Dramma

FRANTZ

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/21/2016 - 15:07
 
Titolo Originale: Frantz
Paese: FRANCIA
Anno: 2016
Regia: François Ozon
Sceneggiatura: Philippe Piazzo - (collaborazione), François Ozon
Produzione: MANDARIN PRODUCTION, X. FILME ET FOZ
Durata: 113
Interpreti: Pierre Niney, Paula Beer, Ernst Stötzner -

La Prima guerra mondiale è appena terminata e Anna, come molti suoi concittadini tedeschi, piange il suo giovane fidanzato Frantz caduto in battaglia per mano dei francesi. Tutti i giorni si reca sulla sua tomba. Durante una delle sue visite al cimitero Anna incontra Adrien, un giovane francese desideroso di rendere omaggio al suo amico tedesco Frantz morto in guerra. Nella piccola comunità in cui vive Anna la presenza di un francese susciterà reazioni contrastanti tra gli abitanti, ma Adrien porta con sé anche un mistero per la famiglia di Frantz.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film Frantz compone la linea di un percorso doloroso e triste ma necessario, soprattutto alla protagonista Anna, per crescere, imparare ad affrontare il dolore e ritrovare il desiderio di vivere anche dopo una grande sofferenza
Pubblico 
Pre-adolescenti
Non ci sono immagini particolarmente problematiche ma il tema e l’andamento narrativo si adattano poco ad un pubblico di bambini
Giudizio Tecnico 
 
Ottime la regia e la fotografia, i passaggi narrativi sono segnati da un sapiente uso del bianco e nero alternato al colore che rappresenta una rinnovata speranza nella vita. Le immagini descrivono bene le varie fasi della narrazione. Pessimo il doppiaggio italiano che rende difficile persino apprezzare l’intensa interpretazione di Anna Beer, che per questo ruolo ha vinto il Premio Marcello Mastroianni alla 73. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Testo Breve:

Subito dopo la Prima guerra Mondiale, in un paese tedesco che ancora piange i suoi figli che non sono più tornati, arriva un giovane francese che ha combattuto sul fronte opposto. Il racconto di un faticoso cammino per superare l’odio e il dolore.

Frantz è il pregevole prodotto di una significativa collaborazione franco-tedesca. Il regista e sceneggiatore francese François Ozon realizza il racconto dell’elaborazione di un lutto immenso, grande quanto l’odio che divise la Francia e la Germania al termine della Prima Guerra Mondiale, nel doloroso momento in cui ciascuna nazione prese consapevolezza di aver mandato i propri figli a morire per una causa ingiusta.

E’ il 1919, la Grande Guerra è appena terminata lasciando dietro di sé solo una scia di devastazione dolore. Il popolo tedesco vede nel popolo francese il capro espiatorio su cui addossare la colpa dell’umiliazione subita e della perdita di tanti suoi figli in battaglia. Come tanti in Germania anche gli Hoffmeister cercano di continuare a vivere nonostante la sofferenza la morte del loro unico figlio Frantz abbia tolto loro ogni speranza. Anna, la giovane fidanzata di Frantz, li sostiene, li consola e condivide con loro il quotidiano dolore. Un giorno però un giovane venuto dalla Francia, Adrien, che dice di essere un vecchio amico di Frantz, entra nelle loro vite e porta un’inaspettata ventata di gioia. Superata l’iniziale diffidenza, Anna e i genitori di Frantz accolgono Adrien nella loro casa come un amico di famiglia, non curanti delle critiche che ricevono dagli altri abitanti del paese. Tuttavia un pesante segreto incombe sul nuovo legame affettivo che si viene a creare nella piccola famiglia. Anna dovrà infatti farsi carico di una nuova dolorosa notizia.

Una storia tutta costruita intorno ad un personaggio che in realtà non compare mai, ma attorno al quale ruotano le vite di tutti gli altri. La figura di Frantz rappresenta in effetti la metafora di legami affettivi e sentimenti molto forti e spesso estremi. L’amore: primo fra tutti quello dei genitori verso il figlio unigenito, la cui scomparsa rappresenta un dolore quasi insostenibile. I genitori di Frantz sopportano con dignità la sofferenza della perdita del figlio contenendo la loro pena profonda in lunghi silenzi e azioni lente e quasi spente. Spente come la luce delle scene girate in bianco e nero, in cui la vita sembra essere diventata un lieve sussurro lontano. Anche Anna vive nell’immobilità di una sofferenza che non trova un senso ragionevole. La fotografia e la regia accompagnano in modo eccellente questi stati d’animo sia nei soggetti, spesso le scene sembrano perfette riproduzioni delle cartoline dei primi del ‘900, sia nell’uso del colore, che compare improvvisamente e quasi inavvertitamente in momenti particolarmente significativi della narrazione.

“Ogni francese per me è l’assassino di mio figlio”; “Anche io ero un soldato e anche io ero un assassino”. Nel loro primo incontro il padre di Frantz e Adrien si scambiano queste poche tesissime battute. Frantz è infatti il racconto di un cammino faticoso e non facile verso la capacità di accettare e superare l’odio e il dolore. Il film ha forse il difetto di essere un po’ lungo e a tratti lento, ma anche questo aspetto fa parte della narrazione, della modalità di un racconto che richiede tempo per essere elaborato e percepito in tutta la sua profondità anche dallo spettatore.

 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

IL CLAN

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/19/2016 - 18:02
Titolo Originale: El Clan
Paese: Argentina, Spagna
Anno: 2015
Regia: Pablo Trapero
Sceneggiatura: Pablo Trapero, Esteban Student, Julián Loyola
Produzione: KRAMER & SIGMAN FILMS, MATANZA CINE, EL DESEO, IN COPRODUZIONE CON TELEFÉ, TELEFONICA STUDIOS
Durata: 108
Interpreti: Guillermo Francella, Peter Lanzani, Lili Popovich

Nell’Argentina dei primi anni Ottanta, appena terminata la guerra delle Falkland, Arquímedes Puccio, un funzionario dei servizi segreti, organizza sequestri di persone facoltose con l’aiuto, tra gli altri complici, del figlio Alejandro, giocatore della nazionale argentina di rugby. I sequestri, perpetrati anche grazie al silenzio della famiglia e dello stesso governo, si concludono sempre con la riscossione del riscatto e l’uccisione dell’ostaggio. Le cose iniziano a cambiare con la fine della dittatura e il ritorno alla repubblica, ma soprattutto nel momento in cui Alejandro, che vuole sposarsi e avere una vita normale, apre gli occhi sull’abisso di violenza e menzogne in cui il padre sta trascinando la famiglia, cominciando a prenderne le distanze…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un figlio, dopo aver accettato tutto, ha un risveglio di coscienza e poco a poco accetta sempre di meno i delitti del padre fino a una ribellione completa. L'autore, attraverso una breve sequenza, non manca di dare una sferzata a chi è cattolico, che considera ipocrita e colluso con il potere
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena esplicita di sesso e alcune scene di violenza
Giudizio Tecnico 
 
Il film ha vinto nel 2015 con il Leone d’argento a Venezia e riesce a rappresentare in modo approfondito lo stato d’animo di un Paese uscito dalla dittatura, attraverso le contraddizioni e le ipocrisie di una famiglia che ne è per certi versi l’emblema
Testo Breve:

Un film crudo (Leone d’argento a Venezia nel 2015) che riesce a evidenziare la fragile facciata di valori e di ideali su cui si reggeva l’Argentina appena uscita dalla dittatura militare

Dopo sette anni della più terribile dittatura nella storia argentina e al termine di una guerra tanto sanguinosa quanto inutile, il Paese, ferito e tradito, è allo sbando. In questo ben preciso contesto storico, da considerare a tutti gli effetti uno dei protagonisti del film, si colloca la vicenda dei Puccio, una famiglia che di normale ha solo l’apparenza.

Il film riesce nel tentativo di raccontare in modo per niente superficiale lo stato d’animo di un Paese, attraverso le contraddizioni e le ipocrisie di una famiglia che ne è per certi versi l’emblema.

Al centro del racconto, infatti, c’è lo stridente contrasto tra la ferocia e la spregiudicatezza dell’attività criminale messa in piedi da Arquímedes per conto del governo, e la facciata di valori e di grandi ideali su cui si regge non solo la famiglia, ma anche la nazione stessa. Orgoglio, voglia di rivalsa, fedeltà, solidarietà tra simili e, soprattutto, senso di appartenenza al “clan”, appunto, di qualsiasi natura esso sia: che sia la famiglia o l’organizzazione criminale, che sia la nazione o la squadra di rugby (sport che racchiude in sé tutti i valori sopra elencati e perfetto, quindi, come metafora del tema).

È una storia che parla di grandi contraddizioni, un aspetto sottolineato egregiamente anche dalla regia (per la quale il film è stato premiato nel 2015 con il Leone d’argento a Venezia) che alle scene dei rapimenti, spesso realizzate con la dinamicità della macchina a mano, alterna sequenze dai ritmi cadenzati, composte da lenti movimenti di macchina o da una serie di quadretti per mezzo dei quali viene raccontata la tranquilla normalità della vita famigliare. Il passaggio spesso brusco tra questi due tipi di scene produce un effetto a dir poco alienante.

Alienata è anche la personalità di Arquímedes, capofamiglia e capobanda, emblematico esponente di una classe dirigente che ha messo in ginocchio il popolo argentino. Così come il governo per cui lavora, anch’egli ha approfittato della fiducia in lui riposta dalle persone di cui avrebbe dovuto prendersi cura: la sua famiglia. L’uomo, possessivo ai limiti del patologico, manipola e soggioga moglie e figli, distribuendo a piacimento menzogne, paure e sensi di colpa, a seconda di quello che più gli è funzionale per la realizzazione dei propri piani criminali e, a livello più profondo, per soddisfare la propria sete di potere e di controllo.

A farne le spese più di tutti, il figlio Alex, la cui unica colpa forse è quella di essere il primogenito. Il ragazzo, infatti, è totalmente succube della figura paterna ed è disposto a credere ad ogni sua parola, pronunciata in nome di un falso bene che esiste solo nella sua mente. Almeno fino al terribile finale dove, quasi inevitabilmente, non c’è redenzione.

Autore: Gabriele Cheli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

TRAFFICANTI

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/19/2016 - 10:52
Titolo Originale: War Dogs
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Todd Phillips
Sceneggiatura: Stephen Chin, Todd Phillips, Jason Smilovic
Produzione: JOINT EFFORT, MARK GORDON COMPANY
Durata: 114
Interpreti: Jonah Hill, Miles Teller, Ana de Armas, Bradley Cooper

David, che vive a Miami, non è ancora riuscito a trovare un lavoro che lo soddisfi. Guadagna qualcosa come massaggiatore terapista a domicilio ma quando decide di investire i suoi risparmi comprando una partita di lenzuola di puro cotone egiziano per venderla ai soggiorni per anziani di Miami, si accorge ben presto che la sua iniziativa è destinata al fallimento. Come se non bastasse, Iz, la ragazza con cui convive, lo informa che stanno aspettando un bambino. A questo punto David incontra Efraim, un suo vecchio compagno di scuola che lo invita a unirsi a lui nella vendita di armi all’Esercito degli Stati Uniti. David accetta con la promessa di favolosi guadagni e in effetti la ditta da loro costituita riscuote in poco tempo un grande successo. Spinti dal desiderio di guadagnare sempre di più, decidono alla fine di imbarcarsi in un affare più grande di loro…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film mostra un atteggiamento ambiguo: costruisce dei personaggi cinici e ambiziosi che di fatto diventano gli eroi del racconto in grado di realizzare, con l’astuzia e l’inganno, favolosi guadagni, fino a quando non vengono smascherati
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio continuo con frequenti riferimenti sessuali, uso di droga
Giudizio Tecnico 
 
Ottima recitazione dei due protagonisti, in particolare di Jonah Hill, la regia di Todd Phillips si concentra più sui fatti che sulle parole con un ritmo serrato
Testo Breve:

Due giovani fanno affari d’oro vendendo, senza esperienza, armi all’Esercito Americano. Una storia vera di facili guadagni sulle sventure della guerra

La storia raccontata in questo film si ispira a fatti realmente accaduti ed è questo il suo vero, indiscusso, interesse. Non sono pochi i film che hanno affrontato il tema del traffico d’armi ma la bravura del regista Todd Philips sta proprio nell’esser riuscito a farci immergere nel mondo di questi commercianti che operano a migliaia di miglia da qualsiasi campo di battaglia, nel metterci alla loro scrivania per consultare la lunga lista di bandi che ogni giorno vengono emessi dall’esercito americano per l’acquisto di armi (siamo ai tempi della guerra in Irak), nel compilare l’offerta e poi click! Spedirla via Internet sperando di vincere. Per trovare le armi da rivendere basta partecipare alle numerose fiere di armi che vengono organizzate negli Stati Uniti, dove si si ritrovano tutti i maggiori fornitori mondiali e quando le quantità diventano troppo importanti, bisogna alzare il livello di rischio, entrare nel sottobosco dei mediatori irregolari che riescono a trovare la merce giusta in magazzini non ufficiali.

Il racconto è ravvivato da sequenze avventurose (la corsa, con un camion carico di armi, attraverso il deserto dell’Irak, che nella realtà non è mai avvenuta) e da spunti romantici (l’amore contrastato fra Daviz e Iz) ma l’interesse del film sta proprio nella descrizione dettagliata di quel meccanismo che prometteva profitti favolosi; nel modo eccessivamente aperto e “democratico” con cui l’Esercito Americano accettava di comperare armi anche da piccoli e  spesso  sconosciuti mediatori, probabilmente per far fare ad altri il lavoro sporco di andare in giro per il mondo a cercare armi o proiettili, di provenienza non ortodossa.

Efraim e David sono molto diversi fra loro: il primo è un cinico dominato da una bramosia di guadagno senza limiti; il secondo è un debole che ha dei buoni principi (sostenuto in questo dalla sua ragazza Iz) ma non sa resistere alla lusinga di facili guadagni.

La descrizione della vita e degli affari dei due protagonisti ricalca, in modo quasi   gemellare, il più famoso The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese (non a caso l’attore Jonah Hill, bravissimo, è presente in entrambi). I loro dialoghi sono intercalati da un turpiloquio continuo e ogni occasione è buona per sniffare un po’ di polvere bianca. Efraim, in particolare, sa mentire con destrezza, spende le serate in locali notturni, si compra le donne per una notte come comprerebbe qualsiasi altro oggetto di lusso e per raggiungere i suoi obiettivi non esita a falsificare documenti e a disattendere i suoi impegni con i fornitori. Appena riesce a metter le mani su un buon affare, cerca subito di tradire i suoi soci per sottrar loro parti del guadagno.

Il film finisce come la vera storia è finita: Efraim e David vengono arrestati dall’FBI e Efraim trascorre quattro anni in prigione. Dovremmo concludere che alla fine si tratta di un film positivo perché i “cattivi” vengono puniti. In realtà ci troviamo di fronte a un altro dei tanti racconti ormai presenti nei serial televisivi (Breaking Bad,,..) o al cinema (The Wolf of Wall Street), su degli  “eroi cattivi”. E’ vero, si tratta di protagonisti che fanno una brutta fine ma intanto abbiamo potuto appassionarci alle loro imprese perché in fondo, ciò che conta, è Instant living: ”è vero, ora sono stato punito- sembrano dirci questi eroi-  ma quanto è stato divertente essersi sentito, sia pur per poco, come il padrone del mondo e ho potuto fare tutto quello che volevo..”.

Questo film, che beneficia di un’ottima recitazione e una regia asciutta ed essenziale, ha il merito di aver denunciato una grossa, dolorosa verità: quando un governo è impegnato a spendere del denaro pubblico per affrontare tragici eventi (una guerra, ma anche un terremoto, una calamità naturale) si alza subito in volo uno stormo di avvoltoi, che non si rattristano molto per i morti che questi eventi portano con sé ma sono solo ansiosi di accaparrarsi una fetta dei tanti soldi che verranno spesi in queste occasioni

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

GOD'S NOT DEAD 2

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/07/2016 - 10:40
 
Titolo Originale: God's not dead 2
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Harold Cronk
Sceneggiatura: Chuck Konzelman, Cary Solomon
Produzione: Elizabeth Hatcher-Travis, Brittany Lefebvre, Michael Scott, David A. R. White, Russell Wolfe, Nathan Wenban
Durata: 120
Interpreti: Melissa Joan Hart, Jesse Metcalfe, David A. R. White, Hayley Orrantia, Sadie Robertson

Grace, insegnante di storia di una high school dell’Arkansas, cristiana devota, cerca di confortare Brooke, una delle sue alunne, per la morte prematura del fratello. Conversando con lei in un bar; le suggerisce di cercare conforto in Gesù e nella lettura della Bibbia. Nei giorni successivi, mentre in aula si discute delle figure del Mahatma Gandhi e Martin Luther King, Brooke chiede alla professoressa se il principio della non violenza di questi due grandi personaggi possa esser messo in connessione con la virtù, espressa da Gesù di porgere l’altra guancia ai nostri persecutori. Grace risponde affermativamente ma viene ben presto convocata dal Consiglio scolastico e invitata dal preside a porgere le sue scuse per aver trasformato la sua lezione di storia in un sermone religioso. Grace non accetta questa interpretazione e non chiede scusa; la disputa verrà risolta nell’aula di un tribunale. Solo il giovane avvocato Tom si offre di difenderla..

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una professoressa, accusata ingiustamente, difende con coraggio la sua fede, anche se rischia di venir espulsa dalla scuola
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Il film risulta meglio costruito del suo precedessore, ma è debole nell’assunto persecutorio che ne dovrebbe motivare lo sviluppo
Testo Breve:

Una professoressa di liceo è accusata di usare le sue ore di lezione di storia per promuovere la fede cristiana. Una chiara denuncia contro un atteggiamento laicista in continua espansione, che però rischia di diventare intollerante nella direzione opposta

Dopo il successo di God’s not dead, ecco arriva il sequel, stesso regista (Harold Cronk) e stessi sceneggiatori (Cary Solomon e Chuck Konzelman) per parlare ancora una volta dei pericoli emergenti intorno alla libertà religiosa negli Stati Uniti, cioè della volontà, in certi contesti universitari o scolastici, di vietare qualsiasi riferimento a tematiche religiose.  Se nel primo film, la disputa si svolgeva fra uno studente di fede cristiana e un professore di filosofia che voleva derubricare dal suo corso tutti I filosofi cristiani perché ”Dio è morto”, ora, in questo sequel, assistiamo al processo intentato  contro una professoressa perché accusata di non avere tenuto separata la storia dalla religione. Il film non è piaciuto a tanti critici americani perché è stato accusato di eccesso di vittimismo: invece di occuparsi di denunziare le vere persecuzioni che i cristiani debbo subire in tante parti del mondo, il film si è preoccupato di imbastire una storia ritenuta pretestuosa, dove è chiaro fin dall’inizio che le accuse alla professoressa cadranno perché infondate. Lo stesso prestigioso servizio di revisione cinematorafica del Consiglio dei Vescovi cattolici statunitensi ha riconosciuto che le premesse su cui si basa lo sviluppo della storia sono poco plausibili.

E’ lecito a questo punto domandarsi se questa pretesa di laicismo emergente abbia un serio fondamento o se sia il frutto di una mania di persecuzione. Se in Europa abbiamo visto tutti, questa estate, la foto di un agente di polizia di una località balneare francese che invitava una signora a togliersi il burkini (gesto per fortuna giudicato illegale dal Consiglio di Stato) e se brucia ancora in Italia l’impossbilità, per Benedetto XVI, il 20 novembre del 2007, di parlare all’università La Sapienza (fondata da papa Bonifacio VIII nel 1303), anche in U.S.A. ci sono stati dei casi oltremodo spiacevoli

Lo stesso film fa un chiaro riferimento a quanto è accaduto di recente a Houston (Texas):  un giudice  ha emesso un mandato di comparizione nei confronti di 5 pastori evangelici di quella città intimando di portare in tribunale i testi dei loro sermoni degli ultimi tre mesi per controllare se si erano espressi contro la legge dello stato che determinava delle aggravanti in caso di atti o parole discriminatorie nei confronti delle comunità LGBT. Anche in questo caso si sono sollevate le proteste delle comunità cristiane e lo stesso sindaco di Houston è dovuto intervenire per calmare gli animi.

Dobbiamo concludere che se è vero che si stanno moltiplicando in USA e in altre parti del mondo i casi di intolleranza religiosa, il film non ha trovato la soluzione giusta per denunciare il problema: nell’ansia di “vincere facile” ha finito per passare dalla parte del torto, sviluppando un certo manicheismo secondo il quale chi ha fede è poco meno di una creatura angelica, mentre chi non crede ha lo sguardo torvo del prosecutor (Ray Wise), impegnato a  dimostrare, anche lui, che “Dio è morto”.

Se questi due film hanno una chiara impronta dettata dalla Chiesa Evangelica, personalmente preferiamo i lavori dei fratelli Alex e  Stephen Kendrick , entrambi pastori della chiesa battista di Sherwood in Albany, Georgia. Fondatori della Sherwood Pictures channo conseguito finora significativi  successi come Flywheel, (2003), Facing the Giants (2006),  Fireproof (2008) e Courageous (2011) a cui va aggiunto October Baby, sul tema dell’aborto.

In questi film i due pastori si concentrano sul tema delle virtù umane, come la comprensione, l’altruismo e il perdono e hanno portato avanti i valori della fede cristiana senza alzare la spada contro qualcuno.

Le parti migliori di questo God’s not dead 2 sono i momenti in cui i protagonisti pregano e il racconto di due conversioni: quella del ragazzo cinese che decide di diventare pastore e di Brooke, che alla morte dell’amato fratello, scopre che era un ragazzo di fede che aveva l’abitudine di meditare con l’aiuto della Bibbia.

Il film è attualmente disponibile in DVD in lingua inglese

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

IO PRIMA DI TE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 08/23/2016 - 15:04
Titolo Originale: Me Before You
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Thea Sharrock
Sceneggiatura: Scott Neustadter, Michael H. Weber
Produzione: Produzione METRO-GOLDWYN-MAYER (MGM), NEW LINE CINEMA
Durata: 110
Interpreti: Emilia Clarke, Sam Claflin, Charles Dance,

In una cittadina inglese vicino al Pembroke Castle, la 26-enne Louisa “Lou” Clark, viene licenziata dalla pasticceria dove lavorava come commessa. La situazione è critica: il padre è disoccupato e lei deve assolutamente trovare un nuovo lavoro. Accetta quindi, anche se non ha alcun precedente in materia, di prendersi cura del trentenne Will,che è rimasto bloccato su una sedia a rotelle dopo esser stato investito da una moto. La famiglia di Will è benestante e il carattere del giovane è alquanto scontroso perché non riesce a rassegnarsi alla rinuncia di quella vita dinamica e sportiva a cui si era abituato. Le attenzioni di Lou finiscono per addolcire il ragazzo ma è grande il dispiacere della ragazza quando scopre che esiste un patto segreto fra Will e suoi genitori: procurarsi la morte in una clinica svizzera entro i prossimi sei mesi…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una visione edonistica e materialista della vita giustifica, secondo il film, l’opportunità di por fine alla propria esistenza da parte di chi è disabile
Pubblico 
Sconsigliato
Il film misconosce il valore di una persona in condizioni di disabilità
Giudizio Tecnico 
 
Emilia Clarke (già conosciuta come la regina Daenerys di Il Trono di Spade) è brava nel recitare la parte della ragazza semplice e spontanea; per il resto, lo sviluppo del racconto si limita a ostentare bellezza e ricchezza nello stile Istagram senza sviluppare in profondità il tema della disabilità.
Testo Breve:

La scelta di  por fine alla propria vita  per chi è affetto da disabilità diventa l'inevitabile conseguenza di un approccio alla vita edonistico e materialista 

Questo film è la storia di una conversione. La protagonista Lou, una ragazza semplice e quasi goffa nella sua spontaneità, di modeste origini, educata alla fede, incontra un ragazzo benestante che gli prospetta una visione del mondo edonista e materialista: un mondo basato sul lusso, i bei viaggi esotici, il piacere esistenziale di vivere singoli, incantevoli, momenti. Quando il ragazzo, paraplegico, decide di por fine alla propria vita recandosi a una delle cliniche svizzere della morte, lei cerca all’inizio di mostrarle tutto il suo affetto e la sua dedizione, urlandogli al contempo che la sua terribile decisione è solo frutto di egoismo. Ma poi, “convertita”, finisce per accettare il suo punto di vista e godersi gli effetti “materiali” della sua morte: poter finalmente disporre dei soldi necessari per realizzare le proprie ambizioni e recarsi Parigi, felice di poter comprare in quei negozi di lusso che ormai le sono diventate acessibili e sedersi a un bar vicino al Pont Neuf, per poter organizzare, anche lei, la vita intorno al piacere di singoli, irripetibili momenti.

Sono ormai tanti i fim che hanno affrontato il tema della disabilità per tetraplegia ma è indubbio che Quasi amici ne sia stato l’insuperabile capostipite, che ha anche tracciato l’impostazione narrativa di fondo: un uomo o una donna che hanno assolutamente bisogno di lavorare e accettano, pur non avendo alcuna esperienza, di prendersi cura di un tetraplegico (stranamente, sempre benestante).

In Quasi amici il senegalese Driss si prende cura del miliardario Philippe e lo fa in modo esemplare: lo considera non un malato ma una persona umana con desideri e volontà, con cui chiacchierare, ridere e scherzare.

Su queste colonne abbiamo recensito anche Altruisti si diventa (una esclusività Netflix) dove Ben, uno scrittore che continua ad anellare insuccessi e che deve cercar di superare una profonda crisi familiare, decide di prendersi cura di Trevor, un ragazzo di 18 anni affetto da una grave forma di distrofia muscolare. Alla fine fra i due nascerà un ottimo rapporto e sarà difficile stabilire se la loro amicizia abbia umanamente arricchito, più Trevor o Ben.

Ora, con questo Me before you, lo schema si ripete: Lou è una ragazza che deve assolutamente trovare un lavoro e accetta di accudire Will, il figlio trentenne di una delle famiglie più ricche della città, divenuto tetraplegico dopo esser stato investito da una moto. La sceneggiatura non si è preoccupata tanto di approfondire la psicologia dei due protagonisti, destinati a innamorarsi una dell’altro, ma siamo più dalle parti dell’insipido 50 sfumature di grigiouna ragazza di semplici origini, viene posta di fronte a una ricchezza ostentata (jet privati, soggiorni in alberghi di prima categoria, la munifica accondiscendenza della famiglia di Will che offre al padre di Lou il lavoro di custode di un castello di loro proprietà) che sposta l’asse di interesse del film  dal rapporto malato-badante, a quello del pigmalione Will nei confronti della popolana Lou.

Le conclusioni del film hanno provocato l’indignazione, in Inghilterra e in U.S.A., dei movimenti a favore dei disabili: il fim non si limita a propugnare l’opzione pro-choice sul tema dell’eutanasia, ma di fatto mostra di ritenere di nessun valore una vita vissuta su una sedia a rotelle

Altri film, come il pluripremiato Million Dollar Baby, sono ricorsi, per giustificare il diritto di poter por termine alla propria disabilità, a una visione della vita “pesata a chili”: secondo un colloquio che avviene alla fine del film, la protagonista Maggie, campionessa di pugilato rimasta paralizzata, ha avuto “la sua occasione” e quindi può morire in pace, mentre una donna che ha svolto servizi domestici per tutta la vita, rischia di morire senza che la sua vita abbia “acquistato valore”.

Per fortuna altri flm hanno ben rappresentato il valore assoluto e l’integrità della dignità della persona, indipendentemente dalle infermità che deve sopportare: il già citato Quasi amici ma a anche Lo scafandro e la farfalla dove un uomo, in grado di muovere solamente le palpebre, riesce perfino a scrivere un libro.

Si è determinato in questo modo, fra queste due categorie di film, una drammatica contrapposizione fra il “vivere per consumare” e il “vivere per progettare”.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

IL PIANO DI MAGGIE - A COSA SERVONO GLI UOMINI

Inviato da Franco Olearo il Dom, 07/03/2016 - 23:03
Titolo Originale: Maggie's Plan
Paese: usa
Anno: 2015
Regia: Rebecca Miller
Sceneggiatura: Rebecca Miller
Produzione: ROUND FILMS, RACHAEL HOROVITZ FREEDOM MEDIA, IN ASSOCIAZIONE CON LOCOMOTIVE, HYPERION MEDIA, FRANKLIN STREET CAPITAL
Durata: 98
Interpreti: Greta Gerwig,Julianne Moore, Ethan Hawke

Maggie vive a New York e lavora alla New School, con il compito di trovare uno sbocco commerciale per i progetti più brillanti degli studenti dell’istituto. La ragazza si sente sola: le sue relazioni amorose sono durate sempre  pochi mesi e così prende la decisione di diventare mamma tramite un’inseminazione artificiale, chiedendo a un suo brillante ex compagno di università, il seme necessario. Anche il professor John, un antropologo, insegna alla New School: i due finiscono per conoscersi e frequentarsi. John è scontento per molti motivi: è trascurato dalla moglie Georgette, una professoressa della Columbia University, molto presa dal suo lavoro e si sente frustrato per non riuscire a portare a compimento il suo libro. Solo Maggie lo comprende e lo incoraggia: i due finiscono per mettersi insieme ed un anno dopo nasce una bambina. Ben presto il loro rapporto si incrina: John è tutto preso dal suo libro e lascia Maggie sola a badare alla loro bambina (spesso anche a occuparsi dei due figli avuti dalla precedente relazione). Maggie finisce per conoscere Georgette: trova la donna molto intelligente e inizia a pensare di aver fatto male ad allontanare John da sua moglie...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una donna cerca di diventare mamma senza l’ausilio di un uomo grazie all’inseminazione artificiale. Un uomo abbandona la moglie e due figli salvo poi pentirsi
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune tematiche familiari disordinate
Giudizio Tecnico 
 
Buona resa dei personaggi e delle loro trasformazioni grazie a un’ottima sceneggiatura e a valide interpretazioni
Testo Breve:

Maggie acconsente a unirsi a John, anche se è sposato con due figli. Una storia ben raccontata di uomini e donne che non sanno riflettere per comprendere quali sono i loro  i loro veri sentimenti 

Diciamo subito che la sceneggiatura è ottima. La regista e sceneggiatrice è Rebecca Miller, figlia del celebre drammaturgo. Si vede che buon sangue non mente.   I tre protagonisti, con le loro trasformazioni, le loro incertezze, sono ben tratteggiati (e anche ben interpretati da attori del calibro di Julianne Moore, Ethan Hawke e l’emergente Greta Gerwig); la storia è   ben ritmata: la Miller sa bene quando è il momento giusto per dare un risvolto al racconto e gestisce con parsimonia i vari accadimenti, senza porvi troppa enfasi.

Quando si parla di New York e di ambienti intellettuali (tutti e  tre i protagonisti hanno un incarico all’università) viene subito in mente Woody Allen. Il riferimento è giustificato e anche se la Miller mostra un’ironia più “fredda” di Woody, i personaggi hanno lo stesso atteggiamento di compiaciuto narcisismo, molto impegnati a prendere sempre sul serio i loro  piccoli o grandi desideri. Ciò che fa la differenza, è l’originalissima figura di Maggie. E’ una Maggie che è sempre pronta a porre le esigenze degli altri prima delle sue,  è riflessiva, si reca ogni tanto a pregare in una chiesa quacchera, manifesta spesso una inaspettata ingenuità,  non è mai passionale.

Questo personaggio, così insolito, induce a riflettere anche noi perché potebbe essere l’archetipo della “brava persona” in una nuova realtà (solo americana?) dove i parametri etici si sono sostanzialmente modificati.

Maggie, ama i bambini, vuole essere mamma, ma non c’è più una correlazione stretta fra questo desiderio e la necessità di trovare un uomo con cui unirsi per fare una famiglia. L’ipotesi non è scartata ma ora è solo una delle opzioni possibili.  Anche quando John dichiara di amarla e lei ricambiandolo, decide di vivere con lui, non si crea nessun complesso di colpa nei confronti di Georgette e suoi due figli: la giusta priorita è ora quella di fare in modo che ognuno possa raggiungere felicità dando soddisfazione alle propre passioni.

Infine il “sacrificio” di Maggie. L’altruismo che Maggie manifesta, quasi una “santa della nuova morale”. riconoscendo che John e Georgette si amano ancora, conferma che la priorità assoluta è sempre seguire il sentimento del momento, gestito oltretutto in modo incauto e irriflessivo, visto che nel frattempo sono nati tre figli.

Il film della Miller ha un’altra caratteristica che lo rende molto attuale. Si può iscivere nel filone, in continua espansione, del woman power (Maleficent, Frozen). Sono le due donne, Maggie e Georgette, a tessere le fila della situazione e a decidere cosa fare. John è perennemente indeciso su come comportarsi, anche perché è non riesce ad andare oltre la ricerca del suo interesse personale.

Se prima aveva lasciato Georgette per Maggie perché quest’ultima sembrava più interessata al suo libro, ora trova utile tornare da Georgette perché gli ha dato dei giusti suggerimenti su come completarlo.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

ALTRUISTI SI DIVENTA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 06/27/2016 - 20:51
 
Titolo Originale: The Fundamentals of Caring
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Rob Burnett
Sceneggiatura: Rob Burnett
Produzione: Levantine Films
Durata: 93
Interpreti: Paul Rudd, Craig Roberts, Selena Gomez, Jennifer Ehle

Ben non sta attraversando un buon periodo. I suoi tentativi di farsi conoscere come scrittore sono finora falliti; sua moglie vuole avviare le pratiche di divorzio anche se lui continua a tergiversare. Alla fine decide di voltare pagina; si iscrive a un corso per assistere malati disabili, organizzato da una chiesa locale. Il suo primo incarico è quello di prendersi cura di Trevor, un ragazzo di 18 anni affetto da una grave forma di distrofia muscolare. Trevor vive una vita molto ordinata con la madre (il padre se n’è andato di casa quando lui aveva tre anni) ma Ben vorrebbe farlo uscire dalla cappa protettiva in cui si è rinchiuso. Approfittando del fatto che la mamma si deve assentare per lavoro, ottiene da lei il permesso di partire con Trevor per un viaggio di una settimana con un pulmino appositamente attrezzato per andare in alcuni luoghi turistici che Trevor aveva sempre desiderato vedere….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un uomo in profonda crisi per un dramma familiare decide di ridare un senso alla propria vita dedicandosi al sostegno di persone inferme
Pubblico 
Adolescenti
Un linguaggio spesso sboccato con frequenti allusioni sessuali
Giudizio Tecnico 
 
Bravi i due protagonisti che con un dialogo serrato riescono a esprimere se stessi e ad entrare in sintonia. La sceneggiatura si appoggia troppo facilmente su eventi-pretesto per drammatizzare le problematiche dei personaggi
Testo Breve:

Un uomo cerca di superare un dramma familiare dedicandosi al sostegno di una persona con handicap. Scoprirà l’importanza di aiutare queste persone non solo nel fisico ma anche nell’animo. Un aiuto che riuscirà a ridare un senso alla propria vita.

Questo film, un’esclusiva del portale NETFLIX, affronta il tema della cura delle persone disabili. Dopo l’insuperabile Quasi amici (entouchables-2011)-FilmOro, dopo il francese Un sapore di ruggine e ossa  e in attesa che arrivi in Italia a settembre Io prima di te (Me Before you-2016), un badante al suo primo incarico cerca di capire come deve comportarsi quando ha davanti a se una persona che ragiona perfettamente ma che si trova ingabbiato in un corpo inerte.

E’ lo stesso problema che si trovò ad affrontare Driss, in Quasi amici, assolutamente impreparato di fronte al problema di come prendersi cura di un uomo paraplegico ma la sua soluzione fu semplice e chiara: trattarlo per quello che è: una persona umana con desideri e volontà, con cui chiacchierare, ridere e scherzare.

Per Ben il problema è in un certo senso più complesso: Trevor è un ragazzo di diciotto anni, paraplegico dalla nascita; che conosce ben poco del mondo che vive fuori della sua stanza (va nei giardini pubblici un solo pomeriggio alla settimana, sempre il giovedì) e che ha timore di qualsiasi cosa che gli si presenti come nuova o imprevista. Trevor mette alla prova Ben, provocandolo continuamente o facendo addirittura finta di star male. E’ un modo per proteggere la sua intimità e il suo mondo tranquillo. Ma Trevor ha dei sogni, quelli che sorgono guardando la televisione: vorrebbe visitare la fossa più profonda del mondo, vorrebbe andare a vedere la mucca più grande degli Stati Uniti e non è insensibile al fascino delle ragazze che vede sul piccolo schermo.

E’ il punto di aggancio che trova Ben per costringerlo ad uscire dal suo mondo tranquillo: un viaggio di una settimana su di un camioncino appositamente attrezzato per le sue esigenze, per vedere quello che aveva sempre desiderato. Un viaggio in luoghi e stati diversi che diventa presto un percorso di trasformazione. Alla fine la loro amicizia si consoliderà su di un piano di assoluta parità: se Trevor ha avuto bisogno di Ben, anche Ben ha bisogno di ritrovare la fiducia in se stesso nel verifica che può ancora essere utile al suo prossimo, dopo una sua recente, dolorosa esperienza.

Il film sviluppa bene l’evoluzione dei due personaggi principali, c’è una buona chimica nel loro continuo alternare litigi a momenti di profonda sincerità.

La sceneggiatura sviluppa con convinzione l’iniziativa di Ben: per superare il suo dramma familiare, invece di disperarsi, decide di dedicarsi ad aiutare che sta peggio di lui ma non riesce a evitare una certa ossessione per l’horror vacui: l’autore finisce per caricare il racconto di eventi melodrammatici che dovrebbero servire a motivare la psicologia dei personaggi.

Trevor deve superare il trauma di esser stato abbandonato dal padre appena è risultata manifesta la sua infermità; il figlio di Ben, forse per una distrazione del padre, è morto sotto una macchina; la prova definita di recupero del proprio valore, sarà per Ben, quella di aiutare una donna a partorire in un parcheggio.

Per rendere il racconto interessante anche ai giovani, (durante il viaggio i due uomini raccolgono una giovane autostoppista che cerca la propria indipendenza dal padre) il film non esita ad utilizzare un linguaggio continuamente sboccato, con molte allusioni sessuali.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

MA MA - TUTTO ANDRA' BENE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 06/10/2016 - 12:47
Titolo Originale: Ma Ma
Paese: Francia, Spagna
Anno: 2015
Regia: Julio Medem
Sceneggiatura: Julio Medem
Produzione: MORENA FILMS, MAMA PELÍCULAS AIE, MARE NOSTRUM
Durata: 110
Interpreti: Penelope Cruz, Luis Tosar, Asier Etxeandía

Magda vive da sola con il figlio Dani, di 10 anni: il marito li ha abbandonati. La sua situazione è decisamente difficile: non riesce più a trovare un lavoro come insegnante e le è stato diagnosticato un cancro al seno. La donna non si scoraggia; si sottopone alla chemio terapia con la speranza di una guarigione ed ha anche lo spirito di fare coraggio ad Arturo, un uomo, conosciuto mentre assisteva a una partita di calcio di suo figlio, a cui un incidente stradale ha sottratto la figlia e la moglie. La situazione sembra volgere al sereno, si crea un’intesa fra Magda e Arturo ma poi una brutta notizia si abbatte su Magda…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film propone una ideologia vitalista, dove la donna è una forza in grado da sola di vincere la morte e di dare il senso ultimo della nostra vita
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene post-operatorie potrebbero impressionare i più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Un film sopra le righe, nella recitazione e nella regia; la tesi che il film vuole proporre è sviluppata attraverso una sequenza incredibile di disgrazie.
Testo Breve:

Il film elogia la prerogativa femminile di dare la vita, vista come una forza naturale in grado di sovrastare ogni avversità: retorico e sopra le righe

Penelope Cruz è produttrice, oltre che protagonista di questo film e il regista è un suo amico: ciò spiega molte cose. Spiega la libertà che Penelope si è voluta concedere nell’interpretare la figura di Magda caricando le tinte senza controlli e seguendo una sceneggiatura sfacciatamente a tesi. Sotto questo aspetto Penelope ricorda Will Smith in Sette anime: anche in quel caso l’attore era produttore otre che protagonista e anche in Sette anime l’ideologia da portare avanti era molto precisa (quella di Scientology).

Per sostenerla, anche in quel caso a non si facevano sconti sulle disgrazie: Will Smith riusciva da solo, con un incidente d’auto a uccidere sua moglie e altre sei persone.

 In questo Ma Ma c’è poco da stare allegri: Magda, disoccupata e con un cancro al seno diagnosticato da poco, ha appena incontrato Arturo, un signore, interessato alle doti calcistiche di suo figlio. Mentre stanno parlando, l’uomo riceve una telefonata con la quale viene informato che in un incidente d’auto è morta sua figlia e la moglie è gravissima (morirà poco dopo). Sembra quasi che Magda porti proprio sfortuna. Se la chemio-terapia sembra vincere la battaglia contro il cancro al seno, ciò non è sufficiente: un altro cancro, più insidioso, fa la sua compara…

Questo film è frutto dell’incrocio di due personalità in un momento poco felice: Penelope Cruz che si esibisce senza controlli registici e il regista Julio Medem, barocco, eccessivo, stucchevole.

Non si può dire che sia Penelope a recitare ma piuttosto il suo corpo che esibisce ripetutamente senza timori: giovane e avvenente nel momento del test, per palpazione, al cancro al seno, pallida e senza trucco mentre perde i capelli durante la chemio, in contemplazione davanti a uno specchio dopo l’intervento di mastectomia (si tratta ovviamente di computer grafica ma la scena è ugualmente impressionante) e infine sulla spiaggia in bikini con il suo pancione da ottavo mese di gravidanza.

La sua ideologia è espressa chiaramente in una sequenza finale; lei non crede nell’esistenza di Dio ma crede nella vita; per questo cerca di concludere la sua gravidanza prima che il cancro finisca di compiere la sua opera. La morte si combatte con la vita. Magda è una sorta di ’icona della “santità” muliebre”, colei che è in grado di portare continuamente la vita su questa terra. Con una certa analogia, anche Will Smith in Sette Anime, moriva per donare i suoi organi a sei persone che ne avevano bisogno.

Il regista Medem conferma il suo stile surreale, di una ingenuità quasi infantile. Si canta di frequente in questo film (del tipo “cuore” e “amore”) fra l’annuncio di una tragedia e l’altra.

Non resta che esprimere una nota di comprensione nei confronti di Arturo: questo pover’uomo non fa a tempo a conoscere Magda che riceve la notizia della morte della moglie e della figlia; si avvicina a Magda più che altro per impostare  una forma di consolazione reciproca ma di fronte a questa donna così esuberante e si trova ben presto  a dover gestire, da solo, il precedente figlio di lei e la bambina nata dalla loro relazione.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

L'UOMO CHE VIDE L'INFINITO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/08/2016 - 14:48
 
Titolo Originale: The man who knew infinity
Paese: Regno Unito
Anno: 2015
Regia: Matthew Brown
Sceneggiatura: Matthew Brown
Produzione: Firecracker Entertainment
Durata: 108
Interpreti: Dev Patel, Jeremy Irons, toby Jones, Devika Bhise

E' la storia vera di un matematico indiano dotato di un’intelligenza straordinaria, Srinavasa Ramanujan, e della sua lotta per mostrare al mondo le sue brillanti intuizioni, grazie alle quali oggi è annoverato tra le menti più geniali nella storia di questa disciplina; ma è anche è la storia vera di un’amicizia che ha cambiato per sempre il modo di concepire e applicare gli studi matematici alle altre scienze.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Ramanujan è un uomo profondamente religioso e incredibilmente geniale, che riesce a percepire il mondo sotto forma di intuizioni divine comprensibili grazie a schemi matematici. In lui scienza e fede si conciliano in modo quasi perfetto. Ma è anche un uomo sensibile alle relazioni umane, rispettoso delle proprie origini e tradizioni e molto attaccato ai propri affetti, nonostante sia dolorosamente costretto a privarsene e sacrificarli per amore dello studio della matematica. Da lui lo scettico professor Hardy impara molto più che delle teorie matematiche prima di allora impensabili.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Mattew Brown ha trovato un modo molto poetico per raccontare una teoria matematica e la storia della mente che la partorì. La sceneggiatura è sicuramente il punto di forza di questo film in realtà molto semplice e interamente girato all’interno degli ambienti del Trinity College di Cambridge
Testo Breve:

La storia vera di un giovane, geniale matematico indiano che riusciva a cogliere nelle formule matematiche l’armonia impressa nella natura da un Dio creatore. Un film interessante per tutti.

E’ possibile raccontare la storia di un genio della matematica e dell’importanza delle sue scoperte in modo poetico e non patetico? Matthew Brown, autore e direttore de L’uomo che vide l’infinito ci è riuscito e dopo il suo film anche coloro che possiedono un animo profondamente umanista potranno cambiare opinione sull’aridità dello studio delle scienze matematiche.

L’uomo che vide l’infinito è la storia del matematico indiano Srinavasa Ramanujan e della sua amicizia e collaborazione scientifica con il professore inglese G.H. Hardy.  Di lui è stato detto che “I suoi balzi di intuizione confondono i matematici ancor oggi, sette decenni dopo la sua morte. I suoi scritti sono ancora scandagliati per i loro segreti. I suoi teoremi sono applicati oggi in aree difficilmente immaginabili quando era in vita”. Eppure Hardy definì gli anni di studio e di ricerca al fianco di Ramanujan come "l'unico episodio romantico della mia vita". Questo perché ogni aspetto nella storia vera di questo matematico indiano riporta ad un livello di conoscenza che va al di là del puro studio scientifico e si spinge fino al confine degli aspetti più metafisici della realtà.

Ispirato alla biografia L'uomo che vide l'infinito - La vita breve di Srinivasa Ramanujan, genio della matematica scritta da Robert Kanigel nel 1991, il film racconta la storia di questo studioso a partire dal 1913. Ramanujan (Dev Patel, già eccezionale interprete di The milionaire) è un venticinquenne, impiegato spedizioniere e genio autodidatta ossessionato dallo studio della matematica. Consapevole del suo eccezionale talento, Ramanujan trascrive le sue innovative quanto complesse teorie matematiche su un quaderno che mostra a diversi studiosi in India i quali faticano a comprenderne la portata. Dopo diversi rifiuti nel suo paese il giovane decide di inviare una lettera a G.H. Hardy (Jeremy Irons), un illustre professore di matematica presso il Trinity College a Cambridge. Questi, superato un iniziale scetticismo, legge con attenzione le note dello sconosciuto ragazzo indiano e ne riconosce il grande potenziale. Hardy così invita Ramanujan a trasferirsi in Inghilterra, presso il Trinity College, per approfondire le sue teorie.

Ramanujan dovrà scontrarsi con un mondo assai diverso e lontano dal suo a cominciare dalle abitudini alimentari. Eppure, nonostante le umiliazioni inflitte al suo ego, già molto sviluppato, le vessazioni e le forti discriminazioni razziali, le privazioni causate dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale e la sofferenza di trovarsi lontano dai suoi affetti più cari, in particolare dalla sua giovane moglie teneramente amata, Ramanujan persevera nel suo impegno con il suo mentore Hardy, alla ricerca di una dimostrazione scientifica alle sue straordinarie intuizioni matematiche. Infatti il vero problema delle incredibili teorie di questo geniale ragazzo privo di istruzione era proprio la difficoltà di riuscire a provare i passaggi di formule effettivamente corrette ma incomprensibili per gli stessi studiosi dell’epoca.

"Un'equazione per me rappresenta un pensiero di Dio" spiega il giovane indiano al professore del Trinity quando questi gli chiede da dove nasca la sua incredibile conoscenza della matematica. Tutta la storia è giocata su questa sottile linea che separa la conoscenza scientifica dall’intuizione astratta così vicina ad una conoscenza soprannaturale delle cose. Scetticismo e fede, studio scientifico e relazioni umane sono i poli tra cui oscilla il racconto di questa amicizia che dimostra la possibilità di arrivare a comprendere la matematica anche da un punto di vista quasi teologico.

Hardy, ateo convinto, confesserà al suo amico malato e ormai collega a lui pari, Ramanujan, di non poter credere in nulla che non sia dimostrabile: “Allora non puoi credere a me” gli risponderà il giovane indiano. L’uomo che vide l’infinito è la storia di un’improbabile amicizia tra due personaggi quasi all’opposto che porta alla scoperta straordinaria che ogni cosa nel mondo possiede in se stessa un proprio schema matematico dimostrabile scientificamente e al tempo stesso comprensibile solo grazie ad un’intuizione divina.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

IN NOME DI MIA FIGLIA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 06/06/2016 - 13:39
Titolo Originale: Au nom de ma fille
Paese: Francia, Germania
Anno: 2015
Regia: Vincent Garenq
Sceneggiatura: Julien Rappeneau, Vincent Garenq
Produzione: LGM CINÉMA, BLACK MASK PRODUCTIONS, STUDIOCANAL, TF1 FILMS PRODUCTION, IN COPRODUZIONE CON NEXUS FACTORY, UMEDIA, ARENA MULTIMEDIA GROUP
Durata: 87
Interpreti: Daniel Auteuil, Sebastian Koch, Dany, Christelle Cornil, Lilas-Rose Gilberti

Nel 1982, André Bamberski viene informato della morte di Kalinka, sua figlia quattordicenne, mentre si trovava in Germania, ospite del dottor Krombach, il compagno della sua ex moglie. I risultati dell’autopsia generano in Andrè forti sospetti che sia stato proprio il dottor Krombach ad uccidere sua figlia con un’iniezione, dopo aver abusato di lei. L’inerzia della polizia, la lentezza della macchina giudiziaria, resa ancora più complessa dal fatto che sono coinvolte le corti della Francia e della Germania, non scoraggiano Andrè, che impiegherà 27 anni per vedere il dottore in prigione. Il film è ispirato a un fatto realmente accaduto

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film mostra come la virtù della tenacia di un padre si trasformi in un disumano desiderio di giustizia a qualsiasi costo
Pubblico 
Maggiorenni
Il tema trattato è scabroso (atti di violenza su delle minorenni) con la descrizione di alcuni dettagli raccapriccianti
Giudizio Tecnico 
 
Molto bravo il protagonista Daniel Auteuil; puntigliosa e attenta la regia per una storia che gioca la sua attrattiva nell’impegno del protagonista nello scoprire sempre nuovi cavilli giuridici
Testo Breve:

Tratto da una storia vera, in film ricostruisce, passo passo, la cronaca dei 27 anni che furono necessari a un padre per assicurare alla giustizia l’assassino di suo figlia. 

Negli anni ’70 esisteva ancora in Francia il reato di adulterio. Andrè utilizza appieno questa legge, presentandosi a casa dell’amante di sua moglie con un ufficiale giudiziario.

Il personaggio di Andrè è in questo modo, già delineato: non si accalora, non si sfoga arrabbiandosi come sarebbe umanamente comprensibile, quando intuisce che la moglie lo sta tradendo, ma organizza una vendetta a freddo. Quando sua figlia muore, un referto poco chiaro dell’autopsia è sufficiente per accusare il nuovo compagno della sua ex-moglie di omicidio. Tutti, data l’esiguità degli indizi, anche la sua ex moglie, pensano che l’accusa sia solo un mezzo che ha escogitato Andrè per vendicarsi. 

Andrè invece, più difficoltà incontra e più si intestardisce. Ormai vive solo dell’impegno di fare giustizia per la morte di sua figlia ed è pronto a sacrificarvi tutte le sue energie, fino ad abbandonare Cécile la compagna che per molti anni ha cercato di sostenerlo ma alla fine si è arresa, cosciente del fatto che Andrè non riesce ad occuparsi d’altro.

Il film si sviluppa come un giornale di cronaca, raccontando, anno dopo anno, le iniziative che intraprende Andrè, man mano che accumula molte sconfitte e poche vittorie. Una scelta stilistica motivata dalla giusta conclusione che in questo caso la realtà è risultata superiore ad ogni possibile immaginazione. L’interesse che il regista riesce a sviluppare intorno a questo caso  sta nel seguire la storia di Andrè, che riesce a trovare continuamente nuovi cavilli giuridici che costringono a riaprire il caso ogni volta che questo appare definitivamente chiuso. Non manca il colpo di scena finale con il quale Andrè, con metodi illegali, secondo il principio di “il fine giustifica i mezzi”,  riuscirà finalmente a mandare il prigione il dottor Krombach.

Il film, ben recitato da un ossessionato Daniel Auteuil, non può che lasciare perplessi.

Altri film hanno esaltato la virtù della tenacia paterna. Vorrei citare L’olio di Lorenzo e Misure straordinarie: in entrambi i casi un padre e una madre si improvvisano ricercatori per trovare un farmaco che possa salvare il loro figlio da una grave malattia e alla fine avranno successo.

Il caso di Andrè si sviluppa in modo  diverso. Anche in questo caso si tratta di ostinazione e tenacia paterna e lo spettatore per buona parte del film non può che parteggiare per lui, di fronte alla lentezza e alla noncuranza della magistratura. 

Ma lentamente la virtù umana si trasforma in qualcosa di disumano. E’ significativo il colloquio di Andrè con suo padre, che lo invita a desistere, accontentandosi della vittoria morale conseguita (il dr Krombach era stato condannato ma gli era stato condonato il carcere). Andrè invece continua a ritenere che solo una condanna completa potrà appagare la sua sete di giustizia per la morte della figlia.

Lo spettatore, alla fine dello spettacolo proverà, più che la soddisfazione per una causa vinta, l’amarezza della perdita di umanità da parte del protagonista.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |