MICHAEL CLAYTON

Titolo Originale: Michael Clayton
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Tony Gilroy
Sceneggiatura: Tony Gilroy
Durata: 125''
Interpreti: George Clooney, Tom Wilkinson, Tilda Swinton, Sidney Pollack

Michael Clayton svolge incarichi molto speciali nel grande studio legale per il quale lavora: deve "aggiustare certe situazioni" quando i loro clienti si mettono in qualche pasticcio legale che è bene mettere a tacere. Viene chiamato anche quando Arthur Edens, uno dei consulenti senior dello studio, dichiara pubblicamente che il loro principale cliente, un gigante del'industria dei fertilizzanti, è a suo giudizio colpevole..

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un uomo abituato al compromesso e a camminare a testa bassa, trova il momento del suo riscatto
Pubblico 
Adolescenti
Per la crudezza del linguaggio e di certe situazioni di tensione
Giudizio Tecnico 
 
Costruzione sofisticata sia nelle immagini che nei testi per un legal thriller di buona fattura

Quando George Clooney appare nelle sequenze iniziali, viene istintivo commentare a caldo come questo simpatico attore si sia un po' ingrossato, invecchiato con le borse sotto gli occhi, lo sguardo umido che fa dimenticare i lampi di ironica furbizia che lo hanno caratterizzato in tanti film precedenti.
Ma, come sempre, è meglio riflettere due volte prima di parlare: quello che noi vediamo è Michael, il personaggio che George è riuscito a creare, un personaggio grigio due volte: grigio perché ha l'ingrato compito, nel prestigioso studio legale in cui lavora, di porsi nelle zona d'ombra fra il legale e illegale e "sistemare in modo discreto alcune faccende sporche"; grigio perché nella sua vita privata, come divorziato, è una persona sola che ha l'unica gioia di vedere ogni tanto il figlio mentre per il resto si lascia travolgere dal vizio del gioco, salvo  poi andare a mendicare dal suo capo un prestito per appianare i propri debiti.
La storia privata di Michael fa da controcanto a quello che per il resto è un classico legal thriller: una potente azienda di fertilizzanti ha in corso una causa miliardaria con un gruppo di agricoltori che hanno subito gravi infermità a causa della tossicità dei suoi prodotti. Il grande studio legale per cui lavora Michael ha il compito di  ritardare, ridimensionare le pretese dei danneggiati fino al momento in cui Arthur Edens, un consulente senior dello studio, dichiara in modo pubblico e plateale che in sei anni ha patrocinato la parte sbagliata: l'azienda di fertilizzanti è colpevole. E' a questo punto che le due storie si incrociano: Michael è chiamato a sbrogliare questa matassa molto ingarbugliata ma questa volta la faccenda è grossa, ci sono troppi interessi in ballo e ci scappa anche il morto.

Michael deve decidere, in una magnifica sequenza senza parole, tutto solo nella bruma della campagna ai primi chiarori del giorno, se accontentarsi di vivere come è sempre vissuto, sopratutto ora che grazie al prestito ricevuto può chiudere la partita con i suoi creditori o denunciare quello che sa, proiettandosi in una dimensione eroica, a lui completamente sconosciuta.

Tony Gilroy, apprezzato sceneggiatore qui alla sua prima esperienza come regista, mostra un approccio particolarmente creativo nella costruzione delle immagini (interessante la sequenza iniziale dove in piena notte un inserviente dello studio porta un carrello di documenti  lungo il corridoi vuoti del vasto edificio, salvo poi entrare in una sala riunioni dove una miriade di impiegati in maniche di camicia si affanna su molte carte, a preannunciare il fervore per un importante evento imminente o il modo con cui ci viene presentata Karen (un'ottima Tilda Swinton, segaligna ma fragile), l'ambiziosa responsabile dello staff di avvocati: viene ripresa non mentre risponde a un'intervista televisiva, ma mentre  prova le sue battute davanti allo specchio,  controllando che neanche una piega del vestito sia fuori posto).
Gilroy controlla meno i dialoghi che fluiscono abbondanti e hanno qualcosa di costruito: dietro i personaggi si intravedono le coloriture letterarie dello sceneggiatore.

Questo film, ambientato in un'America attualissima, induce a fare un'altra osservazione: guardando questi potenti studi legali, si ha l'impressione di osservare una società che ha raggiunto il massimo della efficienza e della razionalità applicata nel mondo del lavoro, mentre quando ci spostiamo nella sfera  privata, i personaggi, con le loro vite familiari disastrate, appaiono come bambini sprovveduti e abbandonati alle pulsioni dell' istinto, incapaci di costruirsi affetti duraturi.

Autore: Franco Olearo


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