Non classificato

Il film non fa parte di nessuna categoria

FAMIGLIA ALL'IMPROVVISO - ISTRUZIONI NON INCLUSE

Inviato da Franco Olearo il Sab, 04/22/2017 - 20:34
Titolo Originale: Demain tout commence
Paese: FRANCIA
Anno: 2016
Regia: Hugo Gélin
Sceneggiatura: Hugo Gélin, Mathieu Oullion, Jean-André Yerles
Produzione: MARS FILMS, VENDÔME PRODUCTION, IN CO-PRODUZIONE CON POISSON ROUGE PICTURES, TF1 FILMS PRODUCTION, KOROKORO, IN ASSOCIAZIONE CON PANTELION FILMS, MANON 6
Durata: 117
Interpreti: Omar Sy, Clémence Poésy, Antoine Bertrand, Gloria Colston

Samuel vive nel Sud della Francia alla ricerca di continui divertimenti fuggendo ogni genere di responsabilità e legami. Un giorno però una delle sue vecchie fiamme gli lascia tra le braccia una bambina di pochi mesi e gli dice che è sua figlia. Suo malgrado per Samuel comincia una nuova vita.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un grande esempio di paternità che dà valore alla vita, assaporata nella gioia che ogni istante può regalare, e all’amore donato in modo gratuito e disinteressato. Tuttavia al margine si riscontra una certa apertura (comunque non messa in pratica) al concetto di famiglia omogenitoriale
Pubblico 
Adolescenti
Una brevissima scena di nudo in una delle sequenze iniziali del film. Complessità della tematica
Giudizio Tecnico 
 
Un racconto toccante e coinvolgente ottimamente interpretato
Testo Breve:

Omar Sy l'ormai collaudato simpaticone di Quasi Amici, è impegnato questa volta a fare il padre all'improvviso. Un film politically correct in tutte le direzioni, compresa quella dell'omogenitorialità

Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse, un titolo intrigante per ogni genitore e un trailer avvincente che danno subito l’idea di una storia, nella sua essenza, comune a chiunque abbia vissuto l’esperienza di un figlio in tutta la sua sconvolgente bellezza. Il film del regista Hugo Gélin in realtà non delude le aspettative ma nel proporre un racconto divertente e commuovente lancia una serie di messaggi che toccano l’idea di famiglia a più livelli

La sensazione di improvviso stravolgimento che l’arrivo di un figlio comporta, soprattutto per un padre, non poteva essere meglio rappresentata che in questo modo. Samuel (Omar Sy, già interprete di Quasi amici e Mister Chocolat) è un ragazzo prestante e affascinante, libero e libertino, al quale piace riempirsi la vita di divertimenti e belle donne e fugge i legami stabili di ogni genere, in un certo senso anche quelli al livello professionale. È lo skipper di imbarcazioni a noleggio sulla costa a sud della Francia e ama la frivolezza che questa professione gli concede. Tuttavia un giorno la sua vita è improvvisamente stravolta dall’arrivo di una sua vecchia conquista di cui non ricorda nemmeno il nome che gli consegna un fagotto piangente e in un istante lo abbandona per tornare a Londra.

Il fagotto è una bimba di pochi mesi di nome Gloria che si suppone essere la figlia che Samuel non sapeva di avere avuto. Senza nemmeno riflettere Samuel parte immediatamente per Londra all’inseguimento della madre della bimba, Kristin (Clémence Poésy), ma la sua ricerca fallisce miseramente e l’uomo si ritrova improvvisamente solo in una città straniera della quale non conosce nemmeno la lingua, senza lavoro né casa e con una bambina a carico. Appena arrivato a Londra per caso Samuel incontra Bernie (Antoine Bertrand), impresario cinematografico gay che gli offre un lavoro e un alloggio. Comincia così per il neo papà una vita del tutto nuova che gli porterà inaspettatamente una grande gioia, ma che presto sarà nuovamente sconvolta.

Famiglia all’improvviso è soprattutto la storia dell’avventura di una paternità inattesa, rappresentazione narrativa perfetta dello sconvolgimento che l’arrivo di un figlio può comportare nella vita di un genitore. Sconvolgimento che però regala una tale portata gioia e pienezza di senso da far superare qualunque disagio e iniziale diffidenza. Samuel, dopo un primo momento di sconforto, si abbandona completamente alla propria condizione di padre e riesce ad assaporare una felicità del tutto inattesa. Per sua figlia Gloria senza alcun rimpianto riesce a rinunciare a tutto il suo precedente stile di vita, fatto di divertimenti e sregolatezza, per offrire alla piccola la parte migliore di se stesso e una vita assolutamente incantevole per un bambino.

Per Gloria Samuel diventa non solo un ottimo padre ma si sforza in modo premuroso e divertente di coprire al livello affettivo anche l’assenza dell’indispensabile figura materna. Il principale scopo della vita di Samuel è offrire a Gloria una vita serena e piena e trascorrere con lei più possibile momenti di felicità completa. Il suo esempio è tenero, allegro e commuovente al tempo stesso. Tuttavia la storia, anche se in modo velato, si presta ad una certa apertura verso il concetto di famiglia omogenitoriale.

Samuel infatti cresce Gloria anche grazie all’aiuto del suo amico Bernie, che, sebbene resti sempre un po’ al margine del rapporto padre figlia, tuttavia ricopre un ruolo affettivamente importante all’interno del piccolissimo nucleo familiare, tanto da arrivare ad essere persino un po’ geloso della stessa madre naturale della bambina. In questo senso inoltre non si può far a meno di sottolineare che la figura materna, per quanto presentata in generale come indispensabile nella vita di un bambino, nel complesso in questa storia non ne esce in modo particolarmente edificante e la sua presenza risulta quasi disturbante. 

Resta però assai toccante il rapporto unico e intenso, allegro ed emozionante, che Samuel riesce ad instaurare con sua figlia tutto basato su un senso della vita profondo e fecondo, volto alla costruzione di quei momenti significativi che fondano relazioni vere, pregnanti, disinteressate e che durano in eterno. In questo senso il titolo originale del film, Demain tout commence (domani tutto comincia), si presta in modo molto più esaustivo al senso della storia. Ciò che più conta al di sopra di tutto per questo padre è offrire alla sua bambina un amore sincero, gratuito e grande che la renda felice in qualunque circostanza a dispetto di qualsiasi sacrificio da parte sua. 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BOSTON - CACCIA ALL'UOMO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 04/18/2017 - 14:52
Titolo Originale: Patriot Day
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Peter Berg
Sceneggiatura: Peter Berg, Matt Cook, Joshua Zetumer
Produzione: CLOSEST TO THE HOLE, LEVERAGE ENTERTAINMENT, BLUEGRASS FILMS, HUTCH PARKER ENTERTAINMENT
Durata: 133
Interpreti: Mark Wahlberg, Michelle Monaghan, J.K. Simmons, Kevin Bacon, John Goodman

Boston, aprile 2013. In prossimità della linea del traguardo della maratona cittadina esplodono due ordigni rudimentali pieni di chiodi e sferette di metallo, che lasciano a terra tre morti e oltre 200 feriti, molti dei quali resteranno per sempre mutilati. La polizia e l’FBI si mettono alla ricerca dei responsabili, due fratelli di origine cecena decisi a proseguire nella loro “missione”. Mentre la città si stringe attorno ai sopravvissuti l’agente di polizia Tommy Saunders cerca indizi per rintracciare i colpevoli, l’agente speciale Richard DesLauriers ricostruisce lo scenario nel timore che possano esserci altre bombe e poco fuori Boston, a Watertown l’inconsapevole sergente Pugliese affronta il suo lavoro come ogni giorno…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Animato da un patriottismo dichiarato ma non ingenuo, il film è un energico inno alla capacità di risollevarsi (lo “stay strong” che divenne il motto di quei giorni), di difendersi senza perdere il proprio volto umano.
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di violenza e tensione
Giudizio Tecnico 
 
Girato con energia e tensione dal veterano dell’azione Peter Berg e con un cast di primo piano le vicende di Boston vengono seguite stando addosso all’azione e ai personaggi talvolta con uno stile quasi documentaristico
Testo Breve:

La polizia e l’FBI, con il contributo di singoli cittadini, si mettono alla ricerca dell’terrorista che fece esplodere due ordigni durante la maratona di Boston del 2013. Un racconto carico di tensione con una giusta dose di orgoglio patriottico

Girato con energia e tensione dal veterano dell’azione Peter Berg (suoi The Kingdom, Friday Night Lights, Lone Survivor e molti altri) con un cast di primo piano (oltre a Wahlberg si fanno valere Kevin Bacon, John Goodman e il sempre misurato, ma efficacissimo J.K.Simmons), questo film (il primo dei vari dedicati all’attentato alla maratona di Boston) è soprattutto un inno alla tenacia, alla solidarietà e al coraggio che uniscono i comuni cittadini di Boston (siano essi vittime e soccorritori nell’attentato) alle forze dell’ordine  e ai politici che a tutti i livelli, pur nella diversità delle posizioni, cooperano per affrontare l’emergenza e assicurare alla giustizia i terroristi.

Terroristi le cui psicologie non escono dalla convenzione, mentre è forse più interessante, nonostante il poco spazio in scena, la figura della moglie di uno dei due attentatori, normalissima ragazza del proletariato made in USA convertita all’islam e di fatto connivente ai progetti di morte del marito.

Scandito dal passare delle ore prima dell’attentato (quando seguiamo la preparazione dei due terroristi, ma anche la vigilia di chi alla maratona svolgerà il servizio di sicurezza o andrà come semplice spettatore – come i due giovani che rimarranno entrambi mutilati, ma non perderanno la speranza nel futuro), poi dai minuti frenetici dei primi soccorsi, il film dedica la sua seconda parte innanzitutto alla “caccia all’uomo” del titolo, in cui il regista ama seguire l’operato dei singoli, chiamati a piccoli e grandi atti di coraggio.

Dal poliziotto che per evitare di farsi rubare la pistola rimane ucciso davanti al MIT, passando per lo studente cinese che viene sequestrato insieme alla sua macchina dai terroristi in fuga, ma ovviamente soprattutto concentrandosi sui poliziotti, impegnati in un faticoso porta a porta ma anche in un’imprevista guerriglia urbana che trasforma tranquilli sobborghi in un vero e proprio campo di battaglia.

I volti noti aiutano a orientarsi in un racconto dal ritmo sostenuto, che concede meno al pathos delle vittime e più alla determinazione di chi si mette alla caccia dei responsabili, celebrando lo sforzo collettivo e la capacità di reagire di una comunità, le cui vicende vengono seguite stando addosso all’azione e ai personaggi talvolta con uno stile quasi documentaristico.

Animato da un patriottismo dichiarato ma non ingenuo, il film di Berg è un esempio di onesto intrattenimento che parte da fatti reali per regalare al pubblico non tanto una propaganda filo-americana (gli unici complottisti sono i due ceceni che mettono in dubbio la verità dell’11 Settembre e giustificano i loro atti con i morti del Medio Oriente) quanto un energico inno alla capacità di risollevarsi (lo “stay strong” che divenne il motto di quei giorni), di difendersi senza perdere il proprio volto umano. 

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MAL DI PIETRE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/13/2017 - 14:55
Titolo Originale: Mal de pierres
Paese: Francia, Belgio
Anno: 2016
Regia: Nicole Garcia
Sceneggiatura: Nicole Garcia, Jacques Fieschi
Produzione: Les Productions du Trésor
Durata: 120
Interpreti: Marion Cotillard, Alex Brendemühl, Louis Garrel

Gabrielle (Marion Cotillard) viene da un paesino del sud della Francia. Contro il suo volere, i genitori la obbligano a sposare José (Alex Brendemühl), un onesto e amorevole contadino spagnolo che, secondo loro, la renderà una donna rispettabile. Un giorno, Garbrielle si reca sulle Alpi per curare i suoi calcoli renali, e lì incontra André (Louis Garrel), un affascinante reduce rimasto ferito durante la guerra d’Indocina, che risveglia in lei una passione sopita

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film sembra mandare due messaggi contrapposti: da un lato esalta i desideri e le fughe erotiche, immaginarie o reali, della protagonista, mentre dall’altro racconta di un matrimonio non voluto ma che alla fine si configura come un luogo felice sostenuto da un affetto concreto e solido. Vero personaggio positivo del film è il marito della protagonista che con la sua pazienza riesce costruire con la donna una relazione durevole, fondata su sentimenti di delicato rispetto
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di nudo ed erotiche
Giudizio Tecnico 
 
Nonostante la storia sia lunga ed articolata, il film riesce a coinvolgere grazie ad una narrazione pulita, sorretta dall’ottima interpretazione dei personaggi principali, da una suggestiva fotografia e da ambientazioni che variano di continuo in modo aderente alla storia
Testo Breve:

Un melodramma insolito dove una donna instabile, carica di desideri reali o immaginati, trova il sostegno di un marito paziente e fedele, il vero eroe della storia

“Con lei non si sa mai se è vero o no” dice la madre di Gabrielle, perché questa giovane donna del sud della Francia è strana agli occhi di tutti. Gabrielle è la protagonista di Mal di pietre, film francese di Nicole Garcia presentato in concorso al 69esimo Festival del Cinema di Cannes, tratto dall’omonimo romanzo italiano del 2006 di Milena Agus. Marion Cotillard interpreta in questa storia un personaggio particolare, costantemente sospeso in un precario equilibrio tra follia e insoddisfazione esistenziale.

La regista del film spiega di essere stata colpita dalla figura femminile rappresentata dalla protagonista del romanzo della Agus, una donna che vive nella Sardegna del dopoguerra. La trasposizione cinematografica del libro sposta la storia in un paesino del sud della Francia negli anni ’50, ma resta ugualmente concentrata sulla protagonista, una donna dall’affettività fragile, passionale e profondamente confusa.

Gabrielle è una giovane donna emotivamente disorientata dai primi turbamenti sessuali; sogna di vivere un amore coinvolgente e passionale e soffre di improvvise e dolorosissime fitte al ventre che la fanno urlare e contorcersi senza che nessuno riesca a comprenderne la ragione. A causa di questa sua condizione viene giudicata pazza dalla piccola comunità in cui vive. Per non rinchiuderla in manicomio i suoi genitori la obbligano a sposare José, un semplice contadino spagnolo, un uomo rude ma onesto e rispettabile.

Contro la sua volontà Gabrielle sposa José, che però piano piano si rivela un marito assai paziente e, nonostante i suoi silenzi, anche devoto. Presto la coppia scopre anche la ragione del malessere della donna: Gabrielle soffre del mal di pietre, ovvero calcoli renali che richiedono un ciclo di cure in una clinica. José spinge la moglie a curarsi ma nel corso del suo ricovero Gabrielle conosce André, un ex combattente ferito durante la guerra in Indocina. Gabrielle comincia a desiderare disperatamente di fuggire con André e liberarsi da un matrimonio che le sembra una prigione.

Mal di pietre, tanto il romanzo quanto il film, coinvolgono in una storia in cui realtà e immaginazione restano spesso fuse e confuse. Gabrielle è un personaggio che disorienta, perché se da un lato potrebbe suscitare compassione per la sua fragilità, per i suoi malesseri e per il modo con cui viene rifiutata dalla società e dalla famiglia, dall’altro stupisce per la sua ossessiva ricerca di esperienze passionali e la sua continua fuga in un mondo immaginario fatto di sentimenti e desideri.

Tuttavia, mentre Gabrielle vive nella sua realtà parallela e tormentata, quel mondo da cui fugge e che le appare così mediocre si configura sempre più come un luogo sereno, forse poco emozionante ma accogliente e solido. Accanto a lei infatti José non smette di costruire silenziosamente, con semplicità e pazienza la casa e la famiglia in cui Gabrielle possa trovare gioia.

Sebbene la storia sembri dare ragione a Gabrielle, ai suoi desideri di evasione erotica e di fuga da una realtà opprimente e chiusa, il paesaggio suggestivo e gli ambienti accoglienti legati alla vita matrimoniale trasmettono una più intensa e serena poesia tutta legata alla figura di José. Di fronte al rapporto distorto e confuso che Gabrielle vive rispetto all’amore e alla realtà, la perseveranza di suo marito, nonostante il suo ermetismo, riesce a conquistare uno spazio di felicità, forse meno travolgente di quanto la donna avrebbe voluto, ma certamente più profonda e durevole. 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
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MOGLIE E MARITO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 04/11/2017 - 18:41
Titolo Originale: Moglie e marito
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Simone Godano
Sceneggiatura: Giulia Steigerwalt, Carmen Danza
Produzione: Produzione MATTEO ROVERE, ROBERTO SESSA PER WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA, PICOMEDIA, GROENLANDIA
Durata: 100
Interpreti: Pierfrancesco Favino, Kasia Smutniak, Valerio Aprea

Andrea e Sofia sono sposati da 10 anni, hanno due deliziosi bambini ma adesso si trovano davanti a una psicologa per una terapia di coppia, ultima spiaggia prima della separazione. Lei si lamenta perché lui non la comprende nei suoi impegni di madre e di giornalista televisiva, prossima a diventare conduttrice di una trasmissione tutta sua, mentre Andrea, un neurochirurgo, ritiene che lei non lo sostenga nei suo tentativi di realizzare una ricerca scientifica in cui è impegnato da anni. Una sera, Andrea porta a casa il misuratore di onde celebrali a cui sta lavorando per sperimentale il collegamento diretto fra due cervelli. Lui e la moglie collegano gli elettrodi alle tempie ma qualcosa va storto ed entrambi si ritrovano con i pensieri dell’altro….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un marito e una moglie sul punto di separarsi, ritrovano, con mezzi straordinari, il modo di comprendersi meglio e di ritrovare le ragione del loro amore
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune allusioni un po’ pesanti di tipo sessuale non sono adatte ai più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
la simpatia dei due attori e l’abilità del regista Simone Godano confezionano un film di intrattenimento che mantiene ciò che promette
Testo Breve:

A causa di un esperimento andato male, lui si ritrova con la mente di lei e viceversa. Una commedia brillante che divertendo valorizza gli affetti coniugali e familiari  

Non si può negare che il gioco del “cosa succederebbe se” è stato più volte proposto al cinema, con il chiaro proposito di dimostrare quanto spesso non siamo in grado di comprendere una realtà che abbiamo davanti e pecchiamo di superficialità di giudizio nei confronti degli altri. Possiamo ricordare il classico Il principe e il povero, dove si confrontava il potere con la povertà, ma anche Tutto accadde un venerdì dove lo scambio metteva a fuoco i legami parentali fra una madre e una figlia. Anche The Family Man, era un modo di mettersi nei panni di un altro: in quel caso uno scapolo impenitente diventava un marito e un padre. Infine Nei panni di una bionda aveva già proposto il cambio di sesso come soluzione per vedere il mondo dall’altro emisfero.

Allora cosa propone di nuovo questo scambio incrociato fra un uomo e una donna? Il pregio di questo lavoro sta proprio nella sua onestà e nel non cercare di essere ciò che non è: non cerca di lanciare profondi messaggi o magari impostare ideologicamente il racconto per unirsi ai fan della teoria dei gender ma il suo obiettivo è semplice e concreto: far divertire il pubblico con il paradosso dello scambio dei sessi e mostrare un’evoluzione positiva nei rapporti fra  due coniugi che, sull’orlo della separazione, riescono a recuperare il senso del loro amore comprendendo meglio (in questo caso in modo forzato) le ragioni dell’altro.

Questo non ambizioso ma pregevolissimo obiettivo è stato raggiunto grazie a una serie di validi ingredienti: la recitazione di Pierfrancesco Favino e Kasia Smutniak che si debbono molto esser esercitati a scrutarsi l’uno con l’altra per poi ripeterne le mosse (in questo bisogna dare un punto in più a Kasia che in certi momenti sembra proprio un maschiaccio che non a Pierfrancesco, che con le sue mossette sembra a volte più la caricatura di un gay) e la regia dell’esordiente Simone Godano, che dà un ritmo incalzante alla narrazione e riesce a valorizzare non solo i protagonisti ma anche i personaggi secondari, realizzando un racconto armonioso e senza sbavature.

Nella sequenza iniziale Andrea e Sofia si trovano davanti a una psicologa che con pazienza li invita a cercare di comprendere le reciproche ragioni e spiega loro  l’etimologia di quello che deve essere il loro obiettivo principale: l’empatia, cioè il guardare dentro i sentimenti dell’altro. Si tratta di una dichiarazione programmatica, quasi disarmante nella sua onestà, di ciò che sta per accadere, da parte delle sceneggiatrici Giulia Steigerwalt e Danza. Il film prosegue con la stessa trasparenza e non ci sono dei rovesciamenti di situazione, dei colpi di scena; già a metà film la coppia ha ritrovato il suo affiatamento e il loro impegno successivo sarà quello di portare a soluzione i problemi dell’altro. La semplicità dello sviluppo, che porta ad avvicinare il racconto al genere della favola edificante e che potrebbe indurre una perdita di interesse da parte dello spettatore, viene superata grazie al piacere di partecipare ai simpatici imbarazzi dei due protagonisti e all’impegno del regista che non cessa di star loro addosso. Non mancano momenti ed espressioni di tenerezza familiare che lui e lei rivolgono ai loro figli; peccato che in alcuni, pochi, momenti, il gioco dei corpi invertiti abbia suggerito alcune battute e situazioni di poco gusto, che contrastano con il tono familiare del film. Anche la colonna sonora sembra spesso, con il suo ritmo incalzante, fuor posto.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LE COSE CHE VERRANNO - L'Avenir

Inviato da Franco Olearo il Ven, 04/07/2017 - 21:15
Titolo Originale: L'Avenir
Paese: FRANCIA, GERMANIA - 2016
Anno: 2016
Regia: Mia Hansen-Løve
Sceneggiatura: Mia Hansen-Løve
Produzione: CG CINÉMA, IN CO-PRODUZIONE CON DETAILFILM, ARTE FRANCE CINÉMA, RHÔNE-ALPES CINÉMA, SOFICAS CINÉMAGE, COFINOVA SRG SSR
Durata: 100
Interpreti: Isabelle Huppert, André Marcon, Roman Kolinka

Natalie ha cinquantacinque anni ed è insegnante di filosofia in un liceo. Lei è molto brava con i suoi alunni perché per lei la filosofia non è una materia come le altre ma il giusto approccio per comprendere e affrontare la vita. Ha due figli ormai grandi che non vivono più in casa, un marito e una madre fragile di mente. Natalie si prende cura di ognuno di loro con attenzione e gentilezza ma tutto il suo mondo va improvvisamente a rotoli. Il marito l’abbandona per andare a vivere con un’altra donna. La madre muore dopo che lei l’aveva trasferita in una casa di riposo. La casa editrice la informa che non ha più interesse a pubblicare i suoi libri.  Natalie, quasi come diversivo, accetta l’invito di un suo ex allievo, di raggiungerlo in montagna dove, all’interno di una comunità di intellettuali anarchici come lui, si occupa di allevamento ….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una donna, abbandonata dal marito, impara a badare a se stessa ma si accorge che non può fare a meno di prendersi cura degli altri
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Lo stile della regista punta all’essenziale, la telecamera registra degli eventi senza mostrare partecipazione apparente da parte dell’autrice. Ancora una volta molto brava Isabelle Huppert
Testo Breve:

Una donna che ha superato la cinquantina, professoressa di filosofia, si trova sola, con i figli ormai grandi e abbandonata dal marito. Deve affrontare questa difficile sfida cercando di puntare tutto sul potere della ragione ma c’è ancora qualcosa che le manca

A trentacinque anni e nello spazio di cinque film, Mia Hansen-Løve si è imposta come sceneggiatrice e regista di spicco del giovane cinema francese. Nei suoi film c’è sempre una donna che sa amare, si costruisce una famiglia, ma al contempo non trascura di lottare per la propria affermazione professionale, atteggiamento che spesso diventa l’antidoto alle sofferenze che l’amore procura.

Era successo in Un amore di gioventù (2011) dove una ragazza, dopo una cocente delusione per un amore nato quando aveva 15 anni, si rifugia nella professione di architetto (menzione speciale al festival di Locarno).

Ma anche nel film d’esordio, Tout est padronné del 2007 (ha vinto il Premio Louis-Delluc ed è stato nominato ai premi César come migliore opera prima) .una giovane moglie deve  affrontare la crisi del suo matrimonio a causa di un marito tossicodipendente.

Anche ne Il padre dei miei figli ( 2009), premio speciale alla giuria nel 62mo Festival di Cannes, una moglie e madre coraggiosa affronta il suicidio del marito e il faticoso recupero della casa di produzione cinematografica di cui l’uomo era titolare.

In quest’ultimo, L’avenir, Orso d'argento per la migliore regia al 66mo Festival internazionale del cinema di Berlino, una donna è ancora la protagonista (una magnifica Isabelle Huppert) che deve affrontare problemi legati alla sua famiglia e che sembra trovare nella professione, l’insegnamento della filosofia, l’unico sostegno possibile.

“Quando possiamo dire che una verità è stata stabilita? E’ questo il vero punto critico: definire dei criteri che ci consentano di determinare quando possiamo parlare di verità” In questo modo Natalie, in una lezione tenuta in un giardino pubblico, stimola i suoi allievi a riflettere. Si tratta solo di un piccolo scampolo della sua giornata, sempre piena e in movimento. Deve discutere con gli studenti contestatori che impediscono agli altri di frequentare le lezioni ma deve subito andar via, su chiamata dei vigili, per recarsi in casa di sua madre, ormai una donna svampita, che li ha chiamati senza alcun motivo, se non quello di fare in modo che la figlia le resti vicina. Alla fine torna a casa per preparare da mangiare in tempo prima che ritorni suo marito e arrivino i due figli, che quella sera si fermeranno a cena. Le discussioni con il marito, anch’egli professore di filosofia, vertono intorno ai loro autori preferiti: leggono brani da l’ Héloïse di Rousseau e citano Emmanuel Lévinas, Adorno, Martin Buber

Questo solido schema di vita, finisce per frantumarsi in poco tempo : suo marito decide di andare  a vivere con un’altra donna; la madre, trasferita in un ospizio, muore per il dispiacere; la casa editrice, per puri motivi commerciali, non vuole più pubblicare i suoi lavori.

“Ho una vita intellettuale intensa e mi basta per essere felice” afferma Nathalie all’allievo prediletto che è venuto a trovarla. In effetti, il suo non disperarsi e non piangere (o se piange, come alla morte della madre, lo fa dignitosamente nel chiuso della sua stanza) ha tutta l’apparenza di un atteggiamento stoico, recuperato dalla sua preparazione filosofica. Ovviamente non tutto è così lineare e se sente un rammarico, è quello di non poter tornare alla casa delle vacanze in Normandia, di proprietà di suo marito, dove ha visto i figli crescere e ha coltivato personalmente i fiori del giardino. Forse è per questo motivo, per rintuzzare in sé la forza della ragione, che va a passare qualche giorno in montagna nel rifugio dell’allievo Fabien, dove vive assieme ad altri intellettuali tedeschi. Iniziano fra loro erudite discussioni di politica e filosofia ma la disillusione è cocente: Natalie è costretta a riconoscere quanto in fondo sia distante da questi intellettuali che parlano molto di temi fuori dalla realtà. Imprigionata in una libertà solitaria forzata, quasi per contrasto, la protagonista si accorge che non è la filosofia che le riempie la vita ma il prendersi amorevolmente cura di altre persone. Alla fine, la nascita di un nipotina costituirà un evento che le farà comprendere che non tutto è finito. Intravede la possibilità di adattarsi alla sua nuova condizione, come la cagna Pandora, un tempo fedele custode della madre, che ha trovato una nuova casa nella fattoria di Fabien. Lo stile della regista è asciutto, essenziale ma tutto il film è retto dall’interpretazione di Isabelle Huppert che ancora una volta si è pienamente immedesimata nella parte.. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE STARTUP - ACCENDI IL TUO FUTURO (F. Olearo)

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/06/2017 - 18:34
Titolo Originale: The Startup - Accendi il tuo futuro (F. Olearo)
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Alessandro D'Alatri
Sceneggiatura: Francesco Arlanch, Alessandro D'Alatri
Produzione: CASANOVA MULTIMEDIA, CON RAI CINEMA
Durata: 97
Interpreti: Andrea Arcangeli, Paola Calliari, Luca Di Giovanni, Matilde Gioli

Matteo Achilli, 18enne romano, è stato selezionato per entrare alla Bocconi ma rifiuta di andarci dicendo di no a suo padre, che è disposto a fare i sacrifici necessari per questo figlio di talento. I suoi obiettivi sono diversi: spera di diventare un campione di nuoto e si sente molto legato alla sua ragazza: Emma. La delusione di non esser stato scelto per la nazionale nuotatori lo spinge a concepire un sito che sia in grado, in modo obiettivo, di scegliere il candidato migliore per una certa posizione di lavoro e al contempo si iscrive alla Bocconi. Da questo momento Matteo è tutto concentrato nella realizzazione del suo sito, che chiama Egomnia, con l’aiuto di un bravo ingegnere, Giuseppe ma ciò crea delle incomprensioni con la sua Emma, anche perché a Milano ci sono molte distrazioni….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un ragazzo sa essere coerente con i suoi progetti, conservando gli affetti e le amicizie che lo aiutano a maturare. Una situazione di relazione fuori del matrimonio
Pubblico 
Adolescenti
Un breve nudo femminile. Allusione a un incontro notturno a tre
Giudizio Tecnico 
 
Regia e sceneggiatura e colonna sonora risultano perfettamente amalgamate in un racconto prettamente italiano, che non cerca di imitare riferimenti americani più famosi
Testo Breve:

Ispirato alla stori vera di un ragazzo italiano che a 19 anni diventa imprenditore di un sito Internet di successo, il film approfondisce il complesso equilibrio fra determinazione per il successo e attenzione ai rapporti umani

Dobbiamo constatare con piacere che in tempi recenti il cinema ha deciso di mettere a fuoco la galassia degli adolescenti e degli young-adult con una nutrita serie di lavori sul tema. Che si tratti di un universo dove c’è ancora molto da esplorare e che ancora sfugge a qualsiasi consolidata classificazione, lo si percepisce dalle storie, spesso diametralmente opposte che vengono raccontate.  Basterebbe confrontare L’estate addosso di Gabriele Muccino (a cui va il merito di aver aperto questa nuova stagione di film giovanili) e The Startup. Nel primo, quattro ragazzi corrono lungo una spiaggia cubana e concludono che la loro felicità sta tutta lì, in quel momento unico di piacere sensitivo, lontani da qualsiasi responsabilità, a cui si aggiunge alla fine quel terribile, quasi obbligatorio per ogni film giovanile: “ricordati di essere sempre te stessa”, una sorta di manifesto di esistenzialismo egocentrico. In The startup, ricavato da una storia vera, il protagonista è posizionato agli antipodi dello spettro antropologico. Matteo vive per costruire qualcosa nella sua vita e adegua la sua personalità e i suoi comportamenti in modo da raggiungere l’obiettivo che si è prefissato. Ovviamente anche questo atteggiamento può essere un’altra forma di egocentrismo ed Emma più volte non manca di rinfacciargli che Egomnia è solo espressione del suo io smisurato.  Per fortuna la sceneggiatura non ci propone un imprenditore spietato, capace di calpestare anche gli amici, com’era accaduto al Mark Zuckerberg di The Social network, ma un ragazzo che cerca sì, di raggiungere con determinazione i suoi obiettivi ma al contempo sa comprendere dove ha sbagliato e cerca di correggersi. Senza voler svelare niente di più della trama, occorre riconoscere che i valori su cui si appoggia Matteo per crescere come imprenditore e come uomo, vengono ben valorizzati: l’affetto dei genitori, la collaborazione e l’amicizia con Giuseppe, l’amore per Emma.

La qualità della sceneggiatura appare evidente anche per contrasto con altri film usciti da poco sul mondo degli adolescenti: se Classe Z era costruito intorno a giovani-stereotipo che si muovevano spinti da un meccanismo di trama facilmente prevedibile, qui il racconto procede per balzi successivi, interruzioni che costringono i protagonisti a deviare verso altri percorsi, precisamente come nella realtà siamo spesso costretti a cercar di mantenere gli stessi obiettivi adeguandoci alle nuove circostanze. Regia e sceneggiatura si sono ben amalgamate e ci sono dei momenti dove questo risulta particolarmente evidente. Quando Matteo invita Emma a Milano e, cercando di fare colpo su di lei, la invita a un lussuoso ristorante e poi a un albergo cinque stelle, la reazione di Emma è pienamente giustificata: percepisce in lui la perdita di ogni spontaneità e si sente vista come se fosse una escort di qualche magnate russo di passaggio. Anche il colloquio fra Matteo e il professore della Bocconi che lo redarguisce per essersi presentato all’esame impreparato è una bella lezione di serietà che invita il ragazzo ad abbassare la cresta di imprenditore rampante.

Solo le ambientazioni a Milano e a Roma, risultano discontinue. Ben realizzata quella di Milano, con numerose riprese all’interno della Bocconi e la presenza di giovani molto “milanesi”, dinamici e impegnati. Non si può dire lo stesso dell’ambientazione romana dove avrebbe dovuto emergere la realtà di una famiglia che vive in borgata e che ha raggiunto con fatica una posizione dignitosa. Sono situazioni più dette che viste. Anche la reazione rabbiosa di Matteo, scavalcato nel nuoto da un ragazzo raccomandato, con frasi del tipo “hai rubato anche la tua nuova casa ai Parioli?”, che dovrebbero alludere a intrallazzi da palazzinaro, appaiono un po’ sbrigative. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE STARTUP - ACCENDI IL TUO FUTURO (A. Valagussa)

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/06/2017 - 10:54
Titolo Originale: The Startup - Accendi il tuo futuro (A. Valagussa)
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Alessandro D’Alatri
Sceneggiatura: Francesco Arlanch, Alessandro D’Alatri
Produzione: CASANOVA MULTIMEDIA, CON RAI CINEMA
Durata: 97
Interpreti: Andrea Arcangeli, Paola Calliari, Luca Di Giovanni, Matilde Gioli

Matteo Achilli, 18 anni, romano di borgata, ha un sogno: accedere ai campionati nazionali di nuoto e conquistarsi un posto alle Olimpiadi. Possibilità che gli viene però preclusa da un altro nuotatore, figlio di uno degli sponsor della nazionale. Del resto siamo in Italia e le cose funzionano così. Ma Matteo non ci sta. Con la freschezza e l’incoscienza della sua età sogna una rivoluzione, un nuovo social network che serva il mondo del lavoro e calcoli con un algoritmo matematico il potenziale di ogni candidato perché finalmente si compiano scelte sulla base del merito. L’idea funziona, il sito conquista migliaia di utenti, ma è soprattutto Matteo a guadagnare meriti e consensi, rischiando di perdere il fine ultimo della sua utopia e l’amore per la fidanzata Emma.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La storia di Matteo è una coming of age di chiunque abbia sognato un futuro più giusto, in cui giocarsi le proprie possibilità unicamente in base al proprio valore
Pubblico 
Adolescenti
Una breve scena a contenuto sessuale, accenni di nudo femminile
Giudizio Tecnico 
 
Il film, ottimamente sceneggiato, diretto da un regista esperto e capace come D’Alatri e interpretato da un cast di validi esordienti
Testo Breve:

Il film parla di una storia vera, quella di Matteo Achilli, fondatore, a soli 19 anni, di Egomnia, un sito di successo, ma anche del delicato passaggio tra l’adolescenza e l’età adulta, quando ancora i sogni e le utopie vincono sul cinismo

Il film parla di una storia vera, quella di Matteo Achilli, fondatore, a soli 19 anni, di Egomnia, un sito che aiuta i giovani a trovare lavoro dando un punteggio ai candidati in base alle esperienze inserite nel curriculum. Un giovane italiano di successo, di cui si è occupata la Bbc, nel documentario The next billionaires, e che Business Insider ha inserito nella top 10 degli “under 30” più influenti al mondo.

Ma questo è solo il punto di partenza. Il film, ottimamente sceneggiato, diretto da un regista esperto e capace come D’Alatri e interpretato da un cast di validi esordienti, alza il tiro riuscendo, attraverso la vicenda di Matteo, a farsi metafora di una particolare stagione della vita, quella del delicato passaggio tra l’adolescenza e l’età adulta. Un’età in cui i sogni e le utopie vincono ancora sul cinismo, in cui le rivoluzioni paiono possibili e parole come “merito” e “valore” non suonano solo come simulacri vuoti e beffardi.

La storia di Matteo diventa così una coming of age di chiunque abbia sognato un futuro più giusto, in cui giocarsi le proprie possibilità unicamente in base al proprio valore e non per il cognome che porta o le conoscenze che può vantare. Un’opera inedita, soprattutto per la nostra cinematografia, con al centro la nostra vera “meglio gioventù”, quella che non si estingue in amori tormentati o notti da leoni, ma che studia, sogna, si interroga. Un’opera politica, nel senso più alto del termine, in cui si ricorda il diritto che le nuove generazione meritano di coltivare sogni più grandi del diventare famosi o dell’essere semplicemente se stessi. Un’opera sincera in cui non si nascondono le seduzioni di cui il mondo può essere capace, i rischi che l’utopia perda la sua spinta originaria e si trasformi unicamente in interesse personale, guadagno, ambizione.

Un film diverso da tutti gli altri e che, anche solo per questo, merita di essere visto e promosso.

Autore: Andrea Valagussa
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'ALTRO VOLTO DELLA SPERANZA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 04/03/2017 - 10:48
Titolo Originale: Toivon tuolla puolen
Paese: Germania, Finlandia
Anno: 2017
Regia: Aki Kaurismäki
Sceneggiatura: Aki Kaurismäki
Produzione: SPUTNIK OY
Durata: 98
Interpreti: Sherwan Haji, Sakari Kuosmanen, Ilkka Koivula, Janne Hyytiäinen

Khaled è fuggito fortunosamente dalla Siria e spera di ottenere l’asilo politico ad Helsinki, ma resterà deluso; Wikström, dopo aver lasciato la moglie alcolista e il suo lavoro di rappresentante, ha aperto un ristorante con un bizzarro staff, a cui a un certo punto si aggiunge proprio Khaled, che cerca di sfuggire all’espulsione. La curiosa umanità di quelli che lavorano al ristorante si scontra con una società, quella finlandese, all’apparenza aperta ed accogliente ma di fatto non priva di contraddizioni…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film aiuta a sperare che nella tragedia dell’oggi resti lo spazio perché gli individui compiano gesti di generosità disinteressata, ritrovando non per legge, ma per “grazia” il gusto della solidarietà
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di tensione e violenza
Giudizio Tecnico 
 
Realismo e surrealtà si incontrano in un impossibile, ma proprio per questo meraviglioso equilibrio nell’ultimo film di Aki Kaurismäki, Orso d’Argento per la migliore regia al Festival di Berlino 2017
Testo Breve:

L’autore di Miracolo a Le Havre affronta, sorridendo, ma anche con toni tragici, il tema attualissimo dell’immigrazione a cui si affianca fatalmente quello della discriminazione

Realismo e surrealtà si incontrano in un impossibile, ma proprio per questo meraviglioso equilibrio nell’ultimo film di Aki Kaurismäki, Orso d’Argento per la migliore regia al Festival di Berlino 2017, una pellicola capace di toccare temi attualissimi senza mai scadere nel patetico, senza fare moralismi, ma senza rinunciare a dare un giudizio, che però emerge con naturalezza dalle vicende e dagli sguardi dei personaggi piuttosto che da astratte dichiarazioni di intenti.

Sullo sfondo di una Finlandia che sembra sempre leggermente “fuori tempo” (arredamenti e modi appaiono vecchi di almeno una ventina d’anni), la storia del rifugiato Khaled ha premesse tragicissime (la famiglia sterminata ad Aleppo, una sorella perduta nel viaggio terribile verso l’Europa) ma uno svolgimento che in molti momenti sembra prendere la via della commedia (più o meno nera…), per poi dare sterzate di tragedia che lasciano senza fiato.

La controparte di Khaled, il laconico Wikström, deciso a cambiare vita rompendo il matrimonio (salvo poi ritrovarsi a carico la bizzarra famiglia costituita dai dipendenti di un ristorante quanto meno problematico), è il tipico personaggio che Kaurismäki costruisce lasciando che il pubblico lo comprenda più dai suoi silenzi e dalle sue azioni (Wikström è estremamente determinato e ovviamente impassibile) che da tanti discorsi.

L’assurda “giustizia” della burocrazia finlandese, che fa contrasto alla naturale solidarietà tra emarginati, è solo una parte del mondo che Kaurismäki racconta con asciutta efficacia, senza dimenticare l’accompagnamento di un notevole colonna sonora di country finnico, sfidando il pubblico a sperare insieme a lui che nella tragedia dell’oggi resti lo spazio perché gli individui compiano gesti di generosità disinteressata, ritrovando non per legge, ma per “grazia” il gusto della solidarietà.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CLASSE Z

Inviato da Franco Olearo il Gio, 03/30/2017 - 10:21
Titolo Originale: Classe Z
Paese: Italia
Anno: 2017
Regia: Guido Chiesa
Sceneggiatura: Renato Sannio, Alessandro Aronadio, Guido Chiesa
Produzione: COLORADO FILM, IN COLLABORAZIONE CON MEDUSA FILM, SCUOLAZOO
Durata: 92
Interpreti: Andrea Pisani, Greta Menchi, Enrico Oetiker, Alice Pagani, Antonio Catania,Alessandro Preziosi

Al primo giorno dell'ultimo anno di un liceo scientifico, alcuni ragazzi scoprono una novità: è stata creata una nuova sezione, la H, apposta per loro. I ragazzi non tardano a scoprire la verità: il preside ha costituito questa nuova sezione al solo scopo di isolare i ragazzi più problematici e più svogliati, in modo che non “inquinino” le altre classi.
Tra loro c'è Ricky, il cui principale divertimento è fare scherzi al bidello e ai professori per poi mettere le sue gesta su Youtube; Stella, che ci tiene a essere sempre la più elegante e provocante del gruppo; Viola, una ragazza intelligente ma sempre in guerra con il mondo. I professori non hanno nessun interesse a perder tempo con loro e vengono in aula per leggere il giornale. Solo un giovane professore, appena arrivato, Marco Andreoli  cerca di scuoterli dalla loro apatia. Il suo riferimento è il professor Keating de L'Attimo fuggente. Cerca di introdurre metodi didattici innovativi per avvicinarsi ai ragazzi ma resta ben presto deluso….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un gruppo di ragazzi riesce a risalire dalla loro condizione di ultimi della scuola grazie all’aiuto reciproco
Pubblico 
Adolescenti
Giudizio Tecnico 
 
Il film tradisce schemi narrativi smaccatamente televisivi ma riesce a esprimere bene la freschezza spensierata dei protagonisti
Testo Breve:

Un preside decide di concentrare tutti i ragazzi con basso rendimento in un’unica classe. Un film corale che racconta, quasi in forma di favola, una divertente storia di riscatto 

E’ indubbio che la volontà di entrare dentro la mente di ragazzi dell’ultimo anno di liceo c’è stata. Basti pensare alla stessa scelta dei protagonisti: ben tre (Greta Menchi, Andrea Pisani e Il Pancho) hanno “fatto carriera” su Youtube e garantiscono un’empatia giovanile all’ultima moda. Anche l’incipit è accattivante: Stella ritorna a scuola dopo le vacanze e ai suoi occhi tutti gli altri, che giudica irrimediabilmente omologati dentro il branco, come tanti zombi. Inoltre il tema stesso del film, il recupero umano e professionale di ragazzi sbandati, è nelle corde del regista Guido Chiesa, che nel suo ultimo Belli di papà aveva mostrato come un padre imprenditore riuscisse, grazie a una terapia d’urto, a convertire all’impegno sul lavoro tre figli viziati e inconcludenti.

Nonostante queste ottime premesse, il film appare da subito terribilmente televisivo: i ragazzi della classe Z vengono tipizzati secondo stereotipi abusati. Stella, che pensa solo a vestirsi all’ultima moda, sembra esser stata presa di peso dal serial Che Dio ci aiuti; Ricky pensa solo a fare scherzi; Yuri è disilluso perennemente arrabbiato con il mondo, come lo è anche Viola. Per ognuno di loro è pronta la motivazione familiare che li ha resi disadattati e abulici: a Viola il padre è andato via di casa, Stella si vergogna di sua madre, Yuri ha un padre-padrone che vuole per forza farlo studiare come ingegnere, nonostante le sue vocazioni artistiche.

La trasformazione non avviene grazie all’amore, com’era accaduto al sedicenne Leo di Bianca come il latte, rossa come il sangue, né dallo scoprire che vicende del passato sono lo specchio della condizione presente, com’era accaduto in Freedom Writers,  ma all’impegno collettivo di uscire dallo stallo creato dalla loro condizione di sfigati attraverso uno strumento molto potente: quello di aiutarsi a vicenda. Pigmalione della loro trasformazione è il professore alle prime armi Marco Andreoli, l’unico disposto seriamente ad aiutarli. Anche in questa seconda parte del film viene troppo allo scoperto il meccanismo narrativo: ed ecco che come d’incanto il gruppo scopre che uno di loro è bravo in matematica, l’altro in letteratura e così possono studiare insieme per affrontare l’esame di maturità.

Complessivamente il messaggio trasmesso dal film è positivo: viene proposto un modello di scuola che vuole comprendere i ragazzi e cerca di valorizzarli tutti, pur nei limiti delle loro possibilità. Nell’impegno di costruire un’apologia della solidarietà fra gli ultimi e di catturare la simpatia degli spettatori giovani, il racconto finisce per risultare ben poco realistico: è difficile pensare che un professore si allontani dalla scuola senza avvisare le autorità scolastiche rischiando un provvedimento disciplinare e che dei ragazzi possano disseminare la scuola di telecamere senza incorrere in una denuncia. Se i protagonisti mancano di profondità, almeno il gruppo nel suo complesso manifesta una sua originale e divertente vivacità. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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17 ANNI (E COME USCIRNE VIVI)

Inviato da Franco Olearo il Gio, 03/30/2017 - 09:36
Titolo Originale: The Edge of Seventeen
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Kelly Fremon Craig
Sceneggiatura: Kelly Fremon Craig
Produzione: GRACIE FILMS, STX ENTERTAINMENT
Durata: 104
Interpreti: Hailee Steinfeld, Woody Harrelson, Kyra Sedgwick, Haley Lu Richardson,

Nadine ha 17 anni e da quando gli è morto il padre, Krista è diventata la sua amica inseparabile. Ma succede che suo fratello si innamora di Krista e Nadine si sente sola e tradita. La madre ha poco peso su di lei, perché donna fragile alla perenne ricerca di un altro uomo. Trova, se non conforto, almeno la consolazione di potersi confidare con l’insegnante d’italiano prof. Bruner ma il suo opprimente senso di solitudine, il suo sentirsi diversa, rischia di farle fare un pericoloso passo falso….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Ogni personaggio può esser considerato una brava persona (non c’è in particolare uso di violenza o di droghe) ma il vuoto assoluto di valori umani (e naturalmente soprannaturali) è mitigato solo da istinti naturali di benevolenza fra familiari e amici
Pubblico 
Sconsigliato
Turpiloquio continuo; abuso di alcool da parte di minorenni; una diciassettenne convive con il suo ragazzo nella casa di lui con l’acquiescenza dei genitori di entrambi. Il film risulta interessante per quegli adulti che si occupano di tematiche adolescenziali
Giudizio Tecnico 
 
Sceneggiatura arguta che mostra di aver approfondito il mondo dell’adolescenza, buona recitazione, soprattutto da parte di Woody Harrelson
Testo Breve:

Una diciassettenne si sente tradita perché la sua migliore amica si è mesa con suo fratello; un’immersione particolarmente accurata nel mondo dell’adolescenza ma con esibizione di comportamenti diseducativi 

Il film porta a compimento un’analisi della “malattia dell’adolescenza” (in questo caso in versione femminile) particolarmente accurata, che si distacca da tanti film sullo stesso genere.

Sono presenti alcune della “patologie” più tipiche di questa età: il passaggio, spesso doloroso, dal tempo dell’amica del cuore a quello della competizione verso rappresentanti dell’altro sesso; il riempirsi la testa più di fantasia che di realtà; il notevole egocentrismo nella continua ricerca dell’affermazione di sé; la lacerante solitudine che si percepisce quanto tutte hanno il ragazzo e tu no; le pulsioni sessuali che arrivano improvvise, il desiderio di dare un taglio netto con una fuga da tutto e da tutti.

Tutte queste tendenze, che possiamo definire universali, sono però calate, in questo film,  in un contesto molto specifico: la madre di Nadine è fragile, troppo impegnata a cercarsi un altro uomo attraverso appuntamenti via Internet e in generale i genitori dei compagni e compagne di scuola di Nadine sembrano come inesistenti o comunque  ininfluenti sulla loro vita.

Sono adolescenti senza punti di riferimento (un breve accenno della Nadine angosciata a Dio, si conclude con l’affermazione che se esiste, è indifferente ai nostri destini): è sufficiente che la madre si allontani per un weekend perché Nadine e Krista si ubriachino e che quest’ultima vada nel letto del fratello. Nadine è inoltre una ragazza particolare, egocentrica e incapace, almeno per buona parte del film, di comprendere la posizione degli altri. Il suo continuo fuggire da chi in fondo le vuol bene, come la madre, il fratello e Krista, la portano a infilarsi in una situazione particolarmente rischiosa.

Se poi, alla fine, niente di irreparabile succede, ciò è imputabile al riaffiorare, in queste personalità senza formazione umana, di una sorta di legge naturale. Il comprendere che l’esercizio della sessualità non è un puro sport ma va congiunto con un significato affettivo; l’importanza di ritornare, in periodi di crisi, nell’alveo degli affetti familiari, che non posso tradire.

Il film si avvale di dialoghi arguti, anche se spesso farciti di riferimenti sessuali; fra gli attori spicca Woody Harrelson, che ha tratteggiato con intelligenza l’ironico professor Bruner. Il film è pieno di comportamenti diseducativi (ad onor del vero non c’è uso di droga né di violenza) e finisce per essere indirizzato più a un pubblico di adulti che di adolescenti.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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