Non classificato

Il film non fa parte di nessuna categoria

SUL MARE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 13:47
Titolo Originale: df
Paese: Italia
Anno: 2010
Regia: Alessandro D'Alatri
Sceneggiatura: Anna Pavignano, Alessandro D'Alatri
Produzione: Buddy Gang, Warner Bros Entertainment Italia
Durata: 100'
Interpreti: Dario Castiglio, Martina Codecasa, Nunzia Schiano, Vincenzo Merolla

Salvatore ha vent'anni, è nato e cresciuto a Ventotene. D'estate porta con la sua barca in giro i turisti: è un bel ragazzo e non fa fatica a trovare clienti. Per l'inverno sbarca il lunario facendo il muratore,  pagato in nero. Un giorno d'estate conosce Martina, studentessa genovese e dopo una giornata al mare (lei è una esperta subaquea) si innamorano perdutamente. L'estate finisce e Salvatore non pensa che a lei. Ma al telefono Martina non risponde e il ragazzo sta ormai perdendo la speranza di rivederla. Poi, l'estate successiva, Martina arriva di nuovo a Ventotene; Salvatore ritrova tutto lo slancio del suo amore mai sopito anche se Martina resta troppo silenziosa e misteriosa...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film di D'Alatri ha il merito di parlarci dell'Amore con l'A maiuscola, quello che è in grado di coinvolgere la totalità del nostro essere e di farci desiderare che duri tutta la vita.
Pubblico 
Maggiorenni
Qualche scena sensuale e di nudità parziale. La madre, pur di vedere felice suo figlio, acconsente che i due convivano in casa sua per un'estate
Giudizio Tecnico 
 
I due personaggi sono tratteggiati con molta cura. La storia ha qualcosa di incompleto, di frettolosamente concluso

Il film parte piano (Salvatore incontrerà Martina a mezz'ora dal film): D'alatri ci vuole prima presentare il ragazzo, la sua famiglia ma ancor più Ventotene,  per abituare anche noi ai tempi lenti di un'esistenza che non si evolve,  scandita dall'alternanza delle stagioni che qui sono solo due (come i lati del materasso - osserva Salvatore): quello sfavillante dell'estate a cui segue il ventoso letargo invernale.

Salvatore è un bravo ragazzo che vive in una realtà fatta di poche cose ma fondamentali: il mare, la  barca tirata a lucido, i  genitori, la nonna che sta in collina e che cucina tanto bene, gli amici, la casa con le finestre che si affacciano sulla distesa blu. Ma è proprio questo esercizio di semplicità che forma e prepara l'animo di Salvatore ad accogliere l'amore, quando arriverà,  nella sua essenziale verità.

La sua vita è serena ma finora ha potuto solo intuire cosa sia l'amore osservando gli amici che lo hanno già trovato; è abituato a riflettere e cerca di capire da loro cosa realmente sia.

Quando incontra Martina, di colpo tutto si attualizza, nel modo più semplice e chiaro.  "L'amore è fatto di desideri, di fiducia e sincerità. Tutte queste cose le sento. Per questo sono sicuro che ti amo": le dice Salvatore; il suo cuore è generoso, disponibile  e si lascia afferrare da questo amore interamente, ne coglie spontaneamente l'essenza: per vivere ha bisogno di fedeltà reciproca e di una promessa che duri tutta una vita.  E' un cambiamento totale della propria esistenza e per entrambi si trasforma quasi da subito in un doloroso cammino di crescita.
Se Martina, dopo la sua partenza non gli telefona più, Salvatore semplicemente ne muore, perché per lui ormai quell'amore è diventato il motivo della sua esistenza e le piccole cose di ogni giorno restano ora appiattite di fronte alla sua grandezza: "prima, con il mare mi sembrava di avere tutto, ora non ho più niente".

Martina è diversa. Si innamora di Salvatore ma il suo cuore non procede in linea retta, è un magma di sentimenti contrastanti; sappiamo poco di lei ma comprendiamo che la sua vita è stata ed è complicata, forse troppi amori che non erano amori,  forse si è tenuta il suo cuore per sè senza coinvolgerlo mai completamente:  "finora ho sempre dato la colpa agli altri. Nessuno mi avrebbe mai obbligata a far niente se non glielo avessi permesso.  Sono io che ho scelto che certe cose non succedessero". Martina percepisce che quell'amore potrebbe modificare la sua esistenza e  in un momento di sincerità chiede a Salvatore di "essere salvata"; sa di non riuscire a trovare in sè la generosità sufficiente per farsi curare da questo amore.

In un momento dove l'abbondante e invasiva produzione di Moccia ci presenta personaggi che sembrano di plastica, Alessandro D'Alatri ha il grande merito di farci ricordare cosa sia realmente l'amore: un coinvolgimento totale e incondizionato della nostra persona.  Al contempo ci ricorda che non è più facile oggi percepirlo nella sua forma originaria e la scettica  e infelice Martina fa da contrappunto a un Salvatore che per provare ciò che prova, lo dobbiamo immaginare nato e cresciuto su di un isola.

Nei film di D'Alatri è sempre stata presente una forte tensione civile: in Casomai evidenziava la carenza di scuole materne pubbliche edi un fisco vessatorio per le famiglie; in La febbre puntava il dito sulla lentezza della burocrazia e la corruzione di certa classe politica; ora in questo film ci parla del  lavoro in nero nei cantieri, della mancanza di sicurezza e delle morti bianche.
Si tratta però di un filone del racconto  che scorre in parallelo (Salvatore, d'inverno, lavora in cantiere senza contratto) senza integrarsi molto con il tema principale e  se  prenderà il sopravvento nella parte finale del film  fino a determinare la conclusione della storia,  appare quasi un espediente che lascia con l'amaro in bocca perchè ci congeda dai due protagonisti troppo frettolosamente.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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UNA PROPOSTA PER DIRE SI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 13:17
Titolo Originale: Leap Year
Paese: USA/Irlanda
Anno: 2010
Regia: Anand Tucker
Sceneggiatura: Deborah Kaplan e Harry Elfont
Produzione: Gary Barber, Roger Birnbaum, Jonathan Glickman, Chris Bender, Jake Weiner per Universal Pictures / Spyglass Entertainment
Durata: 100'
Interpreti: Amy Adams, Matthew Goode, John Lithgow

Anna Brady, stufa di aspettare una proposta di matrimonio dal fidanzato cardiologo, decide sfruttare un’antica tradizione irlandese che permette alle donne di “farsi avanti” il 29 febbraio negli anni bisestili. Parte allora per raggiungere il fidanzato a Dublino, ma una serie di imprevisti si mettono sulla sua strada e l’unico in grado di portarla alla meta sembra lo scontroso proprietario di un pub irlandese, Declan…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La storia si mantiene nel genere ella commedia romantica dove tutto è bene quel che finisce bene, ma fa riferimento a relazioni prematrimoniali e qualche battuta a fondo sessuale
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena sensuale e battuta a sfondo sessuale
Giudizio Tecnico 
 
Il film fatica a trasformarsi in una storia minimamente credibile e originale. Gli sceneggiatori confusi dal qualunquismo imperante che regna anche nel mondo delle relazioni finiscono per ripetere moduli un po’ triti nella speranza che un’ambientazione originale li rivitalizzi
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'UOMO NELL'OMBRA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 13:08
Titolo Originale: Ghostwriter
Paese: Francia
Anno: 2010
Regia: Roman Polanski
Sceneggiatura: Robert Harris e Roman Polanski dal romanzo di Robert Harris
Produzione: Roman Polanski, Robert Benmussa e Alain Sarde per RP Films/ France 2 Cinéma/ Elfte Babelsburg Films/ Ruteam III
Durata: 131'
Interpreti: Ewan MacGregor, Pierce Brosnan,Tom Wilkinson

Uno scrittore specializzato nella stesura di “autobiografie” di personaggi dello spettacolo viene ingaggiato come ghostwriter per terminare le memorie di un ex primo ministro inglese, Adam Lang, dopo che lo scrittore che lo ha preceduto è morto in circostanze misteriose. Si trasferisce così in un’isola al largo delle coste americane dove l’uomo politico, oggetto di pesanti contestazioni per la sua politica estera, vive con la moglie e pochi collaboratori. La situazione si fa più complicata quando l’ex-premier viene accusato davanti ad un tribunale internazionale per i diritti umani a causa del suo ruolo nel rapimento e nella tortura di presunti terroristi e lo scrittore comincia a sospettare che dietro le memorie di nasconda un altro mistero…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Film di genere che però finisce per trasmettere una sfiducia fondamentale nella realtà in senso complottistico
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena sensuale e di nudo, scene di tensione nei limiti del genere.
Giudizio Tecnico 
 
Polanski dimostra, come al solito, un ottimo mestiere nel costruire atmosfere di tensione e mistero, ma di sicuro siamo lontani dalla vera genialità.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SCONTRO TRA TITANI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 12:51
Titolo Originale: Clash of the Titans
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Louis Leterrier
Sceneggiatura: Matt Manfredi e Phil Hay
Produzione: Legendary Picters/ Thunder Road Pictures/ Warner Bros Pictures
Durata: 110'
Interpreti: Sam Worthington, Liam Neeson, Gemma Atherton, Ralph Fiennes, Mads Mikkelsen

Di fronte alla ribellione del re di Argo, che si rifiuta di adorare gli dei olimpi e si paragona a loro, Zeus, su suggerimento del fratello Ade, decide di scatenare contro gli uomini il Kraken, il terribile mostro usato per sconfiggere i Titani. L’unico modo di scongiurare il disastro sarebbe offrire in sacrificio la principessa Andromeda. L’unico a poter salvare la città e la principessa è Perseo, semidio figlio di Zeus, che parte con un gruppo di coraggiosi compagni in una missione disperata…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
ll sottotesto antireligioso è talmente confuso (gli dei sono capricciosi ed egoisti e hanno bisogno degli uomini, dato che si nutrono delle loro preghiere , ma questi ultimi a loro volta si ergono loro stessi a divinità) che probabilmente sfuggirà agli spettatori meno attenti
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena violenta, una scena sensuale
Giudizio Tecnico 
 
E' inutile prendere troppo sul serio una sceneggiatura che di sicuro non lo merita. E' evidente che la coerenza e la psicologia erano l’ultima preoccupazione degli autori di questo filmone dai grandi effetti speciali.

Remake di un film non eccezionale ma diventato poco a poco un piccolo cult, questo film fantasy-eroico ha ben poco a che fare con la mitologia greca a cui dovrebbe ispirarsi (per questo meglio rivolgersi al divertente Percy Jackson, che attualizza con più intelligenza molti episodi di questa storia) e punta tutto su scene d’azione non sempre brillantissime a scapito di storia e personaggi.

Inutile stare a rimarcare l’incrocio un po’ peregrino tra leggenda greca (che vuole Zeus unirsi alla madre di Perseo, Danae, in forma di pioggia d’oro) e arturiana (in cui Uther Pendragon penetra nel castello nemico e mette incinta la moglie del nemico presentandosi con le sue stesse sembianze) riportato allo spettatore dalla narratrice Io (una poco convincente Gemma Atherton). Sarebbe prendere troppo sul serio una sceneggiatura che di sicuro non lo merita.

Tra scorpioni giganti, mostri marini, arpie volanti, un dio degli inferi che assomiglia inquietantemente al mostro fumoso di Lost, dei olimpi sbarluccicanti e una Medusa serpentina, è evidente che la coerenza e la psicologia erano l’ultima preoccupazione degli autori di questo filmone dai grandi effetti speciali per cui il 3D rappresenta probabilmente la scorciatoia più efficace per lo stomaco, se non per il cuore, degli spettatori.

Il sottotesto antireligioso (gli dei sono capricciosi ed egoisti e hanno bisogno degli uomini, dato che si nutrono delle loro preghiere, ma questi ultimi si sono stufati e dicono basta, salvo poi ergersi loro stessi a divinità o appena viene fuori un pericolo ripiombare nel fanatismo più bieco e umiliante) è talmente confuso che probabilmente sfuggirà agli spettatori meno attenti, ma fa comunque specie vedere l’eroe Perseo (l’australiano Sam Worthington, che deve decisamente imparare a scegliersi i film se vuole rimanere sulla cresta dell’onda dopo Avatar) fare i capricci e rifiutare i doni del padre Zeus, e decidere che compirà la sua missione da uomo, come se si trattasse dell’ultimo Agnelli che inizia dalla catena di montaggio o di un pessimo sindacalista del genere umano.

Attorno al protagonista una sfilza di comprimari poco o nulla delineati e un’accompagnatrice, Io, immortale ma non divina, che probabilmente serve per bilanciare un po’ il tono tutto maschile della pellicola, e che va a sostituire, non si sa bene perché, nel cuore di Perseo, la povera Andromeda, qui ridotta ad una specie di principessa crocerossina e missionaria pronta al sacrificio, che alla fine sopravvive, ma senza il suo “principe azzurro”.

Il cast, non si sa come, conta una serie di bei nomi (Liam Neeson, Ralph Fiennes, Mads Mikkelsen) che abbiamo visto più utilmente impegnati altrove e che qui si suppone siano intervenuti solo perché attirati dal cachet. I dialoghi risibili messi in bocca a loro e agli altri personaggi sono pronti per essere parodiati in un qualsiasi “serio” film comico. C’è da dire che, incassati i prevedibili milioni al primo weekend di programmazione, Scontro di titani offre ben poco di nuovo al panorama del cinema storico-mitologico che, invece, da 300 in avanti sembra stare vivendo una nuova primavera.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GREEN ZONE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 12:23
Titolo Originale: Green Zone
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Paul Greengrass
Sceneggiatura: Brian Helgeland dal volume Imperial Life in the emerald City di Rajiv Chandrasekaran
Produzione: Tim Bevan, Eric Fellner, Lloyd Levi e Paul Greengrass per Working Title Films/Relativity Media/Studio Canal
Durata: 136'
Interpreti: Matt Damon, Greg Kennear, Brendan Gleeson

Iraq, primavera 2003. Il capitano Roy Miller guida una delle squadre incaricate di rintracciare le armi di distruzione di massa che sono state il principale casus belli per l’attacco degli americani e dei loro alleati nel paese del Golfo. Dopo diverse operazioni andate a vuoto Miller, su segnalazione di un civile irakeno, si imbatte in una riunione segreta di alcuni ex pezzi grossi del regime, gli stessi a cui stanno dando la caccia sia la CIA che l’intelligence che dipende direttamente dal Governo. È così che Miller comincia a sospettare che ci sia qualcosa di poco chiaro nei rapporti che gli sono stati forniti e decide di andare a fondo alla questione. Ma c’è qualcuno che non ha nessun interesse a che la verità venga scoperta…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Due personaggi positivi, l’eroico soldato Damon e “Freddie”, l’irakeno che rigetta l’occupazione ma pure gli accordi con i sopravvissuti di un regime senza scrupoli, ci danno speranza che alla fine la verità trionferà
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di violenza e tensione nei limiti del genere
Giudizio Tecnico 
 
La solidità delle interpretazioni e della regia fa di Green Zone un film godibile e interessante per la semplice efficacia nel raccontare eventi che continuano a pesare sulla cronaca dell’oggi.

Reduce dalla felice esperienza comune dei vari Bourne, Greengrass e Damon si ritrovano sullo schermo per raccontare una vicenda di intrighi internazionali e verità nascoste questa volta tragicamente autentica.

Attraverso gli occhi di un soldato convinto della necessità del suo “sporco lavoro” e lo sguardo nervoso della macchina da presa di Greengrass, lo spettatore viene guidato nelle pieghe degli interessi (e delle menzogne) che accompagnarono l’inizio della seconda guerra in Iraq. La connivenza (o per lo meno l’ingenuità colpevole) dei giornalisti assetati di scoop che assecondarono le forzature di chi spingeva per l’intervento armato mettendo da parte le vie diplomatiche è un aspetto interessante di un film in cui per una volta nemmeno la CIA ha il ruolo del “cattivo”.

Nel caos iracheno le caratterizzazioni non hanno a dire il vero troppe sfumature: il politico senza scrupoli con la faccetta innocua di Greg Kennear, l’agente CIA un po’ cinico di Brendan Gleeson, l’eroico soldato Damon, ma soprattutto “Freddie”, l’irakeno comune che rigetta l’occupazione, ma pure gli accordi con i sopravvissuti di un regime senza scrupoli.

Tutti i personaggi sono costruiti e posizionati nel racconto per guidare in modo forse un po’ didascalico (ma non per questo meno coinvolgente) in un percorso di rivelazioni che indica le diverse responsabilità, ma non dà facili soluzioni.

Anzi, indica chiaramente le drammatiche prospettive che la distanza dagli eventi narrati (dal 2003 ad oggi) ha reso evidenti. I progressi della situazione irakena (che persino gli osservatori più critici hanno notato negli ultimi mesi) non tolgono nulla al dramma di un paese che dopo anni sotto un regime terribile non ha certo abbracciato la democrazia obliterando il proprio passato di guerre tribali e conflitti religiosi (questi ultimi invece tragicamente peggiorati).

Detto questo, proprio l’evidenza dell’assunto – già ampiamente percorso dalla stampa e dalla televisione – rende per certi versi il film un po’ meno efficace se non altro per lo spettatore più informato che non affronti la visione come quella di un qualunque film action (magari anche sviato da una promozione sensazionalistica e un po’ miope). Quello che il coraggioso capitano Miller va a scoperchiare è un pozzo di cui si sa ormai un bel po’ e la concitazione dell’azione, che lascia poco spazio all’approfondimento dei personaggi, finisce per far puntare tutto su un intreccio in fondo anche prevedibile.

Detto questo la solidità delle interpretazioni e della regia fa di Green Zone un film godibile e interessante per la semplice efficacia nel raccontare eventi che continuano a pesare sulla cronaca dell’oggi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY CINEMA 1
Data Trasmissione: Mercoledì, 9. Marzo 2011 - 21:10


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AGORA Recensione di Franco Olearo

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 11:44
Titolo Originale: Agora
Paese: USA, Spagna
Anno: 2009
Regia: Alejandro Amenàbar
Sceneggiatura: Mateo Gil, Alejandro Amenàbar
Produzione: Hinenòptero, Mod Producciones, Telecinco Cinema, Cinebiss
Durata: 126'
Interpreti: Rachel Weisz, Max Minghella, Asharaf Barhoum, Sami Samir

Il film di Alejandro Amenàbar tratta di un luogo e di un'epoca estremamente interessanti. Nel IV secolo la  mezzaluna di costa che  da Alessandria d'Egitto si porta fino a  Efeso, Pergamo, Antiochia, Costantinopoli,  racchiudeva, con l'eccezione di Roma, le città più popolose del mondo allora conosciuto, ricche di storia, cultura e di arte.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film ideologico che vuole dimostrare come tutte le fedi finiscano per essere irrazionali, intolleranti, violente. Il film ricostruisce i fatti avvenuti alla fine del IV secolo ad Alessandria d'Egitto con sufficiente aderenza alle fonti storiche dell'epoca
Pubblico 
Adolescenti
Scene di violenza fra partiti avversi. Una sequenza di nudo molto rapida. E' necessaria una buona preparazione sulla storia del mondo antico per poter giudicare analizzare criticamente la tesi portata avanti dall'autore
Giudizio Tecnico 
 
Eccezionale ricostruzione dell'antica Alessandria d'Egitto. Buona prova dell'attrice Rachel Weisz nei panni della scienziata e filosofa Ipatia.

Era da poco iniziato il terzo periodo del rapporto fra cristianesimo e paganesimo: dopo quello delle persecuzioni e quello della libertà religiosa a partire da Costantino, era iniziata la fase di un cristianesimo maggioritario e dal 380, con  l'editto di Tessalonica  dell'imperatore Teodosio, gli era stato riconosciuto lo status di religione di stato.
E' un momento decisivo anche per il raggiungimento di una compiuta comprensione della nuova fede: nel concilio di Efeso del 431  che vide contrapposti il patriarca  Cirillo di Alessandria (figura determinante per questo film) e Nestorio, patriarca  di Costantinopoli, venne confermata la visione del primo: l'inscindibilità cioè fra la natura umana e quella divina in Cristo, portando in piena luce il significato dell'incarnazione e consentendo che Maria venisse appellata come madre di Dio.

Indubbiamente questi passaggi epocali non furono indolori: come ancor oggi è difficile trattenere i tifosi di squadre opposte alle partite di calcio, anche allora i seguaci della vecchia  e della nuova fede, quando diventavano folla,  avevano bisogno di un potere civile dal polso fermo e di guide spirituali che ne riconoscessero l'autorità. Quando nel 387 a Gallinico fu bruciato un tempio pagano e una sinagoga da alcuni monaci esaltati che erano stati provocati a loro volta e fu ordinato dall'imperatore al vescovo locale di ricostruire il tempio, S. Ambrogio riconobbe il diritto dell'Imperatore di "emendare il malfatto" ma si oppose a che i cristiani operassero a favore di un culto che non era loro.

E' strano quindi che un periodo così interessante sia stato approfondito (con l'autorevole eccezione de serial TV  Agostino della Lux Vide andato in onda su RaiUno) da due autori che con il cristianesimo vogliono aver poco a che fare : Alejandro Amenàbar con Agora  e lo scrittore egiziano Youssef Ziedan con il suo libro Azazel, vincitore del premio internazionale 2008 per il miglior romanzo in lingua araba (edizioni Neri Pozzi, 2010).
Mentre il regista spagnolo è sopratutto un antireligioso che vede tutte le fedi come superstizioni cariche di intollerante dogmatismo, l'autore egiziano ricostruisce il conflitto fra Atanasio e il vescovo Cirillo di Alessandria al concilio di Efeso prendendo le difese di quest'ultimo; la concezione di Atanasio orientata a privilegiare la natura divina su quella umana è più consona alla sensibilità di un mussulmano.

Il film Agora si può definire ideologico: l'autore ha qualcosa di preciso da dire e plasma il materiale narrativo a beneficio di ciò che vuole effettivamente trasmetterci. Lo era anche il suo lavoro precedente,  Mare dentro sul tema dell'eutanasia: in esso si poneva come assioma la libertà di ognuno di decidere quando e come morire e venivano ridicolizzati  tutti i personaggi che nel film  la pensavano diversamente.
Questa volta il suo comportamento è più accorto: la ricostruzione dei fatti dell'epoca, per quel poco che ci è stato tramandato è sufficientemente attendibile (con le eccezioni che diremo) e i personaggi del tempo ci sono tutti: Ipatia e il padre Teone, geometra e filosofo; il patriarca di Alessandria Teofilo a cui succede nella carica Cirillo (lo storico Tillemont di lui aveva detto: "San Cirillo è santo, ma non si può dire che tutte le sue azioni siano sante" ). Il prefetto Oreste, che cercò di contrastare Cirillo (in modo molto più deciso di quanto appare nel film) e come risposta fu colpito con il lancio di una pietra dal monaco Ammonio, che fu immediatamente giustiziato. Ci sono anche i parabolani, una confraternita per il soccorso agli infermi, "che di fatto costituivano un vero e proprio corpo di polizia che i vescovi di Alessandria usavano per mantenere nelle città il loro ordine»" secondo quanto ci tramanda lo storico Socrate Scolastico.

Il film concentra il racconto su due episodi realmente avvenuti: la distruzione del tempio di Serapide nel 391 con la piccola biblioteca ad esso annessa per mano degli incolti cristiani (anche se il film lascia intendere che si sia trattato della grande e più famosa biblioteca di Alessandria ) e la cacciata degli ebrei dalla città su istigazione di Cirillo. Infine la barbara uccisione di Ipatia da parte dei fanatici parabolani, ritenuta in grado di influenzare negativamente il prefetto Oreste, la cui gravità non può essere in alcun modo attenuata.

L'innesto dell'ideologia di Alejandro nella storia inizia proprio con la  figura di Ipatia. La sua visione atea e distante da qualsiasi fede ("il vostro Dio non ha dimostrato di essere più giusto o più dignitoso dei suoi predecessori - io credo nella filosofia")  la rende una illuminista ante litteram (più propriamente una kantiana, con la sua fiducia nella ragion pura; in realltà la vera Ipatia,  seguace del neoplatonismo, fu certamente in grado di concepire una visione trascendente della realtà).
Anche il  concetto  di tolleranza da lei espresso  ("sono più le cose che abbiamo in comune che quelle che ci dividono")  è veramente prematuro: dovremo aspettare il seicento o meglio ancora il settecento per coglierne le prime espressioni.  L'alternativa che l'autore porta avanti per mezzo del personaggio Ipatia rispetto a quei periodi turbolenti ma appasionanti, quella cioè di una scienziata, tutta dedita agli studi ma indifferente  al sentire dei più, è troppo elitaria e  debole per essere efficace. Più che la tolleranza,  ciò che era conosciuto nel mondo pagano era piuttosto un sincretismo fra tanti dei per una  fede che cotituiva un  fatto squisitamente  pubblico; il cristianesimo porta invece per la prima volta le categorie del vero, del falso e dell'intimo convincimento in un discorso religioso. 

Ciò che è mancato al regista  è il dare una risposta nel suo film a come mai fino a quel momento (cioè fino a quando il cristianesimo non è diventato religione di stato) questa fede  sia stata capace di diffondersi in modo spontaneo senza che alcuno la imponesse, fino a venir accettata liberamente dalla maggioranza della popolazione, fenomeno che non ha eguali nella storia e che sarebbe continuato anche dopo che l'impero romano (e quindi anche dopo quegli stessi imperatori che l'avevano imposta),  sarebbe crollato.
Unica eccezione, una rapida sequenza nella quale l'autore sottolinea l'impegno e l'originalità della nuova fede nel prendersi cura dei malati e dei più bisognosi.

Si potrebbe accettare il film del regista spagnolo come una critica costruttiva, un messaggio contro ogni forma di fondamentalismo, uno stimolo per evitare gli errori del passato, ma questa ipotesi non è percorribile.

Se infatti non possiamo che deprecare insieme a lui il fatto che degli esseri umani perdono la vita per dei conflitti religiosi, non siamo con lui nel successivo passo logico: la condanna  della fede di per sè, in qualsiasi forma, perché fonte di fanatismo, violenza, divisione fra i popoli e chiusura alla ricerca libera della ragione.

La fede cristiana viene travisata in molti passaggi del film. La Sacra Scrittura viene interpretata alla lettera per divenire un'arma contro gli avversari (strano, visto che proprio il cattolicesimo non si può definire una "religione del libro").
Il cristianesimo viene accusato di disprezzare la cultura classica; al contrario, negli stessi anni in cui si sviluppa la storia, al concilio di Efeso si vedrà quanto fecondo sia stato l'incontro fra cristianesimo e filosofia greca: quest'ultima fornirà  quella terminologia e quei concetti che saranno determinanti per  risolvere delicate dispute teologiche.
L'idea che la nuova fede trascuri o disprezzi il mondo femminile si scontra contro il fatto che furono proprio le donne  un fattore determinante per la sua diffusione, grazie alla dignità conseguita con l'indissolubilità del matrimonio  e la condanna dell'aborto e dell'infanticidio, un tempo decisione inappellabile del pater familias.
L'autore infine non riesce a trattenersi da una feroce ironia, quando subito dopo le immagini della morte di Ipatia, una didascalia appare sullo schermo  per ricordare che il vescovo Cirillo è stato fatto santo dalla Chiesa. In realtà, all'epoca in cui visse Ipatia, Cirillo si preoccupò sopratutto di contrastare gli  eretici e gli ebrei della città; i suoi scritti specificatamente contro i pagani sono datati nel 420-430, molto dopo la morte della scienziata.

Amenàbar, questo enfant prodige del cinema spagnolo,  sa sicuramente muovere la macchina da presa e portare avanti la narrazione in modo coerente ed efficace. La rappresentazione dei templi, delle strade di Alessandria, l'agorà dove gli uomini antichi erano soliti riunirsi e discutere di tutto,  sono forse le più belle immagini del mondo classico che sono apparse sullo schermo. Il fiilm ha goduto di un sostanzioso contributo dal governo spagnolo e si vede. Come europei  possiamo che esser orgogliosi del fatto che in termini di tecnologia digitale il film non ha nulla da invidiare ai blockbuster americani.
Rachel Weisz interpreta molto bene la figura di una scienziata dedita agli studi ma che sa anche essere madre, sorella, consigliera dei suoi allievi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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AGORA recensione di Claudio Siniscalchi

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 11:32
Titolo Originale: Agora
Paese: USA, Spagna
Anno: 2009
Regia: Alejandro Amenàbar
Sceneggiatura: Mateo Gil, Alejandro Amenàbar
Produzione: Hinenòptero, Mod Producciones, Telecinco Cinema, Cinebiss
Durata: 126'
Interpreti: Rachel Weisz, Max Minghella, Asharaf Barhoum, Sami Samir

Alessandria d'Egitto, 391 d.C. Mentre la filosofa e astronoma Ipatia cerca di comprendere il mistero dei movimenti degli astri, i pagani che si raccolgono intorno al tempio di Serapide decidono di prendere le armi per vendicare le offese subite dal loro dio da parte dei cristiani, scatenando la reazione di questi ultimi. L'imperatore Teodosio impone la pace con il suo esercito ma consente la distruzione dei templi pagani. Nel 414 d. C., quando è vescovo della città Cirillo, analoghe rappresaglie e contro rappresaglie scoppiano fra cristiani ed ebrei portando alla espulsione di questi ultimi. L'anno dopo, quando il prefetto della città Oreste cerca di contrastare l'influenza del vescovo Cirillo, sarà Ipatia con la sua morte a subirne le conseguenza, per una forma di rappresaglia di alcuni monaci fanatici verso il suo ostinato paganesimo e l'influenza che essa esercitava sul prefetto.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
“Agorà” è dichiaratamente un film anti-cattolico; i cristiani sono una setta rozza, intollerante, sanguinaria e persino incendiaria, poiché appiccano il fuoco alla meravigliosa biblioteca di Alessandria.
Pubblico 
Adolescenti
Scene di violenza fra partiti avversi. Una sequenza di nudo molto rapida. E' necessaria una buona preparazione sulla storia del mondo antico per poter giudicare analizzare criticamente la tesi portata avanti dall'autore
Giudizio Tecnico 
 
Il film è troppo sofisticato, lento, complesso, astruso per soddisfare i gusti di massa; troppo semplice, scontato, ovvio per soddisfare palati più sofisticati.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PIACERE, SONO UN PO' INCINTA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/08/2010 - 14:22
Titolo Originale: The Back-up Plan
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Alan Poul
Sceneggiatura: Kate Angelo
Produzione: Todd Black, Jason Blumenthal, Steve Tosch per Escape Artists/ CBS Film
Durata: 110'
Interpreti: Jennifer Lopez, Alex O’Loughlin, Eric Christian Olsen, Anthony Anderson, Linda Lavin

Dopo anni di inutile ricerca dell’uomo giusto, determinata ad avere un bambino, Zoe decide di ricorrere all’inseminazione artificiale. Proprio dopo aver portato a termine l’operazione, però, incontra Stan, un aitante produttore di formaggi che inizia a corteggiarla. Zoe però scopre che la procedura ha avuto successo, quindi deve dire tutto a Stan se vuole che questa relazione possa avere un futuro…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Viene dato per scontato l’assunto del diritto di una donna ad avere un bambino a tutti i costi e con ogni mezzo
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene sensuali, linguaggio volgare, umorismo scatologico, messaggi etici sbagliati
Giudizio Tecnico 
 
Film con umorismo scatologico, qui pro quo improbabili e gag volgari inutili; il personaggio di Jennifer Lopez appare odioso e crudele
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA NOSTRA VITA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/08/2010 - 12:44
Paese: Italia
Anno: 2010
Regia: Daniele Lucchetti
Sceneggiatura: Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Daniele Lucchetti
Produzione: CATTLEYA, BABE FILMS, RAI CINEMA
Durata: 100'
Interpreti: Elio Germano, Raoul Bova, Isabella Ragonese, Luca Zingaretti, Stefania Montorsi, Giorgio Colangeli

Claudio è  caposquadra di una impresa edile; lavora con impegno ed è apprezzato dal suo datore di lavoro. A casa lo aspetta la moglie Elena e i suoi due figli, ai quali è legato da un forte affetto. La morte imprevista per parto della moglie indurisce il suo cuore: ritiene che ora l'unica cosa per cui vale la pena impegnarsi sia guadagnare più soldi, anche con mezzi illeciti. Ma Claudio si troverà ben presto invischiato in decisioni sbagliate...

Valutazioni
Il film offre un positivo esempio di affetto familiare e di solidarietà fra parenti che contrasta con il generale atteggiamento opportunista dei protagonisti e un eccesso di disinvoltura nei confronti di attività illecite
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio continuo. Alcuni atteggiamenti eticamente spregiudicati
Giudizio Tecnico 
 
Elio Germano ha meritatamente vinto il premio come miglior attore protagonista al Festival di Cannes 2010. Il regista ha felicemente scelto di adottare una ripresa da "cinema verità" per aumentare il realismo della storia.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA BELLA SOCIETA'

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/08/2010 - 12:27
Titolo Originale: LA BELLA SOCIETA'
Paese: Italia
Anno: 2010
Regia: Gian Paolo Cugno
Sceneggiatura: Gian Paolo Cugno e Paolo Di Reda
Produzione: GB Produzioni/Globe Films/Medusa Film;
Durata: 110'
Interpreti: Raoul Bova, Maria Grazia Cucinotta, Marco Bocci, David Coco, Giancarlo Giannini, Enrico Lo Verso

Per vivere in pace bisogna superare i traumi del passato. È il messaggio di un film disunito che sembra una fiction tv non tanto riuscita. Dalla Sicilia degli anni Sessanta a quella degli anni Ottanta, passando per Torino, la storia di due fratelli segnati dal segreto di una tragedia infantile.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una storia a tinte fosche e sensualità
Pubblico 
Maggiorenni
Due scene di sesso
Giudizio Tecnico 
 
Film corale che va avanti aggiungendo cosa a cosa. Giustappone tanti spunti narrativi che stanno assieme più per costrizione che per convinzione

Abbandonati dal padre contadino, i piccoli Giuseppe e Giorgio uccidono accidentalmente lo spasimante della madre, un produttore romano venuto nell’entroterra siculo per girare un film. Nell’incidente, Giorgio perde la vista. Per questo, anni dopo, il fratello lo porta a operarsi a Torino. Qui, con la sua compagna, li attende Nello, il figlio scapestrato del farmacista del paese. Il caso vuole, però, che i giovani si trovino a dover dar rifugio alla bella testimone di un omicidio commesso dalle Brigate Rosse. Bisogna allora far calmare le acque, e il gruppo di amici torna al Sud per restarci. Gli anni passano ancora. Questa volta è la lotta dei contadini siciliani a coinvolgere i nostri, tanto che Nello è colpito a morte durante una manifestazione. A peggiorare le cose, ricompare il padre del produttore alla ricerca della verità sul figlio scomparso decenni prima. Inoltre, Giuseppe diventa soffocante nel proteggere il fratello Giorgio, impedendogli di andare al Nord per a costruirsi una vita. Sarà il tempo a guarire, a una a una, le ferite di tutti i personaggi.

Film corale che va avanti aggiungendo cosa a cosa. Giustappone tanti spunti narrativi che stanno assieme più per costrizione che per convinzione. Si parte che sembra di essere in Nuovo Cinema Paradiso, poi comincia una sorta di rudimentale La Meglio Gioventù: l’oleografia mediterranea lascia il posto al drammone sociale, ma né le ragioni storiche né quelle politiche sono spiegate. La storia, così, va avanti a scatti, seminando buchi di sceneggiatura, con un montaggio poco oliato nei passaggi di scena. Le complicazioni che si abbattono a catena sui personaggi restano scollegate: nella mente del pubblico l’impressione di un operante destino avverso tende quindi a sfumare in quella, più prosaica, di sfiga accanita. Molte le ingenuità: su tutte Bova che possiede la Cucinotta sul tavolo della cucina (mentre il film tornatoreggia, ecco irrompere Il postino suona sempre due volte).

Il titolo: La bella società. La spiegazione dell’autore: è la società che i padri avrebbero voluto costruire per noi figli, senza esserci riusciti. Se non l’avesse detto, non ci saremmo arrivati: il tema nel film non è percepibile. Altra spiegazione: la parafrasi indica che il film intende rifarsi a La meglio gioventù. Come detto, in effetti, il modello è certamente quello. La distanza, però, è così grande, che titolo più prudente sarebbe stato opportuno.  

Autore: Paolo Braga
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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