SUCCEDE

Titolo Originale: Succede
Paese: Italia
Anno: 2018
Regia: Francesca Mazzoleni
Sceneggiatura: Paola Mammini, Francesca Mazzoleni, Pietro Seghetti
Produzione: WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA, INDIGO FILM E ROMAN CITIZEN, IN COLLABORAZIONE CON SHOW REEL
Interpreti: Margherita Morchio, Matteo Oscar Giuggioli, Matilde Passera, Francesca Einaudi

L’adolescente Meg scrive un diario su ciò che prova, su ciò che sente, in un momento un po’ confuso della sua vita, impegnata a riprendersi da una delusione sentimentale. Per fortuna ha due carissimi amici che frequentano la sua stessa scuola di Milano: Olly e Tom. Meg e Olly si confidano sempre tutto mentre Tom si prende cura di loro, apparentemente interessato solo allo sport. Olly, quando si trasferisce a Milano Sam, suo cugino, fa di tutto perché possa intendersi con Meg: sarebbe un’ottima opportunità, per la sua amica, lasciare alle spalle la brutta storia che ha vissuto…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un ritratto sincero ma pessimista di giovani che affrontano le incertezze della vita da soli, incapaci di uscire dal loro stessi
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio, rapporti sessuali fra adolescenti, fumate con erba
Giudizio Artistico 
 
Il mondo degli adolescenti viene rappresentato con molto realismo, ma la sceneggiatura si concentra sui protagonisti, stereotipando i personaggi secondari mentre la regia non riesce a modulare i toni del racconto.

“Quando mi sveglio la mattina, il mio cervello ci mette quasi dieci minuti a caricare i giusti ricordi: potrei essere la prima della classe, la sfigata di turno,..”.“Sono un disastro, una contraddizione vivente: odio tutti ma mi fa arrabbiare stare da sola; vorrei essere più magra ma voglio continuare a mangiare schifezze; vorrei resettare tutto e ricominciare da zero..”  Sono questi i pensieri che scrive sul suo diario elettronico (un po’ sul cellulare, un po’ sul PC) Meg, una ragazza insolita nel panorama dei film ambientati nel mondo degli adolescenti: non fuma, non beve, insicura negli approcci sentimentali, sempre con una sensibilità a fior di pelle, ma con una buona attitudine a leggere libri: una nerd italiana.

Questo film si inserisce nel nutrito filone dei racconti adolescenziali e, se traguardiamo solo la produzione italiana, è quello che più di altri film recenti, è “entrato dentro” il loro mondo. L’estate addosso di Muccino è apparso un film con una tesi da dimostrare, mentre ultimo film dell’Archibugi, Gli Sdraiati, si è concentrato sui rapporti fra generazioni diverse più che cercare di entrare nel modo dei millennials. In due cose i film si assomigliano: nel fare l’elogio di Milano con bellissime inquadrature (piazza Gae Aulenti è onnipresente) e nel mostrare famiglie fatte a pezzi, dove i ragazzi vivono solo con la madre o solo con il padre.

La regista Francesca Mazzoleni (di 29 anni) ci mostra questi giovani che vivono in uno stato di comunicazione ininterrotta, di giorno ma anche di notte; non ci sono momenti della giornata dove ci si “disconnette”. C’è l’aspirazione alla condivisione integrale e basta stare insieme in due o in tre, perché questo sia l’occasione per fare un selfie da mandare su Facebook, perché le due realtà, quella dove “succedono” le cose e quella dove si costruisce la propria immagine, sono strettamente interallacciate. Se ci si vuole liberare di un terribile segreto ma al contempo non lo si può nascondere a chi ci vuol bene, non c’è che una soluzione: si manda un lungo messaggio vocale su Whatsup. Non sono neanche trascurati i pericoli degli incontri combinati sulla rete. Non solo una delle ragazze ma la stessa madre di Tom, rimasta sola, finisce per  affidarsi a un sito di incontri, raccogliendo solo delusioni.
Ben tratteggiato è l’insolito rapporto che esiste a quell’età fra l’amicizia e l’amore. Gli amici sembrano più intimi della stessa persona con cui si è avviata una relazione. Essi sono garanzia di incoraggiamento, di buoni suggerimenti, mentre l’innamoramento risulta ancora qualcosa di troppo insicuro. Non è raro che i due elementi si sovrappongano, quando si scopre l’abc dell’amore: “quando sto con lui sono semplicemente me stessa; non debbo cercare di essere ciò che non sono” .

Ci sono anche oneste annotazioni di narcisismo, altra caratteristica di quell’età: “mi piace veramente o mi piace che io gli piaccio?". Sono tutte osservazioni che scaturiscono dalla corta distanza che separa l’età dei protagonisti, dall’autrice del libro da cui è tratto il film: la youtuber Sofia Viscardi.

I genitori sono poco incisivi in questa storia, non perché ciò sia una trascuratezza della sceneggiatura, ma perché, semplicemente contano poco o nulla e i ragazzi chiudono il circuito delle loro domande, delle loro incertezze, all’interno di se stessi. Di genitori, nella maggior parte dei casi, ce n’è solo uno (molto bello il rapporto fra Tom e sua madre -interpretato da Francesca Einaudi-  ma si tratta quasi di un rapporto alla pari, entrambi in cerca di alleviare la loro solitudine) oppure, come i genitori di Meg, afflitti da un fatalismo indifferente, “ciò che non dite a noi, non è stato detto da noi ai nostri padri e loro ai nostri nonni”.

Il racconto si sviluppa in modo alquanto prevedibile e sembra che la regia abbia nelle sue corde poche note a disposizione perché la storia avanza sempre con lo stesso ritmo , anche quando la drammaticità di certe situazioni dovrebbe suggerire un innalzamento dei toni. Inoltre la sceneggiatura non riesce ad evitare uno dei topoi più abusati, quando si affronta una storia dove sono presenti delle adolescenti: una di loro resta incinta.

Complessivamente lo scenario prospettato dal film appare veritiero ma soffuso di melanconia che deriva da un pessimismo di fondo. Senza alcun adulto che possa aiutarli, (anzi, assorbono dalle loro famiglie il senso della precarietà dei sentimenti), nessuno che prospetti loro belli e ambiziosi traguardi che li faccia uscire da se’, finiscono per chiudersi in loro stessi. A Tom è affidata la confessione più sincera: “non capisco perché non ci si possa attaccare a qualcosa che ti renda felice”. L’icona-simbolo del film, il coniglio bianco di Lewis Carroll, sta lì a simboleggiare che “è più facile nascondersi che arrampicarsi”.

Autore: Franco Olearo


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