Non classificato

Il film non fa parte di nessuna categoria

TONYA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 03/29/2018 - 08:51
Titolo Originale: I, Tonya
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Craig Gillespi
Sceneggiatura: Steven Rogers
Produzione: AI-FILM, CLUBHOUSE PICTURES, LUCKYCHAP ENTERTAINMENT
Durata: 121
Interpreti: Margot Robbie, Sebastian Stan, Allison Janney

Cresciuta da una madre esigente e anaffettiva, Tonya Harding tenta il riscatto attraverso il pattinaggio artistico, ma il suo carattere spigoloso e l’incapacità di adattarsi alle regole di un mondo fatto di apparenze le impediscono di arrivare sul gradino più alto del podio. Anche la sua vita privata è problematica, soprattutto quando, per sfuggire alla pressione materna, decide di sposare un uomo che la picchia… Ma l’ultimo e più noto capitolo della sua storia è quello legato all’aggressione alla collega Nancy Carrigan, nel 1994, alla vigilia dei Giochi Olimpici, di cui viene considerata mandante. Ma qual è la verità su Tonya?

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una madre ritiene giusto spronare sua figlia fino alla crudeltà purché diventi una campionessa, un rapporto malato e violento fra un uomo e una donna, la tentazione di eliminare la rivale nello sport con un atto criminale
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio continuo; rapporti coniugali impostati sulla violenza; cospirazione per eliminare con la violenza una rivale nello sport
Giudizio Tecnico 
 
Strepitosa interpretazione di Margot Robbie; premio Oscar 2018 come miglior attrice non protagonista a Allison Janney; il regista Gillespie dà ritmo, profondità e originalità a una storia avvincente di fragilità umana
Testo Breve:

La biografia di Tonya Harding, campionessa di pattinaggio artistico poi accusata di aggressione a una sua rivale. Un racconto avvincente che fa empatizzare con un essere umano imperfetto, che sa essere cattivo ma che si fa anche ammirare per la sua perseveranza e il suo talento.

Qual è la verità della vita di una persona? Quella che ci racconta lei? Quella di chi le sta vicino? Quella riportata dai giornali?

Interpretato e prodotto dalla talentuosa Margot Robbie, I, Tonya  è una biografia anomala, sorprendente, ma profonda che trova una modalità espressiva singolare, ma efficacissima per raccontare una cattiva (così venne dipinta Tonya Harding da tutta la stampa all’indomani dell’aggressione che avrebbe segnato la sua vita), decostruendo e ricostruendone la psicologia e la vicenda umana con un piglio che è quello del mockumentary (con tanto di “interviste” ricostruite ma verissime), ma senza perdere la capacità di coinvolgere ed emozionare.

La storia di Tonya, della sua vita da white trash, i suoi disperati tentativi di emergere contro tutto e contro tutti, il suo disperato desiderio di essere amata e accettata, possono prendere spesso i toni della farsa, ma sfidano nonostante tutto il pubblico a empatizzare con questo essere umano imperfetto, la cui cattiveria non ha nulla di grandioso e la cui miseria impariamo ad amare tanto quanto il suo talento.

Il mosaico dei personaggi che circondano la protagonista (talmente surreali che quando scopriamo sui titoli di coda che corrispondono perfettamente ai loro referenti reali l’impatto è notevole) è il perfetto corollario di un sogno americano fatto di mille illusioni e molte ipocrisie, un mondo e una società che ha bisogno di assegnare etichette e dove i trionfi non bastano a garantire la felicità.

Il film di Gillespie ha ritmo, profondità e originalità quanto basta a rendere attuale una vicenda vecchia ormai di vent’anni e la Robbie mette cuore e intelligenza in un personaggio con cui evidentemente simpatizza al di là dei limiti riconosciuti. La descrizione del rapporto tra Tonya e il marito Jeff attraverso i toni di un’ironia dissacrante riesce comunque a far emergere la logica perversa di un amore distruttivo e malato, che nasce come una fuga e si trasforma in una prigione, da cui non si può uscire, perché non si riesce nemmeno a immaginare di poter essere “amata” diversamente.

Brillanti tutti i comprimari, a partire da Allison Janney, nei panni della madre tiranna e sfruttatrice. Godibilissimi i siparietti che coinvolgono il marito di Tonya (Sebastian Stan, bravissimo a dare vulnerabilità, cattiveria e ottusità al suo personaggio) e il suo amico Shawn, artefici della rovina di Tonya, ma divertenti come una coppia di delinquenti usciti da un film dei fratelli di Coen o di Quentin Tarantino.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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HOSTILES - OSTILI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 03/27/2018 - 18:14
Titolo Originale: hostiles
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Scott Cooper
Sceneggiatura: Scott Cooper e Donald Steward
Produzione: WAYPOINT ENTERTAINMENT, IN COLLABORAZIONE CON BLOOM, LE GRISB
Durata: 127
Interpreti: : Christian Bale, Rosamund Pike, Wes Studi, Adam Beach, Ben Foster, Jesse Plemons, Rory Cochrane, Q'orianka Kilcher

Ambientato nel 1892, HOSTILES - Ostili di Scott Cooper racconta la storia di un capitano dell'esercito, Joseph Blocker (Christian Bale), che accetta con riluttanza di scortare un capo guerriero Cheyenne, un tempo sanguinario e violento, ora anziano e in punto di morte, (Wes Studi) e la sua famiglia fino alle loro terre natie. I due rivali affrontano un viaggio lungo e faticoso da Fort Berringer, un isolato accampamento nel Nuovo Messico, alle praterie del Montana. Durante il viaggio incontrano una giovane vedova, Rosalee Quaid (Rosamund Pike), colpita e spezzata nell’intimo da una tragedia causata dalla brutalità delle ostili tribù Comanche.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Ottima riflessione sul valore degli affetti, dei legami familiari, dell’amicizia e delle tradizioni. Interessante analisi delle diverse componenti implicate nella questione dell’integrazione razziale
Pubblico 
Maggiorenni
Numerose scene di violenza
Giudizio Tecnico 
 
Scott Cooper narra una storia sfaccetta e complessa, a volte lunga, ma nel complesso ben raccontata e chiara soprattutto nella descrizione degli aspetti emotivi del racconto. Splendida fotografia e ottima interpretazione soprattutto dei protagonisti
Testo Breve:

Un film al tramonto dell’epopea western, quando gli indiani, ormai sconfitti, debbo venir trasferiti nelle riserve a loro destinate. Un film duro che è un viaggio che trasforma l'ostilità fra bianchi e nativi americani in reciproca comprensione

Un western ma rivisitato con la mentalità dei giorni nostri in cui il tema della discriminazione razziale è percepito con rinnovata sensibilità e implica sfumature sottili e considerazioni non semplici. Cooper propone una storia carica di aspetti controversi, in cui i personaggi escono dai classici schemi.

La tempra vigorosa e forte della protagonista, la vedova Rosalee, è uno dei primi aspetti che salta agli occhi. Rosalee trova la forza di superare la paura e il dolore più grande in cui una donna possa incorrere attraverso un rinnovato coraggio e una lucida determinazione. Il suo è un viaggio oltre che materiale anche interiore che parte dalla sofferenza più oscura a profonda e arriva a riscoprire il valore umano della vita, anche della propria, anche quando privata di tutto sia al livello materiale che morale.

Attraverso l’esperienza del capitano Blocker invece Cooper trova la chiave giusta per raccontare un sentimento sfaccettato e complesso come l’odio. Anni di violenza feroce, di lotte e battaglie hanno forgiato in questo personaggio un animo duro, severo e quasi spietato. Eppure il contatto umano con il dolore, tanto quello della vedova quanto quello delle famiglie delle tribù indiane piagate da una guerra selvaggia e crudele, riesce ad aprire un varco nella sensibilità del capitano.

Tra violenza, affetti, tradizioni e riscoperta di comuni virtù umane, il viaggio dei soldati bianchi al fianco di una famiglia indiana e di una vedova porterà a riflettere sulla complessità della questione razziale, che vendette, morti e prevaricazioni non potranno mai risolvere, e sull’importanza di riuscire a trovare un punto di incontro tra civiltà e culture differenti. Al tempo stesso Cooper riesce trovare nei sentimenti umani e nei valori più semplici dell’amicizia e della famiglia quel comune denominatore che avvicina ogni uomo all’altro, qualunque sia la sua apparenza razziale.

Una fotografia stupefacente impreziosisce il film di colori, luci, ombre e panorami affascinanti, nonostante l’impiego di numerose scene di esplicita e a volte atroce violenza. Su tanti pregi del film solo il finale, che giunge in modo un po’ esasperato e scontato, lascia una certa delusione.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TRANGER THINGS (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Lun, 03/26/2018 - 21:59
Titolo Originale: Stranger Things
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Matt e Ross Duffer
Produzione: Matt e Ross Duffer
Durata: disponibile su Netflix
Interpreti: Winona Ryswr, David Harbour, Millie Bobby Brown, Natalia Dyer, Charlie Heaton, MIchael Wheeler, Matthew Modine

Nel 1983, nella cittadina di Hawkins, nell’Indiana, quattro inseparabili amici di dodici anni trascorrono la giornata fra la scuola, le scorribande in bici e giocando a Dungeons & Dragons ma in rapida successione accadono due eventi incomprensibili: uno di loro, Will, scompare senza lasciare traccia e mentre i tre amici si apprestano a cercarlo, si presenta  loro una ragazza, loro coetanea, che non parla, si fa chiamare solo Undici e si rifugia nel loro scantinato perché ha paura di venire rintracciata. La ragazza è infatti  fuggita da un laboratorio top secret del governo statunitense. La madre di Will riceve delle strane telefonate; si convince che il ragazzo stia cercando di mettersi in contatto con lei e chiede aiuto allo sceriffo della contea, Jim Hopper. Anche i ragazzi si convincono che Will non è morto e che Undici può aiutarli nella ricerca, perché dotata di poteri psichici eccezionali….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il serial sviluppa la sua trama horror in una comunità dove fra gli adulti le relazioni familiari sono fragili e fra i giovani si sviluppano frequenti casi di bullismo. Solo i tre ragazzi danno il buon esempio di un’amicizia che si esprime attraverso una concreta solidarietà
Pubblico 
Adolescenti con riserva
Il serial presenta scene spaventose e angoscianti che coinvolgono una ragazza dodicenne. Situazioni di conflitto familiare. Un rapporto prematrimoniale fra adolescenti. Netflix: VM14
Giudizio Tecnico 
 
Buona recitazione da parte di tutti i coprotagonisti, anche i più piccoli. Efficace disvelamento progressivo del mistero
Testo Breve:

In una cittadina che ricorda tanto quella del film ET-l’Extraterrestre, accadono eventi misteriosi e scompare un dodicenne. Un Serial ben realizzato ma troppo spaventoso per un pubblico che si potrebbe identificare con i protagonisti

Quando i gemelli Matt e Ross Duffer, ideatori e produttori di Stanger Things, nacquero nel 1984, E.T. – l’Extraterrestre di Steven Spielberger era uscito due anni prima;  Halloween - la notte della streghe di John Carpenter, nel ’78  e Aliens di James Cameron del 1979.  Nelle loro interviste i gemelli non hanno fatto mistero di aver voluto omaggiare i classici del cinema e della letteratura fantastica degli anni ottanta, cercando di trasmettere agli spettatori quello stimolo all'immaginazione e il desiderio di avventura che anche loro avevano provato.

A ciò occorre aggiungere la nostalgia per un mondo dove non si usavano i cellulari (i ragazzi in molte sequenze impugnano dei walkie talkie) e c’era più tempo per stare insieme. Al contempo si era ancora nel periodo della Guerra fredda e circolavano strane notizie su sinistri esperimenti portati avanti dalla CIA sulla psiche umana (nostalgia artisticamente ricercata anche di recente, dal premio Oscar La forma dell’acqua).

In effetti i richiami a ET sono molti: anche il film di Spielberg iniziava mostrandoci i ragazzi intenti a giocare a Dungeons and Dragons, a correre in bicicletta fra una loro casa e l’altra, tutte di tipo monofamiliare immerse nel verde. Anche nel serial c’è un’apparizione misteriosa: questa volta non si tratta di ET ma di una ragazza che si fa chiamare Undici, che parla pochissimo e che loro nascondono in cantina. Ma anche lei, come ET, fa levitare gli oggetti.

I riferimenti al film di Spielberg finiscono qui. ET- L’Extraterrestre era un capolavoro di poesia, l’esaltazione dei sogni dell’infanzia, della purezza e della fantasia dei bambini, Stranger Things appartiene invece al genere horror, non solo per il timore di quella “cosa aliena” che ogni tanto compare e rapisce dei ragazzi, ma per le sequenze dove una bambina viene sottoposta a esperimenti sempre più pericolosi e traumatizzanti. Anche le trame di contorno presentano situazioni che poco hanno a che fare con il mondo innocente di Spielberg. Gli ambienti familiari in cui vivono i ragazzi non sono sereni. Sono molte le separazioni e i conflitti fra coniugi e quando finalmente ci viene presentata una coppia tranquilla, quella dei genitori di Nancy, è lei la prima a costatare che si è trattato di un matrimonio di pura convenienza. E’ proprio Nancy, un’adolescente irrequieta, incapace di relazionarsi in modo sereno con sua madre, che si organizza la sua prima notte con un ragazzo che le piace. Si tratta quindi di un serial disarmonico, di genere horror, che tratta tematiche da maggiorenni ma pone come protagonisti dei dodicenni ed è stato questo il motivo per cui il lavoro è stato respinto da tutti i principali canali televisivi. Alla fine solo Netflix ha accettato di programmarlo vietandolo però in Italia, ai minori di 14 anni.

Il racconto si sviluppa, nella prima stagione, su otto puntate e gli autori sono stati abili nel diluire il disvelamento della verità lungo tutto l’arco narrativo, mantenendo sempre alta la curiosità dello spettatore. I personaggi sono tutti ben caratterizzati con una certa preferenza verso i nerd posti ai margini per la loro sensibilità: fra tutti Jonathan, il fratello del ragazzo scomparso, cresciuto senza un padre che si è allontanato presto da casa e Mike, il ragazzo che più degli altri riesce a comprendere e a stare vicino alla “diversa” Undici. In contrasto con loro ci sono i seguaci della pura ragione: Jim, il capo della polizia, che non ha alcun pregiudizio e avanza diritto verso la verità, meticoloso nel cercare prove e indizi, forse il personaggio più riuscito. Simile a lui è Lucas, il ragazzino afroamericano, che non fa passi avanti nella ricerca finché non riconosce l’esistenza di solide garanzie di credibilità.

Brava anche Wynona Rider (un altro omaggio agli anni ’80) anche se la parte di madre addolorata di Will la porta spesso a recitare sopra le righe.

Il serial ha vinto nel 2017 il Golden Globe come miglior serie televisiva drammatica e fra gli Emmy Awards ha raccolto cinque premi: miglior casting, miglior tema musicale e miglior montaggio sia audio che video.

Il serial (sia nella prima che nella seconda stagione) è disponibile sulla piattaforma Netflix

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL SOLE A MEZZANOTTE

Inviato da Franco Olearo il Dom, 03/25/2018 - 21:14
Titolo Originale: Midnight Sun
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Scott Speer
Sceneggiatura: Eric Kirsten
Produzione: Boies, Schiller Film Group
Durata: 91
Interpreti: Bella Thorne, Patrick Schwarzenegger, Rob Riggle, Quinn Shephard, Suleka Mathew

Una rara malattia costringe la diciassettenne Katie Price ad evitare scrupolosamente l’esposizione alla luce solare. La ragazza vive confinata nella sua stanza, osservando gli altri dalle finestre oscurate, potendo uscire soltanto di notte. Proprio durante un’uscita notturna incontra di persona Charlie, il ragazzo di cui è innamorata da sempre. Tra i due nasce una storia e Katie ha l’occasione di recuperare quello che ha perso negli anni. Ma la sua malattia metterà alla prova questa storia d’amore.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
L’amore dona speranza e passione per la vita anche nei casi più difficili ma il modo con cui viene affrontato il tema del fine vita non è pienamente condivisibile
Pubblico 
Adolescenti
Un paio di scene con leggeri riferimenti sessuali. Il giudizio in U.S.A. è stato PG-13 perché il tema trattato del fine vita richiede maturità di giudizio
Giudizio Tecnico 
 
Nel film si mettono insieme tanti spunti, già visti in altre storie del genere, senza affondare su nessuno in particolare e senza riuscire a emozionare davvero
Testo Breve:

Dopo I passi dell’amore e Colpa delle stelle   un altro film del filone “amore e malattia”: una romatica  storia di amore e compassione che affronta in modo discutibile il tema delicato del fine vita

 

Ispirato ad un film giapponese (Song to the sun, del 2006), Il sole a mezzanotte appartiene al genere “amore e malattia” e racconta le vicende di Katie, affetta da Xeroderma Pigmentoso, che costringe ad evitare le radiazioni solari, causa di danni neurologici fatali per il malato.

Orfana di madre, cresciuta da un padre attento e premuroso, Katie ha condotto un’esistenza diversa da quella dei suoi coetanei. Ha studiato tra le mura domestiche e non ha potuto vivere le normali esperienze di tutti. La sua vita fuori di casa può essere solo notturna ed è prevalentemente legata alla sua passione: esibirsi, cantando e suonando le sue canzoni, nella stazione del piccolo paese. Proprio in una di queste serate Charlie la incontra e si innamora di lei.

Lo sviluppo della storia d’amore in realtà non è davvero soddisfacente. È difficile intuire perché Charlie venga folgorato così velocemente e profondamente da una sconosciuta, tanto da insistere nel volerla re-incontrare dopo una fuga alla Cenerentola di lei. I personaggi sono costretti a rivelarci a parole quello che arrivano a rappresentare l’uno per l’altro e non troviamo corrispondenza nel loro vissuto.

Per Katie la novità del rapporto con Charlie risiederebbe nel non essere guardata, per una volta, a partire dalla sua malattia, un disagio che però non viene adeguatamente presentato come punto dolente per lei. Charlie invece sente di essere stato salvato da Katie. Dopo un incidente e un’operazione chirurgica, la sua carriera di nuotatore è messa a rischio e con essa la sua stessa identità: tutti lo hanno sempre identificato come “quello della piscina” (anche se non abbiamo riscontro di questa opinione in nessun personaggio). Katie è la prima che conosce il “vero Charlie” e a partire da questo, lo sprona a perseverare nella sua passione.

L’incontro con Charlie è per Katie il motore per vivere esperienze mai provate prima, anche se in molti casi il tutto risulta poco credibile (era necessario Charlie perché Katie potesse assistere ad un concerto, vedere una città di notte o passare la serata ad una festa?). Per il resto Katie sembra quasi un personaggio risolto. Rimane in superficie, stranamente, il suo rapporto con la malattia, col fatto che, avendo i giorni contati, non può fare scelte per il futuro come tutti quelli della sua età. Ha sempre la risposta pronta per le paure di Charlie, una saggezza che le viene da non si sa dove. Le domande del compagno non hanno una ricaduta su di lei. Il dramma portato da questa malattia non viene messo in gioco davvero (se non appena in un dialogo del padre con il medico di Katie). La malattia rischia di essere ridotta ad un mero espediente per strappare qualche lacrima, senza che si riesca ad immedesimarsi nella sofferenza dei personaggi.

Nemmeno il ruolo della musica viene sfruttato bene. Le canzoni interpretate da Bella Thorne non incidono particolarmente e il loro ruolo drammaturgico rimane purtroppo superficiale, nonostante siano parte della caratterizzazione di Katie.

Il risultato è un po’ confusionario. Si mettono insieme tanti spunti, già visti in altre storie del genere, senza affondare su nessuno in particolare e senza riuscire a emozionare davvero.

Autore: Jessica Quacquarelli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MARIA MADDALENA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 03/19/2018 - 12:26
Titolo Originale: Mary Magdalene
Paese: GRAN BRETAGNA
Anno: 2018
Regia: Garth Davis
Sceneggiatura: Helen Edmundson e Philippa Goslett
Produzione: SEE-SAW FILMS, PORCHLIGHT FILMS, UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL PRODUCTION (UPIP
Durata: 120
Interpreti: Rooney Mara, Joaquin Phoenix

Maria di Magdala è una ragazza semplice e buona, ma pervasa da un'inquietudine così misteriosa che la famiglia finisce per crederla indemoniata. L'incontro con il "guaritore" Gesù le renderà finalmente chiara la sua strada

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La protagonista mostra il desiderio di un'unione totale con Dio, che fa naufragare anche la possibilità di un buon matrimonio. Questa profonda inquietudine che la spinge a una continua ricerca costituisce senza dubbio uno dei tratti di maggiore modernità del film. Ma il il film si concentra troppo su di lei, sminuendo il valore degli apostoli; Pietro risulta privo della profondità raccontata nei Vangeli e sembra solo interessato alla declinazione terrestre e "politica" del Regno dei Cieli
Pubblico 
Pre-adolescenti
Scene di violenza nei limiti del genere
Giudizio Tecnico 
 
Il film non è all'altezza delle aspettative suscitate e difficilmente riuscirà a spiccare fra i tanti che prendono ispirazione dai fatti raccontati nei Vangeli. Resta comunque il pregio di aver saputo raccontare di una donna in cui forza e dolcezza si esaltano a vicenda, genuinamente femminile ma agli antipodi rispetto al femminismo aggressivo che oggi viene così frequentemente sbandierato
Testo Breve:

Una Maria Maddalena quasi mistica mostra desiderio di un'unione totale con Dio. Un’ottima premessa che non trova conferma nello sviluppo della storia, poco aderente a quanto scritto nei Vangeli

Garth Davis, dopo il successo ottenuto con Lion, esce con il suo secondo lungometraggio: un film centrato sull'enigmatica figura di Maria Maddalena, di cui sono state date molteplici interpretazioni nel corso dei secoli, complice anche una tradizione errata che spesso l'ha assimilata alla prostituta salvata da Gesù o alla sorella di Marta e Lazzaro. In realtà, i Vangeli ci dicono pochissimo su di lei, se non il fatto che è stata presente alla Crocefissione e che è stata la prima a vedere Gesù risorto.

La Maria interpretata dalla glaciale Rooney Mara è più semplice e allo stesso tempo più complessa della prostituta penitente ormai familiare al grande pubblico: è un'instancabile lavoratrice, figlia di una famiglia unita e numerosa, ma con un senso religioso così forte da metterla in contrasto con i parenti. Il padre e il fratello, infatti, sono i primi a sostenere che sia doveroso pregare, ma proprio non riescono a capire in cosa consista il suo bisogno di un'unione totale con Dio, che fa naufragare anche la possibilità di un buon matrimonio. Questa profonda inquietudine che la spinge a una continua ricerca pur avendo tutto (una famiglia che la ama e un futuro sicuro) costituisce senza dubbio uno dei tratti di maggiore modernità del film e crea una profonda empatia nei confronti della protagonista.

Gesù la conquista proprio proponendole ciò che aveva sempre cercato: la possibilità che ogni respiro sia fatto in comunione con Dio. Questo nel film si declina in un misticismo a tratti un po' eccessivo, con Joaquin Phoenix continuamente in trance o in preda a visioni, mentre gli apostoli sono coloro che agiscono (molto maldestramente). Pietro è assolutamente privo della profondità raccontata nei Vangeli e sembra solo interessato alla declinazione terrestre e "politica" del Regno dei Cieli, così come Giuda, il cui tradimento viene presentato come un modo per mettere alle strette il Messia e costringerlo a realizzare il progetto di salvezza cui aveva tanto parlato. In generale i discepoli appaiono di gran lunga inferiori a Maria Maddalena, che sembra l'unica a comprendere la dimensione spirituale del messaggio di Gesù, grazie alla sua sensibilità femminile.

Questo genera, però, il problema fondamentale del film perché, dal momento in cui Maria instaura questa profonda sintonia col Maestro (che, per fortuna, non scade mai in un facile sentimentalismo), niente la fa più vacillare, nemmeno la condanna e la morte di Gesù. I classici episodi evangelici scorrono davanti ai suoi occhi sbarrati, sospesi in un tempo che non è certo quello hollywoodiano. E se visivamente l'atmosfera rimane sempre molto bella (grazie all'ottima scelta delle locations che comprendono Matera e Napoli, oltre alla Basilicata), presto si inizia a sentire la mancanza di una vera e propria tensione drammatica. Chiunque abbia fatto un po' di Catechismo sa come andrà a finire la storia e il punto di vista della Maddalena, all'inizio così originale, nella seconda metà del film non porta più nessun valore aggiunto e scolora in una generica accettazione della volontà di Dio.

Insomma, l'idea è interessante ed è un peccato che alcune buone intuizioni non siano state sviluppate fino in fondo. Il risultato è un film che non è all'altezza delle aspettative suscitate e che difficilmente riuscirà a spiccare fra i tanti che prendono ispirazione dai fatti raccontati nei Vangeli. Resta comunque il pregio di aver saputo raccontare di una donna in cui forza e dolcezza si esaltano a vicenda, genuinamente femminile ma agli antipodi rispetto al femminismo aggressivo che oggi viene così frequentemente sbandierato.

Autore: Giulia Cavazza
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ANNIENTAMENTO

Inviato da Franco Olearo il Dom, 03/18/2018 - 20:42
Titolo Originale: Annihilation
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Alex Garland
Sceneggiatura: Alex Garland
Produzione: DNA Films, Paramount Pictures, Scott Rudin Productions, Skydance Media
Durata: 115 su NEFLIX
Interpreti: Natalie Portman,Jennifer Jason Leigh, Gina Rodriguez

Kane, un militare dei corpi speciali, è partito per una missione segreta ma non è più rientrato. La moglie Lena, che non si è mai rassegnata alla sua perdita, lo vede un giorno ricomparire alla porta di casa. E’ lui ma ricorda poco o nulla e sta male: deve essere ricoverato immediatamente in ospedale. Lena viene informata che tempo prima, nella zona costiera della Florida, un “bagliore” è apparso nel cielo e ha colpito un faro. Da quel momento l’area, ribattezzata Zona X, è risultata come contaminata e nessuna spedizione ha fatto più ritorno, se non il solo Kane. Lena, di mestiere biologa e con 7 anni di servizio militare alle spalle, decide di partire assieme ad altre quattro donne per capire cosa sta succedendo: una psicologa, un fisico, un paramedico e un geologo...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il racconto è gravato da un senso di smarrimento e di pessimismo sui destini dell’esistenza umana
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene raccapriccianti non rendono il film adatto ai più piccoli. USA: restricted ; Netflix Italia: VM14
Giudizio Tecnico 
 
Il regista Alex Garland riesce a creare un’atmosfera di mistero e di incertezza, particolarmente riuscita l’interpretazione di Natalie Portman
Testo Breve:

Una biologa cerca di scoprire i misteri di un’area contaminata da dove il marito soldato è tornato. Il film realizzato dallo specialista della fantascienza Alex Garland risulta essere forse troppo celebrale per attirare un vasto pubblico

 

“Questa è una cellula e come tutte le cellule si sviluppa da una già esistente. Per estensione tutte le cellule sono nate da un microrganismo. Un organismo unico, solo, del pianeta terra, forse nell’universo. Circa quattro miliardi di anni fa quell’uno divenne due, due divennero quattro, poi otto, …questa continua suddivisione ha dato vita a quella che è diventata la struttura di ogni microbo, filo d’erba creatura marina o terrestre, di ogni essere umano” In una sequenza all’inizio del film Lena sta insegnando ai suoi allievi che c’è un mistero, quello della vita, in ogni essere vivente che popola la terra e che probabilmente quella cellula primordiale che ha originato il tutto proviene dallo spazio.

Questo invito a concentrarsi sul piccolo per meditare sulla complessità e il mistero dell’universo in cui viviamo è la giusta premessa per introdurci in un film di fantascienza che non vuole limitarsi a sorprenderci e a spaventarci, ma invitarci a riflettere sulle condizioni della nostra esistenza su questo mondo. Si tratta di un obiettivo fin troppo ambizioso e mentre tanti critici lo hanno osannato, i distributori hanno annusato odore di scarso successo; lo hanno definito troppo celebrale e dopo l’uscita nelle sale degli Stati Uniti, Canada e Cina, il film è stato acquistato da Netflix per tutto il resto del mondo.

Il film è tratto dal libro omonimo di Jeff VanderMeer, primo volume della trilogia Southern Reach ed è diretto da Alex Garland che si è fatto conoscere per un altro film di fantascienza: Ex Machina, sull’insolita relazione fra un uomo e una donna robot.

In entrambi i film è facile riconoscere lo stile del regista: i personaggi sono pochi per non disperdere l’attenzione (due uomini e due donne robot nel primo, cinque donne nel secondo), lo sviluppo è lento perché, anche se le sorprese fantascientifiche non mancano, l’autore preferisce registrare le emozioni, le lente prese di coscienza di ciascuno.

Anche la struttura di questo Annientamento risulta alla fine complessa perché si muove su più piani.

C’è la componente del mistero, che si presenta come fredda minaccia aliena, in grado di trasformare dall’interno gli esseri viventi (Alien di Scott?); c’è il cammino nell’ignoto delle cinque esploratrici (Cuore di tenebra di Conrad?), che è visto come riflesso delle loro singole infelicità (sapremo qualcosa in più di loro man mano che si avvicinano al centro della zona X) . Ci sono infine i continui flash back su alcuni momenti intimi vissuti da Kane e Lena. Sono funzionali per affrontare un altro tema, quello dell’identità e della trasformazione. Un dettaglio che ci viene rivelato getta scompiglio nel poco ordine che lo spettatore aveva cercato di comporre. Quando Lena e Kane si incontrano di nuovo, sono veramente loro stessi?  O non sono mai stati veramente loro stessi?

E’ opportuno non dire altro ma per quanto serio sia stato l’impegno di Alex Garland, forse qualche maggiore concessione alla chiarezza e allo spettacolo avrebbe giovato al film.

Il Film è disponibile sulla piattaforma NETFLIX

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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RACHEL

Inviato da Franco Olearo il Mar, 03/13/2018 - 11:12
Titolo Originale: My Cousin Rachel
Paese: GRAN BRETAGNA, USA
Anno: 2017
Regia: Roger Michell
Sceneggiatura: Roger Michell
Produzione: FREE RANGE FILMS
Durata: 106
Interpreti: Rachel Weisz, Sam Claflin, Holliday Grainger, Iain Glen, Pierfrancesco Favino

Philip, rimasto orfano fin da piccolo, viene allevato con molto affetto dal cugino Ambrose, nella sua tenuta in Cornovaglia.  Ambrose è uno scapolo impenitente e Philip diceva scherzosamente che le uniche femmine presenti in casa erano di razza canina. Un giorno, inaspettatamente, Philips riceve una lettera dal cugino dall’Italia, dove si era trasferito per motivi di salute, nella quale gli comunica di essersi sposato con una giovane donna, Rachel e al contempo che la sua salute sta peggiorando. Philips parte subito per l’Italia ma quando arriva Ambrose è già morto.

Tornato nella casa del cugino in Cornovaglia, che sta per diventare una sua proprietà perché unico erede e prossimo a raggiungere la maggiore età, viene informato che sta per arrivare dall’Italia la cugina acquisita Rachel. Philip si appresta a riceverla nel modo più sgradevole possibile: la ritiene colpevole di aver trascurato Ambrose e teme che voglia reclamare dei diritti sulla proprietà...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il protagonista Philip si mostra mosso da passioni che non riesce a controllare, sia che si tratti di amore o di odio.
Pubblico 
Adolescenti
Le espressioni di passione sensuale, di odio e di desiderio di vendetta non sono adatte ai più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Rachel Weisz tratteggia con grande maestria una donna perfettamente indecifrabile nel suo comportamento ambiguo. Ottima ricostruzione della campagna inglese di fine ottocento.
Testo Breve:

Una trasposizione fedele dell’omonimo romanzo di Daphne Du Maurier, che sviluppa un thriller psicologico di amore e odio ambientato nei suggestivi paesaggi della Cornovaglia

“Non amavo i libri, non amavo le città, non amavo le conversazioni intelligenti” Philips viene ritratto da subito come un giovane semplice, che ama la vita di campagna e che non ha ancora conosciuto la complessità di un rapporto amoroso, né ritiene importante sposarsi. L’arrivo della cugina Rachel costituisce per lui un elemento oltremodo destabilizzante. Ha deciso di mostrarsi ostile ma non ha mai dovuto fronteggiare una donna. Evita di mettere in ordine la casa che è abitata da anni solo da uomini, dove i cani si muovono indisturbati e nel giorno dell’arrivo di lei, si inventa un impegno in modo da costringerla ad aspettarlo fino a tardi per la cena. Quando rientra, Philip viene informato dalla servitù che Rachel non desidera cenare e che ha accolto tutti i cani nella sua stanza. Fin dal primo incontro diretto fra i due, che avviene quella sera stessa, risulta evidente che il rapporto fra i due è totalmente sbilanciato. Philip si trova di fronte a una donna affascinante e seduttiva, cordiale e anche spiritosa, quanto basta per smontare qualsiasi proposito offensivo di Philip.

Com’era successo in Rebecca la prima moglie, l’altro romanzo molto noto di Daphne Du Maurier, magnificamente trasposto in pellicola da Alfred Hitchcok, c’è un mistero da svelare intorno a una donna. Nel primo c’era da scoprire la vera personalità di Rebecca; in questo occorre comprendere se Rachel è un’astuta approfittatrice o è solo vittima innocente di malelingue

Rachel Weisz è bravissima nel lasciare il dubbio perennemente irrisolto. Quando si lamenta per la sua sorte infelice e piange davanti a Philips, è sincera o cerca di incantare l’inesperto giovanotto? Quando si dimostra generosa e simpatica con tutti, lo fa per il proprio interesse o è l’espressione di una dote naturale?

Odi et amo aveva detto Catullo Ed è questo sviluppo di sentimenti, nell’animo di Philip il mainstream del racconto; sempre più infatuato di lei, Philip non può mettere a tacere i sospetti che continuano ad addensarsi sul comportamento della donna nei confronti del cugino.

La trasposizione del ‘52 dello stesso romanzo, ad appena un anno dalla sua pubblicazione, interpretato da un giovanissimo Richard Burton e Olivia de Havilland, aveva puntato di più sulla componente romantica del racconto, ipotizzando un vero amore fra i due. Questa versione del 2017 mette più attenzione sulla componente thriller ed enfatizzando molto la giovinezza e l’inesperienza di Philip, il rapporto fra loro due appare più una sua scoperta, da parte di lui, del potere attrattivo femminile e dell’amore come passione sensuale.  Molto più interessante è il modo con cui la Weisz ha tratteggiato una donna che lotta per la sua indipendenza, in un mondo dominato dagli uomini.  Non mancano nel film, accenni alle condizioni della donna del tempo.  I due unici modelli accettati erano lo sposarsi e occuparsi della famiglia oppure, se nubile, insegnare. Chi si sposava perdeva di fatto il controllo delle proprietà della famiglia, che venivano gestite dal marito. Si tratta di un aspetto non evidenziato nel precedente film ma che molto probabilmente è più in linea con lo spirito della scrittrice, che si è sempre impegnata per la sua indipendenza, quando studiava da giovane a Parigi ma anche da sposata. Ottima  la ricostruzione della vita in una tenuta di campagna dell’ottocento inglese:, le serate alla luce fioca delle candele, il Natale festeggiato con un pranzo offerto a tutte le famiglie dei contadini, il verde della Cornovaglia e i suoi pericolosi dirupi fino al mare

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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RED SPARROW

Inviato da Franco Olearo il Mer, 03/07/2018 - 22:49
Titolo Originale: Red Sparrow
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Francis Lawrence
Sceneggiatura: Justin Haythe
Produzione: CHERNIN ENTERTAINMENT, FILM RITES
Durata: 139
Interpreti: Jennifer Lawrence, Joel Edgerton, Matthias Schoenaerts, Jeremy Irons, Charlotte Rampling

Dominika Egorova è la prima ballerina del Bolshoi, ma durante un’esibizione viene sollevata in modo maldestro dal suo partner e lei, cadendo, si rompe una gamba, senza più speranza di poter tornare a ballare. Vien presto però a scoprire che la sua caduta è stato un gesto premeditato, ordito dalla ballerina in seconda. Dominika si vendica brutalmente e viene espulsa dal Bolshoi. Senza lavoro e con una madre ammalata a cui badare, la ragazza si rivolge allo zio Vanja, vicedirettore del SVR (i servizi segreti russi) il quale le chiede di portare a termine una missione delicata  per conto del governo, sfruttando la sua bellezza....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Non ci sono buoni e cattivi in questo racconto ma due organizzazioni che si combattono con violenza e furbizia. Alcune sequenze di tortura e una sequenza di stupro
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena di stupro. Due sequenze di torture prolungate. Nudi maschili e femminili. In Italia: VM14; in USA: Restricted
Giudizio Tecnico 
 
Il regista è bravo nel tenere alta l’attenzione dello spettatore (usando alcuni colpi bassi) ma il lungo racconto mostra alcuni momenti di stanchezza. Jennifer Laurence si conferma nel ruolo di rappresentante del woman power, riuscendo sempre a risolvere da sola tutte le sue sfide.
Testo Breve:

Jennifer Lawrence, costretta a fare la spia russa per necessità, si mostra pienamente a suo agio sia nella lotta fisica che con le sue armi di seduzione. Un film furbo che certa di attirare l’attenzione del pubblico con scene forti

Francis Lawrence, quando  fu scelto come regista per portare sullo schermo il romanzo Nome in codice: Diva, dell'ex agente della CIA Jason Matthews, non ebbe esitazioni nello scegliere come protagonista Jennifer Lawrence (nessuna parentela) per ricostruire quel team che aveva portato entrambi alla notorietà con la trilogia di Hunger Games.

Il successo di quella serie era dovuta, in gran parte alla capacità della Lawrence di attirare il pubblico giovane per quel suo modo di interpretare un’adolescente che diventa adulta attraverso prove e difficoltà. Messo da parte il modello della docil donzella che ha bisogno di un prode cavaliere per venir salvata, aveva portato sullo schermo l’immagine di una ragazza risoluta che sapeva badare a se stessa e aiutare gli altri. In questo Red Sparrow, la Lawrence è nuovamente la protagonista assoluta (anche se affincata da attrici e attori  di tutto rispetto : Joel Edgerton, Matthias Schoenaerts, Jeremy Irons, Charlotte Rampling) che ci ripropone un modello di donna che realizza se stessa, che cerca sì, l’amore di un uomo ma non per questo diventa per lei la ragione esclusiva del suo vivere. L’età però è cambiata: ora la Lawrence è una donna e le armi che utilizza nel mondo infido delle spie sono micidiali: bellezza, eleganza e seduzione che sparge  piene mani.
Con quel volto che non ride mai, sempre concentrata sulla sua missione, eccola con il tutù da ballerina, nell’austera divisa da ufficiale russo, in eleganti ma un pò datati abiti da sera e, anche all’interno di sequenze action, è sempre impeccabile, in moderne mise con spacchi o gonne corte, pronta portarsi a vicinanza strategica per venir baciata o ad allungare le mani dove non dovrebbe.

Il doppio gioco, i colpi di scena che ci si si aspetta da un racconto di questo genere svolgono il loro ruolo e, come accade sempre in un racconto spionistico, c’è qualcuno che agisce sotto copertura. Questa volta però chi cerca di nascondere le proprie intenzioni (ma neanche tanto) sono proprio il  regista e lo sceneggiatore.  

Per comprenderlo apriamo una breve parentesi. C’erano una volta due generi di film ben identificabili, quello porno e quello horror. Entrambi avevano uno stile ben identificabile. La trama aveva un valore modestissimo; serviva solo di raccordo per arrivare, a intervalli regolari (ad es. ogni 15 minuti) a una scena che aveva motivato il prezzo del biglietto. E’ poi arrivata la rivoluzione della serie di film: 50 sfumature di.. che aveva “sdogato” il genere sado-maso inserendo, nella classico racconto di amore romantico fra due giovani, un pizzico di sadismo, utile a condire la loro relazione, allo stesso modo con cui si mette un po’ di sale per rendere più saporita una pietanza E’ nato  così “il porno della casalinga” (o mom-porn) e il successo è stato clamoroso. Nel nostro caso il regista Lawrence sembra aver utilizzato il racconto spionistico come “copertura” per le sue vere intenzioni: ha infarcito il film, a intervalli regolari, per tenere alto l’interesse dello spettatore, di scene sia sensuali che di violenza. Se le scene a sfondo sessuale cercano di non superare il limite del divieto americano del Restricted (vietato ai minori di 17 anni se non accompagnati), le scene di tortura, anche per la loro lunghezza, sembrano passare il limite. L’operazione  ha avuto comunque successo: il film si è posizionato in Italia primo al box office nonostante il suo VM14.

Questa “missione botteghino” mostra però i suoi limiti proprio nello sviluppo del racconto. Nelle sue due ore  e mezza di durata, certe identificazioni del vero “avversario” sono troppo sbrigative; Nash, del controspionaggio americano, appare troppo buono per quel tipo di mestiere; c’è un continuo aprire e chiudere di porte per via degli spostamenti senza sosta dei protagonisti. Lo stesso personaggio interpretato dalla Lawrence, impegnata a interpretare il ruolo di seduttrice di professione, finisce per dare ben pochi segni di umanità. Il racconto è infine terribilmente serio e fa scaturire la nostalgia per l’ironia con cui si sviluppavano le prodezze del caro vecchio James Bond

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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QUEL CHE NON SO DI LEI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 03/06/2018 - 22:28
Titolo Originale: D'apres une histoire vraie
Paese: FRANCIA
Anno: 2017
Regia: Roman Polansky
Sceneggiatura: Olivier Assayas, Roman Polanski
Produzione: WY PRODUCTIONS, RP PRODUCTIONS, MARS FILMS
Durata: 110
Interpreti: Emmanuelle Seigner, Eva Green

L’ultimo libro di Delphine ha avuto molto successo. Questo ha comportato per lei diventare l’attrazione principale dei molteplici incontri con il pubblico organizzati dalla sua casa editrice, firmare il proprio libro e dire qualcosa di carino a tutti i fan che si son messi pazientemente in coda. Si è trattato di un impegno dal quale ne è uscita completamente svuotata e quando, tornata nella sua casa di Parigi, ha cercato di iniziare a scrivere un nuovo romanzo, la pagina è rimasta inesorabilmente bianca. L’uomo con cui convive, un giornalista, è dovuto partire per un lungo viaggio all’estero e così ha accettato di buon grado l’aiuto di una vicina di casa sua ammiratrice, Leila, che si è offerta di aiutarla a liberarsi dei suoi prossimi impegni pubblici per consentirle di trovare la serenità necessaria per iniziare a scrivere...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
I personaggi presenti in questo film di genere sono dei puri ingranaggi utili a far muovere il meccanismo della suspence ed è inutile giudicarli come riferimenti plausibili di comportamenti reali
Pubblico 
Adolescenti
L’atmosfera di tensione e di minaccia che pervade il film non è adatta ai più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Il grande regista Roman Polansky non è stato in grado di dare al film quel ritmo che aveva conferito, alle sue opere precedenti, la giusta tensione
Testo Breve:

Una scrittrice famosa ha perso l’aspirazione necessaria per scrivere un nuovo romanzo. Le viene in aiuto una sua ammiratrice che sembra avere un suo secondo fine. Questa volta Polansky non riesce a ricostruire quell’atmosfera di mistero irrisolto che aveva caratterizzato tante sue opere precedenti

Il film, tratto dal romanzo Da una storia vera della scrittrice Delphine De Vigan, ha consentito a Polansky di tornare alle sue atmosfere preferite, quelle del sospetto irrisolto, della trasformazione progressiva del rapporto fra due persone che diventano sempre più intime non per amicizia ma  per l’indebolimento dell’una e il rafforzamento dell’altra, anche se questa volta il confronto a due non riguarda  un uomo e una donna come in Venere in pelliccia ma fra due donne, interpretate da attrici di talento come Emmanuelle Seigner e Eva Green. Il film  è come diviso in due parti. Nella prima,  l’ insicurezza della scrittrice, il suo  vuoto decisionale viene riempito progressivamente da Leila, che prende inizialmente le parti della solerte segretaria in grado di gestire (annullandoli) i suoi appuntamenti ma poi la sua influenza si estende fino a proporsi di sostituirla nei suoi impegni pubblici. Ci sono in questa fase non pochi riferimenti al capolavoro di Polansky, Rosemary’s baby, per il modo con cui anche in quel film, dei vicini solerti si insinuavano progressivamente nella vita della protagonista fino a travolgerla. Nella seconda parte, che si svolge in un villino isolato di campagna,  Delphine è in balia di Leila, non più solo psicologicamente ma a anche fisicamente  (si è fratturata una gamba ed è costretta a muoversi appoggiandosi a delle stampelle ) e anche in questo caso si intravedono gli echi di un altro film, questa volta non suo, Misery non deve morire (ricavato dal romanzo omonimo di Stephen King): vengono riproposte le angosce di chi, limitato nel fisico, è costretto  a fidarsi di una persona di cui poco o nulla si conosce del suo passato. Una somiglianza che diviene ancora più stretta se si considera che il motivo del contendere, fra il carnefice e la vittima, è proprio l’ispirazione per la scrittura di un nuovo romanzo.

Ovviamente Roman Polansky è libero di ispirarsi a qualsiasi lavoro del passato, purchè il risultato sia  originale e porti la sua firma inconfondibile di creatore di atmosfere di sospetto e di minacce indefinite ma palpabili. Il risultato, questa volta, è ottenuto solo parzialmente. Gli ingredienti ci sono tutti ma il modo con cui sono stati messi in tavola, con cui i fili sono stati imbastiti per tessere la trama, non convince.

I confronti fra le due donne, sopratutto nella parte centrale del film, appaiono ripetitivi, c’è una certa trascuratezza nel ritmo, che in film di suspence come questo risulta determinante. Il modo con cui un preciso meccanismo giallo riesce a trasformarsi in atmosfera di sospetto e pericolo è sempre qualcosa di magico ma questa volta l’autore sembra aver perso la bacchetta che aveva utilizzato in Rosemary’s baby. Il film si riscatta solo per la bravura delle due attrici che si mostrano adatte ai loro ruoli anche nel fisico. Eva Green ha nel suo sguardo intenso ma freddo, da cui scaturiscono a volte lampi di cattiveria, la giusta rappresentazione di  qualcosa di minaccioso; Emmanuelle Seigner, appesantita nelle forme, spesso senza trucco e trascurata nel vestire, esprime molto bene lo stato in cui si trova una donna che non riesce più a controllare se stessa.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PUOI BACIARE LO SPOSO

Inviato da Franco Olearo il Dom, 03/04/2018 - 21:38
Titolo Originale: Puoi baciare lo sposo
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: Alessandro Genovesi
Sceneggiatura: Giovanni Bognetti, Alessandro Genovesi
Produzione: COLORADO FILM in collaborazione con MEDUSA FILM
Durata: 90
Interpreti: Diego Abatantuono, Monica Guerritore, Cristiano Caccamo, Salvatore Esposito, Diana Del Bufalo, Enzo Miccio

Antonio e Paolo sono fidanzati, vivono a Berlino e hanno deciso di sposarsi. Convinti che le loro famiglie saranno felici della notizia, tornano in Italia per il lieto annuncio. Ma la loro felicità dovrà scontrarsi con le diverse reazioni, tra pregiudizi, moralismi e un vortice di opinioni contraddittorie che metterà alla prova l’amore tra i due ragazzi

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Nel tentativo di sdrammatizzare la tematica ancora spinosa delle unioni civili e, in generale, dell’omosessualità, il film va a screditare e banalizzare in primo luogo la Chiesa e troviamo un frate che decide di celebrare il matrimonio tra i due ragazzi, perché “per noi conta soltanto l’amore" e lo dice guardando un ritratto di Papa Francesco
Pubblico 
Sconsigliato
Per la banalizzazione al solo scopo di far ridere, di un tema sensibile che meriterebbe un ben maggiore approfondimento
Giudizio Tecnico 
 
Il film mostra una narrazione estremamente frammentata e superficiale, che rende l’intero film mediocre. A fianco della buona interpretazione di Diego Abatantuono, ci sono tanti personaggi ridotti a macchiette, che ricalcano un ruolo statico e a volte decisamente sopra le righe
Testo Breve:

Il tema delle unioni civili è sicuramente attuale e si poteva anche trovare un modo per approfondirlo con qualche sorriso. Nulla di tutto ciò succede in questo film che banalizza il tema con personaggi-macchietta, gag sopra le righe  e deride l’atteggiamento della Chiesa

Puoi baciare lo sposo è una commedia che tratta – o vuole trattare – un tema molto attuale, quello delle unioni civili in Italia, con un tono leggero. Pur avendo una buona confezione, a partire dalla regia fino alla fotografia che regala uno scenario poetico e romantico grazie anche all’ambientazione del piccolo comune di Bagnoregio, la pellicola di Genovesi soffre però di una narrazione estremamente frammentata e superficiale, che rende l’intero film mediocre.

Sembra infatti che per dare una patina di comicità all’intera storia, si sia dimenticato l’approfondimento dei personaggi, oltre che del tema sì attuale ma anche delicato. Non si ha quindi la possibilità di raccontare l’amore tra Antonio e Paolo, o di approfondire – seppur in chiave leggera – la crisi che inevitabilmente li coinvolge, andando invece a preferire un susseguirsi di lunghi dialoghi, prevedibili e ricchi di frasi fatte, su cosa sia giusto pensare o cosa sia giusto fare nei confronti delle unioni civili.

Esempio di questa narrazione superficiale è la caratterizzazione del padre di Antonio, Roberto (interpretato da un Abatantuono che comunque non delude): l’uomo è il sindaco di Bagnoregio, e viene presentato come una persona aperta all’integrazione, tanto che si batte per far rimanere nel paese alcuni immigrati in cerca di lavoro. Viene quindi messo in atto il più classico dei cliché: è molto facile accettare e accogliere l’estraneo (in questo caso il profugo) quanto è difficile accettare e accogliere il vicino (in questo caso Antonio, suo figlio). A Roberto viene costantemente rinfacciato questo suo dualismo: da una parte pronto a battersi per i diritti degli emarginati, dall’altra totalmente chiuso di fronte alla diversità del figlio. È una tematica reale, che viene però banalizzata, senza andare a scavare realmente nelle motivazioni dei personaggi e quindi nel loro cambiamento.

Dispiace vedere come il teatro di personaggi attorno ai due protagonisti sia popolato di macchiette, che ricalcano un ruolo statico e a volte decisamente sopra le righe (come l’amica Benedetta che sembra non avere coscienza della realtà che la circonda, o la ex di Antonio che lo stalkera, o il nuovo inquilino a cui piace vestirsi da donna e che li segue come un’ombra perché ha paura di rimanere da solo).

Nel tentativo di sdrammatizzare la tematica ancora spinosa delle unioni civili e, in generale, dell’omosessualità, il film va a screditare e banalizzare in primo luogo la Chiesa. Ad esempio, troviamo un frate che decide di celebrare il matrimonio tra i due ragazzi, perché “per noi conta soltanto l’amore”, come dice mentre cerca consenso guardando una foto del Papa appesa alla parete. O ancora, Antonio – come ogni anno – impersona Gesù durante la via Crucis e viene frustato mentre porta la croce, subito dopo essere stato insultato dal padre per la sua omosessualità. Questi e altri episodi nel corso del film riportano un simbolismo sovraccaricato, che non lascia spazio all’esplorazione di un punto di vista diverso o a un dialogo effettivo sull’argomento che si vuole raccontare.

Alcune parti del film, grazie soprattutto alla presenza di Abatantuono, sono godibili nella loro leggerezza senza pretese, ma purtroppo non sono sufficienti a sostenere i novanta minuti di pellicola che, seppur pochi, alla fine stancano.

In conclusione, Puoi baciare lo sposo è un film che ha sacrificato la struttura narrativa a favore di una banale parodia su una tematica attuale, finendo, purtroppo, per svuotarla di ogni possibile significato.

Autore: Elena Santoro
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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