A STAR IS BORN

Titolo Originale: A star is born
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Bradley Cooper
Sceneggiatura: Eric Roth, Will Fetters, Irene Mecchi, Christopher Wilkinson, Stephen J. Rivele
Produzione: MALPASO PRODUCTIONS, GERBER PICTURES, THUNDER ROAD PICTURES, LIVE NATION, METRO-GOLDWYN-MAYER (MGM), JOINT EFFORT
Durata: 135
Interpreti: Stefani Germanotta (Lady Gaga ), Bradley Cooper,

Jackson è un folk singer ancora apprezzato e applaudito nei grandi concerti all’aperto ma è dipendente dall’alcool e una sera, dopo un’esibizione, si attarda a bere in un bar. Ha modo così di vedere l’esibizione di Ally, una ragazza che fa la cameriera di giorno mentre di sera sfoga la sua passione per il canto. Fra i due nasce subito un’intesa e Jackson invita Ally a un suo concerto. Quando la ragazza arriva, la presenta davanti a tutto il pubblico a salire sul palco e lei, dapprima titubante, decide di esibirsi. La sua performance ha subito successo perché è stata pubblicata su Youtube e migliaia di persone hanno potuto apprezzarla…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film approfondisce bene l’amore fra i due protagonisti salvo poi tradirne il significato sul finale
Pubblico 
Adolescenti
Qualche rapporto intimo con contenute nudità
Giudizio Artistico 
 
La presenza di Lady Gaga “fa la differenza” con la sua voce che ci canta una compilation scritta apposta per il film. Bradley Cooper se la cava sia come cantante che come regista anche se la sua preferenza va a ritmi lenti e toni melanconici

Questa versione di A Star is born è ormai la quarta, dopo quella del 1937 con Janet Gaynor e Fredric March; del 1954 con Judy Garland e James Mason; del 1976 con Barbra Streisand e Kris Kristofferson. Perché Hollywood non cessa di tornare e ritornare su questa storia? Indubbiamente c’è il mito del successo, sempre così repentino ma anche così effimero. Poi l’affascinante simbiosi fra una star che decade e una che sorge, anzi, l’amore tragico fra i due ed è come se il sacrificio finale della prima star abbia la funzione di trasferire quella luce che consente alla seconda di accendersi (un aspetto sottolineato soprattutto nel secondo con la Judy Garland). Altro elemento determinante è quello di riproporre questa classica storia rinnovata secondo l’evoluzione della musica, con l’aiuto della cantante-simbolo del momento. Trascurando il film del 1937 che parlava di una diva del cinema, Judy Garland si esibiva secondo le forme del music hall, il film con Barbra Streisand degli anni ’70 faceva riferimento alle grandi adunate rock del popolo hippie mentre ora il personaggio interpretato da Lady Gaga scala il successo attraverso la televisione e Youtube.

Può ancora trovare interesse presso il pubblico questa quarta edizione? La risposta è si. E’ in testa alle classifiche italiane da quando è stato distribuito mentre negli U.S.A. è arrivato a 126 milioni di dollari.

Il merito va innanzitutto a Stefani Joanne Angelina Germanotta, in arte Lady Gaga. Per i fans ma non solo, è una sorpresa vederla in formato acqua e sapone, senza trucco, brava nel recitare ma soprattutto, senza maschere né scenografie stravaganti, poter apprezzare la sua  voce che dà al film quel tocco magico che si aspetta da una professionista come lei.  Anche Bradley Cooper se la cava a cantare e assieme a Lady Gagà ha scritto le canzoni che vengono cantate nel film.

Ma c’è un’altra componente che in modo quasi sotterraneo conferisce un fascino discreto al film: l’intesa fra i due protagonisti. 

Se fra James Mason e Judy Garland prevaleva il rapporto del pigmalione con la sua allieva, se fra Barbra Streisand e Kris Kristofferson risultava prevalente una certa componente sensuale, qui l’intesa appare da subito più profonda. In una sequenza sorretta da primi piani strettissimi, seduti su un marciapiede, i due iniziano a conoscersi e ad apprezzarsi. Le domande si fanno subito intime: la storia della loro giovinezza, l’aver paura nelle esibizioni davanti al pubblico. Poi lo scambio di testi di nuove canzoni con melodie appena abbozzate e infine il messaggio filosofico di Jackson che diventerà il leitmotiv di tutto il film: non basta la buona tecnica: bisogna avere qualcosa da dire, da comunicare alla gente.  La parità fra i due protagonisti non è comunque perfetta: Lady Gaga tratteggia bene una ragazza appassionata, sinceramente innamorata del suo uomo, semplice nella vita privata che si trasforma quando deve esibirsi di fronte a un pubblico. Più difficile da interpretare il personaggio interpretato da Bradley Cooper: i suoi modi sono sempre cortesi (per chi si ubriaca, la violenza è sempre dietro l’angolo)  pervade nel suo sguardo un fondo di malinconia, non si comprende bene come si sia ridotto a quel livello di alcolismo anche se la sceneggiatura induce elementi familiari e di salute (una forte acufene) poco convincenti. Bradley in questo film è anche regista che valorizza bene il rapporto fra i due ma il suo stile privilegia i ritmi lenti, con pause fra una parola e l’altra.  Occorre fare alcune riserve sul suicidio finale del protagonista maschile, presente in tutte e quattro le versioni, che serve  sicuramente ad alzare il livello romantico della storia, con un messaggio del tipo: “è bene che io muoia perché tu possa vivere” ma in realtà si sta contrapponendo una carriera di successo a una vita umana che vale, sia pur infelice, sicuramente di più e che  poteva ancora dare alla protagonista, sempre innamorata, ancora preziosi incoraggiamenti.

Autore: Franco Olearo


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