Musicale

AMMORE E MALAVITA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/05/2017 - 14:31
Titolo Originale: Ammore e Malavita
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Manetti Bros. (Antonioe Marco Manetti)) Michelangelo La Neve
Sceneggiatura: Antonio Manetti, Marco Manetti, Michelangelo La Neve
Produzione: MADELEINE, MANETTI BROS. FILM, CON RAI CINEMA, IN COLLABORAZIONE CON TAM TAM FOTOGRAFIE, MOMPRACEM
Durata: 134
Interpreti: Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Claudia Gerini, Carlo Buccirosso

Don Vincenzo è il re del pesce a Posillipo. Dopo esser sfuggito a un attacco compiuto da una banda camorrista rivale, accetta il consiglio della moglie Maria, che trae sempre furbe ispirazioni dalla sua cultura cinefila, di dichiararsi morto e godersi così una vita più tranquilla. Vincenzo si rifugia in una clinica ma un’infermiera, Fatima, lo riconosce proprio quando la televisione sta annunciando la sua morte in un attentato. Ciro e Rosario, i due killer del boss, hanno l’ordine di trovarla e ucciderla. Il primo a scoprirla è Ciro, che riconosce in Fatima il suo grande amore di gioventù. Decide quindi di fuggire con lei anche se sa bene che Vincenzo organizzerà nei suoi confronti una terribile caccia all’uomo…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Nel film solo una donna cerca di uscire dalla spirale delle vendette omicide, come richiesto dal codice d’onore della malavita, giocando d’astuzia e chiedendo l’aiuto delle forze dell’ordine
Pubblico 
Adolescenti
Molte scene di sparatorie incluse ciniche esecuzioni ma senza dettagli cruenti
Giudizio Tecnico 
 
Un racconto divertente e originale che beneficia della simpatia dei personaggi con qualche lungaggine di troppo
Testo Breve:

Il killer Ciro deve uccidere una testimone scomoda ma scopre che si tratta dell’unica ragazza che ha veramente amato. Una originale sceneggiata napoletana intrisa di rimandi al cinema americano.

Un pullman si ferma davanti alle vele di Scampia. Scendono dei turisti stranieri e il cicerone inizia a decantare quello che è stato il fondale di tanti film e serial TV di successo e li invita ad apprezzare quello che non si trova in nessun’altra città del mondo: il brivido del rischio, il contatto diretto con la malavita. Si tratta di un incipit scanzonato che dà subito il tono al film: i fratelli Manetti, registi e sceneggiatori, non hanno avuto alcuna intenzione di mostrarci, ancora una volta, uno spaccato di violenza e miseria della capitale partenopea ma realizzarne piuttosto una sua trasfigurazione ispirata alla sceneggiata napoletana, con l’aiuto di un dose massiccia di riferimenti cinefili, soprattutto americani. Ne scaturisce una storia di amore e malavita con tante sparatorie e morti ammazzati anche in questo caso ma ciò che conta non è ciò che accade ma la sua forma. Se c’è da sottolineare un momento romantico nel primo incontro fra Fatima e Ciro, lei inizia a cantare sulle note di What a Feeling (Flashdance); se c’è una sparatoria, si vede Ciro, con una sequenza al rallentatore, che schiva le pallottole secondo la tradizione inaugurata da Matrix; se il boss Vincenzo si è rifugiato in una clinica, i suoi si aggirano sospettosi e armati per le corsie, in pieno stile Il Padrino.  

Se sorge spontaneo il rimando a un altro recente musical d’oltreoceano: La La Land, possiamo dare un punto al nostro per la sua maggiore freschezza e originalità ma, bisogna riconoscerlo, nel lavoro americano troviamo approfondito lo sviluppo di una storia d’amore che si evolve nel conflitto fra successo e felicità privata mentre nel primo i sentimenti sono statici. Se Ciro e Fatima si amano senza tentennare fin dall’inizio, il boss Vincenzo e Maria restano una coppia a delinquere fedele nonostante le difficoltà e i due killer Ciro e Rosario, mantengono forte il senso di un’amicizia coltivata fin dall’infanzia, nonostante militino in fronti contrapposti. La dinamica del racconto va cercata altrove, nell’evolversi della caccia all’uomo che è stata orchestrata contro Ciro e la sua Fatima.

Occorre inoltre riconoscere che ci troviamo di fronte a una professionalità ancora in formazione. Lo si nota dalla difficoltà a costruire un racconto più compatto, da qualche scarto sulla verosimiglianza di certe scene (alcuni scontri a fuoco sono troppo “facili” per i nostri eroi) e dalla qualità della fotografia, soprattutto in esterni, che manca di profondità e di chiaroscuro. Occorre comunque lodare la divertente espressività napoletana delle due protagoniste: Fatima (Serena Rossi) e Maria (Claudia Gerini). Anche il boss che crede di essere furbo ma è solo manipolato dalla moglie beneficia della divertente interpretazione di Carlo Buccirosso.

Se al festival di Venezia anche un altro film (di animazione) ambientato a Napoli e realizzato da napoletani (Gatta Cenerentola) ha riscosso l’approvazione dei critici e del pubblico vuol dire che soprattutto da quella città stanno emergendo spunti di fresca vitalità creativa

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA LA LAND

Inviato da Franco Olearo il Mer, 01/25/2017 - 21:10
Titolo Originale: La La Land
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Damien Chazelle
Sceneggiatura: Damien Chazelle
Produzione: IMPOSTOR PICTURES, GILBERT FILMS, MARC PLATT PRODUCTIONS
Durata: 127
Interpreti: Ryan Gosling, Emma Stone, John Legend

Mia ha sempre desiderato diventare un’attrice: per questo ha lasciato il college e si è spostata a Los Angeles dove fa la cameriera in un bar degli Studios. Sebastian è un pianista, amante del Jazz classico e sogna di aprire un locale tutto suo. Nel frattempo si deve accontentare di suonare in qualche locale notturno o a qualche festino.  Mia e Seb si incontrano, si piacciono e si sostengono a vicenda nel realizzare i loro sogni. Ma poi, un giorno, il successo arriva sul serio,….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Due giovani non hanno la capacità di uscire da se stessi e da una visione adolescenziale dell’amore, visto come sentimento e non come progetto di vita
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Un lavoro di ottima professionalità nelle musiche, nei balli, nelle scenografie. Brava Emma Stone. Debole invece lo sviluppo della storia
Testo Breve:

Lui e lei sono aspiranti artisti in una Los Angeles idealizzata, fuori del tempo. Anche la loro storia d’amore è più sognata che vissuta; un  musical leggero come un passo di danza, incapace di generare forti emozioni

 

Dalla collina dell’osservatorio astronomico Griffith , da cui si apre un maestoso panorama di Los Angeles,  all’interno quindi di un set reale, trasfigurato in uno studio di posa grazie a un abile gioco di luci bluastre, Mia si sfila le scarpe con tacchi a spillo e calza quella da tip tap. Seb e Mia ora si slanciano senza pudore a imitare, perfino nelle movenze del ballo, Fred Astaire e Ginger Rogers. E’ una sequenza dove il regista e sceneggiatore Damien Chazelle lascia trasparire i suoi due amori principali: Los Angeles, con il profilo delle sue palme, gli studios ,  tanti giovani artisti in cerca di successo e il musical classico americano.

Da questo punto di vista l’autore (di 31 anni) mostra di esser stato molto bravo a recuperare il genere classico (saltando quindi a piè pari le nuove esperienze, come Glee o High School Musical) con poche varianti significative (forse è il primo musical dove si sente squillare un  cellulare), puntando non su due cantanti e ballerini professionisti ma su due attori,  Ryan Gosling e Emma Stone,  bravi su entrambi i fronti quello canterino e quello recitativo ( ma forse lo è di più Emma). L’unico professionista del canto presente, John Legend, fa la sua bella figura con una esibizione a metà del film.

Interessanti le musiche originali, alcune dedicate a Los Angeles (City of stars), altre insolite (come quella sulla nonna di Mia che faceva il bagno nella Senna) ma nessuna appare memorabile, di quelle che si vorrebbe fischiettare appena usciti dalla sala cinematografica.

Un musical non ha il suo impatto sul pubblico se canzoni e balli non svolgono il compito di sostenere una storia che appassiona. E’ proprio questo l’aspetto più delicato del film. Mia e Seb si incontrano prima per caso, poi sempre meno per caso e forse uno dei momenti più belli del film, per la sua delicatezza:  è quando a cinema si tengono per mano la prima volta. Il film mantiene sempre un pudore visivo nei confronti della coppia, evitando ogni risvolto realistico, sviluppando piuttosto quello del sogno ad occhi aperti, come quando perdono forza di gravità e iniziano a ballare fra le nuvole. Seb e Mia, hanno una loro magica intesa quando si trovano entrambi impegnati a cercare un successo che non arriva, si spalleggiano e si sostengono a vicenda ma poi, quando finalmente trovano entrambi uno sbocco professionale, non sanno conciliare il lavoro con la vita privata. Non sveliamo i risvolti del film, ma è indubbio che non si preoccupa di approfondire i risvolti psicologici che portano i protagonisti a prendere certe decisioni e tutto si risolve in una levità inespressa, un mood melanconico che si presta a ispirare le musiche del finale  ma non fa giustizia della storia d’amore sviluppata fino a quel momento. Tutto il racconto si potrebbe sintetizzare in un conflitto fra ambizione e amore. In realtà non è così: se l’ambizione e sempre un atto dovuto e se l’amore è sempre relegato a languido sentimento, non si trasforma mai in una solida volontà di costruire, non c’è partita.

Il musical ha i suoi momenti più belli nelle scenografie, nell’intesa che si coglie fra i due protagonisti e nei 15 minuti conclusivi, una sequenza tumultuosa di ballo, musica e colori; il film è candidato a 14 Oscar ma forse sono un po’ troppi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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VOICES

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/05/2013 - 14:32
Titolo Originale: Pitch Perfect
Paese: USA
Anno: 2012
Regia: Jason Moore
Sceneggiatura: Kay Cannon
Produzione: GOLD CIRCLE FILMS, BROWNSTONE PRODUCTIONS
Durata: 112
Interpreti: Anna Kendrick, Rebel Wilson, Skylar Astin, Anna Camp,

Beca è una matricola della Bardem University con un'idea ben precisa: frequentare il primo anno per non mancare a una promessa fatta al padre per poi trasferirsi a Los Angeles e iniziare una carriera come DJ. Fra i tanti club studenteschi si iscrive a Bellas, un coro di cantanti da cappella tutto al femminile. L’attività da corista presenta molti problemi sia perché è guidato da una ferrea Aubrey, desiderosa di vincere a tutti icosti, sia perché alle ragazze è stato proibito di familiarizzare con i Tremblemakers, i loro più temibili avversari, un gruppo tutto maschile…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il tema della vita degli studenti nel campus universitario è trattato secondo i più diffusi luoghi comuni, dando per assunto lo sviluppo di tanto sesso e poco o niente amore
Pubblico 
Maggiorenni
Non ci sono immagini da segnalare ma l’impiego di un linguaggio con riferimenti sessuali espliciti
Giudizio Tecnico 
 
Il film risulta gradevole per le molte sequenze di canto e ballo ma viene lasciato poco spazio per lo sviluppo di storie private dei protagonisti
Testo Breve:

Alcune ragazze di un campus universitario decidono di costituire un gruppo di coro da cappella, per partecipare alle gare nazionali. La concorrenza  è agguerrita e molti sono i problemi personali. Buone solo le sequenze canore, modesto lo sviluppo della storia

E’ sempre difficile recensire un film di genere. E’ prevedibile che la storia funga da semplice collante per un insieme di scene che realizzano quel tipo di film che il pubblico si attende. In questo caso si tratta di un teen-musical e il pubblico che lioapprezza potrà  dichiararsi soddisfatto, perché le canzoni e le coreografie sono belle (ma non eccezionali) e il regista Jason Moore, al suo esordio cinematografico, ha esperienza di teencomedy  nel suo passato televisivo, avendo lavorato alla serie  Dawson's Creek.

I passaggi musicali del film sono già tutti su youtube, in particolare l’ormai famoso canto di Anna Kendrik che si accompagna  tamburellando ritmicamente su un bicchiere di cartone (cup song), che ha ripetuto al David Letterman show e che ha innescato da parte dei fan una corsa all’imitazione, sempre su Youtube.

E’ molto forte il riferimento a Glee  non solo per la tensione continua di doversi preparare  per le prossime selezioni  ma perché  tutte le ragazze hanno qualche ansia, qualcosa di eccentrico da controllare con la disciplina del canto ma soprattutto  grazie al sostegno delle altre colleghe ed ora  amiche.

Se la protagonista è fredda ed anaffettiva per esser rimasta a lungo da sola dopo  la separazione dei  genitori,  se la leader delle Bellas ha ereditato dal padre autorevole il complesso di avere sempre successo, un’altra del gruppo confessa di essere sesso-dipendente mentre un’altra esterna le sue inclinazioni lesbiche. Sono comunque situazioni trattate con pennellate veloci, quasi a definire delle caratterizzazioni che aiutano a colorire il gruppo, più che a sviluppare dei  protagonisti della storia.

Se il plot  è secondario, a maggior ragione il finale è assolutamente prevedibile: inevitabile sarà il successo canoro del gruppo e  la sistemazione degli affari privati delle ragazze.  Per fortuna fa da  spalla comica l’australiana Rebel Wilson già vista in Le amiche della sposa e in Che cosa aspettarsi quando si aspetta, che inserisce qualche  divertente distrazione su questo treno avviato inesorabilmente verso il lieto fine.

Il  mondo dei campus universitari è ben poco esplorato: sembra che le ragazze non abbiano altro da fare che prepararsi alle gare sonore, più che studiare o almeno mangiare alla mensa universitaria.

Secondo i clichè più tradizionali, sesso e campus sono sinonimi. Non ci sono scene particolari da segnalare ma l’uso di un linguaggio che non allude, ma anzi si esprime in modo diretto e crudo. Le storie d’amore che si sviluppano sono modeste e appena tratteggiate, pare che ciò che interessi  maggiormente  sia un adeguato “allenamento fisico” .

Una certa delusione proviene dalla performance di Anna Kendrik: il suo personaggio era complesso nella sua ricerca di autonomia  nei confronti del padre ma anche di indipendenza verso i  ragazzi. Il tema  non  viene adeguatamente sviluppato nella sua evoluzione; si tratta però di un difetto nella  direzione  degli attori,  più che per sue carenze professionali.

Resta un mistero la presenza di Elizabeth  Banks, ormai attrice affermata, relegata nella particina di radiocronista delle gare canore.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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MATRIMONI E PREGIUDIZI

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/27/2010 - 11:58
 
Titolo Originale: Bride & Prejudice
Paese: Gran Bretagna /USA
Anno: 2004
Regia: Gurinder Chadha
Sceneggiatura: Paul Mayed Berges e Gurinder Chadha (dal romanzo Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen)
Produzione: Bride Productions/Kintop Pictures/Pathé Pictures
Durata: 105'
Interpreti: Aishwarya Rai, Martin Henderson, Naveen Andrews

Il più famoso romanzo di Jane Austen, rivisto secondo i canoni del cinema Bollywood: il signor Bakshi deve sposare le quattro figlie e, come suona il celebre incipit “è verità universalmente riconosciuta che uno scapolo di buoni mezzi debba volere una moglie”. La grande occasione si presenta, quindi, quando nella cittadina rurale dell’India in cui vive la famiglia Bakshi arriva il ricco Balraj, accompagnato dall’amico americano Will Darcy…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
L’incontro tra il modo narrativo occidentale e la proposta culturale di una società ancora legata alle sue tradizioni come quella indiana può essere l’occasione di affrontare questioni come quelle dell’amore, del matrimonio e della famiglia da una prospettiva più nuova, forse perché ancora antica.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per alcuni riferimenti sessuali
Giudizio Tecnico 
 
Alla mancanza di profondità tematica, il film supplisce con una travolgente carica di colore e scene musical-oniriche, in perfetto stile Bolliwoodiano. Il protagonista maschile risulta incolore in confronto a quello femminile
Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
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DE-LOVELY

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/13/2010 - 12:18
Titolo Originale: DE-LOVELY
Paese: USA/Gran Bretagna
Regia: Irwin Winkler
Sceneggiatura: Jay Cocks
Produzione: Winkler Films/Potboiler Productions Ltd./United Artists
Durata: 125"
Interpreti: Kevin Kline, Ashley Judd, Keith Allen

Giunto alla vecchiaia, solo e menomato, Cole Porter rivive come in un musical la sua vita: il matrimonio con la bella Linda, sua musa per tutta la vita, che convisse con qualche difficoltà con i numerosi flirt omosessuali del musicista; il successo prima a Broadway e poi a Hollywood. Poi la caduta da cavallo, che gli fece perdere in parte l’uso delle gambe, e la lenta riabilitazione, sempre sostenuto da Linda, che però morì di cancro ai polmoni, lasciandolo solo e senza ispirazione. Ma come in ogni vero musical, il finale è in gloria.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La genialità di Cole Porter sembra giustificare le sue sregolatezze, in una generale confusione tra amore e passione fisica (per non dire semplice soddisfazione sessuale) in nome di una natura che non si può/non si vuole/non si deve cambiare
Pubblico 
Adolescenti
Per le scene moderatamente sensuali e allusivi di una omosessualità praticata
Giudizio Tecnico 
 
Bellissime musiche ma il film è complessivamente noioso, complice la sceneggiatura
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BRATZ

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/27/2010 - 10:56
Titolo Originale: Bratz
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Sean McNamara
Sceneggiatura: Susan Estelle Jansen
Produzione: Avi Arad & Associates, Crystal Sky Pictures, Mga Entertainment
Durata: 110'
Interpreti: Logan Browing, Janel Parrish, Nathalia Ramos, Skyler Shaye, Chelsea Staub, Jon Voight

Sasha, Jade, Yasmin, Cloe sono quattro matricole del liceo Carry Nation High. Amicissime fra loro, sono fanatiche del look e dell'ultima moda. Fanno presto squadra con le nuove compagne di scuola ma suscitano l'invidia di Meredith Dimly che oltre ad essere la figlia del preside è anche la coordinatrice-dittatrice del comitato studentesco. Anche quando Meredith organizza una festa fantasmagorica e riduce le quattro ragazze a fare le cameriere, saranno ancora loro le regine della serata. Per vincere la  gara di fine anno del miglior talento musicale, Meredith decide quindi di ricorrere ad un ignobile ricatto, perché le quattro hanno deciso di costituire una band di nome Bratz...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film propone adolescenti shopping-dipendenti che vivono solo del loro look
Pubblico 
Adolescenti
Uno invito al consumismo più sfrenato
Giudizio Tecnico 
 
Storie "buoniste" costruite a tavolino: l'unico personaggio che sembra un po' vero nella sua debolezza è la cattiva Meredith

Ridono sempre a piena dentiera; per manifestare meraviglia  sgranano gli occhi, saltellano e fanno  strilletti a 70 decibel; quando camminano si tengono a braccetto e mettono rigorosamente un piede davanti all'altro come le modelle. Visto che non stiamo assistendo a un cartone ma i personaggi sono in carne ed ossa, si fa fatica a superare l'ambiguità di fondo della storia, oscillante fra una storia di adolescenti e una favola di bambole incarnate.

Una volta c'erano le Barbie, ora ci sono le Bratz: per rispettare la multietnicità americana, Yasmin è giudeo-spagnola, Jade è asiatica, Sasha è afro-americana, e Cloe è bionda occidentale: quattro bambole dai lunghi capelli, occhi giganteschi che  indossano sempre vestiti vistosi da rocchettare. Dal 2004 sono al primo posto nelle vendite delle bambole, anno in cui è uscito il primo dei cartoni animati in 3D ispirati al loro gruppo.

Cosa raccontare, si saranno domandati i produttori desiderosi di realizzare il primo film ispirato alle quattro eroine. La risposta è stata: High School Musical ! : caliamo le quattro bambole all'interno di una storia di liceali che ricalchi il recente successo della Walt Disney; pubblicizziamo al massimo il nostro prodotto ma teniamoci nei limiti di un film per famiglie.

Ma se i due film della serie andati in onda su Disney Channel ci parlavano di ragazzi veri, dei primi amori, dei rapporti con i genitori, di solidarietà e amicizia fra compagni di scuola, in Bratz l'unica cosa vera è la voglia di truccarsi e vestirsi trendy, mentre le storie edificanti che sono state costruite loro intorno appaiono posticce come uno dei  loro orecchini  all'ultima moda.
Certamente le ragazze, dopo momenti di reciproca indifferenza sanno riscoprire il valore della loro amicizia, i genitori separati di Saha  sembra che addirittura vogliano tornare insieme, né c'è da preoccuparsi per precoci amori adolescenziali perché il film,  coerentemente con il target  "under-teen", si limita a rappresentare solo accenni di simpatia verso i rappresentanti dell'altro sesso,  ma ci sono alcuni momenti chiave dove le ragazze mostrano la loro vera essenza: quando la perfida Meredith organizza una fantasmagorica festa e per invidia evita di invitarle, le ragazze sembrano letteralmente morire per non poter andare a fare shopping e potersi far vedere con un nuovo look da sballo.  La generosità delle ragazze consiste in questo: dato che Cloe è la meno abbiente delle quattro, Saha le regala un assegno ricevuto dal padre in modo da potersi comperare, come le altre, vestiti e ninnoli a volontà. Non essere alla moda vuol dire perdere di dignità.

Occorre domandarsi se per  film di questo genere (per  l'italiano  Winx Club ci si trova di fronte allo stesso dilemma) occorre mantenere un atteggiamento indulgente in considerazione dei valori di amicizia e solidarietà presenti fra le ragazze trascurando gli inviti, neanche troppo sublimati, al consumismo più voluttuario e voluttuoso. In realtà si tratta di operazioni furbe, che costruiscono un'ambientazione accattivante e ricca di buoni sentimenti per convogliare modelli di vita assolutamente fatui.

Eppoi diciamoci la verità: c'è ben poco di "umano" in queste  quattro ragazze che sono solo delle insopportabili snob.

Unica nota consolatoria: a giudicare da questo film un preside di liceo negli Stati Uniti (un  Jon Voight irriconoscibile)guadagna tnti soldi da potersi permettere una villa con piscina e organizzare festicciole per sua figlia una festa di compleanno (comprensiva di elefante ammaestrato) da far impallidire qualsiasi party hollywoodiano.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MAMMA MIA!

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/23/2010 - 10:41
Titolo Originale: Mamma Mia - The Movie
Paese: Gran Bretagna, USA
Anno: 2008
Regia: Phyllida Lloyd
Sceneggiatura: Catherine Johnson
Produzione: Judy Craymer, Gary Goetzman, Ton Hanks, Rita Wilson, Benny Andersson, e Byìjorg Ulvaeus per Little Star Production, Playtone
Durata: 108'
Interpreti: Meryl Streep, Pierce Brosnan, Colin Firth, Stellan Skarsgard, Jukie Walters, Amanda Seyfried

Siamo nel 1999 nell’isola greca di Kalokairi. Donna è una single che gestisce fra molte difficoltà un piccolo albergo. Sua figlia Sophie ha vent’anni, è innamorata del giovane Sky ed ha convinto la mamma ad organizzare nell’albergo la festa del suo matrimonio. Quando iniziano ad arrivare gli ospiti, grande è la sorpresa di Donna quando si trova di fronte, non attesi,  tre uomini maturi: Sam, Harry e Bill che sono stati suoi amanti in una estate movimentata di vent’anni fa. Donna non tarda a capire che si tratta di una iniziativa di sua figlia, che desidera esser accompagnata all’altare da suo padre. Ma quale dei tre è quello vero?

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film trasmette messaggi inneggianti al libero amore, svincolato da un impegno matrimoniale e libero da un “cattolico” senso del peccato
Pubblico 
Adolescenti con riserva
Dialoghi con frequenti allusioni sessuali. Occorre una certa maturità per cogliere l'ideologia deviante sull'amore e il matrimonio trasmessa dal film viene trasmesso
Giudizio Tecnico 
 
Questo film ha due perle: le canzoni degli Abba e Meryl Streep. per il resto sceneggiatura inconsistente e personaggi senza spessore

Gli Abba hanno esordito nel 1970 e si sono sciolti nel 1982. Più di dieci anni di successi incontrastati (pare abbiano venduto in totale più di 370 milioni di dischi)  che li hanno resi il complesso pop fra i più famosi a livello internazionale. A fine anni ’90 viene presentato a Londra Mamma mia! il musical basato sulle loro canzoni, poi trasferitosi a New York  e ancora oggi in programmazione. 

L’idea di ricavare una storia imbastita intorno alle canzoni di un gruppo musicale si era già concretizzata sugli schermi in tempi recenti: Across the Universe – 2007, basato sulle canzoni dei Beatles. La storia di Jude, un ragazzo di Liverpoool che migra negli Stati Uniti per incontrare  il padre che non ha mai conosciuto è il pretesto per tracciare un affresco, con la suggestione  delle canzoni del grande complesso, degli anni ’60 a cavallo fra l’Inghilterra e gli Stati Uniti, nel pieno delle manifestazioni anti-Vietnam e delle rivendicazioni dei diritti degli afroamericani.

Ora Mamma mia! prende lo spunto anch’esso dalla storia di una ragazza in cerca di un padre ma le ambizioni sono molto minori: nessun affresco storico, ma il tempo di ventiquattrore  per organizzare un matrimonio, giocando sull’esile espediente di non sapere quale dei tre uomini è il vero padre.

Per fortuna le musiche degli Abba danno una carica di energia vitale alle sequenze di una Grecia da cartolina (siamo a fine anni ’90 ma i contadini del posto sono ancora vestiti, forse frutto dell’immaginario della regista,  come nei documentari americani girati durante la guerra).

Altro asso nella manica del film è l’interpretazione di Meryl Streep (già vista cantare e molto bene,  in Radio America- 2006): canta e balla con slancio ed energia senza sfigurare in mezzo ai giovani. Anche la sua sola presenza porta inesorabilmente in secondo piano gli altri protagonisti del calibro di Pierce Brosnan  o Kolin Firth.
Un film nel complesso leggerino, leggerino a cui si poteva anche perdonare la sceneggiatura inconsistente e lo scarso spessore dei personaggi,  grati almeno di aver potuto riascoltare i grandi successi degli Abba interpretati da Meryl Streep.

 Ma il film non si limita a questo; vuol fare dell’ideologia, vuol trasmettere dei messaggi.
E’ su questo punto che va giudicato.

Se la storia inizia con un racconto poco verosimile perfino per i più spregiudicati, di una ragazza che ha rapporti nella stessa estate con tre uomini senza sapere chi l’ha resa incinta, veniamo poi a sapere che essa è stata vittima di una famiglia cattolica che le ha inculcato “il falso senso di colpa del peccato”. Una famiglia che quando la vede incinta non esita a cacciarla di casa e ad abbandonarla al suo destino.

Il messaggio del film diventa più chiaro verso la fine, un messaggio chiaramente anti-matrimoniale: i due giovani, che si amano veramente, ormai in chiesa davanti al sacerdote,  decidono che in fondo non ne vale la pena; molto meglio partire assieme per un romantico viaggio allo scoperta del mondo.

Il sacerdote non resterà comunque inoperoso:  uno dei tre ex amanti di Donna, già sposato con due figli,  dichiara di essersi  ormai divorziato e su due piedi conduce all’altare il suo antico amore. Difficile quindi capire a quale fede appartenga questo sacerdote, così pronto a sposare un divorziato,  ma è evidente che per l’economia del film ciò non riveste  alcuna importanza.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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HIGH SCHOOL MUSICAL 3 SENIOR YEAR

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/22/2010 - 12:07
 
Titolo Originale: The High School musical 3 - Senior Year
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Kenny Ortega
Sceneggiatura: Peter Barsocchini
Produzione: Walt Disney Pictures
Durata: 113
Interpreti: Zac Efron, Vanessa Anne Hudgens, Ashley Tisdale

Troy è impegnato a vincere la partita di basket dell'ultimo dell'anno, ma c'è già chi aspira a succedergli come capitano della squadra; la professoressa di teatro vuole organizzare uno spettacolo dove i ragazzi dovranno interpretare loro stessi ma  Sharpay si annoda le sue trame per evitare che a Troy e a Gabriella vengano assegnate le canzoni migliori; Gabriella è decisa ad andare alla Columbia University e dice addio a Troy anche se confessa di amarlo ancora...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
I "ragazzi per bene" della Disney sanno conciliare l'impegno nello studio, i loro amori, la loro crescita professionale, il rispetto dei genitori e degli insegnanti
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Molti cliché narrativi, ma la professionalità delle coreografie e le canzoni sono all'altezza della fama che la serie si è conquistata

Hight School Musical

venne presentato alla televisione statunitense nel 2006 e fu subito un grande successo nella fascia degli under 15. Dopo l'ulteriore  ottima performance di High School Musical n.2, la Walt Disney ha deciso di passare al grande schermo. I protagonisti sono gli stessi, ora cresciuti:  il tema quindi del terzo film non poteva essere che l'anno del diploma (senior year) e le tematiche sono diventate  quelle tipiche degli adolescenti.

E' indubbio che il primo lavoro  è quello che ha aperto la strada stabilendo lo stile (e il successo) della serie:  ragazzi impegnati a scoprire i loro talenti e la loro vocazione, la grande importanza data al gruppo  nel suo insieme, dove ognuno ha bisogno dell'altro; il giusto peso dato alla musica e al canto che non diventa totalizzante ma una forma espressiva che arricchisce i ragazzi senza farli distogliere  dagli studi primari. C'è anche l'amore ma questo è trattato con molta dolcezza senza connotati passionali, con i protagonisti ancora in  una situazione intermedia fra il fare coppia fissa e  il restare ancora fortemente inseriti nel gruppo dei compagni di scuola.

Appare evidente che per High School Musical 3 la Walt Disney non ha voluto rischiare introducendo elementi innovativi ma ha costruito un prodotto celebrativo del successo raggiunto. I protagonisti sono gli stessi così come il regista-scenografo; le canzoni sono sempre belle e il successo è arrivato puntuale proprio perché il pubblico degli appassionati non desiderava altro che ritrovare sul grande schermo le emozioni provate sul  piccolo monitor.

Era inevitabile che la formula iniziale, più collegiale, venisse un po' tradita, sotto la spinta del divismo che si è formato intorno ai tre attori principali: la coppia Troy-Gabriella e la "cattiva" Sharpay:  il gruppo resta ora appiattito sullo sfondo a fungere da corpo di ballo. Anche le canzoni e i balli sono aumentati, mortificando il racconto e spostando il film sul genere del musical classico.

Il tema raccontato è quello ormai noto dell'ultimo anno dell'High School: la scelta-incubo del partner per il ballo di fine anno e l'attesa dell'accettazione  della propria candidatura all'università che si è scelti, con la dolorosa consapevolezza che le coppie che si sono formate sui banchi di scuola rischiano di separarsi (ci sono molte affinità   fra questo film e l'ultima puntata del serial Orange County).
Gabriella è determinata ad andare alla Columbia University; Troy è incerto e suo padre insiste per farlo iscrivere in una università molte miglia lontano da dove andrà Gabriella. Alla fine, come è naturale aspettarsi, si troverà un ragionevole compromesso fra le ragioni del cuore è l'esigenza di una propria crescita professionale.

Molti critici hanno attaccato l'innocenza nei rapporti fra questi adolescenti, considerati irrealistici al giorno d'oggi; credo che la miglior risposta contro all'attacco a  questi "ragazzi per bene" che ci propone la Disney stia proprio nel successo decretato a questo film dai milioni di giovani che l'hanno già visto nelle varie parti del mondo.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: ITALIA 1
Data Trasmissione: Sabato, 3. Novembre 2012 - 16:10


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TUTTA COLPA DI GIUDA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/20/2010 - 11:34
Titolo Originale: TUTTA COLPA DI GIUDA
Paese: Italia
Anno: 2009
Regia: Davide Ferrario
Sceneggiatura: Davide Ferrario
Produzione: Davide Ferrario per Rossofuoco, Film Commission Torino Piemonte
Durata: 102'
Interpreti: Kasia Smutniak, Fabio Troiano, Gianluca gobbi, Luciana Litizzetto, Cristiano Godano

Irena, giovane regista di teatro sperimentale, accoglie il suggerimento di don Iridio, cappellano del carcere Le Vallette di Torino, di preparare uno spettacolo incentrato sulla Passione di Gesù. Al momento di assegnare i ruoli, nessun detenuto però vuole impersonare Giuda e così la regista, per superare la difficoltà, ha l'idea di cambiare il corso della vicenda, eliminando il processo, la passione, la crocifissione, la resurrezione di Gesù. Questa soluzione però trova pochi consensi, non solo da parte di don Iridio ma anche da parte dei detenuti.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Onore al regista che lascia trasparire in questo film tutta la sua esperienza accumulata nel volontariato delle carceri. Non fanno onore invece alla sua preparazione le accuse troppo superficiali ed approssimative che rivolge verso la religione cristiana
Pubblico 
Adolescenti
Occorre una certa maturità per analizzare criticamente le tesi del regista
Giudizio Tecnico 
 
Grande prova di abilità del regista che riesce a mescolare attori professionisti e non, l'ambientazione carceraria con la leggerezza di un musical. Molto fresca e spontanea l'interpretazione di Kasia Smutniak
Autore: Franco Olearo
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