Animazione

GLI INCREDIBILI 2

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/24/2018 - 14:27
 
Titolo Originale: Incredibles 2
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Brad Bird
Sceneggiatura: Brad Bird
Produzione: PIXAR ANIMATION STUDIOS
Durata: 118

Mr Incredible (Bob), Elastigirl (Helen) e i loro figli sono sempre pronti a darsi da fare contro nuovi cattivi ma gli effetti indotti dalle loro azioni hanno finito per metterli legalmente al bando. Non è dello stesso parere il magnate della televisione Deavor che si offre di sostenere le loro prossime imprese purchè sia Elastigirl la frontwoman e lui abbia i diritti di ripresa esclusivi sulle loro imprese. Mr Incredible generosamente accetta e resta a casa a prendersi cura dell’adolescente Violet, del piccolo Dash e dell’infante Jack-Jack…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film costruisce un elogio alla famiglia. Prevale sempre la solidarietà fa i suoi componenti, ognuno è pronto a dare priorità al bene comune e i problemi vengono affrontati con il contributo di tutti
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Ottima sceneggiatura che riesce a delineare e a rendere vivi tutti i personaggi, eccellente tecnica di animazione
Testo Breve:

La famiglia degli Incredibili può tornare in azione contro i cattivi a patto che sia Helen e non Bob ad andare sotto i riflettori. Nuovi problemi familiari e nuovi nemici da combattere per una famiglia che resta saldamente unita

La famiglia degli Incredibili è seduta di sera a tavola, dopo che a fatica ha bloccato “il minatore” dallo svaligiare una banca. Il piccolo Dash sta per afferrare un wurstel ma è bloccato dalla madre: “ti sei lavato le mani?” Iniziano poi a discutere su come è andata la giornata: “i ragazzi avrebbero dovuto badare al piccolo Jack-Jack”, osserva Helen ma Violet  è pronta a ribattere, mettendo in imbarazzo Bob: “papà ci ha detto che eravamo abbastanza grandi per aiutare”. Passano poi a discutere su un altro punto cruciale: i supereroi sono ora considerati illegali. Ma bisogna rispettare la legge anche quando è ingiusta?

Sono questi i temi che affronta a tavola una famiglia di supereroi: sono molto speciali ma alla fine, ogni famiglia ha i suoi problemi che toccano un po’tutti e non è bello che vengano affrontati la sera a cena, facendo parlare grandi e piccoli?  E’ questa l’incredibile bellezza di questo film (che sta replicando il successo del primo della serie, 14 anni fa) la quotidianità di una famiglia che deve affrontare grandi sfide ma la cui arma segreta non sono in realtà i superpoteri ma la coesione e l’affiatamento al suo interno: il marito con moglie, i grandi con i piccoli. 

Un ritratto di famiglia che è ben lungi dal risultare stereotipato o fuori moda: in questo film è Bob a restare a casa per prendersi cura dei figli, mentre Helen si gode un giusto momento di notorietà anche se, appena ha un momento di pace dopo un’azione, telefona subito a casa per sapere se i bambini stanno bene. Allo stesso modo il pubblico non potrà non immedesimarsi nei problemi di un padre a cui sono venute delle occhiaie e un volto emaciato perché  il piccolo Jack-Jack non dorme mai e deve anche cercare di  comprendere e contenere le intemperanze della figlia adolescente.  Il film avanza così, alternando scene di action senza respiro, per accontentare il pubblico più giovane, a quadretti familiari per sintonizzarsi con la sensibilità dei genitori accompagnatori.

La sceneggiatura non ha timore di abbracciare altri temi di attualità: il grande potere dei media di influenzare le opinioni della gente, che possono facilmente cadere in mano di persone ciniche interessate solo al guadagno: “non importa cosa vendi: conta solo cosa compra la gente” ma anche la correttezza del potere giudiziario. Quando una “cattiva” viene finalmente catturata, la riflessione è amara: “andrà in prigione, ma siccome è ricca, avrà al massimo una tirata d’orecchi”

Complessivamente un altro successo annunciato della Pixar, ben diretto e sceneggiato, che piacerà ai piccoli ma anche ai grandi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'ISOLA DEI CANI

Inviato da Franco Olearo il Lun, 05/07/2018 - 21:21
 
Titolo Originale: Isle of Dogs
Paese: GRAN BRETAGNA
Anno: 2018
Regia: Wes Anderson
Sceneggiatura: Wes Anderson
Produzione: AMERICAN EMPIRICAL PICTURES, INDIAN PAINTBRUSH, SCOTT RUDIN PRODUCTIONS, IN COPRODUZIONE CON STUDIO BABELSBERG
Durata: 101

Giappone, 2037. Una terribile influenza canina si è diffusa nella distopica città di Megasaki, rischiando di mettere a repentaglio anche la vita degli umani. Ecco così che il sindaco firma un decreto per l’espulsione di tutti i cani della città, destinati all’esilio sull’isola della spazzatura, una discarica a cielo aperto. Il primo cane a essere mandato in quarantena è Spots, il bastardino di Atari Kobayashi, nipote del sindaco stesso e sotto la tutela di questo da quando i genitori hanno perso la vita in un brutto incidente. Intenzionato a ricongiungersi con il suo amico a quattro zampe, Atari vola verso l’isola della spazzatura e qui stringe amicizia con Chief, Rex, King, Boss, Duke, cinque cani “maschi alfa”. I cani, dimenticati da tutti, anche dai loro padroni, e costretti a una nuova vita di risse, stenti e cibo andato a male, aiuteranno il piccolo umano a ritrovare il suo Spots.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
L’incontro con l’altro, specialmente se diverso, apre a interessanti percorsi di senso, generando l’inaspettato, che infine si rivela il miglior finale auspicabile.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Immagini violente all’interno del genere
Il film di Anderson è poetico, non solo nella tecnica animata, che ha il gusto del lavoro artigianale e la bellezza di una fotografia che fa da sfondo agli stati d’animo e alle emozioni del film, ma anche nelle infinite metafore a cui la lettura del testo apre e che lo rende fruibile attraverso diversi livelli di lettura, che lo rendono interessante, per complessità, soprattutto a un pubblico più adulto.
Testo Breve:

Nel Giappone del 2037, una terribile influenza canina convince il sindaco di una città a esiliare tutti i cane nell’isola “spazzatura” ma  il piccolo Atari si mette alla ricerca del suo cagnolino. Un racconto che valorizza l’incontro con il diverso

L’isola dei cani, ultimo lungometraggio animato del regista Wes Anderson, interamente girato in stop motion, senza l’ausilio della computer grafica, ha aperto quest’anno il Festival di Berlino, aggiudicandosi anche l’Orso d’Argento.

Secondo esperimento dopo Fantastic Mister Fox, basato su un romanzo breve di Roald Dahl, di cui il regista si dichiara un estimatore,  L’isola dei cani è un omaggio al cinema giapponese, Akira Kurosawa in primis e Hayao Miyazaki, ma anche alla lingua del Paese del Sol Levante dal momento che, come recitano i titoli iniziali, solo i latrati dei cani sono stati interamente tradotti (in inglese e, per le nostre sale, in italiano), mentre la lingua degli umani, il giapponese, è solo sporadicamente tradotta o dalla traduttrice simultanea del sindaco o da Tracy Walker, studentessa statunitense in scambio scolastico in Giappone. Non occorre del resto capire tutto, in quanto il film è girato proprio dalla parte dei cani, ritratti come animali fedeli oltremodo e ben più “umani” degli umani stessi, per lo meno di quelli adulti. La dicotomia tra il mondo degli adulti e quello dell’infanzia (di cui i cani si fanno protettori) è quasi di reminiscenza dahaliana: gli adulti sono ritratti come corrotti dal potere, mentre i bambini si rivelano coerenti e incorruttibili, come dimostra anche il personaggio di Tracy Walker, studentessa ribelle intenzionata ad opporsi alla dittatura e ad aiutare, da lontano, il piccolo Atari.

Il film di Anderson è poetico, non solo nella tecnica animata, che ha il gusto del lavoro artigianale e la bellezza di una fotografia che fa da sfondo agli stati d’animo e alle emozioni del film, ma anche nelle infinite metafore a cui la lettura del testo apre e che lo rende fruibile attraverso diversi livelli di lettura, che lo rendono interessante, per complessità, soprattutto a un pubblico più adulto.

Mentre la scienza, sostenuta dai pochi attivisti “pro cani”, si batte per trovare un antidoto al virus, i fedeli della dittatura al potere pensano che l’unica soluzione sia nell’esilio prima e nello sterminio poi degli animali. I problemi non si risolvono, per il bene comune, ma si eliminano nella maniera più semplice: l’imperfezione, la non funzionalità sono colpe inammissibile nel futuro distopico descritto da Anderson e che a tratti richiama, tristemente e per diversi aspetti, la nostra contemporaneità. Politica, ambientalismo, emarginazione, difficoltà dell’affetto familiare, amicizia e amore: sono tanti i temi più o meno “caldi” toccati dal film di Anderson. A differenza di altri film di genere distopico però, il lieto fine trova qui sviluppo proprio all’interno della relazione, che ha il potere di cambiare e trasformare positivamente uomini e cani. È quello che accade a Chief, unico cane randagio del gruppo dei maschi “alpha” e per questo restio ad aiutare il piccolo Atari: è solo nel rapporto e nella conoscenza con il piccolo che il cane si lascia “addomesticare” nel senso saint-exuperiano del termine, fino a diventarne la sua fedele guardia del corpo. Lo stesso accade al terribile zio sindaco (che ha le sembianze fisiche di un noto dittatore del passato), ma anche allo stesso Spots, che fino ad allora ha conosciuto e pertanto concepito un unico tipo di vita. L’incontro con l’altro, specialmente se diverso, apre invece a ulteriori percorsi di senso, generando l’inaspettato, che infine si rivela il miglior finale auspicabile.

Autore: Eleonora Fornasari
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GLI EROI DEL NATALE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 12/12/2017 - 10:40
 
Titolo Originale: The Star
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Timothy Reckart
Sceneggiatura: Carlos Kotkin, Simon Moore
Produzione: FRANKLIN ENTERTAINMENT, SONY PICTURES ANIMATION
Durata: 86

Bo, asinello da macina, ha un destino segnato: girare in tondo per schiacciare il grano in una buia stalla di Nazareth. Poi la comparsa di una nuova e luminosa stella nel cielo, che lui vede da un pertugio della stalla in cui vive e lavora, gli ispira un sogno: scappare da lì e diventare parte del corteo regale. A condividere lo stesso auspicio Dave, simpatico uccellino e suo migliore amico. Effettivamente assisteranno alla nascita di un Re, ma in una stalla di Betlemme, tra angeli, Re Magi e pastori

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Fin dalla sua genesi questo progetto mostra il suo intento divulgativo, quasi missionario per la più bella storia mai raccontata, anteposto a quello commerciale o di mero intrattenimento
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Animato in modo ineccepibile, con al suo interno gag divertenti, Gli eroi del Natale è una piacevole sorpresa che ha forse il solo difetto di rivolgersi prevalentemente a un pubblico di bambini non più grandi di otto anni
Testo Breve:

Bo, asinello da macina, ha un destino segnato: girare in tondo per schiacciare il grano in una buia stalla di Nazareth. La nascita di Gesù raccontata in modo coinvolgente e divertente ai più piccoli 

Raccontare la Natività di Gesù da un punto di vista inedito, quello degli animali che per tradizione animano il presepe natalizio, anche solo a riassumerla in una riga l’idea alla base di questo film mostra tutto il suo fascino, ma anche l’enorme rischio che si sono assunti gli autori. “Scherza con i fanti, ma lascia stare i Santi”, dice la saggezza popolare, per indicare che tutto ciò che è Santo non deve essere banalizzato, usato per meri scopi terreni. Ebbene su questo si può subito sgomberare il campo dagli equivoci, Gli eroi del Natale vince la sua sfida. Parafrasando la frase che compare alla fine del film, gli autori si sono infatti presi qualche licenza poetica, ma hanno cercato di rispettare nel profondo la più bella vicenda storica mai raccontata dall’uomo. Insomma sin dalla sua genesi questo progetto mostra il suo intento divulgativo, quasi missionario, anteposto a quello commerciale o di mero intrattenimento. Eppure, e qui sta il grande merito, il film risulta un cartone animato divertente e coinvolgente. 

Nel suo piano di fuga Bo finisce presto a casa di due neo sposi, Maria e Giuseppe e assiste al loro travaglio: Maria infatti è incinta, ma non dello sposo, bensì dello Spirito Santo. Giuseppe, in apparenza burbero e scontroso, è in realtà un uomo buono, che, nel momento della prova si affida alla preghiera. E lo stesso, più avanti nella storia, farà l’asinello, chiedendo scusa a Dio se lo disturba e specificando che forse gli animali non dovrebbero nemmeno farlo, ma affidandosi a Lui per aiutare quella famiglia che l’ha accolto e quel bambino che sta per nascere.

La parte riguardante gli umani è filologicamente rispettata, con anche la vicenda dei Magi e del terribile piano di Re Erode per uccidere il nuovo Re, piano che genera il cattivo della storia, un gigantesco soldato armato di due cani feroci che ha l’obiettivo di sopprimere il bambino. Bo, Dave e Ruth, la pecorella smarrita che incontrano nel corso del viaggio a Betlemme, dovranno sventare proprio questa minaccia, rinsaldando la loro amicizia e imparando a seguire la strada in apparenza più tortuosa e complicata, al posto di quella semplice e dritta del sogno iniziale.

Animato in modo ineccepibile, con al suo interno gag divertenti, Gli eroi del Natale è una piacevole sorpresa che ha forse il solo difetto di rivolgersi prevalentemente a un pubblico di bambini non più grandi di otto anni. 

Autore: Andrea Valagussa
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CAPITAN MUTANDA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 11/06/2017 - 22:23
Titolo Originale: Captain Underpants: The First Epic Movie
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: David Soren
Sceneggiatura: Nicholas Stoller, dall’omonima serie di libri per bambini di Dav Pilkey
Durata: 89

In una scuola elementare due bambini pestiferi, George e Harold si divertono a scrivere fumetti sul mitico Capitan Mutanda. Un giorno ipnotizzano il preside trasformandolo nel buffo super eroe delle loro storie.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un film sull'amicizia fra due ragazzi delle elementari con qualche battuta infelice sul matrimonio e qualche cenno dissacrante
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un film sicuramente divertente e anche lo stile del racconto riesce ad acchiappare il pubblico: agile, con salti temporali e interazione con lo spettatore
Testo Breve:

In una scuola elementare due bambini pestiferi si divertono a scrivere fumetti sul mitico Capitan Mutanda. Un racconto divertente sull'amicizia di due ragazzi con qualche parentesi irriverente sul matrimonio e  la fede

La scuola non può essere più noiosa per due bambini di quarta elementare, costretti quotidianamente a seguire lezioni asettiche con maestri monotono, mangiare in una mensa terrificante e giocare in corridoi degni di un carcere di massima sicurezza.

George e Harold con i loro scherzi sono gli unici a portare un po’ di buon umore in un ambiente a dir poco terribile, ma ovviamente sono perseguitati dal preside Grugno che ha come unica intenzione quello di incastrarli e mettere fine alla loro eterna amicizia.

I due compagni inseparabili sono un’esplosione di creatività. Uno scrive, l’altro disegna, e insieme danno vita all’esilarante fumetto sulle incredibili avventure di Capitan Mutanda, super eroe sui generis vestito solo di un paio di mutandoni e un mantello di tenda rossa.

Battute sciocche, situazioni imbarazzanti e doppi sensi divertenti sono alla base del racconto dei due protagonisti, che ridono di qualsiasi cosa (pannolini, toilette, carta igienica, peti, rutti, mutande ecc.), incarnando l’umorismo tipico di quell’età che puntualmente fa saltare i nervi agli adulti, descritti come tristi e ingrigiti perché incapaci di farsi una sana risata.

Il contrasto tra il mondo degli adulti e dei bambini viene fin troppo accentuato nel film, e forse più che nel fumetto (totalmente inutile la frecciatina contro il matrimonio e gli accenni dissacranti).

Ma questo conflitto è evidentemente enfatizzato per esigenze di sceneggiatura, così come la storia d’amore tra il preside e la signora della mensa o il terrore dei due bambini di finire in due classi separate e crescere così tristi e soli, proprio come Grugno, che non è poi così cattivo quanto terribilmente solo.

Linee narrative utili per dare sostanza ma su cui forse si poteva lavorare un po’ di più.

Il cuore della storia, invece, è molto divertente: l’idea che il peggior nemico di due scolari tremendi, il preside, diventi niente meno che il loro eroe preferito, Capitan Mutanda, è geniale. Attraverso l’anello ipnotico George e Harold non fanno altro che risvegliare il lato bambinesco di Grugno, e così il trio diventa imbattibile, contro i nemici più buffi che minacciano l’umanità intera.

Tutti i cattivi sono tali solo perché hanno perso la capacità di ridere. Il perfido prof. Pannolino è semplicemente offeso perché è stato deriso per il suo cognome, e allora il consiglio di George e Harold è quello di imparare a ridere di tutto, anche di se stessi. Che problema c’è ad avere un cognome buffo? Se impari a sorridere diventerà la tua forza.

E così il valore dell’amicizia, degli affetti, e del divertimento infantile si impone come tema profondo del film.

Infine, oltre al mitico Capitan Mutanda, protagonista dipinto con toni esilaranti, anche ,lo stile del racconto riesce ad acchiappare il pubblico: agile, con salti temporali e interazione con lo spettatore trovate para-testuali già presenti nel libro, tra cui il filp-o-rama, riprodotte sullo schermo con una resa ottima. 

Autore: ILARIA GIUDICI
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA FORMA DELLA VOCE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/30/2017 - 22:22
Titolo Originale: Koe no katachi
Paese: Giappone
Anno: 2016
Regia: Yamada Naoko
Sceneggiatura: Yoshida Reiko
Produzione: A SILENT VOICE-THE MOVIE PRODUCTION COMMITTEE, PONY CANYON, ABC ANIMATION, QUARAS, SHOCHIKU, KODANSHA
Durata: 130

La vita di Ishida, un bulletto di undici anni, è destinata a cambiare quando nella sua classe arriva Nashimiya, una ragazzina sorda. Incuriosito dall’handicap di Nashimiya, Ishida inizia a prenderla di mira con i suoi dispetti. Ma quando la situazione gli sfugge di mano e Nashimiya è costretta a lasciare la scuola, Ishida finisce per isolarsi sempre più…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un racconto di formazione coinvolgente, capace di parlare di handicap e bullismo giovanile senza pietismi, e di insegnare agli adolescenti valori importanti, come la fiducia negli altri e il rispetto per la vita.
Pubblico 
Adolescenti
Linguaggio occasionalmente scurrile, scene drammatiche e di bullismo, una scena di tentato suicidio.
Giudizio Artistico 
 
Il film fa del suo meglio per comprimere i sette volumi del fumetto originale, ma non sempre ci riesce in modo chiaro e convincente.
Testo Breve:

In questo adattamento cinematografico del manga A Silent Voice, vincitore di numerosi premi racconta  con crudo realismo una bella storia di crescita—quella di un ex teppista e di una ragazzina non udente

Adattamento cinematografico del manga A Silent Voice, vincitore di numerosi premi, La forma della voce è un film d’animazione toccante e coraggioso, che usa la formula del teen drama per affrontare temi impegnativi come il bullismo e la disabilità. La trama ruota attorno al rapporto tra l’irrequieto Ishida e la dolce Nishimiya, due ragazzi che, nonostante le differenze, cercano di diventare amici e aiutarsi a vicenda.

Se in Occidente ‘cartone animato’ è spesso sinonimo di ‘prodotto per bambini’, in Giappone quello degli anime per i teenager è un mercato florido, esperto nell’intercettare i gusti del pubblico, e capace, almeno nelle sue prove più riuscite, di tratteggiare le ansie, i timori e i desideri di una generazione, con una sensibilità che gli permette di varcare i confini nazionali. Lo ha dimostrato lo scorso anno il successo planetario di Your Name, fantasy sentimentale firmato da Shinkai Makoto, e lo conferma la buona accoglienza di questa pellicola, che racconta una bella storia di crescita—quella di un ex teppista e di una ragazzina non udente, ma anche dei loro nuovi compagni—e, nel farlo, riflette sulle barriere, fisiche e psicologiche, che impediscono ai giovani di comunicare. Il tutto supportato da un variegato cast di personaggi, tanti e tutti ben caratterizzati, animazioni fluide e una grafica gradevolissima, che si adatta perfettamente allo stile delicato di Yamada Naoko, una delle rare donne giapponesi a essersi affermate nel campo della regia.

Il film, che sposa il punto di vista di Ishida, si articola in due parti. Nella prima, Ishida è un bambino un po’ troppo vivace, che fa il prepotente con Nashimiya perché aizzato dal resto della classe. Nella seconda, ambientata al liceo, è lui l’emarginato, e la vergogna per ciò che ha fatto lo porta a meditare il suicidio. A fare da cerniera tra il primo e il secondo tempo, innescando l’arco di trasformazione dei due ragazzi, è il quaderno su cui Nishimiya scriveva alle elementari, e che Ishida anni dopo le riporta per riparare ai suoi errori. Mentre i protagonisti di Your Name si cercano senza essersi mai incontrati, uniti dai loro smartphone e dal ricordo di un sogno, Ishida e Nishimiya imparano a conoscersi grazie al linguaggio dei segni, scoprendo che la voce può avere varie ‘forme’, ma l’unico modo per comprenderla è aprirsi all’altro e ascoltare. Così, quella che sembrava un’amicizia impossibile si fa, al contrario, reale e sincera, in grado di abbattere qualsiasi ostacolo (la difficoltà ad accettarsi, il senso di colpa, la tentazione di mollare tutto) e di guardare al futuro. 

Le lacrime non mancano in questa lunga (per i parametri italiani) trasposizione animata, che fa del suo meglio per comprimere i sette volumi del fumetto originale, ma non sempre ci riesce in modo chiaro e convincente. In particolare, è evidente un’asimmetria tra il realismo della prima parte, scritta benissimo e con una ricchezza di dettagli davvero ammirevole, in cui si percepisce l’amore della regista per le piccole cose quotidiane (la presentazione dei protagonisti nei titoli di testa, osservati in vari momenti della loro giornata, è emblematica di questo stile ‘in punta di piedi’), e i ritmi più sincopati della seconda, che in alcune scene mette a dura prova l’incredulità dello spettatore (il salvataggio di Nashimiya) e vira bruscamente verso il finale, puntando tutto su un’emotività struggente e dolorosa. L’impressione è che il materiale di partenza fosse troppo per un solo film, cui forse avrebbe giovato, data la freschezza della narrazione, una dose inferiore di drammi ed ellissi temporali.

Al netto di qualche difetto, La forma della voce resta un’opera complessivamente ben congegnata, che alla gradevolezza della resa visiva somma un racconto di formazione coinvolgente, capace di parlare di handicap e bullismo giovanile senza pietismi, e di insegnare agli adolescenti valori importanti, come la fiducia negli altri e il rispetto per la vita. 

Autore: Maria Chiara Oltolini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MONSTER FAMILY

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/20/2017 - 16:17
Titolo Originale: Happy family
Paese: Germania
Anno: 2017
Regia: Holger Tappe
Sceneggiatura: David Safier, Catharina Junk
Produzione: Ambient Entertainment GmbH
Durata: 96

A dispetto del nome, la famiglia Wishbone (dal desiderio nelle ossa) è ben lungi dall'essere felice. Nel tentativo di riunire tutti i membri insieme per un evento piacevole, la mamma, Emma, progetta una serata divertente, ma il suo piano le si ritorce contro quando una strega malvagia li maledice e tutti vengono trasformati in mostri.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Nonostante l’idea di famiglia felice e unita trionfi, la storia manca della capacità di creare empatia nel pubblico. L’idea di felicità familiare è assai poco esplorata
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Per quanto godibile per la sua grafica e le piccole simpatiche trovate, il Monster family nella sostanza sembra un insieme di convenzionali stereotipi sulla famiglia felice che denotano una scarso approfondimento dei temi.
Testo Breve:

Una tranquilla coppia con due bambini,  vengono trasformati in mostri da Dracula che concupisce la donna. Una comicità scurrile e infantile cerca di sostenere questo film con ambizioni familiari che affonda invece negli stereotipi piu scontati

Tratto da un bestseller di David Safier, La mia Famiglia e altri Orrori, e diretto dal primo regista tedesco ad utilizzare la CGI in Germania, Holger Tappe (Gaya, 2004, e Animals United, 2010), Monster family è un film di animazione ben realizzato, divertente e adatto a tutta la famiglia ma nella sostanza piuttosto povero. Un misto tra Hotel Transylvania (2012) e Gli Incredibili, quest’opera tedesca però non riesce a raggiungere il realismo nella fantasia e lo spasso che gli altri due film presentano.

Ricco di azione e di simpatici personaggi, Monster family cattura l’attenzione per la stravagante avventura che una famiglia piuttosto ordinaria si trova a vivere. Emma e suo marito hanno due figli, Fay, una ragazza nel pieno della sua adolescenza, e Max, bimbo dotato di una grande intelligenza ma bullizzato a scuola. Presi dalle quotidiane occupazioni e dalle ordinarie dinamiche familiari, i membri della famiglia Wishbone ormai da tanto tempo non hanno più occasione di condividere dei bei momenti insieme. Così Emma decide di trascinare tutti a quello che crede essere un party sul tema dei mostri per trascorrere del tempo insieme. Ma nella vita di Emma si è intromessa un’improbabile figura, Dracula, che desidera strapparla dalla sua famiglia per farla diventare la sua sposa.

Se da un lato l’idea di infelicità, o forse sarebbe più corretto dire di scontento, di una famiglia comune è ben rappresentata, dall’altro il film non riesce a coinvolgere perché i personaggi non vengono approfonditi e il loro percorso di crescita resta superficiale e non ben giustificato. Per questo anche il momento topico della presa di coscienza da parte di ciascuno del vero, prezioso valore dei legami familiari è poco appassionante e assolutamente poco convincente.

Sebbene si tratti di un film di animazione e di una storia di fantasia, l’intervento di un personaggio come Dracula, che mette definitivamente in crisi il precario e grigio equilibrio della famiglia Wishbone, sembra quasi scollato e fittizio. Il racconto è ben costruito e segue il classico andamento narrativo delle storie per ragazzi, ma ciò non costituisce una garanzia rispetto ai contenuti e alla chiarezza. Nel complesso, per quanto godibile per la sua grafica e le piccole simpatiche trovate, il Monster family nella sostanza sembra un insieme di convenzionali stereotipi sulla famiglia felice che denotano una scarso approfondimento dei temi. 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL GRANDE MIRACOLO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/09/2017 - 10:46
 
Titolo Originale: The Greatest Miracle, El Gran Miraglo
Paese: Messico
Anno: 2011
Regia: Bruce Morris
Sceneggiatura: Luis De Velasco
Produzione: Dos Corazones Films
Durata: 70

Monica è una giovane vedova, costretta a lavorare anche di domenica per mantenere se stessa e il  figlio ma al contempo ha il rammarico di non potersi dedicare di più a lui.  Chema è un autista di autobus che, in quella domenica non riesce concentrarsi alla guida perché è in ansia per suo figlio, gravemente malato. Dona Cata è un’anziana signora che vive da sola nel suo appartamento; si sente inutile e di peso per gli altri. Tutti e tre vengono avvicinati da altrettanti giovani che li ascoltano, li incoraggiano e li invitano a entrare nella grande chiesa che sta davanti a loro. I tre giovani sono in realtà i loro angeli custodi e la messa sta per iniziare…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film si presta ad essere un ottimo strumento per spiegare il significato e le varie fasi dell’Eucarestia
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La sceneggiatura, combinandosi con le immagini, riesce ad essere particolarmente efficace. Molto bello il commento musicale anche se non si può dire lo stesso delle animazioni
Testo Breve:

Tre persone, afflitte da problemi personali o familiari, assistono alla celebrazione eucaristica. I loro angeli custodi insegnano loro come pregare e come accostarsi nel modo più opportuno all’Eucarestia. Un’ottima catechesi sulla Santa Messa.

Monica, Chema, e dona Cata sono tre persone tristi o addirittura angosciate perché non riescono più a  ridare un senso e un equilibrio alla loro vita.  Tutti e tre sono avvicinate da un giovane premuroso che si preoccupa del loro stato. Nessuna di loro vuole  confidarsi con questo intruso, anche se è gentile e simpatico e dice cose sagge, come: “il dolore deve essere condiviso per essere compreso” oppure suggerisce loro che a volte “le risposte giuste sono proprio davanti a noi”.

In effetti, davanti a loro c’è una grande chiesa e loro entrano, giusto in tempo per l’inizio della celebrazione eucaristica.

Inginocchiati ai banchi, ritrovano nuovamente quel giovane accanto a loro. Chema ha la senzazione che il volto della Madonna posto su di un altare laterale, stia guardando proprio lui. “Lei ti ascolta- gli suggerisce il giovane -affidati al suo cuore di madre;  non aver paura Lei:  è tua madre e ti comprende” .

Monica è più incerta: perché pregare? “Offrigli Il tuo lavoro, la tua allegria, la tua tristezza, la salute di tuo figlio, la tua vita, il tuo servizio. Chiedigli in silenzio ciò che desideri di più e poi prega per chi ne ha più bisogno”: e la risposta che riceve dal giovane. Solo quando i tre iniziano a pregare con convinzione, i  giovani rivelano la loro identità: sono i loro angeli custodi. Al momento dell’offertorio, le loro preghiere (simboleggiate da tre sfere luminose) vengono raccolte dai loro angeli che si librano in aria per portarle al Signore, raffigurato sulla volta della chiesa.

Dos Corazones Films, la stessa casa di produzione che ha realizzato Cristiada, ha avuto il “coraggio” (è il caso di dirlo) di realizzare questo film d’animazione interamente dedicato a spiegare il miracolo dell’Eucarestia. Si tratta di un lavoro particolarmente ispirato, orientato sopratutto a spiegare a dei ragazzi i vari momenti della Santa Messa. Quando il sacerdote pronuncia: “riconosciamo i nostri peccati”, vediamo i fedeli accostarsi al confessionale e al momento dell’assoluzione, il sacerdote assume il volto di Cristo. Durante l’Offertorio gli angeli custodi dei partecipanti raccolgono le loro preghiere e le portano in cielo. All’epiclesi, tutti gli angeli si radunano intorno all’altare assieme all'enorme moltitudine dei santi. Al momento in cui l’ostia viene elevata, il sacerdote assume lo stesso  volto di Cristo.

Attraverso la guida degli angeli, non mancano alcune osservazioni pratiche, come l’opportunità di raccogliersi in meditazione prima dell’inizio della messa (spegnendo i cellulari) e alla fine della celebrazione, l’importanza di congedarsi non con un segno della croce frettoloso ma compiuto con rispetto.

Il film è disponibile nelle lingue spagnola, inglese e francese mentre in italiano si trova solo una versione spagnola con sottotitoli in italiano (su Youtube).

La qualità dell’animazione non è eccelsa ma molto bello il commento musicale, per il quale il film ha vinto l’ Hollywood Music In Media Awards (HMMA).

Il film si presta ad essere un ottimo strumento per la catechesi sull’Eucarestia e la scena dove tutti gli angeli si librano verso il cielo per portare a Dio le offerte dei fedeli, non potrà esser facilmente dimenticata dai ragazzi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GATTA CENERENTOLA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/20/2017 - 16:36
Titolo Originale: Gatta Cenerentola
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Dario Sansone
Sceneggiatura: Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Alessandro Rak, Dario Sansone
Produzione: MAD ENTERTAINMENT, CON RAI CINEMA, IN PARTECIPAZIONE CON BIG SUR, IN COLLABORAZIONE CON SKYDANCERS, TRAMP LTD, O'GROOVE,
Durata: 86

Mia è la figlia di Vittorio Basile, ricco armatore della Megaride e scienziato. Quando suo padre viene ucciso, Cenerentola viene cresciuta, prigioniera nella sua stessa nave, dalla matrigna al servizio delle sue terribili sei sorellastre. Intanto 'o Re, un ambizioso trafficante di droga, d'accordo con la matrigna di Mia, intende sfruttare l'eredità dell'ignara Cenerentola per fare del porto di Napoli una capitale del riciclaggio.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un film dai tratti molto violenti, sia nello stile dell’animazione che nella storia e nel linguaggio, che riesce a dare importanza alla memoria come vero patrimonio umano e culturale da preservare e trasmettere sia per il bene del singolo che della comunità intera
Pubblico 
Adolescenti
Un film presenta momenti di violenza e un linguaggio fortemente allusivo e volgare
Giudizio Artistico 
 
Un film d’animazione originale che ha saputo coniugare, in anni di lavoro, arti figurative, musica, tradizione e tecnologia con coraggio e inventiva. Il film è stato inserito nella lista dei 14 da cui l'Anica individuerà l'opera italiana da candidare all'Oscar.
Testo Breve:

Tratto liberamente da una delle favole di Giambattista Basile, questo originalissimo film d’animazione, non destinato ai bambini, spicca per originalità visiva e musicale. Nella lista dei possibili candidati italiani all’Oscar 

Il gruppo di animatori della Mad Entertainment crea un film visionario e poetico, Gatta Cenerentola, ispirato alla novella di Giambattista Basile e alla famosa commedia musicale napoletana, presentato in concorso alla 74.ma edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica nella Sezione Orizzonti. Un film d’animazione certamente non rivolto ai bambini, ma che esprime un impegno artistico non indifferente in ogni campo e in cui memoria e tecnologia si fondono in modo creativo.

Musica, teatro, pittura e arte digitale si coniugano in un prodotto del tutto originale soprattutto per il cinema italiano. La storia risente di molte influenze, da quella della cultura e della tradizione napoletana, fortissima nelle musiche, nella caratterizzazione dei personaggi, nei dialoghi e in buona parte degli ambienti, a quella delle più moderne storie di fantascienza che immaginano cupi scenari futuristici.

In Gatta Cenerentola la luce colorata e il paesaggio fitto degli artistici edifici che si affacciano sul mare del Golfo di Napoli si trasformano piano piano in un fumoso ambiente, tossico, decadente e malsano a causa della corruzione in cui cade la città dopo la morte di una personalità illuminata e generosa.

Vittorio Basile è un ricco armatore e scienziato proprietario della Megaride, un'enorme nave tecnologicamente avanzata in grado di registrare qualsiasi cosa accada al suo interno e di riprodurla sotto forma di ologrammi, ormeggiata al porto di Napoli; la sua aspirazione è quella offrire alla gente di Napoli un grande polo tecnologico che diventi una sorta di archivio digitale che mantenga memoria di chiunque vi metta piede. Quando però Vittorio decide di sposare Angelica, una donna del popolo che ha già sei figlie, ogni suo sogno di rinascita della città fallisce e muore con lui. Vittorio viene infatti ucciso il giorno stesso delle sue nozze per mano dell’amante di Angelica, Salvatore Lo Giusto detto 'O Re, ambizioso trafficante di droga, che desidera impossessarsi di tutte le ricchezze della Megaride. La figlia di Vittorio, la piccola Mia Basile, da quel momento sarà costretta a vivere nascosta nella sua stessa nave all'ombra della temibile matrigna e delle sue perfide sei figlie trasformate in volgari e violente prostitute dalla madre stessa. Salvatore Lo Giusto fa precipitare il porto e la città nel degrado, ma per impossessarsi del tutto della Megaride deve attendere la maggiore età della piccola Mia. Solo un uomo ricorda la bellezza del sogno di Vittorio e spera ancora di salvare Mia e la sua nave dalla decadenza completa, l’agente Primo Gemito che riesce ad introdursi in incognito all’interno della nave.

Gatta Cenerentola è una fiaba noir dai tratti molti forti anche nello stile d’animazione che non nega momenti di violenza e un linguaggio fortemente allusivo e volgare. I suoi personaggi però riescono a trasmettere con poche pennellate emozioni e sentimenti molto intensi e vividi, con un realismo umano, per quanto spesso brutale, dal forte impatto che sorprende. Su tutti spicca il personaggio di Primo per la sua coerenza, il suo coraggio e il suo vero disinteresse nell’agire. Mentre la piccola Mia, la gatta, si trasforma nel frutto di un’educazione selvaggia e feroce. Gli ologrammi scomposti di un passato dorato, che si visualizzano casualmente all’interno della nave, costituiscono la sola risorsa di umanità a cui la ragazza possa attingere e la memoria che essi trasmettono rappresentano il vero patrimonio che il padre lascia alla figlia.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PETS - VITA DA ANIMALI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/06/2016 - 17:41
 
Titolo Originale: The Secret Life of Pets
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Chris Renaud, Yarrow Cheney
Sceneggiatura: Cinco Paul, Ken Daurio, Brian Lynch
Produzione: ILLUMINATION ENTERTAINMENT, UNIVERSAL PICTURES
Durata: 90

Max è un terrier che vive una tranquilla e confortevole vita con la sua padrona Katie. Un giorno però Katie porta a casa Duke, un altro cane con cui Max entrerà in forte conflitto. A causa delle loro liti Max e Duke si troveranno a vivere un’avventura emozionante per le strade di New York inseguiti da un coniglio dall’aspetto adorabile ma del tutto fuori di senno dal nome di Nervosetto (Snowball nell'originale) e dal suo gruppo di animali abbandonati che desiderano solo vendicarsi sugli animali domestici e sui loro padroni. Intanto Gidget, una graziosa cagnetta amica di Max, insieme a tutti i loro vicini di casa animali si mette alla ricerca dei due cani perduti

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La storia di Pets ricorda l’importanza di non fermarsi alle apparenze e di non avere paura di abbandonare le comodità e le abitudini cui siamo più attaccati, perché la vita può riservare nuove situazioni e cambiamenti anche assai positivi e sicuramente molto divertenti
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Una sceneggiatura semplice per un lungometraggio animato ben realizzato sia sul piano della grafica che su quello della regia
Testo Breve:

Un divertente film per i piccoli e per i tanti amanti degli animali, che ricorda l’importanza di non fermarsi alle apparenze e di non aver paura dei cambiamenti perché la vita può riservare nuove situazioni assai positive

Una New York che sembra uscita da una galleria d’arte moderna, un po’ pop e un po’ retrò, fitta di palazzi all’interno dei quali si nascondono comodamente un’infinità di razze diverse di animali, più o meno, domestici. Questo è l’ambiente in cui si aggirano le simpatiche bestiole protagoniste di Pets – Vita da animali, il nuovo lungometraggio animato della Universal Pictures.

Introdotto da una massiccia campagna pubblicitaria fatta di sketch curiosi e divertenti, Pets -Vita da animali ha colpito il cuore di tutti gli amanti degli animali - oggi veramente numerosi – ancor prima di uscire nelle sale. Perché l’astuzia è stata proprio quella di raffigurare in una buffa avventura quegli stessi animali domestici che quotidianamente trattiamo come veri e propri membri della famiglia. Così la storia del cagnolino Max protagonista del film ricalca proprio l’esperienza comune a tanti bambini quando vedono arrivare in famiglia un nuovo figlio, un nuovo fratellino con cui dovranno dividere attenzioni, spazi e giocattoli.

La tranquilla vita domestica di Max infatti subisce un brusco colpo quando la sua giovane e affezionata padrona decide di adottare un altro cane dal canile, il peloso, ingombrante e invadente Duke. Tra i due si innesca una vera e propria competizione che li porterà a perdersi da soli per le strade di New York, braccati da un gruppo di gatti randagi e da un folle branco di animali abbandonati appartenenti alle razze più disparate. In loro aiuto corrono gli amici del vicinato di Max, il simpatico gruppetto di animali veramente molto domestici con cui il cagnolino condivideva le lunghe giornate in attesa del rientro della sua padrona.

Ciascun personaggio, uscendo dalla comoda e confortante vita casalinga, scoprirà di avere delle impensate doti nascoste di coraggio, audacia e solidarietà. Max e Duke dal canto loro affronteranno una serie di prove che li porteranno a conoscersi meglio e ad apprezzare il valore dell’amicizia e della condivisione.

Pets – Vita da animali è un film semplice e divertente che tutto giocato su spassosi contrasti tra essere e apparenza. Così fra tutti spicca il personaggio del cattivissimo coniglietto bianco dall’aspetto tenero e grazioso, Nervosetto nella versione italiana, doppiato da Mandelli che interpreta alla perfezione l’esilarante delirio del folle animaletto dall’apparenza dolce e adorabile.

Anche questo film dimostra però che esiste una sempre più forte tendenza a dare spazio e risalto all’azione e al continuo cambiamento di situazioni ed ambienti nei lungometraggi animati. Questi infatti si soffermano sempre meno sulla caratterizzazione dei personaggi, per lasciare più spazio alla molteplicità e alla varietà, in una continua ricerca di scene ad effetto che tengono desta l’attenzione e la tensione dello spettatore per quasi tutta la durata del film. 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL REGNO DI WUBA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/28/2016 - 17:20
Titolo Originale: Zhuo yao ji
Paese: Cina/Hong Kong
Anno: 2015
Regia: Raman Hui
Sceneggiatura: Alan Yuen
Produzione: CHAMPION STAR PICTURES LTD.
Durata: 116
Interpreti: Bai Baihe, Jing Boran, Jiang Wu, Elaine Jin

Il giovane Tianyin è stato cresciuto dalla nonna nel ricordo del padre, famoso cacciatore di mostri scomparso tanti anni prima, ma è in realtà piuttosto vigliacco. Un giorno però, la regina dei mostri, che è incinta, in fuga dagli usurpatori che hanno ucciso suo marito, gli affida il suo piccolo, destinato a diventare il nuovo re della sua specie. Tianyin dovrà proteggerlo sia dai cacciatori di mostri che cercano di catturarlo, sia dai nemici. In questa avventura si trova accanto la giovane cacciatrice Xiaonan, che ha molto da dimostrare…. 

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Sono presenti alcuni interessanti spunti come: il richiamo alla possibilità di una solidarietà “interraziale” che vada oltre le apparenze, la necessità di proteggere i più deboli anche quando appaiono diversi da quello che ci aspettiamo, l’apertura all’altro e il rispetto della sua “diversità
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di violenza fumettistica, qualche scena di tensione.
Giudizio Artistico 
 
A oggi uno dei maggiori incassi del mercato cinese, questo film che esibisce un mix molto particolare di action, fantasy e commedia
Testo Breve:

Questo film cinese a tecnologia mista (attori veri e animazione) ha riscosso in patria uno strepitoso successo ed è uno dei primi veri tentativi del cinema cinese di creare prodotti appetibili anche per il mercato internazionale  

A oggi uno dei maggiori incassi del mercato cinese, questo film che esibisce un mix molto particolare di action, fantasy e commedia, è uno dei primi veri tentativi del cinema cinese di creare prodotti appetibili anche per il mercato internazionale (è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma del 2015), pur rimanendo fedeli alla propria cultura.

Il risultato è una storia che mescola i tradizionali elementi della saga fantasy (c’è un piccolo principe dei mostri da proteggere, una profezia da adempiere, un giovane eroe riluttante, una giovane guerriera che deve dare prova della sua abilità, che ricordano da un lato un classico come Willow, dall’altro i grandi archetipi alla Tolkien) con altri di comicità a volte lieve altre un po’ più greve, che fanno venire in mente certi personaggi delle tragedie shakespeariane e potrebbero qualche volta lasciare spiazzato lo spettatore occidentale.

Da un lato la coppia di mostri “sotto copertura”, tanto voraci (si farebbero volentieri un bocconcino del protagonista) quanto leali verso il loro piccolo sovrano, dall’altro una curiosa linea comica che rende per un tratto il nostro eroe il vero e proprio “portatore” del baby mostro con una serie di improbabili gag sulla gravidanza e le sue conseguenze.

Queste ultime enfatizzano l’inversione di ruoli tra il pavido ma sensibile Tianyin e la coraggiosa Xiaonan, che nasconde la sua parte femminile per non perdere la propria reputazione di guerriera. Sarà solo la convivenza tra i due, il reciproco innamoramento, e l’esperienza “genitoriale” pur riluttante nei confronti del piccolo Wuba a far recuperare ai due quello che di se stessi non avevano mai trovato o avevano voluto dimenticare.

Così, quando i due capiranno che Wuba rischia di finire nel piatto di qualche riccone, faranno di tutto per salvarlo e si conquisteranno altri improbabili alleati. Tra un combattimento volante in perfetto stile wuxia (quello de La tigre e il dragone, per intenderci) e qualche espediente molto più terra terra, i nostri porteranno a termine la missione.

Non mancano, nello scenario fantasy, elementi di riflessione quasi “politica” che alludono alla contemporaneità: il regno umano e quello dei mostri divisi per provata incapacità di convivenza che costringono i secondi a una vita di clandestinità anche quando si tratta di esseri innocui e amichevoli, il richiamo alla possibilità di una solidarietà “interraziale” che vada oltre le apparenze, la necessità di proteggere i più deboli anche quando appaiono diversi da quello che ci aspettiamo, l’apertura all’altro e il rispetto della sua “diversità” (anche quando questa si traduce in due teste e un appetito micidiale), sono tutti spunti interessanti che il film mette in scena con efficacia intermittente.

Il finale aperto allude alla possibilità di nuove mirabolanti avventure, ma anche come pellicola autonoma Il regno di Wuba resta un affascinante viaggio all’interno di una cultura narrativa insieme familiare e sorprendente che vale certo la pena di esplorare. 

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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