Non classificato

Il film non fa parte di nessuna categoria

AMMORE E MALAVITA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/05/2017 - 13:31
Titolo Originale: Ammore e Malavita
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Manetti Bros. (Antonioe Marco Manetti)) Michelangelo La Neve
Sceneggiatura: Antonio Manetti, Marco Manetti, Michelangelo La Neve
Produzione: MADELEINE, MANETTI BROS. FILM, CON RAI CINEMA, IN COLLABORAZIONE CON TAM TAM FOTOGRAFIE, MOMPRACEM
Durata: 134
Interpreti: Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Claudia Gerini, Carlo Buccirosso

Don Vincenzo è il re del pesce a Posillipo. Dopo esser sfuggito a un attacco compiuto da una banda camorrista rivale, accetta il consiglio della moglie Maria, che trae sempre furbe ispirazioni dalla sua cultura cinefila, di dichiararsi morto e godersi così una vita più tranquilla. Vincenzo si rifugia in una clinica ma un’infermiera, Fatima, lo riconosce proprio quando la televisione sta annunciando la sua morte in un attentato. Ciro e Rosario, i due killer del boss, hanno l’ordine di trovarla e ucciderla. Il primo a scoprirla è Ciro, che riconosce in Fatima il suo grande amore di gioventù. Decide quindi di fuggire con lei anche se sa bene che Vincenzo organizzerà nei suoi confronti una terribile caccia all’uomo…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Nel film solo una donna cerca di uscire dalla spirale delle vendette omicide, come richiesto dal codice d’onore della malavita, giocando d’astuzia e chiedendo l’aiuto delle forze dell’ordine
Pubblico 
Adolescenti
Molte scene di sparatorie incluse ciniche esecuzioni ma senza dettagli cruenti
Giudizio Tecnico 
 
Un racconto divertente e originale che beneficia della simpatia dei personaggi con qualche lungaggine di troppo
Testo Breve:

Il killer Ciro deve uccidere una testimone scomoda ma scopre che si tratta dell’unica ragazza che ha veramente amato. Una originale sceneggiata napoletana intrisa di rimandi al cinema americano.

Un pullman si ferma davanti alle vele di Scampia. Scendono dei turisti stranieri e il cicerone inizia a decantare quello che è stato il fondale di tanti film e serial TV di successo e li invita ad apprezzare quello che non si trova in nessun’altra città del mondo: il brivido del rischio, il contatto diretto con la malavita. Si tratta di un incipit scanzonato che dà subito il tono al film: i fratelli Manetti, registi e sceneggiatori, non hanno avuto alcuna intenzione di mostrarci, ancora una volta, uno spaccato di violenza e miseria della capitale partenopea ma realizzarne piuttosto una sua trasfigurazione ispirata alla sceneggiata napoletana, con l’aiuto di un dose massiccia di riferimenti cinefili, soprattutto americani. Ne scaturisce una storia di amore e malavita con tante sparatorie e morti ammazzati anche in questo caso ma ciò che conta non è ciò che accade ma la sua forma. Se c’è da sottolineare un momento romantico nel primo incontro fra Fatima e Ciro, lei inizia a cantare sulle note di What a Feeling (Flashdance); se c’è una sparatoria, si vede Ciro, con una sequenza al rallentatore, che schiva le pallottole secondo la tradizione inaugurata da Matrix; se il boss Vincenzo si è rifugiato in una clinica, i suoi si aggirano sospettosi e armati per le corsie, in pieno stile Il Padrino.  

Se sorge spontaneo il rimando a un altro recente musical d’oltreoceano: La La Land, possiamo dare un punto al nostro per la sua maggiore freschezza e originalità ma, bisogna riconoscerlo, nel lavoro americano troviamo approfondito lo sviluppo di una storia d’amore che si evolve nel conflitto fra successo e felicità privata mentre nel primo i sentimenti sono statici. Se Ciro e Fatima si amano senza tentennare fin dall’inizio, il boss Vincenzo e Maria restano una coppia a delinquere fedele nonostante le difficoltà e i due killer Ciro e Rosario, mantengono forte il senso di un’amicizia coltivata fin dall’infanzia, nonostante militino in fronti contrapposti. La dinamica del racconto va cercata altrove, nell’evolversi della caccia all’uomo che è stata orchestrata contro Ciro e la sua Fatima.

Occorre inoltre riconoscere che ci troviamo di fronte a una professionalità ancora in formazione. Lo si nota dalla difficoltà a costruire un racconto più compatto, da qualche scarto sulla verosimiglianza di certe scene (alcuni scontri a fuoco sono troppo “facili” per i nostri eroi) e dalla qualità della fotografia, soprattutto in esterni, che manca di profondità e di chiaroscuro. Occorre comunque lodare la divertente espressività napoletana delle due protagoniste: Fatima (Serena Rossi) e Maria (Claudia Gerini). Anche il boss che crede di essere furbo ma è solo manipolato dalla moglie beneficia della divertente interpretazione di Carlo Buccirosso.

Se al festival di Venezia anche un altro film (di animazione) ambientato a Napoli e realizzato da napoletani (Gatta Cenerentola) ha riscosso l’approvazione dei critici e del pubblico vuol dire che soprattutto da quella città stanno emergendo spunti di fresca vitalità creativa

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ISIS - LE RECLUTE DEL MALE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/27/2017 - 09:39
Titolo Originale: The State
Paese: GRAN BRETAGNA
Anno: 2017
Regia: Peter Kosminsky
Sceneggiatura: Peter Kosminsky
Produzione: Archery Pictures
Durata: 4 puntate su National Geographic dal 12 al 19 settembre 2017
Interpreti: Sam Otto, Ony Uhiara, Ryan McKen, Ony Uhiara,

PLOT Quattro giovani inglesi escono nottetempo dalle loro case, senza avvisare i genitori e attraverso vari mezzi riescono a raggungere Raqqa, nella Siria occupata dallo Stato Islamico. C’è Jalal, che ha deciso di seguire le orme del fratello maggiore, morto martire per l’ISIS, assieme al suo amico Ziyaad; Shkira, che ha deciso di compiere la sua jihad mettendosi al servizio, con la sua professione di dottoressa, del nuovo Stato Islamico. C’è infine Ushana, una teenager, radicalizzata dai filmati visti su Internet, che sogna di sposare un eroico combattente di Allah. I quattro, dopo due settimane di addestramento, compiono il loro giuramento di fedeltà allo Stato; gli uomini partono per il fronte mentre le donne scelgono il loro marito islamico...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una lucida analisi di come l’Isis riesca a indottrinare i propri combattenti martiri, attraverso il fanatismo religioso e un eccesso di crudeltà verso gli infedeli che serve a fare terra bruciata in modo che ogni ripensamento possa diventare impossibile
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di violenza (accennate, senza dettagli cruenti) e il clima generale di fanatismo religioso rendono il film adatto a sole persone mature
Giudizio Tecnico 
 
Frutto di un’accurata preparazione, il regista è riuscito nell’obiettivo di farci entrare nell’anima di chi decide di combattere per lo Stato Islamico
Testo Breve:

Quattro Foreign Fighter inglesi decidono di unirsi all’Isis: un film ben realizzato, chiarificatore di certi ambienti culturali e contesti politici a noi poco noti, frutto di una rigorosa preparazione

Serial televisivi come questo Isis - le reclude del male del canale National Geographic (nella versione originale: The State, trasmesso sul canale 4 della televisione inglese ad agosto 2017) sono assolutamente necessari. Le fiction TV presentano un grosso vantaggio: quello di entrare dentro contesti culturali a noi molto lontani, attraverso la partecipazione alla vita quotidiana di personaggi il più possibile aderenti alla realtà. Si riesce, con questi contributi, a uscire da giudizi generici e approssimativi per cercare di capire la ragione di certi fenomeni: non solo la nascita dell’ISIS ma anche quella dei Foreign fighters, cioè del perché giovani non certo disperati, anzi, per la maggior parte dei casi di classe media, con buona cultura, decidono di lasciare una vita serena e confortevole per andare a morire per lo Stato Islamico. Molto utile, per la conoscenza della realtà siriana, anche il documentario di Sebastian Junger e Nick Quested: Hell on Earth: The Fall of Syria and the Rise of ISIS, presentato in contemporanea con il  serial, sempre sulla rete National Geographic italiana con il titolo Inferno sulla terra – Il crollo della Siria e il potere dell’ISIS.

La fiction inizia dal momento in cui i quattro giovani attraversano il confine turco per entrare nel territorio dell’ISIS: non abbiamo riferimenti precedenti sul perché della loro decisione ma riusciamo a scoprirlo progressivamente durante il loro soggiorno a Raqqa; evita inoltre di premettere un inquadramento storico della situazione siriana ma lo scopriamo indirettamente: molti combattenti Isis  che le nostre nuove reclute incontrano sono ex soldati o ufficiali dell’esercito di Saddam Hussein. Come spiega più dettagliatamente il documentario citato, la cattiva gestione del dopo-Saddam da parte degli americani che avevano operato una radicale estromissione di persone iscritte al partito Ba’hat (iscrizione obbligatoria per qualsiasi incarico pubblico) aveva creato le premesse per un malcontento diffuso che aveva portato le forze di opposizione a organizzarsi nell’ISIS. Secondo l’opinione dello stesso documentario, il cambiamento di decisione del presidente Obama, nell’agosto del 2013, di non attaccare le forze del presidente Assad, nonostante avesse promesso in precedenza di intervenire appena fossero stati usati i gas nervini, , aveva rinforzato la decisione di invadere anche il territorio siriano, con la convinzione che gli occidentali non sarebbero intervenuti.

La prima puntata del serial si concentra sulla preparazione dei foreign fighters: rigorosamente separata fra uomini e donne. Anche se le motivazioni dei quattro sono forti, durante le due settimane di addestramento si accorgono di quanto radicale debba essere  l’immersione nel nuovo mondo privandosi di ogni riferimento al passato.  Jalal, che si trova nelle condizioni migliori perché ha avuto un fratello che prima di lui si era unito all’ISIS morendo martire e si fregia di essere un Hafiz (colui che ha imparato il Corano a memoria), è costretto a cancellare dal suo cellulare le foto di sua madre, perché non si possono conservare immagini di donne senza velo e deve strappare il suo passaporto inglese davanti a tutti.

Shkira,  arrivata in Siria perché desiderosa di realizzare la sua jiad (combattimento spirituale) prestando le sue competenze di medico a favore dello Stato Islamico, scopre che non può esercitare la professione senza il premesso del suo mahram (guardiano: il marito o un parente maschio). Per tutti loro, il paese dove sono cresciuti e rimasti i loro parenti e  amici è  da considerare   dar al kufr (terra degli infedeli).   Ushana, la più giovane dei quattro, riesce a sposare, com’era suo desiderio, un combattente ISIS ma si tratta per lei di una felicità di breve durata: una sera due donne bussano alla porta per felicitarsi con lei: suo marito è morto da shahid (martire) e ora si è unito a tutti gli altri uccelli verdi dell’Jinnah (paradiso)

Viene infine il giorno del bay ‘ah (giuramento di fedeltà) fra le acclamazioni festose dei partecipanti: i nuovi adepti si impegnano a morire per Allah e a difendere lo Stato Islamico dove l’unica legge è quella di Allah.

Nelle puntate successive i quattro iniziano a scoprire che, pur compiendo il loro dovere, si trovano intrappolati in regole rigide che stridono con la loro coscienza occidentale che non si è ancora spenta.

Jalal, il più sensibile, scopre che, secondo il Corano, è ancora in vigore la schiavitù per le donne mogli dei nemici conquistati ed è  diritto di ogni combattente ISIS, una volta comprate, possederle sessualmente sia loro che le loro figlie.  Decide quindi di “comprare” una donna curda e sua figlia per cercare di proteggerle. Anche Shkira vede con sgomento che suo figlio di nove anni viene mandato in campi si addestramento dove impara a usare il pugnale, a sviluppare la propria aggressività e il disprezzo del nemico (assistiamo, in questa occasione, a una delle scene più “forte” del serial). Debbono inoltre assistere alle esecuzioni pubbliche per decapitazione degli stranieri catturati sotto gli occhi di una cinepresa, a beneficio degli Occidentali o alle torture inflitte ai nemici prigionieri.

Alla fine il “meccanismo” messo in piedi dall’ISIS traspare con chiarezza in  questa fiction: si tratta di mantenere sempre alta la tensione fra i combattenti attraverso un circolo vizioso costituito da credenze religiose fanatiche e da un nichilismo che cerca il “tanto peggio tanto meglio”. Appare chiaro quando uno degli istruttori cerca di spiegare ai novelli foreign fighters perchè l’ ISIS si ostini a compiere attacchi suicidi nel mondo occidentale, con rischio che intervengano in forze a sconfiggerli.  “E’ proprio questo che stiamo cercando”, dichiara il mujahiddin:“quando verranno i crociati - come dice il Corano- molti fratelli moriranno ma chi si salverà si rifugerà a Gerusalemme e lì verrà Gesù, il  figlio di Maria: è lui che condurrà il nostro esercito alla vittoria”. Alla fine il ricorso a una fede islamica protesa esclusivamente alla conquista del Jinnah (paradiso) ha l’obiettivo di spingere i combattenti alla gloria del martirio e al contempo le azioni terroriste contro i “nemici di Allah” servono a creare quella “terra bruciata” che impedisce qualsiasi ripensamento.

In Inghilterra alcuni giornali (invero pochi, fra cui il Daily Mail) hanno criticato la serie televisiva, considerandola pericolosa, perché può incitare alla violenza e al fanatismo. Sicuramente si tratta di una serie adatta alla visione di sole persone adulte a causa di alcune scene di violenza (per le quali ci vengono comunque risparmiati i dettagli) ma detto questo bisogna riconoscere che il lavoro, frutto di più di un anno di preparazione, è accurato e rigoroso nella ricostruzione dell’ambiente dei combattenti Isis, descrivendone tutte le atrocità fisiche e mentali, sicuramente senza compiacimenti ma senza neanche facili demonizzazioni.

Come ha osservato il critico di The Guardian: “Kosmisky porta a compimento uno dei più importanti doveri di una società democratica: esplorare l’ideologia dei suoi nemici”

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'INGANNO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/20/2017 - 16:48
Titolo Originale: The Beguiled
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Sofia Coppola
Sceneggiatura: Sofia Coppola
Produzione: YOUREE HENLEY, SOFIA COPPOLA PER AMERICAN ZOETROPE
Durata: 91
Interpreti: Colin Farrell, Nicole Kidman, Kirsten Dunst

1864. Al terzo anno della guerra di secessione, in territorio confederale, in un collegio per ragazze di buona famiglia, sono rimaste solo la direttrice (miss Martha), una istitutrice (Edwina) e cinque allieve di diversa età. Una di loro scopre, nel bosco circostante, un soldato nordista (il caporale McBurney) ferito a una gamba. Miss Martha decide di accoglierlo e curarlo, anche se è un nemico, in nome di una universale carità cristiana. Anche se il soldato resta confinato nella sua camera in attesa che guarisca, la sua sola presenza innesca fra le donne del collegio curiosità ma anche attrazione. Quando poi il caporale riprende a camminare, bisognerebbe invitarlo ad andar via ma sia le donne che lui stesso preferiscono rinviare il momento della partenza…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Questo film non esprime praticamente nulla, se non i turbamenti sessuali di alcune giovani o non più giovani, che non hanno remore a cercare di soddisfare
Pubblico 
Adolescenti
Una rapida scena d’amore senza nudità
Giudizio Tecnico 
 
Con il suo inconfondibile stile molto curato ma un po’ freddo, Sofia Coppola realizza con cura una efficace ambientazione ma la sceneggiatura risulta discontinua. Premio per la miglior regia al Festival di Cannes 2017
Testo Breve:

Durante la guerra di secessione americana, alcune donne e ragazze che sono rimaste isolate in un collegio, si prendono cura di un soldato nordista rimasto ferito. Un film di ambientazione molto curato ma poco convincente nella sceneggiatura

Questo film, per il quale Sofia Coppola ha vinto il premio per la miglior regia al Festival di Cannes 2017, è un remake di La notte brava del soldato Jonathan (1971) di Don Siegel. Lo è veramente nello sviluppo della storia (alcune sequenze sono molto simili), nei personaggi coinvolti ma lo spirito è molto diverso.

Nel film di Siegel il protagonista è il soldato Jonathan (Clint Eastwood): un uomo spavaldo e scanzonato, che trovatosi nella situazione di essere l’unico gallo in un pollaio, sa mentire per rendersi gradito a tutte e poi cerca di approfittare, senza molti scrupoli, degli appetiti sessuali che la sua presenza nel collegio ha suscitato (ma la rivalsa delle donne su di lui sarà terribile). In questo film della Coppola l’attenzione è posta sulle donne e la stessa ambientazione, costruita con cura, svolge un ruolo determinante.

La regista, nelle sequenze iniziali, indugia sulla grande foresta che circonda la bianca, solitaria, casa coloniale dove sono asserragliate le ragazze: solo il rombo lontano dei cannoni ricorda che fuori di quel mondo calmo si sta svolgendo una guerra. Le due istitutrici e le cinque ragazze sono quindi sole, quasi a costituire un microcosmo autonomo, tutto al femminile. Ce lo fa notare la regista con il candore e la nitidezza dei vestiti, la compostezza dei comportamenti, l’agilità delle mani sottili delle fanciulle intente a ricamare o a suonare uno strumento musicale e siccome anche le due istitutrici sono nubili, sembra quasi che la Coppola abbia voluto realizzare un ideale mondo verginale, tema sempre ricorrente nella sua produzione.

Le giornate fluiscono ordinate fra le lezioni in aula, l’ora di ricamo, i lavori nell’orto, la cena e la preghiera serale, quando l’elemento maschile irrompe e agita le acque di questo lago tranquillo. Il film, ispeziona, viviseziona il comportamento delle due donne e delle cinque ragazze e registra al di là di un comportamento dignitoso che deve sempre essere mantenuto, piccole attenzioni fatte di frasi e di gesti nei confronti dello sconosciuto o le crescenti, indispettite maliziosità di una contro l’altra, dettate dalla gelosia.

La parte più bella e interessante del film finisce qui. Il racconto si trasforma poi in un thriller tragico, riproducendo gli stessi eventi già presenti nel film del ’71 ma il cambiamento è così repentino e il finale così sbrigativo, da rendere evidente la disarmonia fra le due parti.  Sembra quasi che l’autrice si sia dedicata a riprodurre una determinata atmosfera con la cura e la precisione (un po’ fredda) che le sono caratteristiche ma poi si sia limitata a seguire con diligenza la seconda parte del remake. Un altro elemento che contribuisce a creare questo straniamento nello spettatore è la figura del protagonista, qui interpretato da Colin Farrel. Se Clint Eastwood impersonava un furbo mascalzone che si rivelava per quello che era solo nel finale, qui il capitano appare una figura ambigua e indecisa, una persona modesta (viene sottolineato che è un mercenario fuggito dalla battaglia) che non riusciamo più a riconoscere per modi aggressivi e minacciosi che esprime nella seconda parte.

Resta, di questo film, la bellezza dei paesaggi, dei colori e delle musiche, le ottime interpretazioni femminili. La Coppola ha voluto esplorare ancora una volta quel momento di disadattamento che coglie le adolescenti quando debbono entrare nel mondo degli adulti, un disadattamento che diventa tragedia come nel suo film d’esordio, Il giardino delle vergini suicide (1999) o si esprime nella solitudine dell’undicenne Cloe, figlia di divorziati  in Somewhere, o più tardi in Bling Ring (2013), quando un gruppo di adolescenti vive solo di sogni, che alimentano rubando oggetti per loro impossibili nelle case dei ricchi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'EQUILIBRIO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/20/2017 - 16:45
Titolo Originale: L'equilibrio
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Vincenzo Marra
Sceneggiatura: Vincenzo Marra
Produzione: CINEMAUNDICI, LAMA FILM, RAI CINEMA, ELA FILM
Durata: 90
Interpreti: Mimmo Borrelli, Roberto Del Gaudio, Giuseppe D'Ambrosio, Autilia Ranieri

Don Giuseppe ha rinforzato la propria vocazione sacerdotale come missionario in Africa. Tornato in Italia, divenuto parroco di una comunità romana, deve affrontare una situazione personale delicata (si sta formando un’intesa troppo affettuosa fra lui e una delle catechiste) e chiede al vescovo di tornare nella sua terra, nel napoletano. Viene accontentato e per qualche tempo accompagna nelle sue funzioni Don Antonio, il parroco uscente, scoprendo che è molto seguito e apprezzato dalla comunità locale. Negli incontri con i suoi nuovi parrocchiani, Don Giuseppe scopre ben presto l’influenza, a fronte di uno Stato assente, della malavita locale impegnata nello spaccio della droga e quando viene a conoscenza di una situazione di soprusi nei confronti di una ragazza, cerca di affrontare di petto la situazione anche se tutti, chi con le buone, chi con le minacce, lo invitano a lasciar perdere…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film si affianca con serietà a un sacerdote che cerca di difendere una ragazza oggetto di soprusi. Viene sviluppata troppo sbrigativamente la mancanza di sostegno che il sacerdote riceve dai suoi superiori
Pubblico 
Maggiorenni
Viene trattato un tema scabroso. Un nudo integrale maschile statico, una espressione blasfema
Giudizio Tecnico 
 
Il regista e sceneggiatore Vincenza Marra punta all’essenziale del racconto con uno stile asciutto. Tutti bravi i protagonisti. Qualche passaggio sbrigativo nella sceneggiatura.
Testo Breve:

Un sacerdote deve decidere se tacere o agire, rompendo gli equilibri locali, per difendere una ragazza oggetto di soprusi. Un film asciutto con qualche eccesso di semplificazione nella sceneggiatura

“Perché non cambi vita?” chiede don Giuseppe a Saverio, un galoppino della malavita locale. “Per fare che cosa? Per guadagnare 50-60 euro alla settimana? Qua è terra bruciata. Non si guadagna niente”. E’ questa la dura realtà degli abitanti del quartiere: solo la malavita fornisce lavoro per tutti e impone le sue leggi. Le figure di Don Antonio, il parroco precedente e di Don Giuseppe, sono le due facce di un dubbio etico delicatissimo che capita a ognuno di affrontare, non certo solo alla parrocchie in territori difficili. Si tratta di situazioni dove un po’ di ingiustizia fa comodo agli interessi del singolo, e quando un po’ tutti ottengono in questo modo il loro tornaconto, si ristabilisce, paradossalmente, una giustizia senza Giustizia. In un certo senso, Ficarra e Picone con il loro L’ora legale avevano affrontato lo stesso tema, sul fronte della legalità civile. In quel caso un sindaco integerrimo che aveva iniziato a perseguitare i comportamenti illeciti, finiva per diventare impopolare perché i cittadini preferivano il trattamento precedente, dove tutti ottenevano favori illeciti e quindi tutti potevano dichiararsi contenti. Anche il recente film slovacco The Teacher racconta la storia vera di una professoressa che chiedeva molti favori e prestazioni gratuite ai genitori dei suoi alunni e in cambio forniva in anticipo le domande che avrebbe fatto ai loro figli nelle interrogazioni del giorno successivo. La denuncia del singolo padre che si era rifiutato di accettare l’accordo silente, aveva finito per scatenare le reazioni di tutti gli altri genitori.

Lo stesso tema, in questo film, assume i connotati specifici di una realtà parrocchiale. Di fronte a una struttura del male ben consolidata, che permette comunque di far vivere la comunità locale, è giusto e lecito, per un parroco, accettarla come un dato di fatto (comunque non di propria competenza diretta, visto che dovrebbe essere lo Stato a intervenire) e concentrarsi sulla  liturgia e sulla catechesi impartita ai giovani nella speranza di un mondo migliore oppure denunciare con coraggio i comportamenti malavitosi, nel presupposto che con il male non si scende ai patti e che il buon esempio è la forma più efficace di educazione dei giovani, al di sopra di qualsiasi insegnamento fatto in aula?

Se don Antonio è il paladino della prima soluzione, don Giuseppe cerca di affrontare i problemi nel secondo modo. “Perché non ti limiti a fare il prete? C’è molto malcontento su di te” - confida un simpatico chierichetto a don Giuseppe. “Ma cosa vuol dire fare per te il prete?” ribatte il sacerdote; per lui esserlo vuol dire stare accanto alla gente, ascoltare, comprendere e cercare di risolvere i problemi di chi si rivolge a lui. Anche il suo vescovo finisce per essere scontento di lui perché segue la prima opzione: da quando don Giuseppe si è messo di traverso alla malavita locale, i fedeli sono diminuiti e i ragazzi che frequentavano il catechismo sono spariti.

Il film sviluppa e approfondisce questo dilemma, evidenziando chi si pone da una prospettiva e chi dall’altra ma a ben guardare, l’equilibro fra le due opposte visioni si infrange ben presto perché ciò di cui don Giuseppe viene a conoscenza, l’abuso di una minorenne, va al di là di qualsiasi prudenziale compromesso e ha sicuramente ragione quando decide di opporsi con decisione.

Don Giuseppe compie in seguito un’audace azione positiva ma ciò provoca, per reazione, da parte del boss locale, il compimento di un crimine molto grave. Ci si trova di fronte, in questo caso, a un altro  caso etico particolarmente complesso, quello che viene solitamente chiamato “azione a doppio effetto”. A fronte di un bene compiuto, si finisce per causare del male grave. Don Giuseppe non è evidentemte responsabile del male compiuto dagli altri ma al contempo avrebbe dovuto prevedere una certa forma di reazione da parte del bosso locale. Si tratta di un dibattito molto interessante che lasciamo al lettore di completare, perché finiremmo per svelare il finale del film. 

Lo stile del regista e sceneggiatore Vincenzo Marra è insolito: il suo modo di raccontare è asciutto, i dialoghi sono ridotti all’essenziale, vengono sviluppati solo i fatti necessari all’economia della storia, senza note di colore, senza digressioni ambientali. Il vantaggio di questo approccio è la presa diretta con la storia che viene raccontata; lo svantaggio è quello di uno stile rigido che ingabbia i personaggi in un comportamento uniforme, senza caratterizzazioni. C’è qualche eccesso di semplificazione nella sceneggiatura (come mai don Giuseppe, nel ritornare nella sua terra di origine, si mostra così meravigliato del contesto sociale?). Bisogna però riconoscere a questo L’equilibrio un importante merito: don Giuseppe appare come un vero sacerdote che si interroga continuamente sulla correttezza della sua missione; in un altro film, come Alla luce del sole, che si è spirato alla storia vera di Giuseppe Puglisi, restano nascoste le motivazioni più intime e spirituali del sacerdote

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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GATTA CENERENTOLA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/20/2017 - 16:36
Titolo Originale: Gatta Cenerentola
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Dario Sansone
Sceneggiatura: Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Alessandro Rak, Dario Sansone
Produzione: MAD ENTERTAINMENT, CON RAI CINEMA, IN PARTECIPAZIONE CON BIG SUR, IN COLLABORAZIONE CON SKYDANCERS, TRAMP LTD, O'GROOVE,
Durata: 86

Mia è la figlia di Vittorio Basile, ricco armatore della Megaride e scienziato. Quando suo padre viene ucciso, Cenerentola viene cresciuta, prigioniera nella sua stessa nave, dalla matrigna al servizio delle sue terribili sei sorellastre. Intanto 'o Re, un ambizioso trafficante di droga, d'accordo con la matrigna di Mia, intende sfruttare l'eredità dell'ignara Cenerentola per fare del porto di Napoli una capitale del riciclaggio.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un film dai tratti molto violenti, sia nello stile dell’animazione che nella storia e nel linguaggio, che riesce a dare importanza alla memoria come vero patrimonio umano e culturale da preservare e trasmettere sia per il bene del singolo che della comunità intera
Pubblico 
Adolescenti
Un film presenta momenti di violenza e un linguaggio fortemente allusivo e volgare
Giudizio Tecnico 
 
Un film d’animazione originale che ha saputo coniugare, in anni di lavoro, arti figurative, musica, tradizione e tecnologia con coraggio e inventiva. Il film è stato inserito nella lista dei 14 da cui l'Anica individuerà l'opera italiana da candidare all'Oscar.
Testo Breve:

Tratto liberamente da una delle favole di Giambattista Basile, questo originalissimo film d’animazione, non destinato ai bambini, spicca per originalità visiva e musicale. Nella lista dei possibili candidati italiani all’Oscar 

Il gruppo di animatori della Mad Entertainment crea un film visionario e poetico, Gatta Cenerentola, ispirato alla novella di Giambattista Basile e alla famosa commedia musicale napoletana, presentato in concorso alla 74.ma edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica nella Sezione Orizzonti. Un film d’animazione certamente non rivolto ai bambini, ma che esprime un impegno artistico non indifferente in ogni campo e in cui memoria e tecnologia si fondono in modo creativo.

Musica, teatro, pittura e arte digitale si coniugano in un prodotto del tutto originale soprattutto per il cinema italiano. La storia risente di molte influenze, da quella della cultura e della tradizione napoletana, fortissima nelle musiche, nella caratterizzazione dei personaggi, nei dialoghi e in buona parte degli ambienti, a quella delle più moderne storie di fantascienza che immaginano cupi scenari futuristici.

In Gatta Cenerentola la luce colorata e il paesaggio fitto degli artistici edifici che si affacciano sul mare del Golfo di Napoli si trasformano piano piano in un fumoso ambiente, tossico, decadente e malsano a causa della corruzione in cui cade la città dopo la morte di una personalità illuminata e generosa.

Vittorio Basile è un ricco armatore e scienziato proprietario della Megaride, un'enorme nave tecnologicamente avanzata in grado di registrare qualsiasi cosa accada al suo interno e di riprodurla sotto forma di ologrammi, ormeggiata al porto di Napoli; la sua aspirazione è quella offrire alla gente di Napoli un grande polo tecnologico che diventi una sorta di archivio digitale che mantenga memoria di chiunque vi metta piede. Quando però Vittorio decide di sposare Angelica, una donna del popolo che ha già sei figlie, ogni suo sogno di rinascita della città fallisce e muore con lui. Vittorio viene infatti ucciso il giorno stesso delle sue nozze per mano dell’amante di Angelica, Salvatore Lo Giusto detto 'O Re, ambizioso trafficante di droga, che desidera impossessarsi di tutte le ricchezze della Megaride. La figlia di Vittorio, la piccola Mia Basile, da quel momento sarà costretta a vivere nascosta nella sua stessa nave all'ombra della temibile matrigna e delle sue perfide sei figlie trasformate in volgari e violente prostitute dalla madre stessa. Salvatore Lo Giusto fa precipitare il porto e la città nel degrado, ma per impossessarsi del tutto della Megaride deve attendere la maggiore età della piccola Mia. Solo un uomo ricorda la bellezza del sogno di Vittorio e spera ancora di salvare Mia e la sua nave dalla decadenza completa, l’agente Primo Gemito che riesce ad introdursi in incognito all’interno della nave.

Gatta Cenerentola è una fiaba noir dai tratti molti forti anche nello stile d’animazione che non nega momenti di violenza e un linguaggio fortemente allusivo e volgare. I suoi personaggi però riescono a trasmettere con poche pennellate emozioni e sentimenti molto intensi e vividi, con un realismo umano, per quanto spesso brutale, dal forte impatto che sorprende. Su tutti spicca il personaggio di Primo per la sua coerenza, il suo coraggio e il suo vero disinteresse nell’agire. Mentre la piccola Mia, la gatta, si trasforma nel frutto di un’educazione selvaggia e feroce. Gli ologrammi scomposti di un passato dorato, che si visualizzano casualmente all’interno della nave, costituiscono la sola risorsa di umanità a cui la ragazza possa attingere e la memoria che essi trasmettono rappresentano il vero patrimonio che il padre lascia alla figlia.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL COLORE NASCOSTO DELLE COSE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/11/2017 - 11:40
Titolo Originale: Il colore nascosto delle cose
Paese: ITALIA, SVIZZERA
Anno: 2017
Regia: Silvio Soldini
Sceneggiatura: Doriana Leondeff, Davide Lantieri, Silvio Soldini
Produzione: LUMIÈRE & CO., CON RAI CINEMA, VENTURA FILM, IN COPRODUZIONE CON RSI RADIOTELEVISIONE SVIZZERA/SRG SSR
Durata: 115
Interpreti: Valeria Golino, Adriano Giannini, Arianna Scommegna, Laura Adriani, Anna Ferzetti

Teo è un creativo della pubblicità di successo. Se nel lavoro si occupa di ciò che appare, dell’effimero, anche la sua vita privata sembra avere questa caratteristica. Ha una fidanzata ufficiale con la quale .non convive e si concede volentieri altre distrazioni. Conosce per caso Emma, una donna non vedente che inizia a frequentare. Emma, nonostante la sua infermità, ha preso in pugno la sua vita, che si può definire quasi normale: di professione è osteopata e vive da sola dopo che si è separata dal marito. I due personaggi non potrebbero essere più diversi….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Viene tratteggiata con molta sensibilità il mondo dei non vedenti. Nelle sue speranze ma anche nei suoi momenti di sconforto. Il film presenta un panorama di famiglie divise e relazioni instabili.
Pubblico 
Maggiorenni
Il film mostra relazioni sentimentali precarie e casi di famiglie disunite. Scene di amplessi con parziali nudità
Giudizio Tecnico 
 
Soldini mostra grande sensibilità e buona competenza nel descrivere il mondo dei non vedenti. Ottime le interpretazioni dei due protagonisti. Discontinuo lo sviluppo del film
Testo Breve:

Leo è un pubblicitario di successo; Emma è una non vedente che cerca di superare la sua infermità impegnandosi nel lavoro e con tante amicizie. Un film che affronta con competenza un tema delicato ma è poco convincente  nello sviluppo 

La prima parte del film (forse un po’ troppo lunga) serve per farci conoscere i due protagonisti, Teo ed Emma ma è difficile decidere chi dei due abbia più bisogno di aiuto nella propria vita. Emma è non vedente ma ha un lavoro, si sposta per la città con l’aiuto di un bastone, usa correntemente il cellulare, invia e riceve email.  Non le mancano le amicizie e la sua vita è piena. Teo è il classico maschio cialtrone, come non si vedeva dai tempi d’oro della commedia italiana (quelli interpretati da Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi): ha più di una relazione e si barcamena fra l’una e l’altra mentendo spudoratamente o facendo continuamente delle promesse che poi non mantiene (sembra realmente un personaggio d’altri tempi: le donne d’oggi non potrebbero sopportare un uomo simile). Veniamo informati che la sua infanzia è stata infelice (suo padre aveva lasciato la famiglia quando lui aveva nove anni e la mamma si era sposata con un altro uomo che Teo non aveva mai potuto sopportare), ma questa informazione che riceviamo sembra un pallido pretesto, inserito dagli sceneggiatori, per giustificare il suo comportamento.

Dopo una prima serata passata assieme che è diventata anche intimità fisica, succedono nel film tante cose di poco conto, perché ognuno ei due riprende la propria vita (lui è impegnato con il lavoro ma anche con la sue donne) lei con il lavoro e le sue amicizie ma continuano a incontrarsi per conoscersi meglio. Resta di sottofondo, nel loro cuore, una ipotesi che appare impossibile: che possano cioè amarsi, vivere insieme e che lui possa vederla come persona, superando qualunque senso di pietà, senza stancarsi per le obiettive difficoltà che dovrebbero  affrontare.

Soldini aveva già esplorato il mondo dei non vedenti con il documentario Per altri occhi : un’esperienza che gli ha permesso di affrontare questo film senza retorica né pietismo. E’ questo il valore maggiore del film, che ci fa partecipare con molto realismo al mondo dei non vedenti. Significativa è la presenza di una ragazza non vedente di 17 anni, Nadia, che ci mostra bene l’altra faccia della medaglia, sempre possibile in quelle condizioni: perdere la speranza di riuscire a muoversi nel mondo, ad avere relazioni normali con gli altri, e finire per odiare tutto e tutti. La madre della ragazza soffre in silenzio: la osserva discretamente a distanza mentre lei conversa con Emma. Una sequenza che esprime tutta la sensibilità che Soldini che è riuscito a rendersi e a renderci partecipi di quel mondo che vive molto di intuito e immaginazione.

Il colore nascosto delle cose è un film riuscito a due terzi: il tema della cecità è affrontato con competenza e sensibilità, ottime le interpretazioni dei protagonisti, non solo di Valeria Golino ma anche di Adriano Giannini  Resta insolita la scelta di tratteggiare il personaggio maschile in modo così negativo: il suo continuo mentire, le sue molteplici relazioni, la sua incapacità di esser a lungo coerente con se stesso,  fanno pensare che per lui non si tratti di una vera conversione, che l’amore dichiarato finisca per diventare posticcio e fa così perdere di credibilità il semplicistico lieto fine.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE TEACHER -UNA LEZIONE DA NON DIMENTICARE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/11/2017 - 11:12
Titolo Originale: Ucitelka
Paese: Slovacchia
Anno: 2016
Regia: Jan Hrebejk
Sceneggiatura: Petr Jarchovský
Produzione: ROZHLAS A TELEVÍZIA SLOVENSKA, PUBRES, OFFSIDE MEN, CESKÁ TELEVIZE
Durata: 102
Interpreti: Zuzana Mauréry, Csongor Kassai, Peter Bebjak, Martin Havelka

Bratislava, 1983, ai tempi della Cecoslovacchia comunista. La nuova insegnante Maria Drazdechová, simpatica e gentile, vedova di recente, vuole conoscere i suoi studenti. Chiede loro come si chiamano ma anche cosa fanno i loro genitori. La sua non è pura curiosità: inizia a chiedere piccoli e grandi favori ai padri e alle madri dei suoi alunni, in funzione della loro professione e in cambio passa a loro in anticipo le domande che chiederà ai loro figli alla prossima interrogazione. Su richiesta di una coppia di genitori che non si sono prestati alle manovre della professoressa e che quindi vedono la loro figlia trattata ingiustamente, vengono convocati dalla preside tutti i genitori di quella classe. La riunione risulta all’inizio quasi inutile: la maggioranza dei genitori è disposta ad accettare le richieste della professoressa, non solo per i vantaggi che i loro figli ne ottengono ma anche perché la Drazdechová è presidente del locale partito comunista…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
I genitori di una classe sono chiamati a comportarsi con giustizia, anche se questo può comportare la perdita di alcuni vantaggi per i propri figli.
Pubblico 
Adolescenti
Una rapida sequenza di nudo maschile
Giudizio Tecnico 
 
Un film ben diretto e ben recitato, ben ambientato nella Cecoslovacchia comunista, che affronta con ironia tematiche molto attuali
Testo Breve:

I genitori di una classe di Bratislava, durate il regime comunista, sono chiamati a trovare il coraggio di denunciare la disonestà di una professoressa nonostante sia il presidente del locale Partito Comunista. Un film ben realizzato che richiama valori universali

Cercare di far rivivere oggi un episodio accaduto (realmente) durante il periodo comunista in uno dei paesi dell’Est, sembra quasi di rievocare un mondo sepolto nella memoria di tutti. Inoltre realizzare un film incentrato su una banale bega scolastica appare eccessivo.  Eppure il film finisce per interessare e si fa seguire (grazie anche a una sottile ironia sempre presente) fino alla fine.

Il tema affrontato non è stato, come è accaduto in tanti altri film, quello della lotta per la libertà contro un governo autoritario, anche se non trascura di raccontarci come un importane astrologo sia costretto a lavare i vetri per poter vivere perché sua moglie si è rifugiata nell’Occidente, ma piuttosto la vita ordinaria di un qualunque “compagno”  in un paese comunista. Sarà capitato a molti di noi di incontrare una persona anziana che da giovane ha vissuto i tempi del regime comunista. E’ molto probabile che vi abbia raccontato che “in fondo non si viveva male”: la scuola, il lavoro, l’ospedale in caso di malattia, erano garantiti per tutti; si viveva una sorta di pigra serenità; dal momento che c'era sempre qualcuno che pensava per te in tutto, l'importante era obbedire; per il resto, visto che gli impegni "alti" ti erano preclusi,  non c'era molto altro a cui pensare se non godersi le piccole, povere gioie della vita privata.

 
Un film che ha raccontato molto bene questa realtà è stato il romeno: Racconti dell’età dell’oro. In questo film a episodi sembra quasi che il mangiare buone cose e in abbondanza sia l’unico “lusso” perseguibile.  In fondo, anche in questo The Teacher, la famigerata maestra si “accontenta” di ricevere un dolce in regalo, che qualcuno dei genitori controlli perché la sua lavatrice perde acqua, o che gli alunni diano una pulita al suo appartamento.

Sono temi semplici ma il dibattito che scaturisce fra i genitori convocati dalla preside è universale: e non riguarda più realtà ormai dimenticate.

Si tratta del modo con cui ciascuno di noi può finire, magari inconsapevolmente,  ad adeguarsi alle convenzioni correnti, adattarsi alle circostanze evitando in questo modo di mettersi in mostra, oppure, al contrario, fare riferimento a principi superiori e sfidare, a motivo di questi, possibili contrarietà.

Nella riunione dei genitori appare tutto questo: la mamma che ci tiene a che sua figlia sia la prima della classe e accetta, per questo, di adempiere a tutte le richieste “insolite” della professoressa; il giudice che si appella all’onore da attribuire alle istituzioni, e pertanto nessuno può permettersi di gettare sospetti sul comportamento dell’insegnante. Il padre che osa protestare perché si è rifiutato di adempiere a un favore richiesto dalla professoressa e ora sua figlia, che studia con diligenza, continua a prendere brutti voti Il padre grande, grosso e un po’ ignorante (il personaggio più riuscito) che dirige una palestra di pugilato e che alla fine decide anche lui di mettersi dalla parte dei contestatori perché nella sua fierezza non permette che nessuno si comporti in modo disonesto con suo figlio.

Il film grazie a un’ottima regia e ad attori tutti bravi, di descrivere in dettaglio le tante sfaccettature con cui reagiscono i genitori e i loro figli a una situazione così ambigua. Il tema è trattato senza gravità, con ironia, ma non è affatto banale: è piuttosto un quadro molto umano, fuori dal tempo e da ogni riferimento geografico, su come siamo chiamati a reagire quando la giustizia e l’onestà professionale vengono violate 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MISS SLOANE - GIOCHI DI POTERE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/08/2017 - 05:37
Titolo Originale: Miss Sloane
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: John Madden
Sceneggiatura: Jonathan Perera
Produzione: EUROPACORP, FILM NATION ENTERTAINMENT, ARCHERY PICTURES, FRANCE 2 CINEMA
Durata: 132
Interpreti: Jessica Chastain

Elizabeth Sloane è di mestiere una lobbista. Lei riesce, con molta abilità, su commissione dei suoi clienti, a spostare nella direzione da lei voluta, i voti dei deputati e dei senatori in riferimento a un certo disegno di legge che sta per essere votato. I mezzi sono spesso illegali ma mascherati da parvenze legali. Quando le viene richiesto di sostenere una legge che promuova l’uso delle armi da parte delle donne, Elisabeth decide di licenziarsi e di farsi assumere dall’ agenzia che combatte sul fronte opposto. Ma l’ambizione di vincere a tutti i costi le fa commettere qualche passo falso che sarà sfruttato dai suoi avversari….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film denuncia la corruzione che pervade l’istituzione delle lobby americane e una lobbysta persegue i suoi obiettivi anche giusti, con metodi leciti e illeciti
Pubblico 
Adolescenti
Alcuni comportamenti sessualmente disinvolti, senza nudità. Battute umoristiche nei confronti di religiosi e religiose
Giudizio Tecnico 
 
La superba recitazione di Jessica Chastain è sostenuta da una brillante sceneggiatura e da una regia che dà la giusta tensione al racconto
Testo Breve:

Il film denuncia in modo chiaro e netto la corruzione che alligna nell’istituzione delle lobby americane. Superba interpretazione di Jessica Chastain

Un tempo (anni ’40 , ’50) si producevano film dove il baricentro della storia era costituito dall’amore fra un uomo e una donna che si sviluppava fra mille ostacoli ma il lieto fine era garantito. I rispettivi ambienti lavorativi apparivano di sottofondo ed erano appena abbozzati. Non mancavano film di denuncia su determinati ambenti: uno dei più analizzati è stato quello della Stampa; citiamo solo L’asso nella manica (Ace in the Hole-1951) sulla spregiudicatezza con cui possono venir creati artificialmente casi da prima pagina o Piombo Rovente (Sweet Smell of Success – 1957) che denunciava lo strapotere della stampa specializzata. In tempi più recenti si è sviluppato l’interesse degli ambienti di lavoro di per sé, come realtà da raccontare nei suoi risvolti anche complessi. Ne è stato paladino Aaron Sorkin, che con le fiction West Wing - Tutti gli uomini del Presidente (1999-2006) e The Newsroom (2012-2014) ha raccontato come, con un lavoro di squadra, (il Presidente degli U.S.A., il Capo Redattore di un telegiornale televisivo con i loro staff) vengono affrontate decisioni spesso complesse alle quali non sono estranei risvolti squisitamente etici. In opere di questo genere conta come si svolge in dettaglio il processo decisionale fra persone molto concentrate sul loro lavoro e i temi amorosi vengono posti in second’ordine.

Un’ulteriore evoluzione si è determinata quando, fiction tv e film hanno iniziato a raccontare ciò che avviene in determinati ambienti di lavoro molto complessi, che sono diventati terreno di battaglia fra persone che si contendono il potere o la ricchezza.  In questi lavori ogni tematica su ciò che sia eticamente giusto o sbagliato viene posto da parte e ciò che cerca di attrarre l’attenzione dello spettatore è l’abilità, la spregiudicatezza del protagonista nello sfidare i suoi concorrenti, con mezzi molto spesso illegali. In queste situazioni l’amore uomo-donna viene trasformato in un puro strumento per la conquista del potere.

Sul crinale fra la prima e la seconda impostazione si sono posti i serial TV  di Vincent Gilligan (Breaking Bad- 2008-2013, Better Call Saul – 2015) dove partendo da una motivazione etica positiva (molto abile), uomini qualunque diventano più abili dei peggiori malfattori nei mondi dello spaccio della droga e quello legale). Ma il più noto fra tutti, quello che ha consolidato il genere, è stato sicuramente House of Cards-2013, che ci fa vivere quali sono, secondo la fiction, i meccanismi di conquista del potere alla Casa Bianca (anche cruenti). Viene abbandonato fin dall’inizio ogni tentativo di giustificare eticamente il comportamento del protagonista: ciò che deve affascinare lo spettatore è la fredda e inossidabile volontà del protagonista di raggiungere il suo obiettivo con qualsiasi mezzo (anche l’omicidio). Possiamo dire lo stesso di Billions-2016, la serie televisiva che ci introduce nel mondo delle speculazioni finanziarie e tutta l’attrattiva che la fiction cerca di appassionarci alle astuzie del protagonista Axe nel cercare di accumulare ricchezza e  sventare le insidie del procuratore generale Chuck Rhodes.

Questo Miss Sloane, si inquadra perfettamente in quest’ultima categoria. Il film entra, con molti dettagli tecnici, nel mondo delle lobby americane, nel come esistano in U.S.A. delle agenzie, come quella in cui lavora Sloane, che svolgono il compito di “convincere” senatori e parlamentari sulla validità di una legge in votazione. Non esistono, neanche in questo film, i buoni o i cattivi ma l’attrattiva del film sta tutta nello scoprire chi sarà così scaltro da sconfiggere i suoi avversari.

“Nel mestiere del lobbista ciò che conta è la perspicacia, la lungimiranza - ripete più volte Miss Sloane (foresight nella versione inglese)  consiste nell’anticipare le mosse degli avversari e escogitare delle contromisure. La vincitrice si piazza un passo avanti all’avversario e gioca la carta vincente”. Anche in questo film il tema amoroso è assente: la protagonista soddisfa le sue pulsioni prendendosi un amante a pagamento.

Le numerose sequenze nelle quali lei si intrattiene con il suo giovane staff che riesce a guidare con il fascino delle sue argute argomentazioni e la sua instancabile energia convalida il mito di come il lavoro sia, in queste nuove produzioni, l’unico contesto dove sia possibile realizzare pienamente se stessi.

Il racconto cerca di dare una parvenza positiva al comportamento di Elisabeth: si rifiuta di appoggiare una proposta di legge che faciliti l’acquisto delle armi da parte delle donne. La sua è però un’etica puramente utilitaristica e i mezzi che usa per raggiungere il suo scopo sono assolutamente disonesti. Anche nel finale, che naturalmente non sveliamo ma che la mette in buona luce per il sacrificio che lei compie, non toglie il fatto che lei abbia giocato sporco per raggiungere il suo obiettivo. Appare in questo modo una seguace della dottrina dell’opzione fondamentale, secondo la quale ciò che conta è l’obiettivo primario da raggiungere; la scelta dei mezzi per raggiungerlo è determinata dalle circostanze e dal contesto, fuori da un giudizio morale.

Il film è di ottima fattura. Jessica Chastain interpreta il suo personaggio, dedito al successo, brillante e trascinatrice del suo giovane staff, in modo superbo. La sceneggiatura ha sviluppato dialoghi-scontro appassionati e la regia riesce a tenere desta l’attenzione e la curiosità dello spettatore fino alla fine.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PRIMA DI DOMANI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/20/2017 - 21:47
Titolo Originale: Before I fall
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Ry Russo-Young
Sceneggiatura: Maria Maggenti
Produzione: AWESOMENESS FILMS, JON SHESTACK PRODUCTIONS
Durata: 98
Interpreti: Zoey Deutch, Halston Sage, Logan Miller, Kian Lawley, Jennifer Beals, Diego Boneta, Elena Kampouris.

Cosa succederebbe se oggi fosse l'ultimo giorno per il resto della tua vita? Da questa domanda inizia il viaggio di Samantha Kingston detta Sam. Sam ha una vita perfetta, un ragazzo stupendo e tre amiche fantastiche. Tutto sembra andare per il verso giusto finché non realizza di rivivere lo stesso giorno più volte senza riuscire ad andare avanti.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film parte con una descrizione forte di quella che potrebbe essere la situazione di vita apparentemente più desiderabile per una teen ager: popolarità, divertimento sfrenato e piena libertà nelle esperienze anche sessuali; ma presto prende una strada più introspettiva che cerca di scoprire via via i possibili disagi di fronte alla vita e alle diverse situazioni affettive. La riflessione sul senso della vita è molto profonda e valida ma non tutte le problematiche adolescenziali vengono veramente approfondite e risolte.
Pubblico 
Maggiorenni
Allusioni a esperienze sessuali
Giudizio Tecnico 
 
La regista si cimenta con un racconto difficile da portare al cinema senza annoiare, ma riesce quasi sempre a trovare il giusto ritmo narrativo in armonia con le emozioni e i diversi stati d’animo che desidera descrivere. Pregevole anche la fotografia e l’interpretazione della protagonista.
Testo Breve:

Un teen drama inaspettatamente più serio del prevedibile su di un’adolescente che si trova a rivivere continuamente lo stesso giorno e che in questo modo scopre la ricchezza del suo mondo interiore  e quali siano i veri affetti da coltivare 

A dispetto di un trailer che lascia credere si tratti di una delle classiche commediole un po’ superficiali sulla complicata vita dei teenager americani, Prima di domani, della giovane regista Ry Russo-Young, in realtà porta sul grande schermo un racconto surreale, suggestivo e introspettivo. Un film indipendente tratto dall’omonimo romanzo di Lauren Olivier che, proprio per la sua originalità nel panorama dei teen drama, è stato proiettato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival 2017 e in anteprima nazionale al Giffoni Film Festival dello stesso anno.

In Prima di domani la giovane Zoey Deutch interpreta la diciassettenne Samantha "Sam" Kingston. Sam e le sue tre più care amiche Lindsay, Ally e Elody sono le ragazze più popolari del loro liceo e anche il suo fidanzato è uno dei ragazzi più desiderati della scuola. Vista dall’esterno la sua vita appare assolutamente invidiabile per un’adolescente, ma sotto la superficie patinata delle sue amicizie e dei suoi impegni si nasconde un mondo interiore più complesso e sofferente che non comprende solo lei ma anche le persone che le sono più vicine.

Questa realtà sommersa prende il sopravvento quando improvvisamente accade qualcosa che intrappola la protagonista in uno strappo temporale che la costringe a rivivere continuamente lo stesso giorno. Quello che avrebbe dovuto essere il giorno più bello della sua vita, fatto di sfrenato divertimento e nuove esperienze, il 12 febbraio, il giorno dei cupidi, si trasforma invece per Sam in una sorta di infernale prigione dalla quale la ragazza tenta in ogni modo possibile di fuggire.

Attraverso questo incomprensibile fenomeno Sam è portata a sperimentare tutte le cinque fasi del lutto: negazione, rabbia, patteggiamento, depressione e accettazione. Sam rivive la stessa giornata e gli stessi eventi in modi e con spirito ogni volta diversi. Eppure attraverso il susseguirsi dei giorni, ciascuno strutturalmente uguale al precedente, Sam non solo scopre il proprio mondo interiore e ciò che davvero conta nella vita, ma impara a conoscere anche la verità delle persone che le stanno accanto. Le paure, i dolori, le speranze e gli affetti suoi e di coloro che ama diventano piano piano sempre più l’oggetto della vita di Sam.

Mentre il suo stato sembra diventare sempre più claustrofobico, Sam comprende dove risiede il segreto della libertà interiore costruendo con se stessa e con gli altri un rapporto fondato sulla sincerità, l’ascolto e la donazione. Al punto che le basterà un solo giorno per rimettere a posto molte situazioni distorte e negative in cui si trovava in partenza, come il rapporto privo di affetto vero e sincero che aveva con il proprio ragazzo e il disagio che il comportamento suo e delle sue amiche causava a loro stesse e agli altri loro coetanei. In un solo giorno Sam riuscirà salvare se stessa e ad aiutare le persone che ama ad affrontare la vita in modo più autentico, meno egoistico e più fiducioso.

Nel film regna una costante atmosfera grigia fatta di colori insaturi e solo nel momento in cui tutto pare farsi più buio improvvisamente la storia si illumina e si chiarisce il senso di tutta un’esperienza apparentemente assurda. Mentre la vecchia Sam, la superficiale ragazza più popolare della scuola, scompare, tutti gli elementi di una giornata dolorosamente significativa acquisiscono senso.

Prima di domani è un film che certamente lascia un senso di incompiuto nello spettatore, ma questo è forse al tempo stesso il pregio e il difetto della pellicola. Infatti mentre da un lato il racconto approfondisce le storie e le vite delle persone che sono più a stretto contatto con la protagonista, dall’altro al tempo stesso apre molte finestre sulle vicende e le problematiche personali di ciascun personaggio che non trovano una vera conclusione.

 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SPIDERMAN HOMECOMING

Inviato da Franco Olearo il Sab, 07/08/2017 - 05:53
Titolo Originale: SPIDERMAN HOMECOMING
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Jon Watts
Sceneggiatura: Jonathan Goldstein e John Francis, Daley Watts, Jon Watts e Christopher Ford, Chris McKenna e Erik Sommers
Produzione: Columbia Pictures, Marvel Studios / Pascal Pictures
Durata: 130
Interpreti: Tom Holland, Michael Keaton, Zendaya, Jon Favreau, Donald Glover, Tyne Daly, Marisa Tomei, Robert Downey Jr.

Entusiasta della sua esperienza con gli Avengers (Capitan America: Civil War), Peter torna a casa, dove vive con la zia May, mentre il suo nuovo mentore, Tony Stark, vigila su di lui. Con una certa noia e riluttanza Peter cerca di tornare alla sua vita ordinaria, ma lo tormenta il desiderio di dimostrare di valere di più dell’amichevole Spider-Man di quartiere. Così quando l’Avvoltoio fa la sua apparizione come un nuovo cattivo, Peter sente che è arrivata per lui l’occasione di mostrare le sue doti.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La figura paterna è tracciata in modo ambiguo ed evanescente e solo il personaggio di Spiderman compie un percorso di crescita significativo
Pubblico 
Pre-adolescenti
Scene di lotta e violenza nei limiti del genere
Giudizio Tecnico 
 
A fronte di un’ottima caratterizzazione del protagonista, nel complesso tutti gli altri personaggi restano delineati in modo ambiguo e la storia non riesce a suscitare empatia da parte dello spettatore.
Testo Breve:

Spiderman, reso credibile da un bravo Tom Holland,  è un adolescente che desidera mettersi alla prova e ancora una volta trova pane per i suoi denti

Dopo una prima inaspettata ed esaltante esperienza negli Avengers, il giovane Peter (Tom Holland) viene riportato improvvisamente alla sua realtà quotidiana precedente. Il suo mentore Tony Stark (Robert Downey Jr.), intende tenerlo al sicuro e sotto controllo e gli conferisce l’incarico di diventare l’amichevole Spider-Man di quartiere, cioè aiutare i gatti a scendere dagli alberi, assistere le vecchiette nell’attraversare la strada e fermare i ladruncoli. Peter però sente che questo ruolo gli sta stretto e desidera sempre più ardentemente di poter essere coinvolto in missioni più importanti. Così quando scopre che una banda sconosciuta ha cominciato a spacciare armi costruite con tecnologia aliena, non resiste all’impulso di entrare in azione, nonostante sia solo e privo mezzi.

Incosciente, impulsivo, ma anche innamorato, sognatore e pieno di idee, energie ed entusiasmo, questo Spider-Man è davvero un adolescente in piena regola, con tutti i pro e i contro del caso. Il ruolo di padre e mentore che gli manca viene ricoperto da Tony Stark, il quale, sebbene provi una certa riluttanza e non voglia darlo troppo a vedere, in realtà ha in mente un progetto educativo per il suo super allievo. Anche se apparentemente sembra solo averlo voluto allontanare da sé, in realtà Tony sa che Peter ha bisogno ancora di crescere e maturare prima di poter entrare negli Avengers. Tuttavia il suo atteggiamento ambiguo fa sorgere il dubbio su quali fossero davvero le sue intenzioni. Se da un lato infatti Tony sembra desiderare che il ragazzo non smetta di avere una vita normale per potersi formare come persona prima ancora che come super eroe, dall’altro si potrebbe dire che con la sua assenza e il suo atteggiamento un po’ troppo asettico e distaccato abbia quasi intenzionalmente voluto fare in modo che Peter andasse in cerca di guai. Come mentore dunque Stark non convince e alla fine si ha la sensazione che Peter impari la lezione non solo a spese proprie, ma anche esclusivamente per merito proprio.

Nel film c’è anche un padre di famiglia vero e proprio e questa volta si tratta del nemico, l’Avvoltoio, Adrian Toomes (Michael Keaton), che sta a capo della banda di spacciatori di armi. Questa volta il cattivo non ha manie di onnipotenza o smanie di conquista del mondo, a lui interessa solo garantire alla propria famiglia un buon tenore di vita e al tempo stesso mantenere il segreto riguardo i suoi loschi affari. Sostanzialmente un cattivo dal basso profilo che alla fine non rende un grande omaggio alla figura paterna.

Naturalmente il personaggio meglio riuscito è proprio quello di Spiderman, che ha una sua credibilità come adolescente molto ben costruita. Peter in definitiva è solo un ragazzo che desidera mettersi alla prova e cerca di dare un senso positivo alla sua vita e alle sue capacità, ma al tempo stesso è alle prese con le più classiche tematiche adolescenziali: il primo amore, le amicizie e il grave peso che hanno i giudizi degli altri su di sé. E’ questo forse il vero pregio del film, che purtroppo però a causa dell’ambiguità degli altri personaggi non riesce a coinvolgere e convincere veramente il pubblico fino in fondo.

 

 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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