QUEL CHE NON SO DI LEI

Titolo Originale: D'apres une histoire vraie
Paese: FRANCIA
Anno: 2017
Regia: Roman Polansky
Sceneggiatura: Olivier Assayas, Roman Polanski
Produzione: WY PRODUCTIONS, RP PRODUCTIONS, MARS FILMS
Durata: 110
Interpreti: Emmanuelle Seigner, Eva Green

L’ultimo libro di Delphine ha avuto molto successo. Questo ha comportato per lei diventare l’attrazione principale dei molteplici incontri con il pubblico organizzati dalla sua casa editrice, firmare il proprio libro e dire qualcosa di carino a tutti i fan che si son messi pazientemente in coda. Si è trattato di un impegno dal quale ne è uscita completamente svuotata e quando, tornata nella sua casa di Parigi, ha cercato di iniziare a scrivere un nuovo romanzo, la pagina è rimasta inesorabilmente bianca. L’uomo con cui convive, un giornalista, è dovuto partire per un lungo viaggio all’estero e così ha accettato di buon grado l’aiuto di una vicina di casa sua ammiratrice, Leila, che si è offerta di aiutarla a liberarsi dei suoi prossimi impegni pubblici per consentirle di trovare la serenità necessaria per iniziare a scrivere...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
I personaggi presenti in questo film di genere sono dei puri ingranaggi utili a far muovere il meccanismo della suspence ed è inutile giudicarli come riferimenti plausibili di comportamenti reali
Pubblico 
Adolescenti
L’atmosfera di tensione e di minaccia che pervade il film non è adatta ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il grande regista Roman Polansky non è stato in grado di dare al film quel ritmo che aveva conferito, alle sue opere precedenti, la giusta tensione

Il film, tratto dal romanzo Da una storia vera della scrittrice Delphine De Vigan, ha consentito a Polansky di tornare alle sue atmosfere preferite, quelle del sospetto irrisolto, della trasformazione progressiva del rapporto fra due persone che diventano sempre più intime non per amicizia ma  per l’indebolimento dell’una e il rafforzamento dell’altra, anche se questa volta il confronto a due non riguarda  un uomo e una donna come in Venere in pelliccia ma fra due donne, interpretate da attrici di talento come Emmanuelle Seigner e Eva Green. Il film  è come diviso in due parti. Nella prima,  l’ insicurezza della scrittrice, il suo  vuoto decisionale viene riempito progressivamente da Leila, che prende inizialmente le parti della solerte segretaria in grado di gestire (annullandoli) i suoi appuntamenti ma poi la sua influenza si estende fino a proporsi di sostituirla nei suoi impegni pubblici. Ci sono in questa fase non pochi riferimenti al capolavoro di Polansky, Rosemary’s baby, per il modo con cui anche in quel film, dei vicini solerti si insinuavano progressivamente nella vita della protagonista fino a travolgerla. Nella seconda parte, che si svolge in un villino isolato di campagna,  Delphine è in balia di Leila, non più solo psicologicamente ma a anche fisicamente  (si è fratturata una gamba ed è costretta a muoversi appoggiandosi a delle stampelle ) e anche in questo caso si intravedono gli echi di un altro film, questa volta non suo, Misery non deve morire (ricavato dal romanzo omonimo di Stephen King): vengono riproposte le angosce di chi, limitato nel fisico, è costretto  a fidarsi di una persona di cui poco o nulla si conosce del suo passato. Una somiglianza che diviene ancora più stretta se si considera che il motivo del contendere, fra il carnefice e la vittima, è proprio l’ispirazione per la scrittura di un nuovo romanzo.

Ovviamente Roman Polansky è libero di ispirarsi a qualsiasi lavoro del passato, purchè il risultato sia  originale e porti la sua firma inconfondibile di creatore di atmosfere di sospetto e di minacce indefinite ma palpabili. Il risultato, questa volta, è ottenuto solo parzialmente. Gli ingredienti ci sono tutti ma il modo con cui sono stati messi in tavola, con cui i fili sono stati imbastiti per tessere la trama, non convince.

I confronti fra le due donne, sopratutto nella parte centrale del film, appaiono ripetitivi, c’è una certa trascuratezza nel ritmo, che in film di suspence come questo risulta determinante. Il modo con cui un preciso meccanismo giallo riesce a trasformarsi in atmosfera di sospetto e pericolo è sempre qualcosa di magico ma questa volta l’autore sembra aver perso la bacchetta che aveva utilizzato in Rosemary’s baby. Il film si riscatta solo per la bravura delle due attrici che si mostrano adatte ai loro ruoli anche nel fisico. Eva Green ha nel suo sguardo intenso ma freddo, da cui scaturiscono a volte lampi di cattiveria, la giusta rappresentazione di  qualcosa di minaccioso; Emmanuelle Seigner, appesantita nelle forme, spesso senza trucco e trascurata nel vestire, esprime molto bene lo stato in cui si trova una donna che non riesce più a controllare se stessa.

Autore: Franco Olearo


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