che la accolgono. Un aiuto e una protezione che anche Samantha e Noah sono in grado di dare. Con tutte le proporzioni del caso,  l’animaletto mostra come nella sofferenza, per ritrovare la speranza, la via maestra sia quella di donare attenzioni e amore e non di richiederle per sé in modo autoreferenziale.

Bella anche la soluzione del regista e dello sceneggiatore di costruire una sorta di parallelo tra la vita della gazza e la vita della famiglia che la ospita. Il ritrovamento del volatile piccolo e malconcio (come i Bloom dopo il rientro dalla Thailandia), il prendersi cura del piccolo pennuto che gli ridà vita (la famiglia cerca di trovare un nuovo equilibrio perché la vita possa proseguire), tempo e attenzioni dedicate perché possa imparare a volare (la condivisione, anche della sofferenza interiore, che restituisce ai Bloom la serenità e la gioia di cui l’incidente li aveva privati per lungo tempo).

Il racconto, attraverso i flashback e alcuni commenti affidati alla voce fuori campo di Noah (che dà voce ad alcuni passaggi del libro del padre), accompagna con delicatezza lo spettatore nella storia di questa famiglia, aiuta ad entrare in empatia con quanto vissuto dai diversi componenti, non nasconde la drammaticità dei fatti senza mai forzare la mano per strappare una lacrima o, peggio ancora, per far compatire i Bloom.

Non può mancare, infine, una menzione per Penguin, o meglio, dell’addestratore Paul Mander che con ben otto esemplari di gazza è riuscito a mostrare le diverse fasi dell’inserimento del volatile nella famiglia Bloom. La presenza della gazza, infatti, regala in diverse occasioni motivi per sorridere.

Insomma, una buona ed equilibrata alchimia tra pathos e buon umore che rendono il lungometraggio molto godibile.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BLACK WIDOW

Inviato da Franco Olearo il Mer, 07/28/2021 - 22:10
Titolo Originale: Black Widow
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Cate Shortland
Sceneggiatura: Eric Pearson
Produzione: Marvel Studios
Durata: 133
Interpreti: Scarlett Johansson, Florence Pugh, Rachel Weisz, David Harbour

Natasha Romanoff, la vedova nera, sta scappando dopo la violazione degli Accordi di Sokovia. Questa fuga la costringe a fare i conti con il suo passato e una famiglia alquanto particolare. La sorella Yelena, anche lei vedova nera; il padre Alexei (in battaglia Red Guardian, il contraltare russo di Captain America). Sottoposta ad un programma di rieducazione (comprensivo di sterilizzazione) per donne atto a renderle abili alla battaglia chiamato Stanza rossa, si trova a fronteggiare il suo ideatore e creatore: Dreykov. Uomo cattivo e senza scrupoli che ha il controllo assoluto su tutte le vedove nere sparse per il mondo e le utilizza per esercitare il suo dominio.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un film dai toni cupi incentrato sulla violenza e l'abuso nei confronti dei minori. La dimensione dei rapporti familiari è quella che più di ogni altra trova spazio nel film ma pur essendo presente una minima dimensione di affetto tra i suoi membri, quello che tiene unite le persone è un mero tornaconto personale fra adulti che condividono lo stesso compito speciale
Pubblico 
Adolescenti con riserva
Turpiloquio, numerose scene di violenza, contrassegnate anche da spietata crudeltà. Impressionante, per i minori, la sequenza dove delle bambine vengono sottratte con la forza dai loro genitori. Una madre viene uccisa in presenza dei suoi figli. Una donna che rimane storpiata alle gambe dopo una caduta, viene invitata a uccidersi
Giudizio Artistico 
 
Un lungometraggio sicuramente godibile (in particolare per i cultori del genere) con sfoggio (se non ostentazione vera e propria) di effetti speciali e di duelli concitati ma non sicuramente tra i migliori prodotti dagli Studios del compianto Stan Lee. Il cast è ottimo ma non c’è approfondimento psicologico per i protagonisti
Testo Breve:

Fra gli Avengers, era tempo di conoscere meglio Natasha Romanoff, la vedova nera. La sua infanzia privata dei  veri genitori, sua sorella Yelena, il padre adottivo Red Guardian. Spettacolari scene di azione arricchiscono un film che segna l’uscita dalla saga della brava Scarlett Johansson. In sala

Un altro film al femminile (regista e protagoniste, infatti, sono donne) prodotto dalla casa Disney (che ha acquisito Marvel Studios nel 2009). Una pellicola attesa per far conoscere agli spettatori la storia della vedova nera, Natasha Romanoff, “quota rosa” del gruppo degli Avengers. Uno spin off che, nella cronologia del Marvel Cinematic Universe, si situa tra Captain America: Civil War e Avengers: Endgame.

Sembra un prodotto realizzato per due motivi: il primo, far conoscere al grande pubblico Yelena Belova, “sorella” di Natasha, anche lei cresciuta come vedova nera, probabile sostituta della Romanoff nei prossimi film sui vendicatori. E, in secondo luogo, per mostrare (anche se a volte sembra un’ostentazione un po’ forzata) effetti speciali e inseguimenti rocamboleschi, alcuni dei quali a dir poco esagerati anche per un film di fantascienza.

Un lungometraggio sicuramente godibile (in particolare per i cultori del genere), ma non sicuramente tra i migliori prodotti dagli Studios del compianto Stan Lee.

Tutta la narrazione si regge su numerosi flashback, creati per mettere lo spettatore a conoscenza della storia passata del personaggio interpretato da Scarlett Johansson. Poteva essere un’occasione per dare uno spessore psicologico alla Vedova Nera in questa sua ultima comparsa nella saga Marvel (visto che muore in Avengers: Endgame), diventano invece uno spazio ulteriore per fare sfoggio (se non ostentazione vera e propria) di effetti speciali e di duelli concitati. Insomma, alla possibilità di scandagliare la psicologia della donna, si è preferito optare per l’adrenalina.

Un altro dato rilevante è quello della violenza. Le lotte, infatti, non passano inosservate in particolare per la violenza che viene mutuata dai combattimenti. Impressionante, per i minori, la sequenza dove delle bambine vengono sottratte con la forza dai loro genitori.

Forse la dimensione dei rapporti familiari è quella che più di ogni altra trova spazio nelle due ore di proiezione. Apparentemente, quella in cui vivono Natasha e Yelena, è una famiglia. Nella realtà, però, si tratta di un gruppo di persone messe insieme dal governo comunista russo nell’ambito dei progetti sperimentali legati alla guerra fredda per fronteggiare, nella finzione cinematografica, gli esperimenti di super soldati messi in atto dagli americani (il cui risultato migliore è Captain America). Su questo dato si possono fare diverse considerazioni. Pur essendo presente una minima dimensione di affetto tra i suoi membri, quello che tiene unite le persone è un mero tornaconto personale fra adulti che condividono un compito speciale da parte dei servizi segreti. Diventa logico, di conseguenza, che la ribellione tipica dell’adolescenza diventi una ribellione totale ai “genitori”, un disaccordo che si protrae per tutta la vita delle due ragazze. Essendo state trattate da oggetti (e non da persone) durante tutta la loro infanzia, diventa chiaro che non riescono più a fidarsi di loro.

Per contro, nel momento in cui Natasha fa esperienza di un luogo dove si sente accolta e ben voluta (nel gruppo degli Avengers) non ne fa più a meno: sarà, anzi, disposta a sacrificarsi per loro (come accadrà in Avengers: Endgame). Nel confronto con Yelena, tra l’altro, emerge in modo forte questa contrapposizione: la sorella più piccola non ha mai conosciuto qualcosa di meglio della sua famiglia e la difende in ogni circostanza, Natasha invece si scontra con la sorella perché possa aprire gli occhi e accorgersi che ci può essere qualcosa di meglio.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DIARIO DI UNA NERD SUPERSTAR (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/27/2021 - 17:19
Titolo Originale: Awkward
Paese: U.S.A.
Anno: 2011
Sceneggiatura: Lauren Iungerich
Produzione: Mosquito Productions
Durata: 12 puntate di 20'
Interpreti: Ashley Rickards, Beau Mirchoff, Nikki DeLoach, Jillian Rose Reed, Brett Davern

Jenna ha15 anni e ha iniziato le scuole superiori non certo nel modo che avrebbe voluto. Invece di presentarsi come ragazza simpatica è carina, ha dovuto fare il suo primo ingresso a scuola con il braccio ingessato a causa di una sfortunata caduta in casa a cui nessuno dei nuovi compagni crede, pensando che si sia trattato di un tentativo di suicidio andato a male. Pesa anche una lettera anonima che ha ricevuto a casa e che la giudica una “ragazza invisibile”; come se non bastasse, Matty il bel ragazzo che ha conosciuto l’estate precedente e con il quale ha avuto il suo primo rapporto sessuale, non vuole farsi vedere con lei come coppia fissa, perché, a suo dire, non si sente pronto. Per fortuna riceve l’appoggio da due care amiche di vecchia data, Tamara e la cinese Ming: tutte e tre non hanno segreti fra loro

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ragazze liceali aspirano a trovare un ragazzo con il quale poter saziare il loro desiderio di amore ma scendono spesso a compromessi nell’esercizio della sessualità e sono prive di riferimenti adulti che possano esser loro di esempio
Pubblico 
Adolescenti
Per un linguaggio eccessivamente disinvolto su tematiche sessuali
Giudizio Artistico 
 
Il serial ha avuto significativi riconoscimenti che hanno sottolineato l’apprezzamento ricevuto presso un pubblico giovane: 2013 People's Choice Awards Favorite Cable TV Comedy, Teen Choice Awards TV Breakout Star per Beau Mirchoff
Testo Breve:

Una quindicenne inizia il suo primo anno alle superiori sognando un amore appassionante e la conquista della stima dei propri compagni ma nulla avviene come sperato. Una teencomedy che rivela, con molta ironia, alcune verità sulle ansie  di un cuore adolescente. Su Tim Vision e Sky

 

I filoni  teendrama e  teencomedy  sono ormai ricchissimi di opere (film e serial TV) che hanno cercato di esplorare quell’universo finito (tre soli anni) e chiuso (il contesto delle scuole superiori) dove tutto sembra accadere a somiglianza del mondo degli adulti e tuttavia non è che un’ombra di quello che accadrà quando, senza più reti di protezione, quei ragazzi si troveranno ad affrontare il mondo reale.

In questa prospettiva non si può evitare di vedere questo Diario di una Nerd Superstar (titolo originale: Awkward) arrivato alla sua quinta stagione (su Tim Vision; su Sky   la prima stagione) e che ha riscosso l’apprezzamento proprio di quel pubblico che ha cercato di descrivere.

Quale formula narrativa è stata adottata per avvicinarsi al mondo degli adolescenti? Innanzitutto, un ossequio alle tante regole mai scritte da nessuno ma applicate di fatto in tutte le opere teen realizzate nell’emisfero occidentale: la “prima volta” accade fra i 14 e i 15 anni, in modo che durante il periodo dell’high school questo “problema” sia ormai alle spalle e il tema dominante diventi il riuscire a far coppia fissa con un lui/un lei in forma di proto-convivenza. E’ quanto accade fin dal primo episodio di questo serial, dove apprendiamo che  Jenna, nell’estate che precede l’ingresso alle superiori, scopre, ora che si è potuta togliere il ferretto dai denti, di non essere più invisibile, soprattutto agli occhi di Matty, il più affascinante di tutti. Con arguzia, l'autrice Lauren Lungerich sottolinea quanto quella "prima volta" si sia ormai trasformato in un atto convenzionale: c'è attrazione fisica fra Jenna e Matty  ma lei non si abbandona con spontaneità  a quel momento così significativo; cerca invece di  nascondere il suo stato di vergine, perché “ciò avrebbe rovinato tutto”.

L’autrice presta il necessario tributo al mondo degli adolescenti anche usando un linguaggio diretto, privo di tabù  soprattutto in riferimento al sesso, né manca di esercitare la sua ironia nei confronti di quell'unica ragazza che vuole arrivare vergine al matrimonio, che finisce per adottare metodi insoliti per non disilludere il suo ragazzo. Bisogna però sottolineare che, nonostante quanto detto fino a questo punto, siamo lontani da altri serial a contenuto scandalistico, come Euphoria, Elite, Sex Education, perché dietro questo necessario contributo alle tendenze di fatto, agli obblighi sociali da high school (incluso quello di ubriacarsi a ogni festa e il revenge porn) emerge in Jenna e nelle sue amiche, un animo sensibile e ancora in formazione.

Nel blog a cui confida i suoi più intimi pensieri, Jenna si domanda quando  quell’ io e tu che  scambia con Matty  potrà finalmente diventare un noi.  Jenna annota: “fin dalla tenera età, tutte le ragazze sognano incondizionatamente una vita romantica; forse io non sono una di quelle ragazze che riesce a realizzare il suo sogno alle superiori, forse dovrei aspettare” E così, pagato il necessario tributo alla modernità, il serial mostra il suo cuore delicato, le aspirazioni di Jenna a poter essere apprezzata per quello che è e di poter manifestare liberamente, la sua “ubriacatura di amore appiccicoso” verso un  ragazzo che abbia  finalmente pronunciato la parola “ti amo”.

Ma in questa età di passaggio c’è anche molta incompiutezza, provvisorietà. Lo si vede nei ragazzi che non sanno decidersi a impegnarsi in un amore vero (Matty) o a decidersi verso chi voler veramente bene (Matty, incerto fra Lissa e Jenny). Anche la “cattiva” Sadie, che non perde occasione per gettare discredito su Jenna, ha un cuore debole, perché soffre per la sua pinguedine e per non riuscire ad essere come le altre.

Un’altra significativa adesione allo standard presente in queste teencomedy si trova nell’insignificanza dei genitori quando si tratta di prendere alcune decisioni chiave: la madre di Jenna (che era rimasta incinta quando si trovava ancora al liceo) è ancora troppo concentrata sulla realizzazione di se stessa; Valerie, la psicologa della scuola, a cui Jenna dovrebbe confidare le sue ansie, è una curiosa donna eccentrica e poco affidabile. Solo il padre riesce a scambiare con Jenna qualche parola piena di buon senso.

La storia avanza con un tono sempre ironico ma brutalmente sincero che in fondo è il modo migliore per non prender troppo sul serio quei drammi o gioie che avranno inesorabilmente una fine.

Nelle stagioni successive la storia segue il ritmo degli anni passano fino ad arrivare al famoso ballo di fine corso ma resta un rammarico: corrisponde forse alla verità il vivere in modo così disgiunto le proprie esperienze sessuali rispetto alla progressiva molto, graduale conoscenza dell’altro/a  e il lasciar maturare, nel proprio cuore, un amore che possa durare tutta una vita?

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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