Thriller

RACHEL

Inviato da Franco Olearo il Mar, 03/13/2018 - 11:12
Titolo Originale: My Cousin Rachel
Paese: GRAN BRETAGNA, USA
Anno: 2017
Regia: Roger Michell
Sceneggiatura: Roger Michell
Produzione: FREE RANGE FILMS
Durata: 106
Interpreti: Rachel Weisz, Sam Claflin, Holliday Grainger, Iain Glen, Pierfrancesco Favino

Philip, rimasto orfano fin da piccolo, viene allevato con molto affetto dal cugino Ambrose, nella sua tenuta in Cornovaglia.  Ambrose è uno scapolo impenitente e Philip diceva scherzosamente che le uniche femmine presenti in casa erano di razza canina. Un giorno, inaspettatamente, Philips riceve una lettera dal cugino dall’Italia, dove si era trasferito per motivi di salute, nella quale gli comunica di essersi sposato con una giovane donna, Rachel e al contempo che la sua salute sta peggiorando. Philips parte subito per l’Italia ma quando arriva Ambrose è già morto.

Tornato nella casa del cugino in Cornovaglia, che sta per diventare una sua proprietà perché unico erede e prossimo a raggiungere la maggiore età, viene informato che sta per arrivare dall’Italia la cugina acquisita Rachel. Philip si appresta a riceverla nel modo più sgradevole possibile: la ritiene colpevole di aver trascurato Ambrose e teme che voglia reclamare dei diritti sulla proprietà...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il protagonista Philip si mostra mosso da passioni che non riesce a controllare, sia che si tratti di amore o di odio.
Pubblico 
Adolescenti
Le espressioni di passione sensuale, di odio e di desiderio di vendetta non sono adatte ai più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Rachel Weisz tratteggia con grande maestria una donna perfettamente indecifrabile nel suo comportamento ambiguo. Ottima ricostruzione della campagna inglese di fine ottocento.
Testo Breve:

Una trasposizione fedele dell’omonimo romanzo di Daphne Du Maurier, che sviluppa un thriller psicologico di amore e odio ambientato nei suggestivi paesaggi della Cornovaglia

“Non amavo i libri, non amavo le città, non amavo le conversazioni intelligenti” Philips viene ritratto da subito come un giovane semplice, che ama la vita di campagna e che non ha ancora conosciuto la complessità di un rapporto amoroso, né ritiene importante sposarsi. L’arrivo della cugina Rachel costituisce per lui un elemento oltremodo destabilizzante. Ha deciso di mostrarsi ostile ma non ha mai dovuto fronteggiare una donna. Evita di mettere in ordine la casa che è abitata da anni solo da uomini, dove i cani si muovono indisturbati e nel giorno dell’arrivo di lei, si inventa un impegno in modo da costringerla ad aspettarlo fino a tardi per la cena. Quando rientra, Philip viene informato dalla servitù che Rachel non desidera cenare e che ha accolto tutti i cani nella sua stanza. Fin dal primo incontro diretto fra i due, che avviene quella sera stessa, risulta evidente che il rapporto fra i due è totalmente sbilanciato. Philip si trova di fronte a una donna affascinante e seduttiva, cordiale e anche spiritosa, quanto basta per smontare qualsiasi proposito offensivo di Philip.

Com’era successo in Rebecca la prima moglie, l’altro romanzo molto noto di Daphne Du Maurier, magnificamente trasposto in pellicola da Alfred Hitchcok, c’è un mistero da svelare intorno a una donna. Nel primo c’era da scoprire la vera personalità di Rebecca; in questo occorre comprendere se Rachel è un’astuta approfittatrice o è solo vittima innocente di malelingue

Rachel Weisz è bravissima nel lasciare il dubbio perennemente irrisolto. Quando si lamenta per la sua sorte infelice e piange davanti a Philips, è sincera o cerca di incantare l’inesperto giovanotto? Quando si dimostra generosa e simpatica con tutti, lo fa per il proprio interesse o è l’espressione di una dote naturale?

Odi et amo aveva detto Catullo Ed è questo sviluppo di sentimenti, nell’animo di Philip il mainstream del racconto; sempre più infatuato di lei, Philip non può mettere a tacere i sospetti che continuano ad addensarsi sul comportamento della donna nei confronti del cugino.

La trasposizione del ‘52 dello stesso romanzo, ad appena un anno dalla sua pubblicazione, interpretato da un giovanissimo Richard Burton e Olivia de Havilland, aveva puntato di più sulla componente romantica del racconto, ipotizzando un vero amore fra i due. Questa versione del 2017 mette più attenzione sulla componente thriller ed enfatizzando molto la giovinezza e l’inesperienza di Philip, il rapporto fra loro due appare più una sua scoperta, da parte di lui, del potere attrattivo femminile e dell’amore come passione sensuale.  Molto più interessante è il modo con cui la Weisz ha tratteggiato una donna che lotta per la sua indipendenza, in un mondo dominato dagli uomini.  Non mancano nel film, accenni alle condizioni della donna del tempo.  I due unici modelli accettati erano lo sposarsi e occuparsi della famiglia oppure, se nubile, insegnare. Chi si sposava perdeva di fatto il controllo delle proprietà della famiglia, che venivano gestite dal marito. Si tratta di un aspetto non evidenziato nel precedente film ma che molto probabilmente è più in linea con lo spirito della scrittrice, che si è sempre impegnata per la sua indipendenza, quando studiava da giovane a Parigi ma anche da sposata. Ottima  la ricostruzione della vita in una tenuta di campagna dell’ottocento inglese:, le serate alla luce fioca delle candele, il Natale festeggiato con un pranzo offerto a tutte le famiglie dei contadini, il verde della Cornovaglia e i suoi pericolosi dirupi fino al mare

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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RED SPARROW

Inviato da Franco Olearo il Mer, 03/07/2018 - 22:49
Titolo Originale: Red Sparrow
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Francis Lawrence
Sceneggiatura: Justin Haythe
Produzione: CHERNIN ENTERTAINMENT, FILM RITES
Durata: 139
Interpreti: Jennifer Lawrence, Joel Edgerton, Matthias Schoenaerts, Jeremy Irons, Charlotte Rampling

Dominika Egorova è la prima ballerina del Bolshoi, ma durante un’esibizione viene sollevata in modo maldestro dal suo partner e lei, cadendo, si rompe una gamba, senza più speranza di poter tornare a ballare. Vien presto però a scoprire che la sua caduta è stato un gesto premeditato, ordito dalla ballerina in seconda. Dominika si vendica brutalmente e viene espulsa dal Bolshoi. Senza lavoro e con una madre ammalata a cui badare, la ragazza si rivolge allo zio Vanja, vicedirettore del SVR (i servizi segreti russi) il quale le chiede di portare a termine una missione delicata  per conto del governo, sfruttando la sua bellezza....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Non ci sono buoni e cattivi in questo racconto ma due organizzazioni che si combattono con violenza e furbizia. Alcune sequenze di tortura e una sequenza di stupro
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena di stupro. Due sequenze di torture prolungate. Nudi maschili e femminili. In Italia: VM14; in USA: Restricted
Giudizio Tecnico 
 
Il regista è bravo nel tenere alta l’attenzione dello spettatore (usando alcuni colpi bassi) ma il lungo racconto mostra alcuni momenti di stanchezza. Jennifer Laurence si conferma nel ruolo di rappresentante del woman power, riuscendo sempre a risolvere da sola tutte le sue sfide.
Testo Breve:

Jennifer Lawrence, costretta a fare la spia russa per necessità, si mostra pienamente a suo agio sia nella lotta fisica che con le sue armi di seduzione. Un film furbo che certa di attirare l’attenzione del pubblico con scene forti

Francis Lawrence, quando  fu scelto come regista per portare sullo schermo il romanzo Nome in codice: Diva, dell'ex agente della CIA Jason Matthews, non ebbe esitazioni nello scegliere come protagonista Jennifer Lawrence (nessuna parentela) per ricostruire quel team che aveva portato entrambi alla notorietà con la trilogia di Hunger Games.

Il successo di quella serie era dovuta, in gran parte alla capacità della Lawrence di attirare il pubblico giovane per quel suo modo di interpretare un’adolescente che diventa adulta attraverso prove e difficoltà. Messo da parte il modello della docil donzella che ha bisogno di un prode cavaliere per venir salvata, aveva portato sullo schermo l’immagine di una ragazza risoluta che sapeva badare a se stessa e aiutare gli altri. In questo Red Sparrow, la Lawrence è nuovamente la protagonista assoluta (anche se affincata da attrici e attori  di tutto rispetto : Joel Edgerton, Matthias Schoenaerts, Jeremy Irons, Charlotte Rampling) che ci ripropone un modello di donna che realizza se stessa, che cerca sì, l’amore di un uomo ma non per questo diventa per lei la ragione esclusiva del suo vivere. L’età però è cambiata: ora la Lawrence è una donna e le armi che utilizza nel mondo infido delle spie sono micidiali: bellezza, eleganza e seduzione che sparge  piene mani.
Con quel volto che non ride mai, sempre concentrata sulla sua missione, eccola con il tutù da ballerina, nell’austera divisa da ufficiale russo, in eleganti ma un pò datati abiti da sera e, anche all’interno di sequenze action, è sempre impeccabile, in moderne mise con spacchi o gonne corte, pronta portarsi a vicinanza strategica per venir baciata o ad allungare le mani dove non dovrebbe.

Il doppio gioco, i colpi di scena che ci si si aspetta da un racconto di questo genere svolgono il loro ruolo e, come accade sempre in un racconto spionistico, c’è qualcuno che agisce sotto copertura. Questa volta però chi cerca di nascondere le proprie intenzioni (ma neanche tanto) sono proprio il  regista e lo sceneggiatore.  

Per comprenderlo apriamo una breve parentesi. C’erano una volta due generi di film ben identificabili, quello porno e quello horror. Entrambi avevano uno stile ben identificabile. La trama aveva un valore modestissimo; serviva solo di raccordo per arrivare, a intervalli regolari (ad es. ogni 15 minuti) a una scena che aveva motivato il prezzo del biglietto. E’ poi arrivata la rivoluzione della serie di film: 50 sfumature di.. che aveva “sdogato” il genere sado-maso inserendo, nella classico racconto di amore romantico fra due giovani, un pizzico di sadismo, utile a condire la loro relazione, allo stesso modo con cui si mette un po’ di sale per rendere più saporita una pietanza E’ nato  così “il porno della casalinga” (o mom-porn) e il successo è stato clamoroso. Nel nostro caso il regista Lawrence sembra aver utilizzato il racconto spionistico come “copertura” per le sue vere intenzioni: ha infarcito il film, a intervalli regolari, per tenere alto l’interesse dello spettatore, di scene sia sensuali che di violenza. Se le scene a sfondo sessuale cercano di non superare il limite del divieto americano del Restricted (vietato ai minori di 17 anni se non accompagnati), le scene di tortura, anche per la loro lunghezza, sembrano passare il limite. L’operazione  ha avuto comunque successo: il film si è posizionato in Italia primo al box office nonostante il suo VM14.

Questa “missione botteghino” mostra però i suoi limiti proprio nello sviluppo del racconto. Nelle sue due ore  e mezza di durata, certe identificazioni del vero “avversario” sono troppo sbrigative; Nash, del controspionaggio americano, appare troppo buono per quel tipo di mestiere; c’è un continuo aprire e chiudere di porte per via degli spostamenti senza sosta dei protagonisti. Lo stesso personaggio interpretato dalla Lawrence, impegnata a interpretare il ruolo di seduttrice di professione, finisce per dare ben pochi segni di umanità. Il racconto è infine terribilmente serio e fa scaturire la nostalgia per l’ironia con cui si sviluppavano le prodezze del caro vecchio James Bond

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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QUEL CHE NON SO DI LEI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 03/06/2018 - 22:28
Titolo Originale: D'apres une histoire vraie
Paese: FRANCIA
Anno: 2017
Regia: Roman Polansky
Sceneggiatura: Olivier Assayas, Roman Polanski
Produzione: WY PRODUCTIONS, RP PRODUCTIONS, MARS FILMS
Durata: 110
Interpreti: Emmanuelle Seigner, Eva Green

L’ultimo libro di Delphine ha avuto molto successo. Questo ha comportato per lei diventare l’attrazione principale dei molteplici incontri con il pubblico organizzati dalla sua casa editrice, firmare il proprio libro e dire qualcosa di carino a tutti i fan che si son messi pazientemente in coda. Si è trattato di un impegno dal quale ne è uscita completamente svuotata e quando, tornata nella sua casa di Parigi, ha cercato di iniziare a scrivere un nuovo romanzo, la pagina è rimasta inesorabilmente bianca. L’uomo con cui convive, un giornalista, è dovuto partire per un lungo viaggio all’estero e così ha accettato di buon grado l’aiuto di una vicina di casa sua ammiratrice, Leila, che si è offerta di aiutarla a liberarsi dei suoi prossimi impegni pubblici per consentirle di trovare la serenità necessaria per iniziare a scrivere...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
I personaggi presenti in questo film di genere sono dei puri ingranaggi utili a far muovere il meccanismo della suspence ed è inutile giudicarli come riferimenti plausibili di comportamenti reali
Pubblico 
Adolescenti
L’atmosfera di tensione e di minaccia che pervade il film non è adatta ai più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Il grande regista Roman Polansky non è stato in grado di dare al film quel ritmo che aveva conferito, alle sue opere precedenti, la giusta tensione
Testo Breve:

Una scrittrice famosa ha perso l’aspirazione necessaria per scrivere un nuovo romanzo. Le viene in aiuto una sua ammiratrice che sembra avere un suo secondo fine. Questa volta Polansky non riesce a ricostruire quell’atmosfera di mistero irrisolto che aveva caratterizzato tante sue opere precedenti

Il film, tratto dal romanzo Da una storia vera della scrittrice Delphine De Vigan, ha consentito a Polansky di tornare alle sue atmosfere preferite, quelle del sospetto irrisolto, della trasformazione progressiva del rapporto fra due persone che diventano sempre più intime non per amicizia ma  per l’indebolimento dell’una e il rafforzamento dell’altra, anche se questa volta il confronto a due non riguarda  un uomo e una donna come in Venere in pelliccia ma fra due donne, interpretate da attrici di talento come Emmanuelle Seigner e Eva Green. Il film  è come diviso in due parti. Nella prima,  l’ insicurezza della scrittrice, il suo  vuoto decisionale viene riempito progressivamente da Leila, che prende inizialmente le parti della solerte segretaria in grado di gestire (annullandoli) i suoi appuntamenti ma poi la sua influenza si estende fino a proporsi di sostituirla nei suoi impegni pubblici. Ci sono in questa fase non pochi riferimenti al capolavoro di Polansky, Rosemary’s baby, per il modo con cui anche in quel film, dei vicini solerti si insinuavano progressivamente nella vita della protagonista fino a travolgerla. Nella seconda parte, che si svolge in un villino isolato di campagna,  Delphine è in balia di Leila, non più solo psicologicamente ma a anche fisicamente  (si è fratturata una gamba ed è costretta a muoversi appoggiandosi a delle stampelle ) e anche in questo caso si intravedono gli echi di un altro film, questa volta non suo, Misery non deve morire (ricavato dal romanzo omonimo di Stephen King): vengono riproposte le angosce di chi, limitato nel fisico, è costretto  a fidarsi di una persona di cui poco o nulla si conosce del suo passato. Una somiglianza che diviene ancora più stretta se si considera che il motivo del contendere, fra il carnefice e la vittima, è proprio l’ispirazione per la scrittura di un nuovo romanzo.

Ovviamente Roman Polansky è libero di ispirarsi a qualsiasi lavoro del passato, purchè il risultato sia  originale e porti la sua firma inconfondibile di creatore di atmosfere di sospetto e di minacce indefinite ma palpabili. Il risultato, questa volta, è ottenuto solo parzialmente. Gli ingredienti ci sono tutti ma il modo con cui sono stati messi in tavola, con cui i fili sono stati imbastiti per tessere la trama, non convince.

I confronti fra le due donne, sopratutto nella parte centrale del film, appaiono ripetitivi, c’è una certa trascuratezza nel ritmo, che in film di suspence come questo risulta determinante. Il modo con cui un preciso meccanismo giallo riesce a trasformarsi in atmosfera di sospetto e pericolo è sempre qualcosa di magico ma questa volta l’autore sembra aver perso la bacchetta che aveva utilizzato in Rosemary’s baby. Il film si riscatta solo per la bravura delle due attrici che si mostrano adatte ai loro ruoli anche nel fisico. Eva Green ha nel suo sguardo intenso ma freddo, da cui scaturiscono a volte lampi di cattiveria, la giusta rappresentazione di  qualcosa di minaccioso; Emmanuelle Seigner, appesantita nelle forme, spesso senza trucco e trascurata nel vestire, esprime molto bene lo stato in cui si trova una donna che non riesce più a controllare se stessa.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'UOMO DEL TRENO - THE COMMUTER

Inviato da Franco Olearo il Mer, 01/24/2018 - 12:04
Titolo Originale: The commuter
Paese: GRAN BRETAGNA, USA
Anno: 2018
Regia: Jaume Collet-Serra
Sceneggiatura: Byron Willinger, Philip de Blasi, Ryan Engle
Produzione: THE PICTURE COMPANY, IN ASSOCIAZIONE CON OMBRA FILMS, IN COPRODUZIONE CON TF1 FILMS PRODUCTION
Durata: 104
Interpreti: Liam Neeson, Vera Farmiga, Patrick Wilson, Sam Neill

Michael MacCauley è un bravo marito e un buon padre, prende ogni mattina da dieci anni il treno per andare a lavorare a New York in una società di assicurazioni. Una sera, nel tornare a casa, sale sul treno di cattivo umore: è stato da poco licenziato perché ormai, a 60 anni, costa troppo all’azienda. Viene avvicinato da una donna che lo invita a fare un gioco apparentemente innocuo: trovare un passeggero che non è un pendolare e che ha con se una borsa. Se avrà successo riceverà 100.000 dollari. Messo alle strette dalle sue recenti disavventure lavorative, Michael accetta un anticipo della somma e inizia a cercare il misterioso passeggero. Quando intuisce che dietro quella insolita richiesta c’è qualcosa di losco e decide di lasciar perdere, una voce lo informa al suo cellulare che ormai è troppo tardi: o prosegue con la ricerca o i suoi familiari rischieranno la vita….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un tranquillo padre di famiglia sfodera tutte le risorse a sua disposizione per salvare la famiglia
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche situazione di tensione potrebbe spaventare i più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Un thriller ben congegnato che si avvale soprattutto della presenza di Liam Neeson
Testo Breve:

Un tranquillo impiegato che da dieci anni prende sempre lo stesso treno, si trova coinvolto in un intrigo più grande di lui. Un thriller senza respiro che guarda a Hitckcock ma che non rinuncia ai cazzotti ben piazzati che sa dare Liam Neeson

Nell’incipit del film, molto ben costruito, vediamo il protagonista che discute con apprensione ma serenamente, con la moglie sul futuro dei loro figli: le loro sostanze sono modeste ma è giusto fare tutto il possibile per mandare la figlia all’università. Poi Michael si immerge nella folla che si accalca alla stazione cercando di salire in tempo sul treno che lo porterà alla Grand Central di New York. La sequenza iniziale introduce molto bene quest’ uomo dal vestito grigio che compie la sua routine giornaliera con la consapevolezza di essere uno fra i tanti, appena venato di un velo di malinconia per l’autunno della vita che è ormai iniziato. Una premessa indispensabile per mettere in piedi una delle componenti più classiche del thriller, come ci ha insegnato Alfred Hitchcock: un uomo tranquillo coinvolto in un complotto più grande di lui (L’uomo che sapeva troppo, La finestra sul cortile).

Altro componente molto sfruttato nei thriller è il treno (L'altro uomo - Delitto per delitto, Intrigo internazionale, per citare sempre Hitchcock, ma ovviamente anche Assassinio sull’Orient Express) che offre il grande vantaggio di compattare il racconto all’interno di una rigorosa unità di luogo, fornire il mistero  di tanti volti sconosciuti dove tutti possono venir sospettati e infine, nel caso in cui sia necessario dare un po’ di adrenalina al racconto, il treno può sempre deragliare fragorosamente.

Altro ingrediente chiave è la presenza di Liam Neeson. Il volto suggerisce calma ed equilibrio ma grazie al fisico prestante, può subito trasformarsi in un micidiale lottatore anche perché da ormai troppi film si trova impegnato a raggiungere lo stesso, drammatico obiettivo: salvare la vita dei propri familiari (basti ricordare Taken realizzato con lo stesso regista Jaume Collet-Serra).

Con questi tre importanti ingredienti, non resta che farsi trascinare dalla trama che scorre veloce come il treno e che ruota sempre intorno alla stessa ossessione: riuscire a trovare in tempo il passeggero sconosciuto, pena la condanna a morte della moglie. Se il regista fa bene il suo mestiere riuscendo a non allentare mai l’attenzione dello spettatore, la ricerca di continui risvolti in grado di stupire rischia di andare a discapito la coerenza narrativa, così diligentemente costruita.

Michael è sì l’uomo tranquillo coinvolto in un affare più grande di lui ma è anche un poliziotto, così il regista non rinuncia a deviare verso l’action movie, costruendo momenti di violenta colluttazione. Inoltre il film sembra inizialmente concentrarsi sulla componente di mistero che è insita nella storia, grazie ai metodi ingegnosi con cui Liam cerca di scoprire chi è il nemico da combattere ma poi la tentazione per la spettacolarità è troppo forte e inevitabilmente il treno finisce per deragliare fragorosamente.

Un film quindi con pregi e difetti ma comunque avvincente nel suo genere, con un risvolto insolito, quello sociale, tutto concentrato nella prima parte, quella pre-thriller: quegli uomini che si accalcano per prendere il treno sono componenti della middle-class schiacciata dalla crisi del 2008 (feroce la satira verso un passeggero diretto a Wall Street, molto impegnato, fra cellulare e PC, a gestire transazioni finanziarie) e che si affanna per arrivare alla fine del mese.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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LA RAGAZZA NELLA NEBBIA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/27/2017 - 09:53
Titolo Originale: La ragazza nella nebbia
Paese: TALIA, FRANCIA, GERMANIA
Anno: 2017
Regia: Donato Carrisi
Sceneggiatura: Donato carrisi
Produzione: COLORADO FILM, IN COLLABORAZIONE CON MEDUSA FILM
Durata: 127
Interpreti: Toni Servillo, Alessio Boni, Lorenzo Richelmy , Jean Reno

In un piccolo paese di montagna, Anna Lou, una ragazza di sedici anni, figlia di genitori appartenenti a una setta religiosa, esce di casa una mattina presto per recarsi alla chiesa della confraternita ma scompare. Arriva in paese, per aiutare la sguarnita polizia locale, il commissario Vogel. La gente del posto ritiene che l’assassino sia una persona che viene da fuori ma lui non ne è convinto ed inizia ad applicare i suoi metodi poco ortodossi che consistono nel manipolare abilmente i media. Simula di aver trovato sul greto di un torrente lo zaino della ragazza e da quel momento ha tutta l’attenzione dei media e la sua squadra di poliziotti messa a sua disposizione viene rafforzata. Nel paese è arrivato da poco, assieme alla sua famiglia, il professore di letteratura Loris Martini, che ha iniziato a lavorare nel liceo locale. Nel paese è una persona poco nota e i sospetti iniziano ad addensarsi su di lui….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film punta sul fascino perverso del male per riuscire ad interessare lo spettatore su di un thriller dai molti risvolti crudeli e cinici.
Pubblico 
Maggiorenni
C’è molta crudeltà e cinismo della storia, ai danni di inermi adolescenti
Giudizio Tecnico 
 
Il film, ricavato da un romanzo noir, conserva il fascino della parola, della frase ad effetto ma la messa in scena risulta disarmonica, con un eccesso di personaggi e subplot che finiscono per distrarre l’attenzione dall’azione principale
Testo Breve:

Una ragazza scompare da un paesino di montagna. Arriva, per guidare le indagini, un cinico ispettore esperto nello strumentalizzare i media a proprio vantaggio. Dall’omonimo romanzo noir di Donato Carrisi, un thriller con qualche debolezza nella sceneggiatura e nella regia

Il professor Martini sta spiegando alla sua classe quali sono i veri motivi di successo per un romanzo:"è il cattivo che fa la storia; non sono gli eroi che determinano il successo di un’opera, è il male il vero motore di ogni racconto". L’ispettore Vogel parlando con uno psicoanalista, cerca di esprimere la sua filosofia di vita: “tutto ha un senso, anche il male”. Questo film, ricavato dal best seller omonimo di Donato Carrisi e diretto e sceneggiato da lui stesso, tradisce la sua origine letteraria e lo fa mettendo direttamente in bocca ai protagonisti quello che è lo spunto principale che anima il film: la ricerca della “bellezza estetica” del male.

“La tempesta deve ancora arrivare” ammonisce l’avvocato del professor Martini, il principale accusato dal commissario Vogel. “Non eravate preparati a convivere con l’incertezza, eravate convinti che il mostro fosso venuto da fuori, ma in fondo al vostro cuore sospettavate che il male fosse dentro di voi” osserva Vogel parlando a chi ha sempre vissuto nel piccolo paese di montagna. Anche in questo caso la sceneggiatura teme di non poter costruire cinematograficamente certe atmosfere di sospetto e incertezza e si fa aiutare dai dialoghi fra i protagonisti.

Resta l’indubbio fascino delle parole, che Carrisi sa spendere bene al momento giusto per portare avanti questo gioco con lo spettatore, invitato a riuscire a intuire chi sia il vero colpevole ma da subito, da come è impostato il thriller, una cosa è certa: il colpevole sarà colui che ha una certa intelligenza “diabolica”, che è più intelligente degli altri in questa gara di astuzia e cinismo.

La messa in scena non è perfetta, alcuni personaggi importanti vengono inseriti a metà film e lo spettatore è costretto a rimodulare le sue aspettative, alcuni  subplot nascono e poi muoiono, è stata messa molta carne al fuoco.  La nota più interessante resta comunque la manipolazione dei media un tema ricoperto da un numero crescente di opere cinematografiche anche se finora resta insuperato L’amore bugiardo (Gone Girl)-2014. Anche questo film mette in evidenza come un colpevole possa diventare innocente, un innocente un colpevole e come chiunque, non importa se colpevole o innocente, possa trarre profitto dalla sua condizione di uomo da prima pagina.

Il cast è di ottimo livello (Alessio Boni, Jean Reno) ma è indubbio che chi domina la scena è Toni Servillo, impegnato a impersonare  un cinico investigatore che sa manipolare bene i media, mettere a disagio, come gli conviene, i presunti colpevoli ma  che a sua volta è strutturalmente debole per dei sospetti sul suo operato passato mai completamente dissolti.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'UOMO DI NEVE (Laura Cotta Ramosino)

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/17/2017 - 14:36
Titolo Originale: The Snowman
Paese: Gran Bretagna
Anno: 2017
Regia: Tomas Alfredson
Sceneggiatura: Hossein Amini e Peter Straughan
Produzione: WORKING TITLE FILMS, IN ASSOCIAZIONE CON ANOTHER PARK FILM
Durata: 119
Interpreti: Michael Fassbender, Rebecca Ferguson, Chloe Sevigny, Val Kilmer, J.K. Simmons, Charlotte Gainsbourg, James D’Arcy

Harry Hole, poliziotto di Oslo ubriacone e problematico, viene sfidato da un feroce serial killer che ha come segno distintivo un macabro pupazzo di neve… Ad affiancarlo nelle indagini la collega Katrine Bratt, che però nasconde un suo fantasma personale. Mentre lotta per fermare l’assassino, Harry deve anche recuperare il rapporto con la donna che ama e suo figlio.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
il problematico rapporto con la figura paterna è variamente declinato sui veri personaggi e non manca la fredda perversione della storia originale
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di violenza anche molto efferata, scene a contenuto sessuale e di nudo
Giudizio Tecnico 
 
Il regista Tomas Alfredson, si lascia scappare dalle mani quello che poteva essere un affascinante adattamento di uno dei romanzi più noti del romanziere norvegese Jo Nesbø. Problematica anche la sceneggiatura, che preferisce puntare sull’effetto granguignolesco dei terribili omicidi e su una caratterizzazione un po’ schematica dei personaggi
Testo Breve:

Un super cast pieno di star (Fassbender e la  Ferguson), l'ambientazione norvegese sempre un po' turistica, non riescono a evitare che il regista si lasci scappare dalle mani quello che poteva essere un affascinante adattamento di uno dei romanzi più noti del romanziere norvegese Jo Nesbø.

Tomas Alfredson, che altrove ha dimostrato di essere un regista solido e a suo agio con i meccanismi della suspense e con cast di livello, qui invece si lascia scappare dalle mani quello che poteva essere un affascinante adattamento di uno dei romanzi più noti del romanziere norvegese Jo Nesbø.

Il problema, a dir la verità, inizia già dalla sceneggiatura, che pura porta le firme prestigiose di Hossein Amini (Drive, e un paio di serie televisive molto attese) e Peter Straughan (La talpa, altra collaborazione con Alfredson, e la prestigiosa serie tv Wolf Hall) e che preferisce puntare sull’effetto granguignolesco dei terribili omicidi (teste, dita e membra mozzate in gran numero) e su una caratterizzazione un po’ schematica dei personaggi, perdendo per strada molte delle suggestioni del romanzo, un solido bestseller di intrattenimento non privo di riflessioni esistenziali e metafisiche.

Forse fidando troppo nel suo super cast pieno di star (Fassbender e la  Ferguson) e  solidi professionisti (il solito ottimo J.K. Simmons, il dolente James D’Arcy), Alfredson non si prende il tempo di approfondire i caratteri dei personaggi, le loro piccole manie e il mondo un po’ claustrofobico della polizia norvegese, così ben tratteggiati da Nesbø nella serie dedicata a Harry Hole.

L’approccio all’ambiente norvegese, sia la capitale Oslo che la nebbiosa Bergen o il remoto Telemark, appare invece sempre un po’ vagamente turistico e l’apparizione di volti noti (Chloe Sevigny) per parti piccolissime ha talvolta un effetto un po’ straniante quando non grottesco (Val Kilmer).

Sarebbe sempre consigliabile cercare di mettere da parte il materiale originale quando si affronta un adattamento e lasciare vivere l’opera cinematografica di vita propria, ma in questo caso convince solo parzialmente la resa di un personaggio iconico come il cacciatore di serial killer alcolizzato e misantropo Harry Hole, affidata alla buona performance di Fassbender (anche se molto lontano fisicamente dal personaggio del libro), ma non approfondita a sufficienza nella scrittura. Per il fan di Nesbø, aver sbagliato, nella sua prima inquadratura, la scelta dell’alcolico di cui è pericolosamente appassionato Hole equivale a confondere il Martini di James Bond con un bicchiere di whiskey e la stessa noncuranza riguarda molti altri aspetti del mondo che lo circonda.

È evidente, nell’adattamento del giallo in cui un misterioso assassino amante dei pupazzi di neve (questi sì un elemento ingannevolmente infantile e molto inquietante) che uccide donne fedifraghe sfida il grande professionista, un tentativo di attualizzazione (il personaggio del politico interpretato da J.K. Simmons, sciupa femmine con il talento per la comunicazione).  

Nell’indagare il passato, tuttavia, la storia vira al mélo (il problematico rapporto con la figura paterna è variamente declinato sui veri personaggi), rispetto alla fredda perversione della storia originale, mentre Hole nel finale assume una statura da eroe quasi superoministica, sullo sfondo di una natura spettacolarmente ostile. Inevitabile, forse, in una pellicola che punta alla risoluzione, ma un po’ in contraddizione con un personaggio che di suo è orgogliosamente tragico e perdente.

Il risultato finale è un prodotto di intrattenimento poco soddisfacente anche per i fan del genere (aveva fatto decisamente meglio David Fincher con il suo adattamento americano di Millenium – Uomini che odiano le donne), pure se lascia aperta la strada di un sequel. Nesbø è uno scrittore prolifico, i romanzi a cui guardare non mancano. 

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
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L'UOMO DI NEVE (Franco Olearo)

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/12/2017 - 15:03
Titolo Originale: The Snowman
Paese: GRAN BRETAGNA
Anno: 2017
Regia: Tomas Alfredson
Sceneggiatura: Peter Straughan, Hossein Amini, Søren Sveistrup
Produzione: WORKING TITLE FILMS, IN ASSOCIAZIONE CON ANOTHER PARK FILM
Durata: 119
Interpreti: Michael Fassbender, Rebecca Ferguson, Charlotte Gainsbourg, Chloë Sevigny

Harry Hole, un abile detective della omicidi di Oslo, si è lasciato andare: abbandonato dalla moglie, conduce una vita solitaria e passa le serate a ubriacarsi. Una mattina riceve un foglio anonimo dov’è disegnato un pupazzo di neve, con l’avvertimento di un prossimo omicidio. In effetti una donna è scomparsa di casa e davanti all’ingresso è stato preparato un pupazzo di neve. Il caso viene abbinato ad altri avvenuti nel passato ma più Harry cerca di indagare, più ha la sensazione che l’assassino sia in grado di prevedere le sue prossime mosse...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Molte situazioni di famiglie infelici contribuiscono a dare al film un tono cupo
Pubblico 
Maggiorenni
Molte scene di corpi mutilati e situazioni familiari infelici
Giudizio Tecnico 
 
Di bello in questo film ci sono solo i paesaggi invernali norvegesi. La componente poliziesca risulta modesta
Testo Breve:

Un thriller ambientato in una suggestiva Norvegia invernale, con attori di primo piano manca l’obiettivo di interessare lo spettatore a causa di uno sviluppo quasi meccanico, pieno di scene impressionanti

Questo thriller ricavato dal romanzo omonimo di  Jo Nesbø, aveva tutte le carte in regola per raggiungere il successo. Un buon regista, ottimi attori, la produzione di Martin Scorzese.  Eppure non lo raggiunge. I film di genere thriller sono diventati ormai molto sofisticati, in grado di stupire per le motivazioni a sorpresa,  spesso a sfondo psicologico, che hanno animato il killer. Niente di tutto questo troviamo nel film: l’assassino appare subito essere un “banale” psicopatico a cui piace uccidere un certo tipo di donna: la regia gioca a indirizzarci verso il prossimo indiziato salvo poi sviarci per puntare verso un altro. Alla fine il meccanismo è così scoperto che lo spettatore ha presto capito chi è il colpevole. Il film vorrebbe risultare  avvolto in un’atmosfera dark (impressionante l’incipit del film, dove un uomo picchia una donna che poi si suicida in presenza del figlio) ma anche questo tentativo fallisce perché le teste mozzate, i corpi tagliati a pezzi si sussseguono senza sosta, fino ad annoiare. Il film è stato vietato ai minori in tutti i paesi dove finora è stato proiettato, tranne che in Italia.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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INFERNO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/14/2016 - 09:38
Titolo Originale: Inferno
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Ron Howard
Sceneggiatura: David Koepp
Produzione: BRIAN GRAZER, RON HOWARD
Durata: 121
Interpreti: Tom Hanks, Felicity Jones, Irrfan Khan, Omar Sy, Ben Foster, Sidse Babett Knudsen

Il professor Robert Langdon si risveglia in un letto d’ospedale di Firenze ma non ricorda quasi nulla. Per fortuna c’è con lui la giovane dottoressa Sienna che l’aiuta a recuperare qualche frammento degli ultimi avvenimenti. Il professore scopre così di essere in qualche modo collegato con il miliardario Bernad Zobrist, fautore della teoria della sovrappopolazione della terra, che prima di morire aveva minacciato di attivare un virus che avrebbe ucciso in poco tempo metà della popolazione mondiale. Langdon si trova in tasca un visore laser che mostra, con alcune significative aggiunte, l’inferno di Dante ritratto da Botticelli. Gli era stato consegnato dalla dottoressa Elizabeth Sinskey dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità perché la aiutasse a decifrare l’enigma nascosto in quel disegno che dovrebbe condurre al luogo dove Zobrist ha nascosto il virus mortale….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Coraggio e buon senso fanno da contrappeso all’intento criminale di risolvere il problema del sovrappopolamento della terra con uno sterminio di massa
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene spaventose sconsigliano la visione ai più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Il film beneficia della notevole professionalità di Ron Howard; sempre bravo Tom Hanks. Una gradevole sorpresa la presenza di Felicity Jones, già conosciuta come moglie premurosa in La teoria del tutto
Testo Breve:

Un miliardario, ossessionato dall’inevitabile, suo dire, rischio di  sovrappopolazione del pianeta, prospetta di attivare un virus che dimezzerebbe in breve tempo la popolazione mondiale. Ma non ha fatto i conti con il prof Langton, esperto nella soluzione di enigmi del passato. Da uno dei libri di Dan Brown, senza alcuna polemica su temi di fede

Prima di iniziare la recensione di questo film, consentitemi di riconoscere che è molto bello e piacevole vedere film come questo,  in grado di esaltare  le incommensurabili bellezze del nostro paese (in questo caso Firenze e Venezia), grazie anche alla sensibilità del regista Ron Howard che si è avvalso di spettacolari carrellate dall’alto con l’ausilio di droni.

Squadra che vince non si cambia, né si cambia lo stile di gioco. Per quest’ultimo film ricavato dalla trilogia dei libri di Dan Brown (Il codice da Vinci, Angeli e demoni) sono stati confermati Ron Howard alla regia e Tom Hanks come protagonista.  Restano invariate le caratteristiche della serie: c’è un enigma da sciogliere che porta i protagonisti a girovagare per l’Europa (la sequenza finale è all’interno della cisterna di Istanbul), con fughe  lungo i passaggi segreti di famosi monumenti del passato, né mancano voltafaccia e colpi di scena ben distribuiti lungo la storia.

C’è sempre una donna che accompagna il professore nelle sue ricerche e che cambia ad ogni puntata. In questo caso le donne sono due perché ora che Tom Hanks inizia ad invecchiare, puntata dopo puntata, non viene bene sviluppare una liason amorosa con la giovane attrice inglese Felicity Jones (la dottoressa Sierra) ed è stata inserita anche la figura della dottoressa Elisabeth Sinkey (Sidse Babett Knudsen) con una età comparabile con quella di Tom.

Sarebbe però ingiusto e sbrigativo liquidare il film come copia inerte di una formula ormai collaudata. Lo spettacolo è di buon livello, grazie alla bravura del regista che carica il racconto di incubi irrisolti che affollano la mente di Langton. Tom Hanks  non si presenta, come il solito, come al solito, nei panni del professore saputello, ma questa volta si mostra fragile e impotente di fronte alle minacce che incombono su di lui. C’è inoltre una doppia storia d’amore, che alleggerisce il ritmo teso della componente avventuroso-turistica e ci mostra un Langton dal volto umano, quasi melanconico, nel ricordare assieme alla sua antica fiamma, quello che sarebbe potuto essere e che non è stato

Alla fine film come questi, applicando con diligenza la stessa formula, hanno l’onestà di essere ciò che lo spettatore si aspetta che sia, sostenuti dalla sempre notevole professionalità del regista e del protagonista.

Un altro merito di questo film è quello di aver evitato qualsiasi polemica intorno a tematiche religiose, qui totalmente assenti. Si presenta quindi come un film di puro intrattenimento senza doppi fini. Una scelta sicuramente contro corrente rispetto allo stesso libro omonimo di Dan Brown: l'autore infatti sposava in pieno le teorie malthusiane del miliardario folle e riteneva corretto pervenire a un finale catastrofico

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SOMETHING GOOD

Inviato da Franco Olearo il Gio, 11/07/2013 - 22:38
Titolo Originale: Something Good
Paese: Italia, Cina
Anno: 2013
Regia: Luca Barbareschi
Sceneggiatura: Anna Pavignano, Francesco Arlanch, Luca Barbareschi
Produzione: Luca Barbareschi per Casanova Multimedia con Rai Cinema
Durata: 111
Interpreti: Luca Barbareschi, Zhang Jingchu, Kenneth Tsang, Gary Lewis.

Matteo Valli è un trafficante internazionale di cibo adulterato, un cinico esperto del settore che permette alle multinazionali di speculare sulla vendita, nei quattro angoli del globo, di cibo contaminato. Dopo aver salvato rocambolescamente una partita di pesce radioattivo, e aver mandato a monte l’operazione di polizia destinata a incastrarlo, Matteo viene promosso: il mellifluo signor Feng, capo della multinazionale omonima spargitrice di veleni, gli promette il posto di amministratore delegato del proprio gruppo aziendale, dopo che avrà portato a termine una rischiosa missione che riguarda la vendita di latte in polvere destinato alle missioni africane. Matteo cambia identità, si trasferisce a Hong Kong e porta avanti brillantemente l’operazione, finché non scopre di essere finito in un intrigo di cui è solo una pedina. L’unica persona di cui può fidarsi è una giovane ristoratrice con cui ha fatto amicizia, ma che serba in cuore un lutto legato proprio all’attività di Matteo.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una love story che non è solo un espediente narrativo ma dice qualcosa di molto vero e di molto profondo sul vero amore, quello che redime.
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena sensuale e due scene violente
Giudizio Tecnico 
 
La regia asciutta, priva di velleità e vezzi, conduce in porto il film, che può contare su una confezione di alto livello. Barbareschi ha la faccia giusta e le physique du role per dare credibilità al personaggio del gaglioffo internazionale
Testo Breve:

Un atipico noir italo cinese sul traffico interrnazionale di cibo adulterato. Una regia sciutta e una sceneggiatura in grado di esprimere dei valori

Ogni volta che ci sediamo a tavola e mettiamo in bocca del cibo, compiamo un atto di fede. Questo è l’assunto da cui parte il romanzo Mi fido di te di Francesco Abate e Massimo Carlotto, da cui è tratto questo atipico noir italo cinese, non facilmente incasellabile nell’ambito del cinema italiano sia per l’argomento trattato (le frodi alimentari internazionali), sia per l’ambientazione (solo una scena italiana, nel porto di Gioia Tauro), sia per l’impegno con cui si muove in un terreno – quello dei generi – su cui i nostri autori poco si arrischiano. Timoniere dell’operazione, riuscita, è Luca Barbareschi, qui nelle quadruplici vesti di produttore, sceneggiatore (con Anna Pavignano e Francesco Arlanch), regista e attore. Barbareschi ha la faccia giusta e le physique du role per dare credibilità al personaggio del gaglioffo internazionale (il film, non a caso, dimostra più di una somiglianza con The International del tedesco Tom Tykwer, in cui l’attore italiano aveva un piccolo ruolo).

La regia asciutta, priva di velleità e vezzi, conduce in porto il film, che può contare su una confezione di alto livello, dove spicca la presenza come costumista della pluripremiata all’Oscar Milena Canonero. Più che sulla trama thriller (chi ci sia a capo del complotto si capisce in pochi scambi di sguardi tra i subdoli personaggi), spicca in sceneggiatura l’idea del sovvertimento delle regole del noir: se nel noir classico la donna fatale usa le debolezze di un uomo più o meno onesto, trascinandolo con lei alla dannazione, qui – al contrario – un uomo disonesto è condotto da una donna alla redenzione. In un incontro inaspettato, insomma, esiste la possibilità di un cambiamento di vita, in meglio. In questo caso, insomma, la love story non è solo un espediente narrativo ma dice qualcosa di molto vero e di molto profondo sul vero amore, quello che redime. Anche questo, nel cinema italiano, non si vede spesso.

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LOVE AND SECRETS

Inviato da Franco Olearo il Ven, 06/01/2012 - 22:06
Titolo Originale: All good things
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Andrew Jarecky
Sceneggiatura: Mark Smerling e Marcus Hinchey
Produzione: Andrew Jarecky, Mark Smerling, Marcus Hinchey, Michael London, Bruna Papandrea, David Rosenbloom per Groundswell Productions/Hit The Ground Running Films
Interpreti: 101

David Marks è il rampollo triste e problematico di una dinastia di immobiliaristi newyorkesi. Un giorno incontra Katie, una ragazza bella e semplice che con il suo amore sembra dagli la forza di scegliere un destino lontano dai torbidi “affari di famiglia”. Ma David non è capace di vivere senza l’appoggio dei soldi dell’ingombrante padre e torna a lavorare con lui. Pian piano torna preda dei suoi demoni e la vita accanto a Katie, che si sente prigioniera, diventa più difficile. Poi un giorno Katie scompare misteriosamente…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Uno sgradevole caso di aborto procurato
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene sensuali, scene di violenza e uso di droga.
Giudizio Tecnico 
 
Il film gioca bene sull’alternarsi del racconto in diretta degli aventi, frustrando le attese del pubblico con il racconto di una tragedia che è tutto fuorché catartica. Un gioco che proprio per questo resta soprattutto intellettuale e che lascia inevitabilmente turbati ma in definitiva un po’ freddi:
Testo Breve:

Ispirato ad un famoso caso di cronaca newyorkese mai risolto, il film è più lo studio di una personalità profondamente turbata che un thriller,

 

 

Ispirata ad un famoso caso di cronaca newyorkese mai risolto (la sparizione della moglie del miliardario Robert Durst, poi coinvolto in un altro caso di omicidio), la pellicola di Andrew Jarecky è più lo studio di una personalità profondamente turbata che un thriller, come si presenta, un elemento che il pubblico dovrebbe tenere presente quando verso i tre quarti del film il vero e proprio “mistero” non gli apparirà più come tale.

David Marks è un personaggio che ispira nello stesso tempo una profonda inquietudine (parla da solo, ha abitudini allarmanti in fatto di vestiario ma non solo) e un’invitabile compassione.  È forse questa, prima ancora che il suo fascino o la sua ricchezza, come suggerisce suo padre, ad attirare (e poi far restare al suo fianco) Katie McCormack, una ragazza semplice e generosa, che vede in lui tutto il buono e si dimostra sfortunatamente cieca di fronte ai suoi tanti punti oscuri.

Un’oscurità che ha a che fare con gli affari di famiglia (i Marks hanno proprietà immobiliari in zona Time Square, che all’epoca, più che musical e negozi alla moda, significava sale da gioco, locali per spogliarelli e altri traffici equivoci), ma anche con un passato doloroso e mai rimosso, il suicidio della madre cui il padre lo ha “costretto” a essere testimone. David vive nell’odio dei suoi ma anche di se stesso e l’amore di Katie non sembra in grado di scalfire questo muro di dolore e di solitudine.  È questa la causa dell’aborto a cui lui la costringe (lasciandola sola in clinica a causa di una emergenza “polizia” sui luoghi delle abituali riscossioni), un evento che mina definitivamente il loro rapporto ponendo le basi di una tragedia che, per ragioni di verità processuale (Durst è stato sospettato dell’omicidio della moglie ma non condannato), resta in parte solo intuita.

Il film gioca bene sull’alternarsi del racconto in diretta degli aventi, l’interpretazione (evidentemente non affidabile) che lo stesso David ne dà sotto interrogatorio, e l’ipotesi (fantasiosa ma non troppo) su come le cose possano essere realmente andate, giocando sulle aspettative del pubblico e frustrandole con il racconto di una tragedia che è tutto fuorché catartica.

Un gioco che proprio per questo resta soprattutto intellettuale e che lascia inevitabilmente turbati ma in definitiva un po’ freddi: Katie è una vittima predestinata e fino ad un certo punto consenziente (come del resto molte altre vittime di violenza), ma si ha la sensazione che non sia il suo il destino che sta a cuore al regista e agli sceneggiatori.  Un po’ come i documenti compromettenti che la povera Katie invia ad un potente senatore poco prima di scomparire e che vengono “rinviati al mittente” perché “affari privati”. Anche la procuratrice che riapre il caso a distanza di vent’anni sembra più interessata alle implicazioni politiche che a fare giustizia a una donna troppo fiduciosa per il suo stesso bene.

Come il corpo di Katie non sarà mai trovato, la mente di David (smarrita inevitabilmente, genialmente perfida) resterà sepolta chissà dove (nella realtà il personaggio a cui è ispirato è andato assolto, la dinamica dei fatti mai ricostruita) e non è chiaro a chi debba importare e chi se ne debba dolere. Mentre la pellicola si perde nelle follie sempre più eccentriche di David e in ricostruzioni indimostrabili dell’accaduto, non riusciamo mai a credere davvero per un momento che le cose sarebbero potuto andare diversamente, che il destino non sia già scritto e destinato a ripetersi (“Ora sono come te” dice David al padre nel terribile climax della storia).

 

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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