Non classificato

Il film non fa parte di nessuna categoria

THE LAST STATION

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/08/2010 - 11:40
Titolo Originale: The Last Station
Paese: Germania, Russia
Anno: 2009
Regia: Michael Hoffman
Sceneggiatura: Michael Hoffman da un romanzo di Jay Parini
Produzione: Zephyr Films/ Egoli Tossel Film/ Samfilm Produktion/ Andrei Konchalovskij Production Centre
Durata: 112'
Interpreti: Christopher Plummer, Helen Mirren, James MacAvoy, Paul Giamatti, Ann-Marie Duff

Il giovane e idealista Valentin Bulgakov, convinto degli ideali del movimento pacifista ispirato dallo scrittore Tolstoj, viene incaricato da Vladimir Chertkov, che il movimento dirige, di fare da segretario al grande scrittore e nello stesso tempo di tener d’occhio la contessa Sofija, sua moglie. La donna, infatti, si oppone al desiderio del marito di lasciare tutti i suoi averi e i diritti dei suoi libri al popolo russo. Valentin parte convinto di svolgere una missione, ma l’appassionato per quanto contrastato rapporto tra Tolstoj e Sofija, e l’incontro con l’amore metteranno alla prova le sue convinzioni…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Contrasto tra amore umano e spinta ideale, tra passione fisica e spirituale, dove però la confusione nella messa in scena non aiuta il pubblico a comprendere chiaramente quale sia la tesi dell’autore
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene sensuali e nudità
Giudizio Tecnico 
 
Il film mostra un quadro confuso di Tolstoj e famiglia, un difetto forse poco perdonabile in una pièce come questa, volutamente a tesi. Ottima recitazione di tutti i protagonisti
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SEX AND THE CITY 2

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/08/2010 - 11:18
Titolo Originale: Sex and the City 2
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Michael Patrick King
Sceneggiatura: Michael Patrick King
Produzione: HBO Films/New Line Cinema/Village Roadshow Pictures
Durata: 146'
Interpreti: Sarah Jessica Parker, Kim Cattral, Kristin Davis, Cynthia Nixon, Chris Noth

Carrie festeggia i due anni di matrimonio con Mr. Big, ma sente che il tempo, tra una scarpa sul divano e una serata a guardare la tv, sta facendo perdere al loro rapporto il suo “scintillio”; Samantha affronta la menopausa a colpi di creme e ormoni; Miranda fatica al lavoro e non c’è mai per suo marito e suo figlio, mentre Charlotte sta per impazzire a causa delle due figlie che pure ha tanto voluto e comincia a temere anche la sua tata troppo sexy. Un viaggio super lusso ad Abu Dabi, pagato da uno sceicco in cerca di pubblicità, sarà l’occasione per ritessere i fili dell’amicizia tra le quattro “ragazze” e dare a tutte il tempo di riflettere…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Quattro donne incapaci di maturare e di comprendere la progettualità del matrimonio; una melanconica battaglia contro il tempo che fa invecchiare, un matrimonio gay
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di sesso, nudo, linguaggio volgare e frequenti allusioni sessuali.
Giudizio Tecnico 
 
Il tentativo di critica sociale sono tra gli aspetti più fastidiosi di una pellicola che potrebbe essere ancora tollerabile se almeno non cercasse di andare oltre la propria programmatica superficialità
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL SEGRETO DEI SUOI OCCHI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/07/2010 - 13:51
Titolo Originale: El secreto de sus ojos
Paese: Argentina
Anno: 2009
Regia: Juan José Campanella
Sceneggiatura: Eduardo Sacheri, Juan José Campanella
Produzione: Tornasol Films, Haddock Films, 100 Bares, Telefe, TVE, Canal+
Durata: 110'
Interpreti: Riccardo Darin, Soledad Villamil, Pablo Rago, Javier Godino

Buenos Aires al giorno d'oggi. L'agente federale Benjamin Espòsito è andato in pensione. Sente il bisogno di mettersi a scrivere un romanzo: la storia dell'omicidio di  una bella e giovane donna uccisa venticinque anni fa che ancora oggi turba la sua coscienza. Confida il suo progetto a Irene, all'epoca suo superiore diretto. Lo fa anche perché la lunga consuetudine di lavoro fianco a fianco con lei nasconde un amore mai dichiarato...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un'originale storia d'amore ma viene proposto, senza che venga giudicato criticamente, un odioso caso di vendetta privata
Pubblico 
Maggiorenni
Una nudità integrale femminile e una nudità frontale maschile. Turpiloqio ripetuto. Un odioso caso di vendetta privata
Giudizio Tecnico 
 
Bravi i protagonisti, ottima la regia con un paio di sequenze da antologia; di stampo classico la sceneggiatura che in alcuni momenti non riesce ad evitare scene di facile impatto emotivo
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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A PROPOSITO DI STEVE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/07/2010 - 13:16
Titolo Originale: All About Steve
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Phil Trail
Sceneggiatura: Kim Barker
Produzione: Fortis Films, Fox 2000 Pictures, Radar Pictures
Durata: 99'
Interpreti: Sandra Bullock, Bradley Cooper, Thomas Haden Church, , Ken Jeong

Mary Horovitz è curatrice della rubrica dei cruciverba di un piccolo giornale cittadino: l'Herald di Sacramento. Le piace molto questo lavoro perchè può mettere a frutto la sua ottima memoria e la sua cultura enciclopedica. Non ha un fidanzato e vive sia pur provvisoriamente in casa di papà e mamma.  Durante un incontro al buio organizzato dai suoi genitori conosce Steve, un cameraman di una rete televisiva locale. Mary è subito attratta dal giovane; lui molto meno ma per sua fortuna il lavoro lo costringe a spostarsi continuamente. Ormai Mary ha deciso che Steve è il ragazzo della sua vita e inizia a seguirlo ovunque lui vada....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film sottolinea alcuni valori come il rispetto della vita e il matrimonio che però non diventano vita vissuta e non vanno oltre una definizione teorica di buone intenzioni
Pubblico 
Adolescenti
Una scena di approccio sessuale esplicito ma senza nudità; allusioni sessuali continue
Giudizio Tecnico 
 
Battute che vorrebbero essere spiritose ma in realtà sono difficili da digerire; la pur brava Sandra Bullock mette in scena non un personaggio ma una maschera carnevalesca che la costringe a recitare fuori dalle righe

All About Steve è un film alquanto strano; ancor più strane sono le decisioni della stessa protagonista, Sandra Bullock, che nello stesso anno riesce a vincere l'Oscar come miglior attrice protagonista con The Blind Side e a produrre (partecipandovi come protagonista) un film come A proposito di Steve, che si è guadagnato il premio di peggior film dell'anno.
Temo che dobbiamo confermare quest'ultimo giudizio ma al contempo non possiamo non riconoscere la presenza di alcuni valori che rivelano una impostazione cristiana del film.

Mary Horovitz è sempre allegra, non conosce la malinconia: è tutta presa dal lavoro e vorrebbe che la sua rubrica settimanale di cruciverba diventasse quotidiana, ma è

fermata subito dal direttore: "Mary, meno lavoro e più tempo libero. E' divertente essere normali".

Si perché Mary, grazie alle sue doti, si è costruita una mostruosa cultura nozionistica e siccome è anche estroversa, riesce ad soffocare con i suoi torrenti di informazioni, puntualizzazioni linguistiche, definizioni da dizionario, tutte le persone che incontra.

Accade lo stesso nell'incontro con Steve e nonostante la buona intesa iniziale, riesce a innescare in lui un immediato istinto di fuga non appena Mary apre le cataratte delle sue infinite conoscenze, anche perché non tarda a mostrargli un robusto e intraprendente appetito sessuale, forse originato da una lunga astinenza.

Molti problemi del film ricadono proprio sul personaggio che  Sandra Bullock  si è costruito: siamo lontani dalla complessata e maldestra Bridget Jones , anche lei incapace di tener a bada lingua e sentimenti ma sicuramente molto meglio delineata; Mary Horovitz va avanti con la sicurezza di un carro armato, senza far nulla di male ma neanche senza ascoltare e comprendere gli altri; a completare il quadro due incredibili stivali rossi che la fanno sgambettare con l'insicurezza di una gallina. 

Occorre riconoscere che si intravedono alcune buone intenzioni nel film: con il pretesto di girare gli Stati Uniti per inseguire il suo  Steve che si sposta da uno stato all'altro all'inseguimento dell'ultimo scoop, Mary si imbatte in alcune situazioni-simbolo  degli Stati Uniti d'oggi.

Particolarmente significativo è l'evento che ha attirato le troupe di tutte le reti televisive: una bambina nata con tre gambe sta per essere operata secondo la volontà della madre ma contro quella del padre; i due gruppi di opinione che si raccolgono attorno all'ospedale inneggiando slogan ed esibendo striscioni  ricordano i non lontani dibattiti che hanno animato questo grande paese sul tema del fine-vita nei confronti di persone in coma.

Il parlare di Mary è sempre pieno di saggezza ma il fatto che sputi sentenze come un dizionario vivente  rende il personaggio poco attraente.

Sul matrimonio: "le relazioni intime non possono sostituire un progetto di vita in comune ma per avere un significato credibile un tale progetto deve includere anche le relazioni intime".

Un interlocutore ha l'incauta idea di parlare di coscienza. Ecco la sua pronta risposta:  "la coscienza è l'indicatore della nostra moralità che ci impedisce di commettere atti malvagi".

Perfino quando all'interno di una grotta cerca una luce, non manca di riferirsi alla Bibbia: "mi serve una luce; e Dio disse: sia la luce e la luce fu".

La frase finale di Mary è la firma di Sandra Bullock: "sono una ebrea cattolica: abbiamo la testa dura come la roccia".

In realtà noi spettatori abbiamo bisogno di andare a cinema non per ascoltare definizioni ma per conoscere dei personaggi che  tali definizioni riescono a trasformare in appassionante vita vissuta.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE TWILIGHT SAGA - ECLIPSE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/07/2010 - 12:02
Titolo Originale: The Twilight Saga - Eclipse
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: David Slade
Sceneggiatura: Melissa Rosemberg dal romanzo di Stephenie Meyer
Produzione: Summit Entertainment
Durata: 117'
Interpreti: Kristin Stewart, Robert Pattinson, Taylor Lautner, Bryce Dallas Howard

Per Bella l’approssimarsi del diploma non segna un traguardo negli studi, ma il termine concordato con l’amato vampiro Edward per essere “trasformata”. Ma a contrastare la sua decisione, oltre alle incertezze dello stesso Edward (che non vuole condannarla a un’eternità senz’anima), ci si mette il licantropo Jakob, deciso a conquistare l’amore di Bella. A complicare le cose una catena di omicidi che scuote Seattle e preannuncia l’arrivo di un esercito di vampiri neonati che la crudele Victoria ha creato per uccidere Bella. Per difendere l’amata Edward e Jakob formeranno una forzata alleanza che metterà a nudo l’intreccio imprevedibile dei sentimenti che li lega.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La pellicola ha il suo punto di forza in una scelta di racconto molto precisa, che asseconda l’esasperazione dei sentimenti, rispetto ai quali non esistono ragioni da opporre né regole da seguire se non il puro sentire
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di violenza
Giudizio Tecnico 
 
Una pellicola che non brilla certo per qualità artistiche; l’andamento è sempre piuttosto faticoso, con lunghe scene di chiacchiere sentimentali intervallate da sequenze d’azione neanche troppo spettacolari e una quasi totale mancanza di ironia

Il triangolo no…così diceva una volta una canzone. E invece è proprio questa figura geometrico-sentimentale a dominare il terzo capitolo della saga di Twilight creata da Stephenie Meyer, affidato a un nuovo regista (David Slade, esperto di vampiri dal precedente 30 giorni di buio) che ne amplificasse gli elementi di action, comunque sempre secondari rispetto ai tormenti amorosi dei tre protagonisti (riecheggiati dagli altri personaggi).

Tormenti che si attorcigliano intorno alla possibilità di “amare più di una persona” in modi diversi e a diverse condizioni, pasticciando con l’educazione dei sentimenti e le espressioni dell’affettività, lanciando qualche affondo sullo stato dell’anima del non morto, ma poi opportunamente dimenticandolo in nome di un romanticismo esasperato ed un po’ zuccheroso.

Così mentre Bella cerca di forzare le resistenze di Edward (ora apparentemente passato oltre l’irresistibile attrazione per il sangue di lei) per convincerlo a consumare il loro legame in un rapporto sessuale e lui invoca la sua educazione d’altri tempi per convincerla ad accettare prima di sposarlo (buone le intenzioni, peccato manchi un approfondimento delle ragioni…), il licantropo Jakob non si arrende all’evidenza e punta proprio sull’attrazione sessuale (e il senso di colpa)  per allontanare Bella dalla sua irrevocabile decisione.

Che però è, per l’appunto, irrevocabile e mai messa in discussione da un personaggio, Bella, che appare sempre più fastidioso nel suo narcisistico dibattersi in dilemmi che non sono mai veramente tali, e nonostante questo sono continuamente assecondati da chi la circonda.

La saga della Meyer (che si è rivelata un brand  potente benché, sospettiamo, effimero) ha saputo intercettare, in un’epoca di rapporti usa e getta, le fantasie di adolescenti in cerca di romanticismo (e non solo il loro), affascinate dalla promessa di un amore eterno e potentissimo, in cui la desiderata dose di trasgressione non è data da eccessi di natura sessuale, ma dal fatto di essere sempre sul filo di un pericolo mortale.

Un tema che qui viene in qualche modo esplicitato nel confronto tra Bella (decisa a unirsi a Edward prima di diventare vampira, mentre lui prima vuole che si sposino) e il suo amato, ma la cui soluzione viene poi rimandata senza che in merito si esprima un giudizio profondo, mentre il comportamento cavalleresco del vampiro rappresenta un modello maschile che potrebbe essere positivo se non rischiasse di apparire oggi forse poco realistico e quello del giovane licantropo, al contrario, esalta in modo semplicistico l’esuberanza di tanti adolescenti nostrani.

L’idea che esista una sorta di predestinazione che lega gli amanti, poi, costituisce l’ultimo ingrediente di una pellicola che non brilla certo per qualità artistiche; l’andamento è sempre piuttosto faticoso, con lunghe scene di chiacchiere sentimentali intervallate da sequenze d’azione neanche troppo spettacolari e una quasi totale mancanza di ironia che avrebbe invece alleggerito e movimentato l’insieme senza per forza di cose pregiudicare un approfondimento tematico, come hanno dimostrato negli ultimi anni pellicole come quelle della saga di X-Men.

Del resto Eclipse, come i suoi antecedenti, ha il suo punto di forza in una scelta di racconto molto precisa, che asseconda l’esasperazione dei sentimenti, rispetto ai quali non esistono ragioni da opporre né regole da seguire se non il puro sentire. A conferma di ciò lo spazio esiguo che è dedicato all’ambito scolastico che pure dovrebbe costituire il luogo e il pensiero dominante per una ragazza sulla soglia del diploma…

In ogni caso il discorso pronunciato dall’amica di Bella ai diplomati (che non abbiamo mai visto sudare sui libri…) è un invito a “fare scelte sbagliate” come modo di trovare la propria strada seguendo il proprio cuore (invito che Bella interpreta facendosi avanti con il, a suo avviso, troppo cavaliere Edward), e con questo si esaurisce ogni pretesa di giudizio sulle scelte dei personaggi, dato che le regole imposte dal padre di Bella, Charlie, vengono facilmente aggirate in nome di un interesse superiore…

Del resto con il recupero di altri personaggi della saga (gli altri vampiri del clan vegetariano dei Cullen) non fanno altro che riecheggiare il medesimo tema, legando a coppie i futuri compagni di strada di Bella decisa ad uscire dalla sua condizione di “anormale” abbracciando l’immortalità, resa un po’ malinconica dall’addio a mamma e papà, ma mai, proprio mai preoccupata della sua anima immortale…

È bizzarro pensare che nella morale mormona che la Meyer  traspone nei sui romanzi (e che viene trascritta abbastanza pedissequamente nei film) l’esercizio della virtù della continenza (quanto reggerà lo sanno i lettori, per ora non gli spettatori) si sostituisca ad una più integrale visione dell’essere umano e del suo destino, lasciando che questa saga così popolare tra giovani e non si nutra di una limitatante e limitata visione dell’essere umano.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY CINEMA 1
Data Trasmissione: Sabato, 23. Luglio 2011 - 21:10


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CITY ISLAND

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/07/2010 - 11:15
Titolo Originale: City Island
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Raymond de Felitta
Sceneggiatura: Raymond de Felitta
Produzione: Raymond De Felitta, Andy Garcia, Zachary Matz Lauren Versel per Cineson Productions/Medici Entertainment/Lucky Monkey Pictures/Gremi Film Production/ Filmsmith Productions Durata: 100
Durata: 100'
Interpreti: Andy Garcia, Alan Arkin, Julianna Margulies, Emily Mortimer

Vince Rizzo, guardia carceraria con nascoste ambizioni d’attore, vive a City Island, un angolo residenziale nel Bronx, con la sua eccentrica famiglia: la combattiva e irascibile moglie Joyce, la figlia Vivian, che per mantenersi all’università dopo aver perso la borsa di studio, fa di nascosto la spogliarellista, il fratello adolescente Vince jr. con la passione per le donne grasse. Un giorno l’insegnante del corso di recitazione che Vince segue di nascosto dà come compito preparare un monologo sul più inconfessabile dei segreti di ognuno dei partecipati e per prepararlo assegna a Vince come partner la misteriosa Molly. Ma a far esplodere il bizzarro microcosmo sarà proprio il “segreto dei segreti”  di Vince, che un giorno decide di portarsi a casa  Tony, un giovane carcerato a fine pena che ha scoperto essere il figlio avuto in gioventù. Tra equivoci, sogni frustrati e imprevedibili chiarimenti tutti scopriranno qualcosa su se stessi e gli altri membri della famiglia.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
In epoca di ritratti familiari quasi sempre distruttivi, i Rizzo se ne escono alla grande nonostante qualche indulgenza verso atteggiamenti non esattamente edificanti
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene sensuali e accenni di nudo, uso di droghe
Giudizio Tecnico 
 
Il film si avvale di ottimi interpreti ed è ricco di un prezioso esempio di autentica e costruttiva amicizia tra uomo e donna di rapporti solidi rapporti familiari.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE KARATE KID LA LEGGENDA CONTINUA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/06/2010 - 13:02
Titolo Originale: Karate Kid (2010)
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Harald Zwart
Sceneggiatura: Christopher Murphey
Produzione: James Lassiter, Jada e Will Smith, Columbia Pictures, Jerry Weintraub Productions, Overbrook Entertainmewnt, China Film Group
Durata: 140'
Interpreti: Jaden Smith, Jackie Chan, Taraji Herson, Wenwen Han

Dre Parker è un ragazzo afroamericano di 12 anni, orfano di padre, costretto a  trasferirsi con molto poco entusiasmo da Detroit a Pechino deve la madre ha trovato un nuovo lavoro. L'impatto iniziale è pessimo: viene preso in giro e picchiato da un gruppo di compagni di scuola, esperti di Kung Fu. C'è solo la piccola Meiyng che stabilisce con lui una affettuosa amicizia. Dre riesce a intravvedere una svolta quando scopre che l'anomimo uomo della manutenzione del condominio dove vive, il sig. Han, è un esperto di Kung Fu che accetta di insegnargli le arti marziali per prepararlo al prossimo campionato studentesco...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film ha un finale positivo ma alcune scene violente di lotta marziale fra ragazzi di 12 anni non appaiono molto edificanti
Pubblico 
Adolescenti
I combattimenti di Kung Fu, grazie anche a un momtaggio accelerato, sono caratterizzati da crudo realismo con frequenti colpi bassi
Giudizio Tecnico 
 
Film realizzato con buon mestiere supportato dalla bravura di Jaden Smith e Jackie Chan. La promozione turistica della Cina è troppo scoperta

Karate Kid è stata una fortunata serie di film (tre in tutto, nel 1984, nel 1986 e nel 1989) per ragazzi e adolescenti che narrava la storia di un sedicenne  orfano di padre costretto trasferirsi con la madre a San Ferdinando Valley e a fronteggiare un gruppo di cattivissimi compagni di scuola: un vecchio saggio giapponese gli insegna le arti marziali dandogli sicurezza e la possibilità di affrontare i suoi avversari.

The Karate kit - La leggenda continua vuole essere il remake, a distanza di 26 anni, del primo film della serie, con la differenza che ora la vicenda è ambientata in Cina e l'arte marziale in questione non è più il karate ma il cinese Kung Fu. E' stato scelto in Italia il titolo di Karate Kid per richiamarsi esplicitamente alla serie precedente.
Il ragazzo risulta essere orfano di padre anche in questa storia ma questa volta madre e figlio si trasferiscono da Detroit a Pechino perchè lei è stata assunta in una fabbrica di automobili locale.

Protagonista indiscusso è Jaden Smith: si, proprio il figlio di Will Smith che abbiamo già visto  assieme al padre ne La ricerca della felicità.    Sia il padre che la madre sono coproduttori del film.

Il film mostra sicuramente alcuni aspetti interessanti: sia il ragazzo che il suo maestro, interpretatato da Jackie Chan sono molto bravi; riusciamo inoltre a soddisfare alcune curiosità su una Cina non più antica ed eroica ma  quella che corrisponde alla vita  di tutti i giorni dei ragazzi cinesi: la scuola (all'ingresso di ogni scuola c'è sempre un poliziotto: non si scherza), le affollatissime palestre di arti marziali, la partecipazione delle famiglie al completo alle feste nazionali, il ping pong praticato nei giardini da qualche vecchio pensionato.

Il film si muove su tre piani paralleli, che avanzano a sequenze alternate: i problemi che Dre deve affrontare a scuola a causa della cattiveria di alcuni compagni e l'allenamento  con il maestro Han; la sua vita privata fatta di rapporti con la madre, costretta a far crescere da sola un ragazzo in una terra straniera e l'amicizia con la coetanea Meiyng che con la sua dolcezza riesce a fargli dimenticare tutte le difficoltà; infine gli inserti più scopertamente turistici sulla Cina: la visita d'obbligo alla  città proibita, la grande muraglia, i templi costruiti  sulle montagne più impervie.

Il finale è positivo, come lo era nel film originario: i buoni vincono e i cattivi debbono ricredersi sul proprio comportamento; ma vi sono alcune differenze che appaiono lievi ma che in realtà sono sostanziali e che modificano il messaggio complessivo che ci viene trasmesso.

Il karate era visto, nell'edizione di 26 anni fa, come impegno sportivo e sopratutto come esercizio di controllo e autodisciplina.  Significativa la prima fase di addestramento del sig. Myagi: la coltivazione delle piante nane. I combattimenti di karate mantenevano l'eleganza tipica dell'esercizio sportivo, senza eccedere in dettagli cruenti.

Nella versione 2010,  il concetto "il Kung fu non è per fare guerra ma per creare pace" è dichiarato solo a parole: molte scene di combattimento hanno dettagli cruenti (colpi allo stomaco, voglia di infierire sull'avversario caduto in terra) aggravate dal fatto che i ragazzi non hanno più 16 anni ma ne hanno 12.

Dre deve affrontare i suoi avversari sul quadrato di combattimento e se lo fa fino all'estremo eroismo (colpito a una gamba continua a combattere)  lo fa perchè "vuole  liberarsi definitivamente dalla paura". Il messaggio  che ne scaturisce ha quindi ben poco di sportivo, del tipo "vinca il migliore" ma è la metafora di una vita dura dove per combattere i propri avversari bisogna armarsi della loro stessa aggressività.

Ridicola se non negativa la figura della madre: assiste al combattimento di suo figlio facendo il tifo ad ogni colpo ben assestato e quando viene ferito non fa nulla per dissuaderlo dalla lotta.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LONDON RIVER

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/06/2010 - 12:31
Titolo Originale: London River
Paese: Francia/Gran Bretagna/Algeria
Anno: 2009
Regia: Rachis Bouchareb
Sceneggiatura: Olivier Lorelle, Zoé Galeron e Rachid Bouchareb
Produzione: Tessalit Productions/Arte France/3b Productions/The Bureau
Durata: 87'
Interpreti: Brenda Blethyn, Sotigui Kouyaté

7 Luglio 2005. è una giornata come le altre per Elisabeth Sommers, vedova di mezza età che fatica nella sua fattoria in un’isoletta la largo delle coste britanniche. Almeno finché i telegiornali danno notizia degli attentati kamikaze nella metropolitana e su un autobus a Londra. Non riuscendo a contattare la figlia Jane che vive a Londra, Elisabeth decide di andare in città. Qui inizia una lunga estenuante ricerca che la porterà a scoprire che Jane aveva fatto scelte e incontri di cui era totalmente all’oscuro. La sua storia si intreccia con quella del musulmano Ousmane, anche lui in cerca del figlio Alì, che non vede da quando aveva sei anni. I due ragazzi, infatti, si erano conosciuti e innamorati e così i genitori, superando le reciproche diffidenze, finiranno per condividere angosce e speranze della ricerca…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Legittimo e sacrosanto mostrare come alcuni sentimenti universali siano capaci di unire al di là delle differenze. L'obiettivo è stato però raggiunto edulcorando l’orizzonte in cui le storie dei singoli individui vivono, impedendo così anche al pubblico di affrontare fino in fondo snodi ormai ineludibili della nostra esistenza come il terrorismo
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di intensa emozione
Giudizio Tecnico 
 
Il punto di forza del film è nell’immedesimazione di interpreti e personaggi ma non è altrettanto abile nella costruzione della tensione
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SOMEWHERE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/06/2010 - 12:00
Titolo Originale: Somewhere
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Sofia Coppola
Sceneggiatura: Sofia Coppola
Produzione: Roman e Sofia Coppola, American Zoetrope
Durata: 98'
Interpreti: Stephen Dorff, Elle Fanning, Laura Chiatti

Il noto attore cinematografico Johnny Marco vive da solo in un albergo di Los Angeles. Esegue pazientemente quanto gli viene richiesto dalla produzione (servizi fotografici, prove di trucco, conferenze stampa) ma nel tempo libero resta rinchiuso in albergo, consumando  ragazze , alcool e qualche pasticca. Un giorno arriva Cloe, la  figlia 11enne per restare con lui una settimana (la madre ha deciso di andarsene dalla città) e questo cambiamento di programma lo costringe a riflettere sul senso della sua vita...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il protagonista prende coscienza del vuoto della sua esistenza, ma non ha sufficiente onestà per trovare nell'affetto da portare agli altri la soluzione ai suoi problemi
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di nudo. Descrizione di un ambiente caratterizzato da un consumismo sessuale diffuso
Giudizio Tecnico 
 
Sofia Coppola si conferma una lucida e brava regista ma solo il personaggio della piccola Cloe risulta ben riuscito
Testo Breve:

Sofia Coppola, ci racconta una nuova storia di solitudine e desolazione umana nel contesto sfavillante dell mondo del cinema

Dopo la parentesi storico-pop di Marie Antoniette, Sofia Coppola torna alle tematiche e agli stilemi già espressi in Lost in Translation:  la noia esistenziale di un attore di successo, un anonimo albergo che diventa per lui un rifugio dorato, una città tanto sfavillante di luci quanto anonima, una giovane donna (o bambina in quest'ultimo caso) che lo mette, per contrasto, di fronte al vuoto della propria esistenza.

Sofia conferma il suo stile: il suo sguardo è lucido, tagliente: indugia sulle singole inquadrature, quasi a invitare lo spettatore a prendere tempo per  assaporarne i dettagli, per cogliere l'atmosfera dell'ambiente.  Si tratta sicuramente di uno stile autoriale ben caratterizzato che però rischia di risultare non attraente per il grande pubblico.

Se il primo film  era ambientato a Tokio, qui Sofia Coppola gioca in casa (il film non manca di annotazioni autobiografiche); è questo il motivo probabilmente per cui la sua ricostruzione del mondo del cinema di Hollywood si carica di una tagliente quanto amara polemica, tipica di chi lo conosce molto bene e in fondo lo ama: intorno a Johnny  che ha raggiunto il successo si muove una corte di aspiranti attori e attrici desiderosi anche solo di ricevere un saluto da lui ma é sopratutto contro l'universo femminile  che si abbatte il sarcasmo tagliente dell'autrice: tutte le donne che appaiono nel film pare non abbiano altra aspirazione che andarsi a infilare senza troppi preamboli nel letto di Johnny.

Il tema trattato da Sofia è lo stesso nei tre i film: il vuoto della libertà, l'alienazione di protagonisti nella cui esistenza la differenza fra l'essere e l'apparire raggiunge il parossismo:  se Johnny ubbidisce come un automa alla efficiente segretaria di produzione e si presta per ore a sedute di trucco, se esibisce a comando il suo sorriso più smagliante per un servizio fotografico, il Bob di Lost in Translation  asseconda con rassegnata passività tutte le richieste del fotografo che deve realizzare lo spot pubblicitario per cui è stato ingaggiato. Anche Marie Antoniette non sfugge alla regola: una volta assecondata la rigida etichetta di corte, la giovane regina resta disorientata nella sua libertà e non le resta altro che stordirsi con feste prolungate fino al mattino. Se però la giovane regina francese esprime  una vitalità che non trova un punto di applicazione, nel caso di Jonny è proprio la vita che viene meno;  il vuoto che si porta dentro  lascia  spazio solo a un annoiato consumismo sessuale.
Sarebbe forzare le intenzioni dell'autrice il pensare che abbia voluto indicare la decadenza della nostra società  super tecnologizzata  e impersonale (sia che si tratti di Tokio come di Los Angeles)  come la causa principale della passività dell singolo: è più facile che voglia trasmetterci la coesistenza di due crisi in parallelo, di due gusci vuoti che hanno perso la loro sostanza.

L'unico personaggio messo a fuoco in modo superbo è quello della figlia: Cloe ha una vita piena di impegni post-scolastici (danza classica, pattinaggio, tennis, soggiorno estivo in campeggio ) come lo può essere quella di una bambina di famiglia benestante ma ancor più di una figlia di genitori divorziati, che debbono continuamente escogitare qualcosa per tenerla impegnata quando loro hanno altro da fare. Abituata a stare da sola, ha già imparato a cavarsela  in tante cose: sa cucinare, sa programmare le sue attività con il personal computer. Ma dopo la settimana passata con il padre che la lascia all'ingresso del campeggio estivo, la tristezza arriva impetuosa: il suo essere un pacco spostato da un genitore all'altro, il timore che la madre l'abbia ormai definitivamente abbandonata prendono in lei per un momento il sopravvento.

Molto meno riuscita la figura del protagonista: la vicinanza con la figlia finisce per esaltare la sua solitudine, il vuoto di senso che si porta dentro ma Johnny  reagisce con la disperazione, invece di trovare soluzioni più a portata di mano, come lo stare a più vicino a sua figlia

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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