Non classificato

Il film non fa parte di nessuna categoria

APPUNTAMENTO CON L'AMORE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/10/2010 - 10:11
Titolo Originale: Valentine's Day
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Garry Marshall
Sceneggiatura: Katherine Fugate, Abby Kohn, Mark Silverstein
Produzione: New Line Cinema/ Karz Entertainment/ Rice Films
Durata: 117'
Interpreti: Jessica Alba, Jessica Biel, Julia Roberts, Patrick Dempsey, Ashton Kutcher, Bradley Cooper, Eric Dane, Jennifer Gardner, Anne Hathaway, Shirley MacLaine, Taylor Lautner, Jamie Foxx, Queen Latifah

Il giorno di San Valentino a Los Angeles i destini di coppie e single si incrociano: un fiorista chiede alla sua ragazza di sposarlo; la sua migliore amica scopre che il suo fidanzato è in realtà un uomo sposato; un giocatore di football dichiara al mondo di essere gay; la sua addetta stampa è troppo occupata per trovare l’amore; il giovanotto che smista la posta di un grande ufficio si invaghisce di una segretaria che integra lo stipendio con il telefono erotico; una coppia si rinnova i voti dopo cinquant’anni di matrimonio; due sedicenni vogliono fare sesso per la prima volta. E intanto un uomo e una donna sono in volo per Los Angeles, entrambi per ragioni di cuore…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il commento un po’ sconsolato sull’anacronismo del proprio modello, da parte dell’unico con un matrimonio longevo, di fronte alla dichiarazione nemmeno un po’ imbarazzata della nipote di aver scelto la data fatidica per fare sesso per la prima volta, è la pietra tombale definitiva per una certa idea dell’amore, evidentemente non più consona alle esigenze del consumismo sentimentale odierno.
Pubblico 
Adolescenti
Scene di nudo e sensuali, turpiloquio
Giudizio Artistico 
 
Film con eccesso di personaggi e di storie, nessuna delle quali approfondita a sufficienza per uscire da cliché già usati in tanti altri film romantici

Film a episodi a tema amoroso e con data di scadenza (come suggerisce il titolo, le storie si svolgono nell’arco di una sola giornata) sul genere di Love Actually (pure qui c’è il bambino malato d’amore), ma privo sia del brio che dell’inventiva di quest’ultimo. La pellicola infila un cast da capogiro (nel profluvio di linee narrative più o meno forzatamente incrociate a nessun attore tocca molto più che un quarto d’ora in scena) che sembra selezionato più che dal regista da un esperto di marketing nel tentativo di coprire ogni possibile target d’età (dall’infanzia, ormai infilata di diritto nel delirio consumistico della ricorrenza, alla terza età) e di genere (non manca l’omosessuale che decide finalmente di essere se stesso) e sfilare qualche dollaro alle coppiette.

Il fatto che la pellicola metta in scena la critica allo sfruttamento commerciale di una ricorrenza fasulla, per bocca del giornalista sportivo costretto a interviste sdolcinate e dell’addetta stampa che “odia San Valentino” perché è sempre sola (indovinate un po’? Finiranno per mettersi insieme) non impedisce che tutta l’operazione risulti assolutamente “organica” a quel medesimo sistema. In effetti, il “prodotto”, condito di un sentimentalismo fasullo e stucchevole, prevede una consumazione a ridosso della fatidica data e la totale sospensione di ogni facoltà critica.

Rispetto a illustri antecedenti del genere “a episodi” qui si paga, eccome, l’eccesso di personaggi e di storie, nessuna delle quali approfondita a sufficienza per uscire dal cliché e conquistarsi l’affetto di chi guarda, se si esclude forse quella di cornice, con il fiorista innamorato che si vede respingere l’anello e la sua migliore amica che non si è accorta che il bel fidanzato conduce una doppia vita. Inutile dirlo, troveranno la consolazione proprio dove avrebbero dovuto sempre cercarla, se avessero visto almeno una delle molte romantic comedy sfornate da Hollywood negli ultimi anni e a cui gli autori qui si ispirano senza troppa originalità.

Sentimento a profusione, quindi, se possibile da consumare fisicamente (anche se poi i ragazzini decideranno che è meglio aspettare), pur di non restare soli, nella camera di un albergo elegante, o improvvisando sotto gli occhi compiacenti di genitori e parenti. Il commento un po’ sconsolato sull’anacronismo del proprio modello, da parte dell’unico con un matrimonio longevo, di fronte alla dichiarazione nemmeno un po’ imbarazzata della nipote di aver scelto la data fatidica per fare sesso per la prima volta, è la pietra tombale definitiva per una certa idea dell’amore, evidentemente non più consona alle esigenze del consumismo sentimentale odierno.

La morale un po’ facilotta della storia (se ami qualcuno lo devi accettare in toto e non solo per quello che ti piace - nel caso specifico anche il secondo lavoro come telefonista hot della tua fidanzata) di fatto implica la rinuncia ad ogni forma di giudizio morale sui comportamenti altrui. Che l’amore tutto comprenda e tutto sopporti è una verità che ci siamo sentiti ricordare da ben altre fonti ma che qui viene ridotta ad un conformismo livellante che alla lunga uccide anche la drammaturgia. Perché, oltre che qualche risata dolceamara e un pugno di intrecci prevedibili, forse da una storia vorremo che fosse capace di lasciarci qualcosa, che magari non durerà cinquant’anni, ma almeno più dei 365 giorni che ci separano dal prossimo appuntamento con l’amore.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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E' COMPLICATO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/10/2010 - 10:00
Titolo Originale: It's Complicated
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Nancy Meyers
Sceneggiatura: Nancy Meyers
Produzione: Relativity Media, Scott Rudin Productions, Waverly Films
Durata: 118'
Interpreti: Meryl Streep, Alec Baldwin, Steve Martin, John Krasinski

Jane è divorziata ormai da 10 anni e il marito Jake si è risposato con una donna molto più giovane di lui. Gestisce a Santa Barbara una pasticceria di successo, ha accudito i suoi tre figli finché non sono diventati maggiorenni, si è costruita una casa come l'ha sempre desiderata.  Jane sembra aver trovato un suo equilibrio ma proprio quando tutta la famiglia è riunita a New York per festeggiare la laurea del figlio, accade l'imprevisto: il suo ex marito riprende a farle una corte spietata e le chiede di tornare con lui; come se non bastasse l' architetto che le deve ristrutturare la casa, divorziato anche lui, nutre per lei un certo interesse...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Rappresentazione di una società dal divorzio facile, che assegna un valore predominante al sesso e al giudizio dello psichiatra. Solo le nuove generazioni sembrano ritrovare quella purezza originaria che fa loro desiderare una famiglia unita
Pubblico 
Maggiorenni
Uso disinvolto di spinelli. Linguaggio esplicito in termini di sesso
Giudizio Artistico 
 
Sempre brillanti i dialoghi impostati dalla Meyers con qualche sequenza comica ma la storia sembra girare in tondo troppo a lungo

Jane, il suo ex marito Jake, i loro tre figli e il fidanzato della figlia maggiore sono riuniti intorno alla stessa tavola per festeggiare la laurea di uno di loro. La più piccola alza il calice e propone un brindisi: "oggi è stato un giorno fantastico, stare insieme noi 5 originali". Aggiunge un altro figlio:  "è stato bello per un giorno intero essere solo noi".
E' questo forse il punto più toccante del film: i tre ragazzi, ormai grandi in una società, come quella californiana, particolarmente disinvolta nei  divorzi, non hanno mai cessato di sperare in cuor loro di veder ricostituita quella famiglia  dove hanno vissuto da piccoli. Anche nel seguito del film, quando sembra per un momento che i due ex coniugi possano tornare assieme, la presenza dei tre ragazzi, questo piccolo coro di questa  tragedia  contemporanea, sottolinea a questi oscillanti genitori quel che di bello ci poteva essere e  che non c'è stato.

L'autrice Nancy Meyers sembra proprio affezionata ai problemi di cuore di uomini e donne di mezza età, preferibilmente della costa occidentale: il suo precedente Tutto può succedere -2003 con due irresistibili Jack Nicholson e Diane Keaton trattava di uomini maturi che stanno con donne più giovani e di donne che ormai avevano rinunciato all'amore e che se lo ritrovano davanti,  creando in loro più scompiglio che felicità.
E' complicato  è ancora più  autobiografico (la Meyers è separata dal marito che è andato a vivere  con una donna molto più giiovane) e i dialoghi più sentiti sono proprio quelli fra i due ex-coniugi, protesi a ricordare un passato bello ma imperfetto e a cercare di capire se il loro cuore può fare quel rewind che consenta loro di ricominciare dal punto in cui si sono lasciati.

Lo stesso tema  è dtrattato dal nostro Gabriele Muccino con Baciami ancora - 2009: anche in questo caso due ex-coniugi sembrano ritrovare la vecchia fiamma e ondeggiano fra  il lasciarsi e  il ritrovarsi.
Anche se Muccino si occupa della generazione dei quarantenni mentre i protagonisti del film della Meyers hanno almeno dieci anni di più,  ci sono molte somiglianze nel loro comportamento: si tratta di coppie che  non sanno esattamente cosa vogliono, che hanno perso la capacità di interrogarsi in profondità; l'amore ha perso l'aggancio a qualunque aspetto progettuale e di responsabilità (il tema di ridare ai figli una famiglia unita non costituisce un parametro per la decisione) ma è legato all'effimero "mi piace o non mi piace" e come tale soggetto agli umori del momento. E se Muccino risoilve il problema tramite una "forzatura naturale" (la ex-moglie resta incinta) per E' complicato dobbiamo assistere a un a allucinante colloquio dove Jane mette il destino della sua vita sentimentale nelle mani del suo psicanalista

Troppo soli per troppo tempo, si è dissolto in loro il richiamo alla originaria missione  coniugale, quella di fondere due vite l'uno nell'altra e resta la fase contrattualistica di due individui che restano se stessi  cercando solo di individuare la reciproca convenienza a restare assieme.

Se il film ha alcuni momenti divertenti e la Mayer è sempre  brava nel costruire dialoghi brillanti, dopo la prima mezz'ora impiegata per impostare la storia, la trama sembra girare a vuoto, al seguito dell'indecisione dei due protagonisti.

La scelta del cast non è ottimale: Meryl Streep, sempre molto brava, non appare nella parte giusta: la sua età anagrafica non le consente pienamente di recitare le parti di una cinquantenne che attira ancora i complimenti degli uomini. Steve Martin, conosciuto da sempre come comico irresistibile qui fa le parti di un pretendente  chiuso e ingrigito. Solo Alec Baldwin sembra essere nella parte.

Danno infine fastidio alcune scene, che probabilmente risultano normali per l'ambientazione californiana: l'uso di uno spinello da parte di questi attempati amanti, è visto come un momento di divertimento originale e lo stesso atteggiamento di Jane, non è  perfettamente motivato dalla sceneggiatura: in preda ad ardente passione per il suo ex marito, decide di andare a letto con il suo architetto dopo la prima serata  che passano assieme.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL PROFETA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/10/2010 - 09:50
Titolo Originale: un prophète
Paese: FRANCIA
Anno: 2009
Regia: Jacques Audiard
Sceneggiatura: Abdel Raouf Dafri, Nicola Peufaillit, Thomas Bidegain, Jacque Audiard
Produzione: Why not Productions/Chic Films/ Page114/BIM/France 2 Cinéma/UGC Image
Durata: 149'
Interpreti: Tahar Rahim, Niels Arestrup, Adel Bencherif

Malik El Djebena entra in carcere per scontare una condanna a 6 anni per l’aggressione a un  poliziotto. Vorrebbe farsi i fatti suoi, ma viene costretto dal leader dei prigionieri còrsi, il vecchio ergastolano Luciani, a uccidere un altro prigioniero arabo, testimone in un processo a carico di un amico del boss. In questo modo Malik finisce sotto la protezione di Luciani, che in realtà lo disprezza, mentre il fantasma del morto comincia a visitarlo, dapprima come un incubo, poi sempre più come una compagnia nei lunghi giorni di carcere. Grazie ad un altro prigioniero arabo, Ryad, Malik impara a scrivere e far di conto e, quando una parte dei prigionieri còrsi viene trasferita altrove, Lucani lo “promuove”. Allo scadere dei primi tre anni Malik ottiene così alcuni ore di uscita, che usa per portare avanti gli affari del boss, ma anche per iniziarne di suoi con Ryad, che nel frattempo è stato rilasciato e si è fatto una famiglia. Ma non è così facile districarsi tra i poteri delle varie gang dentro e fuori il carcere e Malik dovrà fare ancora molta strada prima di farsi valere…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il protagonista si adatta darwinianamente all'ambiente carcerario, uccide per necessità e si potrebbe venire indotti a dimenticare che le scelte compiute da Malik sono solo in parte obbligate e il suo trionfo nella carneficina che gli ha commissionato Luciani segna la perdita della sua profonda umanità.
Pubblico 
Maggiorenni
Numerose scene di violenza, scene erotiche, uso di droghe.
Giudizio Artistico 
 
Un resoconto di precisione documentaristica (che però il regista ha sapientemente movimentato attraverso la colonna sonora e la presenza di alcune interessanti sequenze oniriche). Superlativa interpretazione dei due protagonisti

Vincitore del Gran Prix al Festival di Cannes, il film di Audiard si inserisce a pieno titolo nel genere carcerario, che ripercorre con crudezza attraverso tutte le fasi dall’iniziazione di un giovane arabo francese senza radici, che prima subisce la sua condizione tenendosi lontano dai gruppi di potere del carcere e poi, grazie ad un’istintiva intelligenza e a una spietatezza che affina negli anni, riesce a farsi strada in un mondo dove le uniche leggi sembrano essere la violenza e la sopraffazione. I pochi rapporti umani positivi (come quello con Ryad che gli insegna a leggere) finiscono anch'essi per  sfociare in attività criminali.

L’atmosfera è soffocante perché, nonostante le celle singole (sporche sì, ma lontane dagli affollamenti che siamo abituati a vedere nei servizi tv e in tante pellicole americane), nonostante le attività di riabilitazione, nonostante i guardiani non siano degli aguzzini (ma comunque collaborino con i potentati interni all’istituto penitenziario), nonostante tutto, gli anni a cui Malik è condannato, il delitto che viene costretto a compiere (altrimenti sarà lui ad essere ucciso), segnano la sua vita in un modo irreversibile.

La scansione in capitoli dedicati alle varie fasi di questo anomalo “romanzo di formazione” conduce lo spettatore a percorrere icon il protagonista una parabola di “dannazione” che tale è solo se si ragiona nei termini della morale esterna alla prigione e al mondo criminale, per la quale invece Malik esce dal carcere vincitore grazie alle sue risorse di intelligenza e spregiudicatezza, proponendosi come un nuovo modello di leader criminale, svincolato dalle appartenenze di razza e religione, capace di adattarsi agli alle persone e alle circostanze, assorbendo gli urti (non mancano le violenze fisiche subite fin quasi alla fine) e trovando infine la sua strada nei meandri della criminalità.

Audiard, traccia un percorso che sembra avere una deterministica necessità: per non essere ucciso Malik deve uccidere, per sopravvivere deve adattarsi a fare da servo ai còrsi che lo disprezzano e per questa ragione viene rifiutato dai suoi. Tutti elementi che, come un animale particolarmente intelligente (impara a leggere e scrivere, ma soprattutto impara il còrso per rendersi utile a Luciani) , Malik saprà gradualmente volgere a suo favore.

In un resoconto costruito con precisione documentaristica (che però il regista ha sapientemente movimentato attraverso la colonna sonora e la presenza di alcune interessanti sequenze oniriche) si potrebbe venire indotti a dimenticare che le scelte compiute da Malik sono solo in parte obbligate,e il suo trionfo nella carneficina che gli ha commissionato Luciani (una sparatoria da cui il nostro esce con un sorriso soddisfatto) segna la perdita della sua umanità.

Non bastano gli squarci di amicizia con Ryad, non basta il rimorso del primo, goffo, omicidio (con il morto che torna a tormentarlo ma che poi si trasforma in un fantasma benevolo, scomparendo non a caso quando Malik prende definitivamente la via del crimine ad alto livello), non basta che il giovane delinquente diventato faticosamente adulto varchi per l’ultima volta le porte del carcere per riabbracciare la famiglia dell’amico morto di cui si prenderà cura; tutto questo non basta per evitare che allo spettatore resti la sensazione che la condanna di un istituto penitenziario (che, lungi dall’offrire riabilitazione sembra dare la spinta a carriere criminali) giustifichi la logica che guida la vita di Malik, non a caso dipinto come anomalo trionfatore nella scena finale.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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HAPPY FAMILY

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 12:57
Titolo Originale: dr
Paese: ITALIa
Anno: 2010
Regia: Gabriele Salvatores
Sceneggiatura: Alessandro Genovesi, Gabriele Salvatores
Produzione: Colorado Film, Rai Cinema
Durata: 90'
Interpreti: Fabio De Luigi, Diego abbatantuono, Fabrizio Bentivoglio, Margherita Buy, Carla Signoris, Valeria Bilello

UN'eestate a Moilano. Filippo e Marta hanno sedici anni e la ferma decisione di sposarsi. Marta dovrà persuadere i suoi genitori, Filippo dovrà convincere la madre ma può contare sulla benedizione del suo secondo marito, Vincenzo. Alla cena che riunisce alla stessa tavola i figli cocciuti e i parenti sballati, finisce anche Ezio, il narratore di questa storia, coinvolto da un incidente in bicicletta e convinto da un colpo di fulmine in ascensore.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film sembra arrendersi alla realtà della famiglia allargata, anzi questa viene presentata come normale
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena sensuale
Giudizio Artistico 
 
Cura sontuosa della scenografia, dei costumi, della fotografia, del commento musicale, tutti gli attori perfettamente nella parte; ma il regista si accontenta di confezionare un prodotto fin troppo garbato ed elegante.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SUL MARE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 12:47
Titolo Originale: df
Paese: Italia
Anno: 2010
Regia: Alessandro D'Alatri
Sceneggiatura: Anna Pavignano, Alessandro D'Alatri
Produzione: Buddy Gang, Warner Bros Entertainment Italia
Durata: 100'
Interpreti: Dario Castiglio, Martina Codecasa, Nunzia Schiano, Vincenzo Merolla

Salvatore ha vent'anni, è nato e cresciuto a Ventotene. D'estate porta con la sua barca in giro i turisti: è un bel ragazzo e non fa fatica a trovare clienti. Per l'inverno sbarca il lunario facendo il muratore,  pagato in nero. Un giorno d'estate conosce Martina, studentessa genovese e dopo una giornata al mare (lei è una esperta subaquea) si innamorano perdutamente. L'estate finisce e Salvatore non pensa che a lei. Ma al telefono Martina non risponde e il ragazzo sta ormai perdendo la speranza di rivederla. Poi, l'estate successiva, Martina arriva di nuovo a Ventotene; Salvatore ritrova tutto lo slancio del suo amore mai sopito anche se Martina resta troppo silenziosa e misteriosa...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film di D'Alatri ha il merito di parlarci dell'Amore con l'A maiuscola, quello che è in grado di coinvolgere la totalità del nostro essere e di farci desiderare che duri tutta la vita.
Pubblico 
Maggiorenni
Qualche scena sensuale e di nudità parziale. La madre, pur di vedere felice suo figlio, acconsente che i due convivano in casa sua per un'estate
Giudizio Artistico 
 
I due personaggi sono tratteggiati con molta cura. La storia ha qualcosa di incompleto, di frettolosamente concluso

Il film parte piano (Salvatore incontrerà Martina a mezz'ora dal film): D'alatri ci vuole prima presentare il ragazzo, la sua famiglia ma ancor più Ventotene,  per abituare anche noi ai tempi lenti di un'esistenza che non si evolve,  scandita dall'alternanza delle stagioni che qui sono solo due (come i lati del materasso - osserva Salvatore): quello sfavillante dell'estate a cui segue il ventoso letargo invernale.

Salvatore è un bravo ragazzo che vive in una realtà fatta di poche cose ma fondamentali: il mare, la  barca tirata a lucido, i  genitori, la nonna che sta in collina e che cucina tanto bene, gli amici, la casa con le finestre che si affacciano sulla distesa blu. Ma è proprio questo esercizio di semplicità che forma e prepara l'animo di Salvatore ad accogliere l'amore, quando arriverà,  nella sua essenziale verità.

La sua vita è serena ma finora ha potuto solo intuire cosa sia l'amore osservando gli amici che lo hanno già trovato; è abituato a riflettere e cerca di capire da loro cosa realmente sia.

Quando incontra Martina, di colpo tutto si attualizza, nel modo più semplice e chiaro.  "L'amore è fatto di desideri, di fiducia e sincerità. Tutte queste cose le sento. Per questo sono sicuro che ti amo": le dice Salvatore; il suo cuore è generoso, disponibile  e si lascia afferrare da questo amore interamente, ne coglie spontaneamente l'essenza: per vivere ha bisogno di fedeltà reciproca e di una promessa che duri tutta una vita.  E' un cambiamento totale della propria esistenza e per entrambi si trasforma quasi da subito in un doloroso cammino di crescita.
Se Martina, dopo la sua partenza non gli telefona più, Salvatore semplicemente ne muore, perché per lui ormai quell'amore è diventato il motivo della sua esistenza e le piccole cose di ogni giorno restano ora appiattite di fronte alla sua grandezza: "prima, con il mare mi sembrava di avere tutto, ora non ho più niente".

Martina è diversa. Si innamora di Salvatore ma il suo cuore non procede in linea retta, è un magma di sentimenti contrastanti; sappiamo poco di lei ma comprendiamo che la sua vita è stata ed è complicata, forse troppi amori che non erano amori,  forse si è tenuta il suo cuore per sè senza coinvolgerlo mai completamente:  "finora ho sempre dato la colpa agli altri. Nessuno mi avrebbe mai obbligata a far niente se non glielo avessi permesso.  Sono io che ho scelto che certe cose non succedessero". Martina percepisce che quell'amore potrebbe modificare la sua esistenza e  in un momento di sincerità chiede a Salvatore di "essere salvata"; sa di non riuscire a trovare in sè la generosità sufficiente per farsi curare da questo amore.

In un momento dove l'abbondante e invasiva produzione di Moccia ci presenta personaggi che sembrano di plastica, Alessandro D'Alatri ha il grande merito di farci ricordare cosa sia realmente l'amore: un coinvolgimento totale e incondizionato della nostra persona.  Al contempo ci ricorda che non è più facile oggi percepirlo nella sua forma originaria e la scettica  e infelice Martina fa da contrappunto a un Salvatore che per provare ciò che prova, lo dobbiamo immaginare nato e cresciuto su di un isola.

Nei film di D'Alatri è sempre stata presente una forte tensione civile: in Casomai evidenziava la carenza di scuole materne pubbliche edi un fisco vessatorio per le famiglie; in La febbre puntava il dito sulla lentezza della burocrazia e la corruzione di certa classe politica; ora in questo film ci parla del  lavoro in nero nei cantieri, della mancanza di sicurezza e delle morti bianche.
Si tratta però di un filone del racconto  che scorre in parallelo (Salvatore, d'inverno, lavora in cantiere senza contratto) senza integrarsi molto con il tema principale e  se  prenderà il sopravvento nella parte finale del film  fino a determinare la conclusione della storia,  appare quasi un espediente che lascia con l'amaro in bocca perchè ci congeda dai due protagonisti troppo frettolosamente.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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UNA PROPOSTA PER DIRE SI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 12:17
Titolo Originale: Leap Year
Paese: USA/Irlanda
Anno: 2010
Regia: Anand Tucker
Sceneggiatura: Deborah Kaplan e Harry Elfont
Produzione: Gary Barber, Roger Birnbaum, Jonathan Glickman, Chris Bender, Jake Weiner per Universal Pictures / Spyglass Entertainment
Durata: 100'
Interpreti: Amy Adams, Matthew Goode, John Lithgow

Anna Brady, stufa di aspettare una proposta di matrimonio dal fidanzato cardiologo, decide sfruttare un’antica tradizione irlandese che permette alle donne di “farsi avanti” il 29 febbraio negli anni bisestili. Parte allora per raggiungere il fidanzato a Dublino, ma una serie di imprevisti si mettono sulla sua strada e l’unico in grado di portarla alla meta sembra lo scontroso proprietario di un pub irlandese, Declan…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La storia si mantiene nel genere ella commedia romantica dove tutto è bene quel che finisce bene, ma fa riferimento a relazioni prematrimoniali e qualche battuta a fondo sessuale
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena sensuale e battuta a sfondo sessuale
Giudizio Artistico 
 
Il film fatica a trasformarsi in una storia minimamente credibile e originale. Gli sceneggiatori confusi dal qualunquismo imperante che regna anche nel mondo delle relazioni finiscono per ripetere moduli un po’ triti nella speranza che un’ambientazione originale li rivitalizzi
Autore: Franco Olearo
In Televisione
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L'UOMO NELL'OMBRA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 12:08
Titolo Originale: Ghostwriter
Paese: Francia
Anno: 2010
Regia: Roman Polanski
Sceneggiatura: Robert Harris e Roman Polanski dal romanzo di Robert Harris
Produzione: Roman Polanski, Robert Benmussa e Alain Sarde per RP Films/ France 2 Cinéma/ Elfte Babelsburg Films/ Ruteam III
Durata: 131'
Interpreti: Ewan MacGregor, Pierce Brosnan,Tom Wilkinson

Uno scrittore specializzato nella stesura di “autobiografie” di personaggi dello spettacolo viene ingaggiato come ghostwriter per terminare le memorie di un ex primo ministro inglese, Adam Lang, dopo che lo scrittore che lo ha preceduto è morto in circostanze misteriose. Si trasferisce così in un’isola al largo delle coste americane dove l’uomo politico, oggetto di pesanti contestazioni per la sua politica estera, vive con la moglie e pochi collaboratori. La situazione si fa più complicata quando l’ex-premier viene accusato davanti ad un tribunale internazionale per i diritti umani a causa del suo ruolo nel rapimento e nella tortura di presunti terroristi e lo scrittore comincia a sospettare che dietro le memorie di nasconda un altro mistero…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Film di genere che però finisce per trasmettere una sfiducia fondamentale nella realtà in senso complottistico
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena sensuale e di nudo, scene di tensione nei limiti del genere.
Giudizio Artistico 
 
Polanski dimostra, come al solito, un ottimo mestiere nel costruire atmosfere di tensione e mistero, ma di sicuro siamo lontani dalla vera genialità.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
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SCONTRO TRA TITANI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 11:51
Titolo Originale: Clash of the Titans
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Louis Leterrier
Sceneggiatura: Matt Manfredi e Phil Hay
Produzione: Legendary Picters/ Thunder Road Pictures/ Warner Bros Pictures
Durata: 110'
Interpreti: Sam Worthington, Liam Neeson, Gemma Atherton, Ralph Fiennes, Mads Mikkelsen

Di fronte alla ribellione del re di Argo, che si rifiuta di adorare gli dei olimpi e si paragona a loro, Zeus, su suggerimento del fratello Ade, decide di scatenare contro gli uomini il Kraken, il terribile mostro usato per sconfiggere i Titani. L’unico modo di scongiurare il disastro sarebbe offrire in sacrificio la principessa Andromeda. L’unico a poter salvare la città e la principessa è Perseo, semidio figlio di Zeus, che parte con un gruppo di coraggiosi compagni in una missione disperata…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
ll sottotesto antireligioso è talmente confuso (gli dei sono capricciosi ed egoisti e hanno bisogno degli uomini, dato che si nutrono delle loro preghiere , ma questi ultimi a loro volta si ergono loro stessi a divinità) che probabilmente sfuggirà agli spettatori meno attenti
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena violenta, una scena sensuale
Giudizio Artistico 
 
E' inutile prendere troppo sul serio una sceneggiatura che di sicuro non lo merita. E' evidente che la coerenza e la psicologia erano l’ultima preoccupazione degli autori di questo filmone dai grandi effetti speciali.

Remake di un film non eccezionale ma diventato poco a poco un piccolo cult, questo film fantasy-eroico ha ben poco a che fare con la mitologia greca a cui dovrebbe ispirarsi (per questo meglio rivolgersi al divertente Percy Jackson, che attualizza con più intelligenza molti episodi di questa storia) e punta tutto su scene d’azione non sempre brillantissime a scapito di storia e personaggi.

Inutile stare a rimarcare l’incrocio un po’ peregrino tra leggenda greca (che vuole Zeus unirsi alla madre di Perseo, Danae, in forma di pioggia d’oro) e arturiana (in cui Uther Pendragon penetra nel castello nemico e mette incinta la moglie del nemico presentandosi con le sue stesse sembianze) riportato allo spettatore dalla narratrice Io (una poco convincente Gemma Atherton). Sarebbe prendere troppo sul serio una sceneggiatura che di sicuro non lo merita.

Tra scorpioni giganti, mostri marini, arpie volanti, un dio degli inferi che assomiglia inquietantemente al mostro fumoso di Lost, dei olimpi sbarluccicanti e una Medusa serpentina, è evidente che la coerenza e la psicologia erano l’ultima preoccupazione degli autori di questo filmone dai grandi effetti speciali per cui il 3D rappresenta probabilmente la scorciatoia più efficace per lo stomaco, se non per il cuore, degli spettatori.

Il sottotesto antireligioso (gli dei sono capricciosi ed egoisti e hanno bisogno degli uomini, dato che si nutrono delle loro preghiere, ma questi ultimi si sono stufati e dicono basta, salvo poi ergersi loro stessi a divinità o appena viene fuori un pericolo ripiombare nel fanatismo più bieco e umiliante) è talmente confuso che probabilmente sfuggirà agli spettatori meno attenti, ma fa comunque specie vedere l’eroe Perseo (l’australiano Sam Worthington, che deve decisamente imparare a scegliersi i film se vuole rimanere sulla cresta dell’onda dopo Avatar) fare i capricci e rifiutare i doni del padre Zeus, e decidere che compirà la sua missione da uomo, come se si trattasse dell’ultimo Agnelli che inizia dalla catena di montaggio o di un pessimo sindacalista del genere umano.

Attorno al protagonista una sfilza di comprimari poco o nulla delineati e un’accompagnatrice, Io, immortale ma non divina, che probabilmente serve per bilanciare un po’ il tono tutto maschile della pellicola, e che va a sostituire, non si sa bene perché, nel cuore di Perseo, la povera Andromeda, qui ridotta ad una specie di principessa crocerossina e missionaria pronta al sacrificio, che alla fine sopravvive, ma senza il suo “principe azzurro”.

Il cast, non si sa come, conta una serie di bei nomi (Liam Neeson, Ralph Fiennes, Mads Mikkelsen) che abbiamo visto più utilmente impegnati altrove e che qui si suppone siano intervenuti solo perché attirati dal cachet. I dialoghi risibili messi in bocca a loro e agli altri personaggi sono pronti per essere parodiati in un qualsiasi “serio” film comico. C’è da dire che, incassati i prevedibili milioni al primo weekend di programmazione, Scontro di titani offre ben poco di nuovo al panorama del cinema storico-mitologico che, invece, da 300 in avanti sembra stare vivendo una nuova primavera.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GREEN ZONE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 11:23
Titolo Originale: Green Zone
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Paul Greengrass
Sceneggiatura: Brian Helgeland dal volume Imperial Life in the emerald City di Rajiv Chandrasekaran
Produzione: Tim Bevan, Eric Fellner, Lloyd Levi e Paul Greengrass per Working Title Films/Relativity Media/Studio Canal
Durata: 136'
Interpreti: Matt Damon, Greg Kennear, Brendan Gleeson

Iraq, primavera 2003. Il capitano Roy Miller guida una delle squadre incaricate di rintracciare le armi di distruzione di massa che sono state il principale casus belli per l’attacco degli americani e dei loro alleati nel paese del Golfo. Dopo diverse operazioni andate a vuoto Miller, su segnalazione di un civile irakeno, si imbatte in una riunione segreta di alcuni ex pezzi grossi del regime, gli stessi a cui stanno dando la caccia sia la CIA che l’intelligence che dipende direttamente dal Governo. È così che Miller comincia a sospettare che ci sia qualcosa di poco chiaro nei rapporti che gli sono stati forniti e decide di andare a fondo alla questione. Ma c’è qualcuno che non ha nessun interesse a che la verità venga scoperta…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Due personaggi positivi, l’eroico soldato Damon e “Freddie”, l’irakeno che rigetta l’occupazione ma pure gli accordi con i sopravvissuti di un regime senza scrupoli, ci danno speranza che alla fine la verità trionferà
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di violenza e tensione nei limiti del genere
Giudizio Artistico 
 
La solidità delle interpretazioni e della regia fa di Green Zone un film godibile e interessante per la semplice efficacia nel raccontare eventi che continuano a pesare sulla cronaca dell’oggi.

Reduce dalla felice esperienza comune dei vari Bourne, Greengrass e Damon si ritrovano sullo schermo per raccontare una vicenda di intrighi internazionali e verità nascoste questa volta tragicamente autentica.

Attraverso gli occhi di un soldato convinto della necessità del suo “sporco lavoro” e lo sguardo nervoso della macchina da presa di Greengrass, lo spettatore viene guidato nelle pieghe degli interessi (e delle menzogne) che accompagnarono l’inizio della seconda guerra in Iraq. La connivenza (o per lo meno l’ingenuità colpevole) dei giornalisti assetati di scoop che assecondarono le forzature di chi spingeva per l’intervento armato mettendo da parte le vie diplomatiche è un aspetto interessante di un film in cui per una volta nemmeno la CIA ha il ruolo del “cattivo”.

Nel caos iracheno le caratterizzazioni non hanno a dire il vero troppe sfumature: il politico senza scrupoli con la faccetta innocua di Greg Kennear, l’agente CIA un po’ cinico di Brendan Gleeson, l’eroico soldato Damon, ma soprattutto “Freddie”, l’irakeno comune che rigetta l’occupazione, ma pure gli accordi con i sopravvissuti di un regime senza scrupoli.

Tutti i personaggi sono costruiti e posizionati nel racconto per guidare in modo forse un po’ didascalico (ma non per questo meno coinvolgente) in un percorso di rivelazioni che indica le diverse responsabilità, ma non dà facili soluzioni.

Anzi, indica chiaramente le drammatiche prospettive che la distanza dagli eventi narrati (dal 2003 ad oggi) ha reso evidenti. I progressi della situazione irakena (che persino gli osservatori più critici hanno notato negli ultimi mesi) non tolgono nulla al dramma di un paese che dopo anni sotto un regime terribile non ha certo abbracciato la democrazia obliterando il proprio passato di guerre tribali e conflitti religiosi (questi ultimi invece tragicamente peggiorati).

Detto questo, proprio l’evidenza dell’assunto – già ampiamente percorso dalla stampa e dalla televisione – rende per certi versi il film un po’ meno efficace se non altro per lo spettatore più informato che non affronti la visione come quella di un qualunque film action (magari anche sviato da una promozione sensazionalistica e un po’ miope). Quello che il coraggioso capitano Miller va a scoperchiare è un pozzo di cui si sa ormai un bel po’ e la concitazione dell’azione, che lascia poco spazio all’approfondimento dei personaggi, finisce per far puntare tutto su un intreccio in fondo anche prevedibile.

Detto questo la solidità delle interpretazioni e della regia fa di Green Zone un film godibile e interessante per la semplice efficacia nel raccontare eventi che continuano a pesare sulla cronaca dell’oggi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY CINEMA 1
Data Trasmissione: Mercoledì, 9. Marzo 2011 - 21:10


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AGORA Recensione di Franco Olearo

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 10:44
Titolo Originale: Agora
Paese: USA, Spagna
Anno: 2009
Regia: Alejandro Amenàbar
Sceneggiatura: Mateo Gil, Alejandro Amenàbar
Produzione: Hinenòptero, Mod Producciones, Telecinco Cinema, Cinebiss
Durata: 126'
Interpreti: Rachel Weisz, Max Minghella, Asharaf Barhoum, Sami Samir

Il film di Alejandro Amenàbar tratta di un luogo e di un'epoca estremamente interessanti. Nel IV secolo la  mezzaluna di costa che  da Alessandria d'Egitto si porta fino a  Efeso, Pergamo, Antiochia, Costantinopoli,  racchiudeva, con l'eccezione di Roma, le città più popolose del mondo allora conosciuto, ricche di storia, cultura e di arte.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film ideologico che vuole dimostrare come tutte le fedi finiscano per essere irrazionali, intolleranti, violente. Il film ricostruisce i fatti avvenuti alla fine del IV secolo ad Alessandria d'Egitto con sufficiente aderenza alle fonti storiche dell'epoca
Pubblico 
Adolescenti
Scene di violenza fra partiti avversi. Una sequenza di nudo molto rapida. E' necessaria una buona preparazione sulla storia del mondo antico per poter giudicare analizzare criticamente la tesi portata avanti dall'autore
Giudizio Artistico 
 
Eccezionale ricostruzione dell'antica Alessandria d'Egitto. Buona prova dell'attrice Rachel Weisz nei panni della scienziata e filosofa Ipatia.

Era da poco iniziato il terzo periodo del rapporto fra cristianesimo e paganesimo: dopo quello delle persecuzioni e quello della libertà religiosa a partire da Costantino, era iniziata la fase di un cristianesimo maggioritario e dal 380, con  l'editto di Tessalonica  dell'imperatore Teodosio, gli era stato riconosciuto lo status di religione di stato.
E' un momento decisivo anche per il raggiungimento di una compiuta comprensione della nuova fede: nel concilio di Efeso del 431  che vide contrapposti il patriarca  Cirillo di Alessandria (figura determinante per questo film) e Nestorio, patriarca  di Costantinopoli, venne confermata la visione del primo: l'inscindibilità cioè fra la natura umana e quella divina in Cristo, portando in piena luce il significato dell'incarnazione e consentendo che Maria venisse appellata come madre di Dio.

Indubbiamente questi passaggi epocali non furono indolori: come ancor oggi è difficile trattenere i tifosi di squadre opposte alle partite di calcio, anche allora i seguaci della vecchia  e della nuova fede, quando diventavano folla,  avevano bisogno di un potere civile dal polso fermo e di guide spirituali che ne riconoscessero l'autorità. Quando nel 387 a Gallinico fu bruciato un tempio pagano e una sinagoga da alcuni monaci esaltati che erano stati provocati a loro volta e fu ordinato dall'imperatore al vescovo locale di ricostruire il tempio, S. Ambrogio riconobbe il diritto dell'Imperatore di "emendare il malfatto" ma si oppose a che i cristiani operassero a favore di un culto che non era loro.

E' strano quindi che un periodo così interessante sia stato approfondito (con l'autorevole eccezione de serial TV  Agostino della Lux Vide andato in onda su RaiUno) da due autori che con il cristianesimo vogliono aver poco a che fare : Alejandro Amenàbar con Agora  e lo scrittore egiziano Youssef Ziedan con il suo libro Azazel, vincitore del premio internazionale 2008 per il miglior romanzo in lingua araba (edizioni Neri Pozzi, 2010).
Mentre il regista spagnolo è sopratutto un antireligioso che vede tutte le fedi come superstizioni cariche di intollerante dogmatismo, l'autore egiziano ricostruisce il conflitto fra Atanasio e il vescovo Cirillo di Alessandria al concilio di Efeso prendendo le difese di quest'ultimo; la concezione di Atanasio orientata a privilegiare la natura divina su quella umana è più consona alla sensibilità di un mussulmano.

Il film Agora si può definire ideologico: l'autore ha qualcosa di preciso da dire e plasma il materiale narrativo a beneficio di ciò che vuole effettivamente trasmetterci. Lo era anche il suo lavoro precedente,  Mare dentro sul tema dell'eutanasia: in esso si poneva come assioma la libertà di ognuno di decidere quando e come morire e venivano ridicolizzati  tutti i personaggi che nel film  la pensavano diversamente.
Questa volta il suo comportamento è più accorto: la ricostruzione dei fatti dell'epoca, per quel poco che ci è stato tramandato è sufficientemente attendibile (con le eccezioni che diremo) e i personaggi del tempo ci sono tutti: Ipatia e il padre Teone, geometra e filosofo; il patriarca di Alessandria Teofilo a cui succede nella carica Cirillo (lo storico Tillemont di lui aveva detto: "San Cirillo è santo, ma non si può dire che tutte le sue azioni siano sante" ). Il prefetto Oreste, che cercò di contrastare Cirillo (in modo molto più deciso di quanto appare nel film) e come risposta fu colpito con il lancio di una pietra dal monaco Ammonio, che fu immediatamente giustiziato. Ci sono anche i parabolani, una confraternita per il soccorso agli infermi, "che di fatto costituivano un vero e proprio corpo di polizia che i vescovi di Alessandria usavano per mantenere nelle città il loro ordine»" secondo quanto ci tramanda lo storico Socrate Scolastico.

Il film concentra il racconto su due episodi realmente avvenuti: la distruzione del tempio di Serapide nel 391 con la piccola biblioteca ad esso annessa per mano degli incolti cristiani (anche se il film lascia intendere che si sia trattato della grande e più famosa biblioteca di Alessandria ) e la cacciata degli ebrei dalla città su istigazione di Cirillo. Infine la barbara uccisione di Ipatia da parte dei fanatici parabolani, ritenuta in grado di influenzare negativamente il prefetto Oreste, la cui gravità non può essere in alcun modo attenuata.

L'innesto dell'ideologia di Alejandro nella storia inizia proprio con la  figura di Ipatia. La sua visione atea e distante da qualsiasi fede ("il vostro Dio non ha dimostrato di essere più giusto o più dignitoso dei suoi predecessori - io credo nella filosofia")  la rende una illuminista ante litteram (più propriamente una kantiana, con la sua fiducia nella ragion pura; in realltà la vera Ipatia,  seguace del neoplatonismo, fu certamente in grado di concepire una visione trascendente della realtà).
Anche il  concetto  di tolleranza da lei espresso  ("sono più le cose che abbiamo in comune che quelle che ci dividono")  è veramente prematuro: dovremo aspettare il seicento o meglio ancora il settecento per coglierne le prime espressioni.  L'alternativa che l'autore porta avanti per mezzo del personaggio Ipatia rispetto a quei periodi turbolenti ma appasionanti, quella cioè di una scienziata, tutta dedita agli studi ma indifferente  al sentire dei più, è troppo elitaria e  debole per essere efficace. Più che la tolleranza,  ciò che era conosciuto nel mondo pagano era piuttosto un sincretismo fra tanti dei per una  fede che cotituiva un  fatto squisitamente  pubblico; il cristianesimo porta invece per la prima volta le categorie del vero, del falso e dell'intimo convincimento in un discorso religioso. 

Ciò che è mancato al regista  è il dare una risposta nel suo film a come mai fino a quel momento (cioè fino a quando il cristianesimo non è diventato religione di stato) questa fede  sia stata capace di diffondersi in modo spontaneo senza che alcuno la imponesse, fino a venir accettata liberamente dalla maggioranza della popolazione, fenomeno che non ha eguali nella storia e che sarebbe continuato anche dopo che l'impero romano (e quindi anche dopo quegli stessi imperatori che l'avevano imposta),  sarebbe crollato.
Unica eccezione, una rapida sequenza nella quale l'autore sottolinea l'impegno e l'originalità della nuova fede nel prendersi cura dei malati e dei più bisognosi.

Si potrebbe accettare il film del regista spagnolo come una critica costruttiva, un messaggio contro ogni forma di fondamentalismo, uno stimolo per evitare gli errori del passato, ma questa ipotesi non è percorribile.

Se infatti non possiamo che deprecare insieme a lui il fatto che degli esseri umani perdono la vita per dei conflitti religiosi, non siamo con lui nel successivo passo logico: la condanna  della fede di per sè, in qualsiasi forma, perché fonte di fanatismo, violenza, divisione fra i popoli e chiusura alla ricerca libera della ragione.

La fede cristiana viene travisata in molti passaggi del film. La Sacra Scrittura viene interpretata alla lettera per divenire un'arma contro gli avversari (strano, visto che proprio il cattolicesimo non si può definire una "religione del libro").
Il cristianesimo viene accusato di disprezzare la cultura classica; al contrario, negli stessi anni in cui si sviluppa la storia, al concilio di Efeso si vedrà quanto fecondo sia stato l'incontro fra cristianesimo e filosofia greca: quest'ultima fornirà  quella terminologia e quei concetti che saranno determinanti per  risolvere delicate dispute teologiche.
L'idea che la nuova fede trascuri o disprezzi il mondo femminile si scontra contro il fatto che furono proprio le donne  un fattore determinante per la sua diffusione, grazie alla dignità conseguita con l'indissolubilità del matrimonio  e la condanna dell'aborto e dell'infanticidio, un tempo decisione inappellabile del pater familias.
L'autore infine non riesce a trattenersi da una feroce ironia, quando subito dopo le immagini della morte di Ipatia, una didascalia appare sullo schermo  per ricordare che il vescovo Cirillo è stato fatto santo dalla Chiesa. In realtà, all'epoca in cui visse Ipatia, Cirillo si preoccupò sopratutto di contrastare gli  eretici e gli ebrei della città; i suoi scritti specificatamente contro i pagani sono datati nel 420-430, molto dopo la morte della scienziata.

Amenàbar, questo enfant prodige del cinema spagnolo,  sa sicuramente muovere la macchina da presa e portare avanti la narrazione in modo coerente ed efficace. La rappresentazione dei templi, delle strade di Alessandria, l'agorà dove gli uomini antichi erano soliti riunirsi e discutere di tutto,  sono forse le più belle immagini del mondo classico che sono apparse sullo schermo. Il fiilm ha goduto di un sostanzioso contributo dal governo spagnolo e si vede. Come europei  possiamo che esser orgogliosi del fatto che in termini di tecnologia digitale il film non ha nulla da invidiare ai blockbuster americani.
Rachel Weisz interpreta molto bene la figura di una scienziata dedita agli studi ma che sa anche essere madre, sorella, consigliera dei suoi allievi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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