IL CASO WINSLOW

 
Titolo Originale: The Winslow Boy
Paese: USA
Anno: 1999
Regia: David Mamet
Sceneggiatura: David Mamet
Durata: 110''
Interpreti: Guy Edwards (Ronnie W.), Sara Flind (Violet), Aden Gillett (John Waterstone), Jeremy Northan (Sir Robert Morton)

Londra, 1911. In casa Winslow il sig Arthur, sua moglie e i due figli maggiorenni, Catherine e Dickie, stanno brindando all’evento del giorno: il capitano John Watherstone ha chiesto la mano di Catherine, quando la domestica informa tutti che è presente in casa, non atteso,  anche Ronnie, il figlio minore di 13 anni, cadetto del Royal Naval College di Osborne. Arthur, in un incontro a tu per tu, chiede al ragazzo le ragioni del suo ritorno: Ronnie è stato espulso dal collegio perché accusato di aver rubato e incassato il vaglia postale di un suo compagno. Il padre chiede al figlio con insistenza se sia stato lui a rubare il vaglia: di fronte a un’ostinata negazione, il sig Arthur decide di chiedere al Collegio di riaprire il caso. La faccenda risulta più difficile del previsto, il pubblico, grazie alle notizie di giornale, finisce per dividersi fra innocentisti e colpevolisti e a Artur non resta che rivolgersi all’avvocato più brillante di Londra: sir Robert Morton, anche se questo comporterà dar fondo agli ultimi risparmi della famiglia...

 

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un padre crede nel valore della giustizia fino a impegnarsi a lungo, con molti sacrifici per se e per la sua famiglia, affinché la verità si renda manifesta
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Il regista David Mamet rende cinematograficamente efficace l’opera teatrale originale valorizzando tutti i protagonisti

I primi 15 minuti del film, grazie alle mani esperte di David Mamet ( The Untouchables -1987,  Hannibal -2001) sono sufficienti per descrivere il contesto storico in cui si svolge il racconto  e per presentare i componenti della famiglia Winslow. Siamo a pochi anni dall’inizio della prima guerra modiale, l’Inghilterra  è espressione dell’Occidente più evoluto, orgogliosa dei suoi ordinamenti giuridici e della sua libertà di opinione espressa dai giornali. Alla solidità  della struttura sociale corrisponde, in questo film ispirato all’ononima opera teatrale di Terence Rattigan del 1946,  a sua volta ricavato da un fatto realmete accaduto, un’istituzione familiare altrettanto salda. La famiglia Winslow ha il suo baricenro nella  figura paterna, espressione di autorevolezza ma anche di afffetto. I due figli maggiori, nonostante siano avviati su strade molto diverse (la figlia Christine, è particolarmente coinvolta nel movimento a favore del voto alle donne mentre Dickie, poco dedito agli studi è molto impegnato a fare le ore piccole) hanno tuttavia ben chiara l’importanza della compattezza familiare e sono rispettosi dell’autorità paterna. Allo stesso tempo il signor Arthur mostra di agire solo in base a solidi principi. Lo vediamo molto bene nel colloquio che ha con il figlio Ronnie: la verità è un valore che ha inculcato in tutti e quando il ragazzo, messo sotto pressione dal padre, ribadisce che è innocente, Arthur crede senza riserve nella sua onestà e avvia tutte le iniziative legali necessarie per scagionarlo. Gli ostacoli che deve affrontare sono tanti e la sua fortezza viene messa in piena luce:  non si tratta solo di contrastare la decisione di un’autorevole e stimata istituzione, ma anche l’impegno economico che questo suo sforzo comporta, non solo per se ma per tutti i componenti della famiglia. E’ proprio questa la situazione che può mettere a rischio la peseveranza nel percorso intrapreso. Non tanto per Dickie che deve rinunciare all’università (una decisione che andava comunque presa,  dato il suo scarso rendimento)  ma per Christine che deve perdere la dote. Situazione dolorosa ma forse necessaria, perché finisce per portare alla luce  lo scarso coinvolgimento dei due nel loro progetto familiare.

La minaccia più insidiosa viene invece dalla moglie. Lei non discute sulle ristrettezze economiche che sono costretti ad affrontare ma sul perchè la loro famiglia abbia perso la pace, al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica, proprio quando il piccolo Ronnie si è ormai ben inserito in una nuova scuola e in poco tempo l’episodio avrebbe potuto venir dimenticato. “Per quale motivo continuare?” é la domanda diretta della moglie. Sono proprio dubbi come questi che mettono a nudo il significato delle virtù. La risposta è semplice e diretta: “per la giustizia”. Il messaggio di Arthur è chiaro: tutti noi viviamo una vita impegnata in tante piccole cose ma nel  sottofondo, in modo silente, sappiamo che ci sono dei valori che guidano la vita collettiva e il comportamento dei signoli. Se questi valori sono rispettati, tutti noi ci dedichiamo a svolgere gli impegni della nostra vita ordinaria; se vengono violati, è giusto impegnarsi con fortezza a ripristinarli, anche se ciò comporterà sacrifici per se e per la propria famiglia. Il valore educativo che scaturisce da questo comportamento supera i disagi che i figli potrebbero subire e non va trascurato ll'invito all'emulazione che scaturisce da un comportamento corretto. Sir Robert Morton, avvocato di successo, abituato a cause di particolare rilevanza,  accetta di difendere il modesto caso del piccolo Ronnie, "perché i diritti prevalgano".

E' una buona conferma che le virtù sono sempre strettamente correlate. La giustizia innesca la fortezza per perseguirla e se la fortezza viene correttamente esercitata, nell'impegno di cercare la verità, trasparirà anche l’umiltà della persona

 

Autore: Franco Olearo


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