Commedia

NOVE LUNE E MEZZA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/16/2017 - 13:53
Titolo Originale: Nove Lune e Mezza
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Michela Andreozzi
Sceneggiatura: Michela Andreozzi, Alessia Crocini, Fabio Morici
Produzione: PACO CINEMATOGRAFICA, NEO ART PRODUCCIONES IN COLLABORAZIONE CON VISION DISTRIBUTION
Durata: 100
Interpreti: Claudia Gerini, Michela Andreozzi, Pasquale Petrolo, Giorgio Pasotti, Stefano Fresi

Tina e Livia sono due sorelle profondamente legate nonostante i caratteri opposti: Tina, infatti, è una poliziotta timida e impacciata, legata sentimentalmente ad un collega ma divorata da un fortissimo desiderio di maternità, mentre Livia è una musicista decisa e indipendente, pienamente appagata dalla sua vita di coppia senza figli. Quando quest'ultima va dal ginecologo per sbarazzarsi definitivamente dal rischio di una maternità, lui le propone inaspettatamente di portare per nove mesi il figlio che sua sorella altrimenti non potrà mai avere...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
"Donare l'utero, non è come donare il rene?" .."La famiglia è dove ci si ama e sostiene, anche senza prosecuzione della specie". "Per la coppia omosessuale ho creato due omoni maschi innamorati con figli, come ce ne sono tanti". La regista conferma in un'intervista quanto viene rappresentato nel film. Il film travisa completamente il concetto di amore, che viene considerato una realizzazione egocentrica di se stessi, da cui scaturisce la pretesa di certi "diritti", invece di essere servizio e donazione di se' verso i nuovi nati, che hanno diritto di esser concepiti per amore dal proprio padre e dalla propria madre, di crescere nel grembo della propria madre ed essere allevati con continuità dai propri genitori grazie a un matrimonio stabile
Pubblico 
Sconsigliato
Per la trasmissione di messaggi sbagliati
Giudizio Tecnico 
 
Michela Andreozzi e Claudia Gerini sono due divertenti personaggi tratteggiati a tutto tondo (ma i ruoli maschili lo sono molto meno). Il film regge bene come commedia, molto meno come lavoro impegnato
Testo Breve:

Questo film tutto al femminile (le figure maschili non ci fanno una buona figura) costituisce una rivendicazione sindacale sulla libertà delle donne di non essere madri o di esserlo (tramite l'utero in affitto), di convivere senza sposarsi mentre   famiglie che vivono il matrimonio con fede (pentacostali, in questo caso) sono solo troppo serie e bigotte

Michela Andreozzi veste per la prima volta i panni di regista (pur senza togliersi quelli di attrice) per raccontare una commedia all'italiana moderna, che tocca molte delle sfaccettature più attuali e scottanti del tema della maternità. In primo luogo, certamente, quella dell'utero in affitto, su cui si regge tutta la storia delle due sorelle, ma è lasciato spazio anche al problema dei figli per le coppie omosessuali, dal momento che il ginecologo che dirige tutta l'operazione ha un compagno e due bambini (e sotto tanti aspetti appaiono, seguendo un cliché oggi di moda, come la famiglia più "normale" sullo schermo).

Tina e Livia, ben interpretate da Michela Andreozzi e Claudia Gerini, sono gli unici personaggi con una personalità a tutto tondo ed è grazie a loro se l'interesse per la storia si mantiene alto fino alla fine. Sono molto toccanti le scene iniziali che mostrano il desiderio di maternità di Tina, che arriva a "rapire" una bambina creduta abbandonata, nella speranza di poterla tenere con sé. Ed è interessante il percorso di crescita che entrambe compiono, unite nell'assurda complicità di dover nascondere la gravidanza di Livia e fingere quella di Tina, anche davanti alla loro famiglia d'origine.

Livia, in particolare, è un personaggio che guadagna spessore e complessità man mano, soprattutto dal momento in cui si rende conto di come la sua generosità nell'aiutare la sorella potrebbe non essere stata dettata solo dal profondo legame di affetto, ma anche dal suo perenne senso di superiorità.

Gli altri personaggi sono fondamentalmente macchiette che riescono a strappare tanti sorrisi, ma poche risate. Viene spontaneo domandarsi se, per affrontare temi simili, forse non valesse la pena un po' di profondità psicologica in più.

Fabio (il compagno di Livia) e Gianni (quello di Tina) sono travolti dall'evento della maternità, ma mai veramente chiamati in causa: la responsabilità se la assumono totalmente le loro donne. I loro deboli tentativi di ribellione li porteranno a un cambiamento, ma non hanno lo spessore umano per vivere lo stesso viaggio emotivo delle loro compagne: in generale, l'immagine che arriva è quella di una maternità che cambia le donne, più che l'intera famiglia.

Pieni di limiti e insicurezze, tutti gli uomini vengono guardati con una sorta di tenerezza accondiscendente, tranne uno: il fratello neocatecumenale di Tina e Livia. Sposato e con quattro figlie femmine, anche lui potrebbe rappresentare una forma alternativa di famiglia, ma viene invece relegato a un ruolo anacronistico e oscurantista, senza possibilità di redenzione, che non riesce nemmeno a fare ridere.

In un film che esplora minuziosamente le conseguenze della maternità, all'interno di famiglie tutt'altro che tradizionali, è curioso che non si parli mai esplicitamente del bene del bambino. Al centro dell'attenzione ci sono sempre gli adulti e la loro tardiva "maturazione", che sicuramente questo nuovo arrivo rende più urgente che mai. Ma è giusto pensare alla gravidanza solo come a un bisogno dei genitori? E al bambino come un collante per tenere insieme famiglie scompaginate?

L'argomento non viene affrontato esplicitamente, ma in un film di questo tipo anche il fatto che sia taciuto può dire molto.

Autore: Giulia Cavazza
In Televisione
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TUTTO QUELLO CHE VUOI

Inviato da Franco Olearo il Sab, 06/17/2017 - 17:13
 
Titolo Originale: Tutto quello che vuoi
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Francesco Bruni
Sceneggiatura: Francesco Bruni
Durata: 106
Interpreti: Andrea Carpenzano, Giuliano Montaldo, Donatella Finocchiaro, Raffaella Lebboroni, Arturo Bruni, Antonio Gerardi

Alessandro, giovane scapestrato che vivacchia a Roma insieme ad altri tre amici (e si è infatuato, ricambiato, della giovane madre di uno di loro) per racimolare qualche soldo si trova a fare da badante e accompagnatore di un anziano poeta, affetto dal morbo di Alzheimer. I due sembrano non avere proprio niente in comune, ma la dolcezza e la saggezza dell’anziano, unita al desiderio degli amici di Alessandro di trovare un fantomatico tesoro che il poeta avrebbe nascosto in Toscana negli anni della guerra, avvieranno Alessandro verso una maturazione umana e una maggior consapevolezza di sé.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un ragazzo perviene a una maturazione umana e una maggior consapevolezza di sé grazie all’iuto di un anziano.
Pubblico 
Adolescenti
Turpiloquio, qualche breve momento di violenza, una scena sensuale.
Giudizio Tecnico 
 
Il ritratto di come due generazioni distanti possano e debbano comunicare fra loro, è convincente ed espresso con delicatezza e poesia
Testo Breve:

Come nel precedente lavoro di Francesco Bruni, Scialla!, anche qui abbiamo a che fare con un adolescente che ha bisogno di essere educato. Il racconto delicato dell’incontro fra due generazioni

Francesco Bruni è un autore non conosciuto al grande pubblico, ma in realtà è una delle penne italiane di maggior successo e anche – forse – di maggior impatto culturale: basti dire che ha sceneggiato tutti i Montalbano per la tv, quasi tutti i film diretti da Paolo Virzì, diversi di quelli con i comici Ficarra e Picone, e anche film d’autore come quelli di Mimmo Calopresti. Insomma, un veterano, anche se il suo esordio alla regia è solo di pochi anni fa.

E questo film si richiama proprio al suo esordio, Scialla! (a cui è seguito qualche anno dopo l’interessante, ma meno fortunato Noi 4), perché anche qui abbiamo a che fare con un adolescente che ha bisogno di essere educato, e ha bisogno di una figura adulta di riferimento.

Forse perché è padre lui stesso (il figlio di Bruni interpreta il più problematico dei ragazzi del gruppetto) nei film del regista livornese non sono gli adulti ad anelare a un ritorno all’adolescenza (come in molto altro cinema italiano contemporaneo), ma viene messo bene in chiaro come i ragazzi abbiano bisogno di essere aiutati, sfidati, contrastati, indirizzati, in una parola educati. E diversamente da tanti altri film contemporanei, non viene messa in scena l’impunità del crimine, piccolo o grande che sia: appena il gruppetto sgarra, la polizia interviene e arresta il giovane picchiatore. Sono segnali molto interessanti – e siamo sicuri non casuali – in un film rivolto ai giovani…

Tutto quello che vuoi ha ricevuto ottime critiche, sia per la bravura degli interpreti (in particolare il giovane protagonista) sia per la delicatezza della storia, ispirata a vicende realmente vissute nella seconda guerra mondiale dal padre del regista, che da qualche anno è malato di Alzheimer.

Forse questo coinvolgimento personale ha esentato Bruni dalla necessità di costruire una maggior forza drammatica universale sulla storia: per esempio manca – per rendere più emozionante il racconto – un qualche rischio importante per il protagonista, una “posta in gioco” che innalzi il livello del conflitto e quindi delle emozioni. Ma il ritratto di come due generazioni distanti possano e debbano comunicare fra loro, è convincente ed espresso con delicatezza e poesia.

Non a caso il valore e il ruolo educativo degli anziani, dei nonni in particolare, è anche uno dei temi su cui insiste spesso Papa Francesco quando parla di famiglie.

Autore: Armando Fumagalli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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INSOSPETTABILI SOSPETTI

Inviato da Franco Olearo il Dom, 05/14/2017 - 15:37
Titolo Originale: Going in Style
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Zach Braff
Sceneggiatura: Theodore Melfi
Produzione: Metro-Goldwyn-Mayer, New Line Cinema, Village Roadshow Pictures, Warner Bros
Interpreti: Morgan Freeman, Michael Caine, Alan Arkin, Matt Dillon, Ann-Margret

Pressati da una sempre più precaria condizione economica, tre pensionati, tre amici di vecchia data, Willie, Joe e Al, decidono di rapinare la banca che li ha defraudati del loro fondo pensione per coprire un’assicurazione aziendale

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Willie, Joe e Al sono soprattutto tre amici legati da un fraterno affetto, decidono di compiere un atto illegale, ma restano saldamente attaccati ai valori del rispetto dell’altro come persona
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Una regia dinamica e una sceneggiatura brillante, accompagnate da una divertente interpretazione di tre grandi nomi del cinema
Testo Breve:

Un Michael Caine elegante e astuto, un ruvido e pessimista di Alan Arkin, un sornione e sensibile Morgan Freeman sono i tre grandi vecchi del cinema impegnati a svaligiare una banca che li sta truffando. Un film divertente di qualità media 

Morgan Freeman (Million Dollar Baby), Michael Caine (Hannah e le sue sorelle) e Alan Arkin (Little Miss Sunshine), tre premi Oscar® che insieme totalizzano 247 anni di età in Insospettabili sospetti (Going in style) di Zach Braff sono i protagonisti del più sorprendente e inimmaginabile colpo ad una banca mai visto. Sono tre amici pensionati dal passo un po’ lento ma dalla mente ancora lesta e lucida che non si arrendono alle circostanze e trasformano i loro limiti in uno straordinario punto di forza.

Nel 1979 Vivere alla grande (Going in style) di Martin Brest (Scent of a Woman - Profumo di donna) raccontava la storia di Al, Willie e Joe, tre anziani amici che vivono con la rendita delle loro modeste pensioni nel Queens, a New York. Nel film originale le giornate dei tre anziani protagonisti trascorrono tranquillamente fino a quando un giorno Joe propone agli altri il colpo della vita: una clamorosa e grottesca rapina in banca. In Insospettabili sospetti il sarcastico attore e regista Zach Braff (Scrubs - Medici ai primi ferri) riporta la storia ai giorni nostri, ne attenua i toni da stangata soprattutto nel finale, ma mantiene un certo fascino proprio dello stile poliziesco anni '70.

I personaggi di Al, Willie e Joe (rispettivamente Alan Arkin, Morgan Freeman e Michael Caine) degli anni 2000 sono tre anziani dall’aspetto tutto sommato ancora brillante nonostante l’età e i movimenti assai più lenti. La condizione di pensionati a loro sembra stare stretta non solo dal punto di vista economico ma anche da quello operativo. Tanto che per i tre l’incredibile idea di rapinare una banca rappresenta oltre che una sorta di giusta rivalsa sociale anche l’appassionante progetto che rianima le loro vite.

La rapina che Al, Willie e Joe progettano proprio alla loro banca ha il sapore delle sfide contro le istituzioni che ingiustamente vessano i piccoli lavoratori. E infatti, a differenza del film originale e andando di pari passo con i tempi, i tre anziani uomini non cercano di arricchirsi per dedicarsi finalmente alla bella vita, ma al contrario desiderano garantire a se stessi e alle loro famiglie quel sostegno che ritengono gli spetti di diritto per il duro lavoro prestato negli anni.

Tuttavia ciò che davvero diverte e coinvolge in Insospettabili sospetti è la straordinaria professionalità, esilarante e al tempo stesso seria, con cui i tre preparano il colpo. Morgan Freeman, Michael Caine e Alan Arkin sono assolutamente credibili nei loro ruoli e, nonostante la loro grande carriera, riescono a non prendersi troppo sul serio. In una scenografia anni 70

I tre premi Oscar infondono la giusta leggerezza non priva di sensibilità nei momenti più gravi e una equilibrata e sapiente ironia ai momenti più grotteschi. Senza drammatizzare Insospettabili sospetti infatti descrive un disagio sociale purtroppo piuttosto comune ai giorni nostri causato dalla crisi e dalle vessazioni delle banche, ma al tempo stesso entusiasma con una storia insolita, ricca di trovate e non priva di tenerezza. Al di là della grave illegalità del colpo organizzato le intenzioni e il modo di comportarsi dei tre protagonisti sono infatti delicati, rispettosi e manifestano sempre sensibilità e generosità verso gli altri.

Il film vede inoltre la presenza della vincitrice di due premi Oscar® Ann-Margret (Tommy, Conoscenza carnale) nel ruolo di Annie, un’intraprendente commessa di un supermercato; il candidato Oscar Matt Dillon (Crash) nei panni dell’agente FBI Hamer e Christopher Lloyd (Ritorno al futuro) nel ruolo dello stralunato coinquilino degli amici. 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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FAMIGLIA ALL'IMPROVVISO - ISTRUZIONI NON INCLUSE

Inviato da Franco Olearo il Sab, 04/22/2017 - 19:34
Titolo Originale: Demain tout commence
Paese: FRANCIA
Anno: 2016
Regia: Hugo Gélin
Sceneggiatura: Hugo Gélin, Mathieu Oullion, Jean-André Yerles
Produzione: MARS FILMS, VENDÔME PRODUCTION, IN CO-PRODUZIONE CON POISSON ROUGE PICTURES, TF1 FILMS PRODUCTION, KOROKORO, IN ASSOCIAZIONE CON PANTELION FILMS, MANON 6
Durata: 117
Interpreti: Omar Sy, Clémence Poésy, Antoine Bertrand, Gloria Colston

Samuel vive nel Sud della Francia alla ricerca di continui divertimenti fuggendo ogni genere di responsabilità e legami. Un giorno però una delle sue vecchie fiamme gli lascia tra le braccia una bambina di pochi mesi e gli dice che è sua figlia. Suo malgrado per Samuel comincia una nuova vita.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un grande esempio di paternità che dà valore alla vita, assaporata nella gioia che ogni istante può regalare, e all’amore donato in modo gratuito e disinteressato. Tuttavia al margine si riscontra una certa apertura (comunque non messa in pratica) al concetto di famiglia omogenitoriale
Pubblico 
Adolescenti
Una brevissima scena di nudo in una delle sequenze iniziali del film. Complessità della tematica
Giudizio Tecnico 
 
Un racconto toccante e coinvolgente ottimamente interpretato
Testo Breve:

Omar Sy l'ormai collaudato simpaticone di Quasi Amici, è impegnato questa volta a fare il padre all'improvviso. Un film politically correct in tutte le direzioni, compresa quella dell'omogenitorialità

Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse, un titolo intrigante per ogni genitore e un trailer avvincente che danno subito l’idea di una storia, nella sua essenza, comune a chiunque abbia vissuto l’esperienza di un figlio in tutta la sua sconvolgente bellezza. Il film del regista Hugo Gélin in realtà non delude le aspettative ma nel proporre un racconto divertente e commuovente lancia una serie di messaggi che toccano l’idea di famiglia a più livelli

La sensazione di improvviso stravolgimento che l’arrivo di un figlio comporta, soprattutto per un padre, non poteva essere meglio rappresentata che in questo modo. Samuel (Omar Sy, già interprete di Quasi amici e Mister Chocolat) è un ragazzo prestante e affascinante, libero e libertino, al quale piace riempirsi la vita di divertimenti e belle donne e fugge i legami stabili di ogni genere, in un certo senso anche quelli al livello professionale. È lo skipper di imbarcazioni a noleggio sulla costa a sud della Francia e ama la frivolezza che questa professione gli concede. Tuttavia un giorno la sua vita è improvvisamente stravolta dall’arrivo di una sua vecchia conquista di cui non ricorda nemmeno il nome che gli consegna un fagotto piangente e in un istante lo abbandona per tornare a Londra.

Il fagotto è una bimba di pochi mesi di nome Gloria che si suppone essere la figlia che Samuel non sapeva di avere avuto. Senza nemmeno riflettere Samuel parte immediatamente per Londra all’inseguimento della madre della bimba, Kristin (Clémence Poésy), ma la sua ricerca fallisce miseramente e l’uomo si ritrova improvvisamente solo in una città straniera della quale non conosce nemmeno la lingua, senza lavoro né casa e con una bambina a carico. Appena arrivato a Londra per caso Samuel incontra Bernie (Antoine Bertrand), impresario cinematografico gay che gli offre un lavoro e un alloggio. Comincia così per il neo papà una vita del tutto nuova che gli porterà inaspettatamente una grande gioia, ma che presto sarà nuovamente sconvolta.

Famiglia all’improvviso è soprattutto la storia dell’avventura di una paternità inattesa, rappresentazione narrativa perfetta dello sconvolgimento che l’arrivo di un figlio può comportare nella vita di un genitore. Sconvolgimento che però regala una tale portata gioia e pienezza di senso da far superare qualunque disagio e iniziale diffidenza. Samuel, dopo un primo momento di sconforto, si abbandona completamente alla propria condizione di padre e riesce ad assaporare una felicità del tutto inattesa. Per sua figlia Gloria senza alcun rimpianto riesce a rinunciare a tutto il suo precedente stile di vita, fatto di divertimenti e sregolatezza, per offrire alla piccola la parte migliore di se stesso e una vita assolutamente incantevole per un bambino.

Per Gloria Samuel diventa non solo un ottimo padre ma si sforza in modo premuroso e divertente di coprire al livello affettivo anche l’assenza dell’indispensabile figura materna. Il principale scopo della vita di Samuel è offrire a Gloria una vita serena e piena e trascorrere con lei più possibile momenti di felicità completa. Il suo esempio è tenero, allegro e commuovente al tempo stesso. Tuttavia la storia, anche se in modo velato, si presta ad una certa apertura verso il concetto di famiglia omogenitoriale.

Samuel infatti cresce Gloria anche grazie all’aiuto del suo amico Bernie, che, sebbene resti sempre un po’ al margine del rapporto padre figlia, tuttavia ricopre un ruolo affettivamente importante all’interno del piccolissimo nucleo familiare, tanto da arrivare ad essere persino un po’ geloso della stessa madre naturale della bambina. In questo senso inoltre non si può far a meno di sottolineare che la figura materna, per quanto presentata in generale come indispensabile nella vita di un bambino, nel complesso in questa storia non ne esce in modo particolarmente edificante e la sua presenza risulta quasi disturbante. 

Resta però assai toccante il rapporto unico e intenso, allegro ed emozionante, che Samuel riesce ad instaurare con sua figlia tutto basato su un senso della vita profondo e fecondo, volto alla costruzione di quei momenti significativi che fondano relazioni vere, pregnanti, disinteressate e che durano in eterno. In questo senso il titolo originale del film, Demain tout commence (domani tutto comincia), si presta in modo molto più esaustivo al senso della storia. Ciò che più conta al di sopra di tutto per questo padre è offrire alla sua bambina un amore sincero, gratuito e grande che la renda felice in qualunque circostanza a dispetto di qualsiasi sacrificio da parte sua. 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
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MOGLIE E MARITO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 04/11/2017 - 17:41
Titolo Originale: Moglie e marito
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Simone Godano
Sceneggiatura: Giulia Steigerwalt, Carmen Danza
Produzione: Produzione MATTEO ROVERE, ROBERTO SESSA PER WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA, PICOMEDIA, GROENLANDIA
Durata: 100
Interpreti: Pierfrancesco Favino, Kasia Smutniak, Valerio Aprea

Andrea e Sofia sono sposati da 10 anni, hanno due deliziosi bambini ma adesso si trovano davanti a una psicologa per una terapia di coppia, ultima spiaggia prima della separazione. Lei si lamenta perché lui non la comprende nei suoi impegni di madre e di giornalista televisiva, prossima a diventare conduttrice di una trasmissione tutta sua, mentre Andrea, un neurochirurgo, ritiene che lei non lo sostenga nei suo tentativi di realizzare una ricerca scientifica in cui è impegnato da anni. Una sera, Andrea porta a casa il misuratore di onde celebrali a cui sta lavorando per sperimentale il collegamento diretto fra due cervelli. Lui e la moglie collegano gli elettrodi alle tempie ma qualcosa va storto ed entrambi si ritrovano con i pensieri dell’altro….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un marito e una moglie sul punto di separarsi, ritrovano, con mezzi straordinari, il modo di comprendersi meglio e di ritrovare le ragione del loro amore
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune allusioni un po’ pesanti di tipo sessuale non sono adatte ai più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
la simpatia dei due attori e l’abilità del regista Simone Godano confezionano un film di intrattenimento che mantiene ciò che promette
Testo Breve:

A causa di un esperimento andato male, lui si ritrova con la mente di lei e viceversa. Una commedia brillante che divertendo valorizza gli affetti coniugali e familiari  

Non si può negare che il gioco del “cosa succederebbe se” è stato più volte proposto al cinema, con il chiaro proposito di dimostrare quanto spesso non siamo in grado di comprendere una realtà che abbiamo davanti e pecchiamo di superficialità di giudizio nei confronti degli altri. Possiamo ricordare il classico Il principe e il povero, dove si confrontava il potere con la povertà, ma anche Tutto accadde un venerdì dove lo scambio metteva a fuoco i legami parentali fra una madre e una figlia. Anche The Family Man, era un modo di mettersi nei panni di un altro: in quel caso uno scapolo impenitente diventava un marito e un padre. Infine Nei panni di una bionda aveva già proposto il cambio di sesso come soluzione per vedere il mondo dall’altro emisfero.

Allora cosa propone di nuovo questo scambio incrociato fra un uomo e una donna? Il pregio di questo lavoro sta proprio nella sua onestà e nel non cercare di essere ciò che non è: non cerca di lanciare profondi messaggi o magari impostare ideologicamente il racconto per unirsi ai fan della teoria dei gender ma il suo obiettivo è semplice e concreto: far divertire il pubblico con il paradosso dello scambio dei sessi e mostrare un’evoluzione positiva nei rapporti fra  due coniugi che, sull’orlo della separazione, riescono a recuperare il senso del loro amore comprendendo meglio (in questo caso in modo forzato) le ragioni dell’altro.

Questo non ambizioso ma pregevolissimo obiettivo è stato raggiunto grazie a una serie di validi ingredienti: la recitazione di Pierfrancesco Favino e Kasia Smutniak che si debbono molto esser esercitati a scrutarsi l’uno con l’altra per poi ripeterne le mosse (in questo bisogna dare un punto in più a Kasia che in certi momenti sembra proprio un maschiaccio che non a Pierfrancesco, che con le sue mossette sembra a volte più la caricatura di un gay) e la regia dell’esordiente Simone Godano, che dà un ritmo incalzante alla narrazione e riesce a valorizzare non solo i protagonisti ma anche i personaggi secondari, realizzando un racconto armonioso e senza sbavature.

Nella sequenza iniziale Andrea e Sofia si trovano davanti a una psicologa che con pazienza li invita a cercare di comprendere le reciproche ragioni e spiega loro  l’etimologia di quello che deve essere il loro obiettivo principale: l’empatia, cioè il guardare dentro i sentimenti dell’altro. Si tratta di una dichiarazione programmatica, quasi disarmante nella sua onestà, di ciò che sta per accadere, da parte delle sceneggiatrici Giulia Steigerwalt e Danza. Il film prosegue con la stessa trasparenza e non ci sono dei rovesciamenti di situazione, dei colpi di scena; già a metà film la coppia ha ritrovato il suo affiatamento e il loro impegno successivo sarà quello di portare a soluzione i problemi dell’altro. La semplicità dello sviluppo, che porta ad avvicinare il racconto al genere della favola edificante e che potrebbe indurre una perdita di interesse da parte dello spettatore, viene superata grazie al piacere di partecipare ai simpatici imbarazzi dei due protagonisti e all’impegno del regista che non cessa di star loro addosso. Non mancano momenti ed espressioni di tenerezza familiare che lui e lei rivolgono ai loro figli; peccato che in alcuni, pochi, momenti, il gioco dei corpi invertiti abbia suggerito alcune battute e situazioni di poco gusto, che contrastano con il tono familiare del film. Anche la colonna sonora sembra spesso, con il suo ritmo incalzante, fuor posto.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IN VIAGGIO CON JACQUELINE

Inviato da Franco Olearo il Sab, 04/01/2017 - 15:32
 
Titolo Originale: La vache
Paese: FRANCIA
Anno: 2016
Regia: Mohamed Hamidi
Sceneggiatura: Alain-Michel Blanc, Fatsah Bouyahmed e Mohamed Hamidi
Produzione: Quad Productions
Durata: 91
Interpreti: Fatsah Bouyahmed, Lambert Wilson, Jamel Debbouze

Fatah è piccolo coltivatore algerino profondamente affezionato alla sua mucca Jacqueline. Fatah ha un sogno: portare Jacqueline a Parigi per farla partecipare alla competizione del Salone Internazionale dell'Agricoltura. Un giorno finalmente riceve l'agognato invito e con il sostegno dei compaesani si mette in viaggio verso la Francia per raggiungere Parigi. Per l’uomo e il suo quadrupede comincia un lungo, faticoso e imprevedibile viaggio a piedi attraverso tutta la Francia durante il quale i due singolari protagonisti avranno modo di fare incontri di ogni genere

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Solidarietà, amicizia, fedeltà ai valori coniugali e alle responsabilità familiari sono le fondamenta su cui poggiano un po’ tutti i personaggi del film, in modo straordinariamente singolare il protagonista, il cui modo di essere diverte enormemente ma al tempo stesso desta anche una certa ammirazione
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Un montaggio sorprendentemente bilanciato, una sceneggiatura semplice ma coinvolgente, divertente e commuovente e un’interpretazione convincente e credibile.
Testo Breve:

Il contadino algerino Fatah viaggia per terra e per mare per partecipare, assieme alla sua bella vacca, a  una competizione internazionale che si tiene a Parigi.  Commuove la disarmante semplicità e purezza degli affetti familiari del protagonista.

In un sperduto piccolo paese rurale dell’Algeria vive Fatah, un semplice contadino, con la sua giovane moglie, le sue due dolcissime figlie e la sua splendida vacca Jacqueline. I produttori di Quasi amici investono su altro film, simpatico e delicato che commuove e diverte senza diventare mai banale. In viaggio con Jacqueline di Mohamed Hamidi arriva in Italia dopo aver raccolto un sorprendente successo in Francia.

La storia di Jacqueline nasce da un’idea del regista in collaborazione con l’attore, protagonista del film, Fatsah Bouyahmed, tutti e due di origini algerine, che con ironia e garbo hanno realizzato una storia toccante e allegra. In viaggio con Jacqueline è forse uno dei più sorprendenti road movie che si siano mai visti e colpisce per l’originalità un po’ stravagante sia dei due protagonisti, un povero contadino musulmano osservante e la sua vacca straordinariamente bella, sia per il loro percorso che parte da un lontano e sconosciuto paesino dell’Algeria per arrivare, praticamente quasi del tutto a piedi, ad una delle più affascinanti e raffinate capitali europee, Parigi.

Un personaggio più bizzarro di Fatah sarebbe difficile da immaginare. È un uomo poco istruito, dedito alla famiglia e al lavoro nei campi, ma con una insolita passione per la lingua francese, la cui pratica per lui è motivo di grande vanto, e per la propria vacca, che adora quasi come fosse un membro della sua famiglia. Il suo sogno è mettere insieme questi due interessi: Fatah desidera ardentemente poter presentare un giorno Jacqueline al concorso del Salone dell’Agricoltura di Parigi. I compaesani del piccolo villaggio in cui vive Fatah con la sua famiglia non comprendono queste sue velleità e lo scherniscono, ma quando finalmente arriva la lettera con cui il Salone accredita la vacca alla competizione nessuno si tira indietro e praticamente tutti offrono generosamente il proprio contributo per aiutare l’uomo a realizzare il proprio sogno. Inizia così per Fatah un viaggio insolito per mare e per terra in compagnia della sua amata vacca Jacqueline con cui vivrà inaspettate avventure, faticosi imprevisti e avrà modo di fare singolari amicizie. Seguito a distanza dai suoi familiari e compaesani, questi sembrano vivere in un mondo lontano anche nel tempo, ma nonostante tutto ciascuno di loro non gli fa mancare il proprio sostegno.

Quello di Fatah nei confronti della sua vacca Jacqueline potrebbe inizialmente sembrare un affetto oltre che bizzarro anche un po’ malsano, ma in realtà è il simbolo di una mentalità semplice ma pulita capace di resistere anche ad un mondo difficile da comprendere e in cui integrarsi. Perché Fatah, nonostante la sua passione per la vacca e nonostante i piccoli inciampi a cui va incontro, nutre un amore sconfinato e fedele nei confronti di sua moglie, della sua famiglia e della propria cultura di origine.

Il viaggio è in effetti la circostanza che fortifica Fatah in questo suo modo di essere, perché anche di fronte a qualche possibile frivolezza in cui cade a causa della sua eccessiva ingenuità, il piccolo contadino algerino resta saldo nelle sue scelte e nei suoi valori. Ad esempio a causa di un’ubriacatura, che non aveva cercato, all’inizio del suo viaggio incorre in una specie di piccolo tradimento coniugale, del quale però avverte fino alla fine del film tutto il peso e la negatività e del quale si pente con profonda e tenera costernazione cercando anche di porvi rimedio nella maniera più dignitosa possibile.

Con la sua semplice e genuina generosità in ogni circostanza Fatah riesce ad aiutare tutti coloro che incontra in modo quasi inconsapevole e spontaneo. Senza restare invischiato nel tranello della fama facile ma effimera che i media possono dare, il suo personaggio fa innamorare e sorprende al tempo stesso per restare sempre fedele a se stesso: buffo, tenero, ma anche forte e saldo nelle proprie convinzioni.

Con questa storia così tenera e insieme così grottesca il gruppo di sceneggiatori franco-algerini evita anche il rischio di incorrere in un fastidioso moralismo integralista perché riporta tutto ai comuni valori della famiglia, fatti di responsabilità e semplici gioie condivise anche nel poco, e dell’amicizia, come la solidarietà e la donazione disinteressata, attraverso i quali anche culture diverse come quella europea e quella algerina possono incontrarsi. Fatah, Philippe e Hassan infatti, sebbene molto diversi tra loro, troveranno una sorprendente e commuovente comunione di intenti che colpirà anche il pubblico più vasto.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CLASSE Z

Inviato da Franco Olearo il Gio, 03/30/2017 - 09:21
Titolo Originale: Classe Z
Paese: Italia
Anno: 2017
Regia: Guido Chiesa
Sceneggiatura: Renato Sannio, Alessandro Aronadio, Guido Chiesa
Produzione: COLORADO FILM, IN COLLABORAZIONE CON MEDUSA FILM, SCUOLAZOO
Durata: 92
Interpreti: Andrea Pisani, Greta Menchi, Enrico Oetiker, Alice Pagani, Antonio Catania,Alessandro Preziosi

Al primo giorno dell'ultimo anno di un liceo scientifico, alcuni ragazzi scoprono una novità: è stata creata una nuova sezione, la H, apposta per loro. I ragazzi non tardano a scoprire la verità: il preside ha costituito questa nuova sezione al solo scopo di isolare i ragazzi più problematici e più svogliati, in modo che non “inquinino” le altre classi.
Tra loro c'è Ricky, il cui principale divertimento è fare scherzi al bidello e ai professori per poi mettere le sue gesta su Youtube; Stella, che ci tiene a essere sempre la più elegante e provocante del gruppo; Viola, una ragazza intelligente ma sempre in guerra con il mondo. I professori non hanno nessun interesse a perder tempo con loro e vengono in aula per leggere il giornale. Solo un giovane professore, appena arrivato, Marco Andreoli  cerca di scuoterli dalla loro apatia. Il suo riferimento è il professor Keating de L'Attimo fuggente. Cerca di introdurre metodi didattici innovativi per avvicinarsi ai ragazzi ma resta ben presto deluso….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un gruppo di ragazzi riesce a risalire dalla loro condizione di ultimi della scuola grazie all’aiuto reciproco
Pubblico 
Adolescenti
Giudizio Tecnico 
 
Il film tradisce schemi narrativi smaccatamente televisivi ma riesce a esprimere bene la freschezza spensierata dei protagonisti
Testo Breve:

Un preside decide di concentrare tutti i ragazzi con basso rendimento in un’unica classe. Un film corale che racconta, quasi in forma di favola, una divertente storia di riscatto 

E’ indubbio che la volontà di entrare dentro la mente di ragazzi dell’ultimo anno di liceo c’è stata. Basti pensare alla stessa scelta dei protagonisti: ben tre (Greta Menchi, Andrea Pisani e Il Pancho) hanno “fatto carriera” su Youtube e garantiscono un’empatia giovanile all’ultima moda. Anche l’incipit è accattivante: Stella ritorna a scuola dopo le vacanze e ai suoi occhi tutti gli altri, che giudica irrimediabilmente omologati dentro il branco, come tanti zombi. Inoltre il tema stesso del film, il recupero umano e professionale di ragazzi sbandati, è nelle corde del regista Guido Chiesa, che nel suo ultimo Belli di papà aveva mostrato come un padre imprenditore riuscisse, grazie a una terapia d’urto, a convertire all’impegno sul lavoro tre figli viziati e inconcludenti.

Nonostante queste ottime premesse, il film appare da subito terribilmente televisivo: i ragazzi della classe Z vengono tipizzati secondo stereotipi abusati. Stella, che pensa solo a vestirsi all’ultima moda, sembra esser stata presa di peso dal serial Che Dio ci aiuti; Ricky pensa solo a fare scherzi; Yuri è disilluso perennemente arrabbiato con il mondo, come lo è anche Viola. Per ognuno di loro è pronta la motivazione familiare che li ha resi disadattati e abulici: a Viola il padre è andato via di casa, Stella si vergogna di sua madre, Yuri ha un padre-padrone che vuole per forza farlo studiare come ingegnere, nonostante le sue vocazioni artistiche.

La trasformazione non avviene grazie all’amore, com’era accaduto al sedicenne Leo di Bianca come il latte, rossa come il sangue, né dallo scoprire che vicende del passato sono lo specchio della condizione presente, com’era accaduto in Freedom Writers,  ma all’impegno collettivo di uscire dallo stallo creato dalla loro condizione di sfigati attraverso uno strumento molto potente: quello di aiutarsi a vicenda. Pigmalione della loro trasformazione è il professore alle prime armi Marco Andreoli, l’unico disposto seriamente ad aiutarli. Anche in questa seconda parte del film viene troppo allo scoperto il meccanismo narrativo: ed ecco che come d’incanto il gruppo scopre che uno di loro è bravo in matematica, l’altro in letteratura e così possono studiare insieme per affrontare l’esame di maturità.

Complessivamente il messaggio trasmesso dal film è positivo: viene proposto un modello di scuola che vuole comprendere i ragazzi e cerca di valorizzarli tutti, pur nei limiti delle loro possibilità. Nell’impegno di costruire un’apologia della solidarietà fra gli ultimi e di catturare la simpatia degli spettatori giovani, il racconto finisce per risultare ben poco realistico: è difficile pensare che un professore si allontani dalla scuola senza avvisare le autorità scolastiche rischiando un provvedimento disciplinare e che dei ragazzi possano disseminare la scuola di telecamere senza incorrere in una denuncia. Se i protagonisti mancano di profondità, almeno il gruppo nel suo complesso manifesta una sua originale e divertente vivacità. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SLAM - Tutto per una ragazza

Inviato da Franco Olearo il Mer, 03/22/2017 - 12:56
Titolo Originale: SLAM - Tutto per una ragazza
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Andrea Molaioli
Sceneggiatura: Francesco Bruni, Ludovica Rampoldi, Andrea Molaioli
Produzione: INDIGO FILM CON RAI CINEMA
Durata: 100
Interpreti: Ludovico Tersigni, Barbara Ramella, Jasmine Trinca, Luca Marinelli

Samuele è un adolescente che vive con sua madre che lo ha avuto a sedici anni, mentre il padre li ha lasciati molto presto. Alice è figlia di una coppia benestante, che le concede molta libertà. E’ proprio questa libertà che rende facile l’incontro fra i due ragazzi e la successiva gravidanza. Samuele, che ha vissuto fino a quel momento solo della sua passione per lo skateboard, si ritrova senza bussola in un oceano a lui sconosciuto....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film prospetta un quadro desolante di adolescenti e adulti che non sanno dirigere la propria affettività e i figli sembrano essere più frutto di un momento di distrazione che di un gesto desiderato e voluto
Pubblico 
Maggiorenni
Le tematiche sessuali, gestite con particolare disinvoltura, non sono adatte per persone non mature.
Giudizio Tecnico 
 
Il regista si esprime con un linguagio essenziale e mostra una buona coerenza narrativa. Gli attori sono tutti nella parte
Testo Breve:

Un ragazzo e una ragazza di sedici anni si conoscono e presto si trovano ad aspettare un bambino. Un’immersione nel mondo dell’adolescenza ben realizzato ma con toni pessimistici 

L’inizio della storia non può che lasciarci sconcertati. Samuele è appassionato di skateboard. Fin qui niente di male ma lo skateboard è tutto il suo universo culturale: il suo idolo è l’asso di questa disciplina, Tony Hawk, di cui legge avidamente la biografia e che diventa, nella sua fantasia, il suo confidente, il suo esperto di vita. Alice va molto male a scuola e ogni nuova attività che cerca di intraprendere (musica, pittura) finisce presto per annoiarla. E’ esperta invece in amore e lasciata da appena tre giorni dal precedente ragazzo, al primo appuntamento con Samuele non accetta di andare a cinema ma lo conduce in camera sua. Il panorama offerto dagli adulti non è meno confortante. La madre di Samuele è rimasta incinta a sedici anni ma ha avuto il coraggio di allevarlo da sola, mentre il padre si è eclissato alle prime difficoltà. I genitori di Alice sembrano disinteressarsi dell’educazione della figlia o piuttosto propendono per un approccio permissivo.

Una volta che lo spettatore accetta comunque di stare al gioco del regista e sceneggiatore Andrea Molaioli, bisogna riconoscere che la storia avanza con insolita coerenza. E’ inutile aspettarsi profondità di pensiero e riflessioni in questi personaggi che di fronte al vuoto culturale e umano in cui si muovono, reagiscono all’evento (la gravidanza inaspettata di Alice) in base a dei loro istinti primordiali. E’ proprio in questo contesto che risalta maggiormente la forza della natura, che segue il suo corso a dispetto di tutto e di tutti e quel bambino che nasce e che cresce, anno dopo anno, finisce per costituire l’aspetto più bello del film, la cui luminosità mette maggiormente in evidenza l’incapacità cronica degli uomini di assumersi delle responsabilità e di restare coerenti con esse.

Tutta la vicenda è vista attraverso gli occhi di Samuele, un sedicenne che vive più di sogni che di realtà; è di poche parole e quando parla conclude sempre con un “non lo so” lasciando che siano gli altri a prendere delle decisioni per lui. Samuele (grazie alle pagine del romanzo di Nick Hornby a cui si ispira il film) costituisce un ritratto riuscito del mondo magmatico dell’adolescenza, dove i sogni hanno la stessa consistenza della realtà. Molto riusciti i flashforward che servono per esprimere ciò il ragazzo pensa del suo prossimo futuro e la sua fuga da casa di fronte alla prossima responsabilità paterna, rivela bene un’altra caratteristica di quell’età: la difficoltà a confidarsi con qualcuno e il peso che si determina nel tenersi tutto dentro.

Alice è meno complessa, segue il suo istinto naturale e accetta di diventare madre contro il parere dei genitori, forse con la segreta speranza di trattenere a se’ Samuele.

Gli attori sono tutti nella parte e Luca Marinelli, che interpreta il padre cialtrone di Samuele, ha modo di confermare la sua bravura.

Dispiace che il film, soprattutto nel finale, si allinei, senza particolare coraggio, ai tanti lavori che prospettano una umanità incapace di prendere in mano la propria vita e che si limita a seguire agli impulsi del momento, senza cercare con tenacia la propria felicità.

In fondo il film, sia pure in modo indiretto, dimostra quanto sia importante, per la maturazione degli adolescenti, l’approfondimento culturale e l’educazione all’affettività.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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NON È UN PAESE PER GIOVANI

Inviato da Franco Olearo il Mer, 03/22/2017 - 07:38
Titolo Originale: Non è un paese per giovani
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Giovanni Veronesi
Sceneggiatura: Giovanni Veronesi, Ilaria Macchia, Andrea Paolo Massara
Produzione: Paco Cinematografica – Neo Art Producciones e Rai Cinema
Durata: 105
Interpreti: Filippo Scicchitano, Giovanni Ansaldo, Sara Serraiocco, Sergio Rubini, Nino Frassica

Sandro ha vent’anni, lavora come cameriere in un ristorante e sogna di diventare scrittore. Dopo alcuni mesi di lavoro diventa amico di Luciano e con lui comincia a progettare di lasciare l’Italia, paese in cui sentono di non avere alcuna prospettiva, e scelgono Cuba come luogo in cui riporre le proprie speranze di realizzare un futuro migliore

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La storia potrebbe svilupparsi su tre elementi interessanti: l’amicizia, la speranza nel futuro, l’affetto padre-figlio. Tuttavia, pur partendo da questi e affrontando un tema molto attuale e sentito come quello dei giovani italiani costretti ad emigrare, gli eventi e i personaggi dirottano verso toni di euforica incoscienza che svuotano il racconto del suo senso originario e di un vero contenuto che vada al di là del puro fatto narrativo
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene violente
Giudizio Tecnico 
 
Ambienti, personaggi, dialoghi e musiche sono carichi di fascino, credibili e coinvolgenti; ma la storia in se stessa non regge la rilevanza del tema centrale e si perde alla ricerca di un racconto suggestivo
Testo Breve:

Sandro e Luciano, di vent’anni, lasciano l’Italia per Cuba, sperando in un futuro migliore ma l’interessante tematica sociale si trasforma presto in  ricerca di evasione e fuga dalle responsabilità 

 

Dalla televisione al cinema, le disperate immagini di rifugiati che sbarcano sulle nostre coste in cerca di salvezza e di un futuro migliore sono ormai diventate purtroppo tristemente familiari, Non è un paese per giovani di Giovanni Veronesi racconta una storia di migranti al contrario, due giovani che, come molti loro coetanei, dall’Italia si sentono invece respinti e fuggono all’estero in cerca di un’occupazione che permetta loro di realizzarsi. Il film del regista e sceneggiatore toscano nasce da un’esperienza radiofonica durata alcuni anni e narra di coloro che non vedono un futuro per loro nell’Italia di oggi.

Sono più di 100.000 i ragazzi che ogni anno lasciano l’Italia per studiare e lavorare all’estero. Un esodo percepito solo in sordina, come sorda è la frustrazione delle nuove generazioni che vivono l’impossibilità di realizzare le proprie aspettative professionali nel proprio paese. Giovanni Veronesi nel corso della sua trasmissione radiofonica ha raccolto le sconfortanti testimonianze di molti di questi ragazzi e ne ha tratto ispirazione per realizzarne una versione cinematografica. Una storia che parla di amicizia, speranza, amore, difficoltà ed entusiasmi giovanili, affrontando un tema delicato e attuale.

Eppure nel corso del racconto qualcosa si perde, gli elementi si confondono e l’occasione sembra sciuparsi. Non è un paese per giovani è un film che promette una storia coinvolgente e attuale, ma si perde alla ricerca di un racconto che possa diventare poetico e originale andando dietro alla costruzione di relazioni dolci ma fragili e sogni ingenui.

La storia è quella di Sandro (Filippo Scicchitano) un ragazzo dall’animo gentile e riservato che coltiva il sogno di diventare scrittore, ma si accontenta di quello che la vita gli offre. Mentre attende che arrivi l’occasione giusta, la sua fidanzata coglie un’importante opportunità di lavoro negli USA e parte. Nel frattempo il ragazzo ha modo di conoscere meglio Luciano (Giovanni Anzaldo), un cameriere che lavora con lui nello stesso ristorante.

Tra il servizio ai tavoli e la cucina, i due giovani stringono un legame d’amicizia sempre più stretto al punto che Sandro comincia a condividere il sogno di Luciano: aprire un ristorante italiano a Cuba che offra ai clienti dell’isola il raro e prezioso servizio di Wi-Fi. Con l’aiuto del padre di Sandro, Cesare (Sergio Rubini) uomo del sud un po’ rude ma generoso e comprensivo, i due partono per l’Avana dove li aspetta Nora (Sara Serraiocco), una strana ragazza italiana naturalizzata cubana, che li ospita e li supporta nella realizzazione del loro sogno.

Sin dall’inizio colpisce la peculiarità della scelta di Sandro e Luciano. I due infatti non si orientano su una di quelle nazioni che maggiormente potrebbero offrire reali opportunità di crescita professionale, ma scelgono un paese esotico e suggestivo pieno di difficoltà anche più pesanti dell’Italia.

Forse perché spinti dalla più totale mancanza di speranza, Sandro e Luciano optano per un’impresa incerta e rischiosa, ma carica di fascino e si lasciano conquistare dalla prospettiva di un’esperienza insolita e apparentemente promettente. I due protagonisti rappresentano l’altra faccia dei giovani italiani che emigrano non tanto per cercare di raggiungere una posizione professionale in cui mettere a frutto le proprie capacità e competenze, ma piuttosto per un desiderio di evasione e fuga dalle responsabilità di una quotidianità percepita come dura e frustrante.

Dal momento in cui mettono piede sull’isola la storia sembra andare sempre più alla ricerca di questo elemento lirico e attraente. Gli eventi e i personaggi nel loro sviluppo prendono una piega scollegata dalla situazione iniziale e il racconto si trasforma nell’avventura, tutto sommato già vista, di due amici che intraprendono un’impresa folle e pericolosa. Un’avventura che, a detta dello stesso regista, potrebbe essere realizzata da qualunque personaggio di qualunque epoca a prescindere dall’attuale contesto storico-sociale.

Luciano e Nora in particolare sono vittime di un passato personale duro e irrisolto, che nel racconto resta sempre piuttosto oscuro, ma da cui non riescono a liberarsi nemmeno in un paese lontano come Cuba. Il peso delle ferite che si portano dentro li porta ad agire in modo istintivo, a volte persino autodistruttivo e senza un preciso scopo. L’unico che riesce in un certo senso a dare una svolta alla propria vita, crescere e maturare è Sandro, che, grazie forse al suo animo mite, di fronte al fallimento esistenziale dei due compagni d’avventura riprende in mano il corso degli eventi e, con un pizzico di fortuna e un po’ di aiuto da parte del padre, li volge in suo favore.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BEATA IGNORANZA

Inviato da Franco Olearo il Sab, 02/25/2017 - 20:05
Titolo Originale: Beata ignoranza
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Massimiliano Bruno
Sceneggiatura: Massimiliano Bruno, Herbert Simone Paragnani, Gianni Corsi
Produzione: IIF ITALIAN INTERNATIONAL FILM, CON RAI CINEMA
Durata: 102
Interpreti: Marco Giallini, Alessandro Gassmann, Carolina Crescentini, Valeria Bilello, Teresa Romagnoli

Ernesto e Filippo si conoscono fin da ragazzi ma quando, da universitari, si erano iscritti a una compagnia teatrale di dilettanti per il solo scopo di corteggiare la bella Marianna, e lei alla fine, aveva scelto Ernesto sposandolo, non si erano più rivisti per almeno venti anni.

L’ostilità reciproca si era ulteriormente acuita quando Ernesto aveva scoperto che il padre di Nina, la figlia nata durante il suo matrimonio, era in realtà Filippo. Ernesto, ormai vedovo, insegnante di italiano in un liceo, scopre con grande sorpresa che anche Filippo è stato assegnato alla stessa scuola come professore di matematica. Riaffiora la rivalità di un tempo anche se ora ha le vesti di una contesa professionale: Filippo è molto allineato alle ultime novità didattiche che prevedono l’uso di Internet in classe, mentre Ernesto resta legato alla tradizione, insegnando con l’uso dei libri. A Nina, ora ventenne e aspirante regista, viene un’idea: realizzare un documentario dove Ernesto dovrà imparare a utilizzare il computer e i social network, mentre Filippo dovrà consegnare il suo cellulare e partecipare a un corso di disintossicazione da Internet…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
A causa di una sceneggiatura scombinata, sono soprattutto le donne a non fare una bella figura: non sanno trattenersi dal cambiare spesso partner e quando diventano madri non si sa chi sia il vero padre.
Pubblico 
Adolescenti
Alcune nudità femminili, comportamenti sessuali disinvolti
Giudizio Tecnico 
 
A parte la buona interpretazione dei protagonisti Giallini e Gassman e qualche situazione comica, grava su tutto il film una sceneggiatura trascurata, che cambia spesso il punto focale e non riesce a rendere credibili né le situazioni né i personaggi
Testo Breve:

Il conflitto fra due professori di liceo, uno in linea con le ultime tecnologie didattiche, l’altro ancorato al classico libro su carta perde ogni interesse e mordente a causa di una sceneggiatura trascurata che non sa cosa mettere a fuoco

Il tema che dà il titolo al film è potenzialmente molto interessante: l’invasività di internet 2.0 nella nostra vita (chat, sms, Whatsup, Instagram, Youtube,…) e il modo con cui, a causa dell’immersione intensiva in una vita virtuale, cambiano le percezioni di noi stessi e degli altri. La presenza della collaudata coppia comica Giallini – Gassman (incontrata recentemente in Se Dio vuole), la regia di Massimiliano Bruno, che dalla sua lunga carriera come sceneggiatore di commedie italiane (Notte prima degli esami, Viva l’Italia) è poi recentemente passato alla regia (Confusi e feliciGli ultimi saranno gli ultimi)  facevano ben sperare in un film che avrebbe, divertendo, approfondito il tema.
In realtà, a parte qualche momento divertente e alla caratterizzazione di simpatici personaggi di contorno (il ripetente che gioca ai videogame, il bidello, la coppia di sniffatori neo- yippie ospiti della casa di Filippo) il film è guastato da una sceneggiatura che salta come un canguro da un tema all’altro senza nulla approfondire. Si inizia da un ambiente scolastico, dove il film sembra voler mettere a fuoco il tema dell’efficacia didattica dell’impiego in aula di tablet e cellulari ma si tratta di un impegno di breve durata; l’interesse si sposta sui vari metodi di recupero che possano giovare agli Internet-dipendenti anche se si tratta di una breve parentesi perché subito dopo siamo invitati a partecipare alle vicissitudini romantiche di Ernesto, Filippo e Nina. Lo sviluppo della storia mostra inoltre situazioni poco credibili: un professore di matematica che non conosce neanche la sua materia o il disinvolto tentativo di un incontro amoroso nel culmine dell’orario scolastico, sia pur in un’aula temporaneamente senza alunni.

In questa storia le donne non ci fanno certo una bella figura: cambiano con disinvoltura i loro partner e quando diventano mamme il padre non è mai quello che ci si aspetterebbe. Lo stesso spunto iniziale che avvia la dinamica del film appare artificioso (due uomini che si contendono la stessa donna e si sottraggono a una paternità incerta) e quando ci si avvia all’inevitabile lieto fine, con la costituzione, in linea con le mode cinematografiche correnti, alla costituzione di una famiglia allargata, viene inserita una sorpresa fiale, tanto inutile quanto di cattivo gusto, che rovina quel poco di happy end che era stato costruito

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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