Commedia

BRIDGET JONES'S BABY

Inviato da Franco Olearo il Sab, 09/17/2016 - 13:42
Titolo Originale: Bridget Jones's Baby
Paese: GRAN BRETAGNA
Anno: 2016
Regia: Sharon Maguire
Sceneggiatura: Helen Fielding, Dan Mazer, Emma Thompson
Produzione: WORKING TITLE FILMS
Durata: 122
Interpreti: Renée Zellweger, Colin Firth, Patrick Dempsey, Emma Thompson

Bridget festeggia tutta sola i suoi 43 anni. Il suo eterno fidanzato Daniel Cleaver è dato per morto in seguito a un incidente aereo mentre l’altro importante uomo della sua vita, Mark Darcy, si è sposato. Per fortuna ottiene importanti soddisfazioni professionali dal suo lavoro di produttrice televisiva ed è proprio una sua collega che le propone di concedersi un week end di follia partecipando a un festival canoro dove gli incontri con l’altro sesso saranno più facili. In effetti Bridget fa, in quell’occasione, la conoscenza con un prestante e ricco americano, Jack Quant con il quale trascorre una notte insieme. Alcuni giorni dopo Bridget si trova in un albergo dove partecipa al battesimo del figlio di una sua amica in qualità di madrina e scopre, con stupore, che Mark è l’altro padrino. Mark confessa di amarla ancora (sta per divorziare) e i due non tardano a trasferirsi ai piani superiori in una camera da letto. Qualche mese dopo Bridget scopre di essere incinta ma non sa quale dei due uomini sia il padre…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film, in mezzo a tante allusioni trasgressive, trasferisce con sincera convinzione, la felicità che scaturisce dalla nascita di un figlio
Pubblico 
Maggiorenni
Il film è considerato restricted anche in USA per il linguaggio con continui riferimenti sessuali
Giudizio Artistico 
 
La coppia Renee Zellweger e Colin Firth sostiene bene un racconto leggero, che si fonda su un solo spunto narrativo
Testo Breve:

Bridget Jones ha ora 43 anni ed è rimasta incinta senza sapere di chi. Un film trasgressivo nella forma e nel linguaggio ma con un cuore tenero nei confronti della bellezza di ogni nuova nascita

Arrivati al terzo film della serie (Il diario di Bridget Jones (2001) e Che pasticcio, Bridget Jones (2004), gli autori hanno potuto confidare in una formula collaudata. Il film appoggia sicuro sulle adorabili gaffe imbastite da Renee Zellweger, sull’ ironico aplomb contenuto, molto british, di Colin Firth , anche se questa volta manca Hugh Grant (sostituito in questo film, da Patrick Dempsey)

Con due protagonisti di questo livello e un’intesa ormai collaudata nei due precedenti lavori, il film potrebbe viaggiare da solo e in effetti l’innesco narrativo è molto semplice: Bridget si trova incinta senza sapere chi sia il padre e questo unico spunto, non troppo originale, alimenta una serie di situazioni comiche che si sviluppano nelle oltre due ore del film. Non resterebbe quindi che concludere rapidamente la recensione lodando gli attori, i momenti più divertenti che ci regala, cercando di perdonare il linguaggio disinvolto e spregiudicato che viene adottato con continue allusioni sessuali.

Al contrario il film può risultare interessante se lo si analizza da un altro punto di vista: dovendo raccontare, divertendo, una storia di oggi sull’amore, la famiglia e la sessualità, quali valori vengono considerati intoccabili in questo film e quali aspetti vengono considerati come ormai “normati” dai costumi correnti?

E’ indubbio che Bridget accoglie con gioia la notizia della gravidanza; in nessun momento viene adombrata l’idea dell’aborto. La protagonista inoltre, nonostante la sua prolungata vita da single, continua a desiderare di sposarsi e di metter su famiglia. Accanto a questi valori confermati, il film ne porta avanti altri: il diritto irrinunciabile di usare la propria sessualità per godersi momenti piacevoli anche in incontri occasionali, come di fatto accade alla protagonista, né viene percepita nessuna discrepanza di atteggiamento nel perseguire entrambi gli obiettivi.  Anche la situazione di incertezza che si è determinata con l’esistenza di due padri-candidati innesca un contrasto di atteggiamenti, uno configurato come moderno, l’altro come tradizionale. Jack prende atto senza rancore verso il suo “antagonista” della situazione che si è creata, segno dei tempi ed invita nobilmente qualsiasi motivo di contesa fra loro due, proponendo di concentrare le loro attenzioni solo sul bambino e la madre. Mark non è d’accordo è ritiene la situazione di due padri insostenibile. Non possiamo che tifare per Mark, che ama Bridget e riconosce, che nonostante i costumi si siano evoluti, l’amore può essere solo esclusivo.

Un’ottima sintesi della situazione è il colloquio fra Brdget e sua madre, quando quest’ultima cerca di venir eletta nel comitato della parrocchia e imposta la sua campagna sui valori della famiglia. Bridget fa notare alla mamma che: “non siamo più negli anni ‘50” e potrà vincere solo se dichiarerà di impegnarsi nel sostegno delle ragazze madri e delle coppie omosessuali (la mamma accoglie il suo consiglio e viene eletta).

Se sul finale tutto torna in ordine con i fiori d’arancio nel più tradizionale dei modi, lo spettatore resta stordito, molto probabilmente in modo voluto, da questo modo, impostato dal film, di provocare continuamente senza però, nei fatti, uscire dal mainstream valoriale.

In effetti il film risulta genuino proprio quando esalta il potere trasformante della nascita di un figlio: di colpo tutto diventa secondario

E’ come se le regole si fossero rovesciate: è diventata conformità ogni forma di libertà trasgressiva; quindi va tenuto ben nascosto, nell’angolo più segreto del proprio cuore, l’antichissimo desiderio di trovare un uomo da amare, da sposare e con cui fare un figlio insieme.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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COCONUT HERO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 08/30/2016 - 21:22
Titolo Originale: Coconut Hero
Paese: Canada-Germania
Anno: 2015
Regia: Florian Cossen
Sceneggiatura: Elena di Saucken
Produzione: Paul Scherzer, Fabian Untermaubach, Jochen Laube
Durata: 97
Interpreti: Alex Ozerov; Bea Santos; Krista Bridges; Sebastian Schipper; Jim Annan

Mike Tyson ha 16 anni e vive con la madre nella città canadese Faintville. Non ha amici e non conosce suo padre. Per dare uno scopo alla sua vita decide di suicidarsi, ma fallisce nel suo goffo tentativo e contemporaneamente scopre di avere un tumore al cervello. Con la morte certa in mente, tuttavia, egli impara a sentire gioia e dolore.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il tema delicato e doloroso della morte diventa il divertente pretesto attraverso cui illuminare in modo simpatico, originale ma assai serio, argomenti importanti come l’adolescenza, l’amicizia, l’amore e il rapporto genitori-figli
Pubblico 
Adolescenti
Una scena sensuale. E' presente la tematica, anche se sviluppata in modo ironico, di un ragazzo che vuole suicidarsi. VM 12 in Germania
Giudizio Artistico 
 
il film non sempre riesce a sostenere il ritmo brioso che l’impostazione drammaturgica richiederebbe, a volte infatti la narrazione rallenta penosamente e apre la strada a troppi generi diversi, compreso il musical. La sceneggiatura però è assai originale e la fotografia meritevole.
Testo Breve:

Vincitore del Premio della Giuria dei Giornalisti 2016 al Fiuggi Film Festival, il film sviluppa, in modo divertente e paradossale, un racconto adolescenziale sulla scoperta dell’amore e del senso della vita

Mike Tyson è lo stravagante nome del sedicenne, atipico protagonista di questo film. In realtà il ragazzo non ha nulla a che fare con il pugile, al contrario ha una struttura fisica e un aspetto del tutto opposti al nome che porta. Mike non è particolarmente inserito nel gruppo dei suoi coetanei e a scuola è bullizzato persino dai ragazzi più piccoli di lui; vive con una mamma stravagante e un po’ distratta e del padre, che non ha mai conosciuto, sa solo che vive in Germania. Eppure nonostante tutto ciò Mike sembra all’apparenza un ragazzo mite e sereno, semplicemente in cerca di uno scopo che dia senso alla sua esistenza.  

Il regista Florian Cossen si diverte a raccontare una storia densa di contenuti ed emozioni ma in cui tutto è generato per ironici contrasti. Per Mike infatti la sola cosa che dia davvero senso alla sua vita è riuscire nell’obiettivo di porvi termine. Intento in cui fallisce ma che lo porta alla scoperta di un tumore al cervello che, se non curato, lo porterà a morte certa. Bizzarramente lieto della notizia Mike dedica tutte le sue energie al suo nuovo obiettivo: la preparazione della propria morte.  Ciò genera una serie di situazioni tra il divertente e toccante. Lungo questo suo percorso in vista della propria dipartita infatti Mike si trova a fare delle surreali chiacchierate con un sacerdote in cui il senso del discorso sulla morte è esattamente opposto per mittente e destinatario. Stringerà una stravagante amicizia con un impresario delle pompe funebri e, inaspettatamente, riallaccerà i rapporti con il padre. Al di sopra di tutto però l’impegno e la perseveranza nel ricercare il proprio obiettivo per contrappunto lo porteranno a conoscere il valore dell’amicizia, del dono di sé e l’emozione del primo amore.

Coconut hero potrebbe far pensare ad altri famosi film di questo genere divenuti un cult come Harold e Moude, Il giardino delle vergini suicide o La vita di Adele, ma in esso, a parte il tema del suicidio, ogni dettaglio è trattato con una freschezza del tutto nuova e originale, che non scade mai nel patetico nonostante la storia riceva poi un forte impatto drammatico.

Mike compie un cammino di crescita profonda che lo porta a diventare un giovane adulto capace di affrontare la vita e le emozioni, belle e brutte, che essa comporta senza cercare di evadere dalla realtà.Coconut Hero è stato presentato in anteprima al Festival di Monaco e lanciato il 13 agosto 2015 nei cinema tedeschi.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MOTHER'S DAY

Inviato da Franco Olearo il Gio, 06/23/2016 - 20:03
Titolo Originale: Mother's day
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Garry Marshall
Sceneggiatura: Lily Hollander, Tom Hines, Matthew Walker, Anya Kochoff Romano (Anya Kochoff)
Produzione: WAYNE RICE, GULFSTREAM PICTURES
Durata: 118
Interpreti: Jennifer Aniston, Kate Hudson, Julia Roberts, Jason Sudeikis, Britt Robertson

Quattro storie che descrivono le vite di un gruppo di donne, madri amorevoli, forti e imperfette, alla vigilia della festa della mamma. Racconti ironici, sdrammatizzanti e commuoventi che parlano di un rapporto unico al mondo: quello madre-figlio

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Mother’s day è una commedia divertente fondata sul semplice concetto che la mamma comunque vada resta un valore insostituibile nella vita di ogni essere umano. Tuttavia, dietro la veste di correttezza e buona educazione che le storie assumono, si nasconde l’errore concettuale secondo cui nella vita privata di ognuno tutto è concesso purché si mantenga un dignitoso decoro nei rapporti e rispetto alla società. Le mamme debbono accettare tutti i nuovi modi di far famiglia, pronte a rinunciare ai propri diritti naturali.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche complessa situazione famiiare
Giudizio Artistico 
 
Il cast artistico formato da grandi nomi si conferma eccellente e le interpretazioni sono molto convincenti. Nel film è stata posta una grande attenzione alle scenografie, molto curate in ogni dettaglio.
Testo Breve:

Storie di mamme nel giorno della loro festa. La mamma è sempre la mamma anche quando è abbandonata dal marito, dà in adozione la propria figlia oppure si unisce a un'altra donna.  Si può fare tutto purché risulti politically correct

Quattro storie, del tutto diverse, per provare a descrivere il rapporto madre-figlio. Gary Marshall, già regista di successi come Pretty woman, Appuntamento con l’amore e Capodanno a New York, realizza una nuova commedia in cui brillano grandi star di Hollywood: Jennifer Aniston, Kate Hudson, Julia Roberts e Jason Sudeikis.

In Mother’s day c’è quella giusta dose di classiche emozioni a buon mercato mista ad una saporita e delicata comicità. Tre mamme e un papà vedovo vivono la maternità/paternità , in situazioni spassose e toccanti, alla vigilia della festa della mamma.

Jennifer Aniston è Sandy, madre di due bambini divorziata il cui marito si è da poco risposato con una donna molto giovane. Ironica, imperfetta e appassionata come sa essere la Aniston, Sandy fatica ad accettare la situazione ma soprattutto fatica a dividere i figli con la nuova compagna dell’ex marito e finisce col trovarsi di continuo in situazioni imbarazzanti. Per questo film invece Julia Roberts diventa Miranda, una donna di successo che da ragazza era stata costretta a dare la sua bambina in adozione; Kristin (Britt Robertson), è sua figlia ormai diventata donna e  mamma a sua volta ma ha paura di sposare il suo compagno a causa del trauma di essere stata abbandonata alla nascita. Jason Sudeikis è il padre di due ragazze che dopo la morte della moglie si trova da solo a crescerle e a cercare di superare il lutto, accettando di farsi aiutare da un gruppo di simpatiche mamme che frequentano la sua palestra. Infine Jesse (Kate Hudson), sposata con un medico indiano con cui ha una figlio ma che non ha mai avuto il coraggio di dirlo ai suoi genitori, che non vede da anni, a causa dei loro tanti pregiudizi.

Mother’s day è una commedia brillante, fatta di buoni sentimenti in pieno stile hollywoodiano, divertente e costruita nel modo più corretto possibile. Perché in essa ogni problema è affrontato con garbo, buona educazione, leggero e gentile anche nelle situazioni più spinose. Eppure, se da un lato, nel caso dei genitori di Jesse con preconcetti razziali l’ironia si addice e smonta simpaticamente ogni risvolto drammatico, dall’altro la storia di Sandy, dietro il divertimento, ci lascia perplessi per un errore di fondo: è davvero giusto e possibile accettare che la nuova giovane compagna del proprio ex marito diventi la seconda mamma dei figli nati dal primo matrimonio? Marshall offre una risposta ovviamente commuovente: la mamma è insostituibile e nessuno al mondo potrà mai prendersi cura dei suoi figli come lei; ma resta il fatto che la dolorosa instabilità della situazione familiare dei figli di Sandy è ugualmente presentata come normale, sostenibile, sicuramente politicamente corretta e quasi auspicabile, come se il vero ostacolo alla serenità fosse l’incapacità di Sandy di accettare il nuovo assetto della famiglia.

Marshall cede nuovamente alla dittatura del politicamente corretto quando i genitori di Jesse irrompono a sorpresa a casa sua e non solo scoprono l’inaspettato matrimonio della figlia con un indiano ma anche l’unione omosessuale dell’altra figlia con una donna madre di un bambino. Lo sconcerto degli anziani genitori serve al registra per equiparare il loro sentimento razzista nei confronti del genero indiano alla disapprovazione da loro percepita per la coppia omosessuale che alleva un bambino. 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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NOW YOU SEE ME 2 - I MAGHI DEL CRIMINE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/08/2016 - 15:09
 
Titolo Originale: Now you see me 2
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Jon M. Chu
Sceneggiatura: Ed Solomon, Peter Chiarelli
Produzione: LIONSGATE, SUMMIT ENTERTAINMENT
Durata: 115
Interpreti: Dave Franco, Mark Ruffalo, Woody Harrelson, Jesse Eisenberg, Michael Morgan Freeman

I quattro cavalieri si ritrovano nuovamente riuniti dall’Occhio per smascherare il capo di una famosa società di informatica (ogni riferimento a Bill Gates è puramente casuale) che intende vendere un nuovo modello di cellulare che in realtà consentirà di mettere sotto controllo i dati contenuti in ogni apparecchiatura. Fra di loro c’è una new entry, Lula, abile nel borseggio e nell’illusionismo quanto gli altri. Il compito assegnato non viene raggiunto perché i cinque sono stati ingannati e infine sequestrati da un illusionista, Walter Mabry, che questa volta è stato più abile di loro. Se vogliono riottenere la libertà dovranno rubare un chip di nuova concezione che consente di prelevare informazioni riservate da qualsiasi dispositivo elettronico…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La missione da Robin Hood dei cinque cavalieri è confermata: smascherare le truffe di pochi potenti per preservare la privacy di molti
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche leggera allusione sessuale
Giudizio Artistico 
 
Protagonisti divertenti e un buon ritmo narrativo per un film di entertainment forse un po’ troppo lungo
Testo Breve:

Cinque illusionisti riescono a ingannare abili truffatori liberando l’umanità dal rischio di perdere la  privacy delle loro informazioni. Protagonisti divertenti e un buon ritmo narrativo 

L'idea originale sviluppata nel primo Now you see me del 2013 non era male: non più super eroi dotati di superpoteri ma abili illusionisti in grado di rendere reale ciò che reale non è; non più improbabili nemici  in grado di distruggere il mondo ma più realisticamente truffatori del mondo delle grandi corporate che cercano di sfruttare a loro vantaggio il potere che hanno verso i loro clienti-consumatori: illusioni da grandi artisti contro le illusioni- schermo di chi cerca di controllare a proprio vantaggio un mondo sempre più interconnesso e fragile.

Il secondo episodio della serie  mantiene lo stesso tema di fondo aggiungendo altri timori collettivi che allignano nel subconscio dello spettatore: la perdita della privacy, il timore per un mondo non troppo futuro, quando saremo controllati da un “grande fratello” in grado  leggere i nostri cellulari, le nostre email e  conoscere i nostri spostamenti.  I quattro, ora cinque sono sempre dei Robin Hood nei confronti dei poveri consumatori ma ora la sfida è più difficile, in un confronto-scontro fra illusione e tecnologia.

E’ la tecnologia ad essere ora  il  pericolo numero uno da sconfiggere: nel film un superchip in grado di penetrare nei dati riservati presenti in qualsiasi apparecchiatura elettronica, personale o aziendale. In questo contesto così insicuro, sono proprio loro, i cinque cavalieri, a portare una ventata di allegria e di ottimismo con i loro giochi di prestigio in un film che fra Las Vegas, Macao e Londra non ci lesina sorprese e..illusioni.  

Nelle due ore di spettacolo il film migliora, rispetto alla primo capitolo, la nostra conoscenza dei protagonisti, scoprendo alcune loro insicurezze generate da episodi accaduti nella loro infanzia oppure riesce a sviluppare una incipiente storia d'amore.

Il divertimento è garantito,  i protagonisti sono ancora una volta tutti simpatici,  ma due ore di spettacolo appaiono fin troppe e il film prosegue anche oltre il suo naturale epilogo narrativo, perché il regista sente lo scrupolo di spiegare le illusioni che i cinque sono riusciti a imbastire: forse un eccesso di scrupolosa onestà, oppure la coscienza che  il pubblico  non si appassiona tanto alla colomba che fuoriesce dal cilindro, quanto nel sentirsi sfidato a scoprire in quale momento è stato ingannato.

Chi sia il misterioso “Occhio” che comanda i cavalieri non è stato ancora svelato:possiamo quindi restar certi che ci sarà un ulteriore sequel.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE NICE GUYS

Inviato da Franco Olearo il Mar, 06/07/2016 - 17:54
Titolo Originale: THe Nice Guys
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Shane Black;
Sceneggiatura: Shane Black, Anthony Bagarozzi
Produzione: SILVER PICTURES, WAYPOINT ENTERTAINMENT
Durata: 116
Interpreti: Russell Crowe, Ryan Gosling, Matt Bomer, Kim Basinger

Los Angeles, 1977. Le vite piuttosto complicate del detective privato Holland March (con il vizio dell’alcool e una figlia tredicenne fin troppo sveglia) e del “picchiatore” Jackson Healy si incrociano quando entrambi si mettono sulle tracce della misteriosa Amelia, la giovane figlia di un pezzo grosso della Giustizia che forse si è messa nei guai nel giro del porno. Dietro la scomparsa di Amelia c’è un intrigo più grosso e pericoloso…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Allo spettatore resta il sapore positivo di una amicizia maturata nelle improbabili avventure di questi due eroi così poco eroici, ma alla fine capaci di mettersi dalla parte dei buoni
Pubblico 
Maggiorenni
Numerose scene di nudo e allusioni sessuali, numerose scene di violenza anche cruda.
Giudizio Artistico 
 
Shane Black è rimasto un punto di riferimento per film d’azione ricchi di ironia e intrighi complottistici grazie anche a una coppia di interpreti davvero azzeccatissima che dà quella marcia in più in grado di creare un ottimo esempio di intrattenimento destinato a un pubblico adulto
Testo Breve:

Due affiatatisssimi Russell Crowe, Ryan Gosling sembrano fare il verso ai nostri Bud Spencer e Terence Hill per un film brioso e divertente ma solo per adulti

Sceneggiatore di lungo corso con una spiccata predilezione per la buddy comedy (ricordiamo un titolo tra tutti, Arma Letale), Shane Black ha rilanciato la sua carriera qualche anno fa con la regia di Iron Man 3 e da allora è rimasto un punto di riferimento per film d’azione ricchi di ironia e intrighi complottistici che sono in realtà soprattutto lo spunto per mettere in scena caratteri decisamente bigger than life.

Una formula che si adatta perfettamente a questo suo nuovo film, a cui una coppia di interpreti davvero azzeccatissima (per fisicità, stile di recitazione, capacità di interazione e chi più ne ha più ne metta) dà quella marcia in più in grado di creare un ottimo esempio di intrattenimento destinato a un pubblico non certo di giovanissimi (per la violenza esibita – pur se problematizzata – e la notevole dose di nudo e linguaggio crudo), ma capace di godersi un divertissement di livello.

L’affresco d’epoca (che si prende qualche libertà sia nella colonna sonora che nella messa in scena, ma del resto non si tratta certo di un film per puristi) è funzionale a raccontare due personaggi di “perdenti” molto diversi tra loro, che un mistero legato a una ragazza scomparsa e alla morte di una divetta del porno (e più avanti anche all’industria automobilistica) mette insieme in un’indagine dai tratti spesso surreali.

La coppia di opposti (che in molti, tra cui gli stessi attori protagonisti, hanno accostato non poi così a torto ai nostri Bud Spencer e Terence Hill) è di quelle non originalissime, ma riuscite grazie al tocco di verità che Russell Crowe, nei panni strabordanti di un picchiatore non privo di coscienza, e Ryan Gosling, detective da strapazzo con una figlia anche troppo saggia, sanno dare senza perdere in leggerezza.

Si potrà forse dire che la trama procede talvolta per scatti e semplificazioni magari eccessive, ma la verità è che il film di Black funziona nella misura in cui ci si appassiona ai destini bislacchi dei suoi protagonisti, che, a dispetto della profanità del contesto in cui si muovono e dei loro stessi numerosi difetti, alla fine, anche grazie allo sguardo di una ragazzina sono capaci di “fare la cosa giusta”. Se anche il loro impegno sembra scontrarsi con un nemico troppo forte (il senso di inutilità della loro battaglia è amplificato dall’astuto riferimento allo scandalo dei controlli sugli scarichi delle auto, che è tornato alla ribalta l’anno scorso con la vicenda di Volkswagen & C….), alla fine allo spettatore resta il sapore positivo di una amicizia maturata nelle improbabili avventure di questi due eroi così poco eroici, ma alla fine capaci di mettersi dalla parte dei buoni….

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL CIELO PUO' ATTENDERE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/24/2016 - 15:21
 
Titolo Originale: Heaven Can Wait
Paese: USA
Anno: 1943
Regia: Ernst Lubitsch
Sceneggiatura: Samson Raphaelson
Produzione: FOX FILM CORPORATION
Durata: 112
Interpreti: Gene Tierney, Don Ameche, Charles Coburn, Marjorie Main, Laird Cregar

Henry è morto a sessant’anni e ora si trova nell’anticamera dell’inferno, al cospetto di Lucifero. Con fare cortese il diavolo si scusa per non aver ancora potuto esaminare la sua pratica e quindi lo invita a raccontare lui stesso la sua vita, per comprendere se è più adatto ad “andare giù”, come Henry ritiene, oppure a “salire su” in Paradiso. Henry racconta la sua storia di rampollo benestante di New York, viziato dai genitori, senza alcun altro interesse se non quello per le donne: un interesse che a un certo punto gli fa incontrare Martha, la donna che amerà per tutta la vita, anche se non perderà mai il vizio di apprezzare altre donne…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film indaga sui segreti della stabilità e felicità coniugale, costruita su una vita che scorre insieme impegnata nella cura dei figli e sapendo superare i momenti di crisi. L’amore per una donna riesce a trasformare un uomo con molte debolezze
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Una eccezionale unità di stile per trasmettere per costruire un racconto brioso e divertente
Testo Breve:

I sessant’anni della vita di Henry, uomo dalle tante debolezze, che è stato trasfigurato dall’amore per una donna, raccontati con il  Lubitsch touch

Il racconto di Henry a Lucifero inizia da quando, a 15 anni verso la fine dell’ottocento, aveva confidato all'istruttrice di francese il suo problema: avendo baciato una ragazza, ora era costretto a sposarla. La donna gli spiega che ormai già in Francia i costumi si sono evoluti: si può baciare una ragazza quante volte si vuole, senza l’obbligo di sposarla. E’ uno dei pochi segni del passaggio del tempo presenti nel film; anche se il racconto abbraccia un arco di sessant’anni, durante i quali gli Stati Uniti dovettero superare la Guerra Ispano-Americana, la Prima Guerra Mondiale e la Grande Depressione,  è evidente che a Lubitsch non interessa quel tipo di evoluzione storica (notiamo che il tempo passa gradualmente solo per le mode degli abiti, le forme dei telefoni e la scomparsa dei familiari più anziani). 

Ciò che cattura l’interesse del regista e che propone ai suoi spettatori è la vita all’interno di tre famiglie (quella di Henry e Martha e dei rispettivi genitori) e lo fa in modo originalissimo. Se uno sceneggiatore moderno, nel raccontare la storia di tre generazioni, per mantenere alto l’interesse, finirebbe facilmente per caricare il racconto con eventi laceranti (tradimenti, separazioni, morti improvise, figli illegittimi), a Lubischt interessa esattamente l’opposto: indagare come queste tre famiglie restino unite nel tempo, curandosi delle cose più ovvie di una vita in comune: preoccuparsi di come crescono i figli e magari litigare su chi dei due, alla colazione del mattino,  potrà leggere  per primo il giornale, salvo poi trovare sempre un accordo. C’è come un ritmo naturale della vita, senza drammi,  che Lubitsch sembra voler cogliere: i genitori invecchiano e poi scompaiono di scena semplicemente perché nella sequenza successiva non sono più presenti; i figli crescono e mostrano le stesse inquietitudini che hanno avuto da giovani i loro genitori.

Henry è il “peccatore”, colui che non ha mai perso il vizio di ammirare e corteggiare il gentil sesso (il film non chiarisce mai se ha realmente tradito sua moglie o se si sia limitato a corteggiamenti verbali) e per lui il modo migliore di morire è stato quello di uscire di scena in piena notte, quanto ha potuto esser accudito da un’infermiera decisamente più carina di quella, arcigna, del turno di giorno. Ma la vita di Henry ha avuto i suoi momenti “alti”, trasfigurato dall’unica donna che ha contato nella sua vita:  Martha, colei che gli ha permesso di trascendere se stesso, le sue  debolezze e diventare marito e padre premuroso e mettersi sul serio a lavorare nell’azienda di suo padre. Ancora dieci anni dopo il matrimonio, quando lei minaccia di lasciarlo per un suo presunto tradimento, lui si atteggia a maschera tragica ma lei gli fa capire che ormai lo conosce troppo bene e i suoi trucchi non funzionano più. Si tratta di un magnifico dialogo coniugale che mostra la profondità della conoscenza reciproca che i due coniugi hanno raggiunto.

Anche se Martha, in un altro colloquio con un suo precedente spasimante, riconosce la validità della sua tesi: “il matrimonio non è fatto di emozioni. E’ l’adattamento pacifico ed equilibrato di due individui ben pensanti”, è pronta ad affermare che: “accanto a tanti giorni bui ci  sono stati giorni che poche donne hanno avuto la fortuna di vivere”. Sono proprio quei giorni che rivelano l’intesa raggiunta fra due persone non perfette ma che di sicuro si amano.

Una sequenza è particolarmente significativa: Henry, ormai anziano e vedovo, chiede al figlio il piacere di trovargli una lettrice: possibilmete giovane, che la sera gli legga qualche libro. Nel dire questo fruga casualmente nella libreria del salotto e trova quel libro che fu causa del primo incontro fra lui e Martha. Il suo volto si incupisce: non ci sarà nessun diversivo, nessuna lettrice carina che potrà colmare la mancanza di quell’unica donna che ha amato e che ora non c’è più.

Ovviamente ogni dialogo, ogni sequenza del film è cosparso del Lubitsch touch: uno stile svelto e scorrevole, con dialoghi spiritosi e sottilmente ironici. In realtà si tratta di uno stile che rappresenta una filosofia di vita. Una visione dell’uomo che trova il suo equilibrio in una amabilità di fondo nei confronti degli altri, un comportamento che non raggiunge mai certi eccessi a cui si unisce la  scelta artistica di non rappresentare mai il male e gli eccessi delle passioni, anche perché il male è brutto da vedere. Lo stesso Lucifero ci appare come una persona cortese e comprensiva e fa presente al “candidato” Henry, per dimostrargli quanto sia brutto l’inferno, che laggiù non si scoltano  nè Beethoven, nè Bach nè Mozart: ciò è possibile soltanto in Paradiso.

Il film fu candidato al premio Oscar nel 1944 come miglior film ma per sua sfortuna in quello stesso anno fu presentato Casablanca

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TROPPO NAPOLETANO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 04/11/2016 - 21:22
Titolo Originale: Troppo Napoletano
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Gianluca Ansanelli
Sceneggiatura: Gianluca Ansanelli, Tito Buffulini
Produzione: Cattleya, Buonaluna con Rai Cinema
Durata: 95
Interpreti: Serena Rossi, Luigi Esposito, Gennaro Guazzo, Salvatore Misticone, Giovanni Esposito, Gianni Ferreri, Nunzia Schiano, Loredana Simioli, Luigi Attrice, Rosaria De Cicco, Gianni Parisi

Deborah , una affascinante e giovane madre, e’ preoccupata, anzi disperata, per suo figlio Ciro. Il bambino, dopo la morte del padre, un popolare cantante che ha perso la vita lanciandosi dal palco per fare stage diving, appare turbato, a scuola si comporta in modo strano e non mangia più, neanche il tipico ragù domenicale. La donna allora, consigliata dagli insegnanti, decide di portarlo da Tommaso, un giovane e timido psicologo esperto in disturbi dell’infanzia. In seguito ad alcune sedute , lo specialista capisce che a tormentare il piccolo Ciro, non e’ solo la scomparsa del papà, ma anche il malessere per le prime inquietudini amorose. I due giungono così ad un accordo: Tommaso aiuterà il bambino a conquistare il cuore della bella compagna di classe Ludovica Mancini, mentre lui gli darà una mano per farlo fidanzare con sua madre.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film affronta il tema della diversità e della discriminazione. Che esiste anche all’interno della multiforme variegata realtà napoletana
Pubblico 
Adolescenti
Presenza di alcuni turpiloqui
Giudizio Artistico 
 
Nonostante certe banalità e luoghi comuni, il film crea ritmo e vivacità, permettendo al pubblico di divertirsi, allo stesso tempo riflettere, e immergersi negli spettacolari paesaggi napoletani
Testo Breve:

Il piccolo Ciro sembra depresso ma lo psicologo diagnostica che è solo malato d’amore. Spettacolari paesaggi napoletani fanno da sfondo a una divertente commedia.

I meravigliosi scorci di Napoli, il suggestivo e colorato sound neomelodico, e il poetico e vivace dialetto partenopeo, accompagnano “Troppo Napoletano”,  la nuova brillante commedia di Gianluca Ansanelli, prodotta da Alessandro Siani .

Nonostante la trama banale e semplicistica,  “Troppo napoletano”  si rivela una piacevole favola partenopea,  espressa attraverso le parole e il punto di vista di un bambino, il quale ,forse meglio di qualsiasi adulto, riesce a manifestare  le paure, l’euforia e la  gioia dell’innamoramento, il dolore per la perdita di una persona cara, e l’inadeguatezza e l’insicurezza di chi non si sente accettato.
Tra le battute e la classica storia d’amore, la commedia tratta infatti il più profondo tema della diversità e della discriminazione, che non esiste solo tra bianchi e neri, nord e sud, ma può accadere anche all’interno della multiforme variegata realtà napoletana. Napoli e’ un insieme di tradizioni, culture, colori, suoni, eppure non è una dimensione unitaria, tanto che si può distinguere chiaramente la “Napoli Napoli”, ossia il caratteristico centro storico, dalla Napoli, dei suoi più signorili quartieri del Vomero, Posillipo , Capodimonte.  

Cosi’ Ciro, Deborah e tutti coloro che provengono dal centro storico vengono definiti  “troppo napoletani” e spesso sono incompresi,  disprezzati e derisi dai semplici napoletani. Come farà’ allora un  troppo napoletano a conquistare il cuore di una napoletana e viceversa  un napoletano a conquistare quello di una “troppo napoletana”? Semplicemente essendo se stesso, mostrandosi per quello che si è , portando il proprio bagaglio di tradizioni, usi, abitudini , modi di essere e di agire, cercando di fonderli con quelli dell’altro, differenti e  perfetti per dar vita alla vera essenza  di Napoli.

Il profilo del golfo con il Vesuvio forma proprio un perfetto cuore, derivato dall’unione della “ Napoli Napoli”  e  Napoli, entrambe  necessarie e  imprescindibili per la creazione della meravigliosa città partenopea.

Dopo il successo di Song e napule, Il principe abusivo, Per amor vostro,  Troppo Napoletano si va ad aggiungere alla lista di film che negli ultimi anni stanno riportando in voga Napoli, la sua complessa e sfaccettata realtà, e  le sue tradizioni. Sono sicuramente prodotti molto differenti dai celebri film musicali con Mario Merola  e Nino d’Angelo, sebbene la componente  neomelodica resti ancora fortemente radicata, tanto e’ vero che nel film numerose sono le scene in musica,  fino al finale spettacolo con il rapper Clementino.

Gianluca Annarelli realizza una commedia ben fatta, con una regia dinamica che, nonostante certe banalità e luoghi comuni, crea ritmo e vivacità, permettendo al pubblico di divertirsi, allo stesso tempo riflettere, e immergersi negli spettacolari paesaggi napoletani che, tra le spiagge di Posillipo, i vicarielli del Rione Stella, l’affascinante cimitero delle Capuzzelle, danno vita ad un’atmosfera suggestiva che fa da cornice e da sottofondo alla storia. Sembra di poter sentire i suoni, i profumi, la vitalità tipica della città, resa con forte realismo grazie soprattutto all’ottima scelta di utilizzare il dialetto, talvolta molto stretto, per comunicare, il quale conferisce una maggiore sottigliezza comica alle battute.

Perfetto inoltre il cast, dal piccolo Gennaro Guazzo , mix di dolcezza e simpatia, l’energica e poliedrica Serena Rossi, fino al duo  Gigi e Ross, che hanno saputo dimostrare le loro doti di attori lontani dalla dimensione comica. Tutt’intorno vi sono poi una serie di tipi e tipologie di personaggi che contribuiscono animare un film su Napoli e sull’essere napoletani.

Come dice il saggio Tommaso, non bisogna mai accontentarsi di mangiare un gelato al gusto papaia, acido e stomachevole, solo per paura che ciò che è più buono finisca subito e ci faccia star male. Bisogna invece scegliere i gusti più appetitosi, come il cioccolato, e non fa niente se prima o poi finiscono, l’importante e’ quello che si prova mentre si assaporano.

“Troppo napoletano”, con le sue vicende e i suoi equivoci, ci insegna perciò che le cose più sono belle e i sentimenti più sono forti, più fanno soffrire, ma non per questo bisogna privarsi della felicità di viverli, ricordando di essere sempre se stessi.

 

Autore: Maresa Palmacci
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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FOREVER YOUNG

Inviato da Franco Olearo il Lun, 03/14/2016 - 19:02
Titolo Originale: Forever Young
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Fausto Brizzi
Sceneggiatura: Fausto Brizzi, Marco Martani, Edoardo Falcone
Produzione: Wild side
Durata: 95
Interpreti: Fabrizio Bentivoglio, Sabrina Ferilli, Teo Teocoli, Stefano Fresi, Lillo, Lorenza Indovina,

Franco è un avvocato settantenne, vegano, salutista e appassionato di sport, che non accetta la sua condizione di uomo maturo mettendo anche a repentaglio la sua vita per continuare a praticare attività fisica; Angela un’estetista di 50 anni che intraprende una relazione con un ragazzo di 20, nonché figlio della sua amica Sonia, amante dei toyboy; Diego un famoso dj che ora deve fare i conti con la concorrenza di un giovanissimo collega amato dai ragazzi; e infine Giorgio, un uomo di mezza età che tradisce la compagna, che potrebbe essere sua figlia, con una coetanea di 50 anni. Tra vicende che si intrecciano e storie che si sfiorano, le esistenze dei protagonisti in un modo o nell’altro si incontrano e si sovrappongono con i classici escamotage delle commedie corali, molto care al regista

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Quattro personaggi che cedono al desiderio di non invecchiare ritrovano, alla fine, parzialmente, il buon senso di essere quello che sono diventati
Pubblico 
Adolescenti
Presenza di turpiloqui e scene con allusioni sessuali
Giudizio Artistico 
 
Bravi tutti i protagonisti. Brizzi affronta un tema molto attuale e interessante ma dopo un divertente spunto iniziale, abbandona qualsiasi spunto di riflessione o satira sociale, a favore di situazioni scontate e sorrisi accennati
Testo Breve:

Tre uomini e una donna over-quaranta  fanno di tutto per non invecchiare. Uno spunto interessante che fa solo sorridere, incapace di trasformarsi in una satira mordace e non approfondisce la psicologia dei personaggi 

“Dentro una persona anziana c’e’ una persona giovane che si chiede cosa sia successo” : questo e’ l’ aforisma che apre il nuovo film di Fausto Brizzi,” Forever young”, una frase emblematica che ne racchiude forse il senso più profondo. Ne emerge infatti una realtà purtroppo attuale, popolata da personaggi che, giunti alla mezza età, si chiedono cosa stia succedendo, e che, terrorizzati dal tempo che passa e dalla paura di invecchiare, cercano di rimanere eterni ragazzi, sempre giovani. Sono personaggi che in coro espongono la loro incapacità di accettare il tempo che avanza e che provano a fermare attraverso relazioni con partner più giovani, con stili di vita da adolescenti, senza regole, senza orari, per sentirsi ancora ventenni con la speranze e i sogni di tutta una vita davanti. Ma gli anni che ognuno porta sulle proprie spalle non si possono cancellare, non si possono negare, e forse per sentirsi veramente bene bisogna solo accettare la realtà.

 Così Franco,quando scopre che sua figlia Marta e suo genero Lorenzo lo renderanno nonno, capisce che il suo stile di vita deve cambiare e che il suo fisico non è indistruttibile, Diego accetta la sua nuova condizione di “nonno dj”, Sonia ritrova l’armonia con suo figlio, Giorgio inizia a tradire la sua  giovanissima compagna con donne che sono sue coetanee e che possono capirlo  fino in fondo,  condividendo  la sua musica , le sue idee , i suoi ricordi. Eppure la loro redenzione non è totale. Sono personaggi in cui l’evoluzione è come se si interrompesse, restasse sospesa, incompiuta, come se riconoscessero la loro maturità, pero’ continuassero a sognare di poter rimanere infondo eterni Peter Pan.

Fausto Brizzi torna alla regia con una commedia leggera, piacevole, ma a tratti banale.

La figura dell’uomo e della donna di mezza età che non vogliono invecchiare, ricercando una nuova giovinezza, e’ un topos prediletto dal regista, tanto che era già presente nei suoi Notte prima degli esami 2 e Maschi contro femmine, ma in questo caso, facendolo diventare il tema centrale del film, si perde, si sfalda, abbandonando qualsiasi spunto di riflessione e  qualsiasi satira sociale, a favore di situazioni scontate e sorrisi accennati. Sembra quasi che ad aver paura di crescere sia lo stesso regista, che avrebbe potuto trattare il tema in maniera più sottile e profonda, mostrando la sua vera maturità di scrittore e di artista della macchina da presa. Invece preferisce rimanere ancora giovane, con una commedia che mostra ma non dimostra, che fa sorridere ma non ridere, che appassiona ma non convince, nonostante il cast all’altezza della prova. Spiccano l’esperienza e il carisma di Fabrizio Bentivoglio, la simpatia di Lillo, la spontaneità verace di Luisa Ranieri, la complicità comica e a tratti sensibile di Teo Teocoli e Stefano Fresi, a dimostrazione che la maturità, almeno artistica, e’ sicuramente una dote di gran pregio rispetto all’acerbo talento degli interpreti più giovani.

“Forever Young”, tra  equivoci, battute, feste, musiche a tutto volume, bugie grandi e piccole , delusioni, scoperte inaspettate, si rivela quindi  un film non perfettamente riuscito, nonostante descriva  un aspetto della società attuale in maniera leggera e divertente, brillante e stereotipata, in cui si sorride molto, ma purtroppo si riflette poco. 

Autore: Maresa Palmacci
In Televisione
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AVE, CESARE!

Inviato da Franco Olearo il Mar, 03/08/2016 - 19:04
Titolo Originale: Hail, Caesar!
Paese: USA, Regno Unito
Anno: 2016
Regia: Joel e Ethan Coen
Sceneggiatura: Joel e Ethan Coen
Produzione: Working Title Films
Durata: 106
Interpreti: George Clooney, Scarlett Johansson, Josh Brolin, Channing Tatum, Tilda Swinton

Eddie Mannix è un produttore di una grande casa cinematografica di Hollywood, la Capitol Pictures, e deve gestire e assicurarsi che le riprese dei film in lavorazione si svolgano con regolarità e senza impedimenti, ma deve anche fare in modo che le alterne vicende della vita privata di attori e registi non creino problemi. L’attore Baird Whitlock viene rapito da un gruppo di comunisti antiamericani sul set dell’ultimo colossal della Capitol, Ave, Cesare!. Così Eddie si trova a dover negoziare con i rapitori di Baird mentre il resto degli attori della Capitol non smette di sottoporgli problemi personali e professionali da risolvere…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Con ironia il film sottopone alla considerazione dello spettatore diversi aspetti umani sottesi al complesso mondo del cinema: la differenza tra immagine pubblica e immagine privata e la difficoltà di riuscire a tenere i due aspetti separati; la complessità del funzionamento della macchina cinematografica soprattutto quando si trova a voler trasmettere contenuti di un certo livello.
Pubblico 
Tutti
Il film non presenta nessuna scena problematica per la visione
Giudizio Artistico 
 
Ave, Cesare! è un film soprattutto fatto di regia, un gioco di equilibri in cui comicità, spettacolo, ironia e riflessione si alternano e si bilanciano. Tuttavia, per quanto ben gestiti, tutti questi elementi finiscono per confondere lo spettatore e non consentono di cogliere a pieno le fin troppo numerose sfumature della narrazione e le ancor più numerose citazioni e riflessioni proposte all’interno delle sequenze.
Testo Breve:

I fratelli Coen si divertono e ci divertono a tornare alla favolosa Hollywood degli anni ’50 senza disdegnare che il protagonista sia un fervente cattolico impegnato in argute dissertazioni teologiche

Ave, Cesare! è l’ultimo, spettacolare lavoro dei Fratelli Coen: un racconto corale, ironico e brillante che celebra e contempla il cinema degli anni ’50 senza scadere mai nel gusto della rievocazione retrò. Un film dalla trama semplice in cui però si intersecano tra loro numerosi e diversi spaccati di personaggi e prospettive di un’epoca indubbiamente affascinante: storie in technicolor che fanno assaporare un ambiente ormai quasi leggendario. Ave, Cesare! si avvale di un cast di grandi stelle, quali George Clooney, Scarlett Johansson, Josh Brolin, Channing Tatum e Tilda Swinton, che si alternano con ritmo ed equilibrio in scene rapide, vivaci ed esaustive.

Per descrivere in breve Ave, Cesare! probabilmente le parole migliori sono proprio quelle di Eddie Mannix, il fixer, cioè colui che deve tener lontani lontani dagli scandali in cui si vanno a ficcare le star che stanno lavorando all’ultimo  film di un grande  Studio : “Qui alla Capitol Pictures siamo sotto gli occhi di milioni di persone per l’informazione, il conforto e, sì, l’intrattenimento: e noi glielo daremo. Un esercito di tecnici, attori e artisti di spicco lavora sodo per portare sullo schermo il nostro titolo più importante dell’anno. Ave, Cesare! è un film di prestigio con una delle maggiori star del mondo: Baird Whitlock”.

Nel film Eddie (Josh Brolin) è anche il produttore esecutivo della Capitol Pictures. Il suo personaggio è liberamente ispirato ad una figura realmente esistita ad Hollywood, Joseph Edgar Allen John "Eddie" Mannix, ma il protagonista di Ave, Cesare! si discosta molto dal suo originale e dalle controverse sue vicende personali. L’Eddie del film è sposato con una casalinga molto amorevole con cui ha due figli ed è un cattolico con una seria vita interiore.

George Clooney interpreta con grande spirito un attore di spicco hollywoodiano, Baird Whitlock, considerato una vera star ma che nella realtà è un personaggio con poco cervello e un debole per l’alcool. Baird, sta interpretando il ruolo di un centurione romano nell’ultimo colossal prodotto dalla Capitol sulla Passione di Gesù, ma viene rapito sul set, senza troppa difficoltà, da un gruppo di ferventi comunisti. Gli intellettuali che sequestrano l’attore sembrano la parodia, forse casuale ma comunque significativa, del gruppo degli Hollywood Ten presenti nell’ultimo film di Jay Roach (L’utima parola- La vera storia di Dalton Trumbo) in cui Bryan Cranston (nominato agli ultimi Oscar) interpreta il ruolo di Trumbo.

Come è nello stile dei fratelli Coen, le citazioni abbondano e fanno riferimento ad una storia nella storia che induce a numerose riflessioni. Come ad esempio accade nel caso del personaggio interpretato da Scarlett Johansson, DeeAnna Moran, una giovane atleta di nuoto sincronizzato che recita con successo nelle produzioni musicali di Hollywood. DeeAnna rimane incinta durante le riprese del suo film ma non è sposata, così la principale preoccupazione di Eddie è quella di trovare per lei una soluzione dignitosa alla questione prima che la stampa ne venga a conoscenza e gridi allo scandalo. La breve vicenda offre una simpatica riflessione sul cambiamento dei tempi: ciò che in passato veniva considerato uno scandalo da evitare oggi costituisce un’occasione per aumentare la propria popolarità mediatica.

La figura di Eddie rappresenta in realtà proprio il desiderio di un cinema di qualità che possa esistere depurato da tutto il sistema glamour e mondano che inevitabilmente lo contamina. In una scena infatti Mannix si trova impegnato in una difficile ma coinvolgente e divertente conversazione teologica con gli esponenti di varie confessioni cristiane ed un rabbino in merito all’accoglienza da riservare ad un film basato sulla Passione di Gesù. Ma subito dopo viene pressato dalle insistenti richieste di due giornaliste gemelle (interpretate da un’unica splendida Tilda Swinton) che lo assediano per ricevere informazioni dettagliate sulla vita privata dei suoi attori. Eddie gestisce i due aspetti di questo mondo, diviso tra sostanza ed apparenza, con straordinaria diplomazia. Tuttavia ha anche lui le sue debolezze che lo mettono in crisi e di fronte alla proposta allettante di una carriera professionale più facile e maggiormente remunerativa rischia di cedere alla tentazione di abbandonare tutti al proprio destino.

Anche le scenografiche coreografie musicali che arricchiscono il film, nella loro pesantezza un po’ kitsch, danno la misura di quanto nel cinema sia tutto sommato più facile realizzare sequenze spettacolari che non di vero contenuto e spessore. 

Per sintetizzare il contenuto di questo film si potrebbe utilizzare un’altra battuta di uno degli interpreti: “Se solo fosse così facile”: perché Ave, Cesare! racconta proprio la complicata pazzia dell’industria cinematografica vista attraverso l’intelligente e sarcastico sguardo dei fratelli Coen.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
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TIRAMISU'

Inviato da Franco Olearo il Sab, 02/27/2016 - 11:35
Titolo Originale: Tiramisù
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Fabio De Luigi
Sceneggiatura: Fabio De Luigi
Interpreti: Fabio De Luigi, Vittoria Puccini, Angelo Duro, Giulia Bevilacqua, Nicola Pistoia, Giovanni Esposito, Orso Maria Guerrini, Pippo Franco

Antonio è un rappresentante sanitario di scarso successo che trascorre le sue giornate facendo file d’attesa negli studi medici, con la speranza di concludere qualche piccolo affare. Sua moglie Aurora è, al contrario, una docente e donna di gran classe, bella, colta. Preso dal timore che la moglie possa abbandonarlo, complici anche il caso e il delizioso tiramisù della moglie, Antonio si trova in breve tempo a essere protagonista di una brillante ascesa professionale...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il protagonista, tentato dalla conquista di un successo disonesto, ritrova il suo equilibrio morale
Pubblico 
Adolescenti
Presenza di turpiloquio e battute allusive
Giudizio Artistico 
 
Un film poco convincente, con battute banali, di stampo televisivo. Bravi gli attori
Testo Breve:

Antonio, da modesto rappresentante sanitario, si trasforma in brillante venditore del Tiramisù della moglie. Una storia semplice e poco convincente

6 uova, 120 grammi di zucchero, 500 grammi di mascarpone, 400 grammi di savoiardi, caffè e cacao quanto basta: questi sono gli ingredienti ideali per un gustoso tiramisù.  Un poco brillante rappresentante di materiale sanitario, una moglie bella e intelligente, un cognato cinico e capitalista e un suo amico depresso sono invece gli ingredienti di un altro  Tiramisù, il poco convincente film, che segna il debutto alla regia di Fabio De Luigi.

Come la ricetta del tradizionale dolce, anche la trama del film e’ semplice e invitante.

Antonio e’ un rappresentante sanitario di scarso successo che trascorre le sue giornate facendo file d’attesa negli studi medici, con la speranza di concludere qualche piccolo affare. E’ un uomo mediocre, dotato di scarse qualità, molto ingenuo, debole, sposato però con Aurora, docente e donna di gran classe, bella, colta, tutta d’un pezzo e soprattutto ottima cuoca. Le loro vite si incrociano spesso con quelle del cognato Franco, manager nel campo della moda, trentenne, divorziato con una figlia di sette anni, e del suo amico Marco, perennemente depresso a causa del fallimento della sua enoteca.

Sarà proprio Franco, con il suo atteggiamento spregiudicato, privo di ogni etica e moralità a determinare il forte cambiamento di Antonio, insinuandogli il terrore che un giorno la moglie potrebbe stancarsi di stare con un fallito come lui. Ossessionato da questo timore, l’uomo abbandona tutti i suoi sani principi e, complici anche il caso e il delizioso tiramisù della moglie, si troverà in breve tempo a essere protagonista di una brillante ascesa professionale e sociale. La sua vita cambia drasticamente, così come la sua personalità. Diventa una persona che ha messo da parte ogni codice morale, interessata solo ai beni materiali, al denaro, disposta a qualunque cosa pur di raggiungere i suoi obiettivi. Ma i soldi e il successo non sono tutto quando si perde l’innocenza.  Antonio, una volta aver ottenuto ciò che aveva sempre desiderato, si renderà infatti conto di aver perso la cosa più importante, e per riconquistarla dovrà fare un viaggio a ritroso, ritrovando se stesso e i suoi valori.

Fabio De Luigi debutta alla regia con un film leggero, con l’intento, non riuscito, di ispirarsi alle celebri commedie dolci-amare di Dino Risi, che raccontavano la società del tempo suscitando una acuta riflessione attraverso una risata intrisa di pungente ironia, e alle famose interpretazioni di Alberto Sordi.

Il regista, anche sceneggiatore, attraverso i suoi personaggi e le loro storie, descrive la società attuale, la spregiudicatezza imperante, la perdita progressiva di valori, ma manca quella sottile ironia, quella capacità di farcene sorridere. Le battute sono banali, molto televisive, non lasciano il segno e non strappano sorrisi.

De Luigi nel ruolo di interprete risulta a suo agio, rivestendo i panni di un personaggio che è nelle sue corde e che ha già interpretato in passato, così come la Puccini, che nonostante sia poco incline ai ruoli più leggeri, e’ invece equilibrata e piacevole, e Angelo Duro, ex iena per la prima volta sul grande schermo, credibile nella parte del cinico-capitalista.

Sono personaggi la cui caratterizzazione resta però incompleta, vengono solo accennati e non approfonditi, disperdendosi nella trama senza apportare importanti svolte. A volte sono vere e proprie meteore, come il medico alternativo interpretato da Pippo Franco, il rigido presidente Orso Maria Guerrini e la spietata e seducente collega Giulia Bevilacqua.

L’ idea dell’uomo sempliciotto, che diventa mediocre tradendo se stesso e la sua indole, attraverso la furbizia e l’immoralità, per poi redimersi e scoprirsi migliore, e’ sicuramente buona, pero’ sottotono, non perfettamente riuscita e sviluppata. Manca quel tocco che regala emozioni originalità e sorpresa, manca appunto qualche ingrediente.

Così il tiramisù che ne viene fuori e’ si mangiabile, piacevole, ma non indimenticabile e irresistibile come quello di cui si parla nel film

Autore: Maresa PALMACCI
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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