Serial TV

TRANGER THINGS (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Lun, 03/26/2018 - 21:59
Titolo Originale: Stranger Things
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Matt e Ross Duffer
Produzione: Matt e Ross Duffer
Durata: disponibile su Netflix
Interpreti: Winona Ryswr, David Harbour, Millie Bobby Brown, Natalia Dyer, Charlie Heaton, MIchael Wheeler, Matthew Modine

Nel 1983, nella cittadina di Hawkins, nell’Indiana, quattro inseparabili amici di dodici anni trascorrono la giornata fra la scuola, le scorribande in bici e giocando a Dungeons & Dragons ma in rapida successione accadono due eventi incomprensibili: uno di loro, Will, scompare senza lasciare traccia e mentre i tre amici si apprestano a cercarlo, si presenta  loro una ragazza, loro coetanea, che non parla, si fa chiamare solo Undici e si rifugia nel loro scantinato perché ha paura di venire rintracciata. La ragazza è infatti  fuggita da un laboratorio top secret del governo statunitense. La madre di Will riceve delle strane telefonate; si convince che il ragazzo stia cercando di mettersi in contatto con lei e chiede aiuto allo sceriffo della contea, Jim Hopper. Anche i ragazzi si convincono che Will non è morto e che Undici può aiutarli nella ricerca, perché dotata di poteri psichici eccezionali….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il serial sviluppa la sua trama horror in una comunità dove fra gli adulti le relazioni familiari sono fragili e fra i giovani si sviluppano frequenti casi di bullismo. Solo i tre ragazzi danno il buon esempio di un’amicizia che si esprime attraverso una concreta solidarietà
Pubblico 
Adolescenti con riserva
Il serial presenta scene spaventose e angoscianti che coinvolgono una ragazza dodicenne. Situazioni di conflitto familiare. Un rapporto prematrimoniale fra adolescenti. Netflix: VM14
Giudizio Tecnico 
 
Buona recitazione da parte di tutti i coprotagonisti, anche i più piccoli. Efficace disvelamento progressivo del mistero
Testo Breve:

In una cittadina che ricorda tanto quella del film ET-l’Extraterrestre, accadono eventi misteriosi e scompare un dodicenne. Un Serial ben realizzato ma troppo spaventoso per un pubblico che si potrebbe identificare con i protagonisti

Quando i gemelli Matt e Ross Duffer, ideatori e produttori di Stanger Things, nacquero nel 1984, E.T. – l’Extraterrestre di Steven Spielberger era uscito due anni prima;  Halloween - la notte della streghe di John Carpenter, nel ’78  e Aliens di James Cameron del 1979.  Nelle loro interviste i gemelli non hanno fatto mistero di aver voluto omaggiare i classici del cinema e della letteratura fantastica degli anni ottanta, cercando di trasmettere agli spettatori quello stimolo all'immaginazione e il desiderio di avventura che anche loro avevano provato.

A ciò occorre aggiungere la nostalgia per un mondo dove non si usavano i cellulari (i ragazzi in molte sequenze impugnano dei walkie talkie) e c’era più tempo per stare insieme. Al contempo si era ancora nel periodo della Guerra fredda e circolavano strane notizie su sinistri esperimenti portati avanti dalla CIA sulla psiche umana (nostalgia artisticamente ricercata anche di recente, dal premio Oscar La forma dell’acqua).

In effetti i richiami a ET sono molti: anche il film di Spielberg iniziava mostrandoci i ragazzi intenti a giocare a Dungeons and Dragons, a correre in bicicletta fra una loro casa e l’altra, tutte di tipo monofamiliare immerse nel verde. Anche nel serial c’è un’apparizione misteriosa: questa volta non si tratta di ET ma di una ragazza che si fa chiamare Undici, che parla pochissimo e che loro nascondono in cantina. Ma anche lei, come ET, fa levitare gli oggetti.

I riferimenti al film di Spielberg finiscono qui. ET- L’Extraterrestre era un capolavoro di poesia, l’esaltazione dei sogni dell’infanzia, della purezza e della fantasia dei bambini, Stranger Things appartiene invece al genere horror, non solo per il timore di quella “cosa aliena” che ogni tanto compare e rapisce dei ragazzi, ma per le sequenze dove una bambina viene sottoposta a esperimenti sempre più pericolosi e traumatizzanti. Anche le trame di contorno presentano situazioni che poco hanno a che fare con il mondo innocente di Spielberg. Gli ambienti familiari in cui vivono i ragazzi non sono sereni. Sono molte le separazioni e i conflitti fra coniugi e quando finalmente ci viene presentata una coppia tranquilla, quella dei genitori di Nancy, è lei la prima a costatare che si è trattato di un matrimonio di pura convenienza. E’ proprio Nancy, un’adolescente irrequieta, incapace di relazionarsi in modo sereno con sua madre, che si organizza la sua prima notte con un ragazzo che le piace. Si tratta quindi di un serial disarmonico, di genere horror, che tratta tematiche da maggiorenni ma pone come protagonisti dei dodicenni ed è stato questo il motivo per cui il lavoro è stato respinto da tutti i principali canali televisivi. Alla fine solo Netflix ha accettato di programmarlo vietandolo però in Italia, ai minori di 14 anni.

Il racconto si sviluppa, nella prima stagione, su otto puntate e gli autori sono stati abili nel diluire il disvelamento della verità lungo tutto l’arco narrativo, mantenendo sempre alta la curiosità dello spettatore. I personaggi sono tutti ben caratterizzati con una certa preferenza verso i nerd posti ai margini per la loro sensibilità: fra tutti Jonathan, il fratello del ragazzo scomparso, cresciuto senza un padre che si è allontanato presto da casa e Mike, il ragazzo che più degli altri riesce a comprendere e a stare vicino alla “diversa” Undici. In contrasto con loro ci sono i seguaci della pura ragione: Jim, il capo della polizia, che non ha alcun pregiudizio e avanza diritto verso la verità, meticoloso nel cercare prove e indizi, forse il personaggio più riuscito. Simile a lui è Lucas, il ragazzino afroamericano, che non fa passi avanti nella ricerca finché non riconosce l’esistenza di solide garanzie di credibilità.

Brava anche Wynona Rider (un altro omaggio agli anni ’80) anche se la parte di madre addolorata di Will la porta spesso a recitare sopra le righe.

Il serial ha vinto nel 2017 il Golden Globe come miglior serie televisiva drammatica e fra gli Emmy Awards ha raccolto cinque premi: miglior casting, miglior tema musicale e miglior montaggio sia audio che video.

Il serial (sia nella prima che nella seconda stagione) è disponibile sulla piattaforma Netflix

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LAURA, UNA VITA STRAORDINARIA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 02/22/2018 - 09:48
 
Titolo Originale: Laura, una vida extraordinaria
Paese: Colombia
Anno: 2015
Regia: María Isabel Paramo, Linda Lucía Callejas
Sceneggiatura: Marisol Galindo
Produzione: Caracol Televisión
Durata: Dal 28 gennaio 2018 su TV2000 ogni domenica e lunedì
Interpreti: Julieth Restrepo,

Laura Montoya Upegui nasce nel 1874 a Jerocó nella regione meridionale del dipartimento di Antioquia (Colombia). A soli due anni perde suo padre, che viene ucciso mentre cerca di proteggere la chiesa da un assalto di rivoluzionari. Accolta, assieme alla madre, in casa dei nonni, a 16 anni inizia a frequentare il collegio “Normale de Institutoras" di Medellín, riuscendo a superare il suo handicap iniziale (non sapeva nè leggere nè scrivere) e conseguendo il diploma di maestra a soli 16 anni. Laura sente la vocazione per la vita consacrata ma non viene ritenuta idonea. Dopo un viaggio nella foresta dove incontra delle tribù indios, scopre la sua vocazione definitiva: evangelizzare gli indigeni della Colombia, che fino a quel momento avevano conosciuto solo bianchi avidi di conquiste. Dopo lunghi anni spesi a superare i molti ostacoli che trova davanti sia da parte della Chiesa (che considera l’attività missionaria un compito solo per uomini) che dalla società del tempo che vede la donna destinata al matrimonio oppure alla vita di clausura) trova la comprensione di monsignor Maximiliano Crespo, vescovo di Santa Fe de Antioquia e dello stesso Papa. Nel 1914 viene fondata la famiglia religiosa Hermanas Misioneras de María Inmaculada y Santa Catalina de Sena. Quello stesso anno Laura parte per una missione presso gli indios catios. Insieme a Laura partono la sua mamma, ormai settantenne e alcune amiche, che abbinano all’eroismo un pizzico di follia e che dal nome della loro fondatrice, verranno poi conosciute come “Laurite”....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Santa Laura Montoya, sostenuta dalla grazia divina, trova tutto il coraggio per portare a compimento un’iniziativa all’epoca rivoluzionaria: organizzare delle missioni presso gli indios costituite da sole donne
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Il serial racconta in modo ordinato e coinvolgente i tanti ostacoli superati dalla santa, ottima interpretazione della protagonista che ha vinto il premio come migliore attrice al Premios India Catalina 2016.
Testo Breve:

Il racconto esaustivo della vita di Laura Montoya, la prima santa colombiana, che ebbe il coraggio soprannaturale di organizzare delle missioni presso gli indios costituite da sole donne

Nel quarto episodio di questo serial Tv di origine colombiana attualmente in onda la domenica e il lunedì su TV2000 (iniziata il 28 gennaio 2018), Laura è pronta per partire per i territori degli indios catios: ha ricevuto la benedizione dello stesso Santo Padre e ha trovato il sacerdote e le sorelle con le quali iniziale questa coraggiosa opera missionaria. Le difficoltà  però, ancor prima che dagli indios, arrivano dai colombiani bianchi: Laura con le sue compagne deve attraversare le ultime città di confine prima di addentrarsi nella foresta ma non risulta gradita. Le lauritas bussano alle porte di varie case per ottenere qualcosa da mangiare e da dormire ma queste restano sbarrate. Nessuno, gradisce questa tipo di missione basato su sole donne: a loro spetta solo sposarsi o andare in convento; non possono permettersi di sostituirsi agli uomini. Si trattò di  una delle tante, innumerevoli difficoltà che Laura Montoya dovette superare, sorretta dalla ferma convinzione che Dio voleva da lei il compimento di quella missione.

I fatti le diedero ragione: gli indios erano prevenuti nei confronti dei colonizzatori bianchi, che li consideravano degli esseri inferiori e che avevano cercato di sfruttare in tutti i modi loro e le loro terre. Sarà proprio il loro essere donne, a facilitare un avvicinamento senza pregiudizi e a renderli più accessibili al messaggio evangelico.

Il serial procede in modo sistematico, dal giorno della nascita di Laura e dalle difficoltà che sua madre prima e poi lei stessa, debbono affrontare. Dalla morte di suo padre, accoltellato per aver voluto difendere la chiesa dall’assalto di anticlericali e la confisca di tutti loro beni, alla vita di  stenti che sua madre con i suoi tre figli deve sostenere.  Intanto Laura bambina inizia a  sviluppare una forte vita interiore, sostenuta da mortificazioni corporali. Il racconto evidenzia lo sviluppo del suo amore per la natura, le piante e gli animali: un amore verso il  Creatore attraverso le creature, che le renderà spontaneo pensare che proprio gli indigeni della sua terra, abituati a una vita immersa in una natura intatta, fossero i più disponibili ad accogliere il messaggio cristiano.

La fiction riproduce con discrezione (una luce appare dall’alto, senz’altro chiarimento) quello che è stato il momento cruciale, a sette anni della vita della santa, raccontato da lei stessa nel suo diario: in una delle sue tante giornate nei campi, mentre è intenta a  guardare la vita delle formiche, riceve la definitiva certezza dell’esistenza di Dio, che sosterrà tutta la sua vita.

Irto di difficiltà fu anche il riconoscimento della validità di una missione tutta al femminile da parte della gerarchia ecclesiastica.  Il problema si sbloccò più per un’iniziativa proveniente dall’alto (il Papa) che finì per sostenere le idee, fortemente innovatrici e profetiche di  Laura Montoya. Nel giugno 1912 Pio X pubblicò l’enciclica Lacrimabili statu indorum, in cui esortava  i vescovi d’America a interessarsi degli indigeni e facilitare il loro inserimento nel resto della società. Nel 1919 Benedetto XV con la sua  enciclica Maximum Illud, affermò, senza mezzi termini, che era urgente “bandire una certa mentalità fra certi missionari che invece di essere animati dallo zelo di estendere il Regno di Dio, appare evidente il desiderio di allargare l’influenza del proprio paese”. Laura, dopo molte disillusioni, riusci a vedere riconsciuta la sua iniziativa anche dalle gerarchie locali: mons. Maximiliano Crespo, vescovo di Santa Fé de Antioquiache  garantì il suo sostegno.   Il 12 maggio 2013 Papa Francesco l’ha proclamata santa.

Le varie puntate della fiction hanno una struttura omogenea: in ognuna di esse viene evidenziato uno dei tanti ostacoli che senza interruzione, anche all’interno della sua stessa famiglia, Laura dovette sostenere , a cui contrappose la sua ferma volontà di portare a compimento ciò che lei sentiva come missione divina.

I molti dialoghi e i primi piani, secondo lo stile delle telenovela, caratterizzano la regia; buoe le interpretazioni di tutti i protagonisti e Julieth Restrepo ha vinto  nel 2016 il premio come migliore attrice al  Premios India Catalina.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THIS IS US (Stagione 1)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 02/07/2018 - 12:28
Titolo Originale: This is Us
Paese: USA
Anno: 2016
Sceneggiatura: Dan Fogelman
Produzione: Rhode Island Ave. Productions, Zaftig Films, 20th Century Fox Television
Durata: 42 minuti per episodio Sono state completate la prima e la seconda stagione
Interpreti: Milo Ventimiglia, Mandy Moore, Sterling K. Brown, Chrissy Metz, Justin Hartley

Nel 1980, Jack e Rebecca sono in attesa di tre gemelli. Al momento del parto, solo due sopravvivono. I due coniugi, confortati dal dott Nathan (dottor K), accettano la sua proposta di adottare un bambino di colore nato lo stesso giorno e abbandonato davanti alla caserma dei vigili del fuoco. Trentasei anni dopo, i tre fratelli festeggiano il loro compleanno. Kate, che è sovrappeso, si impegna a frequentare un gruppo di sostegno e in quell’occasione incontra Toby, che manifesta interesse per lei; Kevin è divenuto famoso come star di una sit com televisiva ma stufo ormai del suo personaggio, pensa di trasferirsi a New York per provare a fare teatro. Randal, il ragazzo di colore adottato, dirigente d’azienda e ormai benestante, è rimasto sempre con il desiderio di scoprire chi siano i suoi genitori biologici. Dopo lunghe ricerche, suona alla porta di William, il suo vero padre….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il serial valorizza tutti gli affetti familiari (fra coniugi, fra genitori e figli, fra fratelli) evidenziandoli come le fonti a cui attingere per una vita felice
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Il serial sa costruire momenti di sincera commozione e di intimo si colloquio anche se tende a stereotipare i protagonisti in funzione delle loro peculiarità caratteriali
Testo Breve:

Tre fratelli nati lo stesso giorno crescono (uno è adottato) ma la coesione della famiglia, l’aiuto sempre pronto dei genitori o dei fratelli, rende la vita costellata di bei momenti, nonostante i tanti ostacoli che incontrano

Rebecca sorride, nel guardare le due lavatrici che si trovano nel seminterrato di casa. Si ricorda di quando i tre bambini erano piccoli e quelle lavatrici lavoravano a pieno ritmo. Si ricorda anche di quante volte il marito Jack era dovuto intervenire per cercare di ripararle, in mezzo alla schiuma che usciva senza controllo dai loro oblò.

E’ questa una delle tante note di attenzione alle consuetudini familiari di cui è costellato questo Family Drama.  La serie si può considerare atemporale, nel senso che non sviluppa la storia dei tre fratelli e dei loro genitori in modo lineare, partendo dall’inizio, negli anni ’80 per arrivare ai nostri giorni ma passa con disinvoltura dal presente al passato proprio perché ciò che conta è il singolo momento affettivo che si viene a creare: sia esso il momento in cui i coniugi, dopo aver litigato, si riconciliano o il saggio suggerimento che un fratello dà all’altro oppure perché i Big Three si ritrovano finalmente tutti assieme per Natale o al Thanksgiving. I salti temporali seguono in realtà una logica, quella dell’omogeneità tematica perché ad ogni puntata, in modo implicito, si segue un tema specifico che serve anche a sottolineare quanto intrecciate siano le vite dei componenti di una famiglia: una decisione presa nel passato finisce per ripercuotersi anche nel presente e il ricordo, buono o cattivo di ciò che è accaduto, finisce per condizionare la situazione presente.

In alcune puntate fa capolino anche la religione: il piccolo Kevin, che ha appreso dalla madre che il Natale non è fatto solo di regali ma che è un “affare che riguarda Gesù” si reca in un negozio di articoli religiosi e fra tante statuine della Madonna e dei santi, chiede alla commessa: “qual è quella che ti aiuta a pregare meglio?”. Bello anche l’episodio del pompiere che ha raccolto il piccolo Randal abbandonato davanti alla porta della caserma, un uomo buono, che va a confessarsi per parlare del suo momento di crisi coniugale e chiede al sacerdote il “miracolo” della loro riconciliazione.  Si tratta, a dire il vero, di un incapsulamento tematico che non ha un serio impatto nella struttura narrativa; ciò che ha più rilevanza è la “religione dell’umano”, cioè di quella saggezza sul buon comportamento che si esprime frequentemente con frasi che non nascondono la loro solennità e che quasi a ogni puntata, vengono pronunciate dai protagonisti. Il dottor K si rivolge all’affranto Jack, dopo la morte del terzo gemello, per ricordargli che bisogna trasformare un limone aspro in una limonata e gli suggerisce di adottare il neonato di colore appena portato in ospedale. Lo stesso dottor K, nell’incontrare Randal di dieci anni, gli fa notare che: “se da grande troverai il modo di mostrare a qualcuno la stessa bontà che i tuoi hanno avuto con te, questo sarà il più bel regalo che tu mi potrai fare”

Non mancano comunque alcuni cedimenti alle mode correnti: fra i protagonisti c'è anche un bisessuale, situazione che viene sfruttata per lanciare frecciate contro l'omofobia; altri due di loro si concedono una serata a base di marijuana, non senza aver chiarito, forse per tranquillizzare il pubblico, che i medici hanno dichiarato che il consumo di erba non produce alcun rischio di assuefazione.

Complessivamente la serie riesce a proporci con intensità molti momenti di verità familiare anche se a volte non riesce a evitare né la facile commozione né la somministrazione di pillole di filosofia di vita

Lascia un po’ sconcertati l’impiego diffuso di categorie psicologiche per la caratterizzazione dei vari personaggi: Kate sembra definita solo dal suo complesso d sentirsi sovrappeso; Kevin è un uomo perennemente insicuro e ossessionato dall’ansia di avere successo come attore, William è stato un tossicodipendente, Jack ricorre spesso all’alcol e Randal si sente in obbligo di adottare a tutti i costi un bambino per ricambiare il generoso gesto che i genitori adottivi hanno compiuto nei suoi confronti. Perfino il suo cercare di essere sempre di aiuto a tutti non è visto dalla moglie come una virtù ma viene percepita come “un’ossessione per la perfezione”.

Non si tratta mai di personaggi propositivi che hanno individuato l’obiettivo della loro vita e lo perseguono con tenacia ma sono solo reattivi rispetto alle proprie pulsioni caratteriali e ai condizionamenti ricevuti nell’infanzia.

Il serial è andato in onda su Fox Life da novembre 2016 ed ora è disponibile sulla piattaforma Prime Video

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SOTTO COPERTURA 2

Inviato da Franco Olearo il Mer, 11/01/2017 - 23:38
Titolo Originale: Sotto copertura 2
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Giulio Manfredonia
Sceneggiatura: Salvatore Basile, Francesco Arlanch, Luisa Cotta Ramosino, Umberto Gnoli
Produzione: Lux Vide
Durata: 100' x 4 su RaiUno
Interpreti: Claudio Gioè, Alessandro Preziosi, Antonio Folletto, Antonio Gerardi, Simone Montedoro, Giulia Fiume, Bianca Guaccero,Alejandra Onieva, Erasmo Genzini

Nella prima stagione la squadra mobile di Napoli, capeggiata dal commissario Michele Romano, era riuscita a catturare il boss del clan dei Casalesi Antonio Iovine. Ora l’obiettivo è ugualmente ambizioso: individuare dove si nasconde e arrestare Michele Zagaria, capo della camorra casertana, latitante da 16 anni. La squadra di Romano è sempre molto unita sotto i suoi ordini: c’è il giovane Carlo Caputo, fidanzato con Chiara, la figlia di Romano; Arturo de Luca che sente la pressione della moglie che vuole convincerlo ad abbandonare un mestiere così pericoloso e poco remunertivo; Salvatore, separato dalla moglie, che si avvicina a Laura Riccio che si è unita alla squadra come specializzata in sistemi di spionaggio elettronico. Sul fronte opposto c’è il boss Michele Zagaria che si è fatto costruire un bunker a Casal di Principe, nella casa di Domenico Ventriglia, suo parente. La moglie di Ventriglia, Claudia, è preoccupata per i pericoli di questa coabitazione forzata, sopratutto nei confronti delle sue due figlie e cerca in segreto di aiutare la polizia a individuare dov’è nascosto Zagaria. Infine Nicola Sasso, un giovane fedelissimo di Zagaria, che ha avuto dal boss un incarico speciale: prendersi cura e proteggere su nipote Agata, da poco arrivata dalla Spagna,...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un gruppo di poliziotti fa squadra per assolvere a un compito di alto valore civico: colpire alla radice la camorra casertana
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune situazioni di tensione non risultano adatte ai più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Ottimi attori sostengono un thriller che regala emozioni e colpi di scena. In qualche situazione si forza la mano per una più facile commozione
Testo Breve:

La squadra mobile di Napoli ha il difficile compito di stanare Zagaria, il boss latitante del casertano. Una fiction poliziesca che parteggia per le forze dell’ordine mettendo in evidenza l’umanità che si cela sotto le divise. 

“Salvato’ mangia”, dice Laura, l’esperta di spionaggio elettronico, al  veterano della squadra, in un momento di pausa, davanti a una pizza. Salvatore  è rimasto sgomento e ammutolito dopo  che Laura gli ha rivelato di avere un tumore. “Però la malattia ti cambia anche in meglio – riprende lei, volendo introdurre un tono di ottimismo in una conversazione che stava diventando troppo seria. “E’ vero sei bellissima”: la interrompe lui, contento di poter esprimere il trasporto che sente per Laura. Lei sorride e riprende: “ti accorgi di più delle cose che hai, di quello che vale veramente. E anche  che Il tempo è prezioso, Salvatò”. “Io l’ho capito quando è morto Arturo” conferma lui, ricordando il compagno morto da poco per mano della gomorra. “Ma io non sono ancora morta!” scherza lei.

Questo piccolo dialogo, forse uno dei più “veri” e belli della fiction (almeno fino alla terza serata), cerca di usare un tono scherzoso ma tratta temi profondi, tratteggia bene il personggio di lui e quello di lei ed esprime l’intesa profonda che si è formata fra i due. Avevamo già sottolineato, nel recensire la precedente stagione, la capacità di questa fiction di non limitarsi a raccontare l’intreccio poliziesco in sé, i ripetuti tentativi di catturare il boss latitante ma di mostrarci la squadra nella sua umanità: ognuno di loro con una famiglia alle spalle o una fidanzata che lo aspetta o la solitudine di un separato.

Il serial si sviluppa in 8 puntate raggruppate in 4 serate, si ispira a fatti realmente accaduti (la cattura di Michele Zagaria è avvenuta il 7 dicembre 2011) e soddisfa pienamente gli appassionati del genere perchè distribuisce equamente, nelle puntate, momenti di suspence e colpi di scena con una enfasi particolare  sulle più moderne  tecniche di investigazione (telecamere e occhiali spia, droni, virus telematici e, da parte della malavita, costruzioni di bunker molto sofisticati). Resta sullo sfondo l’attività del boss: lo vediamo spesso chiuso nel bunker senza nessun particolare impegno se non quello di evitare di essere catturato mentre sappiamo che il vero Zagaria era un imprenditore del male: era considerato il “re del cemento” e i suoi interessi, che coprivano sia appalti pubblici che privati, partivano dalla Campania per estendersi al Lazio, Umbria, Toscana Abruzzo, Emilia. La terza serata affronta l’anomalia di questa situazione in un colloquio fra Nicola e Agata: “se non era per Zagaria, stavamo  tutti qua a zappare la terra - confida il giovane alla presunta nipote del boss -guardati intorno, non ci sono più poveri. Qui, se sai stare al posto tuo, non hai bisogno di niente. Voi in Spagna avete lo stato; noi qui teniamo Zagaria”.

Il serial, com’era già accaduto nella precedente stagione, anche se non trascura di mettere a fuoco le figure di alcuni camorristi come il giovane Nicola e lo stesso Zagaria, sta tutto dalla parte dello Stato. Mostra chiaramente il  valore civile dell’impegno di tanti poliziotti che cercano di ristabilire la legalità, in contrasto con molti film e serial TV come Gomorra e Suburra che hanno scelto di destare interesse  con storie  di corruzione e cinica violenza. Il pubblico sta  invece rispondendo molto positivamente a Sotto falsa copertura 2 e le puntate hanno finora sempre avuto il primato dell’ascolto con valori intorno ai 5 milioni.

Gli attori sono tutti bravi e i personaggi sono ben tratteggiati con la particolarità dei due poli estremi: il boss Zagaria (Alessandro Preziosi) è imperturbabile, quasi disumano, nella sua acuta intelligenza criminale mentre il commissario Romano (Claudio Gioè)  è quasi, troppo, perfetto nella sua capacità di prendersi cura degli altri, nell’assorbire serenamente anche delle accuse infamanti contro di lui.

Resta il problema delle figure giovanili femminili, già presente nella precedente stagione: Agata, la nipote del boss e Chiara, la fidanzata dell’agente Carlo, sembrano espressione di uno stereotipo femminile fatto di dolci sorrisi, di jogging e una debolezza cronica a innamorarsi, atteggiamento non ricambiato dai loro partner. La spagnola Agata, in particolare, vestita sempre come un modella uscita d una sfilata per le strade di Casal di Principe,  non si comprende da che paese arrivi: accetta le avances di un ragazzo in una discoteca, quasi non conoscesse le insidie di quegli ambienti. Quando poi si avvia risoluta all’aereoporto per tornare al suo paese, è sufficiente uno schiaffo del suo ragazzo per farla desistere dal proposito.

Non bisogna però affrettare i giudizi:  la stagione non è ancora finita e le ultime puntate ci possono riservare interessanti sorprese

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAIUNO
Data Trasmissione: Lunedì, 6. Novembre 2017 - 21:30


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ISIS - LE RECLUTE DEL MALE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/27/2017 - 10:39
Titolo Originale: The State
Paese: GRAN BRETAGNA
Anno: 2017
Regia: Peter Kosminsky
Sceneggiatura: Peter Kosminsky
Produzione: Archery Pictures
Durata: 4 puntate su National Geographic dal 12 al 19 settembre 2017
Interpreti: Sam Otto, Ony Uhiara, Ryan McKen, Ony Uhiara,

PLOT Quattro giovani inglesi escono nottetempo dalle loro case, senza avvisare i genitori e attraverso vari mezzi riescono a raggungere Raqqa, nella Siria occupata dallo Stato Islamico. C’è Jalal, che ha deciso di seguire le orme del fratello maggiore, morto martire per l’ISIS, assieme al suo amico Ziyaad; Shkira, che ha deciso di compiere la sua jihad mettendosi al servizio, con la sua professione di dottoressa, del nuovo Stato Islamico. C’è infine Ushana, una teenager, radicalizzata dai filmati visti su Internet, che sogna di sposare un eroico combattente di Allah. I quattro, dopo due settimane di addestramento, compiono il loro giuramento di fedeltà allo Stato; gli uomini partono per il fronte mentre le donne scelgono il loro marito islamico...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una lucida analisi di come l’Isis riesca a indottrinare i propri combattenti martiri, attraverso il fanatismo religioso e un eccesso di crudeltà verso gli infedeli che serve a fare terra bruciata in modo che ogni ripensamento possa diventare impossibile
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di violenza (accennate, senza dettagli cruenti) e il clima generale di fanatismo religioso rendono il film adatto a sole persone mature
Giudizio Tecnico 
 
Frutto di un’accurata preparazione, il regista è riuscito nell’obiettivo di farci entrare nell’anima di chi decide di combattere per lo Stato Islamico
Testo Breve:

Quattro Foreign Fighter inglesi decidono di unirsi all’Isis: un film ben realizzato, chiarificatore di certi ambienti culturali e contesti politici a noi poco noti, frutto di una rigorosa preparazione

Serial televisivi come questo Isis - le reclude del male del canale National Geographic (nella versione originale: The State, trasmesso sul canale 4 della televisione inglese ad agosto 2017) sono assolutamente necessari. Le fiction TV presentano un grosso vantaggio: quello di entrare dentro contesti culturali a noi molto lontani, attraverso la partecipazione alla vita quotidiana di personaggi il più possibile aderenti alla realtà. Si riesce, con questi contributi, a uscire da giudizi generici e approssimativi per cercare di capire la ragione di certi fenomeni: non solo la nascita dell’ISIS ma anche quella dei Foreign fighters, cioè del perché giovani non certo disperati, anzi, per la maggior parte dei casi di classe media, con buona cultura, decidono di lasciare una vita serena e confortevole per andare a morire per lo Stato Islamico. Molto utile, per la conoscenza della realtà siriana, anche il documentario di Sebastian Junger e Nick Quested: Hell on Earth: The Fall of Syria and the Rise of ISIS, presentato in contemporanea con il  serial, sempre sulla rete National Geographic italiana con il titolo Inferno sulla terra – Il crollo della Siria e il potere dell’ISIS.

La fiction inizia dal momento in cui i quattro giovani attraversano il confine turco per entrare nel territorio dell’ISIS: non abbiamo riferimenti precedenti sul perché della loro decisione ma riusciamo a scoprirlo progressivamente durante il loro soggiorno a Raqqa; evita inoltre di premettere un inquadramento storico della situazione siriana ma lo scopriamo indirettamente: molti combattenti Isis  che le nostre nuove reclute incontrano sono ex soldati o ufficiali dell’esercito di Saddam Hussein. Come spiega più dettagliatamente il documentario citato, la cattiva gestione del dopo-Saddam da parte degli americani che avevano operato una radicale estromissione di persone iscritte al partito Ba’hat (iscrizione obbligatoria per qualsiasi incarico pubblico) aveva creato le premesse per un malcontento diffuso che aveva portato le forze di opposizione a organizzarsi nell’ISIS. Secondo l’opinione dello stesso documentario, il cambiamento di decisione del presidente Obama, nell’agosto del 2013, di non attaccare le forze del presidente Assad, nonostante avesse promesso in precedenza di intervenire appena fossero stati usati i gas nervini, , aveva rinforzato la decisione di invadere anche il territorio siriano, con la convinzione che gli occidentali non sarebbero intervenuti.

La prima puntata del serial si concentra sulla preparazione dei foreign fighters: rigorosamente separata fra uomini e donne. Anche se le motivazioni dei quattro sono forti, durante le due settimane di addestramento si accorgono di quanto radicale debba essere  l’immersione nel nuovo mondo privandosi di ogni riferimento al passato.  Jalal, che si trova nelle condizioni migliori perché ha avuto un fratello che prima di lui si era unito all’ISIS morendo martire e si fregia di essere un Hafiz (colui che ha imparato il Corano a memoria), è costretto a cancellare dal suo cellulare le foto di sua madre, perché non si possono conservare immagini di donne senza velo e deve strappare il suo passaporto inglese davanti a tutti.

Shkira,  arrivata in Siria perché desiderosa di realizzare la sua jiad (combattimento spirituale) prestando le sue competenze di medico a favore dello Stato Islamico, scopre che non può esercitare la professione senza il premesso del suo mahram (guardiano: il marito o un parente maschio). Per tutti loro, il paese dove sono cresciuti e rimasti i loro parenti e  amici è  da considerare   dar al kufr (terra degli infedeli).   Ushana, la più giovane dei quattro, riesce a sposare, com’era suo desiderio, un combattente ISIS ma si tratta per lei di una felicità di breve durata: una sera due donne bussano alla porta per felicitarsi con lei: suo marito è morto da shahid (martire) e ora si è unito a tutti gli altri uccelli verdi dell’Jinnah (paradiso)

Viene infine il giorno del bay ‘ah (giuramento di fedeltà) fra le acclamazioni festose dei partecipanti: i nuovi adepti si impegnano a morire per Allah e a difendere lo Stato Islamico dove l’unica legge è quella di Allah.

Nelle puntate successive i quattro iniziano a scoprire che, pur compiendo il loro dovere, si trovano intrappolati in regole rigide che stridono con la loro coscienza occidentale che non si è ancora spenta.

Jalal, il più sensibile, scopre che, secondo il Corano, è ancora in vigore la schiavitù per le donne mogli dei nemici conquistati ed è  diritto di ogni combattente ISIS, una volta comprate, possederle sessualmente sia loro che le loro figlie.  Decide quindi di “comprare” una donna curda e sua figlia per cercare di proteggerle. Anche Shkira vede con sgomento che suo figlio di nove anni viene mandato in campi si addestramento dove impara a usare il pugnale, a sviluppare la propria aggressività e il disprezzo del nemico (assistiamo, in questa occasione, a una delle scene più “forte” del serial). Debbono inoltre assistere alle esecuzioni pubbliche per decapitazione degli stranieri catturati sotto gli occhi di una cinepresa, a beneficio degli Occidentali o alle torture inflitte ai nemici prigionieri.

Alla fine il “meccanismo” messo in piedi dall’ISIS traspare con chiarezza in  questa fiction: si tratta di mantenere sempre alta la tensione fra i combattenti attraverso un circolo vizioso costituito da credenze religiose fanatiche e da un nichilismo che cerca il “tanto peggio tanto meglio”. Appare chiaro quando uno degli istruttori cerca di spiegare ai novelli foreign fighters perchè l’ ISIS si ostini a compiere attacchi suicidi nel mondo occidentale, con rischio che intervengano in forze a sconfiggerli.  “E’ proprio questo che stiamo cercando”, dichiara il mujahiddin:“quando verranno i crociati - come dice il Corano- molti fratelli moriranno ma chi si salverà si rifugerà a Gerusalemme e lì verrà Gesù, il  figlio di Maria: è lui che condurrà il nostro esercito alla vittoria”. Alla fine il ricorso a una fede islamica protesa esclusivamente alla conquista del Jinnah (paradiso) ha l’obiettivo di spingere i combattenti alla gloria del martirio e al contempo le azioni terroriste contro i “nemici di Allah” servono a creare quella “terra bruciata” che impedisce qualsiasi ripensamento.

In Inghilterra alcuni giornali (invero pochi, fra cui il Daily Mail) hanno criticato la serie televisiva, considerandola pericolosa, perché può incitare alla violenza e al fanatismo. Sicuramente si tratta di una serie adatta alla visione di sole persone adulte a causa di alcune scene di violenza (per le quali ci vengono comunque risparmiati i dettagli) ma detto questo bisogna riconoscere che il lavoro, frutto di più di un anno di preparazione, è accurato e rigoroso nella ricostruzione dell’ambiente dei combattenti Isis, descrivendone tutte le atrocità fisiche e mentali, sicuramente senza compiacimenti ma senza neanche facili demonizzazioni.

Come ha osservato il critico di The Guardian: “Kosmisky porta a compimento uno dei più importanti doveri di una società democratica: esplorare l’ideologia dei suoi nemici”

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA MAFIA UCCIDE SOLO D'ESTATE - LA SERIE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 12/15/2016 - 18:27
Titolo Originale: La mafia uccide solo d'estate- La serie
Paese: Italia
Anno: 2016
Regia: Luca Ribuoli
Sceneggiatura: Pif, Stefano Bises, Michele Astori
Produzione: Wildside, Rai Fiction
Durata: 50' a puntata
Interpreti: Claudio Gioè, Anna Foglietta, Nino Frassica, Francesco Scianna, Angela Curri

Il protagonista della serie - nonché narratore della storia - Salvatore Giammaresi scava nei suoi ricordi di infanzia per raccontarci le vicende di una Palermo degli anni ’70, nella quale viveva con i genitori Pia e Lorenzo e la sorella Angela. Salvuccio, come lo chiamano a casa, è solo un bambino che frequenta ancora le elementari, eppure ha già tantissime domande su tutto ciò che di strano accade nella sua città: malfunzionamenti che colpiscono solo alcune zone e alcune famiglie mentre altre restano misteriosamente illese, sparizioni di persone, omicidi continui di cui nessuno vuole parlare, posti di lavoro “regalati” e altri sottratti senza un apparente motivo, persone oneste e competenti che vengono scavalcate da fannulloni. Salvatore è costretto sin da piccolo a fare i conti con una piaga estesa, subdola e dolorosa: la mafia; e con la frustrazione e la paura dei suoi concittadini, che al contrario di lui evitano di farsi qualsiasi tipo di domanda…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La serie propone la perseveranza nel bene, l’onesta e la ricerca della verità come uniche vie per risolvere dei problemi e cambiare situazioni di ingiustizia. La fiction invita a non cadere mai nella disonestà, a non farsi giustizia da soli: ad ascoltare sempre la propria coscienza e a camminare con perseveranza nella rettitudine, senza accettare compromessi.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
La fiction è ben strutturata e si segue con facilità. Anche se il tema centrale è drammatico, gli autori riescono a non appesantire lo spettatore, evitando scene cruente e alternando episodi concernenti l’azione della malavita alla rappresentazione di altri aspetti della vita quotidiana, come dei problemi di amicizia o delle questioni sentimentali. A rendere la narrazione meno drammatica contribuisce il fatto che viene raccontata con gli occhi di un bambino.
Testo Breve:

Ancora una volta PIF usa un approccio gentile (lo sguardo di un bambino) per parlarci di un tema molto serio: la tracotanza della mafia in Sicilia negli anni ’70. I vari personaggi reagiscono in modo diverso al male ma solo l’onestà e la ricerca della verità sono le uniche vie per affrontare il problema

La serie ha il grande pregio di mostrare i soprusi e le ingiustizie operati dalla mafia attraverso gli occhi innocenti e limpidi di un bambino: questo fa emergere il contrasto tra il bene e il male con forza e al tempo stesso con estrema delicatezza.

Salvatore è solo un bambino, ma cerca di ascoltare la sua coscienza: si interroga su cosa sia giusto e cosa sbagliato, su quali azioni siano rispettose verso il prossimo e quali no. Risulta perennemente indeciso, ma non per codardia o timidezza, bensì perché prima di fare qualsiasi cosa si chiede quali possano essere le conseguenze.

Se la meschinità, la mediocrità, l’opportunismo, la sensazione di impotenza di uomini giusti che si trovano ad operare in un sistema corrotto possono produrre nello spettatore rabbia e frustrazione, in Salvatore lo spettatore può vedere come il bene sia riconoscibile, attuabile, apprezzabile anche in una società disordinata, deturpata.

La rettitudine e la sete di verità di questo piccolo protagonista, pieno di scrupoli e di domande, mette in luce le fragilità e le contraddizioni di coloro che invece mettono a tacere la propria coscienza, smettono di farsi domande e tentano di sopravvivere come meglio possono in una realtà che non credono di poter cambiare.

La fiction presenta, attraverso i vari personaggi, diversi modi di reagire di fronte alla malavita e non certo tutti positivi: se vi sono coloro che sanno sacrificarsi per il bene della propria città, c’è chi cede alle lusinghe dei mafiosi, come il frate interpretato da Nino Frassica, che si circonda di mafiosi non certo alla maniera in cui Gesù si attorniava di peccatori, cioè per redimerli, ma per trarne benefici e vantaggi personali. Opportunista e ipocrita, egli si presenta un po’ come un moderno don Abbondio. 

C’è poi chi con la mafia non vuole avere nulla a che fare ma non riesce a reagire con coraggio di fronte alla meschinità. È così, ad esempio, per il padre di Salvatore, che spesso sembra non riuscire a prendere una posizione chiara e netta verso la malavita: preferisce chiudere gli occhi, far finta di nulla; o al massimo si limita a proteggere la sua famiglia, per quanto può.

Vi sono poi molti che, accecati dalla rabbia e stanchi di non ottenere ciò che meriterebbero, si sporcano le mani, scendendo a compromessi con persone disoneste. È questo il caso, ad esempio, dello zio di Salvatore, un uomo svogliato, poco responsabile ma non malavitoso, che, iniziando a trattare con dei mafiosi per aiutare la sorella ad ottenere il posto di lavoro che le spetterebbe per merito, finisce in carcere e infine, peggio, aderisce a tutti gli effetti a Cosa nostra.

Poi ci sono le due donne protagoniste della serie: la mamma di Salvatore e la sorella, Angela, più prese dai propri problemi di cuore che dai problemi della loro città e che sembrano indifferenti verso la mafia, finché non vengono toccate sul personale.

Le circostanze proposte nella serie suggeriscono che né l’omertà né la “giustizia fai da te” possono essere delle valide soluzioni: la prima permette ai disonesti di agire indisturbati, la seconda si rivela più una trappola, che una via d’uscita… esperti e scafati, i criminali veri riescono a farla franca, mentre il cittadino ingenuo, che diventa disonesto in modo occasionale, finisce per pagarne aspre conseguenze.

Salvatore vive in una società che sembrerebbe senza speranze, eppure una speranza c’è: è l’onestà, vissuta fino alla estreme conseguenze e a partire dalle piccole cose. L’unica soluzione per non soccombere e non scappare è ascoltare i campanelli d’allarme della coscienza: rifiutarsi categoricamente di cedere a ogni compromesso disonesto e fare di tutto per portare a galla la verità, come fa Salvatore, piccolo reporter in erba. 

Autore: Cecilia Galatolo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BRACCIALETTI ROSSI 3 (episodi 1-3)

Inviato da Franco Olearo il Dom, 11/06/2016 - 12:10
Titolo Originale: Braccialetti Rossi 3
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Giacomo Campiotti
Sceneggiatura: Giacomo Campiotti, Sandro Petraglia
Produzione: Palomar, Rai Fiction,
Durata: Su RaiUno 8 episodi dal 16 ottobre 2016
Interpreti: Carmine Buschini, Aurora Ruffino, Brando Pacitto, Denise Tantucci, Carlotta Natoli

Leo, protagonista indiscusso della serie “Braccialetti Rossi 3”, spinto dai suoi amici e dalla fidanzata Cris, è tornato in ospedale per curarsi, per combattere, tra momenti di fiducia e di cedimento, con un cancro al cervello molto aggressivo, che non gli lascia molte speranze di vita. Ma Leo non è il solo a rischiare di morire: in stanza con lui, ora, c’è Roberto, detto Bobo, un ragazzo chiuso, malinconico e un po’ cinico, affetto da una grave malformazione cardiaca. Il nuovo cardiochirurgo sopraggiunto in ospedale ha preso subito a cuore il suo caso e ora cerca in tutti i modi di salvargli la vita. Anche Nina, malata già nella scorsa stagione, si trova ancora a lottare contro un cancro al seno, che tiene nascosto ai genitori per non arrecare loro dolore. In ospedale si trova anche Flam, bambina non vedente, che attende di poter essere operata per riavere la vista, ma, dal momento che i genitori non hanno cellule staminali compatibili, non le resta che un’unica speranza: Margherita, la sorella maggiore che non ha ancora conosciuto… Accanto a questi ragazzi sofferenti restano gli altri componenti del gruppo Braccialetti Rossi: Cris, Tony, Rocco, Vale e la sua nuova ragazza Bella… e a vegliare su di loro c’è sempre Davide, il ragazzo venuto a mancare nella prima stagione.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Valori: Si mostra che la vita è davvero piena se vissuta per gli altri e che la vita va amata in qualunque modo si presenti e che va difesa in ogni suo stadio. La fiction fa vedere anche che in situazioni di grande sofferenza possono nascere occasioni di condivisione e di crescita. Disvalori: La fiction presenta una sessualità vissuta in modo poco responsabile e in tempi non maturi. Nella serie non si mostra l’anelito dell’uomo all’eternità: la bellezza della vita si esaurisce nei rapporti con gli altri, come se si potesse fare a meno di Dio. Non si accenna neppure all’importanza della famiglia: l’amicizia sembra essere tutto ciò di cui i ragazzi hanno bisogno.
Pubblico 
Adolescenti
La fiction presenta una sessualità vissuta in modo poco responsabile e in tempi non maturi
Giudizio Tecnico 
 
La fiction funziona. Alcuni passaggi risultano un po’ forzati e irreali, ma la storia è avvincente e gli attori riescono a calarsi bene nella propria parte
Testo Breve:

La terza stagione di questa fortunata serie giovanile si apre con un inno alla vita e al valore fondante della solidarietà, che da’ un senso pieno alla nostra esistenza

In questa stagione, il dramma di Leo è senza dubbio l’evento centrale: lui, leader del gruppo e sempre pronto a porgere la mano a chi si trova in difficoltà, si trova ora a un passo dalla morte. Alla fine della scorsa stagione avevamo lasciato Leo con un male dal quale, nel 92% dei casi, non c’è guarigione.

Le probabilità di farcela, ora, sono anche diminuite… nessun segno di miglioramento a dargli speranza, nessuna buona notizia da parte dei medici, che pure stanno facendo di tutto per salvarlo.

Significativa è tuttavia la scelta consapevole di Leo di accettare la sua esistenza così com’è.

Davide, il ragazzo defunto nella prima stagione, vedendo Leo in un momento di rabbia e sconforto ottiene dall’aldilà il permesso di concedere all’amico, come per miracolo, un’altra vita: una vita senza malattia, una vita “normale”, con problemi e interessi “normali”.

Per averla, però, Leo deve rinunciare ai suoi amici e alla sua ragazza, deve lasciar andare il suo passato, dimenticarlo. Deve vivere, cioè, come se non fosse mai stato malato e quindi come se non avesse mai conosciuto le persone a cui ora tiene.

Leo, inizialmente entusiasta della proposta, si accorge poi di non voler cambiare nulla della sua vita, si accorge che essa ha valore esattamente così com’è. La sua permanenza in ospedale gli ha permesso, infatti, di aiutare tanti e di stringere amicizie che hanno reso la sua esistenza più piena.

Così, decide di accettare la sua condizione, decide di accettare la sua malattia, la sua storia.

La scelta di Leo di rinunciare alla “vita da sano” per salvare dei legami importanti evidenzia come l’uomo abbia bisogno di amore e di relazioni autentiche ancor più che della salute.

Una volta destatosi da quello che crede essere stato un “sogno”, Leo decide anche di creare una radio, per spiegare come l’amicizia possa aiutare ad affrontare il dolore, per raccontare come il suo gruppo di amici gli dia forza e sostegno.

Da apprezzare il fatto che questa fiction abbia scelto di mostrare il valore della sofferenza e la dignità di una vita logorata da una malattia, in una società che tenta di espellere ad ogni costo ogni forma di dolore.

Lodevole anche la scelta degli autori di mostrare la dignità della vita umana in ogni suo stadio.

In questa stagione, infatti, Cris scopre di essere incinta di Leo. Pur non sapendo cosa sarà del suo futuro e soprattutto non sapendo se Leo guarirà, desidera custodire la vita che porta nel grembo, supportata anche dall’amica Nina che quasi commossa afferma: “Lì dentro c’è una vita: la stessa vita per cui io, Leo, Bobo stiamo lottando”.

Accanto a questi bei messaggi, a sostegno della solidarietà e del rispetto della vita, ve ne sono altri meno positivi: ad esempio, la sessualità viene vissuta dai personaggi in modo poco responsabile e in tempi prematuri. La vita che Cris porta in pancia rischia di venire al mondo al di fuori del contesto di una famiglia, che dovrebbe essere garantita ad ogni bambino. Ammirevole la forza e l’amore che spingono la ragazza a tenere il bambino in una società che induce ragazze in simili condizioni ad abortire, ma va detto che non ci troviamo di fronte ad un caso di maternità e paternità responsabili.

Anche Vale e la sua ragazza Bella vivono l’intimità in modo precoce, senza prima aver verificato la solidità del loro rapporto e senza aver preso l’impegno di amarsi qualunque cosa accada.

Non viene mostrata, poi, la bellezza e l’importanza della famiglia: stando alla visione proposta da questa serie, tutto ciò di cui hanno bisogno dei ragazzi sono dei coetanei pronti a sostenerli. Gli amici possono prendere il posto della famiglia.

Manca, infine, come nelle serie precedenti, l‘apertura alla trascendenza: Leo è considerato da tutti una specie di supereroe, un salvatore: senza di lui, tutti si perdono… sembra non esserci spazio per un Dio, Padre di tutti, che assume su di sé le sofferenze dell’Uomo.

Ciò detto non toglie che la forza, la tenacia, l’unione dei protagonisti possano essere motivo di sprone e di conforto per chi si trova in condizioni simili alle loro; “Braccialetti Rossi”, con tutti i suoi limiti, resta una delle poche serie in grado di presentare la ricchezza e la dignità della vita umana, in ogni stadio e condizione.  

Autore: Cecilia Galatolo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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I MEDICI (episodi 1 e 2)

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/20/2016 - 15:11
Titolo Originale: I Medici
Paese: GRAN BRETAGNA, ITALIA
Anno: 2016
Regia: Sergio Mimica-Gezzan
Sceneggiatura: Frank Spotnitz, Nicholas Meyer
Produzione: Big Light Productions, Lux Vide, Wild Bunch
Durata: SU RAI 1 dal 18 ottobre 2016
Interpreti: Richard Madden, Dustin Hoffman, Annabel Scholey, Lex Shrapnel, Alessandro Preziosi

Giovanni de’ Medici, il capostipite della dinastia, muore assassinato. Cosimo ne prende il posto. Deve subito affrontare l’antagonismo della famiglia Albizzi che ha trascinato Firenze in una guerra contro Milano, danneggiando di fatto tutte le attività commerciali e finanziarie della città. Cosimo è una persona prudente: senza esasperare il contrasti riesce a portare la pace fra Firenze e Milano e al contempo dà il via al completamento della cupola del Duomo…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Gli atti compiuti dai componenti della famiglia Medici, che puntano soprattutto alla loro prosperità, sembra obbedire alla legge di “il fine giustifica i mezzi”
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena sessualmente audace
Giudizio Tecnico 
 
La fiction è stata realizzata in piena aderenza ai canoni della bellezza esaltati dal Rinascimento. Ottima l’interpretazione di Dustin Hoffman; opaca quella di Richard Madden
Testo Breve:

La storia di Cosimo de’ Medici: la sua abilità politica e il suo mecenatismo. Una fiction in una confezione di lusso con un grande Dustin Hoffman e qualche incompiutezza, nei primi due episodi, nella definizione dei personaggi

Sono state tramesse su RaiUno, martedì 18 ottobre, le prime due puntate del Serial TV I Medici. Ci limitiamo pertanto a commentare ciò che è stato visto finora, ben consapevoli che solo l’osservazione dell’intera seria potrà consentire un commento ponderato.

Il primo aspetto della fiction che salta agli occhi, è la bellezza. La bellezza delle ambientazioni (le riprese sono spesso state effettuate nei palazzi originali), dei dolci paesaggi toscani, dei costumi e la bellezza delle stesse attrici scelte come protagoniste. Non si tratta di un’estetica oleografica ma di una bellezza reale, un giusto tributo a quest’epoca d’oro della nostra storia, che verrà sicuramente apprezzata nei paesi in cui la fiction verrà trasmessa.
I Medici è il risultato di una poderosa produzione internazionale e sia il cast artistico che quello tecnico sono costituiti da talenti provenienti da varie parti del mondo. 
Si può facilmente quindi comprendere come questa fiction ha dovuto allinearsi a uno stile narrativo che risulta dominante sul mercato internazionale, che è poi quello dei blockbuster televisivi americani. Si tratta di un’osservazione doverosa, rivolta soprattutto a coloro che sono abituati ad abbinare la Lux Vide (coproduttrice) ai serial del genere Don Matteo.

Citiamo almeno cinque scelte narrative che caratterizzano questo tipo di “internazionalizzazione”.

1-Quando un uomo e una donna decidono di stare insieme, come amanti o come coniugi, occorre sempre mostrare come si comportano nell’intimità del loro letto, anche se in questa fiction compaiono nudità solo parziali.
2-L’omosessualità riveste una significativa rilevanza. Nelle due prime puntate sono già due gli accadimenti narrati: viene mostrata come reale la supposta tendenza di Donatello e viene attribuita la stessa tendenza al cardinale Orsini. Non ci sono prove che Donatello subisse, quando era a Roma, un’accusa di sodomia ma l’inserimento di questa ipotesi serve per sottolineare l’insensibilità della Chiesa su questo tema.
3-In molte sequenze affiora il giudizio sbrigativo sulla Chiesa Cattolica a cui siamo stati abituati da tanti serial di cultura protestante: fanciulle seminude che escono dall’alcova di un cardinale, prelati che si fanno corrompere per un borsello pieno di monete d’oro. Nessuno mette in dubbio il livello di degrado della Chiesa del tempo ma forse la presenza di qualche sacerdote o cardinale capace di fare onore all’abito che porta avrebbe evitato il giudizio globalmente negativo che traspare da queste prime due puntate. La sequenza nella quale i cardinali vengono corrotti perfino durante la reclusione del conclave con biglietti messi fra le loro pietanze è identica a quella che ci è stata già mostrata nel serial I Borgia nella versione canadese con Jeremy Irons.
4- Il protagonista non è un eroe positivo ma un uomo che è cattivo o buono in funzione della sua convenienza (Breaking Bad e Better Call Saul docent) : in questo caso Cosimo non persegue principi assoluti ma si muove per raggiungere ciò che èconveniente per la famiglia secondo un principio di utilità.
5- Infine l’esecuzione di omicidi compiuti, su mandato di Cosimo de’ Medici; anche se non esistono prove storiche a riguardo (tanto meno l’assassinio di Giovanni dè Medici, che finì tranquillamente i suoi giorni nel suo letto) servono per enfatizzare  il binomio potere-morte secondo lo stile ormai consolidato di House of Cards.

La fiction tratta un arco di tempo molto ampio (circa quarant’anni, dal 1409 al 1449) e sono pochi i lavori che hanno avuto archi narrativi così estesi sul tema del Rinascimento. Si possono  citare I Medici – Padrini del Rinascimento di History Channel (2004), che ha enfatizzato il mecenatismo e l’intraprendenza bancaria della famiglia e il classico lavoro di Roberto Rossellini: L’età di Cosimo de’ Medici (1972), che ha sottolineato soprattutto la transizione da un mondo agricolo alla supremazia di una citta orientata alle arti e ai mestieri.  Anche gli autori Frank Spotnitz e Nicholas Meyer di questo I Medici hanno avuto il non facile compito di far trasparire, in forme adatte al piccolo schermo, le tendenze, gli umori di quel tempo. 
Questo problema è stato spesso risolto verbalmente, più che visivamente.
In un confronto serrato fra il nobile Albizzi e Cosimo de' Medici durante una seduta del Consiglio, viene delineata la contrapposizione fra le famiglie nobili di Firenze pronti a combattere per la gloria della città (“altrimenti le nostre spade si arrugginiscono”) e la classe dei mercanti e del popolo, sostenuti da banchieri come i Medici, amanti della pace, a beneficio dei loro affari. 
Allo stesso modo, in un dialogo fra Giovanni de' Medici e sui figli, traspare la nuova funzione che stanno assumendo gli istituti di credito, così diversa dal concetto di usura: “il nostro profitto viene dal commercio e dal credito: noi diamo un’opportunità a chi altrimenti non ne avrebbe”.

Nella fiction predomina su tutti l’interpretazione del grande Dustin Hoffman. A lui bastano poche battute per fornirci l’immagine del pater familias che tiene sotto il suo stretto controllo i componenti della famiglia e li dirige per perseguire obiettivi da lui ben definiti. 
Ben delineata è anche la figura della Contessina, la moglie di Cosimo, impegnata a difendere e a mantenere l’armonia della famiglia.
Più ermetica, in queste due prime puntate, la figura di Cosimo. Dal volto perennemete pensoso di Richard Madden traspare a fatica la sua personalità. A parole sembra un uomo pacifico ma poi quando i suoi uomini vanno oltre (uccidono invece di limitarsi a minacciare) appare incerto, rassegnato al fatto compiuto. Anche i rapporti con la moglie restano incompresi: lei è moglie fedele e madre scrupolosa e il comportamento scostante di lui non trova alcuna motivazione.

In complesso un lavoro altamente professionale, un prodotto  ben confezionato ma con un’anima ancora in definizione, che probabilmente verrà meglio delineata nelle prossime puntate. 
Ovviamente il serial non cerca di giustificare le molte azioni delittuose o di corruzione della famiglia Medici, anche se più volte, un componente della famiglia, cita la frase: “a volte è necessario fare del male per raggiungere un bene molto più grande”. 
Si tratta di un sinistro richiamo al principio di utilità; in realtà i Medici, da buoni cristiani, dovrebbero ben sapere che non si può mai fare del male per ottenere del bene. In questo caso il “bene” è il loro tornaconto.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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UN MEDICO IN FAMIGLIA 10

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/20/2016 - 20:13
Titolo Originale: Un medico in famiglia 10
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Elisabetta Marchetti, Isabella Leoni
Produzione: Publispei per Rai Fiction
Durata: 100'
Interpreti: Lino Banfi, Giulio Scarpati, Milena Vukotic, Flavio Parenti, Valentina Corti

Il dott. Martini, detto Lele, vive a Roma, con suo padre Libero, sua suocera Enrica, la figlia Anna, avuta dalla prima moglie defunta e i due gemelli avuti da Alice, sua seconda moglie nonché cognata, dalla quale si è separato poco dopo la nascita dei bambini, ora divenuti adolescenti. In casa Martini, temporaneamente, vivono anche Maddalena, una donna sola, figlia di un caro amico di Libero, abbandonata dal padre e dal marito, e il cugino nonché collega di Lele, il chirurgo Lorenzo, con la moglie Sara e il figlio Tommaso, i quali attendono che sia pronta la loro nuova casa. In Francia, invece, vivono l’attuale moglie di Lele e il loro figlio Carlo. Già nella prima puntata si intuisce quale sarà la vicenda centrale della fiction: Lele scopre di essere stato tradito dalla sua prima moglie defunta. Valerio, l’amante della donna, rivendica ora la possibilità che Anna, l’ultima bambina avuta da Elena, sia sua figlia.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La fiction vuole presentare la bellezza dello stare insieme, ma le situazioni famigliari che mostra sono confuse e i legami interpersonali troppo fragili. Inoltre gli autori non perdono occasione per ridicolizzare molti aspetti cardine della vita cristiana
Pubblico 
Adolescenti
Non ci sono volgarità ma le complesse e contorte situazioni familiari che vengono descritte sconsigliano la visione ai più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Le situazioni presentate sono irreali e la fiction non ha futuro: la serie sta in piedi solo grazie alla simpatia degli attori, agli intrighi amorosi, ai tradimenti e a delle verità nascoste del passato.
Testo Breve:

Un Medico in Famiglia 10, con scarsi indici di ascolto, va avanti grazie alla simpatia dei protagonisti e alla costruzione artificiosa di intrighi e colpi di scena in mezzo a fragili legami familiari 

La fiction ci presenta ancora una volta una famiglia “allargata”, anche se sarebbe più corretto definirla “smembrata”: di stagione in stagione, infatti, attori con ruoli fondamentali abbandonano il cast, portando alla creazione di situazioni famigliari confuse e quasi irreali. Basti pensare che Lele, dipinto come padre premuroso e uomo amorevole, in questa stagione vive lontano da sua moglie e dal suo ultimo bambino e sembra molto più coinvolto nelle vicende della sua casa romana che non da ciò che accade alla moglie e al figlio lontani. La scelta degli sceneggiatori, per quanto sconcertante, non dovrebbe stupire: non è la prima volta che la fiction mostra figure paterne e materne completamente assenti senza dare giustificazioni credibili a riguardo. Si pensi ai gemelli di Lele, Libero ed Elena, che sono cresciuti e diventati ormai adolescenti senza una madre, sebbene questa sia ancora viva.

Gli autori della serie sembrano non preoccuparsi delle incongruenze e della fragilità dei legami che presentano, molto più presi dalla creazione di intrighi e colpi di scena che distolgono l’attenzione da ogni possibile riflessione sulla genitorialità e sui valori famigliari.  Gli sceneggiatori non si fanno neppure scrupoli ad infangare la memoria di un personaggio amato e stimato come Elena, la prima moglie di Lele, che risulta aver tradito il marito per mesi senza averlo mai confessato.

Appare in modo lampante, d’altronde, che la fiction non si preoccupa di condividere dei valori o di insegnare qualcosa al suo pubblico: unico scopo della serie sembra quello di suscitare curiosità e tenere lo spettatore con il fiato sospeso di puntata in puntata. Tutto ciò che si può apprendere dalle vicende di “Un medico in famiglia” è che l’essere umano è tremendamente fragile e incostante: bugie, tradimenti, verità nascoste intessono la tela di tutta la narrazione.

L’unico personaggio che sarebbe potuto apparire coerente, Maddalena (che si considera sposata nonostante sia stata lasciata dal marito e che, umilmente, si abbandona a Dio, per capire cosa fare della sua vita) viene dipinta come una donna ingenua, goffa, superstiziosa, rigida nelle sue convinzioni. E gli autori, servendosi di lei, non perdono occasione per ridicolizzare molti aspetti cardine della vita cristiana e della dottrina della Chiesa (quali l’importanza della messa, della preghiera e del rapporto personale e quotidiano con Dio, la dignità del ministero sacerdotale, l’indissolubilità del matrimonio). Maddalena, per quanto appaia una donna simpatica, viene rappresentata come la credente fanatica, che va aiutata ad essere più concreta e sicura di sé.

Bisogna ammettere che la serie non è noiosa: è accattivante e riesce a trasmettere la sensazione che sia bello vivere insieme, in armonia. Baci, abbracci, sorrisi, battute sono all’ordine del giorno in casa Martini, una casa “sempre piena di gente”, dove c’è un continuo via vai e dove ognuno può sentirsi accettato e benvoluto per quello che è. Questo, probabilmente, è uno dei suoi maggiori punti di forza, accanto alla permanenza di personaggi che rappresentano il cuore della fiction, come nonno Libero, interpretato da Lino Banfi.

Tuttavia, i difetti della serie, sia sul piano valoriale che dal punto di vista drammaturgico, mettono a nudo quanto la sensazione di serenità che si vuole lasciare al pubblico sia costruita in modo artificiale.

Gli sceneggiatori, per quanto abili e capaci di costruire una storia con i personaggi che hanno, si ostinano a chiamare quel gruppo di persone che si allarga e si smembra “famiglia Martini”, ma basta guardare le ultime 3 stagioni per capire che il termine famiglia suona molto come una forzatura. Una vera famiglia, in “Un medico in famiglia” non esiste. E la serie sta in piedi quasi per miracolo.

Il fatto che per andare avanti la fiction debba “riesumare” un personaggio defunto, la dice lunga: quando una serie non ha futuro, si può solo scavare nel passato.

 

 

Autore: Cecilia Galatolo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BRACCIALETTI ROSSI 2

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/26/2016 - 21:10
Titolo Originale: Braccialetti Rossi 2
Paese: ITALIA
Anno: 2015
Regia: Giacomo Campiotti
Produzione: Palomar, Rai Fiction
Durata: 5 episodi su RaiUno dal 15 febbraio 2015 al 15 marzo 2015
Interpreti: Carmine Buschini, Aurora Ruffino, Brando Pacitto, Denise Tantucci, Carlotta Natoli

Alcuni adolescenti si ritrovano a trascorrere una lunga degenza nello stesso ospedale e saldano fra loro una forte amicizia. Concretizzano la loro solidarietà indossando quei braccialetti rossi che avevano ricevuto come identificativo in occasione dei loro interventi chirurgici. Leo ha avuto una gamba amputata a causa del cancro e nella seconda stagione è diventato il leader del gruppo. Si sente legato da un forte sentimento a Cristina (Cris) che era stata ricoverata per anoressia ma che ora è potuta tornare a casa anche se non perde occasione per andare a trovare Leo in ospedale. Di recente è arrivata anche Nina, una ragazza a cui dovrà esser amputato un seno e che trova in Leo un valido sostegno, creando non pochi problemi al rapporto fra Leo e Cris. Vale, un tempo una colonna del gruppo, si rifiuta di effettuare i dovuti controlli per paura che gli venga diagnosticato nuovamente un tumore abbandonando di fatto gli amici. Leo è costretto a cacciarlo dal gruppo perché "un Braccialetto Rosso non è un vigliacco". Nella seconda stagione viene ricoverato anche Chicco, un ragazzo filippino che guidando il motorino da ubriaco, è caduto investendo Bea, che è ora in coma. Isolato e disprezzato dagli altri ragazzi per la sua incoscienza, salda un bella amicizia con la piccola Flaminia, una bambina non vedente che deve subire una delicato intervento agli occhi...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Fra giovani malati di cancro si sviluppa una forte solidarietà. Per gli autori del serial la vita è un mistero e la scienza è l’unica in grado di dare una risposta ai nostri interrogativi. Viene introdotto anche il concetto di vita come proprietà privata: ognuno ha dritto di farne ciò che vuole, anche sopprimerla
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Il serial non riesce sempre a evitare di scivolare nel patetismo ma i personaggi sono ben tratteggiati e il racconto si mantiene scorrevole lungo tutte le puntate
Testo Breve:

Il serial gioca con buon mestiere sulla commozione che suscitano giovani adolescenti malati di cancro e valorizza la solidarietà che si stabilisce fra loro, l’unico sentimento che li aiuta a superare i momenti più difficili. Il racconto mostra di non rispettare il valore della vita, vista come una proprietà privata

Su RaiUno è stata replicata, nel mese di luglio, la seconda stagione di Braccialetti Rossi. C’è un motivo: a ottobre 2016 verrà trasmessa la terza stagione.

Una continuazione che trova giustificazione nell’interesse e nell’affetto che i protagonisti adolescenti di questa serie hanno saputo suscitare, nei confronti di un pubblico in prevalenza giovanile.

L’idea di mostrare dei giovani colpiti dal cancro o da altre gravi patologie, posti di fronte alla prospettiva di una morte imminente, ha fatto nascere un vero e proprio filone narrativo, che ha trovato il suo sbocco anche nel cinema: basterebbe ricordare il successo di Colpa delle stelle.

Un filone molto delicato, che può scivolare (come di fatto accade sovente in qualche  puntata di questa seconda stagione) nel patetismo, nella lacrima facile. Per fortuna la possibilità di una morte sempre vicina viene trasfigurata dai valori superiori che questi ragazzi riescono  a trovare. Nasce fra loro una forte amicizia che diventa molto più di una naturale solidarietà fra chi sta condividendo la stessa esperienza;  è il restare vicino all’altro quando si trova nel momento della paura e dello sconforto, anche quando diventa antipatico e scostante. Lo si vede nel modo con cui Leo si pone accanto a Nina, cinica e disillusa dalla sorte infelice che le è capitata o cerca di recuperare l’ex braccialetto rosso Vale, che ora ha paura di scoprire la verità sulla sua salute. Come dice Leo: “chi ha il braccialetto rosso è molto speciale perché ha attraversato il territorio della paura e del dolore”.

Il serial esprime anche il grande valore della vita stessa, anche quando sembra non esserci, come nel caso di Bea, una ragazza  in coma da molto tempo oppure quando la possibilità di viverla pienamente è fortememte ridotta, come nel caso della piccola Flaminia, a cui i medici non hanno dato più alcuna speranza di recuperare la vista. Molto bella è l’amicizia che sboccia fra lei e Chicco, un ragazzo disadattato e solo: sarà proprio Flaminia a risultare la più saggia dei due e a ridare a Chicco fiducia in se stesso.

Dopo le lodi, è tempo di parlare dei problemi che scaturiscono dall’analisi di  questo serial.  Il primo aspetto, forse il più evidente, è la mancanza di un rapporto continuativo e costruttivo degli adolescenti con i loro genitori. Se i dottori e gli infermieri dell’ospedale sono molto comprensivi, i genitori sono assenti o inutilmente apprensivi, incapaci di sostenere i figli nei momenti difficili.  Siamo lontani dalla sensibilità mostrata dalla sceneggiatura di Colpa delle stelle: “la cosa peggiore di morire di cancro è avere una figlia che muore di cancro” pensa la giovane protagonita che si preoccupa  più di quello che provano i suoi genitori che di se stessa. Si determina in questo modo, in Braccialetti Rossi, una situazione irreale: un mondo chiuso in sé, una repubblica dei braccialetti rossi, che non ha altro territorio se non l’ospedale e nessun altro interesse se non quello dei rapporti all’interno del branco.

Il secondo aspetto è l’interpretazione dei sentimenti che animano i ragazzi nella loro particolarissima situazione di trovarsi sul crinale fra la vita e la morte, eppure di sentirsi vivi come possono esserlo degli adolescenti, desiderosi di conoscere le emozioni dell’amore, come nel caso di Leo e Cris. Anche in questo caso, la risposta di Colpa delle stelle è stata lineare. Il protagonista Gus non può pensare che il suo amore sia solo un “grido nel vuoto”; si interpella sul senso del suo vivere, amare e morire e approda a una visione soprannaturale, a un aldilà che coroni quel senso che sta cercando.

La situazione è diversa in questo serial. Nina chiede a Leo: "che abbiamo fatto di male noi due? Chi è che ha deciso che ci doveva punire?” La risposta di Leo è lapidaria: "ho smesso da tempo di farmi questa domanda, tanto non c'è risposta" (Stagione 2, episodio 3).
Perchè non ci fossero dubbi sul pensiero degli sceneggiatori, il tema è ripreso nell’ultima puntata, quando  un ragazzo chiede alla dottoressa Lisandri: “lei crede nei miracoli?”  Lei   risponde: “no. Credo ai misteri, alle tante cose che la scienza non può spiegare soltanto perché non le abbiamo ancora scoperte”. Odioso è anche il concetto di valore della vita che mostrano di avere i ragazzi. Di fronte alla diagnosi di una morte prossima molto probabile, un protagonista decide di scegliere il modo migliore di por fine alla sua esistenza. Un suo amico conferma questa posizione: "ognuno può fare della sua vita quello che vuole".

Eppure il serial è molto di più di una fredda visione scientista, è più di un invito a una generica benevolenza fra uomini. In molte sequenze viene ben evidenziato  il valore superiore di una vita impiegata a prendersi cura degli altri. "Nessuno ce la può fare da solo, perché da soli siamo niente": sentenzia Vale

Nella terza puntata l'allenatore Nicola, in punto di morte, dice a Leo: “la natura ti ha dato questo dono: di pensare prima agli altri e poi a te stesso. Questo fa di te un vero leader coraggioso nella vita e nella morte”. A parte questo riferimento a una natura impersonale che segna i destini degli uomini, la dedizione agli altri come radice della propria esistenza ha una chiara origine cristiana ma è come se gli autori avessero voluto strappare la pianta dalle proprie radici.  Si è costituita una sorta di “religione dell’umano” che sembra volerci dire: “ci troviamo tutti su una stessa barca; non sappiamo perché siamo qui nè dove stiamo andando ma almeno ci aiutiamo a vicenda nei momenti difficili”.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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