Non classificato

Il film non fa parte di nessuna categoria

L'EQUILIBRIO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/20/2017 - 17:45
Titolo Originale: L'equilibrio
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Vincenzo Marra
Sceneggiatura: Vincenzo Marra
Produzione: CINEMAUNDICI, LAMA FILM, RAI CINEMA, ELA FILM
Durata: 90
Interpreti: Mimmo Borrelli, Roberto Del Gaudio, Giuseppe D'Ambrosio, Autilia Ranieri

Don Giuseppe ha rinforzato la propria vocazione sacerdotale come missionario in Africa. Tornato in Italia, divenuto parroco di una comunità romana, deve affrontare una situazione personale delicata (si sta formando un’intesa troppo affettuosa fra lui e una delle catechiste) e chiede al vescovo di tornare nella sua terra, nel napoletano. Viene accontentato e per qualche tempo accompagna nelle sue funzioni Don Antonio, il parroco uscente, scoprendo che è molto seguito e apprezzato dalla comunità locale. Negli incontri con i suoi nuovi parrocchiani, Don Giuseppe scopre ben presto l’influenza, a fronte di uno Stato assente, della malavita locale impegnata nello spaccio della droga e quando viene a conoscenza di una situazione di soprusi nei confronti di una ragazza, cerca di affrontare di petto la situazione anche se tutti, chi con le buone, chi con le minacce, lo invitano a lasciar perdere…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film si affianca con serietà a un sacerdote che cerca di difendere una ragazza oggetto di soprusi. Viene sviluppata troppo sbrigativamente la mancanza di sostegno che il sacerdote riceve dai suoi superiori
Pubblico 
Maggiorenni
Viene trattato un tema scabroso. Un nudo integrale maschile statico, una espressione blasfema
Giudizio Tecnico 
 
Il regista e sceneggiatore Vincenza Marra punta all’essenziale del racconto con uno stile asciutto. Tutti bravi i protagonisti. Qualche passaggio sbrigativo nella sceneggiatura.
Testo Breve:

Un sacerdote deve decidere se tacere o agire, rompendo gli equilibri locali, per difendere una ragazza oggetto di soprusi. Un film asciutto con qualche eccesso di semplificazione nella sceneggiatura

“Perché non cambi vita?” chiede don Giuseppe a Saverio, un galoppino della malavita locale. “Per fare che cosa? Per guadagnare 50-60 euro alla settimana? Qua è terra bruciata. Non si guadagna niente”. E’ questa la dura realtà degli abitanti del quartiere: solo la malavita fornisce lavoro per tutti e impone le sue leggi. Le figure di Don Antonio, il parroco precedente e di Don Giuseppe, sono le due facce di un dubbio etico delicatissimo che capita a ognuno di affrontare, non certo solo alla parrocchie in territori difficili. Si tratta di situazioni dove un po’ di ingiustizia fa comodo agli interessi del singolo, e quando un po’ tutti ottengono in questo modo il loro tornaconto, si ristabilisce, paradossalmente, una giustizia senza Giustizia. In un certo senso, Ficarra e Picone con il loro L’ora legale avevano affrontato lo stesso tema, sul fronte della legalità civile. In quel caso un sindaco integerrimo che aveva iniziato a perseguitare i comportamenti illeciti, finiva per diventare impopolare perché i cittadini preferivano il trattamento precedente, dove tutti ottenevano favori illeciti e quindi tutti potevano dichiararsi contenti. Anche il recente film slovacco The Teacher racconta la storia vera di una professoressa che chiedeva molti favori e prestazioni gratuite ai genitori dei suoi alunni e in cambio forniva in anticipo le domande che avrebbe fatto ai loro figli nelle interrogazioni del giorno successivo. La denuncia del singolo padre che si era rifiutato di accettare l’accordo silente, aveva finito per scatenare le reazioni di tutti gli altri genitori.

Lo stesso tema, in questo film, assume i connotati specifici di una realtà parrocchiale. Di fronte a una struttura del male ben consolidata, che permette comunque di far vivere la comunità locale, è giusto e lecito, per un parroco, accettarla come un dato di fatto (comunque non di propria competenza diretta, visto che dovrebbe essere lo Stato a intervenire) e concentrarsi sulla  liturgia e sulla catechesi impartita ai giovani nella speranza di un mondo migliore oppure denunciare con coraggio i comportamenti malavitosi, nel presupposto che con il male non si scende ai patti e che il buon esempio è la forma più efficace di educazione dei giovani, al di sopra di qualsiasi insegnamento fatto in aula?

Se don Antonio è il paladino della prima soluzione, don Giuseppe cerca di affrontare i problemi nel secondo modo. “Perché non ti limiti a fare il prete? C’è molto malcontento su di te” - confida un simpatico chierichetto a don Giuseppe. “Ma cosa vuol dire fare per te il prete?” ribatte il sacerdote; per lui esserlo vuol dire stare accanto alla gente, ascoltare, comprendere e cercare di risolvere i problemi di chi si rivolge a lui. Anche il suo vescovo finisce per essere scontento di lui perché segue la prima opzione: da quando don Giuseppe si è messo di traverso alla malavita locale, i fedeli sono diminuiti e i ragazzi che frequentavano il catechismo sono spariti.

Il film sviluppa e approfondisce questo dilemma, evidenziando chi si pone da una prospettiva e chi dall’altra ma a ben guardare, l’equilibro fra le due opposte visioni si infrange ben presto perché ciò di cui don Giuseppe viene a conoscenza, l’abuso di una minorenne, va al di là di qualsiasi prudenziale compromesso e ha sicuramente ragione quando decide di opporsi con decisione.

Don Giuseppe compie in seguito un’audace azione positiva ma ciò provoca, per reazione, da parte del boss locale, il compimento di un crimine molto grave. Ci si trova di fronte, in questo caso, a un altro  caso etico particolarmente complesso, quello che viene solitamente chiamato “azione a doppio effetto”. A fronte di un bene compiuto, si finisce per causare del male grave. Don Giuseppe non è evidentemte responsabile del male compiuto dagli altri ma al contempo avrebbe dovuto prevedere una certa forma di reazione da parte del bosso locale. Si tratta di un dibattito molto interessante che lasciamo al lettore di completare, perché finiremmo per svelare il finale del film. 

Lo stile del regista e sceneggiatore Vincenzo Marra è insolito: il suo modo di raccontare è asciutto, i dialoghi sono ridotti all’essenziale, vengono sviluppati solo i fatti necessari all’economia della storia, senza note di colore, senza digressioni ambientali. Il vantaggio di questo approccio è la presa diretta con la storia che viene raccontata; lo svantaggio è quello di uno stile rigido che ingabbia i personaggi in un comportamento uniforme, senza caratterizzazioni. C’è qualche eccesso di semplificazione nella sceneggiatura (come mai don Giuseppe, nel ritornare nella sua terra di origine, si mostra così meravigliato del contesto sociale?). Bisogna però riconoscere a questo L’equilibrio un importante merito: don Giuseppe appare come un vero sacerdote che si interroga continuamente sulla correttezza della sua missione; in un altro film, come Alla luce del sole, che si è spirato alla storia vera di Giuseppe Puglisi, restano nascoste le motivazioni più intime e spirituali del sacerdote

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GATTA CENERENTOLA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/20/2017 - 17:36
Titolo Originale: Gatta Cenerentola
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Dario Sansone
Sceneggiatura: Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Alessandro Rak, Dario Sansone
Produzione: MAD ENTERTAINMENT, CON RAI CINEMA, IN PARTECIPAZIONE CON BIG SUR, IN COLLABORAZIONE CON SKYDANCERS, TRAMP LTD, O'GROOVE,
Durata: 86

Mia è la figlia di Vittorio Basile, ricco armatore della Megaride e scienziato. Quando suo padre viene ucciso, Cenerentola viene cresciuta, prigioniera nella sua stessa nave, dalla matrigna al servizio delle sue terribili sei sorellastre. Intanto 'o Re, un ambizioso trafficante di droga, d'accordo con la matrigna di Mia, intende sfruttare l'eredità dell'ignara Cenerentola per fare del porto di Napoli una capitale del riciclaggio.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un film dai tratti molto violenti, sia nello stile dell’animazione che nella storia e nel linguaggio, che riesce a dare importanza alla memoria come vero patrimonio umano e culturale da preservare e trasmettere sia per il bene del singolo che della comunità intera
Pubblico 
Adolescenti
Un film presenta momenti di violenza e un linguaggio fortemente allusivo e volgare
Giudizio Tecnico 
 
Un film d’animazione originale che ha saputo coniugare, in anni di lavoro, arti figurative, musica, tradizione e tecnologia con coraggio e inventiva. Il film è stato inserito nella lista dei 14 da cui l'Anica individuerà l'opera italiana da candidare all'Oscar.
Testo Breve:

Tratto liberamente da una delle favole di Giambattista Basile, questo originalissimo film d’animazione, non destinato ai bambini, spicca per originalità visiva e musicale. Nella lista dei possibili candidati italiani all’Oscar 

Il gruppo di animatori della Mad Entertainment crea un film visionario e poetico, Gatta Cenerentola, ispirato alla novella di Giambattista Basile e alla famosa commedia musicale napoletana, presentato in concorso alla 74.ma edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica nella Sezione Orizzonti. Un film d’animazione certamente non rivolto ai bambini, ma che esprime un impegno artistico non indifferente in ogni campo e in cui memoria e tecnologia si fondono in modo creativo.

Musica, teatro, pittura e arte digitale si coniugano in un prodotto del tutto originale soprattutto per il cinema italiano. La storia risente di molte influenze, da quella della cultura e della tradizione napoletana, fortissima nelle musiche, nella caratterizzazione dei personaggi, nei dialoghi e in buona parte degli ambienti, a quella delle più moderne storie di fantascienza che immaginano cupi scenari futuristici.

In Gatta Cenerentola la luce colorata e il paesaggio fitto degli artistici edifici che si affacciano sul mare del Golfo di Napoli si trasformano piano piano in un fumoso ambiente, tossico, decadente e malsano a causa della corruzione in cui cade la città dopo la morte di una personalità illuminata e generosa.

Vittorio Basile è un ricco armatore e scienziato proprietario della Megaride, un'enorme nave tecnologicamente avanzata in grado di registrare qualsiasi cosa accada al suo interno e di riprodurla sotto forma di ologrammi, ormeggiata al porto di Napoli; la sua aspirazione è quella offrire alla gente di Napoli un grande polo tecnologico che diventi una sorta di archivio digitale che mantenga memoria di chiunque vi metta piede. Quando però Vittorio decide di sposare Angelica, una donna del popolo che ha già sei figlie, ogni suo sogno di rinascita della città fallisce e muore con lui. Vittorio viene infatti ucciso il giorno stesso delle sue nozze per mano dell’amante di Angelica, Salvatore Lo Giusto detto 'O Re, ambizioso trafficante di droga, che desidera impossessarsi di tutte le ricchezze della Megaride. La figlia di Vittorio, la piccola Mia Basile, da quel momento sarà costretta a vivere nascosta nella sua stessa nave all'ombra della temibile matrigna e delle sue perfide sei figlie trasformate in volgari e violente prostitute dalla madre stessa. Salvatore Lo Giusto fa precipitare il porto e la città nel degrado, ma per impossessarsi del tutto della Megaride deve attendere la maggiore età della piccola Mia. Solo un uomo ricorda la bellezza del sogno di Vittorio e spera ancora di salvare Mia e la sua nave dalla decadenza completa, l’agente Primo Gemito che riesce ad introdursi in incognito all’interno della nave.

Gatta Cenerentola è una fiaba noir dai tratti molti forti anche nello stile d’animazione che non nega momenti di violenza e un linguaggio fortemente allusivo e volgare. I suoi personaggi però riescono a trasmettere con poche pennellate emozioni e sentimenti molto intensi e vividi, con un realismo umano, per quanto spesso brutale, dal forte impatto che sorprende. Su tutti spicca il personaggio di Primo per la sua coerenza, il suo coraggio e il suo vero disinteresse nell’agire. Mentre la piccola Mia, la gatta, si trasforma nel frutto di un’educazione selvaggia e feroce. Gli ologrammi scomposti di un passato dorato, che si visualizzano casualmente all’interno della nave, costituiscono la sola risorsa di umanità a cui la ragazza possa attingere e la memoria che essi trasmettono rappresentano il vero patrimonio che il padre lascia alla figlia.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL COLORE NASCOSTO DELLE COSE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/11/2017 - 12:40
Titolo Originale: Il colore nascosto delle cose
Paese: ITALIA, SVIZZERA
Anno: 2017
Regia: Silvio Soldini
Sceneggiatura: Doriana Leondeff, Davide Lantieri, Silvio Soldini
Produzione: LUMIÈRE & CO., CON RAI CINEMA, VENTURA FILM, IN COPRODUZIONE CON RSI RADIOTELEVISIONE SVIZZERA/SRG SSR
Durata: 115
Interpreti: Valeria Golino, Adriano Giannini, Arianna Scommegna, Laura Adriani, Anna Ferzetti

Teo è un creativo della pubblicità di successo. Se nel lavoro si occupa di ciò che appare, dell’effimero, anche la sua vita privata sembra avere questa caratteristica. Ha una fidanzata ufficiale con la quale .non convive e si concede volentieri altre distrazioni. Conosce per caso Emma, una donna non vedente che inizia a frequentare. Emma, nonostante la sua infermità, ha preso in pugno la sua vita, che si può definire quasi normale: di professione è osteopata e vive da sola dopo che si è separata dal marito. I due personaggi non potrebbero essere più diversi….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Viene tratteggiata con molta sensibilità il mondo dei non vedenti. Nelle sue speranze ma anche nei suoi momenti di sconforto. Il film presenta un panorama di famiglie divise e relazioni instabili.
Pubblico 
Maggiorenni
Il film mostra relazioni sentimentali precarie e casi di famiglie disunite. Scene di amplessi con parziali nudità
Giudizio Tecnico 
 
Soldini mostra grande sensibilità e buona competenza nel descrivere il mondo dei non vedenti. Ottime le interpretazioni dei due protagonisti. Discontinuo lo sviluppo del film
Testo Breve:

Leo è un pubblicitario di successo; Emma è una non vedente che cerca di superare la sua infermità impegnandosi nel lavoro e con tante amicizie. Un film che affronta con competenza un tema delicato ma è poco convincente  nello sviluppo 

La prima parte del film (forse un po’ troppo lunga) serve per farci conoscere i due protagonisti, Teo ed Emma ma è difficile decidere chi dei due abbia più bisogno di aiuto nella propria vita. Emma è non vedente ma ha un lavoro, si sposta per la città con l’aiuto di un bastone, usa correntemente il cellulare, invia e riceve email.  Non le mancano le amicizie e la sua vita è piena. Teo è il classico maschio cialtrone, come non si vedeva dai tempi d’oro della commedia italiana (quelli interpretati da Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi): ha più di una relazione e si barcamena fra l’una e l’altra mentendo spudoratamente o facendo continuamente delle promesse che poi non mantiene (sembra realmente un personaggio d’altri tempi: le donne d’oggi non potrebbero sopportare un uomo simile). Veniamo informati che la sua infanzia è stata infelice (suo padre aveva lasciato la famiglia quando lui aveva nove anni e la mamma si era sposata con un altro uomo che Teo non aveva mai potuto sopportare), ma questa informazione che riceviamo sembra un pallido pretesto, inserito dagli sceneggiatori, per giustificare il suo comportamento.

Dopo una prima serata passata assieme che è diventata anche intimità fisica, succedono nel film tante cose di poco conto, perché ognuno ei due riprende la propria vita (lui è impegnato con il lavoro ma anche con la sue donne) lei con il lavoro e le sue amicizie ma continuano a incontrarsi per conoscersi meglio. Resta di sottofondo, nel loro cuore, una ipotesi che appare impossibile: che possano cioè amarsi, vivere insieme e che lui possa vederla come persona, superando qualunque senso di pietà, senza stancarsi per le obiettive difficoltà che dovrebbero  affrontare.

Soldini aveva già esplorato il mondo dei non vedenti con il documentario Per altri occhi : un’esperienza che gli ha permesso di affrontare questo film senza retorica né pietismo. E’ questo il valore maggiore del film, che ci fa partecipare con molto realismo al mondo dei non vedenti. Significativa è la presenza di una ragazza non vedente di 17 anni, Nadia, che ci mostra bene l’altra faccia della medaglia, sempre possibile in quelle condizioni: perdere la speranza di riuscire a muoversi nel mondo, ad avere relazioni normali con gli altri, e finire per odiare tutto e tutti. La madre della ragazza soffre in silenzio: la osserva discretamente a distanza mentre lei conversa con Emma. Una sequenza che esprime tutta la sensibilità che Soldini che è riuscito a rendersi e a renderci partecipi di quel mondo che vive molto di intuito e immaginazione.

Il colore nascosto delle cose è un film riuscito a due terzi: il tema della cecità è affrontato con competenza e sensibilità, ottime le interpretazioni dei protagonisti, non solo di Valeria Golino ma anche di Adriano Giannini  Resta insolita la scelta di tratteggiare il personaggio maschile in modo così negativo: il suo continuo mentire, le sue molteplici relazioni, la sua incapacità di esser a lungo coerente con se stesso,  fanno pensare che per lui non si tratti di una vera conversione, che l’amore dichiarato finisca per diventare posticcio e fa così perdere di credibilità il semplicistico lieto fine.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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THE TEACHER -UNA LEZIONE DA NON DIMENTICARE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/11/2017 - 12:12
Titolo Originale: Ucitelka
Paese: Slovacchia
Anno: 2016
Regia: Jan Hrebejk
Sceneggiatura: Petr Jarchovský
Produzione: ROZHLAS A TELEVÍZIA SLOVENSKA, PUBRES, OFFSIDE MEN, CESKÁ TELEVIZE
Durata: 102
Interpreti: Zuzana Mauréry, Csongor Kassai, Peter Bebjak, Martin Havelka

Bratislava, 1983, ai tempi della Cecoslovacchia comunista. La nuova insegnante Maria Drazdechová, simpatica e gentile, vedova di recente, vuole conoscere i suoi studenti. Chiede loro come si chiamano ma anche cosa fanno i loro genitori. La sua non è pura curiosità: inizia a chiedere piccoli e grandi favori ai padri e alle madri dei suoi alunni, in funzione della loro professione e in cambio passa a loro in anticipo le domande che chiederà ai loro figli alla prossima interrogazione. Su richiesta di una coppia di genitori che non si sono prestati alle manovre della professoressa e che quindi vedono la loro figlia trattata ingiustamente, vengono convocati dalla preside tutti i genitori di quella classe. La riunione risulta all’inizio quasi inutile: la maggioranza dei genitori è disposta ad accettare le richieste della professoressa, non solo per i vantaggi che i loro figli ne ottengono ma anche perché la Drazdechová è presidente del locale partito comunista…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
I genitori di una classe sono chiamati a comportarsi con giustizia, anche se questo può comportare la perdita di alcuni vantaggi per i propri figli.
Pubblico 
Adolescenti
Una rapida sequenza di nudo maschile
Giudizio Tecnico 
 
Un film ben diretto e ben recitato, ben ambientato nella Cecoslovacchia comunista, che affronta con ironia tematiche molto attuali
Testo Breve:

I genitori di una classe di Bratislava, durate il regime comunista, sono chiamati a trovare il coraggio di denunciare la disonestà di una professoressa nonostante sia il presidente del locale Partito Comunista. Un film ben realizzato che richiama valori universali

Cercare di far rivivere oggi un episodio accaduto (realmente) durante il periodo comunista in uno dei paesi dell’Est, sembra quasi di rievocare un mondo sepolto nella memoria di tutti. Inoltre realizzare un film incentrato su una banale bega scolastica appare eccessivo.  Eppure il film finisce per interessare e si fa seguire (grazie anche a una sottile ironia sempre presente) fino alla fine.

Il tema affrontato non è stato, come è accaduto in tanti altri film, quello della lotta per la libertà contro un governo autoritario, anche se non trascura di raccontarci come un importane astrologo sia costretto a lavare i vetri per poter vivere perché sua moglie si è rifugiata nell’Occidente, ma piuttosto la vita ordinaria di un qualunque “compagno”  in un paese comunista. Sarà capitato a molti di noi di incontrare una persona anziana che da giovane ha vissuto i tempi del regime comunista. E’ molto probabile che vi abbia raccontato che “in fondo non si viveva male”: la scuola, il lavoro, l’ospedale in caso di malattia, erano garantiti per tutti; si viveva una sorta di pigra serenità; dal momento che c'era sempre qualcuno che pensava per te in tutto, l'importante era obbedire; per il resto, visto che gli impegni "alti" ti erano preclusi,  non c'era molto altro a cui pensare se non godersi le piccole, povere gioie della vita privata.

 
Un film che ha raccontato molto bene questa realtà è stato il romeno: Racconti dell’età dell’oro. In questo film a episodi sembra quasi che il mangiare buone cose e in abbondanza sia l’unico “lusso” perseguibile.  In fondo, anche in questo The Teacher, la famigerata maestra si “accontenta” di ricevere un dolce in regalo, che qualcuno dei genitori controlli perché la sua lavatrice perde acqua, o che gli alunni diano una pulita al suo appartamento.

Sono temi semplici ma il dibattito che scaturisce fra i genitori convocati dalla preside è universale: e non riguarda più realtà ormai dimenticate.

Si tratta del modo con cui ciascuno di noi può finire, magari inconsapevolmente,  ad adeguarsi alle convenzioni correnti, adattarsi alle circostanze evitando in questo modo di mettersi in mostra, oppure, al contrario, fare riferimento a principi superiori e sfidare, a motivo di questi, possibili contrarietà.

Nella riunione dei genitori appare tutto questo: la mamma che ci tiene a che sua figlia sia la prima della classe e accetta, per questo, di adempiere a tutte le richieste “insolite” della professoressa; il giudice che si appella all’onore da attribuire alle istituzioni, e pertanto nessuno può permettersi di gettare sospetti sul comportamento dell’insegnante. Il padre che osa protestare perché si è rifiutato di adempiere a un favore richiesto dalla professoressa e ora sua figlia, che studia con diligenza, continua a prendere brutti voti Il padre grande, grosso e un po’ ignorante (il personaggio più riuscito) che dirige una palestra di pugilato e che alla fine decide anche lui di mettersi dalla parte dei contestatori perché nella sua fierezza non permette che nessuno si comporti in modo disonesto con suo figlio.

Il film grazie a un’ottima regia e ad attori tutti bravi, di descrivere in dettaglio le tante sfaccettature con cui reagiscono i genitori e i loro figli a una situazione così ambigua. Il tema è trattato senza gravità, con ironia, ma non è affatto banale: è piuttosto un quadro molto umano, fuori dal tempo e da ogni riferimento geografico, su come siamo chiamati a reagire quando la giustizia e l’onestà professionale vengono violate 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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MISS SLOANE - GIOCHI DI POTERE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/08/2017 - 06:37
Titolo Originale: Miss Sloane
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: John Madden
Sceneggiatura: Jonathan Perera
Produzione: EUROPACORP, FILM NATION ENTERTAINMENT, ARCHERY PICTURES, FRANCE 2 CINEMA
Durata: 132
Interpreti: Jessica Chastain

Elizabeth Sloane è di mestiere una lobbista. Lei riesce, con molta abilità, su commissione dei suoi clienti, a spostare nella direzione da lei voluta, i voti dei deputati e dei senatori in riferimento a un certo disegno di legge che sta per essere votato. I mezzi sono spesso illegali ma mascherati da parvenze legali. Quando le viene richiesto di sostenere una legge che promuova l’uso delle armi da parte delle donne, Elisabeth decide di licenziarsi e di farsi assumere dall’ agenzia che combatte sul fronte opposto. Ma l’ambizione di vincere a tutti i costi le fa commettere qualche passo falso che sarà sfruttato dai suoi avversari….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film denuncia la corruzione che pervade l’istituzione delle lobby americane e una lobbysta persegue i suoi obiettivi anche giusti, con metodi leciti e illeciti
Pubblico 
Adolescenti
Alcuni comportamenti sessualmente disinvolti, senza nudità. Battute umoristiche nei confronti di religiosi e religiose
Giudizio Tecnico 
 
La superba recitazione di Jessica Chastain è sostenuta da una brillante sceneggiatura e da una regia che dà la giusta tensione al racconto
Testo Breve:

Il film denuncia in modo chiaro e netto la corruzione che alligna nell’istituzione delle lobby americane. Superba interpretazione di Jessica Chastain

Un tempo (anni ’40 , ’50) si producevano film dove il baricentro della storia era costituito dall’amore fra un uomo e una donna che si sviluppava fra mille ostacoli ma il lieto fine era garantito. I rispettivi ambienti lavorativi apparivano di sottofondo ed erano appena abbozzati. Non mancavano film di denuncia su determinati ambenti: uno dei più analizzati è stato quello della Stampa; citiamo solo L’asso nella manica (Ace in the Hole-1951) sulla spregiudicatezza con cui possono venir creati artificialmente casi da prima pagina o Piombo Rovente (Sweet Smell of Success – 1957) che denunciava lo strapotere della stampa specializzata. In tempi più recenti si è sviluppato l’interesse degli ambienti di lavoro di per sé, come realtà da raccontare nei suoi risvolti anche complessi. Ne è stato paladino Aaron Sorkin, che con le fiction West Wing - Tutti gli uomini del Presidente (1999-2006) e The Newsroom (2012-2014) ha raccontato come, con un lavoro di squadra, (il Presidente degli U.S.A., il Capo Redattore di un telegiornale televisivo con i loro staff) vengono affrontate decisioni spesso complesse alle quali non sono estranei risvolti squisitamente etici. In opere di questo genere conta come si svolge in dettaglio il processo decisionale fra persone molto concentrate sul loro lavoro e i temi amorosi vengono posti in second’ordine.

Un’ulteriore evoluzione si è determinata quando, fiction tv e film hanno iniziato a raccontare ciò che avviene in determinati ambienti di lavoro molto complessi, che sono diventati terreno di battaglia fra persone che si contendono il potere o la ricchezza.  In questi lavori ogni tematica su ciò che sia eticamente giusto o sbagliato viene posto da parte e ciò che cerca di attrarre l’attenzione dello spettatore è l’abilità, la spregiudicatezza del protagonista nello sfidare i suoi concorrenti, con mezzi molto spesso illegali. In queste situazioni l’amore uomo-donna viene trasformato in un puro strumento per la conquista del potere.

Sul crinale fra la prima e la seconda impostazione si sono posti i serial TV  di Vincent Gilligan (Breaking Bad- 2008-2013, Better Call Saul – 2015) dove partendo da una motivazione etica positiva (molto abile), uomini qualunque diventano più abili dei peggiori malfattori nei mondi dello spaccio della droga e quello legale). Ma il più noto fra tutti, quello che ha consolidato il genere, è stato sicuramente House of Cards-2013, che ci fa vivere quali sono, secondo la fiction, i meccanismi di conquista del potere alla Casa Bianca (anche cruenti). Viene abbandonato fin dall’inizio ogni tentativo di giustificare eticamente il comportamento del protagonista: ciò che deve affascinare lo spettatore è la fredda e inossidabile volontà del protagonista di raggiungere il suo obiettivo con qualsiasi mezzo (anche l’omicidio). Possiamo dire lo stesso di Billions-2016, la serie televisiva che ci introduce nel mondo delle speculazioni finanziarie e tutta l’attrattiva che la fiction cerca di appassionarci alle astuzie del protagonista Axe nel cercare di accumulare ricchezza e  sventare le insidie del procuratore generale Chuck Rhodes.

Questo Miss Sloane, si inquadra perfettamente in quest’ultima categoria. Il film entra, con molti dettagli tecnici, nel mondo delle lobby americane, nel come esistano in U.S.A. delle agenzie, come quella in cui lavora Sloane, che svolgono il compito di “convincere” senatori e parlamentari sulla validità di una legge in votazione. Non esistono, neanche in questo film, i buoni o i cattivi ma l’attrattiva del film sta tutta nello scoprire chi sarà così scaltro da sconfiggere i suoi avversari.

“Nel mestiere del lobbista ciò che conta è la perspicacia, la lungimiranza - ripete più volte Miss Sloane (foresight nella versione inglese)  consiste nell’anticipare le mosse degli avversari e escogitare delle contromisure. La vincitrice si piazza un passo avanti all’avversario e gioca la carta vincente”. Anche in questo film il tema amoroso è assente: la protagonista soddisfa le sue pulsioni prendendosi un amante a pagamento.

Le numerose sequenze nelle quali lei si intrattiene con il suo giovane staff che riesce a guidare con il fascino delle sue argute argomentazioni e la sua instancabile energia convalida il mito di come il lavoro sia, in queste nuove produzioni, l’unico contesto dove sia possibile realizzare pienamente se stessi.

Il racconto cerca di dare una parvenza positiva al comportamento di Elisabeth: si rifiuta di appoggiare una proposta di legge che faciliti l’acquisto delle armi da parte delle donne. La sua è però un’etica puramente utilitaristica e i mezzi che usa per raggiungere il suo scopo sono assolutamente disonesti. Anche nel finale, che naturalmente non sveliamo ma che la mette in buona luce per il sacrificio che lei compie, non toglie il fatto che lei abbia giocato sporco per raggiungere il suo obiettivo. Appare in questo modo una seguace della dottrina dell’opzione fondamentale, secondo la quale ciò che conta è l’obiettivo primario da raggiungere; la scelta dei mezzi per raggiungerlo è determinata dalle circostanze e dal contesto, fuori da un giudizio morale.

Il film è di ottima fattura. Jessica Chastain interpreta il suo personaggio, dedito al successo, brillante e trascinatrice del suo giovane staff, in modo superbo. La sceneggiatura ha sviluppato dialoghi-scontro appassionati e la regia riesce a tenere desta l’attenzione e la curiosità dello spettatore fino alla fine.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DUNKIRK

Inviato da Franco Olearo il Gio, 08/31/2017 - 10:55
Titolo Originale: Dunkirk
Paese: USA, GRAN BRETAGNA, FRANCIA
Anno: 2017
Regia: Christopher Nolan
Sceneggiatura: Christopher Nolan
Produzione: EMMA THOMAS, CHRISTOPHER NOLAN PER SYNCOPY
Durata: 106
Interpreti: Fionn Whitehead, Tom Glynn-Carney, Jack Lowden, Harry Styles, Aneurin Barnard

Dunkerque, maggio-giugno 1940. 400.000 soldati inglesi oltre a francesi e belgi, sono intrappolati sulla spiaggia in attesa di navi e battelli che li possano trasportare oltremanica. Churchill vuole impiegare poche navi da guerra e pochi aerei per il recupero dell’armata perché vuole risparmiare le risorse più pregiate per la prossima decisiva battaglia: l’invasione dell’Inghilterra. Ha ipotizzato che si potranno salvare al massimo 35.000 persone. L’operazione di salvataggio andrà invece molto meglio del previsto. Le truppe francesi frenarono l’avanzata tedesca,  Hitler inspiegabilmente decisione di fermare le sue truppe corazzate e la Manica fu percorsa da 400 navigli (motoscafi o pescherecci) di privati cittadini che decisero di rischiare le loro vite per riportare i ragazzi in patria.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una sconfitta militare si trasforma in una vittoria morale grazie al contributo di tanti singoli, generosi civili
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
La qualità delle immagini è impeccabile ma il distacco con cui l’autore cerca di porsi rispetto alle vicende narrate finisce per non coinvolgere né emozionare lo spettatore
Testo Breve:

Nel 1940, 400.000 soldati inglesi, bloccati sulla spiaggia di Dunkerque,  furono tratti in salvo oltre la Manica grazie a centinaia di pescherecci privati. Un racconto non epico, che si concentra sulle vicende dei singoli

E’ indubbio che Dunkirk (così lo chiamano gli inglesi) sia entrato nella galleria delle più esaltanti glorie del popolo inglese, proprio perché una sconfitta militare si è trasformata in vittoria morale grazie a una generosa, spontanea risposta che è scaturita dal cuore di singoli civili che si sono preoccupati di salvare i loro ragazzi. E’ strano, anzi, che si sia arrivati al 2017 senza che nessun altro regista abbia portato avanti l’iniziativa  di costruire un blockbuster sull’evento. Fa eccezione solo il recente film Espiazione, che  si concludeva con uno stupendo piano-sequenza che abbracciava tutti i soldati in attesa sulla spiaggia di Dunkerque colti in un'alternanza di noia, disperazione e attesa fiduciosa e che riusciva a dare in pieno il senso della tragedia.

Al contempo il tema del salvataggio di Dunkerque si prestava bene per costruire un ottimo war movie. Di battaglie sulla spiaggia ne abbiamo già viste molte, anche se più spesso i nostri si sono mossi nella direzione opposta. In Salvate il soldato Ryan di Steven Spielberg, prodigioso nelle scene più drammatiche, si riusciva a cogliere il tutto della massa ma anche il dramma del singolo (il marine che vomita sul battello un istante prima che si apra lo sportello per lo sbarco, le scene subcquee dei soldati caduti in mare che cercano di raggiungere la riva mentre i proiettili nemici tracciano traiettorie  bianche intorno a loro).

Anche un film come Il giorno più lungo, nelle sue tre ore sullo stesso argomento, sviluppava bene il punto di vista sia degli alleati che quello dei tedeschi, riuscendo a raccontarci le storie del singolo ufficiale alle prese con la sua difficile  missione, senza farci perdere il quadro complessivo di come si stavano svolgendo le operazioni in terra, per mare e in cielo.

Orbene, il film di    Christofer Nolan nonostante una prima, più superficiale sensazione, non è nè un film apologetico sull’impresa inglese, nè un film di guerra tout court. Nolan non appare nè patriottico nè epico ma ancora una volta è interessato esclusivamente alle vicende del singolo, impegnato a dare un senso tutto personale alla sua esistenza in un mondo che non sente proprio. Manca il senso dell’uno per tutti e tutti per uno, così appassionante nei film citati. Lo si nota molto bene nelle scene di massa: i soldati sono allineati lungo la spiaggia,  tutti anonimi e silenziosi, non c’è nessun impegno da parte del regista di  trasformarli in una massa viva che ubbidisce ma attende con ansia la propria salvezza.

Simmetricamente, quando seguiamo le vicende dei singoli, questi sembrano poco interessati al dramma nel quale sono immersi ma si concentrano sulle proprie, personalissime vicende, spesso poco patriottiche. Due giovani usano tutti gli espedienti possibili per riuscire a imbarcarsi scavalcando le file dei loro commilitoni. Un soldato francese indossa la divisa e la piastrina di un inglese morto per riuscire a imbarcarsi. Un naufrago, che viene soccorso da un peschereccio diretto a Dunquerque, viene preso dal panico e finisce per ferire gravemente proprio uno dei giovani che lo aveano soccorso. Solo il racconto dei tre Spitfire che da soli cercano di contrastare i bombardieri e caccia tedeschi ha una sua omogeneità narrativa, perché le gesta di un pilota sono istituzionalmente singole e le immagini della battaglia aerea hanno una loro innegabile bellezza.  Anche in questa occasione però l’attenzione di Nolan si ferma su particolari secondari (l’ossessione di controllare continuamente quanti galloni di carburante siano rimasti nel serbatoio) e un dialogo fra piloti particolarmente trattenuto, forse molto inglese (quando un compagno è costretto a un ammarraggio forzato, l’altro pilota gli augura “buona fortuna”, quasi fosse una gara sportiva).

Nolan non trascura di celebrare l’eroismo inglese ma lo fa in modo limitato e trattenuto (“chi sta arrivando?“ chiede il colonnello all’ammiraglio che dal molo, con il binocolo ha avvistato centinaia di pescherecchi che stanno arrivando e quest’ultimo risponde: “La patria!”); ciò che interessa al nostro autore è ancora una volta proprio l’estraniamento del singolo rispetto alla realtà, che aveva già così bene espresso in altri film dove il protagonista è costretto a vivere tempi e spazi multipli (Interstellar, Inception).

E’ strano, perché in fondo, nella trilogia su Batman Nolan aveva tratteggiato un eroe moto umano e al contempo preoccupato di ristabilire la giustizia. Forse perché questa volta la scerneggiatura è tutta di Christopher e manca la firma di suo fratello Jonathan.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PRIMA DI DOMANI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/20/2017 - 22:47
Titolo Originale: Before I fall
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Ry Russo-Young
Sceneggiatura: Maria Maggenti
Produzione: AWESOMENESS FILMS, JON SHESTACK PRODUCTIONS
Durata: 98
Interpreti: Zoey Deutch, Halston Sage, Logan Miller, Kian Lawley, Jennifer Beals, Diego Boneta, Elena Kampouris.

Cosa succederebbe se oggi fosse l'ultimo giorno per il resto della tua vita? Da questa domanda inizia il viaggio di Samantha Kingston detta Sam. Sam ha una vita perfetta, un ragazzo stupendo e tre amiche fantastiche. Tutto sembra andare per il verso giusto finché non realizza di rivivere lo stesso giorno più volte senza riuscire ad andare avanti.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film parte con una descrizione forte di quella che potrebbe essere la situazione di vita apparentemente più desiderabile per una teen ager: popolarità, divertimento sfrenato e piena libertà nelle esperienze anche sessuali; ma presto prende una strada più introspettiva che cerca di scoprire via via i possibili disagi di fronte alla vita e alle diverse situazioni affettive. La riflessione sul senso della vita è molto profonda e valida ma non tutte le problematiche adolescenziali vengono veramente approfondite e risolte.
Pubblico 
Maggiorenni
Allusioni a esperienze sessuali
Giudizio Tecnico 
 
La regista si cimenta con un racconto difficile da portare al cinema senza annoiare, ma riesce quasi sempre a trovare il giusto ritmo narrativo in armonia con le emozioni e i diversi stati d’animo che desidera descrivere. Pregevole anche la fotografia e l’interpretazione della protagonista.
Testo Breve:

Un teen drama inaspettatamente più serio del prevedibile su di un’adolescente che si trova a rivivere continuamente lo stesso giorno e che in questo modo scopre la ricchezza del suo mondo interiore  e quali siano i veri affetti da coltivare 

A dispetto di un trailer che lascia credere si tratti di una delle classiche commediole un po’ superficiali sulla complicata vita dei teenager americani, Prima di domani, della giovane regista Ry Russo-Young, in realtà porta sul grande schermo un racconto surreale, suggestivo e introspettivo. Un film indipendente tratto dall’omonimo romanzo di Lauren Olivier che, proprio per la sua originalità nel panorama dei teen drama, è stato proiettato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival 2017 e in anteprima nazionale al Giffoni Film Festival dello stesso anno.

In Prima di domani la giovane Zoey Deutch interpreta la diciassettenne Samantha "Sam" Kingston. Sam e le sue tre più care amiche Lindsay, Ally e Elody sono le ragazze più popolari del loro liceo e anche il suo fidanzato è uno dei ragazzi più desiderati della scuola. Vista dall’esterno la sua vita appare assolutamente invidiabile per un’adolescente, ma sotto la superficie patinata delle sue amicizie e dei suoi impegni si nasconde un mondo interiore più complesso e sofferente che non comprende solo lei ma anche le persone che le sono più vicine.

Questa realtà sommersa prende il sopravvento quando improvvisamente accade qualcosa che intrappola la protagonista in uno strappo temporale che la costringe a rivivere continuamente lo stesso giorno. Quello che avrebbe dovuto essere il giorno più bello della sua vita, fatto di sfrenato divertimento e nuove esperienze, il 12 febbraio, il giorno dei cupidi, si trasforma invece per Sam in una sorta di infernale prigione dalla quale la ragazza tenta in ogni modo possibile di fuggire.

Attraverso questo incomprensibile fenomeno Sam è portata a sperimentare tutte le cinque fasi del lutto: negazione, rabbia, patteggiamento, depressione e accettazione. Sam rivive la stessa giornata e gli stessi eventi in modi e con spirito ogni volta diversi. Eppure attraverso il susseguirsi dei giorni, ciascuno strutturalmente uguale al precedente, Sam non solo scopre il proprio mondo interiore e ciò che davvero conta nella vita, ma impara a conoscere anche la verità delle persone che le stanno accanto. Le paure, i dolori, le speranze e gli affetti suoi e di coloro che ama diventano piano piano sempre più l’oggetto della vita di Sam.

Mentre il suo stato sembra diventare sempre più claustrofobico, Sam comprende dove risiede il segreto della libertà interiore costruendo con se stessa e con gli altri un rapporto fondato sulla sincerità, l’ascolto e la donazione. Al punto che le basterà un solo giorno per rimettere a posto molte situazioni distorte e negative in cui si trovava in partenza, come il rapporto privo di affetto vero e sincero che aveva con il proprio ragazzo e il disagio che il comportamento suo e delle sue amiche causava a loro stesse e agli altri loro coetanei. In un solo giorno Sam riuscirà salvare se stessa e ad aiutare le persone che ama ad affrontare la vita in modo più autentico, meno egoistico e più fiducioso.

Nel film regna una costante atmosfera grigia fatta di colori insaturi e solo nel momento in cui tutto pare farsi più buio improvvisamente la storia si illumina e si chiarisce il senso di tutta un’esperienza apparentemente assurda. Mentre la vecchia Sam, la superficiale ragazza più popolare della scuola, scompare, tutti gli elementi di una giornata dolorosamente significativa acquisiscono senso.

Prima di domani è un film che certamente lascia un senso di incompiuto nello spettatore, ma questo è forse al tempo stesso il pregio e il difetto della pellicola. Infatti mentre da un lato il racconto approfondisce le storie e le vite delle persone che sono più a stretto contatto con la protagonista, dall’altro al tempo stesso apre molte finestre sulle vicende e le problematiche personali di ciascun personaggio che non trovano una vera conclusione.

 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SPIDERMAN HOMECOMING

Inviato da Franco Olearo il Sab, 07/08/2017 - 06:53
Titolo Originale: SPIDERMAN HOMECOMING
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Jon Watts
Sceneggiatura: Jonathan Goldstein e John Francis, Daley Watts, Jon Watts e Christopher Ford, Chris McKenna e Erik Sommers
Produzione: Columbia Pictures, Marvel Studios / Pascal Pictures
Durata: 130
Interpreti: Tom Holland, Michael Keaton, Zendaya, Jon Favreau, Donald Glover, Tyne Daly, Marisa Tomei, Robert Downey Jr.

Entusiasta della sua esperienza con gli Avengers (Capitan America: Civil War), Peter torna a casa, dove vive con la zia May, mentre il suo nuovo mentore, Tony Stark, vigila su di lui. Con una certa noia e riluttanza Peter cerca di tornare alla sua vita ordinaria, ma lo tormenta il desiderio di dimostrare di valere di più dell’amichevole Spider-Man di quartiere. Così quando l’Avvoltoio fa la sua apparizione come un nuovo cattivo, Peter sente che è arrivata per lui l’occasione di mostrare le sue doti.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La figura paterna è tracciata in modo ambiguo ed evanescente e solo il personaggio di Spiderman compie un percorso di crescita significativo
Pubblico 
Pre-adolescenti
Scene di lotta e violenza nei limiti del genere
Giudizio Tecnico 
 
A fronte di un’ottima caratterizzazione del protagonista, nel complesso tutti gli altri personaggi restano delineati in modo ambiguo e la storia non riesce a suscitare empatia da parte dello spettatore.
Testo Breve:

Spiderman, reso credibile da un bravo Tom Holland,  è un adolescente che desidera mettersi alla prova e ancora una volta trova pane per i suoi denti

Dopo una prima inaspettata ed esaltante esperienza negli Avengers, il giovane Peter (Tom Holland) viene riportato improvvisamente alla sua realtà quotidiana precedente. Il suo mentore Tony Stark (Robert Downey Jr.), intende tenerlo al sicuro e sotto controllo e gli conferisce l’incarico di diventare l’amichevole Spider-Man di quartiere, cioè aiutare i gatti a scendere dagli alberi, assistere le vecchiette nell’attraversare la strada e fermare i ladruncoli. Peter però sente che questo ruolo gli sta stretto e desidera sempre più ardentemente di poter essere coinvolto in missioni più importanti. Così quando scopre che una banda sconosciuta ha cominciato a spacciare armi costruite con tecnologia aliena, non resiste all’impulso di entrare in azione, nonostante sia solo e privo mezzi.

Incosciente, impulsivo, ma anche innamorato, sognatore e pieno di idee, energie ed entusiasmo, questo Spider-Man è davvero un adolescente in piena regola, con tutti i pro e i contro del caso. Il ruolo di padre e mentore che gli manca viene ricoperto da Tony Stark, il quale, sebbene provi una certa riluttanza e non voglia darlo troppo a vedere, in realtà ha in mente un progetto educativo per il suo super allievo. Anche se apparentemente sembra solo averlo voluto allontanare da sé, in realtà Tony sa che Peter ha bisogno ancora di crescere e maturare prima di poter entrare negli Avengers. Tuttavia il suo atteggiamento ambiguo fa sorgere il dubbio su quali fossero davvero le sue intenzioni. Se da un lato infatti Tony sembra desiderare che il ragazzo non smetta di avere una vita normale per potersi formare come persona prima ancora che come super eroe, dall’altro si potrebbe dire che con la sua assenza e il suo atteggiamento un po’ troppo asettico e distaccato abbia quasi intenzionalmente voluto fare in modo che Peter andasse in cerca di guai. Come mentore dunque Stark non convince e alla fine si ha la sensazione che Peter impari la lezione non solo a spese proprie, ma anche esclusivamente per merito proprio.

Nel film c’è anche un padre di famiglia vero e proprio e questa volta si tratta del nemico, l’Avvoltoio, Adrian Toomes (Michael Keaton), che sta a capo della banda di spacciatori di armi. Questa volta il cattivo non ha manie di onnipotenza o smanie di conquista del mondo, a lui interessa solo garantire alla propria famiglia un buon tenore di vita e al tempo stesso mantenere il segreto riguardo i suoi loschi affari. Sostanzialmente un cattivo dal basso profilo che alla fine non rende un grande omaggio alla figura paterna.

Naturalmente il personaggio meglio riuscito è proprio quello di Spiderman, che ha una sua credibilità come adolescente molto ben costruita. Peter in definitiva è solo un ragazzo che desidera mettersi alla prova e cerca di dare un senso positivo alla sua vita e alle sue capacità, ma al tempo stesso è alle prese con le più classiche tematiche adolescenziali: il primo amore, le amicizie e il grave peso che hanno i giudizi degli altri su di sé. E’ questo forse il vero pregio del film, che purtroppo però a causa dell’ambiguità degli altri personaggi non riesce a coinvolgere e convincere veramente il pubblico fino in fondo.

 

 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'INFANZIA DI UN CAPO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 06/29/2017 - 22:24
Titolo Originale: The Childhood of a Leader
Paese: Regno Unito, Francia, Ungheria
Anno: 2015
Regia: Brady Corbet
Sceneggiatura: Brady Corbet, Mona Fastvold
Produzione: : Bow and Arrow Entertainment, Bron Capital Partners, FilmTeam
Durata: 115
Interpreti: Tom Sweet (Prescott), Bérénice Bejo (la madre), Liam Cunningham (il padre), Robert Pattinson (Charles Maker), Stacy Martin (Ada), Yolande Moreau (Mona)

Il film racconta una parte della vita e della formazione del piccolo Prescott subito dopo la fine della prima guerra mondiale nella villa vicino a Parigi dove si è dovuto trasferire con la madre per seguire il padre, consigliere del presidente americano Wilson, che lavora alle trattative diplomatiche in vista della definizione del trattato di Versailles.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Nonostante nel film siano chiari i possibili danni conseguenti ad una educazione priva di positivi esempi e valori affettivi ed umani, manca una chiara risposta alle questioni sia personali che storiche che vengono prese in esame
Pubblico 
Maggiorenni
Per le molte scene drammatiche che coinvolgono un bambino
Giudizio Tecnico 
 
L’ottimo lavoro di regia, tra musica, fotografia e montaggio, riesce nell’intento di destare sconcerto nello spettatore e avvincerlo con un racconto non toccante ma potentemente impressionante.
Testo Breve:

L’infanzia in un ipotetico dittatore che si che trasforma la sua felicità in violenza mentre riceve una educazione priva di valori affettivi ed umani. Un film disturbante che avvince per la potenza delle immagini e della musica 

Una biografia immaginaria che si muove tra storia e filosofia del novecento, L’infanzia di un capo è l’ambiziosa opera prima di Brady Corbet. L’attore statunitense porta sul grande schermo il drammatico racconto dell’infanzia di un ipotetico dittatore a cavallo tra le due guerre mondiali ispirato all’omonimo testo dello scrittore e filosofo Jean-Paul Sartre e interpretato da Bérénice Bejo, Robert Pattinson, Stacy Martin, Liam Cunnnigham e Tom Sweet. Alla 72a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia il film ha vinto il Premio Leone del Futuro - Premio Venezia Opera Prima 'Luigi De Laurentiis' e il Premio Orizzonti per la Miglior Regia.

Corbet si muove tra filosofia esistenzialista e racconto allegorico e nel girare il suo film sembra non temere l’incomprensione da parte del pubblico. L’infanzia di un capo è infatti la storia di un bambino, Prescott, colta in un difficile momento di crescita, fortemente messa in crisi dagli eventi politici e dal contesto sociale dell’epoca che influenzano e deformano la formazione del bambino.

Prescott (Tom Sweet) è figlio di un diplomatico americano (Liam Cunningham), consigliere del presidente Woodrow Wilson, e di una bellissima donna francese (Bérénice Bejo). Intorno al 1919 il padre di Prescott è inviato dal presidente in Francia come delegato per concludere le trattative che porteranno alla firma del Trattato di Versailles, così sua moglie e suo figlio, ancora bambino, sono costretti a lasciare gli Stati Uniti per seguirlo in un piccolo paese appena fuori Parigi. Madre e figlio nella nuova grande dimora francese trascorrono una vita tranquilla ma isolata, le loro giornate sono scandite dalle funzioni parrocchiali, dalle sporadiche visite del giovane giornalista e amico di famiglia Charles Maker (Robert Pattinson) e dalle settimanali lezioni private di francese che la giovane Ada (Stacy Martin) impartisce a Prescott. Il padre, severo e duro sia con la moglie che con il figlio, intanto è sempre più impegnato a mandare avanti le delicate trattative che lo costringono ad assentarsi da casa anche per intere settimane. Prescott però fatica ad accettare il cambiamento e sembra riuscire a non trovare alcun conforto nemmeno nella presenza della madre, che nasconde dietro atteggiamenti rigidi, freddi e a volte persino scostanti, debolezza e fragilità sia nell’educare il figlio che nel concedergli l’affetto di cui avrebbe bisogno. Pertanto Prescott comincia ad affezionarsi all’anziana e comprensiva cameriera Mona, ma ben presto a causa della gelosia della madre gli sarà tolto anche questo conforto.

Atmosfere cupe, paesaggi grigi, ambienti impersonali e austeri e una colonna sonora ricca di enfasi e inquietudine conferiscono alla storia un senso di angosciante oppressione. Il film è diviso in quattro atti, i primi tre corrispondenti ai peggiori scatti d'ira del protagonista e rappresenta il racconto della formazione del carattere di un ipotetico futuro tiranno politico, egocentrico e nazionalista. Non v’è amore, né pietà, né perdono, né accoglienza, né affetto nella famiglia del bambino e Prescott cresce come una sorta di bestiola da addomesticare con punizioni rigide e a volte umilianti.

I suoi stessi genitori vivono la loro relazione in modo quasi alienante, completamente compenetrati da uno spietato individualismo che il figlio assorbe in misura sempre maggiore. Ogni episodio della vita di Prescott, dal rapporto con la madre, con il padre, a quello con la bella insegnante di francese, è svuotato di ogni significativo valore umano e ridotto a semplice funzione. Ogni volta che il bambino sembra manifestare il suo bisogno d’affetto l’atteggiamento respingente dell’ambiente circostante genera in lui una serie di scatti d’ira che si fanno via via sempre più violenti, disturbanti e sconcertanti. Anche la religione, probabilmente di stampo calvinista, è vista come un’opprimente imposizione, un insieme di rigide e oscure formalità esteriori da espletare svuotate di ogni contenuto e valore.

Ne L’infanzia di un capo sembra quindi che l’ambiente circostante e la situazione storica siano condizioni tali da generare una sorta di mostro, ma è proprio l’amico Charles Maker, personaggio meno marginale di quanto non possa sembrare, a sintetizzare il senso del film: “Questa è la tragedia della guerra: non che un uomo solo abbia il coraggio di essere cattivo, ma che così tante persone non abbiano il coraggio di essere buone”.

Nonostante il finale decisamente criptico e lo sviluppo della storia non sempre semplice da seguire a causa della forte sensazione di rabbia e frustrazione generata dai personaggi, L’infanzia di un capo è un film che riesce a destare sconcerto e coinvolgimento, non cattura per il racconto ma per le insolite corde narrative che va a toccare e attraverso le quali spinge ad una riflessione.

Al potente lavoro di Corbet mancano però delle risposte sia sul piano della narrazione che su quello del significato, la storia e la sua interpretazione infatti rimangono ambigue e difficili da comprendere fino in fondo.   

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CIVILTA’ PERDUTA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 06/23/2017 - 11:44
Titolo Originale: The Lost City of Z
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: James Gray
Sceneggiatura: James Gray
Produzione: MICA Entertainment, MadRiver Pictures, Plan B Entertainment, Amazon Studios
Durata: 140
Interpreti: Charlie Hunnam, Robert Pattinson, Sienna Miller, Tom Holland

Il racconto della lunga avventura dell’esploratore Percy Fawcett che a partire da 1925 cominciò ad esplorare le regioni meno conosciute della foresta amazzonica alla ricerca di un’antica civiltà, lo splendente regno di El Dorado. Dopo essere riuscito ad attirare l’attenzione mondiale sulle sue teorie Fawett si imbarca per un’ultima spedizione insieme al figlio maggiore Jack

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
il legame esistente tra il protagonista e sua moglie è commuovente ed esemplare. Nonostante Fawcet ami sinceramente la sua famiglia e le sue ricerche si trasformino via via in una vera ossessione che lo allontano dai suoi cari, è soprattutto sua moglie Nina a dare prova di grande forza e determinazione, affetto e fiducia nei confronti del marito, sia come uomo che come esploratore
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di violenza e tensione
Giudizio Tecnico 
 
il film è girato con molta cura nella fotografia e molta attenzione alla ricostruzione di ambienti e paesaggi dell’epoca. L’interpretazione del cast artistico è intensa e coinvolgente, tuttavia il racconto risente del peso dell’estensione dell’arco temporale che obbliga a salti e stacchi spesso troppo netti, frettolosi e frequenti.
Testo Breve:

La storia vera di un esploratore dell’Amazzonia agli inizi del secolo scorso alla ricerca di una civiltà sconosciuta. Un racconto d’avventura sullo sfondo di un impero britannico ormai in decadenza che non riesce ad approfondire le intime intenzioni dei personaggi 

Basato sul libro Z. la città perduta di David Grann, Civiltà perduta, scritto e diretto dallo statunitense James Gray, è il racconto romantico e tormentato di un’avventura epica ai limiti dell’ossessione. Un’ossessione piuttosto diffuso nei primi anni del secolo scorso, caratterizzati da un’intensa ondata di interesse verso le esplorazioni geografiche.

Nei primi anni del ‘900 l’attenzione verso terre e culture sconosciute e il desiderio di recuperare tesori perduti e nascosti si erano diffusi in ogni nazione e influenzavano quasi ogni ambito delle scienze e dell’arte. Neanche  il flagello della grande guerra frenò la spinta di geografi e archeologi ad imbarcarsi in imprese spesso al limite della sopravvivenza nella speranza di scoprire e approfondire la conoscenza di ignote civiltà del passato. Il britannico Percy Fawcett fu tra questi e la sua lunga avventura alla ricerca della leggendaria città d’oro nascosta nella foresta amazzonica durò quasi vent’anni.

Nel 1906 il maggiore Percy Fawcett (Charlie Hunnam) viene reclutato dalla Royal Geographical Society di Londra per mappare territori inesplorati in Brasile, Perù e Bolivia. Nonostante l’impresa si presenti assai rischiosa e ardua, Fawcett ha un duplice interesse nell’accettare l’incarico: da una parte sa che questa potrebbe essere la migliore occasione per ridare lustro al nome della sua famiglia e dall’altra è convinto che in queste terre si nascondano grandi tesori dal punto di vista sia storico che scientifico.

Nel corso della sua prima missione Percy fa la conoscenza di un esploratore, Henry Costin (Robert Pattinson), che resterà al suo fianco in diverse altre circostanze della sua vita. Nonostante le enormi difficoltà, Fawcett riesce a tracciare il percorso del Rio Verde fino alla sua sorgente e inizia a raccogliere indizi che gli fanno supporre che l’Amazzonia un tempo abbia ospitato un’antica e fiorente civiltà a cui egli dà il nome “Z”.

Mentre le sue spedizioni si susseguono e le sue ricerche proseguono negli anni, sua moglie Nina (Sienna Miller) dà alla luce tre figli. Ed è proprio grazie al sostegno e alla vicinanza della moglie che Percy riesce a trovare in una biblioteca il manoscritto su cui si fondano tutte le sue teorie.

Al momento dello scoppio della prima guerra mondiale il maggiore Fawcett è però costretto ad interrompere le sue esplorazioni per andare a combattere sul fronte occidentale dove viene gravemente ferito ma il riposo forzato a cui è costretto dopo la fine della guerra non fa che aumentare la sua ossessione di trovare “Z”. Sebbene le costi un grande sacrificio Nina comprende quanto sia vitale per suo marito riprendere le sue ricerche e acconsente che Percy parta per una nuova missione in Amazzonia portando con sé questa volta anche suo figlio Jack (Tom Holland).

Tra infernali avventure e romantiche aspirazioni il film di Gray si snoda lungo un arco temporale ampio e denso di avvenimenti sia storici che personali della vita del protagonista. Z, pur nella sua assenza, è il sogno, l’idea, l’aspirazione, il mistero che cresce fino a diventare una vera ossessione. La ricerca di Z anima e pervade ogni aspetto e momento del racconto e spinge il protagonista ad affrontare e superare anche sacrifici enormi. Fawcett infatti trascorre molto tempo lontano dalla sua famiglia e, sebbene sia un marito affezionato e devoto, è assente persino nel momento in cui nascono i suoi figli.

Accanto a lui si cela però forse la vera fonte della sua forza e del suo eroismo, sua moglie Nina. Nina non solo attende pazientemente il ritorno del marito, ma riesce, anche quando questi è lontano, a sostenerlo e persino incoraggiarlo. Uno degli aspetti più affascinanti della storia risiede proprio nel fatto che fra tutti e più di tutti Nina è la prima a credere non tanto nella possibile esistenza di Z, quanto nelle capacità di suo marito. 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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