RESIDENT EVIL 2 APOCALYPSE

Titolo Originale: Resident evil - Apocalypse
Paese: Canada/Gran Bretagna
Anno: 2004
Regia: Alexander Witt
Sceneggiatura: Paul W. Anderson
Produzione: Jeremy Bolt, Paul W. Anderson, Don Carmody per Constantin Film Produktion/Davis-Films/Impact Pictures
Durata: 94'
Interpreti: Milla Jovovich, Sienna Guillory, Thomas Kretschmann

L’Alveare, il laboratorio segreto dell’Umbrella Corporation, dove un terribile virus aveva trasformato i morti in zombie, viene aperto e l’epidemia si diffonde per Racoon City. Mentre i dirigenti della potente società vengono messi in salvo, la città ormai infetta viene sigillata. Alice, sopravvissuta al primo scontro e resa più forte da misteriosi esperimenti genetici, viene liberata dal laboratorio e deve affrontare nuovi orrori, aiutata questa volta da una poliziotta dai metodi molto spicci.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Visione pessimistica di un mondo dove occorre difendersi da soli contro lo strapotere delle Corporation e l'autorità dello Stato è ormai assente
Pubblico 
Adulti
Per sequenza ininterrotta di scene di violenza. Per alcune scene di nudo.
Giudizio Artistico 
 
Il secondo episodio della serie aggiunge poco di nuovo alla formula (ritmo da video gioco, donna sexy poco vestita contro mostri) e si rivela molto ripetitivo e poco interessante

Il primo Resident Evil traeva una sua ragion d’essere per lo meno da una certa cifra stilistica (anche se il connubio donna sexy e poco vestita contro mostri non è del tutto nuovo) e il ritmo da videogioco dell’azione (del resto l’idea viene proprio da lì) era veicolato in una struttura se non brillante per lo meno coerente. Questo secondo episodio aggiunge poco di nuovo alla formula e si rivela molto ripetitivo e poco interessante. Neppure l’idea di un virus letale proveniente da un laboratorio segreto e in grado di distruggere l’intera civiltà umana è una novità (era già stata sfruttata, ad esempio, con molta maggior coerenza e visionarietà metafisica da Stephen King ne L’ombra dello scorpione).

Qui ad Alice, eroina con molte armi e poco guardaroba (e infatti qui in un negozio abbandonato si rifornisce di un intero arsenale e due soli straccetti), si affianca una poliziotta dura, con il grilletto facile e tanti centimetri di pelle in vista. Intorno i soliti militari e paramilitari, i civili terrorizzati, le bande di zombie e qualche nuova creatura mostruosa a rendere più difficoltosa la via della salvezza, che qui passa per il tentativo di recupero di una bambina dispersa, portatrice del segreto dell’origine del temibile virus T. Oltre i nemici interni (che assomigliano in modo imbarazzante e fastidioso agli ostacoli del videogame da cui l’idea di Resident Evil proviene), Alice deve fronteggiare uno scienziato sadico e manipolatore, che vede nell’epidemia un’occasione di sperimentazione su larga scala e che considera la stessa Alice come un’arma manovrabile a suo piacimento.

Gli sceneggiatori, ancor più che nel primo episodio, dove l’ambientazione tecnologica e futuristica del laboratorio sotterraneo riportava alla mente soprattutto gli scenari di Alien, hanno spinto il tasto dell’horror puro (vedi la scelta di ambientare il primo scontro in una chiesa, con Alice che arriva sfondando una vetrata che rappresenta l’arcangelo Michele, o quella, topica, nel cimitero), con influenze evidenti anche da parte del recente filone di successo giapponese (The Ring, solo per ricordare un titolo).

In questa seconda “puntata” gli autori hanno sfruttato in modo ancora esplicito e furbetto l’idea di una critica generica quanto superficiale alla grande corporation onnipotente, capace di controllare le vite di migliaia di persone e di sacrificarne altrettante ad esperimenti scientifici pericolosi e azzardati. Un tema che, in un clima culturale dove il no-global è diventato un must quanto i marchi che combatte, rischia anche di apparire rilevante. Interessante notare, di fronte allo strapotere della Umbrella Corporation (Cain, l’uomo che controlla tutto l’esperimento sul Virus T e che decide il destino di Racoon City, ha il piglio di un militare e comanda gruppi consistenti di soldati privati), lo Stato risulta praticamente assente.

Curioso, da questo punto di vista, il confronto con un film di una decina di anni fa, Virus Letale, dove si assisteva al diffondersi di un terribile virus africano in una cittadina semirurale sulla costa ovest degli Stati Uniti, presto circondata da un cordone militare che non risparmiava eventuali fuggiaschi e destinata all’eliminazione con una bomba nel caso il vaccino non venisse trovato. Lì, per l’appunto, era l’esercito degli Stati Uniti ad intervenire (anche perché era a sua volta indirettamente responsabile del contagio) e, nel bene o ne male, la sfera del pubblico risultava ancora sotto il controllo di un potere politico, se non della società civile stessa. Potrebbe forse sembrare eccessivo attribuire una consapevolezza in questo senso da parte degli autori di Resident Evil, ma certamente questa evoluzione riflette almeno un cambiamento della percezione comune, che si riflette anche in queste “leggende metropolitane”.

Autore: Laura Cotta Ramosino


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