Serial TV

ISIS - LE RECLUTE DEL MALE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/27/2017 - 10:39
Titolo Originale: The State
Paese: GRAN BRETAGNA
Anno: 2017
Regia: Peter Kosminsky
Sceneggiatura: Peter Kosminsky
Produzione: Archery Pictures
Durata: 4 puntate su National Geographic dal 12 al 19 settembre 2017
Interpreti: Sam Otto, Ony Uhiara, Ryan McKen, Ony Uhiara,

PLOT Quattro giovani inglesi escono nottetempo dalle loro case, senza avvisare i genitori e attraverso vari mezzi riescono a raggungere Raqqa, nella Siria occupata dallo Stato Islamico. C’è Jalal, che ha deciso di seguire le orme del fratello maggiore, morto martire per l’ISIS, assieme al suo amico Ziyaad; Shkira, che ha deciso di compiere la sua jihad mettendosi al servizio, con la sua professione di dottoressa, del nuovo Stato Islamico. C’è infine Ushana, una teenager, radicalizzata dai filmati visti su Internet, che sogna di sposare un eroico combattente di Allah. I quattro, dopo due settimane di addestramento, compiono il loro giuramento di fedeltà allo Stato; gli uomini partono per il fronte mentre le donne scelgono il loro marito islamico...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una lucida analisi di come l’Isis riesca a indottrinare i propri combattenti martiri, attraverso il fanatismo religioso e un eccesso di crudeltà verso gli infedeli che serve a fare terra bruciata in modo che ogni ripensamento possa diventare impossibile
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di violenza (accennate, senza dettagli cruenti) e il clima generale di fanatismo religioso rendono il film adatto a sole persone mature
Giudizio Tecnico 
 
Frutto di un’accurata preparazione, il regista è riuscito nell’obiettivo di farci entrare nell’anima di chi decide di combattere per lo Stato Islamico
Testo Breve:

Quattro Foreign Fighter inglesi decidono di unirsi all’Isis: un film ben realizzato, chiarificatore di certi ambienti culturali e contesti politici a noi poco noti, frutto di una rigorosa preparazione

Serial televisivi come questo Isis - le reclude del male del canale National Geographic (nella versione originale: The State, trasmesso sul canale 4 della televisione inglese ad agosto 2017) sono assolutamente necessari. Le fiction TV presentano un grosso vantaggio: quello di entrare dentro contesti culturali a noi molto lontani, attraverso la partecipazione alla vita quotidiana di personaggi il più possibile aderenti alla realtà. Si riesce, con questi contributi, a uscire da giudizi generici e approssimativi per cercare di capire la ragione di certi fenomeni: non solo la nascita dell’ISIS ma anche quella dei Foreign fighters, cioè del perché giovani non certo disperati, anzi, per la maggior parte dei casi di classe media, con buona cultura, decidono di lasciare una vita serena e confortevole per andare a morire per lo Stato Islamico. Molto utile, per la conoscenza della realtà siriana, anche il documentario di Sebastian Junger e Nick Quested: Hell on Earth: The Fall of Syria and the Rise of ISIS, presentato in contemporanea con il  serial, sempre sulla rete National Geographic italiana con il titolo Inferno sulla terra – Il crollo della Siria e il potere dell’ISIS.

La fiction inizia dal momento in cui i quattro giovani attraversano il confine turco per entrare nel territorio dell’ISIS: non abbiamo riferimenti precedenti sul perché della loro decisione ma riusciamo a scoprirlo progressivamente durante il loro soggiorno a Raqqa; evita inoltre di premettere un inquadramento storico della situazione siriana ma lo scopriamo indirettamente: molti combattenti Isis  che le nostre nuove reclute incontrano sono ex soldati o ufficiali dell’esercito di Saddam Hussein. Come spiega più dettagliatamente il documentario citato, la cattiva gestione del dopo-Saddam da parte degli americani che avevano operato una radicale estromissione di persone iscritte al partito Ba’hat (iscrizione obbligatoria per qualsiasi incarico pubblico) aveva creato le premesse per un malcontento diffuso che aveva portato le forze di opposizione a organizzarsi nell’ISIS. Secondo l’opinione dello stesso documentario, il cambiamento di decisione del presidente Obama, nell’agosto del 2013, di non attaccare le forze del presidente Assad, nonostante avesse promesso in precedenza di intervenire appena fossero stati usati i gas nervini, , aveva rinforzato la decisione di invadere anche il territorio siriano, con la convinzione che gli occidentali non sarebbero intervenuti.

La prima puntata del serial si concentra sulla preparazione dei foreign fighters: rigorosamente separata fra uomini e donne. Anche se le motivazioni dei quattro sono forti, durante le due settimane di addestramento si accorgono di quanto radicale debba essere  l’immersione nel nuovo mondo privandosi di ogni riferimento al passato.  Jalal, che si trova nelle condizioni migliori perché ha avuto un fratello che prima di lui si era unito all’ISIS morendo martire e si fregia di essere un Hafiz (colui che ha imparato il Corano a memoria), è costretto a cancellare dal suo cellulare le foto di sua madre, perché non si possono conservare immagini di donne senza velo e deve strappare il suo passaporto inglese davanti a tutti.

Shkira,  arrivata in Siria perché desiderosa di realizzare la sua jiad (combattimento spirituale) prestando le sue competenze di medico a favore dello Stato Islamico, scopre che non può esercitare la professione senza il premesso del suo mahram (guardiano: il marito o un parente maschio). Per tutti loro, il paese dove sono cresciuti e rimasti i loro parenti e  amici è  da considerare   dar al kufr (terra degli infedeli).   Ushana, la più giovane dei quattro, riesce a sposare, com’era suo desiderio, un combattente ISIS ma si tratta per lei di una felicità di breve durata: una sera due donne bussano alla porta per felicitarsi con lei: suo marito è morto da shahid (martire) e ora si è unito a tutti gli altri uccelli verdi dell’Jinnah (paradiso)

Viene infine il giorno del bay ‘ah (giuramento di fedeltà) fra le acclamazioni festose dei partecipanti: i nuovi adepti si impegnano a morire per Allah e a difendere lo Stato Islamico dove l’unica legge è quella di Allah.

Nelle puntate successive i quattro iniziano a scoprire che, pur compiendo il loro dovere, si trovano intrappolati in regole rigide che stridono con la loro coscienza occidentale che non si è ancora spenta.

Jalal, il più sensibile, scopre che, secondo il Corano, è ancora in vigore la schiavitù per le donne mogli dei nemici conquistati ed è  diritto di ogni combattente ISIS, una volta comprate, possederle sessualmente sia loro che le loro figlie.  Decide quindi di “comprare” una donna curda e sua figlia per cercare di proteggerle. Anche Shkira vede con sgomento che suo figlio di nove anni viene mandato in campi si addestramento dove impara a usare il pugnale, a sviluppare la propria aggressività e il disprezzo del nemico (assistiamo, in questa occasione, a una delle scene più “forte” del serial). Debbono inoltre assistere alle esecuzioni pubbliche per decapitazione degli stranieri catturati sotto gli occhi di una cinepresa, a beneficio degli Occidentali o alle torture inflitte ai nemici prigionieri.

Alla fine il “meccanismo” messo in piedi dall’ISIS traspare con chiarezza in  questa fiction: si tratta di mantenere sempre alta la tensione fra i combattenti attraverso un circolo vizioso costituito da credenze religiose fanatiche e da un nichilismo che cerca il “tanto peggio tanto meglio”. Appare chiaro quando uno degli istruttori cerca di spiegare ai novelli foreign fighters perchè l’ ISIS si ostini a compiere attacchi suicidi nel mondo occidentale, con rischio che intervengano in forze a sconfiggerli.  “E’ proprio questo che stiamo cercando”, dichiara il mujahiddin:“quando verranno i crociati - come dice il Corano- molti fratelli moriranno ma chi si salverà si rifugerà a Gerusalemme e lì verrà Gesù, il  figlio di Maria: è lui che condurrà il nostro esercito alla vittoria”. Alla fine il ricorso a una fede islamica protesa esclusivamente alla conquista del Jinnah (paradiso) ha l’obiettivo di spingere i combattenti alla gloria del martirio e al contempo le azioni terroriste contro i “nemici di Allah” servono a creare quella “terra bruciata” che impedisce qualsiasi ripensamento.

In Inghilterra alcuni giornali (invero pochi, fra cui il Daily Mail) hanno criticato la serie televisiva, considerandola pericolosa, perché può incitare alla violenza e al fanatismo. Sicuramente si tratta di una serie adatta alla visione di sole persone adulte a causa di alcune scene di violenza (per le quali ci vengono comunque risparmiati i dettagli) ma detto questo bisogna riconoscere che il lavoro, frutto di più di un anno di preparazione, è accurato e rigoroso nella ricostruzione dell’ambiente dei combattenti Isis, descrivendone tutte le atrocità fisiche e mentali, sicuramente senza compiacimenti ma senza neanche facili demonizzazioni.

Come ha osservato il critico di The Guardian: “Kosmisky porta a compimento uno dei più importanti doveri di una società democratica: esplorare l’ideologia dei suoi nemici”

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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AMORE PENSACI TU

Inviato da Franco Olearo il Mar, 03/07/2017 - 16:24
Titolo Originale: Amore pensaci tu
Paese: Italia
Anno: 2017
Regia: FRANCESCO PAVOLINI, VINCENZO TERRACCIANO
Sceneggiatura: GIULIO CALVANI, SIMONA GIORDANO, FRANCESCA PRIMAVERA, FEDERICO FAVOT, MASSIMO RUSSO, FABRIZIO CESTARO
Produzione: RTI e PUBLISPEI
Durata: Dal 17 febbraio 2017 per 10 puntate su Canale 5
Interpreti: Luigi Cordaro - Emilio Solfrizzi; Marco Pellegrini - Filippo Nigro; Jacopo La Neve - Carmine Recano; Anna Moscati - Giulia Bevilacqua; Francesco Moscati - Fabio Troiano; Tommaso Carofiglio - Giulio Forges Davanzati; Gemma Ragosi - Valentina Carnelutti;

Luigi, Marco, Francesco e Jacopo sono quattro uomini alle prese con i problemi della vita quotidiana e con la gestione delle loro particolari situazioni famigliari. Luigi convive con Gemma, dalla quale ha avuto una bambina, ma ha anche altre due figlie, frutto di due relazioni precedenti. Una delle due, Camilla, adolescente, è ora incinta di un ragazzo poco più grande di lei e molto immaturo. Il padre, dapprima totalmente assente nella vita della figlia, accetta di farsi carico della ragazza in quella nuova, delicata condizione. Marco è sposato con Paola e fa “il mammo”, ovvero gestisce la casa e i figli per permettere alla moglie di fare carriera, tuttavia si trova in bilico tra il desiderio di accontentare la moglie e quello di tornare a lavorare. Poi c’è Jacopo, calciatore molto noto, che per via dei suoi impegni ha vissuto molto tempo lontano da casa e, anche a causa del suo scarso senso di responsabilità, ha sempre trascurato la famiglia. Tornato da Londra per riallacciare i rapporti con la moglie e i suoi tre bambini – due gemellini di sei anni e una neonata -, scopre che la donna si è accompagnata con quello che lui riteneva il suo migliore amico. Con l’aiuto di Chiara, figlia di Luigi - che con il padre lavora per il cantiere che ha preso a carico i lavori di ristrutturazione della nuova casa di Jacopo -, quest’ultimo cercherà di riconquistare la moglie, ma finirà, invece, per innamorarsi di Chiara. Infine c’è Francesco, accompagnato con un uomo, Tommaso. Ai due è stata affidata la nipote di Tommaso, figlia della sorella defunta. La fiction presenta questa coppia gay e la bimba che accudiscono a tutti gli effetti come una “famiglia”…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Non si propone un’idea chiara di famiglia: la famiglia è concepita come somma di relazioni più o meno stabili, che mutano al cambiare di fattori esterni, sentimenti, desideri personali. La serie, seguendo la scia del relativismo post-moderno, mostra che il valore più importante in una società è la libertà e non ci sono parametri oggettivi per scegliere.
Pubblico 
Sconsigliato
Per l'deologia sottesa nella fiction, che propone amori egoistici senza responsabilità mentre la famiglia è un puro costrutto culturale
Giudizio Tecnico 
 
La fiction non è particolarmente accattivante, scorre lentamente e propone dei cliché scontati. Le famiglie e le figure genitoriali sono perlopiù stereotipate: sembrano costruite su misura sulla base dei luoghi comuni più ricorrenti nella nostra società
Testo Breve:

Quattro uomini si trovano a fare i padri, i mariti, i conviventi nelle modalità più disparate. Un serial ideologico costruito sugli stereotipi più retrivi dove conta solo la libertà individuale mentre la famiglia è un puro costrutto individuale

Il tema principale della fiction è la famiglia, ma non la famiglia vista come istituzione naturale e sociale, con delle caratteristiche precise e ben definite… bensì la famiglia concepita come somma di relazioni più o meno stabili, che mutano al cambiare di fattori esterni, sentimenti, desideri personali.

La serie rispecchia, infatti, la mentalità diffusa secondo cui “la famiglia” non esiste in quanto tale, ma è un costrutto culturale: perciò si può creare, modificare o rifare completamente a proprio piacimento, senza con ciò snaturarla.

Ecco allora che gli autori, in perfetta sintonia con questa visione tipicamente post-moderna, ci presentano – mettendoli sullo stesso livello - modelli famigliari molto differenti tra loro: accanto alla famiglia tradizionale (marito, moglie, figli), c’è la famiglia allargata (compagno, compagna, figli in comune e figli di precedenti relazioni). Accanto alla famiglia tradizionale divisa (due divorziati alle prese coi figli da gestire insieme), c’è la “famiglia gay” unita (due uomini che si trovano ad accudire una bimba).

Anche per quanto riguarda le figure genitoriali ce n’è per tutti i gusti.

L’uomo “all’antica” potrà ritrovarsi in Luigi, che si dedica al lavoro, mentre a casa e con i figli non muove neppure un dito. Lui stesso, nella prima puntata, si definisce il classico “maschio latino”, il cui compito è procacciare i viveri per la famiglia, non fare faccende domestiche o accudire la prole. Tuttavia, la serie ci mostra che questo tipo di uomo non è più ben accetto dalle mogli e dalle compagne odierne, che vogliono “più spazio per se stesse”. E infatti la compagna di Luigi, Gemma, lo mette alle strette e lo minaccia di lasciarlo se non accetta di prendersi più cura delle figlie.

L’uomo “moderno”, invece, potrà ammirare la disponibilità di Marco, che ha messo da parte per molto tempo le sue ambizioni lavorative per permettere alla moglie di rincorrere il successo professionale. Mentre lei, medico, insegue i suoi sogni personali, lui sta a casa a gestire la vita dei figli, a preparare pranzo e merende, con tanto di grembiule avvolto alla vita. E quando, dopo anni, decide di tornare a lavorare per contribuire anche lui al mantenimento della famiglia (perchè dentro di sé inizia a sentire la frustrazione di quella situazione), ecco che la moglie ottiene un lavoro extra (che la porterà a stare più tempo fuori casa), con conseguente aumento di stipendio: “Sono 2200 euro in più netti al mese… – gli dice entusiasta, senza comprendere l’esigenza del marito – Questo significa che puoi tornare a stare a casa”. È lei, insomma, almeno all’inizio della serie, quella che mantiene tutti; è lei che dal punto di vista economico “manda avanti la baracca”, senza comprendere, però, che il marito inizia a sentirsi umiliato per quella condizione.

Un padre immaturo e irresponsabile, che vuole riscattarsi dai suoi errori, simpatizzerà per Jacopo, che, dopo anni di disinteresse, si impegna per riconquistare la ex moglie e per meritare la fiducia e la stima dei figli. Egli diventa così affidabile, dolce, premuroso che invece di far innamorare nuovamente la moglie, finisce per fare colpo sulla sua amica Chiara, la quale afferma di trovare gli uomini con figli particolarmente interessanti.

La persona omosessuale che avverte il desiderio di paternità potrà rispecchiarsi in Francesco o in Tommaso, i quali, nonostante i loro scrupoli, sentono di non far mancare nulla alla bambina che accudiscono per il fatto di essere una coppia gay. La fiction ci presenta questi due uomini nelle vesti di due papà qualsiasi: alle prese con astucci, merende, quaderni, compiti… ce li mostra intenti a giocare con la piccola, a raccontarle delle fiabe, a preoccuparsi che mangi. Ce li presenta così bravi, premurosi e affidabili che la sorella di Tommaso, in punto di morte, ha deciso di lasciare la bambina a loro, anziché alla nonna, ancora giovane e in salute.

Il messaggio che la serie vuole far passare è evidente: non importa se la coppia è formata da genitori uniti o separati, sposati o accompagnati. E non importa neppure se i genitori sono un uomo e una donna, due uomini, o due donne: l’importante è voler bene ai bambini. Tanto è vero che, nel discorso di apertura del primo giorno di scuola, la preside afferma: “Questo, per voi, mamme e papà, mamme e mamme, papà e papà, è un giorno speciale”.

La fiction non si cura del fatto che nel mondo della medicina, della psichiatria, della pediatria è in atto un acceso dibattito in merito alla questione delle adozioni da parte di coppie gay, non si cura del fatto che specialisti di un certo spessore affermano che “non basta l’affetto”, perché il bambino ha bisogno tanto di un papà, quanto di una mamma per crescere bene. Non si cura nemmeno del fatto che in Italia è illegale l’adozione in senso stretto da parte delle coppie formate da persone dello stesso sesso.

La fiction prende una scorciatoia: scavalca la scienza, la discussione legislativa ancora in atto e si serve del potere delle immagini per mostrarci che una “famiglia gay” è una famiglia come tutte; anzi, forse, anche meglio delle altre.

In comune, comunque, queste famiglie e queste figure genitoriali così diverse tra loro hanno il fatto di essere perlopiù stereotipate: sembrano costruite su misura sulla base dei luoghi comuni più ricorrenti nella nostra società.

Gli sceneggiatori, lungi dal proporre un’idea chiara di famiglia e una concezione univoca di paternità, cercano di “accontentare tutti”: ognuno può scegliere qual è il suo ideale di famiglia… D’altronde, tutto può essere considerato famiglia, anche se in questo modo, seguendo l’opinione del sociologo Pierpaolo Donati, nulla in fondo lo è più.

Ma ciò non è importante, per gli autori di “Amore pensaci tu”. Ciò che conta, per loro, è che ognuno sia libero di fare ciò che vuole.

D’altronde, è ancora la preside, nel suo discorso di inaugurazione, che si fa portavoce di questo messaggio, affermando che a scuola non si limiteranno ad insegnare le diverse materie, ma si preoccuperanno di trasmettere il “valore più importante”.

Il rispetto? L’amore? La giustizia? La solidarietà? No… la libertà.

Purtroppo, però, non si sta parlando qui di una libertà autentica, ovvero rispettosa dei limiti, della natura, degli altri… ma di una libertà assoluta, priva di vincoli e restrizioni. Una libertà che vede i desideri del soggetto come unico metro di misura di ciò che è giusto e sbagliato…

Ma questo tipo di libertà difficilmente conduce alla felicità, ad una vera realizzazione di sé e alla costruzione di un progetto famigliare solido, raggiungibili solo con costanza, spirito di sacrificio, fedeltà. E, forse, uno dei pochi pregi della serie è proprio quello di riuscire a mostrare come quelle relazioni in cui il soggetto - e non la coppia – si trova al centro siano tremendamente fragili e inclini alla rottura.

  

Autore: Cecilia Galatolo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA MAFIA UCCIDE SOLO D'ESTATE - LA SERIE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 12/15/2016 - 18:27
Titolo Originale: La mafia uccide solo d'estate- La serie
Paese: Italia
Anno: 2016
Regia: Luca Ribuoli
Sceneggiatura: Pif, Stefano Bises, Michele Astori
Produzione: Wildside, Rai Fiction
Durata: 50' a puntata
Interpreti: Claudio Gioè, Anna Foglietta, Nino Frassica, Francesco Scianna, Angela Curri

Il protagonista della serie - nonché narratore della storia - Salvatore Giammaresi scava nei suoi ricordi di infanzia per raccontarci le vicende di una Palermo degli anni ’70, nella quale viveva con i genitori Pia e Lorenzo e la sorella Angela. Salvuccio, come lo chiamano a casa, è solo un bambino che frequenta ancora le elementari, eppure ha già tantissime domande su tutto ciò che di strano accade nella sua città: malfunzionamenti che colpiscono solo alcune zone e alcune famiglie mentre altre restano misteriosamente illese, sparizioni di persone, omicidi continui di cui nessuno vuole parlare, posti di lavoro “regalati” e altri sottratti senza un apparente motivo, persone oneste e competenti che vengono scavalcate da fannulloni. Salvatore è costretto sin da piccolo a fare i conti con una piaga estesa, subdola e dolorosa: la mafia; e con la frustrazione e la paura dei suoi concittadini, che al contrario di lui evitano di farsi qualsiasi tipo di domanda…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La serie propone la perseveranza nel bene, l’onesta e la ricerca della verità come uniche vie per risolvere dei problemi e cambiare situazioni di ingiustizia. La fiction invita a non cadere mai nella disonestà, a non farsi giustizia da soli: ad ascoltare sempre la propria coscienza e a camminare con perseveranza nella rettitudine, senza accettare compromessi.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
La fiction è ben strutturata e si segue con facilità. Anche se il tema centrale è drammatico, gli autori riescono a non appesantire lo spettatore, evitando scene cruente e alternando episodi concernenti l’azione della malavita alla rappresentazione di altri aspetti della vita quotidiana, come dei problemi di amicizia o delle questioni sentimentali. A rendere la narrazione meno drammatica contribuisce il fatto che viene raccontata con gli occhi di un bambino.
Testo Breve:

Ancora una volta PIF usa un approccio gentile (lo sguardo di un bambino) per parlarci di un tema molto serio: la tracotanza della mafia in Sicilia negli anni ’70. I vari personaggi reagiscono in modo diverso al male ma solo l’onestà e la ricerca della verità sono le uniche vie per affrontare il problema

La serie ha il grande pregio di mostrare i soprusi e le ingiustizie operati dalla mafia attraverso gli occhi innocenti e limpidi di un bambino: questo fa emergere il contrasto tra il bene e il male con forza e al tempo stesso con estrema delicatezza.

Salvatore è solo un bambino, ma cerca di ascoltare la sua coscienza: si interroga su cosa sia giusto e cosa sbagliato, su quali azioni siano rispettose verso il prossimo e quali no. Risulta perennemente indeciso, ma non per codardia o timidezza, bensì perché prima di fare qualsiasi cosa si chiede quali possano essere le conseguenze.

Se la meschinità, la mediocrità, l’opportunismo, la sensazione di impotenza di uomini giusti che si trovano ad operare in un sistema corrotto possono produrre nello spettatore rabbia e frustrazione, in Salvatore lo spettatore può vedere come il bene sia riconoscibile, attuabile, apprezzabile anche in una società disordinata, deturpata.

La rettitudine e la sete di verità di questo piccolo protagonista, pieno di scrupoli e di domande, mette in luce le fragilità e le contraddizioni di coloro che invece mettono a tacere la propria coscienza, smettono di farsi domande e tentano di sopravvivere come meglio possono in una realtà che non credono di poter cambiare.

La fiction presenta, attraverso i vari personaggi, diversi modi di reagire di fronte alla malavita e non certo tutti positivi: se vi sono coloro che sanno sacrificarsi per il bene della propria città, c’è chi cede alle lusinghe dei mafiosi, come il frate interpretato da Nino Frassica, che si circonda di mafiosi non certo alla maniera in cui Gesù si attorniava di peccatori, cioè per redimerli, ma per trarne benefici e vantaggi personali. Opportunista e ipocrita, egli si presenta un po’ come un moderno don Abbondio. 

C’è poi chi con la mafia non vuole avere nulla a che fare ma non riesce a reagire con coraggio di fronte alla meschinità. È così, ad esempio, per il padre di Salvatore, che spesso sembra non riuscire a prendere una posizione chiara e netta verso la malavita: preferisce chiudere gli occhi, far finta di nulla; o al massimo si limita a proteggere la sua famiglia, per quanto può.

Vi sono poi molti che, accecati dalla rabbia e stanchi di non ottenere ciò che meriterebbero, si sporcano le mani, scendendo a compromessi con persone disoneste. È questo il caso, ad esempio, dello zio di Salvatore, un uomo svogliato, poco responsabile ma non malavitoso, che, iniziando a trattare con dei mafiosi per aiutare la sorella ad ottenere il posto di lavoro che le spetterebbe per merito, finisce in carcere e infine, peggio, aderisce a tutti gli effetti a Cosa nostra.

Poi ci sono le due donne protagoniste della serie: la mamma di Salvatore e la sorella, Angela, più prese dai propri problemi di cuore che dai problemi della loro città e che sembrano indifferenti verso la mafia, finché non vengono toccate sul personale.

Le circostanze proposte nella serie suggeriscono che né l’omertà né la “giustizia fai da te” possono essere delle valide soluzioni: la prima permette ai disonesti di agire indisturbati, la seconda si rivela più una trappola, che una via d’uscita… esperti e scafati, i criminali veri riescono a farla franca, mentre il cittadino ingenuo, che diventa disonesto in modo occasionale, finisce per pagarne aspre conseguenze.

Salvatore vive in una società che sembrerebbe senza speranze, eppure una speranza c’è: è l’onestà, vissuta fino alla estreme conseguenze e a partire dalle piccole cose. L’unica soluzione per non soccombere e non scappare è ascoltare i campanelli d’allarme della coscienza: rifiutarsi categoricamente di cedere a ogni compromesso disonesto e fare di tutto per portare a galla la verità, come fa Salvatore, piccolo reporter in erba. 

Autore: Cecilia Galatolo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BRACCIALETTI ROSSI 3 (episodi 1-3)

Inviato da Franco Olearo il Dom, 11/06/2016 - 12:10
Titolo Originale: Braccialetti Rossi 3
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Giacomo Campiotti
Sceneggiatura: Giacomo Campiotti, Sandro Petraglia
Produzione: Palomar, Rai Fiction,
Durata: Su RaiUno 8 episodi dal 16 ottobre 2016
Interpreti: Carmine Buschini, Aurora Ruffino, Brando Pacitto, Denise Tantucci, Carlotta Natoli

Leo, protagonista indiscusso della serie “Braccialetti Rossi 3”, spinto dai suoi amici e dalla fidanzata Cris, è tornato in ospedale per curarsi, per combattere, tra momenti di fiducia e di cedimento, con un cancro al cervello molto aggressivo, che non gli lascia molte speranze di vita. Ma Leo non è il solo a rischiare di morire: in stanza con lui, ora, c’è Roberto, detto Bobo, un ragazzo chiuso, malinconico e un po’ cinico, affetto da una grave malformazione cardiaca. Il nuovo cardiochirurgo sopraggiunto in ospedale ha preso subito a cuore il suo caso e ora cerca in tutti i modi di salvargli la vita. Anche Nina, malata già nella scorsa stagione, si trova ancora a lottare contro un cancro al seno, che tiene nascosto ai genitori per non arrecare loro dolore. In ospedale si trova anche Flam, bambina non vedente, che attende di poter essere operata per riavere la vista, ma, dal momento che i genitori non hanno cellule staminali compatibili, non le resta che un’unica speranza: Margherita, la sorella maggiore che non ha ancora conosciuto… Accanto a questi ragazzi sofferenti restano gli altri componenti del gruppo Braccialetti Rossi: Cris, Tony, Rocco, Vale e la sua nuova ragazza Bella… e a vegliare su di loro c’è sempre Davide, il ragazzo venuto a mancare nella prima stagione.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Valori: Si mostra che la vita è davvero piena se vissuta per gli altri e che la vita va amata in qualunque modo si presenti e che va difesa in ogni suo stadio. La fiction fa vedere anche che in situazioni di grande sofferenza possono nascere occasioni di condivisione e di crescita. Disvalori: La fiction presenta una sessualità vissuta in modo poco responsabile e in tempi non maturi. Nella serie non si mostra l’anelito dell’uomo all’eternità: la bellezza della vita si esaurisce nei rapporti con gli altri, come se si potesse fare a meno di Dio. Non si accenna neppure all’importanza della famiglia: l’amicizia sembra essere tutto ciò di cui i ragazzi hanno bisogno.
Pubblico 
Adolescenti
La fiction presenta una sessualità vissuta in modo poco responsabile e in tempi non maturi
Giudizio Tecnico 
 
La fiction funziona. Alcuni passaggi risultano un po’ forzati e irreali, ma la storia è avvincente e gli attori riescono a calarsi bene nella propria parte
Testo Breve:

La terza stagione di questa fortunata serie giovanile si apre con un inno alla vita e al valore fondante della solidarietà, che da’ un senso pieno alla nostra esistenza

In questa stagione, il dramma di Leo è senza dubbio l’evento centrale: lui, leader del gruppo e sempre pronto a porgere la mano a chi si trova in difficoltà, si trova ora a un passo dalla morte. Alla fine della scorsa stagione avevamo lasciato Leo con un male dal quale, nel 92% dei casi, non c’è guarigione.

Le probabilità di farcela, ora, sono anche diminuite… nessun segno di miglioramento a dargli speranza, nessuna buona notizia da parte dei medici, che pure stanno facendo di tutto per salvarlo.

Significativa è tuttavia la scelta consapevole di Leo di accettare la sua esistenza così com’è.

Davide, il ragazzo defunto nella prima stagione, vedendo Leo in un momento di rabbia e sconforto ottiene dall’aldilà il permesso di concedere all’amico, come per miracolo, un’altra vita: una vita senza malattia, una vita “normale”, con problemi e interessi “normali”.

Per averla, però, Leo deve rinunciare ai suoi amici e alla sua ragazza, deve lasciar andare il suo passato, dimenticarlo. Deve vivere, cioè, come se non fosse mai stato malato e quindi come se non avesse mai conosciuto le persone a cui ora tiene.

Leo, inizialmente entusiasta della proposta, si accorge poi di non voler cambiare nulla della sua vita, si accorge che essa ha valore esattamente così com’è. La sua permanenza in ospedale gli ha permesso, infatti, di aiutare tanti e di stringere amicizie che hanno reso la sua esistenza più piena.

Così, decide di accettare la sua condizione, decide di accettare la sua malattia, la sua storia.

La scelta di Leo di rinunciare alla “vita da sano” per salvare dei legami importanti evidenzia come l’uomo abbia bisogno di amore e di relazioni autentiche ancor più che della salute.

Una volta destatosi da quello che crede essere stato un “sogno”, Leo decide anche di creare una radio, per spiegare come l’amicizia possa aiutare ad affrontare il dolore, per raccontare come il suo gruppo di amici gli dia forza e sostegno.

Da apprezzare il fatto che questa fiction abbia scelto di mostrare il valore della sofferenza e la dignità di una vita logorata da una malattia, in una società che tenta di espellere ad ogni costo ogni forma di dolore.

Lodevole anche la scelta degli autori di mostrare la dignità della vita umana in ogni suo stadio.

In questa stagione, infatti, Cris scopre di essere incinta di Leo. Pur non sapendo cosa sarà del suo futuro e soprattutto non sapendo se Leo guarirà, desidera custodire la vita che porta nel grembo, supportata anche dall’amica Nina che quasi commossa afferma: “Lì dentro c’è una vita: la stessa vita per cui io, Leo, Bobo stiamo lottando”.

Accanto a questi bei messaggi, a sostegno della solidarietà e del rispetto della vita, ve ne sono altri meno positivi: ad esempio, la sessualità viene vissuta dai personaggi in modo poco responsabile e in tempi prematuri. La vita che Cris porta in pancia rischia di venire al mondo al di fuori del contesto di una famiglia, che dovrebbe essere garantita ad ogni bambino. Ammirevole la forza e l’amore che spingono la ragazza a tenere il bambino in una società che induce ragazze in simili condizioni ad abortire, ma va detto che non ci troviamo di fronte ad un caso di maternità e paternità responsabili.

Anche Vale e la sua ragazza Bella vivono l’intimità in modo precoce, senza prima aver verificato la solidità del loro rapporto e senza aver preso l’impegno di amarsi qualunque cosa accada.

Non viene mostrata, poi, la bellezza e l’importanza della famiglia: stando alla visione proposta da questa serie, tutto ciò di cui hanno bisogno dei ragazzi sono dei coetanei pronti a sostenerli. Gli amici possono prendere il posto della famiglia.

Manca, infine, come nelle serie precedenti, l‘apertura alla trascendenza: Leo è considerato da tutti una specie di supereroe, un salvatore: senza di lui, tutti si perdono… sembra non esserci spazio per un Dio, Padre di tutti, che assume su di sé le sofferenze dell’Uomo.

Ciò detto non toglie che la forza, la tenacia, l’unione dei protagonisti possano essere motivo di sprone e di conforto per chi si trova in condizioni simili alle loro; “Braccialetti Rossi”, con tutti i suoi limiti, resta una delle poche serie in grado di presentare la ricchezza e la dignità della vita umana, in ogni stadio e condizione.  

Autore: Cecilia Galatolo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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I MEDICI (episodi 1 e 2)

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/20/2016 - 15:11
Titolo Originale: I Medici
Paese: GRAN BRETAGNA, ITALIA
Anno: 2016
Regia: Sergio Mimica-Gezzan
Sceneggiatura: Frank Spotnitz, Nicholas Meyer
Produzione: Big Light Productions, Lux Vide, Wild Bunch
Durata: SU RAI 1 dal 18 ottobre 2016
Interpreti: Richard Madden, Dustin Hoffman, Annabel Scholey, Lex Shrapnel, Alessandro Preziosi

Giovanni de’ Medici, il capostipite della dinastia, muore assassinato. Cosimo ne prende il posto. Deve subito affrontare l’antagonismo della famiglia Albizzi che ha trascinato Firenze in una guerra contro Milano, danneggiando di fatto tutte le attività commerciali e finanziarie della città. Cosimo è una persona prudente: senza esasperare il contrasti riesce a portare la pace fra Firenze e Milano e al contempo dà il via al completamento della cupola del Duomo…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Gli atti compiuti dai componenti della famiglia Medici, che puntano soprattutto alla loro prosperità, sembra obbedire alla legge di “il fine giustifica i mezzi”
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena sessualmente audace
Giudizio Tecnico 
 
La fiction è stata realizzata in piena aderenza ai canoni della bellezza esaltati dal Rinascimento. Ottima l’interpretazione di Dustin Hoffman; opaca quella di Richard Madden
Testo Breve:

La storia di Cosimo de’ Medici: la sua abilità politica e il suo mecenatismo. Una fiction in una confezione di lusso con un grande Dustin Hoffman e qualche incompiutezza, nei primi due episodi, nella definizione dei personaggi

Sono state tramesse su RaiUno, martedì 18 ottobre, le prime due puntate del Serial TV I Medici. Ci limitiamo pertanto a commentare ciò che è stato visto finora, ben consapevoli che solo l’osservazione dell’intera seria potrà consentire un commento ponderato.

Il primo aspetto della fiction che salta agli occhi, è la bellezza. La bellezza delle ambientazioni (le riprese sono spesso state effettuate nei palazzi originali), dei dolci paesaggi toscani, dei costumi e la bellezza delle stesse attrici scelte come protagoniste. Non si tratta di un’estetica oleografica ma di una bellezza reale, un giusto tributo a quest’epoca d’oro della nostra storia, che verrà sicuramente apprezzata nei paesi in cui la fiction verrà trasmessa.
I Medici è il risultato di una poderosa produzione internazionale e sia il cast artistico che quello tecnico sono costituiti da talenti provenienti da varie parti del mondo. 
Si può facilmente quindi comprendere come questa fiction ha dovuto allinearsi a uno stile narrativo che risulta dominante sul mercato internazionale, che è poi quello dei blockbuster televisivi americani. Si tratta di un’osservazione doverosa, rivolta soprattutto a coloro che sono abituati ad abbinare la Lux Vide (coproduttrice) ai serial del genere Don Matteo.

Citiamo almeno cinque scelte narrative che caratterizzano questo tipo di “internazionalizzazione”.

1-Quando un uomo e una donna decidono di stare insieme, come amanti o come coniugi, occorre sempre mostrare come si comportano nell’intimità del loro letto, anche se in questa fiction compaiono nudità solo parziali.
2-L’omosessualità riveste una significativa rilevanza. Nelle due prime puntate sono già due gli accadimenti narrati: viene mostrata come reale la supposta tendenza di Donatello e viene attribuita la stessa tendenza al cardinale Orsini. Non ci sono prove che Donatello subisse, quando era a Roma, un’accusa di sodomia ma l’inserimento di questa ipotesi serve per sottolineare l’insensibilità della Chiesa su questo tema.
3-In molte sequenze affiora il giudizio sbrigativo sulla Chiesa Cattolica a cui siamo stati abituati da tanti serial di cultura protestante: fanciulle seminude che escono dall’alcova di un cardinale, prelati che si fanno corrompere per un borsello pieno di monete d’oro. Nessuno mette in dubbio il livello di degrado della Chiesa del tempo ma forse la presenza di qualche sacerdote o cardinale capace di fare onore all’abito che porta avrebbe evitato il giudizio globalmente negativo che traspare da queste prime due puntate. La sequenza nella quale i cardinali vengono corrotti perfino durante la reclusione del conclave con biglietti messi fra le loro pietanze è identica a quella che ci è stata già mostrata nel serial I Borgia nella versione canadese con Jeremy Irons.
4- Il protagonista non è un eroe positivo ma un uomo che è cattivo o buono in funzione della sua convenienza (Breaking Bad e Better Call Saul docent) : in questo caso Cosimo non persegue principi assoluti ma si muove per raggiungere ciò che èconveniente per la famiglia secondo un principio di utilità.
5- Infine l’esecuzione di omicidi compiuti, su mandato di Cosimo de’ Medici; anche se non esistono prove storiche a riguardo (tanto meno l’assassinio di Giovanni dè Medici, che finì tranquillamente i suoi giorni nel suo letto) servono per enfatizzare  il binomio potere-morte secondo lo stile ormai consolidato di House of Cards.

La fiction tratta un arco di tempo molto ampio (circa quarant’anni, dal 1409 al 1449) e sono pochi i lavori che hanno avuto archi narrativi così estesi sul tema del Rinascimento. Si possono  citare I Medici – Padrini del Rinascimento di History Channel (2004), che ha enfatizzato il mecenatismo e l’intraprendenza bancaria della famiglia e il classico lavoro di Roberto Rossellini: L’età di Cosimo de’ Medici (1972), che ha sottolineato soprattutto la transizione da un mondo agricolo alla supremazia di una citta orientata alle arti e ai mestieri.  Anche gli autori Frank Spotnitz e Nicholas Meyer di questo I Medici hanno avuto il non facile compito di far trasparire, in forme adatte al piccolo schermo, le tendenze, gli umori di quel tempo. 
Questo problema è stato spesso risolto verbalmente, più che visivamente.
In un confronto serrato fra il nobile Albizzi e Cosimo de' Medici durante una seduta del Consiglio, viene delineata la contrapposizione fra le famiglie nobili di Firenze pronti a combattere per la gloria della città (“altrimenti le nostre spade si arrugginiscono”) e la classe dei mercanti e del popolo, sostenuti da banchieri come i Medici, amanti della pace, a beneficio dei loro affari. 
Allo stesso modo, in un dialogo fra Giovanni de' Medici e sui figli, traspare la nuova funzione che stanno assumendo gli istituti di credito, così diversa dal concetto di usura: “il nostro profitto viene dal commercio e dal credito: noi diamo un’opportunità a chi altrimenti non ne avrebbe”.

Nella fiction predomina su tutti l’interpretazione del grande Dustin Hoffman. A lui bastano poche battute per fornirci l’immagine del pater familias che tiene sotto il suo stretto controllo i componenti della famiglia e li dirige per perseguire obiettivi da lui ben definiti. 
Ben delineata è anche la figura della Contessina, la moglie di Cosimo, impegnata a difendere e a mantenere l’armonia della famiglia.
Più ermetica, in queste due prime puntate, la figura di Cosimo. Dal volto perennemete pensoso di Richard Madden traspare a fatica la sua personalità. A parole sembra un uomo pacifico ma poi quando i suoi uomini vanno oltre (uccidono invece di limitarsi a minacciare) appare incerto, rassegnato al fatto compiuto. Anche i rapporti con la moglie restano incompresi: lei è moglie fedele e madre scrupolosa e il comportamento scostante di lui non trova alcuna motivazione.

In complesso un lavoro altamente professionale, un prodotto  ben confezionato ma con un’anima ancora in definizione, che probabilmente verrà meglio delineata nelle prossime puntate. 
Ovviamente il serial non cerca di giustificare le molte azioni delittuose o di corruzione della famiglia Medici, anche se più volte, un componente della famiglia, cita la frase: “a volte è necessario fare del male per raggiungere un bene molto più grande”. 
Si tratta di un sinistro richiamo al principio di utilità; in realtà i Medici, da buoni cristiani, dovrebbero ben sapere che non si può mai fare del male per ottenere del bene. In questo caso il “bene” è il loro tornaconto.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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THE AFFAIR - UNA RELAZIONE PERICOLOSA (stagioni 1 e 2)

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/04/2016 - 09:52
Titolo Originale: The Affair
Paese: USA
Anno: 2014
Sceneggiatura: Sarah Treem e Hagai Levi
Produzione: Showtime Networks
Durata: Su Sky Atlantic dal 7 settembre 2016
Interpreti: Dominic West, Ruth Wilson, Maura Tierney, Joshua Jackson, Jake Siciliano

Noah Solloway, di 45 anni, sua moglie Helen e i loro quattro figli, vivono a Brooklyn. Fanno i bagali per andare, come ogni anno, a passare le vacanze estive nella villa dei genitori di lei a Montauk, una piccola cittadina di pescatori vicino a Long Island. Nessuno dei Solloway è contento di questa soluzione ma per loro non ci sono alternative. Noah porta a casa il misero stipendio di un professore di liceo statale e ha bisogno di un periodo di tranquillità per riuscire a scrivere il suo secondo libro sperando di aver maggior successo del primo. Al contrario il padre di Helen è uno scrittore di successo che non perde occasione di rinfacciare a Noah i generosi aiuti che elargisce alla sua famiglia. Durante il viaggio, mentre stanno pranzando in un selfservices, il piccolo dei Solloway rischia di morire soffocato; solo il pronto intervento di Alison, una cameriera del locale, riesce a sventare il pericolo. Noah si reca personalmete a ringraziare Alison ma da subito nasce fra loro una misteriosa attrattiva anche se Alison è sposata con Cole…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il serial traccia con realismo gli effetti deleteri del tradimento coniugale, sia nei confronti dei figli e del coniuge innocente, che sulla stessa persona che opera il tradimento. Non c’è però una volontà di recupero, ma una rassegnata accettazione della situazione. Il caso di una adolescente che, rimasta incinta, risolve il problema con l’aborto, è trattato sbrigativamente come fatto di routine.
Pubblico 
Maggiorenni
Frequenti amplessi con nudità anche totale. La pratica dell’aborto trattata come una scelta fra le tante. Uso di droghe
Giudizio Tecnico 
 
Vincitore di due Golden Globe nel 2015, il film beneficia di un’ottima sceneggiatura che sa scavare nelle motivazioni interiori dei quattro protagonisti. Gli attoni hanno saputo pienamente immedesimarsi nei loro ruoli complessi e Ruth Wilson si è meritatamente conquistata il Golden Globe 2015 come migliore attrice.
Testo Breve:

Noah ed Alison sono entrambi sposati ma sentono che è nata fra loro una forte attrazione. Una storia sulle conseguenze inevitabili di un tradimento raccontate con molto realismo

Quando si vedono serial televisivi ben fatti come questo The Affair (due Golden Globe nel 2015 ), si resta colpiti dal percorso di crescita che questa forma narrativa ha compiuto negli ultimi decenni. La si può collocare a metà fra il film e il romanzo. Se il racconto scritto resta lo strumento per eccellenza per raccontare una storia che può svilupparsi su più anni, può esplorare in dettaglio il pensiero e i sentimenti dei personaggi, anche il serial televisivo riesce a fare in modo che lo spettatore si affezioni ai protagonisti, li segua, puntata dopo puntata, nel lento evolversi del loro destino.

The Affair, racconta la storia di un tradimento coniugale e dei suoi effetti distruttivi. Un uomo e una donna, già sposati, sentono fra loro una forte attrazione e gli autori, Sarah Treem and Hagai Levi, ci raccontano con realismo l’impatto che la loro infedeltà ha sui figli e sui coniugi traditi. I quattro figli di Noah ed Helen urlano al loro padre tutta la sua crudeltà per averli abbandonati; Helen e Cole, rimasti soli, hanno perso il loro equilibrio; la loro vita è allo sbando e cercano di lasciare aperta la porta alla speranza che chi se ne è andato possa ritornare.

Anche i due amanti Noah e Alison, danno conferma dell’ovvia verità che il tradimeto danneggia prima di tutto loro stessi. La loro vità è diventata fragile, vengono squassati da continue incertezze, colti da repentini pentimenti e altrettanti, mai definitivi, recuperi di speranza per un futuro più stabile.

Lo stesso racconto non ha un andamento lineare ma circolare in funzione del comportamento dei due amanti, che a volte sembrano voler andare avanti sulla loro strada, a volte vorrebbero che nulla fra loro fosse accaduto.

Originale è anche la forma narrativa adottata: ogni puntata è divisa in due parti: ciò che accade viene raccontato dal punto di vista di lui e poi di quello di lei. Una soluzione originale che tiene anche conto della diversa sensibilità, maschile e femminile.
Si tratta di una soluzione che migliora la profondità dell’analisi e pone gli eventi che accadono in soggettiva, in modo molto simile a quello che accade anche a noi, impegnati continuamente a cercar di interpretare la realtà esterna attraverso le nostre percezioni soggettive.

Sono tantissimi i libri, film o serial televisivi che hanno trattato il tema del tradimento ma questa serie costituisce un ultimo aggiornamento su come queste situazioni si possano evolvere al giorno d’oggi.  Ci sono alcuni aspetti della fiction che sembrano costituire un segno dei tempi.

Il primo, molto evidente, è l’importanza che viene attribuita alla psicologia. Due coniugi sono in crisi? Si va dalla terapeuta di coppia. Una adolescente si comporta in modo ribelle? A nessuno dei due genitori viene in mente di starle pù vicino e di cercare di comprendere l’origine dei suoi problemi ma la mandano da una psicologa. Quando poi questa stessa ragazza resta incinta, la madre non si domanda se per caso ha mancato nell’educarla all’affettività, ma esclama sconsolata: “e dire che l’avevamo anche mandata in terapia!”.

Il serial non trascura comunque lo strumento classico della saggezza umana e alla fine  sono proprio gli amici e le amiche che hanno la capacità di dire la dura verità ai due amanti.

Quando Noah confida a sua cognata il proposito di ottenere dal tribunale, l’affido totale dei figli, lei gli fa notare, arrabbiata, che se veramente ama i suoi figli non può privarli di sua madre: ”anch’io amo Brad Pitt ,ma non posso vivere con lui!”.

Quando Alison racconta a una sua amica il momento, che lei considera magico, del primo bacio con Noah, e che da quel momento in poi ha cercato sempre di riviverlo, l’amica commenta che notare questo non succederà mai, perché quel momento non è stato reale: è stato frutto di una fantasia rimasta a livello adolescenziale.

Un altro aspetto che segna il tempo attuale, riguarda la sfera sessuale. Il serial è molto “generoso“ sulle sequenze amorose, quasi una scelta d’obbligo, dopo che altre fiction di successo, come Il trono di spade, hanno alzato l’assicella di ciò che può essere mostrato in TV. Al contempo però, si può intravvedere, in questa scelta, la volontà degli autori, di sottolineare il peso che la sfera sessuale manifesta nella vita di uomini e donne nella fascia 35-45 anni, come i protagonisti. Al di là infatti di essere l’espressione più intima e profonda che ci possa essere fra una donna e un uomo che si amano, in questo serial la sua funzione si estende e viene usata come palliativo per superare momenti di solitudine, ritrovare, nelle attenzioni di un altro/a, la fiducia in se stessi che si è persa, oppure diventa, obbligatoriamente, la forma di un “primo contatto” nei confronti di una persona che si ritiene potenzialmente interessante per la nascita di un nuovo amore.

Quale sia il senso generale del fluire degli avvenimenti, le motivazioni delle certezze e le incertezze che i protagonisti percepiscono nella loro esistenza è spiegato abbastanza bene nell’episodio 8 della seconda stagione.

Noah sta presentando il suo libro in una lbreria e un’ascoltatrice chiede se crede nell’amore che dura e se crede che Dio esista. Noah risponde unificando le due domande: secondo lui per entrambi gli aspetti è una questione di fede. Se due persone credono l’uno nell’altra, saranno in grado di sostenersi a vicenda di fronte a qualsiasi sfida. Qualcosa di simile accade nella fede in Dio. “Se credi che Dio esista realmente, Dio allora esiste. La tua fede e le tue azioni portano la Sua presenza nel mondo. Lo stesso vale per l’amore fra un uomo e una donna: se credi nella sua forza e vivi la tua vita nel rispetto della sua sacralità, allora sarà sempre lì per te”.

Noah ha rinchiuso in questo modo entrambe le tematiche in un livello esclusivamente soggettivo. Se noi le pensiamo, allora esistono. Non a caso, in tutto il serial, l’unico filosofo che viene espressamente citato è Hegel.

Al contempo però, indipendentemente dal fatto che ciò che sentiamo sia collegato con la realtà o sia il parto della nostra mente, gli sceneggiatori ci trasmettono, attraverso le parole di Noah, il rimpianto per un equilibrio che è giusto preservare ma che si è rotto.

In fondo The Affair è proprio questo: la tragedia di quattro personaggi che hanno perso la bussola perché sono state infrante le regole del buon vivere.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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UN MEDICO IN FAMIGLIA 10

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/20/2016 - 20:13
Titolo Originale: Un medico in famiglia 10
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Elisabetta Marchetti, Isabella Leoni
Produzione: Publispei per Rai Fiction
Durata: 100'
Interpreti: Lino Banfi, Giulio Scarpati, Milena Vukotic, Flavio Parenti, Valentina Corti

Il dott. Martini, detto Lele, vive a Roma, con suo padre Libero, sua suocera Enrica, la figlia Anna, avuta dalla prima moglie defunta e i due gemelli avuti da Alice, sua seconda moglie nonché cognata, dalla quale si è separato poco dopo la nascita dei bambini, ora divenuti adolescenti. In casa Martini, temporaneamente, vivono anche Maddalena, una donna sola, figlia di un caro amico di Libero, abbandonata dal padre e dal marito, e il cugino nonché collega di Lele, il chirurgo Lorenzo, con la moglie Sara e il figlio Tommaso, i quali attendono che sia pronta la loro nuova casa. In Francia, invece, vivono l’attuale moglie di Lele e il loro figlio Carlo. Già nella prima puntata si intuisce quale sarà la vicenda centrale della fiction: Lele scopre di essere stato tradito dalla sua prima moglie defunta. Valerio, l’amante della donna, rivendica ora la possibilità che Anna, l’ultima bambina avuta da Elena, sia sua figlia.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La fiction vuole presentare la bellezza dello stare insieme, ma le situazioni famigliari che mostra sono confuse e i legami interpersonali troppo fragili. Inoltre gli autori non perdono occasione per ridicolizzare molti aspetti cardine della vita cristiana
Pubblico 
Adolescenti
Non ci sono volgarità ma le complesse e contorte situazioni familiari che vengono descritte sconsigliano la visione ai più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Le situazioni presentate sono irreali e la fiction non ha futuro: la serie sta in piedi solo grazie alla simpatia degli attori, agli intrighi amorosi, ai tradimenti e a delle verità nascoste del passato.
Testo Breve:

Un Medico in Famiglia 10, con scarsi indici di ascolto, va avanti grazie alla simpatia dei protagonisti e alla costruzione artificiosa di intrighi e colpi di scena in mezzo a fragili legami familiari 

La fiction ci presenta ancora una volta una famiglia “allargata”, anche se sarebbe più corretto definirla “smembrata”: di stagione in stagione, infatti, attori con ruoli fondamentali abbandonano il cast, portando alla creazione di situazioni famigliari confuse e quasi irreali. Basti pensare che Lele, dipinto come padre premuroso e uomo amorevole, in questa stagione vive lontano da sua moglie e dal suo ultimo bambino e sembra molto più coinvolto nelle vicende della sua casa romana che non da ciò che accade alla moglie e al figlio lontani. La scelta degli sceneggiatori, per quanto sconcertante, non dovrebbe stupire: non è la prima volta che la fiction mostra figure paterne e materne completamente assenti senza dare giustificazioni credibili a riguardo. Si pensi ai gemelli di Lele, Libero ed Elena, che sono cresciuti e diventati ormai adolescenti senza una madre, sebbene questa sia ancora viva.

Gli autori della serie sembrano non preoccuparsi delle incongruenze e della fragilità dei legami che presentano, molto più presi dalla creazione di intrighi e colpi di scena che distolgono l’attenzione da ogni possibile riflessione sulla genitorialità e sui valori famigliari.  Gli sceneggiatori non si fanno neppure scrupoli ad infangare la memoria di un personaggio amato e stimato come Elena, la prima moglie di Lele, che risulta aver tradito il marito per mesi senza averlo mai confessato.

Appare in modo lampante, d’altronde, che la fiction non si preoccupa di condividere dei valori o di insegnare qualcosa al suo pubblico: unico scopo della serie sembra quello di suscitare curiosità e tenere lo spettatore con il fiato sospeso di puntata in puntata. Tutto ciò che si può apprendere dalle vicende di “Un medico in famiglia” è che l’essere umano è tremendamente fragile e incostante: bugie, tradimenti, verità nascoste intessono la tela di tutta la narrazione.

L’unico personaggio che sarebbe potuto apparire coerente, Maddalena (che si considera sposata nonostante sia stata lasciata dal marito e che, umilmente, si abbandona a Dio, per capire cosa fare della sua vita) viene dipinta come una donna ingenua, goffa, superstiziosa, rigida nelle sue convinzioni. E gli autori, servendosi di lei, non perdono occasione per ridicolizzare molti aspetti cardine della vita cristiana e della dottrina della Chiesa (quali l’importanza della messa, della preghiera e del rapporto personale e quotidiano con Dio, la dignità del ministero sacerdotale, l’indissolubilità del matrimonio). Maddalena, per quanto appaia una donna simpatica, viene rappresentata come la credente fanatica, che va aiutata ad essere più concreta e sicura di sé.

Bisogna ammettere che la serie non è noiosa: è accattivante e riesce a trasmettere la sensazione che sia bello vivere insieme, in armonia. Baci, abbracci, sorrisi, battute sono all’ordine del giorno in casa Martini, una casa “sempre piena di gente”, dove c’è un continuo via vai e dove ognuno può sentirsi accettato e benvoluto per quello che è. Questo, probabilmente, è uno dei suoi maggiori punti di forza, accanto alla permanenza di personaggi che rappresentano il cuore della fiction, come nonno Libero, interpretato da Lino Banfi.

Tuttavia, i difetti della serie, sia sul piano valoriale che dal punto di vista drammaturgico, mettono a nudo quanto la sensazione di serenità che si vuole lasciare al pubblico sia costruita in modo artificiale.

Gli sceneggiatori, per quanto abili e capaci di costruire una storia con i personaggi che hanno, si ostinano a chiamare quel gruppo di persone che si allarga e si smembra “famiglia Martini”, ma basta guardare le ultime 3 stagioni per capire che il termine famiglia suona molto come una forzatura. Una vera famiglia, in “Un medico in famiglia” non esiste. E la serie sta in piedi quasi per miracolo.

Il fatto che per andare avanti la fiction debba “riesumare” un personaggio defunto, la dice lunga: quando una serie non ha futuro, si può solo scavare nel passato.

 

 

Autore: Cecilia Galatolo
In Televisione
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BRACCIALETTI ROSSI 2

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/26/2016 - 21:10
Titolo Originale: Braccialetti Rossi 2
Paese: ITALIA
Anno: 2015
Regia: Giacomo Campiotti
Produzione: Palomar, Rai Fiction
Durata: 5 episodi su RaiUno dal 15 febbraio 2015 al 15 marzo 2015
Interpreti: Carmine Buschini, Aurora Ruffino, Brando Pacitto, Denise Tantucci, Carlotta Natoli

Alcuni adolescenti si ritrovano a trascorrere una lunga degenza nello stesso ospedale e saldano fra loro una forte amicizia. Concretizzano la loro solidarietà indossando quei braccialetti rossi che avevano ricevuto come identificativo in occasione dei loro interventi chirurgici. Leo ha avuto una gamba amputata a causa del cancro e nella seconda stagione è diventato il leader del gruppo. Si sente legato da un forte sentimento a Cristina (Cris) che era stata ricoverata per anoressia ma che ora è potuta tornare a casa anche se non perde occasione per andare a trovare Leo in ospedale. Di recente è arrivata anche Nina, una ragazza a cui dovrà esser amputato un seno e che trova in Leo un valido sostegno, creando non pochi problemi al rapporto fra Leo e Cris. Vale, un tempo una colonna del gruppo, si rifiuta di effettuare i dovuti controlli per paura che gli venga diagnosticato nuovamente un tumore abbandonando di fatto gli amici. Leo è costretto a cacciarlo dal gruppo perché "un Braccialetto Rosso non è un vigliacco". Nella seconda stagione viene ricoverato anche Chicco, un ragazzo filippino che guidando il motorino da ubriaco, è caduto investendo Bea, che è ora in coma. Isolato e disprezzato dagli altri ragazzi per la sua incoscienza, salda un bella amicizia con la piccola Flaminia, una bambina non vedente che deve subire una delicato intervento agli occhi...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Fra giovani malati di cancro si sviluppa una forte solidarietà. Per gli autori del serial la vita è un mistero e la scienza è l’unica in grado di dare una risposta ai nostri interrogativi. Viene introdotto anche il concetto di vita come proprietà privata: ognuno ha dritto di farne ciò che vuole, anche sopprimerla
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Il serial non riesce sempre a evitare di scivolare nel patetismo ma i personaggi sono ben tratteggiati e il racconto si mantiene scorrevole lungo tutte le puntate
Testo Breve:

Il serial gioca con buon mestiere sulla commozione che suscitano giovani adolescenti malati di cancro e valorizza la solidarietà che si stabilisce fra loro, l’unico sentimento che li aiuta a superare i momenti più difficili. Il racconto mostra di non rispettare il valore della vita, vista come una proprietà privata

Su RaiUno è stata replicata, nel mese di luglio, la seconda stagione di Braccialetti Rossi. C’è un motivo: a ottobre 2016 verrà trasmessa la terza stagione.

Una continuazione che trova giustificazione nell’interesse e nell’affetto che i protagonisti adolescenti di questa serie hanno saputo suscitare, nei confronti di un pubblico in prevalenza giovanile.

L’idea di mostrare dei giovani colpiti dal cancro o da altre gravi patologie, posti di fronte alla prospettiva di una morte imminente, ha fatto nascere un vero e proprio filone narrativo, che ha trovato il suo sbocco anche nel cinema: basterebbe ricordare il successo di Colpa delle stelle.

Un filone molto delicato, che può scivolare (come di fatto accade sovente in qualche  puntata di questa seconda stagione) nel patetismo, nella lacrima facile. Per fortuna la possibilità di una morte sempre vicina viene trasfigurata dai valori superiori che questi ragazzi riescono  a trovare. Nasce fra loro una forte amicizia che diventa molto più di una naturale solidarietà fra chi sta condividendo la stessa esperienza;  è il restare vicino all’altro quando si trova nel momento della paura e dello sconforto, anche quando diventa antipatico e scostante. Lo si vede nel modo con cui Leo si pone accanto a Nina, cinica e disillusa dalla sorte infelice che le è capitata o cerca di recuperare l’ex braccialetto rosso Vale, che ora ha paura di scoprire la verità sulla sua salute. Come dice Leo: “chi ha il braccialetto rosso è molto speciale perché ha attraversato il territorio della paura e del dolore”.

Il serial esprime anche il grande valore della vita stessa, anche quando sembra non esserci, come nel caso di Bea, una ragazza  in coma da molto tempo oppure quando la possibilità di viverla pienamente è fortememte ridotta, come nel caso della piccola Flaminia, a cui i medici non hanno dato più alcuna speranza di recuperare la vista. Molto bella è l’amicizia che sboccia fra lei e Chicco, un ragazzo disadattato e solo: sarà proprio Flaminia a risultare la più saggia dei due e a ridare a Chicco fiducia in se stesso.

Dopo le lodi, è tempo di parlare dei problemi che scaturiscono dall’analisi di  questo serial.  Il primo aspetto, forse il più evidente, è la mancanza di un rapporto continuativo e costruttivo degli adolescenti con i loro genitori. Se i dottori e gli infermieri dell’ospedale sono molto comprensivi, i genitori sono assenti o inutilmente apprensivi, incapaci di sostenere i figli nei momenti difficili.  Siamo lontani dalla sensibilità mostrata dalla sceneggiatura di Colpa delle stelle: “la cosa peggiore di morire di cancro è avere una figlia che muore di cancro” pensa la giovane protagonita che si preoccupa  più di quello che provano i suoi genitori che di se stessa. Si determina in questo modo, in Braccialetti Rossi, una situazione irreale: un mondo chiuso in sé, una repubblica dei braccialetti rossi, che non ha altro territorio se non l’ospedale e nessun altro interesse se non quello dei rapporti all’interno del branco.

Il secondo aspetto è l’interpretazione dei sentimenti che animano i ragazzi nella loro particolarissima situazione di trovarsi sul crinale fra la vita e la morte, eppure di sentirsi vivi come possono esserlo degli adolescenti, desiderosi di conoscere le emozioni dell’amore, come nel caso di Leo e Cris. Anche in questo caso, la risposta di Colpa delle stelle è stata lineare. Il protagonista Gus non può pensare che il suo amore sia solo un “grido nel vuoto”; si interpella sul senso del suo vivere, amare e morire e approda a una visione soprannaturale, a un aldilà che coroni quel senso che sta cercando.

La situazione è diversa in questo serial. Nina chiede a Leo: "che abbiamo fatto di male noi due? Chi è che ha deciso che ci doveva punire?” La risposta di Leo è lapidaria: "ho smesso da tempo di farmi questa domanda, tanto non c'è risposta" (Stagione 2, episodio 3).
Perchè non ci fossero dubbi sul pensiero degli sceneggiatori, il tema è ripreso nell’ultima puntata, quando  un ragazzo chiede alla dottoressa Lisandri: “lei crede nei miracoli?”  Lei   risponde: “no. Credo ai misteri, alle tante cose che la scienza non può spiegare soltanto perché non le abbiamo ancora scoperte”. Odioso è anche il concetto di valore della vita che mostrano di avere i ragazzi. Di fronte alla diagnosi di una morte prossima molto probabile, un protagonista decide di scegliere il modo migliore di por fine alla sua esistenza. Un suo amico conferma questa posizione: "ognuno può fare della sua vita quello che vuole".

Eppure il serial è molto di più di una fredda visione scientista, è più di un invito a una generica benevolenza fra uomini. In molte sequenze viene ben evidenziato  il valore superiore di una vita impiegata a prendersi cura degli altri. "Nessuno ce la può fare da solo, perché da soli siamo niente": sentenzia Vale

Nella terza puntata l'allenatore Nicola, in punto di morte, dice a Leo: “la natura ti ha dato questo dono: di pensare prima agli altri e poi a te stesso. Questo fa di te un vero leader coraggioso nella vita e nella morte”. A parte questo riferimento a una natura impersonale che segna i destini degli uomini, la dedizione agli altri come radice della propria esistenza ha una chiara origine cristiana ma è come se gli autori avessero voluto strappare la pianta dalle proprie radici.  Si è costituita una sorta di “religione dell’umano” che sembra volerci dire: “ci troviamo tutti su una stessa barca; non sappiamo perché siamo qui nè dove stiamo andando ma almeno ci aiutiamo a vicenda nei momenti difficili”.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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JANE THE VIRGIN

Inviato da Franco Olearo il Mar, 06/21/2016 - 19:51
Titolo Originale: Jane the Virgin
Paese: USA
Anno: 2014
Sceneggiatura: Jennie Snyder Urman
Produzione: Poppy Productions RCTV Electus CBS Television Studios Warner Bros. Television
Durata: da giovedì 23 giugno 2016 su RaiDue
Interpreti: Gina Rodriguez, Andrea Navedo, Justin Baldoni, Yael Grobglas, Ivonne Coll

Jane è una ragazza ispano-americana di 20 anni che vive a Miami; guadagna qualcosa lavorando come cameriera in un lussuoso hotel ma intanto attende di trovare un incarico come insegnante. La sua formazione è cattolica e sua nonna le ha sempre ricordato il valore della verginità. Per questo, pur avendo da due anni un fidanzato, è ancora illibata. Recatasi in ospedale per un controllo di routine, subisce una fecondazione artificiale da parte di una dottoressa troppo distratta e così Jane resta incinta. Il padre del bimbo è proprio Rafael, il giovane direttore e proprietario dell’albergo in cui Jane lavora….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Jane, la vergine che non dice mai bugie, svolge bene il ruolo di attrazione magnetica verso il bene nei confronti degli altri personaggi
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena sensuale senza nudità
Giudizio Tecnico 
 
Un buon ritmo accompagna i numerosi personaggi, tutti nella parte, con la giusta ironia che evita di prender troppo sul serio quanto viene raccontato
Testo Breve:

Jane si è seriamente impegnata ad arrivare vergine al matrimonio ma resta incinta a causa di un’inseminazione artificiale avvenuta per errore. Il pretesto iniziale di questa telenovela è l’occasione per un racconto divertente e sostanzialmente positivo

Jane, quando era ancora bambina, era stata invitata dalla nonna a prendere un fiore appena sbocciato e le aveva chiesto di stringerlo forte nella mano: i petali erano caduti e il fiore si era ridotto a un ammasso informe. “Questo è quello che accadrà se perderai la verginità” le aveva detto. L’abuela, non si era preoccupata solo dell’integrità fisica della nipote: ma anche del suo comportamento morale e le aveva sempre detto che non bisogna mai mentire, neanche quando può sembrare che ciò sia fatto a fin di bene.

Il candore di Jane (che però ha anche lei le sue passioni e i suoi desideri) è l’aspetto più originale di questa telenovela, un novello Candide che si muove in un mondo dove tradimenti, ricerca della ricchezza a tutti i costi, vanità, amori lesbici, sono gli aspetti più ricorrenti.

Questo serial TV di origine statunitense (andato in onda nel 2014), a sua volta ricavato, con sostanziali modifiche, dal serial venezuelano Juana la Virgen e ora in programmazione su RaiDue da giovedì 23-6.16) ha la tipica struttura della telenovela: procede non seguendo un percorso di maturazione dei personaggi ma per espansione. Ad ogni puntata spunta fuori un nuovo parente o un nuovo amico; si scopre chi è il vero padre di Jane o l’amante della moglie di Rafel. Non manca la componente gialla e il detective Michael, fidanzato di Jane è molto impegnato nello stesso albergo dove si susseguono misteriosi omicidi. Avanzando in questo modo, di colpo di scena in colpo di scena,  la storia mantiene un buon ritmo e potrebbe proseguire all’infinito. Il tono resta ironico e divertente e alcune tecniche adottate sono originali; come il far parlare due personaggi con formale cortesia, mentre in sottotitolo, appaiono le frasi che vorrebbero veramente scambiarsi, odiandosi a vicenda.

Non ci sono personaggi irrimediabilmente cattivi (oppure sono pochissimi): tutti hanno una buona predisposizione verso gli altri, soprattutto nei rapporti familiari ma in tanti hanno delle debolezze e per questo sono spesso costretti a chiedersi scusa a vicenda (fra mamma e figlia, fra fidanzati, fra marito e moglie). Ci sono molte attrazioni sessuali che nascono spontanee e coscientemente non desiderate ma questo è un “problema di chimica”, come viene spesso ripetuto e i personaggi oscillano spesso fra il cedere alle proprie inclinazioni e il ritornare ad essere ragionevoli, propositivi per il futuro, salvo cadere nuovamente in tentazione. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAIDUE
Data Trasmissione: Giovedì, 23. Giugno 2016 - 21:15


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NON DIRLO AL MIO CAPO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/10/2016 - 15:48
Titolo Originale: Non dirlo al mio capo
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Giulio Manfredonia
Produzione: Lux Vide
Durata: 50 minuti, su Rai Uno a partire dal 28 aprile 2016
Interpreti: Vanessa Incontrada, Lino Guanciale, Giorgia Surina, Chiara Francini

Lisa Martinelli ha 35 anni ed è vedova con due figli: il piccolo Giuseppe e l’adolescente Mia. La sua situazione è drammatica: non ha i soldi per pagare il mutuo della casa e, pur essendo un avvocato, non ha ancora trovato un lavoro. Dopo alcuni tentativi falliti proprio a causa della sua condizione di madre con due figli a carico, viene presa infine come praticante presso lo studio Vinci perché si è dichiarata senza impegni familiari. L’avvocato Vinci, molto bravo nel suo mestiere, giovane e avvenente, pretende molto sul lavoro con modi bruschi e sbrigativi e le giornate di Lisa si presentano molto complicate…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La fiction evidenzia come nel mestiere di avvocato il riconoscere i valori umani in gioco in ogni causa che si sta affrontando, al di là delle contrapposizioni d’ufficio, sia la soluzione più giusta
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Grazie alla buona chimica che si stabilisce fra i due protagonisti Lisa ed Enrico, il racconto si muove con scioltezza anche se gli altri personaggi non riescono ad uscire dai loro ruoli preconfezionati.
Testo Breve:

Come fa una mamma che è anche avvocato a districarsi fra la cura dei figli e il lavoro impegnativo che gli impone un capo esigente ma affascinante? La nuova fiction Lux Vide si muove con brio e scioltezza

Il tema che intende affrontare questa nuova fiction della Lux Vide, iniziata su Rai Uno dal 28 aprile 2016, è particolarmente attuale e interessante. Accanto alle difficoltà, per una donna madre, di conciliare lavoro e famiglia, si aggiunge quella di venir rifiutata nei colloqui di assunzione, anche se mai ufficialmente, proprio per la sua condizione.

Vanessa Incontrada, dopo il successo conquistato nella fiction Un’alta vita sempre su Rai Uno, nelle vesti di donna sola (il marito era in carcere), madre di tre figli, che si rifà una vita in un nuovo ambiente di lavoro, si ritrova perfettamente a suo agio nell’esprimere ora le sue difficoltà di vedova non più giovanissima che accetta di fare la praticante in uno studio legale dove non c’è orario né limiti su cosa bisogna fare per compiacere il capo (studiare una causa o portare la macchina a lavare).

Nello sviluppo della storia (fino a questo momento sono andate in onda quattro puntate) le tematiche sociali che erano sottese nell’incipit della fiction si stemperano in qualcosa di più privato, né Lisa sembra molto idonea a proporsi come eroina di riferimento, quanto piuttosto come di una donna, che momento dopo momento, cerca di fare quello che può. 

Lisa non si dimostra molto in grado di conciliare le sue due mansioni: di fatto si concentra pienamente sul lavoro, arrivando quasi sempre fuori tempo massimo agli impegni familiari; una situazione che la costringe a vivere perenni sensi di colpa che finiscono per renderla troppo accondiscendente con i figli, soprattutto nei confronti della terribile adolescente Mia (poco comprensibile che perdoni alla figlia il fatto di non essere andata a prendere a scuola il fratello, costringendo il piccolo a tornare a casa da solo).

Anche sul lavoro i problemi appaiono ben altri che la discriminazione nei confronti di chi ha dei figli e finisce per prevalere la componente sessuale. Gli studi di avvocato non ci fanno una bella figura in questa fiction e se Lisa viene confermata nel suo lavoro per l’interesse nascente che Vinci sta provando per lei (e Lisa non sembra volersi sottrarre all’ambiguità della situazione), se il braccio destro dello studio, Marta Castelli, conta di fare carriera grazie al rapporto intimo che mantiene con l’avvocato, Vinci e un altro avvocato , che per un momento sembrano contendersi le attenzioni di Lisa, ci tolgono ogni dubbio sulla considerazione che hanno nei confronti delle donne che lavorano nei loro studi: “questa è la “mia” praticante – sottolinea Vinci - e tu compratene un’altra”.

Il tono generale della fiction è gioioso e le componenti drammatiche restano contenute e rapidamente superate. E’ questa una caratteristica, una “filosofia di vita” di tante altre fiction Lux Vide che vogliono trasmettere un atteggiamento verso la realtà sostanzialmente positivo e costruttivo. Se l’ottimismo scaturisce da una fiducia di fondo nelle virtù umane come è accaduto in Ho sposato uno sbirro, Un passo dal cielo e ora Non dirlo al mio capo, il riferimento diventa più diretto alla fede in un Dio provvidenziale in Don Matteo  o in Che Dio ci aiuti.

La struttura del racconto è quella di sempre per questo tipo di fiction: in ogni puntata viene aperto e chiuso un “caso” (in Non ditelo al mio capo si tratta di casi giudiziari) mentre lungo l’arco delle puntate si sviluppa la storia sentimentale dei protagonisti ma anche i comprimari hanno una colorita personalità e una loro storia che si sviluppa nel tempo.

Anche gli adolescenti sono ben rappresentati, con la tormentata storia fra Mia e Romeo su cui cala il gelo di una grave malattia (evidenti i riferimenti a Bianca come il latte, rossa come il sangue).

Il tono è globalmente brioso, a volte pazzerello, un approccio giusto per superare gli ostacoli, quando si presentano, evitando che il racconto si incupisca. A volte la sceneggiatura tradisce qualche passaggio letterario: “da quando siete nati siete la mia vita. Conosco ogni vostro neo, ogni vostro capriccio, ogni sorriso che avete fatto da quando vi ho partorito..” dice Lea a sua figlia Mia.

Alla fine emerge l’anima segreta della fiction: dare sempre priorità alla componente umana, anche negli impegni professionali e bisogna riconoscere che non solo Lisa, ma anche Enrico Vinci ha la capacità di sbloccare le situazioni non con l’interpretazione rigorosa delle leggi, ma comprendendo le intime motivazioni di chi è coinvolto nella causa che si sta trattando. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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