DON MATTEO 11

 
Titolo Originale: Don Matteo 11
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: JAN MARIA MICHELINI, RAFFAELE ANDROSIGLIO, ALEXIS SWEET
Sceneggiatura: Alessandro Jacchia (formattì), Alessandro Bencivenni, Enrico Oldoini, Domenico Saverni
Produzione: Lux Vide, Rai Fiction
Durata: 45 min a episodio su RaiUno
Interpreti: Terence Hill, Nino Frassica, Maria Chiara Giannetta, Simona Di Bella, Francesco Scali, NATHALIE GUETTÁ ,

La stagione 11 di Don Matteo si svolge ancora a Spoleto e sono confermati i due coprotagonisti, don Matteo e il Maresciallo Cecchini ma presenta alcune novità di rilievo. Il Capitano Giulio Tommasi è stato trasferito a Roma, sostituito dal Capitano Anna Olivieri. Acquista importanza il PM Marco Nardi, attivo in tutte le indagini. Anche gli ospiti della canonica sono cambiati: c’è la quattordicenne Sofia, rimasta orfana di entrambi i genitori adottivi e il piccolo Cosimo, di soli 7 anni, al quale muore la madre nel corso della prima puntata e di cui Don Matteo si prende cura. Accanto al capitano Olivieri compare spesso sua sorella Chiara, una ragazza con la testa fra le nuvole e Giovanni, il fidanzato, indeciso se farsi sacerdote oppure no

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Don Matteo con la sua calda umanità e attenzione verso gli altri dà una bella testimonianza della misericordia divina. Peccato che il ritratto che viene fatto di lui non includa gli aspetti sacramentali della suo stato sacerdotale, che evidenzierebbero il valore della grazia
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Una macchina molto ben oliata procede sicura, merito soprattutto dei due comprimari, Terence Hill e Nino Frassica

In questo Don Matteo 11, ma già dalle ultime due stagioni, il format della fiction è stato notevolmente irrigiditoSi inizia sempre con una persona che è stata gravemente ferita (in genere guarisce alla fine della puntata) e da quel momento si sviluppano due indagini in paralleo: quella dei carabinieri che si attengono ai fatti e quella di don Matteo, che scruta dentro gli animi, va alla ricerca delle motivazioni più intime. C’è sempre un primo indiziato e a metà puntata don Matteo va a trovarlo in carcere ma il pubblico è matematicamente certo che il vero colpevole sarà svelato solo alla fine. In parallelo si sviluppa una sottotrama che serve a Nino Frassica per sviluppare la sua vis comica di bambino mai cresciuto che dice sempre tante bugie per cercare di modificare la realtà. Alla fine è don Matteo che individua il vero colpevole, un minuto prima che arrivino i carabinieri. Un minuto di importanza fondamentale perché Don Matteo fa a tempo a citare in Vangelo, indurre il colpevole a pentirsi e a consegnarsi alle forze dell’ordine. Occorre inoltre aggiungere che nelle serie precedenti c’era comunque una storia trasversale che coinvolgeva i protagonisti e che avanzava lungo le varie puntate. Questo spunto c’è ancora (una relazione fra il PM e il capitano donna?) ma ha perso la sua rilevanza.

Quindi un don Matteo che si è cristallizzato in una liturgia. Probabilmente un passaggio necessario perché, quando si è arrivati all’undicesima stagione, si è costituto un pubblico fedelissimo (gli indici di ascolto stanno a dimostrarlo) che vuole ritrovare i personaggi a cui è affezionato. Si tratta di un’ipotesi che soddisfa poco. E’ vero che Terence Hill nei panni di don Matteo e Nino Frassica in quelli del maresciallo Antonio Cecchini sono insuperabili ma il loro impegnarsi intorno alla scoperta del vero colpevole non costituisce l’attrattiva principale di ogni singola puntata. L’indagine si svolge a rilento, interrotta da molte parentesi che vedono coinvolti i personaggi principali nei loro vicende private.

Ma allora qual è l’attrattiva di questa serie? Molto probabilmente perché viene proposta una filosofia di vita che viene applicata a tanti casi comuni, nei quali lo stesso spettatore può facilmente identificarsi.

All’interno di una confezione così rigida vengono presentate situazioni di vita quotidiana, con enfasi particolare su storie che coinvolgono ragazzi e adolescenti (che assorbono almeno il 30% dello share della serie): le incertezze del primo amore, i casi di bullismo, l’eterna difficoltà dei genitori a comprendere i loro figli, l'ansia di emergere nelle compeizini anche conil doping, la ricerca della propria madre dalla quale si è stati abbandonati. In altri episodi si affrontano situazioni molto attuali, come la brama di successo a tutti i costi nel mondo dello spettacolo e l’immigrazione, forzata o  con l’inganno, di donne avviate alla prostituzione.

E’ a questi casi che si applica la filosofia di vita di don Matteo, testimone quasi perfetto della misericordia divina. Don Matteo invita alla riconciliazione nei conflitti familiari, ascolta le confidenze di tutti con pazienza e comprensione, dà coraggio e speranza a chi si accorge di aver sbagliato. Don Matteo si apre al mondo come a “un ospedale da campo”, ancor prima che papa Francesco coniasse questa felice espressione.

Ma don Matteo è un sacerdote a tutto tondo? Certamente ospita nella canonica giovani che hanno bisogno di aiuto ma non lo vediamo impegnato a celebrare la messa, porsi nel confessionale in attesa di penitenti, oppure organizzare catechesi per la prima comunione; questi e i tanti altri impegni che gravano sulla giornata di qualsiasi parroco, sono assenti.

Se don Matteo mostra di avere prodigiose “doti curative” (a posteriori) per l’animo umano, non viene esplorato l’aspetto formativo, a priori, dei tanti giovani che si incontrano nelle puntate. Abbiamo ragazze adolescenti che hanno il loro primo rapporto amoroso, altre che restano incinte, ragazzi che praticano con indifferenza il bullismo, giovani madri che hanno abbandonato la loro figlia. Si tratta di comportamenti che trovano sempre il perdono e la comprensione amorevole verso la fine ma non viene né proposto né prospettato un giusto percorso educativo. Sembra quindi che don Matteo non rappresenti un sacerdote reale ma ideale, come tanti fedeli lo vorrebbero, un sacerdote non vicino al sacro, più di fede protestante che cattolico, un sacerdote “comodo” che non celebra la messa con noiose prediche, non ti invita continuamente alla confessione, non ti mette in guardia su certi comportamenti ma è completamente al tuo servizio e quando sbagli, è sempre pronto a ricordare che Dio ti ama e ti perdona.

Penso che si possa concludere che la serie don Matteo potrà tranquillamente continuare a riproporsi con successo nei prossimi anni con lo stesso format di intrattenimento (la presenza di Terence Hill, il giallo da risolvere, le situazioni comiche di Nino Frassica) ma sarebbe bello se si sviluppasse un ulteriore arricchimento della filosofia di vita (cristiana) che si vuole proporre.

Autore: Franco Olearo


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