UNA QUESTIONE PRIVATA

Titolo Originale: Una questione privata
Paese: Italia, Francia
Anno: 2017
Regia: Paolo Taviani
Sceneggiatura: Paolo Taviani, Vittorio Taviani
Produzione: Stemal Entertainment, Ipotesi Cinema, le Film D'ici, Sampek Production
Durata: 84
Interpreti: Luca Marinelli, Lorenzo Richelmy, Valentina Bellè

Milton è un ragazzo riflessivo, appassionato di letteratura; Giorgio è più estroverso e risoluto. Entrambi sono innamorati di Fulvia, che non sceglie nessuno di loro, contenta di poter passare, nell’estate del ’43, dei pomeriggi spensierati con entrambi, nella sua villa estiva, a dispetto della guerra. Un anno dopo, il gruppo si è sciolto: Milton e Giorgio combattono sulle montagne come partigiani in due brigate diverse, mentre Fulvia si è rifugiata a Torino. Un giorno Milton si ritrova davanti alla villa dei loro incontri e chiede alla custode di poter entrare per rivederla. In quell’occasione la donna gli rivela che quando lui era già andato via, Fulvia e Giorgio si erano incontrati spesso. Morso dalla gelosia, Milton si mette alla ricerca di Giorgio ma viene a sapere che è stato catturato dalle brigate nere. Milton sa bene che l’unico modo per salvare Giorgio è quello di attuare uno scambio di prigionieri ma in quel momento non ci sono fascisti catturati dai partigiani. Non gli resta che cercare lui stesso di trovarne uno..

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una storia d’amore non corrisposto distrae parzialmente da uno scenario di guerra carico d’odio fra le due fazioni avverse, presso le quali si è perso anche il rispetto dei prigionieri
Pubblico 
Adolescenti
Alcune tematiche forti di vendetta e rappresaglia
Giudizio Tecnico 
 
Se da una parte ci sono alcune sequenze ben riuscite come quelle che ritraggono i pochi momenti sereni fra i tre giovani ancora lontani dalla guerra, il racconto risulta povero di emozioni, limitato da una recitazione teatrale

I fratelli Taviani sono tornati a visitare i tempi della Resistenza, dopo il loro capolavoro La notte di San Lorenzo (1982), adattando per lo schermo quello che viene comunemente considerato il più bel racconto dello scrittore Beppe Fenoglio (pubblicato postumo nel 1963): una sofferta e nostalgica riflessione su fatti realmente accaduti quando militava nelle Langhe con le brigate partigiane.

Il film appare da subito orientato a raccontare una storia privata; la guerra appare sullo sfondo, con pochi combattimenti descritti ma non visti e unico momento di riflessione sulla guerra è il grido di rabbia di una donna, allo spettacolo di innumerevoli bombardieri americani diretti in Germania, stanca di dover ancora aspettare la fine di quella lunga e crudele guerra

Molto più curata è la descrizione della frugale vita quotidiana dei partigiani (si dormiva sotto la paglia cercando di non prendersi le cimici) ma erano giovani e si conoscevano tutti, studenti universitari o contadini e si chiamavano per nome, perché uniti dall’appartenenza alle stesse vallate.  Vi sono altri momenti che restano nella memoria e sono i flashback dei momenti sereni vissuti dai tre giovani nella villa. Si mette sul giradischi Over the raimbow e Fulvia balla con Giorgio, perché Milton è più schivo, e preferisce fare colpo sulla ragazza con le lettere che le scrive continuamente, conscio della sua capacità di esprimersi più con lo scritto che con le parole.

Fulvia si destreggia fra i due, fa la smorfiosa stuzzicandoli senza farli avvicinare, in un modo che oggi una ragazza non farebbe più ma che era sicuramente coerente con quei tempi. Sono meno interessanti  le parti che ci mostrano un Milton, preso dall’ossessione di sapere cosa sia veramente accaduto fra Fulvia e Giorgio, muoversi rabbioso su e giù per le montagne, prima alla ricerca di Giorgio e poi intento a cercare di catturare un fascista per utilizzarlo per uno scambio di prigionieri.

Sono le componenti più cupe del racconto, perché dominate dall’ossessione di Milton e dall’odio fra le due parti in guerra. I prigionieri, su entrambi i fronti hanno vita breve, perché uccisi e spesso torturati (“gli scarafaggi” è il nome che i partigiani danno ai fascisti).

L’unico momento in cui l’odio sembra arrestarsi è quando un capitano delle brigate nere esita a fucilare un ragazzo adolescente per pura rappresaglia: ancora una volta è la comune origine che riaffiora a reclamare pace e comprensione fra persone che si conoscono fin dall’infanzia ma anche in questo caso le regole della guerra si mostreranno spietate.

Se vogliamo chiamarlo un film di guerra, è solo la sua spietatezza che viene a galla mentre ciò che predomina è il tormento privato di un giovane innamorato (anche il libro, alla sua uscita, fu criticato dal Partito Comunista del tempo perché  venne considerato offensivo nei confronti del valore dei partigiani).

“Il soggetto è stato scelto perché viviamo in un’epoca non epica” ha dichiarato Paolo Taviani in un’intervista. Il effetti il film richiama inevitabilmente  Dunkirk perché anche per questo film è risultato inevitabile lo straniamento dello spettatore che invece di assistere a un’epica solidarietà e concentrazione di sforzi di militari e privati, il racconto si spezza in tante storie di singoli impegnati a risolvere il loro personale problema di sopravvivenza. Anche in questo lavoro dei fratelli Taviani l’interesse finisce per attenuarsi proprio per l’esilità del movente che anima il protagonista, in contrasto con drammaticità di quel momento storico, a cui si aggiunge una insolita impostazione dei dialoghi, più teatrale che cinematografica e  un impiego di effetti speciali alquanto approssimativo.

Autore: Franco Olearo


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