L'INSULTO

 
Titolo Originale: L'insulte
Paese: FRANCIA, LIBANO
Anno: 2017
Regia: Ziad Doueiri
Sceneggiatura: Ziad Doueiri, Jöelle Touma
Produzione: EZEKIEL FILMS, ROUGE INTERNATIONAL, TESSALIT PRODUCTIONS, IN COPRODUZIONE CON COHEN MEDIA GROUP, SCOPE PICTURES, DOURI FILMS
Durata: 113
Interpreti: Adel Karam, Kamel El Basha, Rita Hayek, Christine Choueiri

Beirut ai nostri giorni. Una ditta di costruzioni sta lavorando in strada, capeggiata dal palestinese Yasser, quando da un terrazzo cade dell’acqua che bagna il capomastro. La situazione degenera rapidamente: Toni si rifiuta d riconoscere di aver torto; Yasser gli lancia un’imprecazione ma poi, quando il palestinese, sulla spinta del capocantiere, si reca da Toni per chiedere scusa, viene insultato e Toni reagisce colpendolo con un pugno. Quando i due vanno davanti al giudice il caso, da un banale litigio fra privati, si trasforma in un conflitto etnico e religioso nazionale, ravvivando gli odi mai repressi fra cristiani maroniti e palestinesi…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Quando due persone sono profondamente oneste, non importa quale sia la contesa fra di loro, alla fine riusciranno a ritrovare l’equilibrio e il rispetto reciproco. Ciò sarà possibile quando chi svolge un servizio pubblico (magistrati, avvocati, lo stesso Presidente del Libano che interviene per riconciliare le parti) sa comportarsi con giustizia e ha la pace come obiettivo primario.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Una sceneggiatura di ferro (appena un po’ didattica) riesce a portare avanti questo film grazie anche alla regia e alla bravura degli attori (Kamel El Basha ha vinto la coppa Volpi come miglior attore alla Mostra Cinematografica di Venezia del 2017)

Un film come questo, ambientato nel Libano odierno, ha bisogno di un minimo di conoscenze sul recente passato di questo paese, abitato da arabi sciti e sunniti, cristiano maroniti e palestinesi stipati in campi profughi dopo le guerre arabo-israeliane. La guerra civile è terminata nel 1990 ma la pacifica convivenza fra cristiano-maroniti e i profughi palestinesi resta precaria, anche se questo non ha impedito al Libano di realizzare forse l’unica vera democrazia del medio oriente.

Solo con queste premesse riusciamo a comprendere l’astio che si determina fra il maronita Toni che inavvertitamente fa cadere dell’acqua dal suo terrazzo sulla testa del palestinese Yasser. Si passa rapidamente dagli insulti ai pugni e il litigio finisce in tribunale. L’insulto che Toni lancia a Yasser: “magari Sharon vi avesse sterminati” richiama alla memoria la strage di Sabra e Chatila  (il film Valzer con Bashir ci ha ricordato come quella strage pesi tutt’ora nella coscienza degli israeliani)  A questo punto il banale incidente passa in secondo piano: il caso diventa nazionale e la popolazione si divide fra pro-Toni e pro-Yasser, non certo perché sono entrati nel merito della contesa ma semplicemente perché i primi sono maroniti e i secondi palestinesi.
La seconda parte il film diventa un legal drama e la contesa viene approfondita in tribunale sotto la guida di due abili avvocati, che per mostrare se sia stato più grave l’insulto di Toni o il pugno di Yasser, finiscono per scavare nel passato di entrambi andando a riesumare  momenti dolorosi e mai dimenticati della guerra civile.

Fin qui abbiamo raccontato la struttura-portante del film che sostiene la parte più interessante: quella che riguarda la coscienza dei due contendenti e dei loro cari.

Toni e Yasser sono circondati da persone che riescono ad avere una visione serena, senza odi di parte, su quello che è accaduto. La moglie di Toni e suo padre non esitano a rimproverarlo per aver ecceduto negli insulti; la moglie e il capo cantiere di Yasser lo invitano a chiudere la vicenda chiedendo il perdono.

Entrambi i protagonisti sono delle persone profondamente oneste: Yasser, nella prima udienza, si dichiara colpevole e si rifiuta di ripetere davanti a tutti l’insulto che ha ricevuto. Anche Toni di fronte al suo avvocato, conferma che vuole solo le scuse da Yasser, non desidera che vada in prigione e quando si accorge che Yasser ha la macchina in panne (Toni è un meccanico) lo aiuta a ripartire.

Nell’aula del tribunale il ricordo del passato finisce per avvicinare i due contendenti nella comune  sofferenza: si viene a scoprire che anche il maronita Toni è dovuto fuggire dal suo paese, perché nativo di Damur, che subì, per rappresaglia, una strage per mano dei palestinesi. “Nessuno può avere il monopolio della sofferenza”- proclama il suo avvocato

Alla fine gli stessi due avvocati, seduta dopo seduta, riescono a trovare più affinità fra i due contendenti che non dei motivi di conflitto. E’ quanto hanno già compreso i due protagonisti, e senza necessità di scene-madri di riconciliazione i due uomini, preservando la loro dignità, riescono a manifestare l’un l’altro reciproco rispetto.

La sceneggiatura è impeccabile, aiutata da un’ottima regia, nel portare avanti i due risvolti del racconto, quello pubblico e quello privato. Anche gli attori sono particolarmente validi: Kamel El Basha ha vinto la coppa Volpi come miglior attore alla Mostra Cinematografica di Venezia del 2017.

Se la sceneggiatura pecca nell’essere un po’ didattica, la si può perdonare facilmente perché il messaggio che riceviamo è molto bello.

Quando due persone sono profondamente oneste, non importa quale sia la contesa fra di loro, alla fine riusciranno a ritrovare l’equilibrio e il rispetto reciproco. Ciò sarà possibile anche perché, quando chi svolge un servizio pubblico (magistrati, avvocati, lo stesso Presidente del Libano che interviene per riconciliare le parti) sa comportarsi con giustizia e ha la pace come obiettivo primario.

Si tratta di alcune lezioni importanti che valgono anche per noi che viviamo dall’altra parte del Mediterraneo.

Autore: Franco Olearo


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