BECOMING JANE STORIA DI UNA DONNA CONTRO

Titolo Originale: Becoming Jane
Paese: Usa/Gran Bretagna
Anno: 2007
Regia: Julian Jarrold
Sceneggiatura: Kevin Hood
Produzione: Robert Bernstein, Graham Broadbent e Douglas Rae per Columbia Pictures/Blueprint Pictures/Ecosse Films/Octagon Films/Scion Films Limited
Durata: 120'
Interpreti: Anne Hathaway, James McAvoy, James Cromwell, Julie Walters, Maggie Smith

Jane Austen vive con la sua modesta famiglia nello Hertfordshire nutrendo l’ambizione di diventare romanziera, mentre mamma e papà preferirebbero che si trovasse un marito, possibilmente ricco. A sconvolgerle la vita arriva in paese l’affascinante Tom Lefroy, con cui la ragazza si scontra subito a causa dei modi strafottenti e della fama di libertino del giovane. Non ci vuole molto perché i due, superando orgoglio e pregiudizi, si innamorino perdutamente e Jane trovi finalmente la sua vena letteraria. Ma la povertà di entrambi e l’ambiente ostile si dimostreranno un ostacolo insuperabile per il raggiungimento della felicità.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Non ci sonno dei disvalori nella storia raccontata, quanto alla responsabilità dell'autore per aver trasmesso un ritratto falso e deformato della grande scrittrice
Pubblico 
Pre-adolescenti
Una breve scena di nudo maschile, qualche scena sensuale
Giudizio Artistico 
 
Un polpettone sentimentale e citazionistico privo di ogni reale ironia, estraneo allo spirito dell’autrice quanto dell’epoca

È sempre difficile affrontare la biografia di un autore letterario particolarmente amato; quando, come nel caso di Jane Austen, ci si mettono schiere di fan pronti a difenderla con la stessa passione di un cavaliere per la sua dama, ci si trovava di fronte ad una sfida per lo meno improba. Il film di Julian Jarrods, un polpettone sentimentale e citazionistico privo di ogni reale ironia, è talmente estraneo allo spirito dell’autrice quanto dell’epoca che descrive da non guadagnarsi nemmeno questa difesa d’ufficio.

Partendo dall’assunto cinematografico diffuso (vedi Shakespeare in Love) che l’opera letteraria di un autore è spiegabile più o meno in toto con gli eventi della sua biografia, sceneggiatore e regista cuciono una trama che è sostanzialmente un centone indiretto di situazioni e personaggi austeniani.

Curioso è notare, però, che essi non sono tratti tanto dai romanzi della scrittrice, quanto dalla loro volgarizzazione e banalizzazione popolare , che ha dato origine ad un vigoroso filone di letteratura rosa e di “sentimento”, genere in cui la Jane Austen che emerge dalla pellicola si inserisce a pieno titolo. Una definizione che la medesima, molto più figlia del razionalismo settecentesco che del romanticismo allora di moda, avrebbe simpaticamente rispedito al mittente.

I distributori italiani hanno dato il colpo di grazia aggiungendo all’originale un sottotitolo fuorviante (“il ritratto di una donna contro”), che insinua nello spettatore l’inquietante sospetto di trovarsi di fronte una Austen femminista intenta a bruciare il reggiseno.

Di fatto il messaggio del film è piuttosto “conservatore”, dato che suggerisce neppure troppo implicitamente che una scrittrice donna non possa essere completa ed efficace senza l’esperienza del sentimento e dell’amore fisico (come si deduce dai suggerimenti letterari di Lefroy e dalle frequenti allusioni dei parenti al suo bisogno di avere un marito). Posta l’assurdità della semplicistica equivalenza tra esperienza personale dell’autore e ampiezza del mondo narrativo del medesimo, non pensiamo che alla composizione dei capolavori di introspezione e spietata analisi dei costumi della scrittrice inglese fosse strettamente indispensabile la sbirciatina di un bel ragazzo che fa il bagno nudo in un fiume.

La protagonista, apparentemente priva dell’ironia e dello spirito della Austen originale, è una ragazzetta pretenziosa che rivendica ad ogni piè sospinto il diritto ad un matrimonio d’amore e proclama teorie letterarie sul romanzo mentre la mamma armeggia tra i maiali (l’unica ragione della cospicua presenza di questi animali nel film è la presenza di James Crowell –indimenticato protagonista di Babe - come padre di Jane) e le ricorda il valore del denaro.

Il film, per altro, sembra incapace di rendere il senso dell’epoca e dell’ambiente sociale che descrive, limitandosi a riportarne gli aspetti più superficiali e noti agli spettatori da altre pellicole in costume e impegnandosi con la delicatezza di un elefante in una cristalleria ad attaccare le “convenzioni” di un modo che impone alle donne il decoro e la repressione della loro sensibilità (di fronte a certe espressioni della medesima come dargli torto?) e dei loro talenti.

La love story con uno spiantato avvocato irlandese che gli autori cuciono addosso a Jane (molte invenzioni sui pochissimi dati a disposizione dato che Cassandra Austen, più conscia dei moderni della discrezione, bruciò la maggior parte delle numerosissime lettere che lei e la sorella si scambiavano) segue binari prevedibili, che nel finale virano ad un patetismo intollerabile (con fratellini affamati di Tom rimasti in Irlanda e sacrifici dei Jane, degni della Traviata), che l’autrice avrebbe considerati piuttosto imbarazzante.

Particolarmente irritante è la lunga coda, con una Austen ormai vecchia che sembra una specie di “donna Letizia” incartapecorita ma ancora salda nel suo ruolo di paladina del sentimento, che ritrova l’innamorato di un tempo che, a parziale ammenda del passato, ha dato alla figlia il nome dell’innamorata.

Un film che potrà piacere solo ai più rigidi detrattori della Austen (confermati nella loro riduttiva visione del suo genio) e a tutti quelli che sono ancora convinti che Bridget Jones assomigli davvero ad Elizabeth Bennet.

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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