FIRST MAN

 
Titolo Originale: First Man
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Damien Chazelle
Sceneggiatura: Josh Singer
Produzione: DREAMWORKS, PERFECT WORLD PICTURES, COPRODUTTORE JAMES R. HANSEN
Interpreti: Ryan Gosling, Claire Foy, Jon Bernthal

Nel 1962 Neil Amstrong era un collaudatore dell’aereo-razzo X-15 quando la morte della figlia Karen a soli due anni, lo spinse a cambiare ambiente di vita e a entrare a far parte del progetto Gemini, una delle fasi intermedie di preparazione allo sbarco sulla Luna, secondo il progetto americano NASA, nato per contrastare la supremazia sovietica. Si è trattato di un’avventura bella ma pericolosa, caratterizzata da incidenti anche mortali. Neil, grazie al suo elevato autocontrollo e al sostegno della moglie Janet, riuscì a essere il primo uomo a sbarcare sulla Luna

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una bel rapporto coniugale e la solidarietà fra compagni di avventura attenuano il tono pessimistico con cui viene vista l’esistenza umana: una dura e continua sfida in un mondo che sembra non avere un senso finito
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcuni momenti di tensione
Giudizio Artistico 
 
Lo sceneggiatore Josh Singer fa un ritratto efficace della complessa personalità del protagonista mentre il regista Damien Chazelle ci fa entrare nelle capsule spaziali facendoci rivivere con grande realismo le varie missioni spaziali

Scordiamoci Uomini veri (1984), scordiamoci Apollo 13 (1995), scordiamoci Il diritto di contare (2016) sulle menti prodigiose di quelle donne matematiche che riuscirono a portare il primo uomo nello spazio: questo film di Damien Chazelle (già vincitore di premi Oscar con La La Land) è molto lontano dai toni apologetici e trionfali dei precedenti film che hanno raccontato l’avventura spaziale americana.

Il film è costellato di guasti tecnici, indecisioni su cosa fare in momenti drammatici e da morti. Ciò non vuol dire che ci troviamo di fronte a una rivisitazione di quest’epica moderna, come era già avvenuto per l’epopea Western, quando le scene di poveri pionieri accerchiati dagli indiani erano state sostituite con quelle dei massacri perpetrati dai soldati blu. L’elogio di quell’impresa prodigiosa ma effimera viene anzi accentuata proprio perché narrata in modo realistico, attraverso tanti dettagli tecnici che danno la misura del rischio che stavano correndo quegli uomini e che tuttavia continuavano ad andare avanti.

La bravura del regista sta proprio nel fatto che una storia già nota a tutti, risulti ugualmente carica di suspense. Un effetto realizzato con un ampio uso di soggettive, attraverso le quali percepiamo l’angustia claustrofobica di quelle capsule (gli unici campi lunghi vengono riservati alla fine per gli spettrali orizzonti lunari), i massicci portelloni che si chiudono per sigillare gli uomini in quella che può diventare la loro bara, le vibrazioni ossessive delle partenze che sembra stiano per frantumare la struttura del razzo. Ma la vera attrattiva è la complessità del personaggio protagonista. Sicuramente introverso, di poche parole ma dotato di un prodigioso autocontrollo che costituisce la sua vera forza, è stato caricato, dall’abile sceneggiatura di Josh Singer, di una malinconia di fondo che rimanda allo stesso personaggio che Ryan Gosling aveva interpretato in La La Land.

Possiamo dare due interpretazioni a questo Neil di Damien Chazelle e Josh Singer: uno psicologico, l’altro come metafora dell’uomo universale. La vita di Neil è segnata dalla morte della figlia a soli due anni: un evento che lo spinge, d’accordo con la moglie, a cambiar vita per tentare l’avventura dello spazio. Per tre volte nel film lo vediamo piangere ma sempre da solo, perché non ama condividere con gli altri le sue emozioni. In seguito accadono altri lutti, colleghi dell’avventura spaziale e lui, di nuovo, fa maturare quel suo dolore nella direzione di una sempre più ferma determinazione di andare avanti fino alla fine. Negli anni ’50 e ‘60, quando Hollywood sfornava in continuazione film di guerra, la morte di un soldato determinava nei compagni una maggiore determinazione a combattere per completare l’opera che aveva iniziato.

Non è così per Neil-Brian Gosling: per lui resta una sfida compiuta in solitaria da combattere contro le avversità di un destino le cui origini restano sconosciute. E’ questa l’interpretazione metafisica che si può dare alla sua impresa. Non si intravede una sensibilità cristiana ma piuttosto pagana e tornano in mente il mito di Prometeo o di Ulisse. Non si sa da quali divinità sia popolato il cielo che comunque non mostra simpatia verso l’uomo ma è proprio da questo contesto ostile che rifulge la grandezza dell’uomo, in grado di superare tutte le sfide per arrivare al traguardo che si è prefissato. La scena di lui che passeggia per primo sulla luna simboleggia la conclusione di anni di rischi e di sforzi, ma il panorama di questo nuovo mondo cinereo e freddo sembra significare che non c’è mai riposo: raggiunto un traguardo, l’uomo deve sempre guardare avanti verso quello successivo.

Autore: Franco Olearo


Share |