22 JULY

Paese: NORVEGIA, ISLANDA
Anno: 2018
Regia: Paul Greengrass
Sceneggiatura: Paul Greengrass
Produzione: SCOTT RUDIN PRODUCTIONS
Durata: 133
Interpreti: Anders Danielsen Lie, Jon Øigarden, Jonas Strand Gravli

La mattina del 22 agosto 2011, Anders Breivik, esce di casa, dove vide da solo con sua madre, con un pulmino che lascia davanti al palazzo dove ha sede l’ufficio del Primo Ministro. Si allontana travestito da poliziotto in assetto da sommossa, particolare che lascia dubbiosi gli agenti al controllo delle tecamere di sicurezza, facendo guadagnare all’attentatore quei pochi secondi che gli consentono di allontanarsi prima che il pulmino esploda causando 8 morti e 209 feriti. La notizia si sparge rapidamente e Andres approfitta della situazione per recarsi indisturbato all’isola di Utoya, sempre travestito da poliziotto, dichiarando di essere l’agente incaricato della protezione dei giovani che stanno partecipando a un campo estivo indetto dal partito laburista norvegese. A questo punto Andres imbraccia un fucile automatico di precisione e inizia a sparare a tutti quelli che gli capitano sotto tiro, uccidendone 69. Quando arrivano i corpi speciali della polizia per arrestarlo, non oppone resistenza ma si dichiara leader di un’armata di crociati che vogliono riportare la Norvegia e l’Europa alla sua genuine tradizioni, senza inquinamenti causati dalle recenti immigrazioni.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Dopo l’attentato del luglio 2011 i giovani sopravvissuti e l’intera nazione norvegese trovano le energie morali per tornare alla normalità senza praticare l’odio ma affidandosi alla giustizia legale
Pubblico 
Maggiorenni
Alcuni dettagli di interventi chirurgici e le sequenze drammatiche della strage sull’isola sconsigliano la visione ai minori
Giudizio Artistico 
 
La ricostruzione dei fatti accaduti è particolarmente accurata ma i dialoghi sono modesti e lo svolgimento risulta piatto, senza picchi di attenzione, con l’eccezione della sequenza del massacro

Abbiamo già avuto modo di conoscere il regista-sceneggiatore Paul Greengrass, attraverso i suoi precedenti film, sempre interessato a raccontare, con il massimo possibile di adesione alla realtà,  gli eventi drammatici che hanno segnato la nostra epoca. In Bloody Sunday aveva raccontato l'uccisione di 13 manifestanti inermi  perpetrato dalle truppe inglesi nel '72 nella cittadina  irlandese di Derry, innescando l’adesione di tanti giovani irlandesi al movimento violento dell’IRA. Con il film United 93 aveva ricostruito i momenti drammatici del dirottamento del terzo aereo dell’11 settembre, quello destinato probabilmente ad abbattersi sulla Casa Bianca, che si concluse con la sua caduta e la morte di tutti i passeggeri, dopo un vano tentativo di ribellione. 

Ora, in questo 22 July, prodotto da Netflix, sulla strage compiuta sull’isola di Utoya nel 2011, ritroviamo lo stesso rigore nella ricostruzione dei fatti realmente accaduti.

In film è diviso in tre capitoli, l’azione terroristica, la lenta riabilitazione dei giovani feriti e lo sviluppo dell’iter processuale che portò alla condanna di Breivik. Tutti e tre i capitoli sono stati soggettivizzati: il primo viene narrato nella prospettiva dell’autore della strage, nel secondo parlano il corpo mutilato e gli incubi nelle notti insonni del giovane superstite Viljar; il terzo infine dettaglia l’impegno dell’avvocato Geir Lippestad,che accettò di difendere il terrorista, convinto che l’unico modo per rispondere al fanatismo violento fosse mostrare la superiorità delle istituzioni democratiche.

Nelle più di due ore di durata, il regista riesce a ricostruire con chiarezza i fatti accaduti, ma riesce allo stesso modo ad appassionare lo spettatore? Come era apparso già chiaro in United 93, Paul Greengrass ha uno stile tutto suo di raccontare fatti realmente accaduti. Per lui il “sigillo” dell’obiettività è costituito sia dal mostrare le istanze dei “cattivi” che dei “buoni” in modo rigorosamente paritetico, così da ottenere una resa della realtà a uno stadio ancora “preinterpretato”. Si tratta di una scelta tecnicamente ineccepibile ma che lascia a volte perplessi: nel caso di 22 July, viene dato ampio spazio alle dichiarazioni di lucido fanatismo del terrorista, che si ritiene investito di una sacra missione. Anche la figura dell’avvocato, impegnato a difendere quel “mostro” perchè la legge prevede la giusta difesa anche dei peggiori criminali, ci lascia sgomenti quando va in giro a cercare altri teorici norvegesi del fanatismo di destra per dimostrare che le idee di Anders Behring non erano isolate. Una sgradevolezza acuita anche dalla modestia dei dialoghi.

Probabilmente il vero problema di questo film è che Paul Greengrass ha fallito proprio l’obiettivo che voleva raggiungere: riprodurre la reazione di un popolo ferito da un atto particolarmente traumatico. Quando una nazione è colpita in questo modo, come è accaduto in Norvegia, siamo sicuri che l’applicazione rigorosa delle leggi democratiche sia l’unico antidoto per recuperare la compattezza e la fiducia in se stessa? E’ vero che ogni popolo reagisce in base alla propria cultura ma un film come Stronger- Io sono il più forte  sull’attentato alla maratona di Boston del 2013 si muove nella direzione opposta. L’attentato innesca una maggiore solidarietà fra i cittadini, l’impegno a fare ognuno la propria parte, a sviluppare mediaticamente lo spirito di riscossa della città, ponendo sul palco mediatico l’uomo a cui, dopo l’attentato, erano state amputate le gambe. In parte anche Greengrass cerca di mostrare lo stesso sentimento con la figura del giovane Viljar , che accetta di testimoniare al processo, avendo il coraggio di guardare in faccia lo sterminatore, gesto-simbolo che vuole ribadire che le  forze del male non prevarranno ma l’effetto risulta limitato.

Il film è disponibile sulla piattaforma Netflix.

Autore: Franco Olearo


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