Dramma

BOSTON - CACCIA ALL'UOMO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 04/18/2017 - 14:52
Titolo Originale: Patriot Day
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Peter Berg
Sceneggiatura: Peter Berg, Matt Cook, Joshua Zetumer
Produzione: CLOSEST TO THE HOLE, LEVERAGE ENTERTAINMENT, BLUEGRASS FILMS, HUTCH PARKER ENTERTAINMENT
Durata: 133
Interpreti: Mark Wahlberg, Michelle Monaghan, J.K. Simmons, Kevin Bacon, John Goodman

Boston, aprile 2013. In prossimità della linea del traguardo della maratona cittadina esplodono due ordigni rudimentali pieni di chiodi e sferette di metallo, che lasciano a terra tre morti e oltre 200 feriti, molti dei quali resteranno per sempre mutilati. La polizia e l’FBI si mettono alla ricerca dei responsabili, due fratelli di origine cecena decisi a proseguire nella loro “missione”. Mentre la città si stringe attorno ai sopravvissuti l’agente di polizia Tommy Saunders cerca indizi per rintracciare i colpevoli, l’agente speciale Richard DesLauriers ricostruisce lo scenario nel timore che possano esserci altre bombe e poco fuori Boston, a Watertown l’inconsapevole sergente Pugliese affronta il suo lavoro come ogni giorno…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Animato da un patriottismo dichiarato ma non ingenuo, il film è un energico inno alla capacità di risollevarsi (lo “stay strong” che divenne il motto di quei giorni), di difendersi senza perdere il proprio volto umano.
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di violenza e tensione
Giudizio Tecnico 
 
Girato con energia e tensione dal veterano dell’azione Peter Berg e con un cast di primo piano le vicende di Boston vengono seguite stando addosso all’azione e ai personaggi talvolta con uno stile quasi documentaristico
Testo Breve:

La polizia e l’FBI, con il contributo di singoli cittadini, si mettono alla ricerca dell’terrorista che fece esplodere due ordigni durante la maratona di Boston del 2013. Un racconto carico di tensione con una giusta dose di orgoglio patriottico

Girato con energia e tensione dal veterano dell’azione Peter Berg (suoi The Kingdom, Friday Night Lights, Lone Survivor e molti altri) con un cast di primo piano (oltre a Wahlberg si fanno valere Kevin Bacon, John Goodman e il sempre misurato, ma efficacissimo J.K.Simmons), questo film (il primo dei vari dedicati all’attentato alla maratona di Boston) è soprattutto un inno alla tenacia, alla solidarietà e al coraggio che uniscono i comuni cittadini di Boston (siano essi vittime e soccorritori nell’attentato) alle forze dell’ordine  e ai politici che a tutti i livelli, pur nella diversità delle posizioni, cooperano per affrontare l’emergenza e assicurare alla giustizia i terroristi.

Terroristi le cui psicologie non escono dalla convenzione, mentre è forse più interessante, nonostante il poco spazio in scena, la figura della moglie di uno dei due attentatori, normalissima ragazza del proletariato made in USA convertita all’islam e di fatto connivente ai progetti di morte del marito.

Scandito dal passare delle ore prima dell’attentato (quando seguiamo la preparazione dei due terroristi, ma anche la vigilia di chi alla maratona svolgerà il servizio di sicurezza o andrà come semplice spettatore – come i due giovani che rimarranno entrambi mutilati, ma non perderanno la speranza nel futuro), poi dai minuti frenetici dei primi soccorsi, il film dedica la sua seconda parte innanzitutto alla “caccia all’uomo” del titolo, in cui il regista ama seguire l’operato dei singoli, chiamati a piccoli e grandi atti di coraggio.

Dal poliziotto che per evitare di farsi rubare la pistola rimane ucciso davanti al MIT, passando per lo studente cinese che viene sequestrato insieme alla sua macchina dai terroristi in fuga, ma ovviamente soprattutto concentrandosi sui poliziotti, impegnati in un faticoso porta a porta ma anche in un’imprevista guerriglia urbana che trasforma tranquilli sobborghi in un vero e proprio campo di battaglia.

I volti noti aiutano a orientarsi in un racconto dal ritmo sostenuto, che concede meno al pathos delle vittime e più alla determinazione di chi si mette alla caccia dei responsabili, celebrando lo sforzo collettivo e la capacità di reagire di una comunità, le cui vicende vengono seguite stando addosso all’azione e ai personaggi talvolta con uno stile quasi documentaristico.

Animato da un patriottismo dichiarato ma non ingenuo, il film di Berg è un esempio di onesto intrattenimento che parte da fatti reali per regalare al pubblico non tanto una propaganda filo-americana (gli unici complottisti sono i due ceceni che mettono in dubbio la verità dell’11 Settembre e giustificano i loro atti con i morti del Medio Oriente) quanto un energico inno alla capacità di risollevarsi (lo “stay strong” che divenne il motto di quei giorni), di difendersi senza perdere il proprio volto umano. 

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MAL DI PIETRE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/13/2017 - 14:55
Titolo Originale: Mal de pierres
Paese: Francia, Belgio
Anno: 2016
Regia: Nicole Garcia
Sceneggiatura: Nicole Garcia, Jacques Fieschi
Produzione: Les Productions du Trésor
Durata: 120
Interpreti: Marion Cotillard, Alex Brendemühl, Louis Garrel

Gabrielle (Marion Cotillard) viene da un paesino del sud della Francia. Contro il suo volere, i genitori la obbligano a sposare José (Alex Brendemühl), un onesto e amorevole contadino spagnolo che, secondo loro, la renderà una donna rispettabile. Un giorno, Garbrielle si reca sulle Alpi per curare i suoi calcoli renali, e lì incontra André (Louis Garrel), un affascinante reduce rimasto ferito durante la guerra d’Indocina, che risveglia in lei una passione sopita

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film sembra mandare due messaggi contrapposti: da un lato esalta i desideri e le fughe erotiche, immaginarie o reali, della protagonista, mentre dall’altro racconta di un matrimonio non voluto ma che alla fine si configura come un luogo felice sostenuto da un affetto concreto e solido. Vero personaggio positivo del film è il marito della protagonista che con la sua pazienza riesce costruire con la donna una relazione durevole, fondata su sentimenti di delicato rispetto
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di nudo ed erotiche
Giudizio Tecnico 
 
Nonostante la storia sia lunga ed articolata, il film riesce a coinvolgere grazie ad una narrazione pulita, sorretta dall’ottima interpretazione dei personaggi principali, da una suggestiva fotografia e da ambientazioni che variano di continuo in modo aderente alla storia
Testo Breve:

Un melodramma insolito dove una donna instabile, carica di desideri reali o immaginati, trova il sostegno di un marito paziente e fedele, il vero eroe della storia

“Con lei non si sa mai se è vero o no” dice la madre di Gabrielle, perché questa giovane donna del sud della Francia è strana agli occhi di tutti. Gabrielle è la protagonista di Mal di pietre, film francese di Nicole Garcia presentato in concorso al 69esimo Festival del Cinema di Cannes, tratto dall’omonimo romanzo italiano del 2006 di Milena Agus. Marion Cotillard interpreta in questa storia un personaggio particolare, costantemente sospeso in un precario equilibrio tra follia e insoddisfazione esistenziale.

La regista del film spiega di essere stata colpita dalla figura femminile rappresentata dalla protagonista del romanzo della Agus, una donna che vive nella Sardegna del dopoguerra. La trasposizione cinematografica del libro sposta la storia in un paesino del sud della Francia negli anni ’50, ma resta ugualmente concentrata sulla protagonista, una donna dall’affettività fragile, passionale e profondamente confusa.

Gabrielle è una giovane donna emotivamente disorientata dai primi turbamenti sessuali; sogna di vivere un amore coinvolgente e passionale e soffre di improvvise e dolorosissime fitte al ventre che la fanno urlare e contorcersi senza che nessuno riesca a comprenderne la ragione. A causa di questa sua condizione viene giudicata pazza dalla piccola comunità in cui vive. Per non rinchiuderla in manicomio i suoi genitori la obbligano a sposare José, un semplice contadino spagnolo, un uomo rude ma onesto e rispettabile.

Contro la sua volontà Gabrielle sposa José, che però piano piano si rivela un marito assai paziente e, nonostante i suoi silenzi, anche devoto. Presto la coppia scopre anche la ragione del malessere della donna: Gabrielle soffre del mal di pietre, ovvero calcoli renali che richiedono un ciclo di cure in una clinica. José spinge la moglie a curarsi ma nel corso del suo ricovero Gabrielle conosce André, un ex combattente ferito durante la guerra in Indocina. Gabrielle comincia a desiderare disperatamente di fuggire con André e liberarsi da un matrimonio che le sembra una prigione.

Mal di pietre, tanto il romanzo quanto il film, coinvolgono in una storia in cui realtà e immaginazione restano spesso fuse e confuse. Gabrielle è un personaggio che disorienta, perché se da un lato potrebbe suscitare compassione per la sua fragilità, per i suoi malesseri e per il modo con cui viene rifiutata dalla società e dalla famiglia, dall’altro stupisce per la sua ossessiva ricerca di esperienze passionali e la sua continua fuga in un mondo immaginario fatto di sentimenti e desideri.

Tuttavia, mentre Gabrielle vive nella sua realtà parallela e tormentata, quel mondo da cui fugge e che le appare così mediocre si configura sempre più come un luogo sereno, forse poco emozionante ma accogliente e solido. Accanto a lei infatti José non smette di costruire silenziosamente, con semplicità e pazienza la casa e la famiglia in cui Gabrielle possa trovare gioia.

Sebbene la storia sembri dare ragione a Gabrielle, ai suoi desideri di evasione erotica e di fuga da una realtà opprimente e chiusa, il paesaggio suggestivo e gli ambienti accoglienti legati alla vita matrimoniale trasmettono una più intensa e serena poesia tutta legata alla figura di José. Di fronte al rapporto distorto e confuso che Gabrielle vive rispetto all’amore e alla realtà, la perseveranza di suo marito, nonostante il suo ermetismo, riesce a conquistare uno spazio di felicità, forse meno travolgente di quanto la donna avrebbe voluto, ma certamente più profonda e durevole. 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GESU' DI NAZARETH

Inviato da Franco Olearo il Lun, 04/10/2017 - 13:42
 
Titolo Originale: Gesù di Nazareth
Paese: ITALIA, REGNO UNITO
Anno: 1977
Regia: Crediti Regia Franco Zeffirelli
Sceneggiatura: Anthony Burgess, Suso Cecchi D'Amico, Franco Zeffirelli, Masolino D'Amico e David Butler
Produzione: Rai - Radiotelevisione italiana - ITC-Incorporated Television Company
Durata: 380
Interpreti: Robert Powell, Olivia Hussey, Yorgo Voyagis, Anne Bancroft, James Farentino, Regina Bianchi, Marina Berti, Michael York, Peter Ustinov, Valentina Cortese, Christopher Plummer, Cyril Cusack, Maria Carta, Laurence Olivier, James Mason, John Duttine, Claudia Cardinale, Renato Rascel

Il racconto della vita di Gesù è diviso in quattro capitoli. La nascita e l’infanzia di Gesù: dal matrimonio di Maria con Giuseppe alla morte di S Giuseppe. Inizio del ministero di Gesù: dal battesimo per opera di Giovanni alla guarigione di un indemoniato nella sinagoga di Cafarnao Pienezza del ministero: dalla moltiplicazione dei pani alla visita di Nicodemo a Gesù Passione, morte e resurrezione. Dall’ultima cena al mandato apostolico ai discepoli

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il baricentro del racconto è un Gesù umano e comprensivo con tutti ma anche molto soprannaturale, che agisce e parla, cosciente del valore escatologico delle sue azioni
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Una sceneggiatura approfondita che scava nella psicologia dei personaggi, scrupolose ambientazioni nelle città e nelle campagne valorizzate da un’ottima fotografia, misurata e controllata nei giusti limiti la recitazione di tutti i protagonisti
Testo Breve:

Secondo molte riviste di settore, questo serial è stato la miglior fiction realizzata finora sulla vita di Gesù

La preparazione del film

Non è perfettamente chiaro chi abbia avuto per primo l’idea del progetto, ma forse si è trattato di iniziative concomitanti. Secondo Alfonso Méndiz, nel suo Jesucristo en el cine, sarebbero stati lo sceneggiatore Pier Emilio Gennarini e il direttore di telegiornale RAI Fabiano Fabiani. Secondo un documentario della History Channel, fu lo stesso Paolo VI che auspicò al produttore  televisivo Lew Grade, l’iniziativa di realizzare un serial televisivo sulla vita di Gesù, dopo aver apprezzato quello da lui realizzato su Mosè.  .Di fatto  Lew Grade divenne il produttore dell’iniziativa, con l’obiettivo di realizzare un serial televisivo per la  RAi, ma con un cast internazionale in modo che potesse facilmente venir esportato. La scelta del regista cadde su Zeffirelli, dopo il successo del suo film su San Francesco. Zeffirelli fu a lungo incerto. Si convinse, come lui stesso racconta, quando un amico cineasta gli fece notare che almeno lui era cattolico e italiano e che meglio di tanti altri avrebbe potuto mostrare il suo amore per Gesù Cristo.

Nel 1974 fu firmato l’accordo e il primo problema da affrontare fu trovare lo sceneggiatore più adatto. La scelta di Zeffirelli cadde su Anthony Burgess, cristiano praticante, versatile scrittore, sceneggiatore, librettista inglese, famoso soprattutto per il libro da cui era stato tratto il film L’arancia meccanica di Stanley Kubrick. Lo stesso Zeffirelli si affiancò nella stesura della sceneggiatura a Burgess, soprattutto per cercare di dare maggiore sacralità alle parole e ai gesti di Gesù. Alla fine Burgess non accettò che la sua sceneggiatura iniziale fosse stata alterata e Zeffirelli scelse di continuare con Suso Cecchi D’Amico .  Quando il serial venne alla fine distribuito, si temette qualche reazione critica di Anthony Burgess ma fu lui stesso a chiudere la disputa, dichiarando che il lavoro rispecchiava le sue intenzioni originarie. Sulla scelta dell’attore che avrebbe dovuto sostenere la parte di Gesù Cristo, nonostante gli importanti nomi che vennero fatti (Al Pacino, Dustin Hoffman) fu lo stesso Zeffirelli che raccontò che scelta cadde sull’attore inglese Robert Powell soprattutto per la profondità dello sguardo: “gli occhi sono sempre il maggior veicolo di comunicazione sullo schermo”. Diventò infatti famoso il suo modo di guardare, non diritto verso la cinepresa ma oltre, un po’ più in alto, per dare più senso spirituale a ciò che diceva.

Il livello scelto per il resto del cast fu invece impressionante: Anne Bancroft, Ernest Borgnine, Claudia Cardinale, Valentina Cortese, Stacy Keach, James Mason, Laurence Oliver, Christopher Plummer, Antony Quinn, Fernando Rey, Rod Steiger, Peter Ustinov, Olivia Hussey, Renato Rascel. Si tratta di attori impegnati a recitare una parte ben precisa, evitando in questo modo il problema in cui era incorso La più grande storia mai raccontata, dove alcuni attori importanti facevano capolino solo come comparse per un breve istante e distraevano lo spettatore che doveva indovinare: chi è costui?

L’idea iniziale di girare il film direttamente in Terrasanta venne scartata perché i paesaggi originali risultavano troppo alterati. Alla fine la scelta cadde sul alcune aree del Marocco e della Tunisia. Le riprese poterono iniziare nel settembre del 1975 e terminarono a giugno del 1976.

Il serial fu trasmesso dalla RAI per la Settimana Santa del 1977. Lo stesso Paolo VI, nella sua omelia Pasquale, invitò i fedeli ad andare a casa a guardare Gesù di Nazareth.  Da quell’anno in poi, e per molti anni a venire, per le televisioni di molti paesi, divenne una consuetudine trasmettere il serial nei giorni di Pasqua.

 

Qualità della narrazione

Perché Gesù di Nazareth ha trovato un così clamoroso gradimento di pubblico? Le motivazioni sono molte.

La prima è la stessa figura di Gesù Cristo. Oltre a una notevole somiglianza con l’iconografia tradizionale l’interpretazione di Robert Powell riesce ad essere umana ma al contempo sembra trasmettere una grande spiritualità grazie al suo sguardo profondo. Le sue parole sono sempre meditate, trasmettono un giusto senso soprannaturale.

Un altro aspetto molto curato è la definizione dei vari co-protagonisti. Ognuno dei dodici apostoli ha una sua precisa caratterizzazione, hanno spazio e parole per esprimere la loro personalità. Basta pensare al primo incontro-scontro fra Pietro, uomo schietto, brontolone e semplice e Matteo-Levi, l’odioso esattore delle tasse. Oppure a Giuda, visto come persona colta e intellettuale che dimostra, nel suo colloquio con il maestro Zera, di vedere Gesù solo come una importante pedina nell’equilibrio politico d’Israele. Si può dire lo stesso del triangolo che si determina fra Erode Antipa, Erodiade e Salomè. Un re ambizioso ma insicuro, timoroso di perdere la sua influenza, che finisce per cedere all’influenza delle due donne. Si potrebbe continuare con il capo del sinedrio Caifa, astuto e ipocrita ma anche camei come la guarigione del cieco nato, interpretato con intensità da Renato Rascel, risultano particolarmente efficaci.

Non da ultimo la gradevolezza della narrazione è garantita dalla bellezza dei paesaggi e l’accuratezza con cui sono stati ricostruiti il tempio e i villaggi dell’epoca, valorizzati da una bellissima fotografia..

Il messaggio

Probabilmente, l’idea di dire una parola forte ed ortodossa sulla vita di Gesù era scaturita dopo che nel 1973 era stato distribuito Jesus Christ Superstar, che aveva convertito Gesù nella figura di un hippie contestatore, che sembrava testimoniare una certa confusione post conciliare. Anche il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini che proponeva un Gesù impegnato a sollevare il proletariato contro i ricchi e i potenti.

Occorreva ripresentare Gesù in un modo che risultasse chiara la sua santità e la sua divinità, venuto al mondo come Colui che propone una rivoluzione tutta interiore, la liberazione dei peccati; la modifica delle strutture sociali ne sarebbe stata una prevedibile conseguenza. Una delle scene più toccanti, poco presenti negli altri film su Gesù, è quella che avviene all’interno di una stanza, dopo la Resurrezione, con Gesù contornato dagli apostoli: “ora il Padre mio che è nei cieli si riconcilia con il mondo e come Lui ha mandato me così ora Io mando voi. Ricevete lo Spirto Santo e andate senza timore come agnelli tra i lupi. Fate discepoli fra tutti gli uomini della terra e battezzateli nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo”. Giovanni e Pietro appoggiano la fronte alle sue spalle. Unico elemento non in linea con la visione cattolica sono i dolori del parto di Maria.

Una altro fattore di merito non secondario, dati i casi precedenti (e quelli che verranno come per La passione  di Cristo di Mel Gibson) è il fatto che il film non suscitò polemiche fra gli ebrei perché molte sono le figure positive nella gerarchia giudaica del tempo, a iniziare dal Nicodemo, magnificamente interpretato da Laurence Olivier e Giuseppe di Arimatea (James Mason).

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LE COSE CHE VERRANNO - L'Avenir

Inviato da Franco Olearo il Ven, 04/07/2017 - 21:15
Titolo Originale: L'Avenir
Paese: FRANCIA, GERMANIA - 2016
Anno: 2016
Regia: Mia Hansen-Løve
Sceneggiatura: Mia Hansen-Løve
Produzione: CG CINÉMA, IN CO-PRODUZIONE CON DETAILFILM, ARTE FRANCE CINÉMA, RHÔNE-ALPES CINÉMA, SOFICAS CINÉMAGE, COFINOVA SRG SSR
Durata: 100
Interpreti: Isabelle Huppert, André Marcon, Roman Kolinka

Natalie ha cinquantacinque anni ed è insegnante di filosofia in un liceo. Lei è molto brava con i suoi alunni perché per lei la filosofia non è una materia come le altre ma il giusto approccio per comprendere e affrontare la vita. Ha due figli ormai grandi che non vivono più in casa, un marito e una madre fragile di mente. Natalie si prende cura di ognuno di loro con attenzione e gentilezza ma tutto il suo mondo va improvvisamente a rotoli. Il marito l’abbandona per andare a vivere con un’altra donna. La madre muore dopo che lei l’aveva trasferita in una casa di riposo. La casa editrice la informa che non ha più interesse a pubblicare i suoi libri.  Natalie, quasi come diversivo, accetta l’invito di un suo ex allievo, di raggiungerlo in montagna dove, all’interno di una comunità di intellettuali anarchici come lui, si occupa di allevamento ….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una donna, abbandonata dal marito, impara a badare a se stessa ma si accorge che non può fare a meno di prendersi cura degli altri
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Lo stile della regista punta all’essenziale, la telecamera registra degli eventi senza mostrare partecipazione apparente da parte dell’autrice. Ancora una volta molto brava Isabelle Huppert
Testo Breve:

Una donna che ha superato la cinquantina, professoressa di filosofia, si trova sola, con i figli ormai grandi e abbandonata dal marito. Deve affrontare questa difficile sfida cercando di puntare tutto sul potere della ragione ma c’è ancora qualcosa che le manca

A trentacinque anni e nello spazio di cinque film, Mia Hansen-Løve si è imposta come sceneggiatrice e regista di spicco del giovane cinema francese. Nei suoi film c’è sempre una donna che sa amare, si costruisce una famiglia, ma al contempo non trascura di lottare per la propria affermazione professionale, atteggiamento che spesso diventa l’antidoto alle sofferenze che l’amore procura.

Era successo in Un amore di gioventù (2011) dove una ragazza, dopo una cocente delusione per un amore nato quando aveva 15 anni, si rifugia nella professione di architetto (menzione speciale al festival di Locarno).

Ma anche nel film d’esordio, Tout est padronné del 2007 (ha vinto il Premio Louis-Delluc ed è stato nominato ai premi César come migliore opera prima) .una giovane moglie deve  affrontare la crisi del suo matrimonio a causa di un marito tossicodipendente.

Anche ne Il padre dei miei figli ( 2009), premio speciale alla giuria nel 62mo Festival di Cannes, una moglie e madre coraggiosa affronta il suicidio del marito e il faticoso recupero della casa di produzione cinematografica di cui l’uomo era titolare.

In quest’ultimo, L’avenir, Orso d'argento per la migliore regia al 66mo Festival internazionale del cinema di Berlino, una donna è ancora la protagonista (una magnifica Isabelle Huppert) che deve affrontare problemi legati alla sua famiglia e che sembra trovare nella professione, l’insegnamento della filosofia, l’unico sostegno possibile.

“Quando possiamo dire che una verità è stata stabilita? E’ questo il vero punto critico: definire dei criteri che ci consentano di determinare quando possiamo parlare di verità” In questo modo Natalie, in una lezione tenuta in un giardino pubblico, stimola i suoi allievi a riflettere. Si tratta solo di un piccolo scampolo della sua giornata, sempre piena e in movimento. Deve discutere con gli studenti contestatori che impediscono agli altri di frequentare le lezioni ma deve subito andar via, su chiamata dei vigili, per recarsi in casa di sua madre, ormai una donna svampita, che li ha chiamati senza alcun motivo, se non quello di fare in modo che la figlia le resti vicina. Alla fine torna a casa per preparare da mangiare in tempo prima che ritorni suo marito e arrivino i due figli, che quella sera si fermeranno a cena. Le discussioni con il marito, anch’egli professore di filosofia, vertono intorno ai loro autori preferiti: leggono brani da l’ Héloïse di Rousseau e citano Emmanuel Lévinas, Adorno, Martin Buber

Questo solido schema di vita, finisce per frantumarsi in poco tempo : suo marito decide di andare  a vivere con un’altra donna; la madre, trasferita in un ospizio, muore per il dispiacere; la casa editrice, per puri motivi commerciali, non vuole più pubblicare i suoi lavori.

“Ho una vita intellettuale intensa e mi basta per essere felice” afferma Nathalie all’allievo prediletto che è venuto a trovarla. In effetti, il suo non disperarsi e non piangere (o se piange, come alla morte della madre, lo fa dignitosamente nel chiuso della sua stanza) ha tutta l’apparenza di un atteggiamento stoico, recuperato dalla sua preparazione filosofica. Ovviamente non tutto è così lineare e se sente un rammarico, è quello di non poter tornare alla casa delle vacanze in Normandia, di proprietà di suo marito, dove ha visto i figli crescere e ha coltivato personalmente i fiori del giardino. Forse è per questo motivo, per rintuzzare in sé la forza della ragione, che va a passare qualche giorno in montagna nel rifugio dell’allievo Fabien, dove vive assieme ad altri intellettuali tedeschi. Iniziano fra loro erudite discussioni di politica e filosofia ma la disillusione è cocente: Natalie è costretta a riconoscere quanto in fondo sia distante da questi intellettuali che parlano molto di temi fuori dalla realtà. Imprigionata in una libertà solitaria forzata, quasi per contrasto, la protagonista si accorge che non è la filosofia che le riempie la vita ma il prendersi amorevolmente cura di altre persone. Alla fine, la nascita di un nipotina costituirà un evento che le farà comprendere che non tutto è finito. Intravede la possibilità di adattarsi alla sua nuova condizione, come la cagna Pandora, un tempo fedele custode della madre, che ha trovato una nuova casa nella fattoria di Fabien. Lo stile della regista è asciutto, essenziale ma tutto il film è retto dall’interpretazione di Isabelle Huppert che ancora una volta si è pienamente immedesimata nella parte.. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE STARTUP - ACCENDI IL TUO FUTURO (F. Olearo)

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/06/2017 - 18:34
Titolo Originale: The Startup - Accendi il tuo futuro (F. Olearo)
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Alessandro D'Alatri
Sceneggiatura: Francesco Arlanch, Alessandro D'Alatri
Produzione: CASANOVA MULTIMEDIA, CON RAI CINEMA
Durata: 97
Interpreti: Andrea Arcangeli, Paola Calliari, Luca Di Giovanni, Matilde Gioli

Matteo Achilli, 18enne romano, è stato selezionato per entrare alla Bocconi ma rifiuta di andarci dicendo di no a suo padre, che è disposto a fare i sacrifici necessari per questo figlio di talento. I suoi obiettivi sono diversi: spera di diventare un campione di nuoto e si sente molto legato alla sua ragazza: Emma. La delusione di non esser stato scelto per la nazionale nuotatori lo spinge a concepire un sito che sia in grado, in modo obiettivo, di scegliere il candidato migliore per una certa posizione di lavoro e al contempo si iscrive alla Bocconi. Da questo momento Matteo è tutto concentrato nella realizzazione del suo sito, che chiama Egomnia, con l’aiuto di un bravo ingegnere, Giuseppe ma ciò crea delle incomprensioni con la sua Emma, anche perché a Milano ci sono molte distrazioni….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un ragazzo sa essere coerente con i suoi progetti, conservando gli affetti e le amicizie che lo aiutano a maturare. Una situazione di relazione fuori del matrimonio
Pubblico 
Adolescenti
Un breve nudo femminile. Allusione a un incontro notturno a tre
Giudizio Tecnico 
 
Regia e sceneggiatura e colonna sonora risultano perfettamente amalgamate in un racconto prettamente italiano, che non cerca di imitare riferimenti americani più famosi
Testo Breve:

Ispirato alla stori vera di un ragazzo italiano che a 19 anni diventa imprenditore di un sito Internet di successo, il film approfondisce il complesso equilibrio fra determinazione per il successo e attenzione ai rapporti umani

Dobbiamo constatare con piacere che in tempi recenti il cinema ha deciso di mettere a fuoco la galassia degli adolescenti e degli young-adult con una nutrita serie di lavori sul tema. Che si tratti di un universo dove c’è ancora molto da esplorare e che ancora sfugge a qualsiasi consolidata classificazione, lo si percepisce dalle storie, spesso diametralmente opposte che vengono raccontate.  Basterebbe confrontare L’estate addosso di Gabriele Muccino (a cui va il merito di aver aperto questa nuova stagione di film giovanili) e The Startup. Nel primo, quattro ragazzi corrono lungo una spiaggia cubana e concludono che la loro felicità sta tutta lì, in quel momento unico di piacere sensitivo, lontani da qualsiasi responsabilità, a cui si aggiunge alla fine quel terribile, quasi obbligatorio per ogni film giovanile: “ricordati di essere sempre te stessa”, una sorta di manifesto di esistenzialismo egocentrico. In The startup, ricavato da una storia vera, il protagonista è posizionato agli antipodi dello spettro antropologico. Matteo vive per costruire qualcosa nella sua vita e adegua la sua personalità e i suoi comportamenti in modo da raggiungere l’obiettivo che si è prefissato. Ovviamente anche questo atteggiamento può essere un’altra forma di egocentrismo ed Emma più volte non manca di rinfacciargli che Egomnia è solo espressione del suo io smisurato.  Per fortuna la sceneggiatura non ci propone un imprenditore spietato, capace di calpestare anche gli amici, com’era accaduto al Mark Zuckerberg di The Social network, ma un ragazzo che cerca sì, di raggiungere con determinazione i suoi obiettivi ma al contempo sa comprendere dove ha sbagliato e cerca di correggersi. Senza voler svelare niente di più della trama, occorre riconoscere che i valori su cui si appoggia Matteo per crescere come imprenditore e come uomo, vengono ben valorizzati: l’affetto dei genitori, la collaborazione e l’amicizia con Giuseppe, l’amore per Emma.

La qualità della sceneggiatura appare evidente anche per contrasto con altri film usciti da poco sul mondo degli adolescenti: se Classe Z era costruito intorno a giovani-stereotipo che si muovevano spinti da un meccanismo di trama facilmente prevedibile, qui il racconto procede per balzi successivi, interruzioni che costringono i protagonisti a deviare verso altri percorsi, precisamente come nella realtà siamo spesso costretti a cercar di mantenere gli stessi obiettivi adeguandoci alle nuove circostanze. Regia e sceneggiatura si sono ben amalgamate e ci sono dei momenti dove questo risulta particolarmente evidente. Quando Matteo invita Emma a Milano e, cercando di fare colpo su di lei, la invita a un lussuoso ristorante e poi a un albergo cinque stelle, la reazione di Emma è pienamente giustificata: percepisce in lui la perdita di ogni spontaneità e si sente vista come se fosse una escort di qualche magnate russo di passaggio. Anche il colloquio fra Matteo e il professore della Bocconi che lo redarguisce per essersi presentato all’esame impreparato è una bella lezione di serietà che invita il ragazzo ad abbassare la cresta di imprenditore rampante.

Solo le ambientazioni a Milano e a Roma, risultano discontinue. Ben realizzata quella di Milano, con numerose riprese all’interno della Bocconi e la presenza di giovani molto “milanesi”, dinamici e impegnati. Non si può dire lo stesso dell’ambientazione romana dove avrebbe dovuto emergere la realtà di una famiglia che vive in borgata e che ha raggiunto con fatica una posizione dignitosa. Sono situazioni più dette che viste. Anche la reazione rabbiosa di Matteo, scavalcato nel nuoto da un ragazzo raccomandato, con frasi del tipo “hai rubato anche la tua nuova casa ai Parioli?”, che dovrebbero alludere a intrallazzi da palazzinaro, appaiono un po’ sbrigative. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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THE STARTUP - ACCENDI IL TUO FUTURO (A. Valagussa)

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/06/2017 - 10:54
Titolo Originale: The Startup - Accendi il tuo futuro (A. Valagussa)
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Alessandro D’Alatri
Sceneggiatura: Francesco Arlanch, Alessandro D’Alatri
Produzione: CASANOVA MULTIMEDIA, CON RAI CINEMA
Durata: 97
Interpreti: Andrea Arcangeli, Paola Calliari, Luca Di Giovanni, Matilde Gioli

Matteo Achilli, 18 anni, romano di borgata, ha un sogno: accedere ai campionati nazionali di nuoto e conquistarsi un posto alle Olimpiadi. Possibilità che gli viene però preclusa da un altro nuotatore, figlio di uno degli sponsor della nazionale. Del resto siamo in Italia e le cose funzionano così. Ma Matteo non ci sta. Con la freschezza e l’incoscienza della sua età sogna una rivoluzione, un nuovo social network che serva il mondo del lavoro e calcoli con un algoritmo matematico il potenziale di ogni candidato perché finalmente si compiano scelte sulla base del merito. L’idea funziona, il sito conquista migliaia di utenti, ma è soprattutto Matteo a guadagnare meriti e consensi, rischiando di perdere il fine ultimo della sua utopia e l’amore per la fidanzata Emma.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La storia di Matteo è una coming of age di chiunque abbia sognato un futuro più giusto, in cui giocarsi le proprie possibilità unicamente in base al proprio valore
Pubblico 
Adolescenti
Una breve scena a contenuto sessuale, accenni di nudo femminile
Giudizio Tecnico 
 
Il film, ottimamente sceneggiato, diretto da un regista esperto e capace come D’Alatri e interpretato da un cast di validi esordienti
Testo Breve:

Il film parla di una storia vera, quella di Matteo Achilli, fondatore, a soli 19 anni, di Egomnia, un sito di successo, ma anche del delicato passaggio tra l’adolescenza e l’età adulta, quando ancora i sogni e le utopie vincono sul cinismo

Il film parla di una storia vera, quella di Matteo Achilli, fondatore, a soli 19 anni, di Egomnia, un sito che aiuta i giovani a trovare lavoro dando un punteggio ai candidati in base alle esperienze inserite nel curriculum. Un giovane italiano di successo, di cui si è occupata la Bbc, nel documentario The next billionaires, e che Business Insider ha inserito nella top 10 degli “under 30” più influenti al mondo.

Ma questo è solo il punto di partenza. Il film, ottimamente sceneggiato, diretto da un regista esperto e capace come D’Alatri e interpretato da un cast di validi esordienti, alza il tiro riuscendo, attraverso la vicenda di Matteo, a farsi metafora di una particolare stagione della vita, quella del delicato passaggio tra l’adolescenza e l’età adulta. Un’età in cui i sogni e le utopie vincono ancora sul cinismo, in cui le rivoluzioni paiono possibili e parole come “merito” e “valore” non suonano solo come simulacri vuoti e beffardi.

La storia di Matteo diventa così una coming of age di chiunque abbia sognato un futuro più giusto, in cui giocarsi le proprie possibilità unicamente in base al proprio valore e non per il cognome che porta o le conoscenze che può vantare. Un’opera inedita, soprattutto per la nostra cinematografia, con al centro la nostra vera “meglio gioventù”, quella che non si estingue in amori tormentati o notti da leoni, ma che studia, sogna, si interroga. Un’opera politica, nel senso più alto del termine, in cui si ricorda il diritto che le nuove generazione meritano di coltivare sogni più grandi del diventare famosi o dell’essere semplicemente se stessi. Un’opera sincera in cui non si nascondono le seduzioni di cui il mondo può essere capace, i rischi che l’utopia perda la sua spinta originaria e si trasformi unicamente in interesse personale, guadagno, ambizione.

Un film diverso da tutti gli altri e che, anche solo per questo, merita di essere visto e promosso.

Autore: Andrea Valagussa
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'ALTRO VOLTO DELLA SPERANZA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 04/03/2017 - 10:48
Titolo Originale: Toivon tuolla puolen
Paese: Germania, Finlandia
Anno: 2017
Regia: Aki Kaurismäki
Sceneggiatura: Aki Kaurismäki
Produzione: SPUTNIK OY
Durata: 98
Interpreti: Sherwan Haji, Sakari Kuosmanen, Ilkka Koivula, Janne Hyytiäinen

Khaled è fuggito fortunosamente dalla Siria e spera di ottenere l’asilo politico ad Helsinki, ma resterà deluso; Wikström, dopo aver lasciato la moglie alcolista e il suo lavoro di rappresentante, ha aperto un ristorante con un bizzarro staff, a cui a un certo punto si aggiunge proprio Khaled, che cerca di sfuggire all’espulsione. La curiosa umanità di quelli che lavorano al ristorante si scontra con una società, quella finlandese, all’apparenza aperta ed accogliente ma di fatto non priva di contraddizioni…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film aiuta a sperare che nella tragedia dell’oggi resti lo spazio perché gli individui compiano gesti di generosità disinteressata, ritrovando non per legge, ma per “grazia” il gusto della solidarietà
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di tensione e violenza
Giudizio Tecnico 
 
Realismo e surrealtà si incontrano in un impossibile, ma proprio per questo meraviglioso equilibrio nell’ultimo film di Aki Kaurismäki, Orso d’Argento per la migliore regia al Festival di Berlino 2017
Testo Breve:

L’autore di Miracolo a Le Havre affronta, sorridendo, ma anche con toni tragici, il tema attualissimo dell’immigrazione a cui si affianca fatalmente quello della discriminazione

Realismo e surrealtà si incontrano in un impossibile, ma proprio per questo meraviglioso equilibrio nell’ultimo film di Aki Kaurismäki, Orso d’Argento per la migliore regia al Festival di Berlino 2017, una pellicola capace di toccare temi attualissimi senza mai scadere nel patetico, senza fare moralismi, ma senza rinunciare a dare un giudizio, che però emerge con naturalezza dalle vicende e dagli sguardi dei personaggi piuttosto che da astratte dichiarazioni di intenti.

Sullo sfondo di una Finlandia che sembra sempre leggermente “fuori tempo” (arredamenti e modi appaiono vecchi di almeno una ventina d’anni), la storia del rifugiato Khaled ha premesse tragicissime (la famiglia sterminata ad Aleppo, una sorella perduta nel viaggio terribile verso l’Europa) ma uno svolgimento che in molti momenti sembra prendere la via della commedia (più o meno nera…), per poi dare sterzate di tragedia che lasciano senza fiato.

La controparte di Khaled, il laconico Wikström, deciso a cambiare vita rompendo il matrimonio (salvo poi ritrovarsi a carico la bizzarra famiglia costituita dai dipendenti di un ristorante quanto meno problematico), è il tipico personaggio che Kaurismäki costruisce lasciando che il pubblico lo comprenda più dai suoi silenzi e dalle sue azioni (Wikström è estremamente determinato e ovviamente impassibile) che da tanti discorsi.

L’assurda “giustizia” della burocrazia finlandese, che fa contrasto alla naturale solidarietà tra emarginati, è solo una parte del mondo che Kaurismäki racconta con asciutta efficacia, senza dimenticare l’accompagnamento di un notevole colonna sonora di country finnico, sfidando il pubblico a sperare insieme a lui che nella tragedia dell’oggi resti lo spazio perché gli individui compiano gesti di generosità disinteressata, ritrovando non per legge, ma per “grazia” il gusto della solidarietà.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL VIAGGIO - THE JOURNEY

Inviato da Franco Olearo il Lun, 04/03/2017 - 10:02
 
Titolo Originale: THe Journey
Paese: UK
Anno: 2016
Regia: Nick Hamm
Sceneggiatura: Colin Bateman
Produzione: Greenroom Entertainment, Tempo Productions Limited
Durata: 94
Interpreti: Timothy Spall, Colm Meaney, Freddie Highmore, John Hurt, Toby Stephens, Ian Beattie

Dopo 40 anni di lotte i due leader politici dell’Irlanda del Nord, il predicatore protestante Ian Paisley e il repubblicano Martin McGuinness, si incontrano a St. Andrews, in Scozia, per discutere uno storico accordo di pace, ma le trattative non riescono a procedere. Un imprevisto viaggio in macchina li costringerà a trascorrere molte ore insieme e diventerà l’occasione per instaurare una inattesa relazione di amicizia che porterà a un futuro di pace.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film propone una sapiente riflessione politica e umana sull’esigenza dell’apertura al dialogo e la disponibilità ad un ascolto reciproco che, senza voler annullare le fondamentali differenze, si impegna a cercare punti di contatto per raggiungere un comune obiettivo e superare le divisioni soprattutto quando il perdono diventa troppo difficile da chiedere e offrire
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Un’ottima sceneggiatura che riesce a semplificare senza banalizzare un argomento politicamente assai complicato; una intensa e credibile interpretazione da parte dei due protagonisti principali; una sapiente scelta degli ambienti che diventano lo spunto e il luogo accogliente in cui sviluppare dialoghi brillanti e avvincenti
Testo Breve:

Nel 2006 si giunse all’accordo di pace di St. Andrews fra le due fazioni avverse dell’Irlanda del Nord. Il film racconta come i due leader delle fazioni opposte siano riusciti d andare oltre le loro posizioni per conquistare la pace

Due politici, due acerrimi nemici, in guerra tra loro da più trent’anni hanno poco più di 60 minuti per arrivare ad un accordo che porti una pace in grado di durare nel tempo, con The journey, Il viaggio, lo sceneggiatore Colin Bateman e il regista Nick Hamm portano all’attenzione del pubblico mondiale il momento di svolta nella trattativa di pace di St. Andrews in Scozia del 2006. Una narrazione brillante, che oscilla tra humor e dramma, per raccontare uno dei più cruciali passaggi della recente e complessa storia irlandese.

Il mondo li ricorda ironicamente come i “Chuckle Brothers” (originariamente una nota coppia di comici britannici), erano Ian Paisley, il carismatico predicatore protestante che portò al successo il suo partito e diede vita al nascente governo dell’Irlanda del Nord, e Martin McGuinness, capo di stato maggiore dell’IRA (Esercito Repubblicano Irlandese) dal 1979 al 1982 che fu tra gli artefici dei negoziati di pace che si conclusero nel 1998 con gli accordi del Venerdì santo. Il breve e inaspettato viaggio che compirono insieme nel 2006, costituì l’occasione per stringere una improbabile quanto sorprendente amicizia che portò all’unione dei due stati dell’Irlanda all’interno della quale per alcuni anni i due ricoprirono rispettivamente le cariche di Primo Ministro e Vice Primo Ministro.

The journey, Il viaggio, ricostruisce le elaborate linee e i nodi cruciali di un complicato e teso panorama politico attraverso il racconto della nascita di questa singolare amicizia. Senza cedere ad uno romanticismo scontato ma senza nemmeno presentare un asettico resoconto storico, il film riesce a portare alla comprensione di tutti un momento di svolta nel processo di pace dell’Irlanda che trova le sue fondamenta non tanto in una vera e propria amicizia quanto nella progressiva apertura al reciproco ascolto e alla disponibilità a comprendere le ragioni dell’altro.

Ian Paisley (Timothy Spall) e Martin McGuinness (Colm Meaney) sono due personaggi agli antipodi; il primo è un predicatore fervente protestante, l’altro un capo dichiarato dell’IRA. Ian e Martin rappresentano le due fazioni contrapposte di un unico popolo, quello irlandese, diviso in se stesso. Per quasi trent’anni sono stati i protagonisti di una sanguinosa guerra civile in cui le ragioni delle due parti si sono manifestate attraverso attacchi violenti e rigide risposte repressive. Senza cercare capri espiatori l’incontro di questi due leader costituisce l’occasione per raccontare e superare gli errori spesso molto gravi della politica passato.

A St. Andrews nel 2006 le trattative di pace tra il Primo Ministro Tony Blair e il leader Irlandese Bertie Ahern si trovano ad un punto di stallo proprio a causa di Paisley e McGuinness che si rifiutano di parlare tra loro. I due protagonisti sono però costretti dalle circostanze a intraprendere un viaggio in macchina insieme per raggiungere l’aeroporto di Edimburgo. In realtà Martin spera di riuscire a passare del tempo solo con Ian per aprire una finestra di dialogo, ma quest’ultimo si chiude in un rigoroso silenzio. Intanto l’agente dei servizi segreti Harry Patterson di nascosto monitora la situazione a distanza attraverso il giovane collega Jack che si finge l’autista dell’hotel a cui viene affidato il compito di accompagnare i due leader politici.

Jack decide di fare un’improvvisa deviazione e di addentrarsi in un parco nazionale per spingere Ian e Martin a parlarsi. La suggestiva natura scozzese e una chiesa abbandonata nei pressi di un cimitero sono gli ambienti che fanno riaffiorare alla mente dei due leader le dolorose ferite di una un passato fatto di inconciliabili divisioni. I due politici iniziano per la prima volta a rivolgersi la parola. Lentamente, anche se sanno che non potranno mai giungere ad un accordo su certi argomenti, comprendono che la sola strada per conquistare la pace sta nello smettere di cercare reciprocamente torti e ragioni e assumere un atteggiamento improntato verso il futuro.

Le ore che trascorrono insieme consentono ai due uomini di scoprire che, al di là dell’odio e dei rancori che li separano, ci sono molti elementi che li accomunano: il profondo dolore per i martiri caduti, il desiderio di dare voce alle ragioni del proprio popolo e al tempo stesso l’enorme difficoltà nell’offrire e chiedere perdono, unita alla speranza di giungere ad una tregua che porti ad una pace duratura. Ian e Martin, sebbene profondamente diversi e decisi a non voler cambiare la propria identità, comprendono, ciascuno a modo suo, che, dopo trent’anni di lotte e massacri, il dialogo e il reciproco ascolto sono la sola vittoria possibile, la sola strada per la costruzione della pace.

The journey, Il viaggio è una commedia drammatica che mischia sapientemente ironica leggerezza e intenso realismo tutta giocata sulla relazione tra i due interpreti principali, Timothy Spall e Colm Meaney, che compongono un ritratto assolutamente credibile di due complesse figure politiche. 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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17 ANNI (E COME USCIRNE VIVI)

Inviato da Franco Olearo il Gio, 03/30/2017 - 09:36
Titolo Originale: The Edge of Seventeen
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Kelly Fremon Craig
Sceneggiatura: Kelly Fremon Craig
Produzione: GRACIE FILMS, STX ENTERTAINMENT
Durata: 104
Interpreti: Hailee Steinfeld, Woody Harrelson, Kyra Sedgwick, Haley Lu Richardson,

Nadine ha 17 anni e da quando gli è morto il padre, Krista è diventata la sua amica inseparabile. Ma succede che suo fratello si innamora di Krista e Nadine si sente sola e tradita. La madre ha poco peso su di lei, perché donna fragile alla perenne ricerca di un altro uomo. Trova, se non conforto, almeno la consolazione di potersi confidare con l’insegnante d’italiano prof. Bruner ma il suo opprimente senso di solitudine, il suo sentirsi diversa, rischia di farle fare un pericoloso passo falso….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Ogni personaggio può esser considerato una brava persona (non c’è in particolare uso di violenza o di droghe) ma il vuoto assoluto di valori umani (e naturalmente soprannaturali) è mitigato solo da istinti naturali di benevolenza fra familiari e amici
Pubblico 
Sconsigliato
Turpiloquio continuo; abuso di alcool da parte di minorenni; una diciassettenne convive con il suo ragazzo nella casa di lui con l’acquiescenza dei genitori di entrambi. Il film risulta interessante per quegli adulti che si occupano di tematiche adolescenziali
Giudizio Tecnico 
 
Sceneggiatura arguta che mostra di aver approfondito il mondo dell’adolescenza, buona recitazione, soprattutto da parte di Woody Harrelson
Testo Breve:

Una diciassettenne si sente tradita perché la sua migliore amica si è mesa con suo fratello; un’immersione particolarmente accurata nel mondo dell’adolescenza ma con esibizione di comportamenti diseducativi 

Il film porta a compimento un’analisi della “malattia dell’adolescenza” (in questo caso in versione femminile) particolarmente accurata, che si distacca da tanti film sullo stesso genere.

Sono presenti alcune della “patologie” più tipiche di questa età: il passaggio, spesso doloroso, dal tempo dell’amica del cuore a quello della competizione verso rappresentanti dell’altro sesso; il riempirsi la testa più di fantasia che di realtà; il notevole egocentrismo nella continua ricerca dell’affermazione di sé; la lacerante solitudine che si percepisce quanto tutte hanno il ragazzo e tu no; le pulsioni sessuali che arrivano improvvise, il desiderio di dare un taglio netto con una fuga da tutto e da tutti.

Tutte queste tendenze, che possiamo definire universali, sono però calate, in questo film,  in un contesto molto specifico: la madre di Nadine è fragile, troppo impegnata a cercarsi un altro uomo attraverso appuntamenti via Internet e in generale i genitori dei compagni e compagne di scuola di Nadine sembrano come inesistenti o comunque  ininfluenti sulla loro vita.

Sono adolescenti senza punti di riferimento (un breve accenno della Nadine angosciata a Dio, si conclude con l’affermazione che se esiste, è indifferente ai nostri destini): è sufficiente che la madre si allontani per un weekend perché Nadine e Krista si ubriachino e che quest’ultima vada nel letto del fratello. Nadine è inoltre una ragazza particolare, egocentrica e incapace, almeno per buona parte del film, di comprendere la posizione degli altri. Il suo continuo fuggire da chi in fondo le vuol bene, come la madre, il fratello e Krista, la portano a infilarsi in una situazione particolarmente rischiosa.

Se poi, alla fine, niente di irreparabile succede, ciò è imputabile al riaffiorare, in queste personalità senza formazione umana, di una sorta di legge naturale. Il comprendere che l’esercizio della sessualità non è un puro sport ma va congiunto con un significato affettivo; l’importanza di ritornare, in periodi di crisi, nell’alveo degli affetti familiari, che non posso tradire.

Il film si avvale di dialoghi arguti, anche se spesso farciti di riferimenti sessuali; fra gli attori spicca Woody Harrelson, che ha tratteggiato con intelligenza l’ironico professor Bruner. Il film è pieno di comportamenti diseducativi (ad onor del vero non c’è uso di droga né di violenza) e finisce per essere indirizzato più a un pubblico di adulti che di adolescenti.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA SCELTA - THE CHOICE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 03/28/2017 - 12:00
 
Titolo Originale: The Choice
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Bryan Sipe
Sceneggiatura: Bryan Sipe, tratto dall'omonimo romanzo di Nicholas Sparks
Produzione: Nicholas Sparks Productions, The Safran Company
Durata: 111
Interpreti: Benjamin Walker, Teresa Palmer, Alexandra Daddario, Maggie Grace, Tom Welling, Tom Wilkinson

Gabby è una studentessa di medicina che si è da poco traferita nella casa accanto a quella di Travis. I loro primi incontri sono alquanto tempestosi ma in realtà si sono piaciuti fin dall’inizio. Le difficoltà non sono poche: lui è uno scapolo impenitente, lei ha un fidanzato dottore che indirettamente gli potrà garantire una professione piena di soddisfazione.  Ma l’amore che nasce fra loro è proprio quello giusto, quello che dà loro lo slancio per abbandonare la vecchia vita e costruirne una nuova. 

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un film molto positivo sul tema del fine vita ma disinvolto in termini di rapporti prematrimoniali
Pubblico 
Adolescenti
Alcuni rapporti frettolosamente prematrimoniali non costituicono un buon esempio
Giudizio Tecnico 
 
Il film sviluppa bene la psicologia dei protagonisti, sia nel momento dell’innamoramento che in quello della tragedia. Ben tratteggiati anche i personaggi secondari
Testo Breve:

Un uomo trascorre una vita felice con sua moglie e i suoi figli ma un giorno un incidente automobilistico riduce la donna in coma. All’uomo spetta la responsabilità di una terribile decisione

“Abbiamo parlato di Dio e non è . andata male”-  dice Travis a Gabby la prima sera che si trovano a cenare insieme. Il padre di Travis risulta inoltre particolarmente impegnato nelle attività della parrocchia, dopo che sua moglie è morta tragicamente di cancro.

Amore, eventi drammatici e religione sono i tre ingredienti che in genere caratterizzano i film ricavati dai romanzi di Nicholas Sparks. Sono già undici i film che si sono ispirati ai suoi lavori e questo è il primo realizzato con la sua casa di produzione.  Occorre riconoscere che Nicholas ha creato un genere facilmente riconoscibile. I protagonisti sono sempre giovani con la testa sulle spalle che cercano un amore particolarissimo: quello che dura tutta una vita. e che vedono nel matrimonio l'ambito perfetto nel quale questo loro desiderio trova attuazione. La qualità dei film che si sono ispirati ai suoi romanzi è indubbiamente oscillante ma l’esistenza di un pubblico stabile e nutrito sta a dimostrare che c'é  ancora gente che non si stanca di inseguire questo sogno.

Di amore, anzi innamoramento si parla nella prima parte del film in un contesto particolare: un piccolo centro della Nord Carolina dove tutti si conoscono. Travis lavora come veterinario nella clinica per cani di suo padre, si gode la sua villetta con vista sul mare e un motoscafo con il quale porta in gita gli amici prima di terminare la giornata nel suo giardino, intorno al fuoco di un barbecue. Sparks ha inquadrato il racconto in un contesto di brave persone (sono ben delineati anche i personaggi secondari, come le infermiere, le segretarie, gli amici sempre allegri e gentili).), fra i quali vengono sempre mantenuti rapporti di simpatica cordialità  . Il messaggio dell’autore è chiaro: una piccola comunità si trova nelle condizioni migliori per promuovere cordialità e attenzioni degli uni nei confronti degli altri  e quando, in questo contesto, matura l'amore fra Travis e Gabby, (all’inizio turbolento, perché lui era uno scapolo impenitente, mentre lei aveva già un fidanzato) entrambi possono contare sull’esempio dei rispettivi genitori che costituiscono un sicuro riferimento di unioni stabili.

Nella seconda parte del film interviene la tragedia. Gabby resta in coma per un incidente automobilistico. Lei ha firmato quello che in Italia viene chiamato testamento biologico e dopo i 90 giorni previsti, Travis viene  invitato a concedere l’autorizzazione a sospendere le cure. Lui subito si oppone perché ritiene quel documento valido solo a fronte di malattie incurabili, non di fronte a un incidente automobilistico.

Inizia il tormento di Travis: tutto sembra indirizzarlo verso la decisione più ovvia ma lui non se la sente di assumersi la responsabilità di decretare la morte di sua moglie. E’ questa la parte più vera e intensa del film perché mostra bene come, al di là di tante impostazioni ideologiche, si tratta sempre di decisioni terribili per qualsiasi persona che abbia una coscienza. Non basta esser legalmente a posto per andare contro le leggi del cuore e contro l’istinto primordiale della difesa della vita.

Il film è ben realizzato ma scatenerà inevitabilmente giudizi a priori positivi o negativi di fronte al tema del fine vita, a cui si aggiungeranno inevitabilmente commenti sul finale che appare semplicistico ma che può anche essere vero. Comunque sia, il film invita chiaramente a porsi a favore della vita.

Il film è disponibile in DVD o sulla rete Netflix.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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