LA FORMA DELL'ACQUA

Titolo Originale: The shape of water
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Guillermo del Toro
Sceneggiatura: Guillermo del Toro, Vanessa Taylor
Produzione: Double Dare You
Durata: 119
Interpreti: Sally Hawkins, Michael Shannon, Richard Jenkins, Doug Jones, Michael Stuhlbarg

Negli Stati Uniti del 1962, in piena Guerra Fredda, Elisa è una ragazza muta che si occupa di fare le pulizie in un centro di ricerca dove gli americani studiano nuove tecnologie per soppiantare i sovietici. La ragazza ha solo due amici, il vicino di casa Giles, pittore in rovina, e la grintosa collega Zelda. Un giorno lo spietato colonnello Strickland porta al centro di ricerca una misteriosa creatura anfibia che presenta fattezze umanoidi. L’essere diventa oggetto di studio da parte dell’affascinato dottor Hoftstetler e vittima delle violenze di Strickland.  Elisa, impietosita, intreccia con la creatura un rapporto di amicizia che si fa via via più travolgente.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La forma dell’acqua è un film eminentemente politico , una riflessione sulla natura del Potere e su come esso interagisca con la dignità della persona. Propone inoltre una visione univoca della famiglia come realtà conformista e costrittiva, finendo per indicare la solitudine come unica forma di resistenza al sistema dominante
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di nudo, una scena di sesso e altre a lieve contenuto sessuale, diversi episodi di violenza.
Giudizio Artistico 
 
La coerenza stilistica di ogni dettaglio che, compensando qualche incoerenza narrativa, avvolge lo spettatore in una dimensione cui è facile abbandonarsi.

Con il pluripremiato La Forma dell’acqua (Leone d’Oro a Venezia, Golden Globe per miglior regia e miglior colonna sonora e ben 13 candidature agli Oscar) del Toro rivisita i temi che gli stanno a cuore (in primis la riflessione sul Potere e la dignità) in una forma meno audace e più esteticamente coesa di alcuni film precedenti (Il labirinto del fauno, Mimic).

Il mondo languidamente nostalgico in cui si muove Elisa è provvisto della cifra poetica che i critici cercano nel grande cinema: colpisce la coerenza stilistica di ogni dettaglio che, compensando qualche incoerenza narrativa,  avvolge lo spettatore in una dimensione cui è facile abbandonarsi.

Il film, spacciato spesso dal merchandising per una favola sull’amore, è in realtà, nella miglior tradizione di del Toro, una riflessione sulla natura del Potere e su come esso interagisca con la dignità della persona. L’amore tra Elisa e la creatura non nasce da un incontro con l’alterità ma è, invece, il rispecchiamento tra due esseri reietti, magnificati nella loro diversità attraverso il mezzo cinematografico, dalla recitazione alla luce, dall’inquadratura all’uso del colore.

Elisa, cui la ferita d’infanzia permette di accedere a un mondo totalmente altro, condivide con la creatura acquatica non solo la solitudine ma anche la “divinità” (l’essere viene definito dagli indigeni sudamericani “divino”) di chi mantiene la propria dignità pura, incorruttibile dal conformismo violento del sistema. Non a caso del Toro sceglie i primi anni ’60, primordi della pubblicità e della celebrazione del self-made man, un’epoca di manifesti con famiglie perfette che nascondono dietro a un sorriso abbagliante il prezzo pagato al conformismo e i morti in Vietnam. La forma dell’acqua è quindi un film eminentemente politico, che, muovendosi a cavallo tra il fantasy e la spy story,  gioca ironicamente con i generi per dare vita a personaggi sin troppo emblematici, a discapito della loro complessità.

   Se si può muovere una critica al mondo brillantemente visionario di del Toro è che i personaggi si muovono su binari statici e predeterminati, senza mai essere veramente messi alla prova nelle loro convinzioni. Così il self-made man Strickland potrà forse ricredersi sulla natura della creatura ma non su quella del fallimento, rimanendo imprigionato nella sua logica prestazionale; allo stesso modo, il colto pittore omosessuale avrà bisogno di essere ripetutamente espulso dal sistema per decidere di rischiare tutto. Personaggi che procedono su un binario dritto, finendo non troppo lontano da dove sono partiti. Fa eccezione il patriota e scienziato Hoftstetler che, comprendendo troppo tardi la vera natura della dignità, è pronto, responsabilmente, a farne le spese.

Per rintracciare la possibilità di un altrimenti, bisogna lasciare il mondo che conosciamo e andare là dove la ragione politica della spy story cede il passo al fantasy, con le sue infinite possibilità. Peccato che questa frattura del film, combattuto tra ironica disillusione e anelito a un altrove, finisca per compromettere la portata rivoluzionaria del messaggio.

Autore: Eleonora Recalcati


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