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A PROPOSITO DEI RICARDOS

Inviato da Franco Olearo il Sab, 01/22/2022 - 16:43
Titolo Originale: Being the Ricardos
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Aaron Sorkin
Sceneggiatura: Aaron Sorkin
Produzione: Amazon Studios, Escape Artists
Durata: 131
Interpreti: Nicole Kidman, Javier Bardem, J. K. Simmons, Nina Arianda

Nel 1953 Lucille e Desi sono la coppia più famosa d’America perché protagonisti della seguitissima sitcom televisiva I love Lucy (Lucy ed io). Marito e moglie nella finzione come nella realtà, li vediamo al lavoro per registrare negli studios della CBS una nuova puntata, discutendo animatamente con il regista e gli sceneggiatori davanti al copione e poi recitare davanti alle telecamere. La normale routine viene interrotta da due importanti novità che rischiano di mettere in crisi la sitcom: Lucille è incinta (non si è mai vista in TV una donna incinta) e su alcuni giornali, a caratteri cubitali, è apparsa la notizia che Lucille si era iscritta al partito comunista, in pieno periodo maccartista…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una coppia cerca il successo ma anche l’affiatamento al suo interno. Una troupe televisiva discute animatamente per ottenere il meglio dal programma ma è salda la stima reciproca
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene intime fra i coniugi senza nudità, saltuario linguaggio scurrile
Giudizio Artistico 
 
Aaron Sorkin, questa volta regista oltre che sceneggiatore, ricostruisce speranze, tensioni e sostegni reciproci fra i due coniugi nella vita e nella finzione ma i suoi dialoghi, sempre troppo arguti, tradiscono la personalità dell’autore a discapito di quella dei protagonisti. Probabile candidatura all’Oscar 2022.
Testo Breve:

Lucy e io, la più famosa sitcom americana degli anni ’50, esplorata dal suo interno nella vita della troupe e dei due protagonisti. Su Prime Video

Finita la guerra, le industrie americane convertono le loro produzioni sfornando beni di consumo, si moltiplicano i supermercati, ogni famiglia mira ad avere l’automobile, il televisore, il frigorifero e la lavatrice. Grande importanza viene data alla famiglia e tanti film romantici si concludono con la scena del neo-marito che prende in braccio la sposa per solcare la soglia di casa.  Anche la televisione sforna programmi da vedere per tutta la famiglia riunita, grandi e piccoli. Lucy ed io è proprio una di queste trasmissioni, grazie alle quali la gente ride dei piccoli fatti quotidiani di questa piacevole coppia, giocando sulla loro diversa origine ( lui è un cubano) e sull’aspirazione di Lucy a non volersi limitare a fare la casalinga.

Lo sceneggiatore e regista Aaron Sorkin non è interessato a ricostruire la società e il mood del tempo (al contrario il film Pleasantville ha fatto delle sitcom del tempo una satira feroce, considerandole figlie di un mondo ingenuo e buonista), non si domanda perché la gente del tempo rideva di quelle semplici situazioni domestiche ma persegue ancora una volta la sua grande passione: descrivere nei minimi dettagli le logiche interne di un contesto lavorativo. Non ci troviamo questa volta all’interno di una redazione televisiva (The Newsroom) né tanto meno nella stanza ovale del Presidente degli Stati Uniti (The West Wing) o addirittura negli incontri segreti di una bisca clandestina (Molly’s Game) ma negli studi della rete CBS, in un lunedì mattina, quando attori e staff commentano il copione del prossimo episodio per arrivare al venerdì, il giorno delle riprese dal vero davanti al pubblico. Il film è la cronaca di una settimana di lavoro di un team televisivo e della vita di una coppia, Lucille e Desi, strettamente intrecciate fra loro.

A Lucy non va bene una scena, vuole cambiarla, discute con il regista, con il produttore esecutivo, con gli sceneggiatori, con gli altri due attori-spalla, Ethel e Fred, vuole avere sempre l’ultima parola, ben conscia di essere l’attrazione principale dello spettacolo. Desi è sempre pronto a mediare e a calmare le acque. Si tratta comunque di discussioni esclusivamente professionali: in privato davanti a un bicchiere di vino o in un camerino, assistiamo a numerosi colloqui a due a due fra Lucy e i suoi colleghi o colleghe, pronti a comprendersi e ad aiutarsi a vicenda.

Più complesso il rapporto fra Lucille e Desi. Si amano realmente, lui smuove con abilità tutte le sue conoscenze quando vorrebbero sospendere le registrazioni perché lei è incinta o peggio, quando lei viene accusata di essere una comunista; lei si adopera perché a lui venga attribuito il titolo di vice direttore esecutivo ma è come se, in privato le loro parti fossero invertite. Se Lucy è insofferente per una vita che trascorre fra le mura domestiche, Lucille vorrebbe un po’ di vita privata con il figlio che sta arrivando e se Ricky Ricardo è un personaggio con la testa sulle spalle, il vero Desi passa le serate (le notti) in modi che Lucille non dovrebbe sapere.

Il pezzo forte di ogni sceneggiatura di Aaron Sorkin   è sempre stato costituito dai dialoghi a due, un’abilità che in questo serial viene confermata. Conosciamo così le intime ansie della coppia, lui costretto sempre a far dimenticare agli altri la sua origine cubana e a ricordare che è andato in guerra anche lui, come ogni bravo cittadino americano; lei ha visto crollare il suo sogno di diventare una diva del cinema e si è dovuta accontentare della radio per poi approdare alla televisione.

In conclusione, sono tanti gli interessi che questo serial riesce a suscitare: il gusto di vedere dall’interno come la televisione abbia compiuto la sua scalata al successo, il ricordo dei tempi oscuri del maccartismo, la contrastata storia d’amore fra due personaggi famosi.  Non c’è nessuno di questi elementi che prevalga se non un altro: Aaron Sorkin stesso. I dialoghi sono troppo elaborati, troppo intelligenti e la personalità dell’autore predomina, spostando in secondo piano quelle  dei protagonisti.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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E' ANDATO TUTTO BENE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 01/18/2022 - 10:35
Titolo Originale: Tout s'est bien passé
Paese: FRANCIA
Anno: 2021
Regia: François Ozon
Sceneggiatura: François Ozon
Produzione: Mandarin Films
Durata: 113
Interpreti: Sophie Marceau, André Dussollier, Charlotte Rampling, Géraldine Pailhas

Nel 2008 Andrè ha superato gli ottanta ed è tuttora un rinomato mercante d’arte. Vive separato dalla moglie, un tempo scultrice, accudita da una badante a causa della sua instabilità mentale. La coppia ha avuto due figlie: Emmanuelle. la minore, è una scrittrice mentre la maggiore,Pascale,divorziata, accudisce i suoi due figli. Andrè è colpito da ictus celebrale. Emmanuelle è con lui nei momenti più critici ma a poco a poco il padre si riprende, torna lucido di mente anche se è costretto su una sedia a rotelle. Quando il peggio sembra ormai superato, Andrè chiede alla figlia di aiutarlo a farla finita. Emmanuelle resta costernata: non vuole assecondarlo in questo desiderio ma il padre inizia a praticarle ogni forma di ricatto psicologico..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film porta sullo schermo la squallida storia di un padre egoista e quasi disumano e di una figlia che non trova la forza di rispondere con energia ai ricatti del padre Un solo uomo, un autista di fede mussulmana, si rifiuta di guidare l'autombulanza fino alla clinica della morte
Pubblico 
Maggiorenni
E’ opportuno che i minori non vedano questa storia priva di qualsiasi sensibilità umana
Giudizio Artistico 
 
François Ozon riesce perfettamente, grazie alle sue indubbie qualità, nel suo intento di farci vivere, giorno per giorno, il compimento di una tragedia priva di qualsiasi pietas umana, guidata solo da un cieco egocentrismo
Testo Breve:

Un anziano, costretto su una sedia a rotelle, vuole farla finita. La figlia non riesce a dirle di no. E’ la storia molto particolare di una sconfitta umana che poteva benissimo non venir raccontata. In Sala

Il protagonista, André è un personaggio semplicemente odioso. Per ottenere qualcosa piagnucola come un bambino, non si fa scrupoli di preferire Emmanuelle all’altra figlia, predilige solo i  nipoti maschi, non vuole più vedere la moglie anche in questi suoi momenti così decisivi, mente spudoratamente per ottenere quello che desidera. Nei pochi flashback che vediamo, scopriamo che quando Emmanuelle era piccola è stato un padre irascibile e autoritario. Come se non bastasse si incontra ancora con il suo ex amante (ha inclinazioni omosessuali)  il quale si approfitta di lui, desideroso solo di ereditare il suo orologio d’oro. Non fa mistero della sua mancanza di sensibilità: quando viene a sapere che il servizio della buona morte di una clinica svizzera costa 10.000 euro, si domanda ironicamente: “ma i poveri come fanno?”.  La figlia le risponde: “muoiono nel loro letto”. Lui annuisce con indifferenza e il discorso finisce lì. Il regista  ha cercato di renderlo sgradevole anche fisicamente: André ha, dopo l’ictus, un labbro pendente e viene ripreso frequentemente, in posizione orizzontale,  per sottolineare la sua umanità mutilata.

Anche il film, nel suo complesso, è noioso: seguiamo passo passo, con minuzia di dettagli,  le iniziative che Emmanuelle deve intraprendere per avviare la complessa procedura necessaria per il  trasferimento del padre in una clinica della morte in Svizzera, incluse tutte le ipocrisie necessarie perché  lei e sua sorella non risultino responsabili della sua morte. Anche la cinica funzionaria della clinica si vuole riparare dietro una procedura ugualmente ipocrita: il paziente dovrà portare da solo alla bocca la pozione letale e nessuno dovrà aiutarlo.

Per contrappunto c’è il personaggio di Emmanuelle, che si prodiga in un servizio continuo a favore del padre, sopportando i suoi modi sgarbati e i suoi ricatti. Ha un moto di speranza quando il padre decide di rinviare la partenza per la Svizzera per ascoltare il nipotino che si deve esibire a scuola in una prova di musica.  Ma è l’illusione di un momento Emmanuelle di fronte a un uomo così testardo, non riesce a mostrargli le altre mille belle ragioni per vivere e alla fine conclude, sconfitta, che a quel padre non si può dire di no,

Molti critici hanno sottolineato come il film non sia a tesi, ma che il regista racconti, con un certo distacco, il dramma umano dei protagonisti senza prendere posizione.  

Non concordo con questo giudizio. Già il titolo di per se’ “E’ andato tutto bene” vuole portare il tema dell’eutanasia nell’ambito di una banalità procedurale. Ma soprattutto ci si trova di fronte a un terribile dilemma etico che era stato già portato sugli schermi in Million Dollar Baby: quando si ha la responsabilità di accudire una persona che si ama, ormai impossibilitata ad agire in modo autonomo, è lecito annullale totalmente se stessi per diventare il puro braccio esecutivo di colui che vuol porre fine alla propria esistenza? In entrambi i film la risposta è positiva: il fornire passivamente il proprio braccio per adempiere la volontà di chi vuol morire è un atto lacerante certo, ma viene pur sempre considerato, se non di amore, un atto doveroso.

Ma amare una persona vuol dire dare a questa, ciò che in coscienza si ritiene sia il suo bene, non vuol dire assecondare passivamente i suoi desideri. Amore non è solo sentimento ma responsabilità. Lo sa molto bene chi è genitore che non dice sempre sì al proprio figlio o figlia ma asseconda ciò che è bene per lui. Lo stesso un amico verso un altro amico, un coniuge verso l’altro coniuge, una figlia verso un genitore ormai anziano. Nel caso specifico di Andrè  non ci sono leggi sopra di lui ma diventa legge solo ciò che lui decide.  La responsabilità ricade quindi tutta su Emmanuelle che si trova davanti a un grave caso di coscienza. 

Dal 2015 esiste in Francia una legge che impropriamente si può definire pro-eutanasia. La vicenda narrata si svolge nel 2008 ma neanche la legge del 2015  avrebbe assecondato i desideri di Andrè. Si tratta infatti di una legge che consente una sedazione profonda e continua per chi soffre a seguito di una malattia che lo sta portando inesorabilmente verso la morte. Nel caso di Andrè non c’è sofferenza né morte prossima ma solo il vincolo di doversi muovere su di una sedia rotelle. Il suo desiderio di morire è quindi frutto di una personalità egoista e insensibile, che non coglie il conforto di poter stare comunque vicino alle sue figlie, ai suoi nipoti  e ai suoi amici anche nella sua nuova condizione.

Un film è sempre espressione del desiderio di portare alla ribalta un tema, un argomento,  che è percepito come condiviso dalla maggior parte del pubblico. Non si comprende quindi perché si siano spesi dei soldi per realizzare un film intorno a un caso così atipico e perché la gente debba andare a perdere tempo a vederlo.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DOC - NELLE TUE MANI (Stagione 2, primi episodi)

Inviato da Franco Olearo il Lun, 01/17/2022 - 08:02
 
Titolo Originale: DOC NELLE TUE MANI
Paese: Italia
Anno: 2022
Sceneggiatura: Francesco Arlanch, Viola Rispoli
Produzione: Rai Fiction, Lux Vide
Durata: 16 episodi di 50 min
Interpreti: Luca Argentero, Matilde Gioli, Sara Lazzaro, Alice Arcuri, Gianmarco Saurino, Giovanni Scifoni, Pierpaolo Spollon, Alberto Malanchino, Simona Tabasco

Andrea Fanti, chiamato doc, si trova a suo agio nel muoversi all’interno dell’ospedale senza un incarico ufficiale, aiutando e incoraggiando tutti con la sua competenza professionale e la sua calda umanità. Cerca di assumere un atteggiamento corretto e collaborativo con Agnese, la direttrice dell’ospedale, sua ex moglie, mentre la squadra, un tempo così unita sembra si stia per sfaldare: Giulia sta per partire per Genova, Lorenzo, da sempre innamorato di lei, pensa di abbandonare la medicina. Gabriel ritiene giusto tornare in patria in Etiopia anche se ciò vuol dire lasciare Elisa ma quest’ultima è pronta a specializzarsi in malattie tropicali per poterlo raggiungere. Lo specializzando Ric mantiene l’intesa con Alba ma c’è qualcosa di nuovo e terribile che sta accadendo. Una nuova pandemia, proveniente dalla Cina, è entrata con violenza nel reparto…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Tutti i protagonisti si impegnano a collaborare e a solidarizzare fra loro per il bene del reparto e dei pazienti sotto cura
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Gli sceneggiatori, con l’ausilio della regia, mostrano notevoli doti nel disegnare la calda umanità di tutti i protagonisti
Testo Breve:

DOC e la sua squadra tornano in campo anche di fronte alla crisi indotta dal Covid, cercando sempre di restare uniti e di collaborare fra loro. Su RaiUno e Raiplay

Doc, seconda stagione, nella prima serata con i primi due episodi, ha raggiunto 7 milioni di telespettatori, conquistando il 30,5% di share. Un successo clamoroso più che meritato dovuto alla simpatia dei personaggi ai quali il pubblico si è ormai affezionato, sicuramente per la bravura degli attori ma anche per l’abilità con la quale sono stati tratteggiati, grazie alla sceneggiatura di Francesco Arlanch e Viola Rispoli. Appoggiate sulle solide basi di un genere che piace sempre, il medical drama, dove l’emergenza è sempre dietro l’angolo e la scoperta di quale malattia abbia il paziente di turno è più avvincente della risoluzione di un giallo, si sviluppano tante storie private: relazioni amorose, rivalità, collaborazioni professionali. Tutto questo non è però sufficiente a dare ragione di un successo così solido e vanno cercate altre motivazioni, più profonde.

Le indagini che vengono svolte sui pazienti ricoverati sono sicuramente professionali, svolte da un team ben preparato ma non ci troviamo dalle parti del Dr House: Andrea entra ed esce nelle stanze dei pazienti, fa domande o cerca di intuire la loro vita privata proprio perché, come lui stesso dice, i pazienti non vanno solo sottoposti a una serie di analisi specialistiche ma “bisogna guardare il paziente in faccia, tutto intero, con la sua storia personale”.

Un altro aspetto che ha rilevanza è lo spirito di squadra: Non è l’eccellenza del singolo che fa funzionare il team ma è la sinergia che li tiene uniti. Forse gli sceneggiatori hanno trovato ispirazione dai vari serial di contesto che sono da sempre la peculiarità di Aaron Sorkin (West Wing, The Newsr Room, Molly’s Game, Miss  Sloane, Being the Richards) dove le dinamiche lavorative che si sviluppano all’interno di una comunità di professionisti di un determinato settore stimolano l’impegno di tutti e mettono alla prova ogni suo membro.

Sono tutti aspetti che catturano l’attenzione dello spettatore che viene comunque invitato a pensare sempre positivamente: non a caso il subplot presente in ogni puntata è al contempo un problema sanitario ma anche un caso umano, che si conclude sempre felicemente. E’ un modo di pensare positivo che  piace a una vasta porzione di  pubblico.

Resta insolita, almeno nei primi due episodi, la figura di Andrea. Appare come fuori dalla mischia, ormai senza problemi personali, una sorta di don Matteo di corsia pronto a sostenere, a consolare tutti i componenti del team, perché  è come se si fosse posizionato al di sopra delle parti.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DON'T LOOK UP

Inviato da Franco Olearo il Gio, 01/13/2022 - 11:27
 
Titolo Originale: Don't Look Up
Paese: USA
Anno: 2021
Regia: Adam McKay
Sceneggiatura: Adam McKay
Produzione: Bluegrass Films, Hyperobject Industries
Durata: 138
Interpreti: Leonardo DiCaprio, Jennifer Lawrence, Cate Blanchett, Meryl Streep, Timothée Chalamet

Kate Dibiasky, dottoranda in astronomia presso la Michigan State University, fa una scoperta sensazionale: una cometa mai vista o identificata prima. Comunicata questa scoperta al suo professore, Randall Mindy, si viene e scoprire che la Terra si trova sulla sua traiettoria  e che lo scontro è previsto fra sei mesi. Non ottenendo la collaborazione della presidente degli Stati Uniti, gli astronomi decidono di affidare ai media la notizia. La scoperta che la fine del mondo avverrà entro sei mesi suscita le reazioni più diverse: chi nega i fatti, chi pensa di potersi arricchire a spese della cometa, chi protesta…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film risulta essere un grandioso apologo morale, contro i vizi imperanti nel mondo della politica, dell’informazione e dei social network ed esalta la fedeltà coniugale.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Linguaggio scurrile, incontri sessuali fuori del matrimonio
Giudizio Artistico 
 
Il film impiega bene il suo cast stellare (Leonardo di Caprio, Jennifer Lawrence, Cate Blanchett, Meryl Streep e l’ormai onnipresente Timothée Chalamet) per raggiungere, con rigore formale, il suo obiettivo di denuncia
Testo Breve:

Alcuni astronomi hanno scoperto l’esistenza di una cometa che sta per abbattersi sulla terra. Bisogna crederci oppure no? Mentre la gente si divide fra credenti e increduli (tipo Novax), il film costruisce una  satira mordace del mondo della politica e dell’informazione che non cercano la verità ma ciò che risulta loro più conveniente. Su Netflix

Il regista Adam McKay (La grande scommessa) ci consegna un’altra opera per nulla banale. Leggibile a più livelli di profondità, fin dalla locandina italiana manifesta la sua vena di black humor: “basato su fatti realmente possibili”.

Un film non per tutti (Netflix lo indica VM14), ma che vale la pena vedere e su cui riflettere. Il linguaggio a volte scurrile e alcune relazioni amorose disordinate, rendono la pellicola sicuramente non adatta ai bambini.

La storia non è nuova sul grande schermo (Armageddon - Giudizio finale, 1998): cosa succederebbe se il mondo finisse entro sei mesi? Per la verità, non viene dato moltissimo rilievo all’evento catastrofico che sta per accadere quanto piuttosto alle diverse reazioni che questa notizia può provocare nelle persone. Se da una parte questo permette di approfondire la psicologia dei diversi personaggi, dall’altra non viene per niente mascherata una visione pessimistica dell’uomo, in qualche modo guidato quasi unicamente da desiderio di fama, potere e ricchezza.

Se gli astronomi non fanno mistero della loro preoccupazione, le persone che apprendono la notizia cercano invece di sfruttare questa conoscenza unicamente per il proprio tornaconto. La presidente degli Stati Uniti, un’ottima Meryl Streep, all’inizio vieta ai due astronomi di divulgare la notizia perché non vuole essere la presidente del “disastro” ma subito dopo cambia idea perché, messa sotto accusa dalla stampa per certi scandali che la vedono coinvolta, scopre che dare lei stessa l’annuncio clamoroso della prossima calamità potrà essere un ottimo diversivo per far deviare le attenzioni dei media.

Peter Isherwell, interpretato da Mark Rylance, vede la cometa come un grande forziere di minerali rari sui quali cercare di avere l’esclusiva per profitti senza limiti

Jason Orlean, interpretato da Johan Hill, figlio della presidente: è uno zerbino che ricopre il suo ruolo solo perché lo ha messo lì la madre. Vittima di tutti gli eventi, asseconda coloro che sono più potenti di lui un po’ per ignoranza e un po’ per conservare il suo posto di comando.

Brie Evantee (Cate Blanchett) e Jack Bremmer (Tyler Perry), presentatori di uno show di infotaiment, continuano a sdrammatizzare perché brutte notizie fanno perdere l’indice di ascolto.

I media si scatenano ridicolizzando coloro che appaiono ai loro occhi solo come portatori di malaugurio.

Lo stesso professor Randall Mindy (Leonardo Di Caprio) si lascia catturare dal fascino della notorietà e dal suo ingresso nel circuito della “agente che conta” né mancano i fanatici trumpiani che odiano gli omosessuali e sparano con la loro pistola alla cometa che sta arrivando

Si potrebbero dire alcune cose negative su questo film come la presenza di tanti personaggi ridotti a semplici maschere comiche; in realtà si tratta di un film estremamente attuale (gli scontri in piazza fra chi crede nella cometa e chi no, non ricordano le manifestazioni dei Novax?) e va visto come un grandioso apologo morale, un racconto di denuncia contro una politica che cerca solo di conservarsi il  potere, l’informazione che punta solo agli indici di ascolto, i social network che condannano senza approfondire.

Anche negli aspetti privati il film dà un positivo messaggio a favore dell’unità familiare

Autore: Francesco Marini, Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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4 META'

Inviato da Franco Olearo il Lun, 01/10/2022 - 21:29
Titolo Originale: 4 metà
Paese: ITALIA
Anno: 2022
Regia: Alessio Maria Federici
Sceneggiatura: Martino Coli
Durata: 100
Interpreti: Matteo Martari, Matilde Gioli, Giuseppe Maggio, Ilenia Pastorelli

Luca e Sara sono una giovane coppia da poco sposata che ha invitato quattro amici a una cena a casa loro. Iniziano a disquisire sulla teoria di Platone descritta nel Simposio, secondo la quale gli esseri umani erano all’inizio una unità di maschio e femmina ma a causa delle loro disubbidienze nei confronti degli dei erano stati separati. Da quel momento ogni metà cerca la sua anima gemella, quell’unica metà che si adatta perfettamente a se stessa. I loro amici non credono che esista per ognuno di noi un’unica persona che sia perfetta per una salda unione matrimoniale e a questo punto Luca e Sara raccontano le storia di due donne e due uomini loro amici: Chiara, un’anestesista in cerca del grande amore; Giulia, una ricercatrice in statistica, sicura di sé che ama venire al dunque senza troppe smancerie; Dario, un avvocato di bell’aspetto e donnaiolo impenitente; Matteo, collaboratore di una casa editrice, persona gentile, attento alle esigenze degli altri. Fra questi quattro, chi si unirà con chi? Lo scopriremo progressivamente attraverso la tecnica narrativa delle sliding doors , cioè lo sviluppo di varie ipotesi di relazione fra le quattro metà.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film mostra quattro giovani in cerca della propria metà e finisce per svelare alcune importanti verità sulla vita di coppia
Pubblico 
Adolescenti
Le problematiche young adult e certe scelte che vengono fatte, possono disorientare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il film è ben recitato e ben realizzato; supera la trappola di uno sviluppo a tesi, grazie a un’ottima caratterizzazione dei personaggi. Sgradevole l’eccesso di product placement
Testo Breve:

Grazie alla tecnica narrativa delle sliding doors, assistiamo a vari modi con cui quattro singoli possono accoppiarsi nella ricerca della propria metà. Un film che ci stimola nel riflettere sull’essenza dell’amore coniugale.Su Netflix

Questo film è come il gioco degli scacchi. Sappiamo che ogni pezzo ha le sue caratteristiche e ad ogni partita ci sono tanti possibili modi di incontrarsi-scontrarsi con i pezzi del fronte opposto. Cosa succede se la fredda Giulia incontra il donnaiolo Dario? Inevitabilmente trascorrono, senza troppi preamboli, una notte assieme perché per entrambi il romanticismo non entra nelle loro corde. Ma questa intesa è sufficiente per costruire una unione stabile? Il gentile Matteo e la romantica Chiara si incontrano a una festa di matrimonio. La felicità degli sposi risulta contagiosa e Matteo e Chiara si danno un primo bacio.  Tutto a posto anche in questo caso?

Il film, per evitare di renderci la vita facile, ci mostra gli altri due possibili accoppiamenti, cioè Giulia con Matteo e Chiara con Dario, lasciando allo spettatore il compito di decidere quale, fra queste possibili unioni, possa risultare quella che porti all’altare. Il film prosegue ponendo le quattro metà, diversamente unite di fronte a tre eventi catartici: la scoperta che lei è rimasta incinta, l’opportunità, per Giulia/Chiara, di trascorrere uno stage di sei mesi a Lisbona e il tradimento di Dario/Matteo durante una trasferta di lavoro a Londra. Potrà resistere la doppia coppia incrociata a questi violenti scossoni?

Il film non ci porta verso un finale chiarificatore, ma stimola lo spettatore a porsi delle domande. E’ vero che per ognuno di noi c’è un’anima gemella che l’aspetta? Il film non dibatte teorie in astratto ma ci porta a scoprire, nello sviluppo delle storie incrociate, importanti verità.  E’ solo tempo perso cercare di scoprire in che modo i due pezzi di una mela tagliata possono ricomporsi, nessun meccanismo garantisce una unione duratura. E’ vero il contrario ognuno dei due deve “morire a se stesso”, rinunciare al proprio io, per trasformarsi e adattarsi a vivere in questa nuova realtà costituita da me, te e dai figli che verranno. E’ bello a questo proposito, la disponibilità che Matteo mostra nel lasciare che Giulia vada a Lisbona e decide di partire anche lui, rinunciando a una possibile promozione nella sua azienda. Un gesto molto generoso, in grado di trasformare l’insensibile Giulia. Anche Chiara e Dario, che giocano al “restiamo solo amici” perché entrambi hanno paura di tuffarsi interamente in un amore totalizzante, potranno sbloccarsi solo quando uno dei due riuscirà a mostrare all’altro che sa compiere importanti rinunce per amore del loro amore.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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STORIES OF A GENERATION con Papa Francresco

Inviato da Franco Olearo il Sab, 01/08/2022 - 15:02
 
Titolo Originale: Stories of a Generation – with Pope Francis
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Simona Ercolani, Rupert Clague, Omer Shamir, Elias
Durata: 4 puntate di 45 min

Questa docu-serie in 4 puntate può essere vista come una sintesi filmica del libro-intervista a papa Francesco curato da padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica, dal titolo “ La saggezza del tempo. In dialogo con papa Francesco sulle grandi questioni della vita” (Edizioni Marsilio, 2018). Il senso generale di questa riflessione è quello di invitare a svolgere un dialogo costruttivo fra anziani e giovani, fra chi può dare testimonianza di positive esperienze vissute, e chi deve avere il coraggio di costruire un mondo migliore. Vengono intervistati ultrasettantenni di tutte le parti del mondo che raccontano ai loro nipoti le loro molteplici esperienze vissute intorno a quattro temi fondamentali: amore, sogno, lotta, lavoro.  A ogni puntata papa Bergoglio in persona commenta e chiarisce il senso di ciò che si sta vedendo.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Questa ricerca sull’uomo, che si sviluppa nei cinque continenti, ci ricorda quante ingiustizie e discriminazioni sono ancora presenti nel mondo e una chiave risolutiva può essere il non dimenticare, sollecitando uno scambio fruttuoso di esperienze fra nonni e nipoti.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune tematiche antropologiche e filosofiche richiedono una certa preparazione culturale
Giudizio Artistico 
 
Ricostruzione accurata ed efficace dei contesti e dei personaggi. Il montaggio, organizzato in modo da passare velocemente da un caso all’altro, rende a volte difficile seguire il racconto e non tutti i casi restano in linea con le proposte del film.
Testo Breve:

Papa Francesco commenta il comportamento virtuoso di alcune persone per sottolineare l’importanza della lotta contro l’ingiustizia, dell’amore gratuito verso il prossimo e del recupero dell’esperienza dei nonni: Su Netflix

Il 3 ottobre 2013, la vita di Vito Fiorino, un gelataio di Lampedusa, cambia per sempre. Riesce a salvare con la sua barca 47 naufraghi immigrati ma ricorda anche con angoscia quelli che ha visto morire perché per loro non c’era più posto. Divorziato da anni, lontano dai figli, ora è tornato a vivere prendendosi cura dei ragazzi e delle ragazze che ha salvato, seguendo la loro progressiva integrazione. A Port Royal in Virginia, assistiamo all’abbraccio fra Phoebe, figlia di schiavi e Betty Fischer, figlia dei proprietari della tenuta dove avevano lavorato i genitori di Phoebe. Un abbraccio che significa perdono ma Phoebe non può dimenticare che a 14 anni, quando era riuscita a frequentare una scuola di bianchi grazie alla sentenza di un giudice, era stata imbavagliata e violentata per vendetta dai suoi compagni bianchi. Danilo Mena Hernandez vive in una piccola fattoria isolata nella foresta di Costa Rica dove alleva maiali. Sua moglie è morta e spetta ora solo a lui prendersi cura dei due figli gemelli non vedenti e con handicap mentale. Danilo ha superato i settant’anni e si angoscia pensando a cosa succederà quando lui non ci sarà più: chi si occuperà dei gemelli; chi li aiuterà anche solo per andare in bagno? Si tratta di solo tre esempi, forse i più intensi, delle inteviste-confessioni a cui possiamo assistere nei quattro episodi.

E‘ indubbio che le brevi riflessioni di papa Francesco, inserite fra un racconto e l’altro, hanno l’obiettivo di dare un senso a tutto ciò che stiamo vedendo. Occorre però chiarire che i riferimenti impiegati non sono quelli del Vangelo, della fede cattolica  (a dire il vedro sono presenti, nei casi presentati, altri tipi di fede, come il cuoco israeliano che prega davanti al muro del pianto o la stilista nigeriana che ossequia la dea del fiume Osum), né possiamo concludere che Papa Francesco si sia riferito alle virtù teologali  o alle virtù cardinali  ma possiamo pensare piuttosto a una sorta di saggezza del “nonno” Francesco, che si appella a una legge naturale di validità universale.
E’ indubbio che il tema prevalente che traspare dalle parole di papa Francesco, sia quello della collaborazione fra generazioni. I giovani non debbono fare rivoluzioni distruttive del passato ma costruire usando come base le tradizioni ricevute dai nonni. Un tema riproposto anche nel suo  messaggio in occasione della LV giornata mondiale della Pace: “Da un lato, i giovani hanno bisogno dell’esperienza esistenziale, sapienziale e spirituale degli anziani; dall’altro, gli anziani necessitano del sostegno, dell’affetto, della creatività e del dinamismo dei giovani”. Allo stesso modo, nel capitolo sul lavoro, non ci sono espressioni che possano far riferimento all’obiettivo di raggiungere la santità mediante il lavoro, ma piuttosto il lavoro viene visto come modo migliore per acquisire dignità, realizzare se stessi (“nel lavoro occorre metterci l’anima”: dice il papa) e in questo modo costruire qualcosa che vada a beneficio del prossimo.

La docu-serie ci fa spostare in tutti e cinque i continenti, ricordandoci quanti paesi soffrano tuttora per una giustizia non ancora raggiunta o acquisita da poco. Viene citato il caso di Betha Flores in Honduras, la cui figlia Bertita è stata uccisa per difendere gli indigeni contrari alla costruzione di una diga che avrebbe reso arido il fiume Gualcarque, fonte della loro sussistenza. Vengono citati due casi di giovani che hanno scelto la lotta armata: in Argentina ai tempi della dittatura militare e in Sud Africa ai tempi dell’apartheid e che sono stati uccisi. Giudicare questi eventi come richiamo alla teologia della liberazione appare eccessivo: gli esempi citati non intendono avvallare la scelta armata di questi giovani ma evidenziare l’impegno di tante madri nel chiedere giustizia per loro figlie uccise o, nel caso del Sud Africa, fare memoria di colui che non c’è più. Di interesse è sicuramente la presenza del regista Martin Scorsese con la descrizione, quasi a consuntivo, della sua vita familiare e professionale. Il regista ricorda la sua giovinrìezza nel Bowery di New York: la vocazione iniziale per il sacerdozio e poi la definitiva preferenza per il cinema, proprio grazie a un sacerdote della sua parrocchia che gli aveva fatto scoprire il fascino del racconto. Intervistato dalla sua ultimogenita, il regista esprime rammarico per non aver potuto seguire la crescita delle sue figlie, tranne proprio lei, l’ultima (rammarico comprensibile: Scorsese si è sposato cinque volte e ha avuto tre figlie da donne diverse).

Ciò che lascia perplessi è l’inserimento in questo serial di due personaggi dello sport estremo: Montserrat, campionessa di tuffo e poi di lancio con il paracadute, che ha sempre cercato l’ebbrezza di prove estreme (confessa di aver divorziato proprio perchè il marito l’aveva trovata interessata solo alle sue prestazioni). Aveva avviato anche suo figlio alla pratica di sport estremi ma questi era morto durante una immersione subaquea.

Anche il peruviano Felipe, vincitore del primo campionato di surf, ha dedicato la sua vita a cavalcare onde sempre più alte. Sono due casi difficili da giustificare in questo contesto. Si tratta di impegni volti a soddisfare le proprie passioni personali, per misurarsi con sfide sempre più difficili con ben poche ricadute a beneficio di  altri, anzi tali da causare. come nel caso di Montserrat, lutti familiari. In questi casi si vedono i limiti di impostazione di questa docu-fiction: è’ giusto parlare di sfida, di cimento, ma all’interno di  una visione unitaria della propria vita, in grado da convogliare le proprie passioni nelle giusta priorità. Una risposta adeguata avrebbe potuto essere la fede cattolica ma  la scelta fatta è stata proprio quella di non porla in evidenza.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ILLUSIONI PERDUTE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 12/31/2021 - 18:46
Titolo Originale: Illusions perdues
Paese: FRANCIA
Anno: 2021
Regia: Xavier Giannoli
Sceneggiatura: Xavier Giannoli, Jacques Fieschi
Produzione: Curiosa Films, Gaumont, France 3 Cinéma, Pictanovo, Gabriel Inc., Umedia
Durata: 141
Interpreti: Benjamin Voisin, Cécile de France, Vincent Lacoste, Salomé Dewaels, Gérard Depardieu

Francia, 1837, ai tempi della Restaurazione. Lucien, un giovane che vive in un villaggio nella campagna di Angoulême e che si guadagna da vivere lavorando nella stamperia di famiglia, ha un’ambizione: diventare scrittore. L’occasione si presenta quando entra nelle grazie (e nell’intimità) della nobile Madame de Bargeton, che ama scoprire e incoraggiare nuovi talenti letterari ma sono ben presto costretti a rifugiarsi a Parigi per evitare pettegolezzi. Di fronte a una relazione senza alcuno sbocco, Lucien decide di restare a Parigi e tentare la fortuna. Incontra così Étienne Lousteau, redattore di una piccola gazzetta di successo, in grado di fare il bello e il cattivo tempo nel mondo del teatro e dell'editoria, scrivendo con disinvoltura elogi o critiche al soldo di chi li paga di più. Lucien si inebria presto di questa facile ascesa negli ambienti che contano di Parigi, ormai aspira anche ad ottenere un titolo nobiliare, trova l’amore avviando una relazione con Coralie, attrice di teatro di umili origini. Ma Lucien ha avviato un gioco pericoloso…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Dal film (come dal romanzo a cui si è ispirato) promana una forte tensione morale di sdegno in favore di quelle arti (lo scrivere, il recitare) che dovrebbero conquistarsi da sole il favore del pubblico, non comperarselo
Pubblico 
Adolescenti
Fequenti scene di nudo e di incontri amorosi
Giudizio Artistico 
 
Il regista e sceneggiatore Xavier Giannoli realizza una scrupolosa ricostruzione della Parigi del 1830 e dello spirito mordace con cui Honoré de Balzac ha voluto, con il suo romanzo, descrivere la corruzione dei tempi, con l’aiuto di ottimi attori.
Testo Breve:

Nella Parigi della Restaurazione un giovane di provincia aspirante scrittore cerca la via del successo ma scopre ben presto che solo il denaro è la chiave che apre tutte le porte. Dall’omonimo romanzo di Honoré de Balzac una fedele ricostruzione di una grande avventura umana. In Sala

“La storia è perfettamente gestita? È prevedibile!”; “La trama è attentamente osservata? L'opera manca di mistero! " Lucien e il suo caporedattore Étienne si divertono a trovare le frasi più consone per demolire anche un’opera ben fatta, se è questo che può risultare conveniente per loro. Commercianti di parole, ecco cosa sono: Étienne come veterano, Lucien come matricola entusiasta per questo suo ingresso nel mondo  sfavillante della Parigi della cultura che si concentra nel quadrato del Palais Royal. Qui ci sono case editrici capaci di costruire il successo di aspiranti scrittori,  teatri come finestra per le prossime beniamine del pubblico. ma anche uno stuolo di prostitute provenienti dalla provincia che si accalcano sotto i portici della piazza nella speranza di monetizzare le loro prestazioni. Il regista e sceneggiatore Xavier Giannoli ricostruisce con cura uno dei più “morali” (cioè di costume) romanzi della monumentale Comédie Humaine di Honoré de Balzac. L’impegno di restituirci in pellicola la penna del campione del realismo francese è pienamente riuscita: lo fa con l’aiuto di una voce di sottofondo (con frasi prese dal romanzo) che serve a farci “leggere” gli avvenimenti con lo sguardo dello scrittore  e con accuratissime ricostruzioni degli ambienti della Parigi della Restaurazione, con quello stesso sguardo attento ai dettagli con il quale lo scrittore desiderava fornire un ritratto globale dei tempi e gli  spazi che andava descrivendo. Avevamo già notato in L’ufficiale e la spia (2019) di Roman Polanski un salto di qualità nelle scenografie riferite all’800: ambienti realisticamente sberciati e polverosi, oggetti, lampadari, mobili perfettamente allineati a quel tempo e illuminati con la luce delle candele. Ora il prodigio si ripete, dagli untuosi ambienti di una tipografia di periferia, agli abiti sfarzosi esibiti nei balli dei salotti della nobiltà. Questo Illusioni perdute   non manca di evidenziare i segni dei tempi: le prime pubblicità con le quali i giornali riescono ad arrotondare i loro guadagni, le prime rotative (inventate dai tedeschi, viene sottolineato) per moltiplicare la velocità delle stampe ma anche le passerelle di legno che venivano poste per attraversare le strade di Parigi rese fangose dalla pioggia e che diventavano fonte di guadagno per improvvisati traghettatori.

In questo contesto si sviluppa l’ascesa e la caduta di Lucien, questo giovane Icaro che si brucia le ali per la troppa ambizione e la voglia rabbiosa di superare le spesse barriere sociali, che separavano fra loro  i senza titolo, i borghesi e la nobiltà: una piramide di privilegi crescenti ben protetti e difesi.  Giannoli si attarda con calma a mostraci i gesti maldestri di Lucien che, invitato ai pranzi di gala della nobiltà, si squalifica subito con un gesto sbagliato o una frase inopportuna. Ma poi l’inserimento nel mondo della stampa riesce e in una cerimonia barocca, pagata tutta da lui perché ora può permetterselo, riceve l’ambita incoronazione: “In nome della malafede, del falso pettegolezzo e della pubblicità, ti battezzo giornalista”.

Illusioni perdute è un libro morale e ora il film replica tutto lo sdegno, a malapena controllato, di chi ha scritto quelle pagine. C’è solo un ruscello di acqua limpidissima che scorre fra tante miserie: è l’amore fra Lucien e Coralie, ma come accade spesso nei romanzi dell’Ottocento, per la fragile donna  è in agguato un infelice destino.

Si è molto parlato della modernità di questo racconto e di come quelle che a quel tempo si chiamavano “anatre”, ora sono le fake news con le quali viene linciato l’ingenuo di turno. In realtà Balzac guardava con apprensione lo sviluppo del capitalismo che portava a un cambiamento di civiltà, che il romanziere disapprovava. Nel suo mirino cadevano il potere della stampa, la violenza della critica, i successi fabbricati, i trionfi acquistati, le cadute costruite. Al contrario le attuali Social Network sono strumenti non d’élite ma popolari dove non c’è modo di discutere ma solo di difendere rabbiosamente le proprie tesi e insultare quelli che non la condividono. Se nel romanzo di Balzac un onesto e semplice ragazzo di provincia viene corrotto dai poteri del denaro emergenti, oggi è una cultura popolare che si diffonde, che impone il suo pensiero politically correct. Ma forse spesso questo pensiero, allora come ora,  è stato costruito da pochi

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SING 2 - SEMPRE PIU' FORTE

Inviato da Franco Olearo il Sab, 12/25/2021 - 21:02
 
Titolo Originale: Sing 2
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Garth Jennings
Sceneggiatura: Garth Jennings
Produzione: Illumination Entertainment
Durata: 112

Il koala Buster Moon, direttore artistico del Moon Theatre, sogna di realizzare uno spettacolo senza precedenti e di portarlo su uno dei palcoscenici più rinomati di sempre: il Crystal Tower Theater a Redshore City. Non conoscendo nessuno in grado di aiutarlo in ciò, deve entrarvi di soppiatto per cercare di arrivare al proprietario: il lupo Jimmy Crystal. Dopo diverse peripezie, riesce ad ottenere la sua fiducia… fa però una promessa che ha dell’impossibile: riportare in scena uno dei cantanti rock più leggendari, il leone Clay Calloway, fuori da ogni scena dalla morte della moglie avvenuta dieci anni prima.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film eccelle nella caratterizzazione dei personaggi, tutti con qualche debolezza ma impegnati a superarla per un nobile e gioioso impegno in comune
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Garth Jennings, sceneggiatore e regista anche del primo della serie, realizza un ottimo film natalizio per tutta la famiglia, carico di suoni, colori e simpatici personaggi
Testo Breve:

Il koala Buster sogna di realizzare uno spettacolo senza precedenti e di portarlo su uno dei palcoscenici più rinomati. Un’impresa affascinanate con tanti simpatici personaggi e un caleidoscopio di notissimi brani  rock e pop. Per tutta la famiglia, in Sala

Un altro bellissimo risultato quello ottenuto da Illumination Entertainment e Universal con il loro nuovo film: Sing 2 Ancora più forte. Un lungometraggio d’animazione davvero potente: carico di messaggi positivi, con una storia avvincente (scritta sempre da Garth Jennings, sceneggiatore e regista anche del primo film) e una realizzazione magistrale. Un film natalizio per tutta la famiglia.

Pur essendo il sequel del cartone uscito in sala nel 2016, non è necessario andare a rivedere il primo Sing per comprendere i personaggi e la storia. I protagonisti presentano, nelle loro diversità di vite e di carattere, una galleria di valori di spessore.

Il koala Buster Moon, come già nel precedente film, è un direttore artistico molto particolare: non solo perché è un grande sognatore, ma soprattutto per la concezione che ha degli attori e degli spettacoli. Scopo dei suoi show, infatti, non è principalmente quello di guadagnare (infatti è sempre al verde), ma quello di realizzare qualcosa di grande per stupire e divertire la gente. Il lavoro sugli attori, invece, è perché possano dare il meglio di loro stessi per la loro vita e per poi donarlo al pubblico.

La scrofa Rosita, moglie e mamma di tanti figli (che sono dei simpatici e vivacissimi maialini), molto dedita alla sua famiglia con un marito che la sostiene e la sprona a portare avanti la sua passione per il canto e lo spettacolo. Costretta ad affrontare le sue paure, riesce a tirare fuori il suo carattere deciso e forte.

L’elefante Meena, alle prese con il suo primo amore e il porcellino Gunter, che esprimerà tutto il suo talento e la sua fantasia come sceneggiatore. Il porcospino rockstar Ash che, nella sua eccentricità, sarà un elemento fondamentale per aiutare Clay Calloway ad elaborare il lutto che lo sta torturando da dieci anni.

Porsche, figlia del lupo milionario produttore dello spettacolo: una giovane lupa viziata, abituata ad avere sempre tutto ciò che desidera, si trova nella situazione di imparare a tirare fuori il suo talento.

Miss Karen Crawly, l’anziana iguana del signor Moon, dona agli spettatori numerosi siparietti divertenti.

Non si può non citare, come vero cattivo, l’ambizioso e arrivista Jimmy Crystal: lupo senza scrupoli, desideroso solo di avere un nome di successo e grandi profitti ad ogni costo.

Passo dopo passo, il film approfondisce la psicologia e lo spessore dei diversi personaggi, ne mostra l’evoluzione e la maturazione non solo artistiche, ma anche di personalità.

Per la sua storia e le dinamiche, il cartone sembra un grande omaggio ai  grandi spettacoli di Broadway: dal casting in pieno stile talent show, alle prove, gli allestimenti scenografici imponenti, la realizzazione di uno spettacolo di grandezza mai vista prima.

L’altra grande protagonista di tutta la storia è la musica. Conosciutissimi brani rock e pop si susseguono come fosse un grande e colorato jukebox: Billie Eilish, BTS, Shawn Mendes, The Weekend, Elton John, Prince, gli U2. Gli inserimenti sono equilibrati e ben coordinati con quanto si vede: questo riesce a far risaltare tanto la musica quanto le immagini.

In alcuni momenti, il grandioso spettacolo di Moon richiama alla memoria l’altrettanto superlativa performance conclusiva di Madagascar 3 Ricercati in Europa: una gioia per le orecchie e un trionfo di colori.

Parafrasando il proverbiale detto che l’allievo supera il maestro, si può qui affermare che il sequel supera il primo episodio: un’uscita natalizia adatta davvero a tutta la famiglia. Capace di accontentare i più piccoli con luci, colori e scene divertenti, ma anche di spronare i più grandi ad inseguire e realizzare alcuni dei loro sogni magari assopiti.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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UN PROFESSORE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 12/20/2021 - 11:00
Titolo Originale: Un professore
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Alessandro D'Alatri
Sceneggiatura: Sandro Petraglia
Durata: 12 puntate di 50 -60 min
Interpreti: Alessandro Gassmann, Claudia Pandolfi, Nicolas Maupas, Damiano Gavino, Pia Engleberth

Il professore Dante Balestra è tornato a Roma dopo otto anni di assenza e ha ottenuto l’incarico di insegnante di filosofia presso il liceo Leonardo Da Vinci. Un ritorno indispensabile perché la sua ex moglie sta per trasferirsi a Glasgow per motivi di lavoro e dovrà essere lui a prendersi cura del figlio Simone, che frequenta lo stesso liceo. Si tratta di un compito non facile perché Simone non perdona al padre di averlo abbandonato da quando era bambino ma per fortuna a mediare c’è la nonna Virginia, che è venuta ad abitare con loro. Dante si rivela un professore anticonformista, insegna la filosofia non come dottrina astratta ma come scuola di vita e riesce anche a prendersi cura dei problemi e delle incertezze dei ragazzi e delle ragazze. Scopre quindi che Manuel, uno dei sui alunni, figlio di Anita, una ragazza-madre che è stata anche una sua fiamma di gioventù, è sospettato di frequentare un personaggio della malavita locale,....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Gli autori vogliono tracciare, in modo discutibile, un ritratto-tipo degli adolescenti di oggi, caratterizzati da fragilità emotiva, disinvoltura nei rapporti sessuali, comportamenti egoisti e adulti single, altrettanto instabili. Uno sbrigativo lieto fine cerca di raddrizzare un po’ tutte le situazioni
Pubblico 
Adolescenti
Turpiloquio, banalizzazione della consuetudine a relazioni amorose etero e omosessuali.
Giudizio Artistico 
 
Sandro Petraglia conferma la sua grande professionalità come sceneggiatore, soprattutto nel disegnare i tanti personaggi da cui è popolato il serial. L’intreccio risente invece dei più ovvi luoghi comuni dei teen drama
Testo Breve:

Seguiamo in 12 puntate le vicende dei ragazzi e delle ragazze di una classe di liceo romano e del loro professore di filosofia attento ad aiutarli nelle loro incertezze adolescenziali. Giovani e adulti si comportano in modo egoistico e irresponsabile verso gli altri, seguendo il loro istinto, salvo un frettoloso lieto fine. Su RaiPlay

Bisogna riconoscere allo sceneggiatore Sandro Petraglia, la capacità di interpretare i segni dei tempi e di coglierne le continue evoluzioni. La sua opera sicuramente più conosciuta è stata La meglio Gioventù (2003), co-sceneggiata con Stefano Rulli, un grandioso affresco, attraverso le vicende di una famiglia, della storia d’Italia dagli anni ’60 agli anni ’90. Ma anche in opere successive come Mio fratello è figlio unico (2006) o Prima Linea (2009) ci ha raccontato storie dove dei giovani, nel loro maturare, consideravano un loro obbligo imprescindibile il prendere posizione rispetto alle scelte ideologiche che la società in quel momento forniva: il sindacalismo, la destra estrema o il terrorismo. Anche in questo Un professore ritroviamo l’ambizione di non voler raccontare la storia di un singolo protagonista ma di disegnare un affresco più ampio, in grado di inquadrare i tempi di oggi, dove gli adolescenti che ci presenta sono a 180 gradi rispetto a quelli delle opere citate.  Agli alunni del prof. Dante del 2021 non interessa assolutamente nulla di dove stia andando la società e della necessità di prendere posizione sui dilemmi della contemporaneità: conta per loro una privatissima realizzazione di sé stessi, meglio se arricchita da una esaltante passione amorosa.

Nel suo ingresso al filone dei teen drama, Petraglia mostra di adeguarsi con facilità ai temi più abusati: il revenge porn, il hikikomori, l’omosessualità, la vendita di droga, il bullismo, ragazze ingravidate al primo incontro; si adegua anche in alcune tecniche tipiche degli ultimi serial: quella di creare un mistero, non di tipo poliziesco ma familiare, che verrà risolto solo nelle ultime puntate.

Ci sono però due importanti eccezioni: le vicende dei genitori hanno in questo serial lo stesso peso di quelle dei ragazzi; inoltre le ragazze, stranamente, non sono state inserite nell’ultima ondata del woman power ma ancora si innamorano e poi piangono e si disperano quando vengono lasciate mentre i ragazzi sono i soliti “mascalzoni” che cambiano compagna con disinvoltura. Attenzione però: le storie dei  genitori sono ugualmente importanti ma non nel modo che ci si potrebbe aspettare: non abbiamo davanti genitori ponderati e solidali che insieme cercano il meglio per il loro figlio ma uomini e donne soli che hanno commesso tanti errori quanti ne stanno commettendo i figli e il risultato è solo uno: hanno perso qualsiasi forma di autorità, ogni loro consiglio si perde nel vuoto e alla fine non resta loro che concedere ai figli la massima libertà, incapaci di sapere dove vanno quando escono.

Ma allora la salvezza viene dalla filosofia? Sembra volerci suggerire il serial.

Le lezioni del professore (a ogni puntata viene presentato, in formato super-bignamino, il pensiero di un filosofo che viene proposto come un reagente che possa aiutare  i ragazzi a  riflettere sul senso che stanno dando alla loro esistenza). sono una chiara espressione del pensiero dello stesso sceneggiatore. Un pensiero sicuramente laico e radicale,  contro ogni conformismo (Foucault), a favore dell’impegno di essere padroni del proprio destino grazie a una visione  libertaria ed utilitarista  (Staurt Mill), mediante affermazione del proprio io (Nietzsche)  e via discorrendo.

Sicuramente la fede cristiana, ai suoi occhi non è la soluzione: lo dimostra ricordando la morte di Giordano Bruno, reo di aver lottato per la libertà di pensiero e inoltre, parlando di evoluzione, ricorda che la scoperta di questo fenomeno della natura aveva mandato a gambe all’aria precedenti  credenze come l’esistenza del Paradiso Terrestre.

A questo punto bisogna dare atto a Sandro Petraglia di aver applicato con onestà, nel comportamento dei ragazzi, le conseguenze pratiche della sua riduttiva impostazione teorica.

Questi adolescenti, che secondo il professore, debbono cercare dentro se stessi le ragioni del proprio esistere trascurando l’esistenza di riferimenti esterni validi per tutti, si comportano in modo impulsivo e con poca sensibilità per le conseguenze che arrecano agli altri.  Manuel non ha alcun problema a vendere droga a giovani come lui per il semplice motivo che sua madre non guadagna abbastanza, né a lasciare la sua ragazza perché ha avuto la soddisfazione di sedurre una donna che potrebbe essere sua madre. Per questi ragazzi e ragazze innamorarsi e coronare questo sentimento con un rapporto sessuale è tutt’uno e altrettanto impulsivamente le ragazze urlano di gelosia, i maschi lottano fra loro, usano violenza vendicativa verso le loro ex, in una estrema fragilità emotiva. Se poi, progressivamente, si va verso un finale positivo (che non riveliamo) le ragioni sono quelle classiche suggerite dal cristianesimo: il potere trasformante del bene che si sviluppa quando qualcuno si sacrifica in favore degli altri e quando si ha il coraggio di pentirsi delle colpe commesse e di chiedere perdono.  E’ come se si dicesse che alla fine tanta riflessione filosofica serva a ben poco; conta la scoperta empirica che siamo felici quando non facciamo del male e viviamo in armonia con gli altri

E il professore? E’ l’esempio di riferimento che salverà il mondo? E’ certamente bravo quando si avvicina agli alunni che si trovano in piena crisi esistenziale: sa ascoltare, comprendere, proporre senza imporre ma alla fine, otre a predicare teorie infruttuose, razzola anche male. Approfittando del suo innegabile fascino (si tratta di Alessandro Gassmann, non so se mi spiego), “piroetta” fra colleghe professoresse, madri dei suoi alunni e ex fiamme di gioventù

Petraglia conferma la sua indubbia, notevole abilità nel costruire personaggi vivi, che bucano lo schermo, esprimendo tutte le loro passioni e le loro incertezze. Magnifici i colloqui a tu per tu, dove sembra che i personaggi rivelino il loro essere più intimo. ma è in dubbio che Alessandro Gassmann con la sua esperienza professionale sovrasti tutti gli altri e dia “peso” non solo al suo personaggio e all'intero serial. Per converso, alquanto scomposta la trama: misteri che poi non sembrano così misteriosi, scivolate nel melodramma più lacrimoso, snodi non ben spiegati.

Il serial ha avuto, nelle settimane di programmazione, un pubblico costante intorno ai cinque milioni.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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CANONICO

Inviato da Franco Olearo il Sab, 12/18/2021 - 21:36
 
Titolo Originale: Canonico
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Peppe Troia
Sceneggiatura: Mario Bellina, Adriano Bennicelli, Sara Lorenzini, Eros Tumbarello, Peppe Troia
Produzione: MapToTheStars, Morgana Studio
Durata: 20 puntate di 30 min
Interpreti: Michele La Ginestra, Federico Lima Roque, Mariateresa Pascale, Federico Perrotta,Andrea D’Andreagiovanni

Don Michele è appena tornato da una lunga missione in Sud America e il vescovo Valerio gli ha assegnato la parrocchia di un piccolo centro rurale. Può contare nell’aiuto di don Manolo, il viceparroco, di origine africana ma naturalizzato italiano, anzi romano, a giudicare dall’accento. Prestano un servizio volontario alla parrocchia anche due laici: Bruno, che si occupa di contabilità, di animo generoso ma sempre sospettoso e diffidente e Gianluca, affetto dalla sindrome di Asperger che svolge con puntiglio le funzioni di sacrestano. La lista dei possibili aiuti è presto finita: manca una perpetua ma ciò di cui la parrocchia è soprattutto carente, agli occhi di don Michele, è il gregge dei fedeli. Sa che con l’aiuto di Dio, bisogna assolutamente fare qualcosa…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Don Michele si impegna ad accogliere e comprendere tutti. “Bussate e vi sarà aperto”: ama ripetere
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Con l’ausilio di simpatici attori, il serial riesce a ricostruire la serena (perché piena di fede) quotidianità di un parroco e della sua parrocchia, con qualche eccesso retorico verbale
Testo Breve:

Don Michele aspira a riempire parrocchia di fedeli, con l’aiuto di Dio e del suo vescovo. Una banalità quotidiana trasfigurata da una salda fede che genera speranza. Su TV2000

La lista di film che hanno avuto come protagonista un sacerdote cattolico è molto lunga. Mi piace iniziare con Le chiavi del Paradiso (1944) dove un magnifico Gregory Peck è un missionario che dedica la sua esistenza a costruire una missione in Cina. Dopo il cupo: Il diario di un curato di campagna (1953), un film che soffre di un eccesso di autorialità,  arriviamo al 1955 con  un divertente intreccio fra fede e politica in  Don Camillo e l’onorevole Peppone e negli altri film della serie, dove sono state indimenticabili le chiacchierate-preghiere di don Camillo, dal carattere irruento, ai piedi del crocifisso, grazie alle quali riesce sempre a trovare il giusto compromesso con il sindaco socialista per il bene  della comunità. Arriviamo poi al parroco più famoso e longevo di tutti, Don Matteo (2000-oggi) dove l’intreccio è, in questo caso, fra fede e investigazione poliziesca. Don Matteo guarda dentro le anime e la sua indagine finisce per essere più accurata di quella dei carabinieri, cercando sempre di portare al pentimento il colpevole di turno.

In questo Canonico, la prima serie realizzata da TV2000, ci troviamo di fronte a un sacerdote che cerca di fare il sacerdote. A ogni puntata (20 in tutto di  circa 20 minuti) don Michele deve affrontare un problema tipico dei giorni di oggi (immigrazione, adolescenza, difficoltà matrimoniali, recupero degli ex carcerati,..) e lo fa dal vivo, nel senso che ad ogni puntata si trova di fronte a una persona che gli chiede un aiuto. Il canonico accoglie tutti con un sorriso, ascolta, cerca di comprendere, propone soluzioni. Il tono, ad ogni puntata, è sempre leggero né mancano battute ironiche che rendono ulteriormente lieve il racconto. Potrebbe apparire un difetto ma quel perenne sorriso sulle labbra vuole esprimere la fede, la fiducia e la speranza che sono incrollabili in quest’uomo di Dio. Don Michele non si limita a risolvere tanti problemi contingenti; affronta anche il tema della posizione della sua parrocchia nei confronti della comunità che deve servire; comprende che la porta deve restare sempre aperta e che bisogna accogliere ed aiutare tutti.

“Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle.” (Amoris Laetitia , 38)

Possiamo dire che don Michele è un sacerdote dei tempi di Papa Francesco: ancor prima che indottrinare o proporre comportamenti-obiettivo, cerca di comprendere e, partendo dalla posizione di colui che gli si  trova davanti, cerca di portarlo verso quella serenità e quella fiducia che può essere raggiunta solo da chi ha compreso la paterna misericordia del nostro Creatore.

Il serial, realizzato con mezzi chiaramente modesti, ruota tutto intorno alle mura della parrocchia (almeno nella prima settimana di trasmissione) e finisce talvolta per impiegare un linguaggio religiosamente aulico, come quando il vescovo dichiara che “la fontana si è trasformata in sorgente”, alludendo al fatto che un immigrato, lavorando da idraulico alla fontana nel giardino della parrocchia, è riuscito a portare a termine una positiva trasformazione. Oppure quando la perpetua si lamenta per non aver avuto l’opportunità di imparare l’inglese e don Michele è pronto a rispondere che “Il Signore ci ha dato risorse infinite”.

La formula di trenta minuti al giorno per ogni giorno feriale, ha il vantaggio di farci rendere familiari, come di casa, tutti i protagonisti, che è poi l’obiettivo di questo serial: non impegnarsi in grandiosi discorsi sulla condizione di un sacerdote di oggi, ma calarci nella “banalità” delle cose che possono capitare ogni giorno in parrocchia per poi elevarle a un significato trascendente.
Peccato che non sia al momento disponibile un servizio di replay per questo serial.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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