LA MAFIA UCCIDE SOLO D'ESTATE - CAPITOLO 2

Titolo Originale: La mafia uccide solo d'estate - Capitolo 2
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Luca Ribuoli
Sceneggiatura: Pif, Stefano Bises, Michele Astori
Produzione: Wildside, Rai Cinema
Durata: 12 episodi di 50min su RaiUno a partire dal 26 aprile 2018
Interpreti: Claudio Gioè, Anna Foglietta, Nino Frassica, Francesco Scianna, Angela Curri

Palermo 1979. Mentre la mafia continua a eliminare chiunque sia di ostacolo ai propri affari, Lorenzo Giammaresi non si sente affatto tranquillo e comunica alla sua famiglia che ha chiesto il trasferimento. Questa notizia getta tutti nello sconforto. La moglie Pia, che da anni attende un incarico di ruolo come insegnante, rompe ogni indugio e chiede a suo fratello Massimo, che ha legami con la mafia, di ottenere una cattedra. La figlia adolescente Angela, si stringe più vicino al suo fidanzato Marco, forse anche troppo. Solo il piccolo Salvatore ha ben altro a cui pensare: continua a soffrire per la partenza di Alice che si è trasferita in Svizzera o almeno così crede lui..

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film è permeato di un forte senso civico e manifesta il grande valore di una lotta decisa contro la mafia ma nella cronaca familiare che si sviluppa in parallelo non traspare il valore della vita che sta per nascere
Pubblico 
Adolescenti
Alcune rapide nudità e un caso di aborto procurato
Giudizio Artistico 
 
Il regista sa abilmente alternare fatti derivati dalla cronaca vera a movimenti da commedia nello sviluppo della storia della famiglia Giammaresi. Buona l’interpretazione di tutti ma in particolare di Anna Foglietta.

Dopo il film omonimo del 2013, il primo diretto, sceneggiato e interpretato da Francesco Diliberto e dopo la prima stagione del serial televisivo, RaiUno trasmette ora la seconda annata. Potrebbe sembrare un po’ troppo ma la formula trovata da Pif risulta particolarmente indovinata. La serie si appoggia su di un forte senso civile: mentre partecipiamo alle vicende della famiglia Giammaresi, veniamo a conoscere più da vicino tanti grandi uomini che hanno avuto il coraggio di contrastare la mafia, pagando con la morte. Primo fra tutti il governatore della regione Piersanti Mattarella ma anche, in quell’anno, i magistrati Rocco Chinnici e Cesare Terranova, il maresciallo Lenin Mancuso. Sullo sfondo compaiono anche i più importanti capi mafiosi del tempo (Totò Riina, Leoluca Bagarella, Tommaso Buscetta) e originale è la rappresentazione che Pif ha voluto fare di loro: i mafiosi sono quasi sempre colti in incontri collettivi, dove di comune accordo decidono  le nuove opportunità di guadagno e come eliminare gli ostacoli che si pongono davanti al loro cammino, in forte contrasto con i rappresentanti  del diritto e dell’ordine, che sembrano esser stati lasciati in drammatica solitudine.

In primo piano resta la cronaca familiare dei Giammaresi, raccontata con ironia e qualche spunto veramente divertente, che alleggerisce la cronaca dei fatti realmente accaduti. Non si tratta però di due piani paralleli non comunicanti ma cronaca vera e fiction familiare si intrecciano. Se è molto bello il ricordo della visita del Presidente della Repubblica Pertini alla regione per mostrare un sostegno visibile a Piersanti Mattarella, le difficoltà di ogni giorno rendono facile la tentazione di risolverle come fanno tutti. E’ quello che succede alla signora Pia, che accetta di farsi raccomandare attraverso i canali mafiosi per ottenere il posto da insegnante. E’ la stessa fragilità, anche più grave, che colpisce Massimo, il fratello di Pia, che aspirando a vantaggi personali, si lega a filo stretto con Tommaso Buscetta, anche se non ha assolutamente l’animo per venir utilizzato come killer. Si crea così una racconto a due piani, costituito da esseri umani fragili, sempre in bilico fra l’aderenza ai principi e l’urgenza di risolvere problemi contingenti. e  da coloro  che non tentennano: gli eroi del coraggio civile da una parte e i mafiosi dall’altra.

Anche le vicende personali della famiglia Giammaresi hanno risvolti drammatici: la figlia Angela, di 17 anni, resta incinta (quando, in un qualunque serial televisivo che vediamo oggi, ci accorgiamo che uno dei protagonisti è un’adolescente, l’unico dubbio che possiamo avere è se resterà incinta fin dalla prima puntata o in quelle successive). Per la giovane, la notizia che le ha dato il dottore assume i caratteri di una vera e propria tragedia e assieme al suo ragazzo, Marco, decide di abortire. Si tratta di una delle sequenza più drammatiche: Angela, completamente sola, si trova in sala operatoria circondata da uomini sconosciuti in camice bianco, senza sapere esattamente cosa le sta per succedere. Solo a cose fatte ha il coraggio di confidarsi con la madre. Nel dialogo che intercorre fra loro due, traspare il pensiero dell’autore. “Perché non me lo hai detto subito?” “Perché mi vergognavo: mi avevi detto di stare attenta. E poi ho avuto paura che mi avreste costretta a tenerlo”. “Sei pentita?”  “Moltissimo: di non essere stata più attenta e poi di averlo fatto senza di voi”.  Questo dialogo sembra esprimere la visione dell'aborto come un male necessario, in alcune circostanze.   Non c’è nessun segno di attenzione verso quell’essere umano che stava per nascere. Le cose che non hanno funzionato in questa vicenda, secondo Angela, sono non aver preso le adeguate precauzioni e aver dovuto affrontare l’intervento senza il sostegno dei genitori.

Particolarmente negativa è anche la figura di fra Giacinto verso il quale Pif lascia trasparire tutto il suo disprezzo. Non si tratta solo di descrivere un frate sacerdote colluso con la mafia ma sono particolarmente sgradevoli i momenti in cui il frate mostra di manipolare il messaggio cristiano, per creare forse, nelle intenzioni dell’autore, una situazione spiritosa. Quando Pia si rivolge in confidenza a lui, tormentata dalla decisione se accettare una raccomandazione per il posto da insegnante oppure no, fra Giacinto risponde che la raccomandazione deve essere intesa come un segno della provvidenza.  Se è verosimile che a quell’epoca un frate dalla coscienza debole possa essere entrato in collusione con i capi della mafia, lo è molto di meno pensare che abbia perso tutto il suo bagaglio di credenze che hanno alimentato la sua vocazione. Più verosimile è scorgere, in questo e in altri episodi simili, l’indifferenza verso la fede dello stesso autore.

In complesso il serial appare ben recitato ma una menzione speciale va data ad Anna Foglietta per quel suo modo sensibile e appassionato di aver costruito la figura di Pia, come madre, moglie e insegnante.

Autore: Franco Olearo


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