Serial TV

THIS IS US (Stagione 3)

Inviato da Franco Olearo il Gio, 02/14/2019 - 19:08
Titolo Originale: This is us
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Dan Fogelman
Sceneggiatura: Dan Fogelman
Produzione: hode Island Ave. Productions, Zaftig Films, 20th Century Fox Television
Durata: 18 episodi di 40 minuti su Fox Life

Continuiamo a seguire, in questa terza stagione di This is us le vicende dei tre fratelli (due naturali: Kate e Nick e uno adottato: Randall, un afroamericano) nati da Jack e Rebecca, ma anche di questi ultimi continuiamo a ricevere informazioni, attraverso dei flash-back, per quel che riguarda la prima volta che si sono conosciuti. Nella terza stagione, Kate e Toby, ormai sposati, non riescono ad avere bambini a causa el sovrappeso di Kate. Decidono quindi di procedere alla fecondazione in vitro, nonostante siano stati informati dei rischi e delle probabilità molto basse che l’intervento abbia successo. Randall è ormai un professionista affermato, sente l’impegno morale di adottare anche lui una bambina e fa la sua proposta all’adolescente Deja, abbandonata da entrambi i genitori. Kevin si accorge di sapere ben poco del passato di suo padre Jack, morto nell’incendio della loro casa, soprattutto del periodo che lo ha visto coinvolto nella guerra in Vietnam. Viene così a scoprire che suo padre aveva un fratello, Nick, che era stato costretto, pur considerandosi un pacifista, ad andare in guerra secondo la logica del reclutamento per estrazione a sorte che veniva applicata a quei tempi. Jack, di fronte allo sconforto del fratello minore, aveva deciso di arruolarsi come volontario per non lasciarlo solo...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il serial esalta ad ogni puntata il valore degli affetti familiari anche se evita di concepire l’amore come ragione ma solo l’amore-sentimento
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche tematica potrebbe non essere adatta ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
I dialoghi, i litigi e poi le richieste di perdono fra familiari sono ben costruite ma alcuni personaggi tendono a venir definiti solo in base ai loro complessi.
Testo Breve:

La terza stagione continua a raccontare storie di famiglia che potrebbero accadere a tutti noi e lo fa ribadendo il valore assoluto e determinante, per la nostra felicità, dei valori familiari

Jack va dal suo medico curante e gli chiede di tenere in sordina alcune sue imperfezioni fisiche per potersi così arruolare e cercare di raggiungere il fratello in Vietnam. “Voglio stargli vicino: è in difficoltà. Voglio andare dove sta lui: è il mio fratellino. Il mio compito è prendermi cura di lui. Anzi, e’ il mio unico compito. Anni prima, vediamo Jack bambino in braccio al papà, intenti a guardare dai vetri della nursery il fratellino Nick, appena nato. In quell’occasione il padre gli dice “Tuo compito sarà prenderti cura del tuo fratello minore”.

Questo episodio, assieme a tanti altri presenti in questa terza stagione, mette ben in chiaro qual è il tema dominante che porta avanti il serial e che coinvolge indistintamente tutti i personaggi: i legami familiari sono al primo posto e le radici che ci siamo costituiti per nascita dai nostri genitori fanno parte della nostra essenza, di ciò che va assolutamente preservato o ricostituito, se è necessario. Ogni azione e ogni sacrificio è pienamente giustificato quando c’è da aiutare un fratello, un genitore, il coniuge, un figlio.
In altri episodi, che vedono coinvolti Randall e Kevin, viene loro detto che debbono sentirsi orgogliosi di somigliare ai loro padri. Si sviluppa in questo modo una vera e propria religione della famiglia, perché ciò che viene percepito come affetto familare ha valore assoluto al di sopra di tutti gli altri. In questo modo gli affetti familiari costituiscono una sana vocazione alla trascendenza rispetto agli egoismi personali ma non si tratta di trascendenza assoluta, di tipo religioso. Sono rivelatrici di questo atteggiamento gli episodi che raccontano, con toni drammatici, le difficoltà di Kate di restare incinta a causa del suo sovrappeso e la sua decisione di ricorrere alla fecondazione in vitro. I fratelli, la madre, sono contrari a causa dei rischi che l’operazione comporta. Il più diretto è Randall: val la pena correre dei rischi elevati, spendere migliaia di dollari, quando ci sono tanti ragazzi che aspettano di avere una famiglia?  La reazione di Kate è rabbiosa: lei vuole un figlio che abbia le fattezze di lei e di suo marito Toby. Desidera moltissimo avere un figlio suo e questo basta per chiudere il discorso. Randall e gli altri fratelli chiederanno poi scusa e faranno di tutto per aiutarla nel suo proposito. In questo episodio è chiarito cosa si intende per amore familiare: stare sempre vicino e sostenere la persona cara, anche se non si è d’accordo ed è sintomatico che non si cercano categorie di verità superiori che trascendano noi stessi (come sarebbe accaduto se Kate avesse optato per una adozione): conta solo ciò che si sente con forza nel proprio cuore. 
Questo atteggiamento ci porta vicino a un’altra peculiarità di questo serial che finisce per diventare un manifesto dell’emotivismo. Ciò che caratterizza i personaggi di questo serial è ciò che sentono, non ciò che pensano. Prima di tutto sono importanti gli affetti familiari ma però loro “sentono” tante altre cose: complessi dovuti al sovrappeso, instabilità emotive, malinconici ricordi del passato, la mancanza di radici familiari: sono tutte situazioni che influenzano, determinano il loro comportamento. Questa tendenza influenza anche lo stile del racconto, che scivola a volte nel patetismo. Unica significativa eccezione è Randall. Randall è una persona equilibrata, presente a se stesso, non ha vizi, riesce a vedere se stesso e gli altri con lucidità. Nel tentativo di convincere Deja di accettare l’adozione, si era preparato un bel discorso ricordandole che anche lui a sua volta era stato adottato; quando Kate aveva pensato di ricorrere alla fecondazione in vitro, come abbiamo già visto, Randall aveva cercato di farla riflettere sul valore superiore dell’adozione. In entrambi i casi la ragione aveva perso contro le emozioni. A questo punto Randall si era limitato a confermare il suo affetto per loro e, almeno nel primo caso, aveva vinto.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DERRY GIRLS

Inviato da Franco Olearo il Mar, 02/05/2019 - 21:32
 
Titolo Originale: Derry Girls
Paese: United Kindom
Anno: 2018
Regia: Michael Lennox
Sceneggiatura: Lisa McGee
Produzione: Hat Trick Productions
Durata: sei ountate di 22' su Netflix
Interpreti: Saoirse-Monica Jackson, Nicola Coughlan, Louisa Harland , Jamie-Lee O'Donnell, Dylan Llewellyn

Erin è una ragazza di 16 anni che negli anni ’90 vive a Derry, nel Nord dell’Irlanda e frequenta assieme a sua cugina Orla un liceo retto da suore cattoliche. E’ il primo giorno di scuola e l’amica Michelle presenta loro suo cugino James, appena arrivato dall’Inghilterra che frequenterà, unico maschio, il oro collegio femminile, per evitare problemi con altri ragazzi irlandesi. Al gruppo si unisce anche Clare, che sta digiunando tutto il giorno in segno di solidarietà con i poveri bambini dell’Africa. La giornata inizia con un’ottima notizia: nella notte c’è stato un attentato sul ponte che porta in città è c’è una seria possibilità che lo scuolabus non possa arrivare a destinazione....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Delle brave insegnanti suore e dei simpatici genitori sanno tenere a bada quattro ragazze un po’ irrequiete
Pubblico 
Adolescenti
Linguaggio sboccato
Giudizio Artistico 
 
Le sei puntate scivolano veloci, sostenute da un fuoco d’artificio di battute, malintesi, imprevisti
Testo Breve:

Nella cattolica Derry durante il confitto nordirlandese quattro ragazze trascorrono la loro adolescenza con un po’ di incoscienza ma tanta allegria e sempre con grande spirito di solidarietà fra di loro

“Il mio nome è Erin Quinn, ho sedici anni e vengo da un posto chiamato Derry o Londonderry, dipende dalle vostre convinzioni; un angolino problematico del nordovest dell’Irlanda. E’ giusto dire che ho un rapporto piuttsto complicato con la mia città natale. Vedete, il problema di vivere a Derry è che non c’è un posto dove nascondersi. Tutti conoscono tutti e conoscono tutto di tutti”. E’ questo il commento di sottofondo con cui inizia questa fiction in sei puntate disponibile su Netflix, mentre scorrono le immagini dall’alto di Derry e di camionette dell’esercito inglese che percorrono le sue strade.

Continua la nostra indagine sui serial TV del 2018 che descrivono il mondo degli adolescenti ma è meglio chiarire subito che questa fiction inglese ha una particolarità: fa morire dal ridere. L’autrice, Lisa McGee ha realmente vissuto la sua adolescenza a Derry negli anni ’90, cioè ai tempi del cosidetto The Troubles (il conflitto nordirlandese) e ricostruisce il suo passato con il filtro dell’affetto che ha conservato per le sue compagne, per le suore del collegio, la sua famiglia. Anche le tensioni del conflitto sono state rilette alla luce dello spirito goliardico di una ragazza che a quel tempo aveva sedici anni: un attentato al ponte viene subito visto come occasione per evitare di andare a scuola e i posti di blocco dei soldati inglesi sono pretesti fra le compagne per discutere su quale soldato sia il più carino.

Il serial ha una struttura a Sit Com, ogni puntata è di venti munuti e le le battute fra i protagonisti costituiscono un fuoco di artificio che porta avanti con brio la spirale di pasticci che le ragazze riescono a combinare (sono dei Gianburrasca in gonnella). Sembra ogni volta che la situazione sia andata completamente fuori controllo ma alla fine grazie anche alla burbera suor Michael, che sembra essere l’unica che abbia la testa a posto e conosca le sue ragazze, tutto si sistema. C’è in effetti da sperare poco di buono da una ragazza come Michelle, sempre pronta a lanciarsi con irruenza in una nuova avventura mentre Erin proclama con forza i suoi diritti di adolescente davanti a sua madre salvo poi tornare subito indietro (“oggi giorno anche i figli possono divorziare dai propri genitori!”). Clare, spaventata sempre di tutto, finisce per venir inesorabilmente trascinata dalle altre mentre James ha problemi più prosaici: nel college non c’è una toilette per i maschi. Le quattro ragazze hanno un linguaggio sboccato che serve loro per lasciare intendere che sono esperte del mondo ma in realtà i loro amori sono solo frutto di fantasia e di sospiri per il ragazzo della porta accanto.

Ma il serial vuole raccontare qualcosa di più che le avventure di quattro adolescenti un po’ irrequiete: ogni puntata mette in luce temi dolorosi che sono ancora attuali e li affronta con un’ironia dissacratoria che non vuol sottovalutare certi problemi ma sembra piuttosto volerli, porre nella giusta dimensione, dal momento che ciò che conta realmente è l’amicizia, gli affetti familiari e la solidarietà sociale.

Ecco quindi che forse non è umano dividersi per dei conflitti religiosi, scegliere la soluzione della resistenza terroristica, proclamare subito un miracolo perché una statuetta sembra lacrimare, perdere un’amica perché ha inclinazioni omosessuali.

Il serial è disponibile sulla piattaforma Netfix in lingua inglese con sottotitoli in italiano.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SKAM ITALIA (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 01/30/2019 - 18:55
Titolo Originale: Skam Italia
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: Ludovico Bessegato
Sceneggiatura: Ludovico Bessegato, Anita Rivaroli
Durata: 19 - 37 minuti per episodio su TIM VISION
Interpreti: Ludovica Martino, Ludovico Tersigni, Federico Cesari, Benedetta Gargari,Beatrice Bruschi, Greta Ragusa

Eva ha sedici anni ed è una studentessa del liceo Kennedy di Roma. All'inizio del terzo anno viene spostata dalla succursale alla sede principale, perdendo così la maggior parte delle sue amicizie. L'unica compagnia che le rimane è Giovanni, il suo fidanzato e Martino, il migliore amico di Giovanni. Giovanni trascura spesso la sua fidanzata e questo porta Eva a frequentare alcune ragazze della scuola che diventano le sue migliore amiche. Silvia ha una cotta per Edoardo, il bello della classe e si fa aiutare dalle amiche per affrontare la prima volta con lui; Federica, detta Fede, è sempre allegra e spiritosa e non si preoccupa di essere sovrappeso; Sana è una ragazza musulmana, fiera è decisa, viene spesso emarginata per la sua fede; Eleonora è la più orgogliosa: ma non cede facilmente alle avances dei ragazzi (in particolare Eduardo) delle classi superiori che vorrebbero uscire con lei….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Gli adolescenti di questa fiction hanno un forte senso della solidarietà fra amici ma l’esercizio della sessualità è vista come semplice strumento relazionale senza che venga abbinata la responsabilità di un impegno duraturo
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di rapporti sessuali prematrimoniali con accenni di nudità
Giudizio Artistico 
 
A questo serial TV va dato il merito, pur con l’impiego di mezzi limitati, di aver rappresentato in modo particolarmente realistico il mondo degi adolescenti. Qualche eccesso, nella parte finale, si nota nella ricerca di colpi di scena causati da un uso sovrabbondante di maldicenze e pettegolezzi
Testo Breve:

Eva ha sedici anni ed è stata trasferita in un nuovo liceo. Amicizie, amori, tradimenti si incrociano in questo universo di adolescenti raccontato con molta aderenza alla realtà dei comportamenti tipici di quell’età

Gli adolescenti sono una razza a parte, riescono a sfuggire a ogni facile schema narrativo perché loro stessi si trasformano da un anno all’altro, da una stagione all’altra.

Il 2018 è stato un anno ricco di fiction TV con adolescenti come protagonisti: sono apparse su Netflix (Tredici, Elite, Baby, Black Mirror: Bandernatch, Sex Education, Derry Girls,...) alla Rai (L’amica geniale, La compagnia del cigno, ,…). Molte di queste produzioni sono risultate strumentali, orientate ad attirare il pubblico su temi pruriginosi oppure il contesto scolastico costituiva  un’ambientazione-pretesto per sviluppare l’emozione di un thriller .

In questo vasto panorama non si può trascurare SKAM Italia trasmesso da TIM Vision, edizione nostrana di un serial norvegese di successo del quale sono state già realizzate anche le versioni francese e tedesca. E’ proprio a SKAM Italia che ci sentiamo di dare la palma del serial che meglio di tutti gli altri è stato capace di rappresentare nel 2018 lo spirito di quell’età così particolare. Debitore del parente norvegese solo nel formato, è stato radicalmente inserito in una realtà italiana (è ambientata al liceo Kennedy di Roma) ed è stata preceduta da una nutrita serie di interviste rivolte ad adolescenti per capire come parlano, a cosa sono interessati, come passano le giornate. Non si tratta di adulti che guardano dal buco della serratura un mondo che non è il loro, ma è un racconto sui giovani rivolto ai giovani

Ecco quindi che si sviluppano degli amori ma a quell’età la compagnia degli amici ha spesso un peso equivalente.  A scuola ci si organizza in gruppi, maschili o femminili, cappeggiati da un/una leader, colui/colei che appare più determinato/a a prendere decisioni.   I protagonisti sono spesso insicuri, conta molto il giudizio che gli altri danno su di loro. Un giorno si scherza facendo o dicendo cose stupide, il giorno dopo si cade in depressione e allora è importante venir consolati da quello che nel gruppo appare il più calmo, il più saggio. I pettegolezzi stanno a mille: basta che lui e lei si parlino lungo i corridoi della scuola che si sparga la voce che quei due stanno assieme e che magari sono già andati a letto. “Chi te lo ha detto?” è la frase che più frequentemente viene pronunciata. Ci vuole poco perché si sviluppino maldicenze intorno a una lei che resta così isolata e la poverina entra in paranoia. La concentrazione in una conversazione dura pochi istanti: si può parlare con una persona e contemporaneamente mandare un messaggio su Whatsup. Non si è ancora completamente padroni dei propri comportamenti, si mente per paura, si dice una vattiveria per rabbia e si finisce per chiedere tante volte scusa.

Non succede niente di particolarmente eclatante in questo SKAM Italia: non si calca la mano sul bullismo, la droga o sulle baby prostitute come hanno fatto altri serial ma le giornate scorrono fra qualche weekend un po’ noioso, tanti messaggi e foto Instagram, l’uscire e l’entrare a scuola, mentre negli intervalli ogni gruppo ha il suo punto d’incontro definito (una panchina, un balcone) per scambiarsi le ultime novità.

Per converso neanche SKAM Italia sfugge ad alcune regole non scritte ma rispettate da tutti gli sceneggiatori: i genitori o non ci sono perché separati o se ci sono non comprendono i problemi dei loro ragazzi; non esistono insegnanti in grado di influenzare positivamente questi adolescenti, aiutandoli a scoprire la loro vocazione; la prima volta nei rapporti sessuali avviene fra i quindici e i sedici anni. A diciassette-diciotto anni si formano delle vere convivenze senza fissa dimora: ci si incontra in casa quando i genitori escono o nelle gite organizzate nei weekend. Quando i personaggi sono molti, come in questi serial per adolescenti, è presente sempre fra loro almeno una coppia di omosessuali.

Se abbiamo riconosciuto a SKAM Italia un maggiore realismo nel raccontare il mondo degli adolescenti, il quadro che emerge, ancora una volta, non è positivo: sono giovani che appaiono chiusi in un mondo tutto loro, sono incapaci di farsi "grandi domande" sulla loro vita, gli adulti sono drasticamente assenti o incapaci di trasmettere loro l’entusiasmo verso progetti che impegnino positivamente le loro capacità. Da questo punto di vista La compagnia del cigno costituisce una valida eccezione. Di positivo c’è la piena consapevolezza del valore dell’amicizia che non può in alcun modo venir tradita, più importante delle stesse relazioni sentimentali. Ancora una volta si parla molto di sesso e poco di affettività. La “prima volta” per le ragazze è vista come un doveroso passaggio alla maturità per il quale è sufficiente che il partner piaccia, sia “carino”. In una sequenza un po’ squallida una ragazza va in un consultorio ASL per venir informata sui metodi contraccettivi e la dottoressa, con un sorriso compiaciuto, le presenta varie tecniche cose se si trattasse di imparare a giocare a tennis. Un amore c’è in questo SKAM Italia ed è quello fra Eva e Giovanni. Il loro legame sembra intenso ma è pur sempre fragile. C’è una crepa che non viene colmata: fra un loro rapporto fisicamente coniugale e l’assenza di un progetto proiettato al futuro: con il loro amore non stanno costruendo niente ma solo trascorrendo piacevolmente dei weekend.
La seconda stagione ha come tema dominante il rapporto omosessuale fra due ragazzi. 
La prima e la seconda stagione possono esser viste sul sito http://skamitalia.timvision.it/ Ogni personaggio del serial è presente anche su Instagram

 

 

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA COMPAGNIA DEL CIGNO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 01/22/2019 - 20:54
Titolo Originale: La compagnia del cigno
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: Ivan Cotroneo
Sceneggiatura: van Cotroneo, Monica Rametta
Produzione: Indigo Film, Rai Fiction
Durata: 12 puntate di 50 min su RaiUno e RaiPaly
Interpreti: Alessio Boni, Anna Valle, Leonardo Mazzarotto, Fotinì Peluso

Matteo è ancora sconvolto dal terremoto che ha devastato la sua città, Amatrice, che ha causato la morte di sua madre e decide di iscriversi, a metà anno, al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Molto presto fa la conoscenza con il professore direttore d’orchestra Luca Marioni, detto anche il “bastardo” per i suoi modi rudi di trattare i ragazzi. Il professore comprende subito le grandi doti del ragazzo e sollecita i suoi migliori allievi a fare esercitazioni extra assieme a Matteo in modo che possa integrarsi pienamente nell’orchestra. Matteo inizia così a conoscere i suoi nuovi compagni e presto amici e scopre che ognuno di loro ha, come lui, da superare qualche grave problema…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Sette ragazzi, ognuno con il suo problema, riescono a trovare conforto dalla solidarietà degli altri e a impegnarsi nella loro vocazione musicale
Pubblico 
Adolescenti
Una rapida scena di rapporrto intimo coniugale, affettuosità fra persone con inclinazione omosessuale. Una sottile ironia sulla volubilità e precarietà dei rapporti fra omosessuali.
Giudizio Artistico 
 
Il serial beneficia della freschezza di ragazzi e ragazze esordienti davanti alla telecamera e bravi a suonare ma la sceneggiatura tradisce i suoi meccanismi volti a creare drammi e problemi che debbono continuamente esser superati.
Testo Breve:

Sette ragazzi del conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, un professore arcigno che nasconde un segreto, sono i protagonisti di questo serial che attrae grazie alla spontaneità dei giovani ma eccede nell’uso di risvolti drammatici per alimentare il racconto

Matteo ha perso la madre durante il terremoto ad Amatrice e a causa di  quel trauma è rimasto psicologicamente instabile; il professor Marioni, ha perso la figlia ancora bambina in un incidente d’auto (ma c’è dietro qualche mistero) e ciò lo ha reso duro con i ragazzi, un vero “bastardo” mentre  sua moglie Irene ha abbandonato il suo lavoro al conservatorio e non è più riuscita a tornare a casa; Robbo e la sua sorellina apprendono con dolore che i loro genitori si stanno per separare; Rosario, di quindici anni, il più piccolo della compagnia, vive con dei  genitori adottivi perché sua madre è una tossicodipendente; Sara è una ipovedente e per questo può suonare solo come solista senza far parte dell’orchestra; Barbara è costretta a frequentare sia il liceo classico che il conservatorio per soddisfare le ambizioni di sua madre; Sofia soffre per  le sue taglie ampie, che sono oggetto di derisione da parte delle sue compagne; solo Domenico sembra un ragazzo senza problemi (ma vive solo con suo padre e questa situazione potrebbe avere degli sviluppi..). A questi ragazzi occorre aggiungere Giacomo, intorno al quale si cela un mistero: pare che sia stato il maestro Marioni a procurargli un tracollo nervoso e da quel momento non si è fatto più vivo in conservatorio…

Con questo accumulo di disgrazie, di problemi, più un paio di segreti da svelare, dodici puntate di un serial possono benissimo venir imbastite; è sufficiente che ogni puntata si focalizzi su uno dei ragazzi. Nascono anche, com’è naturale, delle attrazioni amorose fra ragazzi e ragazze del conservatorio ma neanche a dirlo, sono attrazioni che non si incrociano e occorre del tempo perché si indirizzino nella prevedibile direzione.

A questa debolezza strutturale, che riduce la credibilità del racconto, si contrappongono alcuni atout importanti: l’ambientazione nel solido conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, che esprime un contesto dove bravi ragazzi sentono di avere una precisa vocazione e si impegnano a realizzarla; la bellezza della musica classica ma anche di quella moderna, perché a ogni puntata uno dei ragazzi si esibisce in un a solo secondo lo stile instaurato in Glee. Non da ultimo molte belle inquadrature di Milano, non solo del centro storico ma del gettonatissimo albero verticale e i tre grattacieli di City life. 

Potrebbe apparire un bilancio alla pari ma gli ottimi indici di ascolto denotano che c’è qualcos’altro che gli spettatori hanno colto; è prevedibile che si tratti proprio della simpatia dei giovani protagonisti, scelti abilmente fra ragazzi che sanno realmente suonare, la maggioranza dei quali si sono trovati per la prima volta davanti a una telecamera.

Il messaggio che si vuole trasmettere con questo serial è molto chiaro ed è lo stesso che è stato trasmesso in Braccialetti rossi: fra ragazzi uniti da una grave malattia, o hanno in comune la passione per la musica,  i drammi personali vengono affrontati  proprio con il  confrontarsi, il condividere, con l’aiutarsi a vicenda.

Si tratta di un messaggio sicuramente positivo ma resta il dispiacere che per sviluppare questa tesi è stato necessario avviare un meccanismo che si alimenta con un accumulo di sventure e con personaggi stereotipati. Siamo lontani dalla fattura di Un’amica geniale, dove si partecipa alla maturazione progressiva (ma anche alle cadute) di due ragazze complesse quanto lo sono quelle reali, che reagiscono di volta in volta alle situazioni della vita con sfumature sempre diverse.  Gli ultimi serial intorno agli adolescenti non sembrano aver  trovato la formula giusta: come sono stati eccessivi quelli di Baby, di Tredici e di Elite nell’occuparsi in modo irressponsabile del qui e ora senza aver voglia di costruirsi un futuro, i ragazzi di La Compagnia del cigno eccedono nella direzione opposta: cupi e seriosi restano schiacciati dai loro problemi  e non hanno quel guizzo, che è loro caratteristico, di sentirsi  a volte felici e un po’ pazzi semplicemente perché sono giovani.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BABY (Prima Stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 12/26/2018 - 20:30
Titolo Originale: Baby
Paese: Italia
Anno: 2018
Regia: Andrea De Sica, Anna Negri
Sceneggiatura: Isabella Aguilar, Giacomo Durzi, Antonio Le Fosse, Giacomo Mazzariol, Marco Raspanti, Romolo Re Salvador, Eleonora Trucchi
Produzione: Fabula Pictures
Durata: la Prima stagione è costituita da 6 puntate di 50 min su NETFLIX
Interpreti: Benedetta Porcaroli, Alice Pagani, Riccardo Mandolini, Chabeli Sastre Gonzalez,

Il serial ci fa conoscere alcuni ragazzi che frequentano un rinomato liceo privato dei Parioli. Chiara è bionda, è sportiva, si allena con costanza nella corsa veloce e spera che i suoi genitori la mandino per un anno in una scuola negli Stati Uniti assieme alla sua migliore amica Camilla (ma non ha il coraggio di rivelarle che il fratello di lei, Niccolò, è il suo amante segreto); Ludovica è bruna, dallo spirito ribelle e molto libera perché la madre, divorziata, è sempre impegnata a trovare, senza successo, un uomo che resti con lei. Damiano, dopo la morte della madre, è stato iscritto a quello stesso dal padre, ambasciatore di un paese arabo. Sempre molto impegnato, il padre trascura Damiano, che viene presto preso di mira da Niccolò perché gli fa concorrenza nello spaccio della droga a scuola ed è diventato il suo rivale per la conquista di Chiara. Fabio, il figlio del preside, è un ragazzo tranquillo, bloccato dall’educazione rigida impostagli dal padre e fa fatica a trovare un vero amico nella scuola.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film cerca di indagare con serietà sulla genesi di certi comportamenti adolescenziali ma il contesto che descrive è degradato senza speranza, dove genitori distratti di famiglie sfasciate lasciano che i loro figli vadano alla deriva e scelgano metodi sbrigativi (vendita di droga, prostituzione) per conseguire la loro indipendenza
Pubblico 
Maggiorenni
Il serial non approfitta del tema scabroso per inanellare scene audaci ma il tema trattato non risulta adatto a minorenni
Giudizio Artistico 
 
Lo sviluppo della storia ha un andamento oscillante, a volte non si comprende dove si stia dirigendo ma probabilmente è proprio questo fluttuare che diventa espressione genuina dell’instabilità adolescenziale
Testo Breve:

In un liceo privato dei Parioli si intrecciano storie di ragazze e ragazzi che godono di grande autonomia a causa dell’indifferenza dei genitori e finiscono per scegliere soluzioni pericolose per raggiungere una loro apparente indipendenza

Nel 2018 Netflix ha confezionato, con i suoi serial, un specie di trilogia sugli adolescenti agli ultimi anni della high school. Non tanto una trilogia intesa come sequenza temporale ma come collocazione geografica: in Tredici gli adolescenti degli Stati Uniti, in Elite quelli spagnoli, in Baby quelli Italiani. Non si può negare che queste fiction siano arrivate sull’onda di qualche pruriginosa curiosità (per Tredici il dramma dei suicidi in età adolescenziale, per Baby lo scandalo delle baby-squillo ai Parioli del 2013, per Elite la insaziabile curiosità del pubblico sulle scuole di elite) ma occorre anche riconoscere che c’è un grande bisogno di opere narrative che siano in grado di costituire una finestra credibile sul mondo degli adolescenti, sempre in continua evoluzione.

E’ indubbio che nella fotografia che fanno questi tre lavori sul mondo degli adolescenti ci siano delle costanti (uso compulsivo del cellulare per mandarsi messaggi, selfish anche nei momenti intimi che diventano spesso uno strumento di vendetta, ragazzi e ragazze che praticano rapporti sessuali completi, uso di droga che viene spacciata da un ragazzo direttamente all’interno della scuola, ampio uso di alcool durante i festini) ma in generale, a mio avviso, sono utili al nostro scopo in modo molto limitato.

Scartiamo subito Elite: un giallo fra le mura di una prestigiosa scuola privata (una ragazza è stata uccisa) dove il tema prevalente è lo scontro fra ragazzi di classi sociali e religioni diverse. La caratterizzazione dei personaggi cambia frequentemente in funzione delle sorprese necessarie a rendere viva l’aspettativa del giallo e alla fine può esser definito come un serial porno-soft, visto che quasi a ogni puntata viene garantita una scena di sesso di varia tipologia (eterosessuale, omosessuale, a tre).

Più approfondita nei caratteri e nell’ambientazione la serie Tredici che estende la sua analisi ai genitori dei ragazzi e ai loro professori su due temi dolorosi, quello del bullismo e della melanconia esistenziale che porta al suicidio. Restano molte perplessità  sull’interpretazione che  dà il serial dei ragazzi di quella età: tutti i protagonisti sono chiusi in se stessi, privi di un minimo di generosità e di coraggio, i violenti hanno la meglio e la decisione di suicidarsi non trova adeguate controargomentazioni.

Parliamo ora di Baby e chiariamo subito che lo scandalo delle baby-squillo ai Parioli non ha alcun riferimento, neanche larvato, con la storia raccontata. La realtà dei fatti del 2013 è risultata molto più squallida, incluso il consenso interessato di una delle madri delle ragazze e si è trattato di un fenomeno ben consolidato; nella fiction il tema della prostituzione è inquadrato nello scenario più vasto del percorso evolutivo che hanno le due protagoniste e interviene solo a metà stagione.

La premessa alle storie dei quattro protagonisti è univoca: vivono tutti in famiglie sfasciate. Ludovica vive da sola con una madre psicologicamente fragile mentre il padre, che sta per risposarsi, ha poca stima per lei; Chiara vive in un clima di ipocrisia perché i suoi genitori sono separati in casa; Damiano ha perso la madre e ciò per lui costituisce una dolorosa mancanza, mentre il padre non ha tempo per comprenderlo nè per prendersi cura dei suoi problemi.

Se occorre riconoscere a Baby un punto in più rispetto ai serial citati perché approfondisce i rapporti dei ragazzi con i loro genitori, ciò significa anche aver costruito con queste fragili situazioni familiari, un facile alibi nei confronti di queste ragazze che possono muoversi senza controlli e che si trovano sempre sole a prendere decisioni importanti. Ecco infatti che Ludovica, di fronte a un padre che si rifiuta di pagarle la retta della scuola privata, si affida a un ragazzo che si dichiara pronto ad aiuarla presentandole persone disposte a pagare per avere incontri speciali; Chiara, più instabile ed emotiva, sconvolta da un ambiente familiare che non riesce più a sostenere e da una vita sentimentale che non la soddisfa, vede un suo riscatto nei locali notturni dove uomini adulti la corteggiano e la desiderano.

La sceneggiatura del serial è stata scritta dal collettivo di giovanissimi del GRAMS, con la direzione di Andrea De Sica e l’affiancamento di a Isabella Aguilar e Giacomo Durzi. Si può quindi imputare alla gioventù degli scrittori l’horror vacui che caratterizza la storia caricata di sub plot: un ragazzo ha difficoltà a dichiararsi omosessuale (è il figlio del preside, esattamente come succede in Elite); si stabilisce  un’intesa fra uno dei ragazzi e la madre di un suo  conpagno; un incidente d’auto diventa l’escamotage narrativo che consente di risolvere un po’ di nodi che si erano formati nel racconto.

Al contempo è forse proprio grazie alla giovinezza degli scrittori che va riconosciuto allo sceneggiato una significativa aderenza al mondo adolescenziale. Quella loro instabilità che fa avere sempre poca pazienza, sopratutto nelle relazioni con gli altri; quei passaggi bruschi dalla voglia di fare cose un po’ pazze all’improvvisa malinconia, quel movimento sinuoso della storia, apparentemente senza una meta, che in realtà rispecchia la vita di chi non si muove in base a progetti definiti ma oscilla continuamente perché ogni giorno è un mondo a se stante; quella insicurezza tipica di persone sempre in cerca di comprendere chi siano veramente. Appare anche molto credibile la reazione delle due ragazze dopo le loro prime prestazioni a pagamento: percepiscono un senso di potenza, perchè vedono degli uomini che le desiderano con galanteria (non ci sono casi di violenza nel serial)  e da questo possono ricavare quella indipendenza, quella autonomia economica da tempo desiderata.

Questo Baby, come gli altri due serial, hanno un grosso limite: sono racconti costruiti intorno a conflitti fra egoismi contrastanti, alla ricerca della soddisfazione dei propri desideri e dell’affermazione di se stessi. Manca fra questi giovani un ideale positivo che li trascenda, una figura di riferimento che possa aprire loro panorami più ampi del qui e ora nel piccolo ambiente scolastico, l’ambizione di applicare le proprie doti per costruire un affascinante progetto di vita.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MANIAC

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/02/2018 - 07:50
Titolo Originale: Maniac
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Cary Fukunaga
Sceneggiatura: Cary Fukunaga, Patrick Somerille
Produzione: Paramount Television, Anonymous Content
Durata: 10 puntate di 43 minuti
Interpreti: Emma Stone, Jonah Hill, Sally Field, Justin Theroux

Annie ha una vita disordinata e non è felice. Usa spesso una pillola sperimentale che la porta a rivivere un passato dal quale non si vuole staccare. Alla fine prende una decisione: si reca nel quartier generale di una importante industria farmaceutica offrendosi di venir utilizzata come cavia per sperimentare un nuovo cocktail di farmaci che consente, a chi soffre di disturbi mentali, di cancellare il passato e ritrovare il proprio equilibrio. Owen è figlio di una ricca famiglia di industriali che viene tenuto sempre da parte negli eventi ufficiali perché è instabile mentalmente e soffre di allucinazioni. La famiglia ora ha bisogno di lui e gli sta facendo pressione perché testimoni in favore del fratello, mentendo, al processo in cui è implicato. Owen finge di accettare ma poi scompare, per offrirsi anche lui come cavia dell’azienda farmaceutica. Annie e Owen assieme ad altri vengono invitati a ingerire pillole allucinogene, che li proiettano in mondi irreali. In queste situazioni sognate, sempre molto avventurose, Annie e Owen si trovano stranamente insieme come alleati…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il serial affronta un tema poco frequentato: quello dell’amicizia, vista come aiuto reciproco nei momenti di difficoltà e capacità di ascoltare e comprendere
Pubblico 
Adolescenti
Il serial è stato classificato da Netflix come VM14 per via della presentazione, sia pur veloce, di alcune futuribili pratiche sessuali
Giudizio Artistico 
 
Il serial, che si sviluppa secondo una stile difficilmente classificabile, si avvantaggia di ottimi attori e pur adottando toni narrativi diversi (dramma, parodia, fantasy), non li confonde fra loro
Testo Breve:

Un uomo e una donna, non stabili psichicamente, si sottopongono a un esperimento farmacologico che li fa immergere in mondi fantastici frutto dei loro desideri e delle loro paure. Un racconto che diverte e che manifesta il valore dell’amicizia

E’ indubbio che il moltiplicarsi delle opportunità con le quali può venir raggiunto un vasto pubblico mediante una narrazione seriale (non più solo tramite la televisione ma anche via Internet) sta fornendo agli autori grande libertà creativa e non si sentono più vincolati a dover rispettare canoni predefiniti. Questo Maniac, ora disponibile sulla piattaforma Netflix, preannunciato con grande impegno pubblicitario, è di difficile classificazione. Un film di fantascienza? L’ambientazione ci mostra una New York di oggi, così come lo sono anche i vestiti e le automobili che passano. Però lungo le strade ci sono robottini che puliscono, a Washington Square un tizio perde a scacchi contro uno scimpanzé-robot, la stessa Annie intrattiene una conversazione intima con la macchina che si prende cura del suo giardino.

Il serial vuole essere una seria denuncia contro l’abuso di psicofarmaci oppure i sogni che fanno i protagonisti, che impegnano una metà abbondante della fiction, sono solo un pretesto per realizzare divertenti parodie di famosi film e serial televisivi? Non c’è nessuna risposta che possa essere formulata a questa e ad altre domande che scaturiscono dalla visione del serial che è volutamente un miscuglio di generi diversi e di toni narrativi che oscillano fra il drammatico, il surreale, la parodia. Per fortuna lo sceneggiatore Patrick Somerville e il regista Cary Fukunaga sono riusciti a mantenere una sostanziale unità narrativa.  Lo stile adottato, nonostante le apparenze, è di grande razionalità: a momenti di felice libertà creativa si alternano altri dove i protagonisti e i dottori coinvolti nell’esperimento riflettono su quanto sta accadendo e riescono a trovarne una spiegazione logia. Tutto torna a posto, tutto alla fine risulta chiaro, come in un giallo di Hitchcock.

Alla fine, al di là delle soluzioni narrative adottate, la storia finisce per attirare l’attenzione del pubblico perché in fondo è una bella ma insolita storia di un sentimento che non è propriamente amore (anche questa è un’originalità del serial) ma una salda amicizia.

L’incipit del serial, molto ambiziosamente, stabilisce un collegamento fra  la storia che sta per narrare, con il tempo del Big Bang, quando tutto è iniziato,  per dimostrare che l’universo in cui viviamo è stato costruito grazie a una serie infinita di connessioni e conclude che tutto ciò  “si estende anche al cuore umano”. Cosi,  il fatto che i due protagonisti finiscano per trovarsi insieme nei loro sogni, è espressione dell’esistenza di anime gemelle che si cercano nonostante tutto, frutto di una predisposizione che esiste fin dalle origini del mondo, una specie di rivisitazione aggiornata del mito dell’androgino, raccontata da Platone.

E’ indubbio che c’è molta psicologia nel racconto, quasi tutti i personaggi che ci vengono presentati stanno subendo qualche condizionamento dal modo con cui sono stati trattati dai loro genitori o dai rapporti con i loro fratelli/sorelle. Sembra che una famiglia felice che non si separi sia ormai un mito del passato.  Per fortuna, nel finale che non raccontiamo c’è la riscoperta e il recupero dei veri sentimenti, quelli che durano.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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NON DIRLO AL MIO CAPO 2

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/26/2018 - 08:19
Titolo Originale: Non dirlo al mio capo 2
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: Giulio Manfredonia
Produzione: Lux Vide, Rai Fiction
Durata: 12 puntate di 50'
Interpreti: Vanessa Incontrada, Lino Guanciale, Chiara Francini, Sara Zanier, Ludovica Coscione, Aurora Ruffino, Giammarco Saurino

Lisa, vedova trentacinquenne, continua a lavorare nello studio dell’avvocato Enrico Vinci, confortata dal fatto che a badare ai suoi due figli, l‘adolescente Mia e il piccolo Giuseppe, c’è a casa Perla, l’amica in veste di tata che, da quando ha il marito in prigione, non ha più modo di passare il tempo comperando vestiti. L’ambiente d’ufficio si scalda subito perché arriva Nina, avvocato e moglie di Enrico, intenzionata a recuperare il consorte che, cinque anni prima, aveva tradito. Sono arrivati anche due praticanti, Cassandra e Massimo, che iniziano subito a farsi la guerra per ottenere un posto stabile nello studio. Anche sul fronte degli adolescenti ci sono novità: Mia si sente molto vicina al compagno di liceo Rocco, ma non ha fatto i conti con Aurora, la sorellastra di 17 anni di Lisa, che ha intenzione di rubargli il ragazzo…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Uomini e donne commettono spesso degli errori ma hanno l’onestà di riconoscerli e chiedere perdono.
Pubblico 
Adolescenti
Rapidi riferimenti a rapporti sessuali extra coniugali
Giudizio Artistico 
 
I personaggi risultano simpatici e divertenti ma ci sono difficoltà ad armonizzare ii toni da commedia con i risvolti drammatici della storia
Testo Breve:

Lo studio dell’avvocato Vinci è impegnato a risolvere interessanti casi giudiziari mentre i conflitti amorosi che si sviluppano al suo interno sembrano irrisolvibili. La simpatia dei personaggi attenua alcune fragilità della trama

Sembra proprio che Vanessa Incontrada costituisca una garanzia di successo per ogni fiction TV, almeno in quelle dove sostiene la parte di una madre che da sola deve badare ai figli e lavorare (nelle prime due settimane la fiction si è tenuta sopra il 20% di share). Ma anche la simpatia degli altri protagonisti presenti riesce a porre le condizioni perché si costruisca quell’affetto di un pubblico interessato a vedere “come si comportano” nelle situazioni più disparate, che è la base per costruire una lunga serialità.  La struttura è rimasta invariata rispetto alla prima stagione: a ogni puntata ci sono dei casi legali che vengono affrontati e risolti mentre trasversalmente agli episodi si evolvono le relazioni fra i protagonisti. Questa volta le complicazioni assumono la forma di triangolo: Lisa, che avevamo lasciata con un nascente amore verso Enrico, deve ora fronteggiare il ritorno della moglie di lui, Nina; Mia si ritrova a coabitare con la coetanea Aurora, diventata la sua maggiore antagonista nei confronti di Rocco. Si tratta di situazioni conflittuali che vengono volutamente tenute irrisolte (almeno fino alla quarta puntata) per mantenere alta l’attenzione dello spettatore ma si tratta di una soluzione con degli inconvenienti: i due protagonisti maschili restano come imbalsamati, soprattutto Enrico, nella loro inespressività, proprio perché non possono rivelare troppo presto le loro preferenze; a ciò si aggiunge una insolita contrapposizione fra i sessi: le donne molto maschio-dipendenti, mentre gli uomini risultano indifferenti dominatori delle situazioni.  Occorre inoltre aggiungere che la sceneggiatura, nel definire i comportamenti dei protagonisti new entry, trova troppo facilmente una giustificazione di non responsabilità dei loro atti: Aurora ruba i ragazzi delle altre perché ha un disturbo della personalità mentre Cassandra ha facii relazioni sessuali perché è una ninfomane. La seconda stagione ha attenuato il tono da commedia leggera ed ha alzato il livello drammatico del racconto: sono molti i casi che lo studio deve affrontare che contemplano la morte tragica di qualcuno. E’ questo il punto più delicato di questa stagione che non sempre riesce a calibrare i due elementi. Quando si presenta all’avvocato Vinci una donna a cui è morto un figlio per un gesto di bullismo, si determina, davanti a questa infelice, una sgradevole contesa fra Lisa e Nina, per accaparrarsi il caso. In un’altra sequenza un ginecologo confida a Lisa la sua angoscia per la morte di tre partorienti affidate alle sue cure a causa di una scarsa igiene in sala parto, ma Lisa lo ascolta poco, distratta dal vedere, attraverso la porta a vetri, le avances di Nina nei confronti di Enrico. Si tratta di una sequenza che sfiora il cattivo gusto. Se in generale, nella stagione precedente, i casi trattati dallo studio, servivamo a sottolineare come fosse importante, al di là dello stretto esercizio della professione, prendersi cura dei loro risvolti umani, ora prevale l’abilità dell’avvocato di parte che trova il modo di minimizzare le responsabilità del suo cliente. Un' importante eccezione arriva nel quinto episodio, dove finalmente una delicata situazione che si era determinata a danno di alcuni ragazzi viene risolta in loro favore, al di là della stretta giustizia legale. 

Il serial resta ricco, come nella precedente stagione, di casi umani che mettono in causa la coscienza dei protagonisti, che risultano essere sempre sufficientemente onesti dal riconoscere le proprie colpe e  capaci di chiedere perdono.

Alla fine tutti i protagonisti sono antropologicamente molto simili: non c’è nessuno che agisca mosso da solidi principi (l’unico potrebbe essere Enrico ma il suo comportamento è indecifrabile):  sono persone fragili che commettono spesso errori spinti dalle loro passioni e anche se chiedono perdono finiscono per sbagliare ancora (e la serie continua...)

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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SILICON VALLEY

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/17/2018 - 08:15
Titolo Originale: Silicon Valley
Paese: USA
Anno: 2014
Sceneggiatura: Mike Judge, John Altschuler, Dave Krinsky
Produzione: HBO
Durata: 30 min a episodio 5 stagioni su Sky Atlantic
Interpreti: Thomas Middleditch, T. J. Miller, Josh Brener, Martin Starr, Kumail Nanjiani

Richard è un tecnico informatico che sta lavorando a Pied Piper, una piattaforma che consente a un musicista di confrontare la propria musica con tutte quelle già disponibili in giro per il mondo, per controllare in anticipo se la sua creazione rischia di essere accusata di plagio. Lo sta facendo all’interno di una startup gestita da Erlich che si trattiene il 10% di tutti i ricavi ottenuti dal software prodotto, non solo da Richard ma anche da Nelson, detto capoccione anche se non ha molto talento, da Bertram, un canadese molto sicuro di sé, Dinesh, un immigrato dal Pakistan. Ben presto si viene a scoprire che Il software di Richard non è tanto importante per l’applicazione in sé ma perché si basa su di un algoritmo di compattamento di musica e video realmente innovativo. La scoperta innesca l’interesse di Peter, capo della società Raviga , che si offre di finanziare lo sviluppo del Pied Piper e di Gavin capo della Hooli, che offre dieci milioni di dollari a Richard per diventare proprietario del suo software….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un ritratto onesto anche se ironico, su come si vive nella Silicon Valley. Non è detto che vincano sempre i più furbi.
Pubblico 
Adolescenti
Linguaggio crudo, uso di allucinogeni
Giudizio Artistico 
 
Nel 2005 la serie ha vinto due premi Emmy: miglior montaggio e miglior scenografia e il premio miglior serie commedia al Critic's Choice Television Award
Testo Breve:

Un nerd ha l’opportunità di guadagnare un milione di dollari grazie al suo software innovativo ma non sa muoversi fra i tanti competitor-squali. Una storia divertente ma molto verosimile  sul nuovo sogno americano della  Silicon Valley  

In una delle sequenze iniziali Richard viene rimproverato da Elrich: il suo software Pied Piper non sembra avere alcun appeal commerciale e lo invita ad avere idee più brillanti, come il grande Steve Jobs. Per tutta risposta Richard afferma che preferisce imitare Wozniak, l’amico di Steve che, in silenzio, ha realizzato il software della Apple, piuttosto che Jobs, che non ha scritto una riga di codice. Elrich sgrana gli occhi: ha appena sentito, da parte di un californiano,  una terribile bestemmia.

In effetti sono tempi duri per i nerd: se in The big bang theory   si sono rivelati alquanto maldestri  negli affari di cuore, in questo Silicon Valley Richard e i suoi amici si trovano totalmente impreparati nel gestire la ricchezza che sta loro piombando addosso: non sanno nulla di business plan, di marketing, delle furbizie necessarie per debellare i loro avversari.

Questa serie TV, disponibile su Sky Atlantic, può essere definita una “fiction di contesto”. Mentre in molte fiction, ci si concentra sulle vicende dei protagonisti e il loro ambiente di lavoro appare sfocato sullo sfondo, altri lavori non hanno paura di entrare nei dettagli di come si svolge l’attività lavorativa giorno per giorno, anzi, in un certo senso, è il contesto il vero protagonista, che fa mostra di se, mentre i vari personaggi che si muovono nel suo ambito, cercano di comprenderne la logica, impegnati  a trovare il modo giusto per ricavarne il massimo vantaggio.

Basterebbe pensare a The News Room creata da Aaron Sorkin, che si svolge all’interno di una canale televisivo di News; o alla stesso House of Card, dove erano evidenziate le alleanze di comodo, le corruzioni necessarie per salire alla Presidenza. In fondo lo stesso Molly’s Game, sempre di Aaron Sorkin, entrava nei minimi dettagli su come si gestiscono dei tavoli di gioco d’azzardo. Silicon Valley ha appunto quest’obbiettivo: raccontare il sogno di progettare un software che ti faccia diventare miliardario da un giorno all’altro. Il contesto è squisitamente californiano e il suo autore, Mike Judge, che ha lavorato per un certo tempo in una startup della Silcon Valley, non mancano di prenderlo in giro con feroce sarcasmo. Ecco quindi l’uso, da parte di alcuni protagonisti, delle meditazioni Yoga (a imitazione di Steve Jobs), l’impiego di allucinogeni per trovare una soluzione a problemi difficili, gli inviti frequenti a dei party organizzati dal fortunato di turno che ha lanciato il suo software. Il venir fermati, come accade a Richard uscendo da un supermercato, dal cassiere che gli racconta che anche lui ha sviluppato la sua app dalle funzionalità strabilianti. Ma è soprattutto nei dialoghi che si manifesta lo “stile californiano”. Tutti sono pronti a chiamarti per nome fin dal primo incontro, a “battere il cinque” con chi incontri per la prima volta, salvo poi, sempre con frasi zuccherose, mostrare quanto siano precisi nell’individuare quali siano gli affari che vanno a proprio vantaggio o a dirti che sei stato licenziato.

In questo contesto si muove Richard, che puntata dopo puntata, impara a vivere in quel mondo non da semplice “secchione davanti a un computer” ma da manager con vari milioni di dollari in tasca.

Ecco finalmente la rivincita dei nerd, raccontato con molti dettagli tecnici, per rendere il contesto realistico, ma per fortuna anche con grande ironia che mostra come una fiction sia capace, divertendo, di svelare delle realtà significative del mondo di oggi.  Peccato la storia appare priva di  qualche interessante intreccio romantico.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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THE BIG BANG THEORY (stagioni prima, seconda e terza)

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/12/2018 - 16:53
Titolo Originale: The Big Bang Theory
Paese: USA
Anno: 2007
Sceneggiatura: Chuck Lorre, Bill Prady
Durata: 22 minuti a puntata, 255 episodi, 11 stagioni
Interpreti: Johnny Galecki, Jim Parsons, Kaley Cuoco, Simon Helberg, • Kunal Nayyar

Leonard, Sheldon, Howard e Raj sono quattro giovani e brillanti ricercatori che lavorano al California Institute of Technology. Leonard e Sheldon condividono lo stesso appartamento e si radunano spesso assieme agli altri due amici per una partita di videogame o per vedere serie TV di fantascienza. Espertissimi sulle ultime scoperte di fisica o di astrofisica, lo sono molto meno nelle faccende di cuore. Ecco perché l’arrivo di una nuova vicina, Penny, giunta dalla provincia per cercare di diventare attrice, sconvolge le loro abitudini quotidiane. Penny, una ragazza semplice che non riesce a capire il parlare circonvoluto con il quale si esprimono i quattro, sa capire molto prima di loro quando una relazione amorosa sta per sbocciare…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Quattro ragazzi e una ragazza stringono una solida amicizia, trovando il modo di aiutarsi fra loro. Ma per loro la sessualità sembra costituire solo un simpatico esercizio per momenti di svago o come strumento di consolazione. Per fortuna, dopo ben dieci stagioni, qualcuno mette la testa a posto e qualcosa inizia a cambiare
Pubblico 
Adolescenti
Comportamenti sessuali disinvolti senza nudità
Giudizio Artistico 
 
Brillante costruzione dei dialoghi, personaggi pienamente nella parte, 21 minuti realizzati con un ritmo incalzante e sorpresa finale
Testo Breve:

Quattro irriducibili nerd che vivono di ricerche scientifiche e giocando a videogame, incontrano una ragazza che fa loro scoprire turbamenti inesplorati. La fiction Tv più amata nella fascia young adult

Un recente sondaggio fra giovani europei ha rivelato che questa sitcom è stata la più amata, negli ultimi anni, nella fascia degli young adult. Anche in U.S.A. dove si sono registrati, durante la terza stagione, quella più seguita, una media di 14,8 milioni di telespettatori, è risultata la serie più vista nella fascia 18-49 anni. A ogni puntata il mondo di questi quattro nerd che vivrebbero dei loro avanzati esperimenti e di giochi di ruolo, si trovano continuamente spiazzati dal richiamo verso l’altro sesso, rappresentato da Penny e da altre ragazze che via via si affacciano all’orizzonte.

Sono state finora realizzate 11 stagioni ed è in preparazione la dodicesima. Quali possono essere le ragioni di tanto successo? La sit com induce alla claustrofobia perché quasi tutte le puntate si svolgono nella living room dell’appartamento di Leonard e Sheldon e nell’arco delle prime tre stagioni ( ritenute dai critici le più interessanti) la vita dei protagonisti non si evolve sostanzialmente.

Non resta che una risposta: la grande simpatia che sprigionano i protagonisti e che crea fedeltà da parte di un pubblico che non desidera altro che loro continuino a essere se stessi.

I quattro ragazzi sono irrimediabilmente dei nerd che si esprimono con un linguaggio esclusivo, la vera originalità della serie e  fonte di tante risate, costituito da un misto di cognizioni di fisica, di astronomia e di cultura mediatica alimentata dalla visione di fiction TV di fantascienza del presente come del glorioso passato. Il professore di fisica e astronomia David Saltzberg della University of California si è impegnato a scrivere i loro dialoghi a ogni puntata così come di aggiornare la lavagna, piena di formule complicatissime, che è sempre presente nel loro salotto. La dinamica di ogni puntata poggia su due grossi contrasti: la mostruosa, discostante, intelligenza dei quattro ragazzi che si contrappone all’istintiva umanità di Peggy e la loro inesperienza in fatto di sentimenti e di sesso, che li costringe a fronteggiare, impreparati, la controparte femminile (non solo Peggy ma anche altre ragazze) che dimostrano su questo tema un’insolita disinvoltura e aggressività.

Gli episodi sono ben organizzati: avanzano grazie a  uno scoppiettio di dialoghi spiritosi che riescono sempre a imbarazzare qualcuno dei protagonisti (i molti giochi di parole, i doppi sensi, i riferimenti a fiction TV che da noi non sono arrivati, finiscono inevitabilmente per perdersi nella versione in lingua italiana). A ogni puntata si creano delle aspettative, delle decisioni da prendere ma poi tutto ritorna come prima. I quattro scienziati sono tutt’altro che freddi e asociali: quando uno di loro o la stessa Peggy è in difficoltà o attraversa un momento di malinconia sono pronti a darsi da fare per risollevarne il morale (sempre in modo originale). Anche Peggy, che ha le sue precise preferenze in fatto di uomini (sempre atletici e muscolosi) sente molta tenerezza per loro (ma non solo) e cerca di esser loro utile.  Se l’amicizia, sempre sollecita verso l’altro è l’aspetto positivo della loro umanità, essi  mostrano una radicale carenza in termini di affettività: gli incontri intimi che avvengono sono motivati da ubriachezza (espediente usato troppe volte nella serie), dal bisogno di scacciare la malinconia, dall’usare l’altro come giocattolo sessuale (così si lamenta Leonard in una puntata) oppure dall’incontro con una ragazza ninfomane (nella terza stagione).

Questo serial che vede degli amici e delle amiche abitare nello stesso pianerottolo rimanda inevitabilmente al glorioso Friends (1994-2004). Anche a quel tempo il matrimonio era proposto come soluzione valida per la propria esistenza (non senza difficoltà: il personaggio Ross si sposa tre volte) ora, con questo The big bang theory viene confermato il forte condizionamento ambientale che porta a concepire una società costituita da soli single. Solo nelle ultime stagioni (una correzione di rotta degli sceneggiatori?) potremo assistere alla maturazione dei protagonisti fino ad assumersi delle responsabilità familiari

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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LA CASA DI CARTA (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mar, 06/12/2018 - 18:13
Titolo Originale: La casa del papel
Paese: Spagna
Anno: 2017
Sceneggiatura: Álex Pina
Produzione: Vancouver Media, Atresmedia
Durata: 22 episodi di 55' su Netflix
Interpreti: Úrsula Corberó, Itziar Ituño, Álvaro Morte, Pedro Alonso, Paco Tous, Jaime Lorente, Esther Acebo

Otto persone vengono reclutate per una rapina ambiziosa: irrompere nella Fábrica Nacional de Moneda y Timbre, la zecca nazionale spagnola di Madrid e stampare 2.400 milioni di euro per poi sparire senza colpo ferire. Un progetto così geniate è stato concepito da un uomo che si è attribuito lo pseudonimo di professore e che ha anche la perspicacia di associare al suo piano le persone giuste, competenti nel mondo del furto ma anche disperati, che in quest’avventura non hanno nulla da perdere A ciascun componente della banda viene dato il nome di una città (Tokyo, Mosca, Berlino, Nairobi, Rio, Denver, Helsinly e Oslo) perchè le identità di ognuno devono rimanere segrete ed è proibito instaurare relazioni personali o sentimentali. I protagonisti si nascondono per cinque mesi in una tenuta nelle campagne di Toledo per prepararsi adeguatamente: il piano è stato concepito in modo che non ci siano vittime. L’entrata dei rapiratori nella Zecca ha successo e i funzionari della banca vengono presi in ostaggio, inclusa una classe di studenti in visita in quel momento. La polizia manda sul posto l’ispettrice Raquel Murillo, esperta in negoziazioni. Il professore ha escogitato un piano particolarmente valido: i giorni passano e la polizia non riesce a fare irruzione. Ma all’interno del palazzo non tutto va secondo i piani.....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
I rapinatori-sequestratori sembrano spesso dotati di buoni sentimenti soprattutto per quel che riguarda i valori familiari; resta la negatività di tenere prigionieri, a servizio della propria volontà, degli ostaggi
Pubblico 
Maggiorenni
Il serial è marcato VM14 per un linguaggio crudo con molti riferimenti sessuali, rapporti intimi (con nudità limitate), e violenza nei limiti del genere
Giudizio Artistico 
 
Ben caratterizzati tutti i personaggi nelle loro aspirazioni e nelle loro debolezze. La componente thriller è gestita con abilità, in modo che ogni puntata abbia la sua buona dose suspence.
Testo Breve:

Una banda guidata da un geniale professore  riesce ad entrare nella Zecca di Stato e a stampare impunemente nuove banconote. Un thriller dove tutti i personaggi sono ben disegnati e i colpi di scena sono garantiti

Diciamo subito che questo serial tv di Netflix è molto ben fatto. Al di là di qualsiasi analisi dettagliata del come abbia ottenuto questo risultato (sceneggiatura, regia, recitazione) conta l’impatto sullo spettatore: chi inizia a vedere le prime puntate desidera andare avanti fino alla fine. Si tratta di un’empatia che si innesca non solo per la componente thriller in sé, che è comunque generosa di colpi di scena a ogni puntata ma per l’interesse che si prova nei confronti dei vari personaggi (che sono davvero tanti e così diversi ma proprio per questo ognuno finisce per inmedesimarsi con uno di loro). Di essi conosciamo il presente ma anche il passato, il loro coinvolgimento nella rapina ma anche i loro affetti familiari, i loro innamoramenti, i loro momenti di malinconia. Ecco che Mosca, che ha coinvolto nella rapina anche il figlio Denver, resta sconvolto dalla notizia che il figlio ha soppresso un ostaggio (notizia che poi si rivelerà falsa) e desidera costituirsi. Dell’ispettore Raquel conosciamo i suoi problemi familiari (divorziata da un marito violento, deve occuparsi della figlia e della madre svampita). Siamo anche al corrente del dramma di Nairobi, esperta in falsificazione di banconote, ai cui è stata tolta la figlia per darla in adozione a un’altra famiglia; Rio, esperto informatico, resta sconvolto quando viene a sapere dalla televisione che i suoi genitori non lo riconoscono più come figlio dopo che hanno saputo che anche lui è nella lista dei sequestratori. Ci sono dei momenti molto belli quanto insoliti in un seria TV: in risposta all’ostaggio Monica, segretaria e amante di Arturo, direttore della Zecca e uomo sposato, che chiede una pillola per abortire, Denver si slancia in una difesa appassionata del diritto di tutti i bambini di nascere e riesce a far cambiare idea alla donna. Addirittura unica è la conversazione fra uno dei rapitori e Arturo, criticato per la sua doppia vita sentimentale, durantela quale viene sviluppata una difesa del “santo matrimonio”. Evidentemente si tratta di una frase che può ancora esser inserita in un serial spagnolo senza destare problemi, mentre in uno italiano sarebbe stato inconcepibile, se non in bocca a un sacerdote.

Si comprende ben presto che non ci troviamo di fronte al classico schema dove ci sono i cattivi da una parte e i bravi poliziotti che sventano il colpo dall’altra: i rapitori sono spesso tratteggiati come carichi di umanità, pronti ad aiutare chi ne ha bisogno mentre i poliziotti non sono esenti da pecche e da debolezze. Siccome ogni puntata corrisponde circa a un giorno trascorso, è come se poliziotti e delinquenti firmassero ogni mattina il cartellino, pronti a fare con scrupolo il loro mestire su fronti diversi, quasi non ci fosse alcuna distinzione fra chi si trova dalla parte giusta e chi dalla parte sbagliata.

Si tratta di una tendenza che ormai ha preso un’ampia diffusione: il film La truffa dei Logan, uscito da poco nelle sale, prospetta una situazione simile: un bravo padre di famiglia, rimasto disoccupato, suo fratello, che ha perso il braccio per servire la partia in Irak, si mettono insieme ad altri specialisti dello scasso per rapinare il giro di commessee di una corsa automobilistica. La polemica sociale sottesa dal film da parte del regista Sodergergh è chiara: di fronte a una situazione sociale, negli Stati uniti, marcata sempre di più dalle disuguaglianze, rubare soldi sprecati nelle scommesse appare un gesto alla Robin Hood. La casa del papel si pone con un atteggiamento molto simile, personaggi spinti ai margini della società non compiono in fondo neanche un furto nel puro senso della parola perché non tolgono il denaro a nessuno ma si mettono a fabbricarlo. In Spagna è ancora vivo il movimento degli Indignados del 2011 che fece scendere nelle piazze migliaia di persone oppresse dalla grave crisi economica ed è su questo atteggiamento che punta il professore, sperando di avere l’opinione pubblica dalla propria parte.

Come hanno chiaramente sottolineato Armando Fumagalli e Paolo Braga in un loro saggio (P. Braga, G. Gavazza, A. Fumagalli -The Dark Side - 2016 - Dino Audino Editore), nella nuova serialità (almeno nei canali a pagamento), i protagonisti sono molto spesso degli antieroi. Gli antieroi hanno il vantaggio di poter  venir disegnati con un chiaro-scuro più marcato e  non si tratta in genere di lavori con un approccio nichilista: in fondo il male è tratteggiato come male perché non vengono nascoste le conseguenze negative di un comportamento criminale. Nel caso di questo serial la situazione è più ambigua: è vero che tutti i personaggi di La casa di carta sembrano brave persone che vivono per un sogno segreto che deve servire per riscattare il loro passato ma il principio che il male finisce per far pagare dolorosamente la scelta fatta non è particolarmente rispettato: forse per esigenze di copione il confronto sequestratori – polizia sembra improntato a uno meticoloso bilanciamento politically correct fra le due parti.

Occorre inoltre aggiungere che le situazioni amorose che si sviluppano all’interno e all’esterno della Zecca hanno ben poco di romantico. Si avviano dei rapporti perché una donna ha bisogno di venir consolata, oppure un’altra deve ringraziare il rapitore che le ha salvato la vita o un’altra ancora si offre nella speranza di poter venir liberata.  Anche la relazione che instaura l’ispettrice Raquel sembra una forma di fuga dalla propria solitudine.

Alla fine, fra un errore della polizia, una contromossa del professore, la situazione è di completo stallo e, terminata la prima stagione, è in onda in questo periodo la seconda sulla piattaforma Netflix, mentre sono iniziate le riprese della terza.  Non importa in fondo scoprire quando la Zecca verrà liberata o se gli scasinatori si porteranno realmente via milioni di euro; è molto più interessante seguire le vicende, le alleanze, i litigi, gli amori dei protagonisti...

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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