Non classificato

Il film non fa parte di nessuna categoria

NORD

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/10/2010 - 12:28
Titolo Originale: NORD
Paese: Norvegia
Anno: 2009
Regia: Rune Denstad Langlo
Sceneggiatura: Erlend Loe
Produzione: Brede Hovland, Sigve Endresen, Rune Denstad Lango per Motlys
Durata: 78'
Interpreti: Anders Baasmo Christiansen, Kyrre Hellum, Marte Aunemo

Jomar, un tempo sciatore provetto, è ridotto a fare da custode a un impianto di risalita sulle montagne della Norvegia. Una grave depressione gli ha fatto perdere la moglie Linnea (che gli ha preferito il suo migliore amico Lasse) e il figlio. Jomar si trascina tra il lavoro, che fa malvolentieri, e la clinica psichiatrica dove ritornerebbe volentieri a seppellirsi. Ma un giorno Lasse viene a parlargli di suo figlio, e Jomar, vincendo la sua inerzia, si mette in strada verso nord con la sua motoslitta per cercare di recuperare almeno quel rapporto. Sulla sua strada incontrerà personaggi ancora più strani di lui…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un cambiamento in positivo, piccolo, ma reale del protagonista afflitto dalla depressione e dalla solitudine
Pubblico 
Adolescenti
Linguaggio scurrile e riferimenti sessuali.
Giudizio Tecnico 
 
I dialoghi ridotti al minimo, le situazioni a tratti grottesche e il passo non proprio incalzante del racconto rendono questo film non adatto a tutti i palati.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DONNE SENZA UOMINI

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/10/2010 - 11:42
Titolo Originale: Zaran bedoone mardan
Paese: Germaia, Austria, Francia
Anno: 2009
Regia: Shirin Neshat, Shoja Azari
Sceneggiatura: Shirin Neshat, Shoja Azari
Produzione: COOP99, Filmproduktion, Essential Filmproduktion Gmbh, Societè Parisienne de Production
Durata: 95'
Interpreti: Pegah Ferydoni, Arita Shahzad, Shabnam Toulei

Teheran, estate 1953. Il primo ministro Mossadeh, che sta portando a compimento la nazionalizzazione del petrolio iraniano, viene destituito con un colpo di stato organizzato dallo Sha Reza Pahlavi con l'appoggio degli Stati Uniti, Quattro donne vivono quei momenti  in modo drammatico: la perdita della libertà del popolo si riflette sulle loro vite oppresse dalla violenza e dall'insensibilità degli uomini

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film denuncia il colpo di stato che portò il popolo iraniano a vivere sotto una sequenza ininterrotta di regimi autoritari . Le giustissime denunce sull'oppressione che subisce la donna in questo paese sembrano però escludere qualsiasi forma di riconciliazione fra i due sessi
Pubblico 
Adolescenti
Per l'angoscia che scaturisce dalla storia. Alcune immagini di nudo femminile
Giudizio Tecnico 
 
Traspare dal film la sincera ansia di libertà dell'autrice, ma la realizzazione appare costruita a freddo con eccesso di simbolismo. Leone d'argento per la miglior regia al festival di Venezia 2009

Munis si sta appassionando alle vicende politiche del suo paese ma il  fermento e le manifestazioni che si susseguono nelle piazze sono vissute da lei solo attraverso i notiziari della radio: il fratello si impone su di lei in base all'autorità che ritiene di avere e la costringe a restare a casa, in attesa dell'arrivo del pretendente che lui stesso ha scelto.  Munis sale sul tetto della casa e medita il suicidio.
Faezeh è innamorata del fratello di Munis ma una sera, mentre rientra in casa, viene brutalmente violentata.
Zarin fa la prostituta  in una delle case chiuse della città:  la sua figura anoressica è il segno della vita che in lei si sta spegnendo; riesce a reagire fuggendo dal bordello  e raggiunto un bagno pubblico per donne, cerca di portar via con una spatola dal suo corpo la sporcizia che sente addosso, fino a sanguinare. 
Fakhiri è una donna sui cinquant'anni, sposata con un tracotante generale dell'esercito; decide coraggiosamente di lasciare il marito  e si ritira nella sua villa di campagna. Nella stessa casa troveranno rifugio anche le altre donne della storia.

Se l'Iran e la sua storia recente ci è oggi meno estranea, lo dobbiamo ad alcune ultime produzioni cinematografiche che hanno delle donne come autrici.

Persepolis - 2007 , premio alla regia al Festival di Cannes 2007 dell'autrice di graphic novel Marjane Satrapi, raccontava con la tecnica dell'animazione la sua storia personale che scorreva parallela alle vicende del suo paese, dalla caduta dello Sha all'instaurazione della  repubblica islamica, alla guerra contro l'Irak.
Se Marjane impiegava un piglio realistico che grazie alla maggior sintesi ottenibile con l' animazione, riusciva in 90 minuti a raccontarci la complessa storia del suo paese parallelamente alla sua storia personale, Shirin Neshat, fotografa e videoartista che da tanti anni vive negli USA, prende con il suoDonne senza uomini,  una strada completamente diversa.

Essa si muove per simboli, per metafore, le quattro donne  rappresentano altrettante tipologie femminili unificate dall'oppressione di una civiltà maschilista che continua, lascia intendere l'autrice, ancora oggi.

Le più fragili di loro muoiono perché perfino la morte costituisce una forma di libertà; come Munis, che può in questo modo "partecipare " liberamente alle manifestazioni di piazza.

Unico conforto per queste donne è il grande giardino della casa di campagna di Fakhiri, lussureggiante e silenzioso,  favolisticamente fotografato, percorso da un tranquillo ruscello. Sono tutti simboli del Paradiso islamico, per loro un luogo di pace senza gli uomini.

Il grido tragico della libertà violata che vuole esprimere l'autrice è filtrato attraverso un formalismo  sapientemente confezionato,  frutto della sua esperienza di fotografa.
Le immagini sono fortemente evocative:  nel bagno turco femminile si diffonde  una luce che filtra dall'alto e che ricorda tanti lavori dei pittori orientalisti francesi; il corpo dell'infelice  Zarin giace sull'acqua del torrente come l’Ofelia di un famoso quadro pre-raffaellita.

I cortei per le strade,   gli infuocati discorsi nelle piazze a favore di Mossadech, le tipografie clandestine per la stampa dei volantini, le perquisizioni della polizia, la convivenza di ambienti  sociali fra loro così diversi (abiti occidentali per l'alta borghesia, chador e rigoroso tradizionalismo  per il popolo) costituiscono un   veloce ma vivace affresco del'Iran  dell'epoca, che mal si amalgama con le storie  delle quattro donne-simbolo. 

Complessivamente il film, pur nella sincera tensione civile dell'autrice, manifesta qualcosa di troppo costruito, troppo celebrale.

La stessa denuncia della condizione della donna in Iran, sembra approdare a una contrapposizione uomo-donna senza via di uscita, tanto gli uomini sono ottusi e violenti quanto le donne sono disperate ed oppresse.

A onore dell'autrice va comunque notato che se Marjane Satrapi, nel suo racconto Persepolis, affronta i problemi del suo paese, concludendo che  l'unica soluzione è l'emigrazione e mostra nel suo film una sensibilità ormai occidentale con una istanza laica a-confessionale molto forte, per Shirin Nesha l'attaccamento al suo paese, la sofferenza per le sorti del suo popolo è più sentito. I suoi riferimenti culturali restano ancora quelli di un Iran islamico.

Sarà forse proprio per questo che uno spettatore occidentale ha maggiori difficoltà ad immedesimarsi nel suo stile e nelle sue storie.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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FUORI CONTROLLO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/10/2010 - 11:27
Titolo Originale: Edge of Darkness
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Martin Campbell
Sceneggiatura: William Monahan e Andrew Bovell, ispirata alla miniserie Edge of Darkness ideata da Troy Kennedy-Martin
Produzione: GK Films/ BBC Films/ Icon Production
Durata: 116'
Interpreti: Mel Gibson, Ray Winstone, Danny Huston

Il detective Thomas Craven è un poliziotto di Boston con una vita solitaria e regolare. Quando sua figlia Emma viene uccisa sulla porta di casa da un proiettile apparentemente destinato a lui, Craven non si rassegna e comincia a indagare, deciso a trovare e punire il colpevole. A  poco a poco gli indizi, in parte forniti dall’ambiguo Jedburgh, lo indirizzano su una pista che porta a potenti industrie coinvolte con l’amministrazione governativa. Craven comincia a capire che Emma era rimasta implicata in un pericoloso mistero in cui sono coinvolti interessi molto grandi…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il fatto che i cattivi siano puntiti dà ben poca soddisfazione allo spettatore in una vicenda che riposa su una morale del fine che giustifica i mezzi ben poco condivisibile.
Pubblico 
Adolescenti
Per diverse scene di violenza e per il linguaggio
Giudizio Tecnico 
 
Lo sviluppo della vicenda resta asfittico eci si poteva forse aspettare qualcosa di più in termini di approfondimento delle psicologie e delle problematiche morali legate alla vicenda.

Per il suo ritorno da attore dopo un periodo di ghettizzazione da parte dell’industria hollywoodiana seguito alle sue disavventure giudiziarie, Mel Gibson sceglie una figura di poliziotto e di padre che in parte riprende le caratteristiche di suoi precedenti personaggi (il solitario Martin Riggs dei vari Arma letale, ma anche, in qualche modo, il padre vendicatore di The Patriot), ma che qui è messa soprattutto al servizio di un racconto che rientra appieno del genere della cospirazione oggi così popolare.

Il film è l’adattamento di una miniserie di oltre 20 anni fa (aggiornato dai tempi della Guerra Fredda a quelli delle perfide corporazioni paragovernative) e gli espedienti usati dagli sceneggiatori (tra cui il bravo Monahan di The Departed e Mystic River)  per calarlo in un’America contemporanea, in cui gli intrecci di potere e denaro sono ormai un’ossessione, rendono la pellicola solida sotto il profilo della struttura, anche se non altrettanto “pesante” sotto quello dello spessore dei personaggi e dell’interesse tematico.

È apprezzabile, infatti, una certa delicatezza nel raccontare il rapporto che lega il ritroso Thomas alla figlia Emma (che prosegue anche dopo la morte di lei, attraverso una sorta di dialogo interiore), ma purtroppo lo sviluppo della vicenda resta asfittico e il progressivo intestardirsi del protagonista sull’individuazione dei colpevoli finisce per trasformarsi in un’implicita approvazione del suo desiderio di vendetta. Nemmeno il poetico (se non pacificatorio) finale basta a riscattare una linea di racconto in realtà piuttosto povera.

Dal regista di Casino Royale  nonché dall’interprete di tanti film d’azione con l’anima ci si poteva forse aspettare qualcosa di più in termini di approfondimento delle psicologie e delle problematiche morali legate alla vicenda.

È curioso che, al di là del protagonista, a cui comunque Gibson regala una certa empatia, il personaggio a cui gli autori sembrano aver dedicato più attenzione è quello dell’ambiguo “risolutore” Jedburgh, al soldo dei “cattivi”, ma di fatto operativo secondo una certa autonomia.

Giunto a un momento particolare della sua vita (anche se questo lo veniamo a sapere verso la fine della storia), Jedburgh sembra infatti non accontentarsi più di fare pulizia per conto di potenti meno intelligenti di lui, ma si pone come punto di vista “morale” sulla vicenda, riservandosi di giudicare e punire  come un letterale deus ex machina.

Che i cattivi (ma non solo loro…) siano puntiti dà però ben poca soddisfazione allo spettatore in una vicenda che, se da una parte non riserva grandi sorprese, dall’altra riposa su una morale del fine che giustifica i mezzi ben poco condivisibile.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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APPUNTAMENTO CON L'AMORE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/10/2010 - 11:11
Titolo Originale: Valentine's Day
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Garry Marshall
Sceneggiatura: Katherine Fugate, Abby Kohn, Mark Silverstein
Produzione: New Line Cinema/ Karz Entertainment/ Rice Films
Durata: 117'
Interpreti: Jessica Alba, Jessica Biel, Julia Roberts, Patrick Dempsey, Ashton Kutcher, Bradley Cooper, Eric Dane, Jennifer Gardner, Anne Hathaway, Shirley MacLaine, Taylor Lautner, Jamie Foxx, Queen Latifah

Il giorno di San Valentino a Los Angeles i destini di coppie e single si incrociano: un fiorista chiede alla sua ragazza di sposarlo; la sua migliore amica scopre che il suo fidanzato è in realtà un uomo sposato; un giocatore di football dichiara al mondo di essere gay; la sua addetta stampa è troppo occupata per trovare l’amore; il giovanotto che smista la posta di un grande ufficio si invaghisce di una segretaria che integra lo stipendio con il telefono erotico; una coppia si rinnova i voti dopo cinquant’anni di matrimonio; due sedicenni vogliono fare sesso per la prima volta. E intanto un uomo e una donna sono in volo per Los Angeles, entrambi per ragioni di cuore…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il commento un po’ sconsolato sull’anacronismo del proprio modello, da parte dell’unico con un matrimonio longevo, di fronte alla dichiarazione nemmeno un po’ imbarazzata della nipote di aver scelto la data fatidica per fare sesso per la prima volta, è la pietra tombale definitiva per una certa idea dell’amore, evidentemente non più consona alle esigenze del consumismo sentimentale odierno.
Pubblico 
Adolescenti
Scene di nudo e sensuali, turpiloquio
Giudizio Tecnico 
 
Film con eccesso di personaggi e di storie, nessuna delle quali approfondita a sufficienza per uscire da cliché già usati in tanti altri film romantici

Film a episodi a tema amoroso e con data di scadenza (come suggerisce il titolo, le storie si svolgono nell’arco di una sola giornata) sul genere di Love Actually (pure qui c’è il bambino malato d’amore), ma privo sia del brio che dell’inventiva di quest’ultimo. La pellicola infila un cast da capogiro (nel profluvio di linee narrative più o meno forzatamente incrociate a nessun attore tocca molto più che un quarto d’ora in scena) che sembra selezionato più che dal regista da un esperto di marketing nel tentativo di coprire ogni possibile target d’età (dall’infanzia, ormai infilata di diritto nel delirio consumistico della ricorrenza, alla terza età) e di genere (non manca l’omosessuale che decide finalmente di essere se stesso) e sfilare qualche dollaro alle coppiette.

Il fatto che la pellicola metta in scena la critica allo sfruttamento commerciale di una ricorrenza fasulla, per bocca del giornalista sportivo costretto a interviste sdolcinate e dell’addetta stampa che “odia San Valentino” perché è sempre sola (indovinate un po’? Finiranno per mettersi insieme) non impedisce che tutta l’operazione risulti assolutamente “organica” a quel medesimo sistema. In effetti, il “prodotto”, condito di un sentimentalismo fasullo e stucchevole, prevede una consumazione a ridosso della fatidica data e la totale sospensione di ogni facoltà critica.

Rispetto a illustri antecedenti del genere “a episodi” qui si paga, eccome, l’eccesso di personaggi e di storie, nessuna delle quali approfondita a sufficienza per uscire dal cliché e conquistarsi l’affetto di chi guarda, se si esclude forse quella di cornice, con il fiorista innamorato che si vede respingere l’anello e la sua migliore amica che non si è accorta che il bel fidanzato conduce una doppia vita. Inutile dirlo, troveranno la consolazione proprio dove avrebbero dovuto sempre cercarla, se avessero visto almeno una delle molte romantic comedy sfornate da Hollywood negli ultimi anni e a cui gli autori qui si ispirano senza troppa originalità.

Sentimento a profusione, quindi, se possibile da consumare fisicamente (anche se poi i ragazzini decideranno che è meglio aspettare), pur di non restare soli, nella camera di un albergo elegante, o improvvisando sotto gli occhi compiacenti di genitori e parenti. Il commento un po’ sconsolato sull’anacronismo del proprio modello, da parte dell’unico con un matrimonio longevo, di fronte alla dichiarazione nemmeno un po’ imbarazzata della nipote di aver scelto la data fatidica per fare sesso per la prima volta, è la pietra tombale definitiva per una certa idea dell’amore, evidentemente non più consona alle esigenze del consumismo sentimentale odierno.

La morale un po’ facilotta della storia (se ami qualcuno lo devi accettare in toto e non solo per quello che ti piace - nel caso specifico anche il secondo lavoro come telefonista hot della tua fidanzata) di fatto implica la rinuncia ad ogni forma di giudizio morale sui comportamenti altrui. Che l’amore tutto comprenda e tutto sopporti è una verità che ci siamo sentiti ricordare da ben altre fonti ma che qui viene ridotta ad un conformismo livellante che alla lunga uccide anche la drammaturgia. Perché, oltre che qualche risata dolceamara e un pugno di intrecci prevedibili, forse da una storia vorremo che fosse capace di lasciarci qualcosa, che magari non durerà cinquant’anni, ma almeno più dei 365 giorni che ci separano dal prossimo appuntamento con l’amore.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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E' COMPLICATO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/10/2010 - 11:00
Titolo Originale: It's Complicated
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Nancy Meyers
Sceneggiatura: Nancy Meyers
Produzione: Relativity Media, Scott Rudin Productions, Waverly Films
Durata: 118'
Interpreti: Meryl Streep, Alec Baldwin, Steve Martin, John Krasinski

Jane è divorziata ormai da 10 anni e il marito Jake si è risposato con una donna molto più giovane di lui. Gestisce a Santa Barbara una pasticceria di successo, ha accudito i suoi tre figli finché non sono diventati maggiorenni, si è costruita una casa come l'ha sempre desiderata.  Jane sembra aver trovato un suo equilibrio ma proprio quando tutta la famiglia è riunita a New York per festeggiare la laurea del figlio, accade l'imprevisto: il suo ex marito riprende a farle una corte spietata e le chiede di tornare con lui; come se non bastasse l' architetto che le deve ristrutturare la casa, divorziato anche lui, nutre per lei un certo interesse...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Rappresentazione di una società dal divorzio facile, che assegna un valore predominante al sesso e al giudizio dello psichiatra. Solo le nuove generazioni sembrano ritrovare quella purezza originaria che fa loro desiderare una famiglia unita
Pubblico 
Maggiorenni
Uso disinvolto di spinelli. Linguaggio esplicito in termini di sesso
Giudizio Tecnico 
 
Sempre brillanti i dialoghi impostati dalla Meyers con qualche sequenza comica ma la storia sembra girare in tondo troppo a lungo

Jane, il suo ex marito Jake, i loro tre figli e il fidanzato della figlia maggiore sono riuniti intorno alla stessa tavola per festeggiare la laurea di uno di loro. La più piccola alza il calice e propone un brindisi: "oggi è stato un giorno fantastico, stare insieme noi 5 originali". Aggiunge un altro figlio:  "è stato bello per un giorno intero essere solo noi".
E' questo forse il punto più toccante del film: i tre ragazzi, ormai grandi in una società, come quella californiana, particolarmente disinvolta nei  divorzi, non hanno mai cessato di sperare in cuor loro di veder ricostituita quella famiglia  dove hanno vissuto da piccoli. Anche nel seguito del film, quando sembra per un momento che i due ex coniugi possano tornare assieme, la presenza dei tre ragazzi, questo piccolo coro di questa  tragedia  contemporanea, sottolinea a questi oscillanti genitori quel che di bello ci poteva essere e  che non c'è stato.

L'autrice Nancy Meyers sembra proprio affezionata ai problemi di cuore di uomini e donne di mezza età, preferibilmente della costa occidentale: il suo precedente Tutto può succedere -2003 con due irresistibili Jack Nicholson e Diane Keaton trattava di uomini maturi che stanno con donne più giovani e di donne che ormai avevano rinunciato all'amore e che se lo ritrovano davanti,  creando in loro più scompiglio che felicità.
E' complicato  è ancora più  autobiografico (la Meyers è separata dal marito che è andato a vivere  con una donna molto più giiovane) e i dialoghi più sentiti sono proprio quelli fra i due ex-coniugi, protesi a ricordare un passato bello ma imperfetto e a cercare di capire se il loro cuore può fare quel rewind che consenta loro di ricominciare dal punto in cui si sono lasciati.

Lo stesso tema  è dtrattato dal nostro Gabriele Muccino con Baciami ancora - 2009: anche in questo caso due ex-coniugi sembrano ritrovare la vecchia fiamma e ondeggiano fra  il lasciarsi e  il ritrovarsi.
Anche se Muccino si occupa della generazione dei quarantenni mentre i protagonisti del film della Meyers hanno almeno dieci anni di più,  ci sono molte somiglianze nel loro comportamento: si tratta di coppie che  non sanno esattamente cosa vogliono, che hanno perso la capacità di interrogarsi in profondità; l'amore ha perso l'aggancio a qualunque aspetto progettuale e di responsabilità (il tema di ridare ai figli una famiglia unita non costituisce un parametro per la decisione) ma è legato all'effimero "mi piace o non mi piace" e come tale soggetto agli umori del momento. E se Muccino risoilve il problema tramite una "forzatura naturale" (la ex-moglie resta incinta) per E' complicato dobbiamo assistere a un a allucinante colloquio dove Jane mette il destino della sua vita sentimentale nelle mani del suo psicanalista

Troppo soli per troppo tempo, si è dissolto in loro il richiamo alla originaria missione  coniugale, quella di fondere due vite l'uno nell'altra e resta la fase contrattualistica di due individui che restano se stessi  cercando solo di individuare la reciproca convenienza a restare assieme.

Se il film ha alcuni momenti divertenti e la Mayer è sempre  brava nel costruire dialoghi brillanti, dopo la prima mezz'ora impiegata per impostare la storia, la trama sembra girare a vuoto, al seguito dell'indecisione dei due protagonisti.

La scelta del cast non è ottimale: Meryl Streep, sempre molto brava, non appare nella parte giusta: la sua età anagrafica non le consente pienamente di recitare le parti di una cinquantenne che attira ancora i complimenti degli uomini. Steve Martin, conosciuto da sempre come comico irresistibile qui fa le parti di un pretendente  chiuso e ingrigito. Solo Alec Baldwin sembra essere nella parte.

Danno infine fastidio alcune scene, che probabilmente risultano normali per l'ambientazione californiana: l'uso di uno spinello da parte di questi attempati amanti, è visto come un momento di divertimento originale e lo stesso atteggiamento di Jane, non è  perfettamente motivato dalla sceneggiatura: in preda ad ardente passione per il suo ex marito, decide di andare a letto con il suo architetto dopo la prima serata  che passano assieme.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL PROFETA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/10/2010 - 10:50
Titolo Originale: un prophète
Paese: FRANCIA
Anno: 2009
Regia: Jacques Audiard
Sceneggiatura: Abdel Raouf Dafri, Nicola Peufaillit, Thomas Bidegain, Jacque Audiard
Produzione: Why not Productions/Chic Films/ Page114/BIM/France 2 Cinéma/UGC Image
Durata: 149'
Interpreti: Tahar Rahim, Niels Arestrup, Adel Bencherif

Malik El Djebena entra in carcere per scontare una condanna a 6 anni per l’aggressione a un  poliziotto. Vorrebbe farsi i fatti suoi, ma viene costretto dal leader dei prigionieri còrsi, il vecchio ergastolano Luciani, a uccidere un altro prigioniero arabo, testimone in un processo a carico di un amico del boss. In questo modo Malik finisce sotto la protezione di Luciani, che in realtà lo disprezza, mentre il fantasma del morto comincia a visitarlo, dapprima come un incubo, poi sempre più come una compagnia nei lunghi giorni di carcere. Grazie ad un altro prigioniero arabo, Ryad, Malik impara a scrivere e far di conto e, quando una parte dei prigionieri còrsi viene trasferita altrove, Lucani lo “promuove”. Allo scadere dei primi tre anni Malik ottiene così alcuni ore di uscita, che usa per portare avanti gli affari del boss, ma anche per iniziarne di suoi con Ryad, che nel frattempo è stato rilasciato e si è fatto una famiglia. Ma non è così facile districarsi tra i poteri delle varie gang dentro e fuori il carcere e Malik dovrà fare ancora molta strada prima di farsi valere…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il protagonista si adatta darwinianamente all'ambiente carcerario, uccide per necessità e si potrebbe venire indotti a dimenticare che le scelte compiute da Malik sono solo in parte obbligate e il suo trionfo nella carneficina che gli ha commissionato Luciani segna la perdita della sua profonda umanità.
Pubblico 
Maggiorenni
Numerose scene di violenza, scene erotiche, uso di droghe.
Giudizio Tecnico 
 
Un resoconto di precisione documentaristica (che però il regista ha sapientemente movimentato attraverso la colonna sonora e la presenza di alcune interessanti sequenze oniriche). Superlativa interpretazione dei due protagonisti

Vincitore del Gran Prix al Festival di Cannes, il film di Audiard si inserisce a pieno titolo nel genere carcerario, che ripercorre con crudezza attraverso tutte le fasi dall’iniziazione di un giovane arabo francese senza radici, che prima subisce la sua condizione tenendosi lontano dai gruppi di potere del carcere e poi, grazie ad un’istintiva intelligenza e a una spietatezza che affina negli anni, riesce a farsi strada in un mondo dove le uniche leggi sembrano essere la violenza e la sopraffazione. I pochi rapporti umani positivi (come quello con Ryad che gli insegna a leggere) finiscono anch'essi per  sfociare in attività criminali.

L’atmosfera è soffocante perché, nonostante le celle singole (sporche sì, ma lontane dagli affollamenti che siamo abituati a vedere nei servizi tv e in tante pellicole americane), nonostante le attività di riabilitazione, nonostante i guardiani non siano degli aguzzini (ma comunque collaborino con i potentati interni all’istituto penitenziario), nonostante tutto, gli anni a cui Malik è condannato, il delitto che viene costretto a compiere (altrimenti sarà lui ad essere ucciso), segnano la sua vita in un modo irreversibile.

La scansione in capitoli dedicati alle varie fasi di questo anomalo “romanzo di formazione” conduce lo spettatore a percorrere icon il protagonista una parabola di “dannazione” che tale è solo se si ragiona nei termini della morale esterna alla prigione e al mondo criminale, per la quale invece Malik esce dal carcere vincitore grazie alle sue risorse di intelligenza e spregiudicatezza, proponendosi come un nuovo modello di leader criminale, svincolato dalle appartenenze di razza e religione, capace di adattarsi agli alle persone e alle circostanze, assorbendo gli urti (non mancano le violenze fisiche subite fin quasi alla fine) e trovando infine la sua strada nei meandri della criminalità.

Audiard, traccia un percorso che sembra avere una deterministica necessità: per non essere ucciso Malik deve uccidere, per sopravvivere deve adattarsi a fare da servo ai còrsi che lo disprezzano e per questa ragione viene rifiutato dai suoi. Tutti elementi che, come un animale particolarmente intelligente (impara a leggere e scrivere, ma soprattutto impara il còrso per rendersi utile a Luciani) , Malik saprà gradualmente volgere a suo favore.

In un resoconto costruito con precisione documentaristica (che però il regista ha sapientemente movimentato attraverso la colonna sonora e la presenza di alcune interessanti sequenze oniriche) si potrebbe venire indotti a dimenticare che le scelte compiute da Malik sono solo in parte obbligate,e il suo trionfo nella carneficina che gli ha commissionato Luciani (una sparatoria da cui il nostro esce con un sorriso soddisfatto) segna la perdita della sua umanità.

Non bastano gli squarci di amicizia con Ryad, non basta il rimorso del primo, goffo, omicidio (con il morto che torna a tormentarlo ma che poi si trasforma in un fantasma benevolo, scomparendo non a caso quando Malik prende definitivamente la via del crimine ad alto livello), non basta che il giovane delinquente diventato faticosamente adulto varchi per l’ultima volta le porte del carcere per riabbracciare la famiglia dell’amico morto di cui si prenderà cura; tutto questo non basta per evitare che allo spettatore resti la sensazione che la condanna di un istituto penitenziario (che, lungi dall’offrire riabilitazione sembra dare la spinta a carriere criminali) giustifichi la logica che guida la vita di Malik, non a caso dipinto come anomalo trionfatore nella scena finale.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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HAPPY FAMILY

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 13:57
Titolo Originale: dr
Paese: ITALIa
Anno: 2010
Regia: Gabriele Salvatores
Sceneggiatura: Alessandro Genovesi, Gabriele Salvatores
Produzione: Colorado Film, Rai Cinema
Durata: 90'
Interpreti: Fabio De Luigi, Diego abbatantuono, Fabrizio Bentivoglio, Margherita Buy, Carla Signoris, Valeria Bilello

UN'eestate a Moilano. Filippo e Marta hanno sedici anni e la ferma decisione di sposarsi. Marta dovrà persuadere i suoi genitori, Filippo dovrà convincere la madre ma può contare sulla benedizione del suo secondo marito, Vincenzo. Alla cena che riunisce alla stessa tavola i figli cocciuti e i parenti sballati, finisce anche Ezio, il narratore di questa storia, coinvolto da un incidente in bicicletta e convinto da un colpo di fulmine in ascensore.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film sembra arrendersi alla realtà della famiglia allargata, anzi questa viene presentata come normale
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena sensuale
Giudizio Tecnico 
 
Cura sontuosa della scenografia, dei costumi, della fotografia, del commento musicale, tutti gli attori perfettamente nella parte; ma il regista si accontenta di confezionare un prodotto fin troppo garbato ed elegante.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SUL MARE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 13:47
Titolo Originale: df
Paese: Italia
Anno: 2010
Regia: Alessandro D'Alatri
Sceneggiatura: Anna Pavignano, Alessandro D'Alatri
Produzione: Buddy Gang, Warner Bros Entertainment Italia
Durata: 100'
Interpreti: Dario Castiglio, Martina Codecasa, Nunzia Schiano, Vincenzo Merolla

Salvatore ha vent'anni, è nato e cresciuto a Ventotene. D'estate porta con la sua barca in giro i turisti: è un bel ragazzo e non fa fatica a trovare clienti. Per l'inverno sbarca il lunario facendo il muratore,  pagato in nero. Un giorno d'estate conosce Martina, studentessa genovese e dopo una giornata al mare (lei è una esperta subaquea) si innamorano perdutamente. L'estate finisce e Salvatore non pensa che a lei. Ma al telefono Martina non risponde e il ragazzo sta ormai perdendo la speranza di rivederla. Poi, l'estate successiva, Martina arriva di nuovo a Ventotene; Salvatore ritrova tutto lo slancio del suo amore mai sopito anche se Martina resta troppo silenziosa e misteriosa...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film di D'Alatri ha il merito di parlarci dell'Amore con l'A maiuscola, quello che è in grado di coinvolgere la totalità del nostro essere e di farci desiderare che duri tutta la vita.
Pubblico 
Maggiorenni
Qualche scena sensuale e di nudità parziale. La madre, pur di vedere felice suo figlio, acconsente che i due convivano in casa sua per un'estate
Giudizio Tecnico 
 
I due personaggi sono tratteggiati con molta cura. La storia ha qualcosa di incompleto, di frettolosamente concluso

Il film parte piano (Salvatore incontrerà Martina a mezz'ora dal film): D'alatri ci vuole prima presentare il ragazzo, la sua famiglia ma ancor più Ventotene,  per abituare anche noi ai tempi lenti di un'esistenza che non si evolve,  scandita dall'alternanza delle stagioni che qui sono solo due (come i lati del materasso - osserva Salvatore): quello sfavillante dell'estate a cui segue il ventoso letargo invernale.

Salvatore è un bravo ragazzo che vive in una realtà fatta di poche cose ma fondamentali: il mare, la  barca tirata a lucido, i  genitori, la nonna che sta in collina e che cucina tanto bene, gli amici, la casa con le finestre che si affacciano sulla distesa blu. Ma è proprio questo esercizio di semplicità che forma e prepara l'animo di Salvatore ad accogliere l'amore, quando arriverà,  nella sua essenziale verità.

La sua vita è serena ma finora ha potuto solo intuire cosa sia l'amore osservando gli amici che lo hanno già trovato; è abituato a riflettere e cerca di capire da loro cosa realmente sia.

Quando incontra Martina, di colpo tutto si attualizza, nel modo più semplice e chiaro.  "L'amore è fatto di desideri, di fiducia e sincerità. Tutte queste cose le sento. Per questo sono sicuro che ti amo": le dice Salvatore; il suo cuore è generoso, disponibile  e si lascia afferrare da questo amore interamente, ne coglie spontaneamente l'essenza: per vivere ha bisogno di fedeltà reciproca e di una promessa che duri tutta una vita.  E' un cambiamento totale della propria esistenza e per entrambi si trasforma quasi da subito in un doloroso cammino di crescita.
Se Martina, dopo la sua partenza non gli telefona più, Salvatore semplicemente ne muore, perché per lui ormai quell'amore è diventato il motivo della sua esistenza e le piccole cose di ogni giorno restano ora appiattite di fronte alla sua grandezza: "prima, con il mare mi sembrava di avere tutto, ora non ho più niente".

Martina è diversa. Si innamora di Salvatore ma il suo cuore non procede in linea retta, è un magma di sentimenti contrastanti; sappiamo poco di lei ma comprendiamo che la sua vita è stata ed è complicata, forse troppi amori che non erano amori,  forse si è tenuta il suo cuore per sè senza coinvolgerlo mai completamente:  "finora ho sempre dato la colpa agli altri. Nessuno mi avrebbe mai obbligata a far niente se non glielo avessi permesso.  Sono io che ho scelto che certe cose non succedessero". Martina percepisce che quell'amore potrebbe modificare la sua esistenza e  in un momento di sincerità chiede a Salvatore di "essere salvata"; sa di non riuscire a trovare in sè la generosità sufficiente per farsi curare da questo amore.

In un momento dove l'abbondante e invasiva produzione di Moccia ci presenta personaggi che sembrano di plastica, Alessandro D'Alatri ha il grande merito di farci ricordare cosa sia realmente l'amore: un coinvolgimento totale e incondizionato della nostra persona.  Al contempo ci ricorda che non è più facile oggi percepirlo nella sua forma originaria e la scettica  e infelice Martina fa da contrappunto a un Salvatore che per provare ciò che prova, lo dobbiamo immaginare nato e cresciuto su di un isola.

Nei film di D'Alatri è sempre stata presente una forte tensione civile: in Casomai evidenziava la carenza di scuole materne pubbliche edi un fisco vessatorio per le famiglie; in La febbre puntava il dito sulla lentezza della burocrazia e la corruzione di certa classe politica; ora in questo film ci parla del  lavoro in nero nei cantieri, della mancanza di sicurezza e delle morti bianche.
Si tratta però di un filone del racconto  che scorre in parallelo (Salvatore, d'inverno, lavora in cantiere senza contratto) senza integrarsi molto con il tema principale e  se  prenderà il sopravvento nella parte finale del film  fino a determinare la conclusione della storia,  appare quasi un espediente che lascia con l'amaro in bocca perchè ci congeda dai due protagonisti troppo frettolosamente.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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UNA PROPOSTA PER DIRE SI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 13:17
Titolo Originale: Leap Year
Paese: USA/Irlanda
Anno: 2010
Regia: Anand Tucker
Sceneggiatura: Deborah Kaplan e Harry Elfont
Produzione: Gary Barber, Roger Birnbaum, Jonathan Glickman, Chris Bender, Jake Weiner per Universal Pictures / Spyglass Entertainment
Durata: 100'
Interpreti: Amy Adams, Matthew Goode, John Lithgow

Anna Brady, stufa di aspettare una proposta di matrimonio dal fidanzato cardiologo, decide sfruttare un’antica tradizione irlandese che permette alle donne di “farsi avanti” il 29 febbraio negli anni bisestili. Parte allora per raggiungere il fidanzato a Dublino, ma una serie di imprevisti si mettono sulla sua strada e l’unico in grado di portarla alla meta sembra lo scontroso proprietario di un pub irlandese, Declan…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La storia si mantiene nel genere ella commedia romantica dove tutto è bene quel che finisce bene, ma fa riferimento a relazioni prematrimoniali e qualche battuta a fondo sessuale
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena sensuale e battuta a sfondo sessuale
Giudizio Tecnico 
 
Il film fatica a trasformarsi in una storia minimamente credibile e originale. Gli sceneggiatori confusi dal qualunquismo imperante che regna anche nel mondo delle relazioni finiscono per ripetere moduli un po’ triti nella speranza che un’ambientazione originale li rivitalizzi
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'UOMO NELL'OMBRA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 13:08
Titolo Originale: Ghostwriter
Paese: Francia
Anno: 2010
Regia: Roman Polanski
Sceneggiatura: Robert Harris e Roman Polanski dal romanzo di Robert Harris
Produzione: Roman Polanski, Robert Benmussa e Alain Sarde per RP Films/ France 2 Cinéma/ Elfte Babelsburg Films/ Ruteam III
Durata: 131'
Interpreti: Ewan MacGregor, Pierce Brosnan,Tom Wilkinson

Uno scrittore specializzato nella stesura di “autobiografie” di personaggi dello spettacolo viene ingaggiato come ghostwriter per terminare le memorie di un ex primo ministro inglese, Adam Lang, dopo che lo scrittore che lo ha preceduto è morto in circostanze misteriose. Si trasferisce così in un’isola al largo delle coste americane dove l’uomo politico, oggetto di pesanti contestazioni per la sua politica estera, vive con la moglie e pochi collaboratori. La situazione si fa più complicata quando l’ex-premier viene accusato davanti ad un tribunale internazionale per i diritti umani a causa del suo ruolo nel rapimento e nella tortura di presunti terroristi e lo scrittore comincia a sospettare che dietro le memorie di nasconda un altro mistero…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Film di genere che però finisce per trasmettere una sfiducia fondamentale nella realtà in senso complottistico
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena sensuale e di nudo, scene di tensione nei limiti del genere.
Giudizio Tecnico 
 
Polanski dimostra, come al solito, un ottimo mestiere nel costruire atmosfere di tensione e mistero, ma di sicuro siamo lontani dalla vera genialità.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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