BLACK MIRROR: BANDERNATCH

Titolo Originale: BLACK MIRROR: BANDERNATCH
Paese: Regno Unito, Stati Uniti d'America
Anno: 2018
Regia: David Slade
Sceneggiatura: Charlie Brooker
Produzione: Netflix
Durata: variabile
Interpreti: Fionn Whitehead, Will Poulter, Asim Chaudhry

Inghilterra, 1984. Stefan è un giovane programmatore di videogame. Si mette in contatto con un’importante società del settore per proporle un nuovo tipo di gioco dove l’utente sceglie di volta in volta gli snodi cruciali della vita dei personaggi. L’idea piace ma vengono concessi a Stefan solo quattro mesi per completare lo sviluppo. Il ragazzo si chiude in casa per lavorare giorno e notte ma incontra molte difficoltà tecniche e inoltre il suo equilibrio psichico è fragile: soffre ancora della perdita della madre, avvenuta quando lui era piccolo a causa di un incidente di cui si sente in parte responsabile. Non gli sono di aiuto né il padre né le sedute con una psicologa. Si rivolge quindi a Colin, un giovane ideatore già milionario perché ha realizzato un videogame di grande successo. Colin gli espone le sue teorie: viviamo in mondi dove ciò che accade in uno è complementare a ciò che accade nell’altro: non esiste il libero arbitrio ma tutto è stato predeterminato…(questa non è la trama del film ma uno solo dei suoi possibili percorsi…)

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film, in tutte le sue ramificazioni, è pervaso da una visione pessimistica dell’uomo, soggetto a un fato imprevedibile, incapace di esercitare il proprio libero arbitri
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena può impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Senz’altro interessante e foriero di nuovi sviluppi questo primo esperimento di cinema interattivo: peccato che non c’è una vera alternativa perché tutte le ramificazioni replicano le idee dell’autore

Stefan sta lavorando da ore davanti al computer senza ottenere risultati apprezzabili. Il padre lo incalza, invitandolo a smettere e a concedersi una pausa. A questo punto, nella parte bassa del video, lo spettatore è invitato a scegliere: a) Stefan si alza e urla al padre; b) Stefan, esasperato, versa il tè caldo sulla tastiera provocando un corto circuito che distrugge tutto il lavoro fatto fino a quel momento.

Il racconto avanza in questo modo, e lo spettatore (giocatore?) diventa un protagonista attivo della storia perché grazie al collegamento via Internet, le sue scelte vengono recepite e il racconto avanza lungo il ramo da lui scelto, fino al prossimo bivio. Ciò non poteva accadere nel film per le sale Sliding Doors del 1998 che aveva già sperimentato lo sviluppo del racconto lungo due percorsi narrativi alternativi, senza ovviamente poter coinvolgere lo spettatore nelle scelte.

Il coinvolgimento dell’utente è in effetti elevato e inevitabilmente ogni scelta comporta una perdita, perché ci si chiede cosa sarebbe successo nell’altro ramo del racconto. Si può sempre decidere di non scegliere nulla e in questo caso il film avanza spontaneamente secondo un tempo standard di 90 minuti. In questo caso si arriva a uno solo dei 5 finali possibili mentre le ramificazioni sviluppate sono in tutto 250.

I due creatori Charlie Brooker e Annabel Jones sono gli stessi della serie Black Mirror, anch’essa programmata su Netflix. La fiction, ambientata nel futuro, ma in realtà ispirata al mondo di oggi, è incentrata sui problemi di attualità e sulle sfide poste dall'introduzione di nuove tecnologie, in particolare nel campo dei media.

Il tema trainante è il continuo incrociarsi fra realtà e finzione, che finiscono per avere la stessa rilevanza per i protagonisti. Si tratta di un tema già affrontato in altri lavori a partire dalla famosa domanda “pillola rossa o pillola blu?” di Matrix  e poi ripresa per il mondo dei videogiochi in ExiStenz, dei serial  televisivi in The Truman Show, nei sogni dentro i sogni in Inception e negli effetti di pillole allucinogene in Maniac.

I lavori di Brooker e di Jones manifestano però sempre

una visione pessimistica del nostro destino: siamo schiavi di un fato che domina le nostre esistenze, il libero arbitrio non esiste e il fare o non fare qualcosa è pertanto del tutto indifferente. E’ questo il vero aspetto negativo di questo esperimento: la tecnica che consente di coinvolgere lo spettatore è senz’altro interessante ma si tratta di una responsabilità fittizia perché chi decide realmente è sempre l’autore, che impregna delle sue idee tutte le alternative possibili.

Ben più interessante sarebbe una formula che preveda ramificazioni realmente alternative, magari intorno a temi etici fondamentali e che i rami possibili fossero sviluppati da autori diversi con idee diverse.

Resta da farsi un’ultima domanda: Netflix riceve e quindi può registrare, le nostre preferenze lungo tutti i rami della storia: di tratta di un altro caso di perdita della propria privacy?

Autore: Franco Olearo


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