Non classificato

Il film non fa parte di nessuna categoria

LEBANON

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/15/2010 - 11:21
Titolo Originale: Levanon
Paese: Israele
Anno: 2008
Regia: Samuel Maoz
Sceneggiatura: Samuel Maoz
Produzione: Metro Communications, Ariel Films
Durata: 94'
Interpreti: Yoav Donat, Itay Tiran, Oshri Cohen, Michael Moshonov, Zohar Strauss

Guerra del Libano, 1982. In un tank israeliano ci sono tre soldati e un ufficiale, tutti giovani e tutti, tranne uno, alla loro prima battaglia. Ygal è il guidatore, Samuel l'artigliere, Herzl l'inserviente al pezzo, Assi il comandante. Il carro si deve unire a una squadra di soldati che ha il compito di ripulire dai terroristi un villaggio già "spianato" dall'aviazione israeliana. Tutta la missione viene vista in soggettiva dall'interno del carro è l'unico mezzo di contatto con l'esterno è il visore dl cannoniere...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
I quattro protagonisti non mostrano alcun odio nei confronti dei loro nemici e il loro senso di solidarietà abbraccia commilitoni e avversari
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di ferite di guerra possono impressionare i più piccoli. Una rapida scena di nudo femminile. L'agonia di un asino mortalmente ferito. Un racconto a sfondo erotico. VM 14
Giudizio Tecnico 
 
Ottima interpretazione di tutti i protagonisti e originale messa in scena che consente allo spettatore di sentirsi al centro della battaglia

Lebanon è il frutto di un desiderio prolungatosi 26 anni di Samuel Maoz,  regista esordiente israeliano.  Aveva venti anni quando fu arruolato come artigliere in un carro armato e mandato a combattere in Libano. Come Ari Forman per il suoValzer con Bashir, Maoz ha sentito il bisogno di liberarsi da una esperienza  traumatica che  ha  segnato  la sua giovinezza.

L'autore utilizza un approccio sicuramente originale nel cercare di ricostruire con il massimo realismo ciò che a quel tempo aveva provato. La prima soluzione è sta quella di una rigorosa soggettiva all'interno del carro armato, di cui con il tempo finiamo per conoscere tutti gli angoli: dal pavimento perennemente coperto di gasolio dove galleggiano mozziconi di sigarette ai contenitori sigillati, sparsi alla rinfusa, usati dai carristi per urinare.  La seconda nota realistica è quella dell'incertezza, della confusione, dell'errore. Il piano della giornata in territorio libanese era stato definito al minuto da comando militare, ma la squadra di soldati con il tank di appoggio finisce per  perdersi nel territorio nemico, per raggiungere un paese sbagliato, per attendere comandi e chiarimenti che non arrivano.

All'interno di questa scatola sporca e maleodorante quattro uomini si parlano e litigano in modo totalmente trasversale rispetto alle loro funzioni ufficiali: il comandante, alla sua prima missione, è proprio quello più insicuro, geloso del servente al pezzo che ha molta più esperienza. L'artigliere, uscito dal campo perfettamente addestrato, si emoziona al momento di dover uccidere sul serio un essere umano mentre  il pilota, che non sa mai dove realmente sta andando, ha un solo desiderio: comunicare a sua madre che sta bene. Nel mondo che sta al di fuori, visto attraverso il mirino del cannone, si svolge la guerra con le sue  atrocità: civili uccisi per sbaglio, soldati che giacciono a terra con orribili ferite, animali in agonia La grazia di un rapido nudo femminile sembra inserito apposta dal regista per spezzare la monotonia  dei tanti primi piani dei volti sudati e sporchi dei quattro carristi.

Se possiamo apprezzare l'inventiva con cui il regista ha voluto ricostruire per se e per noi spettatori, quell'esperienza vissuta tanti anni fa, globalmente il film non sembra affatto realistico.

C'è qualcosa di strano, di irrealistico appunto, nel comportamento di questi quattro soldati. Vanno alla guerra totalmente ignari di dove stanno andando e perché. Non c'è mai astio verso il nemico e la parola palestinese non viene mai pronunciata; nell'attraversare un paese libanese fanno riferimento a "possibili terroristi". Addirittura uno dei ragazzi chiede: "chi sono i falangisti?"
Un siriano che è stato fatto prigioniero dopo aver danneggiato seriamente il carro con un razzo, viene trattato con grande umanità e gli viene procurata della morfina per lenire il dolore delle ferite. Il comandante dell'intera operazione, totalmente impegnato a gestire una situazione diventata critica, ha il tempo di chiedere, per telefono, che venga avvisata la mamma del guidatore Ygal.

Sono tutti dettagli che hanno fatto salutare questo film come un'opera contro la guerra, contro tutte le guerre.
Non vorrei deludere gli entusiasmi di tanti pacifisti, ma la mia opinione è leggermente differente.

Per tanti anni ci siamo assuefatti ai film di guerra di produzione americana: da Okinawa a I berretti verdi, al più recente  Pearl Harbor,  dove i nostri eroi, intrepidi e  un po' spacconi, riescono ad aver la meglio contro "gli sporchi musi gialli" e in questo modo celebrano le glorie del loro paese.

Mi sembra  di poter dire che i registi  israeliani hanno introdotto un nuovo stile nei film di guerra, dove però il fine è lo stesso: l'apologia del proprio paese. Mi riferisco. oltre che a Lebanon,  alla loro produzione più recente come Valzer con Bashir Kippur.

Rivolgendosi ai giovani d'oggi, questi registi comprendono bene che il militarismo è totalmente estinto grazie anche a una maggiore sensibilità verso il valore dell'essere umano, in divisa o civile che sia. Le guerre e le incomprensioni, le ostilità però continuano in quella tormentata terra, adesso come 27 anni fa  e in questi film si evita di affrontare con coraggio il tema delle cause che tuttora permangono e di cosa può essere fatto per evitarle.
La guerra, per brutta che sia, è vista come un dato di fatto e per questi autori non resta altro di positivo da fare che avere la massima comprensione verso chi ne rimane coinvolto.

E' sintomatico il fatto che in Lebanon come in Valzer con Bashir gli unici veramente cattivi siano i cristiano-libanesi (per fortuna nella versione italiana non sono state sottotitolate le minacce che un falangista fa in arabo al prigioniero siriano: la sensazione sarebbe stata più netta). Anche l'atteggiamento di Maoz verso i palestinesi è dicotomico: grande sensibilità verso le popolazioni civili vittime della guerra ma appena si trova a fronteggiare dei palestinesi in armi questi, etichettati come terroristi, usano delle donne come scudo umano.

Va molto bene non nascondere le atrocità della guerra, ma occorrerebbe avere più coraggio. Questa mancanza di autocritica o almeno l'impegno di guardare con imparzialità  la realtà delle guerre in Medio Oriente non contribuisce a mio avviso a  fare passi avanti verso la pace.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

OGGI SPOSI

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/15/2010 - 11:10
Titolo Originale: OGGI SPOSI
Paese: Italia
Anno: 2009
Regia: Luca Lucini
Sceneggiatura: Fabio Bonifacci, Fausto Brizzi, Marco Martani
Produzione: Riccardo Tozzi, Marco Chimenez, Giovanni stabilini per Cattleya
Durata: 118'
Interpreti: Luca Argentero, Moran Atias, Dario Bandiera, Carola Crescentini, Francesco Montanari, Filippo Nigro, Gabriella Pession, Michele Placido, Renato Pozzetto, Lunetta Savino, Hassani Shapi

Quattro coppie di fidanzati decisi a sposarsi ma tutti con qualche problema da superare: Nicola, di mestiere commissario di polizia, vuole sposare la bella figlia dell'ambasciatore indiano, ma deve vedersela con il padre pugliese, un  rozzo campagnolo (Michele Placido); Salvatore e Chiara lavorano in un ristorante come precari, sono senza soldi e vorrebbero celebrare un matrimonio molto semplice, ma tutti i parenti che verranno dalla Sicilia credono che Salvatore abbia fatto fortuna; il finanziere truffaldino Attilio ha deciso di fare un matrimonio di pura facciata con la soubrette Sabrina per rilanciare le sue malferme società; l'austero pubblico ministero Fabio scopre che la giovane Giada che sta per sposare per puro interesse suo padre, ha un certo fascino...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Alla fine gli sposi (quelli che si amano veramente) vivranno felici e contenti. Rapporti solidali fra genitori e figli. Peccato che la storia si adegua a certi comportamenti correnti, come la convivenza prematrimoniale e l'equivalenza di una coppia omosessuale con i giovani in procinto di sposarsi
Pubblico 
Maggiorenni
Linguaggio scurrile; situazioni volgari ma non al livello del genere "Vacanze di Natale a..."
Giudizio Tecnico 
 
Un prodotto industriale di discreta fattura con validi protagonisti; innesca meccanismi elementari ma con una sua certa energia comica
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

AMORE 14

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/15/2010 - 10:41
Titolo Originale: AMORE 14
Paese: Italia
Anno: 2009
Regia: Federico Moccia
Sceneggiatura: Federico Moccia, Luca Infascelli, Chiara Barzini
Produzione: Marco Belardi per Lotus Production
Durata: 95'
Interpreti: Veronica Olivier, Beatrice Flamini, Flavia Roberto, Raniero Monaco Di Lapio, Giuseppe Maggio, Pamela Villoresi,

Carlotta, detta Caro, nell'estate del suo tredicesimo anno, ha ricevuto il suo primo bacio. Ora che inizia l'anno scolastico e si ritrova con le sue inseparabili amiche, Clod e Alis, l'argomento ricorrente è: "come sarà la prima volta? Quando avverrà?". Nel dubbio va in giro per le librerie a documentarsi e proprio mentre sta ascoltando un disco vede un ragazzo molto carino, Massi, che la ricambia con un sorriso; potrebbe essere lui il ragazzo da mettere in testa alle sue classifiche...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Le adolescenti che tratteggia Moccia pare abbiano una sola cosa in mente e nessun tipo di interesse culturale o sportivo
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcuni riferimenti sessuali
Giudizio Tecnico 
 
I protagonisti sia maschili che femminili , sono più belli che bravi; la regista troppo discreta non riesce a coprirli. Bella colonna musicale.

Federico Moccia, più che uno scrittore e più che un regista, è un ottimo uomo di Marketing.
Chi per mestiere si occupa di promuovere un prodotto si pone sempre la stessa domanda: come posso penetrare nella mente del mio potenziale acquirente, presentargli qualcosa di allettante di piacevole, di facilmente fruibile perché si decida all' acquisto?
Amore 14 non è un film sulle quattordicenni, ma è un "come mi piacerebbe che la mia vita fosse" secondo l'idea che Moccia si è fatto del suo pubblico, desideroso di sfruttare anche questa volta fino in fondo l'empatia che sembra perdurare fra lui e il volubile mondo degli adolescenti.

L'allegria contagiosa della protagonista e delle sue amiche, gli abbracci e i bacini, i sogni ad occhi aperti, i ragazzi che si muovono intorno a loro, tutti carini e simpatici, la possibilità di vestirsi in ogni occasione all'ultima moda visto che  c'è sempre qualcuno pronto a pagare (l'amica facoltosa con la business card dei genitori); il diario per le confidenze, il PC per chattare , l'Ipod per ascoltare la musica, il telefonino per comunicare, il punteggio da dare ai ragazzi, i  nonni simpaticissimi e i genitori poco impegnativi perché troppo sciocchi per capire cosa le sta passando veramente per la testa; tutto questo costituisce il mondo fantastico di Caro, reale come può esserlo uno spot pubblicitario.

Ma le favole, anche le più belle,  perdono il loro potere incantatore  se si astraggono troppo da riferimenti reali.    Tutte le fiabe hanno un loro lato oscuro, un risvolto crudele.

Amore 14 non lascia trasparire nessuno di quegli aspetti che rendono l'età della prima adolescenza complessa e spesso tormentata, argomenti  che invece sono stati affrontati nelle opere di altri autori.

Mancano in questo film l'insicurezza, l'incertezza nel comportamento tipica di questa età (sono bella, sono brutta? Ci vado o non ci vado?..), tema ben trattato in  Come te nessuno mai di Gabriele Muccino . 
L'amicizia è molto importante in quest'età, ci si organizza per clan e possono nascere spesso incomprensioni, delusioni e tradimenti   (Caterina va in città, di Paolo Virzì)

Molte di loro vivono con un solo genitore in contesti poco sereni,  contesi fra il padre e la madre (Thirteen, di Catherine Hardwick, ma anche Diario di Classe, il bel docu-reality andato in onda nel 2008 su Raitre) .

I ragazzi non sono sempre quelli belli e carini di Moccia:  il terribile serial TV I liceali in onda su canale 5 nel 2008 mostrava  senza mezzi termini la voglia dei maschi di approfittare delle  ingenuità delle loro compagne di classe.

Se si può perdonare a Moccia la scelta stilistica di aver  tratteggiato un quadro idilliaco e irrealistico del mondo della prima adolescenza, ben più grave è l'immagine che fa trasparire di queste ragazze: totalmente sessuo-centriche e poco più che ochette decerebrate.

La nascente sessualità è vista come tema pressoché esclusivo: leggono con avidità le riviste Teen che trattano invariabilmente il tema della prima volta;  l'unica lezione a cui partecipano volentieri è quella autogestita dove si riuniscono fra ragazze per ascoltare quella che di loro "ha più esperienza"; non cercano neanche l'amore romantico ma semplicemente il partner più giusto per compiere quella "doverosa iniziazione".

Manca totalmente in loro l'interesse per la cultura, per lo sport, l'adesione a qualsiasi forma di volontariato associativo, la voglia di affermarsi in qualche disciplina; la loro progenitrice, la Vic del Il tempo delle mele (1981) aveva almeno la passione per la musica e la danza mentre la  Caterina di Caterina va in città  cercava di farsi strada come corista.

I protagonisti sia maschili che femminili , sono più belli che bravi; il regista ha fatto forse del suo meglio per cercare di farli recitare  e la sua regia discreta non cerca di  coprirli, proprio perché ha puntato tutto sull'effervescenza della loro auspicata  spontaneità.

Moccia realizza con questo suo quarto film l'operazione più rischiosa: esce dallo schema sicuro del  lui e lei innamorati per tratteggiare  un'intera categoria di adolescenti e in questo modo il suo pensiero, il suo giudizio diventa più scoperto; il pubblico da lui prediletto può ora identificarsi o non identificarsi più facilmente. Uno stratega di marketing come lui deve stare attento; il rapporto idilliaco con il suo pubblico target potrebbe incrinarsi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

PRIMA LINEA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/15/2010 - 10:25
Titolo Originale: PRIMA LINEA
Paese: Italia
Anno: 2009
Regia: Renato De Maria
Sceneggiatura: Sandro Petraglia, Ivan Cotroneo, Fidel Signorile tratto dal romanzo "Miccia corta" di Sergio Segio
Produzione: Andrea Occhipinti per Lucky Red, Rai Cinema, Les Films du Fleuve, Diaphana
Durata: 96'
Interpreti: Riccardo Scamarcio, Giovanna Mezzogiorno

Milano, 1983. Sergio Segio viene arrestato dai carabinieri. E' l'ultimo terrorista a venir catturato. In carcere, Sergio ricorda i tempi in cui  distribuiva volantini all'uscita delle fabbriche e quando, dopo la strage alla stazione di Bologna, costituisce il movimento  Prima Linea. Nelle riunioni periodiche conosce Susanna e decidono di vivere insieme, compatibilmente con il loro stato di perenni fuggiaschi. Poi l'escalation della violenza: la gambizzazione di una capo reparto, l'omicidio del giudice Alessandrini, l'uccisione del giovane Vaccher, reo di aver parlato alla polizia. Infine l'ultima impresa: la liberazione dal carpere di Rovigo di quattro detenute politiche fra cui la stessa Susanna...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film è sostanzialmente ambiguo: le dichiarazioni di pentimento appaiono di facciata mentre non si rinuncia a mostrare l'efficacia dei terroristi nelle loro imprese più spettacolari
Pubblico 
Adolescenti
Alcuni omicidi a sangue freddo
Giudizio Tecnico 
 
Scamarcio e Mezzogiorno rendono i loro personaggi credibili. La regia riesce a caricare di tensione e suspence lo spettacolare assalto al carcere di Rovigo
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

(500) GIORNI INSIEME

Inviato da Anonymous il Mer, 09/15/2010 - 10:17
Titolo Originale: 500 Days of Summer
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Mark Webb
Sceneggiatura: Scott Neustadter e Michael H Weber
Produzione: Fox Searchlight Pictures / Watermark/ Dune Entertainment
Durata: 96'
Interpreti: Joseph Gordon-Levitt, Zooey Deschanel, Geoffrey Arend, Matghew Gray Gubler

Tom Hanson ha sempre creduto che prima o poi il destino gli avrebbe fatto incontrare l’unica donna capace di fargli battere veramente il cuore e cambiare la sua vita per sempre. E un giorno nel suo ufficio arriva Sole, una ragazza bella e brillante che sembra possedere tutti i requisiti … salvo che lei non crede nell’amore! È l’inizio di una relazione fatta di alti e bassi, esaltazioni e disillusioni, che Tom affronta armato di tutta la sua fiducia e ingenuità…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Analisi spietata della società moderna, che ha perso la capacità di credere in qualcosa di più grande dei propri sentimenti e finisce per precipitare in un sentimentalismo ingenuo, preda di altalene di esaltazione e depressione
Pubblico 
Adolescenti
Scene sensuali e turpiloquio
Giudizio Tecnico 
 
Gli autori impiegano uno stile originalissimo che mescola balletti, interviste, split screen, commenti fuori campo, ralenti e finti approfondimenti da inchiesta

Basata in parte su esperienze personali degli autori (ma chi non è mai stato piantato una volta in vita sua?), la pellicola di Mark Webb (il cui titolo italiano sconta in parte anche il cambio di nome della protagonista voluto dal distributore, che evidentemente non si fidava della capacità del pubblico italiano di tradurre il Summer originale), si presenta come la commedia romantica del nuovo millennio, ma dichiara apertamente di “non essere storia d’amore”.

In effetti, più che di una storia d’amore, quella di Tom con Sole è una storia di inevitabile disillusione, e di (parziale) maturazione. Il protagonista maschile (attraverso i cui occhi, ed è di sicuro un tocco originale per il genere, vediamo tutti gli avvenimenti) è imbevuto di un incrocio di idealismo romantico (ad un certo punto ironicamente Sole lo chiama “giovane Werther”) e sentimentalismo a buon mercato che oggigiorno fanno la fortuna dei venditori di cioccolatini e gadget di San Valentino e … degli avvocati divorzisti pronti a raccogliere i cocci delle promesse mancate e dei sogni spezzati.

Nella sua critica feroce alle aspettative esagerate di cui la mentalità odierna investe l’Amore, unica forza capace di muovere l’universo e trasformare la vita, ma anche lucroso motore di un capitalismo sentimentale ben radicato (non a caso Tom, architetto mancato, di mestiere scrive bigliettini sdolcinati per le più varie occasioni), il film di Webb colpisce nel segno con inaspettata precisione.

La società moderna, che ha perso la capacità di credere in qualcosa di più grande dei propri sentimenti, finisce per precipitare in un sentimentalismo ingenuo, incapace di vedere le cose per quello che sono, preda di altalene di esaltazione e depressione che, anche quando dichiarano di mirare all’Amore eterno, di fatto sono preda di un’istintività senza riflessione.

Con uno stile originalissimo che potrebbe spiazzare molti e che mescola balletti, interviste, split screen (divertentissimo quello in cui si confrontano le aspettative di Tom per una serata con Sole e i suoi esiti reali), commenti fuori campo, ralenti e finti approfondimenti da inchiesta, gli autori presentano fin dall’inizio i due protagonisti come perfetti opposti (un elemento, questo, che nella commedia tradizionale ne farebbe automaticamente una coppia predestinata), anche se dotati di qualche gusto in comune e di una innegabile attrazione fisica.

Ma, come giustamente fa notare la sorella dodicenne di Tom (vera voce della ragione in tutto il film) “non basta che a una ragazza carina piacciano un po’ delle cretinate che piacciano a te perché siate anime gemelle” e neppure vale la scelta al ribasso di accettare una relazione superficiale, fatta di sesso e uscite al cinema, sperando che si trasformi per magia in qualcosa d’altro.

A questa efficacissima pars destruens (letteralmente tale, visto che Tom esce distrutto dall’esperienza, soprattutto quando scopre che Sole ha finalmente trovato l’Amore, ma con un altro), per altro, non corrisponde una vera e propria pars construens. È vero che Tom, grazie alla delusione amorosa troverà il coraggio di prendere in mano la sua vocazione professionale (troppo facilmente messa da parte), provando ad intravedere una realizzazione personale che non passi solo per il trionfo dei sentimenti, ma è anche vero che al romanticismo insensato dell’inizio non è mai posta una vera alternativa.

Finita l’illusione, come in generale nella mentalità postmoderna contemporanea, resta comunque il “sonno della ragione” pronto a generare nuove utopie non appena le circostanze (o le coincidenze) lo permetteranno perché, come dice lo slogan di presentazione “a volte innamorarsi è lo sbaglio migliore che si possa fare”.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

PLANET 51

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/15/2010 - 10:00
Titolo Originale: Planet 51
Paese: Spagna, Gran Bretagna
Anno: 2009
Regia: Jorge Blanco, Javier Abad, Marcos Martinez
Sceneggiatura: Joe Stillman
Produzione: Ilion Animation/ Handmade Films/ Antena 3 Films/ Dea Planeta Home Entertainment
Durata: 91'
Interpreti: le voci originali di Jessica Biel, Justin Long, Gary Oldman, John Cleese

In un pianeta abitato da pacifici esseri verdi che vivono in una società stile Anni Cinquanta, piomba un alieno…che altri non è che un astronauta terrestre! Gli abitanti del luogo, troppo abituati ai loro terrorizzanti film di fantascienza e pronti a farsi guidare dall’esercito in una inutile crociata anti-mostro, si fanno prendere dal panico. Ma Lem, adolescente imbranato, dopo un incontro ravvicinato scopre che l’alieno non è poi tanto diverso da lui e decide di aiutarlo a fare ritorno a casa…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film è una parabola sulla tolleranza e l’accettazione del diverso. Qualche gag spesso un po' volgare
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche battuta a doppio senso e umorismo scatologico
Giudizio Tecnico 
 
Una storia semplicissima e spesso prevedibile, che purtroppo esplicita un po’ pesantemente nel finale il suo pur onorevole tema, invece di innestarlo in profondità nella storia. Il film mostra una capacità tecnica che può competere alla pari con i prodotti americani.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

GLI ABBRACCI SPEZZATI

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/15/2010 - 09:53
Titolo Originale: Los abrazos rotos
Paese: Spagna
Anno: 2009
Regia: Pedro Almodòvar
Sceneggiatura: Pedro Almodòvar
Produzione: El Deseo S.A., Universal International Pictures
Durata: 129'
Interpreti: Penélope Cruz, Lluìs Homar, Blanca Portillo, José Luis Gòmez, Rubén Ochandiano, Tamar Novas, Angela Molina

Mateo Blanco è cieco da 18 anni. Un tempo famoso autore di cinema, riesce ancora a scrivere sceneggiature grazie all'aiuto di Judit Garcia, sua direttrice di produzione nonché amica e al giovane figlio di lei, Diego,  a  cui Mateo in cambio svela i suoi trucchi del mestiere. Diego capisce che c'è qualcosa di misterioso nel passato del suo mentore, qualcosa che la stessa madre non vuole rivelargli, finché  un giorno Mateo  si decide a raccontargli ciò che era accaduto 18 anni fa. A quel tempo la bella Lena aveva sposato l'anziano e ricco Ernesto Martel ma insoddisfatta, aveva desidero di diventare un'attrice. Riesce ad ottenere una parte nel nuovo film di Mateo che per l'occasione viene finanziato da Martel. Nonostante che quest'ultimo, sospettoso,avesse mandato suo figlio, X-ray, a curiosare nel set, Mateo e Lena finiscono per diventare amanti e sono costretti a fuggire nelle Canarie. E' qui che un terribile incidente d'auto...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
I personaggi sono, come in tutte le opere di Amodovar trascinati da passioni incontrollate che non vogliono controllare
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di nudo, uso disinvolto di droga, linguaggio esplicito
Giudizio Tecnico 
 
ll senso complessivo è quello di un eccesso di eventi, di temi e di personaggi che finisce per non appassionare. Brava come sempre Penelope Cruz

Con l'età, autori come Woody Allen e Pedro Almodòvar tendono a somigliarsi: restano come ingabbiati nello stile autoriale che loro stessi si sono creati e finiscono per  riproporre, in modo  ripetitivo, la loro visione della vita.

Se Allen è ossessionato dalla casualità irrazionale che domina la nostra esistenza (si vedano tutte le dichiarazioni filosofiche sciorinate in  Basta che funzioni  e al nichilismo di Match Point),  Pedro Almodovar concepisce  gli esseri umani in perenne balia delle loro passioni, siano esse positive o negative, in bilico fra l' amore e vendetta, la vita e la morte. Entrambi hanno in comune l'esaltazione della libertà sessuale, in qualunque direzione sia rivolta, vista come  unico conforto possibile alla nostra esistenza.

All'interno di un melodramma, che continua ad essere lo stile più consono per raccontare le sue storie,  Almodòvar, ci  ripropone  il ritratto di una  pulsione positiva a lui molto cara, quella di una madre per suo figlio, un amore dai toni esclusivi per la mancanza ancora una volta della figura paterna (Tutto su mia madre, ma anche Volvèr),  in questo caso di Judit per Diego;  ma anche una passione negativa:  l'odio e il rancore verso il padre (La mala educatiòn), in questo caso di X-ray verso il ricco e ed egocentrico Ernesto Martel.

Poi la passione amorosa, furente e incontrollata dei due amanti Mateo e Lena e quella possessiva e crudele di Mateo per Lena. Non manca in questo film il senso della colpa e la richiesta del perdono come era già accaduto in Volver.
In questo contesto già ricco di eventi e di personaggi, si inserisce il cinema nel cinema: Mateo deve realizzare un film con Lena e Almodòvar è ansioso di raccontarci i suoi segreti: i provini dei vestiti e delle parrucche della prima donna, la ricerca pignola degli oggetti giusti per arredare vivacemente la scena, fino allo sfociare nel didattico: una sequenza ci viene presentata per intero due volte per dimostrarci l'importanza  di un corretto montaggio. 

Il senso complessivo è quello di un eccesso di eventi, di temi e di personaggi che finisce per non appassionare. Alla fine veniamo a sapere che il padre di Diego, il figlio di Judit, altri non è che lo stesso Mateo. Non si tratta di un colpo di scena finale, ma di un'altro intreccio fra i personaggi, che si aggiunge agli altri, quando  lo spettatore è ormai saturo di novità. Al contrario restano inespresse alcune curiosità non risolte: che fine ha fatto la ragazza che Mateo conosce all'inizio del film con la quale ha un intenso rapporto e poi scompare dalla scena? E X-Ray riesce a realizzare la sua vendetta ideologica verso il padre ormai morto?

Sempre molto brava Penelope Cruz;  Almodòvar mostra una cura particolare nel valorizzare  la sua bellezza,  nei vestiti che indossa, nel trucco, nei primi piani.

Secondo le consuetudini dell'autore, nessun  personaggio è un puro, ma ognuno ha un suo vizietto particolare: Lena, quando ha bisogno di soldi, non esita a prostituirsi; il gentilissimo giovane Diego, , si concede  di sera qualche sniffatina; Judit,  mamma premurosa, è pronta a vendicarsi per gelosia; Marcel, sempre formalmente gentile, reprime a stento la sua violenza. Lo stesso Mateo
si concede per distrarsi un amore prezzolato.
Solo il lavoro ben fatto nobilita e riscatta: sembra essere questa la conclusione del film, quando vediamo Mateo rimettere mano al montaggio del suo film di 18 anni prima, da lui non completato: "Anche se non ci vedo, i film debbono essere ben rifiniti"

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

DORIAN GRAY

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/14/2010 - 13:11
Titolo Originale: Dorian Gray
Paese: Gran Bretagna
Anno: 2009
Regia: Oliver Parker
Sceneggiatura: Toby Finlay dal romanzo di Oscar Wilde
Produzione: Toby Finlay dal romanzo di Oscar Wilde
Durata: 119'
Interpreti: Ben Barnes, Colin Firth, Rachel Hurd-Wood, Fiona Show, Emila Fox

Dorian Grey, giovane e bellissimo, arriva a Londra ingenuo e curioso, ma cade presto sotto l’influenza  del corrotto Lord Henry Wotton, che, dopo averlo convinto a lasciare la giovane attrice Sybil Vane, lo incoraggia a cedere a ogni tipo di tentazione. Ma c’è qualcos’altro che rende inquieto Dorian. Un giorno, infatti, di fronte a un quadro del suo amico Basil che lo ritrae al colmo della sua bellezza Dorian, temendo di perdere con l’età tutto ciò che possiede, ha stretto un patto terribile: mentre lui resta identico, il suo ritratto comincia a portare i segni dei suoi peccati e dei suoi vizi. Per difendere il suo segreto Dorian è disposto a tutto, anche ad uccidere. Ma verrà il giorno in cui Dorian, proprio quando la vita sembra offrirgli una seconda possibilità, dovrà fare i conti con se stesso e il suo passato.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film ci ripropone la parabola negativa del celebre personaggio di Oscar Wild e la sua giusta punizione ma caricando i toni oltre il necessario dell'immoralità per protagonista
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di nudo e sensuali
Giudizio Tecnico 
 
Film corretto, ma a tratti un po’ noioso. La regia di Parker, piena di movimenti di camera, non è sempre attenta a cogliere le psicologie dei personaggi

Il celebre romanzo di Oscar Wilde viene portato sul grande schermo da un habitué negli adattamenti dell’autore inglese, il regista Oliver Parker (suoi già L’importanza di chiamarsi Ernesto e Un marito ideale), convinto che questo classico possa dire qualcosa alla e della società contemporanea ossessionata dalla bellezza e spaventata dalla morte.

Rispetto all’originale gli autori sottolineano l’ingenuità iniziale di Dorian (interpretato da Ben Barnes, principe Caspian della saga di Narnia e protagonista di Matrimonio all’inglese), e dotandolo di una back story iperdrammatica che rischia tuttavia di apparire giustapposta al racconto.

Inserendo alcuni sottili elementi di horror (la soffitta minacciosa, la voce del quadro nascosto in soffitta, i vermi che visualizzavano la corruzione morale di Dorian, il “mostro” che quasi esce dal quadro nella scena finale) e creando una frattura temporale che esaspera l’immutabilità dell’aspetto del protagonista, lo sceneggiatore cerca di movimentare la parte centrale del racconto, che in realtà rischia di appiattirsi su una rappresentazione un po’ banale del declino morale del protagonista.

Un declino messo in scena a base di festini sempre più indecenti, consumo di oppiacei e “sperimentazioni” sessuali della più varia natura, compresa quella che implica la seduzione dell’amico pittore Basil, che vorrebbe sapere che ne è stato del suo ritratto.

Il tentativo di aggiornamento passa anche attraverso l’inserimento di un personaggio femminile “rivoluzionario” (la figlia suffragetta di Wotton, che guarda a caso s’innamora di Dorian, spingendo il padre a rinnegare l’antico discepolo) ma riesce fino a un certo punto.

La regia di Parker, piena di movimenti di camera, ma non sempre attenta a cogliere le psicologie dei personaggi, poi, non libera dalla sensazione che la pellicola non esprima una reale necessità di ri-raccontare la dolorosa parabola di Dorian Gray, ma sia al limite un omaggio anche troppo patinato al classico, ma privo di una chiave di lettura forte che possa colpire lo spettatore di oggi.

Il risultato è un film corretto, ma a tratti un po’ noioso, in cui il protagonista non sembra avere le spalle abbastanza larghe per raccontare soprattutto il risveglio morale di Dorian Gray nel finale, che lascia lo spettatore con la sensazione di aver consumato un piatto insipido e un po’ fuori moda

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: ITALIA 1
Data Trasmissione: Martedì, 29. Novembre 2011 - 23:45


Share |

TRIAGE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/14/2010 - 12:57
Titolo Originale: Triage
Paese: Irlanda, Francia, Spagna
Anno: 2009
Regia: Danis Tanovic
Sceneggiatura: Danis tanovic, Scott Anderson
Produzione: Parallel Film, ASAP Films, Freeform Spain, Tornasol films, Castafiore, Rai Cinema
Durata: 96'
Interpreti: Colin Farrell, Christopher Lee, Paz Vega, Kelly Reilly, Juliet Stevenson

Dublino, 1988. David e Mark, amici inseparabili, fotoreporter professionisti, salutano le loro mogli prima di partire per le zone di guerra del Kurdistan. Arrivati in un campo di guerriglieri curdi, assistono all'arrivo dei feriti in un ospedale improvvisato fra le rocce. L'unico dottore presente cerca di curare i feriti come può ma quelli troppo malati e sofferenti vengono soppressi con un colpo di pistola. Dopo un mese Mark torna  a casa alquanto mal ridotto ma di David non c'è traccia; probabilmente sta tornando per un'altra strada. Mark non riesce a riprendersi e la moglie previdente lo affida alle cure di suo nonno, un valente psichiatra: probabilmente Mark porta dentro di se un terribile segreto...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Con l'aiuto della moglie e di un bravo psicologo un uomo riesce a risolvere un grave caso di coscienza. Ma la pratica dell''eutanasia in tempo di guerra non viene trattato con sufficiente completezza
Pubblico 
Adolescenti
Alcuni dettagli di ferite da esplosione, la presenza di alcune scene di grande tensione sconsigliano la visione ai più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Film discontinuo. Ci sono momenti di grande intensità, ma troppo frequentemente resta vittima di una sceneggiatura modesta

Il film è alquanto discontinuo. Ci sono momenti di grande intensità, come il soggiorno dei due fotoreporter nell'ospedale da campo curdo, il rapporto fra Mark e la moglie, ma troppo facilmente il film scivola su una sceneggiatura modesta e la storia cambia direzione più volte senza che si comprenda dove sia collocato il suo baricentro.

Tratto da un romanzo scritto da un ex-fotoreporter che ha realmente visto ciò che ha raccontato, il film finisce per mettere troppi temi uno sull'altro. In Kurdistan scopriamo che in un ospedale militare dei guerriglieri curdo realizzato all'interno di una grotta viene utilizzato il metodo di selezione Triage (catalogare i feriti in arrivo in funzione della loro gravità tramite un codice-colore)  che comprende anche il fatale colore blu: chi viene classificato in questo modo viene finito con un colpo di pistola dallo stesso dottore perché sono feriti senza speranza in mancanza di attrezzature mediche idonee.  Si tratta di un tema forte, che solleva molti dubbi etici nello spettatore; tutto però si conclude sul tavolo della redattrice capo del giornale di Mark, quando questi torna a casa e le mostra i negativi. "E' roba esplosiva-  commenta lei - si venderà bene". E tutto finisce lì; del triage non se ne parla più.

Si affronta in altre sequenze la posizione ambigua di chi per mestiere fa il fotografo di guerra (quasi sempre un occidentale che si inserisce come estraneo in una guerra di qualche paese povero del mondo). Mark, prima in Palestina, poi in Africa, ora in Kurdistan, scopre quanto cinico possa essere il suo mestiere; non più un essere umano ma una forma di appendice meccanica del suo stesso obiettivo calato senza  alcuna discrezione  in mezzo ai dolori e le sofferenze degli altri.

Vi è perfino un rapido intermezzo sulla guerra civile spagnola ( la moglie di Mark accusa suo nonno, psichiatra e spagnolo,  di essere un fascista per aver aiutato alcuni criminali di guerra a ritrovare il loro equilibrio) ma anche di questo tema scottante, dopo il dialogo-litigio fra nipote e nonno, se ne perde traccia.

Infine, per due terzi del film, c'è il thriller psicologico del segreto che Mark si porta dentro al rientro dalla zona di guerra e che gli ha causato la paralisi delle gambe. Per fortuna questa parte è sostenuta da due ottimi attori:  Colin Farell ha ben lavorato su un personaggio emaciato e sfuggente mentre Christofer Lee, a 87 anni  fa la sua bella figura elegante che si impone per la sua stessa prestanza fisica.
Siamo dalle parti di "Io ti salverò (1945) dove le domande pressanti dello psichiatra e l'affetto della moglie portano Mark a tirar fuori da se tutto il dolore accumulato.
Dopo aver visto  per troppi anni la sofferenza altrui dall'altra parte del suo obiettivo, Mark ha conosciuto il dolore per la perdita di qualcuno che gli è caro ma sopratutto il peso della responsabilità per quella perdita.
E' questa la parte più intensa e più riuscita del film ma come giustamente osserva Eoardo Becattini su mymovies.it, "rispetto a film come The Hurt Locker o Valzer con Bashir, dove gli incroci fra esperienze di guerra e matrice psicanalitica hanno raggiunto risultati d'avanguardia, Triage non cerca di elevarsi dai canoni più comuni tanto del genere bellico che del giallo psicologico.

E' stato detto che il film è contro la guerra e che come tale si allinea con la produzione corrente molto vasta sul tema (ultimo, il vincitore di Cannes 2009: Lebanon);il realtà il tema principale, l'accusa che il film si rivolge a un occidente tropo freddo ed indifferente ai dolori del mondo, o che si rivoltola come Mark nei suoi sensi di colpa, mentre "gli altri" quelli che la guerra la fanno sul serio con le armi e non con gli obiettivi, continuano a farla lo stesso, in Kurdistan come in Palestina o in Africa, perché ci sono delle ingiustizie da rimuovere e delle libertà da salvaguardare.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

LA DURA VERITA'

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/14/2010 - 12:42
Titolo Originale: The Ugly Truth
Paese: Usa
Anno: 2009
Regia: Robert Luketic
Sceneggiatura: Nicole Eastman, Karen McCullah Luz, Kirsten Smith
Produzione: Columbia Pictures / Relativity Media / Lakeshore Entertainment / Steven Reuther
Durata: 100'
Interpreti: Katherine Heigl, Gerald Butler, Eric Winter, John Michael Higgins, Nick Searcy, Kevin Connoly, Cheryl Hines

La bella Abby, realizzatrice di un programma televisivo del mattino con manie di controllo, è alla ricerca dell’uomo perfetto che corrisponda ai suoi ideali romantici, ma sulla sua strada capita Mike Chadway, irriverente conduttore di talk show che sostiene idee piuttosto antitetiche in fatto di rapporti uomo-donna. L’uomo viene assunto dal network per risollevare gli ascolti, ma tra i due scoccano scintille. Poi Mike fa una proposta ad Abby: se non riesce con i suoi consigli a farle conquistare il nuovo bel vicino di casa è disposto a lasciare la trasmissione…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Alla fine vince la ragione del cuore ma ci si arriva attraverso una lunga serie di situazioni e battutacce cariche di riferimenti sessuali
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio e molte battute a sfondo sessuale, diverse scene sensuali e di nudo.
Giudizio Tecnico 
 
La storia dl film ha una serie di svolte prevedibilissime e un accumulo inusitato di volgarità e doppi sensi. Simpatici e bravi i due protagonisti
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |