Serial TV

MANIAC

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/02/2018 - 08:50
Titolo Originale: Maniac
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Cary Fukunaga
Sceneggiatura: Cary Fukunaga, Patrick Somerille
Produzione: Paramount Television, Anonymous Content
Durata: 10 puntate di 43 minuti
Interpreti: Emma Stone, Jonah Hill, Sally Field, Justin Theroux

Annie ha una vita disordinata e non è felice. Usa spesso una pillola sperimentale che la porta a rivivere un passato dal quale non si vuole staccare. Alla fine prende una decisione: si reca nel quartier generale di una importante industria farmaceutica offrendosi di venir utilizzata come cavia per sperimentare un nuovo cocktail di farmaci che consente, a chi soffre di disturbi mentali, di cancellare il passato e ritrovare il proprio equilibrio. Owen è figlio di una ricca famiglia di industriali che viene tenuto sempre da parte negli eventi ufficiali perché è instabile mentalmente e soffre di allucinazioni. La famiglia ora ha bisogno di lui e gli sta facendo pressione perché testimoni in favore del fratello, mentendo, al processo in cui è implicato. Owen finge di accettare ma poi scompare, per offrirsi anche lui come cavia dell’azienda farmaceutica. Annie e Owen assieme ad altri vengono invitati a ingerire pillole allucinogene, che li proiettano in mondi irreali. In queste situazioni sognate, sempre molto avventurose, Annie e Owen si trovano stranamente insieme come alleati…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il serial affronta un tema poco frequentato: quello dell’amicizia, vista come aiuto reciproco nei momenti di difficoltà e capacità di ascoltare e comprendere
Pubblico 
Adolescenti
Il serial è stato classificato da Netflix come VM14 per via della presentazione, sia pur veloce, di alcune futuribili pratiche sessuali
Giudizio Artistico 
 
Il serial, che si sviluppa secondo una stile difficilmente classificabile, si avvantaggia di ottimi attori e pur adottando toni narrativi diversi (dramma, parodia, fantasy), non li confonde fra loro
Testo Breve:

Un uomo e una donna, non stabili psichicamente, si sottopongono a un esperimento farmacologico che li fa immergere in mondi fantastici frutto dei loro desideri e delle loro paure. Un racconto che diverte e che manifesta il valore dell’amicizia

E’ indubbio che il moltiplicarsi delle opportunità con le quali può venir raggiunto un vasto pubblico mediante una narrazione seriale (non più solo tramite la televisione ma anche via Internet) sta fornendo agli autori grande libertà creativa e non si sentono più vincolati a dover rispettare canoni predefiniti. Questo Maniac, ora disponibile sulla piattaforma Netflix, preannunciato con grande impegno pubblicitario, è di difficile classificazione. Un film di fantascienza? L’ambientazione ci mostra una New York di oggi, così come lo sono anche i vestiti e le automobili che passano. Però lungo le strade ci sono robottini che puliscono, a Washington Square un tizio perde a scacchi contro uno scimpanzé-robot, la stessa Annie intrattiene una conversazione intima con la macchina che si prende cura del suo giardino.

Il serial vuole essere una seria denuncia contro l’abuso di psicofarmaci oppure i sogni che fanno i protagonisti, che impegnano una metà abbondante della fiction, sono solo un pretesto per realizzare divertenti parodie di famosi film e serial televisivi? Non c’è nessuna risposta che possa essere formulata a questa e ad altre domande che scaturiscono dalla visione del serial che è volutamente un miscuglio di generi diversi e di toni narrativi che oscillano fra il drammatico, il surreale, la parodia. Per fortuna lo sceneggiatore Patrick Somerville e il regista Cary Fukunaga sono riusciti a mantenere una sostanziale unità narrativa.  Lo stile adottato, nonostante le apparenze, è di grande razionalità: a momenti di felice libertà creativa si alternano altri dove i protagonisti e i dottori coinvolti nell’esperimento riflettono su quanto sta accadendo e riescono a trovarne una spiegazione logia. Tutto torna a posto, tutto alla fine risulta chiaro, come in un giallo di Hitchcock.

Alla fine, al di là delle soluzioni narrative adottate, la storia finisce per attirare l’attenzione del pubblico perché in fondo è una bella ma insolita storia di un sentimento che non è propriamente amore (anche questa è un’originalità del serial) ma una salda amicizia.

L’incipit del serial, molto ambiziosamente, stabilisce un collegamento fra  la storia che sta per narrare, con il tempo del Big Bang, quando tutto è iniziato,  per dimostrare che l’universo in cui viviamo è stato costruito grazie a una serie infinita di connessioni e conclude che tutto ciò  “si estende anche al cuore umano”. Cosi,  il fatto che i due protagonisti finiscano per trovarsi insieme nei loro sogni, è espressione dell’esistenza di anime gemelle che si cercano nonostante tutto, frutto di una predisposizione che esiste fin dalle origini del mondo, una specie di rivisitazione aggiornata del mito dell’androgino, raccontata da Platone.

E’ indubbio che c’è molta psicologia nel racconto, quasi tutti i personaggi che ci vengono presentati stanno subendo qualche condizionamento dal modo con cui sono stati trattati dai loro genitori o dai rapporti con i loro fratelli/sorelle. Sembra che una famiglia felice che non si separi sia ormai un mito del passato.  Per fortuna, nel finale che non raccontiamo c’è la riscoperta e il recupero dei veri sentimenti, quelli che durano.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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NON DIRLO AL MIO CAPO 2

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/26/2018 - 09:19
Titolo Originale: Non dirlo al mio capo 2
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: Giulio Manfredonia
Produzione: Lux Vide, Rai Fiction
Durata: 12 puntate di 50'
Interpreti: Vanessa Incontrada, Lino Guanciale, Chiara Francini, Sara Zanier, Ludovica Coscione, Aurora Ruffino, Giammarco Saurino

Lisa, vedova trentacinquenne, continua a lavorare nello studio dell’avvocato Enrico Vinci, confortata dal fatto che a badare ai suoi due figli, l‘adolescente Mia e il piccolo Giuseppe, c’è a casa Perla, l’amica in veste di tata che, da quando ha il marito in prigione, non ha più modo di passare il tempo comperando vestiti. L’ambiente d’ufficio si scalda subito perché arriva Nina, avvocato e moglie di Enrico, intenzionata a recuperare il consorte che, cinque anni prima, aveva tradito. Sono arrivati anche due praticanti, Cassandra e Massimo, che iniziano subito a farsi la guerra per ottenere un posto stabile nello studio. Anche sul fronte degli adolescenti ci sono novità: Mia si sente molto vicina al compagno di liceo Rocco, ma non ha fatto i conti con Aurora, la sorellastra di 17 anni di Lisa, che ha intenzione di rubargli il ragazzo…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Uomini e donne commettono spesso degli errori ma hanno l’onestà di riconoscerli e chiedere perdono.
Pubblico 
Adolescenti
Rapidi riferimenti a rapporti sessuali extra coniugali
Giudizio Artistico 
 
I personaggi risultano simpatici e divertenti ma ci sono difficoltà ad armonizzare ii toni da commedia con i risvolti drammatici della storia
Testo Breve:

Lo studio dell’avvocato Vinci è impegnato a risolvere interessanti casi giudiziari mentre i conflitti amorosi che si sviluppano al suo interno sembrano irrisolvibili. La simpatia dei personaggi attenua alcune fragilità della trama

Sembra proprio che Vanessa Incontrada costituisca una garanzia di successo per ogni fiction TV, almeno in quelle dove sostiene la parte di una madre che da sola deve badare ai figli e lavorare (nelle prime due settimane la fiction si è tenuta sopra il 20% di share). Ma anche la simpatia degli altri protagonisti presenti riesce a porre le condizioni perché si costruisca quell’affetto di un pubblico interessato a vedere “come si comportano” nelle situazioni più disparate, che è la base per costruire una lunga serialità.  La struttura è rimasta invariata rispetto alla prima stagione: a ogni puntata ci sono dei casi legali che vengono affrontati e risolti mentre trasversalmente agli episodi si evolvono le relazioni fra i protagonisti. Questa volta le complicazioni assumono la forma di triangolo: Lisa, che avevamo lasciata con un nascente amore verso Enrico, deve ora fronteggiare il ritorno della moglie di lui, Nina; Mia si ritrova a coabitare con la coetanea Aurora, diventata la sua maggiore antagonista nei confronti di Rocco. Si tratta di situazioni conflittuali che vengono volutamente tenute irrisolte (almeno fino alla quarta puntata) per mantenere alta l’attenzione dello spettatore ma si tratta di una soluzione con degli inconvenienti: i due protagonisti maschili restano come imbalsamati, soprattutto Enrico, nella loro inespressività, proprio perché non possono rivelare troppo presto le loro preferenze; a ciò si aggiunge una insolita contrapposizione fra i sessi: le donne molto maschio-dipendenti, mentre gli uomini risultano indifferenti dominatori delle situazioni.  Occorre inoltre aggiungere che la sceneggiatura, nel definire i comportamenti dei protagonisti new entry, trova troppo facilmente una giustificazione di non responsabilità dei loro atti: Aurora ruba i ragazzi delle altre perché ha un disturbo della personalità mentre Cassandra ha facii relazioni sessuali perché è una ninfomane. La seconda stagione ha attenuato il tono da commedia leggera ed ha alzato il livello drammatico del racconto: sono molti i casi che lo studio deve affrontare che contemplano la morte tragica di qualcuno. E’ questo il punto più delicato di questa stagione che non sempre riesce a calibrare i due elementi. Quando si presenta all’avvocato Vinci una donna a cui è morto un figlio per un gesto di bullismo, si determina, davanti a questa infelice, una sgradevole contesa fra Lisa e Nina, per accaparrarsi il caso. In un’altra sequenza un ginecologo confida a Lisa la sua angoscia per la morte di tre partorienti affidate alle sue cure a causa di una scarsa igiene in sala parto, ma Lisa lo ascolta poco, distratta dal vedere, attraverso la porta a vetri, le avances di Nina nei confronti di Enrico. Si tratta di una sequenza che sfiora il cattivo gusto. Se in generale, nella stagione precedente, i casi trattati dallo studio, servivamo a sottolineare come fosse importante, al di là dello stretto esercizio della professione, prendersi cura dei loro risvolti umani, ora prevale l’abilità dell’avvocato di parte che trova il modo di minimizzare le responsabilità del suo cliente. Un' importante eccezione arriva nel quinto episodio, dove finalmente una delicata situazione che si era determinata a danno di alcuni ragazzi viene risolta in loro favore, al di là della stretta giustizia legale. 

Il serial resta ricco, come nella precedente stagione, di casi umani che mettono in causa la coscienza dei protagonisti, che risultano essere sempre sufficientemente onesti dal riconoscere le proprie colpe e  capaci di chiedere perdono.

Alla fine tutti i protagonisti sono antropologicamente molto simili: non c’è nessuno che agisca mosso da solidi principi (l’unico potrebbe essere Enrico ma il suo comportamento è indecifrabile):  sono persone fragili che commettono spesso errori spinti dalle loro passioni e anche se chiedono perdono finiscono per sbagliare ancora (e la serie continua...)

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SILICON VALLEY

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/17/2018 - 09:15
Titolo Originale: Silicon Valley
Paese: USA
Anno: 2014
Sceneggiatura: Mike Judge, John Altschuler, Dave Krinsky
Produzione: HBO
Durata: 30 min a episodio 5 stagioni su Sky Atlantic
Interpreti: Thomas Middleditch, T. J. Miller, Josh Brener, Martin Starr, Kumail Nanjiani

Richard è un tecnico informatico che sta lavorando a Pied Piper, una piattaforma che consente a un musicista di confrontare la propria musica con tutte quelle già disponibili in giro per il mondo, per controllare in anticipo se la sua creazione rischia di essere accusata di plagio. Lo sta facendo all’interno di una startup gestita da Erlich che si trattiene il 10% di tutti i ricavi ottenuti dal software prodotto, non solo da Richard ma anche da Nelson, detto capoccione anche se non ha molto talento, da Bertram, un canadese molto sicuro di sé, Dinesh, un immigrato dal Pakistan. Ben presto si viene a scoprire che Il software di Richard non è tanto importante per l’applicazione in sé ma perché si basa su di un algoritmo di compattamento di musica e video realmente innovativo. La scoperta innesca l’interesse di Peter, capo della società Raviga , che si offre di finanziare lo sviluppo del Pied Piper e di Gavin capo della Hooli, che offre dieci milioni di dollari a Richard per diventare proprietario del suo software….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un ritratto onesto anche se ironico, su come si vive nella Silicon Valley. Non è detto che vincano sempre i più furbi.
Pubblico 
Adolescenti
Linguaggio crudo, uso di allucinogeni
Giudizio Artistico 
 
Nel 2005 la serie ha vinto due premi Emmy: miglior montaggio e miglior scenografia e il premio miglior serie commedia al Critic's Choice Television Award
Testo Breve:

Un nerd ha l’opportunità di guadagnare un milione di dollari grazie al suo software innovativo ma non sa muoversi fra i tanti competitor-squali. Una storia divertente ma molto verosimile  sul nuovo sogno americano della  Silicon Valley  

In una delle sequenze iniziali Richard viene rimproverato da Elrich: il suo software Pied Piper non sembra avere alcun appeal commerciale e lo invita ad avere idee più brillanti, come il grande Steve Jobs. Per tutta risposta Richard afferma che preferisce imitare Wozniak, l’amico di Steve che, in silenzio, ha realizzato il software della Apple, piuttosto che Jobs, che non ha scritto una riga di codice. Elrich sgrana gli occhi: ha appena sentito, da parte di un californiano,  una terribile bestemmia.

In effetti sono tempi duri per i nerd: se in The big bang theory   si sono rivelati alquanto maldestri  negli affari di cuore, in questo Silicon Valley Richard e i suoi amici si trovano totalmente impreparati nel gestire la ricchezza che sta loro piombando addosso: non sanno nulla di business plan, di marketing, delle furbizie necessarie per debellare i loro avversari.

Questa serie TV, disponibile su Sky Atlantic, può essere definita una “fiction di contesto”. Mentre in molte fiction, ci si concentra sulle vicende dei protagonisti e il loro ambiente di lavoro appare sfocato sullo sfondo, altri lavori non hanno paura di entrare nei dettagli di come si svolge l’attività lavorativa giorno per giorno, anzi, in un certo senso, è il contesto il vero protagonista, che fa mostra di se, mentre i vari personaggi che si muovono nel suo ambito, cercano di comprenderne la logica, impegnati  a trovare il modo giusto per ricavarne il massimo vantaggio.

Basterebbe pensare a The News Room creata da Aaron Sorkin, che si svolge all’interno di una canale televisivo di News; o alla stesso House of Card, dove erano evidenziate le alleanze di comodo, le corruzioni necessarie per salire alla Presidenza. In fondo lo stesso Molly’s Game, sempre di Aaron Sorkin, entrava nei minimi dettagli su come si gestiscono dei tavoli di gioco d’azzardo. Silicon Valley ha appunto quest’obbiettivo: raccontare il sogno di progettare un software che ti faccia diventare miliardario da un giorno all’altro. Il contesto è squisitamente californiano e il suo autore, Mike Judge, che ha lavorato per un certo tempo in una startup della Silcon Valley, non mancano di prenderlo in giro con feroce sarcasmo. Ecco quindi l’uso, da parte di alcuni protagonisti, delle meditazioni Yoga (a imitazione di Steve Jobs), l’impiego di allucinogeni per trovare una soluzione a problemi difficili, gli inviti frequenti a dei party organizzati dal fortunato di turno che ha lanciato il suo software. Il venir fermati, come accade a Richard uscendo da un supermercato, dal cassiere che gli racconta che anche lui ha sviluppato la sua app dalle funzionalità strabilianti. Ma è soprattutto nei dialoghi che si manifesta lo “stile californiano”. Tutti sono pronti a chiamarti per nome fin dal primo incontro, a “battere il cinque” con chi incontri per la prima volta, salvo poi, sempre con frasi zuccherose, mostrare quanto siano precisi nell’individuare quali siano gli affari che vanno a proprio vantaggio o a dirti che sei stato licenziato.

In questo contesto si muove Richard, che puntata dopo puntata, impara a vivere in quel mondo non da semplice “secchione davanti a un computer” ma da manager con vari milioni di dollari in tasca.

Ecco finalmente la rivincita dei nerd, raccontato con molti dettagli tecnici, per rendere il contesto realistico, ma per fortuna anche con grande ironia che mostra come una fiction sia capace, divertendo, di svelare delle realtà significative del mondo di oggi.  Peccato la storia appare priva di  qualche interessante intreccio romantico.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE BIG BANG THEORY (stagioni prima, seconda e terza)

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/12/2018 - 17:53
Titolo Originale: The Big Bang Theory
Paese: USA
Anno: 2007
Sceneggiatura: Chuck Lorre, Bill Prady
Durata: 22 minuti a puntata, 255 episodi, 11 stagioni
Interpreti: Johnny Galecki, Jim Parsons, Kaley Cuoco, Simon Helberg, • Kunal Nayyar

Leonard, Sheldon, Howard e Raj sono quattro giovani e brillanti ricercatori che lavorano al California Institute of Technology. Leonard e Sheldon condividono lo stesso appartamento e si radunano spesso assieme agli altri due amici per una partita di videogame o per vedere serie TV di fantascienza. Espertissimi sulle ultime scoperte di fisica o di astrofisica, lo sono molto meno nelle faccende di cuore. Ecco perché l’arrivo di una nuova vicina, Penny, giunta dalla provincia per cercare di diventare attrice, sconvolge le loro abitudini quotidiane. Penny, una ragazza semplice che non riesce a capire il parlare circonvoluto con il quale si esprimono i quattro, sa capire molto prima di loro quando una relazione amorosa sta per sbocciare…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Quattro ragazzi e una ragazza stringono una solida amicizia, trovando il modo di aiutarsi fra loro. Ma per loro la sessualità sembra costituire solo un simpatico esercizio per momenti di svago o come strumento di consolazione. Per fortuna, dopo ben dieci stagioni, qualcuno mette la testa a posto e qualcosa inizia a cambiare
Pubblico 
Adolescenti
Comportamenti sessuali disinvolti senza nudità
Giudizio Artistico 
 
Brillante costruzione dei dialoghi, personaggi pienamente nella parte, 21 minuti realizzati con un ritmo incalzante e sorpresa finale
Testo Breve:

Quattro irriducibili nerd che vivono di ricerche scientifiche e giocando a videogame, incontrano una ragazza che fa loro scoprire turbamenti inesplorati. La fiction Tv più amata nella fascia young adult

Un recente sondaggio fra giovani europei ha rivelato che questa sitcom è stata la più amata, negli ultimi anni, nella fascia degli young adult. Anche in U.S.A. dove si sono registrati, durante la terza stagione, quella più seguita, una media di 14,8 milioni di telespettatori, è risultata la serie più vista nella fascia 18-49 anni. A ogni puntata il mondo di questi quattro nerd che vivrebbero dei loro avanzati esperimenti e di giochi di ruolo, si trovano continuamente spiazzati dal richiamo verso l’altro sesso, rappresentato da Penny e da altre ragazze che via via si affacciano all’orizzonte.

Sono state finora realizzate 11 stagioni ed è in preparazione la dodicesima. Quali possono essere le ragioni di tanto successo? La sit com induce alla claustrofobia perché quasi tutte le puntate si svolgono nella living room dell’appartamento di Leonard e Sheldon e nell’arco delle prime tre stagioni ( ritenute dai critici le più interessanti) la vita dei protagonisti non si evolve sostanzialmente.

Non resta che una risposta: la grande simpatia che sprigionano i protagonisti e che crea fedeltà da parte di un pubblico che non desidera altro che loro continuino a essere se stessi.

I quattro ragazzi sono irrimediabilmente dei nerd che si esprimono con un linguaggio esclusivo, la vera originalità della serie e  fonte di tante risate, costituito da un misto di cognizioni di fisica, di astronomia e di cultura mediatica alimentata dalla visione di fiction TV di fantascienza del presente come del glorioso passato. Il professore di fisica e astronomia David Saltzberg della University of California si è impegnato a scrivere i loro dialoghi a ogni puntata così come di aggiornare la lavagna, piena di formule complicatissime, che è sempre presente nel loro salotto. La dinamica di ogni puntata poggia su due grossi contrasti: la mostruosa, discostante, intelligenza dei quattro ragazzi che si contrappone all’istintiva umanità di Peggy e la loro inesperienza in fatto di sentimenti e di sesso, che li costringe a fronteggiare, impreparati, la controparte femminile (non solo Peggy ma anche altre ragazze) che dimostrano su questo tema un’insolita disinvoltura e aggressività.

Gli episodi sono ben organizzati: avanzano grazie a  uno scoppiettio di dialoghi spiritosi che riescono sempre a imbarazzare qualcuno dei protagonisti (i molti giochi di parole, i doppi sensi, i riferimenti a fiction TV che da noi non sono arrivati, finiscono inevitabilmente per perdersi nella versione in lingua italiana). A ogni puntata si creano delle aspettative, delle decisioni da prendere ma poi tutto ritorna come prima. I quattro scienziati sono tutt’altro che freddi e asociali: quando uno di loro o la stessa Peggy è in difficoltà o attraversa un momento di malinconia sono pronti a darsi da fare per risollevarne il morale (sempre in modo originale). Anche Peggy, che ha le sue precise preferenze in fatto di uomini (sempre atletici e muscolosi) sente molta tenerezza per loro (ma non solo) e cerca di esser loro utile.  Se l’amicizia, sempre sollecita verso l’altro è l’aspetto positivo della loro umanità, essi  mostrano una radicale carenza in termini di affettività: gli incontri intimi che avvengono sono motivati da ubriachezza (espediente usato troppe volte nella serie), dal bisogno di scacciare la malinconia, dall’usare l’altro come giocattolo sessuale (così si lamenta Leonard in una puntata) oppure dall’incontro con una ragazza ninfomane (nella terza stagione).

Questo serial che vede degli amici e delle amiche abitare nello stesso pianerottolo rimanda inevitabilmente al glorioso Friends (1994-2004). Anche a quel tempo il matrimonio era proposto come soluzione valida per la propria esistenza (non senza difficoltà: il personaggio Ross si sposa tre volte) ora, con questo The big bang theory viene confermato il forte condizionamento ambientale che porta a concepire una società costituita da soli single. Solo nelle ultime stagioni (una correzione di rotta degli sceneggiatori?) potremo assistere alla maturazione dei protagonisti fino ad assumersi delle responsabilità familiari

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA CASA DI CARTA (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mar, 06/12/2018 - 19:13
Titolo Originale: La casa del papel
Paese: Spagna
Anno: 2017
Sceneggiatura: Álex Pina
Produzione: Vancouver Media, Atresmedia
Durata: 22 episodi di 55' su Netflix
Interpreti: Úrsula Corberó, Itziar Ituño, Álvaro Morte, Pedro Alonso, Paco Tous, Jaime Lorente, Esther Acebo

Otto persone vengono reclutate per una rapina ambiziosa: irrompere nella Fábrica Nacional de Moneda y Timbre, la zecca nazionale spagnola di Madrid e stampare 2.400 milioni di euro per poi sparire senza colpo ferire. Un progetto così geniate è stato concepito da un uomo che si è attribuito lo pseudonimo di professore e che ha anche la perspicacia di associare al suo piano le persone giuste, competenti nel mondo del furto ma anche disperati, che in quest’avventura non hanno nulla da perdere A ciascun componente della banda viene dato il nome di una città (Tokyo, Mosca, Berlino, Nairobi, Rio, Denver, Helsinly e Oslo) perchè le identità di ognuno devono rimanere segrete ed è proibito instaurare relazioni personali o sentimentali. I protagonisti si nascondono per cinque mesi in una tenuta nelle campagne di Toledo per prepararsi adeguatamente: il piano è stato concepito in modo che non ci siano vittime. L’entrata dei rapiratori nella Zecca ha successo e i funzionari della banca vengono presi in ostaggio, inclusa una classe di studenti in visita in quel momento. La polizia manda sul posto l’ispettrice Raquel Murillo, esperta in negoziazioni. Il professore ha escogitato un piano particolarmente valido: i giorni passano e la polizia non riesce a fare irruzione. Ma all’interno del palazzo non tutto va secondo i piani.....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
I rapinatori-sequestratori sembrano spesso dotati di buoni sentimenti soprattutto per quel che riguarda i valori familiari; resta la negatività di tenere prigionieri, a servizio della propria volontà, degli ostaggi
Pubblico 
Maggiorenni
Il serial è marcato VM14 per un linguaggio crudo con molti riferimenti sessuali, rapporti intimi (con nudità limitate), e violenza nei limiti del genere
Giudizio Artistico 
 
Ben caratterizzati tutti i personaggi nelle loro aspirazioni e nelle loro debolezze. La componente thriller è gestita con abilità, in modo che ogni puntata abbia la sua buona dose suspence.
Testo Breve:

Una banda guidata da un geniale professore  riesce ad entrare nella Zecca di Stato e a stampare impunemente nuove banconote. Un thriller dove tutti i personaggi sono ben disegnati e i colpi di scena sono garantiti

Diciamo subito che questo serial tv di Netflix è molto ben fatto. Al di là di qualsiasi analisi dettagliata del come abbia ottenuto questo risultato (sceneggiatura, regia, recitazione) conta l’impatto sullo spettatore: chi inizia a vedere le prime puntate desidera andare avanti fino alla fine. Si tratta di un’empatia che si innesca non solo per la componente thriller in sé, che è comunque generosa di colpi di scena a ogni puntata ma per l’interesse che si prova nei confronti dei vari personaggi (che sono davvero tanti e così diversi ma proprio per questo ognuno finisce per inmedesimarsi con uno di loro). Di essi conosciamo il presente ma anche il passato, il loro coinvolgimento nella rapina ma anche i loro affetti familiari, i loro innamoramenti, i loro momenti di malinconia. Ecco che Mosca, che ha coinvolto nella rapina anche il figlio Denver, resta sconvolto dalla notizia che il figlio ha soppresso un ostaggio (notizia che poi si rivelerà falsa) e desidera costituirsi. Dell’ispettore Raquel conosciamo i suoi problemi familiari (divorziata da un marito violento, deve occuparsi della figlia e della madre svampita). Siamo anche al corrente del dramma di Nairobi, esperta in falsificazione di banconote, ai cui è stata tolta la figlia per darla in adozione a un’altra famiglia; Rio, esperto informatico, resta sconvolto quando viene a sapere dalla televisione che i suoi genitori non lo riconoscono più come figlio dopo che hanno saputo che anche lui è nella lista dei sequestratori. Ci sono dei momenti molto belli quanto insoliti in un seria TV: in risposta all’ostaggio Monica, segretaria e amante di Arturo, direttore della Zecca e uomo sposato, che chiede una pillola per abortire, Denver si slancia in una difesa appassionata del diritto di tutti i bambini di nascere e riesce a far cambiare idea alla donna. Addirittura unica è la conversazione fra uno dei rapitori e Arturo, criticato per la sua doppia vita sentimentale, durantela quale viene sviluppata una difesa del “santo matrimonio”. Evidentemente si tratta di una frase che può ancora esser inserita in un serial spagnolo senza destare problemi, mentre in uno italiano sarebbe stato inconcepibile, se non in bocca a un sacerdote.

Si comprende ben presto che non ci troviamo di fronte al classico schema dove ci sono i cattivi da una parte e i bravi poliziotti che sventano il colpo dall’altra: i rapitori sono spesso tratteggiati come carichi di umanità, pronti ad aiutare chi ne ha bisogno mentre i poliziotti non sono esenti da pecche e da debolezze. Siccome ogni puntata corrisponde circa a un giorno trascorso, è come se poliziotti e delinquenti firmassero ogni mattina il cartellino, pronti a fare con scrupolo il loro mestire su fronti diversi, quasi non ci fosse alcuna distinzione fra chi si trova dalla parte giusta e chi dalla parte sbagliata.

Si tratta di una tendenza che ormai ha preso un’ampia diffusione: il film La truffa dei Logan, uscito da poco nelle sale, prospetta una situazione simile: un bravo padre di famiglia, rimasto disoccupato, suo fratello, che ha perso il braccio per servire la partia in Irak, si mettono insieme ad altri specialisti dello scasso per rapinare il giro di commessee di una corsa automobilistica. La polemica sociale sottesa dal film da parte del regista Sodergergh è chiara: di fronte a una situazione sociale, negli Stati uniti, marcata sempre di più dalle disuguaglianze, rubare soldi sprecati nelle scommesse appare un gesto alla Robin Hood. La casa del papel si pone con un atteggiamento molto simile, personaggi spinti ai margini della società non compiono in fondo neanche un furto nel puro senso della parola perché non tolgono il denaro a nessuno ma si mettono a fabbricarlo. In Spagna è ancora vivo il movimento degli Indignados del 2011 che fece scendere nelle piazze migliaia di persone oppresse dalla grave crisi economica ed è su questo atteggiamento che punta il professore, sperando di avere l’opinione pubblica dalla propria parte.

Come hanno chiaramente sottolineato Armando Fumagalli e Paolo Braga in un loro saggio (P. Braga, G. Gavazza, A. Fumagalli -The Dark Side - 2016 - Dino Audino Editore), nella nuova serialità (almeno nei canali a pagamento), i protagonisti sono molto spesso degli antieroi. Gli antieroi hanno il vantaggio di poter  venir disegnati con un chiaro-scuro più marcato e  non si tratta in genere di lavori con un approccio nichilista: in fondo il male è tratteggiato come male perché non vengono nascoste le conseguenze negative di un comportamento criminale. Nel caso di questo serial la situazione è più ambigua: è vero che tutti i personaggi di La casa di carta sembrano brave persone che vivono per un sogno segreto che deve servire per riscattare il loro passato ma il principio che il male finisce per far pagare dolorosamente la scelta fatta non è particolarmente rispettato: forse per esigenze di copione il confronto sequestratori – polizia sembra improntato a uno meticoloso bilanciamento politically correct fra le due parti.

Occorre inoltre aggiungere che le situazioni amorose che si sviluppano all’interno e all’esterno della Zecca hanno ben poco di romantico. Si avviano dei rapporti perché una donna ha bisogno di venir consolata, oppure un’altra deve ringraziare il rapitore che le ha salvato la vita o un’altra ancora si offre nella speranza di poter venir liberata.  Anche la relazione che instaura l’ispettrice Raquel sembra una forma di fuga dalla propria solitudine.

Alla fine, fra un errore della polizia, una contromossa del professore, la situazione è di completo stallo e, terminata la prima stagione, è in onda in questo periodo la seconda sulla piattaforma Netflix, mentre sono iniziate le riprese della terza.  Non importa in fondo scoprire quando la Zecca verrà liberata o se gli scasinatori si porteranno realmente via milioni di euro; è molto più interessante seguire le vicende, le alleanze, i litigi, gli amori dei protagonisti...

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TREDICI (Prima Stagione)

Inviato da Franco Olearo il Sab, 06/02/2018 - 21:19
Titolo Originale: 13 Reasons Why
Paese: USA
Anno: 2017
Sceneggiatura: Brian Yorkey
Produzione: July Moon Productions, Kicked to the Curb Productions, Anonymous Content, Paramount Television
Durata: 13 puntate di 50' su Netflix
Interpreti: Dylan Minnette, Katherine Langford, Alisha Boe, Christian Navarro:

Una high school è sconvolta dalla notizia che Hannah Baker, una ragazza dell’ultimo anno, si è suicidata. Gli insegnanti cercano di aiutare gli studenti a superare lo shock e a tornare alla normalità delle attività scolastiche ma i genitori di Hannah decidono di intentare una causa contro la scuola perché ritengono che la loro figlia sia stata vittima di bullismo. Intanto Clay, un ragazzo timido e introverso, da sempre innamorato di Hannah, riceve una scatola con tredici audiocassette. Sono state incise dalla ragazza per spiegare i motivi del suo suicidio. Ogni lato della cassetta è dedicato a uno dei suoi compagni/compagne di scuola che non hanno saputo aiutarla nel momento in cui più ne aveva bisogno. Clay inizia ad ascoltare le cassette ma ne resta sconvolto anche perché viene a sapere che altri hanno ascoltato le registrazioni e si stanno organizzando per evitare che certe responsabilità che Hannah ha denunciato non vengano rese note....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un cupo pessimismo sull’uomo e sul mondo pervade la fiction : tutti i protagonisti sono chiusi in se stessi, privi di un minimo di generosità e di coraggio, i violenti hanno la meglio e la decisione di suicidarsi non trova adeguate controargomentazioni
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di violenza con dettagli splatter, stupro di due ragazze adolescenti, alcool e droga. Il suicidio è presentato come una soluzione che viene impiegata per riscattare le incomprensioni subite senza che vengano prospettate soluzioni che aprano all'alternativa della speranza
Giudizio Artistico 
 
Una sceneggiatura modesta genera dialoghi spesso poco interessanti e una certa lentezza e ripetitività caratterizza ogni puntata
Testo Breve:

In un liceo, il suicidio di una ragazza genera un senso di colpa in tutti i compagni che l’hanno conosciuta. Un serial dai toni cupi che cerca di attirare l’attenzione con scene particolarmente crude

La fiction TV Tredici (in originale: Thirteen Reasons Why) ha avuto un buon successo e la piattaforma Netflix, che la rende disponibile, ha organizzato una campagna di promozione sulla qualità dei suoi programmi puntando su questo serial. Lo stesso Alessandro D’Avenia, in un suo articolo apparso sul Corriere della Sera del 21 maggio 2018, pur criticando, ovviamente, l’insensatezza di avere tredici ragioni per suicidarsi, ha colto il pretesto di questo successo per sottolineare come la narrazione sia uno strumento insostituibile per gli adolescenti perché “la finzione narrativa è la basilare realtà virtuale che simulando problemi, paure, paradossi, ci prepara ad affrontarli”. Se ciò è vero per la narrazione in generale, nel caso di Tredici ci sono dei problemi da tenere in conto e non sono pochi. 

Iniziamo con il pubblico a cui la fiction è destinata. Netflix, prima dell’inizio di ogni puntata, avvisa a chiare lettere che la fiction è vietata ai minori di 14 anni (violenza, linguaggio, alcool, droga, due scene di stupro) ed è da sconsigliare  a   persone inclini alla depressione. Si tratta di avvisi che all'atto pratico hanno ben poco effetto, anzi probabilmente quello opposto e come ha sottolineato lo stesso D’Avenia “saranno proprio loro (i minori), a guardarla”, perché un programma che tratta dei loro problemi e che può essere visto anche con l’ausilio di un semplice cellulare, sfugge facilmente a qualsiasi (eventuale) controllo. La scena nella quale Hannah si suicida dentro la vasca da bagno tagliandosi le vene poteva essere accennata: non era necessario che si vedesse la lametta da rasoio penentrare nella carne facendo uscire sangue a fiotti: si è dato in questo modo alimento alle curiosità più morbose. Il problema del pubblico a cui è rivolto va comunque al di là delle immagini che vengono mostrate e riguarda anche la sfera psicologica: la struttura stessa del racconto (una ragazza che si suicida lasciando una testimonianza registrata su tutte le volte in cui non è stata aiutata)  lascia spazio a quello che è un tipico atteggiamento delle persone più fragili psicologicamente: chi si sente trascurato o poco ascoltato potrebbe vedere il suicidio come un metodo per riuscire, finalmente, ad attirare su di sé l’attenzione di tutti.

Un altro problema che traspare da questa fiction è la cupa immanenza. La vicenda si svolge all’interno di un circuito chiuso casa-scuola e per i  ragazzi esiste un solo mondo, quello costituito dalle loro relazioni reciproche: gli adulti (i genitori, gli insegnanti) sono pressoché inutili e perfino patetici, quando chiedono ai ragazzi di confidarsi con loro e di raccontare qualcosa di loro stessi. Un altro film ambientato in una High School, High School Musical, pur rientrando nel genere di puro intrattenimento, finisce per risultare più realistico perché pone l’accento  su due tipiche tendenze del periodo adolescenziale che aiutano i ragazzi a uscire da se stessi e dal loro piccolo mondo: la necessità di capire cosa “faranno da grandi” e la scoperta dell’amore. L’amore è quel processo misterioso dove si scopre che la propria felicità dipende da un altro e questo fatto ci costringe a uscire da noi stessi e a prendersi cura dell’altro. Al contrario, nessuna di queste due trascendenze è rilevante in Tredici. La scuola appare l’unico universo possibile e delle due relazioni sentimentali presenti (quella di Jessica con Justin e di Hannah con Clay), la prima ha una forte caratterizzazione sessuale (sopratutto da parte di lei, che cede anche al vizio di bere) mentre la seconda, che non va oltre le parole e un bacio, non raggiunge mai il livello della generosa  apertura di sé all’altro perchè entrambi soffrono di pesanti blocchi psicologici.

Il terzo problema che manifesta questa serie è di tipo antropologico: i personaggi che sono stati costruiti appaiono alla fine poco realistici, tanto da far supporre un difetto di sceneggiatura più che una voluta scelta di rappresentare una definita tipologia di persone. C’è in loro sempre qualcosa che li trattiene, anche nei i ragazzi e nelle ragazze migliori, dall’avere un grammo di generosità e di coraggio. Sono tutti dei pusillanimi rispetto agli avvenimenti che accadono. Perchè, quando due ragazzi si picchiamo di santa ragione davanti alla scuola e uno dei due è ormai a terra e l’altro infierisce sul suo corpo inerte senza pietà, nessuno dei compagni che fanno pannello intorno a loro interviene? Perché Zach, un ragazzo con cui Hannah è entrata in confidenza, quando riceve da lei un biglietto con la richiesta di aiuto e comprensione, lo getta via senza prendere altre iniziative? “Anch’io sono un ragazzo solo e ho avuto paura”: così si giusticherà in seguito. Perché la stessa Hannah, quando si trova, per puro caso, nella stessa camera da letto nella quale un ragazzo inizia a violentare Jessica che giace sul letto ubriaca, non interviene, non inizia a strillare come farebbe qualsiasi ragazza per attirare l’attenzione delle altre persone presenti alla festa, ma anzi scappa via?  Possibile che in quella scuola non esista un solo essere umano, adulto o adolescente, che abbia il coraggio di affrontare quelle situazioni che si stanno deteriorando?

Nel blog del Parental Television Council americano, oltre ai tanti commenti contrari alla fiction, un solo genitore (un insegnante) ha dichiarato di averla vista assieme alla figlia 14-enne. Egli conferma  la necessità, durante la visione, della presenza di un genitore ma al contempo ritiene giusto che questo serial abbia avuto il coraggio di denunciare la consuetudine al bullismo che si è ormai radicata anche nelle scuole più rispettabili, come quella frequentata da sua figlia e gli attribuisce un valore educativo.

In realtà una denuncia in se’ non è sufficiente. Se un ragazzo/una ragazza è oggetto di bullismo, deve sapere che può rivolgersi ai genitori o agli insegnanti e il conforto che può ricevere da una fiction  di questo genere, è lo scoprire che c' è la speraza di uscire dalla sua sgradevole situazione.

Nulla di tutto ciò traspare da Tredici: i violenti continuano  a picchiare, gli stupratori trovano nuove ragazze  per i loro fini, le vittime non hanno il coraggio di denunciare le angherie subite per timore di esser ulteriormente prese in giro, i genitori sembrano vivere in un altro mondo e gli insegnanti preferiscono dimenticare quel poco che hanno capito per non avere seccature e tornare alla tranquilla routine quotidiana.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL MIRACOLO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 05/28/2018 - 08:31
Titolo Originale: Il Miracolo
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: Niccolò Ammaniti, Francesco Munzi, Lucio Pellegrini
Sceneggiatura: Niccolò Ammaniti, Stefano Bises, Francesca Manieri, Francesca Marciano
Produzione: Sky Italia, Wildside, Arte France, Kwaï
Durata: 8 puntate di 50' su Sky Atlantic dall'8 maggio 2018
Interpreti: Guido Caprino, Elena Lietti, Sergio Albelli, Alba Rohrwacher, Tommaso Ragno

Le forze speciali fanno incursione nel bunker del boss Molocco. Lo trovano sul pavimento, coperto di sangue. In cucina, una piccola statua della Madonna. Il Primo Ministro Pietromarchi viene portato in una piscina dismessa dove è stata trasferita la statuina. Qui il generale dei Carabinieri Votta gli fa vedere come dagli occhi della Madonnina sgorghi senza interruzione sangue umano e non ci sono trucchi: si tratta di un fenomeno che va contro ogni legge della fisica. Si decide di mantenere segreta la scoperta e viene costituita una equipe di specialisti incaricata di analizzare il fenomeno. Fra i loro c’è Sandra, un’ematologa dell’Arma, che ne raccoglie un campione e lo somministra alla madre, gravemente malata. Intanto Marcello, un prete di periferia, conduce una vita disordinata, si indebita al gioco e frequenta prostitute ma è un vecchio amico del Primo Ministro, che lo convoca per aiutarlo a decifrare il fenomeno della statua che piange…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il serial cerca di attirare lo spettatore con pseudo tematiche di fede che in realtà sono espressione di superstizione e fanatismo settario
Pubblico 
Adolescenti
Nudità, comportamenti estremi diseducativi
Giudizio Artistico 
 
L’autore usa troppo spesso l’espediente di stupire lo spettatore con comportamenti fuori norma ma poi si trova in difficoltà a ridare coesione al racconto nella sua globalità. Ottima recitazione da parte di tutti
Testo Breve:

Una statua della Madonna lacrima abbondantemente sangue. Si tratta di un miracolo o di qualche sconosciuto fenomeno fisico? I protagonisti coinvolti reagiscono in modo diverso ma Ammanniti ha difficoltà a tirare le fila di questo  giallo del dubbio e della superstizione che lui 

Come sono realizzati i serial delle Pay TV? Sono orientati a un pubblico più selezionato rispetto alla più ampia audience delle TV generaliste e sono in genere “strani”.  Rompono gli schemi più ovvi, anzi amano scioccare gli spettatori con comportamenti insoliti, presentare personaggi eccentrici come The Young Pope di Paolo Sorrentino, per limitarsi alle fiction di produzione italiane, e porsi spesso in un’aristocratica posizione al di sopra del bene e del male. Questo serial TV Il Miracolo di Niccolò Ammaniti, qui sceneggiatore e regista, chiaramente progettato da SKY per un mercato internazionale, non è da meno. La first lady italiana, impegnata ad accompagnare suo marito a un ricevimento ufficiale, non disdegna di accoppiarsi nella toilette delle signore con un uomo appena conosciuto; l’uomo con i capelli lunghi che vediamo, quella stessa notte,  girovagare per le strade in cerca di una prostituta e che si mostra totalmente dipendente dal vizio del gioco, lo scopriamo, la mattina successiva, indossare l’abito talare e celebrare la messa, perché si tratta di un sacerdote.  Non si tratta solo di un gioco al mistero, con colpi di scena che pur ci sono, ma di destabilizzare i riferimenti dello spettatore, per portarlo, quasi una forma di catarsi, su terreni inesplorati, come la scoperta di una statua della Madonna che piange ininterrottamente sangue umano, al di là di qualsiasi legge fisica.  Forse Ammanniti ha voluto invitarci a indagare angoli inesplorati del mistero della fede cristiana?  Ovviamente no. Chi ha una fede ben coltivata, sa bene che il miracolo, se ufficialmente riconosciuto, è espressione della misericordia divina nei confronti di chi l’ha invocata con cuore sincero, non si tratta del fenomeno da baraccone come quello di una statua che “piange” nove litri di sangue all’ora (ma la sigla iniziale dove sono presenti immagini prese dal vivo di processioni di devozione alla Madonna, sembrano polemicamente far riferimento a un presunto eccessso di superstizione in certi riti cattolici).

Si tratta piuttosto di un’altra fiction TV basata sul principo del “what if”, del  “cosa accadrebbe se” in voga in molti lavori, sopratutto stranieri. Basterebbe citare Leftover (che iniziava raccontandoci che il 2% della popolazione mondiale era inspiegabilmemte sparita) oppure il francese Les Revenants, dove alcune persone morte da qualche tempo ritornano in vita, accompagnate da strani fenomeni fisici. Ammanniti era la persona giusta per un racconto del genere, perchè spesso nei suoi romanzi (Che la festa cominci, Anna) ci aveva già raccontato eventi staordinari che sconvolgevano persone ordinarie.

In questo Il Miracolo veniamo a conoscere personaggi con atteggiamenti diversi: il più controllato e razionale è  il primo ministro Pietromarchi (Giulio Caprino) che di fronte a un fenomeno inspiegabile e a una crisi politica che si sta profilando, riesce ancora a dominare gli eventi; anche il generale dei Carabinieri Votta (Sergio Albelli) è pronto ad applicare tutte le classiche metodologie investigative per far luce sulla genesi del mistero, pur presentando un saggio rispetto verso un fenomeno che, se interpretato in forma di miracolo, finirebbe per portare uno scossone in un’Italia che mantiene, nonostante tutto, tradizioni di fede. Una figura totalmente fuori registro  è padre Marcello (Tommaso Ragno), che passa dalla schiavitù nei confronti di una sensualità incontrollata, alla ricerca di mortificazioni di stampo medioevale. Sbiadita anche la figura di Sandra (interpretata da  Alba Rohrwacher, qui fuori della parte, forse perché mal diretta) che si muove incerta fra scienza e superstizione e alla quale, per inserire anche lei nella tipologia della personaggi “strani”, è stata associata una inclinazione lesbica. Molto più interessante è la figura di Sole (Elena Lietti) alla ricerca di una sua caratterizzazione che possa andare al di là della sua funzione di moglie del Premier, anche se alla fine non riesce neanche lei a sfuggire all’obbligo si stupire lo spettatore e si mostra incline a dare sfogo alle sue voluttà anche quando si tratta di un semplice portapacchi che ha bussato alla sua porta.

In conclusione, a metà dello sviluppo del serial, l’evento originario, che avrebbe dovuto scatenare l’interesse dello spettatore, il presunto miracolo, resta posizionato ai margini dei flussi narrativi principali, che si concentrano invece sui percorsi, spesso insoliti, dei singoli personaggi e sarà forse solo il finale (speriamo) che porterà a un ricongiungimento dei vari filoni.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA MAFIA UCCIDE SOLO D'ESTATE - CAPITOLO 2

Inviato da Franco Olearo il Mer, 05/16/2018 - 13:50
Titolo Originale: La mafia uccide solo d'estate - Capitolo 2
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Luca Ribuoli
Sceneggiatura: Pif, Stefano Bises, Michele Astori
Produzione: Wildside, Rai Cinema
Durata: 12 episodi di 50min su RaiUno a partire dal 26 aprile 2018
Interpreti: Claudio Gioè, Anna Foglietta, Nino Frassica, Francesco Scianna, Angela Curri

Palermo 1979. Mentre la mafia continua a eliminare chiunque sia di ostacolo ai propri affari, Lorenzo Giammaresi non si sente affatto tranquillo e comunica alla sua famiglia che ha chiesto il trasferimento. Questa notizia getta tutti nello sconforto. La moglie Pia, che da anni attende un incarico di ruolo come insegnante, rompe ogni indugio e chiede a suo fratello Massimo, che ha legami con la mafia, di ottenere una cattedra. La figlia adolescente Angela, si stringe più vicino al suo fidanzato Marco, forse anche troppo. Solo il piccolo Salvatore ha ben altro a cui pensare: continua a soffrire per la partenza di Alice che si è trasferita in Svizzera o almeno così crede lui..

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film è permeato di un forte senso civico e manifesta il grande valore di una lotta decisa contro la mafia ma nella cronaca familiare che si sviluppa in parallelo non traspare il valore della vita che sta per nascere
Pubblico 
Adolescenti
Alcune rapide nudità e un caso di aborto procurato
Giudizio Artistico 
 
Il regista sa abilmente alternare fatti derivati dalla cronaca vera a movimenti da commedia nello sviluppo della storia della famiglia Giammaresi. Buona l’interpretazione di tutti ma in particolare di Anna Foglietta.
Testo Breve:

La famiglia Giammaresi si trova a risolvere i tanti problemi di ogni giorno mentre a Palermo pochi eroi solitari cercano di contrastare l’efficiente  organizzazione mafiosa. Cronaca e commedia convivono in un racconto spesso divertente

Dopo il film omonimo del 2013, il primo diretto, sceneggiato e interpretato da Francesco Diliberto e dopo la prima stagione del serial televisivo, RaiUno trasmette ora la seconda annata. Potrebbe sembrare un po’ troppo ma la formula trovata da Pif risulta particolarmente indovinata. La serie si appoggia su di un forte senso civile: mentre partecipiamo alle vicende della famiglia Giammaresi, veniamo a conoscere più da vicino tanti grandi uomini che hanno avuto il coraggio di contrastare la mafia, pagando con la morte. Primo fra tutti il governatore della regione Piersanti Mattarella ma anche, in quell’anno, i magistrati Rocco Chinnici e Cesare Terranova, il maresciallo Lenin Mancuso. Sullo sfondo compaiono anche i più importanti capi mafiosi del tempo (Totò Riina, Leoluca Bagarella, Tommaso Buscetta) e originale è la rappresentazione che Pif ha voluto fare di loro: i mafiosi sono quasi sempre colti in incontri collettivi, dove di comune accordo decidono  le nuove opportunità di guadagno e come eliminare gli ostacoli che si pongono davanti al loro cammino, in forte contrasto con i rappresentanti  del diritto e dell’ordine, che sembrano esser stati lasciati in drammatica solitudine.

In primo piano resta la cronaca familiare dei Giammaresi, raccontata con ironia e qualche spunto veramente divertente, che alleggerisce la cronaca dei fatti realmente accaduti. Non si tratta però di due piani paralleli non comunicanti ma cronaca vera e fiction familiare si intrecciano. Se è molto bello il ricordo della visita del Presidente della Repubblica Pertini alla regione per mostrare un sostegno visibile a Piersanti Mattarella, le difficoltà di ogni giorno rendono facile la tentazione di risolverle come fanno tutti. E’ quello che succede alla signora Pia, che accetta di farsi raccomandare attraverso i canali mafiosi per ottenere il posto da insegnante. E’ la stessa fragilità, anche più grave, che colpisce Massimo, il fratello di Pia, che aspirando a vantaggi personali, si lega a filo stretto con Tommaso Buscetta, anche se non ha assolutamente l’animo per venir utilizzato come killer. Si crea così una racconto a due piani, costituito da esseri umani fragili, sempre in bilico fra l’aderenza ai principi e l’urgenza di risolvere problemi contingenti. e  da coloro  che non tentennano: gli eroi del coraggio civile da una parte e i mafiosi dall’altra.

Anche le vicende personali della famiglia Giammaresi hanno risvolti drammatici: la figlia Angela, di 17 anni, resta incinta (quando, in un qualunque serial televisivo che vediamo oggi, ci accorgiamo che uno dei protagonisti è un’adolescente, l’unico dubbio che possiamo avere è se resterà incinta fin dalla prima puntata o in quelle successive). Per la giovane, la notizia che le ha dato il dottore assume i caratteri di una vera e propria tragedia e assieme al suo ragazzo, Marco, decide di abortire. Si tratta di una delle sequenza più drammatiche: Angela, completamente sola, si trova in sala operatoria circondata da uomini sconosciuti in camice bianco, senza sapere esattamente cosa le sta per succedere. Solo a cose fatte ha il coraggio di confidarsi con la madre. Nel dialogo che intercorre fra loro due, traspare il pensiero dell’autore. “Perché non me lo hai detto subito?” “Perché mi vergognavo: mi avevi detto di stare attenta. E poi ho avuto paura che mi avreste costretta a tenerlo”. “Sei pentita?”  “Moltissimo: di non essere stata più attenta e poi di averlo fatto senza di voi”.  Questo dialogo sembra esprimere la visione dell'aborto come un male necessario, in alcune circostanze.   Non c’è nessun segno di attenzione verso quell’essere umano che stava per nascere. Le cose che non hanno funzionato in questa vicenda, secondo Angela, sono non aver preso le adeguate precauzioni e aver dovuto affrontare l’intervento senza il sostegno dei genitori.

Particolarmente negativa è anche la figura di fra Giacinto verso il quale Pif lascia trasparire tutto il suo disprezzo. Non si tratta solo di descrivere un frate sacerdote colluso con la mafia ma sono particolarmente sgradevoli i momenti in cui il frate mostra di manipolare il messaggio cristiano, per creare forse, nelle intenzioni dell’autore, una situazione spiritosa. Quando Pia si rivolge in confidenza a lui, tormentata dalla decisione se accettare una raccomandazione per il posto da insegnante oppure no, fra Giacinto risponde che la raccomandazione deve essere intesa come un segno della provvidenza.  Se è verosimile che a quell’epoca un frate dalla coscienza debole possa essere entrato in collusione con i capi della mafia, lo è molto di meno pensare che abbia perso tutto il suo bagaglio di credenze che hanno alimentato la sua vocazione. Più verosimile è scorgere, in questo e in altri episodi simili, l’indifferenza verso la fede dello stesso autore.

In complesso il serial appare ben recitato ma una menzione speciale va data ad Anna Foglietta per quel suo modo sensibile e appassionato di aver costruito la figura di Pia, come madre, moglie e insegnante.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TRANGER THINGS (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Lun, 03/26/2018 - 21:59
Titolo Originale: Stranger Things
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Matt e Ross Duffer
Produzione: Matt e Ross Duffer
Durata: disponibile su Netflix
Interpreti: Winona Ryswr, David Harbour, Millie Bobby Brown, Natalia Dyer, Charlie Heaton, MIchael Wheeler, Matthew Modine

Nel 1983, nella cittadina di Hawkins, nell’Indiana, quattro inseparabili amici di dodici anni trascorrono la giornata fra la scuola, le scorribande in bici e giocando a Dungeons & Dragons ma in rapida successione accadono due eventi incomprensibili: uno di loro, Will, scompare senza lasciare traccia e mentre i tre amici si apprestano a cercarlo, si presenta  loro una ragazza, loro coetanea, che non parla, si fa chiamare solo Undici e si rifugia nel loro scantinato perché ha paura di venire rintracciata. La ragazza è infatti  fuggita da un laboratorio top secret del governo statunitense. La madre di Will riceve delle strane telefonate; si convince che il ragazzo stia cercando di mettersi in contatto con lei e chiede aiuto allo sceriffo della contea, Jim Hopper. Anche i ragazzi si convincono che Will non è morto e che Undici può aiutarli nella ricerca, perché dotata di poteri psichici eccezionali….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il serial sviluppa la sua trama horror in una comunità dove fra gli adulti le relazioni familiari sono fragili e fra i giovani si sviluppano frequenti casi di bullismo. Solo i tre ragazzi danno il buon esempio di un’amicizia che si esprime attraverso una concreta solidarietà
Pubblico 
Adolescenti con riserva
Il serial presenta scene spaventose e angoscianti che coinvolgono una ragazza dodicenne. Situazioni di conflitto familiare. Un rapporto prematrimoniale fra adolescenti. Netflix: VM14
Giudizio Artistico 
 
Buona recitazione da parte di tutti i coprotagonisti, anche i più piccoli. Efficace disvelamento progressivo del mistero
Testo Breve:

In una cittadina che ricorda tanto quella del film ET-l’Extraterrestre, accadono eventi misteriosi e scompare un dodicenne. Un Serial ben realizzato ma troppo spaventoso per un pubblico che si potrebbe identificare con i protagonisti

Quando i gemelli Matt e Ross Duffer, ideatori e produttori di Stanger Things, nacquero nel 1984, E.T. – l’Extraterrestre di Steven Spielberger era uscito due anni prima;  Halloween - la notte della streghe di John Carpenter, nel ’78  e Aliens di James Cameron del 1979.  Nelle loro interviste i gemelli non hanno fatto mistero di aver voluto omaggiare i classici del cinema e della letteratura fantastica degli anni ottanta, cercando di trasmettere agli spettatori quello stimolo all'immaginazione e il desiderio di avventura che anche loro avevano provato.

A ciò occorre aggiungere la nostalgia per un mondo dove non si usavano i cellulari (i ragazzi in molte sequenze impugnano dei walkie talkie) e c’era più tempo per stare insieme. Al contempo si era ancora nel periodo della Guerra fredda e circolavano strane notizie su sinistri esperimenti portati avanti dalla CIA sulla psiche umana (nostalgia artisticamente ricercata anche di recente, dal premio Oscar La forma dell’acqua).

In effetti i richiami a ET sono molti: anche il film di Spielberg iniziava mostrandoci i ragazzi intenti a giocare a Dungeons and Dragons, a correre in bicicletta fra una loro casa e l’altra, tutte di tipo monofamiliare immerse nel verde. Anche nel serial c’è un’apparizione misteriosa: questa volta non si tratta di ET ma di una ragazza che si fa chiamare Undici, che parla pochissimo e che loro nascondono in cantina. Ma anche lei, come ET, fa levitare gli oggetti.

I riferimenti al film di Spielberg finiscono qui. ET- L’Extraterrestre era un capolavoro di poesia, l’esaltazione dei sogni dell’infanzia, della purezza e della fantasia dei bambini, Stranger Things appartiene invece al genere horror, non solo per il timore di quella “cosa aliena” che ogni tanto compare e rapisce dei ragazzi, ma per le sequenze dove una bambina viene sottoposta a esperimenti sempre più pericolosi e traumatizzanti. Anche le trame di contorno presentano situazioni che poco hanno a che fare con il mondo innocente di Spielberg. Gli ambienti familiari in cui vivono i ragazzi non sono sereni. Sono molte le separazioni e i conflitti fra coniugi e quando finalmente ci viene presentata una coppia tranquilla, quella dei genitori di Nancy, è lei la prima a costatare che si è trattato di un matrimonio di pura convenienza. E’ proprio Nancy, un’adolescente irrequieta, incapace di relazionarsi in modo sereno con sua madre, che si organizza la sua prima notte con un ragazzo che le piace. Si tratta quindi di un serial disarmonico, di genere horror, che tratta tematiche da maggiorenni ma pone come protagonisti dei dodicenni ed è stato questo il motivo per cui il lavoro è stato respinto da tutti i principali canali televisivi. Alla fine solo Netflix ha accettato di programmarlo vietandolo però in Italia, ai minori di 14 anni.

Il racconto si sviluppa, nella prima stagione, su otto puntate e gli autori sono stati abili nel diluire il disvelamento della verità lungo tutto l’arco narrativo, mantenendo sempre alta la curiosità dello spettatore. I personaggi sono tutti ben caratterizzati con una certa preferenza verso i nerd posti ai margini per la loro sensibilità: fra tutti Jonathan, il fratello del ragazzo scomparso, cresciuto senza un padre che si è allontanato presto da casa e Mike, il ragazzo che più degli altri riesce a comprendere e a stare vicino alla “diversa” Undici. In contrasto con loro ci sono i seguaci della pura ragione: Jim, il capo della polizia, che non ha alcun pregiudizio e avanza diritto verso la verità, meticoloso nel cercare prove e indizi, forse il personaggio più riuscito. Simile a lui è Lucas, il ragazzino afroamericano, che non fa passi avanti nella ricerca finché non riconosce l’esistenza di solide garanzie di credibilità.

Brava anche Wynona Rider (un altro omaggio agli anni ’80) anche se la parte di madre addolorata di Will la porta spesso a recitare sopra le righe.

Il serial ha vinto nel 2017 il Golden Globe come miglior serie televisiva drammatica e fra gli Emmy Awards ha raccolto cinque premi: miglior casting, miglior tema musicale e miglior montaggio sia audio che video.

Il serial (sia nella prima che nella seconda stagione) è disponibile sulla piattaforma Netflix

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LAURA, UNA VITA STRAORDINARIA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 02/22/2018 - 09:48
 
Titolo Originale: Laura, una vida extraordinaria
Paese: Colombia
Anno: 2015
Regia: María Isabel Paramo, Linda Lucía Callejas
Sceneggiatura: Marisol Galindo
Produzione: Caracol Televisión
Durata: Dal 28 gennaio 2018 su TV2000 ogni domenica e lunedì
Interpreti: Julieth Restrepo,

Laura Montoya Upegui nasce nel 1874 a Jerocó nella regione meridionale del dipartimento di Antioquia (Colombia). A soli due anni perde suo padre, che viene ucciso mentre cerca di proteggere la chiesa da un assalto di rivoluzionari. Accolta, assieme alla madre, in casa dei nonni, a 16 anni inizia a frequentare il collegio “Normale de Institutoras" di Medellín, riuscendo a superare il suo handicap iniziale (non sapeva nè leggere nè scrivere) e conseguendo il diploma di maestra a soli 16 anni. Laura sente la vocazione per la vita consacrata ma non viene ritenuta idonea. Dopo un viaggio nella foresta dove incontra delle tribù indios, scopre la sua vocazione definitiva: evangelizzare gli indigeni della Colombia, che fino a quel momento avevano conosciuto solo bianchi avidi di conquiste. Dopo lunghi anni spesi a superare i molti ostacoli che trova davanti sia da parte della Chiesa (che considera l’attività missionaria un compito solo per uomini) che dalla società del tempo che vede la donna destinata al matrimonio oppure alla vita di clausura) trova la comprensione di monsignor Maximiliano Crespo, vescovo di Santa Fe de Antioquia e dello stesso Papa. Nel 1914 viene fondata la famiglia religiosa Hermanas Misioneras de María Inmaculada y Santa Catalina de Sena. Quello stesso anno Laura parte per una missione presso gli indios catios. Insieme a Laura partono la sua mamma, ormai settantenne e alcune amiche, che abbinano all’eroismo un pizzico di follia e che dal nome della loro fondatrice, verranno poi conosciute come “Laurite”....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Santa Laura Montoya, sostenuta dalla grazia divina, trova tutto il coraggio per portare a compimento un’iniziativa all’epoca rivoluzionaria: organizzare delle missioni presso gli indios costituite da sole donne
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il serial racconta in modo ordinato e coinvolgente i tanti ostacoli superati dalla santa, ottima interpretazione della protagonista che ha vinto il premio come migliore attrice al Premios India Catalina 2016.
Testo Breve:

Il racconto esaustivo della vita di Laura Montoya, la prima santa colombiana, che ebbe il coraggio soprannaturale di organizzare delle missioni presso gli indios costituite da sole donne

Nel quarto episodio di questo serial Tv di origine colombiana attualmente in onda la domenica e il lunedì su TV2000 (iniziata il 28 gennaio 2018), Laura è pronta per partire per i territori degli indios catios: ha ricevuto la benedizione dello stesso Santo Padre e ha trovato il sacerdote e le sorelle con le quali iniziale questa coraggiosa opera missionaria. Le difficoltà  però, ancor prima che dagli indios, arrivano dai colombiani bianchi: Laura con le sue compagne deve attraversare le ultime città di confine prima di addentrarsi nella foresta ma non risulta gradita. Le lauritas bussano alle porte di varie case per ottenere qualcosa da mangiare e da dormire ma queste restano sbarrate. Nessuno, gradisce questa tipo di missione basato su sole donne: a loro spetta solo sposarsi o andare in convento; non possono permettersi di sostituirsi agli uomini. Si trattò di  una delle tante, innumerevoli difficoltà che Laura Montoya dovette superare, sorretta dalla ferma convinzione che Dio voleva da lei il compimento di quella missione.

I fatti le diedero ragione: gli indios erano prevenuti nei confronti dei colonizzatori bianchi, che li consideravano degli esseri inferiori e che avevano cercato di sfruttare in tutti i modi loro e le loro terre. Sarà proprio il loro essere donne, a facilitare un avvicinamento senza pregiudizi e a renderli più accessibili al messaggio evangelico.

Il serial procede in modo sistematico, dal giorno della nascita di Laura e dalle difficoltà che sua madre prima e poi lei stessa, debbono affrontare. Dalla morte di suo padre, accoltellato per aver voluto difendere la chiesa dall’assalto di anticlericali e la confisca di tutti loro beni, alla vita di  stenti che sua madre con i suoi tre figli deve sostenere.  Intanto Laura bambina inizia a  sviluppare una forte vita interiore, sostenuta da mortificazioni corporali. Il racconto evidenzia lo sviluppo del suo amore per la natura, le piante e gli animali: un amore verso il  Creatore attraverso le creature, che le renderà spontaneo pensare che proprio gli indigeni della sua terra, abituati a una vita immersa in una natura intatta, fossero i più disponibili ad accogliere il messaggio cristiano.

La fiction riproduce con discrezione (una luce appare dall’alto, senz’altro chiarimento) quello che è stato il momento cruciale, a sette anni della vita della santa, raccontato da lei stessa nel suo diario: in una delle sue tante giornate nei campi, mentre è intenta a  guardare la vita delle formiche, riceve la definitiva certezza dell’esistenza di Dio, che sosterrà tutta la sua vita.

Irto di difficiltà fu anche il riconoscimento della validità di una missione tutta al femminile da parte della gerarchia ecclesiastica.  Il problema si sbloccò più per un’iniziativa proveniente dall’alto (il Papa) che finì per sostenere le idee, fortemente innovatrici e profetiche di  Laura Montoya. Nel giugno 1912 Pio X pubblicò l’enciclica Lacrimabili statu indorum, in cui esortava  i vescovi d’America a interessarsi degli indigeni e facilitare il loro inserimento nel resto della società. Nel 1919 Benedetto XV con la sua  enciclica Maximum Illud, affermò, senza mezzi termini, che era urgente “bandire una certa mentalità fra certi missionari che invece di essere animati dallo zelo di estendere il Regno di Dio, appare evidente il desiderio di allargare l’influenza del proprio paese”. Laura, dopo molte disillusioni, riusci a vedere riconsciuta la sua iniziativa anche dalle gerarchie locali: mons. Maximiliano Crespo, vescovo di Santa Fé de Antioquiache  garantì il suo sostegno.   Il 12 maggio 2013 Papa Francesco l’ha proclamata santa.

Le varie puntate della fiction hanno una struttura omogenea: in ognuna di esse viene evidenziato uno dei tanti ostacoli che senza interruzione, anche all’interno della sua stessa famiglia, Laura dovette sostenere , a cui contrappose la sua ferma volontà di portare a compimento ciò che lei sentiva come missione divina.

I molti dialoghi e i primi piani, secondo lo stile delle telenovela, caratterizzano la regia; buoe le interpretazioni di tutti i protagonisti e Julieth Restrepo ha vinto  nel 2016 il premio come migliore attrice al  Premios India Catalina.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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