Thriller

L'UOMO DI NEVE (Laura Cotta Ramosino)

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/17/2017 - 14:36
Titolo Originale: The Snowman
Paese: Gran Bretagna
Anno: 2017
Regia: Tomas Alfredson
Sceneggiatura: Hossein Amini e Peter Straughan
Produzione: WORKING TITLE FILMS, IN ASSOCIAZIONE CON ANOTHER PARK FILM
Durata: 119
Interpreti: Michael Fassbender, Rebecca Ferguson, Chloe Sevigny, Val Kilmer, J.K. Simmons, Charlotte Gainsbourg, James D’Arcy

Harry Hole, poliziotto di Oslo ubriacone e problematico, viene sfidato da un feroce serial killer che ha come segno distintivo un macabro pupazzo di neve… Ad affiancarlo nelle indagini la collega Katrine Bratt, che però nasconde un suo fantasma personale. Mentre lotta per fermare l’assassino, Harry deve anche recuperare il rapporto con la donna che ama e suo figlio.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
il problematico rapporto con la figura paterna è variamente declinato sui veri personaggi e non manca la fredda perversione della storia originale
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di violenza anche molto efferata, scene a contenuto sessuale e di nudo
Giudizio Tecnico 
 
Il regista Tomas Alfredson, si lascia scappare dalle mani quello che poteva essere un affascinante adattamento di uno dei romanzi più noti del romanziere norvegese Jo Nesbø. Problematica anche la sceneggiatura, che preferisce puntare sull’effetto granguignolesco dei terribili omicidi e su una caratterizzazione un po’ schematica dei personaggi
Testo Breve:

Un super cast pieno di star (Fassbender e la  Ferguson), l'ambientazione norvegese sempre un po' turistica, non riescono a evitare che il regista si lasci scappare dalle mani quello che poteva essere un affascinante adattamento di uno dei romanzi più noti del romanziere norvegese Jo Nesbø.

Tomas Alfredson, che altrove ha dimostrato di essere un regista solido e a suo agio con i meccanismi della suspense e con cast di livello, qui invece si lascia scappare dalle mani quello che poteva essere un affascinante adattamento di uno dei romanzi più noti del romanziere norvegese Jo Nesbø.

Il problema, a dir la verità, inizia già dalla sceneggiatura, che pura porta le firme prestigiose di Hossein Amini (Drive, e un paio di serie televisive molto attese) e Peter Straughan (La talpa, altra collaborazione con Alfredson, e la prestigiosa serie tv Wolf Hall) e che preferisce puntare sull’effetto granguignolesco dei terribili omicidi (teste, dita e membra mozzate in gran numero) e su una caratterizzazione un po’ schematica dei personaggi, perdendo per strada molte delle suggestioni del romanzo, un solido bestseller di intrattenimento non privo di riflessioni esistenziali e metafisiche.

Forse fidando troppo nel suo super cast pieno di star (Fassbender e la  Ferguson) e  solidi professionisti (il solito ottimo J.K. Simmons, il dolente James D’Arcy), Alfredson non si prende il tempo di approfondire i caratteri dei personaggi, le loro piccole manie e il mondo un po’ claustrofobico della polizia norvegese, così ben tratteggiati da Nesbø nella serie dedicata a Harry Hole.

L’approccio all’ambiente norvegese, sia la capitale Oslo che la nebbiosa Bergen o il remoto Telemark, appare invece sempre un po’ vagamente turistico e l’apparizione di volti noti (Chloe Sevigny) per parti piccolissime ha talvolta un effetto un po’ straniante quando non grottesco (Val Kilmer).

Sarebbe sempre consigliabile cercare di mettere da parte il materiale originale quando si affronta un adattamento e lasciare vivere l’opera cinematografica di vita propria, ma in questo caso convince solo parzialmente la resa di un personaggio iconico come il cacciatore di serial killer alcolizzato e misantropo Harry Hole, affidata alla buona performance di Fassbender (anche se molto lontano fisicamente dal personaggio del libro), ma non approfondita a sufficienza nella scrittura. Per il fan di Nesbø, aver sbagliato, nella sua prima inquadratura, la scelta dell’alcolico di cui è pericolosamente appassionato Hole equivale a confondere il Martini di James Bond con un bicchiere di whiskey e la stessa noncuranza riguarda molti altri aspetti del mondo che lo circonda.

È evidente, nell’adattamento del giallo in cui un misterioso assassino amante dei pupazzi di neve (questi sì un elemento ingannevolmente infantile e molto inquietante) che uccide donne fedifraghe sfida il grande professionista, un tentativo di attualizzazione (il personaggio del politico interpretato da J.K. Simmons, sciupa femmine con il talento per la comunicazione).  

Nell’indagare il passato, tuttavia, la storia vira al mélo (il problematico rapporto con la figura paterna è variamente declinato sui veri personaggi), rispetto alla fredda perversione della storia originale, mentre Hole nel finale assume una statura da eroe quasi superoministica, sullo sfondo di una natura spettacolarmente ostile. Inevitabile, forse, in una pellicola che punta alla risoluzione, ma un po’ in contraddizione con un personaggio che di suo è orgogliosamente tragico e perdente.

Il risultato finale è un prodotto di intrattenimento poco soddisfacente anche per i fan del genere (aveva fatto decisamente meglio David Fincher con il suo adattamento americano di Millenium – Uomini che odiano le donne), pure se lascia aperta la strada di un sequel. Nesbø è uno scrittore prolifico, i romanzi a cui guardare non mancano. 

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'UOMO DI NEVE (Franco Olearo)

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/12/2017 - 15:03
Titolo Originale: The Snowman
Paese: GRAN BRETAGNA
Anno: 2017
Regia: Tomas Alfredson
Sceneggiatura: Peter Straughan, Hossein Amini, Søren Sveistrup
Produzione: WORKING TITLE FILMS, IN ASSOCIAZIONE CON ANOTHER PARK FILM
Durata: 119
Interpreti: Michael Fassbender, Rebecca Ferguson, Charlotte Gainsbourg, Chloë Sevigny

Harry Hole, un abile detective della omicidi di Oslo, si è lasciato andare: abbandonato dalla moglie, conduce una vita solitaria e passa le serate a ubriacarsi. Una mattina riceve un foglio anonimo dov’è disegnato un pupazzo di neve, con l’avvertimento di un prossimo omicidio. In effetti una donna è scomparsa di casa e davanti all’ingresso è stato preparato un pupazzo di neve. Il caso viene abbinato ad altri avvenuti nel passato ma più Harry cerca di indagare, più ha la sensazione che l’assassino sia in grado di prevedere le sue prossime mosse...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Molte situazioni di famiglie infelici contribuiscono a dare al film un tono cupo
Pubblico 
Maggiorenni
Molte scene di corpi mutilati e situazioni familiari infelici
Giudizio Tecnico 
 
Di bello in questo film ci sono solo i paesaggi invernali norvegesi. La componente poliziesca risulta modesta
Testo Breve:

Un thriller ambientato in una suggestiva Norvegia invernale, con attori di primo piano manca l’obiettivo di interessare lo spettatore a causa di uno sviluppo quasi meccanico, pieno di scene impressionanti

Questo thriller ricavato dal romanzo omonimo di  Jo Nesbø, aveva tutte le carte in regola per raggiungere il successo. Un buon regista, ottimi attori, la produzione di Martin Scorzese.  Eppure non lo raggiunge. I film di genere thriller sono diventati ormai molto sofisticati, in grado di stupire per le motivazioni a sorpresa,  spesso a sfondo psicologico, che hanno animato il killer. Niente di tutto questo troviamo nel film: l’assassino appare subito essere un “banale” psicopatico a cui piace uccidere un certo tipo di donna: la regia gioca a indirizzarci verso il prossimo indiziato salvo poi sviarci per puntare verso un altro. Alla fine il meccanismo è così scoperto che lo spettatore ha presto capito chi è il colpevole. Il film vorrebbe risultare  avvolto in un’atmosfera dark (impressionante l’incipit del film, dove un uomo picchia una donna che poi si suicida in presenza del figlio) ma anche questo tentativo fallisce perché le teste mozzate, i corpi tagliati a pezzi si sussseguono senza sosta, fino ad annoiare. Il film è stato vietato ai minori in tutti i paesi dove finora è stato proiettato, tranne che in Italia.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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INFERNO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/14/2016 - 09:38
Titolo Originale: Inferno
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Ron Howard
Sceneggiatura: David Koepp
Produzione: BRIAN GRAZER, RON HOWARD
Durata: 121
Interpreti: Tom Hanks, Felicity Jones, Irrfan Khan, Omar Sy, Ben Foster, Sidse Babett Knudsen

Il professor Robert Langdon si risveglia in un letto d’ospedale di Firenze ma non ricorda quasi nulla. Per fortuna c’è con lui la giovane dottoressa Sienna che l’aiuta a recuperare qualche frammento degli ultimi avvenimenti. Il professore scopre così di essere in qualche modo collegato con il miliardario Bernad Zobrist, fautore della teoria della sovrappopolazione della terra, che prima di morire aveva minacciato di attivare un virus che avrebbe ucciso in poco tempo metà della popolazione mondiale. Langdon si trova in tasca un visore laser che mostra, con alcune significative aggiunte, l’inferno di Dante ritratto da Botticelli. Gli era stato consegnato dalla dottoressa Elizabeth Sinskey dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità perché la aiutasse a decifrare l’enigma nascosto in quel disegno che dovrebbe condurre al luogo dove Zobrist ha nascosto il virus mortale….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Coraggio e buon senso fanno da contrappeso all’intento criminale di risolvere il problema del sovrappopolamento della terra con uno sterminio di massa
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene spaventose sconsigliano la visione ai più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Il film beneficia della notevole professionalità di Ron Howard; sempre bravo Tom Hanks. Una gradevole sorpresa la presenza di Felicity Jones, già conosciuta come moglie premurosa in La teoria del tutto
Testo Breve:

Un miliardario, ossessionato dall’inevitabile, suo dire, rischio di  sovrappopolazione del pianeta, prospetta di attivare un virus che dimezzerebbe in breve tempo la popolazione mondiale. Ma non ha fatto i conti con il prof Langton, esperto nella soluzione di enigmi del passato. Da uno dei libri di Dan Brown, senza alcuna polemica su temi di fede

Prima di iniziare la recensione di questo film, consentitemi di riconoscere che è molto bello e piacevole vedere film come questo,  in grado di esaltare  le incommensurabili bellezze del nostro paese (in questo caso Firenze e Venezia), grazie anche alla sensibilità del regista Ron Howard che si è avvalso di spettacolari carrellate dall’alto con l’ausilio di droni.

Squadra che vince non si cambia, né si cambia lo stile di gioco. Per quest’ultimo film ricavato dalla trilogia dei libri di Dan Brown (Il codice da Vinci, Angeli e demoni) sono stati confermati Ron Howard alla regia e Tom Hanks come protagonista.  Restano invariate le caratteristiche della serie: c’è un enigma da sciogliere che porta i protagonisti a girovagare per l’Europa (la sequenza finale è all’interno della cisterna di Istanbul), con fughe  lungo i passaggi segreti di famosi monumenti del passato, né mancano voltafaccia e colpi di scena ben distribuiti lungo la storia.

C’è sempre una donna che accompagna il professore nelle sue ricerche e che cambia ad ogni puntata. In questo caso le donne sono due perché ora che Tom Hanks inizia ad invecchiare, puntata dopo puntata, non viene bene sviluppare una liason amorosa con la giovane attrice inglese Felicity Jones (la dottoressa Sierra) ed è stata inserita anche la figura della dottoressa Elisabeth Sinkey (Sidse Babett Knudsen) con una età comparabile con quella di Tom.

Sarebbe però ingiusto e sbrigativo liquidare il film come copia inerte di una formula ormai collaudata. Lo spettacolo è di buon livello, grazie alla bravura del regista che carica il racconto di incubi irrisolti che affollano la mente di Langton. Tom Hanks  non si presenta, come il solito, come al solito, nei panni del professore saputello, ma questa volta si mostra fragile e impotente di fronte alle minacce che incombono su di lui. C’è inoltre una doppia storia d’amore, che alleggerisce il ritmo teso della componente avventuroso-turistica e ci mostra un Langton dal volto umano, quasi melanconico, nel ricordare assieme alla sua antica fiamma, quello che sarebbe potuto essere e che non è stato

Alla fine film come questi, applicando con diligenza la stessa formula, hanno l’onestà di essere ciò che lo spettatore si aspetta che sia, sostenuti dalla sempre notevole professionalità del regista e del protagonista.

Un altro merito di questo film è quello di aver evitato qualsiasi polemica intorno a tematiche religiose, qui totalmente assenti. Si presenta quindi come un film di puro intrattenimento senza doppi fini. Una scelta sicuramente contro corrente rispetto allo stesso libro omonimo di Dan Brown: l'autore infatti sposava in pieno le teorie malthusiane del miliardario folle e riteneva corretto pervenire a un finale catastrofico

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SOMETHING GOOD

Inviato da Franco Olearo il Gio, 11/07/2013 - 22:38
Titolo Originale: Something Good
Paese: Italia, Cina
Anno: 2013
Regia: Luca Barbareschi
Sceneggiatura: Anna Pavignano, Francesco Arlanch, Luca Barbareschi
Produzione: Luca Barbareschi per Casanova Multimedia con Rai Cinema
Durata: 111
Interpreti: Luca Barbareschi, Zhang Jingchu, Kenneth Tsang, Gary Lewis.

Matteo Valli è un trafficante internazionale di cibo adulterato, un cinico esperto del settore che permette alle multinazionali di speculare sulla vendita, nei quattro angoli del globo, di cibo contaminato. Dopo aver salvato rocambolescamente una partita di pesce radioattivo, e aver mandato a monte l’operazione di polizia destinata a incastrarlo, Matteo viene promosso: il mellifluo signor Feng, capo della multinazionale omonima spargitrice di veleni, gli promette il posto di amministratore delegato del proprio gruppo aziendale, dopo che avrà portato a termine una rischiosa missione che riguarda la vendita di latte in polvere destinato alle missioni africane. Matteo cambia identità, si trasferisce a Hong Kong e porta avanti brillantemente l’operazione, finché non scopre di essere finito in un intrigo di cui è solo una pedina. L’unica persona di cui può fidarsi è una giovane ristoratrice con cui ha fatto amicizia, ma che serba in cuore un lutto legato proprio all’attività di Matteo.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una love story che non è solo un espediente narrativo ma dice qualcosa di molto vero e di molto profondo sul vero amore, quello che redime.
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena sensuale e due scene violente
Giudizio Tecnico 
 
La regia asciutta, priva di velleità e vezzi, conduce in porto il film, che può contare su una confezione di alto livello. Barbareschi ha la faccia giusta e le physique du role per dare credibilità al personaggio del gaglioffo internazionale
Testo Breve:

Un atipico noir italo cinese sul traffico interrnazionale di cibo adulterato. Una regia sciutta e una sceneggiatura in grado di esprimere dei valori

Ogni volta che ci sediamo a tavola e mettiamo in bocca del cibo, compiamo un atto di fede. Questo è l’assunto da cui parte il romanzo Mi fido di te di Francesco Abate e Massimo Carlotto, da cui è tratto questo atipico noir italo cinese, non facilmente incasellabile nell’ambito del cinema italiano sia per l’argomento trattato (le frodi alimentari internazionali), sia per l’ambientazione (solo una scena italiana, nel porto di Gioia Tauro), sia per l’impegno con cui si muove in un terreno – quello dei generi – su cui i nostri autori poco si arrischiano. Timoniere dell’operazione, riuscita, è Luca Barbareschi, qui nelle quadruplici vesti di produttore, sceneggiatore (con Anna Pavignano e Francesco Arlanch), regista e attore. Barbareschi ha la faccia giusta e le physique du role per dare credibilità al personaggio del gaglioffo internazionale (il film, non a caso, dimostra più di una somiglianza con The International del tedesco Tom Tykwer, in cui l’attore italiano aveva un piccolo ruolo).

La regia asciutta, priva di velleità e vezzi, conduce in porto il film, che può contare su una confezione di alto livello, dove spicca la presenza come costumista della pluripremiata all’Oscar Milena Canonero. Più che sulla trama thriller (chi ci sia a capo del complotto si capisce in pochi scambi di sguardi tra i subdoli personaggi), spicca in sceneggiatura l’idea del sovvertimento delle regole del noir: se nel noir classico la donna fatale usa le debolezze di un uomo più o meno onesto, trascinandolo con lei alla dannazione, qui – al contrario – un uomo disonesto è condotto da una donna alla redenzione. In un incontro inaspettato, insomma, esiste la possibilità di un cambiamento di vita, in meglio. In questo caso, insomma, la love story non è solo un espediente narrativo ma dice qualcosa di molto vero e di molto profondo sul vero amore, quello che redime. Anche questo, nel cinema italiano, non si vede spesso.

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LOVE AND SECRETS

Inviato da Franco Olearo il Ven, 06/01/2012 - 22:06
Titolo Originale: All good things
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Andrew Jarecky
Sceneggiatura: Mark Smerling e Marcus Hinchey
Produzione: Andrew Jarecky, Mark Smerling, Marcus Hinchey, Michael London, Bruna Papandrea, David Rosenbloom per Groundswell Productions/Hit The Ground Running Films
Interpreti: 101

David Marks è il rampollo triste e problematico di una dinastia di immobiliaristi newyorkesi. Un giorno incontra Katie, una ragazza bella e semplice che con il suo amore sembra dagli la forza di scegliere un destino lontano dai torbidi “affari di famiglia”. Ma David non è capace di vivere senza l’appoggio dei soldi dell’ingombrante padre e torna a lavorare con lui. Pian piano torna preda dei suoi demoni e la vita accanto a Katie, che si sente prigioniera, diventa più difficile. Poi un giorno Katie scompare misteriosamente…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Uno sgradevole caso di aborto procurato
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene sensuali, scene di violenza e uso di droga.
Giudizio Tecnico 
 
Il film gioca bene sull’alternarsi del racconto in diretta degli aventi, frustrando le attese del pubblico con il racconto di una tragedia che è tutto fuorché catartica. Un gioco che proprio per questo resta soprattutto intellettuale e che lascia inevitabilmente turbati ma in definitiva un po’ freddi:
Testo Breve:

Ispirato ad un famoso caso di cronaca newyorkese mai risolto, il film è più lo studio di una personalità profondamente turbata che un thriller,

 

 

Ispirata ad un famoso caso di cronaca newyorkese mai risolto (la sparizione della moglie del miliardario Robert Durst, poi coinvolto in un altro caso di omicidio), la pellicola di Andrew Jarecky è più lo studio di una personalità profondamente turbata che un thriller, come si presenta, un elemento che il pubblico dovrebbe tenere presente quando verso i tre quarti del film il vero e proprio “mistero” non gli apparirà più come tale.

David Marks è un personaggio che ispira nello stesso tempo una profonda inquietudine (parla da solo, ha abitudini allarmanti in fatto di vestiario ma non solo) e un’invitabile compassione.  È forse questa, prima ancora che il suo fascino o la sua ricchezza, come suggerisce suo padre, ad attirare (e poi far restare al suo fianco) Katie McCormack, una ragazza semplice e generosa, che vede in lui tutto il buono e si dimostra sfortunatamente cieca di fronte ai suoi tanti punti oscuri.

Un’oscurità che ha a che fare con gli affari di famiglia (i Marks hanno proprietà immobiliari in zona Time Square, che all’epoca, più che musical e negozi alla moda, significava sale da gioco, locali per spogliarelli e altri traffici equivoci), ma anche con un passato doloroso e mai rimosso, il suicidio della madre cui il padre lo ha “costretto” a essere testimone. David vive nell’odio dei suoi ma anche di se stesso e l’amore di Katie non sembra in grado di scalfire questo muro di dolore e di solitudine.  È questa la causa dell’aborto a cui lui la costringe (lasciandola sola in clinica a causa di una emergenza “polizia” sui luoghi delle abituali riscossioni), un evento che mina definitivamente il loro rapporto ponendo le basi di una tragedia che, per ragioni di verità processuale (Durst è stato sospettato dell’omicidio della moglie ma non condannato), resta in parte solo intuita.

Il film gioca bene sull’alternarsi del racconto in diretta degli aventi, l’interpretazione (evidentemente non affidabile) che lo stesso David ne dà sotto interrogatorio, e l’ipotesi (fantasiosa ma non troppo) su come le cose possano essere realmente andate, giocando sulle aspettative del pubblico e frustrandole con il racconto di una tragedia che è tutto fuorché catartica.

Un gioco che proprio per questo resta soprattutto intellettuale e che lascia inevitabilmente turbati ma in definitiva un po’ freddi: Katie è una vittima predestinata e fino ad un certo punto consenziente (come del resto molte altre vittime di violenza), ma si ha la sensazione che non sia il suo il destino che sta a cuore al regista e agli sceneggiatori.  Un po’ come i documenti compromettenti che la povera Katie invia ad un potente senatore poco prima di scomparire e che vengono “rinviati al mittente” perché “affari privati”. Anche la procuratrice che riapre il caso a distanza di vent’anni sembra più interessata alle implicazioni politiche che a fare giustizia a una donna troppo fiduciosa per il suo stesso bene.

Come il corpo di Katie non sarà mai trovato, la mente di David (smarrita inevitabilmente, genialmente perfida) resterà sepolta chissà dove (nella realtà il personaggio a cui è ispirato è andato assolto, la dinamica dei fatti mai ricostruita) e non è chiaro a chi debba importare e chi se ne debba dolere. Mentre la pellicola si perde nelle follie sempre più eccentriche di David e in ricostruzioni indimostrabili dell’accaduto, non riusciamo mai a credere davvero per un momento che le cose sarebbero potuto andare diversamente, che il destino non sia già scritto e destinato a ripetersi (“Ora sono come te” dice David al padre nel terribile climax della storia).

 

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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KNOCKOUT - Resa dei conti

Inviato da Franco Olearo il Dom, 02/26/2012 - 12:26
Titolo Originale: Knockout
Paese: USA
Anno: 2011
Regia: Steven Soderbergh
Sceneggiatura: Lem Dobbs
Produzione: RELATIVITY MEDIA
Durata: 93
Interpreti: Gina Carano, Michael Douglas, Channing Tatum, Ewan McGregor, Antonio Banderas,Michael Fassbender,

Mallory Kane, affascinante agente segreto che si occupa di missioni speciali, scopre di essere stata tradita. Decide quindi di vendicarsi, ma si troverà costretta a mettere in campo tutta la sua abilità per salvarsi la vita e proteggere la sua famiglia...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un film di genere di intrattenimento dal quale non trraspare nessun messaggio particolare
Pubblico 
Pre-adolescenti
Pugilato violento, a volte linguaggio crudo
Giudizio Tecnico 
 
Ciò che sorprende è come un regista dalle confermate capacità artistiche come Steven Soderbergh non avverta nessun problema nel portare a termine un film tutto sommato convenzionale
Testo Breve:

Steven Sodenbergh, un artista affermato, si diverte a sperimentare il genere thriller ma lo fa in un modo così convenzionale che l'unica cosa notevole del film sono le prestazioni pugilistiche di Gina Carano

Alla fine della proiezione del nuovo film di Steven Soderbergh “Knockout - La resa dei conti” si prova una strana sensazione. La sensazione di aver assistito, comodamente seduti sulla poltrona, ad un videogioco.
Uno splendido videogioco, grazie all’abilità del protagonista. Anzi, della protagonista, poiché la storia ruota attorno a
Mallory Kane (Gina Carano, americana di chiare origine italiane nata ad Albuquerque nel 1982, campionessa di arti marziali miste).
Nella prima immagine la vediamo dimessa e infreddolita entrare in un tipico luogo di ristoro americano. Si siede al tavolo. Indossa una felpa bagnata e troppa leggera per proteggerla dalla neve, e ordina qualcosa di caldo. Volto grazioso, sul quale si percepiscono alcuni lievi lividi. Arriva un ragazzo. I due si conoscono. Iniziano a parlare. Lui la invita a tornare. Lei risponde negativamente. Pensiamo ad un banale litigio tra fidanzati. Improvvisamente l’uomo la colpisce con estrema violenza al volto e l’atterra. I pochi clienti sono sbalorditi. Un ragazzo prova a fermare l’assalitore, che si sta accanendo sul copro della ragazza. Ma questa, si rialza in maniera sorprendente e inizia a combattere. Combatte con precisione e forza inusitata. Altro che agnello sacrificale in balia della furia omicida del maschio.
Mallory è una macchina da guerra, e ben presto, con colpi micidiali da far impallidire un campione di arti marziali combinate al pugilato e alla lotta, riesce ad avere la meglio. Comincia così la fuga di Mallory.
Man mano che il film di Soderbergh va avanti, sappiamo chi è Mallory (addestrata nei corpi speciali dei marine, diventata successivamente killer al servizio del  governo degli Stati Uniti, impiegata in operazione internazionali), chi è l’assalitore, e soprattutto perché e chi la vuole fare fuori. Non è possibile raccontare, per ovvi motivi, la complicata storia, che si svolge, andando avanti e indietro nel tempo, tra Barcellona, Dublino, Londra, New York, San Diego, New Mexico, per concludersi nel sole e nel clima rilassante del mare di Spagna.
Mallory non abbandona la scena dalla prima all’ultima immagine, interpretando sempre un ruolo nuovo: ingenua, spietata, seducente come Monica Bellucci in vestito nero attillato e tacchi a spillo, repellente in giubbetto sporco di barbona, fumettistica nei panni di Lara Croft pronta a sparare senza pietà, sofisticata nel ruolo di ricca signora in vacanza in un albergo lussuoso.
Accanto a lei  sfila un cast stellare: Michael Douglas, Michael Fassbender, Ewan McGreg, Antonio Banderas, Mathieu Cassovitz, Channing Tatum. 
Soderbergh, regista profondamente americano pur se attento alle sfaccettature del cinema europeo, si diverte come non mai nel giocare con un genere, il thriller spionistico, che ormai, dalla consolidata serie di 007 alle moderne versioni di “Mission: Impossible” e “Bourne Identity”, si è trasformato grazie alla predominanza degli effetti speciali. Ma l’unico effetto speciale impiegato, con grande abbondanza, in “Knockout - La resa dei conti”, sono muscoli, corsa, agilità, calci e pugni, mosse da far impazzire gli amanti del wrestler di Gina Carano. Ormai le donne imperversano nell’action movie, dalla progenitrice Sigourney Waevernel mitico “Alien”, sino ad Angelina Jolie (“Lara Croft”) e Milla Jovovich (“Resident Evil”), passando per Uma Thurman di “Kill Bill”, senza dimenticare l’ultima arrivata, Rooney Mara (nel ruolo di Elisabeth Salander, protagonista accanto a Daniel Craig nella versione americana della saga ideata da Stieg Larsson “Millennium. Uomini che odiano le donne”).
Ciò che sorprende è che un regista dalle confermate capacità artistiche come Steven Soderbergh non avverta nessun problema nel portare a termine un film tutto sommato convenzionale. È questo il vero segreto di “Knockout - La resa dei conti”. Sperimentare sempre strade nuove, senza paura di affrontare le convenzioni.

Autore: Claudio Siniscalchi
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DRIVE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/05/2011 - 17:06
Titolo Originale: Drive
Paese: USA
Anno: 2011
Regia: Nicolas Winding Refn
Sceneggiatura: Hossein Amini
Produzione: FILMDISTRICT, ODD LOT ENTERTAINMENT, BOLD FILMS, MARC PLATT/MOTEL MOVIES
Durata: 100
Interpreti: Ryan Gosling, Carey Mulligan, Bryan Cranston, Ron Perlman,Christina Hendricks

Un giovane che chiameremo Driver fa lo stuntman automobilistico e il meccanico di giorno, mentre di notte mette a frutto la sua abilità di guida portando in zona sicura svaligiatori professionisti. Si innamora di Irene, la sua vicina di casa, ma lei è sposata con un uomo che è appena uscito di carcere e che viene ricattato da alcuni mafiosi. Toccherà a Driver fronteggiarli....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un film di genere che cerca di coprire la mancanza di valori e significati da trasmettere con una violenza che è spettacolo in se stessa
Pubblico 
Maggiorenni
Scene efferate e sanguinose di fredda violenza
Giudizio Tecnico 
 
Il regista ha un'ottima padronanza del linguaggio cinematografico ma la storia richiama altri film del genere e i personaggi sono privi di profondità.
Testo Breve:

Premiato per la miglior regia al festival di Cannes 2011, Drive è un film ben fatto limitatamente al suo genere che cerca di sopperire alla mancanza di significati con una violenza splatter che è spettacolo in se stessa 

Un film drammatico, nella sua accezione più classica, racconta una storia. Ci sono dei protagonisti  intorno ai quali si sviluppano situazioni di conflitto o di amore. Mentre la storia si evolve partendo da una situazione iniziale anche i protagonisti modificano il loro atteggiamento e all'epilogo appaiono trasformati: qualcosa è cambiato all'esterno ma qualcosa è cambiato anche in loro stessi.

In un film di genere invece, per di più di serie B, la storia conta ben poco: è più rilevante pervenire a  intervalli regolari a quelle scene che lo spettatore si aspetta per quel tipo di film: spavento, violenza, azione, erotismo.

Nel film Drive la storia conta fino a un certo punto; conta l'ambientazione (una Los Angeles notturna vista dall'alto, magnifica quanto indifferente); contano non i personaggi (perchè non ci sono personaggi) ma i tipi: c'è il giovane impassibile e silenzioso, pronto ad agire con micidiale precisione; c'è la dolce ragazza con sul volto perennemente stampato un sorriso incompiuto, messa lì solo per innescare l'istinto protettivo del driver; c'è il mafioso che parla con voce roca (perché tutti i mafiosi a cinema hanno quel tono di voce?) che pensa soprattutto a non sgarrare nei confronti della "famiglia".

Tutto questo costituisce  la struttura di base che serve a  sostenere gli ingredienti  primari del film:  un alto contenuto di adrenalina (inseguimenti al cardiopalma fra macchine) e  violenza, molta violenza. Inquadrato il genere, il regista è bravissimo nel porlo in atto, coadiuvato da bravi caratteristi (continuo a non chiamarli attori) e da una  colonna sonora di grande effetto.

E' doveroso però fare un passo avanti e domandarci: il film che messaggio ci vuole trasmettere?
Diciamo subito che ci troviamo fuori dallo schema buoni-contro cattivi: se i cattivi sono proprio cattivi, Driver, il presunto eroe, è anche lui un delinquente anche se non porta armi, ma colpisce con il primo oggetto contundente che gli capita a tiro. In una scena si accenna brevemente al fatto che sta cercando di farsi una nuova vita, ma il riferimento è troppo vago perchè il personaggio guadagni di spessore. Appare in tutta evidenza l'opposto: per difendere la ragazza che ama non compie certo atti  di giustizia, ma neanche di vendetta: più precisamente sfoga il suo incontrollato impulso di violenza e quando riesce a mettere a terra colui che stava per assalirlo, nell'ormai famosa scena dell'ascensore,  già indicata come sequenza-cult, lo colpisce ripetutamente  a calci sul volto finché non riesce a sfigurarlo. Irene è lì presente e forse avrebbe potuto trattenerlo se fosse stato un personaggio vivo, con emozioni e sentimenti, ma resta immobile a fare la bella statuina come nel resto del film. Quando Driver, in un'altra scena, alza il martello per colpire in faccia un altro avversario (nel frattempo gli ha già fracassato una mano) e urla, molto arrabbiato: "hai ucciso il papà di un bambino", la scena rischia di scivolare nel ridicolo per l'incapacità dello spettatore di vedere in Driver l'eroe che cerca di ristabilire pace e giustizia.

La realtà è molto semplice: non ci sono messaggi particolari da recepire perché per l'autore non c'è nessun messaggio da trasmettere: è stato realizzato (molto bene) un film di genere,  intorno a una storia che abbiamo visto più volte che vive solo di sensazioni, di sensazioni forti; le scene iperviolente che hanno causato il VM18 in molti paesi esteri non sono un fastidioso eccesso di un film che senza di esse resterebbe ugualmente valido ma ne costituiscono la struttura portante; forse l'ambizione di indicare una nuova tendenza post-moderna, post-umana.   Per i personaggi, ci si penserà un'altra volta.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CONTAGION

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/14/2011 - 21:57
Titolo Originale: CONTAGION
Paese: USA, Emirati Arabi
Anno: 2011
Regia: Steven Soderbergh
Sceneggiatura: Scott Z. Burns
Produzione: Warner Bros. Pictures, Participant Media, Imagenation Abu Dhabi FZ
Durata: 105
Interpreti: Matt Damon, Gwyneth Paltrow,Marion Cotillard, Kate Winslet, Jude Law.

Beth torna negli Stati Uniti da un viaggio in Oriente. Muore dopo pochi giorni è così anche suo figlio. Si salva solo il marito Mitch perchè è immune da questo nuovo virus che si diffonde per contatto fisico ed ha una velocità di propagazione poderosa. In poche settimane muoiono milioni di persone nel mondo; l'Organizzazione Mondiale della Sanità a Ginevra assieme al Centro Malattie Infettive degli stati Uniti si danno da fare per isolare il virus e debellare la pandemia mentre il caos inizia a serpeggiare per le città...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Di fronte a un virus ancora sconosciuto, c'è chi sa dedicarsi generosamente alla salvezza degli altri mettendo a repentaglio la propria
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena impressionante per un'autopsia e un senso generale di pericolo incombente
Giudizio Tecnico 
 
Steven Soderbergh si concentra sulla dinamica della propagazione del virus e sui metodi che vengono adottati per contrastarlo. Manca il calore di una storia umana realmente approfondita mentre su tutti incombe un fato ineluttabile
Testo Breve:

Steven Soderbergh realizza una docu-fiction su come il mondo potrebbe venir sconvolto da un virus  particolarmente insidioso. Si concentra sulla meccanica di propagazione e sulle tecniche di contrasto ma il film risulta privo del calore di storie umane pienamente sviluppate

Contagion è un film strano. Appare a tratti un documentario per il modo molto tecnico con cui racconta la veloce propagazione del virus per semplice contatto fisico  e quali sono le procedure che vengono applicate in questi casi dagli organismi internazionali.

Ci sono  tanti personaggi (molti, secondo il modo tipico do raccontare di Steven Soderbergh) che reagiscono agli eventi in modo differente l'uno dall'altro ma il film non diventa mai una storia di uomini e di donne, perchè prevale su tutto l'evento in se, che avanza inarrestabile.  

Mitch, il marito rimasto vedovo, cerca con determinazione di preservare dal contagio sua figlia adolescente; la dottoressa Erin Mears si prodiga fra i malati fino al sacrificio estremo; il giornalista rampante Alan cerca di guadagnare un po' di soldi diffondendo notizie a cui la gente disperata non può che aggrapparsi mentre il dott. Ellis, responsabile dei laboratori che stanno confezionando l'antidoto  non può fare a meno di approfittare della sua posizione per favorire la sua famiglia.

E' una ricca tavolozza di personaggi che però mancano di vita propria e sembrano parte del grande esercizio che è stato messo in atto: "come ci si comporterebbe se...".
Non aiutano certi i dialoghi insipidi nè qualche sfoggio di cultura fuori luogo come quando il dott. Ellis  discerta sull'origine medioevale della consuetudine di stringersi la mano. davanti a un padre preoccupato sopratutto di  salvare suo figlio,

L'autore inoltre non ci regala qualche brivido di suspence, qualche colpo di scena, ma tutto avviene come da procedura sanitaria. Sul grande evento che ha sconvolto il mondo, sul confronto titanico fra l'uomo e la natura, se si esclude qualche gesto generoso ed altruista che emerge  di tanto in tanto, predomina il senso di un fato ineluttabile e un pò crudele, di un destino umano determinato da  eventi puramente casuali.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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The Tourist

Inviato da amministratore il Gio, 12/23/2010 - 19:45
Titolo Originale: The Tourist
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Florian Henckel Von Donnersmarck
Sceneggiatura: Florian Henckel Von Donnersmarck, Christopher McQuarrie, Julian Fellowes
Produzione: GK Films/Spyglass Enterteinment/Birnbaum/barber/ Studio Canal
Durata: 105
Interpreti: Angelina Jolie, Johnny Depp, Paul Bettany, Timothy Dalton, Rufus Sewell

La misteriosa Elise è pedinata dalla polizia di tutta Europa e da uno spietato gangster perché sembra l’unica in grado di portarli all’elusivo Alexander Pierce, banchiere fuggito con i soldi del mafioso e corposi sospesi con il fisco di Sua Maestà. Su indicazione di Pierce Elise aggancia in treno Franck Tupelo, innocuo insegnante di matematica americano, che si trova presto innamorato della bella e invischiato in un intrigo più grande di lui…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Nessun particolare valore presente nel film, solo il divetimento di un intrigante thriller vecchia maniera
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per la violenza e il linguaggio
Giudizio Tecnico 
 
Pellicola modesta sia sul piano narrativo che su quello della spettacolarità e del fascino, nonostante il denaro per accaparrarsi due star di prima grandezza come Depp e la Jolie.
Testo Breve:

Il celebre autore del bellissimo Le vite degli altri, FilmOro, si cimenta in un thriller divistico con Angelina Jolie e Johnny Deep ma il risultato è modesto sia sul piano narrativo che quello della spettacolarità

Meglio non sfogliare l’elenco di premi che i realizzatori di questo film hanno vinto o a cui sono stati candidati. Si rischia di rimanere ancora più delusi da una pellicola modesta sia sul piano narrativo (la storia è quanto di più prevedibile si possa immaginare, fino al colpo di scena finale) che su quello della spettacolarità (deludenti alcune delle scene d’azione nei canali, sostenute solo a suon di montaggio e musica) e del fascino, nonostante l’impegno e il denaro profuso, anche per accaparrarsi due star di prima grandezza come Depp e la Jolie.

A fronte di una storia di intrighi internazionali che si potrebbe definire vintage, ma forse è solo un po’ anacronistica (in tempi di furti miliardari a suon di computer ci emozioniamo fino ad un certo punto di fronte all’apertura di una cassaforte piena di libretti al portatore), Von Donnersmarck, che con il folgorante debutto de Le vite degli altri ci aveva regalato un apologo profondo e commovente sul potere di redenzione dell’arte e sulla grandezza possibile di ogni essere umano, qui resta decisamente in superficie e si produce in una pellicola innocua ma sostanzialmente inutile.

Perfino un po’ irritante il personaggio della Jolie, che ancheggia con fare fascinoso da Parigi a Venezia seguendo le indicazioni del suo perduto amore, ma nel frattempo si incapriccia dell’insegnante imbranato interpretato da Johnny Depp. Che costui possa accettare senza troppe domande che una donna così lo rimorchi in treno e se lo porti nel suo albergo super lusso è un assunto che lo spettatore deve accettare senza porsi troppe domande in attesa della rivelazione finale che lo ripaghi di un po’ di noia.

Una volta arrivati in Italia (sorvoliamo sulla geografia approssimativa della Penisola attraversata dal Frecciarossa, in un product placememt che è una delle cose più riuscite della pellicola) cominciano a spuntare a intervalli regolari volti noti del nostro cinema e (più spesso) della nostra tv (Neri Marcorè conciergeun po’ distratto, Nino Frassica carabiniere come in Don Matteo, Alessio Boni e Daniele Pecci agenti dell’Interpol, Christian de Sica commissario corrotto, Raul Bova provolone in laguna), destinati a camei di pochi secondi o minuti che servono a vendere la pellicola sul mercato locale e che ci scommettiamo andranno subito a fare bella mostra sui cv come camei di lusso.

Fosse venuto da qualche mestierante meno dotato questo film avrebbe potuto dignitosamente finire negli scaffali affollati dell’avventura giallo-rosa (senza raggiungere i classici del genere come Hitchcock, che pure gli autori citano). Come parto di una triade di premi Oscar (per ISoliti Sospetti e Gosford Park niente di meno!) è una triste occasione mancata che il carisma dei suoi protagonisti non riesce a risollevare dalla mediocrità. 

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA RAGAZZA DEL TRENO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 11/04/2016 - 12:05
Titolo Originale: The girl on the train
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Tate Taylor
Sceneggiatura: Erin Cressida Wilson
Produzione: AMBLIN ENTERTAINMENT, DREAMWORKS SKG, MARC PLATT PRODUCTIONS, RELIANCE ENTERTAINMENT
Durata: 111
Interpreti: Emily Blunt, Haley Bennett, Rebecca Ferguson, Justin Theroux
Valutazioni
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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