READY PLAYER ONE

Titolo Originale: Ready Player One
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Zak Penn, Ernest Cline
Produzione: AMBLIN PRODUCTION, DE LINE PICTURES
Durata: 140
Interpreti: Tye Sheridan, Olivia Cooke, Ben Mendelsohn

Nel 2045 a Columbus, nello stato dell’Ohio. L’umanità vive di stenti in un mondo inquinato e afflitto da una pesante crisi economica e si rifugia nella realtà virtuale di Oasis, un gigantesco game creato dal geniale James Halliday, dove ognuno si presenta sotto la falsa identità di un avatar. Alla sua morte, Halliday ha invitato tutti a cercare la Easter Egg che ha nascosto nel suo universo: chi saprà trovarla avrà le chiavi di accesso al gioco e ne diventerà il legittimo proprietario. Fra i tanti, raccolgono la sfida il giovane Wade (Parsifal come avatar) e la misteriosa Ar3mis ma sopratutto Nolan Sorrento, capo della società IOI che vuole impossessarsi del business che ruota intorno a Oasis...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Alla fine i buoni vincono contro i cattivi ma Spielberg non fa una critica esplicita della play-dipendenza
Pubblico 
Pre-adolescenti
Scene di violenza nei limiti del genere sci-fi
Giudizio Tecnico 
 
Grande perfezione delle immagini e buon ritmo della storia

Se non siete  dei nerd nè dei geek, temo che l’ultimo lavoro di Spieberg non sia  per voi. Il film è zeppo di citazioni a eroi ed eroine dei game più famosi e per la maggior parte del film assistiamo a movimentati combattimenti virtuali tipici di un videogioco di ottima qualità, dove occorre fuggire all’assalto di un  T-Rex, di un  Mechagodzilla a bordo di una DeLorean (quella che compare in Ritorno al futuro) o della rossa moto della mitica Akira.

 Il film è ambientato nel 2045, quindi in un futuro non molto lontano e le attrezzature che impiegano i nerd impegnati nella caccia all’Easter Egg nascosto da Halliday non sono molto più evolute di quanto oggi è già disponibile. Vengono utilzzati dei visori 3d , che già stanno invadendo i nostri principali siti archeologici ma dispongono anche di guanti che simulano le sensazioni tattili (ad es la carezza fatta a una avatar donna) e di una tuta integrale che consente di riprodurre un colpo ricevuto quando si ingaggia una lotta corpo a corpo. A completare la quasi-realtà la tuta può venir agganciata a dei cavi appesi al soffitto dando l'illusione di  librarsi nell’aria.

A cosa serve tutta questa tecnologia? A essere ciò che si vuole nel mondo che si vuole. Ognuno dei protagonisti si crea il suo Avatar  e con esso partecipa ad avventure entusiasmanti oppure frequenta Basement, uno spazio sociale dove si fanno nuove conoscenze.  Si tratta di una passione per il virtuale che non va affatto sottovalutata già oggi: il business dei videogiochi è superiore a quello del cinema, della televisione e della musica messi insieme. Ma perché nel 2045 prospettato da Spielger tutti si rifugiano in un mondo che non c’è?  Una crisi economica e una catastrofe ecologica hanno ridotto i più alla povertà e ora vivono in case-container impilate, una sull’altra, su strutture metalliche. “La realtà serve solo per mangiare e per dormire” ma poi per il resto della giornata, incluso il nostro Wade,  tutti vanno a vivere in Oasis. Un tale contrasto richiama alla mente altri film di fantascienza dove il mondo è sotto un regime totalitario e vengono organizzate competizioni crudeli come diversivo ma alcuni giovani sono pronti a organizzzare una rivolta (stiamo citando la trilogia di Hunger Games) per costruire un mondo migliore. Niente di tutto questo traspare in Ready Player One, anzi uno dei suoi difetti è proprio quello di mostrarci poco o nulla del mondo reale: quartieri squallidi, un cielo sempre grigio mentre l’intervento della Polizia in una delle sequenze finali lascia intendere che il “mondo al di fuori” è ancora ordinato, ma nulla di più. 
Da alcune frasi dette dal protagonista, sembra che il regista voglia “farci la morale” ricordando che la realtà è molto più bella e coinvolgente ma anche questa ipotesi va scartata.  

Il mondo virtuale viene presentato con colori molto più brillanti e sappiamo che il nostro eroe, Wade, ha al massimo l’intenzione di sospendere Oasis per due giorni alla settimana, il martedì e il giovedì: siamo ben lontani da una denuncia radicale.

Forse perché ciò che ci prospetta il regista è molto più grave e definitivo: in un mondo dove non si muore di fame ma dove non ci sono neanche opportunità di crescita, l’”economia reale” si è ormai trasferita in Oasis. I punti acquisiti nel gioco possono esser venduti ad altri e il ricavato può esser convertito in moneta corrente o viceversa questa viene usata per comperare “armi” che consentono di vincere più facilmente.  L’organizzazione IOI specula sugli ingenui proprio concedendo prestiti e quando i giocatori non riescono più a restituirli, diventano degli schiavi condannati ai lavori forzati.

E’ evidente che Spielberg ha voluto divercirci raccontando gli sviluppi di questo grande gioco, citando continuamente la cultura pop degli anni ’80, incluso un lungo omaggio a Shining del suo maestro  Stanley Kubrick e che il film conferma ancora una volta la sua grande professionalità, impegnata a rendere al meglio la tecnica della performance capture. Tuttavia, dopo che si esce dal cinema, dopo aver apprezzato l’impegno di Spielberg come futurologo più che narratore di fantascienza, il film è subito dimenticato, perché sembra che non abbia un'anima.

Spielberg ci ha infiammato tante volte con le sue passioni civili (contro il razzismo, contro l’olocausto, a favore della libertà di stampa)  o ci ha fatto provare il gusto dell’intrattenimento fantastico (E.T., Jurassic Park)  ma questa volta non riesce ad affascinarci con quel mondo colorato che è riuscito a creare, se poi non ci mostra dei protagonisti,  dotati di cuore e passione, che affrontano, anche senza risolverli, i problemi umani e sociali che sono sottesi (era successo qualcosa di simile con A.I. -Intelligenza artificiale).

Avevano detto all’inizio che si tratta di un film che va bene per dei  nerd e proprio di questo si tratta: grande interesse per una brillante soluzione degli enigmi proposti dal gioco, mentre l’intreccio amoroso diventa di secondaria importanza, nè i problemi del mondo reale, per chi sta incollato delle ore alla playstation, suscitano un particolare interesse.

Autore: Franco Olearo


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