MATCH POINT

Titolo Originale: MATCH POINT
Paese: Gran Bretagna/USA
Anno: 2005
Regia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Durata: 124'
Interpreti: Brian Cox, Scarlett Johansson, Mattew Goode, Emily Mortimer

Chris (Brian Cox), un giovane irlandese di semplici origini, è ben accetto nell'alta società londinese:  è un campione di tennis e  con la sua bellezza può frequentare le ragazze che contano. Si è fatto benvolere in particolare nella famiglia  Hewitt, nobili e ricchi e si fidanza con Chloe, la loro figlia (Emily Mortimer). Tutto sta andando per il meglio (ha ottenuto un buon posto nell'azienda del futuro suocero) quando  subisce un'attrazione fatale per Nola (Scarlett Johansson), fidanzata  del fratello di Chloe. Ne nasce una relazione clandestina a seguito della quale Nola resta incinta. Chris si trova a un bivio: dire tutto a Chloe (ormai sua moglie) o trovare un'altra soluzione che metta tutto a tacere....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il regista manifesta in modo palese la sua visione nichilista e fatalista della vita
Pubblico 
Adolescenti
Per la freddezza di un'omicidio e la sensualità di una passione amorosa. Non ci sono scene esplicite
Giudizio Artistico 
 
Forse il miglior film di W. Allen degli ultimi anni. Ottimi tutti i protagonisti

  Grave errore andare a cinema pensando di trovare in Match Point un'altro film di Woody Allen.
Certo, sappiamo già che lui non è presente come attore, che ne è "solo" regista e sceneggiatore e che la storia si svolge  non a New York bensì Londra  ma forse, per i primi 10 minuti, ci mettiamo ancora in attesa di qualche battuta salace, di veder comparire  qualche personaggio di origine ebrea. Finalmente ci accorgiamo che il dialogo è asciutto, le inquadrature sono essenziali, perché Woody ci sta  raccontando una storia di ambizione e di passione, di meschinità e di cinismo. Quando il racconto vira sul giallo, il riferimento più diretto ci sembra Afred Hitchckok  con il Delitto perfetto. Lo è anche nel modo lineare ed esplicito con cui ci invita all'attenzione di certi particolari, che risulteranno essenziali per la scoperta (o salvezza) dell'assassino.

Una volta  capito il contesto e mentre ci stiamo godendo l'eccellente fattura di questo  thriller ambientato nell'alta società londinese ecco che, poco a poco, ritroviamo gli indizi della presenza del regista intellettuale che conosciamo da sempre: il protagonista all'inizio sta leggendo Delitto e Castigo di Dostoevskij (in effetti, il modo con cui avverrà il delitto sarà terribilmente simile all'uccisione dell'usuraia Raskolnikov) e viene citato, come lettura per la sera, l'amato  Strindberg.

Ma la firma del regista si trova sopratutto nella sua visione della vita, mai così esplicita come in questo film.
Già nel suo La dea dell'amore (1995)  un coro greco (ripreso  nel teatro di Taormina) era stato  impiegato dal regista per esprimere il suo senso di ineluttabilità del fato. Ora in Match Point viene citato un autore greco per dichiarare che "la miglior fortuna è quella di  essere non nati". Secondo Woody noi siamo debitori, nella buona come nella cattiva sorte, di un destino capriccioso e volubile: così come, all'inizio del film, una palla da tennis vista al rallenty resta in bilico intorno alla rete, arbitra della sorte della partita, ugualmente un anello lanciato dal bordo del fiume (perché costituisce una prova del delitto compiuto)  rischia di fermarsi prima del parapetto, diventando in questo modo una prova inoppugnabile del misfatto.

Occorre dire che questa sovrastruttura filosofica non impregna di se il racconto, resta anzi un  fragile paravento al comportamento del protagonista, un arrampicatore sociale senza scrupoli. Ciò che invece si sviluppa realmente ed è realizzato molto bene, è un classico melodramma  di passione e di morte.

Woody  Allen ci mostra con sincera ammirazione, non esente da impegni di sponsorizzazione,  una Londra antica e moderna, ricca di offerte e di stimoli intellettuali per la gente che  può: fare shopping down town con una Jaguar completa di autista, disporre di un appartamento con la vetrata che si affaccia sulla torre del Parlamento, passare il week end andando a cavallo nella tenuta di campagna ma anche visitare l'ultima mostra alla Tate Modern o  vedere "The woman in white", l'ultimo musical di  Andrew Lloyd Webber.

All'interno di  questo contesto  risulta  perfettamente incastonata la famiglia Hewit (il padre, la madre, i due figli):  moderni quel che basta ma attenti a non perdere, anzi ad accrescere, la loro solidità borghese.
Brian Fox (Chris) é impeccabile nella sua eleganza di giovane in carriera; si è costruito una maschera di gentilezza e cortesia utilissima per far accettare le sue continue bugie, frutto della sua fredda determinazione di arrivare a ottenere ciò che desidera.

Scarlett Johansson (Nola) merita sicuramente un premio per questo film, anche se purtroppo Woody  rifugge dai concorsi. E' riuscita a tratteggiare con la sua irrequietudine, la sua vulnerabilità, la sensualità  non trattenuta, la sua stessa incapacità di vincere, tutto ciò che è diverso, tutto ciò che è  fuori dal coro di coloro che si pongono alla spasmodica ricerca del possesso materiale.

Autore: Franco Olearo


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