Musical

MAGGIE & BIANCA FASHION FRIENDS

Inviato da Franco Olearo il Dom, 12/17/2017 - 22:12
Titolo Originale: Maggie & Bianca Fashion Friends
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Yuri Rossi, Paolo Massari
Sceneggiatura: ideatore: Iginio Straffi; sceneggiatura: Marco Rossi
Produzione: Rainbow
Durata: tre serie dal 2016 al 2017, 78 puntate di 24 mnuti su Rai Gulp
Interpreti: Emanuela Rei, Giorgia Boni, Sergio Ruggeri, Luca Murphy:

Maggie è un’adolescente che dagli U.S.A. è arrivata a Milano per frequentare una prestigiosa scuola di moda, con la possibilità di realizzare un sogno coltivato da tempo. Bianca Bissi si è iscritta alla stessa scuola per motivi diversi: è figlia di un imprenditore italiano che opera nel settore della moda e il suo obiettivo è quello di imparare i “ferri del mestiere” per poi affiancare, un giorno, suo padre.  Le due ragazze sono molto diverse: Maggie è simpatica e allegra, mentre Bianca appare viziata e distaccata. Sono però accomunate da un’infelice situazione familiare: Maggie non ha mai conosciuto suo padre mentre Bianca ha un padre che la trascura continuamente per i suoi affari. I loro primi incontri sono solo degli scontri ma il destino riserverà per loro un’insolita sorpresa. Altri ragazzi frequentano la scuola: Quinn, che aspira a diventare un grande fotografo, Jacques, un altro figlio di papà che si atteggia a scettico blu (a cui Maggie non è insensibile), Nausica che, forse per invidia, fa continui dispetti alle due ragazze. La scuola è impegnativa e, divisi in squadre, i ragazzi sono invitati competere continuamente, per tirar fuori il meglio di loro stessi.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un serial di intrattenimento dove si sviluppa un buon senso di solidarietà fra dei giovani ma è carente nella descrizione di effetti familiari
Pubblico 
Pre-adolescenti
Giudizio Artistico 
 
Il prodotto è ben confezionato, le protagoniste sono convincenti e le parentesi musicali sono di buona qualità
Testo Breve:

Maggie e Bianca si conoscono a Milano in una scuola di moda. Ballano e cantano per la delizia delle spettatrici più piccole che vengono precocemente addestrate al consumismo della moda. In fondo anche Chiara Ferragni è stata bambina  

La bambola Barbie è stata immessa nel mercato nell’ormai lontano 1959. Si è trattato di una vera e propria rivoluzione (si calcola che siano state vendute finora più di un miliardo di Barbie in150 nazioni): le bambine non venivano più invitate a stimolare il loro istinto materno trastullandosi con dei bambolotti ma a proiettarsi nel futuro come donne indipendenti, eleganti e sexy (la distribuzione della Barbie è stata vietata in Arabia Saudita). Si può dire che da quel momento la produzione di gadget e di programmi televisivi dedicati alle ragazze nella fascia 6-13 anni è stata inarrestabile. In particolare le fiction TV a loro dedicate hanno avuto alcune irrinunciabili caratteristiche: una protagonista femminile impegnata a scatenarsi in canti e balli sullo sfondo di un ambiente scolastico.

Occorre comunque distinguere fra serie come High School Musical e Alex & Co che hanno avuto un target più alto (storie di adolescenti destinate ad adolescenti, quindi con un maggiore realismo nella rappresentazione del contesto e dei personaggi) e altre destinate alle più piccole, come le telenovele sudamericane di Violetta e Soy Luna (attraverso Disney Channel).

Ora ci ha provato l’italianissima casa di produzione Rainbow, che dopo il successo della serie animata delle fatine Winx (sexy appunto come delle Barbie), ha concepito (grazie a quel genio del marketing che è il suo ideatore Igino Staffi)  questa nuova  fiction dove accanto al tema delle canzoni se ne è affiancato un altro altamente stimolante per questa fascia di età: la moda.

I personaggi sono identificati per certe tipizzazioni molto evidenti, (Maggie dice Goody! quando è contenta e inizia subito a contare quando è arrabbiata) che restano invariati nello sviluppo delle puntate proprio per costituire un riferimento sicuro a un pubblico poco abituato a complesse psicologie; il tono è farsesco, macchiettistico, si litiga spesso ma le litigate non sono mai una cosa seria, proprio come succede fra i più piccoli.  L’utilizzo del cellulare per accedere al proprio blog è continuo e  il problema più importante è quello di non veder ridotto il numero di “like”.

Il contesto di riferimento è quello di un’Italia industriale avanzata, non solo perché la serie è ambientato a Milano, ma perché i ragazzi sono sollecitati a sostenere continue prove, per abituarsi a un ambiente altamente competitivo. Alla fine i ragazzi dimostreranno di fare squadra e nasceranno i primi amori ma spesso fragili perché, basta la scoperta di un risvolto sconosciuto del carattere, per lasciarsi (ma magari per riavvicinarsi dopo poco).

Risulta sgradevole, proprio per il target a cui è destinato, la mancanza di un rapporto fra genitori e figli non solo perché la storia vede all’inizio due ragazze ignare di chi sia uno dei due  genitori ma anche perché quando finalmente sono stati trovati, sono  genitori la cui unica funzione è quella di  “regalare” qualche cosa, qualche altro pezzo del loro sogno.

Sono state finora sviluppate tre stagioni su Rai Gulp , da agosto 2016 a dicembre 2017 e intanto la macchina del marketing viaggia da tempo a tutto vapore: le canzoni  sono tutte in inglese già raccolte in album; su youtube ragazzine di 12-13 anni aprono le scatole dei nuovi gadget (bambole, cuffie, chitarra, cosmetici, magazine ..) mentre sta avendo un notevole successo il tour nei teatri Italiani del live event  Maggie & Bianca Fashion Friends.

Le puntate scorrono veloci e con allegria. Non ci si preoccupa di tratteggiare con realismo il mondo degli adolescenti (nella realtà molto più insidiato da insicurezze e indecisioni) dato il pubblico a cui si è rivolto ma proprio per questo carente di contesti familiari. Sembra un prodotto che serve poco a educare ma piuttosto ad affettare l’inserimento delle ragazzin, al modo del consumismo della moda. In fondo anche Chiara Ferragni è stata bambina.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ANNIE - LA FELICITA' E' CONTAGIOSA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 06/29/2015 - 22:06
 
Titolo Originale: Annie
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Will Gluck
Sceneggiatura: Will Gluck, Aline Brosh, McKenna, Emma Thompson
Produzione: Sony Pictures Entertainment,Marcy Media, Overbrook Entertainment
Durata: 118
Interpreti: Quvenzhané Wallis, Jamie Foxx, Cameron Diaz, • Rose Byrne

Annie è un’orfanella di dieci anni che vive con altre ragazze nella sua stessa condizione nella casa di miss Colleen, a cui interessano solo i soldi che il comune le versa per prendersi cura di loro. Annie continua a sperare di ritrovare i suoi genitori, anche se gli indizi di cui dispone sono pochi. Casualmente incontra Will Stack, un miliardario di New York, proprietario di una nota casa di produzione di cellulari, che ha deciso di concorrere alla carica di sindaco della città. Il suo staff è preoccupato perché Will si mostra poco simpatico e rischia di perdere le elezioni. Dall’incontro con Annie scaturisce un’idea geniale: Will adotterà temporaneamente in casa sua l’orfanella e in questo modo le sue quotazioni potranno salire alle stelle…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La piccola Annie esprime un ottimismo di fondo nei confronti della vita, in grado di contagiare chi le sta intorno ed è incapace di serbare rancore
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film si regge sul divismo della piccola Quvenzhané, la sceneggiatura riesce a trasportare efficacemente il racconto originario ai nostri giorni, ma le coreografie e i canti sono modesti
Testo Breve:

Una piccola orfana viene adottata da un  miliardario che vive solo del suo lavoro ma  che alla fine scopre, grazie a lei, il valore degli affetti famigliari. Da un musical degli anni ’70.

Questo film-musical arriva da lontano. Esattamente dal 1927, quando sul Daily News di New York,  il disegnatore Harold Gray iniziò pubblicare a puntate il fumetto sulla piccola orfana Annie. Il 1927 era l’anno della Grande Depressione e il protagonista milionario era espressione di un atteggiamento conservatore che proponeva la carità (in questo caso l’adozione di un’orfana), come  l’unico strumento esistente per risollevare le sorti dei più poveri, in alternativa all’approccio statale e pianificato previsto dal New Deal di Franklin Delano Roosevelt. Il 1970 fu nuovamente un anno di recessione e con l’occasione Brodway ripresentò la storia cercando di esprimere una maggiore armonia fra lo Stato e l’iniziativa privata.  Il musical ebbe anche una sua versione cinematografica nel 1982, per la regia di John Huston

Il film attuale sposta il racconto ai giorni nostri e FDR viene citato marginalmente solo all’inizio del film, come argomento di una lezione a scuola a cui partecipa Annie. Questa volta il miliardario si chiama  Will Stacks,  è un magnate dei telefoni e le minacce potenziali di uno stato interventista, presente nel fumetto originale, sono sostituite, nel presente racconto, da pericoli più insidiosi: l’azienda di Stack può controllare qualsiasi cittadino di New York, conoscendo tutte le loro conversazioni telefoniche degli ultimi dieci anni. Questi aspetti socio-politici sono in realtà molto attenuati, non c’è il dibattito serrato fra il miliardario e il presidente Roosevelt della versione originale ma una fotografia del potere dei media, in grado di determinare il successo o il fallimento di una campagna  elettorale solo  in base a motivazioni irrazionali ed emotive. 

Molto maggiore attenzione viene invece dedicata alla piccola Annie, magnificamente interpretata da Quvenzhané Wallis, già vista in Re della terra selvaggia: la piccola orfana è in un certo modo, il catalizzatore etico del racconto. Il suo ottimismo di fondo, la sua incapacità di serbare rancore verso alcuno, finiscono per sciogliere la corazza di Will Stacks , che ritorna con la mente, grazie a lei, ai tempi in cui, povero, cercava anche lui la sua strada, ma anche quella di miss Colleen, che si mostra burbera solo perché è stata disillusa dalla vita e ha perso la fiducia in se stessa.

Bravo anche Jamie Foxx mentre Cameron Diaz,  che ha accettato la parte quasi come esperimento per testare le sue capacità sonore e di ballerina, fornisce un’interpretazione sopra le righe.

Il racconto alla fine commuove, grazie soprattutto alla piccola star e il racconto si mantiene valido anche in questa versione ambientata al giorno d’oggi, ma la componente musical che risulta limitato, sia nelle coreografie che nei canti. Manca quel che di frizzante e di allegria esplosiva che ci si aspetta da un musical.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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INTO THE WOODS

Inviato da Franco Olearo il Mar, 03/31/2015 - 15:58
Titolo Originale: Into the woods
Paese: USA, UK, Canada
Anno: 2014
Regia: Rob Marshall
Sceneggiatura: James Lapine
Produzione: UCAMAR PRODUCTIONS, WALT DISNEY PICTURES
Durata: 125
Interpreti: Meryl Streep, Emily Blunt, James Corden, Anna Kendrick, Chris Pine

Quando un panettiere e sua moglie (James Corden ed Emily Blunt) sono maledetti da una strega (Meryl Streep), sono condannati a una vita senza figli a meno che non trovino determinati oggetti nella foresta. I due intraprendono un viaggio che li porterà a conoscere molti personaggi delle storie Grimm, da Cenerentola e il suo principe (Anna Kendrick e Chris Pine) a Cappuccetto Rosso a Raperonzolo, e molti altri. Il finale non è da fiaba Disney come molti si aspettano…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Quattro famose favole non rassicurano più grandi e piccini e rivelano un disturbante lato nascosto
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena potrebbe impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il film manifesta qualche problema di fluidità narrativa: i protagonisti non fanno altro che rincorrersi in un bosco, apparentemente minuscolo, e lo spettacolo va avanti per troppo tempo, rischiando a tratti di essere ripetitivo.
Testo Breve:

Il musical Into The Woods è stato uno degli ultimi grandi successi di Broadway, ora sullo schermo con una sempre brava Meryl Streep. Film discontinuo, non adatto ai più piccoli

Into The Woods era un musical di successo prima di trasformarsi in semi-perfetto film natalizio ricco di musiche (piacevoli, ma francamente dimenticabili) e performance dolcemente sopra le righe. Semi-perfetto perché’ non è la classica fiaba che rassicura grandi e piccini, dove il bene trionfa sempre e buoni sono principi e principesse dal mantello bianco e coscienza limpida.

Il musical di Rob Marshall è una riflessione sul significato nascosto di molte favole Grimm. L’esempio più lampante è forse il racconto di Cappuccetto Rosso, dove un adulto non tarderà a riconoscere la non tanto velata allusione a violenza sessuale e stupro. In modo simile, il Principe di Cenerentola si rivela essere un playboy, incapace di rimanere fedele alla moglie.

Se interessante e diversa è la chiave interpretativa del film, la sua natura teatrale crea qualche problema di fluidità narrativa: i protagonisti non fanno altro che rincorrersi in un bosco, apparentemente minuscolo, e lo spettacolo va avanti per  troppo tempo, rischiando a tratti di essere ripetitivo.

Eppure l’irriverenza delle performance di Streep, Blunt, Kendrick e perfino di Johnny Deep nella parte del Lupo Cattivo, una scenografia che non si risparmia e l’audacia delle metafore, fanno sì che lo spettacolo sia godibile.

Lungo. Teatrale. Ma orecchiabile.

Autore: Miriam Bellomo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LES MISERABLES

Inviato da Franco Olearo il Dom, 01/27/2013 - 13:47
 
Titolo Originale: Les Miserables
Paese: GRAN BRETAGNA
Anno: 2012
Regia: Tom Hooper
Sceneggiatura: William Nicholson
Produzione: WORKING TITLE FILMS, CAMERON MACKINTOSH LTD
Durata: 158
Interpreti: Hugh Jackman, Anne Hathaway, Russell Crowe,Helena Bonham Carter,Sacha Baron Cohen

Jean Valjean, reo di aver rubato un tozzo di pane, passa 19 anni ai lavori forzati. Liberato a seguito di un’amnistia, viene accolto a Digne dal vescovo Myriel, che lo sfama e lo alloggia. Jean Valjean scappa con l’argento trovato in sacrestia ma viene catturato dalla polizia e portato davanti al vescovo. Questi lo scagiona dichiarando che si tratta di argento che gli aveva regalato. Dopo questo gesto Jean Valjean chiede in preghiera al Signore di poter cambiar vita e in effetti anni dopo lo troviamo sindaco di Montreuil-sur-Mer dove incontra Fantine, ragazza madre gravemente ammalata. Valjean la salva dal carcere perché accusata di prostituzione e le promette, sul letto di morte, che si prenderà cura della figlia Cosette…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La storia del protagonista diventa il segno di come il Signore forgia un uomo che si è posto nelle sue mani. Dopo la solenne promessa di cambiar vita, Val Jean affronta prove difficili ma alla fine scopre che amare una persona è conoscere il volto di Dio
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Tom Hopper, già vincitore del premio Oscar per “Il discorso del re” valorizza molto bene i protagonisti della storia (meno efficaci le scene corali) grazie anche alla prova superba di Anne Hathaway e alla presenza scenica di Russell Crowe.
Testo Breve:

 Il musical fra i più visti nel mondo è diventato un film. Arricchito con scene di massa spettacolari, sa raccontare la redenzione di un uomo che si è affidato interamente a Dio

Chi andrà al cinema a vedere Les Miserables avrà la sicurezza di stare in buona compagnia.

Si calcola che dall’esordio in lingua francese a Parigi nel 1980, quello a Londra in lingua inglese del 1985 e il debutto a Broadway nel 1987, il musical è stato visto da 60 milioni di persone in 43 nazioni differenti e tradotto in 21 lingue. Attualmente è il musical che è stato presentato per più lungo tempo  nel West End dopo Il fantasma dell’Opera. Nel 1996 a Honk Kong si cantava per le piazze la famosa aria “Do you hear the people sing” per ricordare la tragedia di piazza Tiananmen.

Il solido impianto narrativo del romanzo di Victor Hugo, era stato rispettato nelle sue linee generali (un racconto di oppressione e di liberazione, di fragilità e di eroismo, di colpa e redenzione) e si era arricchito delle  musiche di  Claude-Michel Schönberg, compositore anche del bellissimo Miss Saigon.

Ora la trasposizione cinematografica, se ha perso l’impatto della recitazione dal vivo, si arricchisce di grandiose scene di massa e di spettacolari ricostruzioni in computer grafica (in particolare quella iniziale, di pura  fantasia, al porto di Toulon).

Tom Hopper, già premio Oscar per Il discorso del re  si è trovato fra le mani questo ricco materiale e si è posto il problema di come renderlo cinematograficamente. Ha dovuto affrontare non pochi problemi, come lui stesso ha raccontato in un’intervista: lo spettatore è abituato a familiarizzarsi con i protagonisti all’inizio del racconto e a seguire le loro vicende fino alla conclusione del film; in questo caso Fantine muore dopo i primi trenta minuti, il commissario Javert, l’antagonista di  Jean Valjean, si suicida ai due terzi mentre verso la metà vengono introdotti due nuovi protogonisti, Cosette adulta e Marius, che monopolizzano l’attenzione a discapito del protagonista. Per questo motivo Hopper ha inserito, quando Jean Valjean  decide di prendere con se Cosette, il canto “Suddenly” per evidenziare che è proprio Cosette, prima piccola e poi adulta nella seconda parte, a costituire il trait d’union del racconto.

Una soluzione che ha consentito al regista di valorizzare un altro aspetto portante della storia: quello del rapporto dell’uomo con Dio. Tutti i  personaggi, travolti dalle difficoltà o dall’incertezza,  si rivolgono  con un canto al Signore chiedendo il Suo aiuto, la Sua grazia o invocando il perdono.  La Chiesa, in quanto istituzione, si mostra  generosa come il vescovo Myriel e le frequenti scene all’interno di una chiesa o di un monastero sottolineano la sua funzione di ridare pace e speranza agli uomini che vi si recano a pregare.

La storia del protagonista diventa il segno di come il Signore forgia un uomo che si è posto nelle sue mani. Dopo la solenne promessa di cambiar vita, Valjean è posto di fronte alla prova più dura: la prossima condanna di un uomo scambiato per se stesso potrebbe dargli l’opportunità di cancellare definitivamente il suo passato ma lui ha promesso di fare ogni cosa “nel Suo nome” come aveva detto a  Fantine e decide di testimoniare la verità in tribunale. Dopo questa prova è pronto per l’amore ed accetta con gioia la paternità che gli viene concessa con l’adozione di Cosette. E’ ormai saldo nella fede e può invocare la Sua intercessione per salvare la vita di Marius, l’innamorato di Cosette nell’aria Bring him home così come concede la libertà e la vita al suo eterno antagonista Jiavert, senza chiedere nulla in cambio. Quando ormai il suo tempo volge al termine, chiede di accoglierlo nella Sua casa (Let me be,  bring me home) e può serenamente affermare che “ amare un’altra persona è vedere il volto di Dio”.
Anche Javert prega, ma la sua visione è quella di un mondo diviso in due sfere fra loro non comunicanti, quella di Dio e di Lucifero, dei giusti che saranno ricompensati e dei malvagi a cui spettano le fiamme e la spada. Tutto è stato stabilito e segue delle regole inflessibili ed eterne come le rivoluzioni che compiono gli astri (Stars).  La sua visione della vita diventa inconciliabile di fronte al gesto gratuito del galeotto Valjean.

“Finché non saranno risolti i tre problemi del secolo, la degradazione dell’uomo nel proletariato, la decadenza della donna nella fame, l’atrofia dell’infanzia nelle tenebre; finché in talune regioni…” Tom Hopper  conosce bene le prime pagine del romanzo di Victor Hugo, sa bene che il racconto è nato come grido appassionato per la costruzione di un mondo più giusto e pur nei limiti di un musical di intrattenimento ha cercato, puntando tutto sulle ambientazioni, di ricostruire quel mondo dei “miserabili” così caro allo scrittore. Ecco i lavori forzati di Valjean reo di aver rubato un tozzo di pane; le fabbriche dove Fantine lavora, allontanata perché ragazza madre e costretta a prostituirsi nelle viuzze sudicie del porto di di Montreuil-sur-Mer. Poi a Parigi, dove il popolo e la borghesia si mettono in armi e costruiscono barricate  durante i moti del 30-31, quando il re Carlo X cercò con leggi liberticide di ripristinare l’ancient régime. E’ forse questo l’aspetto meno riuscito del film, dove le battaglie alle barricate mancano del pathos necessario e ricordano troppo il retaggio teatrale della scena.

Come già aveva mostrato ne  “Il discorso del re”, Hopper sa “stare addosso” ai suoi protagonisti con molti primi piani ma la loro resa è discontinua Il piano-sequenza in cui una bravissima Anne Hathaway canta I Dreamed a Dream con un volto scavato, i capelli tagliati, lo sguardo smarrito, è la parte più commovente, il pezzo forte del film. Hugh Jackman, avvezzo ai musical fa bene la sua parte ma un altro pezzo forte è costituito dalla presenza di Russell Crowe, nei panni dell’ispettore Javert. La sua voce non è completamente all’altezza della situazione ma la recitazione è impeccabile. Si esprime soprattutto con gli occhi, attraverso i quali  passano lampi di odio, smarrimento per aver commesso un errore, disperazione per non saper più dare un senso alla sua vita.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: IRIS
Data Trasmissione: Domenica, 30. Ottobre 2016 - 21:00


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THE PRODUCERS UNA GAIA COMMEDIA NEONAZISTA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 11/05/2010 - 14:08
Titolo Originale: The producers
Paese: USA
Anno: 2005
Regia: Susan Stroman
Sceneggiatura: Mel Brooks, Thomas Meehan
Durata: 135'
Interpreti: Nathan Lane, Matthew Broderick, Uma Thurman, Will Ferrell, Gary Beach, Roger Bart

Max Bialystock, un producer di Broadway, se la sta passando alquanto male: l'ultima suo musical è stato un insuccesso. Come se non bastasse, il contabile Leo Bloom è venuto per controllare i conti. Ma ecco l'idea brillante del contabile timido e   sognatore:  è possibile guadagnare molti soldi proprio allestendo uno spettacolo destinato al fallimento. In cambio Leo chiede di diventare socio di Max: ha sempre sognato di entrare nel mondo di Broadway. In effetti  l'opportunità si presenta con un testo demenziale dal titolo "la primavera di Hitler" scritto da un nostalgico del nazismo...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
L'amicizia e la lealtà rifulgono proprio nei momenti di avversità
Pubblico 
Adolescenti
Un metodo molto disinvolto di procurarsi il denaro, seducendo delle vecchiette
Giudizio Artistico 
 
Ottima recitazione, ritmo spigliato. Poco originale la regia

Con insolita tenacia, confortata dal successo conseguito finora, Mel Brooks è stato regista e sceneggiatore della prima versione cinematografica di Producers (1968) che è anche la sua opera prima (in italiano: Per favore non toccate le vecchiette); poi compositore e drammaturgo del musical omonimo nel 2001; infine produttore e nuovamente sceneggiatore in  questo remake con gli stessi protagonisti (Nathan Lane, Matthew Broderick) che ne hanno decretato il successo a Broadway. Anche la regista è la stessa della versione teatrale, anche se occorre riconoscere  non è stato fatto molto per la conversione ain linguaggio filmico: se si escludono le poche scene in esterni, sembra di assistere alla registrazione dello spettacolo teatrale. Vera  novità di questa edizione, è in realtà una Uma Thurman che fa la bella svedese, e che ha rapidamente imparato a ballare e cantare con disinvoltura.

La storia è oltremodo esilarante, con colpi di scena, gags, spaventi vari; ma ciò che colpisce è la capacità di Mel Brooks di assommare un numero incredibile di satire (contro il nazismo, contro gli ebrei, la losca genìa dei produttori teatrali e, incredibile a dirsi, anche verso i gay). E' riuscito in questo modo a realizzare un impasto di umorismo sferzante che costituisce il suo marchio di autenticità.

Mel è veramente cattivo fin quasi  a risultare cinico: lo si vede dal metodo disinvolto con cui Max, esponente-tipo del produttore di Brodway,  cerca di finanziarsi (circuendo vecchiette danarose) e dal modo con cui i due producers (uno vero e l'altro solo aspirante) organizzano la truffa ai danni del fisco (ma  le loro magagne verranno presto a galla) . Solo nel finale avremo un messaggio positivo in favore della lealtà e dell'amicizia.
 Anche nei confronti del nazismo Mel si pone sul crinale pericoloso della gravità dell'argomento e la sua trasfigurazione satirica: operazione riuscita finora solo a a Charlie Chaplin e a Roberto Benigni. 

Certo, siamo lontani dalle satire graffianti del Mel Brooks dei tempi d'oro: Mezzo giorno e mezzo di fuoco (1974) , Frankestein Junior (1974), Balle spaziali (1987) ma fa piacere ridere con un lavoro altamente professionale che porta anche in Italia uno dei ultimi successi di Broadway, questa volta con le canzoni in lingua originale, dopo il non troppo riuscito esperimento ne il  Il fantasma dell'opera, di tradurre i brani in italiano.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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RENT

Inviato da Franco Olearo il Mer, 11/03/2010 - 12:14
Titolo Originale: RENT
Paese: USA
Anno: 2006
Regia: Chris Columbus
Sceneggiatura: Chris Columbus, Steve Chbosky
Produzione: Michael Barnathan, Chris Columbus, Robert De Niro, Jane Rosenthal, Mark Radcliffe
Durata: 135'
Interpreti: Rosario Dawson, Taye Diggs, Wilson Jermaine Heredia, Jesse L. Martin, Idina Menzel

New York, 1989. Nel degradato East Village, giovani artisti squattrinati vivono d’arte e d’amore, mentre su di loro incombono l’affitto da pagare e lo spettro dell’Aids.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
I pochi comandamenti imposti dalla morale bohémien sono la libertà d’espressione e l’amore, qualunque forma esso abbia. L’omosessualità, le droghe leggere, ogni possibilità è una legittima forma di libertà
Pubblico 
Sconsigliato
Qualche scena sensuale, allusioni sessuali, volgarità.
Giudizio Artistico 
 
La storia è dispersiva, i personaggi mal indagati, nonostante l’impegno e la bravura dei singoli protagonisti

Chissà come l’avrebbero presa i giovani bohémien protagonisti di questo musical ambientato nel 1989, se avessero saputo che, nel giro di pochi anni, il loro quartiere così randagio sarebbe diventato uno dei luoghi di culto della Manhattan radical chic. E che la loro morale anarcoide, contraria ad ogni convenzione, si sarebbe trasformata in legge, assumendo i toni grigi e perbenino del politicamente corretto.

Chissà se si sarebbero mai immaginati che il loro invito a cogliere l’attimo e a vivere l’emozione avrebbe trionfato ovunque, nei film hollywoodiani, nelle serie tv prodotte dai network da loro così disprezzati, nei magazine femminili, sulla carta dei cioccolatini… O se avrebbero mai pensato che i veri ribelli e socialmente reietti del terzo millennio sarebbero stati gli eterosessuali, i cattolici, i padri e le madri di famiglia.

Nei primi anni Novanta,Rent era un musical in qualche modo “rivoluzionario”, una rivisitazione in chiave contemporanea della Boheme di Puccini, che attualizzava la tisi in Aids. Ne erano colpiti alcuni dei personaggi, artisti squattrinati e abitanti abusivi di un degradato quartiere newyorchese. Oggi il testo di Jonathan Larson isuoi anni li dimostra tutti, e la “filologica” versione cinematografica di Chris Columbus fa l’effetto imbarazzante di un vestito demodé. La carica trasgressiva delle origini si è completamente esaurita, con l’esito paradossale che il suo presunto messaggio di “liberazione” dalle catene delle convenzioni è diventato un luogo comune da sbadiglio.

Iltempo ha smascherato la contraddizione di uno stile di vita che vorrebbe celebrare la libertà di espressione mettendo ogni cosa sullo stesso piano. L’esaltazione della differenza a tutti i costi, in questi anni, è inevitabilmente annegata nella melassa uniforme del politicamente corretto. Ma, a ben vedere, come già accade nel film, la rivendicazione della “diversità per la diversità” si annulla da subito in buonismo così zuccheroso da far impallidire il più edificante film di buoni sentimenti.  

Fin dalla prima scena, sentiamo cantare la parola “amore” in tutte le salse. E sotto questa etichetta troppo larga trova spazio un po’ di tutto. C’è l’ossessione di Mark,  aspirante regista, per la sensuale Maureen, che lo ha rimpiazzato con una donna (situazione che oggi spopola nelle serie tv). L’amore “bloccato” tra Mimi e Roger, un musicista che ha perso l’ispirazione insieme alla fidanzata, morta per overdose, e non riesce più a staccarsi dal passato. L’amore omosex tra George e Angel, che vanno a convivere come una famigliola, guarda a caso l’unica coppia felice, che avrà da insegnare qualcosa a tutti.

I pochi comandamenti imposti dalla morale bohémien sono la libertà d’espressione e l’amore, qualunque forma esso abbia. L’omosessualità, le droghe leggere, ogni possibilità è una legittima forma di libertà, proclama La vie boheme, canzone manifesto della combriccola di gay, lesbiche, drag queen, e spogliarelliste.

Ma anche nella vita di questi “artisti” liberi da ogni condizionamento si infiltra la triste realtà, imponendo le sue regole. L’incombere dell’Aids sulle giovani esistenze dei protagonisti arricchisce la storia di un solenne ricatto emotivo. La morte, infatti, santifica il personaggio della drag queen Angel, che ha insegnato a tutti ad amare.

Il pubblico, intanto, continua a sbadigliare. Anche la visione dell’artista povero ed emarginato dalla società, relegato in casermoni freddi e bui (futuri loft per milionari), senza i soldi per pagare l’affitto, ha decisamente fatto il suo tempo. L’idea della creazione artistica come pura espressione della propria “diversità”, oltretutto, suona troppo ingenua e astratta. Il rifiuto a sporcarsi le mani con la prosaica realtà (per il vero bohémien lavorare per la televisione è come vendere l’anima al diavolo!) diventa un alibi per non mettersi mai veramente alla prova.  
Ma non è solo per questo che il film non coinvolge. La storia è dispersiva, i personaggi mal indagati. Nonostante l’impegno e la bravura dei singoli protagonisti (quasi tutti provenienti dal cast di Broadway), il film si riduce a una estenuante carrellata di “numeri” musicali e canori capaci di stroncare lo spettatore medio.

Autore: Chiara Toffoletto
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL FANTASMA DELL'OPERA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/15/2010 - 11:28
 
Titolo Originale: The Phantom of the Opera - Andrew Lloyd Webber's the phantom of the Opera
Paese: Gran Bretagna /USA
Anno: 2004
Regia: Joel Schumacher
Sceneggiatura: Andrew Lloyd Webber, Joel Schumacher
Durata: 130
Interpreti: Emmy Rossum, Gerard Butler, Patrick Wilson

All'Opera di Parigi Christine è solo una ballerina di fila ma sa anche cantare molto bene. Raccolta come orfana, é vissuta  sempre dentro il teatro, con un segreto: una persona di cui non ha mai visto il volto,  per lei un angelo ma per gli altri un fantasma,  le ha insegnato a cantare ed ora  che il soprano protagonista ha dato forfait, spaventata proprio dal fantasma, Christine riesce ad esibirsi mostrando il suo talento. Tutto sta andando per il meglio  fino a quando  lei non si innamora del bel visconte di Chagny, dimenticandosi del suo pigmalione....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La comprensione riesce a sciogliere anche i cuori più incupiti
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per alcune scene di lotta e altre che possono spaventare
Giudizio Artistico 
 
Bella musica, stupendi costumi, sontuose sceneggiature (anche se un po' kitsch) supportate da una efficace computer grafica, ottimo casting ed in particolare la rivelazione Emmy Rossum

"Il fantasma dell'opera" di Andrew Lloyd Webber, con i suoi 80 milioni di spettatori dalla sua prima a Londra nel 1986 ed un botteghino di 3,2 miliardi di dollari, è finora il musical di maggior successo mondiale.
Portarlo sullo schermo ha voluto dire farlo conoscere alle nuove generazioni e nei  paesi non di lingua inglese (molto correttamente nella versione italiana tutte le canzoni sono state tradotte).
Il genio musicale di Andrew Lloyd Webber  (Evita, Cats, Jesur Christ Superstar) si è incontrato con la sensibilità  estetica di  Joel Schumacher che prima di diventare regista (Batman e Robin, Batman Forever, Tigerland,...) è stato un costumista. In effetti il film è un piacere per gli occhi,  per i colorati costumi (la scena del ballo in maschera), le scenografie (sopratutto l'originale e suggestivo cimitero, pieno di grigie statue incombenti e lugibre), e per l'accurata  ricostruzione dell'Opera di Parigi,  sia l'esterno che l'interno animato di operanti (grazie ad un uso sofisticato e non invasivo della computer grafica).
Chi ha visto l'opera a teatro potrà notare che vi sono alcune significative differenze apportate dai due sceneggiatori-amici: tutti i personaggi sono meglio sviluppati, coerentemente con le  maggiori possibilità  offerte dal cinema di ottenere  primi e primissimi piani : il fantasma dell'Opera non è un mostro terribile ma un romantico incrudelito dalla sofferenza; il visconte di Chagny (Raul) è un coraggioso giovane deciso a difendere il suo amore, degno rivale del fantasma ed infine Christine, grazie alla giovanissima età della protagonista (19 anni) sviluppa la tematica del risveglio di una adolescente che diventa donna. Merito di  A Schumacher occorre riconoscere il merito di aver vinto la sfida di non scegliere star di prima grandezza e sopratutto di farci scoprire la sensibile Emmy Rossum, che  in altri film della passata stagione era ancora una liceale  (The day after tomorrow) o figlia adolescente di Sean Penn .in Mystic River.

Se un appunto si può fare al Fantasma dell'Opera, sopratutto se confrontato con Moulin Rouge, è che si tratta di un prodotto di alta professionalità che può vivere di rendita sulla qualità delle musiche, ma manca di  quel guizzo di sorpresa genialità innovativa che era presente nel film di Baz Luhrmann.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAIMOVIE
Data Trasmissione: Lunedì, 14. Ottobre 2013 - 6:30


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