Fantascienza

AVENGERS INFINITY WAR

Inviato da Franco Olearo il Ven, 04/27/2018 - 13:36
 
Titolo Originale: Avengers Infinity War
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Anthony Russo, Joe Russo
Sceneggiatura: Christopher Markus, Stephen McFeely
Produzione: MARVEL STUDIOS
Durata: 149
Interpreti: Robert Downey Jr, Benedict Cumberbatch, Chris Hemsworth, Chris Evans, Josh Brolin, Scarlett Johansson, Chris Pratt, Tom Holland, Zoe Saldana, Mark Ruffalo, Tom Hiddleston, Paul Bettany, Elizabeth Olsen, Chadwick Boseman, Sebastian Stan

La terra è sotto l’attacco del titano Thanos, che vuole impossessarsi di tutte le gemme dell’infinito per spazzare via metà della popolazione dell’universo. Per combatterlo, dalle lande del Wakanda agli estremi dello spazio, si uniscono i “vecchi” Avengers, i Guardiani della Galassia e anche alcune nuove conoscenze. Ma la lotta sembra impari…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Non tutti gli Avengers sono degli eroi puri ma tutti combattono contro il potente cattivo
Pubblico 
Pre-adolescenti
qualche scena di tensione.
Giudizio Artistico 
 
Anche se c’è il rischio di perdersi nella conta dei supereroi e qualche volta la battuta arguta a tutti i costi rovina un po’ l’effetto dei momenti più drammatici e finanche tragici, l’ultimo Avengers mantiene la promessa di un grande intrattenimento spettacolare
Testo Breve:

La terra è sotto l’attacco di un titano che vuole spazzare via metà della popolazione. Per combatterlo, si uniscono tutti gli Avengers. Il film riesce nella difficile impresa di non crollare sotto il peso stesso delle sue premesse e fornire un grande spettacolo

Più ambizioso del primo Avengers (che pure all’epoca era sembrato il punto più alto della costruzione di un grandioso universo superomistico disteso su vari anni), Infiniy War  non è semplicemente un’enciclopedia dei supereroi, anche  se l’elenco pur parziale del cast dà un’idea di cosa deve essere stata la realizzazione di questa pellicola che è solo la prima metà di un dittico.

L’ultima fatica dei fratelli Russo (che di guerre tra esseri superiori si erano già validamente occupati in Captain America Civil War) riesce nella difficile impresa di non crollare sotto il peso stesso delle sue premesse, anche se accusa un po’ di fatica soprattutto nella prima parte dove gli autori schierano le loro carte e “squadre” nei più disparati punti dell’universo, ma lo spettatore fatica un po’ a richiamare alla mente i sospesi dei vari eroi.

Senza addentrarsi troppo nella trama (il rischio spoiler è altissimo, date le attese, non tradite, di morti eccellenti), va detto che il film vanta un cattivo di ottima caratura, che persegue un piano tremendo e razionale, con voluti e inevitabili echi politici (la sovrappopolazione, a cui vuole dare un taglio, insieme casuale e razionale, per garantire il benessere dei sopravvissuti, ha qualcosa dei piani quinquennali sovietici e delle politiche demografiche cinesi come pure di certo moderno ecologismo), ma anche riflessi personali e sentimentali. Un notevole passo avanti rispetto al fastidioso Ultron, ma anche a molti altri villain da cinecomic.

Ciò detto, senza offrire chissà quali mirabolanti sviluppi psicologici ai personaggi (ma il povero Bruce Banner che, traumatizzato dall’incontro con Thanos, non riesce più a evocare Hulk,  è insieme divertente e drammatico),  il film li muove con ammirevole coerenza rispetto ai loro principi di fondo. Su tutti il saggio Dottor Strange, l’unico in grado, per poteri ma anche per forza morale, di affrontare la lotta conoscendone il possibile esito (non a caso possiede la gemma del tempo), Tony Stark che, pur continuando a scherzare, da tempo sente sulle sue spalle il peso del mondo e teme di fare promesse alla donna che ama, e poi Steve Rogers, l’eroe puro, che non è disposto a sacrificare anche una sola vita in nome della salvezza delle  altre (e in questo è il perfetto contraltare di Thanos) E poi Thor, che ha ritrovato il suo spirito guerriero spinto dalla sete di vendetta e di giustizia e Peter Quill, diviso tra la solita guasconeria e un dovere più alto. Tutti si troveranno di fronte scelte e sacrifici che non potevano aspettarsi, fino ad una conclusione che per i canoni della Marvel è poco definire audace ma che, ovviamente, va vista nella prospettiva rassicurante di una seconda parte.

Anche se c’è il rischio di perdersi nella conta dei supereroi  e qualche volta la battuta arguta a tutti i costi rovina un po’ l’effetto dei momenti più drammatici e finanche tragici, l’ultimo Avengers mantiene la promessa di un grande intrattenimento spettacolare, senza insultare l’intelligenza dei suoi spettatori, e riuscendo, cosa non ovvia in un racconto ormai quasi “formulare”, a regalare loro sorprese anche amare.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LOST IN SPACE (2018)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 04/25/2018 - 13:28
 
Titolo Originale: LOST IN SPACE
Paese: USA
Anno: 2018
Sceneggiatura: Matt Sazama e Burk Sharpless
Produzione: Legendary Television, distribuito da Netflix
Durata: 10 puntate di 60 minuti
Interpreti: Toby Stephens, Molly Parker, Maxwell Jenkins, Taylor Russell, Mina Sundwall, Parker Posey

La Famiglia Robinson (il padre John, la madre Maureen, il piccolo Will e le sue due sorelle: Penny e Judy, quest’ultima nata da una precedente relazione della madre), dopo un duro addestramento, è stata selezionata per andare a popolare un Pianeta del sistema stellare Alfa Centauro. Un attacco subìto durante la navigazione costringe la famiglia a rifugiarsi in una delle navicelle di salvataggio con la quale raggiungono un pianeta sconosciuto. Le difficoltà che i Robinson debbono affrontare sono tante ma i ragazzi sono stati addestrati dalla mamma, un ingegnere particolarmente preparato, a costituire una squadra che si muove all’unisono. Il padre, che si è unito a loro proprio in occasione della partenza dopo esser stato a lungo lontano in missione, cerca di riacquistare la fiducia dei suoi figli...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una famiglia semi-unita, o meglio in via di riunificazione, trova la solidarietà giusta per affrontare pericoli di classe “spaziale”
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene che possono indurre spavento non sono adatte ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il film svolge bene la sua funzione di intrattenimento ma i rapporti fra i componenti della famiglia sarebbero stati più coinvolgenti se si fosse meglio approfondita la psicologia dei personaggi
Testo Breve:

Un’intera famiglia atterra su un pianeta sconosciuto. Remake di un famoso serial TV degli anni ’60, mostra come anche una famiglia moderna, molto meno solida di quella di cinquant’anni fa,  riesce a coalizzarsi contro le insidie  di minacce sempre nuove

Questo serial TV in 10 puntate, che viene trasmesso dalla piattaforma Netflix, ha il chiaro obiettivo di estendere l’offerta destinata alle famiglie e il timbro “T” (per tutti) viene posta in evidenza a ogni inizio di puntata. Per rivolgersi alle famiglie si è recuperato l’omonimo Lost in Space andato in onda dal 1965 al 1968 sulla rete CBS in tre stagioni ed ebbe un notevole successo. Il film omonimo invece, apparso nelle sale nel 1998, ha lasciato ben poca traccia di se’ e ora è disponibile anche su Youtube.

E’ proprio questa rinascita della famiglia Robinson a più di cinquant’anni di distanza che stimola la nostra curiosità per vedere come sono modificati i parametri dell’avventura ma anche come viene concepito un serial destinato alla famiglia allora e ora, visibile quindi anche dai ragazzi più piccoli.

Rivedere oggi Lost in Space n.1 non fa che generare molta tenerezza. Tutte le riprese erano realizzate negli studi a causa delle ingombranti camere televisive del tempo, assetate di luce; i trucchi erano elementari e terribilmente buffo era anche il robot, che non faceva mistero di essere un involucro dentro cui si celava un uomo.  Le tute spaziali sono dei graziosi vestiti luccicanti e gli interni delle astronavi sono realizzate con molta fantasia, perché le prime navicelle spaziali sarebbero allunate solo nel 1969.  Parlare di telefilm per la famiglia, distinto da qualcos’altro, aveva allora, nel 1965, poco senso, per il semplice fatto che a quei tempi tutta la famiglia si sedeva davanti alla televisione dopo cena e tutti programmi erano ritagliati per loro. La famiglia Robinson è sempre unita e l’esplorazione nello spazio non impediva al padre, di fare il giro delle cabine dei suoi figli per augurare loro la buonanotte, invitando il piccolo Will a metter da parte il suo giocattolo.

La famiglia Robinson del 2018 è decisamente allineata ai tempi e quindi disfunzionale. I genitori che partono sono sull’orlo del divorzio. Nelle prime puntate si contendono il diritto di dire ai figli cosa debbono fare. Se il cattivo di quel tempo era più divertente che malvagio, qui ci troviamo di fronte alla dottoressa Smith che uccide con molta disinvoltura. Anche i pericoli che, soprattutto le ragazze debbono affrontare, sono particolarmente angoscianti e il serial finisce per non risultare adatto ai più piccoli.

Questa versione del 2018 tiene naturalmente conto dei nuovi rapporti che si sono instaurati fra uomo e donna e se per la versione del ‘65, potevamo assistere a scene dove le donne portavano cortesemente una tazza di caffè agli uomini impegnati davanti a un monitor, ora è la mamma Maureen il vero cervello dell’operazione, a cui il marito, tutto muscoli e action, mette a disposizione le sue attitudini militari.

Ogni puntata ha la sua dose di imprevisti a cui la famiglia deve far fronte ma il ritmo, tranne poche eccezioni, ha uno strano andamento a singhiozzo: a scene di grande tensione ben distribuite, puntata dopo puntata, si alternano momenti di sereno colloquio fra i personaggi, come se la vita extraterrestre fosse ordinata in tempi di “lavoro”, quando si timbra il cartellino per l’avventura  e in tempi di riposo.

Ovviamente non sveliamo il finale ma il genere stesso di FamilyFiction lascia ben sperare. L’intrattenimento è assicurato e molti sono gli ostacoli da superare ma la sceneggiatura avrebbe potuto fare di più per approfondire i caratteri dei protagonisti perché alcuni a volte rischiano di diventare poco credibili. Se Will nella fiction degli anni ’60, si portava a letto il suo ultimo giocattolo, a quello del 2018 vengono fatte pronunciare frasi del tipo: “Le persone possono sbagliare ma meritano una seconda possibilità”. Si tratta di un bel salto di maturità.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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READY PLAYER ONE

Inviato da Franco Olearo il Sab, 03/31/2018 - 21:20
Titolo Originale: Ready Player One
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Zak Penn, Ernest Cline
Produzione: AMBLIN PRODUCTION, DE LINE PICTURES
Durata: 140
Interpreti: Tye Sheridan, Olivia Cooke, Ben Mendelsohn

Nel 2045 a Columbus, nello stato dell’Ohio. L’umanità vive di stenti in un mondo inquinato e afflitto da una pesante crisi economica e si rifugia nella realtà virtuale di Oasis, un gigantesco game creato dal geniale James Halliday, dove ognuno si presenta sotto la falsa identità di un avatar. Alla sua morte, Halliday ha invitato tutti a cercare la Easter Egg che ha nascosto nel suo universo: chi saprà trovarla avrà le chiavi di accesso al gioco e ne diventerà il legittimo proprietario. Fra i tanti, raccolgono la sfida il giovane Wade (Parsifal come avatar) e la misteriosa Ar3mis ma sopratutto Nolan Sorrento, capo della società IOI che vuole impossessarsi del business che ruota intorno a Oasis...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Alla fine i buoni vincono contro i cattivi ma Spielberg non fa una critica esplicita della play-dipendenza
Pubblico 
Pre-adolescenti
Scene di violenza nei limiti del genere sci-fi
Giudizio Artistico 
 
Grande perfezione delle immagini e buon ritmo della storia
Testo Breve:

Spielberg si è immerso totalmente nel mondo dei videogiochi, anzi il suo film è tutto un video gioco con il rischio di filtrare, a causa anche dell’elevato citazionismo, il pubblico a cui può interessare.

Se non siete  dei nerd nè dei geek, temo che l’ultimo lavoro di Spieberg non sia  per voi. Il film è zeppo di citazioni a eroi ed eroine dei game più famosi e per la maggior parte del film assistiamo a movimentati combattimenti virtuali tipici di un videogioco di ottima qualità, dove occorre fuggire all’assalto di un  T-Rex, di un  Mechagodzilla a bordo di una DeLorean (quella che compare in Ritorno al futuro) o della rossa moto della mitica Akira.

 Il film è ambientato nel 2045, quindi in un futuro non molto lontano e le attrezzature che impiegano i nerd impegnati nella caccia all’Easter Egg nascosto da Halliday non sono molto più evolute di quanto oggi è già disponibile. Vengono utilzzati dei visori 3d , che già stanno invadendo i nostri principali siti archeologici ma dispongono anche di guanti che simulano le sensazioni tattili (ad es la carezza fatta a una avatar donna) e di una tuta integrale che consente di riprodurre un colpo ricevuto quando si ingaggia una lotta corpo a corpo. A completare la quasi-realtà la tuta può venir agganciata a dei cavi appesi al soffitto dando l'illusione di  librarsi nell’aria.

A cosa serve tutta questa tecnologia? A essere ciò che si vuole nel mondo che si vuole. Ognuno dei protagonisti si crea il suo Avatar  e con esso partecipa ad avventure entusiasmanti oppure frequenta Basement, uno spazio sociale dove si fanno nuove conoscenze.  Si tratta di una passione per il virtuale che non va affatto sottovalutata già oggi: il business dei videogiochi è superiore a quello del cinema, della televisione e della musica messi insieme. Ma perché nel 2045 prospettato da Spielger tutti si rifugiano in un mondo che non c’è?  Una crisi economica e una catastrofe ecologica hanno ridotto i più alla povertà e ora vivono in case-container impilate, una sull’altra, su strutture metalliche. “La realtà serve solo per mangiare e per dormire” ma poi per il resto della giornata, incluso il nostro Wade,  tutti vanno a vivere in Oasis. Un tale contrasto richiama alla mente altri film di fantascienza dove il mondo è sotto un regime totalitario e vengono organizzate competizioni crudeli come diversivo ma alcuni giovani sono pronti a organizzzare una rivolta (stiamo citando la trilogia di Hunger Games) per costruire un mondo migliore. Niente di tutto questo traspare in Ready Player One, anzi uno dei suoi difetti è proprio quello di mostrarci poco o nulla del mondo reale: quartieri squallidi, un cielo sempre grigio mentre l’intervento della Polizia in una delle sequenze finali lascia intendere che il “mondo al di fuori” è ancora ordinato, ma nulla di più. 
Da alcune frasi dette dal protagonista, sembra che il regista voglia “farci la morale” ricordando che la realtà è molto più bella e coinvolgente ma anche questa ipotesi va scartata.  

Il mondo virtuale viene presentato con colori molto più brillanti e sappiamo che il nostro eroe, Wade, ha al massimo l’intenzione di sospendere Oasis per due giorni alla settimana, il martedì e il giovedì: siamo ben lontani da una denuncia radicale.

Forse perché ciò che ci prospetta il regista è molto più grave e definitivo: in un mondo dove non si muore di fame ma dove non ci sono neanche opportunità di crescita, l’”economia reale” si è ormai trasferita in Oasis. I punti acquisiti nel gioco possono esser venduti ad altri e il ricavato può esser convertito in moneta corrente o viceversa questa viene usata per comperare “armi” che consentono di vincere più facilmente.  L’organizzazione IOI specula sugli ingenui proprio concedendo prestiti e quando i giocatori non riescono più a restituirli, diventano degli schiavi condannati ai lavori forzati.

E’ evidente che Spielberg ha voluto divercirci raccontando gli sviluppi di questo grande gioco, citando continuamente la cultura pop degli anni ’80, incluso un lungo omaggio a Shining del suo maestro  Stanley Kubrick e che il film conferma ancora una volta la sua grande professionalità, impegnata a rendere al meglio la tecnica della performance capture. Tuttavia, dopo che si esce dal cinema, dopo aver apprezzato l’impegno di Spielberg come futurologo più che narratore di fantascienza, il film è subito dimenticato, perché sembra che non abbia un'anima.

Spielberg ci ha infiammato tante volte con le sue passioni civili (contro il razzismo, contro l’olocausto, a favore della libertà di stampa)  o ci ha fatto provare il gusto dell’intrattenimento fantastico (E.T., Jurassic Park)  ma questa volta non riesce ad affascinarci con quel mondo colorato che è riuscito a creare, se poi non ci mostra dei protagonisti,  dotati di cuore e passione, che affrontano, anche senza risolverli, i problemi umani e sociali che sono sottesi (era successo qualcosa di simile con A.I. -Intelligenza artificiale).

Avevano detto all’inizio che si tratta di un film che va bene per dei  nerd e proprio di questo si tratta: grande interesse per una brillante soluzione degli enigmi proposti dal gioco, mentre l’intreccio amoroso diventa di secondaria importanza, nè i problemi del mondo reale, per chi sta incollato delle ore alla playstation, suscitano un particolare interesse.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ANNIENTAMENTO

Inviato da Franco Olearo il Dom, 03/18/2018 - 19:42
Titolo Originale: Annihilation
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Alex Garland
Sceneggiatura: Alex Garland
Produzione: DNA Films, Paramount Pictures, Scott Rudin Productions, Skydance Media
Durata: 115 su NEFLIX
Interpreti: Natalie Portman,Jennifer Jason Leigh, Gina Rodriguez

Kane, un militare dei corpi speciali, è partito per una missione segreta ma non è più rientrato. La moglie Lena, che non si è mai rassegnata alla sua perdita, lo vede un giorno ricomparire alla porta di casa. E’ lui ma ricorda poco o nulla e sta male: deve essere ricoverato immediatamente in ospedale. Lena viene informata che tempo prima, nella zona costiera della Florida, un “bagliore” è apparso nel cielo e ha colpito un faro. Da quel momento l’area, ribattezzata Zona X, è risultata come contaminata e nessuna spedizione ha fatto più ritorno, se non il solo Kane. Lena, di mestiere biologa e con 7 anni di servizio militare alle spalle, decide di partire assieme ad altre quattro donne per capire cosa sta succedendo: una psicologa, un fisico, un paramedico e un geologo...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il racconto è gravato da un senso di smarrimento e di pessimismo sui destini dell’esistenza umana
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene raccapriccianti non rendono il film adatto ai più piccoli. USA: restricted ; Netflix Italia: VM14
Giudizio Artistico 
 
Il regista Alex Garland riesce a creare un’atmosfera di mistero e di incertezza, particolarmente riuscita l’interpretazione di Natalie Portman
Testo Breve:

Una biologa cerca di scoprire i misteri di un’area contaminata da dove il marito soldato è tornato. Il film realizzato dallo specialista della fantascienza Alex Garland risulta essere forse troppo celebrale per attirare un vasto pubblico

 

“Questa è una cellula e come tutte le cellule si sviluppa da una già esistente. Per estensione tutte le cellule sono nate da un microrganismo. Un organismo unico, solo, del pianeta terra, forse nell’universo. Circa quattro miliardi di anni fa quell’uno divenne due, due divennero quattro, poi otto, …questa continua suddivisione ha dato vita a quella che è diventata la struttura di ogni microbo, filo d’erba creatura marina o terrestre, di ogni essere umano” In una sequenza all’inizio del film Lena sta insegnando ai suoi allievi che c’è un mistero, quello della vita, in ogni essere vivente che popola la terra e che probabilmente quella cellula primordiale che ha originato il tutto proviene dallo spazio.

Questo invito a concentrarsi sul piccolo per meditare sulla complessità e il mistero dell’universo in cui viviamo è la giusta premessa per introdurci in un film di fantascienza che non vuole limitarsi a sorprenderci e a spaventarci, ma invitarci a riflettere sulle condizioni della nostra esistenza su questo mondo. Si tratta di un obiettivo fin troppo ambizioso e mentre tanti critici lo hanno osannato, i distributori hanno annusato odore di scarso successo; lo hanno definito troppo celebrale e dopo l’uscita nelle sale degli Stati Uniti, Canada e Cina, il film è stato acquistato da Netflix per tutto il resto del mondo.

Il film è tratto dal libro omonimo di Jeff VanderMeer, primo volume della trilogia Southern Reach ed è diretto da Alex Garland che si è fatto conoscere per un altro film di fantascienza: Ex Machina, sull’insolita relazione fra un uomo e una donna robot.

In entrambi i film è facile riconoscere lo stile del regista: i personaggi sono pochi per non disperdere l’attenzione (due uomini e due donne robot nel primo, cinque donne nel secondo), lo sviluppo è lento perché, anche se le sorprese fantascientifiche non mancano, l’autore preferisce registrare le emozioni, le lente prese di coscienza di ciascuno.

Anche la struttura di questo Annientamento risulta alla fine complessa perché si muove su più piani.

C’è la componente del mistero, che si presenta come fredda minaccia aliena, in grado di trasformare dall’interno gli esseri viventi (Alien di Scott?); c’è il cammino nell’ignoto delle cinque esploratrici (Cuore di tenebra di Conrad?), che è visto come riflesso delle loro singole infelicità (sapremo qualcosa in più di loro man mano che si avvicinano al centro della zona X) . Ci sono infine i continui flash back su alcuni momenti intimi vissuti da Kane e Lena. Sono funzionali per affrontare un altro tema, quello dell’identità e della trasformazione. Un dettaglio che ci viene rivelato getta scompiglio nel poco ordine che lo spettatore aveva cercato di comporre. Quando Lena e Kane si incontrano di nuovo, sono veramente loro stessi?  O non sono mai stati veramente loro stessi?

E’ opportuno non dire altro ma per quanto serio sia stato l’impegno di Alex Garland, forse qualche maggiore concessione alla chiarezza e allo spettacolo avrebbe giovato al film.

Il Film è disponibile sulla piattaforma NETFLIX

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ALIEN: COVENANT

Inviato da Franco Olearo il Sab, 05/20/2017 - 14:31
Titolo Originale: Alien: covenant
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura: Dante Harper e John Logan
Produzione: SCOTT FREE PRODUCTIONS, TWENTIETH CENTURY FOX FILM CORPORATION, BRANDYWINE PRODUCTIONS, TSG ENTERTAINMENT
Durata: 121
Interpreti: Michael Fassbender, Katherine Waterston, Billy Crudup, Danny McBride

L’equipaggio dell’astronave Covenant sta solcando lo spazio profondo per raggiungere Origae 6, un lontano pianeta da colonizzare. In stiva ci sono duemila esseri umani ibernati e una miriade di embrioni, che dovranno porre le basi per un nuovo rilancio della specie umana lontano dal nostro mondo. Sette anni – tanti ce ne vogliono per raggiungere la “terra promessa” – sono un periodo lungo, sia pure da trascorrere quasi tutti in sonno criogenico. Nonostante su tale sonno vigilino l’intelligenza artificiale dell’astronave (chiamata “Mother”) e il sussiegoso androide Walter, gli esploratori stellari non muoiono dalla voglia di tornare a dormire nelle capsule, da quando uno di loro vi ha già perso la vita per le conseguenze di un incidente. Il capitano della spedizione, che ha già qualche problema di autostima e autorevolezza, decide allora di ignorare il protocollo e unirsi alla maggioranza della sua squadra, propensa a seguire un segnale radio di chiara matrice umana proveniente da un pianeta molto più vicino. Nonostante il disaccordo del secondo ufficiale, la malinconica vedova Daniels, la Covenant traccia una nuova rotta

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Questo film insinua il dubbio che tutti i discorsi sulla creazione del mondo e il continuo interrogare gli astri e la storia dell’ingegno umano alla ricerca di una scintilla divina, si concludano in un paganeggiante inno al nichilismo, in cui a essere celebrato è proprio il male, capace continuamente di mutare forma, rigenerarsi e trovare sempre nuove strade per “infettare” la realtà
Pubblico 
Maggiorenni
scene di tensione, orrore e splatter, cenni di turpiloquio, una scena sensuale.
Giudizio Artistico 
 
Ridley Scott realizza una macchina spettacolare non priva di efficacia, dove la messa in scena sontuosa, gli ottimi effetti speciali, le scene d’azione e di tensione girate magnificamente garantiscono solidità. Ma la pista narrativa è stata battuta troppo a lungo per non essere ormai largamente prevedibile
Testo Breve:

Ridley Scott, regista del primo Alien, cerca di far rivivere il successo di un tempo e in effetti riesce a realizzare una grandiosa macchina spettacolare ma la sceneggiatura ripete situazioni già viste troppe volte

Alien: Covenant è ambientato dieci anni dopo i fatti di Prometheus (2012), con cui Ridley Scott, regista del primo Alien (1979) aveva deciso di riprendere in mano quell’universo narrativo ed espanderlo – questa è la sensazione – secondo l’andazzo che sta diventando nel mondo dell’intrattenimento hollywoodiano una pratica sempre più consolidata. Ieri, anche nel cinema commerciale, c’erano gli “autori”, ognuno con il suo stile e la propria visione del cinema (così la serie storica di Alien, affidata dopo che a Scott a James Cameron, David Fincher e Jean-Pierre Jeunet, reinterpretava lo stesso soggetto secondo l’approccio di ognuno). Oggi, invece, c’è una mente centrale che sovrintende una catena produttiva percorrente tutti i media ed eccedente i confini del film: per Covenant, per esempio, sono state girate appositamente delle scene che non si trovano nella versione in sala ma facenti parte della campagna virale di marketing che sui social ha avuto la sua cassa di risonanza (così si spiega, per esempio, nel casting di queste scene “extra”, la presenza di una celebrità come James Franco, nonostante nel film faccia poi una comparsata poco più che fugace).

In tutto ciò il film stesso – paradossalmente – perde d’importanza perché può permettersi di non brillare di luce propria. Ridley Scott ci mette tutta la professionalità di cui è capace e Covenant è una macchina spettacolare non priva di efficacia, dove la messa in scena sontuosa, gli ottimi effetti speciali, le scene d’azione e di tensione girate magnificamente garantiscono solidità. Soggetto e sceneggiatura (di Dante Harper, John Logan, Michael Green e Jack Paglen) abbandonano definitivamente gli intrighi economico-militari dei primi episodi della saga (l’idea di usare i mostri come armi biologiche non convenzionali) e si spinge sempre di più, seguendo proprio la scia di Prometheus, sul sentiero filosofico. Se quel film si concludeva con il duo di protagonisti lanciati nello spazio alla ricerca dei creatori del genere umano, Covenant si concentra sulle possibilità stesse – da parte dell’uomo e delle intelligenze artificiali da lui concepite – di intervenire sulla natura per giungere, esperimento dopo esperimento, a risultati sempre più complessi e perfetti, in cui alla fine la natura e la tecnica sempre più “evolute” possono anche fare a meno dell’uomo stesso. Manca, però, totalmente, un autentico alone misterioso e quel rabbrividente senso dell’ignoto che faceva del primo Alien un vero capolavoro. La pista narrativa, poi, è stata battuta troppo a lungo per non essere ormai largamente prevedibile. Il romanzo neo-gotico che ripete i difetti degli horror adolescenziali non funziona più: impossibile credere ancora a personaggi così sciocchi da entrare disarmati nella stanza buia, mettere il naso nell’anfratto sperando di uscirne vivi, appartarsi dicendo “torno subito”, senza pensare alle già logore prese in giro di tutti questi luoghi comuni. Ricercate citazioni pittoriche, cinematografiche, musicali e letterarie, ammannite a profusione, dovrebbero conferire alla pellicola una certa eleganza, così come i dialoghi altisonanti sul senso di grandezza e di caduta di cui l’uomo è capace (che tematicamente fanno pensare, più che ad Alien, all’altro immenso capolavoro di Scott, Blade Runner). Eppure s’insinua il dubbio che tutti i discorsi sulla creazione del mondo e il continuo interrogare gli astri e la storia dell’ingegno umano alla ricerca di una scintilla divina, si concludano in un paganeggiante inno al nichilismo, in cui a essere celebrato è proprio il male, capace continuamente di mutare forma, rigenerarsi e trovare sempre nuove strade per “infettare” la realtà.   

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PASSENGERS (Amitrano)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 12/28/2016 - 12:01
Titolo Originale: Passengers
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Morten Tyldum
Sceneggiatura: Jon Spaihts
Produzione: ORIGINAL FILM, COMPANY FILMS, START MOTION PICTURES
Durata: 116
Interpreti: Jennifer Lawrence, Chris Pratt

A bordo dell’astronave Starship Avalon 5.259 persone sottoposte a sonno criogenico stanno viaggiando verso un nuovo pianeta e una nuova vita, ma un malfunzionamento causa il risveglio di uno dei passeggeri, Jim, 90 anni prima dell'arrivo

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Passengers pone diversi argomenti di particolare interesse, come la riflessione sulla relatività, il senso e l’importanza delle categorie del tempo e dello spazio nell’universo e l’essenziale necessità dell’uomo di coltivare rapporti umani per sopravvivere. Purtroppo però sorvola su tutti per concedere grande spazio agli effetti speciali e alla romantica storia d’amore
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di sesso
Giudizio Artistico 
 
Bellissime ambientazioni e sorprendenti effetti accompagnati da una colonna sonora curata e adatta. Debole il contenuto della sceneggiatura
Testo Breve:

Un film di fantascienza che beneficia di ottimi effetti speciali ma la storia, che si sviluppa all’interno di un’astronave si trasforma in un’opera teatrale che si concentra sulle relazioni sentimentali fra i due protagonisti

 

Passengers era in cantiere dal 2007 da quando lo sceneggiatore Jon Spaihts (Doctor Strange 2016; La mummia 2017) ne aveva scritto il soggetto, ma solo nel momento in cui il regista Morten Tyldum ha accettato la regia è stato possibile realizzare davvero un film che del genere fantascientifico ha solo l’involucro. A dispetto infatti degli forti e significativi elementi futuristici Passengers è in realtà soprattutto un film sentimentale con un pizzico di avventura.

I personaggi che agiscono nel film sono solo tre, di cui uno tra l’altro è anche un robot, il simpatico barman Arthur (Michael Sheen), per una storia che, se non fosse per i sorprendenti effetti speciali, gli scorci mozzafiato sull’universo e i futuristici ambienti dagli spazi ampi, moderni e funzionali, con un po’ di immaginazione potrebbe tranquillamente svolgersi sulla scena di un palcoscenico.

Chris Pratt (I magnifici 7, 2016) è Jim Preston, lui e altre 5259 persone hanno scelto di intraprendere un viaggio nel tempo e nello spazio su un’astronave, la Starship Avalon, per andare a popolare un pianeta lontano dalla Terra centinaia di anni luce. La traversata dell’universo durerà circa 120 anni e per affrontarla i passeggeri dell’Avalon si sottopongono ad un sonno criogenico che dovrebbe farli risvegliare quattro settimane prima del loro arrivo sul pianeta Homestead II. Dopo alcuni anni di viaggio però qualcosa nella capsula di Jim non funziona e questi si risveglia con circa 90 anni di anticipo. In preda ad una disperata solitudine e condannato ad un’esistenza priva di qualunque altro contatto umano al di fuori del barman robot Arthur, Jim si innamora del volto di uno dei passeggeri che ancora dorme quietamente nella sua capsula, la bella -addormaentata- Aurora Lane (Jennifer Lawrence) e decide di risvegliarla. I due protagonisti però si trovano sull’orlo di una catastrofe che riguarda sia la loro relazione d’amore che la salvezza dell’intero equipaggio.

Un plot, quello di Passengers, che consentirebbe tante prospettive di lettura. Al di là dell’occasione di sviluppare straordinari effetti visivi, la storia pone lo spettatore di fronte a diverse questioni filosofiche e morali, che purtroppo però vengono solo sfiorate in favore di un sviluppo romantico che sa di già visto, da Laguna blu fino ad arrivare a Titanic. Il tempo, lo spazio, l’inalienabile bisogno dell’uomo di relazionarsi con l’altro e di coltivare la speranza nel futuro, nonché l’esigenza di fondare ogni rapporto d’amore sulla base della sincerità e della reciproca capacità di donarsi, sono tutti elementi che compaiono nella storia e la rendono interessante fin tanto che qualche effetto speciale non prende il sopravvento.

Passengers finisce col sembrare il rimescolamento di tanti Sci-Fi con altrettanti film di romantiche avventure in cui tutto arriva scontato e previsto. Jim è l’eroe che dopo tanto dolore riesce a compiere l’estremo sacrificio che salva la vita all’intero equipaggio mentre Aurora è la compagna dolce e forte che gli salva la vita due volte.  

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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INDEPENDENCE DAY: RIGENERAZIONE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/08/2016 - 09:25
 
Titolo Originale: Independence Day: Regeneration
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Roland Emmerich
Sceneggiatura: Roland Emmerich, Dean Devlin, Nicolas Wright, James A. Woods, James Vanderbilt
Produzione: TWENTIETH CENTURY FOX FILM CORPORATION
Durata: 159
Interpreti: Liam Hemsworth, Jeff Goldblum, Bill Pullman, Maika Monroe, Travis Tope, Charlotte Gainsbourg

Sono ormai passati venti anni da quel 4 luglio che vide la terra pericolosamente minacciata da un popolo di alieni e quasi miracolosamente salvata dall’ardimento di pochi e dalla guida del presidente Thomas J. Whitmore. Il mondo intero, ora che tutti i popoli si sono uniti sotto un unico presidente, si appresta a celebrare quella vittoria ma la festa viene ben presto interrotta dall’arrivo di una gigantesca nave spaziale che in breve tempo riesce a distruggere tutte le difese terrestri e si appresta a perforare la crosta terrestre per annullarne il campo magnetico e condannare gli umani a una fine certa. Non resta che fare affidamento su coloro che avevano affrontato e risolto la situazione vent’anni prima: lo scienziato David Levinston, l’ex presidente Whitmore e un manipolo di giovani piloti, fra cui Jake Morrison e Dylan Hiller…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Di fronte al pericolo della fine del genere umano, si moltiplicano gli episodi di coraggio e di solidarietà
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Una narrazione semplice, una psicologia elementare dei personaggi ma buon ritmo e grande professionalità nella computer grafica
Testo Breve:

Venti anni dopo gli alieni sono tornati, decisi a distruggere la terra, grazie a una tecnologia superiore. La coesione fra i combattenti e il coraggio individuale saranno la chiave per cercare di vincere di nuovo

I nemici hanno già dato prova della loro potenza distruttiva. Nel centro di difesa spaziale, giovani piloti si affrettano a salire sui loro aerei, pronti a sferrare un contro attacco. Gli operatori di terra, di fronte allo spettacolo di tanti aerei che spiccano il volo, non possono che lanciare grida di gioiosa solidarietà nei confronti di quei coraggiosi combattenti.  Una sequenza di questo tipo (ce n’è più di una nel film) non può che richiamare alla mente i tanti film sulla guerra nel Pacifico realizzati nell’immediato dopoguerra. E’ come se la sequenza degli aerei che uno dopo l’altro, spinti dalle catapulte della portaerei, si librano nel cielo puntando verso un orizzonte ostile, si fosse sedimentata nel subconscio nazionale e costituisca uno dei tasselli dell’orgoglio di un popolo che si mostra compatto di fronte alle avversità e che il regista e sceneggiatore Roland Emmerich ha mostrato più volte di essere molto bravo a riesumare.

Il gusto per le grandiose catastrofi di questo regista di origine tedesca (Independence Day, Godzilla, The day after tomorrow, 2012) sono funzionali alla semplificazione dei conflitti e delle emozioni: si lotta nientemeno che per la pura sopravvivenza e di fronte a questo fondamentale obiettivo tutti gli uomini fanno quadrato, i conflitti interni vengono sopiti o risolti, gli episodi di coraggio e solidarietà si moltiplicano, incluso anche il dare la propria vita per gli altri.

I nemici sono i cattivi da abbattere, le poderose calamità naturali sono da affrontare e superare sotto la ferma guida del Presidente, un tempo solo degli Stati Uniti, ora del mondo intero. Si tratta di un’impostazione che tanti critici hanno giudicato rozza nelle sue drastiche semplificazioni narrative, che mettono al bando ogni complessità del reale e privano i personaggi di qualsiasi profondità psicologica.

Non viene esclusa neanche una certa componente reazionaria, una paura per il “diverso” e lo “sconosciuto”, un mondo complesso dove gli americani sono spontaneamente portati ad assumerne la leadership, per l’azione combinata della superiorità tecnologica e dei valori umani coltivati. 

Eppure il pubblico aveva risposto e continua a rispondere positivamente: 800 milioni di dollari al botteghino per il primo, 383 fino a questo momento per il secondo, con significative performance in Cina (37 milioni).

E’ sempre difficile interpretare correttamente il grande pubblico, ma è probabile che la catastrofe spettacolare non sia solo l’attrattiva principale di questo tipo di film; gioca il suo ruolo anche il desiderio di pensare positivo, di alimentare l’animo con storie di generosità e coraggio.

Alla fine non si deve sottovalutare una certa abilità narrativa nel contrapporre, alle grandiose catastrofi, il dettaglio di un pulmino della scuola carico di bambini che cerca di scappare dal teatro di guerra, l’innamoramento fra un pilota americano e la giovane collega cinese, né un certo tono ironico, come quando, alla fine di una terribile battaglia che vede la morte di un gigantesco mostro alieno, il guidatore dello scuola-bus aziona i tergicristalli per pulire i vetri dal liquido schifosamente melmoso che si è sprigionato dall’alieno. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE LEGEND OF TARZAN

Inviato da Franco Olearo il Mer, 07/13/2016 - 20:16
Titolo Originale: The Legend of Tarzan
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: David Yates
Sceneggiatura: Adam Cozad, Craig Brewer
Produzione: BEAGLEPUG, JERRY WEINTRAUB PRODUCTIONS, RICHE/LUDWIG PRODUCTIONS
Durata: 110
Interpreti: Alexander Skarsgård, Margot Robbie, Samuel L. Jackson

Il conte John Clayton III e sua moglie Jane vivono serenamente nella loro dimora vicino Londra. John viene convocato a Downing Street dal Primo Ministro: il conte è stato invitato dal Re Leopoldo del Belgio a visitare il Congo per testimoniare i progressi realizzati nelle sue iniziative umanitarie. John è in realtà Tarzan, il ragazzo allevato dalle scimmie e poi tornato alla civiltà. John-Tarzan è all’inizio titubante ma poi è la stessa Jane a spingerlo a partire: anche lei è cresciuta in Africa e desidera tanto ritornarvi. La coppia scoprirà presto che l’invito è frutto di un inganno: il capitano Leon Rom, per conto del re del Belgio, sta rendendo i congolesi un popolo di schiavi impiegati nello sfruttamento delle ricchezze del paese (diamanti, avorio, caucciù) e Tarzan è per Leon solo una merce di scambio… 

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film costituisce una chiara condanna verso ogni forma di razzismo ma non riesce a trattenersi dal porre in ridicolo usanze cattoliche (il rosario) e dal lanciare allusioni ai preti pedofili
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune situazioni di violenza e tensione potrebbero impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Ben ricostruiti i paesaggi africani; se la figura di Jane, interpretata da Margot Robbie intraprendente e determinata è ben riuscita, si stenta a ritrovare il combattivo Tarzan nel volto melanconico e mite di Alexander Skarsgård
Testo Breve:

La classica leggenda di Tarzan riproposta alle nuove generazioni con chiari messaggi contro il razzismo ma anche con qualche frecciata contro i cattolici

Questa ultima rivisitazione della leggenda di Tarzan, diretta da David Yates, (già regista di quattro film della serie di Harry Potter) è in parte fedele, ma per fortuna anche in gran parte innovativa rispetto all’arcinota storia del ragazzo allevato dalle scimmie, emblema dell’armonia perduta fra l’uomo e la natura.

Le tristi vicende dei suoi genitori morti entrambi e l’adozione del piccolo da parte della scimmia Kala vengono ricordati in flashback ma nuovo è il punto di partenza: Tarzan è ormai Lord Greystoke, sposato con Jane, poco interessato a tornare in Africa. Nuovo è anche il contesto: quello del bacino del Congo, gestito come una proprietà privata dal re Leopoldo del Belgio, che con l’ausilio di truppe mercenarie schiavizza con metodi violenti le popolazioni native.  All’interno di questo riferimento storico, purtroppo alquanto realistico, viene inserito un personaggio di fantasia, il capitano Leon Rom, un “cattivo allo stato puro”, non a caso interpretato da Christoph Waltz, ormai condannato a vita a parti pseudo-naziste.  Questo contesto, alquanto articolato, garantisce al film una serie continua di sequenze avventurose (supportate da una computer grafica non eccezionale) per il muscoloso uomo-scimmia e la bella Jane ma il puzzle che è stato messo in piedi è alquanto macchinoso e fatica a trovare una sua completa giustificazione.

Il film è indirizzato prevalentemente a un pubblico adolescente che non si pone troppe domande sul contesto storico e fa il tifo perché Tarzan e Jane possano riabbracciarsi. I messaggi che il film vuole trasmettere hanno una chiara finalità educativa: Sono dalla parte dei cattivi tutti gli schiavisti qui impersonati dalle truppe mercenarie del Belgio (una situazione, com’è noto, tristemente simile a quanto è stato storicamente accertato) anche se il film, sensibile al politically correct,  non manca di ricordare che in modo molto simile si sono comportate le truppe degli Stati Uniti  nei confronti dei nativi americani.

Evidente è anche l’importanza del rispetto per la natura e per gli animali selvatici. Se il primo romanzo di Edgar Rice Burroughs del 1912 (Tarzan delle scimmie) stimolava l’interesse del lettore sul misterioso legame che sussisterebbe fra l’uomo e la scimmia, come suggerito dalle allora ancora recenti teorie di  Darwin, il tema che prevale in questo film è la suggestione per un mondo ancora incontaminato dalla bramosia distruttiva dell’uomo, il senso del mistero che scaturisce da una natura che pulsa di una sua vita autonoma e che desidera solo essere lasciata in pace, a somiglianza di quanto ci aveva già espresso il film Avatar.

Bello e solido è anche l’amore coniugale fra Tarzan e Jane, che avrà il giusto coronamento nella nascita di un figlio.

Se il film cerca di indicare ai giovani spettatori ciò che è cattivo e da evitare, in questo caso il razzismo, non riesce a trattenersi, come è già accaduto in altri film anglosassoni destinati ai giovani (basti ricordare l’ultimo Pan) dal ricordare che il male viene dal mondo cattolico: il film non tratta in modo diretto il tema religioso ma il binomio Belgio-cattolico/schiavismo è personificato dal capitano Leon, (il cattivo di turno) che ha sempre tra le mani un rosario (in realtà una subdola arma) e non manca una salace, anche se veloce, battuta sui preti pedofili.

Molto belli i paesaggi ricostruiti in CG della foresta intorno al fiume Congo e simpatica la figura di Jane, coraggiosa e intraprendente, interpretata da una promettente Margot Robbie; si resta invece perplessi di fronte alla figura di Tarzan interpretata da Alexander Skarsgård; il suo volto invincibilmente malinconico e il suo atteggiamento mite che erano perfetti in Quel che sapeva Maisie, qui sembrano mal conciliarsi con il decisionismo pugnace di Tarzan.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TARTARUGHE NINJA - FUORI DALL'OMBRA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/07/2016 - 17:39
 
Titolo Originale: Teenage Mutant Ninja Turtles: Out of the Shadows
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Dave Green
Sceneggiatura: Josh Appelbaum, André Nemec
Produzione: PLATINUM DUNES, GAMA ENTERTAINMENT, MEDNICK PRODUCTION, SMITHROWE ENTERTAINMENT
Durata: 112
Interpreti: Pete Ploszek, Noel Fisher, Jeremy Howard, Alan Ritchson, Danny Woodburn, Megan Fox, Stephen Amell, Will Arnett, William Fichtner, Brian Tee

A un anno dagli eventi del primo episodio, Shredder, riesce ad evadere dalla prigione, mentre le tartarughe continuano a vivere nell’ombra. Shredder riceve da Krang, un alieno signore della guerra, un siero in grado di trasformare gli esseri umani in potenti animali mutanti in cambio della promessa di trovare tre componenti di una macchina che mandò sulla Terra in epoche passate che consente di viaggiare tra più dimensioni. Le quattro tartarughe, Leonardo. Michelangelo, Raffaello e Donatello, divenuti ormai adulti, cercano di contrastare il ritorno del loro nemico, ma lottano contro la necessità di mantenere segreta la loro identità e il desiderio di farsi conoscere dal mondo.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
lla base della storia domina il valore della lealtà verso i propri compagni, amici o fratelli che siano, e l’importanza di accettare la propria natura così com’è. Rimangono forti il senso dell’amicizia e dei legami familiari fondati sul rispetto, la fiducia e il dialogo
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Sorprendenti effetti speciali in digitale dal grande impatto realistico. Una storia troppo complessa ma forte di una sceneggiatura carica di ritmo.
Testo Breve:

Nel sequel di Tartarughe Ninjia, la sceneggiatura mette bene a fuoco la maturazione dei quattro eroi  ma la priorità sta tutta nella costruzione di spettacolari scene d’azione 

Le quattro tartarughe mutanti dai nomi pittoreschi, esperte di arti marziali,  tornano a combattere per salvare il mondo dalla minaccia del loro nemico Shredder, che dopo un anno è riuscito ad evadere di prigione e questa volta ha stretto un patto con una forza aliena. Il signore della guerra alieno Krang fornisce a Shredder un mutageno con cui creare nuove e potenti forze, in cambio gli chiede di trovare tre componenti di una macchina andati disppersi sulla Terra con cui potrà aprire un portale tra le due dimensioni e conquistare e sottomettere a sè la razza umana. Con il siero Shredder trasforma i due criminali, Bebop e Rocksteady, in potenti animali mutanti.

Allo stesso tempo Donatello, Michelangelo, Raffaello e Leonardo stanno crescendo e, come tutti i giovani,  cominciano a porsi quesiti importanti sulla loro natura e sul loro ruolo nel mondo. In questo nuovo episodio le differenze che ci sono tra loro non costituiscono più solo un punto di forza ma al contrario anche un’occasione di scontro e divisione. La vera sfida dei quattro fratelli in questo nuovo episodio infatti sarà anche quella di saper ricostruire la propria unità imparando a rispettare i limiti propri e le differenze gli uni degli altri. Le quattro tartarughe capiranno che la loro forza sta proprio nella capacità di accettare se stessi e i propri fratelli così come sono.
Gli effetti digitali sono spettacolari, notevoli e coinvolgenti. Nel complesso però il film risente di una trama complessa anche se ben sostenuta da un’ottima sceneggiatura. La continua ricerca di scene ad effetto e di sequenze d’azione  adrenaliniche complicano e levano spessore alla storia e il film finisce col sembrare più una sorta di gioco, un prodotto di mercato fatto di plastica.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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X-MEN: APOCALISSE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 05/19/2016 - 17:11
 
Titolo Originale: X-Men: Apocalypse
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Bryan Singer
Sceneggiatura: Simon Kinberg
Produzione: BAD HAT HARRY PRODUCTIONS, KINBERG GENRE, DONNERS' COMPANY
Durata: 140
Interpreti: James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence, Oscar Isaac, Nicholas Hoult

Anni ’80. In un mondo che conosce l’esistenza dei mutanti, ma li tollera a fatica, si risveglia una creatura antica e potentissima, En Sabah Nur, che si ritiene un dio e ha deciso di eliminare il genere umano per ristabilire un regno nuovo con i mutanti più potenti, i suoi quattro cavalieri, tra cui recluta anche Magneto, a cui un nuovo lutto ha tolto ogni speranza nel futuro. Per combattere Apocalisse si alleano il Professor Xavier e Mystica, insieme a una nuova generazione di mutanti.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La dimensione metafisica, del resto, per quanto si resti nell’ambito di un blockbuster, resta un sottotraccia interessante. In particolare è la figura di Magneto, l’ebreo Erik Lensherr, di nuovo provato degli affetti più cari, a incarnare la domanda dell’uomo nei confronti di un Dio che sembra elargirgli un grande potere, ma anche una continua sofferenza
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di tensione e violenza
Giudizio Artistico 
 
Pur non avendo forse la compattezza e l’efficacia di altri della saga, resta un intrattenimento di grande livello, a cui il talento e le intuizioni di Bryan Singer regalano punte di profondità e graditissimi affondi nelle psicologie dei personaggi
Testo Breve:

In un’annata di scontri tra supereroi (Batman v Superman e poi Civil War) non poteva mancare lo scontro tra i mutanti. Un film di puro intrattenimento ma pur sempre di grande livello

In un’annata di scontri tra supereroi (Batman v Superman: Dawnn of Justice e poi Captain America:  Civil War) non poteva mancare lo scontro tra i mutanti, che per altro nella saga cinematografica sono da sempre schierati in fronti contrapposti in base alla loro posizione rispetto all’integrazione e all’interazione con gli umani.

Nella pellicola diretta da Bryan Singer il tema della “differenza evolutiva” (che nel caso dell’antico mutante En Sabah Nur è portata ai limiti estremi della quasi onnipotenza) è amplificato fino ad arrivare alla pretesa di “essere Dio”, un Dio che però ha come unico obiettivo distruggere il mondo che lo ha tradito per rifondarne un altro con l’aiuto dei suoi Quattro Cavalieri, a cui promette una nuova dimensione dei loro poteri e libertà, mentre in realtà ne asservisce la volontà ai suoi scopi di distruzione.

Come spesso accade negli scontri tra mutanti, l’umanità è lasciata a osservare impotente una lotta che la sovrasta, ma proprio per questa ragione acquista più importanza il conflitto tra la visione di Apocalisse, falso dio che si ammanta di riferimenti alle divinità del passato (compreso il biblico Eloim….) e predica la distruzione, e il saggio Xavier, che invita i forti a proteggere i più deboli.

La dimensione metafisica, del resto, per quanto si resti nell’ambito di un blockbuster (e in specifico questo capitolo della saga, fedele alla sua ambientazione anni Ottanta, continuamente richiamata tramite gli schermi televisivi e non solo, abbia un look più fracassone e appariscente), resta un sottotraccia interessante. In particolare è la figura di Magneto, l’ebreo Erik Lensherr, di nuovo provato degli affetti più cari, a incarnare la domanda dell’uomo nei confronti di un Dio che sembra elargirgli un grande potere, ma anche una continua sofferenza…di fronte alla seduzione “demoniaca” di En Sabah Nur, non solo Magneto rischia di cadere nella trappola di lasciarsi andare alla violenza e alla distruzione…

Accanto al grande scontro il film raccoglie le fila delle vicende dei vecchi e nuovi personaggi, dall’eroina solitaria Mystica (capace di diventare leader) al saggio professor Xavier (cui viene però regalato anche un coté più leggero), passando a Quicksilver (già visto in Giorni di un futuro passato e qui finalmente inserito pienamente nel gruppo e protagonista di un paio di sequenze davvero spettacolari) fino ad arrivare i “nuovi X-men”, Jean Grey, Scott Summers, Tempesta e Nightcrowler, a cui una generazione di giovani interpreti regala una convincente incarnazione.

A metà strada tra la cupezza delle pellicole DC Comic e la leggerezza di quelli degli Avengers (che comunque di recente si sono convertiti anche loro a una maggiore ponderosità), l’ultimo film degli X-men, pur non avendo forse la compattezza e l’efficacia di altri della saga, resta un intrattenimento di grande livello, a cui il talento e le intuizioni di Bryan Singer regalano punte di profondità e graditissimi affondi nelle psicologie dei personaggi.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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