OGNI TUO RESPIRO

Titolo Originale: Breathe
Paese: GRAN BRETAGNA
Anno: 2017
Regia: Andy Serkis
Sceneggiatura: William Nicholson
Produzione: IMAGINARIUM PRODUCTIONS
Durata: 114
Interpreti: Andrew Garfield, Claire Foy, Hugh Bonneville, Tom Hollander

Fine anni ’50. Robin Cavendish è un giovane inglese della buona borghesia: ama praticare gli sport, la compagnia degli amici e svolge con soddisfazione il mestiere di commerciante di tè. Un giorno conosce Diana, se ne innamora ricambiato e si sposano. Proprio quando Diana gli annuncia che aspettano un figlio, durante un viaggio in Kenia, Robin viene colpito da poliomielite.  Si ritrova in ospedale paralizzato dalla testa in giù, a vivere solo grazie a un respiratore artificiale e, preso dallo sconforto, desidera solo morire. La moglie decide, con l’aiuto di un amico che progetta una carrozzella appositamente attrezzata per lui, di riportarlo a casa. Robin inizia a rivivere…. 

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film esalta l’amore e la dedizione di una moglie che si dedica interamente a prendersi cura del marito affetto da poliomielite. Purtroppo il film si conclude con un’apologia dell’eutanasia
Pubblico 
Adolescenti
La tematica vita-morte non è adatta ai minori soprattutto nel modo con cui viene trattata
Giudizio Tecnico 
 
Il film sviluppa in modo onesto e lineare fatti realmente accaduti, ma il racconto è alquanto monocorde, senza sbalzi di intensità

Robin ha 28 anni, va in giro con una macchina sportiva ultimo grido, è un campione di cricket, si diletta a pilotare biplani, nessuno degli amici riesce a batterlo quando gioca a tennis. Conosce Diana, la ragazza più ambita nel giro delle sue conoscenze, le fa la corte, ricambiato e si sposano. Quando, durante un viaggio in Kenia, si trovano sulla cima di una collina a contemplare un bellissimo tramonto e si si abbracciano felici, lo spettatore inizia a preoccuparsi seriamente. La situazione è troppo idilliaca per durare a lungo. In effetti Robin ha subito dopo degli svenimenti, viene trasportato d’urgenza all’ospedale e gli viene diagnosticata la poliomielite

Bloccato in un letto d’ospedale, Robin desidera solo morire. E’ a questo punto che si svolge il dialogo più importante (e più bello) del film: lui cerca di convincere Diana che se se ne andasse, ciò sarebbe un beneficio anche per lei, che tornerebbe a essere libera. Diana gli risponde francamente che non ha capito nulla. Lei lo ha sposato perché lo ama, lo ha sposato per vivere con lui, non certo per morire. Con grande coraggio e determinazione, Diana apprende dalle infermiere tutte le tecniche che le sono necessarie per prendersi cura di un uomo paralizzato dalla poliomielite e con l’aiuto di un amico ingegnere che progetta una carrozzina appositamente attrezzata, riesce a portarlo a casa per fargli condurre una vita quasi normale, contorniato da amici e parenti che cercano sempre, in un modo molto inglese, di essere sempre spiritosi e ironici con lui. La storia raccontata nel film è realmente accaduta (il figlio di Robin risulta coproduttore) e se all’inizio dell’infermità i dottori gli avevano prognosticato pochi mesi di vita, Robin è riuscito a vivere per 36 anni in quelle condizioni, limite mai raggiunto da altre persone affette dalla stessa malattia.  

Il film pone in risalto molto bene il potere generativo di una speranza senza limiti che riesce ad avere l’amore di Diana per il marito: è quasi una forma di energia contagiosa che si propaga in Robin e nei loro amici. La sua vita da infermo era ora diventata piena, non solo perché riusciva a vivere una vita quasi normale (si spostava su un pulmino appositamente attrezzato e riusciva anche a compiere viaggi all’estero con aerei da trasporto) ma si impegnava a promuovere, in tour per l’Europa, un nuovo modo di trattare i pazienti con gravi handicap. Mostrava, con la sua stessa esperienza, che non debbono restare chiusi in un ospedale ma debbono poter uscire e venir trattati come esseri umani, non come dei sopravvissuti. Sono inevitabili i rimandi a un altro film su questo tema: Quasi Amici, dove un bravo badante tratta la persona di cui si deve prendere cura come un essere umano, non come un corpo da mantenere in vita.

Sul finale il film ha una brusca sterzata e per chi non vuole essere informato su  come si conclude, può terminare la lettura a questo punto.

Robin, quando si accorge che inizia a perdere sangue dalla gola, decide che è tempo di “farla finita”. La reazione rabbiosa di Diana è immediata: è stato solo il suo amore, la sua dedizione a realizzare il miracolo di tenerlo in vita per 36 anni e ora lui finisce per offendere proprio quell’amore. Lui non riesce a ricambiare tanta dedizione nell’unico modo possibile: accettare fino alla fine l’aiuto di lei e decide di abbandonare lei e suo figlio.

Il film aveva in un certo modo anticipato questo momento finale. Robin appare da subito come un non credente. Quando si trovava ancora in ospedale e un sacerdote era venuto da lui per dirgli che quello che gli era accaduto era anch’esso, in modo misterioso, parte di un piano divino, aveva finito per sputargli in faccia perché era l’unico modo che aveva per esprimere il suo disprezzo. Robin appare anche molto “inglese” nel senso che, amante delle scommesse, aveva sempre cercato situazioni rischiose, quasi un tentare il proprio destino. Questo atteggiamento assume toni addirittura macabri, quando decide di organizzare una festa di addio per suoi amici e parenti, prima che un medico accondiscendente gli praticasse una iniezione letale.

In questo periodo è soprattutto il cinema inglese che sta martellando per promuovere l’eutanasia, portando sullo schermo situazioni-limite che possano finire di commuovere anche i più ostici al tema, secondo la logica della prima finestra di Overton.

Dopo l’insulso e materialista Io prima di te, questo Ogni tuo respiro è sicuramente meglio realizzato anche perché fa riferimento a persone realmente esistite e a fatti accaduti.

Resta il dispiacere per un film che da una parte mostra con tanta convinzione la necessità di un trattamento umano e dignitoso per persone con seri handicap e valorizza l’amore forte e trascinante di una moglie ma dall’altra, con la stessa disinvoltura, mostra come quella stessa vita per la quale si è tanto combattuto, possa semplicemente venir buttata via, perché è l’uomo che ne è signore e padrone.

Autore: Franco Olearo


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