Avventura

SPIDERMAN HOMECOMING

Inviato da Franco Olearo il Sab, 07/08/2017 - 06:53
Titolo Originale: SPIDERMAN HOMECOMING
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Jon Watts
Sceneggiatura: Jonathan Goldstein e John Francis, Daley Watts, Jon Watts e Christopher Ford, Chris McKenna e Erik Sommers
Produzione: Columbia Pictures, Marvel Studios / Pascal Pictures
Durata: 130
Interpreti: Tom Holland, Michael Keaton, Zendaya, Jon Favreau, Donald Glover, Tyne Daly, Marisa Tomei, Robert Downey Jr.

Entusiasta della sua esperienza con gli Avengers (Capitan America: Civil War), Peter torna a casa, dove vive con la zia May, mentre il suo nuovo mentore, Tony Stark, vigila su di lui. Con una certa noia e riluttanza Peter cerca di tornare alla sua vita ordinaria, ma lo tormenta il desiderio di dimostrare di valere di più dell’amichevole Spider-Man di quartiere. Così quando l’Avvoltoio fa la sua apparizione come un nuovo cattivo, Peter sente che è arrivata per lui l’occasione di mostrare le sue doti.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La figura paterna è tracciata in modo ambiguo ed evanescente e solo il personaggio di Spiderman compie un percorso di crescita significativo
Pubblico 
Pre-adolescenti
Scene di lotta e violenza nei limiti del genere
Giudizio Tecnico 
 
A fronte di un’ottima caratterizzazione del protagonista, nel complesso tutti gli altri personaggi restano delineati in modo ambiguo e la storia non riesce a suscitare empatia da parte dello spettatore.
Testo Breve:

Spiderman, reso credibile da un bravo Tom Holland,  è un adolescente che desidera mettersi alla prova e ancora una volta trova pane per i suoi denti

Dopo una prima inaspettata ed esaltante esperienza negli Avengers, il giovane Peter (Tom Holland) viene riportato improvvisamente alla sua realtà quotidiana precedente. Il suo mentore Tony Stark (Robert Downey Jr.), intende tenerlo al sicuro e sotto controllo e gli conferisce l’incarico di diventare l’amichevole Spider-Man di quartiere, cioè aiutare i gatti a scendere dagli alberi, assistere le vecchiette nell’attraversare la strada e fermare i ladruncoli. Peter però sente che questo ruolo gli sta stretto e desidera sempre più ardentemente di poter essere coinvolto in missioni più importanti. Così quando scopre che una banda sconosciuta ha cominciato a spacciare armi costruite con tecnologia aliena, non resiste all’impulso di entrare in azione, nonostante sia solo e privo mezzi.

Incosciente, impulsivo, ma anche innamorato, sognatore e pieno di idee, energie ed entusiasmo, questo Spider-Man è davvero un adolescente in piena regola, con tutti i pro e i contro del caso. Il ruolo di padre e mentore che gli manca viene ricoperto da Tony Stark, il quale, sebbene provi una certa riluttanza e non voglia darlo troppo a vedere, in realtà ha in mente un progetto educativo per il suo super allievo. Anche se apparentemente sembra solo averlo voluto allontanare da sé, in realtà Tony sa che Peter ha bisogno ancora di crescere e maturare prima di poter entrare negli Avengers. Tuttavia il suo atteggiamento ambiguo fa sorgere il dubbio su quali fossero davvero le sue intenzioni. Se da un lato infatti Tony sembra desiderare che il ragazzo non smetta di avere una vita normale per potersi formare come persona prima ancora che come super eroe, dall’altro si potrebbe dire che con la sua assenza e il suo atteggiamento un po’ troppo asettico e distaccato abbia quasi intenzionalmente voluto fare in modo che Peter andasse in cerca di guai. Come mentore dunque Stark non convince e alla fine si ha la sensazione che Peter impari la lezione non solo a spese proprie, ma anche esclusivamente per merito proprio.

Nel film c’è anche un padre di famiglia vero e proprio e questa volta si tratta del nemico, l’Avvoltoio, Adrian Toomes (Michael Keaton), che sta a capo della banda di spacciatori di armi. Questa volta il cattivo non ha manie di onnipotenza o smanie di conquista del mondo, a lui interessa solo garantire alla propria famiglia un buon tenore di vita e al tempo stesso mantenere il segreto riguardo i suoi loschi affari. Sostanzialmente un cattivo dal basso profilo che alla fine non rende un grande omaggio alla figura paterna.

Naturalmente il personaggio meglio riuscito è proprio quello di Spiderman, che ha una sua credibilità come adolescente molto ben costruita. Peter in definitiva è solo un ragazzo che desidera mettersi alla prova e cerca di dare un senso positivo alla sua vita e alle sue capacità, ma al tempo stesso è alle prese con le più classiche tematiche adolescenziali: il primo amore, le amicizie e il grave peso che hanno i giudizi degli altri su di sé. E’ questo forse il vero pregio del film, che purtroppo però a causa dell’ambiguità degli altri personaggi non riesce a coinvolgere e convincere veramente il pubblico fino in fondo.

 

 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CIVILTA’ PERDUTA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 06/23/2017 - 11:44
Titolo Originale: The Lost City of Z
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: James Gray
Sceneggiatura: James Gray
Produzione: MICA Entertainment, MadRiver Pictures, Plan B Entertainment, Amazon Studios
Durata: 140
Interpreti: Charlie Hunnam, Robert Pattinson, Sienna Miller, Tom Holland

Il racconto della lunga avventura dell’esploratore Percy Fawcett che a partire da 1925 cominciò ad esplorare le regioni meno conosciute della foresta amazzonica alla ricerca di un’antica civiltà, lo splendente regno di El Dorado. Dopo essere riuscito ad attirare l’attenzione mondiale sulle sue teorie Fawett si imbarca per un’ultima spedizione insieme al figlio maggiore Jack

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
il legame esistente tra il protagonista e sua moglie è commuovente ed esemplare. Nonostante Fawcet ami sinceramente la sua famiglia e le sue ricerche si trasformino via via in una vera ossessione che lo allontano dai suoi cari, è soprattutto sua moglie Nina a dare prova di grande forza e determinazione, affetto e fiducia nei confronti del marito, sia come uomo che come esploratore
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di violenza e tensione
Giudizio Tecnico 
 
il film è girato con molta cura nella fotografia e molta attenzione alla ricostruzione di ambienti e paesaggi dell’epoca. L’interpretazione del cast artistico è intensa e coinvolgente, tuttavia il racconto risente del peso dell’estensione dell’arco temporale che obbliga a salti e stacchi spesso troppo netti, frettolosi e frequenti.
Testo Breve:

La storia vera di un esploratore dell’Amazzonia agli inizi del secolo scorso alla ricerca di una civiltà sconosciuta. Un racconto d’avventura sullo sfondo di un impero britannico ormai in decadenza che non riesce ad approfondire le intime intenzioni dei personaggi 

Basato sul libro Z. la città perduta di David Grann, Civiltà perduta, scritto e diretto dallo statunitense James Gray, è il racconto romantico e tormentato di un’avventura epica ai limiti dell’ossessione. Un’ossessione piuttosto diffuso nei primi anni del secolo scorso, caratterizzati da un’intensa ondata di interesse verso le esplorazioni geografiche.

Nei primi anni del ‘900 l’attenzione verso terre e culture sconosciute e il desiderio di recuperare tesori perduti e nascosti si erano diffusi in ogni nazione e influenzavano quasi ogni ambito delle scienze e dell’arte. Neanche  il flagello della grande guerra frenò la spinta di geografi e archeologi ad imbarcarsi in imprese spesso al limite della sopravvivenza nella speranza di scoprire e approfondire la conoscenza di ignote civiltà del passato. Il britannico Percy Fawcett fu tra questi e la sua lunga avventura alla ricerca della leggendaria città d’oro nascosta nella foresta amazzonica durò quasi vent’anni.

Nel 1906 il maggiore Percy Fawcett (Charlie Hunnam) viene reclutato dalla Royal Geographical Society di Londra per mappare territori inesplorati in Brasile, Perù e Bolivia. Nonostante l’impresa si presenti assai rischiosa e ardua, Fawcett ha un duplice interesse nell’accettare l’incarico: da una parte sa che questa potrebbe essere la migliore occasione per ridare lustro al nome della sua famiglia e dall’altra è convinto che in queste terre si nascondano grandi tesori dal punto di vista sia storico che scientifico.

Nel corso della sua prima missione Percy fa la conoscenza di un esploratore, Henry Costin (Robert Pattinson), che resterà al suo fianco in diverse altre circostanze della sua vita. Nonostante le enormi difficoltà, Fawcett riesce a tracciare il percorso del Rio Verde fino alla sua sorgente e inizia a raccogliere indizi che gli fanno supporre che l’Amazzonia un tempo abbia ospitato un’antica e fiorente civiltà a cui egli dà il nome “Z”.

Mentre le sue spedizioni si susseguono e le sue ricerche proseguono negli anni, sua moglie Nina (Sienna Miller) dà alla luce tre figli. Ed è proprio grazie al sostegno e alla vicinanza della moglie che Percy riesce a trovare in una biblioteca il manoscritto su cui si fondano tutte le sue teorie.

Al momento dello scoppio della prima guerra mondiale il maggiore Fawcett è però costretto ad interrompere le sue esplorazioni per andare a combattere sul fronte occidentale dove viene gravemente ferito ma il riposo forzato a cui è costretto dopo la fine della guerra non fa che aumentare la sua ossessione di trovare “Z”. Sebbene le costi un grande sacrificio Nina comprende quanto sia vitale per suo marito riprendere le sue ricerche e acconsente che Percy parta per una nuova missione in Amazzonia portando con sé questa volta anche suo figlio Jack (Tom Holland).

Tra infernali avventure e romantiche aspirazioni il film di Gray si snoda lungo un arco temporale ampio e denso di avvenimenti sia storici che personali della vita del protagonista. Z, pur nella sua assenza, è il sogno, l’idea, l’aspirazione, il mistero che cresce fino a diventare una vera ossessione. La ricerca di Z anima e pervade ogni aspetto e momento del racconto e spinge il protagonista ad affrontare e superare anche sacrifici enormi. Fawcett infatti trascorre molto tempo lontano dalla sua famiglia e, sebbene sia un marito affezionato e devoto, è assente persino nel momento in cui nascono i suoi figli.

Accanto a lui si cela però forse la vera fonte della sua forza e del suo eroismo, sua moglie Nina. Nina non solo attende pazientemente il ritorno del marito, ma riesce, anche quando questi è lontano, a sostenerlo e persino incoraggiarlo. Uno degli aspetti più affascinanti della storia risiede proprio nel fatto che fra tutti e più di tutti Nina è la prima a credere non tanto nella possibile esistenza di Z, quanto nelle capacità di suo marito. 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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KING ARTHUR – IL POTERE DELLA SPADA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 05/12/2017 - 09:46
Titolo Originale: King Arthur Legend of the sword
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Guy Ritchie
Sceneggiatura: Guy Ritchie, Joby Harold e Lionel Wigram
Produzione: WEED ROAD PICTURES, SAFEHOUSE PICTURES
Durata: 126
Interpreti: Charlie Hunnam, Jude Law, Astrid Bergès-Frisbey, Eric Bana, Djimon Hounsou

Privato del trono dal perfido zio Vortigern, il giovane Artù cresce in un bordello della malfamata Londinium e diventa un piccolo boss della malavita locale. Ignaro della propria origine, si terrebbe lontano dal potere, ma la ricomparsa della leggendaria spada di suo padre mette in moto gli eventi che lo chiameranno ad essere il re che conosciamo…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Assistiamo alla lotta interiore di Artù, tra lo spirito irriverente e anarchico del delinquente e lo spirito di sacrificio dell’eroe. Un Artù non più da leggenda ma che fin da subito ha ben chiaro il valore della lealtà e dell’amicizia
Pubblico 
Adolescenti
Turpiloquio, una breve scena di nudo e violenza nei limiti del genere.
Giudizio Tecnico 
 
Il regista inglese Guy Ritchie usa i suoi registri più usuali, mescolando iniezioni improvvise di adrenalina, musica e ironia, con momenti di epica dai risultati intermittenti anche se a volte molto suggestivi. Un buon intrattenimento per palati non troppo fini
Testo Breve:

Il giovane Arthur diventa un boss della malavita di Londra prima di scoprir le sue vere origini ed essere costretto a fare l’eroe. Una rivisitazione irrispettosa della leggenda che diventa un divertente intrattenimento

Se qualcuno poteva avere dubbi sulla capacità di Guy Ritchie di fare sua una leggenda millenaria e dalle mille trasposizioni può mettersi tranquillo: a parte un incipit un po’ in stile Il signore degli anelli questo King Arthur è in tutto e per tutto parte del canone del dinamico regista inglese, che qui firma anche la sceneggiatura insieme ai sodali di sempre.

E così re Artù, cresciuto in un bordello della sordida Londinium tardoromana, dopo essere sfuggito alla morte, come una specie di Mosè, salvato dalle acque, diventa Art, piccolo gangster che paga mazzette alle forze dell’ordine, si allena con un cinese esperto di arti marziali e fa rispettare la sua autorità ai contrabbandieri a suon di brillante parlantina e botte, lontano mille miglia, dunque, dal personaggio eroico che la tradizione ci ha consegnato. 

A riportarlo alla sua “vocazione” ci penseranno forze più grandi di lui, incarnate nella spada misteriosa che emerge dalle acque ai piedi del castello del crudele re Vortigern, che in questa versione è il fratello infido di Uther Pendragon, in una specie di frullato shakespeariano che pesca tanto da Macbeth come da Amleto.

La prova della spada, che il nostro eroe affronta con incauta incoscienza, cambia il segno della sua storia, costringendolo ad entrare nella leggenda che avrebbe volentieri evitato. La lotta interiore di Artù, tra lo spirito irriverente e anarchico del delinquente e lo spirito di sacrificio dell’eroe, è anche quella di una pellicola che mescola i registri più usuali al regista, con iniezioni improvvise di adrenalina, musica e ironia (il soldato che invita Artù alla prova della spada non è altri che il calciatore David Beckham sotto un pesante trucco), con momenti di epica dai risultati intermittenti anche se a volte molto suggestivi.

Charlie Hunnam si cala senza troppo impaccio nelle “braghe” di Artù mentre Jude Law (già un buon Watson nell’ultimo spericolato adattamento letterario di Ritchie, Sherlock Holmes) gigioneggia un po’ troppo nei panni del cattivo. Ed è un peccato perché Vortigern, pronto a sacrificare ciò che più ama all’ambizione del potere, e imbrogliato dalle stesse profezie che pensa di sfruttare a suo favore, aveva il potenziale per diventare qualcosa di più che un cattivo da fumetto.

Bisogna buttare un po’ alle ortiche quel che si sa della leggenda arturiana per godersi fino in fondo lo spettacolo rutilante di lotte con la spada, serpenti giganti evocati con la magia, stregoneria bianca e nera, e apprezzare un eroe che ha un po’ di problemi di inconscio da risolvere prima di poter abbracciare il suo destino, ma che fin da subito ha ben chiaro il valore della lealtà e dell’amicizia, due temi che da sempre percorrono la filmografia di Ritchie (vedi il bel  Rockenrolla di qualche anno fa o il recente Operazione UNCLE).

Questo re Artù non sarà forse destinato a entrare nella leggenda (cinematografica per lo meno), anche se nelle intenzioni di chi lo ha prodotto potrebbe essere il primo passo di una saga, ma è di sicuro un buon intrattenimento per palati non troppo fini che sapranno abbracciare fino in fondo la natura sfacciatamente popolare e picaresca del suo autore. 

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BEYOND THE MASK

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/19/2016 - 08:05
 
Titolo Originale: Beyond the Mask
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Chad Burns
Sceneggiatura: Paul McCusker , Brennan Smith , Stephen Kendrick
Produzione: Burns Family Studios
Durata: 203
Interpreti: Andrew Cheney, Kara Killmer, John Rhys-Davies

Inghilterra 1775. William Reynolds è un uomo d’azione e di spada che lavora per la Compagnia delle Indie Orientali. Il suo capo, Charles Kemp, gli commissiona spesso lavori sporchi, come quello di sottrarre documenti compromettenti, assaltando una nave mentre rientra al porto. William desidera cambiare vita e Charles apparentemente accetta; in realtà ha preparato per lui un trappola mortale perché il giovane conosce troppi segreti della Compagnia. Scampato per miracolo all’attentato, William si rifugia in un tranquillo paesino di campagna fingendo di essere il nuovo reverendo del luogo. Qui incontra la bella Charlotte; la sua fede profonda fa nascere in William il desiderio di chiedere il perdono divino per la sua vita passata e cresce in lui il desiderio di sposare la ragazza anche se sa di non poter fare a meno di dirle la verità sul suo passato. Inseguito dai suoi sicari, Williams è costretto nuovamente a fuggire e questa volta si reca in America, a Philadelphia, nello stesso anno della Dichiarazione di Indipendenza…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il racconto di un uomo, ladro e assassino su commissione, che decide di cambiar vita per l’amore di una ragazza e per la fede raggiunta nella misericordia divina
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Buona la recitazione dei due protagonisti e ben realizzata, grazie a una sapiente computer grafica, l’ambientazione alla fine ‘700. La sceneggiatura mostra un eccesso di fantasia nel costruire situazioni avventurose. Vincitore del Gold Crown come miglior film per i giovani all’International Christian Visual Media 2016.
Testo Breve:

Si può parlare di redenzione e di fede in un film di avventura, di amore romantico  e di azione? Questo Christian Film, giudicato il  come miglior film per i giovani all’International Christian Visual Media 2016, dimostra che è possibile

E’ possibile parlare di temi profondi come la redenzione, la misericordia e il perdono divini, in un film adatto per i ragazzi, cioè un film di avventura e azione, con fughe, esplosioni e colpi di scena?

Questo christian film del 2015 sembra proprio esserci riuscito e ha vinto il Gold Crown come miglior film per i giovani all’International Christian Visual Media 2016.

Anche se dobbiamo dire onestamente che si tratta di un film di serie B, bisogna riconoscere che l’impegno di ricostruire l’Inghilterra e la Philadelphia nell’anno della Dichiarazione d’Indipendenza è senz’altro riuscito, grazie all’aiuto di un’ottima computer grafica. C’è anche una buona chimica fra i due protagonisti: l’avventuriero William, molto spesso impegnato a fuggire sui tetti e Charlotte, che forse avrebbe anche accettato di sposare un tranquillo parroco di campagna, ma che si trova impegnata a tuffarsi in acqua da una nave o a correre a perdifiato prima di un’esplosione, ovviamente con le lunghe e pesanti gonne dell’epoca.

In questo contesto non mancano, a beneficio dei ragazzi americani in età scolastica, i riferimenti ai preparativi per la Dichiarazione d’Indipendenza, avvenuta il 4 luglio 1776 e la simpatica e arguta figura di Benjamin Franklin, qui nella doppia veste di uomo politico e di inventore delle prime, rudimentali macchine elettriche.

Il tema religioso viene affrontato dal punto di vista di William, il quale, dopo il suo primo iniziale desiderio di cambiar vita, si ritrova con un grosso debito morale nei confronti di due uomini che si sono sacrificati per lui ma soprattutto di una Provvidenza che gli sta tendendo la mano. La sua conversione non è però ancora robusta e quando conosce e si innamora di Charlotte, William stabilisce, ingenuamente, un patto con Dio: se potrà dimostrare a Charlotte che è realmente un uomo nuovo, rinuncerà a vendicarsi di chi lo vuole uccidere. Sarà poi Charlotte, a fargli comprendere che: “la Redenzione o l’amore non potranno mai esser guadagnati; non devi fare altro che chiedere. Essi sono dei doni. Dei doni concessi liberamente dal cuore di Dio” e che se vuoi cambiare vita, “solo Dio può darci la vita”.

William, rinchiuso in una cella in attesa della sua esecuzione, confessa a un sacerdote, che ritiene le sue colpe troppo gravi e neanche Lui potrà redimerlo: la sua condanna a morte è giusta. Il sacerdote lo rasserena, dicendoli che:  “Qualcun’altro si è già fatto carico dei tuoi peccati”.

Il film è disponibile in DVD (in lingua inglese) e non sappiamo al momento se avrà una versione in italiano. Forse verrà considerato troppo “americano” con i suoi riferimenti a Franklin e alla Dichiarazione d’Indipendenza ma è indubbio che l’iniziativa di mescolare un racconto d’avventura, una storia d’amore e un percorso di redenzione sia pienamente riuscito.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE LONE RANGER

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/04/2013 - 22:53
 
Titolo Originale: The Lone Ranger
Paese: USA
Anno: 2013
Regia: Gore Verbinski
Sceneggiatura: Justin Haythe, Ted Elliott, Terry Rossio
Produzione: GORE VERBINSKI E JERRY BRUCKHEIMER PER SILVER BULLET PRODUCTIONS, JERRY BRUCKHEIMER FILMS
Durata: 149
Interpreti: Johnny Depp, Armie Hammer, Tom Wilkinson, William Fichtner,, Barry Pepper, Ruth Wilson, Helena Bonham Carter

Texas, subito dopo la guerra civile. John Reid è un procuratore legale che conosce solo le buone maniere e coltiva l’ideale di una società civile fondata sull’ordine e la giustizia ma si ritrova ben presto coinvolto in una realtà violenta dove i più potenti vogliono sopraffare i più deboli. Tonto è un indiano cherokee che ha commesso un errore da giovane e per questo ha dovuto lasciare la sua tribù. Decidono di unire le loro forze per combattere i nemici di turno…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
I nostri eroi combattono con ardimento contro i delinquenti, gli avidi e i profittatori
Pubblico 
Pre-adolescenti
Si allude a una scena cruenta che però non viene mostrata
Giudizio Tecnico 
 
I film eccelle nelle scene di azione, nelle catastrofi e nelle fughe rocambolesche. Mette in scena uno spettacolo divertente ma lo sviluppo dei personaggi è particolarmente modesto.
Testo Breve:

Il cavaliere solitario con la maschera e il nativo americano Tonto combattono contro le ingiustizie del West. Il team che ha decretato il successo de “I pirati dei Caraibi” ci riprova riesumando il filone del far West. Divertente senza voler pretendere di più.

Il film inizia nel 1933 a S. Francisco (sullo sfondo della baia si intravede il Golden Gate ancora in costruzione) quando l’indiano Tonto ormai centenario, relegato in un museo del West, inizia a raccontare la sua storia. La data non è casuale: è proprio nel 1933 che inizia la trasmissione radiofonica del Cavaliere solitario che ebbe un successo enorme: durò fino al 1954 dopo quasi 3000 episodi. Da allora ci sono stati serie televisive, film, fumetti che hanno ripreso la leggenda dell’integerrimo cowboy mascherato che lotta per la giustizia affiancato dal nativo americano Tonto che nella versione originale fungeva da sola spalla e sostegno nei momenti difficili.

Ora la squadra della trilogia I pirati dei Caraibi (il regista Gore Verbinski, il produttore Jerry Bruckheimer, gli sceneggiatori Ted Elliott Terry Rossio, affiancati anche da Justin Haythe) provano a ripeterne il successo a beneficio soprattutto delle famiglie e dei ragazzi individuando nel westwen il nuovo  filone da dove estrarre avventure a piene mani ma soprattutto puntando su  Jonny Deep che trasforma il nativo americano da semplice spalla in protagonista incaricato di garantire ilarità e simpatia.

Il western dunque. E’ come se si fosse voluto partire dagli inizi,a beneficio delle nuove generazioni. Se la Monument Valley è sempre stato sinonimo di western, qui ci viene ammannita a piene mani in tutte le angolature: non è solo lo scenario per qualche cavalcata solitaria ma  è stato costruito un intero villaggio con tanto di passaggio di ferrovia . Bisogna riconoscere però che l’ampio impiego di riprese all’aperto, la polvere, i volti duri dei caratteristi, i primi piani  della pistola impugnata o della stella da sceriffo rimandano a un solo grande regista del genere: Sergio Leone.

Il film esprime tutto se stesso (ovviamente con un ampio uso della CG) nelle scenografiche e fracassone sequenze d’azione che si svolgono soprattutto all’inizio e nel finale, dove il treno funge da protagonista assoluto. Quando però si passa alle scene dialogate, dove dovremmo conoscere meglio i protagonisti, c’è come una caduta verticale: le battute sono scialbe, il confronto dei caratteri  non decolla e si aspetta impazienti che i due protagonisti finiscano per infilarsi in qualche nuovo guaio per sottrarli a una situazione imbarazzante. Se la figura di Tonto non presenta problemi perché non è il Tonto originale ma è semplicemente Jonny Deep che gigioneggia con una nuova maschera, quella di John Red/Il cavaliere solitario ha il suono fesso di una moneta falsa. La sua fede pura in una America regolata dalla giustizia, dove i delinquenti hanno diritto a un regolare processo senza spirito di vendetta, poteva andare bene per un eroe a stelle e strisce degli anni ‘40 o ’50; oggi, dopo tanti film che ci hanno proposto personalità sicuramente più ambigue e complesse, sembra che si sia voluto innestare un eroe vecchio in un film nuovo.

Il film, anche se in modo sporadico, tenta di sottrarsi dallo schema di un western puramente letterario e cerca di ricostruire lo spirito di quel momento storico: se un gruppo di fedeli battisti invita John Red a leggere con loro le  Sacre scritture, lui esibisce pronto quella che è la sua Bibbia:I Due trattati sul governo di John Locke. C’è anche un lungo discorso del magnate delle ferrovie (un richiamo al Cornelius Vanderbilt che proprio in quegli anni stava costruendo il suo impero nel settore dei trasporti) su come le ferrovie sarebbero state la chiave per un progresso e una ricchezza senza limiti e come chi ne avesse posseduto il controllo sarebbe diventato il padrone della nazione (idea illusoria ma valida a quel tempo, perché il nascente capitalismo monopolista avrebbe presto assunto altre forme: quelle  dell’acciaio ma soprattutto del petrolio).

Alla fine il film risulta gradevole e spettacolare con molte scene divertenti: l’importante è non pretendere molto di più.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'ULTIMO DEI TEMPLARI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 06/14/2011 - 21:11
Titolo Originale: SEASON OF THE WITCH
Paese: USA
Anno: 2011
Regia: Dominic Sena
Sceneggiatura: Bragi Schut
Produzione: ATLAS ENTERTAINMENT, RELATIVITY MEDIA
Durata: 95
Interpreti: Nicolas Cage, Ron Perlman, Stephen Campbell Moore, Claire Foy, Christopher Lee

Behem e Felson dopo anni di combattimenti e di crudeltà, abbandonano la crociata in Terrasanta per tornare in Europa. Vengono assoldati per portare in un monastero al di là della foresta una ragazza accusata di essere posseduta dal demonio. I due cavalieri si accorgeranno ben presto che il nemico da affrontare è il diavolo in persona..

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un film che sviluppa toni anticlericali in modo sconclusionato e incoerente
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena può impressionare i più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Sceneggiatura scadente, discreta tensione nelle scene di battaglia ma modesta la computer grafica
Testo Breve:

Due crociati disgustati dalle crudeltà della guerra, decidono di tornare in patria ma trovano la peste, una strega e perfino il diavolo… Una sceneggiatura sconnessa con grossolani toni anticlericali 

“Abbiamo bisogno di più acqua santa!” grida concitato il giovane cavaliere stretto d’assedio dalle legioni del diavolo assieme a Behmen e Felson. Solo che la sceneggiatura non ha nessun tono autoironico, fa sul serio. Fa noiosamente sul serio. E’ questa una delle tante stridenti incongruenze di stile di questo fantasy medioevale che inizia come Le crociate, prosegue come L’esorcista e termina come  Il nome della rosa.

Non si sa bene se è un problema di traduzione e di sceneggiatura scadente ma quando Behmen e il suo compagno Felson decidono di abbandonare la crociata, disgustati dalle tanti morti innocenti che hanno inflitto le armate di Dio, ecco come risponde il gran cavaliere dei Templari alle loro insolenze: “Io sono la voce della Chiesa: trasudo verità; io sono l’araldo del Signore: la sua voce risuona sempre nelle mie orecchie”.

A quanto pare il film non ha nessuna intenzione di costruire una elaborata polemica anticlericale ma solo esternare  sbrigativi e grossolani stereotipi contando di far presa su quel vasto pubblico di giovani americani che probabilmente respirano fin dall’infanzia un’atmosfera anti-papista e anti-cattolica.

E’ difficile anche solo individuare una linea coerente nella sua voglia di lanciare strali verso tutto ciò che odora di chiesa: in certi momenti sembra propugnare un ateismo assoluto quando Behmen esclama che è impossibile che esista un dio così crudele da infliggere agli uomini gli orrori della peste, altre volte sembra prendersela con il fanatismo religioso (“Nessun uomo più di me ha ucciso in nome di Dio”) ma poi sul gran finale, di fronte a un diavolo reale e molto cattivo, deve ringraziare il giovane frate che si è portato l’acqua santa, le croci e soprattutto il libro di Salomone con le formule magiche in grado di annientare l’avversario.

Sopra questa base di idee alquanto sconnessa si muove una storia dove l’unica nota parzialmente riuscita è il cameratismo spavaldo dei due protagonisti. Per il resto la ragazza strega è costretta a fare l’indemoniata e il giovane senza macchia è appunto innocente e senza macchia.

Come se non bastasse le scenografie e le animazioni in computer grafica sono alquanto modeste. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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JURASSIC WORLD

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/10/2015 - 18:08
 
Titolo Originale: Jurassic World
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Colin Trevorrow
Sceneggiatura: Jaffa, Amanda Silver, Derek Connoly e Colin Trevorrow
Durata: 124
Interpreti: Chris Pratt, Bryce Dallas Howard, Vincent D’Onofrio, Omar Sy

A vent’anni dalla tragedia che lo aveva fatto chiudere, il parco dei dinosauri ha riaperto, più spettacolare e ambizioso che mai, grazie all’investimento di un ricco indiano che sulla carta vuole dare a tutti la possibilità di rendersi conto della piccolezza dell’uomo rispetto alla natura, ma forse nasconde meno limpidi accordi con l’esercito per l’utilizzo dei “mostri” a scopi militari. Come prevedibile, proprio quando al parco sono in visita i due nipoti di Claire, la manager incaricata di gestire il parco, la nuova attrazione, un dinosauro geneticamente modificato, sfugge al controllo e comincia a seminare morte sull’isola. L’unico che può fermare il dinosauro assassino è Owen, ex marine incaricato di addestrare una squadra di pericolosi velociraptor, un’arma pericolosa da usare nella lotta per la sopravvivenza…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Come negli altri film della serie, si sottolineano i pericoli di una scienza senza controlli, spesso in combutta con interessi militari
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di violenza impressionanti nei limiti del genere, negli Usa il film è vietato ai minori di 13 anni non accompagnati.
Giudizio Tecnico 
 
Grazie anche a un ottimo 3D, il film fornisce un intrattenimento di buon livello che non chiede nemmeno di spegnere il cervello
Testo Breve:

25 anni dopo il primo Jurassic Park, la formula viene ripetuta avvantaggiandosi di  un 3D impeccabile e garantisce un intrattenimento di ottimo livello anche se non è esente da alcune scene che potrebbero impressionare i più piccoli

Emblema del popcorn movie anni ’90, la saga di Jurassic Park inaugurata nel 1993 da Steven Spielberg tenta un rilancio dichiarando apertamente il suo essere una ripresa potenziata del film originale: come i dinosauri devono essere più grandi, più pericolosi e “più fighi”, così il film, di cui sono protagonisti incontrastati insieme a una manciata di esseri umani che rispettano (senza che questo disturbi) gli archetipi del genere. Ecco così la manager workaholic, che cerca di controllare tutto ma si perde i nipoti (faticando a nascondere l’attrazione per il rude addestratore di dinosauri), lo scienziato spregiudicato e il manager finto filantropo, il solito militare senza scrupoli e i ragazzini di cui sopra, uno adolescente dagli ormoni in subbuglio e l’altro più piccolo e pauroso.

Sono loro che ci conducono oltre le porte del parco giurassico (in cui non mancano le citazioni al predecessore, che sono contemporaneamente rivolte ai personaggi e al pubblico del film), alla scoperta di “esperienze” ancora più sorprendenti… Ormai i dinosauri non si guardano più da lontano, ma si toccano, si cavalcano, si nutrono sotto i nostri e loro occhi, anche grazie a un buon 3D al servizio del racconto.

Il punto di vista sulla vicenda (di questo film come di tutta la saga) resta quello dello Spielberg originale: i pericoli della scienza senza controlli (che come spesso accade viaggia a braccetto con lo spirito militarista più brutale) non tolgono il gusto dell’avventura e la meraviglia nei confronti di queste creature antiche capaci di incantare bambini e adulti sul grande schermo (e grazie a un meticoloso merchandising anche fuori dalle sale).

La regia di Trevorrow sottolinea a dovere i momenti di “paura” (il conto dei morti è piuttosto alto e c’è da dire che alcune uccisioni fanno una certa impressione) senza farci perdere gli intermezzi comico-sentimentali tra Pratt (dopo I guardiani della galassia nuovo eroe d’azione con il gusto per la battuta) e la Dallas Howard, o quelli familiari tra i due giovanissimi. Del resto la famiglia (in pericolo per il divorzio dei genitori forse più che per l’attacco dei rettiloni) resta il valore centrale da difendere, anche quando si allarga alla “squadra” dei velociraptor, pericolosissimi (lo sappiamo bene dagli scorsi film al punto da poter prevedere le loro mosse) ma non per questo meno degni di rispetto.

La relazione tra Owen l’addestratore e i suoi dinosauri è forse una delle cose migliori del film, occasione di ironia, ma anche di conflitti etici non banali, nonché origine delle svolte più interessanti della storia.

Insomma, questo Jurassic World non passerà forse alla storia come pietra miliare del cinema, ma rappresenta a tutti gli effetti un ottimo investimento sia per chi lo ha prodotto che per chi ne fruisce, sicuro di trovare un intrattenimento di ottimo livello che non chiede nemmeno di spegnere il cervello.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL MIO AMICO NANUK

Inviato da Franco Olearo il Mer, 11/12/2014 - 12:18
 
Titolo Originale: Midnight Sun
Paese: CANADA, ITALIA
Anno: 2014
Regia: Roger Spottiswoode Brando Quilici (scene nell'Artico)
Sceneggiatura: Bart Gavigan
Produzione: MEDIA-MAX, HD PRODUCTIONS, ORIGINAL PICTURES, ROB HEYDON PRODUCTIONS
Durata: 98
Interpreti: Dakota Goyo, Goran Visnjic, Bridget Moynahan, Kendra Leigh Timmins

Il quattordicenne Luke vive nel Canada del Nord con sua madre, una biologa che studia la vita delle balene e sua sorella. Il padre è morto durante una sfortunata spedizione sui ghiacci. Una sera, Luke trova un cucciolo di orso che si aggira tutto solo nel garage, perché la madre è stata catturata e riportata sul pack. Muktuk, una guida esperta, mezzo Inuit e mezzo canadese, gli fa sapere che il cucciolo non potrà vivere a lungo se non ci sarà la madre ad addestrarlo.. Luke, approfittando dell’assenza della madre, partita per una spedizione scientifica, prende la slitta, carica il piccolo orso a cui ha dato il nome di Nanuk e punta verso Nord. Muktuk, appena lo viene a sapere, parte con la slitta per rintracciarlo. Lo fa anche se sa che la madre di Luke non lo stima, perché lo ritiene responsabile della morte del marito…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un ragazzo riesce a riportare un cucciolo di orso dalla sua mamma ma mette in grande apprensione i suoi familiari
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Il film si fa apprezzare per le belle riprese dell’Artico; meno convincente la sceneggiatura
Testo Breve:

Il racconto di un ragazzo che cerca di riportare un cucciolo di orso alla madre è l’occasione per partecipare a un’avventurosa rincorsa sui ghiacci e per godersi spettacolari riprese della fauna dell’Artico

Ai bambini e agli adulti amanti degli animali piacerà senz’altro questo film dove le stupende scenografie del Polo Nord fanno da sfondo a una storia alla Free Willy che punta tutto sul legame misterioso che unisce da sempre i ragazzi ai cuccioli di animali. La situazione che innesca il racconto è sicuramente drammatica, nella fiction come nella realtà,  perché un cucciolo di orso deve vivere in simbiosi con la madre per quasi due anni, altrimenti non sarà in grado di apprendere tutto ciò che è necessario per vivere in un ambiente così ostile. Ne sanno qualcosa i produttori del film: separare un cucciolo di orso da sua madre sarebbe stato praticamente impossibile, né le tribù Inuit che si sentono i responsabili della conservazione dell’equilibrio di quell’immenso territorio, lo avrebbero mai permesso. E’ stato quindi deciso di prendere un orso cucciolo da uno zoo cinese che era rimasto orfano e fargli compiere un lunghissimo viaggio per portarlo fino in Canada.

Com’è facilmente immaginabile, la trama punta tutto sugli aspetti avventurosi di un inseguimento che si svolge attraverso una natura inospitale: tempeste di neve, rottura dei ghiacci, difficoltà di comunicazione. La sceneggiatura non è però il forte di questo film (8 amici da salvare del 2006 era molto meglio costruito) che sembra procedere con logica seriale (risolto un problema, se ne forma un altro) e voler stabilire un implicito patto con lo spettatore che invece di venir coinvolto in una storia drammatica sembra venir trasportato attraverso le diverse stazioni di un parco dei divertimenti. Il valore del film sta altrove in una realistica rappresentazione dell’Artide (grazie alle riprese del nostro Brando Quilici) sia nel bene che nel male. Orsi bianchi, volpi artiche, foche, trichechi, balene e l’impressionante narvalo arricchiscono con la loro presenza le immagini del film e confermano quanto Muktuk dice al ragazzo: “l’Artico non è un deserto: è pieno di vita”. Per converso il passaggio continuo di navi rompighiaccio ferisce l’equilibrio dell’ambiente e piccoli aeroplani ad elica trasportano bracconieri in cerca delle loro vittime.

Particolarmente riuscita è la sequenza dell’incontro di Muktuk e di Luke con le tribù degli Inuit intenti alla caccia delle balene. Usano metodi antichi (dalle barche lanciano arpioni) e poi tutti assieme tirano a riva la balena catturata. Un solo esemplare sarà loro sufficiente per tutto l’inverno.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: PREMIUM CINEMA 2
Data Trasmissione: Sabato, 26. Settembre 2015 - 21:15


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ALL IS LOST - TUTTO E' PERDUTO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 02/05/2014 - 18:31
Titolo Originale: All is Lost
Paese: USA
Anno: 2013
Regia: J.C. Chandor
Sceneggiatura: J.C. Chandor
Produzione: Before The Doors Pictures/Washington Square Films
Durata: 106
Interpreti: Robert Redford

Robert Redford è un uomo senza nome capace di sopravvivere per otto giorni sperduto nell’oceano.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un uomo riesce a sopravvivere da solo, sperduto nell’oceano, combattendo la disperazione.
Pubblico 
Adolescenti
Turpiloquio e numerosi momenti di tensione.
Giudizio Tecnico 
 
Un “One man show” con Robert Redford che non riesce a supplire alla mancanza di una tematica narrativa
Testo Breve:

Robert Redford da solo su una barca nell’oceano. I critici lo lodano ma il pubblico si addormenta

I critici lo lodano, il pubblico si addormenta. All Is Lost è l’audace tentativo di J.C. Chandor e Robert Redford di raccontare una storia di sopravvivenza e solitudine tramite il solo uso di immagini di “straordinaria quotidianità”.

“Il Nostro Uomo”, pseudonimo utilizzato nei titoli di coda per identificare un Redford senza nome, non è un Seal o un marinaio dalle capacità fuori dall’ordinario, ma un uomo con un’irrefrenabile voglia di vivere. J.C. Chandor non comunica alcun dettaglio sulla vita personale del suo protagonista, se non nella lettura iniziale di una lettera dal contenuto alquanto vago, e non ha alcuna pretesa (sarebbe stata legittima peraltro) di produrre un arco narrativo. Redford non incarna tanto l’uomo comune quanto un’umanità generica e forse proprio per questo (paradossalmente) priva di punti d’identificazione.

Film che vedono come fulcro narrativo la battaglia dell’uomo contro fenomeni naturali sono interessanti per il loro aspetto visivo, ma si elevano artisticamente e acquistano significato quando il vero conflitto è quello del protagonista contro se stesso. La lotta interiore e personale di un uomo contro le sue debolezze è ciò che emoziona un pubblico. Un uomo che vuole vivere nonostante gli innumerevoli nubifragi è ammirevole, ma non colpisce il cuore come il personaggio che cade, si rialza e combatte.  

Vista la genericità narrativa, la conseguenza è un film episodico, quasi documentaristico, in cui si susseguono catastrofi naturali che Redford vive con una tranquillità stoica che lascia lentamente spazio ad una crescente disperazione. La mancanza di tessuto narrativo si fa sentire anche nella scelta delle inquadrature e del montaggio. L’attenzione ai dettagli della nave, dell’oceano e del cielo è quasi esasperata e spesso innecessaria.  

Ci troviamo di fronte ad un’ambientazione soffocante, dalla piccola imbarcazione iniziale alla scialuppa di salvataggio fino all’immensità oceanica. Gravity ha il pregio di suscitare ambivalenza nel pubblico: lo spazio diventa un luogo tanto terrificante quanto affascinante. Chandor sembra non amare l’oceano e ogni suo particolare è utilizzato per suscitare timore e claustrofobia.

 

“One man show” sembra il motto delle maggiori pellicole di questo 2013. Gravity vanta Sandra Bullock, Captain Phillips Tom Hanks e All Is Lost si appropria del mito americano Redford. Può un attore, pur dalle grandi capacità, supplire alla mancanza di una tematica narrativa? La risposta è no.

Un film deve essere una storia umana raccontata per immagini, non un esercizio visivo. 

Autore: Miriam Bellomo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: IRIS
Data Trasmissione: Lunedì, 25. Aprile 2016 - 21:00


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BELLE & SEBASTIEN

Inviato da Franco Olearo il Mar, 01/28/2014 - 19:53
 
Titolo Originale: Belle et Sébastien
Paese: FRANCIA
Anno: 2013
Regia: Nicolas Vanier
Sceneggiatura: Nicolas Vanier, Fabien Suarez, Juliette Sales
Produzione: RADAR FILMS, EPITHÈTE FILMS, GAUMONT
Durata: 104
Interpreti: Félix Bossuet, Tchéky Karyo, Dimitri Storoge, Margaux Châtelier

Nel 1943, durante l’occupazione tedesca, in un villaggio alpino della Savoia, gli abitanti si sono messi alla caccia di un cane selvatico accusato di assaltare le greggi. Il piccolo orfano Sébastien, accudito da César, il suo nonno adottivo, incontra per caso il cane. Capisce che non è lui ad attaccare le greggi e da quel momento in poi cerca di salvarlo…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un invito a vivere nella natura e a comprenderne le leggi. Non bisogna mai giudicare affrettatamente né gli animali né le persone
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Il regista realizza pienamente il suo obiettivo: una sorta di racconto poetico, dove gli uomini vengono come purificati al contatto con la natura. Alcune lentezze nella parte centrale.
Testo Breve:

L’orfanello Sebastien difende un pastore dei Pirenei dall’accusa di aver assaltato delle greggi. Un rapporto bambino-cane nello splendore delle Alpi, un film a metà fra poesia e documentario 

In una giornata splendente, un’aquila vola lenta e solenne sulle cime innevate delle Alpi al confine fra Francia e Svizzera. Più sotto, il nonno putativo César e l’orfanello Sebastien sentono il lamento di un piccolo stambecco rimasto senza madre, uccisa dai bracconieri. César non esita un attimo a calare il nipotino con una corda lungo uno strapiombo, perché possa trarre in salvo il piccolo. Tornati a casa, César prova a far annusare lo stambecco  a una pecora, in modo che possa accettarlo come figlio ed allattarlo. Verso la fine del film, ormai svezzato, verrà lasciato libero sull’altopiano.

Questo inizio dice già  tutto sulla poetica del film: piccole comunità di montagna che vivono in stretta simbiosi con la natura e gli animali, una natura che viene amministrata e rispettata. Non è una favola quella che ci viene raccontata ma è la poesia che scaturisce da qualcosa di molto concreto: i ritmi lenti e solenni di una natura generosa che si prende cura degli animali ma anche degli uomini.  

Fanno da contrasto, quasi corpi estranei, le truppe tedesche di occupazione e  le famiglie ebree che che vogliono passare il confine (novità introdotta in questo film rispetto precedente serial televisivo giapponese, ricavato anch’esso dal racconto dell’attrice-sceneggiatrice francese  Cécile Aubry).  Come si comprenderà meglio alla fine del film, il parallelo fra ciò che succede nel mondo animale e quello umano ha lo stesso  significato: la necessità di cercare la verità in profondità, senza restare irretiti nei pregiudizi.

L’incontro fra la cagna Belle e Sebastien è venata da molta tenerezza: non è solo  espressione della naturale intesa fra bambini (Sebastien ha 7 anni) e animali; Sebastien è orfano, desidera rivedere la madre (gli hanno detto che è andata in America), trascorre la giornata lavorando per il nonno  (perché non va a scuola?) e l’amicizia con questo cane,  il suo impegno a difenderlo, costituisce per lui un motivo per sentirsi meno solo.

Altri personaggi In questo film hanno una nobile missione da compiere: il medico del paese deve far passare clandestinamente delle famiglie ebree oltre il confine e il nonno César cerca come può di prendersi cura di Sebastien perché così ha promesso alla madre prima che morisse. Perfino fra le file dei soldati tedeschi ci saranno delle liete sorprese. Non c’è il male in questo film quindi? Il messaggio appare essere differente: tutti (uomini e animali) sono intrinsecamente buoni ma possono venir deviati nel loro comportamento da vicissitudini o condizionamenti esterni. Se Belle si è imbastardita perché aveva un padrone che la picchiava, anche i soldati tedeschi, costretti ad obbedire, non sono poi così cattivi.

Il film ha un andamento a volte lento, ma riteniamo sia una scelta coerente con la poetica del film, in sintonia con i ritmi solenni della natura.

 In questo modo i più piccoli potranno seguire meglio la storia ma non saranno d’accordo i ragazzi più grandi, abituati ai ritmi serrati dei giochi playstation o ai blockbuster con gli eroi della Marvel. Ma anche per loro, un maggiore contatto con la natura non potrebbe che giovare. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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