Fantasy

IL RAGAZZO INVISIBILE - SECONDA GENERAZIONE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 01/08/2018 - 22:55
Titolo Originale: Il ragazzo invisibile – Seconda generazione
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: Gabriele Salvatores
Sceneggiatura: lessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo
Produzione: INDIGO FILM, CON RAI CINEMA
Durata: 100
Interpreti: Ludovico Girardello, Xenia Rappoport, Galatea Bellugi, Ivan Franek

Michele ha ormai sedici anni ma nonostante la scoperta dei super poteri, la sua vita è sempre la stessa. Pochissimi amici, un amore non corrisposto, la popolarità ai minimi storici. Come se non bastasse, il ragazzo si ritrova a convivere con il senso di colpa per la morte della madre adottiva, Giovanna, scomparsa in un incidente stradale in seguito ad un litigio telefonico proprio con il figlio. La triste monotonia della sua esistenza viene però sconvolta dall’arrivo della sorella e della madre naturale, due Speciali come lui. Il nucleo famigliare quindi si ricongiunge e Michele viene coinvolto in una misteriosa missione…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Sul fronte famigliare il film regala qualche bella emozione (soprattutto nel rapporto tra i due fratelli, così diversi ma già così uniti) mentre dimentica che nessuna ingiustizia subita può giustificare l’odio e la cieca violenza
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di tensione e di violenza
Giudizio Tecnico 
 
Lo sviluppo risulta a tratti superficiale, alcune svolte sono un po’ meccaniche, la tensione non è mai spinta al massimo e sono pochi i momenti veramente indimenticabili
Testo Breve:

Il ragazzo invisibile sta diventando la prima saga nostrana di super eroi e in questa seconda puntata, debole nella sceneggiatura, una famiglia di superdotati, a somiglianza degli X-Men, costituisce una minoranza  decisa a farsi giustizia con la violenza

Anche per questo secondo film sul ragazzo più “speciale” del cinema italiano, Salvatores si è affidato allo stesso trio di sceneggiatori (1992, La doppia ora), autori anche del romanzo da cui è tratto il primo episodio. Se visivamente però c’è poco da dire perché, senza troppe pretese, regia e post produzione hanno regalato al film una confezione quantomeno godibile (non paragonabile comunque al livello delle grandi produzioni americane di genere), la sceneggiatura lascia qualche perplessità.

La sensazione è che Il ragazzo invisibile – Seconda Generazione, sia un film di passaggio, una sorta di ponte narrativo per i prossimi episodi di quella che, si presume, sarà la prima saga nostrana di super eroi. È un film infatti fortemente incentrato sulle backstory dei personaggi – in particolare su quella di Yelena, la madre naturale di Michele – che ha come obiettivo quello di rimettere insieme i pezzi del puzzle e fornire al pubblico le informazioni necessarie per capire il mondo raccontato e le origini dei protagonisti. Un passaggio necessario, in fin dei conti, per comprendere ferite e motivazioni dei personaggi ma che inevitabilmente toglie spazio alla progressione della storia nel presente.

La conseguenza è che lo sviluppo risulta a tratti superficiale, alcune svolte sono un po’ meccaniche, la tensione non è mai spinta al massimo e sono pochi i momenti veramente indimenticabili. È invece sul fronte famigliare che il film regala comunque qualche bella emozione (soprattutto nel rapporto tra i due fratelli, così diversi ma già così uniti) ma anche qui si ha la sensazione che alcuni nodi vengano sciolti un po’ troppo frettolosamente.

Per quanto riguarda il tema, se il primo film era in sostanza un romanzo di formazione, qui passano in secondo piano i piccoli grandi problemi di un adolescente come tanti, e si va più sull’esistenziale. Si parla quindi di identità, di amore filiale e fraterno, dell’opportunità della violenza. Proprio su questo fronte, anche se certamente non brilla per originalità (tante le somiglianze con i film di genere d’oltreoceano e in particolar modo con la saga degli X-Men), si situa il punto di forza del film e cioè l’assonanza tematica con uno degli argomenti di cronaca che al giorno d’oggi più ci tocca e ci spaventa: il terrorismo.

Infatti la nuova squadra di Speciali presentata in questo film, è una sorta di gruppo armato sovversivo, una minoranza agguerrita decisa a farsi giustizia con la violenza non solo contro i cattivissimi soldati russi (un classico) che li hanno costretti ad anni di reclusione, soprusi ed esperimenti genetici, ma contro l’intero genere umano. Agli occhi di questi superuomini infatti, sono tutti i normali ad essere colpevoli, perché costringono gli Speciali a vivere ogni giorno come emarginati.

Il film quindi regala interessanti spunti di riflessione, seppure senza troppi approfondimenti, su un tema sempre attuale che vale la pena di essere ancora raccontato, oggi più che mai. Perché nessuna ingiustizia subita può giustificare l’odio e la cieca violenza.

Autore: Gabriele Cheli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PIRATI DEI CARAIBI – LA VENDETTA DI SALAZAR

Inviato da Franco Olearo il Mer, 05/24/2017 - 10:24
 
Titolo Originale: Pirates of the Caribbean: Dead Men Tell No Tales
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Joachim Rønning, Espen Sandberg
Sceneggiatura: Jeff Nathanson
Produzione: Walt Disney Pictures, Jerry Bruckheimer Films
Durata: 129
Interpreti: Johnny Depp, Javier Bardem, Brenton Thwaites, Kaya Scodelario, Kevin McNally, Geoffrey Rush, Orlando Bloom, Keira Knightley e con la partecipazione di Keith Richards

Questa volta Jack Sparrow affronta una flotta di marinai fantasma guidati dal capitano Armando Salazar. Si uniscono a lui nella ricerca del leggendario tridente di Poseidone, sua unica speranza di salvezza, anche una giovane astronoma, Carina Smyth, il marinaio Henry Turner e persino il suo acerrimo nemico Capitan Barbossa.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
A dispetto delle apparenze anche i Pirati hanno un cuore, sia come genitori che come figli. E’ questo il vero pregio valoriale di questo quinto episodio della saga: la riscoperta di questo affetto che, anche a distanza, continua a vivere e motivare le azioni dell’essere umano
Pubblico 
Tutti
Eccezionali effetti di computer grafica si uniscono a scenografie, trucchi e costumi eccellenti; la sceneggiatura è ricca di divertenti giochi linguistici, ma nella versione doppiata possono essere solo parzialmente apprezzati, tuttavia risente di una trama un po’ debole, non sé non particolarmente avvincente.
Testo Breve:

Quest’ultimo episodio della famosa saga può contare ancora una volta sul divertimento che garantisce il personaggio di Johnny Deep sorretto da una trasbordante iniezione di computer grafica. Senza sorprese la trama e i personaggi secondari

Il gioco degli effetti speciali si fa sempre più sofisticato e l’esperienza sempre travolgente, il quinto capitolo della saga dei Pirati dei Caraibi, La vendetta di Salazar, è senza dubbio un film esaltante. I sorprendenti risultati della computer grafica che ci hanno stupito nei precedenti film non mancano, anzi sovrabbondano. Con buona pace della storia però, che ha più che altro il pregio di costituire l’occasione per realizzare scene sbalorditive e dialoghi spassosi ed esplora quel sentimento vivo e forte che lega genitore e figlio.

Questi ultimo film della saga dei  Pirati dei Caraibi, raccontati dai registi Joachim Rønning ed Espen Sandberg, non sembra aggiungere nulla di nuovo o di particolarmente originale a quanto detto nei precedenti episodi. A questo punto della saga l’interesse sembra soprattutto rivolto alla soddisfazione delle aspettative del pubblico che continua a manifestare una grande passione nei confronti del personaggio di Jack e che al tempo stesso è in cerca di imprese spettacolari e stupefacenti. Sebbene dunque la storia in sé non abbia nulla di particolarmente significativo, sequenze mozzafiato e battute di spirito riempiono quasi ogni scena del film e Jack Sparrow, nonostante il suo perenne stato di ebbrezza, non delude.

Jonny Deep resta il pirata intrigante, irriverente e divertente che abbiamo imparato a conoscere. Il suo Jack si conferma icona di stolida furbizia in cui gli opposti convivono: egoista ma generoso, approfittatore ma altruista, sciocco ma sapiente, spregevole ma eccezionale; soprattutto però sempre assolutamente imprevedibile. La quinta edizione dei Pirati dei Caraibi punta tutto su di lui e il personaggio, sorretto da un ingente dispiegamento di mezzi grafici, scenografici, di trucco e costumi e da un esercito di comparse, tutto sommato regge la prova.

Questa volta Jack deve affrontare un nuovo nemico, il capitano Armando Salazar (Javier Bardem), mentre quello antico, Capitan Barbossa (Geoffrey Rush), è alle prese con affetti per lui del tutto nuovi e inusuali. In Pirati dei caraibi – La vendetta di Salzar, tutto parte da interessi personali, speranze e rancori passati mai sopiti che fanno intrecciare tra loro storie e vicende di ciascuno dei personaggi principali. Henry Turner (Brenton Thwaites), figlio di Will Turner (Orlando Bloom), il capitano dell'Olandese Volante, e della bella Elizabeth Swann (Keira Knightley), desidera a tutti i costi liberare il padre da una maledizione. Carina Smyth (Kaya Scodelario), una affascinante e giovane astronoma condannata per stregoneria, spera di riuscire a risolvere un mistero che la accompagna sin da quando suo padre la abbandonò in un orfanotrofio. Armando Salazar, capitano della Silent Mary, è un terrificante fantasma spagnolo con un unico scopo: vendicarsi del suo più grande nemico: Jack Sparrow. Hector Barbossa (Geoffrey Rush), divenuto ormai capitano di una grande flotta che domina i mari dei Caraibi, non vuole altro che salvare e difendere le sue ricchezze e il suo potere dagli attacchi dell’evanescente equipaggio del capitano Salalzar. Ciascuno di loro, per un motivo o per l’altro, ha bisogno di due oggetti magici fondamentali per portare a compimento la propria impresa: il Tridente di Poseidone, perduto negli abissi, e la bussola di Jack Sparrow.

La folle, ambigua e falsa meschinità piratesca di Jack si rivela anche questa volta una facciata dietro la quale si nasconde l’antieroe che intuisce le buone intenzioni e riesce farle trionfare su quelle cattive. Tirato da una parte e dall’altra Jack riesce come sempre a mettere insieme gli interessi di tutti per salvarsi la pelle e al tempo stesso aiutare ogni personaggio. Nonostante e attraverso il suo estremo e cinico individualismo in realtà anche gli altri trovano il proprio beneficio.

Il traino della storia di Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salzar è l’amore che lega genitore e figlio, nonostante questo costituisca solo un piccolo spunto per dare l’avvio e non sia del tutto approfondito. La maggior parte dei personaggi infatti non manifesta un bisogno di famiglia veramente forte. La giovane e nuova coppia composta da Henry Turner e Carina Smyth agisce spinta dal desiderio di portare a compimento una missione che riguarda i rispettivi padri. La vera sorpresa però la riserverà il padre di Carina il quale resterà lui stesso stupito e pervaso da un amore profondo e orgoglioso verso la figlia.

Anche questa volta insomma il personaggio di Johnny Depp prevale su tutto, ma semplicemente perché la storia degli altri è in se stessa poco consistente. Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar è indubbiamente un prodotto commerciale assai ben riuscito, intenzionalmente costruito per soddisfare il desiderio degli spettatori di rivedere Jack Sparrow ancora in azione circondato da effetti speciali che sorprendano e garantiscano grandi emozioni.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
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SETTE MINUTI DOPO LA MEZZANOTTE

Inviato da Franco Olearo il Dom, 05/21/2017 - 10:21
 
Titolo Originale: Un monstruo viene a verme
Paese: Spagna, USA
Anno: 2016
Regia: Juan Antonio Bayona
Sceneggiatura: Patrick Ness
Produzione: APACHES ENTERTAINMENT, LA TRINI, RIVER ROAD ENTERTAINMENT, PARTICIPANT MEDIA
Durata: 108
Interpreti: Lewis MacDougall, Sigourney Weaver, Felicity Jones, Toby Kebbell, Liam Neeson

Conor è un ragazzo inglese di 12 anni E’ abituato a cucinare e a fare le pulizie di casa perché la madre, malata di cancro, passa lunghi periodi in completa inattività dopo i trattamenti chemioterapici. Il padre è lontano, vive negli Stati Uniti. Nelle giornate più critiche passa qualche giorno da loro la nonna materna ma Conor non la vede con simpatia, la considera troppo rigida e rifiuta ogni ipotesi di andare a vivere con lei. Il ragazzo non riesce ad avere momenti sereni neanche quando va a scuola. I professori sono gentili con lui conoscendo la sua situazione, ma alcuni suoi compagni lo tormentano con gesti di bullismo. Una notte gli sembra che il grande albero di tasso che si trova sulla collina davanti la sua casa si sia come svegliato e trasformato in un gigante che inizia a parlare con lui. Lo informa che da quella notte in poi, alla mezzanotte e sette minuti precisi, verrà da lui e gli racconterà tre storie. Alla quarta volta sarà il ragazzo stesso a dover raccontare la sua vera storia. La mattina dopo Conor non sa se ha sognato o se l’incontro è avvenuto realmente…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una madre e una nonna, dei bravi insegnanti, sanno stare vicino al ragazzo Conor in una stagione difficile della sua esistenza
Pubblico 
Adolescenti
Il film non è propriamente per tutti ma a partire da ragazzi di almeno 10-12 anni, non facilmente impressionabili. Il tono generale del film è melanconico (una madre, malata di cancro, deperisce progressivamente) e alcune scene potrebbero impressionare
Giudizio Tecnico 
 
Eccezionale la recitazione di Lewis MacDougall, il ragazzo della storia; molto belle le sequenze animate e molto curata la scenografia
Testo Breve:

Un ragazzo è triste perché sua madre è malata di cancro. Un albero prende vita ogni notte per aiutarlo ad affrontare la realtà. Un racconto di formazione molto ben realizzato

Diciamo subito che il film è molto ben fatto. Lewis MacDougall, il ragazzo che recita la parte di Conor è semplicemente strepitoso nel trasmetterci un senso di vulnerabilità, profonda melanconia, come richiesto dal film. Le ambientazioni (la casa di Conor, posta ai piedi di una collina dove c’è solo la chiesa, il cimitero e un grande albero di tasso, o la stradina dove si affaccia la casa della nonna) sono squisitamente inglesi come ce li possiamo immaginare, ma al contempo sembrano uscite da un disegno di qualche libro di favole.

Le sequenze animate presenti nel film, realizzati secondo lo stile di un disegno ad acquerello, sono incantevoli. Solo il ritmo del film è insolito e potrebbe non piacere a tutti. Il racconto avanza non per l’accadimento di eventi, ma per il mutare progressivo delle emozioni che i protagonisti, soprattutto il ragazzo, percepiscono.

In una scena, che è determinante per il racconto, madre e figlia guardano alla televisione la sequenza finale del film King Kong, quando lo scimmione cade dall’Empire State Building, abbattuto dagli aerei. E’ il simbolo, usato nel film, per esprimere la presenza del dolore, anche quello ingiusto, come nel caso della malattia della madre.

Il film è un racconto di formazione per un ragazzo di dodici anni in un contesto difficile: la mamma è malata di cancro, ogni giorno a scuola subisce atti di bullismo. Quando il poderoso albero di tasso, che, in un certo senso, ha fatto parte della sua vita fin da quando era bambino, si è come risvegliato dal suo secolare torpore vegetale ed è venuto da lui per aiutarlo, raccontandogli tre storie, Conor non sa proprio cosa farsene della sua proposta. Le sue esigenze sono più radicali: chiede all’albero di far guarire sua madre, di non esser costretto ad andare ad abitare dalla nonna, di non dover più subire le angherie dei compagni di scuola. Ma l’albero ha un altro obiettivo: insegnargli a guardare in faccia la realtà, a fargli scoprire la verità, anche quella che non osa neanche confessare a se stesso.  I tre racconti, hanno un fondo di crudeltà come spesso succede per le favole. Il primo serve a dimostrare al ragazzo che non bisogna fermarsi alle apparenze e giudicare frettolosamente dove stia il bene e dove il male. Il secondo vuole fargli comprendere l’importanza di vivere una vita in modo coerente con la propria fede che non va mai tradita neanche nelle situazioni più difficili. Nel terzo incontro, non molto edificante, il ragazzo viene invitato a reagire con forza e decisione ai soprusi dei suoi compagni di scuola. Alla fine, la prova più ardua: Conor deve guardare dentro se stesso e scoprire cosa realmente attanaglia il suo cuore, oltre alla sofferenza che sente per il destino della madre.

Il regista è molto bravo (aveva esordito con The Orphanage, una sorta di thriller gotico ambientato  in un mondo di bambini) nel non cadere nel didattico in questa sorta di favola educativa con sottofondo di psicoanalisi. I momenti reali e quelli fantastici si alternano in modo naturale e sembrano fondersi progressivamente (in effetti l’albero buono che parla con il ragazzo ha un’origine che non possiamo rivelare). Solo le scene di bullismo a scuola non sembrano avere uno sviluppo coerente: non si comprende perché i compagni si accaniscano tanto contro Conor, se non per il fatto di essere un ragazzo sensibile e taciturno, quindi un diverso.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ASSASSIN’S CREED

Inviato da Franco Olearo il Lun, 01/09/2017 - 21:14
Titolo Originale: Assassin's Creed
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Justin Kurzel
Sceneggiatura: Michael Leslie, Adam Cooper, Bill Collage
Produzione: NEW REGENCY, UBISOFT MOTION PICTURES, DMC FILMS, KENNEDY/MARSHALL COMPANY, IN ASSOCIAZIONE CON RATPAC ENTERTAINMENT, ALPHA PICTURES
Durata: 116
Interpreti: Michael Fassbender, Marion Cottillard, Jeremy Irons, Brendan Gleeson

Callum Lynch è un discendente di Aguilar de Nerha, un membro della Confraternita degli Assassini, vissuto ai tempi dell’Inquisizione spagnola. Condannato alla pena capitale, viene salvato dall’esecuzione dalla Fondazione Abstergo, multinazionale dietro cui si cela l’ordine dei Templari, protagonisti da secoli di una guerra segreta contro gli Assassini. Tramite l’Animus, un dispositivo tecnologicamente evolutissimo, Callum è costretto a rivivere i ricordi del suo antenato per scoprire dove gli Assassini hanno nascosto la Mela dell’Eden, un antico manufatto che contiene il codice genetico del libero arbitrio. L’obiettivo? Privare l’umanità della facoltà di scelta, l’unico modo, secondo la Fondazione, per far sparire definitivamente la violenza dalla faccia della terra…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
E’ meglio avere la pace a scapito della libertà o lasciare il libero arbitrio all’uomo, con il rischio di continueguerre? Il film non propone alcuna soluzione ma si diverte a mostrare il conflitto fra le due posizioni
Pubblico 
Maggiorenni
Numerose scene di violenza e di tensione
Giudizio Tecnico 
 
La pellicola ha il merito indubbio di esaltare l’altissimo tasso di spettacolarità del gioco ma, d’altra parte, il plot risulta debole e confuso
Testo Breve:

Tratto da uno dei videogiochi più popolari degli ultimi anni, il film mantiene un alto tasso di spettacolarità ma si perde in due storie parallele che si svolgono nel presente e nel passato

L’attesissima trasposizione cinematografica di uno dei videogiochi più popolari degli ultimi anni è, a parere di chi scrive, un’operazione riuscita solo a metà. La pellicola ha il merito indubbio di esaltare l’altissimo tasso di spettacolarità del gioco ma, d’altra parte, lascia un po’ a desiderare sul piano della storia. La sensazione infatti è quella di avere a che fare con un film che, per ovvie ragioni di struttura, ha due anime distinte che la sceneggiatura non è riuscita a rendere omogenee ed organiche.

Da una parte infatti c’è il filone action, che riverbera principalmente negli inserti ambientati nel passato (Spagna 1492, per la precisione), dove la cavia Callum rivive i ricordi del suo avo Aguilar de Nerha, tra inseguimenti da capogiro, uccisioni e combattimenti all’ultimo sangue, vertiginosi salti nel vuoto e panoramiche aeree mozzafiato; dall’altra invece c’è il risvolto “thriller storiografico” che tra complotti sotterranei e reinterpretazioni (chiamiamole così) storiche, riprende gli elementi del genere narrativo di cui Dan Brown è portabandiera. Ed è in questa dimensione che viene messo in scena il racconto vero e proprio, dove i personaggi si evolvono e ci coinvolgono con le loro sofferenze e le loro scelte, ma gli spazi sono talmente ristretti che anche gli intenti tematici che potevano essere potenzialmente interessanti rimangono frustrati e poco approfonditi.

Nonostante l’esilità del plot comunque non si può dire che a livello di contenuti non sia un progetto ambizioso, anche se le conclusioni tratte lasciano a dir poco perplessi. Gli autori (rimanendo in questo fedeli al videogioco) hanno ripreso il tema della libertà e lo hanno caricato di una posta in gioco altissima e universale che non può lasciare di certo indifferente lo spettatore. Il dilemma morale è portato in scena, nel film, dal secolare conflitto tra due schieramenti sotterranei e contrapposti, quello degli Assassini e quello dei Templari, che con le loro ideologie incarnano aspetti opposti e complementari della tematica affrontata.

I primi infatti usano la violenza per difendere la libertà di pensiero e di scelta contro tutto ciò che potrebbe inibirla o imbrigliarla: quindi la morale, la religione, le leggi. La loro missione (dai risvolti vagamente anarchici) è l’esaltazione dell’individuo con le sue qualità e le sue idee, a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo.

I secondi invece sono un’entità secolare che ha in mano il potere e le sorti del mondo e si propone di abolire la violenza dalla faccia della terra, e con essa quindi ogni guerra, ogni sopruso e ogni abominio, anche a discapito dell’espressione personale di ciascun individuo. Per lo spregiudicato CEO della Abstergo, (Jeremy Irons) e per la figlia idealista (Marion Cotillard) l’unica via percorribile per il raggiungimento di tale obiettivo è la sottrazione del libero arbitrio al genere umano, cosa che permetterebbe di “intorpidire” i popoli per poterli soggiogare e controllare meglio.

È ovvio che di fronte ad uno scenario simile risulta estremamente complicato, e persino alienante, provare ad empatizzare con una delle due parti. La domanda che ci si porta dietro dal primo all’ultimo minuto quindi è: quali sono i buoni e quali i cattivi? Il rischio concreto è quello di terminare la visione del film senza risposte convincenti.

Autore: Gabriele Cheli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MISS PEREGRINE- LA CASA PER RAGAZZI SPECIALI

Inviato da Franco Olearo il Ven, 12/16/2016 - 10:16
Titolo Originale: Miss Peregrine's Home for Peculiar Children
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Tim Burton
Sceneggiatura: Jane Goldman
Produzione: Chernin Entertainment, Tim Burton Productions
Durata: 127
Interpreti: Eva Green, Asa Butterfield, Ella Purnell, Samuel L. Jackson, Finlay MacMillan, Judi Dench, Rupert Everett

Jake è un adolescente americano che si sente molto diverso dai suoi coetanei. È cresciuto ascoltando le storie fantastiche del nonno che narravano di mostri e di bambini dotati di poteri particolari. Quando però l'amato nonno muore in circostanze assai misteriose, Jake scoprirà che i racconti di cui lui ha riempito la sua infanzia non erano pura invenzione fantastica e che la casa per bambini speciali di Miss Peregrine esiste davvero

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un film che punta molto ad incantare lo spettatore con immagini inattese e straordinarie e con scene sorprendenti frutto di una fantasia brillante e creativa, tuttavia trascura quasi del tutto la sfera delle emozioni e delle relazioni che dovrebbero legare i personaggi tra loro
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene ai limiti dell’horror potrebbero turbare i più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Le ambientazioni fondono perfettamente lo stile e il fascino delle fotografie vintage con le consuete suggestioni fiabesche e surreali dei film di Burton; il regista riesce a creare delle sorprendenti scene in CGI (Computer-generated imagery).
Testo Breve:

Tim Burton, conosciuto per i suoi racconti fiabeschi, in bilico fra la vita e la morte, si avventura su un terreno non suo (la trilogia di romanzi di Ransom Riggs) e finisce per realizzare un prodotto commerciale dove è andata perduta la sua vena originale

Onirico, surreale e fiabesco, Tim Burton non si smentisce neanche in Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali, ma questa volta sembra aver perso la sua nota distintiva di straordinaria originalità. L’ultimo prodotto del visionario mondo di questo regista è ispirato al primo volume della trilogia di romanzi di Ransom Riggs.

L’idea di Miss Peregrine, tanto per il libro quanto per il film, nasce dalle impressioni suscitate da quelle foto d'epoca un po' scioccanti che rimandano ad una realtà preternaturale spesso inquietante. Tuttavia il film pare quasi l’imitazione di un genere ormai noto, quello burtoniano, il pretesto per il regista più noir e fanciullesco di Hollywood di sfogare tutta la sua fervida e creativa capacità di immaginazione in favore di un prodotto molto commerciale ma assai debole da un punto di vista narrativo.

In Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali Jake (Asa Butterfiled) è un adolescente un po’ schivo che si sente diverso dai suoi coetanei. La sua vita ordinaria in una noiosa cittadina americana è improvvisamente sconvolta dalla misteriosa morte del nonno a cui lui è molto affezionato. Mettendo insieme i suoi ricordi d’infanzia e grazie ad alcuni indizi lasciatigli dal nonno, Jake compirà un viaggio verso il Regno Unito e attraverso il tempo e scoprirà una realtà diversa popolata da mostri e bambini molto speciali nella casa di Miss Peregrine (Eva Green). Jake conoscerà gli abitanti della casa, i loro poteri speciali e i loro terribili nemici e alla fine scoprirà che solo la sua "peculiarità" può salvare i suoi nuovi amici.

I ragazzi di Miss Peregrine sono speciali perché dotati di caratteristiche fuori dal comune, poteri, in parte anche un po’ impressionanti, che li rendono diversi dagli altri e li escludono dal mondo. Anche Miss Peregrine è dotata di questi poteri grazie ai quali si prende cura dei bambini e li protegge. "Oggi escono continuamente nuovi eroi al cinema -ha chiarito Tim Burton in un incontro con i giornalisti italiani-, ma questi sono fondamentalmente bambini, si comportano come bambini”.

Miss Peregrine era certamente la storia ideale per stimolare l’immaginazione di Burton, sospesa tra il mondo fiabesco dell’infanzia e quello più fantastico, dark e gotico. Eppure, ad eccezione della prima parte in cui il protagonista Jake prende forma e sostanza con chiarezza, nel film manca una vera costruzione emotiva dei personaggi, che nel complesso paiono quasi figure sfumate ed evanescenti a scapito quindi anche della ricostruzione dei legami affettivi, delle relazioni e delle motivazioni che dovrebbero spingerli ad agire nel racconto. Il legame che stringe tra loro i vari personaggi per quanto fondato sul valore dell’amicizia, della lealtà e della reciproca protezione è però dato molto per scontato e poco esplorato. 

Una storia non sempre di facile comprensione anche per quanto riguarda la generazione dei personaggi negativi, che agiscono spinti da un non meglio definito desiderio di accrescere il proprio potere. Il male è costituito semplicemente da mostri orribili e personaggi inquietanti e minacciosi.

Un altro aspetto che lascia perplessi è la condizione dei ragazzi, che, sebbene così diversi, isolati dal mondo e costretti a vivere in un’isola temporale che si ripete uguale a se stessa fin quasi all’infinito, non manifestano quasi mai un giudizio o un sentimento rispetto alla propria condizione. 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DOCTOR STRANGE (Laura Cotta Ramosino)

Inviato da Franco Olearo il Lun, 11/07/2016 - 22:51
Titolo Originale: Doctor Strange
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Scott Derrickson
Sceneggiatura: Jon Spaihts, Scott Derrickson, C. Robert Cargill (dal fumetto di Stan Lee e Steve Ditko)
Produzione: MARVEL STUDIOS
Durata: 115
Interpreti: Benedict Cumberbatch, Tilda Swinton, Rachel McAdams, Chiwetel Ejiofor, Mads Mikkelsen, Benedict Wong

Stephen Strange è un egocentrico quanto geniale neurochirurgo di fama mondiale. Un giorno, però, la sua carriera viene distrutta da un incidente automobilistico che gli pregiudica l’uso delle mani. Dopo aver tentato ogni possibile cura della medicina occidentale, parte per il Tibet alla ricerca di un misterioso luogo chiamato Kamar-Taj, che promette incredibili possibilità di guarigione. Lì però incontra l’Antico, un personaggio dotato di eccezionali poteri che gli apre la mente a una nuova visione del mondo e lo inizia alla magia…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il rischio New Age c’è, ma il film di Derrickson lo scansa abilmente ironizzandoci sopra. Più che il fascino del potere, come per altri cattivi Marvel, qui da combattere c’è il nichilismo materialista, che riduce ogni vita umana a un granello di polvere in un universo privo di senso e di fronte allo scandalo della vita che finisce, confonde l’anelito all’immortalità con la falsa promessa di un’eterna e immobile morte.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di violenza e tensione nei limiti del genere
Giudizio Tecnico 
 
Il film riesce a trovare una sua identità, nel mix tra azione, umorismo e gravitas filosofica, e offre al pubblico un viaggio visivamente spettacolare cui il 3D dà un ulteriore quanto utile “additivo”
Testo Breve:

Un insolito personaggio uscito dal paniere Marvel, questa volta impegnato a combattere in un mondo magico ed extrasensoriale, interpretato da un bravissimo Benedict Cumberbatch

Il Dottor Strange, ex neurochirurgo di fama trasformato in Stregone Supremo che affronta nemici “mistici” attraversando dimensioni a colpi di magia, è un personaggio particolare anche nel colorato universo Marvel e una buona parte del successo di questa nuova pellicola della Casa delle idee è dovuta senz’altro all’azzeccatissimo cast di Benedict Cumberbatch nel ruolo titolare.

Lo Stephen Strange del britannico è un misto di arroganza e fragilità, che ha fatto dell’eccellenza professionale e delle continue vittorie  la misura della propria consistenza, un atteggiamento destinato a infrangersi di fronte all’incidente che gli spezza la carriera.

Materialista fino al midollo, Strange si ritrova costretto a mendicare aiuto alla porta del misterioso Antico (incarnato sul grande schermo dalla britannica Tilda Swinton, un casting che ha fatto gridare alla correzione razzista visto che il personaggio nei fumetti è un anziano orientale), che anziché la guarigione gli offre una porta su mondi sconosciuti dove l’anima può esistere separatamente dal corpo e dove la forza dello spirito può piegare la materia.

Il rischio New Age c’è (il fumetto è datato 1963 e le sue derive psichedeliche anticipano molte di quelle della controcultura americana), ma il film di Derrickson lo scansa abilmente ironizzandoci sopra e anzi gioca con sicura confidenza con i topoi del genere, tra allenamenti che sfidano i pregiudizi di Strange, paradossi temporali, viaggi spettacolari nel multiverso, combattimenti dove per una volta la supremazia fisica è meno importante di quella intellettuale e sfide in cui a volte una caparbia disponibilità alla sconfitta può essere più importante della volontà di vittoria.  Oltre all’Antico della Swinton, l’unica altra figura femminile segna di nota è Christine Palmer, la ex fiamma di Strange che, pur rimanendo fuori dal cuore dell’azione, costituisce pur sempre la sua vera bussola morale.

Se gli antagonisti di Strange non sono poi così indimenticabili (l’entità extradimensionale Dormammu è un cattivo “assoluto” ma poco interessante mentre il Kaecilius di Mads Mikkelsen avrebbe potuto dare qualche emozione in più se adeguatamente sviluppato) gli spunti per qualche riflessione, pure nei limiti di un cinema dichiaratamente mainstream ci sono.

Più che il fascino del potere, come per altri cattivi, qui da combattere c’è il nichilismo materialista, che riduce ogni vita umana a un granello di polvere in un universo privo di senso e di fronte allo scandalo della vita che finisce, confonde l’anelito all’immortalità con la falsa promessa di un’eterna e immobile morte.

Tra richiami non troppo nascosti a Christopher Nolan (Inception per la realtà piegata e deformata dagli stregoni, ma anche Batman Begins nel viaggio tibetano e addirittura Interstellar),  collegamenti con il grande universo Marvel e semine di future avventure,  il film riesce comunque a trovare una sua identità, nel mix tra azione, umorismo e gravitas filosofica, e offre al pubblico un viaggio visivamente spettacolare cui il 3D dà un ulteriore quanto utile “additivo”. 

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DOCTOR STRANGE (Vania Amitrano)

Inviato da Franco Olearo il Ven, 11/04/2016 - 11:09
Titolo Originale: Doctor Strange
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Scott Derrickson
Sceneggiatura: Jon Spaihts, Scott Derrickson, C. Robert Cargill
Produzione: MARVEL STUDIOS
Durata: 115
Interpreti: Benedict Cumberbatch, Tilda Swinton, Chiwetel Ejiofor, Rachel McAdams

La storia è fedelmente ispirata all’originale fumetto della Marvel che narra la nascita dell’eroe mistico Doctor Strange. Un neurochirurgo di fama mondiale, il Doctor Stephen Vincent Strange, è costretto ad abbandonare la propria professione a causa di un terribile incidente d’auto che lesiona in modo irreparabile l’articolazione delle sue mani. Alla ricerca di una cura Doctor Strange giunge in un particolare monastero tibetano dove viene a conoscenza dell’esistenza di una realtà parallela fatta di sconosciuti multiversi

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Doctor Strange coniuga in un’unica storia un po’ di tutto: dalla spiritualità orientale all’action più sorprendente, dalla scienza medica moderna alla filosofia, dalla fede in una realtà trascendente alla magia antica, ma tanta ricchezza spesso finisce per confondere.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Effetti speciali straordinari, colonna sonora travolgente e una coinvolgente e credibile interpretazione da parte del cast artistico. Purtroppo però la sceneggiatura risente di dialoghi a volte un po’ troppo confusi, lunghi e superficiali
Testo Breve:

Questo nuovo personaggio della Marvel si presenta inizialmente come agnostico e materialista ma poi si “converte” a un pasticcio  fatto di magia, spiritualità orientale e new age

Tra caleidoscopici effetti speciali, ipnotici mandala e una coinvolgente colonna sonora il Dottor Strange, personaggio dei fumetti nato negli anni ‘60 dalla creatività di Steve Ditko, fa il suo ingresso nel modo dei cinecomics. È l’eroe mistico che mancava all’appello del Marvel Cinematic Universe e aggiunge quel tocco di spiritualità, magia e trascendenza. Tra fantasy, comics, teorie un po’ new age e arti magiche e attraverso spettacolari effetti visivi nasce così un nuovo eroe mistico.

Benedict Cumberbatch indossa in modo eccellente i panni dell’affascinante Stephen Vincent Strange, neurochirurgo affermato, un po’ arrogante ed egoista. La sua brillante carriera medica viene stroncata da un terribile incidente d’auto in cui Stephen perde la piena funzionalità dell’uso delle mani. Deluso dai risultati della medicina tradizionale, cerca una via di guarigione nei metodi orientali. Dopo aver dilapidato il suo patrimonio alla ricerca di una cura, il Doctor Strange giunge infatti a Kamar-Taj, una comunità- monastero isolata nei pressi dell’Himalaya. Sebbene inizialmente scettico e riluttante, a poco a poco Stephen comincia a lasciarsi addestrare nell'uso delle arti mistiche da Antico, potentissimo maestro mago interpretato da un’androgina Tilda Swinton.

Inizialmente agnostico e materialista convinto il Doctor Strange in questo primo capitolo della saga comincia il suo percorso verso la conoscenza di una nuova, misteriosa e non semplice dimensione che va al di là della realtà da lui conosciuta e in cui la ricerca di senso e il dubbio camminano di pari passo. Doctor Strange è abituato ad esaminare la realtà in modo scientifico: “Non credo nelle favole sui chakra o sull’energia o sul potere della fede” chiarisce al suo arrivo al monastero. Antico e il suo assistente Mordo (Chiwetel Ejiofor) gli mostrano che quella della scienza è solo una delle tante prospettive possibili: “Tu guardi il mondo dal buco della serratura” gli dice il maestro.

Doctor Strange impara così a studiare la realtà e soprattutto il tempo attraverso diverse dimensioni possibili. Il tempo e la dimensione materiale quindi cominciano a scomporsi anche al livello visivo, agli occhi del Doctor Strange: uno sconosciuto mondo immateriale comincia a separarsi dalla realtà contingente e per vederlo lo scienziato deve sforzarsi di applicare le sue grandi conoscenze alla magia.

Doctor Strange è un film che fonda tutta la sua narrazione sull’idea che la realtà possa essere osservata anche con uno sguardo di fede e con un’apertura alla trascendenza, tuttavia si perde e si complica in astruse e confuse spiegazioni fantascientifiche in cui magia, filosofia antica e spiritualità orientale si mischiano. E la trama comincia a dare largo spazio ad inafferrabili dissertazioni sul multiverso e sui concetti di male, di potere e di tempo sullo sfondo di battaglie spettacolari dagli effetti speciali mozzafiato.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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WARCRAFT - L'INIZIO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/01/2016 - 20:51
 
Titolo Originale: Warcraft
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Duncan Jones
Sceneggiatura: Charles Leavitt, Duncan Jones
Produzione: LEGENDARY PICTURES, BLIZZARD ENTERTAINMENT, ATLAS ENTERTAINMENT
Durata: 123
Interpreti: Travis Fimmel, Paula Patton, Ben Foster, Dominic Cooper

Warcraft- L’inizio narra l’origine della guerra tra Orchi e Umani raccontata attraverso il personaggio di Sir Anduin Lothar (Travis Fimmel), comandante militare del regno di Roccavento e fratello della Regina Taria.  

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film propone i valori tipici del genere della saga fantasy, in cui il bene e il male sono in eterna lotta tra loro e nel mezzo stanno i personaggi, eroi epici, che con le loro doti, ma anche con i loro difetti e debolezze, cercano di portare il proprio popolo alla salvezza. L’amicizia, il coraggio, la lealtà e l’onore son in questo film valori forti e fondanti.
Pubblico 
Maggiorenni
Numerose scene di violenza dal forte impatto visivo
Giudizio Tecnico 
 
Warcraft è un film d’azione, epico, fantastico e d’avventura che nasce dal soggetto di un famoso video gioco. Montaggio, fotografia, effetti speciali, musiche, costumi, trucco sono stati realizzati con estrema cura e con grande impiego di mezzi tecnici e informatici che però troppo spesso avvicinano le sequenze del film a quelle di un video gioco.
Testo Breve:

Una saga non ricavata da un libro ma da un videogame di successo, ma, a differenza della saga tolkeniana, la magia ha un peso ancora più rilevante che in un certo senso impoverisce un po’ la storia semplificando in modo eccessivo certi passaggi.

Nel 2006 la Legendary Picture annunciò di aver acquistato i diritti per l’adattamento cinematografico di uno dei video giochi più famosi al mondo, Warcraft: Orcs & Humans, che, nato nel 1993, aveva dato vita alla imponente saga fantasy di successo creata dall'azienda statunitense Blizzard Entertainment. Dal soggetto di Warcraft (l'arte della guerra) sono nati romanzi, fumetti, giochi da tavolo e di carte collezionabili e nel tempo l’idea si è tal punto sviluppata che la realizzazione del film ha richiesto quasi 10 anni di elaborazione.

Alla fine Blizzard Entertainment in accordo con Legendary Pictures e Universal Studios hanno deciso che la storia dell’adattamento cinematografico dell’universo Warcraft dovesse partire proprio dagli inizi per dare vita ad una nuova saga che non somigliasse troppo a quella del Signore degli anelli.

Così Warcraft - L'inizio racconta l’epopea della guerra tra Orchi e Umani nel momento in cui essa ha origine, quando cioè l'orco stregone dalla pelle verde, Gul'dan (Daniel Wu), decide di abbandonare la propria terra, Draenor, ormai morente, e riunisce i vari clan degli orchi in un esercito chiamato Orda per portarli, tramite un portale magico, alla conquista di Azeroth, un nuovo mondo. La magia di Gul'dan, il Vil, però ha bisogno di sacrifici viventi per essere generata; così, per attivare il portale e far entrare tutti i membri dell’Orda nel nuovo mondo, gli Orchi hanno bisogno di catturare più prigionieri possibile per alimentare il Vil. La terribile notizia degli attacchi di queste creature sconosciute ai villaggi umani di Azeroth giunge anche a Sir Anduin Lothar (Travis Fimmel), comandante militare del regno di Roccavento e fratello della Regina Taria, che, con l’aiuto di un giovane mago di nome Khadgar (Ben Schnetzer), persuade Llane Wrynn (Dominic Cooper), re di Roccavento, a consultare in merito al Vil il potente mago e leggendario guardiano del regno, Medivh (Ben Foster).

Di qui si dipana una storia popolata dalle creature tipiche della mitologia nordica; oltre ai maghi e agli orchi infatti ci sono anche i nani e gli elfi, tutto in un ambiente e in un contesto narrativo e valoriale che non può non ricordare quello del Signore degli anelli di Tolkien. La lotta tra bene e male è, come in ogni saga fantasy, al centro della storia, in un mondo in cui vivono forti i sentimenti dell’onore, della lealtà, dell’amicizia e del coraggio. Tuttavia, a differenza della saga tolkeniana, in questa la magia ha un peso ancora più rilevante che in un certo senso impoverisce un po’ la storia semplificando in modo eccessivo certi passaggi. Non è chiaro infatti da dove abbia origine questo Vil, magia negativa che ogni volta che viene impiegata distrugge ciò che ha intorno, in che modo abbia potuto creare una connessione tra i due mondi, quello degli Orchi e quello degli umani, e in che modo sia stata in grado di corrompere anche i portatori della magia buona.

Di fronte alla minaccia del Vil però, tanto gli uomini quanto alcuni Orchi, comprendono l’importanza di stringere alleanze e di sacrificare anche quanto si ha più caro per il bene della collettività. Lo fanno per primi i due generali, sia quello umano, Sir Anduin Lothar, che l’orco Durotan (Toby Kebbel), capo del clan dei Lupi Bianchi dell’Orda.

La storia di Warcraft è interamente girata in live action, ha un ritmo e una grafica accattivanti e gli effetti speciali sono curati nei minimi dettagli. Le scene delle numerose battaglie rapiscono l’attenzione. Tuttavia, a differenza di altri film di genere fantasy, in questo un pubblico non abituato alle sequenze da video gioco rischia di percepire una forte mancanza di realismo.

Warcraft assicura un divertimento notevole soprattutto a coloro che amano il genere fantasy legato ai video giochi e riesce a non scontentare troppo nemmeno i meno appassionati. Tuttavia, per quanto assai semplificata, la storia resta comunque difficile da seguire in ogni sua parte. Le vicende sono così articolate che non consentono un approfondimento sulle figure dei diversi e numerosi personaggi che invece meriterebbero di essere meglio compresi. Dunque eventi e protagonisti finiscono per rientrare in un grosso calderone che, soprattutto nel finale, sembra più che altro voler preparare e anticipare i successivi film della saga.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL CACCIATORE E LA REGINA DI GHIACCIO

Inviato da Franco Olearo il Dom, 04/03/2016 - 07:16
Titolo Originale: The Huntsman: Winter’s War
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Cedric Nicolas-Troyan
Sceneggiatura: Evan Spiliotopulus
Durata: 105
Interpreti: Chris Hemsworth, Charlize Theron, Emily Blunt, Jessica Chastain, Sam Claflin

C’è un’altra storia legata al magico e malvagio specchio della cattiva regina Ravenna ed è la storia della sorella di lei, Freya, resa crudele da un terribile lutto che le ha fatto perdere la fiducia nell’amore e ha scatenato il potere di distruggere con il ghiaccio. Nel suo austero castello nel Nord Freya addestra bambini rapiti per diventare temibili Cacciatori; tra loro ci sono Sara ed Eric (che salverà la vita di Biancaneve). Separati dopo che il loro amore è stato scoperto, i due si ritrovano quando Freya decide di recuperare lo Specchio per conquistare il mondo, ma così facendo “resuscita” Ravenna e i suoi malvagi disegni…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Nello schema classico delle favole, alcuni buoni debbono contrastare i potenti cattivi
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di violenza e tensione, qualche scena sensuale
Giudizio Tecnico 
 
Un filmone pieno di effetti speciali, ma un po’ carente sul piano delle emozioni e tutte le svolte appaiono largamente prevedibili
Testo Breve:

La realizzazione di questo sequel di Biancaneve e il cacciatore sembra più motivato dal desiderio di sfruttare astrattamente un brand e il successo del film Frozen della Disney che da un’autentica urgenza di racconto

Suona sospetta fin dall’introduzione “giustificatoria” l’operazione sequel applicata alla favola di Biancaneve, già di suo rivista e corretta nella versione live action lanciata dalla Disney qualche anno fa (Biancaneve e il cacciatore) . Si punta qui, non a torto, sul personaggio del Cacciatore, che tanto spazio aveva avuto nella reinvenzione del plot del film precedente, rubando la scena sia a Biancaneve che al suo anonimo principe.

Forse un po’ a corto di idee, però, gli sceneggiatori si affidano qui a una complicata premessa di racconto che strizza l’occhio ad un altro successo Disney (Frozen), benché in versione drammatico/adulta, per poi imbastire un racconto che si muove nei binari della più tradizionale quest fantasy (con lo Specchio ovviamente a fare da premio) intrecciato a una storia d’amore (quella tra i due Cacciatori) che non sa mai se prendere la strada della commedia sentimentale leggera (come farebbe intendere il trattamento riservato al personaggio di Chris Hemsworth) e del comico (ed ecco i nani pasticcioni e politicamente scorretti) o quella del dramma (incarnato invece dalla Sara di Jessica Chastain).

Il risultato è un filmone pieno di effetti speciali, ma un po’ carente sul piano delle emozioni. Grazie agli interpreti ci coinvolgiamo comunque un po’ nella tormentata storia d’amore di Eric e Sara, ma tutte le svolte appaiono largamente prevedibili e i temi enunciati con una frequenza che fa sospettare la mancanza di fiducia tenuta della storia.

A mancare è soprattutto la potenza epica che il racconto favolistico potrebbe acquistare sullo schermo, tanto è vero che solo quando ricompare (per poco) l’arcicattiva Ravenna il film riprende un po’ quota, regalando dei momenti di maggiore tensione e coinvolgimento fino all’immancabile happy end.

Il finale lascia aperte le porte ad ulteriori sequel, ma a meno di trovare un’idea veramente forte il rischio è di ripetere operazioni come questa, che sembrano più mosse dal desiderio di sfruttare astrattamente un brand che da un’autentica urgenza di racconto

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GODS OF EGYPT

Inviato da Franco Olearo il Ven, 02/26/2016 - 21:42
Titolo Originale: Gods of Egypt
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Alex Proyas
Sceneggiatura: Matt Sazama e Burck Sharpless
Produzione: THUNDER ROAD PICTURES, MYSTERY CLOCK CINEMA, SUMMIT ENTERTAINMENT
Durata: 127
Interpreti: Nikolaj Coster-Waldau, Gerard Butler, Brenton Thwaites, Goffrey Rush, Elodie Young, Rufus Sewell

In un’epoca antica, in cui gli dei vivono sulla terra governando gli uomini (da cui si distinguono per la maggiore statura e gli straordinari poteri, oltre che per la longevità), dopo il pacifico regno di Osiride, in Egitto sta per essere incoronato suo successore il valente Horus, signore dell’aria. Seth, però, signore del deserto, ha altri piani e, dopo aver assassinato il fratello Osiride, priva Horus dei suoi occhi e dei suoi poteri e stabilisce sul paese un governo crudele. Sarà Beck, un giovane ladro spinto dall’amore per la dolce Zaya, a sconvolgere i terribili piani di Seth e ad aiutare Horus a riprendere il suo posto salvando il mondo dalla distruzione.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Uno spunto sull’amore come sacrificio dà un minimo di consistenza ai personaggi e alle loro avventure
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di violenza e sensuali.
Giudizio Tecnico 
 
Un’operazione che prende senza vergogna la strada del fumettone avventuroso per conquistare un pubblico di adolescenti e giovani maschi che apprezzeranno combattimenti e ricostruzioni in CGI.
Testo Breve:

Un tempo uomini e dei coabitavano la nostra terra e i conflitti erano terribili. Un film di intrattenimento leggero e ad alto budget

Più che Gods of Egypt verrebbe da dire Gods of Hollywood; il film di Alex Proyas, già ampiamente criticato per il cast fin troppo “bianco”, riserva un trattamento choc alla descrizione e alla gestione del pantheon delle divinità egiziane a uso e consumo di una narrazione action che si giova di spettacolari scene di battaglia e di sequenze di fuga che sembrano uscire direttamente da un videogioco.

Le trasformazioni da esseri umani (per quanto extralarge) a guerrieri corazzati con testa di animale (secondo l’iconografia delle divinità egiziane) sembra mutuare più l’immaginario degli spettatori del cartone animato giapponese dei Cavalieri dello Zodiaco o quello degli dei nordici in versione Marvel di Thor piuttosto che omaggiare il passato, così come le avventure dei protagonisti si muovono più tra trappole stile La Mummia che nel senso di un classico “viaggio dell’eroe”.

Una prima parte sovraccarica (e non a caso accompagnata da un’invadente voce fuori campo che cerca di compensare alcune forzature di racconto) conduce lo spettatore in una vicenda che grazie anche a robuste iniezioni di buddy comedy (con la coppia improbabile di un ladro che non crede negli dei e di un dio, Horus, che pensa solo alla vendetta e non alle sue responsabilità) a poco a poco riesce a coinvolgere e a far dimenticare le numerose incongruenze.

Il cast di star (a partire da Gerard Butler, che poco o nulla ha di egiziano, ma che per contro ha un curriculum notevole in fatto di action, in costume e non, da 300 al più recente Attacco al potere), per quanto improbabile in terra di Piramidi, finisce in fondo per dare coerenza a un’operazione che prende senza vergogna la strada del fumettone avventuroso per conquistare un pubblico di adolescenti e giovani maschi che apprezzeranno combattimenti e ricostruzioni in CGI.

Qua e là emerge anche qualche tema interessante (il confronto tra Beck, che ha ben poca fiducia negli dei, e la sua fidanzata Zaya, che invece ha una forma di fede; l’idea di un dio supremo, Ra, con un progetto “buono” per ognuno dei suoi figli; lo spunto sull’amore come sacrificio…) che benché risulti ovviamente spurio rispetto alla cultura a cui fa a parole riferimento (le divinità egiziane nulla avevano della misericordia e provvidenza del Dio cristiano), dà un minimo di consistenza ai personaggi e alle loro avventure.

Si tratta dunque di un intrattenimento leggero e ad alto budget che potrà essere goduto nella misura in cui non si cerchi di dargli una profondità che i suoi autori sono i primi ad aver voluto evitare.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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