MANIAC

Titolo Originale: Maniac
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Cary Fukunaga
Sceneggiatura: Cary Fukunaga, Patrick Somerille
Produzione: Paramount Television, Anonymous Content
Durata: 10 puntate di 43 minuti
Interpreti: Emma Stone, Jonah Hill, Sally Field, Justin Theroux

Annie ha una vita disordinata e non è felice. Usa spesso una pillola sperimentale che la porta a rivivere un passato dal quale non si vuole staccare. Alla fine prende una decisione: si reca nel quartier generale di una importante industria farmaceutica offrendosi di venir utilizzata come cavia per sperimentare un nuovo cocktail di farmaci che consente, a chi soffre di disturbi mentali, di cancellare il passato e ritrovare il proprio equilibrio. Owen è figlio di una ricca famiglia di industriali che viene tenuto sempre da parte negli eventi ufficiali perché è instabile mentalmente e soffre di allucinazioni. La famiglia ora ha bisogno di lui e gli sta facendo pressione perché testimoni in favore del fratello, mentendo, al processo in cui è implicato. Owen finge di accettare ma poi scompare, per offrirsi anche lui come cavia dell’azienda farmaceutica. Annie e Owen assieme ad altri vengono invitati a ingerire pillole allucinogene, che li proiettano in mondi irreali. In queste situazioni sognate, sempre molto avventurose, Annie e Owen si trovano stranamente insieme come alleati…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il serial affronta un tema poco frequentato: quello dell’amicizia, vista come aiuto reciproco nei momenti di difficoltà e capacità di ascoltare e comprendere
Pubblico 
Adolescenti
Il serial è stato classificato da Netflix come VM14 per via della presentazione, sia pur veloce, di alcune futuribili pratiche sessuali
Giudizio Artistico 
 
Il serial, che si sviluppa secondo una stile difficilmente classificabile, si avvantaggia di ottimi attori e pur adottando toni narrativi diversi (dramma, parodia, fantasy), non li confonde fra loro

E’ indubbio che il moltiplicarsi delle opportunità con le quali può venir raggiunto un vasto pubblico mediante una narrazione seriale (non più solo tramite la televisione ma anche via Internet) sta fornendo agli autori grande libertà creativa e non si sentono più vincolati a dover rispettare canoni predefiniti. Questo Maniac, ora disponibile sulla piattaforma Netflix, preannunciato con grande impegno pubblicitario, è di difficile classificazione. Un film di fantascienza? L’ambientazione ci mostra una New York di oggi, così come lo sono anche i vestiti e le automobili che passano. Però lungo le strade ci sono robottini che puliscono, a Washington Square un tizio perde a scacchi contro uno scimpanzé-robot, la stessa Annie intrattiene una conversazione intima con la macchina che si prende cura del suo giardino.

Il serial vuole essere una seria denuncia contro l’abuso di psicofarmaci oppure i sogni che fanno i protagonisti, che impegnano una metà abbondante della fiction, sono solo un pretesto per realizzare divertenti parodie di famosi film e serial televisivi? Non c’è nessuna risposta che possa essere formulata a questa e ad altre domande che scaturiscono dalla visione del serial che è volutamente un miscuglio di generi diversi e di toni narrativi che oscillano fra il drammatico, il surreale, la parodia. Per fortuna lo sceneggiatore Patrick Somerville e il regista Cary Fukunaga sono riusciti a mantenere una sostanziale unità narrativa.  Lo stile adottato, nonostante le apparenze, è di grande razionalità: a momenti di felice libertà creativa si alternano altri dove i protagonisti e i dottori coinvolti nell’esperimento riflettono su quanto sta accadendo e riescono a trovarne una spiegazione logia. Tutto torna a posto, tutto alla fine risulta chiaro, come in un giallo di Hitchcock.

Alla fine, al di là delle soluzioni narrative adottate, la storia finisce per attirare l’attenzione del pubblico perché in fondo è una bella ma insolita storia di un sentimento che non è propriamente amore (anche questa è un’originalità del serial) ma una salda amicizia.

L’incipit del serial, molto ambiziosamente, stabilisce un collegamento fra  la storia che sta per narrare, con il tempo del Big Bang, quando tutto è iniziato,  per dimostrare che l’universo in cui viviamo è stato costruito grazie a una serie infinita di connessioni e conclude che tutto ciò  “si estende anche al cuore umano”. Cosi,  il fatto che i due protagonisti finiscano per trovarsi insieme nei loro sogni, è espressione dell’esistenza di anime gemelle che si cercano nonostante tutto, frutto di una predisposizione che esiste fin dalle origini del mondo, una specie di rivisitazione aggiornata del mito dell’androgino, raccontata da Platone.

E’ indubbio che c’è molta psicologia nel racconto, quasi tutti i personaggi che ci vengono presentati stanno subendo qualche condizionamento dal modo con cui sono stati trattati dai loro genitori o dai rapporti con i loro fratelli/sorelle. Sembra che una famiglia felice che non si separi sia ormai un mito del passato.  Per fortuna, nel finale che non raccontiamo c’è la riscoperta e il recupero dei veri sentimenti, quelli che durano.

Autore: Franco Olearo


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