Film Oro

Film con contenuti di valore in riferimento alla persona e alla famiglia

L'ETA' DELL'INNOCENZA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/18/2017 - 14:04
 
Titolo Originale: The Age of Innocence
Paese: USA
Anno: 1993
Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: Jay Cocks, Martin Scorsese
Produzione: CAPPA PRODUCTION, COLUMBIA PICTURES CORPORATION
Durata: 136
Interpreti: Daniel Day-Lewis, Michelle Pfeiffer, Winona Ryder, Alexis Smith, Geraldine Chaplin

Ai tempi della Gilded Age, a fine Ottocento. Newland Archer è un giovane componente dell’alta società newyorkese. Brillante avvocato, è fidanzato con May, degna rampolla di un’alta famiglia altolocata: i Welland. Cugina di May è la contessa Ellen Olenska, che è tornata a New York dall’Europa, dopo essersi separata dal vizioso marito polacco. Archer ha avuto l’incarico dalla famiglia Welland di dissuadere, come avvocato, Ellen dal chiedere il divorzio dal conte. Nei costumi dell’epoca la separazione era tollerata ma non il divorzio. Nel frequentarla, Archer finisce per ammirare questa donna sensibile che cerca il suo equilibrio in una società molto formale e finisce per innamorarsene, comprendendo che il suo fidanzamento con May è privo di un sentimento profondo. Anche Ellen è attratta da Archer ma al contempo non vuole che la loro relazione finisca per nuocere ad altre persore...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
“La virtù della giustizia salvaguardia l’utilità degli altri anche a costo di un personale svantaggio” – aveva detto S Ambrogio. La protagonista comprende che non può cercare la propria felicità in modi che comportino l’infelicità degli altri
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
La preziosità del testo della scrittrice Edith Wharton viene pienamente valorizzata dalla messinscena di Martin Scorsese e dalla bravura dei protagonisti. Premio Oscar 1994 per i migliori costumi
Testo Breve:

Il giovane Archer sta per sposarsi ma sente attrazione verso una parente della sua fidanzata, che si è separata. Amore e senso della giustizia si confrontano in questa sontuosa messa in scena di Martin Scorsese del romanzo di Edith Wharton, premio Pulitzer nel 1921

Che interesse può avere un film che racconta in dettaglio la vita e i comportamenti dell’alta borghesia di New York a fine Ottocento, fra inviti ai balli, serate a teatro, tè fra le signore, alla ricerca di ciò che bello ed elegante sempre all’interno di un’etichetta e di comportameti codificati? Ci sembra interessante (oltre che per la qualità del film in se, diretto da Martin Scorsese) perchè ci consente di approfondire il tema di come la società in cui si vive influenzi o addirittura determini l’etica di riferimento dei suoi singoli componenti.

Nella società parcellizzata e individualista attuale, colpisce lo scoprire  come fossero determinanti le influenze del gruppo famigliare a cui si apparteneva: non si potevano prendere importanti decisioni senza consultare gli altri componenti della famiglia (unita spesso anche da interessi economici); c'erano  inoltre alcune le leggi non scritte del buon comportamenteo dell’alta società del tempo che andavano rispettate. Nel caso di Hellen non importava il fatto che il divorzio fosse stato legalizzato negli Stati Uniti: nel tempo in cui viveva, una divorziata sarebbe stata emarginata. La sua famiglia arriva  a tagliarle l’appannaggio mensile, pur di dissuaderla dal chiedere il divorzio

Era giusto oppure opprimente e inutile questa influenza così marcata della società del tempo sulle personalità dei singoli? Si tratta di un rapporto società/individuo aupicabile anche oggi o da condannare? Il tema è stato trattato con obiettività da Edith Wharton autrice del romanzo e riportato sullo schermo con fedeltà rigorosa da Martin Scorsese, senza quindi faziosità preconfezionate e proprio per questo  può esser considerato un valido riferimento per sostenere una tesi oppure l’altra.

Il primo a porsi il problema è proprio Archer che difende Ellen, appena arrivata a New York, dagli atteggiamenti sospettosi o direttamente malevoli che si manifestano verso di lei nei salotti: “ha fatto un cattivo matrimonio ma dovrebbe vergognarsi come se fosse colpa sua? Ha avuto una vita infelice e non per questo va messa al bando”: sostiene Archer. Anche in seguito, quando entrambi ormai sanno di essere attratti l’uno all’altra (lui nel frattempo si è sposato), Ellen gli domanda se vuole veramente che inizino a incontrarsi come amanti, un’altra categoria inquadrata al tempo con precisione. “Voglio fuggire in un mondo dove parole come questa non esistono, voglio semplicemente stare con te” è la risposta di Archer, che continua a cercare un modo di vivere la loro relazione solo per loro stessi,  indipendentemente da qualsiasi contesto sociale.

Archer avrà la risposta alle sue domande da due donne: da Ellen e da sua moglie.

E’ proprio da Ellen, che è sempre apparsa la più anticonformista, attenta a intessere relazioni sincere e non di circostanza, che arriva una lezione di umanità e di virtù. “C’è un mondo dove potremmo essere felici alle spalle di quelli che si fidano di noi?” le risponde Ellen che non si sta preoccupando delle convenzioni sociali ma si ispira a un basilare, universale principio di giustizia e a una vitale esigenza di unità di vita di ogni persona, in base alla quale la felicità non può esser costruita sulla sofferenza altrui. Quel mondo che Archer auspica, dove ogni individuo realizza se stesso senza curarsi degli altri, diventa un mondo crudele che genera solo infelicità. La virtù della giustizia rappresenta il primo e fondamentale livello di autotrascendenza della persona: Ellen ne comprende pienamente il valore, forse proprio perché è stata trattata ingiustamente. “Nessuno può resistere a tanto”: le risponde sconsolato Archer all’idea di non poter realizzare il suo sogno. “Resisteremo se lo faremo insieme”: è la risposta di Ellen

Per chi non conosce la storia non possiamo rivelare altri dettagli della trama ma anche la moglie di Archer troverà il modo, comprendendo il dramma del marito, di riportarlo nell’alveo familiare. Mary risulterà alla fine molto più sensibile e profonda di quanto Archer non avesse compreso.

Solo verso la fine, durante la festa di saluto a Ellen che ha ormai deciso di tornare in Europa, Archer comprenderà che tutte le persone che lo conoscono, sono stati testimoni silenziosi della sua passione e quanto, con discrezione, abbiano fatto in modo che la sua famiglia ritornasse unita. Quella festa ora diventa un modo per festeggiare la fine di una tempesta che è stata sedata.

Per tornare alla domanda iniziale, una composizione armoniosa fra lo spirito del singolo e quello della propria comunità costituisce l’equilibrio ideale. Se è vero che nel passato la società in cui si viveva poteva imporre delle rigidità, è anche vero che la situazione opposta, quella attuale di un individuo libero fino alla “nausea” di fare ciò che desidera, rende fragile il singolo, perchè è proprio nel momento della debolezza che occorre un amico o dei parenti che ti possono invitare a riflettere .
l film ha il vantaggio di valorizzare sopratutto quest'ultimo aspetto. La convinzione che il matrimonio  costituisca un processo di fusione  irreversibile fra un uomo e una donna che si sono impegnati a sostenersi a vicenda e ad allevare i figli che verranno, diventa molto più saldo quando sono anche le persone che ci stanno vicino a sostenerlo e si è stati anche educati a ritenerlo tale.

Il film beneficia di un Martin Scorsese estremamente scrupoloso nel riprodurre gli ambienti, i costumi, le fisionomie del tempo, regalandoci un fedele adattamento dell’omonimo libro della scrittrice Edith Wharton, che vinse nel 1921 il Premio Pulitzer, prima volta per una donna.

Il film ha vinto nel 1994 l’Oscar per i migliori costumi. Ebbe inoltre le nomination per la sceneggiatura non originale, l’attrice non protagonista (Winona Ryder), la musica e la scenografia

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL GRANDE MIRACOLO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/09/2017 - 10:46
 
Titolo Originale: The Greatest Miracle, El Gran Miraglo
Paese: Messico
Anno: 2011
Regia: Bruce Morris
Sceneggiatura: Luis De Velasco
Produzione: Dos Corazones Films
Durata: 70

Monica è una giovane vedova, costretta a lavorare anche di domenica per mantenere se stessa e il  figlio ma al contempo ha il rammarico di non potersi dedicare di più a lui.  Chema è un autista di autobus che, in quella domenica non riesce concentrarsi alla guida perché è in ansia per suo figlio, gravemente malato. Dona Cata è un’anziana signora che vive da sola nel suo appartamento; si sente inutile e di peso per gli altri. Tutti e tre vengono avvicinati da altrettanti giovani che li ascoltano, li incoraggiano e li invitano a entrare nella grande chiesa che sta davanti a loro. I tre giovani sono in realtà i loro angeli custodi e la messa sta per iniziare…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film si presta ad essere un ottimo strumento per spiegare il significato e le varie fasi dell’Eucarestia
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
La sceneggiatura, combinandosi con le immagini, riesce ad essere particolarmente efficace. Molto bello il commento musicale anche se non si può dire lo stesso delle animazioni
Testo Breve:

Tre persone, afflitte da problemi personali o familiari, assistono alla celebrazione eucaristica. I loro angeli custodi insegnano loro come pregare e come accostarsi nel modo più opportuno all’Eucarestia. Un’ottima catechesi sulla Santa Messa.

Monica, Chema, e dona Cata sono tre persone tristi o addirittura angosciate perché non riescono più a  ridare un senso e un equilibrio alla loro vita.  Tutti e tre sono avvicinate da un giovane premuroso che si preoccupa del loro stato. Nessuna di loro vuole  confidarsi con questo intruso, anche se è gentile e simpatico e dice cose sagge, come: “il dolore deve essere condiviso per essere compreso” oppure suggerisce loro che a volte “le risposte giuste sono proprio davanti a noi”.

In effetti, davanti a loro c’è una grande chiesa e loro entrano, giusto in tempo per l’inizio della celebrazione eucaristica.

Inginocchiati ai banchi, ritrovano nuovamente quel giovane accanto a loro. Chema ha la senzazione che il volto della Madonna posto su di un altare laterale, stia guardando proprio lui. “Lei ti ascolta- gli suggerisce il giovane -affidati al suo cuore di madre;  non aver paura Lei:  è tua madre e ti comprende” .

Monica è più incerta: perché pregare? “Offrigli Il tuo lavoro, la tua allegria, la tua tristezza, la salute di tuo figlio, la tua vita, il tuo servizio. Chiedigli in silenzio ciò che desideri di più e poi prega per chi ne ha più bisogno”: e la risposta che riceve dal giovane. Solo quando i tre iniziano a pregare con convinzione, i  giovani rivelano la loro identità: sono i loro angeli custodi. Al momento dell’offertorio, le loro preghiere (simboleggiate da tre sfere luminose) vengono raccolte dai loro angeli che si librano in aria per portarle al Signore, raffigurato sulla volta della chiesa.

Dos Corazones Films, la stessa casa di produzione che ha realizzato Cristiada, ha avuto il “coraggio” (è il caso di dirlo) di realizzare questo film d’animazione interamente dedicato a spiegare il miracolo dell’Eucarestia. Si tratta di un lavoro particolarmente ispirato, orientato sopratutto a spiegare a dei ragazzi i vari momenti della Santa Messa. Quando il sacerdote pronuncia: “riconosciamo i nostri peccati”, vediamo i fedeli accostarsi al confessionale e al momento dell’assoluzione, il sacerdote assume il volto di Cristo. Durante l’Offertorio gli angeli custodi dei partecipanti raccolgono le loro preghiere e le portano in cielo. All’epiclesi, tutti gli angeli si radunano intorno all’altare assieme all'enorme moltitudine dei santi. Al momento in cui l’ostia viene elevata, il sacerdote assume lo stesso  volto di Cristo.

Attraverso la guida degli angeli, non mancano alcune osservazioni pratiche, come l’opportunità di raccogliersi in meditazione prima dell’inizio della messa (spegnendo i cellulari) e alla fine della celebrazione, l’importanza di congedarsi non con un segno della croce frettoloso ma compiuto con rispetto.

Il film è disponibile nelle lingue spagnola, inglese e francese mentre in italiano si trova solo una versione spagnola con sottotitoli in italiano (su Youtube).

La qualità dell’animazione non è eccelsa ma molto bello il commento musicale, per il quale il film ha vinto l’ Hollywood Music In Media Awards (HMMA).

Il film si presta ad essere un ottimo strumento per la catechesi sull’Eucarestia e la scena dove tutti gli angeli si librano verso il cielo per portare a Dio le offerte dei fedeli, non potrà esser facilmente dimenticata dai ragazzi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL CARDINALE LAMBERTINI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/03/2017 - 20:06
 
Titolo Originale: Il cardinale Lambertini
Paese: ITALIA
Anno: 1954
Regia: Giorgio Pàstina
Sceneggiatura: Giorgio Pàstina, Oreste Biancoli, Edoardo Anton
Produzione: Italica Vox Film
Durata: 101
Interpreti: Gino Cervi, Nadia gray, Carlo Romano, Arnoldo Foà, Sergio Tofano, Virna Lisi, Tino Buazzelli, Gianni Agus

Bologna, 1739. La città è presidiata da truppe spagnole comandate dal Duca di Mortimar e questa situazione ha generato molto malcontento nella popolazione dando motivo di frequenti risse con i soldati. I nobili cercano solo di preservare i propri interessi venendo a patti con gli occupanti mentre il cardinale Lambertini si prodiga perché non vengano commesse ingiustizie nei confronti dei più deboli. Una sera si rifugiano nel vescovado due giovani: Carlo, figlio del segretario del cardinale e Ilaria, figliastra della Contessa Isabella Pietramellara. Quest’ultima voleva forzare Ilaria a sposare il duca di Mortimar per pura opportunità politica ma i due giovani dichiarano al cardinale di esser sinceramente innamorati. Lambertini si impegna ad aiutarli ma deve districare una situazione complessa: a peggiorare la situazione Ilaria, si era rifugiata in convento professando una sincera vocazione ma poi era fuggita da lì con Carlo…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film sottolinea l’eccellenza del cardinale nella virtù della prudenza, che gli consente di trovare, anche per le situazioni difficili, uno sbocco secondo giustizia senza esasperare gli animi
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Superba interpretazione di Gino Cervi nella parte del cardinale e buona quella di tutti i coprotagonisti. La sceneggiatura e la regia perseguono, in modo dignitoso, l’obiettivo di realizzare un film di intrattenimento per il vasto pubblico
Testo Breve:

Alla fine del 700, a Bologna, il cardinale Lambertini (furturo papa Benedetto XIV) esercita in modo eccellente la virtù della prudenza riuscendo a fare in modo che prevalga la giustizia, che sia premiato l’amore sincero di due giovani e che la pace venga ristabilita

Il cardinale torna al vescovado dopo una giornata faticosa. Lo attende un sacerdote, sospeso a divinis, che sta cercando chi possa impartire l’estrema unzione a sua madre. E’ ormai tardi e Lambertini decide di andare lui stesso nella povera casa della donna. Di fronte a quello spettacolo di estrema indigenza, il cardinale comprende perché quel sacerdote aveva sottratto dei soldi dalla cassetta delle elemosine (gesto che gli aveva causato la sospensione). Il prelato riconosce lo stato di necessità in cui aveva agito il sacerdote, gli annulla la sospensione e trascorrono insieme la notte accanto alla morente. Si tratta di un breve, piccolo episodio incastonato nella trama del film che raffigura bene la personalità del cardinale: un cuore generoso, schietto e burbero nei modi ma sempre molto concreto e pronto ad aiutare chi ne ha bisogno. In una situazione politica complessa (l’occupazione delle truppe spagnole, i nobili preoccupati solo del loro tornaconto, i giovani, ispirati dalle idee illuministe, pronti a scatenare una rivoluzione,) il cardinale deve svolgere la sua funzione con attenzione verso tutti, non potendo evitare di partecipare ai convegni mondani ma al contempo mantenendosi sempre in sintonia con le esigenze del popolo.

Nella sua posizione non può agire in modo diretto (se non nei confronti di sacerdoti, suore e frati della sua giurisdizione) e quindi cerca di parlare direttamente con la persona chiave del momento, ammonendo, esortando, sgridando.

Il comportamento del cardinale può esser visto come un esercizio eccellente della virtù della prudenza (saggezza pratica). Si muove in base a principi assoluti come quello della giustizia ma non trascura quello della pace: cerca di evitare che gli animi si radicalizzino in posizioni da cui, per puro orgoglio, non si può più tornare indietro. Gli strumenti che usa per raggiungere i suoi nobili obiettivi sono una buona dose di perspicacia (riesce a intuire, dai pochi elementi a disposizione, le trame della contessa), una grande abilità diplomatica che gli consente di acquietare gli animi più rissosi, un pizzico di astuzia che lui adopera per portare le situazioni dove lui vuole e sempre una buona dose di ironia che gli consente di demolire le posizioni più rigide.

Gino Cervi è semplicemente insuperabile nei panni del cardinale: lui stesso un bolognese, costruisce un protagonista colorito, schietto, appassionato ma sempre in grado di controllare le situazioni più complesse. Non dobbiamo trascurare i personaggi di contorno, fra cui Sergio Tofano nella parte del segretario scrupoloso ma sempre pronto a spalleggiare il suo superiore ma anche Carlo Foà, Virna Lisi, Tino Buazzelli. La sceneggiatura, rispetto al testo teatrale originario di Alfredo Testoni ha arricchito, forse un po’ troppo, la storia, con situazioni spettacolari e colpi di scena dell’ultimo minuto.

Non si può non osservare come il film sottolinei, al di là delle tensioni continue fra spagnoli, nobiltà e popolo, la matrice unitaria religiosa dell’epoca. In una scena finale, per pacificare gli animi pronti alla lotta, il cardinale fa sollevare in alto, davanti alla piazza, il crocefisso e tutti si inginocchiano.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CASABLANCA (Franco Olearo)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/06/2017 - 14:56
 
Titolo Originale: Casablanca
Paese: USA
Anno: 1942
Regia: Michael Curtiz
Sceneggiatura: Julius J. Epstein, Philip G. Epstein, Howard Koch
Produzione: WARNER BROS.-FIRST NATIONAL PICTURE
Durata: 99
Interpreti: Humphrey Bogart, Ingrid Bergman, Paul Henreid, Claude Rains

Casablanca 1941. L’americano Rick gestisce un locale notturno di successo. Casablanca è sotto l’amministrazione della Repubblica di Vichy e gode di una certa autonomia rispetto alla Francia occupata dai nazisti ed è diventata uno snodo importante per quanti cercano di lasciare la parte dell’Europa occupata. L’American Bar di Rick è frequentato da uomini e donne un tempo ricchi e ora disposti a tutto pur di ottenere un visto per l’espatrio: spie, rivoluzionari e avventurieri. Arriva al locale anche la bella Ilsa con il marito Victor Lazlo, un dirigente della resistenza cecoslovacca, fuggito a un campo di concentramento nazista. Per Rich, rivedere Ilssa è un duro colpo. Si erano molto amati un anno prima a Parigi; dopo l’arrivo dei tedeschi avevano deciso di fuggire insieme ma lei era sparita all’ultimo momento, senza dare spiegazioni. Ora l’arrivo di Ilsa riapre in Rick quella profonda ferita del cuore che aveva cercato di coprire costruendosi una maschera di cinismo e indifferenza che gli aveva consentito di rifarsi una vita a Casablanca…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Sono molti i valori presenti. L’impegno etico deve essere espressione di intime convinzioni che scaturiscono dalla stessa dignità della persona umana. L’importanza di chi sa dare un limpido esempio, a vantaggio di chi si sente insicuro o troppo debole. Il protagonista che ha saputo applicare le virtù della giustizia e della temperanza, trascendendo i suoi stessi affetti
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Una sceneggiatura impeccabile, costituita da frasi rimaste famose nel tempo, un’ottima regia e la conferma del divismo di attori amati come Humphrey Bogart e Ingrid Bergman. Tre premi Oscar nel 1942
Testo Breve:

Nel 1941 a Casablanca, protettorato francese, Rick e Ilsa si incontrano di nuovo dopo che un anno prima avevano trascorso a Parigi una romantica stagione d’amore terminata bruscamente con l’arrivo delle truppe naziste. Un racconto romantico ma realista dove rifulgono le virtù della giustizia e della temperanza del protagonista

Il successo di Casablanca è indubbiamente insolito. La sua uscita nel 1942 non fece particolare clamore. Vinse 3 Oscar che vuol dire, nel linguaggio dei premi, un film buono ma non eccezionale. La sua fortuna però crebbe con il tempo; entrò con affetto nella memoria collettiva e ci restò per lungo tempo. Idolatrato da tutti i cinefili, a iniziare da Woody Allen che ne consolidò la fama  in Provaci ancora Sam, è stato ricordato ancora in film recenti come La La Land (Mia, la protagonista, ha nella sua camera un grande poster con l’immagine di Ingrid Bergman in Casablanca ) ma soprattutto Allied- Un’ombra nascosta ricostruisce la famosissima scena finale all’aeroporto, che diventa, anche in questo caso, il luogo dove viene consumato un sacrificio d’ amore.

Perché tanto successo, se non di cassetta, almeno nella memoria del pubblico? Il culto del divismo (in particolare per Humphrey Bogart e Ingrid Bergman) non costituisce una spiegazione sufficiente. Ha contribuito sicuramente l’impatto emotivo, nel pubblico più romantico, del sacrificio per amore. In fondo è lo stesso effetto scatenato dal film Titanic (lui si sacrifica perché lei possa salvarsi) su certi adolescenti che si sono potuti vantare di averlo visto fino a 70 volte. C’è comunque qualcosa di più, non solo per gli adolescenti ma per tutto il pubblico che probabilmente si è immedesimato in quella famosa scena dove i due protagonisti si sono trovati, in un unico, fatidico, istante, a dove prendere  una  decisione che avrebbe avuto conseguenze su tutto il resto della loro vita.

A nostro avviso c’è ancora qualcos’altro e cercheremo di trovarlo sviluppando quell’analisi che a noi più interessa, quella etica.

Il film, da questo punto di vista, è molto complesso. La stessa ambientazione a Casablanca, un territorio amministrato dalla Francia di Vichy alleata dei tedeschi ma non sotto il loro controllo diretto, spinge le persone all’ipocrisia e al doppio gioco. I due protagonisti non rientrano nella categoria degli eroi puri senza macchia ma proprio per questo appaiono più reali.  Rick si atteggia a persona neutrale per opportunismo e per continuare a mandare avanti i suoi affari e quando decide di aiutare una giovane coppia che ha bisogno di soldi per espatriare, lo fa autorizzando il croupier della sua sala giochi a barare. La delusione amorosa trova solo una parziale giustificazione al suo comportamento. È quanto lei rinfaccia a lui (dandogli del voi secondo il doppiaggio del tempo): “vi compiacete solo del vostro risentimento, pensate solo al vostro rancore”. In effetti Rick non è mosso da ideali assoluti di bontà e altruismo ma ha bisogno che qualcuno, dall’esterno, apra il suo cuore. E’ quanto gli accadrà quando Ilssa mostrerà di amarlo ancora.  Anche lei è incapace di decidere: si trova incerta fra due amori, e dice a Rick” Non so più cosa fare. Devi pensare per tutti e due e per tutti noi”. In effetti l’atteggiamento di una donna che riconosce la sua fragilità e sente la necessità di appoggiarsi alle robuste spalle di un uomo duro, che sa muoversi nelle situazioni difficili (all’epoca Humphrey Bogart e Clark Gable ne erano i migliori rappresentanti) marcano indubbiamente tutto il tempo passato: una frase di questo genere, sarebbe oggi, in tempi di promozione del Woman Power, inconcepibile. Solo Victor Laslo è l’uomo che pone se stesso al servizio di ideali superiori e sa trascendere i propri sentimenti: quando comprende che la moglie ha avuto un secondo amore, riconosce le condizioni eccezionali in cui ciò è avvenuto e conferma la fiducia che ripone in lei.

E’ proprio in un colloquio finale fra Rick e Victor che il tema etico giunge al suo punto nodale. “Vi siete mai chiesto se ne vale la pena?” chiede Rick in merito al suo impegno nella resistenza. “Sarebbe come chiedere perché respiriamo. Se noi cessassimo di combattere il mondo perirebbe”: è la risposta. “E che importa? Così finirebbero le sue miserie”.  “Somigliate a uno che cerca di convincere se stesso in qualcosa in cui non crede. Si direbbe che voi cerchiate di fuggire a voi stesso. Non ci riuscirete mai”.

Si tratta di un dialogo stupendo che sottolinea come la radice di ogni buono e nobile comportamento vada cercata dentro noi stessi. Non si tratta di obbedire a doveri che ci vengono proposti dall’esterno, ma di intime convinzioni che sono coerenti con la stessa dignità di esseri umani.  

E quanto saprà esprimere Rick che eserciterà al sommo grado la virtù della temperanza, riuscendo a vedere Ilssa, Laslo e lui stesso nell’obiettività della situazione che si era determinata, senza anteporre i suoi sentimenti e i personali desideri.

“Tu appartieni a lui. Anche tu sai che appartieni a Victor e sei necessaria per il suo lavoro. Ma anch’io ho qualcosa da fare e non potresti essermi di aiuto in ciò che devo fare”. Così, dietro la forma di un ragionamento impeccabile che esprime la personalità di Rick, meno idealista di Victor (anch’esso segnato dal tempo trascorso: la frase “tu appartieni a lui” per sottolineare il legame matrimoniale, difficilmente apparirà in un film di oggi) Rick consuma il suo sacrificio.

Nella versione del film disponibile in DVD, è stata reintrodotta la breve sequenza dove compare un ufficiale italiano, preso in giro per la sua loquacità.  E’ rimasta invece tagliata la frase di Rick quando racconta che era andato in Africa an aiutare gli etiopi contro l’esercito fascista. Nel DVD appare convertita in forniture di fucili ai cinesi contro i giapponesi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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RESURREZIONE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/18/2017 - 20:04
 
Titolo Originale: We Live Again
Paese: USA
Anno: 1934
Regia: Rouben Mamoulian
Sceneggiatura: Preston Sturges, Leonard Praskins
Produzione: Artisti associati
Durata: 83
Interpreti: Fredric March, Anna Sten, Jane Baxter

Il principe Dimitri Nechljudov, che si sposta continuamente come richiede la sua carriera da ufficiale, ritorna, dopo anni di assenza, alla sua casa natale. Qui incontra Katjuša, sua compagna d’infanzia che ora ha 16 anni e ne scopre tutta la bellezza. Lui è un principe, lei un’orfana che svolge servizi domestici ma entrambi si sentono uniti da un forte legame. Una notte lui bussa alla sua finestra e lei non riesce a digli di no. La mattina dopo Katjuša scopre che lui è partito e che le ha lasciato una busta con null’altro che una banconota da cento rubli. Dopo qualche tempo la ragazza si accorge di essere incinta; non ha modo di avvisare il principe e viene cacciata di casa. Anni dopo, Dimitri ha abbandonato i suoi ideali di uguaglianza sociale coltivate in giovinezza, ha finito per accettare gli agi e i privilegi che gli sono consentiti dal suo rango, è in procinto di sposarsi e accetta a malincuore la richiesta del suo futuro genero di fare parte della giuria popolare in un processo per omicidio. Con orrore Dimitri scopre che fra gli imputati si trova Katjuša che nel frattempo, per sopravvivere, è diventata una prostituta e si accorge di colpo di tutto il male che ha fatto a quella donna. Katjuša è ingiustamente condannata ai lavori forzati e da quel momento Dimitri si assegna il compito: fare di tutto il possibile per scagionarla e si offre di sposarla per espiare la colpa passata …

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il protagonista, presa coscienza del male compiuto in giovinezza, si impegna a riparare il male compiuto e si adopera perché la giustizia verso il suo prossimo più debole venga sempre applicata
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
La sceneggiatura compie una buona sintesi del libro di Lev Tolstoj enfatizzando la componente romantica senza trascurare le istanze di giustizia e di fede presenti nell’originale
Testo Breve:

Il film realizza una sintesi efficace del capolavoro di Lev Tolstoj, unendo la componente romantica alle istanze di giustizia e di fede presenti nell’originale 

Fra le molte versioni cinematografiche che sono ispirate all’ultimo romanzo di Lev Tolstoj, questa, del 1934, è forse la migliore. La necessaria sintesi che è stata fatta dal romanzo non ha tralasciato nessun elemento essenziale allo sviluppo della componente romantica del racconto, il rapporto fra i due protagonisti, Dimitri e Katiuša, che può beneficiare delle acute analisi psicologiche con cui Tolstoi tratteggia sempre i suoi personaggi.  Passano inevitabilmente in sott’ordine, ma non vengono affatto trascurate, le riflessioni dell’autore sulle ingiustizie sociali nella Russia del tempo e la forza del messaggio evangelico, che porterà il protagonista a un radicale cambiamento di vita.

In tutta la prima metà del film viene lasciato spazio all’idillio che si sviluppa fra i due giovani, legati non solo dai loro ricordi d’infanzia ma da un’intesa crescente che per il principe appare in perfetta armonia con i suoi ideali di uguaglianza fra gli uomini. Un idillio che però resta sospeso nel vuoto, legato a un contesto particolare, troppo lontano dai concreti impegni professionali e sociali del principe. In questa prima fase del racconto Dimitri appare come un superficiale: si appassiona alle teorie egualitarie del tempo ma poi non disdegna di inseguire i piaceri e le mollezze che gli offre la sua privilegiata condizione sociale. Riempie di complimenti e di gesti affettuosi Katjuša incurante dei sentimenti che quelle attenzioni provocano in lei. Solo a metà del film inizia la parte meno romantica, quella più morale che comporta la loro progressiva trasformazione interiore. Già dal primo incontro in prigione, di fronte alla reazione di lei, lui si accorge del rischio che il suo impegno a riparare, pur sincero, possa essere dettato dal desiderio di purificare se stesso e non da sincero altruismo.

Anche lei, superata la sorpresa dell’incontro inaspettato, reagisce rabbiosa perché si accorge che quell’evento ha rotto un equilibrio faticosamente raggiunto e la getta di nuovo nella sofferenza della speranza, nel tornare a provare i sentimenti di un tempo. E’ a questo punto che il film colloca la conversione di Dimitri. Prega il Signore per avere la forza necessaria per compiere quegli atti di giustizia e espiazione che ritiene necessari: donare le sue terre ai contadini e seguire Katjuša in Siberia, offrendosi di sposarla. Il loro incontro successivo è di perdono reciproco. Lei confessa che da tempo lo ha perdonato mentre lui non ha niente da perdonarle perché la ritiene innocente; l’ingiustizia proviene da coloro che l’hanno costretta, per necessità, a vivere in quel modo.

Il confronto del film con il libro comporta non poche difficoltà.

La sceneggiatura propone con sufficiente fedeltà il rapporto fra i due protagonisti anche se si chiude con un finale aperto (nel libro Katjuša sposa un altro prigioniero, proprio perché ama Dimitri e lo vuole libero da un  obbligo d’onore nei suoi confronti). Il film inoltre sottolinea il senso di ingiustizia che l’autore percepiva nei confronti delle istituzioni del tempo: essere un proletario o essere un nobile voleva dire venir trattati diversamente nei tribunali. Per semplicità narrativa, il film evita di mostrare che Dimitri, come nel libro, si si prende cura dell’infelice sorte di altri prigionieri, non solo di lei.

Più complessa la situazione riguardo ai rapporti con la religione e nei confronti della stessa virtù della giustizia. Nelle ultime pagine del libro, Dimitri legge il vangelo secondo S Matteo e trova finalmente la risposta che stava cercando alle tante ingiustizie che aveva visto: “ora, gli parve chiaro donde venisse tutto quell’orrore che aveva veduto e quel che si dovesse fare per farlo scomparire. La risposta, che era  stato incapace di trovare da sé, era precisamente quella che Cristo aveva dato a Pietro: consisteva nel perdonare sempre, a tutti, un numero infinito di volte, perché non esiste un sol uomo che sia libero da peccato ed a cui sia perciò lecito di punire e di correggere”. Dimitri riesce, in questo modo, a ritrovare un senso soprannaturale a una giustizia che non punisce ma che si tramuta in perdono e  correzione. In altre pagine, Tolstoj, in occasione della descrizione di una celebrazione liturgica, non manca di mandare accuse alla Chiesa russa, colpevole di mostrare indifferenza per le sorti degli ultimi e manifesta la sua incredulità nei confronti del mistero della transustanziazione. Si tratta quindi di una fede positiva nelle sue conclusioni pratiche ma costruita su misura sulla sensibilità dello scrittore.

Anche nei confronti dei suoi impegni di giustizia Tolstoj è stato accusato di applicare un giudizio morale elaborato mediante categorie rigide e disincarnate che sarebbero effetto dell’influsso dei programmi di stampo illuministico e deista che dei circoli massonici avevano diffuso nella Russia dell’800 (Giuseppe Ghini, Anime Russe, Edizioni Ares). Il tema è affrontato anche nel film durante il colloquio di commiato fra Dimitri e la sua fidanzata ma il problema è risolto con l’affermazione che è soprattutto l’amore per Katjuša che sta spingendo al sacrificio il principe. In realtà, alcune frasi del romanzo, sembrano mostrare un corretto approccio di fede: di fronte alle tante ingiustizie presenti nel mondo, Dimitri si rivolge al Signore perché non è suo compito capire ma fare solo la sua volontà: non è in poter mio capir tutto ciò, è l’opera del Signore. Ma fare la sua volontà, come è scritto nella mia coscienza, questo posso, e so che lo debbo, e non sarò tranquillo che quando l’avrò menato a termine”.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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NEW LIFE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/13/2017 - 22:03
 
Titolo Originale: A New Life
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Drew Waters
Sceneggiatura: Erin Bethea, Candice Irion
Durata: 88
Interpreti: Jonathan Patrick Moore, Erin Bethea

Ben e Ava si conoscono fin da ragazzi, hanno frequentato la stessa high school, fino al fatidico ballo di fine corso, quando Ben, con un’orchidea nell’occhiello della giacca, è passato a prenderla. Si sono separati temporaneamente durante il periodo universitario (lui ha studiato architettura, lei per diventare insegnante) ma alla fine hanno scoperto di non poter fare a meno l’uno dell’altra e si sono sposati. Sono nati alcuni motivi di litigio (lui è troppo impegnato nello studio di architettura di suo padre e trascura Ava) ma alla fine l’amore reciproco ha fatto trovare loro la soluzione più giusta. Ma quando la loro vita sembrava ormai proseguire su tranquilli binari e stavano aspettando un bambino, una nuova sfida, più minacciosa di tutte le altre, si è profilata all’orizzonte....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Lui e lei sanno costruire una unione coniugale molto solida, in grado di affrontare anche le prove più difficili
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Il film raggiunge l’obiettivo di mostrare come si costruisce una solida unione coniugale ma lo sviluppo appare spesso prevedibile, tradisce un lavoro fatto a tavolino per dimostrare qualcosa
Testo Breve:

Lui e lei si conoscono fin dall’infanzia e alla fine si sposano costituendo una solida unione coniugale in grado di affrontare anche le prove più difficili

L’obiettivo di questo Family film è sicuramente quello di realizzare un elogio alla solidità familiare. Non c’è niente di speciale da sottolineare nell’incontro di due ragazzi che sono amici fin dall’infanzia, che da adolescenti sognano di solcare l’Oceano su una barca a vela o che lui invita lei  al prom, il ballo di fine liceo, Molto più interessanti sono i capitoli suggestivi quando, entrambi studenti universitari (in università diverse) litigano fra loro furiosamente perché ognuno sembra anteporre ai loro appuntamenti, ormai abituali, altri impegni o quando in seguito, ormai sposati, litigano perché lui, che sta progredendo nella sua carriera di architetto,  finisce per trascurare la moglie. Viene espressa molto bene in queste occasioni un’importante verità: è proprio litigando, quando sembra che per orgoglio l’unica soluzione sia quella di lasciarsi, che si percepisce molto bene quanto questa ipotesi sia assurda perché ormai è evidente, al cuore di entrambi,  che l’uno non può più vivere senza l’altra. Si litiga perché è inevitabile avere punti di vista diversi ma al contempo non si vede l’ora che il litigio finisca perché la sofferenza di restare distanti è troppo grande.

Accanto al tema di come si costruisce, giorno dopo giorno, una forte intesa coniugale, se ne inserisce presto un altro, quello della malattia, che viene a sconvolgere gli equilibri affettivi e il senso stesso della vita, che sembrava così saldo in entrambi (perché sono sempre le donne ad ammalarsi in questi film iper-romantici?).

Si tratta di un percorso molto diverso dal precedente, questa volta fatto in solitaria, sia pur con la solidarietà dei parenti ed amici che sono pur sempre “altri” e non si tratta più dell’altra metà di se stesso.

Questo Family film può anche esser definito un Christian film? Si e no. In una rapida sequenza, marito e moglie con i genitori di lui sono a tavola e recitano le preghiere prima dei pasti. A parte questo riferimento esplicito, non ci sono altre situazioni dove Ben ed Eva correlano il senso della loro vita all’azione provvidenziale divina. Ciò è particolarmente vero nella seconda parte del film, quando il dramma della malattia li colpisce duramente.  Li vediamo fino alla fine impegnati in una bellissima gara di incoraggiamento reciproco e ognuno dei due sembra trovare il senso di se stesso nell’altro: alla fine il circuito del loro amore diventa l’unica fonte di energia vitale da cui riescono ad alimentarsi.

“Ci sono rari, lucidi momenti dove tutto sembra a posto e tutto sembra possibile; ci sono altri momenti dove sembra che nulla abbia senso e attendiamo una risposta che non sembra arrivare mai. Ma sono tuti momenti, belli e brutti, che fanno la nostra vita e la cosa più importante riguardo alla vita è proprio viverla”: è l’unica riflessione che fa Ben sul senso della vita, dove non traspare nessuno sguardo  trascendente ma quasi l’atteggiamento stoico di chi accetta le cose così come sono.

Il film ha, come difetto, un eccesso di parole rispetto alle immagini. Non solo la voce narrante che interviene spesso a commentare ciò che accade ma anche le numerose volte chi i coniugi si dicono “ti amo” anche quando la loro intesa è evidente.

Il risultato complessivo è che il film esprime molto bene il valore e la forza dell’unione coniugale ma lo sviluppo appare scolastico, spesso prevedibile.

Il film è disponibile in DVD in inglese con sottotitoli in inglese

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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RAGIONE E SENTIMENTO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/11/2017 - 21:10
 
Titolo Originale: Sense and Sensibility
Paese: USA
Anno: 1995
Regia: Ang Lee
Sceneggiatura: Emma Thompson
Produzione: LINDSAY DORAN - MIRAGE
Durata: 135
Interpreti: Emma Thompson, Kate Winslet

Il signor Dashwood ha avuto tre figlie: Elinor, la maggiore, di 19 anni; Marianne di 17 e infine Margaret, la più piccola. Quando Dashwood muore, la tenuta di Norland dove vivono le tre sorelle con la madre, passa interamente al loro fratellastro John, in quanto primogenito, secondo le leggi del tempo che non prevedevano che le donne potessero ereditare. John, con sua moglie Fanny, si insedia presto a Norland e le Dashwood sono trattate come ospiti “non benvenute” nella loro stessa casa. Arriva nella tenuta Edward Ferras, il fratello di Fanny, un giovane sensibile e timido che stabilisce una forte intesa con Elinor. Le Dashwood trovano una provvidenziale sistemazione nel Barton Cottage, messo generosamente a loro disposizione da Sir John Middleton, un cugino della signora Dashwood. La casa di sir John è frequentata dal colonnello Brandon, non più giovane, che non tarda a sentire attrazione per Marianne, anche se le sue speranze vengono presto deluse: Marianne si innamora a prima vista del bel John Willoughby, che ha occasionalmente conosciuto quando lui l’ha soccorsa dopo esser scivolata sul prato bagnato. Le due sorelle resteranno presto deluse: Elinor viene a sapere che Edward è già segretamente fidanzato con una ragazza, Lucy, cugina di Lady Middleton, mentre John Willoughby si congeda frettolosamente da Marianne senza dare spiegazioni. Alle due sorelle non resta che consolarsi a vicenda, quando...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La protagonista Elinor esercita in modo eccelso la virtù della prudenza, non disgiunta da un disinteressato altruismo per il bene e la felicità degli altri
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Una superba Emma Thompson dà vita a una ricostruzione impeccabile del racconto di Jane Austen sia come attrice che come sceneggiatrice
Testo Breve:

Da uno dei capolavori di Jane Austen, la giovane Elinor sa sempre come è giusto comportarsi secondo la virtù della prudenza, nella cattiva come nella buona sorte 

Potrebbe essere inutile domandarsi come mai i romanzi di Jane Austen, ambientati all’inizio dell’800, continuino a interessare tanto ancora oggi. In effetti, a parte il piacere di leggere un romanzo scritto benissimo (e  Emma Thompson, nelle vesti di sceneggiatrice, è stata molto brava a metterlo in scena) le condizioni sociali descritte sono molto distanti da quelle attuali. “Le donne non possono ereditare e neanche realizzarsi con il lavoro; voi erediterete la vostra fortuna, noi non possiamo neanche guadagnarcela” commenta, rassegnata, Elinor mentre passeggia con Edward. Di fatto l’innamorarsi, lo sposarsi e il metter su famiglia diventa, per una donna, l’unico senso possibile da dare alla vita e la propria rispettabilità costituisce il valore primario da custodire. Alcune scene, dove si vedono le sorelle Dashwood che si ricompongono in fretta e si emozionano al solo vedere in lontananza un giovane che sta arrivando alla loro casa, potrebbe far inorridire tante femmministe di oggi. Era quasi d’obbligo, nei racconti di quel tempo (anche in  questo Ragione e Sentimento accade) la presenza di uomini che approfittavano di una ragazza di rango inferiore, non riconoscevano il figlio nato dalla loro relazione e quest’ultima, per mantenersi, era costretta a prostituirsi. Un uomo, dal canto suo, non poteva liberamente sposare la ragazza che amava: se questa era di rango inferiore, veniva diseredato. Da qui il ricorso, anche in questo racconto, al fidanzamento segreto.

La risposta alla domanda che ci siamo posti all’inizio sta proprio nel fatto che, pur all’interno di una struttura sociale così diversa da quella odierna, uomini e donne si trovano, ieri come oggi, ad affrontare e risolvere al meglio i loro problemi e i protagonisti di questa trasposizione cinematografica del romanzo di Jane Austen affrontano dubbi etici che sono assolutamente attuali mentre le due sorelle Dashwood finiscono per simboleggiare due modi contrapposti di rapportarsi con la realtà.

Il comportamento di Marianne, che spontaneamente, fin dal primo incontro, non nasconde i suoi sentimenti nei confronti di John Willoughby nonostante gli inviti alla cautela di Elinor che le suggerisce di conoscerlo prima meglio, potrebbe sbrigativamente venir classificato come l’esternazione di una ragazza che non riesce a controllare le proprie passioni. In realtà Marianne si comporta in quel modo perché è convinta che i sentimenti abbiamo una capacità di “vedere”, sia pur in modo istintivo, la realtà delle situazioni, maggiore che non utilizzando la fredda ragione. Il suo modo di comportarsi, sempre estroverso,  appassionato, non è solo espressione di un temperamento solare ma di una precisa filosofia di vita.

Per converso Elinor, la “contabile di casa”, che controlla che non vengano fatte spese superiori alla  rendita mensile della famiglia, che è paziente nell’attendere che Edward le manifesti i suoi sentimenti, che non esterna la sofferenza che gli ha comportato la notizia che il suo amato è segretamente fidanzato con un’altra, per mantener fede all’impegno d’onore che ha preso di non rivelare questo segreto, viene rimproverata da Marianne per non avere il coraggio di combattere per la sua felicità, di comportarsi  solo secondo criteri di “prudenza, onore, dovere” e potrebbe apparire una seguace dell’ etica del dovere kantiano.

In realtà lei si muove secondo una visione indubbiamente superiore, nella quale riconosce che esistono valori che trascendono la ricerca dei propri interessi e che è giusto perseguire. Non riesce ad esser adirata con Edward, perché riconosce onestamente che il suo comportamento è stato corretto: il suo fidanzamento segreto era stato definito prima che conoscesse lei e il fatto che ora non se la senta di rompere il patto,  gli fa solo onore. “E’ ammaliante l’idea che la felicità di qualcuno sia interamente nella mani di una persona”: afferma Elinor, che antepone alla sua felicità l’apprezzamento delle virtù di Edward. Quando verso la fine, scoppierà in un pianto liberatorio allo scoprire che i suoi desideri si stanno avverando, qualche critico ha osservato che le due sorelle hanno finito per avvicinarsi: Marianne ha imparato dai suoi errori a essere più controllata mentre Elinor, alla fine, riesce a  esprimere con più libertà i suoi sentimenti. In realtà, a mio avviso, l’atteggiamento di Elinor resta superiore: ha applicato la virtù della prudenza, dominando i suoi sentimenti fino alla fine, concentrandosi piuttosto sul bene degli altri. Solo quando ha avuto la certezza di  una speranza concreta per la sua felicità, non ha posto più freni nel mostrare pienamente i suoi sentimenti.

Anche altri personaggi sono espressione di una fine sensibilità: il colonnello Brandon, pur essendo a conoscenza di alcuni comportamenti sbagliati di John Willoughby, non cerca di screditarlo agli occhi di Marianne per avvantaggiare la sua posizione; dirà tutto quello che sa solo quando ormai Marianne è stata abbandonata e il venire a conoscenza di una certa la verità può costituire per lei una forma di consolazione.

La signora Dashwood, si rifiuta, nonostante le sollecitazioni della figlia Elinor, di chiedere a Marianne se ha ricevuto una promessa di matrimonio: lei non vuole e non può costringere la figlia a confidarsi: si confiderà solo quando lei vorrà.

Alla fine, sarà ancora una volta l’esempio delle due sorelle a offrirci il messaggio più edificante: la loro visione della vita, così diversa, non diminuisce di un millimetro l’affetto reciproco che esse provano; l’una soffre per le difficoltà dell’altra ma è pronta a partecipare anche alle sue gioie.

L’adattamento per il cinema del romanzo di Jane Austen realizzato da Emma Thompson si può definire ideale, come afferma Armando Fumagalli nel suo saggio “I vestiti nuovi del narratore” (editrice Il Castoro). Si tratta di un eccellente lavoro di cambiamenti, spostamenti piccoli e grandi per “far sì che lo schermo potesse rendere i valori e i personaggi del romanzo con la massima fedeltà sostanziale, ma anche con la massima comunicatività ed efficacia per uno spettatore del XX secolo”. I premi ricevuti alla sceneggiatura lo confermano: Oscar 1995 (sceneggiatura non originale) e Globo d’Oro 1966.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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I CAVALIERI DELLA TAVOLA ROTONDA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 07/03/2017 - 07:43
 
Titolo Originale: KNIGHTS OF THE ROUND TABLE
Paese: USA
Anno: 1953
Regia: Richard Thorpe
Sceneggiatura: Talbot Jennings
Produzione: MGM
Durata: 115
Interpreti: Robert Taylor, Ava Gardner, Mel Ferrer, Anne Crawford, Stanley Baker

Dopo che i Romani hanno abbandonato l’Inghilterra, l’isola vive un periodo di instabilità, causato dalle continue contese fra i nobili locali. Arthur, figlio del re Uther Pendragon, riesce a vincere il suo rivale, Morderd, e a diventare re d’Inghilterra. Istituisce la tavola rotonda, dove i valorosi cavalieri da lui scelti si impegnano a combattere solo per Dio e la patria e a sottoscrivere un codice d’onore che li impegna alla difesa dei più deboli e delle donne. Lancillotto, il suo cavaliere più valoroso, sente un forte sentimento, ricambiato, per Ginevra, la moglie del re ma entrambi restano leali nei confronti del sovrano. Non hanno fatto i conti con Morderd che è sempre in agguato e denuncia i due innamorati al re…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Essere virtuosi vuol dire, per tutti i protagonisti, porre la propria intelligenza e la volontà al servizio di ciò che è giusto e buono, anche quando questo comporta la mortificazione delle proprie passioni
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Una efficace ricostruzione dei colori e dei costumi dell’immaginario medioevale sostiene una sceneggiatura rispettosa del testo originale
Testo Breve:

La famosa saga dei cavalieri della Tavola Rotonda viene riproposta nello splendore del Cinemascope ponendo l’accento sulle virtù dei protagonisti

“Accadde nei tempi antichi, che Roma dovesse ritirare le sue legioni dall’Inghilterra; il regno piombò allora nelle tenebre e nel caos…”. Inizia così, con un elogio all’efficienza dell’Impero Romano, questo film che si ispira, abbastanza fedelmente, all’opera Morte d’Arthur di Thomas Malory (XV sec.). In effetti, in più di un momento, il racconto porta alla ribalta ciò che è necessario per dare ordine e pace a un regno: un re che sappia essere giusto ma soprattutto l’esistenza di leggi scritte di fronte alle quale tutti siano considerati uguali, incluso il re stesso (un anticipo, forse eccessivo, dello spirito della Magna Charta).

Mentre il re è impegnato a governare cercando di domare i turbolenti baroni, Lancillotto si occupa di frenare l’avanzata dei Pitti al Nord ma soprattutto deve controllare il suo cuore, innamorato della moglie del suo migliore amico: il re. Politica e amore finiscono inesorabilmente per intrecciarsi perché un passo falso nel secondo può determinare la rotture degli equilibri su cui poggia il fragile regno di Artù.

Tutto il racconto diventa quindi un elogio delle virtù, non solo dei protagonisti, ma di tutti i cavalieri della Tavola Rotonda. La loro caratteristica principale è l’assenza, o la presenza moderata, di conflitti fra ragione, sentimenti e volontà. Il campione di queste virtù è senz’altro Lancillotto, che di fronte a una passione amorosa che agita il suo cuore, sa sempre dare la priorità alla lealtà nei confronti del suo re.

“In guerra Artù parlava sempre di voi; ho combattuto al suo fianco e voi eravate nel suo cuore. Non dovete essere anche nel mio” dichiara Lancillotto a Ginevra nell’accettare la proposta di sposare Elena, che è innamorata di lui, per far tacere le malelingue. Saprà anche mentire verso Ginevra, affermando di non amarla più, quando si accorge che lei sta perdendo il controllo di se stessa.

Re Artù non ha un cuore meno nobile. Quando vene dichiarato re d’Inghilterra, offre il perdono agli avversari sconfitti, in modo che possa ristabilirsi la pace e quando sta per scoppiare nuovamente una guerra fratricida, è disposto ad accettare un accordo a lui sfavorevole, pur di evitare che si sparga altro sangue.

Tutti gli altri cavalieri infine hanno giurato di seguire un codice etico, sintetizzato nel film ma ben espresso nell’opera di Thomas Malory:

Non aggredire né uccidere nessuno

Non tradire il re e la patria

Dare sempre grazia della vita a chi la chiede, anche in combattimento

Prestare aiuto alle donne e alle vedove

Mai ingaggiare battaglia per la conquista di beni o per amore ma solo per la patria e per Dio

Il racconto cinematografico conferma, sia pur in modo indiretto, che le leggi morali che i cavalieri si sono dati scaturiscono dalla fede cristiana. Quando, alla mezzanotte di Natale, si odono in lontananza le campane di una chiesa, i cavalieri si fanno il segno della croce e si inginocchiano.

Fra di loro è presente il puro Percival, l’unico che sente la voce divina che lo invita a cercare il santo Graal (il tema non viene sviluppato in questo film, che d’altronde viene sviluppato in Gli idilli del re, il ciclo di nove poemi di Alfred Tennyson- 1885). Lancillotto, che è accanto a lui, non può sentire questa voce soprannaturale ma si inginocchia lo stesso, umilmente. Lui sa bene perché gli è negata l’apparizione: “Nelle cose sacre so che fallirei, perché porto un peccato nel cuore e nessuno può dargli purezza”.

Il film beneficia di una colorata messa in scena che riesuma ben l’immaginario medioevale; il divismo è garantito grazie alla presenza di Robert Taylor e di Ava Gardner; la sceneggiatura è coerente con i nobili obiettivi che si è posta. Le scene di battaglia difettano della perfezione che verrà raggiunta nei decenni successivi, grazie a un uso massiccio della computer grafica: e a volte sembra che le spade fendano l’aria e che qualcuno cada a terra senza neanche venir sfiorato.

Il film è disponibile in DVD

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BASTA GUARDARE IL CIELO

Inviato da Franco Olearo il Sab, 07/01/2017 - 16:12
 
Titolo Originale: The Mighty
Paese: USA
Anno: 1998
Regia: Peter Chelsom
Sceneggiatura: Charles Leavitt
Produzione: CHAOS PRODUCTIONS - MIRAMAX FILMS - SCHOLASTIC PRODUCTIONS
Durata: 100
Interpreti: Elden Henson, Kieran Culkin, Sharon Stone, James Gandolfini, Harry Dean Stanton

Kevin e Max sono vicini di casa e frequentano la stessa scuola media. Kevin è malato, ha la sindrome di Morquio, una fragilità alle ossa che lo costringe a camminare con le stampelle ma è molto intelligente. Max è fisicamente un gigante per la sua età, chiuso in se stesso e con difficoltà di apprendimento, a causa di un dramma di cui è stato spettatore quando era bambino (suo padre è ora in prigione). I due, cosi diversi ma complementari, sempre derisi dai compagni di scuola, trovano una magnifica intesa e diventano un’unica cosa, muscoli dell’uno e cervello dell’altro.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Le virtù dei cavalieri della Tavola Rotonda vengono prese come riferimento per la crescita umana di due ragazzi che hanno entrambi problemi fisici e umani da superare
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena violenta e il riferimento all'uccisione di una madre potrà impressionare i più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Un film ben realizzato con una insolita Sheron Stone che nella parte finale eccede in drammaticità e che inquadra rigorosamente i personaggi fra i buoni e i cattivi
Testo Breve:

Due ragazzi che debbono superare sia problemi fisici che psicologici, stabiliscono fra loro una forte solidarietà e aspirano a comportarsi con generosità e coraggio, secondo lo spirito dei Cavalieri della Tavola Rotonda

“A volte ho l’impressione di essere scambiato per uno della famiglia Addams” riflette sconsolato Max, mentre tutti lo guardano mentre attraversa i corridoi della scuola. Kevin invece è molto propositivo nei confronti della vita, nonostante i suoi handicap. E’ sempre impegnato a fare qualcosa (ha progettato un uccello meccanico che vola sbattendo le ali) e riceve persino degli incarichi dalla scuola, come quello di fare da tutor a Max, perché possa migliorare nella lettura e nella scrittura. L’influsso benefico dell’uno verso l’altro si manifesta presto: Kevin fa comprendere a Max che nella lettura non c’è niente di meccanico ma che le singole frasi non sono altro che altrettante immagini fra loro collegate che si debbono sviluppare con l’aiuto della sua fantasia. Max, dal canto suo, mettendo l’amico sulle spalle, gli consente di realizzare un sogno: giocare a pallacanestro con gli altri compagni.

E’ a questo punto che, grazie alla fantasia di Kevin, il loro sodalizio assume toni epici: loro si debbono considerare due cavalieri della Tavola Rotonda e come tali debbono preoccuparsi di proteggere i poveri, i deboli e le donne. Iniziano così assieme un percorso di crescita umana e le occasioni non mancano, come quando salvano una donna dall’assalto di un gruppo di teppisti e riescono  a restituirle la borsetta che le era stata rubata, senza togliere un centesimo dal portafoglio.

La ricerca di essere migliori, di diventare degni cavalieri di re Artù per i meriti delle loro gesta e la nobiltà d’animo, cela il desiderio di curare una ferita: l’assenza della figura del padre, per entrambi un riferimento negativo. La seconda parte del film assumerà, proprio per un passato non risolto, toni drammatici soprattutto per Max, ma i due cavalieri saranno in grado di affrontare anche questa nuova situazione. Questa seconda parte è sicuramente più dura ed eccessivamente violenta per un film destinato soprattutto a dei giovani.

Il film, ben recitato, si avvale anche della presenza di Sharon Stone nella parte della madre premurosa e attenta (ma rassegnata a un destino ineludibile) che ha avuto una nomination al Golden Globe del 1999 e il film ha vinto vari riconoscimenti al Giffoni Film Festival del 1998.

E’ particolarmente interessante l’attenzione posta alle imprese dei cavalieri della Tavola Rotonda come espediente, per i ragazzi per trovare dei modelli di virtù. Sembra quasi che seguano, con alcuni anni di anticipo, il programma The Knightly Virtues realizzato dal Jubilee Centre for Character and Virtues dell’Università di Birmingham. Un programma destinato ai ragazzi tra i 9 e i 12 anni e messo in opera in centinaia di scuole della Gran Bretagna, con l’intento di educare i ragazzi alle virtù.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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EMMA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/28/2017 - 16:12
 
Titolo Originale: Emma
Paese: USA
Anno: 1996
Regia: Douglas McGrath
Sceneggiatura: Douglas McGrath
Produzione: STEVEN HAFT, PATRICK CASSAVETT
Durata: 108
Interpreti: Gwyneth Paltrow, Jeremy Northam, Toni Collette, Greta Scacchi, Ewan McGregor, Polly Walker

Emma Woodhouse ha 21 anni, è bella, ricca e intelligente. Orfana di madre, vive con il padre nella loro residenza non lontana dalla cittadina di Highbury, a sud di Londra. La loro casa è frequentata spesso dal suo amico dai tempi dell’infanzia Mr George Knightley, più grande di lei di 16 anni e fratello maggiore di suo cognato. Emma si è messa in testa di combinare un matrimonio fra la sua nuova amica, la dolce Harriet Smith di diciassette anni e Mr Elton, il vicario del villaggio, nonostante il parere contrario di Mr Knightley. Alla fine Emma dovrà riconoscere che il suo amico: era stato più perspicace di lei nell’intuire il gretto opportunismo di Mr Elton. D’altronde Emma, non riesce neanche a comprendere veramente se desidera innamorarsi di qualcuno e di chi, fino a quando qualcosa accade nella sua vita…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il cammino etico di una ragazza che, all’inizio è tutta piena di se stessa ma che poi impara a rispettare gli altri per quel che sono ed ad esser amorevole con tutti
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Ottimi attori professionisti come Gwyneth Paltrow e Jeremy Northam vengono guidati da una impeccabile sceneggiatura che si avvantaggia del testo della grande Jane Austen
Testo Breve:

Emma, ricca e sentimentalmente libera, sente il bisogno di combinare matrimoni per gli altri. Dal romanzo di Jane Austen, un racconto di crescita morale e di scoperta dell’amore

La figura di Emma Woodhouse è alquanto insolita nel panorama delle eroine di Jane Austen. Contrariamente a Elinor Dashwood: di Ragione e sentimento o a Elisabeth Bennet  di Orgoglio e Pregiudizio, non  pensa a sposarsi, né appare disponibile a innamorarsi. E’ ricca e ci tiene a conservare la sua autonomia. Il matrimonio, secondo lei, è adatto per quelle che sentono la necessità di una stabile sistemazione. Dalla sua posizione libera e indipendente, si sente responsabile, secondo i suoi criteri, della felicità degli altri ed è quello che fa, cercando di combinare il matrimonio fra l’amica Harriet con il reverendo Elton. Nell’agire in questo modo si sente altruista e generosa. Si sta avviando, in realtà, lungo un cammino, anche doloroso, di maturazione, che compierà proprio commettendo una serie di errori, tallonata in questo dall’amico George Knightley, che sentirà il dovere, quando sarà necessario, di “dirle la verità ed essere per lei un consigliere leale”.

I film ricavati dai romanzi di Jane Austen hanno alcune caratteristiche inconfondibili; un racconto che ruota intorno a un mondo circoscritto (un paese e delle dimore signorili di campagna intorno ad essa), un gruppo di personaggi collegati da parentele o da amicizie di lunga data. Sono tutti elementi che non determinano claustrofobia ma che consentono allo spettatore di concentrarsi sulla vera essenza del racconto: il percorso sentimentale e morale dei protagonisti. Anche i dialoghi così complimentosi e banali (il raffreddore di qualcuno diventa la notizia del momento, i personaggi si scambiano continuamente complimenti e lodi reciproche) vanno letti proprio per quello che non dicono, in un continuo stimolo per lo spettatore a leggere dietro le parole e a partecipare al gioco degli innamoramenti che appaiono veri e invece non lo sono o viceversa.

Per il libro di Emma, Jane Austen adottò una tecnica particolare, ponendo in terza persona ciò che in realtà è la visione soggettiva di Emma sul mondo. Questo “discorso indiretto libero” è reso cinematograficamente, in questo film, attraverso colloqui solitari con se stessa che Emma fa davanti allo specchio della toilette della sua camera da letto.

E’ proprio con queste riflessioni e con i rimproveri affettuosi di Mr Knightley che Emma progredisce nelle sue virtù. In merito al “progetto “che aveva concepito nei confronti di  Harriet, si accorge di aver agito come un presuntuoso Deus ex machina, senza rispettare i veri desideri della ragazza. Anche una sua frase ironica nei confronti della signorina Bates è occasione per ricevere un giusto, severo rimprovero da George, che l’accusa di essere stata insolente verso una persona povera e di rango inferiore, che avrebbe avuto bisogno della sua comprensione, non certo della sua derisione. Si tratta di una lezione dura che Emma accetta. Come dirà più tardi: “le ho dato solo elemosina e non gentilezza”.

Il progresso di Emma nelle virtù va di pari passo con la scoperta del vero amore. Dopo che avrà smesso di giudicare gli uomini con un certo distacco, solo dal loro aspetto e dalla loro educazione (i ranghi sociali continuano a venir da lei rigorosamente rispettati e sarebbe antistorico il contrario) come non innamorarsi proprio di colui che la comprende veramente, dell’unica persona da cui accetta un rimprovero?

In fondo, come riconosce  lo stesso Knightley, lui la rimprovera “non perché dubita ma perché spera”.

Il film è disponibile in DVD

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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