IL FIGLIO SOSPESO

 
Titolo Originale: Il figlio sospeso
Paese: ITALIA
Anno: 2015
Regia: Egidio Termine
Sceneggiatura: Egidio Termine, Guido Vassallo
Produzione: MEDITERRANEA PRODUCTIONS, ASSOCIAZIONE STAR
Durata: 90
Interpreti: Paolo Briguglia, Gioia Spaziani, Aglaia Mora

Lauro è un giovane aspirante fotografo che ha vinto una borsa di studio per realizzare un servizio fotografico sui palazzi monumentali di Palermo. E’ l’occasione per sciogliere un dubbio che lo assilla: ha il sospetto che il padre, morto quando lui aveva solo due anni, abbia avuto un altro figlio da una relazione con Margherita, una nota pittrice siciliana. Rintracciata la pittrice, viene progressivamente a scoprire la verità attraverso disegni realizzati nel tempo dalla stessa Margherita: la madre che l’ha allevato, Giacinta, era in realtà sterile e Margherita aveva svolto per lui il ruolo di madre surrogata….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una denuncia meditata ma ferma della pratica dell’utero in affitto
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
I bellissimi colori del cielo e del mare siciliani fanno da scenario a un racconto intimo e coinvolgente con alcuni passaggi narrativi poco approfonditi

“Smettila adesso, non ho tempo di giocare con te in questo momento” E’ il colloquio scherzoso, a tu per tu, che Margherita intrattiene con il bambino che porta in grembo. E’ la gioia di un attimo perché subito dopo commenta amareggiata: “Ma tu sei il figlio di Giacinta e Antonio”. Poi si riprende e decide: “andrò da loro e dirò che voglio tenermi il bambino”. Margherita era infatti stata costretta ad accettare il compenso pattuito per questa sua “prestazione” per riuscire a estinguere i debiti che il marito, prima di morire, aveva contratto con la mafia locale.

Da un po’ di anni il tema dell’utero in affitto scuote l’opinione pubblica, le pagine dei giornali, la televisione e il cinema. Nelle fiction americane il tema è trattato in modo molto diretto. Nella serie Brothers & Sisters, alla quinta stagione, una madre surrogata finge di aver abortito per riuscire a tenersi il bambino che porta in grembo. Ciò scatena l’ira dei due uomini committenti perché considerano questo bambino a tutti gli effetti loro figlio (“tu sei solo la gestatrice surrogata di nostro figlio” urla il padre potenziale). Alla fine la ragazza cede e consegna il bambino per il timore di venir denunciata alla polizia (evidentemente non esiste più un diritto primordiale di maternità per la donna che ha dato alla luce un bambino) . Nella serie The New Normal una ragazza compiacente si presta a “donare” un figlio a una coppia omosessuale e poi va spesso a trovarli costituendo con loro un’insolita famiglia allargata anche se il tono ironico con cui il regista tratta la vicenda sembra sottintendere un giudizio critico.

In Italia, mettendo da parte le posizioni più ideologiche (quelle di Irene Bignardi e del prof Giorgio Veronesi che in una puntata della trasmissione Le Invasioni barbariche, presentando il caso concreto di una coppia omosessuale, avevano sviluppato la tesi che si trattava di un atto altamente generoso e umanitario), il tema è stato affrontato di recente ponendosi nella prospettiva della donna costretta spesso per denaro a svolgere questa funzione. Nel film di Sebastiano Riso dal nome provocatorio: Una Famiglia, Micaela Ramazzotti non se la sente più di assecondare il marito che cerca di usarla come “macchina per parti” Si è rattato però di un torbido melò con scarse implicazioni umane” come ha commentato Alessandra Levantesi Kezich su La Stampa.

Arriva ora in un alcune sale, dopo esser stato presentato alla Camera dei Deputati, Il figlio sospeso, del regista siciliano Egidio Termine che si pone nella prospettiva del ragazzo che scopre di avere due madri. Lauro è un ragazzo gentile e pacato che si comporta come se fosse timoroso di muoversi nel mondo, forse frutto dell’educazione di una madre apprensiva che ha dovuto educarlo da sola: non si toglie mai i guanti che servono per celate una malattia della pelle, ha paura di volare e andando in Sicilia riesce a bere per la prima volta del vino. Tutto il film ha un andamento lento ma progressivo: si tratta di una scelta stilistica che serve a sottolineare la scoperta graduale della verità da parte di Lauro e la trasformazione dell’animo delle due donne che gradualmente, di fronte a un figlio che vuole conoscere la verità, decidono di aprirsi e confessare quanto è accaduto tanti anni prima. Margherita a Lauro stesso, Giacinta a una suora camilliana sua amica.

Questo film si pone agli antipodi delle fiction TV e dei film che hanno proposto il tema puntando sulla drammaticità di una scelta così lacerante. Il film di Egidio Termine non tralascia di evidenziare la crudeltà, per una donna, che ha un bimbo che cresce dentro di se, di doverlo lasciare appena nato e la sofferenza di un ragazzo che non comprende chi debba considerare  come  sua vera madre (dal film pare che Margherita abbia anche contribuito con il suo ovulo) ma il regista cerca comunque di trascendere questa situazione che ha coinvolto tutti così profondamente e, dall’accettazione di una realtà dalla quale non si può più tornare indietro,  ne scaturisce, molto umanamente (e anche molto cristianamente),  non più la gelosia fra le due donne o il rancore del ragazzo verso di loro ma un avvicinamento fra tre esseri umani che gli eventi della vita hanno finito per legare.

Il film fornisce un contributo importante di denuncia di questa pratica; peccato che la sceneggiatura utilizzi troppo spesso espedienti esterni per far avanzare la storia (entrambe le donne perdono il marito molto presto, Margherita si ammala di tumore, malattia che la spinge a una drammatica decisione, salvo poi guarire e avere così la possibilità di conoscere Lauro).

Autore: Franco Olearo


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