THE FRONT RUNNER - IL VIZIO DEL POTERE

Titolo Originale: The front Runner
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Jason Reitman
Sceneggiatura: Matt Bai, Jay Carson, Jason Reitman
Produzione: RIGHT OF WAY FILMS, AARON L. GILBERT PER BRON STUDIO
Durata: 113
Interpreti: Hugh Jackman, Vera Farmiga, J.K. Simmons, Alfred Molina

Nel 1988, Gary Hart, senatore democratico del Colorado, è in piena corsa presidenziale. Favorito dai sondaggi e da un entourage efficientissimo, conduce una vita al riparo dai media che non vedono l'ora di affondare la penna nella sua vita privata. Ma Hart, abile oratore, rimanda al mittente e rilancia esponendo il suo programma politico. Marito e padre, niente sembra contare per lui più del suo lavoro e della sua famiglia. Poi il "Miami Herald" pubblica un articolo e la sua ascesa si interrompe bruscamente. Accusato di avere una relazione extraconiugale con Donna Rice, dovrà rispondere alla consorte e agli elettori dell'attacco e delle foto che lo inchiodano.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un uomo commette un errore ma sa anche recuperare la dignità propria e di quella della sua famiglia
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film è impostato nella prospettiva di chi ci sta ricostruendo con rigore fatti realmente accaduti ma questa ricerca dell’obiettività si trasforma in una certa freddezza con cui vengono ritratti i vari protagonisti

Sappiamo dalla cronaca e dai tanti film che hanno affrontato questo tema (fra i più recenti: Il caso Spot Light, The Post) che negli Stati Uniti l’unico potere in grado di porsi testa a testa e di contrastare, quando necessario, il potere politico è la stampa, così come in Italia lo è la magistratura.

Al contempo il cinema non ha mancato di sottolineare certi abusi di potere della carta stampata e della televisione attraverso colpevoli deformazioni della realtà, a iniziare dal terribile Asso nella manica (1951), per poi continuare con Piombo rovente (1957), Quinto potere (1976), Diritto di cronaca (1981).

Il caso del senatore Hart, costretto a dimettersi per una relazione extraconigale, potrebbe far sorridere oggi, dove buona parte dei politici, se guardiamo l’Italia, convivono e quindi il tema non si pone neanche- Si dà inoltre per scontato che chi vuole calcare le scene del teatro politico non può che essere un esperto mediatico, capace di rispondere sempre a tono e in grado di rivoltare, con le parole, l’evidenza di qualsiasi verità. Il film, proprio per questo, è interessante, non solo per il caso umano in se', ma perchè quei fatti segnarono una svolta nei rapporti fra giornalismo e politica.

Prima di quella data, la stampa sorvolava sulla vita privata dei presidenti (lo stesso film ricorda i comportamenti “disinvolti” di Kennedy e di Johnson), perché a quei tempi si riteneva che la dignità della carica, per il bene della nazione, non andasse offuscata da pettegolezzi.

Con il caso Hart il rapporto si trasforma e i candidati-presidenti e i presidenti stessi (ricordiamo il caso Clinton) iniziano a venir trattati non in base alla dignità della loro carica ma come dei divi del cinema, nei confronti dei quali ogni pettegolezzo diventa lecito.

Il regista Jason  Reitman, che  si è sempre mostrato sensibile a temi sociali descrivendo protagonisti che si trovano di fronte a un caso di coscienza (Juno, Tra le nuvole, Thank you for smoking, Young adult), si è ispirato a libro di Matt Bai che ha ricostruito meticolosamente quelle tre settimane decisive, in modo da attenersi il più possibile a ciò che è realmente accaduto.  Non ha quindi posto in primo piano la storia d’amore fra il senatore e la modella aspirante lobbista, anzi è reticente nel darci l’evidenza della loro relazione. Si pone piuttosto nella prospettiva di chi animava lo staff del candidato-presidente e la redazione del Miami Herald, che aveva innescato lo scandalo. Il regista ha voluto restare imparziale  in questo scontro mediatico e lo si nota anche dal fatto che gli stessi reporter non vi fanno una bella figura. Se il film Tutti gli uomini del presidente (1976) , ci aveva abituati a vedere redazioni che non pubblicano una notizia se non hanno la conferma dei fatti almeno da due fonti diverse, qui è sufficiente qualche informazione incompleta per far sì che la bestia assetata di sangue dell’opinione pubblica venga scatenata e non si sarebbe acquieti se non di fronte a una piena e dettagliata confessione del colpevole. Gary Hart si mostra totalmente impreparato e ancora troppo onesto per gestire questo tipo di onda mediatica. Prima reagisce in modo schivo, pensando che i suoi programmi elettorali siano più interessanti dei pettegolezzi sulla sua vita privata e le risposte date ai giornalisi appaiono goffe e indecise; poi, una volta accortosi che ormai non era più visto come candidato ma come protagonista di uno scandalo, si rifiuta di ribattere alla malizia con furbizia e non  trova altra soluzione che  dimettersi dalla candidatura. Il film lascia intendere che il ritiro dalla corsa presidenziale sia stata anche motivata dalla volontà di  non esporre ulteriormente la famiglia (la moglie e la figlia) all’umiliazione di quello scandalo. Se ciò è vero, non resta che rendere omaggio all’uomo, che ha saputo sollevarsi con dignità dai suoi errori. In effetti Hart e la moglie vivono ancora insieme.

Autore: Franco Olearo


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