Non classificato

Il film non fa parte di nessuna categoria

IL MATRIMONIO DI LORNA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/23/2010 - 11:45
Titolo Originale: Le silence de Lorna
Paese: Francia, Gran Bretagna
Anno: 2008
Regia: Luc e Jean-Pierre Dardenne
Sceneggiatura: Luc e Jean-Pierre Dardenne
Produzione: Luc e Jean-Pierre Dardenne, Denis Freyd e Andrea Occhipinti per Le Films du Fleuve/Archipel 35/Lucky Red
Durata: 105'
Interpreti: Arta Dobroshi, Jérémie Renier, Fabrizio Rongione

Lorna, un’immigrata albanese in Belgio, ha accettato di sposare il drogato Claudy per ottenere la cittadinanza; dopo dovrebbe divorziare e risposarsi con un russo per far ottenere la cittadinanza anche a lui. Ma Claudy le chiede invece di aiutarlo a disintossicarsi e Fabio, il delinquente italiano che ha coinvolto Lorna nell’imbroglio, decide di risolvere la questione a modo suo. La morte di Claudy, però, porta Lorna a rivedere tutta la sua vita.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film descrive con straordinaria semplicità ed efficacia la perdita di coscienza comune a tutto l’Occidente ma anche la speranza che non sia così facile mettere a tacere né la coscienza né il cuore, nemmeno di fronte alle lusinghe del denaro, nemmeno di fronte al rischio della morte.
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di tensione, una scena a contenuto sessuale
Giudizio Artistico 
 
I fratelli Dardenne scelgono uno stile meno arduo del solito ma anche un tono che abbandona talora l’asciutto realismo per la poesia e il romanticismo

I fratelli Dardenne (La promessa, L’Enfant, Rosetta tra i loro titoli più noti) scelgono uno stile meno arduo del solito (meno macchina a mano per stare addosso ai personaggi, immagini più aperte sul paesaggio cittadino, ma anche un tono che abbandona talora l’asciutto realismo per la poesia e il romanticismo) per raccontare una storia di immigrati che di fatto descrive con straordinaria semplicità ed efficacia la perdita di coscienza comune a tutto l’Occidente.

La storia di Lorna, del suo silenzio misterioso e triste (quello del titolo originale), che nasconde prima i suoi progetti e poi la sua disperazione, non è infatti solo quella di un’immigrata albanese decisa a realizzare i suoi sogni in un paese ricco e indifferente. Nel suo viaggio umano si possono leggere, infatti, indizi di una mentalità che rischia di diventare comune anche a chi immigrato non è.

A ben guardare, nei gesti precisi e ripetitivi della protagonista, inizialmente in pace con l’idea del suo matrimonio di comodo con un tossicodipendente destinato a finire con il divorzio, o meglio ancora, con l’auspicata morte per droga di lui, c’è tutto l’impossibile tentativo di controllare l’imprevedibilità (e la crudeltà) del mondo che la circonda, popolato, ma indifferente.

Gesti banali, ma rivelatori: borsa e portafoglio aperti e chiusi mille volte al giorno per amministrare quel denaro attorno a cui sembra dover girare ogni cosa, a cui bisogna sacrificare ogni sussulto di moralità, sotto cui si seppellisce la coscienza di un io che si ribella alla spietata manipolazione dell’essere umano. E poi chiavi che serrano porte e armadietti, tentano di costruire barriere intorno all’istintivo moto del cuore, ma poi anche di arginare il dolore e la disperazione del marito-fantoccio di Lorna.

La mancanza di un’autentica coscienza di sé della ragazza (che va ben oltre i sogni condivisi con il fidanzato e l’attenzione ai dettagli della vita quotidiana) è la stessa vertigine che ha inghiottito il marito di comodo Claudy (un tossico assistito con perfetta impersonale efficienza dal servizio sanitario belga, di fatto del tutto indifferente al suo destino), la stessa che ha convinto il taxista gangster Fabio che le persone vadano amministrate come pratiche da cui ricavare il massimo profitto e che spinge il vero fidanzato di Lorna, Sokol, ad accettare di esporsi alle radiazioni di un reattore nucleare in Germana per un migliaio di euro.

Una mentalità, questa, a cui lo Stato, con la sua gamma di servizi che vanno dall’assistenza alla disintossicazione (ma senza alcun follow up sui trattati...) al divorzio veloce e all’aborto on demand , offre la sua totale complicità, geloso solo nell’amministrare per l’appunto quel diritto di cittadinanza che è all’origine del triste mercato in cui è coinvolta Lorna.

Ma in agguato c’è il riemergere dell’umano: la disperata richiesta d’aiuto di Claudy forza i limiti che Lorna si è imposta, fa crollare le sue certezze, la spinge prima a tentare di trovare un compromesso impossibile, poi a rompere l’accordo che la lega al suo protettore/carnefice.

Nella sua ribellione c’è sicuramente un po’ di follia (e un’indulgenza al romanticismo che ha lasciato spiazzati i fan dei sobri Dardenne), ma anche la speranza che non sia così facile mettere a tacere né la coscienza né il cuore, nemmeno di fronte alle lusinghe del denaro, nemmeno di fronte al rischio della morte.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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HANCOCK

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/23/2010 - 11:37
Titolo Originale: Hancock
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Peter Berg
Sceneggiatura: Vincent Ngo e Vince Gilligan
Produzione: Blue Light, Weed Road Pictures, Overbrook Entertainment
Durata: 92'
Interpreti: Will Smith, Charlize Theron, Jason Bateman, Daeg Faerch, Lauren Hill, Valerie Azlynn, David Mattey, Darrell Foster, Kate Clarke

Los Angeles. Hancock, supereroe clochard, ubriacone e parolacciaio, salva la vita alle persone e cattura criminali, provocando però cospicui danni collaterali alla città, a causa dell’incapacità di controllare i suoi superpoteri a motivo della sua indole da spiantato. I cittadini, stufi dei danni causati da Hancock, lo mandano in prigione. Lì il supereroe, grazie all’aiuto di Ray Embrey, al quale ha salvato la vita, trova una via per il riscatto morale e sociale, salvo scoprire che una misteriosa attrazione lo lega alla moglie di Ray…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
E' presente la figura di un buon padre di famiglia impegnato in programmi umanitari ma il personaggio resta in secondo piano
Pubblico 
Adolescenti
Linguaggio e situazioni volgari
Giudizio Artistico 
 
Hancock non è un film stupido,e c’è ben più di qualcosa di intelligente, peccato che si perda per strada con alcune illogicità nella sceneggiatura
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SFIDA SENZA REGOLE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/23/2010 - 11:26
Titolo Originale: Righteous Kill
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Jon Avnet
Sceneggiatura: Russell Gewirtz
Produzione: Millenium Films/Nu Image Films/ Emmet-Furla Films / Inventure Entertainment;
Durata: 100'
Interpreti: Robert De Niro, Al Pacino, Carla Gugino, John Leguizamo

I detective Turk e Rooster,due veterani della polizia di New York alle soglie della pensione, devono affrontare un serial killer che agisce come un giustiziere, eliminando stupratori, papponi, trafficanti di droga e spacciatori e lasciando accanto ai corpi una pistola e una poesia. Ben presto, però, gli indizi sembrano indicare come possibile colpevole un poliziotto…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Si cade facilmente nella tentazione di manipolare le prove per punire chi si sa colpevole. Ennesimo luogo comune del prete pedofilo
Pubblico 
Maggiorenni
Violenza, turpiloquio, uso di droga, qualche scena sensuale
Giudizio Artistico 
 
Storia inconsistente e prevedibile. Non destano simpatia i due poliziotti ingrigiti di De Niro e Pacino
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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UN SEGRETO TRA DI NOI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/23/2010 - 11:12
Titolo Originale: Fireflies in the Garden
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Dennis Lee
Sceneggiatura: Dennis Lee
Produzione: Senator International, Kulture Machine
Durata: 120'
Interpreti: Willem Dafoe, Julia Roberts, Ryan Reynolds, Emily Watson, Carrie-Anne Moss

Michael Taylor, un adolescente intelligente ma timido, ha seri problemi con il padre, professore universitario, duro ed esigente. Anche ora che è adulto e affermato scrittore, fra i due c'è un rapporto a distanza fatto di poche parole. La madre, finché è stato ragazzo si è sempre mostrata conciliante, forse anche troppo; per fortuna Michael da ragazzo aveva beneficiato dell'amicizia di Jane, la giovane sorella della madre, con la quale aveva passato ore spensierate nei periodi estivi. Ora Jane è sposata con due figli ed ha invitato i Taylor per una grande riunione di famiglia ma un incidente cambierà bruscamente i loro programmi...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Viene svilito il valore della famiglia, capace di mantenere unite persone spesso diverse, ma incapace di formare persone fedeli e generose
Pubblico 
Adolescenti
Per alcune intense situazioni di conflitto familiare
Giudizio Artistico 
 
Molti bravi attori ma lo sviluppo dei personaggi presenta non pochi aspetti contraddittori
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MAMMA MIA!

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/23/2010 - 10:41
Titolo Originale: Mamma Mia - The Movie
Paese: Gran Bretagna, USA
Anno: 2008
Regia: Phyllida Lloyd
Sceneggiatura: Catherine Johnson
Produzione: Judy Craymer, Gary Goetzman, Ton Hanks, Rita Wilson, Benny Andersson, e Byìjorg Ulvaeus per Little Star Production, Playtone
Durata: 108'
Interpreti: Meryl Streep, Pierce Brosnan, Colin Firth, Stellan Skarsgard, Jukie Walters, Amanda Seyfried

Siamo nel 1999 nell’isola greca di Kalokairi. Donna è una single che gestisce fra molte difficoltà un piccolo albergo. Sua figlia Sophie ha vent’anni, è innamorata del giovane Sky ed ha convinto la mamma ad organizzare nell’albergo la festa del suo matrimonio. Quando iniziano ad arrivare gli ospiti, grande è la sorpresa di Donna quando si trova di fronte, non attesi,  tre uomini maturi: Sam, Harry e Bill che sono stati suoi amanti in una estate movimentata di vent’anni fa. Donna non tarda a capire che si tratta di una iniziativa di sua figlia, che desidera esser accompagnata all’altare da suo padre. Ma quale dei tre è quello vero?

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film trasmette messaggi inneggianti al libero amore, svincolato da un impegno matrimoniale e libero da un “cattolico” senso del peccato
Pubblico 
Adolescenti con riserva
Dialoghi con frequenti allusioni sessuali. Occorre una certa maturità per cogliere l'ideologia deviante sull'amore e il matrimonio trasmessa dal film viene trasmesso
Giudizio Artistico 
 
Questo film ha due perle: le canzoni degli Abba e Meryl Streep. per il resto sceneggiatura inconsistente e personaggi senza spessore

Gli Abba hanno esordito nel 1970 e si sono sciolti nel 1982. Più di dieci anni di successi incontrastati (pare abbiano venduto in totale più di 370 milioni di dischi)  che li hanno resi il complesso pop fra i più famosi a livello internazionale. A fine anni ’90 viene presentato a Londra Mamma mia! il musical basato sulle loro canzoni, poi trasferitosi a New York  e ancora oggi in programmazione. 

L’idea di ricavare una storia imbastita intorno alle canzoni di un gruppo musicale si era già concretizzata sugli schermi in tempi recenti: Across the Universe – 2007, basato sulle canzoni dei Beatles. La storia di Jude, un ragazzo di Liverpoool che migra negli Stati Uniti per incontrare  il padre che non ha mai conosciuto è il pretesto per tracciare un affresco, con la suggestione  delle canzoni del grande complesso, degli anni ’60 a cavallo fra l’Inghilterra e gli Stati Uniti, nel pieno delle manifestazioni anti-Vietnam e delle rivendicazioni dei diritti degli afroamericani.

Ora Mamma mia! prende lo spunto anch’esso dalla storia di una ragazza in cerca di un padre ma le ambizioni sono molto minori: nessun affresco storico, ma il tempo di ventiquattrore  per organizzare un matrimonio, giocando sull’esile espediente di non sapere quale dei tre uomini è il vero padre.

Per fortuna le musiche degli Abba danno una carica di energia vitale alle sequenze di una Grecia da cartolina (siamo a fine anni ’90 ma i contadini del posto sono ancora vestiti, forse frutto dell’immaginario della regista,  come nei documentari americani girati durante la guerra).

Altro asso nella manica del film è l’interpretazione di Meryl Streep (già vista cantare e molto bene,  in Radio America- 2006): canta e balla con slancio ed energia senza sfigurare in mezzo ai giovani. Anche la sua sola presenza porta inesorabilmente in secondo piano gli altri protagonisti del calibro di Pierce Brosnan  o Kolin Firth.
Un film nel complesso leggerino, leggerino a cui si poteva anche perdonare la sceneggiatura inconsistente e lo scarso spessore dei personaggi,  grati almeno di aver potuto riascoltare i grandi successi degli Abba interpretati da Meryl Streep.

 Ma il film non si limita a questo; vuol fare dell’ideologia, vuol trasmettere dei messaggi.
E’ su questo punto che va giudicato.

Se la storia inizia con un racconto poco verosimile perfino per i più spregiudicati, di una ragazza che ha rapporti nella stessa estate con tre uomini senza sapere chi l’ha resa incinta, veniamo poi a sapere che essa è stata vittima di una famiglia cattolica che le ha inculcato “il falso senso di colpa del peccato”. Una famiglia che quando la vede incinta non esita a cacciarla di casa e ad abbandonarla al suo destino.

Il messaggio del film diventa più chiaro verso la fine, un messaggio chiaramente anti-matrimoniale: i due giovani, che si amano veramente, ormai in chiesa davanti al sacerdote,  decidono che in fondo non ne vale la pena; molto meglio partire assieme per un romantico viaggio allo scoperta del mondo.

Il sacerdote non resterà comunque inoperoso:  uno dei tre ex amanti di Donna, già sposato con due figli,  dichiara di essersi  ormai divorziato e su due piedi conduce all’altare il suo antico amore. Difficile quindi capire a quale fede appartenga questo sacerdote, così pronto a sposare un divorziato,  ma è evidente che per l’economia del film ciò non riveste  alcuna importanza.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MIRACOLO A SANT'ANNA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/22/2010 - 12:58
Titolo Originale: Miracle at St. Anna
Paese: USA /Italia
Anno: 2008
Regia: Spike Lee
Sceneggiatura: James McBride con la collaborazione di Francesco Bruni dal romanzo di James McBride
Produzione: Roberto Cicutto, Luigi Musini per On my Own, Spike Lee per Buffalo Soldiers in Italy, in collaborazione con Rai Cinema, Touchstone Picture, TF1 International, in associazione con Mediateca Regionale Toscana – Film Commission
Durata: 144'
Interpreti: Derek Luke, Michael Ealy, Laz Alonso, Omar Benson Miller, Pierfrancesco Favino, Valentina Cervi, Omero Antonutti, Luigi Lo Cascio

Toscana 1944, Seconda guerra mondiale. Quattro soldati americani appartenenti alla 92esima Divisione “Buffalo Soldiers”, interamente composta da militari di colore (tranne gli ufficiali), rimangono bloccati in un piccolo paese al di là delle linee nemiche dopo che uno di loro ha rischiato la vita per trarre in salvo da un crollo un bambino italiano. Senza che i superiori riescano a soccorrerli e con i tedeschi che incombono, i soldati familiarizzano con gli abitanti del borgo toscano, si prendono cura del bambino e incrociano la loro strada con quella di un imprendibile leader partigiano. La crudeltà della guerra non tarda a fare le sue vittime e ad aprire conti che verranno ch

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Sul finale raffazzonato e sbrigativo, pende l’ambiguità morale della giustificazione di un omicidio: in nome di una giustizia che persegue i crimini di guerra si legittima anche lo spargimento del loro sangue e si nega dignità alla loro vita
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di battaglia, pur nei limiti del genere, potenzialmente impressionanti per i più sensibili; due scene di nudo
Giudizio Artistico 
 
Spike Lee in questo film tende a diventare pedante, retorico e didascalico, così che Miracolo a Sant’Anna riesce a non essere né un grandioso film di guerra, né un commovente film drammatico né un vibrante film di denuncia.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE HURT LOCKER

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/22/2010 - 12:56
Titolo Originale: The Hurt Locker
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Kathryn Bigelow
Sceneggiatura: Mark Boal
Produzione: Kathryn Bigelow, Mark Boal, Nicolas Chartier, Greg Shapiro, Donall Maccusker per First Light Production / Kingsgate Films
Durata: 131'
Interpreti: Guy Pearce, Ralph Fiennes, Jeremy Renner, Anthony Mackie

Dopo la morte del loro superiore in azione, ai soldati Sanborn e Eldridge, specializzati nel disinnesco di bombe sulle strade di Baghdad, viene assegnato come caposquadra l’artificiere Will James, che, come scopriranno presto i suoi compagni, vive il suo lavoro con una sorta di esaltazione che si fa beffe della morte sua e degli altri. Dapprima impauriti e respinti dalla sua follia, i due ne vengono a poco a poco a poco conquistati, ma la dipendenza dal rischio potrebbe essere la loro rovina…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
L'autrice porta alla luce una realtà ostica ai più: la guerra, purtroppo, non è solo il frutto di perversi meccanismi economico sociali, ma è anche un “gusto” iscritto nella natura umana, che è pericoloso risvegliare.
Pubblico 
Adolescenti con riserva
Molte scene di violenza ed estrema tensione, turpiloquio.
Giudizio Artistico 
 
Il film della Bigelow è, come al suo solito, un concentrato di adrenalina ma propone anche un’acuta analisi della psicologia di uomini esposti ogni giorno a rischi altissimi

Firmato dalla penna dello stesso giornalista autore dell’articolo che ha ispirato l’ultimo bel film di Paul Haggis, La valle di Elah, l’ultimo adrenalinico film di Kathryn Bigelow è un ennesimo studio sulla dipendenza (dopo il suo capolavoro Strange Days). Se tredici anni fa Ralph Fiennes si ubriacava di ricordi, per l’artificiere super specializzato James (tra Afghanistan e Iraq ha già disinnescato più di ottocento bombe) la droga è il rischio mortale che affronta ogni volta che, sotto la mira potenziale di cecchini e attentatori, mette le mani tra intrichi sempre più complicati di fili ed esplosivo.

Una sfida che James affronta senza apparente ansia (se non quando l’ordigno in questione si trova nel ventre di un bambino che scambia per il piccolo venditore di DVD con cui aveva fatto amicizia) e con una testardaggine quasi fanciullesca che desta giustificate paure nei suoi compagni, uno dei quali già traumatizzato dalla morte del precedente caposquadra (Guy Pearce in cinque intensissimi minuti di performance).

Il film della Bigelow è, come al suo solito, un concentrato di adrenalina (le missioni sono sempre ad alto rischio, sia per i congegni da disinnescare, sia per il continuo pericolo dell’ambiente circostante, di cui si percepisce sempre l’ostilità) ma propone anche un’acuta analisi della psicologia di uomini esposti ogni giorno a rischi altissimi, che devono prendere decisioni cruciali per la vita propria e di altri in pochi secondi.

Una situazione che, come acutamente nota la Bigelow, lungi dall’essere vissuta come una dolorosa corvè, genera in misura diversa un’esaltazione e uno straniamento della realtà paragonabile alla droga e che, come la droga, una volta eliminata, lascia dietro di sé un vuoto interiore difficile da colmare anche con la dolcezza degli affetti.

Quello che dà la cifra della “dipendenza” di James dalla guerra, in effetti, è il suo ritorno a casa dalla moglie (che è la bellissima Kate di Lost, nell’unico ruolo femminile della pellicola) e dal figlio piccolo (i due in teoria sono divorziati, ma la donna continua a vivere a casa sua). Lo vediamo al supermercato, un uomo che in meno di un minuto disinnescava una bomba con un paio di pinze, totalmente smarrito davanti ad una parete piena di scatole di cereali differenti tra cui non sa scegliere, e più tardi confessare al figlio di aver perso il gusto di tutte le cose, tranne una. Inevitabile la conclusione con il ritorno sul campo. Dei suoi due compagni uno rimane ferito e viene rimandato a casa, l’altro si rende conto di fronte all’orrore della guerra del proprio desiderio di diventare padre, forse ormai irrimediabilmente corrotto da quanto ha visto.

Oltre a Pearce, ci sono cammei di Ralph Fiennes (un mercenario che muore dopo cinque minuti in un’azione nel deserto) e David Morse, mentre i tre interpreti principali (in particolare l’allucinato Jeremy Renner) non sono volti noti ma bravissimi.

La vera forza del film è proprio l’assenza di un approccio apertamente ideologico alla questione della guerra in Iraq (anche se tra loro i soldati magari ne parlano e si intuisce che non hanno le idee ben chiare su che facciano lì), la voluta mancanza di proclami, che forse avrebbero guadagnato alla regista il plauso della critica liberal.

Al contrario, la Bigelow è abile a far vivere al pubblico la progressiva esaltazione, la comunione maschia e cameratesca dei suoi “uomini” (e per questo, naturalmente è stata accusata di machismo), per poi precipitarlo nell’abisso della crisi del “dopo”, spinta da un’intuizione semplice quanto ostica ai più: la guerra, purtroppo, non è solo il frutto di perversi meccanismi economico sociali, ma è anche un “gusto” iscritto nella natura umana, che è pericoloso risvegliare.

Così facendo ci conduce senza sconti di fronte alla drammatica constatazione del prezzo terribile che la guerra (qualsiasi guerra, giusta o sbagliata che sia) richiede in termini di “anime” ancor più che di vite. E proprio per questo motivo, anziché per un ottuso e generico pacifismo, bisognerebbe ben valutare il motivo per cui si imbraccia un’arma.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAI2
Data Trasmissione: Domenica, 24. Settembre 2017 - 3:00


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RIFLESSI DI PAURA MIRRORS

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/22/2010 - 12:35
Titolo Originale: Mirrors
Paese: USA, Romania
Anno: 2008
Regia: Alexandre Aja
Sceneggiatura: Alexandre Aja e Grégory Levasseur (dalla sceneggiatura di Kim Sung-Ho)
Produzione: Castel Film Romania/New Regency Pictures/Regency Enterprises
Durata: 110'
Interpreti: Kiefer Sutherland, Paula Patton, Amy Smart

Ben Carson, ex detective sospeso dal dipartimento di polizia di New York, deciso a riconquistare il rispetto della moglie e dei figli, trova un lavoro come guardiano notturno nell’edificio annerito di un grande magazzino andato a fuoco cinque anni prima. Il precedente guardiano è morto in circostanze misteriose e quasi subito anche Ben inizia a notare fenomeni paurosi legati agli specchi e si mette a indagare. Intanto ciò che si nasconde dietro agli specchi inizia a minacciare anche la sua famiglia.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La ricerca dello spavento come fine a se stesso
Pubblico 
Maggiorenni
Molte scene horror di tensione e violenza.
Giudizio Artistico 
 
L’horror americano ultimamente in crisi di idee sembra purtroppo ormai incapace di produrre più che storielle senza un tema e senza una “morale”
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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NESSUNA VERITA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/22/2010 - 12:05
Titolo Originale: Body of lies
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura: William Monahan dal romanzo di David Ignatius
Produzione: Ridley Scott e Donald De Line per Scott Free Productions/De Line Pictures
Durata: 128'
Interpreti: Russell Crowe, Leonardo Di Caprio, Mark Strong

Roger Ferris, agente della CIA, dopo una difficile operazione in Iraq in cui è andato di mezzo il suo contatto locale, viene inviato ad Amman, in Giordania, sulle tracce di un pericoloso terrorista legato ad  Al Qaeda che sta dietro numerosi attentati in Europa e forse, in un futuro prossimo, negli Stati Uniti. Ferris si mette in contatto con il capo dell'Intelligence locale, Hani, un uomo duro, ma leale, che non va molto d’accordo con il superiore di Feris, Ed Hoffman. Proprio Hoffman, che crede poco alla collaborazione con i locali e considera sua unica priorità la sicurezza degli interessi Usa, rischia di far fallire il pianto ideato da Ferris per stanare il terrorista. Poi, però, gli eventi precipitano quando viene rapita Aisha, la giovane infermiera di origine iraniana che Ferris ha iniziato a frequentare...ma anche in questo caso le cose non stanno come sembrano.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una visione pessimistica di come vanno le cose in Medio Oriente, con uso spietato della tortura da entrambi i fronti, quello dei terroristi e della CIA.
Pubblico 
Maggiorenni
Numerose scene di violenza e tortura.
Giudizio Artistico 
 
La pellicola di Scott, pur con la giusta dose di adrenalina che fa perdonare alcune lungaggini, pecca tuttavia di una certa ingenuità nel costruire il percorso dei due protagonisti

Inganni, bugie, spietate esecuzioni, ma anche un’incomprensione di fondo nei confronti dei propri nemici, i terroristi, tanto più imprendibili perché guidati da logiche troppo diverse da quelle occidentali.

Anche Ridley Scott, dopo Syriana , Rendition e, in parte, The Kingdom, decide di dire la sua sul fallimentare (?) bilancio dell’intelligence americano in Medio Oriente.

Meno complesso di Syriana (ma allo stesso modo, a tratti, didascalico), meno spettacolare di The Kingdom, l’ultimo lavoro del regista de Il Gladiatore (ma anche di Black Hawk Down) recluta Leonardo Di Caprio nel ruolo della spia tormentata dai sensi di colpa e mossa da una sorta di ingenuo idealismo (a tratti anche poco credibile), mentre regala all’ormai abituale sodale Russell Crowe il ruolo dello sgradevole Ed Hoffman, un personaggio che sembra costruito apposta per enunciare verità (?) scomode e rovinare i piani architettati dal suo stesso sottoposto non si sa se per imporre la propria visione o per reale ottusità.

Sta di fatto che a tirare le somme di questo film viene da gridare al miracolo se le nostre strade non sono ricoperte dei cadaveri delle vittime degli attentati che, e questa purtroppo è senza dubbio una realtà che va ben oltre la finzione, gli estremisti islamici mescolati ai tanti immigrati che popolano tutti i paesi d’Europa sono pronti a realizzare con poche risorse e comunicando in modo arcaico, ma efficace.

Ma chi salverà il mondo, allora, se delle spie americane ci si può fidare poco mentre i fondamentalisti continuano a spuntare come funghi sull’onda delle guerre e delle sofferenze patite dai popoli del Medio Oriente?

Sembra di capire che la speranza sia risposta nei metodi lungimiranti (ma all’occorrenza pure spicci...) dei servizi segreti giordani, guidati con mano di ferro e guanto di velluto dal signorile Hani (l’ottimo attore inglese di origine italiana Mark Strong), mise impeccabili e idee molto chiare sul modo di gestire informatori e colleghi stranieri, pretendendo sincerità e fiducia in un mondo che sembra l’antitesi di questi due valori.

La pellicola di Scott, con la giusta dose di adrenalina che fa perdonare alcune lungaggini nei tormenti esistenziali di Ferris, pecca tuttavia di una certa ingenuità nel costruire il percorso del suo protagonista, la cui “conversione” appare solo debolmente motivata (dalla morte del suo compagno iracheno e dall’incontro con l’infermiera iraniana, nonché dalla collaborazione con lo spietato ma a suo modo retto Hani), mentre la sua controparte negativa, l’odioso e ottuso Hoffman, è privo delle sfumature che avrebbero reso decisamente più interessante il racconto.

Neppure l’interessante spunto che contrappone l’idealizzazione esasperata della tecnologia come strumento di guerra (con le immagini dei satelliti dalla risoluzione così perfetta da dare l’illusione di poter controllare ogni cosa) all’efficacia di strategie molto più semplici è sfruttato fino in fondo (mentre l’uso spietato della tortura viene un po’ ingenuamente equiparato nei due fronti).

Il risultato è una narrazione che lascia delusi, solo appena virtuosamente indignati, ma con pochi strumenti in più per comprendere la sfida del terrorismo islamico con tutte le sue implicazioni morali e culturali prima ancora che spionistiche o militari.

 

Elementi problematici per la visione: numerose scene di violenza e tortura.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SI PUO' FARE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/22/2010 - 11:51
Titolo Originale: "SI PUO' FARE"
Paese: Italia
Anno: 2008
Regia: Giulio Manfredonia
Sceneggiatura: Fabio Bonifacci, Giulio Manfredonia
Produzione: Rizzoli Film/RTI
Durata: 110'
Interpreti: Claudio Bisio, Anita Caprioli, Andrea Bosca, Giuseppe Battiston, Giorgio Colangeli

Milano, inizio anni ‘80. Nello, sindacalista troppo all’avanguardia, viene spedito a dirigere una cooperativa di malati mentali appena dimessi dai manicomi per effetto della legge Basaglia. Invece di lasciarli a fare inutili lavori assistenziali, Nello decide di trattarli come persone e di insegnar loro un mestiere vero: montare parquet. Gli inizi non sono facili, ma a poco a poco anche i “matti” si appassionano al lavoro e si dimostrano a loro modo geniali. Nello, con l’aiuto di uno psichiatra dalle idee avanzate, continua a dar loro fiducia, anche se il confronto con la realtà per alcuni si rivela troppo drammatico&hellip

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Ragazzi malati di mente vengono valorizzati nelle loro capacità e singolarità di uomini e donne, riconosciuti nei loro bisogni e accompagnati verso una possibile indipendenza contro il parere di chi li vorrebbe incatenati a vita all’assistenza e ai farmaci.
Pubblico 
Adolescenti
Alcune situazioni scabrose (i malati di mente vengono fatti "sfogare" con delle prostitute). Viene evitato però qualsiasi dettaglio
Giudizio Artistico 
 
Anche se l’andamento della storia richiede al pubblico qualche sospensione di incredulità, si è felici di scoprire un esempio di cinema italiano finalmente non deprimente e asfittico. Buona prova di Claudio Bisio
Testo Breve:

Agli inizi degli anni '80 la legge Bisaglia ha abolito i manicomi; il direttore di una cooperativa di malati di mente si preoccupa di valorizzare le loro capacità impegnandoli in valori utili e trattandoli come persone

Bella sorpresa fuori concorso al Festival di Roma, questo film scritto a quattro mani dallo sceneggiatore Bonifacci e dal regista Manfredonia (che qualche anno fa ha diretto un curioso remake, È già ieri, dall’americano Ricomincio da capo) si richiama ad esperienze realmente avvenute in alcune cooperative del Nord Italia, per imbastire una storia di rinascita con tocchi di realtà e toni da fiaba.

Protagonista assoluto è Nello, sindacalista pieno di ideali ma in contrasto con i “compagni”, a causa delle sue idee in tema di lavoro e mercato poco ortodosse per l’epoca.

La legge Basaglia ha chiuso i manicomi e “liberato i matti” ma, come fa notare lo psichiatra Del Vecchio, fondatore della cooperativa convinto che la malattia mentale sia de facto inguaribile, per molti di loro un posto a casa non c’è, perché le famiglia non sono in grado o non vogliono occuparsene, e la malattia mentale non passa per legge.

Ma Nello, coerente con la sua impostazione, si rifiuta di considerare le persone che ha di fronte solo per la malattia, ma le interpella nella loro libertà, prendendo sul serio ogni idea, anche la più strampalata (tra le altre, una cooperativa di sceriffi) per poi mettere in piedi un business concretissimo, quello del montaggio dei parquet. Un’impresa affrontata con serena incoscienza ma non senza mezzi (piccola ma efficace la figura del vecchio maestro d’arte che insegna ai matti il suo mestiere) e che si rivela un affare quando il gusto ossessivo per l’ordine di due schizofrenici trasforma l’emergenza in opera d’arte.

Di qui una trasformazione della vita di tutti i ragazzi coinvolti, valorizzati nelle loro capacità e singolarità di uomini e donne, riconosciuti nei loro bisogni e accompagnati verso una possibile indipendenza contro il parere di chi li vorrebbe incatenati a vita all’assistenza e ai farmaci.

L’unico momento in cui Nello, purtroppo, non prende davvero sul serio i suoi “matti” è quando entra in scena la questione affettiva. La riduzione delle pillole, infatti, risveglia nei maschi istinti sessuali a lungo sopiti e la soluzione frettolosamente (seppur comicamente) trovata è quella di affittare delle prostitute perché permettano ai soci della cooperativa di “sfogare” il loro bisogno. Che poi la cosa venga fatta a spese della comunità europea sotto il nome di “lezioni di affettività” potrà far ridere per un minuto, ma si rivela in tutta la sua drammatica insufficienza (per altro forse non ben percepita come tale dagli autori) quando proprio per scarsa educazione all’affettività uno dei pazienti scambia un bacio dato forse per tenerezza e forse per pietà da una ragazza per l’inizio di un grande amore e, di fronte alla delusione, sceglie la via del suicidio.

Claudio Bisio dà a Nello tutta la sua simpatia e il suo entusiasmo evitando di cadere in cliché e macchiette televisivi (come spesso accade ai comici prestati al grande schermo) con Anita Caprioli, nei panni di una fidanzata, spesso trascurata ma sempre al suo fianco, a fargli bene da spalla, Giorgio Colangeli e Giuseppe Battiston a rappresentare il volto conservatore e quello rivoluzionario della psichiatria, mentre i ruoli dei “matti” sono affidati, intelligentemente, ad attori meno noti che riescono a dare a ciascuno tratti di verità e di personalità non banali.

Certo l’andamento della storia, con prevedibile caduta e necessaria rinascita, richiede al pubblico qualche sospensione di incredulità, che per una volta, però, si è felici di concedere ad un esempio di cinema italiano finalmente non deprimente e asfittico, ma che cerca di far tesoro dell’insegnamento di certo ottimo cinema “commerciale” americano.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Canale 5
Data Trasmissione: Giovedì, 9. Giugno 2011 - 21:10


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