THE CASE FOR CHRIST

 
Titolo Originale: The Case for Christ
Paese: USA
Regia: Jon Gunn
Sceneggiatura: Brian Bird
Produzione: Triple Horse Studios
Durata: 113
Interpreti: Mike Vogel, Erika Christensen, Frankie Faison, Faye Dunaway, Robert Forster

Chicago 1980. Lee Strobel è un apprezzato giornalista investigative che lavora per il Chicago Tribune. Un sera si trova in un ristorante con sua moglie Leslie e la piccola figlia. Un dolcetto dalla forma allungata blocca la respirazione della bambina che rischia seriamente di soffocare. Un’infermiera che provvidenzialmente si trova nello stesso locale riesce a farle espellere il candito. Leslie resta scossa per l’accaduto, ritiene che la presenza dell’infermiera sia stata provvidenziale e si avvicina alla fede cristiana. Ciò indispettisce il marito, un ateo convinto. Decide quindi di applicare la stessa tecnica investigativa di cui è esperto, per dimostrare con i fatti, alla moglie, che la fede è pura superstizione. Inizia così a intervistare storici, biblisti, medici, psicologhi per raccogliere le prove della sua tesi…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La storia di una conversione al cristianesimo, che parte dalla ragione per approdare all’amore
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Il racconto, ispirato a fatti realmente accaduti, esplora in modo convincente il percorso interiore che compie il protagonista per pervenire alla conversione

Questo Christian Film americano ha almeno due punti di vantaggio rispetto ad altri lavori simili usciti di recente, di contenuto apologetico (come God’not dead 1 e 2): racconta una storia vera, quella della conversione del giornalista Lee Strobel e la storia è ben narrata, proprio perché si basa sul libro autobiografico che Lee ha scritto.

Il Lee del racconto è un bravo professionista, ama il suo lavoro di giornalista investigativo che lo porta a cercare sempre di ricostruire la verità intorno al fatto di cronaca sotto esame appoggiandosi solo a ciò che può essere sottoposto a verifica.  Ama la moglie Leslie che sta aspettando il secondo bambino e per questo motivo è per lui motivo di grande delusione lo scoprire che si è avvicinata alla fede. Per Lee credere (frequentando una delle tante chiese protestanti presenti in America) è come piombare nella superstizione, imprimere alla propria vita una direzione assolutamente irrazionale. Sono varie le motivazioni del suo disappunto: un atteggiamento un po’ maschilista che assegna all’uomo di casa la leadership nello stabilire la filosofia di vita della famiglia; la prospettiva di una contesa continua con la moglie nella determinazione delle linee educative da dare ai due figli; il timore che si accresca la “distanza” fra loro due e arriva a dire che “tu mi hai tradita per Cristo”.

Un atteggiamento simile, sia pur a parti invertite, l’avevamo visto nel film francese L’amore inatteso dove l’avvocato Antoine sentiva che solo la fede può dare un senso alla propria esistenza ma la moglie come prima reazione, aveva temuto che ciò avrebbe causato un minore impegno nei doveri e negli affetti familiari, per andare a frequentare chissà quali ritiri spirituali.

Lee riceve l’autorizzazione dal suo capo redattore per iniziare a indagare sulla veridicità della fede cristiana e in particolare verificare se la Resurrezione possa razionalmente venir considerata un fatto realmente accaduto. Cerca quindi di trovare sostegno, consultando vari esperti, alle più classiche teorie ateiste. Al contrario, un archeologo gli conferma che il Vangelo è uno dei documenti meglio documentati dell’antichità, sfatando l’ipotesi che si tratti di un romanzo scritto molto tempo dopo; un dottore lo fa desistere dal supporre che Cristo non sia realmente morto sulla croce; infine una psichiatra lo dissuade dal ritenere possibile che si sia trattato di una suggestione collettiva.

Alla fine un amico giornalista lo porta alla più amara delle conclusioni: anche per ritenere che Gesù non sia realmente risorto occorre tanta fede quanta ne è necessaria per credere che sia stato realmente. E’ il fallimento della sua ipotesi di basare su dei fatti concreti la non consistenza della fede cristiana. Ma .in fondo, tutto quell’impegno non era stato vano: l’aver cercato con tanta insistenza una verità che gli sfuggiva era stata la miglior prova di trovarsi di fronte a qualcosa che anche per lui era di importanza capitale

Il regista Jonathan M. Gunn e lo sceneggiatore Brian Bird hanno arricchito il racconto (il testo originale si concentra sul tema della ricerca delle prove per non credere) di un’indagine poliziesca che Lee svolge per il suo giornale: anche in questo caso Lee cerca di attenersi ai fatti ma ben presto dovrà accorgersi che anche in quel contesto, così familiare perché sostenuto dall’esperienza acquisita con il suo lavoro, occorre sforzarsi di cercare una verità più profonda di quella che appare a un primo esame.

Molto bella è la figura della moglie, che soffre in silenzio per l’incredulità del marito e prega con intensità il brano di Ezechiele: “darò loro un cuore nuovo …darò loro un cuore di carne”.

Alla fine, riconosciuto che il racconto dei Vangeli non ha elementi di incredulità ma che di più non si può dire, messa da parte la ragione, Lee finisce per arrendersi di fronte a un’altra evidenza: l’amore di Leslie che non è mai venuto meno anzi si è accresciuto con la fede. Fanno una bella figura anche gli amici che cercano di aiutarlo nella sua ricerca, calmi e ragionevoli, riescono a distoglierlo dagli aspetti più negativi della sua ostinazione.

Dopo la sua conversione, il Lee reale è diventato un pastore della comunità Willow Creek , ha scritto libri di apologia cristiana e ha prodotto un programma TV che parla di fede.

Il film è disponibile in inglese con sottotitoli in inglese.

Autore: Franco Olearo


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