Serial TV

LA CASA DI CARTA (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mar, 06/12/2018 - 19:13
Titolo Originale: La casa del papel
Paese: Spagna
Anno: 2017
Sceneggiatura: Álex Pina
Produzione: Vancouver Media, Atresmedia
Durata: 22 episodi di 55' su Netflix
Interpreti: Úrsula Corberó, Itziar Ituño, Álvaro Morte, Pedro Alonso, Paco Tous, Jaime Lorente, Esther Acebo

Otto persone vengono reclutate per una rapina ambiziosa: irrompere nella Fábrica Nacional de Moneda y Timbre, la zecca nazionale spagnola di Madrid e stampare 2.400 milioni di euro per poi sparire senza colpo ferire. Un progetto così geniate è stato concepito da un uomo che si è attribuito lo pseudonimo di professore e che ha anche la perspicacia di associare al suo piano le persone giuste, competenti nel mondo del furto ma anche disperati, che in quest’avventura non hanno nulla da perdere A ciascun componente della banda viene dato il nome di una città (Tokyo, Mosca, Berlino, Nairobi, Rio, Denver, Helsinly e Oslo) perchè le identità di ognuno devono rimanere segrete ed è proibito instaurare relazioni personali o sentimentali. I protagonisti si nascondono per cinque mesi in una tenuta nelle campagne di Toledo per prepararsi adeguatamente: il piano è stato concepito in modo che non ci siano vittime. L’entrata dei rapiratori nella Zecca ha successo e i funzionari della banca vengono presi in ostaggio, inclusa una classe di studenti in visita in quel momento. La polizia manda sul posto l’ispettrice Raquel Murillo, esperta in negoziazioni. Il professore ha escogitato un piano particolarmente valido: i giorni passano e la polizia non riesce a fare irruzione. Ma all’interno del palazzo non tutto va secondo i piani.....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
I rapinatori-sequestratori sembrano spesso dotati di buoni sentimenti soprattutto per quel che riguarda i valori familiari; resta la negatività di tenere prigionieri, a servizio della propria volontà, degli ostaggi
Pubblico 
Maggiorenni
Il serial è marcato VM14 per un linguaggio crudo con molti riferimenti sessuali, rapporti intimi (con nudità limitate), e violenza nei limiti del genere
Giudizio Artistico 
 
Ben caratterizzati tutti i personaggi nelle loro aspirazioni e nelle loro debolezze. La componente thriller è gestita con abilità, in modo che ogni puntata abbia la sua buona dose suspence.
Testo Breve:

Una banda guidata da un geniale professore  riesce ad entrare nella Zecca di Stato e a stampare impunemente nuove banconote. Un thriller dove tutti i personaggi sono ben disegnati e i colpi di scena sono garantiti

Diciamo subito che questo serial tv di Netflix è molto ben fatto. Al di là di qualsiasi analisi dettagliata del come abbia ottenuto questo risultato (sceneggiatura, regia, recitazione) conta l’impatto sullo spettatore: chi inizia a vedere le prime puntate desidera andare avanti fino alla fine. Si tratta di un’empatia che si innesca non solo per la componente thriller in sé, che è comunque generosa di colpi di scena a ogni puntata ma per l’interesse che si prova nei confronti dei vari personaggi (che sono davvero tanti e così diversi ma proprio per questo ognuno finisce per inmedesimarsi con uno di loro). Di essi conosciamo il presente ma anche il passato, il loro coinvolgimento nella rapina ma anche i loro affetti familiari, i loro innamoramenti, i loro momenti di malinconia. Ecco che Mosca, che ha coinvolto nella rapina anche il figlio Denver, resta sconvolto dalla notizia che il figlio ha soppresso un ostaggio (notizia che poi si rivelerà falsa) e desidera costituirsi. Dell’ispettore Raquel conosciamo i suoi problemi familiari (divorziata da un marito violento, deve occuparsi della figlia e della madre svampita). Siamo anche al corrente del dramma di Nairobi, esperta in falsificazione di banconote, ai cui è stata tolta la figlia per darla in adozione a un’altra famiglia; Rio, esperto informatico, resta sconvolto quando viene a sapere dalla televisione che i suoi genitori non lo riconoscono più come figlio dopo che hanno saputo che anche lui è nella lista dei sequestratori. Ci sono dei momenti molto belli quanto insoliti in un seria TV: in risposta all’ostaggio Monica, segretaria e amante di Arturo, direttore della Zecca e uomo sposato, che chiede una pillola per abortire, Denver si slancia in una difesa appassionata del diritto di tutti i bambini di nascere e riesce a far cambiare idea alla donna. Addirittura unica è la conversazione fra uno dei rapitori e Arturo, criticato per la sua doppia vita sentimentale, durantela quale viene sviluppata una difesa del “santo matrimonio”. Evidentemente si tratta di una frase che può ancora esser inserita in un serial spagnolo senza destare problemi, mentre in uno italiano sarebbe stato inconcepibile, se non in bocca a un sacerdote.

Si comprende ben presto che non ci troviamo di fronte al classico schema dove ci sono i cattivi da una parte e i bravi poliziotti che sventano il colpo dall’altra: i rapitori sono spesso tratteggiati come carichi di umanità, pronti ad aiutare chi ne ha bisogno mentre i poliziotti non sono esenti da pecche e da debolezze. Siccome ogni puntata corrisponde circa a un giorno trascorso, è come se poliziotti e delinquenti firmassero ogni mattina il cartellino, pronti a fare con scrupolo il loro mestire su fronti diversi, quasi non ci fosse alcuna distinzione fra chi si trova dalla parte giusta e chi dalla parte sbagliata.

Si tratta di una tendenza che ormai ha preso un’ampia diffusione: il film La truffa dei Logan, uscito da poco nelle sale, prospetta una situazione simile: un bravo padre di famiglia, rimasto disoccupato, suo fratello, che ha perso il braccio per servire la partia in Irak, si mettono insieme ad altri specialisti dello scasso per rapinare il giro di commessee di una corsa automobilistica. La polemica sociale sottesa dal film da parte del regista Sodergergh è chiara: di fronte a una situazione sociale, negli Stati uniti, marcata sempre di più dalle disuguaglianze, rubare soldi sprecati nelle scommesse appare un gesto alla Robin Hood. La casa del papel si pone con un atteggiamento molto simile, personaggi spinti ai margini della società non compiono in fondo neanche un furto nel puro senso della parola perché non tolgono il denaro a nessuno ma si mettono a fabbricarlo. In Spagna è ancora vivo il movimento degli Indignados del 2011 che fece scendere nelle piazze migliaia di persone oppresse dalla grave crisi economica ed è su questo atteggiamento che punta il professore, sperando di avere l’opinione pubblica dalla propria parte.

Come hanno chiaramente sottolineato Armando Fumagalli e Paolo Braga in un loro saggio (P. Braga, G. Gavazza, A. Fumagalli -The Dark Side - 2016 - Dino Audino Editore), nella nuova serialità (almeno nei canali a pagamento), i protagonisti sono molto spesso degli antieroi. Gli antieroi hanno il vantaggio di poter  venir disegnati con un chiaro-scuro più marcato e  non si tratta in genere di lavori con un approccio nichilista: in fondo il male è tratteggiato come male perché non vengono nascoste le conseguenze negative di un comportamento criminale. Nel caso di questo serial la situazione è più ambigua: è vero che tutti i personaggi di La casa di carta sembrano brave persone che vivono per un sogno segreto che deve servire per riscattare il loro passato ma il principio che il male finisce per far pagare dolorosamente la scelta fatta non è particolarmente rispettato: forse per esigenze di copione il confronto sequestratori – polizia sembra improntato a uno meticoloso bilanciamento politically correct fra le due parti.

Occorre inoltre aggiungere che le situazioni amorose che si sviluppano all’interno e all’esterno della Zecca hanno ben poco di romantico. Si avviano dei rapporti perché una donna ha bisogno di venir consolata, oppure un’altra deve ringraziare il rapitore che le ha salvato la vita o un’altra ancora si offre nella speranza di poter venir liberata.  Anche la relazione che instaura l’ispettrice Raquel sembra una forma di fuga dalla propria solitudine.

Alla fine, fra un errore della polizia, una contromossa del professore, la situazione è di completo stallo e, terminata la prima stagione, è in onda in questo periodo la seconda sulla piattaforma Netflix, mentre sono iniziate le riprese della terza.  Non importa in fondo scoprire quando la Zecca verrà liberata o se gli scasinatori si porteranno realmente via milioni di euro; è molto più interessante seguire le vicende, le alleanze, i litigi, gli amori dei protagonisti...

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TREDICI (Prima Stagione)

Inviato da Franco Olearo il Sab, 06/02/2018 - 21:19
Titolo Originale: 13 Reasons Why
Paese: USA
Anno: 2017
Sceneggiatura: Brian Yorkey
Produzione: July Moon Productions, Kicked to the Curb Productions, Anonymous Content, Paramount Television
Durata: 13 puntate di 50' su Netflix
Interpreti: Dylan Minnette, Katherine Langford, Alisha Boe, Christian Navarro:

Una high school è sconvolta dalla notizia che Hannah Baker, una ragazza dell’ultimo anno, si è suicidata. Gli insegnanti cercano di aiutare gli studenti a superare lo shock e a tornare alla normalità delle attività scolastiche ma i genitori di Hannah decidono di intentare una causa contro la scuola perché ritengono che la loro figlia sia stata vittima di bullismo. Intanto Clay, un ragazzo timido e introverso, da sempre innamorato di Hannah, riceve una scatola con tredici audiocassette. Sono state incise dalla ragazza per spiegare i motivi del suo suicidio. Ogni lato della cassetta è dedicato a uno dei suoi compagni/compagne di scuola che non hanno saputo aiutarla nel momento in cui più ne aveva bisogno. Clay inizia ad ascoltare le cassette ma ne resta sconvolto anche perché viene a sapere che altri hanno ascoltato le registrazioni e si stanno organizzando per evitare che certe responsabilità che Hannah ha denunciato non vengano rese note....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un cupo pessimismo sull’uomo e sul mondo pervade la fiction : tutti i protagonisti sono chiusi in se stessi, privi di un minimo di generosità e di coraggio, i violenti hanno la meglio e la decisione di suicidarsi non trova adeguate controargomentazioni
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di violenza con dettagli splatter, stupro di due ragazze adolescenti, alcool e droga. Il suicidio è presentato come una soluzione che viene impiegata per riscattare le incomprensioni subite senza che vengano prospettate soluzioni che aprano all'alternativa della speranza
Giudizio Artistico 
 
Una sceneggiatura modesta genera dialoghi spesso poco interessanti e una certa lentezza e ripetitività caratterizza ogni puntata
Testo Breve:

In un liceo, il suicidio di una ragazza genera un senso di colpa in tutti i compagni che l’hanno conosciuta. Un serial dai toni cupi che cerca di attirare l’attenzione con scene particolarmente crude

La fiction TV Tredici (in originale: Thirteen Reasons Why) ha avuto un buon successo e la piattaforma Netflix, che la rende disponibile, ha organizzato una campagna di promozione sulla qualità dei suoi programmi puntando su questo serial. Lo stesso Alessandro D’Avenia, in un suo articolo apparso sul Corriere della Sera del 21 maggio 2018, pur criticando, ovviamente, l’insensatezza di avere tredici ragioni per suicidarsi, ha colto il pretesto di questo successo per sottolineare come la narrazione sia uno strumento insostituibile per gli adolescenti perché “la finzione narrativa è la basilare realtà virtuale che simulando problemi, paure, paradossi, ci prepara ad affrontarli”. Se ciò è vero per la narrazione in generale, nel caso di Tredici ci sono dei problemi da tenere in conto e non sono pochi. 

Iniziamo con il pubblico a cui la fiction è destinata. Netflix, prima dell’inizio di ogni puntata, avvisa a chiare lettere che la fiction è vietata ai minori di 14 anni (violenza, linguaggio, alcool, droga, due scene di stupro) ed è da sconsigliare  a   persone inclini alla depressione. Si tratta di avvisi che all'atto pratico hanno ben poco effetto, anzi probabilmente quello opposto e come ha sottolineato lo stesso D’Avenia “saranno proprio loro (i minori), a guardarla”, perché un programma che tratta dei loro problemi e che può essere visto anche con l’ausilio di un semplice cellulare, sfugge facilmente a qualsiasi (eventuale) controllo. La scena nella quale Hannah si suicida dentro la vasca da bagno tagliandosi le vene poteva essere accennata: non era necessario che si vedesse la lametta da rasoio penentrare nella carne facendo uscire sangue a fiotti: si è dato in questo modo alimento alle curiosità più morbose. Il problema del pubblico a cui è rivolto va comunque al di là delle immagini che vengono mostrate e riguarda anche la sfera psicologica: la struttura stessa del racconto (una ragazza che si suicida lasciando una testimonianza registrata su tutte le volte in cui non è stata aiutata)  lascia spazio a quello che è un tipico atteggiamento delle persone più fragili psicologicamente: chi si sente trascurato o poco ascoltato potrebbe vedere il suicidio come un metodo per riuscire, finalmente, ad attirare su di sé l’attenzione di tutti.

Un altro problema che traspare da questa fiction è la cupa immanenza. La vicenda si svolge all’interno di un circuito chiuso casa-scuola e per i  ragazzi esiste un solo mondo, quello costituito dalle loro relazioni reciproche: gli adulti (i genitori, gli insegnanti) sono pressoché inutili e perfino patetici, quando chiedono ai ragazzi di confidarsi con loro e di raccontare qualcosa di loro stessi. Un altro film ambientato in una High School, High School Musical, pur rientrando nel genere di puro intrattenimento, finisce per risultare più realistico perché pone l’accento  su due tipiche tendenze del periodo adolescenziale che aiutano i ragazzi a uscire da se stessi e dal loro piccolo mondo: la necessità di capire cosa “faranno da grandi” e la scoperta dell’amore. L’amore è quel processo misterioso dove si scopre che la propria felicità dipende da un altro e questo fatto ci costringe a uscire da noi stessi e a prendersi cura dell’altro. Al contrario, nessuna di queste due trascendenze è rilevante in Tredici. La scuola appare l’unico universo possibile e delle due relazioni sentimentali presenti (quella di Jessica con Justin e di Hannah con Clay), la prima ha una forte caratterizzazione sessuale (sopratutto da parte di lei, che cede anche al vizio di bere) mentre la seconda, che non va oltre le parole e un bacio, non raggiunge mai il livello della generosa  apertura di sé all’altro perchè entrambi soffrono di pesanti blocchi psicologici.

Il terzo problema che manifesta questa serie è di tipo antropologico: i personaggi che sono stati costruiti appaiono alla fine poco realistici, tanto da far supporre un difetto di sceneggiatura più che una voluta scelta di rappresentare una definita tipologia di persone. C’è in loro sempre qualcosa che li trattiene, anche nei i ragazzi e nelle ragazze migliori, dall’avere un grammo di generosità e di coraggio. Sono tutti dei pusillanimi rispetto agli avvenimenti che accadono. Perchè, quando due ragazzi si picchiamo di santa ragione davanti alla scuola e uno dei due è ormai a terra e l’altro infierisce sul suo corpo inerte senza pietà, nessuno dei compagni che fanno pannello intorno a loro interviene? Perché Zach, un ragazzo con cui Hannah è entrata in confidenza, quando riceve da lei un biglietto con la richiesta di aiuto e comprensione, lo getta via senza prendere altre iniziative? “Anch’io sono un ragazzo solo e ho avuto paura”: così si giusticherà in seguito. Perché la stessa Hannah, quando si trova, per puro caso, nella stessa camera da letto nella quale un ragazzo inizia a violentare Jessica che giace sul letto ubriaca, non interviene, non inizia a strillare come farebbe qualsiasi ragazza per attirare l’attenzione delle altre persone presenti alla festa, ma anzi scappa via?  Possibile che in quella scuola non esista un solo essere umano, adulto o adolescente, che abbia il coraggio di affrontare quelle situazioni che si stanno deteriorando?

Nel blog del Parental Television Council americano, oltre ai tanti commenti contrari alla fiction, un solo genitore (un insegnante) ha dichiarato di averla vista assieme alla figlia 14-enne. Egli conferma  la necessità, durante la visione, della presenza di un genitore ma al contempo ritiene giusto che questo serial abbia avuto il coraggio di denunciare la consuetudine al bullismo che si è ormai radicata anche nelle scuole più rispettabili, come quella frequentata da sua figlia e gli attribuisce un valore educativo.

In realtà una denuncia in se’ non è sufficiente. Se un ragazzo/una ragazza è oggetto di bullismo, deve sapere che può rivolgersi ai genitori o agli insegnanti e il conforto che può ricevere da una fiction  di questo genere, è lo scoprire che c' è la speraza di uscire dalla sua sgradevole situazione.

Nulla di tutto ciò traspare da Tredici: i violenti continuano  a picchiare, gli stupratori trovano nuove ragazze  per i loro fini, le vittime non hanno il coraggio di denunciare le angherie subite per timore di esser ulteriormente prese in giro, i genitori sembrano vivere in un altro mondo e gli insegnanti preferiscono dimenticare quel poco che hanno capito per non avere seccature e tornare alla tranquilla routine quotidiana.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL MIRACOLO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 05/28/2018 - 08:31
Titolo Originale: Il Miracolo
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: Niccolò Ammaniti, Francesco Munzi, Lucio Pellegrini
Sceneggiatura: Niccolò Ammaniti, Stefano Bises, Francesca Manieri, Francesca Marciano
Produzione: Sky Italia, Wildside, Arte France, Kwaï
Durata: 8 puntate di 50' su Sky Atlantic dall'8 maggio 2018
Interpreti: Guido Caprino, Elena Lietti, Sergio Albelli, Alba Rohrwacher, Tommaso Ragno

Le forze speciali fanno incursione nel bunker del boss Molocco. Lo trovano sul pavimento, coperto di sangue. In cucina, una piccola statua della Madonna. Il Primo Ministro Pietromarchi viene portato in una piscina dismessa dove è stata trasferita la statuina. Qui il generale dei Carabinieri Votta gli fa vedere come dagli occhi della Madonnina sgorghi senza interruzione sangue umano e non ci sono trucchi: si tratta di un fenomeno che va contro ogni legge della fisica. Si decide di mantenere segreta la scoperta e viene costituita una equipe di specialisti incaricata di analizzare il fenomeno. Fra i loro c’è Sandra, un’ematologa dell’Arma, che ne raccoglie un campione e lo somministra alla madre, gravemente malata. Intanto Marcello, un prete di periferia, conduce una vita disordinata, si indebita al gioco e frequenta prostitute ma è un vecchio amico del Primo Ministro, che lo convoca per aiutarlo a decifrare il fenomeno della statua che piange…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il serial cerca di attirare lo spettatore con pseudo tematiche di fede che in realtà sono espressione di superstizione e fanatismo settario
Pubblico 
Adolescenti
Nudità, comportamenti estremi diseducativi
Giudizio Artistico 
 
L’autore usa troppo spesso l’espediente di stupire lo spettatore con comportamenti fuori norma ma poi si trova in difficoltà a ridare coesione al racconto nella sua globalità. Ottima recitazione da parte di tutti
Testo Breve:

Una statua della Madonna lacrima abbondantemente sangue. Si tratta di un miracolo o di qualche sconosciuto fenomeno fisico? I protagonisti coinvolti reagiscono in modo diverso ma Ammanniti ha difficoltà a tirare le fila di questo  giallo del dubbio e della superstizione che lui 

Come sono realizzati i serial delle Pay TV? Sono orientati a un pubblico più selezionato rispetto alla più ampia audience delle TV generaliste e sono in genere “strani”.  Rompono gli schemi più ovvi, anzi amano scioccare gli spettatori con comportamenti insoliti, presentare personaggi eccentrici come The Young Pope di Paolo Sorrentino, per limitarsi alle fiction di produzione italiane, e porsi spesso in un’aristocratica posizione al di sopra del bene e del male. Questo serial TV Il Miracolo di Niccolò Ammaniti, qui sceneggiatore e regista, chiaramente progettato da SKY per un mercato internazionale, non è da meno. La first lady italiana, impegnata ad accompagnare suo marito a un ricevimento ufficiale, non disdegna di accoppiarsi nella toilette delle signore con un uomo appena conosciuto; l’uomo con i capelli lunghi che vediamo, quella stessa notte,  girovagare per le strade in cerca di una prostituta e che si mostra totalmente dipendente dal vizio del gioco, lo scopriamo, la mattina successiva, indossare l’abito talare e celebrare la messa, perché si tratta di un sacerdote.  Non si tratta solo di un gioco al mistero, con colpi di scena che pur ci sono, ma di destabilizzare i riferimenti dello spettatore, per portarlo, quasi una forma di catarsi, su terreni inesplorati, come la scoperta di una statua della Madonna che piange ininterrottamente sangue umano, al di là di qualsiasi legge fisica.  Forse Ammanniti ha voluto invitarci a indagare angoli inesplorati del mistero della fede cristiana?  Ovviamente no. Chi ha una fede ben coltivata, sa bene che il miracolo, se ufficialmente riconosciuto, è espressione della misericordia divina nei confronti di chi l’ha invocata con cuore sincero, non si tratta del fenomeno da baraccone come quello di una statua che “piange” nove litri di sangue all’ora (ma la sigla iniziale dove sono presenti immagini prese dal vivo di processioni di devozione alla Madonna, sembrano polemicamente far riferimento a un presunto eccessso di superstizione in certi riti cattolici).

Si tratta piuttosto di un’altra fiction TV basata sul principo del “what if”, del  “cosa accadrebbe se” in voga in molti lavori, sopratutto stranieri. Basterebbe citare Leftover (che iniziava raccontandoci che il 2% della popolazione mondiale era inspiegabilmemte sparita) oppure il francese Les Revenants, dove alcune persone morte da qualche tempo ritornano in vita, accompagnate da strani fenomeni fisici. Ammanniti era la persona giusta per un racconto del genere, perchè spesso nei suoi romanzi (Che la festa cominci, Anna) ci aveva già raccontato eventi staordinari che sconvolgevano persone ordinarie.

In questo Il Miracolo veniamo a conoscere personaggi con atteggiamenti diversi: il più controllato e razionale è  il primo ministro Pietromarchi (Giulio Caprino) che di fronte a un fenomeno inspiegabile e a una crisi politica che si sta profilando, riesce ancora a dominare gli eventi; anche il generale dei Carabinieri Votta (Sergio Albelli) è pronto ad applicare tutte le classiche metodologie investigative per far luce sulla genesi del mistero, pur presentando un saggio rispetto verso un fenomeno che, se interpretato in forma di miracolo, finirebbe per portare uno scossone in un’Italia che mantiene, nonostante tutto, tradizioni di fede. Una figura totalmente fuori registro  è padre Marcello (Tommaso Ragno), che passa dalla schiavitù nei confronti di una sensualità incontrollata, alla ricerca di mortificazioni di stampo medioevale. Sbiadita anche la figura di Sandra (interpretata da  Alba Rohrwacher, qui fuori della parte, forse perché mal diretta) che si muove incerta fra scienza e superstizione e alla quale, per inserire anche lei nella tipologia della personaggi “strani”, è stata associata una inclinazione lesbica. Molto più interessante è la figura di Sole (Elena Lietti) alla ricerca di una sua caratterizzazione che possa andare al di là della sua funzione di moglie del Premier, anche se alla fine non riesce neanche lei a sfuggire all’obbligo si stupire lo spettatore e si mostra incline a dare sfogo alle sue voluttà anche quando si tratta di un semplice portapacchi che ha bussato alla sua porta.

In conclusione, a metà dello sviluppo del serial, l’evento originario, che avrebbe dovuto scatenare l’interesse dello spettatore, il presunto miracolo, resta posizionato ai margini dei flussi narrativi principali, che si concentrano invece sui percorsi, spesso insoliti, dei singoli personaggi e sarà forse solo il finale (speriamo) che porterà a un ricongiungimento dei vari filoni.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA MAFIA UCCIDE SOLO D'ESTATE - CAPITOLO 2

Inviato da Franco Olearo il Mer, 05/16/2018 - 13:50
Titolo Originale: La mafia uccide solo d'estate - Capitolo 2
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Luca Ribuoli
Sceneggiatura: Pif, Stefano Bises, Michele Astori
Produzione: Wildside, Rai Cinema
Durata: 12 episodi di 50min su RaiUno a partire dal 26 aprile 2018
Interpreti: Claudio Gioè, Anna Foglietta, Nino Frassica, Francesco Scianna, Angela Curri

Palermo 1979. Mentre la mafia continua a eliminare chiunque sia di ostacolo ai propri affari, Lorenzo Giammaresi non si sente affatto tranquillo e comunica alla sua famiglia che ha chiesto il trasferimento. Questa notizia getta tutti nello sconforto. La moglie Pia, che da anni attende un incarico di ruolo come insegnante, rompe ogni indugio e chiede a suo fratello Massimo, che ha legami con la mafia, di ottenere una cattedra. La figlia adolescente Angela, si stringe più vicino al suo fidanzato Marco, forse anche troppo. Solo il piccolo Salvatore ha ben altro a cui pensare: continua a soffrire per la partenza di Alice che si è trasferita in Svizzera o almeno così crede lui..

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film è permeato di un forte senso civico e manifesta il grande valore di una lotta decisa contro la mafia ma nella cronaca familiare che si sviluppa in parallelo non traspare il valore della vita che sta per nascere
Pubblico 
Adolescenti
Alcune rapide nudità e un caso di aborto procurato
Giudizio Artistico 
 
Il regista sa abilmente alternare fatti derivati dalla cronaca vera a movimenti da commedia nello sviluppo della storia della famiglia Giammaresi. Buona l’interpretazione di tutti ma in particolare di Anna Foglietta.
Testo Breve:

La famiglia Giammaresi si trova a risolvere i tanti problemi di ogni giorno mentre a Palermo pochi eroi solitari cercano di contrastare l’efficiente  organizzazione mafiosa. Cronaca e commedia convivono in un racconto spesso divertente

Dopo il film omonimo del 2013, il primo diretto, sceneggiato e interpretato da Francesco Diliberto e dopo la prima stagione del serial televisivo, RaiUno trasmette ora la seconda annata. Potrebbe sembrare un po’ troppo ma la formula trovata da Pif risulta particolarmente indovinata. La serie si appoggia su di un forte senso civile: mentre partecipiamo alle vicende della famiglia Giammaresi, veniamo a conoscere più da vicino tanti grandi uomini che hanno avuto il coraggio di contrastare la mafia, pagando con la morte. Primo fra tutti il governatore della regione Piersanti Mattarella ma anche, in quell’anno, i magistrati Rocco Chinnici e Cesare Terranova, il maresciallo Lenin Mancuso. Sullo sfondo compaiono anche i più importanti capi mafiosi del tempo (Totò Riina, Leoluca Bagarella, Tommaso Buscetta) e originale è la rappresentazione che Pif ha voluto fare di loro: i mafiosi sono quasi sempre colti in incontri collettivi, dove di comune accordo decidono  le nuove opportunità di guadagno e come eliminare gli ostacoli che si pongono davanti al loro cammino, in forte contrasto con i rappresentanti  del diritto e dell’ordine, che sembrano esser stati lasciati in drammatica solitudine.

In primo piano resta la cronaca familiare dei Giammaresi, raccontata con ironia e qualche spunto veramente divertente, che alleggerisce la cronaca dei fatti realmente accaduti. Non si tratta però di due piani paralleli non comunicanti ma cronaca vera e fiction familiare si intrecciano. Se è molto bello il ricordo della visita del Presidente della Repubblica Pertini alla regione per mostrare un sostegno visibile a Piersanti Mattarella, le difficoltà di ogni giorno rendono facile la tentazione di risolverle come fanno tutti. E’ quello che succede alla signora Pia, che accetta di farsi raccomandare attraverso i canali mafiosi per ottenere il posto da insegnante. E’ la stessa fragilità, anche più grave, che colpisce Massimo, il fratello di Pia, che aspirando a vantaggi personali, si lega a filo stretto con Tommaso Buscetta, anche se non ha assolutamente l’animo per venir utilizzato come killer. Si crea così una racconto a due piani, costituito da esseri umani fragili, sempre in bilico fra l’aderenza ai principi e l’urgenza di risolvere problemi contingenti. e  da coloro  che non tentennano: gli eroi del coraggio civile da una parte e i mafiosi dall’altra.

Anche le vicende personali della famiglia Giammaresi hanno risvolti drammatici: la figlia Angela, di 17 anni, resta incinta (quando, in un qualunque serial televisivo che vediamo oggi, ci accorgiamo che uno dei protagonisti è un’adolescente, l’unico dubbio che possiamo avere è se resterà incinta fin dalla prima puntata o in quelle successive). Per la giovane, la notizia che le ha dato il dottore assume i caratteri di una vera e propria tragedia e assieme al suo ragazzo, Marco, decide di abortire. Si tratta di una delle sequenza più drammatiche: Angela, completamente sola, si trova in sala operatoria circondata da uomini sconosciuti in camice bianco, senza sapere esattamente cosa le sta per succedere. Solo a cose fatte ha il coraggio di confidarsi con la madre. Nel dialogo che intercorre fra loro due, traspare il pensiero dell’autore. “Perché non me lo hai detto subito?” “Perché mi vergognavo: mi avevi detto di stare attenta. E poi ho avuto paura che mi avreste costretta a tenerlo”. “Sei pentita?”  “Moltissimo: di non essere stata più attenta e poi di averlo fatto senza di voi”.  Questo dialogo sembra esprimere la visione dell'aborto come un male necessario, in alcune circostanze.   Non c’è nessun segno di attenzione verso quell’essere umano che stava per nascere. Le cose che non hanno funzionato in questa vicenda, secondo Angela, sono non aver preso le adeguate precauzioni e aver dovuto affrontare l’intervento senza il sostegno dei genitori.

Particolarmente negativa è anche la figura di fra Giacinto verso il quale Pif lascia trasparire tutto il suo disprezzo. Non si tratta solo di descrivere un frate sacerdote colluso con la mafia ma sono particolarmente sgradevoli i momenti in cui il frate mostra di manipolare il messaggio cristiano, per creare forse, nelle intenzioni dell’autore, una situazione spiritosa. Quando Pia si rivolge in confidenza a lui, tormentata dalla decisione se accettare una raccomandazione per il posto da insegnante oppure no, fra Giacinto risponde che la raccomandazione deve essere intesa come un segno della provvidenza.  Se è verosimile che a quell’epoca un frate dalla coscienza debole possa essere entrato in collusione con i capi della mafia, lo è molto di meno pensare che abbia perso tutto il suo bagaglio di credenze che hanno alimentato la sua vocazione. Più verosimile è scorgere, in questo e in altri episodi simili, l’indifferenza verso la fede dello stesso autore.

In complesso il serial appare ben recitato ma una menzione speciale va data ad Anna Foglietta per quel suo modo sensibile e appassionato di aver costruito la figura di Pia, come madre, moglie e insegnante.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TRANGER THINGS (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Lun, 03/26/2018 - 21:59
Titolo Originale: Stranger Things
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Matt e Ross Duffer
Produzione: Matt e Ross Duffer
Durata: disponibile su Netflix
Interpreti: Winona Ryswr, David Harbour, Millie Bobby Brown, Natalia Dyer, Charlie Heaton, MIchael Wheeler, Matthew Modine

Nel 1983, nella cittadina di Hawkins, nell’Indiana, quattro inseparabili amici di dodici anni trascorrono la giornata fra la scuola, le scorribande in bici e giocando a Dungeons & Dragons ma in rapida successione accadono due eventi incomprensibili: uno di loro, Will, scompare senza lasciare traccia e mentre i tre amici si apprestano a cercarlo, si presenta  loro una ragazza, loro coetanea, che non parla, si fa chiamare solo Undici e si rifugia nel loro scantinato perché ha paura di venire rintracciata. La ragazza è infatti  fuggita da un laboratorio top secret del governo statunitense. La madre di Will riceve delle strane telefonate; si convince che il ragazzo stia cercando di mettersi in contatto con lei e chiede aiuto allo sceriffo della contea, Jim Hopper. Anche i ragazzi si convincono che Will non è morto e che Undici può aiutarli nella ricerca, perché dotata di poteri psichici eccezionali….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il serial sviluppa la sua trama horror in una comunità dove fra gli adulti le relazioni familiari sono fragili e fra i giovani si sviluppano frequenti casi di bullismo. Solo i tre ragazzi danno il buon esempio di un’amicizia che si esprime attraverso una concreta solidarietà
Pubblico 
Adolescenti con riserva
Il serial presenta scene spaventose e angoscianti che coinvolgono una ragazza dodicenne. Situazioni di conflitto familiare. Un rapporto prematrimoniale fra adolescenti. Netflix: VM14
Giudizio Artistico 
 
Buona recitazione da parte di tutti i coprotagonisti, anche i più piccoli. Efficace disvelamento progressivo del mistero
Testo Breve:

In una cittadina che ricorda tanto quella del film ET-l’Extraterrestre, accadono eventi misteriosi e scompare un dodicenne. Un Serial ben realizzato ma troppo spaventoso per un pubblico che si potrebbe identificare con i protagonisti

Quando i gemelli Matt e Ross Duffer, ideatori e produttori di Stanger Things, nacquero nel 1984, E.T. – l’Extraterrestre di Steven Spielberger era uscito due anni prima;  Halloween - la notte della streghe di John Carpenter, nel ’78  e Aliens di James Cameron del 1979.  Nelle loro interviste i gemelli non hanno fatto mistero di aver voluto omaggiare i classici del cinema e della letteratura fantastica degli anni ottanta, cercando di trasmettere agli spettatori quello stimolo all'immaginazione e il desiderio di avventura che anche loro avevano provato.

A ciò occorre aggiungere la nostalgia per un mondo dove non si usavano i cellulari (i ragazzi in molte sequenze impugnano dei walkie talkie) e c’era più tempo per stare insieme. Al contempo si era ancora nel periodo della Guerra fredda e circolavano strane notizie su sinistri esperimenti portati avanti dalla CIA sulla psiche umana (nostalgia artisticamente ricercata anche di recente, dal premio Oscar La forma dell’acqua).

In effetti i richiami a ET sono molti: anche il film di Spielberg iniziava mostrandoci i ragazzi intenti a giocare a Dungeons and Dragons, a correre in bicicletta fra una loro casa e l’altra, tutte di tipo monofamiliare immerse nel verde. Anche nel serial c’è un’apparizione misteriosa: questa volta non si tratta di ET ma di una ragazza che si fa chiamare Undici, che parla pochissimo e che loro nascondono in cantina. Ma anche lei, come ET, fa levitare gli oggetti.

I riferimenti al film di Spielberg finiscono qui. ET- L’Extraterrestre era un capolavoro di poesia, l’esaltazione dei sogni dell’infanzia, della purezza e della fantasia dei bambini, Stranger Things appartiene invece al genere horror, non solo per il timore di quella “cosa aliena” che ogni tanto compare e rapisce dei ragazzi, ma per le sequenze dove una bambina viene sottoposta a esperimenti sempre più pericolosi e traumatizzanti. Anche le trame di contorno presentano situazioni che poco hanno a che fare con il mondo innocente di Spielberg. Gli ambienti familiari in cui vivono i ragazzi non sono sereni. Sono molte le separazioni e i conflitti fra coniugi e quando finalmente ci viene presentata una coppia tranquilla, quella dei genitori di Nancy, è lei la prima a costatare che si è trattato di un matrimonio di pura convenienza. E’ proprio Nancy, un’adolescente irrequieta, incapace di relazionarsi in modo sereno con sua madre, che si organizza la sua prima notte con un ragazzo che le piace. Si tratta quindi di un serial disarmonico, di genere horror, che tratta tematiche da maggiorenni ma pone come protagonisti dei dodicenni ed è stato questo il motivo per cui il lavoro è stato respinto da tutti i principali canali televisivi. Alla fine solo Netflix ha accettato di programmarlo vietandolo però in Italia, ai minori di 14 anni.

Il racconto si sviluppa, nella prima stagione, su otto puntate e gli autori sono stati abili nel diluire il disvelamento della verità lungo tutto l’arco narrativo, mantenendo sempre alta la curiosità dello spettatore. I personaggi sono tutti ben caratterizzati con una certa preferenza verso i nerd posti ai margini per la loro sensibilità: fra tutti Jonathan, il fratello del ragazzo scomparso, cresciuto senza un padre che si è allontanato presto da casa e Mike, il ragazzo che più degli altri riesce a comprendere e a stare vicino alla “diversa” Undici. In contrasto con loro ci sono i seguaci della pura ragione: Jim, il capo della polizia, che non ha alcun pregiudizio e avanza diritto verso la verità, meticoloso nel cercare prove e indizi, forse il personaggio più riuscito. Simile a lui è Lucas, il ragazzino afroamericano, che non fa passi avanti nella ricerca finché non riconosce l’esistenza di solide garanzie di credibilità.

Brava anche Wynona Rider (un altro omaggio agli anni ’80) anche se la parte di madre addolorata di Will la porta spesso a recitare sopra le righe.

Il serial ha vinto nel 2017 il Golden Globe come miglior serie televisiva drammatica e fra gli Emmy Awards ha raccolto cinque premi: miglior casting, miglior tema musicale e miglior montaggio sia audio che video.

Il serial (sia nella prima che nella seconda stagione) è disponibile sulla piattaforma Netflix

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LAURA, UNA VITA STRAORDINARIA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 02/22/2018 - 09:48
 
Titolo Originale: Laura, una vida extraordinaria
Paese: Colombia
Anno: 2015
Regia: María Isabel Paramo, Linda Lucía Callejas
Sceneggiatura: Marisol Galindo
Produzione: Caracol Televisión
Durata: Dal 28 gennaio 2018 su TV2000 ogni domenica e lunedì
Interpreti: Julieth Restrepo,

Laura Montoya Upegui nasce nel 1874 a Jerocó nella regione meridionale del dipartimento di Antioquia (Colombia). A soli due anni perde suo padre, che viene ucciso mentre cerca di proteggere la chiesa da un assalto di rivoluzionari. Accolta, assieme alla madre, in casa dei nonni, a 16 anni inizia a frequentare il collegio “Normale de Institutoras" di Medellín, riuscendo a superare il suo handicap iniziale (non sapeva nè leggere nè scrivere) e conseguendo il diploma di maestra a soli 16 anni. Laura sente la vocazione per la vita consacrata ma non viene ritenuta idonea. Dopo un viaggio nella foresta dove incontra delle tribù indios, scopre la sua vocazione definitiva: evangelizzare gli indigeni della Colombia, che fino a quel momento avevano conosciuto solo bianchi avidi di conquiste. Dopo lunghi anni spesi a superare i molti ostacoli che trova davanti sia da parte della Chiesa (che considera l’attività missionaria un compito solo per uomini) che dalla società del tempo che vede la donna destinata al matrimonio oppure alla vita di clausura) trova la comprensione di monsignor Maximiliano Crespo, vescovo di Santa Fe de Antioquia e dello stesso Papa. Nel 1914 viene fondata la famiglia religiosa Hermanas Misioneras de María Inmaculada y Santa Catalina de Sena. Quello stesso anno Laura parte per una missione presso gli indios catios. Insieme a Laura partono la sua mamma, ormai settantenne e alcune amiche, che abbinano all’eroismo un pizzico di follia e che dal nome della loro fondatrice, verranno poi conosciute come “Laurite”....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Santa Laura Montoya, sostenuta dalla grazia divina, trova tutto il coraggio per portare a compimento un’iniziativa all’epoca rivoluzionaria: organizzare delle missioni presso gli indios costituite da sole donne
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il serial racconta in modo ordinato e coinvolgente i tanti ostacoli superati dalla santa, ottima interpretazione della protagonista che ha vinto il premio come migliore attrice al Premios India Catalina 2016.
Testo Breve:

Il racconto esaustivo della vita di Laura Montoya, la prima santa colombiana, che ebbe il coraggio soprannaturale di organizzare delle missioni presso gli indios costituite da sole donne

Nel quarto episodio di questo serial Tv di origine colombiana attualmente in onda la domenica e il lunedì su TV2000 (iniziata il 28 gennaio 2018), Laura è pronta per partire per i territori degli indios catios: ha ricevuto la benedizione dello stesso Santo Padre e ha trovato il sacerdote e le sorelle con le quali iniziale questa coraggiosa opera missionaria. Le difficoltà  però, ancor prima che dagli indios, arrivano dai colombiani bianchi: Laura con le sue compagne deve attraversare le ultime città di confine prima di addentrarsi nella foresta ma non risulta gradita. Le lauritas bussano alle porte di varie case per ottenere qualcosa da mangiare e da dormire ma queste restano sbarrate. Nessuno, gradisce questa tipo di missione basato su sole donne: a loro spetta solo sposarsi o andare in convento; non possono permettersi di sostituirsi agli uomini. Si trattò di  una delle tante, innumerevoli difficoltà che Laura Montoya dovette superare, sorretta dalla ferma convinzione che Dio voleva da lei il compimento di quella missione.

I fatti le diedero ragione: gli indios erano prevenuti nei confronti dei colonizzatori bianchi, che li consideravano degli esseri inferiori e che avevano cercato di sfruttare in tutti i modi loro e le loro terre. Sarà proprio il loro essere donne, a facilitare un avvicinamento senza pregiudizi e a renderli più accessibili al messaggio evangelico.

Il serial procede in modo sistematico, dal giorno della nascita di Laura e dalle difficoltà che sua madre prima e poi lei stessa, debbono affrontare. Dalla morte di suo padre, accoltellato per aver voluto difendere la chiesa dall’assalto di anticlericali e la confisca di tutti loro beni, alla vita di  stenti che sua madre con i suoi tre figli deve sostenere.  Intanto Laura bambina inizia a  sviluppare una forte vita interiore, sostenuta da mortificazioni corporali. Il racconto evidenzia lo sviluppo del suo amore per la natura, le piante e gli animali: un amore verso il  Creatore attraverso le creature, che le renderà spontaneo pensare che proprio gli indigeni della sua terra, abituati a una vita immersa in una natura intatta, fossero i più disponibili ad accogliere il messaggio cristiano.

La fiction riproduce con discrezione (una luce appare dall’alto, senz’altro chiarimento) quello che è stato il momento cruciale, a sette anni della vita della santa, raccontato da lei stessa nel suo diario: in una delle sue tante giornate nei campi, mentre è intenta a  guardare la vita delle formiche, riceve la definitiva certezza dell’esistenza di Dio, che sosterrà tutta la sua vita.

Irto di difficiltà fu anche il riconoscimento della validità di una missione tutta al femminile da parte della gerarchia ecclesiastica.  Il problema si sbloccò più per un’iniziativa proveniente dall’alto (il Papa) che finì per sostenere le idee, fortemente innovatrici e profetiche di  Laura Montoya. Nel giugno 1912 Pio X pubblicò l’enciclica Lacrimabili statu indorum, in cui esortava  i vescovi d’America a interessarsi degli indigeni e facilitare il loro inserimento nel resto della società. Nel 1919 Benedetto XV con la sua  enciclica Maximum Illud, affermò, senza mezzi termini, che era urgente “bandire una certa mentalità fra certi missionari che invece di essere animati dallo zelo di estendere il Regno di Dio, appare evidente il desiderio di allargare l’influenza del proprio paese”. Laura, dopo molte disillusioni, riusci a vedere riconsciuta la sua iniziativa anche dalle gerarchie locali: mons. Maximiliano Crespo, vescovo di Santa Fé de Antioquiache  garantì il suo sostegno.   Il 12 maggio 2013 Papa Francesco l’ha proclamata santa.

Le varie puntate della fiction hanno una struttura omogenea: in ognuna di esse viene evidenziato uno dei tanti ostacoli che senza interruzione, anche all’interno della sua stessa famiglia, Laura dovette sostenere , a cui contrappose la sua ferma volontà di portare a compimento ciò che lei sentiva come missione divina.

I molti dialoghi e i primi piani, secondo lo stile delle telenovela, caratterizzano la regia; buoe le interpretazioni di tutti i protagonisti e Julieth Restrepo ha vinto  nel 2016 il premio come migliore attrice al  Premios India Catalina.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THIS IS US (Stagione 1)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 02/07/2018 - 12:28
Titolo Originale: This is Us
Paese: USA
Anno: 2016
Sceneggiatura: Dan Fogelman
Produzione: Rhode Island Ave. Productions, Zaftig Films, 20th Century Fox Television
Durata: 42 minuti per episodio Sono state completate la prima e la seconda stagione
Interpreti: Milo Ventimiglia, Mandy Moore, Sterling K. Brown, Chrissy Metz, Justin Hartley

Nel 1980, Jack e Rebecca sono in attesa di tre gemelli. Al momento del parto, solo due sopravvivono. I due coniugi, confortati dal dott Nathan (dottor K), accettano la sua proposta di adottare un bambino di colore nato lo stesso giorno e abbandonato davanti alla caserma dei vigili del fuoco. Trentasei anni dopo, i tre fratelli festeggiano il loro compleanno. Kate, che è sovrappeso, si impegna a frequentare un gruppo di sostegno e in quell’occasione incontra Toby, che manifesta interesse per lei; Kevin è divenuto famoso come star di una sit com televisiva ma stufo ormai del suo personaggio, pensa di trasferirsi a New York per provare a fare teatro. Randal, il ragazzo di colore adottato, dirigente d’azienda e ormai benestante, è rimasto sempre con il desiderio di scoprire chi siano i suoi genitori biologici. Dopo lunghe ricerche, suona alla porta di William, il suo vero padre….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il serial valorizza tutti gli affetti familiari (fra coniugi, fra genitori e figli, fra fratelli) evidenziandoli come le fonti a cui attingere per una vita felice
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il serial sa costruire momenti di sincera commozione e di intimo si colloquio anche se tende a stereotipare i protagonisti in funzione delle loro peculiarità caratteriali
Testo Breve:

Tre fratelli nati lo stesso giorno crescono (uno è adottato) ma la coesione della famiglia, l’aiuto sempre pronto dei genitori o dei fratelli, rende la vita costellata di bei momenti, nonostante i tanti ostacoli che incontrano

Rebecca sorride, nel guardare le due lavatrici che si trovano nel seminterrato di casa. Si ricorda di quando i tre bambini erano piccoli e quelle lavatrici lavoravano a pieno ritmo. Si ricorda anche di quante volte il marito Jack era dovuto intervenire per cercare di ripararle, in mezzo alla schiuma che usciva senza controllo dai loro oblò.

E’ questa una delle tante note di attenzione alle consuetudini familiari di cui è costellato questo Family Drama.  La serie si può considerare atemporale, nel senso che non sviluppa la storia dei tre fratelli e dei loro genitori in modo lineare, partendo dall’inizio, negli anni ’80 per arrivare ai nostri giorni ma passa con disinvoltura dal presente al passato proprio perché ciò che conta è il singolo momento affettivo che si viene a creare: sia esso il momento in cui i coniugi, dopo aver litigato, si riconciliano o il saggio suggerimento che un fratello dà all’altro oppure perché i Big Three si ritrovano finalmente tutti assieme per Natale o al Thanksgiving. I salti temporali seguono in realtà una logica, quella dell’omogeneità tematica perché ad ogni puntata, in modo implicito, si segue un tema specifico che serve anche a sottolineare quanto intrecciate siano le vite dei componenti di una famiglia: una decisione presa nel passato finisce per ripercuotersi anche nel presente e il ricordo, buono o cattivo di ciò che è accaduto, finisce per condizionare la situazione presente.

In alcune puntate fa capolino anche la religione: il piccolo Kevin, che ha appreso dalla madre che il Natale non è fatto solo di regali ma che è un “affare che riguarda Gesù” si reca in un negozio di articoli religiosi e fra tante statuine della Madonna e dei santi, chiede alla commessa: “qual è quella che ti aiuta a pregare meglio?”. Bello anche l’episodio del pompiere che ha raccolto il piccolo Randal abbandonato davanti alla porta della caserma, un uomo buono, che va a confessarsi per parlare del suo momento di crisi coniugale e chiede al sacerdote il “miracolo” della loro riconciliazione.  Si tratta, a dire il vero, di un incapsulamento tematico che non ha un serio impatto nella struttura narrativa; ciò che ha più rilevanza è la “religione dell’umano”, cioè di quella saggezza sul buon comportamento che si esprime frequentemente con frasi che non nascondono la loro solennità e che quasi a ogni puntata, vengono pronunciate dai protagonisti. Il dottor K si rivolge all’affranto Jack, dopo la morte del terzo gemello, per ricordargli che bisogna trasformare un limone aspro in una limonata e gli suggerisce di adottare il neonato di colore appena portato in ospedale. Lo stesso dottor K, nell’incontrare Randal di dieci anni, gli fa notare che: “se da grande troverai il modo di mostrare a qualcuno la stessa bontà che i tuoi hanno avuto con te, questo sarà il più bel regalo che tu mi potrai fare”

Non mancano comunque alcuni cedimenti alle mode correnti: fra i protagonisti c'è anche un bisessuale, situazione che viene sfruttata per lanciare frecciate contro l'omofobia; altri due di loro si concedono una serata a base di marijuana, non senza aver chiarito, forse per tranquillizzare il pubblico, che i medici hanno dichiarato che il consumo di erba non produce alcun rischio di assuefazione.

Complessivamente la serie riesce a proporci con intensità molti momenti di verità familiare anche se a volte non riesce a evitare né la facile commozione né la somministrazione di pillole di filosofia di vita

Lascia un po’ sconcertati l’impiego diffuso di categorie psicologiche per la caratterizzazione dei vari personaggi: Kate sembra definita solo dal suo complesso d sentirsi sovrappeso; Kevin è un uomo perennemente insicuro e ossessionato dall’ansia di avere successo come attore, William è stato un tossicodipendente, Jack ricorre spesso all’alcol e Randal si sente in obbligo di adottare a tutti i costi un bambino per ricambiare il generoso gesto che i genitori adottivi hanno compiuto nei suoi confronti. Perfino il suo cercare di essere sempre di aiuto a tutti non è visto dalla moglie come una virtù ma viene percepita come “un’ossessione per la perfezione”.

Non si tratta mai di personaggi propositivi che hanno individuato l’obiettivo della loro vita e lo perseguono con tenacia ma sono solo reattivi rispetto alle proprie pulsioni caratteriali e ai condizionamenti ricevuti nell’infanzia.

Il serial è andato in onda su Fox Life da novembre 2016 ed ora è disponibile sulla piattaforma Prime Video

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SOTTO COPERTURA 2

Inviato da Franco Olearo il Mer, 11/01/2017 - 23:38
Titolo Originale: Sotto copertura 2
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Giulio Manfredonia
Sceneggiatura: Salvatore Basile, Francesco Arlanch, Luisa Cotta Ramosino, Umberto Gnoli
Produzione: Lux Vide
Durata: 100' x 4 su RaiUno
Interpreti: Claudio Gioè, Alessandro Preziosi, Antonio Folletto, Antonio Gerardi, Simone Montedoro, Giulia Fiume, Bianca Guaccero,Alejandra Onieva, Erasmo Genzini

Nella prima stagione la squadra mobile di Napoli, capeggiata dal commissario Michele Romano, era riuscita a catturare il boss del clan dei Casalesi Antonio Iovine. Ora l’obiettivo è ugualmente ambizioso: individuare dove si nasconde e arrestare Michele Zagaria, capo della camorra casertana, latitante da 16 anni. La squadra di Romano è sempre molto unita sotto i suoi ordini: c’è il giovane Carlo Caputo, fidanzato con Chiara, la figlia di Romano; Arturo de Luca che sente la pressione della moglie che vuole convincerlo ad abbandonare un mestiere così pericoloso e poco remunertivo; Salvatore, separato dalla moglie, che si avvicina a Laura Riccio che si è unita alla squadra come specializzata in sistemi di spionaggio elettronico. Sul fronte opposto c’è il boss Michele Zagaria che si è fatto costruire un bunker a Casal di Principe, nella casa di Domenico Ventriglia, suo parente. La moglie di Ventriglia, Claudia, è preoccupata per i pericoli di questa coabitazione forzata, sopratutto nei confronti delle sue due figlie e cerca in segreto di aiutare la polizia a individuare dov’è nascosto Zagaria. Infine Nicola Sasso, un giovane fedelissimo di Zagaria, che ha avuto dal boss un incarico speciale: prendersi cura e proteggere su nipote Agata, da poco arrivata dalla Spagna,...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un gruppo di poliziotti fa squadra per assolvere a un compito di alto valore civico: colpire alla radice la camorra casertana
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune situazioni di tensione non risultano adatte ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Ottimi attori sostengono un thriller che regala emozioni e colpi di scena. In qualche situazione si forza la mano per una più facile commozione
Testo Breve:

La squadra mobile di Napoli ha il difficile compito di stanare Zagaria, il boss latitante del casertano. Una fiction poliziesca che parteggia per le forze dell’ordine mettendo in evidenza l’umanità che si cela sotto le divise. 

“Salvato’ mangia”, dice Laura, l’esperta di spionaggio elettronico, al  veterano della squadra, in un momento di pausa, davanti a una pizza. Salvatore  è rimasto sgomento e ammutolito dopo  che Laura gli ha rivelato di avere un tumore. “Però la malattia ti cambia anche in meglio – riprende lei, volendo introdurre un tono di ottimismo in una conversazione che stava diventando troppo seria. “E’ vero sei bellissima”: la interrompe lui, contento di poter esprimere il trasporto che sente per Laura. Lei sorride e riprende: “ti accorgi di più delle cose che hai, di quello che vale veramente. E anche  che Il tempo è prezioso, Salvatò”. “Io l’ho capito quando è morto Arturo” conferma lui, ricordando il compagno morto da poco per mano della gomorra. “Ma io non sono ancora morta!” scherza lei.

Questo piccolo dialogo, forse uno dei più “veri” e belli della fiction (almeno fino alla terza serata), cerca di usare un tono scherzoso ma tratta temi profondi, tratteggia bene il personggio di lui e quello di lei ed esprime l’intesa profonda che si è formata fra i due. Avevamo già sottolineato, nel recensire la precedente stagione, la capacità di questa fiction di non limitarsi a raccontare l’intreccio poliziesco in sé, i ripetuti tentativi di catturare il boss latitante ma di mostrarci la squadra nella sua umanità: ognuno di loro con una famiglia alle spalle o una fidanzata che lo aspetta o la solitudine di un separato.

Il serial si sviluppa in 8 puntate raggruppate in 4 serate, si ispira a fatti realmente accaduti (la cattura di Michele Zagaria è avvenuta il 7 dicembre 2011) e soddisfa pienamente gli appassionati del genere perchè distribuisce equamente, nelle puntate, momenti di suspence e colpi di scena con una enfasi particolare  sulle più moderne  tecniche di investigazione (telecamere e occhiali spia, droni, virus telematici e, da parte della malavita, costruzioni di bunker molto sofisticati). Resta sullo sfondo l’attività del boss: lo vediamo spesso chiuso nel bunker senza nessun particolare impegno se non quello di evitare di essere catturato mentre sappiamo che il vero Zagaria era un imprenditore del male: era considerato il “re del cemento” e i suoi interessi, che coprivano sia appalti pubblici che privati, partivano dalla Campania per estendersi al Lazio, Umbria, Toscana Abruzzo, Emilia. La terza serata affronta l’anomalia di questa situazione in un colloquio fra Nicola e Agata: “se non era per Zagaria, stavamo  tutti qua a zappare la terra - confida il giovane alla presunta nipote del boss -guardati intorno, non ci sono più poveri. Qui, se sai stare al posto tuo, non hai bisogno di niente. Voi in Spagna avete lo stato; noi qui teniamo Zagaria”.

Il serial, com’era già accaduto nella precedente stagione, anche se non trascura di mettere a fuoco le figure di alcuni camorristi come il giovane Nicola e lo stesso Zagaria, sta tutto dalla parte dello Stato. Mostra chiaramente il  valore civile dell’impegno di tanti poliziotti che cercano di ristabilire la legalità, in contrasto con molti film e serial TV come Gomorra e Suburra che hanno scelto di destare interesse  con storie  di corruzione e cinica violenza. Il pubblico sta  invece rispondendo molto positivamente a Sotto falsa copertura 2 e le puntate hanno finora sempre avuto il primato dell’ascolto con valori intorno ai 5 milioni.

Gli attori sono tutti bravi e i personaggi sono ben tratteggiati con la particolarità dei due poli estremi: il boss Zagaria (Alessandro Preziosi) è imperturbabile, quasi disumano, nella sua acuta intelligenza criminale mentre il commissario Romano (Claudio Gioè)  è quasi, troppo, perfetto nella sua capacità di prendersi cura degli altri, nell’assorbire serenamente anche delle accuse infamanti contro di lui.

Resta il problema delle figure giovanili femminili, già presente nella precedente stagione: Agata, la nipote del boss e Chiara, la fidanzata dell’agente Carlo, sembrano espressione di uno stereotipo femminile fatto di dolci sorrisi, di jogging e una debolezza cronica a innamorarsi, atteggiamento non ricambiato dai loro partner. La spagnola Agata, in particolare, vestita sempre come un modella uscita d una sfilata per le strade di Casal di Principe,  non si comprende da che paese arrivi: accetta le avances di un ragazzo in una discoteca, quasi non conoscesse le insidie di quegli ambienti. Quando poi si avvia risoluta all’aereoporto per tornare al suo paese, è sufficiente uno schiaffo del suo ragazzo per farla desistere dal proposito.

Non bisogna però affrettare i giudizi:  la stagione non è ancora finita e le ultime puntate ci possono riservare interessanti sorprese

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAIUNO
Data Trasmissione: Lunedì, 6. Novembre 2017 - 21:30


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ISIS - LE RECLUTE DEL MALE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/27/2017 - 10:39
Titolo Originale: The State
Paese: GRAN BRETAGNA
Anno: 2017
Regia: Peter Kosminsky
Sceneggiatura: Peter Kosminsky
Produzione: Archery Pictures
Durata: 4 puntate su National Geographic dal 12 al 19 settembre 2017
Interpreti: Sam Otto, Ony Uhiara, Ryan McKen, Ony Uhiara,

PLOT Quattro giovani inglesi escono nottetempo dalle loro case, senza avvisare i genitori e attraverso vari mezzi riescono a raggungere Raqqa, nella Siria occupata dallo Stato Islamico. C’è Jalal, che ha deciso di seguire le orme del fratello maggiore, morto martire per l’ISIS, assieme al suo amico Ziyaad; Shkira, che ha deciso di compiere la sua jihad mettendosi al servizio, con la sua professione di dottoressa, del nuovo Stato Islamico. C’è infine Ushana, una teenager, radicalizzata dai filmati visti su Internet, che sogna di sposare un eroico combattente di Allah. I quattro, dopo due settimane di addestramento, compiono il loro giuramento di fedeltà allo Stato; gli uomini partono per il fronte mentre le donne scelgono il loro marito islamico...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una lucida analisi di come l’Isis riesca a indottrinare i propri combattenti martiri, attraverso il fanatismo religioso e un eccesso di crudeltà verso gli infedeli che serve a fare terra bruciata in modo che ogni ripensamento possa diventare impossibile
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di violenza (accennate, senza dettagli cruenti) e il clima generale di fanatismo religioso rendono il film adatto a sole persone mature
Giudizio Artistico 
 
Frutto di un’accurata preparazione, il regista è riuscito nell’obiettivo di farci entrare nell’anima di chi decide di combattere per lo Stato Islamico
Testo Breve:

Quattro Foreign Fighter inglesi decidono di unirsi all’Isis: un film ben realizzato, chiarificatore di certi ambienti culturali e contesti politici a noi poco noti, frutto di una rigorosa preparazione

Serial televisivi come questo Isis - le reclude del male del canale National Geographic (nella versione originale: The State, trasmesso sul canale 4 della televisione inglese ad agosto 2017) sono assolutamente necessari. Le fiction TV presentano un grosso vantaggio: quello di entrare dentro contesti culturali a noi molto lontani, attraverso la partecipazione alla vita quotidiana di personaggi il più possibile aderenti alla realtà. Si riesce, con questi contributi, a uscire da giudizi generici e approssimativi per cercare di capire la ragione di certi fenomeni: non solo la nascita dell’ISIS ma anche quella dei Foreign fighters, cioè del perché giovani non certo disperati, anzi, per la maggior parte dei casi di classe media, con buona cultura, decidono di lasciare una vita serena e confortevole per andare a morire per lo Stato Islamico. Molto utile, per la conoscenza della realtà siriana, anche il documentario di Sebastian Junger e Nick Quested: Hell on Earth: The Fall of Syria and the Rise of ISIS, presentato in contemporanea con il  serial, sempre sulla rete National Geographic italiana con il titolo Inferno sulla terra – Il crollo della Siria e il potere dell’ISIS.

La fiction inizia dal momento in cui i quattro giovani attraversano il confine turco per entrare nel territorio dell’ISIS: non abbiamo riferimenti precedenti sul perché della loro decisione ma riusciamo a scoprirlo progressivamente durante il loro soggiorno a Raqqa; evita inoltre di premettere un inquadramento storico della situazione siriana ma lo scopriamo indirettamente: molti combattenti Isis  che le nostre nuove reclute incontrano sono ex soldati o ufficiali dell’esercito di Saddam Hussein. Come spiega più dettagliatamente il documentario citato, la cattiva gestione del dopo-Saddam da parte degli americani che avevano operato una radicale estromissione di persone iscritte al partito Ba’hat (iscrizione obbligatoria per qualsiasi incarico pubblico) aveva creato le premesse per un malcontento diffuso che aveva portato le forze di opposizione a organizzarsi nell’ISIS. Secondo l’opinione dello stesso documentario, il cambiamento di decisione del presidente Obama, nell’agosto del 2013, di non attaccare le forze del presidente Assad, nonostante avesse promesso in precedenza di intervenire appena fossero stati usati i gas nervini, , aveva rinforzato la decisione di invadere anche il territorio siriano, con la convinzione che gli occidentali non sarebbero intervenuti.

La prima puntata del serial si concentra sulla preparazione dei foreign fighters: rigorosamente separata fra uomini e donne. Anche se le motivazioni dei quattro sono forti, durante le due settimane di addestramento si accorgono di quanto radicale debba essere  l’immersione nel nuovo mondo privandosi di ogni riferimento al passato.  Jalal, che si trova nelle condizioni migliori perché ha avuto un fratello che prima di lui si era unito all’ISIS morendo martire e si fregia di essere un Hafiz (colui che ha imparato il Corano a memoria), è costretto a cancellare dal suo cellulare le foto di sua madre, perché non si possono conservare immagini di donne senza velo e deve strappare il suo passaporto inglese davanti a tutti.

Shkira,  arrivata in Siria perché desiderosa di realizzare la sua jiad (combattimento spirituale) prestando le sue competenze di medico a favore dello Stato Islamico, scopre che non può esercitare la professione senza il premesso del suo mahram (guardiano: il marito o un parente maschio). Per tutti loro, il paese dove sono cresciuti e rimasti i loro parenti e  amici è  da considerare   dar al kufr (terra degli infedeli).   Ushana, la più giovane dei quattro, riesce a sposare, com’era suo desiderio, un combattente ISIS ma si tratta per lei di una felicità di breve durata: una sera due donne bussano alla porta per felicitarsi con lei: suo marito è morto da shahid (martire) e ora si è unito a tutti gli altri uccelli verdi dell’Jinnah (paradiso)

Viene infine il giorno del bay ‘ah (giuramento di fedeltà) fra le acclamazioni festose dei partecipanti: i nuovi adepti si impegnano a morire per Allah e a difendere lo Stato Islamico dove l’unica legge è quella di Allah.

Nelle puntate successive i quattro iniziano a scoprire che, pur compiendo il loro dovere, si trovano intrappolati in regole rigide che stridono con la loro coscienza occidentale che non si è ancora spenta.

Jalal, il più sensibile, scopre che, secondo il Corano, è ancora in vigore la schiavitù per le donne mogli dei nemici conquistati ed è  diritto di ogni combattente ISIS, una volta comprate, possederle sessualmente sia loro che le loro figlie.  Decide quindi di “comprare” una donna curda e sua figlia per cercare di proteggerle. Anche Shkira vede con sgomento che suo figlio di nove anni viene mandato in campi si addestramento dove impara a usare il pugnale, a sviluppare la propria aggressività e il disprezzo del nemico (assistiamo, in questa occasione, a una delle scene più “forte” del serial). Debbono inoltre assistere alle esecuzioni pubbliche per decapitazione degli stranieri catturati sotto gli occhi di una cinepresa, a beneficio degli Occidentali o alle torture inflitte ai nemici prigionieri.

Alla fine il “meccanismo” messo in piedi dall’ISIS traspare con chiarezza in  questa fiction: si tratta di mantenere sempre alta la tensione fra i combattenti attraverso un circolo vizioso costituito da credenze religiose fanatiche e da un nichilismo che cerca il “tanto peggio tanto meglio”. Appare chiaro quando uno degli istruttori cerca di spiegare ai novelli foreign fighters perchè l’ ISIS si ostini a compiere attacchi suicidi nel mondo occidentale, con rischio che intervengano in forze a sconfiggerli.  “E’ proprio questo che stiamo cercando”, dichiara il mujahiddin:“quando verranno i crociati - come dice il Corano- molti fratelli moriranno ma chi si salverà si rifugerà a Gerusalemme e lì verrà Gesù, il  figlio di Maria: è lui che condurrà il nostro esercito alla vittoria”. Alla fine il ricorso a una fede islamica protesa esclusivamente alla conquista del Jinnah (paradiso) ha l’obiettivo di spingere i combattenti alla gloria del martirio e al contempo le azioni terroriste contro i “nemici di Allah” servono a creare quella “terra bruciata” che impedisce qualsiasi ripensamento.

In Inghilterra alcuni giornali (invero pochi, fra cui il Daily Mail) hanno criticato la serie televisiva, considerandola pericolosa, perché può incitare alla violenza e al fanatismo. Sicuramente si tratta di una serie adatta alla visione di sole persone adulte a causa di alcune scene di violenza (per le quali ci vengono comunque risparmiati i dettagli) ma detto questo bisogna riconoscere che il lavoro, frutto di più di un anno di preparazione, è accurato e rigoroso nella ricostruzione dell’ambiente dei combattenti Isis, descrivendone tutte le atrocità fisiche e mentali, sicuramente senza compiacimenti ma senza neanche facili demonizzazioni.

Come ha osservato il critico di The Guardian: “Kosmisky porta a compimento uno dei più importanti doveri di una società democratica: esplorare l’ideologia dei suoi nemici”

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA MAFIA UCCIDE SOLO D'ESTATE - LA SERIE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 12/15/2016 - 18:27
Titolo Originale: La mafia uccide solo d'estate- La serie
Paese: Italia
Anno: 2016
Regia: Luca Ribuoli
Sceneggiatura: Pif, Stefano Bises, Michele Astori
Produzione: Wildside, Rai Fiction
Durata: 50' a puntata
Interpreti: Claudio Gioè, Anna Foglietta, Nino Frassica, Francesco Scianna, Angela Curri

Il protagonista della serie - nonché narratore della storia - Salvatore Giammaresi scava nei suoi ricordi di infanzia per raccontarci le vicende di una Palermo degli anni ’70, nella quale viveva con i genitori Pia e Lorenzo e la sorella Angela. Salvuccio, come lo chiamano a casa, è solo un bambino che frequenta ancora le elementari, eppure ha già tantissime domande su tutto ciò che di strano accade nella sua città: malfunzionamenti che colpiscono solo alcune zone e alcune famiglie mentre altre restano misteriosamente illese, sparizioni di persone, omicidi continui di cui nessuno vuole parlare, posti di lavoro “regalati” e altri sottratti senza un apparente motivo, persone oneste e competenti che vengono scavalcate da fannulloni. Salvatore è costretto sin da piccolo a fare i conti con una piaga estesa, subdola e dolorosa: la mafia; e con la frustrazione e la paura dei suoi concittadini, che al contrario di lui evitano di farsi qualsiasi tipo di domanda…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La serie propone la perseveranza nel bene, l’onesta e la ricerca della verità come uniche vie per risolvere dei problemi e cambiare situazioni di ingiustizia. La fiction invita a non cadere mai nella disonestà, a non farsi giustizia da soli: ad ascoltare sempre la propria coscienza e a camminare con perseveranza nella rettitudine, senza accettare compromessi.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La fiction è ben strutturata e si segue con facilità. Anche se il tema centrale è drammatico, gli autori riescono a non appesantire lo spettatore, evitando scene cruente e alternando episodi concernenti l’azione della malavita alla rappresentazione di altri aspetti della vita quotidiana, come dei problemi di amicizia o delle questioni sentimentali. A rendere la narrazione meno drammatica contribuisce il fatto che viene raccontata con gli occhi di un bambino.
Testo Breve:

Ancora una volta PIF usa un approccio gentile (lo sguardo di un bambino) per parlarci di un tema molto serio: la tracotanza della mafia in Sicilia negli anni ’70. I vari personaggi reagiscono in modo diverso al male ma solo l’onestà e la ricerca della verità sono le uniche vie per affrontare il problema

La serie ha il grande pregio di mostrare i soprusi e le ingiustizie operati dalla mafia attraverso gli occhi innocenti e limpidi di un bambino: questo fa emergere il contrasto tra il bene e il male con forza e al tempo stesso con estrema delicatezza.

Salvatore è solo un bambino, ma cerca di ascoltare la sua coscienza: si interroga su cosa sia giusto e cosa sbagliato, su quali azioni siano rispettose verso il prossimo e quali no. Risulta perennemente indeciso, ma non per codardia o timidezza, bensì perché prima di fare qualsiasi cosa si chiede quali possano essere le conseguenze.

Se la meschinità, la mediocrità, l’opportunismo, la sensazione di impotenza di uomini giusti che si trovano ad operare in un sistema corrotto possono produrre nello spettatore rabbia e frustrazione, in Salvatore lo spettatore può vedere come il bene sia riconoscibile, attuabile, apprezzabile anche in una società disordinata, deturpata.

La rettitudine e la sete di verità di questo piccolo protagonista, pieno di scrupoli e di domande, mette in luce le fragilità e le contraddizioni di coloro che invece mettono a tacere la propria coscienza, smettono di farsi domande e tentano di sopravvivere come meglio possono in una realtà che non credono di poter cambiare.

La fiction presenta, attraverso i vari personaggi, diversi modi di reagire di fronte alla malavita e non certo tutti positivi: se vi sono coloro che sanno sacrificarsi per il bene della propria città, c’è chi cede alle lusinghe dei mafiosi, come il frate interpretato da Nino Frassica, che si circonda di mafiosi non certo alla maniera in cui Gesù si attorniava di peccatori, cioè per redimerli, ma per trarne benefici e vantaggi personali. Opportunista e ipocrita, egli si presenta un po’ come un moderno don Abbondio. 

C’è poi chi con la mafia non vuole avere nulla a che fare ma non riesce a reagire con coraggio di fronte alla meschinità. È così, ad esempio, per il padre di Salvatore, che spesso sembra non riuscire a prendere una posizione chiara e netta verso la malavita: preferisce chiudere gli occhi, far finta di nulla; o al massimo si limita a proteggere la sua famiglia, per quanto può.

Vi sono poi molti che, accecati dalla rabbia e stanchi di non ottenere ciò che meriterebbero, si sporcano le mani, scendendo a compromessi con persone disoneste. È questo il caso, ad esempio, dello zio di Salvatore, un uomo svogliato, poco responsabile ma non malavitoso, che, iniziando a trattare con dei mafiosi per aiutare la sorella ad ottenere il posto di lavoro che le spetterebbe per merito, finisce in carcere e infine, peggio, aderisce a tutti gli effetti a Cosa nostra.

Poi ci sono le due donne protagoniste della serie: la mamma di Salvatore e la sorella, Angela, più prese dai propri problemi di cuore che dai problemi della loro città e che sembrano indifferenti verso la mafia, finché non vengono toccate sul personale.

Le circostanze proposte nella serie suggeriscono che né l’omertà né la “giustizia fai da te” possono essere delle valide soluzioni: la prima permette ai disonesti di agire indisturbati, la seconda si rivela più una trappola, che una via d’uscita… esperti e scafati, i criminali veri riescono a farla franca, mentre il cittadino ingenuo, che diventa disonesto in modo occasionale, finisce per pagarne aspre conseguenze.

Salvatore vive in una società che sembrerebbe senza speranze, eppure una speranza c’è: è l’onestà, vissuta fino alla estreme conseguenze e a partire dalle piccole cose. L’unica soluzione per non soccombere e non scappare è ascoltare i campanelli d’allarme della coscienza: rifiutarsi categoricamente di cedere a ogni compromesso disonesto e fare di tutto per portare a galla la verità, come fa Salvatore, piccolo reporter in erba. 

Autore: Cecilia Galatolo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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